Se ci fosse Napoleone…
Faites la paix! Parbleu!
Liberté, égalité, fraternité!
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
Domanda: Allora potrò diventare una stella, o un sole, o un universo? A qualcuno dovrò pure ispirarmi!
Domanda: E se non sono cosciente? L’Energia ti spingerà comunque alla tua evoluzione.
Ma sì è ora che ci amiamo per come siamo, come siamo state, e come saremo!
Per come siamo capaci di immedesimarci in ogni esperienza di tante vite con coraggio, dedizione, entusiasmo oltre gli stereotipi, per come superiamo i muri delle credenze ancestrali, per tutti i sorrisi, carezze e canzoni che dispensiamo con compassione, per la costanza con la quale coltiviamo fiori nei deserti delle menti, per come disegniamo arcobaleni in tutti i cieli grigi, per come trasformiamo le lacrime in progetti nel futuro.
Diciamo orgogliose sempre più forte i nostri propositi, le nostre certezze, la nostra volontà di creare un mondo che accolga tutti gli esseri viventi in tutte le diversità. nessuno escluso.
E prima che ci inondino di mimosa...
alle donne della mia vita,
alle mie figlie,
mamme, nonne, amiche,
a tutte le altre donne
che hanno un posto
nel mio cuore…
a te …
AUGURO.
di continuare
a mostrare il cielo blu,
a trasformare ogni nuvola,
a unire e scambiare e includere,
a essere fiera della scelta,
a far tesoro delle tue emozioni,
a creare arcobaleni nelle menti,
a fare luce con la tua luce,
a dare valore alle carezze,
a costruire le nuove certezze ,
ad essere così come sei!
a volare sempre libera e leggera,
che ogni muro svanisce quando sei te stessa
domani e ogni giorno
della tua vita
Perchè siam donne!
Evviva tutte noi!
Love Laurin
Un gruppo di studenti all’Università di Milano-Bicocca ha introdotto un’iniziativa innovativa, portando gli antichi mestieri di lavorazione della lana all’interno dell’istituzione accademica. Hanno infatti inaugurato un laboratorio di uncinetto e maglia aperto a tutti.
L’idea di creare il laboratorio è nata dalla necessità di avere uno spazio dove poter lavorare individualmente o collettivamente. Questa attività non è solo un modo creativo di trascorrere il tempo, ma anche un’opportunità per socializzare e rilassarsi.
Nel laboratorio dell’Università di Milano-Bicocca, l’atmosfera è distesa e inclusiva, con l’obiettivo di condividere e diffondere vibrazioni positive, senza competizione.
Del resto il motto del progetto è proprio questo: “No merito, solo condivisione e good vibes”.
Numerosi studi scientifici hanno infatti dimostrato che lavorare a maglia o a uncinetto può agire come antistress e la knitting therapy è stata indicata come un trattamento per distrarre le persone dal dolore.
Personaggi famosi come il tuffatore britannico Tom Daley – più noto per aver sferruzzato sugli spalti delle Olimpiadi di Tokyo 2021 che per aver conquistato la medaglia d’oro – hanno contribuito a rendere popolare questo hobby, condividendo i propri progetti sui social.
Il laboratorio si tiene il martedì dalle 17:00 alle 20:00 e come detto accoglie anche principianti.
Gli interessati possono rimanere informati tramite un profilo Instagram e un gruppo Telegram dedicati. L’iniziativa mira a trasformare l’ambiente universitario, tradizionalmente centrato sullo studio passivo, in uno spazio di socialità aperto a tutti.
Già da piccola mi piaceva lavorare a maglia, a uncinetto.
Ero affascinata da quel movimento delle mani, rapido e costante della nonna,dal ticchettio dei ferri e da quello che velocemente nasceva morbido e colorato.E la luce come un quadro di altri tempi !
Il mio primo lavoro è stato un capottino a uncinetto per la mia bambola preferita. Era di colore ecru e midi, collo e maniche abbondanti di lana pelosa. Ero fierissima della mia creazione, e che emozione nel mostrarlo alla nonna!
E questa è uno dei vantaggi di lavorare con le mani, ti puoi sbizzarrire secondo la tua ispirazione, è un momento magico per inventare,immaginare, scegliere ,si è così presi e concentrati che già si vede il finito. Esattamente come lo vuoi tu!
Avevo una predilezione per i disegni complicati che mi impegnavano in un continuo contare e osservare, contare e osservare, e questo mi piaceva perchè durava di più.
Ho partecipato anche ad una serie di incontri” leggere e sferruzzare” e la condivisione è molto stimolante.
Come quando guardavo la nonna, si crea subito atmosfera , come tanti gomitoli di lana morbida di tutti i colori che si trasformano velocemente sotto i ferri e consigli dati con amore, e l’entusiasmo negli occhi…
Vabbè…io mi portavo ferri e gomitoli dovunque!
Ma figurati se io…già sento nascere i commenti!
Perchè non provare?
Se ora si può persino all’università, comprovati i giovamenti per la salute da illustri psicologi, dottoroni , trainers e così via?
Love Laurin
Quando si vive in una grande città dove la neve è un avvenimento straordinario i fiocchi di neve si vedono solo sui libri delle fiabe.
Quando all’asilo ti parlano dei fiocchi di neve ai più fortunati insegnano a ritagliare in bianchissimi tondi di carta come potrebbero essere i fiocchi di neve.
E che emozione attaccarli poi sui vetri come se ci fosse una bella nevicata!
E si poteva riconoscere il proprio perchè ogni fiocco era diverso dall’altro!
Io c’ero e anche io battevo le mani alla neve immaginaria …ma non troppo!
Siamo alla fine dell’800 nel paesino di Jericho in Vermont (Stati Uniti) ed un giovane adolescente, Wilson Bentley, ama la neve e si appassiona sempre più ai fiocchi di neve.
Li scruta al microscopio, un regalo della madre, e prova a disegnarli per come li vede ma si sciolgono troppo presto così chiede ai propri genitori, una famiglia di contadini, di acquistare una macchina fotografica.
Nell’America del 1883 una macchina fotografica è un oggetto non solo costosissimo ma anche considerato uno strumento senza alcun utilizzo pratico rilevante, un lusso strano che in pochissimi potevano permettersi.
Per amore del figlio i genitori accettano la bizzarra richiesta del diciassettenne Wilson Bentley ed è così che, due anni dopo, il 15 gennaio 1885, fotografa il suo primo fiocco di neve.
Sei anni prima il Dr. Johann Heinrich Flögel in Germania era riuscito a fotografare un singolo fiocco di neve ma Wilson Bentley è stato il primo ad inventare una apparecchiatura microfotografica, collegando il banco ottico della macchina fotografica, ed a scoprire da autodidatta un metodo efficace per fotografare i fiocchi di neve lavorando al freddo.
Bentley raccoglieva la neve su un vassoio ricoperto di velluto, la divideva in singoli fiocchi di neve e posizionava i cristalli sul vetrino del microscopio usando un sottile strumento metallico e poi li fotografava.
La gente dubitava dell’autenticità dei suoi scatti ma nel tempo Wilson Bentley divenne famoso e i suoi sforzi vennero riconosciuti diventando noto a tutti come “The Snowflake Man”, “l’uomo dei fiocchi di neve”.
In circa quarant’anni Wilson Bentley nel suo laboratorio a Jericho ha fotografato oltre 5000 fiocchi di neve ed è stato il primo a sostenere la tesi che non esistono due fiocchi di neve perfettamente identici.
Durante la sua vita Wilson Bentley fotografò anche vari tipi di ghiaccio e le strutture che l’acqua forma in natura, incluse le nuvole e la nebbia
Fu il primo statunitense a riprendere le gocce di pioggia e uno dei primi fisici delle nuvole.
Wilson Snowflake Bentley è morto il 23 dicembre 1931 a causa di una polmonite che si era preso mentre scattava fotografie di fiocchi di neve durante una tormenta.
Il suo libro più famoso, Snow Crystals, pubblicato pochi giorni prima della sua morte, è ancora oggi in stampa e contiene oltre 2000 bellissime foto di cristalli di neve da lui fotografati e raccolte dalla American Meteorological Society che rivelano la meraviglia della diversità della natura nell’uniformità: non esistono due fiocchi di neve uguali ma partono tutti da una forma “base”, un cristallo esagonale di ghiaccio.
La sensibilità di Bentley e la sua ricerca della bellezza della natura racchiusa in questo universo invisibile ad occhio nudo, effimero e transitorio, è racchiusa nelle sue emozionanti parole, colme di amore per il creato:
“Al microscopio, ho scoperto che i fiocchi di neve sono un miracolo di bellezza; ed impazzivo all’idea che questa bellezza non potesse essere apprezzata da altri. Ogni cristallo è un disegno geometrico unico e nessuna forma è mai ripetuta. Quando un fiocco si scioglie, questa forma è persa per sempre. Così tanta bellezza spariva, senza lasciare nessuna traccia di essa.” – Wilson Bentley, 1925
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Evviva la Befana! Love Laurin !
Quando ero piccola le aspettative per le calze della befana erano alte! Ci dicevano che se eravamo stati buoni ci sarebbero stati molti dolci nella calza che avevamo appeso alla finestra oppure molti pezzi di carbone per quelli che erano stati cattivi!
Ma come poteva sapere la Befana quali erano le calze dei bambini buoni e di quelli “cattivi”…
Infatti anche il carbone era dolce, profumava di menta e cannella e si scioglieva in bocca! E tutti ridevano!
La scopa e… la Befana
Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro, torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa, sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti, non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.
Alla sorella della Befana non va di viaggiare sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini e a succhiare caramelle all’anice. È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio .di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope. Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa, con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa, si fa vedere in giro con la maxiscopa, tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere, aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti, satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.
Gianni Rodari
Mi piacciono le usanze che celebrano le tante ricorrenze che scandiscono ii nostro tempo di vita.
Tanti sentimenti così diversi… le storie, le credenze, i riti , le tradizioni, come una storia infinita che di volta in volta si arricchisce di emozioni di tutti i toni , suoni di mille orchestre e luci multicolori delle albe e dei tramonti del mondo…
E ogni volta mi sento avvolta da una magica e intensa sensazione di far parte dell’eternità.
La notte appena trascorsa, quella che intercorre fra il 25 e il 26 Dicembre, è la Prima delle Dodici Notti del Natale.
Durante queste notti la splendente Berchta vola nei cieli e benedice i campi, così come le case e le persone, donando a ognuno ciò che ha meritato, nel bene e nel male.
Oggi, 26 Dicembre, è il Primo dei Dodici Giorni di Natale, e ognuno di questi giorni può essere dedicato a fare o creare qualcosa che richiami lo spirito natalizio e la benevolenza – e dunque la Fortuna – di Berchta e delle Fate-Dee Filatrici.
I giorni e le notti che vanno dal 24 dicembre (la sera di Natale) al 6 gennaio (sera dell’Epifania), dette le Tredici Notti Sante, sono un periodo molto particolare nel quale ci si sente spinti a rivolgerci a noi stessi nel più profondo, a guardarci attraverso il cuore.
Come di fronte ad uno specchio, i dodici mesi passati ci passano davanti uno dopo l’altro con tutte le esperienze vissute e contemporaneamente quelli che verranno.
Il primo giorno corrisponde al primo mese trascorso (gennaio) e all’ultimo futuro (dicembre); così allo stesso modo per il secondo (febbraio-novembre), il terzo (marzo-ottobre), ecc., sino al dodicesimo per dicembre e gennaio. Il tredicesimo, l’Epifania, è dedicato alla sintesi di tutto. («Epifania», dal greco, significa “manifestazione”, di ciò che è stato nascosto)
Ogni giorno corrisponde anche quindi ad un segno zodiacale e alle sue qualità ed è un ottimo esercizio meditare su ognuna di essa, anche quelle che meno sentiamo appartenerci.
Le 12 notti sante sono state istituite nel 567 d. c dal Concilio di Tours e rappresentano il periodo che unisce il Natale all’Epifania,
Gli studiosi di folclore hanno spesso attribuito ai Dodici Giorni di Natale un’origine pagana, derivata da festività germaniche. Pare però si tratti più semplicemente di un tentativo della Chiesa di unire il Natale all’Epifania.
Una pratica, forse la più preziosa, è giunta fino a noi nascosta in una canzone che porta proprio il nome dei 12 giorni di Natale: questa pratica è la ricapitolazione. La canzone, che risalirebbe al XVI secolo, presumibilmente in Francia ma ora entrata tra i canti natalizi tradizionali inglesi, ha una struttura particolare : ogni strofa narra di un dono simbolico ricevuto ogni notte ricordando, a ritroso, tutti gli altri.
La ricapitolazione è dunque un viaggio che ci fa vedere il passato con uno sguardo più obbiettivo. In ogni esperienza possiamo trovare altri punti di vista, insegnamenti, risorse inaspettate , cambiamenti necessari per procedere con fiducia e leggerezza e magari trovare altre strade.
Giorno dopo giorno ci arricchiamo di nuova consapevolezza per formulare i propositi che ci guideranno verso il futuro suggeriti dai 12 guardiani del tempo!
La sequenza inizia col segno dell’Ariete in quanto è il primo segno dell’anno solare. Rappresenta la forza del germoglio che emerge dalla terra oscura, come il sole nascente, dalla crisi del solstizio.
Notte del 26 Dicembre. Capricorno. Mese di Gennaio. Virtù: coraggio.
Notte del 27 Dicembre. Aquario. Mese di Febbraio. Virtù: discrezione.
Notte del 28 Dicembre. Pesci. Mese di Marzo. Virtù: generosità.
Notte del 29 Dicembre. Ariete. Mese di Aprile. Virtù: devozione.
Notte del 30 Dicembre. Toro. Mese di Maggio. Virtù: equilibrio.
Notte del 31 Dicembre. Gemelli. Mese di Giugno. Virtù: perseveranza.
Notte del 1 Gennaio. Cancro. Mese di Luglio. Virtù: distacco.
Notte del 2 Gennaio. Leone. Mese di Agosto. Virtù: compassione.
Notte del 3 Gennaio. Vergine. Mese di Settembre. Virtù: cortesia.
Notte del 4 Gennaio. Bilancia. Mese di Ottobre. Virtù: ottimismo.
Notte del 5 Gennaio. Scorpione. Mese di Novembre. Virtù: pazienza.
Notte del 6 Gennaio. Sagittario. Mese di Dicembre. Virtù: utilizzo del pensiero.
Nella raccolta di conferenze “Le Tredici Notti Sante” di Rudolf Steiner, si accenna ad una magnifica antica saga norvegese, conosciuta come “Il canto del sogno”, che narra di come Olaf Asteson venga iniziato durante il sonno che lo colse la sera di Natale e che durò ininterrottamente fino al 6 gennaio; egli vive tutte le esperienze che l’essere umano deve sperimentare attraverso le incarnazioni dall’inizio del mondo fino al Mistero del Cosmo.
«La dodicesima notte» è anche il titolo di quella che, a giudizio di molti critici, è la più perfetta commedia di Shakespeare, il cui titolo ha suscitato da sempre la curiosità di numerosi studiosi alla ricerca del nesso con il contenuto della commedia, che pare fu rappresentata per la prima volta proprio il giorno dell’Epifania del 1601.
Ci sono vari antichi riti, tradizioni e usanze: basta, per ogni giorno e ogni notte, annotare sogni, immagini, ispirazioni, nuove idee, avvenimenti o incontri importanti, fatti accaduti nel personale e nel mondo, nel presente e nel mese passato e cercarne le risonanze.
Immagina per il futuro le qualità, i colori, le forme che queste risonanze possono sviluppare, liberate dai tuoi giudizi.
Non sono necessarie ore ogni giorno, possono bastare anche pochi minuti…
Trova magari un momento particolare che resterà un appuntamento quotidiano tra te e il tuo Io Superiore e vivi ogni giorno con consapevolezza e felice curiosità.
Scoprirai come questo lavoro ti porterà le energie e le qualità necessarie per affrontare l’anno che sta per iniziare, facendo luce su legami nascosti tra gli avvenimenti apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, trovando nuova unione tra te e l’Universo.
E vedrai nuovi propositi più realizzabili perchè le tue scelte sono partite dal cuore e sarà la visione di un futuro più possibile e luminoso ad appassionarti della tua vita.
Love Laurin
Love Laurin

La tradizione cristiana si inserisce su culti preesistenti e rituali legati al culto della terra e a quello del sole, su un calendario che ha subito molte traversie fino ad arrivare ai giorni nostri.
Prima della modifica del calendario da parte di Papa Gregorio XIII, nel 1582, il 13 dicembre era considerato il giorno piu’ corto con la notte piu’ lunga dell’anno ed era celebrato come il solstizio d’inverno.
L’assenza di luce perche’ in questo periodo dell’anno il sole tramonta prima, l’assopimento della natura, la caduta delle foglie e l’inasprimento del clima dominato dal freddo, tutto richiamava il concetto della fine della vita e quindi, nelle culture antiche legate all’agricoltura e ai cicli della natura, la paura della morte.
I sacerdoti depositari dei saperi astronomici sapevano anche che da quel giorno in poi le giornate si sarebbero allungate e che, nonostante il rigore della stagione invernale, sotto la neve, i semi stavano preparandosi alla prossima rinascita mentre alberi come l’abete e piante sempreverdi come il vischio e l’agrifoglio potevano significare la capacita’ di resistere alle intemperie e la vitalita’ della natura.
Cosi’ furono istituite celebrazioni che coinvolgevano tutta la comunita’ per assicurarsi il ritorno del sole, per celebrare la luce, per ingraziarsi la natura e fugare ogni timore delle tenebre.
In questo contesto si colloca la festa , alla quale il cristianesimo ha voluto assegnare la celebrazione del sacrificio di una giovane cristiana vissuta nel V secolo e farla santa.
Gia’ il suo nome, che deriva dal latino lux traducibile con luce, e’ un richiamo fortissimo alle antiche usanze di offrire una giornata di riti e festivita’ per scongiurare l’espansione delle tenebre e del buio.
Lucia viene raffigurata spesso come una giovane fanciulla, con una corona di candele, specie nell’iconografia nordica.
Gli occhi sono un simbolo molto importante, dunque perche’ indicano la capacita’ di vedere, di sapersi orientare e sono un richiamo spirituale alla saldezza e all’illuminazione.
Per i nativi americani attraverso l’occhio si puo’ catturare l’anima di una persona, per questo non guardano mai direttamente nell’obiettivo delle macchine fotografiche.
Per gli indu’ il terzo occhio e’ il simbolo di Shiva, che tutto distrugge, che tutto purifica, l’occhio dell’onniscenza capace di vedere oltre la manifestazione della realta’ percepita.
Anche nel buddismo la raffigurazione degli occhi del Buddha rappresenta la sua onniscienza, di solito sono dipinti sulle quattro pareti esterne degli stupa.
Per gli egiziani era l’occhio all’origine del mondo e anche il dio Ra ha un occhio sulla fronte, perche’ grazie all’organo della vista la realta’ diventa possibile e si percepisce; cosi’ come Platone definisce l’occhio il simbolo dell’anima e della visione interiore.
Su questo concetto si basa anche la tradizione della chiaroveggenza collegata spesso con la cecita’ fisica, per esempio il dio Odino rinuncia ad un occhio per bere alla fonte di Mimir e acquisire quindi la conoscenza, la stessa sorte che tocca ad Omero, cieco poeta, ha il dono di raccontare le storie e le leggende degli eroi greci e delle loro divinita’ ma solo perche’ guidato dalla luce interiore.
Nella tradizione mitologica greca, per non essere trasformati in una statua di sale non si doveva guardare Medusa negli occhi, e un episodio nella Bibbia riporta lo stesso ammonimento, la moglie di Lot durante la fuga, si gira a guardare la distruzione di Sodoma e Gomorra contravvenendo ad un ordine divino e all’istante si tramuta in una statua di sale.
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