Il parco giochi de “I Pioppi” a Nervesa di Battaglia, in Veneto, riapre.
In questi due anni, il paradiso sul Montello ideato nel 1969 da Bruno Ferrin e caratterizzato da giostre, da lui realizzate, tutte gratuite, è rimasto chiuso a causa dell’emergenza Covid.
O meglio, ai Pioppi si poteva andare solamente per degustare dei buoni piatti.
Il piano di disinfestazione previsto dalla legge per tenere aperto tutti il parco avrebbe comportato una spesa sostenibile solo facendo pagare un biglietto di ingresso.
E questo è proprio contro i principi sia di Bruno che della famiglia.
Dal 27 marzo, finalmente ,dopo due anni il parco divertimenti tornerà operativo.
E si potrà così apprezzare quella che è la vera particolarità del parco: le giostre ideate e costruite da Bruno Ferrin, che funzionano senza elettricità, sfruttando le leggi fisiche.
I giochi, infatti, funzionano solo grazie alle leggi della natura e della dinamica, come la forza di gravità.
Il tutto è iniziato da una semplice altalena che Bruno voleva mettere fuori dalla sua osteria. Dopo essersi recato da un fabbro per farsi costruire dei ganci, quest’ultimo, per mancanza di tempo, ha dovuto rifiutare. Così Bruno, pur non avendo mai fatto lavori del genere, ha preso in mano la saldatrice e si è costruito quei pezzi che gli servivano da solo. Da lì è scoccata la scintilla, poiché si è reso conto che era riuscito a creare qualcosa con le sue stesse mani.
Quella semplice altalena si è trasformata in un parco che oggi conta più di 40 attrazioni per grandi e piccini, come “Il giro della morte”, attivato a pedali, che compie una traiettoria di dieci metri di diametro e la ruota ispirata all’Uomo Vitruviano di Da Vinci, che si muove con la spinta del corpo o applicando una forza dall’esterno.
Un’altra attrazione è la “centrifuga”, che funziona proprio secondo questo principio e si usa come una bicicletta per cui più si pedala, più aumenta la sua velocità.
Tutto all’interno del parco è pensato per avere il minor impatto possibile sull’ambiente. Ogni cosa, infatti, è stata costruita con materiali di recupero, come ferro e legname di scarto, che, conciliando creatività e conoscenza, hanno cambiato forma e ottenuto una nuova vita.
Non bisogna acquistare un biglietto per entrare al parco, ma è richiesto di consumare il pranzo all’interno dell’osteria.
E Bruno, che dall’alto dei suoi 85 anni a tutto pensa fuorché a godersi la pensione, è sempre pronto a fare gli onori di casa.
L’Osteria “Ai Pioppi “ sarà ancor più ecologica. Infatti, abolirà tutti i materiali usa e getta limitando il mono uso di plastica. Bruno, nonostante i suoi 84 anni, continua a progettare nuovi giochi, perchè il parco possa continuare a incantare con la sua magia.
E a chi gli chiede dove trovi la forza per fare tutto ciò, lui risponde così: “Voglio essere ricordato per aver regalato almeno un’ora di divertimento a tutti, grandi e piccoli”.
A soli 14 anni ha iniziato ad allevare galline ed ora, dopo un anno, ne ha già 800 e vende le uova
Quando la noia offre opportunità di inventare qualcosa che non ci sarebbe mai venuto in mente.
Quando si considera ogni giorno come un nuovo inizio per nuove avventure.
Quando l’entusiasmo dà la certezza della riuscita e tutto intorno si muove per te.
Si dice quando si è giovani …
Quando è iniziata l’emergenza sanitaria nel 2020, Abril Tolentino aveva solamente 14 anni e, come molti altri ragazzi della sua età, si annoiava e non sapeva come far passare le giornate.
Così, un giorno, disse ai suoi genitori che le sarebbe piaciuto iniziare ad allevare galline e loro, avendo a disposizione un terreno in campagna, acconsentirono e la aiutarono a cominciare questo suo percorso comprandole 10 galline.
La ragazza che vive a Villa Mugueta, una piccola località di campagna con 2500 abitanti che si trova a sud di Santa Fe, in Argentina, durante un’intervista ha raccontato che: “Tutto è iniziato durante la pandemia. Dissi ai miei genitori che mi sarebbe piaciuto provare ad allevare galline e loro mi dissero di sì. Prima ne abbiamo comprate 10, poi 20, poi abbiamo coltivato delle zucche e con i soldi che abbiamo raccolto abbiamo comprato altre 30 galline. Ho iniziato così, ora ne ho 800“.
Questa giovane avicoltrice, oltre a lavorare nella propria “impresa”, studia in un istituto tecnico agrario e, per questo, la sua famiglia la aiuta a prendersi cura delle numerose galline ed a vendere le uova.
Le galline vengono allevate nel terreno messo a disposizione dalla sua famiglia, dove hanno la possibilità di vivere libere all’aria aperta per tutto il giorno, mentre di notte vengono rinchiuse nel pollaio per tenerle al sicuro dai predatori.
Da qualche tempo Abril ha aperto un account su Instagram, dove condivide foto e video delle sue “Galline felici“, consigli su come poterle allevare al meglio e curiosità su questi splendidi animali.
Inoltre, spera che un giorno possa anche essere un mezzo per farsi pubblicità affinché sempre più persone possano conoscere e acquistare le sue uova salutari.
Si dice quando si è giovani …
Io dico quando ci si sveglia ogni giorno con felice curiosità ed entusiamo per la vita .
Perchè ogni esperienza è una opportunità di crescita e soddisfazione interiore e solo generando pensieri positivi si può cambiare il mondo!
Siamo nel 1935, il fascismo, consolidato in Italia, si stava espandendo in Europa e si cominciava a parlare di un pericolo di guerra.
Nel mese di aprile Virginia Woolf si incontra con lo scrittore e amico E.M Forster, molto impegnato nelle iniziative antifasciste, che la informa che nel comitato da lui promosso, le donne non sarebbero state ammesse.
‘Le signore, nei comitati rappresentano più che altro un elemento di disturbo.’
Virginia si sente ferita da queste parole. E inizia a scrivere, senza fermarsi.
Immagina di rispondere ad una lettera mandatale da un avvocato londinese, ‘l’uomo colto’, come lei lo definisce, e, alla domanda : “Cosa si deve fare per prevenire la guerra?”
Lei si chiede:
“Quando mai un uomo colto ha chiesto a una donna come secondo lei si possa prevenire la guerra?
Merita sicuramente un tentativo, anche se sarà destinato a fallire …
Combattere è sempre stato un’abitudine dell’uomo, non della donna...
Saltano all’occhio tre ragioni che spingono il vostro sesso a combattere: la guerra è un mestiere, è una fonte di felicità e di esaltazione.
Ma non tutti gli appartenenti al vostro sesso condividono questi sentimenti e queste opinioni …
È altrettanto evidente, a quel che si legge sul giornale di oggi che, per numerosi che siano coloro che dissentono, la grande maggioranza del vostro sesso è favorevole alla guerra…
Come possiamo comprendere un problema che è solo vostro, e, quindi, come rispondere alla domanda?
Non avrebbe senso rispondere, basandoci sulla nostra esperienza e sulla nostra psicologia: che bisogno c’è di combattere?
È chiaro che dal combattimento voi traete un’esaltazione, la soddisfazione di un bisogno, che a noi sono sempre rimaste estranee…
La risposta alla vostra richiesta non può essere che una – il modo migliore per aiutarvi a prevenire una guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi.”
Da ‘Le tre ghinee’. Il libro verrà completato il 9 gennaio del 1938. e pubblicato in Gran Bretagna nel giugno 1938.
E’ una dichiarazione di pace ma contemporaneamente una denuncia della discriminazione delle donne anche in tempi di guerra.
E un’analisi puntuale della condizione femminile dell’epoca, costrette a lottare per avere spazio e considerazione, per portare avanti le proprie passioni, ritagliandosi un loro tempo nel tempo stereotipato loro concesso.
( “Una stanza tutta per sé” ) (1929)
Del resto è proprio l’esclusione dalle molte logiche patriarcali che hanno portato le donne ,pur con gli stessi valori ,a comportamenti diversi, alternativi e formativi per ogni generazione futura. Per il cambiamento, per la pace.
Tre ghinee, simboliche, da investire per l’istruzione femminile e dare la possibilità di accedere al mondo del lavoro e conquistare un posto nella società per il proprio merito.
Evidentemente non sono bastate se ancora oggi si parla di quote rosa e pari opportunità!
In Italia viene pubblicato nel 1975 dalla casa editrice ‘La tartaruga’, fondata da Laura Lepetit che pubblicherà solo libri di donne, iniziando proprio con Virginia Woolf
Una fila di passeggini con tanto di copertine e necessaire per neonati su un binario di una stazione dei treni in Polonia.
Questa è la scena davanti alla quale si sono ritrovate le mamme ucraine in fuga dalla guerra arrivate al confine della #Slovacchia: una fila di passeggini per i loro #neonati. A metterle a disposizione le donne slovacche, proprio come avevano fatto qualche giorno quelle polacche. Un piccolo gesto di #solidarietà che è un faro di luce in questo momento tremendamente buio.
Un gesto di solidarietà tipicamente italiano di donare pizze calde alle famiglie che varcano l’Europa.
A #Przemyś, in Polonia, in tantissimi stanno ordinando cibo caldo che i fattorini consegnano direttamente ai #rifugiati ucraini che scendono dai treni provenienti dall’Ucraina, trovando accoglienza e speranza.
La catena di #aiuti è nata spontaneamente dopo che una cittadina polacca residente in Italia aveva chiesto sui social a chiunque avesse voluto contribuire di ordinare da mangiare online sul sito polacco pyszne.pl di #JustEat e di farlo recapitare all’indirizzo: plac Legionów 37-700 Przemyśl, inserendo al posto di nome e cognome “consegnare alla stazione a chiunque ne abbia bisogno o ai volontari”.
L’iniziativa è diventata in pochissimo virale e migliaia di pizze sono state acquistate da tutta l’Italia e anche nel resto del mondo e consegnate appena sfornate ai bambini ucraini e alle loro famiglie.
Oltre alle stazioni l’autrice del post ha condiviso anche gli indirizzi di alcune scuole locali dove sono ospitate le famiglie a cui si può far consegnare il #cibo ordinato.
Tantissimi hanno commentato l’annuncio della donna su Facebook, ringraziandola di aver condiviso questa iniziativa e hanno postato le foto dei loro ordini sul sito polacco, in prevalenza pizze, mostrando la propria vicinanza alle famiglie ucraine in fuga dalla #guerra e condividendo virtualmente con loro il cibo che hanno scelto di donare.
Le persone stanno prenotando stanze su AirBnB Ucraina non per soggiornare, ma come forma di aiuto diretto a host e cittadini
Ekaterina Martiusheva che gestisce una serie di appartamenti nella capitale Kiev e che con i soldi ricevuti è stata in grado di pagare lo stipendio a sei dipendenti e di aiutare alcune famiglie rifugiate. Solamente tra mercoledì e giovedì sono stati prenotati circa 60.000 pernottamenti in Ucraina tramite Airbnb.
Questa ondata di prenotazioni che ha interessato la piattaforma Airbnb, ha spinto la compagnia a voler dare il proprio contributo mettendo a disposizione appartamenti gratuiti a breve termine per accogliere più di 100.000 sfollati ucraini, come riporta l’amministratore delegato Brian Chesky, e chiede ai suoi hosts di fare lo stesso in questo momento critico e di aiutare chi ne ha più bisogno.
Davide Martello è il pianista che è arrivato al confine per suonare musica per i profughi ucraini: “Sono giorni che sentono bombe e mitragliate, è giusto che adesso sentano un po’ di leggerezza”.
Il pianista che suona durante le emergenze, questa volta anche durante il conflitto tra Ucraina e Russia. Lo avevamo già conosciuto durante le rivolte in Turchia di Gezi Park e al Bataclan, dopo la strage di Parigi.
È Davide Martello e ha fatto un viaggio di 15 ore per arrivare al confine tra la Polonia e l’Ucraina e suonare il suo pianoforte per i profughi ucraini: “Sono giorni che sentono bombe e mitragliate, è giusto che adesso sentano un po’ di musica”.
Davide Martello è italiano, di origini siciliane, ma da 40 anni vive nella Foresta Nera in Baviera. A Fanpage.it racconta il suo gesto: “Ho pensato che era giusto così, ho viaggiato tanto ma ne è valsa la pena”.
Lo chefJosé Andrés con la sua associazione World Central Kitchen ha raggiunto il confine polacco per dare un aiuto concreto sul campo e cucinare per sfamare i rifugiati ucraini che attraversano il confine in fuga dalla guerra.
“Siamo stanziati in diversi punti lungo la frontiera polacca – spiega chef Andrés – Stiamo già servendo pasti in Romania, e stiamo allestendo molti altri punti di ristoro. Ricordatevi, ci sono un sacco di strade per uscire dall’Ucraina verso la Polonia, la Romania, la Moldavia: qualunque sia il punto dove i rifugiati emigrano, noi cercheremo di esserci“.
“Siamo già anche in Ucraina– continua Andrés – Abbiamo un ristorante a Odessa che sta servendo cibo ai civili, e ne stiamo contattando altri.
Ciò che voglio dire a chi ci vuole aiutare è che ci sono molti modi per combattere, e alcune persone combattono dando da mangiare alla gente. Queste sono le persone a cui ci rivolgiamo e siamo pronti a supportarle in ogni modo possibile”.
Kerenza Peacock, una bravissima violinista inglese, e’ riuscita ad organizzare 93 altri violinisti del mondo in un unico video, per suonare una classica composizione Ucraina insieme a Ilia. E’ un gesto meraviglioso e allora posto qui il video nella speranza che vi piaccia, che lo sosteniate (c’e’ un link per chi vuole lasciare una piccola donazione) e soprattutto che lo facciate girare tra gli amici e i conoscenti. Grazie a tutti!
La musica contro le bombe. Il suono del piano e dei violini .contro quello delle esplosioni
“Donne di Ucraina piantate tutto quello che potete nelle vostre terre a primavera perchè dopo dovremo sfamare tutta l’ Ucraina.” un appello di una mamma della campagna ucraina
Prima che la nozione di femminismo diventasse popolare, Liza scriveva nel suo diario:“
Non mi serve che le donne abbiano pari diritti con gli uomini, che lavorino negli uffici statali o governino il Paese. No, ci sono abbastanza uomini per quello. Ma bisogna dare alle donne una sfera d’azione più ampia, i diritti generali dell’essere umano; dare il diritto allo sviluppo dell’intelletto e del cuore, a quelle di loro che non hanno l’opportunità di sposarsi, e il diritto di guadagnare soldi per conto proprio. E se tra quelle donne appaiono alcuni intellettuali e talenti straordinari, non opprimerle, dar loro i mezzi per uno sviluppo libero… Suppongo che ci saranno comunque abbastanza donne che vorranno sposarsi”.
Liza Djakonova, nata nel 1874, sorella maggiore di una grande famiglia, non voleva seguire le usanze dell’epoca di sposarsi non oltre i 19 anni e le speranze della madre che la voleva sistemata finanziariamente. Lei amava solo leggere e studiare.
Liza aveva conseguito il diploma in un ginnasio di Jaroslavl (272 chilometri a nordest di Mosca), e voleva continuare a studiare e ottenere una buona istruzione e un lavoro.
Ma prima dei 21 anni Liza non poteva accedere ai corsi di istruzione senza il consenso della madre, né usufruire della piccola eredità che il padre le aveva lasciato. E non avendo nemmeno né padre né marito!
La sua passione conquistò il direttore dei corsi di San Pietroburgo che le permise di frequentare.
Nonostante tutte le difficoltà, Liza ebbe la fortuna di ricevere la migliore educazione che la Russia potesse offrire alle ragazze in quell’epoca. Cosa che non la favorì comunque nella ricerca di un lavoro stabile.
Determinante per la sua formazione fu la lettura delle opere di Lev Tolstoj, scrittore che aveva un’autorevolezza indiscutibile su tutti i suoi contemporanei.
Soprattutto un romanzo attraeva i lettori dell’epoca “ Sonata a Kreutzer” che era stato censurato e ufficialmente bandito per gli argomenti scabrosi che trattava.
Non tanto per la vicenda di gelosia, ma perchè Tolstoj negava il senso positivo del matrimonio, esprimendo giudizi sulla unione di un uomo e una donna, benedetti dalla tradizione cristiana.
Per Tolstoj l’amore nel matrimonio e solo un atto fisiologico che obbedisce all’istinto, è vizio e lussuria; e da perfetto asceta egli sacrifica volentieri la perpetuità della specie a questa perpetuità del male”.
Liza lesse in segreto il libro, che esercitò una profonda impressione su di lei.
Scrisse persino un articolo “Sulla questione della donna”, dove sosteneva che “il cristianesimo ha sostenuto la schiavitù delle donne su base religiosa”.
Era inimmaginabile che una ragazza della sua epoca , molto religiosa da giovane, potesse superare tutti gli stereotipi e l’educazione delle donne, solo attraverso la cultura e le riflessioni sul suo diario.
La fine del XIX secolo fu contrassegnata dal crescere del movimento rivoluzionario e da un numero di donne rivoluzionarie che in realtà sostenevano i rivoluzionari maschi, piuttosto che condurre la lotta per sé. Liza fu sì affascinata dal loro coraggio ma poi quasi tutte poi si sposavano. Contravvenendo, secondo lei , ai loro obbiettivi di libertà ed emancipazione femminile.
Per questo si trasferì a Parigi.
Gli appunti di Liza intitolati “Diario di una donna russa” furono pubblicati all’inizio del XX secolo, dopo la sua morte misteriosa a 27 anni: il suo corpo fu trovato tra le montagne del Tirolo austriaco nell’estate del 1902
Liza Djakonova aprì da sola, in Russia, la strada al femminismo. Non poteva sopportare che le donne trovassero la ragione della loro vita solo nel matrimonio, e che fosse loro impedito di svilupparsi autonomamente; studiando e trovandosi un lavoro.
In questo momento è la parola d’ordine. Si manifesta per la Pace, si scrivono fiumi di parole per esaltarla, si mettono manifesti con bandiere di tutti i colori, si dipingono colombe sui muri, si prende posizione…
In questo momento tutti si schierano e inevitabilmente nascono sentimenti che di pace proprio non sono. Perchè contemporaneamente si si odia il “cattivo” . E questo odio viaggia accanto alla volontà di Pace.
Generalizzare è una prerogativa dell’essere umano e si colpevolizzano interi popoli per la colpa di pochi, talvolta di uno.
Per arrivare a volte ad una specie di caccia alle streghe. E non si tiene conto che si tratta di esseri umani che vengono cancellati dalla vita senza appello alcuno.
In effetti si parla poi di pace solo quando c’è la guerra.
Pablo Picasso
E’ una prerogativa umana ragionare dualisticamente : a tutto c’è un opposto, o bianco o nero, buono o cattivo ,o questo o quello, e si agisce “ contro questo” o “ a favore di quello”. Quindi la pace si ha solo quando non c’è la guerra e si fa la guerra per ottenere la pace. Può sembrare un semplice sillogismo.
Ci sono attendibili opinioni in ogni tempo: “Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant. Dove fanno il deserto , quello chiamano pace” Tacito “ Facciamo la guerra per poter vivere in pace“ Aristotele. “ Si vis pacem, para bellum . Se vuoi la pace prepara la guerra” Vegezio “ Essere preparati alla guerra è uno dei mezzi più efficaci di preservare la pace” George Washington. “ La pace non è un assenza di guerra: è una virtù, uno stato d’animo,una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia.”Baruch Spinoza
Io penso che Pace è un valore insito nel’ Essere umani, uno stato d’animo interiore che è in ciascuno di noi e che prescinde da un suo opposto. Pace è un atteggiamento mentale strettamente legato al cuore che determina il modo di interpretare il mondo in tutte le sue sfaccettature e di conseguenza il ciascuno agire. Se sono in pace con me stessa allora la posso esportare agli altri, e solo allora. Pace è quindi solo una parola, il più delle volte un parolone che accomuna la gente… e le coscienze? Vado alla manifestazione o alla marcia e …dentro di me sono in pace? Ma che vuol dire essere in pace con se stessi? Una ricetta universale non l’hanno ancora inventata eppure se ne sono dette di tutti i colori e sono stati versati fiumi di inchiostro.
Altre attendibili opinioni: “La pace è un quotidiano, un settimanale, un processo mensile, a poco a poco cambiando opinioni, lentamente erodendo vecchie barriere, tranquillamente costruendo nuove strutture”. John F. Kennedy “La pace non è un rapporto delle nazioni. Si tratta di una condizione mentale derivante da una serenità d’animo. E ‘anche uno stato d’animo. Pace duratura può venire solo a persone pacifiche“. Jawaharial Nehru,primo ministro dell’India
Il fatto è che la pace è una sensazione talmente personale che io non posso fare altro che raccontare la mia. Io mi sento in pace quando mi sento al posto giusto al momento giusto. Giusto per chi? Per me, ovviamente. Tu per te. Loro per loro. Io mi sento in pacequando porto avanti con passione le mie scelte. Io mi sento in pace quando sono in sintonia con la natura e con i ritmi dell’universo . Io mi sento in pace quando penso che se oggi vedo nero domani è un altro giorno. Io mi sento in pace quando vedo sorridere qualcuno che prima era cupo. Io mi sento in pace quando in coda alla posta la fila va lenta e faccio amicizia con la signora accanto. Io mi sento in pace quando piove e non ho l’ombrello, dopotutto il sole splende per tutti Io mi sento in pace quando la bimba del vicino, che di notte piange, mi saluta per nome Io mi sento in pace quando alla tv danno la notizia che è nata una nuova stella.
Per me dire Pace, fare Pace, marciare per la Pace non è Pace. Se non si è in pace con se stessi, come si può dare un contributo alla Pace?
Si può diffondere come un onda su tutta l’umanità se la Pace è nel cuore. E così si cancella la guerra.
I ” silver surfer “, benché non ci si pensi, sono sempre più attivi sui social media.
Addirittura una compagnia australiana, Optus,ha rilevato come più di tre quarti degli stessi in Australia fanno uso di Facebook per tenersi in contatto con amici e familiari e i nonni lo utilizzano come strumento per tenersi aggiornati con i nipoti.
Recenti pubblicazioni dimostrano come circa l’80% delle persone con più di 60 anni ha utilizzato Internet almeno una volta. Ma non solo: dal 2005 ad oggi le persone fino ai 67 anni che utilizzano Internet sono passate dal 10,8 al 22,8%, e quelle fino ai 74 anni sono balzate dal 5,5 al 9,9%.
Che cosa significa questo? Che la figura del «nonno» che guarda con sospetto quelle «strane scatole», illuminate e piene di colori come i PC, sembra un lontano ricordo.
Per essere al passo con i tempi le persone anziane usano quello che la tecnologia mette a disposizione, forse con un po’ meno di abilità manuali ma: però una volta imparate le dinamiche e i trucchi, sono assolutamente in grado di districarsi tra le innumerevoli opzioni che offre la moderna tecnologia. Non è insolito vedere nelle corsie degli ospedali persone anziane che usano il cellulare come fosse il telefono di casa, o, addirittura, le ultime innovazioni tecnologiche, i cosidetti tablet.
Internet allontana la depressione. Almeno per gli anziani. Lo sottolinea uno studio del Michigan State University pubblicato su The Journal of Gerontology.di Boston.
Uno su tre lo è di meno grazie alla possibilità fornita dal web di chattare, parlare, vedere i propri figli e nipoti anche lontani. Grazie ad email e social network, a Skype e chat varie, le persone, soprattutto quelle in avanti con l’età, si sentono meno sole e stanno meglio.
I ricercatori hanno seguito oltre 3mila pensionati americani, sia uomini sia donne, e osservato i loro stili di vita. Gli anziani sono stati anche sottoposti ad alcuni questionari psicologici.
Il 30% del campione, cioè quasi uno su tre, usava il computer a casa ed era meno depresso, con sintomi inferiori in media del 33% rispetto a chi invece non aveva accesso alla rete.
Inoltre in chi vive da solo gli effetti benefici sono ancora superiori, sottolineano gli autori, che incoraggiano figli, nipoti e parenti ad insegnare agli anziani ad usare il computer anche quando superano gli 80 o i 90 anni di età.
”Internet è un ottimo strumento di integrazione sociale e, con un po’ di esercizio, anche ad una età avanzata si può imparare facilmente a scrivere email, allegare foto, chattare e navigare e distrarsi”.
le hanno dedicato un francobollo e una via nella città di Chernivtsi
Ol’ha Kobyljans’ka è nata il 27 novembre 1863 a Gura Humorului, in Bucovina settentrionale, territorio allora facente parte dell’Impero austro-ungarico. Era la quarta dei sette figli di Maria Werner, una polacca di origini tedesche, e di Julian Jakovyč Kobyljans’kyj, un impiegato statale che lavorava per l’amministrazione austriaca.Uno dei lontani parenti della madre era il poeta tedesco Zacharias Werner.Uno dei fratelli di Olha, Stepan Yulianovych, divenne un pittore-ritrattista, un altro, Yulian Yulianovych, divenne un filologo e fu autore di numerosi libri di testo in latino.
Nel 1868, all’età di cinque anni, si trasferì a Suceava, dove il padre aveva trovato un impiego, e quando questi andò in pensione, andò a risiedere con la famiglia nella tenuta dei genitori della madre a Dymka, un villaggio della Bucovina settentrionale.
Cresciuta in una famiglia in cui si parlava polacco e tedesco, Kobyljans’ka fu principalmente un’autodidatta; frequentò regolarmente solo per quattro anni la scuola pubblica elementare in lingua tedesca di .Fin dalla prima infanzia imparò a suonare il pianoforte e si distinse per il suo talento di attrice amatoriale di teatro.
Parlava correntemente ucraino, polacco e tedesco. Scrisse in quest’ultima lingua i suoi primi lavori, a partire dal 1880.
Nel 1891 Olha si trasferì a Cernivci, nel cuore della Bucovina, dove visse fino alla sua morte In questa città conobbe la poetessa Lesja Ukrainka la scrittrice ed attivista femminista Natalija Ivanivna Kobryns’Ka, lo scrittore e attivista socialista Ivan Franko e altri esponenti del panorama letterario del tempo, che contribuirono a formare il suo orientamento politico e culturale.
I membri del Congresso degli scrittori ucraini a Lviv (1898): Ol’ha Kobyljans’ka è seduta al centro in prima fila
In particolare Natalija Kobryns’ka, la prima teorica del movimento femminile ucraino e Sofija Okunevs’ka, la prima laureata e prima donna medico dell’impero austro-ungarico, la incoraggiarono a migliorare la lingua ucraina e ad usarla nella sua produzione letteraria, e la spinsero ad impegnarsi nel movimento femminista in Bucovina.
Nel 1894 Olha prese parte dell’Associazione delle donne rutene in Bucovina , e incluse il programma nel suo articolo “Intorno all’idea del movimento femminista.”
Le sue successive opere in lingua ucraina vennero accolte positivamente dalla critica, che le tributò numerosi riconoscimenti, spingendola a identificarsi con la letteratura ucraina.
Ol’ha fu autrice di otto romanzi e di numerose opere minori in prosa, fra cui diversi racconti sulla Prima Guerra Mondiale, una rarità della quale non si è mai parlato! Una donna ucraina che ha scritto su una delle più grandi catastrofi del secolo.
Uno dei suoi lavori più importanti è stato il romanzo Carivna (Principessa), pubblicato inizialmente sul quotidiano Narod(Il popolo)nel 1896. Nel 1896 scrisse Arystokratka, seguito da Impromptu phantasie da Valse mélancoliquenel 1898.
Valse mélancolique, è molto moderno e attuale, racconta di quattro donne indipendenti che vivono insieme condividendo l’amore per l’arte e rifiutando i ruoli tradizionali imposti . Sono donne forti, autosufficienti, orgogliose e indipendenti che cercano di affermarsi nel mondo , e che non hanno paura di rimanere celibi, perché cercano principalmente la felicità e l’armonia fisica e spirituale. Controverse sono le interpretazioni di questo romanzo da parte della critica. Alcuni hanno definito quest’opera come un “romanzo spirituale femminile”. Altri lo hanno ritenuto un romanzo all’avanguardia sull’amore omosessuale, basato in parte sulle esperienze personali
Nel 1901, dopo una lunga relazione sentimentale con il critico letterario Osyp Makovei, Ol’ha incontrò la poetessa ucraina Lesja Ukrainka (1871-1913), con la quale stabilì un forte legame, coltivato soprattutto a livello epistolare.
Carivna (La principessa), il primo romanzo femminista ucraino
Venne pubblicato nel 1896 nel principale quotidiano Narod(Il popolo). La sua versione definitiva, in ucraino, rivela l’influenza del Romanticismo tedesco, in particolare delle idee di Friedrich Nietzsche, ma anche delle opere della scrittrice francese George Sand
Il romanzo racconta la storia di una ragazza, Natal’ka, che dopo la morte dei suoi genitori si vede costretta a vivere con gli zii e i loro quattro figli. La vita nella nuova famiglia è caratterizzata dalla lotta per vedersi riconosciuto il diritto di leggere e scrivere, e dal dispotismo della zia.
Alcuni critici dell’epoca paragonarono questa storia a quella di Cenerentola, ma Kobyljans’ka respinse questa interpretazione sottolineando i contenuti filosofici del suo romanzo. Scritto sotto la forma di diario, il racconto in prima persona è alternato da un dialogo dinamico con altre voci sconosciute introdotte dai numerosi frammenti di ricordi, sogni, conversazioni immaginarie.
L’eroina è un personaggio molto forte che cerca il suo posto nel mondo; non vuole accettare le regole sociali che vorrebbero ridurla al rango di semplice moglie, ma vivere la propria vita.
Per rendersi indipendente perfeziona la sua conoscenza delle lingue e trova un occupazione che la rendono autonoma . Inoltre mette in gioco le sue passioni di cantante e di scritttrice che le daranno la sicurezza economica desiderata.
Gli stereotipi imposti dalla società patriarcale e la condizione delle donne sono i principali argomenti del romanzo.
L’emancipazione delle donne si raggiunge attraverso l’istruzione e il lavoro femminile retribuito alla pari degli uomini .
Questo è il messaggio di Ol’ha Kobyljans’ka . Era il 1896!
Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today….
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one .
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world… .
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one
Immagina che non ci sia nessun paradiso
è facile se ci provi
nessun inferno sotto di noi
sopra di noi solo cielo azzurro
Immagina tutti quanti
vivere solo per oggi…
Immagina che non ci siano nazioni
non è difficile da fare
niente per cui uccidere o morire
e nessuna religione
Immagina tutti quanti
vivere la vita in pace…
Immagina nessun possesso
mi chiedo se puoi farlo
nessun bisogno di avarizia o fame
una fratellanza di uomini
immagina tutti quanti
condividersi il mondo…
“E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate.
Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate.
Non accontentatevi…. Rimanete affamati. Rimanete sciocchi.”
Steve Jobs
— — —
Mi viene in mente, osservando il complesso Tema Natale di Steve Jobs, di tutti i malintesi che possono sopraggiungere, in un’affrettata lettura di un pianeta comeSATURNO in Casa III spesso interpretato come un grosso blocco, o limitazione del movimento. Una percezione di isolamento avvenuta nell’età dello sviluppo del linguaggio e dell’intero sistema nervoso che si occupa di poter effettuare il movimento, tra l’anno e mezzo e i tre anni di vita. Una limitazione che spesso poi da adulti si trasforma spesso in insicurezza riguardo la propria intelligenza, l’orientamento spaziale, la fluidità del comunicare e il non riuscire a vivere una sana leggerezza.
Saturno “appesantisce”, comprime, definisce ma anche fa maturare in un senso più profondo.
La posizione di Saturno in una determinata Casa, ci segnala un’area molto importante in cui qualcosa è accaduto (un trauma, una grande privazione, un blocco), e la nostra Coscienza ha dovuto mettere una barriera al dolore e la frustrazione che erano troppi da sostenere in un’età in cui il nostro Io, non era ancora formato.
La barriera difensiva è rappresentata da Saturno. La scorza e la seconda pelle che abbiamo dovuto indossare, spessa e dura. E’ una zona – settore, da andare a rivedere e scoperchiare, durante il corso della vita dell’individuo – dove abbiamo Saturno, c’è la nostra “zona” più difesa, più rigida, proprio perchè più fragile, vulnerabile e ferita, e che sia la CASA III dove Steve Jobs ha il suo Saturno natale, la casa propriamente governata da MERCURIO, è davvero curioso oltre che molto interessante.
L’Ascendente VERGINE, mi porta subito ad andare a riscontrarejobs che SATURNO eMERCURIO, siano davvero la strada maestra, croce e delizia nel suo percorso di vita. Ambizione e frustrazione, lato duro e esigente con se stesso e guizzo geniale e creativo. E quale archetipo e simbolo può meglio identificare il cammino che Jobs, ha intrapreso se non Mercurio? Il piccolo dio alato che traghetta e porta informazioni tra gli umani e gli dèi, un Hermes di insaziabile curiosità, che volando e spostandosi da una parte all’altra del globo, mette insieme, connette, comunica e spazia, affinchè possano circolare tutte le informazioni? Tutto questo è confermato dalla Casa X di Steve proprio nel segno mercuriale dei GEMELLI e dal suo Mercurio nel brillante segno d’aria come l’ACQUARIO IN CASA V.
Ma torniamo un attimo al discorso di quel Saturno in Casa III, un Saturno nello Scorpione, in un bel mix di elementi d’acqua sparsi nel suo Tema Natale: SOLE in PESCI, nel delicato settore Casa VI, associato all’equilibrio corpo- mente- anima e salute,GIOVE eURANO in CANCROin Casa X, in aspetto proprio a SATURNO in SCORPIONE. Io credo che gran parte delle cosìddette manie di Steve Jobs, siano da imputare molto a quel Saturno in III Casa, che limita stringe, esige e comprime, ossessiona e scava, ma che è stato anche la chiave della sua genialità, (compie un Trigono a Urano e Giove) e del suo lavoro costante e meticoloso, scrupoloso e profondo, rigido e spesso senza sconti, ossessivo. Come hanno contribuito molto anche i valori del Sole in VI Casa in sestile a Nettunoin Casa II – spinta assoluta alla trascendenza e all’andare oltre – e l’aspetto di Mercurio- Saturno in quadratura.
Gran parte della tensione nervosa di Steve Jobs, la sua spinta ad aprire frontiere e ponti, può essersi sentita spesse volte bloccata a livello energetico, un’insicurezza di fondo del proprio pensiero e un’accanimento Saturnino, che per paura ha congelato emozioni e disagi interiori.
Ricordiamoci che il suo Segno – Progetto – missione e mito solare appartiene al segno dei PESCI, quindi vi dovrebbe essere, cosciente o meno, una spinta enorme a trascendere ogni tipo di confine, mentale, corporeo, emotivo, di razza e religione. E pensandoci bene, non è forse quello che ha provato a fare mantenendo tutti quanti connessi tramite le sue scoperte tecnologiche?
Credo abbia pagato a caro prezzo non potersi liberare del suo stesso demone, la lotta tra l’elemento ACQUA e l’ARIA, cioè tracuore e il cervello. Credo che dentro di lui abbiano convissuto a lungo, la ricerca mischiata a paura di un abbandono e resa totale riguardo mondo dei sentimenti e delle emozioni, e dall’altra il controllo, la rigidità e la supremazia da parte della mente. Questi due mondi hanno combattutto e si sono strattonati a vicenda, ma il mondo dei sentimenti e della iper sensibilità, è stato soffocato dalle manie e il la tensione verso il futuro della super mente, che ha creato cose incredibili, ma ha finito per ingabbiarlo, invece di portarlo alla liberazione ricercata.
Quel SATURNO in Scorpione, mi porta a credere che la ferita del non ascolto e del sentirsi incompresi, del non riuscire a dire quello che si sente e a dover tradire la propria verità interiore fin dall’infanzia, sia stata la prima della sua vita, insieme alla ferita dell’abbandono.
Steve è stato adottato, e credo che i primi anni di vita siano tutti racchiusi lì: Saturno nella Casa III, potrebbe appartenere a un bambino timido, profondo e introverso trovatosi in una ambiente ostile, e laVENERE in Capricorno, rappresenta bene è la freddezza affettiva che deve aver percepito, la maturità e l’adultità che ha dovuto prendere il posto dell’infanzia e la perdita della spensieratezza dei bambini, ingenui ma felici.
Grazie al meccanismo di difesa, messo in atto da Saturno, ha potuto spingersi verso lo sviluppo massimo della mente e delle sue potenzialità, ha dato struttura e forma alle sue idee tramite tutte le invenzioni tecnlogiche che ha portato nel mondo (Casa X), ma forse, qualcosa ha scordato di sè, che faceva troppa paura.
Steve ha scordato di nutrire ed essere tenero con quel bambino fragile e insicuro, nel cui animo risiedeva un piccolo o enorme complesso di inferiorità rispetto alle sue vere doti intellettive, il lontano vissuto degli anni scolastici percepiti come una prigionia, una desiderio enorme e forse mai colmato di trovare un senso più grande alla sua vita (un viaggio in India non casuale dopo gli studi) e una salute fragile unite a una sensibilità spiccatissima. Così immensa da venir rimossa e tagliata via, come forse nell’infanzia, qualcuno doveva aver fatto a sua volta con lui, e come lui ha fatto da adulto rinnegando la sua paternità sofferta e combattuta nel rapporto conflittuale con la figlia Lisa.
La presenza di una figlia mai voluta riconoscere e la possibilità di costruire affetti duraturi, hanno provato ad essere richiamo alla sua Anima e di metterlo a confronto con la sua umanità e la pienezza di sentimenti a cui deve aver tanto anelato, così tanto da rifiutarli e non essere più in grado di attingervi.
E’ questo, nel suo intimo, che racconta quel Saturno – corazza in Scorpione, Steve ha cercato di parlare al mondo con le sue creazioni, dalla sua torre di diffidenza e la sua famosa non simpatia (contrario di empatia), ma al suo interno la verità è rimasta coperta. Ha tenuto nascosta per tutta la vita, la grande paura di tutti gli esseri umani: il rifiuto, l’abbandono e il tradimento emotivo. Riperpetuata in prima persona, interpretando lui stesso il ruolo del carnefice, nel suo castello di soddisfazioni pubbliche ma non private, verso chi gli stava accanto, colleghi, amori, e al suo corpo che si è ammalato precocemente portandolo alla fine della sua vita terrena.