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Anche i gatti hanno problemi esistenziali!

Vi abbiamo già mostrato la versione del 1910 del capolavoro.

Edvard Munch è tornato sul tema dell’Urlo diverse volte nella sua vita cercando di aggiungere più dramma all’evento.

Per raggiungere il suo obiettivo, l’artista ci ha dato solo un po ‘di deliziosa panna fresca e ha messo da parte una tazza, dicendo che siamo troppo grassi per finirlo senza danneggiare la nostra salute.

Cominciammo a urlare: “Di più, di più di questa crema!”

Così è stato creato questo dipinto, pieno della tragedia della vita quotidiana di un gatto grasso a dieta.

La vera arte richiede sacrificio, si sa

Così parla Zarathustra il Gatto!

fonte;

More of thiS cream! (fatcatart.com)

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Perchè siam donne: Finalmente in mostra centodieci artiste pioniere dell astrattismo del ‘900! Molte sconosciute!

LA MONUMENTALE MOSTRA ALLESTITA GUGGENHEIM MUSEUM DI BILBAO, CON 400 LAVORI ESPOSTI, VUOLE RIBALTARE LA PERCEZIONE DEL SECOLO SCORSO CON UN AMPLISSIMO BACINO DI ARTISTE. SPAZIANDO DALL’ARTE TESSILE AI VIDEO, DALLA PITTURA ALLA DANZA.

Chiedendo a cento persone diverse che forma darebbero a un’idea, si riceveranno cento risposte altrettanto diverse. Lo stesso vale per ognuna delle 110 donne in mostra al Guggenheim Museum di Bilbao, molte delle quali è probabile che non abbiate mai sentito nominare: l’astrazione è una cosa diversa. Alcune rispondono con arte pittorica, altre tessile – troppo a lungo annoverata tra gli “hobby” artigianali –, c’è chi risponderebbe con un video e chi non riuscirebbe a condensare le sue emozioni in nient’altro che in una danza.

Il compito della mastodontica collettiva Women in Abstraction, in mostra fino alla primavera 2022, è duplice. Da un lato, vuole riportare alla luce le opere e i volti di quelle personalità considerate visionarie: “In apertura ci sono i ritratti di tutte e 110 le artiste della mostra, è uno statement”, racconta la curatrice del Centre Pompidou Christine Macel a cui dobbiamo la mostra insieme alla curatrice del Guggenheim Lekha Hileman Waitoller. “Se conosciamo alcune delle opere in mostra, o persino i loro nomi, quanti di noi possono dire di riconoscerne i volti, come faremmo con Picasso o Giacometti?”.
Il secondo scopo è quello – ancora più arduo – di trasmettere la complessità della percezione artistica, della manifestazione emotiva e stilistica di teorie e modelli che dialogano molto con il proprio tempo, pur offrendo qualcosa di assolutamente ineditolo sguardo delle donne.
Gli oltre 400 lavori in mostra compongono un’enciclopedia del Novecento mai vista prima, una mastodontica rivisitazione di ciò che molti pensano di sapere sui più grandi movimenti artistici del secolo scorso e dei loro protagonisti. L’esposizione, ideata dal Centre Pompidou dopo due anni di ricerca, ordina quasi cronologicamente una quantità impressionante di lavori, che rinnovano la nostra visione del secolo scorso.

Georgiana Houghton

Osservando le linee bianche delle opere di Georgiana Houghton, si assiste a una forma di astrattismo che è comunicazione spirituale e divina attraverso le simbologie – non troppo diverso dal fare arte “filosofico” di Hilma Af Klint, a cui troppo spesso viene attribuita l’anticipazione dell’opera di Kandinskij: “Fanno due cose completamente diverse”, dice Macel.

Hilma Af Klint, The Swan, No. 16, Group IX/SUW, 1915. Oil on canvas, 154.5 x 151 cm. Courtesy of The Hilma af Klint Foundation © Hilma Af Kint, VEGAP, Bilbao, 2021. Photo Moderna Museet, Stockholm

Se le prime forme di astrattismo sono pittoriche, non passa molto perché artiste come Loie Fuller o Gret Palucca concretizzino l’astrazione nella danza, o nell’arte tessile come Gertrud Arndt, che come tutte le donne del Bauhaus permettevano il mantenimento del gruppo di artisti uomini vendendo tappeti e arazzi. Arrabbiarsi, passeggiando per la mostra, è inevitabile se si è femministi

. Spicca con forza il volto di Hedda Sterne, nel ritratto collettivo degli irascibili americani, unica donna in un mare di uomini, e lo stesso vale per le sfortunate “mogli”, occultate dal successo dei mariti: Lee Krasner sopra tutte, la moglie di Jackson Pollock – le cui opere in olio e smalto su cartone e lino sono talmente precise e stratificate da parere ricami fatti all’uncinetto –, che insisteva su come lei fosse semplicemente un’artista, non una “donna artista”. La mostra, aspetto a cui Macel teneva molto, non è eurocentrica: fortissimo il “vestito” di luci di Wook-kyung Choi, che mutua dall’astrazione coreana e dal pop newyorchese una critica della cultura patriarcale, e immaginifica l’astrazione modulare della libanese Saloua Raouda Choucair, che, ispirata dalla poesia rap, ricrea il modo in cui si combinano le lettere nel flow

L’astrazione è in queste voci di donna eccentrica e umoristica: due esempi sono la scultura-danza di Marta Pan – che acquisisce senso solamente quando la si guarda insieme a un video di forsennata danza di coppia – e l’opera di Rosemarie Castoro, che nei Seventies dedica una scultura ai peli delle ascelle. L’impressione che nasce da tutte queste opere è quella di avere molto da imparare, e una nuova grande occasione per farlo.

Fonte:

Le donne dell’astrazione in mostra a Bilbao (artribune.com)


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* La buona notizia del venerdì: In Europa nascono i parchi giochi per anziani. E in Italia?

 

Sono cresciuta con nonna e zia,sorella della nonna, e per me erano parte della famiglia, inequivocabilmente.

Quasi sempre presenti in casa, o tutte e due, o l’una o l’altra perchè a volte indispensabili per gli altri nipoti.

Figure importanti nella mia adolescenza, più la zia che alle mie confidenze delle prime simpatie sentenziava” se son rose fioriranno” mentre sferruzzava golfini per tutti,e qualche volte persino calze.La sua abilità nel destreggiarsi con quattro piccoli ferri per creare una calza variopinta ha suscitato la mia passione per il lavoro a maglia.

La nonna, affermata pittrice in gioventù,era chiamata la “ nonna volante” perchè spesso andava in Argentina dove si era trasferito uno degli zii.

Sani principi come tolleranza, rispetto,dignità, umiltà,lealtà, ,e anche passione per la vita e la libertà.

Non ho fatto certo parte di una famiglia patriarcale alla Fanny e Alexander né partecipato a grandi riunioni di famiglia, che comunque davano un senso di appartenenza.

Per me quindi queste iniziative “per anziani”, rispecchiano i tempi.

Anche gli “anziani” devono essere inglobati nel ritmo di vita che pretende di essere sempre superoccupati!

In famiglia tutti corrono, figli, nipoti,zii e zie, cugini e cugine, dalla mattina alla sera, spesso nella stessa città, a volte non ci si conosce se non per lo stesso cognome.

Chi non è superoccupato deve andare dallo psichiatra … per adeguarsi.

E così non c’è stimolo alla creatività, costruire il tempo, in compagnia o soli, stare qui o là, andare qui o lì,divertirsi o annoiarsi perchè no,cantare o tacere in un silenzio d’oro, vivere con gioia.

E soprattutto non incaselliamoci in categorie: gli anziani, gli adolescenti, i lavoratori, i pensionati, le casalinghe…e chi più ne pensa più ne mette.

Riconosciamoci come esseri umani,uguali ma differenti, partecipanti di questa avventura che chiamiamo vita.

Viviamo insieme con gioia che ce ne è, ce ne è , ce ne è!

( chissà come si sarebbero divertite la nonna e la zia in questi parchi eh)

Di parchi simili nei paesi dell’estremo oriente se ne trovano moltissimi, aree in cui gli anziani si possono incontrare, fare amicizia, allenarsi, stare insieme, chiacchierare e giocare.

Adesso per la prima volta, un progetto del genere arriva anche in Europa, a Bilbao in Spagna, città in cui sono stati allestiti dei “parchi biosalutari” così chiamati proprio perché vogliono promuovere soprattutto negli anziani ma in generale in tutti i cittadini, degli stili di vita attivi e salutari.

Uno spazio di ritrovo in ogni parco pubblico, appositamente destinato agli over, ha il beneficio di combattere l’isolamento e di permettere agli anziani di ricrearsi una rete sociale anche solo attraverso delle chiacchierate o la condivisione della giornata mentre si fa qualche esercizio insieme,

Sono presenti “giochi” per stimolare le abilità cognitive, altri per esercitare le abilità psicomotorie, altri ancora per distendere e tenere attivi i muscolo e altri ancora per allenare la mente

Lo scopo è rimanere il più possibile attivi e propositivi, non sedendosi su una panchina mentre i bambini giocano, ma prendere loro stessi parte alle attività ricreative, creando un bel momento di condivisione con i nipoti,

Inoltre il parco è lo spazio perfetto in una città per godere anche della natura circostante, di un aria più fresca, del verde e di uno spazio di tranquillità in cui la frenesia rimane fuori, incrementando il beneficio di tutti i miglioramenti, fisici e sociali indotti dalla compagnia e dall’esercizio.

un’idea semplice ma estremamente efficace per migliorare la salute, l’umore e la socializzazione delle persone anziane che spesso si trovano sempre più isolate e che invece con un’area a loro dedicata in ogni parco troveranno un nuovo incentivo per uscire e fare due chiacchiere migliorando l’umore e la salute

I campi da gioco e esercizio fisico sono nati già dalla fine del secolo scorso in Cina e da lì si sono diffusi anche negli altri continenti.

In Europa sono stati pensati a seguito delle stime che prevedono un costante aumento dell’età media dei cittadini con la preoccupante constatazione che nel 2050 gli ultrasessantacinquenni europei saranno in media il 28,5% della popolazione.

È chiara dunque l’importanza che ha nella nostra società la previsione di programmi di assistenza e supporto alla terza età in cui la creazione di queste aree si inserisce perfettamente.

Nel continente europeo i paesi che si sono mossi per primi sono l’Inghilterra, la Finlandia, la Germania e la Spagna mentre in Italia manca ancora un progetto strutturato a livello nazionale.

Fonti:

https://www.bilbao.eus/cs/Satellite?

https://www.positizie.it/2019/09/30/spagna-ecco-i-parchi-giochi-per-gli-anziani-per-combattere-la-solitudine-e-restare-attivi/

E in Italia ?
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Perchè siam donne: Sacheen Littlefeathe a gli Academy Awards 1973

È il 1973. Siamo agli Academy Awards.

Liv Ullmann e Roger Moore stanno per annunciare la vittoria nella categoria Miglior Attore Protagonista.  Marlon Brando è stato nominato per un Oscar per la sua famigerata interpretazione di Don Corleone in “Il Padrino”

Ma mentre partono le note della colonna sonora di Nino Rota, a raggiungerli non è l’attore, ma lei.

Sacheen Littlefeather, al secolo Marie Louise Cruz, attrice e attivista per i diritti delle persone #NativeAmericane,vestita di tutto punto con indumenti dei nativi americani.Apache.

Sacheen sale sul palco, rifiutando, con un gesto delicatissimo, la statuetta.

In mano le quindici pagine scritte da Brando per spiegare le ragioni del suo rifiuto.

L’attivista non potrà leggerle ma solo annunciare. Perché?

Uno dei produttori degli Oscar ha minacciato di farla arrestare se il discorso durerà più di sessanta secondi.

John Wayne, il #cowboy per eccellenza, si è detto pronto a trascinarla giù dal palco.

Così Sacheen parla, tra fischi, urla e applausi.

In diretta davanti a quasi novanta milioni di persone.

“Questa sera rappresento Marlon Brando. Mi ha chiesto di dirvi che è davvero dispiaciuto di non poter accettare questo premio. La ragione è dovuta al trattamento degli indiani d’America nell’odierna industria cinematografica e televisiva, anche rispetto ai recenti avvenimenti di Wounded Knee”.

Sacheen leggerà il testo per intero solo nel backstage e il New York Times lo pubblicherà il giorno dopo.

L’FBI per vendicarsi, inizierà a diffamare la #giovanedonna, precludendole la carriera.

La turbolenza sociale degli anni ’70 è stata un momento di cambiamento tanto necessario nel paese indiano.

I nativi americani erano negli strati più bassi di tutti gli indicatori socioeconomici, ed era chiaro ai giovani indiani d’America che il cambiamento non sarebbe avvenuto senza un’azione drammatica

Poi è arrivato Marlon Brando per portare tutto al centro della scena – letteralmente

Marlon Brando aveva una lunga storia di sostegno a vari movimenti sociali che risaliva almeno al 1946,  Aveva anche partecipato alla marcia su Washington nel 1963 e aveva sostenuto il lavoro del dottor Martin Luther King. Era anche noto per aver donato denaro alle Pantere Nere.

Brando era molto insoddisfatto del modo in cui Hollywood trattava gli indiani d’America e al modo in cui i nativi americani venivano rappresentati nei film.

I nativi americani non avevano praticamente alcuna rappresentanza nell’industria cinematografica nel 1973 ed erano usati principalmente come comparse, mentre i ruoli principali che raffigurano gli indiani in diverse generazioni di western venivano quasi sempre assegnati agli attori bianchi.

Sacheen Littlefeather ha ricevuto telefonate da Coretta Scott King e Cesar Chavez a seguito del suo intervento agli Academy Awards, congratulandosi con lei per quello che aveva fatto. Ma ha anche ricevuto minacce di morte e ha mentito sui media, comprese le accuse di non essere indiana. È stata inserita nella lista nera a Hollywood.

Il suo discorso l’ha resa famosa dall’oggi al domani e la sua fama sarebbe stata sfruttata dalla rivista Playboy. 

Littlefeather e una piccola serie di altre donne native americane avevano posato per Playboy nel 1972, ma le foto non furono mai pubblicate fino all’ottobre 1973, non molto tempo dopo l’incidente degli Academy Awards. 

Non ha avuto alcun ricorso legale per contestare la loro pubblicazione perché aveva firmato una liberatoria

Littlefeather è stata a lungo un membro accettato e molto rispettato della comunità dei nativi americani nonostante le persistenti speculazioni sulla sua identità. 

Ha continuato il suo lavoro di giustizia sociale per i nativi americani dalla sua casa nella zona della baia di San Francisco e ha lavorato come sostenitrice dei malati di AIDS dei nativi americani. Si è impegnata anche in altri lavori di educazione sanitaria e ha lavorato con Madre Teresa per l’assistenza in hospice per i malati di AIDS.

Oggi Sacheen Littlefeather ha 74 anni, e non ha smesso un minuto di lottare per la sua gente.

Non si è mai pentita di essere salita su quel palco: “Rosa Parks fu la prima a sedersi su quell’autobus. Qualcuno doveva essere il primo a pagare il prezzo del biglietto. Sono stata io la prima.”

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Perchè siam donne: Dopo 130 anni Il DNA rivela che il celebre guerriero vichingo era in realtà una principessa guerriera di alto rango

Nel 1889 a Birka, in Svezia, l’archeologo Hjalmar Stolpe scopriva durante lo scavo di un villaggio vichingo la tomba Bj581. Lo scheletro del personaggio sepolto era vestito in seta intarsiata d’argento e attorniato da un ricco corredo che lo identificava come appartenente alla élite guerriera vichinga. Erano state deposte assieme al corpo infatti armi, frecce, asce, coltelli da battaglia, e ben due cavalli evidentemente usati in combattimento. Nonostante le dimensioni insolite della mandibola e delle ossa pelviche, lo scheletro fu identificato come quello di un uomo proprio per il corredo tombale, e per i successivi 128 anni nessuno mise in dubbio che si trattasse di un potente principe guerriero vichingo. Anzi la sepoltura fu considerata un punto di riferimento per lo studio delle tombe maschili di guerrieri vichinghi.

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La cosa più strana di tutta questa storia è che la presenza di donne guerriere nelle società vichinga era ampiamente e diffusamente documentata dalla fonti letterarie, che parlano di “donne con lo scudo” e le ritraggono mentre prendono parte a battaglie e scontri armati.

Ma il pregiudizio e il bias cognitivo era stato così forte che per un centinaio di anni gli archeologi (ovviamente in larga maggioranza maschi) avevano considerato questi racconti come pure leggende e rifiutato di riconoscere come femminili le ossa dello scheletro, perché, secondo gli schemi mentali della società patriarcale e borghese, gli uomini combattono e si occupano degli affari politici ed economici, e le donne stanno a casa e curano la famiglia …………………………………………………………………………………………………………………………………………….

La guerriera di Birka è la punta di un iceberg di cui solo adesso si comincia a percepire l’ingombro. L’archeologia, come molte altre scienze, deve oggi fare i conti con il gender, ovvero chiedersi quanto in passato i dati degli scavi siano stati interpretati in maniera scorretta per via di pregiudizi che impedivano di leggere correttamente i ritrovamenti, e questo abbia portato a ricostruzioni del passato che non tengono conto, sottostimano o completamente disconoscono l’importanza della presenza femminile o della presenza degli individui gender fluid nelle società antiche.

Questi misconoscimenti sono legati al fatto che per la maggioranza della sua storia la ricerca archeologica è stata praticata da maschi occidentali bianchi appartenenti alle classi dominanti. Che potevano essere studiosi competenti, e molto spesso sono stati grandi maestri geniali. Ma che assai spesso, anche, leggevano e interpretavano i dati dei loro scavi sulla base dei bias cognitivi che derivavano, appunto, da queste loro condizioni di partenza. Per questo da almeno una trentina d’anni si è sviluppata la gender archaeology, che attraverso la disamina attenta dei dati di scavo cerca di ricostruire i rapporti fra i sessi e le strutture sociali e di potere nelle antiche culture

Gli uomini della preistoria erano anche donne

Proiettare sul passato i nostri schemi mentali è un errore comunissimo e spesso inconscio: è umano pensare che ciò che per noi è “normale” debba essere stato considerato tale da tutti gli esseri umani e in tutte le epoche storiche. Ma quando chi si occupa di archeologia cade in questa trappola commette un clamoroso errore metodologico, e oggi non ha scusanti.

Uno dei periodi su cui più in questi ultimi anni si e ragionato è la preistoria. Qui la mancanza di fonti scritte rende l’interpretazione dei reperti materiali assolutamente centrale. Oggi alcune rappresentazioni delle società preistoriche fatte anche solo alcuni decenni fa sono molto contestate o addirittura vengono ritenute ormai inaccettabili. L’idea per esempio che nei villaggi preistorici gli uomini si dedicassero alla caccia e le donne invece si occupassero della famiglia e della raccolta di cibo ha ormai la stessa attendibilità scientifica di un cartone animato degli Antenati. Le tribù preistoriche erano poco numerose e la sopravvivenza della comunità richiedeva che i ruoli fossero coperti senza distinzioni di genere: i padri trascorrevano lungo tempo con la prole, anche raccattando erbe e radici, le madri e le ragazze cacciavano e pescavano assieme ai maschi, e all’occorrenza, combattevano tutti contro animali o altre tribù. Anche i “lavori di casa” pare che fossero distribuiti equamente. I nostri antenati maschi preistorici non trovavano strano pulire, cucire o rammendare vestiti, cucinare e rassettare la capanna.

Artiste, gladiatrici, ginnaste, imprenditrici

La presenza femminile risulta sottostimata in quasi tutte le epoche storiche, questo perché spesso i pregiudizi sessisti fanno dare per scontato che determinati ruoli fossero una prerogativa maschile. Per esempio, quando si parla delle rappresentazioni nelle grotte preistoriche, si dà quasi per certo che gli artisti fossero maschi, anche se poi, viste le dimensioni delle mani che sono stampate all’interno delle grotte, è probabile che si trattasse invece di femmine. Donne sono state anche le artiste che hanno scolpito o plasmato gli idoletti femminili delle dee madri paleolitiche e neolitiche. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………

La Tolita-Tumaco, Museo Nazionale dell’Ecuador, Quito (MUNA). Foto di Fernanda Ugalde 

Tutti questi dati non sono nuovi, spesso provengono da fonti letterarie conosciute da secoli e da ritrovamenti materiali noti da decenni

Ma quello che impediva di leggerli correttamente era il pregiudizio sessista.

Oggi grazie alla maggiore sensibilità sull’argomento, è possibile invece formulare ipotesi più corrette sulla presenza femminile nel passato e capire che l’idea che certi ruoli siano immutabili o fissati dalla natura e in realtà frutto di una mentalità che si è sviluppata solo in determinate epoche e che noi prendiamo invece per eterna.

Molte delle ricostruzioni storiche a cui siamo abituati non riflettono affatto la mentalità delle epoche antiche, ma, molto spesso, quella per esempio borghese del Novecento in cui sono state pensate.

È ora di liberarci da queste interpretazioni errate, per essere più liberi di conoscere davvero il nostro passato, e anche forse per essere più liberi di vivere senza vecchi pregiudizi il nostro presente.

per saperne di più leggere l’intero articolo:

Lezioni di Storia / Gender archaeology: l’archeologia che smaschera stereotipi e pregiudizi sul ruolo delle donne nell’antichità – Valigia Blu

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporanea
mente dimenticate.

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Perchè siam donne:Claudia Sheinbaum rivendica l’altra faccia della Storia. Civiltà è una opinione!

 

Messico.

Via la statua di Colombo, al suo posto un monumento in onore delle donne indigene La statua era stata tolta lo scorso anno per proteggerla dalle manifestazioni che minacciavano di distruggerla. –

A scuola ci hanno insegnato che la scoperta dell’America ha portato la civiltà in quella parte del mondo. E se mai si discuteva su chi era arrivato prima, Cristoforo Colombo,Amerigo Vespucci o nientepopodimeno che i Vichinghi.

E comunque si cercavano le Indie.

Ma a nessuno è venuto in mente di chiedere agli abitanti di quelle terre se volevano essere “civilizzati”? E che questo voleva dire l’annullamento delle loro civiltà ? e che quindi era una invasione in nome di un’altra civiltà?

Il monumento al navigatore genovese, che per 143 anni ha troneggiato su una rotonda del Paseo de la Reforma di Città del Messico, non tornerà più al suo posto.

È stata la sindaca della capitale messicana, Claudia Sheinbaum, ad annunciare durante il fine settimana la decisione e a precisare, approfittando della commemorazione della giornata internazionale delle donne indigene, che la statua di Colombo sarà sostituita da quella di un personaggio femminile della civilizzazione olmeca. –

Già da varie settimane il Messico ha sviluppato un calendario di commemorazioni dei 500 anni della caduta di Tenochtitla’n, e di fatto della fine dell’impero azteco e il successivo inizio della colonizzazione spagnola. A questo si è ispirata Claudia Sheinbaum quando ha giustificato la scelta della nuova statua con “la rivendicazione delle donne indigene e di ciò che rappresentano nella nostra storia”.

Si tratta, ha ancora detto, “del miglior tributo che possiamo fare alle donne del Messico, alle donne indigene”.

Così, la statua di Colombo, opera dello scultore francese Charles Cordier, che fu collocata nel 1877 sul Paseo de la Reforma, sarà portata nel Parque Ame’rica del quartiere di Polanco.

“Si tratta – ha assicurato la prima cittadina di Città del Messico – di un luogo dignitoso e autorizzato dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH). –

Negli ultimi 30 anni il monumento allo ‘scopritore dell’America’ ha subito ripetuti attacchi.

Nel 1992 un gruppo di dimostranti tentò inutilmente di abbatterlo con l’aiuto di corde e di un camion. lo scorso anno, invece, all’avvicinarsi di una nuova bellicosa manifestazione organizzata per il 12 ottobre con slogan anticolonialisti, la statua è stata rimossa dal suo piedistallo dal governo cittadino. 

Al posto del Columbus Day, il 12 ottobre il Messico osserva il Dia de la Raza, una festa che riconosce “il patrimonio misto indigeno ed europeo del Messico”. –

Per onorare le civiltà precolombiane, lo scultore Pedro Reyes creerà una statua di una donna olmeca. Si pensa che gli Olmechi siano una delle prime grandi civiltà di quello che sarebbe diventato il Messico. 

È molto importante dedicare un monumento alle donne indigene e alla Terra, perché se qualcuno può insegnarci come prenderci cura di questo pianeta, sono i nostri popoli nativi, ed è proprio questo che dobbiamo imparare di nuovo“, ha detto Reyes in una dichiarazione riportata dal quotidiano messicano El Universal.

Diverse statue del navigatore italiano sono state rimosse negli Stati Uniti durante le proteste del movimento “Black Lives Matter” e ogni 12 ottobre in Messico, dove il “Columbus Day” non si celebra  ufficialmente, manifestanti nativi si ritrovano davanti alla statua per denunciare i crimini coloniali.

Anche il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador ha ribadito di essere al fianco delle rivendicazioni indigene e ha invitato il governo spagnolo e il Vaticano a porgere le proprie “scuse storiche” per gli abusi commessi durante la conquista e l’evangelizzazione del loro territorio.  –

Fonte:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ContentItem-1d317fb8-d178-4b90-ada6-760e03675af5.html

https://www.facebook.com/hashtag/elezionisomalia

 

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* Cerca la stella nascosta

Hidden Star

Samuel Loyd (1841 – 1911) è stato uno scacchista, compositore di scacchi e creatore di enigmi matematici statunitense.

Come compositore di problemi di scacchi ha raggiunto un livello tale da venir considerato come un’ icona in questo campo. Oltre ad una notevole originalità, i suoi problemi hanno a volte degli spunti umoristici, oppure la soluzione si svolge come una divertente storiella.

Loyd è famoso anche per aver inventato il popolare gioco del quindici e pubblicò un libro con centinaia di configurazioni originali, corredato da una storia fantasiosa sulle origini del tangram, famoso rompicapo.

La Cyclopedia of Puzzles, è una raccolta che contiene 5000 suoi problemi e rompicapi.

Il gioco della stella nascosta, ( hidden star) è uno dei suoi giochi matematici.

In questa immagine c’è una stella nascosta.
Sei capace di vederla?

Nel disegno si trova una stella a cinque punte.

La stella in realtà non è nascosta, è sotto i tuoi occhi. Concentrati sulla figura ed osservala con la mente libera e ricettiva. Alcune persone impiegano pochi minuti, altri alcune ore, per altri ancora è necessario qualche giorno, ma alla fine tutti trovano la stella.

Di solito è un’illuminazione improvvisa dopo un periodo più o meno lungo di ricerche senza successo. Da quel momento in poi la stella sarà tua e nessuno potrà più toglierla. Ogni volta che guarderai questo disegno la vedrai subito, con estrema chiarezza, per sempre.

Perciò quando avrai trovato la stella non ripassarla a penna, così potrai proporre questo gioco ai tuoi amici. E, mi raccomando, resisti alla tentazione di rivelare loro la soluzione.

Questo è il segreto della matematica: un problema che all’inizio sembra difficile e forse impossibile, dopo aver ricevuto l’illuminazione, diventa facilissimo si ricorda per tutta la vita.

Ma è importante non scoraggiarsi mai, non irritarsi e soprattutto arrivarci da soli.

E non può essere lo stesso atteggiamento con il quale affronti la vita?

A volte non ci si accorge di adagiarsi nella routine.

A volte un’esperienza ci appare come un problema insolvibile.

A volte un’esperienza può trasformare la fine in un inizio.

Si tratta di riconoscere chi siamo veramente e dove vogliamo andare.

Non ci sono fallimenti ma soltanto risultati.

Dipende quanto si è disposti a cambiare il punto di vista.

E tutto l’universo è lì per aiutarci.

Basta guardarsi intorno e trovare i segni.

Che ci sono.

Fonte: Wikipedia

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Giornata mondiale dell’amicizia!Gli amici si vedono al momento del bisogno!

Cani e gatti possono essere amici?

Contrariamente all’opinione comune, Cassius Marcellus Coolidge ha suggerito la sua risposta positiva quando ha creato una nuova e più veritiera versione  del suo dipinto più famoso della serie “Dogs Playing Poker”: “A Friend in Need”.
Vedete qui, in realtà, CANI E GATTI che giocano a poker.


Abbiamo gentilmente invitato il nostro fratellino David Bowie the Cat a sedere per l’artista con noi
Inoltre, siamo stati così gentili ad aiutare DB a passare l’asso al cucciolo di zenzero con la nostra nobile coda. Le zampe del piccolo erano troppo corte per l’azione!
Potresti notare questa lacuna nella versione comunemente nota del dipinto:


È la prova che la nostra versione è quella vera!
Inoltre, la moglie e la figlia di Coolidge non sono rimaste impressionate da Dogs Playing Poker dato che non c’erano gatti! La nostra vera versione è stata creata per accontentarle.
Per non parlare dell’ ampliamento della nozione di “amico bisognoso“:
Un amico si vede nel momento del bisogno! La differenza di specie non ha importanza per la vera amicizia!
Così parla Zarathustra il gatto

P.S. Potresti chiederti perché tu, Zarathustra, gatto così saggio e illuminato, hai deciso di migliorare un dipinto, che i critici d’arte considerano la quintessenza del kitsch?
Sapete, amici, “kitsch” è una parola creata dal sottile strato di esseri umani che fingono di essere molto alla moda, per umiliare l’arte popolare e aumentare il significato di cose non comprensibili per il vasto pubblico.     Ma con il passare dei secoli, potresti vedere che questa nozione è semplicemente umana, fin troppo umana: l’immagine più kitsch nella storia dell’arte, la coppia di cherubini, è stata dipinta dal genio Raffaello nel suo capolavoro Madonna Sistina!
Quindi, vedremo tra alcuni secoli in quale categoria i critici d’arte umani hi-brow metteranno “Cani che giocano a poker”!

Le cose iniziano già a cambiare: nel 2005, gli originali di “A Bold Bluff” e “Waterloo: Two” della serie sono stati venduti all’asta Dogs in Art di Doyle New York per $ 590 400
Potresti anche dire: “L’artwork è stato creato per la promozione dei sigari!”
Beh, è ​​stato commissionato da un produttore di sigari, ma, sai, i Borgia erano famosi mecenati d’arte e commissionavano molte opere d’arte, anche se erano un po’ più velenose dei sigari…

Fonte:

A friend in need

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La buona notizia del venerdì: ” Aggiungi al carrello” L’arte al supermercato.

La pandemia ha portato il mondo dell’arte a reinventarsi e a sperimentare nuovi modi per fare le mostre: i musei sono chiusi in tutta Italia, e le gallerie aperte solo in zona arancione.

Ed ecco che da Napoli giunge una nuova idea: fare le mostre al supermercato

Nel 1855 aprono i grandi magazzini “Au Louvre”. Nel 1867 Karl Marx pubblica il Capitale. Intorno al1890 Paul Durand Ruel getta le basi per quel sistema organizzato che sarà il mercato dell’arte.

Sembra che a cavallo tra Romanticismo e Verismo, la storia d’amore tra l’arte moderna e la Grande Distribuzione Organizzata diventi una vera affinità elettiva. Sarà probabilmente per questo che Aggiungi al Carrello, l’incursione d’arte organizzata a Napoli dal gallerista Luigi Solito, insieme alla curatrice Carla Travierso e Antonella Polito, socia del food store Gourmeet che accoglie l’evento, svela un tratto di insospettabile fluidità visiva. 

Una tacita condivisione di spazi tra opere d’arte e categorie merceologiche.

Un gioco mimetico, dove riesce difficile applicare con assoluta certezza le dinamiche del “trova l’intruso”.  

Emma with marshmallows di Ryan Mendoza è posizionata alle casse (si sa, i dolci si mettono sempre vicino alle casse).

Il Valentino Zeichen (quello di Metafisica Tascabile) in pietra e bubblegum di Maurizio Savini si adagia senza sforzo tra i ghiacci e le luci (un po’ metafisiche pure loro) del banco pescheria. 

Le fusioni antroporganiche” di Laura Niola reagiscono d’osmosi sul ritmo formale dell’ortofrutta. I lavori si lasciano percepire senza alcun trauma visivo. Tutt’al più come minime vibrazioni materiche: veloci scarti cognitivi. Come fosse un residuo di quell’istinto primordiale del cacciatore-raccoglitore che sa distinguere il frutto maturo da quello che è nutrimento si, ma ancora potenziale.

È questo il senso dell’operazione che i promotori tengono a sottolineare: l’arte, la cultura come nutrimento perseguito con altri mezzi.

Come il cubo bianco di Francesca Matarazzo, a metà strada tra il monolite di Kubrick e quei maxischermi esoterici con gli andamenti della borsa valori. Perché alla fine esporre opere d’arte all’interno di un supermercato, assume sempre quella valenza da test psicologico condotto sui gruppi di consumatori.

Umanità indefinite come il corpo in gesso di Christian Leperino. Che non siamo noi, Ma ci assomiglia. E quando esci ti viene un po’ da chiederti: c’è poi tanta differenza tra un appassionato collezionista d’arte e la scaltra casalinga che fa la spesa? In fondo è tutta questione di capacità, discernimento, esperienza sul campo, velocità d’occhio e d’azione.

Si ragiona per piani di investimento a medio-breve termine. A volte si tratta di lunga conservazione.

Ma alla fine, ti porti sempre a casa il pezzo che mancava in quella fantastica wunderkammer domestica, che per convenzione linguistica, chiamiamo frigorifero.

fonte

https://www.lifegate.it/orme-ortica-memoria-milano?fbclid=IwAR2HvnxWtnlCiHhEAObQ7cQf3fEId2QMqUy4BQPPLkHmWShfMaK15B1SsLk

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Perchè siam donne: Una favola? Perchè è una donna! Quando si crede in un sogno ogni sogno diventa realtà!

Una favola con un bel lieto fine, non si potrebbe definire altrimenti la storia di Glass Marcano, giovane ragazza venezuelana, figlia di una famiglia resa ancora più povera dalla crisi economica prima, e dalla pandemia poi.

La mamma ha un negozio di frutta, e Glass la aiuta come può, lavorando nel negozio, studiando tra un cliente e l’altro.

Glass è anche una bambina prodigio della musica: ha iniziato a 4 anni a suonare il violino. A soli 8 anni è entrata al conservatorio, e a 11 ha cominciato a suonare in diverse orchestre venezuelane. Poi l’ingresso nel “Sistema”, la fondazione musicale voluta e diretta da José Antonio Abreu, che credeva fortemente nel ruolo della musica per il riscatto sociale dei giovani. Qui Glass studia direzione d’orchestra.

Nel frattempo, si laurea in giurisprudenza, e diventa direttrice dell’orchestra giovanile sinfonica del conservatorio Simón Bolívar, continuando a lavorare anche nel negozio di frutta e verdura. Una vita faticosa e impegnativa per una ragazza tenace e volenterosa.

Poi un giorno scopre che l’Orchestra Mozart di Parigi organizza un concorso, “la Maestra”, per selezionare una direttrice d’orchestra. Sarebbe il sogno della sua vita partecipare, ma Glass non ha i soldi per la quota di iscrizione. Sono 150 euro, e Glass non li ha. Non li può chiedere ai genitori, perché nemmeno loro li hanno. Il sogno purtroppo non si può realizzare, eppure era così a portata di mano.

Ma questa è una favola e come in tutte le favole che si rispettino ci sono le fatine buone.

Questa volta la fatina ha le sembianze di amici e parenti di Glass, che fanno una colletta per prestarle i soldi. Non si può perdere questa occasione, Glass deve partire, deve iscriversi al concorso, deve almeno provarci. Allora Glass paga la quota, manda un video con le sue esibizioni e supera la preselezione: parteciperà alle finali del concorso, a Parigi, nel marzo 2020.

Però arriva la pandemia, e il concorso viene rimandato: il sogno si allontana di nuovo. Ma con l’estate la situazione in Europa migliora, e il concorso viene fissato a settembre.

Solo che mentre in Europa le cose vanno meglio, il Venezuela attraversa una fase durissima e quindi il governo attua tutta una serie di misure di contenimento. Tra cui la chiusura dello spazio aereo: non ci sono più voli, Glass non può partire.

Il sogno sembra di nuovo irrealizzabile.

E invece no, perché altre fatine buone, questa volta con le sembianze di funzionari dell’ambasciata francese in Venezuela, e dell’ambasciata venezuelana in Francia, riescono a far salire Glass e il suo sogno su un volo umanitario diretto a Madrid per rimpatriare gli spagnoli bloccati in Venezuela.

Glass poi arriva a Parigi, partecipa al concorso, ma non vince.

Eppure la sua esibizione commuove la giuria, che non rimane insensibile davanti alla sua bravura, e le conferisce un premio speciale: una borsa di studio per il Conservatorio di Parigi.

Oggi Glass Marcano è ancora in Francia, dove studia, suona, si esibisce, e viene apprezzata per il suo grande talento. Recentemente è stata invitata a dirigere l’Opera di Tours per tutto il 2022.

Una vera favola, con una protagonista coraggiosa, degli amici generosi, un sogno da realizzare, solo che al posto della bacchetta magica, in questa favola c’è la bacchetta di una giovane direttrice d’orchestra, carismatica, determinata, energica e talentuosa.

Ma forse anche questa bacchetta può essere un po’ magica, se riesce a trasformare i sogni in realtà..

La farfalla della gentilezza

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

Paulo Coelho

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne