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* Swap, che passione!

Nella scuola di tipo montessoriano dove sono state le mie figlie, organizzavano spesso incontri che si chiamavano “Festa dello scambio “ I bambini erano invitati a portare oggetti, indumenti, piante e animali che desideravano scambiare con i loro compagni.

Ovviamente partecipavano anche i genitori, forse nel timore di essere “ scambiati” anche loro.

Così questi eventi diventavano anche un modo diverso di coinvolgimento tra insegnanti, bambini, e genitori.

Tanto era piaciuta questa idea che gli incontri sono continuati oltre la scuola elementare, soprattutto per l’abbigliamento, che permetteva ai ragazzi di indossare qualcosa di “nuovo” e alle mamme dirisparmiare”.

Siamo stati forse i precursori degli attuali e numerosissimi “ Mercatini del baratto “?

l baratto è generalmente considerato la prima forma storica dello scambio commerciale  di beni, ed è dunque ben anteriore alle forme di scambio monetario.

Il baratto – ovvero lo swape il far swapping, come dicono gli anglosassoni è la nuova tendenza al consumo ecosostenibile. Non solo un modo di opporsi al consumismo sfrenato, ma anche un nuovo modo di risparmiare nel rispetto dell’ambiente.

Del resto cosa possiamo fare del di più che inevitabilmente accumuliamo negli armadi, anche se ad ogni festa raccomandiamo ad amici e parenti “ Quest’ anno solo regali utili!” Possiamo riempire i cassonetti dei rifiuti, o quelli della Caritas o donare alle Parrocchie, e non tutto viene accettato.

La risposta più immediata sta nello scambio di tutti questi oggetti con altri che magari sono più utili per la nostra cucina o che desideriamo per rinnovare un angolo del soggiorno. Così come per un capo d’abbigliamento, o uno strumento elettronico, o dvd, o libri…

Lo swapping, ossia lo scambio (o baratto, se si preferisce), probabilmente maschera anche la necessità di sempre più persone di trovare metodi (e praticare stili di vita) che non le “impoveriscano” già entro la terza settimana del mese.

Si può barattare di tutto. Dai capi d’abbigliamento agli accessori, dagli articoli d’arredamento alle case per le vacanze, dai film agli strumenti elettronici… ma si barattano anche prestazioni professionali, attività artigianali e, perfino, ore del proprio tempo. E’ trovare un nuovo stile di vita che valorizza le cose e rifiuta l’avere come status simbol.

Un negozio dove non si paga!

Un negozio senza casse. Uno spazio in cui il denaro non vale nulla. Un luogo dove gli oggetti non hanno prezzo.

E’ spuntato dal nulla a Bolzano, precisamente in Via Rovigo, 22/C e si chiama “Passamano”: é il primo “non-negozio” in Italia basato  unicamente sulla filosofia del recupero e del riutilizzo, dove le “cose” valgono tanto quanto servono.

Si entra, si sceglie e si va via senza pagare: é questa l’ultima frontiera dello shopping equo sostenibile, un progetto partorito da un gruppo di volontari che non ricevono compenso e chiedono solo una libera offerta facoltativa per coprire le spese fisse del negozio o di lasciare – se si vuole – qualcosa in cambio del proprio “acquisto”.

Ci sono cose che è più facile regalare che vendere – spiega Andrea Nesler, uno dei volontari – quando un oggetto ha un valore affettivo è difficile stabilirne il prezzo di vendita, si rischia di svalutarlo, e allora è meglio regalarlo. Così, un ex sciatore è venuto e ci ha consegnato tutta la sua attrezzatura sportiva, perché ha un problema alla schiena e non può più scendere in pista. È venuto e ci ha raccontato la sua storia”.

Non solo shopping, quindi, ma anche luogo di socializzazione: “Passamano” é, infatti, anche un info-point dove condividere idee e conoscenze sul consumo consapevole, il riciclaggio e il riutilizzo , ma anche la cucina vegana e vegetariana, l’animalismo, l’eco-architettura, il turismo responsabile ecc. I suoi locali ospitano anche una biblioteca, una sala riunioni per serate e incontri a tema e un laboratorio condiviso, dove si puó apprendere a creare oggetti di abbigliamento o di design con ció che non ci serve piú o offrire il proprio tempo libero per lavorare come volontario o mettere a disposizione degli altri le proprie abilità e conoscenze (lingua, artigianato, cucito ecc).

L’idea – spiega Gaia Palmisano, una delle volontarie – nasce nell’ambito del movimento “Transition Town” fondato dall’inglese Rob Hopkins. L’obiettivo finale – aggiunge – é creare una dimensione partecipativa con metodi che lasciano spazio alla creatività individuale”.

In parole povere: l’antitesi di un negozio!

Swap boutique: Moda e design a costo zero

Milano ospita la prima swap boutique italiana: moda e lusso a costo zero, per uno shopping etico, ragionato e consapevole.

La Swap Boutique è il primo urban swap point milanese stabile, un ‘negozio’ dove  non si spendono soldi perché si utilizza la formula commerciale più semplice e antica che ci sia: il baratto.

All’interno del EcoConcept Store, location che si propone come punto d’incontro e azione per artisti, designer e aziende che condividono l’impegno della sostenibilità, la Swap Boutique è firmata Atelier del Riciclo (www.atelierdelriciclo.org), il marchio che identifica il baratto glam e lo shopping verde. Basta abbonarsi per poter scambiare abiti, accessori, oggetti di design. E avere l’opportunità di partecipare ad eventi in locali cool, usufruire di un servizio di lookover (per migliorare la propria immagine), seguire corsi di wardrobe refashioning ed interior restyling. 

Last but not least, Atelier del Riciclo, fa da vetrina di lancio per giovani artisti, bio-architetti ed eco-designer che possono esporre i loro prodotti usufruendo di un innovativo servizio di comunicazione e promozione.

E questi sono solo due delle tante iniziative del genere.

Barattare è un modo nuovo per riutilizzare, riciclare, risparmiare e, non ultimo, può avere valenze terapeutiche come antidoto alla solitudine.

E l’ ambiente ringrazia!

Fonti: http://selenavolleyudine.myblog.it * http://www.atelierdelriciclo.orgwww.urbanswaparty.it * http://www.greenme.it

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* Aria nuova in città

Qui terra… buone notizie…

Aria nuova in città


I mezzi elettrici sono sulla bocca di tutti. ne parlano gli esperti di mobilità che studiano nuovi sistemi alternativi e meno inquinanti. Per salvare le nostre città dalle nubi nocive emesse ogni giorno dalla frenesia del traffico di milioni di veicoli a motore.

Smart elettrica EnelEntro il 2010 cento Smart For Two elettriche circoleranno nelle principali città italiane.

E’ il contenuto di un progetto di e-mobility firmato da Enel e Mercedes.

La sinergia tra la società elettrica e il produttore d’auto dovrebbe colmare l’annoso handicap dell’assenza di una rete distributiva delle auto ecologiche. Un problema riguardante non solo le auto elettiche ma anche quelle a idrogeno ed a gas. Tornando al progetto, Enel installerà nelle città italiane delle apposite colonnine, circa 400, per ricaricare le auto elettriche. L’energia elettrica utilizzata in questi “distributori elettrici” sarà prodotta da energie rinnovabili e certificata RECS (Renewable Energy Certificate System).

Le città italiane coinvolte nella prima fase di sperimentazione sono Roma, Pisa e Milano. L’iniziativa rientra in un progetto europeo finalizzato alla diffusione dell’infrastruttura specifica per le automobili ZEV (Zero Emission Vehicule) o LEV (Low Emission Vehicule).

Progetti simili sono in corso di realizzazione anche a Berlino e Londra.

Londra guida il Regno Unito nel settore delle auto elettriche: Johnson ha in passato gia’ dichiarato di volere raggiungere le 100.000 auto elettriche sulle strade della metropoli, ma senza definire una scadenza precisa. Secondo gli esperti della Committee on Climate Change, il Regno Unito dovra’ raggiungere le 1,7 milioni di auto elettriche entro il 2020 per rispettare gli accordi presi sulle emissioni di CO2.

Entro il 2020 Berlino vuole che almeno 100.000 delle auto con cui i berlinesi si spostano siano elettriche. Studiati e seguiti gli esempi americano, francese e danese. Previsti 50 colonnine elettriche e incentivi per 80 milioni di euro

Al produttore d’automobili, Mercedes, spetta invece il compito di produrre una versione Smart elettrica. La biposto più venduta in Italia è già oggi l’auto con minori emissioni inquinanti, circa 98 grammi di CO2 al chilometro, e la più parsimoniosa nei consumi, circa 3,3 litri per 100 chilometri. La versione elettrica consentirà di azzerare quasi completamente le emissioni inquinanti. A questo si aggiunge il vantaggio per il portafoglio degli automobilisti. Fare il pieno di elettricità costa meno della benzina.
Per i sostenitori degli spostamenti a “impatto zero” è in arrivo, a partire dal 1° dicembre 2011, il nuovo servizio
EcoRent, che unisce al viaggio non inquinante in treno il noleggio di unauto elettrica. Autori della formula “treno+auto” sono Trenitalia e l’azienda di noleggio auto Maggiore Rent, che metteranno a disposizione questa possibilità inizialmente nelle stazioni di Roma e Milano, per i clienti dell’Alta Velocità sulla tratta che unisce le due città.

Usufruire dell’EcoRent sarà semplice: arrivando nella stazione di Roma o Milano in treno, il cliente troverà, direttamente al binario, un addetto al noleggio che gli consegnerà le chiavi dell’auto elettrica. Le vetture saranno pronte nei parcheggi delle rispettive stazioni, quello di via Marsala a Roma e quello presso la galleria delle Carrozze a Milano.

I vantaggi di EcoRent sono molti, oltre all’impatto ambientale pari a zero del viaggio: una tariffa vantaggiosa, dagli 8 euro della formula oraria ai 48 euro per l’intera giornata fino ai 192 per una settimana, il chilometraggio illimitato, la prima ricarica gratuita, la limitazione di quote addebito danni e furto, di oneri ferroviari, amministrativi e automobilistici. Inoltre l’utilizzo di un veicolo elettrico permette il parcheggio gratuito nelle strisce blu, l’accesso libero nei centri storici e la circolazione nei giorni di blocco del traffico.

EcoRent si può prenotare tramite call center e sui siti di Trenitalia e di Maggiore Rent.

….e l’ Ambiente ringrazia !


Fonti:

http://www.motori.it/ecoauto/11283/noleggio-auto-elettriche-stazione-ecorent.html

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se c’e stufa c’è speranza

SE C’E STUFA C’E SPERANZA
FUOCO AMICO

Accendere il fuoco per scaldarsi e cucinare il cibo è stata una delle conquiste dei nostri antenati.
Eppure è ancora una ambita conquista per una gran parte dell’umanità attuale.
Anzi le statistiche degli operatori volontari dicono circa metà della popolazione umana.
Nelle zone più disagiate si alimenta il fuoco con tutto ciò che è a portata di raccolta, oltre legna, foglie, carbone, anche scarti alimentari  e letame.
Stufe e cucine rudimentali inquinano pesantemente l’aria e sono una minaccia seria per la salute di milioni di persone.
Una stufa rudimentale può, all’interno di un ambiente chiuso poco areato o non areato, consumare l’ossigeno e causare persino la morte per asfissia degli abitanti.
Una stufa rudimentale può adirittura provocare  incendi fino a distruggere case e culture e intossicare  interi villaggi.
Una stufa rudimentale inquina l’ambiente che è patrimonio dell’umanità intera.
Alcuni, molti, non hanno altra possibilità di scaldarsi e di cucinare che così.
Ecco perchè da alcuni anni si studiano soluzioni a vari livelli.

A tuttoggi 450 aziende collaborano con gli scienziati di tutto il mondo per ottenere cucine e stufe a basso impatto e mettono a disposizione le loro tecniche e la loro esperienza.
Hanno creato un’associazione: la Partnership for Clean Indoor Air (PCIA).
Gli obbiettivi sono:
1.acquisire dati sulle situazioni ambientali e recepire le diverse esigenze  sia per il riscaldamento che per il cucinare
2.migliorare le tecnologie per ottenere un rapporto di maggior rendimento = minor inquinamento
3.sensibilizzare il mercato sulla produzione di stufe efficienti ma a bassissimo costo
4.monitorare continuamente l’impatto ambientale tenendo conto delle varie realtà sociali e territoriali

Paola Rosà, giornalista e documentarista e  in collegamento da Seattle, ha raccontato cosa si sono inventati scienziati di tutto il mondo per ottenere cucine e stufe a basso impatto.
Paola Rosà è autrice di Perfect Fire, un documentario che testimonia la fattibilità di avere forni e stufe a basse emissioni per ben tre miliardi di persone.
L’involucro esterno può essere un qualsiasi bidone di latta di olio o altro genere, quello interno un manufatto di argilla…un sistema semplice di intercapedine e altri collegamenti può garantire adirittura un riciclo di emissioni pericolose ed inquinanti,  a favore dei più calore. 

E il tutto ad un prezzo stimato di 4 dollari, accessibile anche nelle zone più povere e probabilmente con la possibilità di essere gratuituitamente fornito dalle comunità.
Per i particolari tecnici, i luoghi, le organizzazioni e le fabbriche impegnate in questa operazione:
http://www.pciaonline.org
http://www.aprovecho.org/lab/home