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Perchè siam donne:Nella scuola montessoriana di Kabul Jamila, Fatima,Razia e Basira insegnano pace e convivenza per resistere alla guerra senza fine

I bambini dell’orfanotrofio “House of Flowers” di Kabul..Seguono la filosofia pedagogica di Maria Montessori, con un set di materiali e un approccio inesistenti nella scuola pubblica del Paese stravolto da 19 anni di conflitto, provando a costruire un futuro diverso

Seduti comodi sul tappeto o sulle sedie, accostate ai tavolini alla loro altezza, i bambini e le bambine della “House of Flowers” cantano la stessa canzoncina in quattro lingue diverse: dari e pashto, le due ufficiali dell’Afghanistan, ma anche inglese e tedesco. “E perché no? -dice la maestra Fatima– Ne impariamo una anche in italiano”. Fatima seduta tra loro ripete le strofe e il ritornello ad alta voce. Insieme provano a ricomporre le frasi della canzone nei due diversi alfabeti, con lettere costruite da loro in legno o disegnate e dipinte su carta.

Alla “House of Flowers” i bambini sono gli unici orfani afghani a poter studiare seguendo la filosofia pedagogica di apprendimento che ha reso la Montessori famosa in tutto il mondo. Un set di materiali e un approccio inesistenti nella scuola pubblica afghana, che però devono obbligatoriamente frequentare. “House of Flowers” è stata fondata nel 2002 a Kabul, la capitale del Paese, da una organizzazione canadese di nome MEPO (Medical, Educational and Peace Organization). La coordinatrice, Allison Lide, per anni ha vissuto in Afghanistan, dopo aver studiato il metodo Montessori a Bergamo. È stata lei per diversi anni a formare le docenti afghane. Ma ormai da tempo sono autonome: le insegnanti, due su tre alunne della stessa Allison, si aggiornano in continuazione e hanno anche tradotto dall’inglese al dari e pashto i libri che lei aveva lasciato loro.

Fatima, dopo la fine del canto multilingue, precisa: “Purtroppo a Kabul le ore di scuola pubblica sono solo tre al giorno e vanno in turni diversi a secondo delle età”. Dopo quasi 19 anni dall’occupazione americana del 2001 e una guerra permanente coi Talebani che avevano limitato fortemente durante il loro dominio l’accesso all’educazione scolastica, molte scuole di Kabul e altrove non sono dotate di un numero sufficiente di aule e di insegnanti. Ogni classe dei cicli primario e secondario è formata da circa 40 studenti, con tre turni da tre ore. I bambini della scuola primaria studiano solo lingua, matematica e religione, mentre i più grandi sei materie (incluse scienza, geografia e studi sociali) spalmate in quelle poche ore. Questo sistema rende assai complicato l’apprendimento in classi affollate e con orari non adatti ai bambini. All’orfanotrofio “House of Flowers” le docenti del metodo Montessori completano con altre tre ore l’insegnamento monco della scuola pubblica, ma di fatto lo stravolgono ed arricchiscono. A loro il doppio compito di insegnare col metodo Montessori quello che troverebbero nei curricula ministeriali e la vera sfida: curare quest’infanzia spezzata dal conflitto senza fine. Nella serenità della classe sembra lontano il tempo di violenza che ognuno di loro ha vissuto.

Il principio di insegnamento montessoriano privilegia il lavoro manuale: è attraverso l’utilizzo delle mani (Montessori parla della “intelligenza delle mani”) che la sfera intellettuale si attiva. I bambini all’interno della “House of Flowers” sono lasciati liberi tra una lezione e l’altra per pensare e giocare, non hanno i rigidi

La maestra Fatima insegna la lingua tedesca, e questo è pensato specialmente per i bambini che un giorno potrebbero avere una chance in più, ma soprattutto perché “l’inglese è obbligatorio, una lingua straniera diversa apre ancora di più le loro menti. Ed è la lingua che io ho studiato e amato, voglio trasmetterla”.

Razia, una delle bambine orfane di “House of Flowers”, è oggi una delle insegnanti montessoriane. Anche lei, a quasi 18 anni ha dovuto lasciare l’orfanotrofio: mentre studiava per gli esami all’Università si è formata come insegnante Montessori. Ora ha 24 anni e continua a sentire casa quel luogo dove da bambina si è ritrovata senza famiglia. “Ho passato l’intera mia infanzia qui, ma non sapevo che ci sarei rimasta pure per la mia giovinezza e in età adulta, con un lavoro che mi rende felice”, esclama Razia. “Quello che provano i bambini l’ho vissuto sulla mia pelle. Alla scuola pubblica molti bimbi parlano di mamma e papà e tu ti senti smarrito. Ma anche grazie alla cura del metodo Montessori, ho superato e sono pronta ad abbracciare questi bambini ogni giorno”.

La terza insegnante, Basira, ha invece una storia più fortunata e ha fatto dei bambini orfani della “House of Flowers” i suoi figli. “Quando mi sono sposata, li ho invitati tutti al mio matrimonio”, racconta con un gran sorriso. “Per loro è stata una bellissima occasione di festa, siamo come le loro madri, come dei genitori, non potevano mancare al mio matrimonio”. I bambini per l’occasione hanno organizzato un gioco e disegnato, e si sono poi lasciati mascherare con l’henna tradizionale, che adorna invitati e invitate alle nozze afghane. Oltre al momento eccezionale di festa, i bambini trascorrono con le tre insegnanti diversi momenti di convivialità quotidiana: il pranzo, ma anche l’ora di pausa in giardino. Spesso si unisce anche la direttrice. Lei e una delle insegnanti portano alla “House of Flowers” anche i loro figli piccoli. Per Fatima e Basira, invece, la più grande soddisfazione è poter supportare economicamente la famiglia con il loro lavoro. Un circolo virtuoso beneficia gli orfani che apprendono e le donne che insegnano.

I bambini sono lasciati liberi tra una lezione e l’altra per pensare e giocare, non hanno i rigidi orari degli altri orfanotrofi del Paese

“La ricchezza di questo orfanotrofio e di molti altri è che ci sono tantissimi gruppi etnici diversi che rappresentano tutto l’Afghanistan”, dice la direttrice Jamila. “Alcuni dei bambini dalla provincia del Nuristan parlavano solo la loro lingua locale ed è stato qua che hanno imparato le due lingue ufficiali dell’Afghanistan, il dari e il pashto”, continua Fatima.

Questa miscela di hazarapashtotagikibalucinur e altri permette alle insegnanti di lavorare sulla bellezza della diversità e sulla convivenza pacifica. Ed infine, le uscite in città, una decisione non indifferente sapendo che in ogni momento un’esplosione può rovinare non la giornata ma la vita intera. Le uscite fanno parte del metodo: prendere contatto e orientarsi nel mondo esterno, sentirsi parte di una comunità più grande che è la società, conoscere diritti e doveri.

Il Garden of Flowers, realtà unica e multietnica nel Paese ispirata alla pedagogista italiana, ha chiuso. Le insegnanti sono tornate a casa e hanno cancellato dal telefono i loro contatti occidentali. “Se non ci faranno riaprire abbiamo un Piano B” dicono: “Come tra il 1996 e il 2001 faremo scuola a casa”

Nella scuola montessoriana di Kabul, dove si insegnano pace e convivenza per resistere alla guerra senza fine (altreconomia.it)

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La buona notizia del venerdì: Le Afghan dreamers e il G20 Conference on Women’s Empowerment

Le Afghan dreamers, sono riuscite a lasciare il Paese.

Il team, composto da venti giovani donne tra i 12 e i 18 anni cresciute con la passione della robotica, è stato accolto a Città del Messico, dopo essere fuggite da Herat.

La loro storia è diventata nota nel 2017, quando sono arrivate sul podio al campionato di robotica di Washington, nonostante le iniziali difficoltà a entrare negli Stati Uniti a causa del muslim ban.

l loro nome è Afghan Dreamers e sono un gruppo di ragazze accomunate dalla passione per la robotica che hanno fatto per la prima volta parlare di sé nel 2017, quando parteciparono ai campionati mondiali giovanili della robotica di Washington dopo aver superato non pochi ostacoli legati a permessi e visti.

Nei giorni scorsi, all’indomani della presa di Kabul da parte dei talebani e al loro repressivo ritorno al potere, le “sognatrici afghane” avevano lanciato un appello per riuscire a fuggire dal Paese e rifugiarsi in Canada, che ha promesso di accogliere 20mila rifugiati dall’Afghanistan. La disperata richiesta d’aiuto, appoggiata dall’appello siglato dall‘avvocatessa per i diritti umani Kimberly Montley e la presidente del Malala Fund Meghan Stone, aveva fatto il giro del mondo catalizzando l’attenzione dei media e dando ulteriore evidenza della grave crisi umanitaria che sta dilaniando l’Afghanistan, minando ancora più rovinosamente una già precaria condizione sociale.

Tra i benefattori che hanno permesso alla squadra di lasciare l’Afghanistan spicca il nome di Allyson Reneau, una madre di 11 figli originaria dell’Oklahoma che ha incontrato per la prima volta le ragazze al Summit Humans to Mars nel 2019 e che, da allora, ha sempre mantenuto i rapporti con loro. La donna si è battuta in prima per persona per il loro espatrio, collaborando con i funzionari locali e gli ambasciatori dei Paesi disposti ad accogliere i profughi in fuga dall’Afghanistan, oltre a un grande numero di volontari.

Le ragazze hanno già attirato l’attenzione di alcune prestigiose università statunitensi, che avrebbero predisposto alcune borse di studio per permettere loro di proseguire gli studi e continuare a dar forma al loro sogno

.“Per la prima volta nella loro vita, credo davvero che abbiano la libertà di scegliere e di essere artefici del proprio destino e del proprio futuro”, ha spiegato Reneau a Insider. “Per me è una sensazione liberatoria sapere che potranno andare da qualche parte e ricevere un’istruzione dove vogliono. Hanno lasciato tutto per inseguire i loro sogni ed essere libere e istruite”.

Il bagaglio di creazioni che le ha rese note include un robot a energia solare deputato alla semina dei campi e un raccattapalle automatico

In piena pandemia per collaborare attivamente alla lotta contro il Covid-19, il team è sceso in campo ideando un respiratore ricavato da componenti di automobili dismesse.

Le studentesse afgane hanno costruito un prototipo di ventilatori con parti di auto prese dal motore di una Toyota Corolla e una trasmissione a catena di una motocicletta Honda.

Una storia che tiene alta l’attenzione sui diritti delle donne afghane e sulla necessità della loro protezione in un momento così disperato, che sta disintegrando anni di lotta per l’emancipazione che hanno portato a una pallida apertura al mondo dello studio e del lavoro per le cittadine di sesso femminile.

Così il premier Mario Draghi in apertura del G20 Conference on Women’s Empowerment, in corso a Santa Margherita Ligure. “Il G20 deve fare tutto il possibile – aggiunge Draghi – per garantire che le donne afghane mantengano le loro libertà e i loro diritti fondamentali, in particolare il diritto all’istruzione. Le conquiste raggiunte negli ultimi vent’anni devono essere preservate”. “Ogni perdita di talento femminile è una perdita per tutti noi“.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/08/26/g20-conference-on-womens-empowerment_f9781acc-d152-47f7-912f-44efbd0b738e.html

Afghanistan, il lieto fine delle ragazze della robotica: arrivano le borse di studio – HDblog.it

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Perchè siam donne: Il diritto di esprimersi come esseri umani,ribadisce Shamsia Hassani sui muri di Kabul

Shamsia Hassani è la prima artista di graffiti donna dell’Afghanistan. Attraverso le sue opere, Shamsia ritrae le donne afghane in una società dominante maschile

Ritrarre sui muri ritrae silhouette di donne avvolte nell’hijab mentre suonano, cantano, ballano, osservano la città, per ribadire il loro diritto di esprimersi come esseri umani. Sono senza labbra, forse perché non possono parlare ma riescono a dire tanto di quel mondo distrutto che le circonda.Shamsia Hassani attacca i talebani frontalmente, mostrando a tutti che cosa possono fare quelle temute donne che vogliono nascondere.

E’ questa l’espressione artistica che contraddistingue Shamsia Hassani, classe 1988, la prima street artist afgana. “Voglio colorare i brutti ricordi della guerra”, ha raccontato Hassani in un’intervista “e se coloro questi brutti ricordi, allora cancello la guerra dalla mente delle persone. Voglio rendere l’Afghanistan famoso per la sua arte, non per la sua guerra”.

La sua arte torna ad assumere ancor più rilevanza e potere di denuncia oggi della preoccupazione per la situazione delle donne in Afghanistan.

Le donne rappresentate da Shamsia Hassani emanano grazia e femminilità e non sono soggetti passivi. Esse sono personaggi eterei e sognanti che mostrano un ideale di donna ben lontana da quella promossa dai talebani. “Voglio dimostrare che le donne sono tornate nella società afghana con una forma nuova e più forte”, ha spiegato Hassani . “Non è la donna che sta a casa. È una donna nuova. Una donna piena di energia, che vuole ricominciare”. Una donna che speriamo non perda quelle libertà per cui ha duramente dovuto lottare negli ultimi 20 anni, prima del ritorno dei talebani in città

Samsia pprende l’arte dei murales da Chu, un artista del Regno Unito. . In seguito a questo workshop inizia la pratica della street art sui muri delle case nelle strade di Kabul. Adotta questa forma di arte perché le bombolette spray e gli stencil sono molto più economici delle forniture artistiche tradizionali.

Una delle sue opere sulle pareti del centro culturale della capitale è una donna che indossa un burka seduta sotto una scala. L’iscrizione sottostante recita “L’acqua può ritornare in un fiume arido, ma cosa succede al pesce morto?”. Conclude il suo lavoro rapidamente, in 15 minuti, per evitare molestie, e dichiara che il suo lavoro non è islamico. Sostiene che con il suo lavoro vuole opporsi all’oppressione delle donne afgane nella loro società.

Nella sua ultima opera, pubblicata pochi giorni fa ed intitolata “Death to Darkness”, il vaso con la “speranza” cade. Ma non è rotto. C’è ancora la possibilità di raccoglierlo. Ed è proprio quello che spera Shamsia Hassani, un’opera che è anche una preghiera d’aiuto per il suo popolo, per le donne affinché non rinuncino alla propria libertà.

Kabul, al centro dei nostri discorsi da qualche giorno, è piena dei suoi graffiti, e incitano a far fiorire una coscienza femminile, soprattutto in questo momento critico.

Il 15 agosto, sulla sua pagina facebook Shamsia Hassani scrive: “Forse perché i nostri desideri sono cresciuti in una pentola nera… Forse perché i nostri sogni sono cresciuti in un vaso nero…”

Forse perché tutti dovremmo ascoltare di più la voce delle donne afgane.

Forse tutti dovremmo ascoltare di più la voce di tante e tante donne in tutto il mondo , perchè moltissime troppe sono le violenze perpetrate nei loro confronti.

Forse tutti dovremmo ascoltare le voci e sono tantissime troppe di molti esseri umani ai quali vengono negate le libertà essenziali per esistere come tali.

Forse tutti dovremmo guardare anche nel nostro piccolo e omologato giardinetto e chiederci se veramente le libertà prioritarie per una vita dignitosa siamo rispettate.

Per tutti gli esseri viventi sulla Terra!

Fonte

la prima artista di graffiti donna dell’Afghanistan – Libreriamo

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La buona notizia del venerdì: I diritti delle donne in primo piano nell’attuale crisi umanitaria

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Continuare a parlare delle donne in Afghanistan è per tutte le donne del mondo!

Dancing in the Mosque – un tweet di Homeira Qadery la donna che scrive da diversi anni per i bambini, le donne e la nuove generazione dell’Afghanistan.E lo fa da Kabul che significa che cè resistenza sotto la bandiera talebana.

La resistenza delle donne afghane nonostante la caduta di Kabul in mano ai talebani della giornalista Marjana Sadat.

Le donne afghane celebrano a Kabul con la bandiera nazionale il 102esimo giorno dell’Indipendenza dell’Afghanistan, il 19 agosto 2021 (afp).

Da Twitter alla strada, a Kabul ci sono tante voci che dicono ai fondamentalisti e alla comunità internazionale che non vogliono. tornare indietro, che siamo nel 2021 e non nel 2001

A Kabul è sbocciata una piccola, in termini numerici, ma tenace resistenza ai talebani animata da un gruppo di studentesse femministe.

Quando i talebani hanno occupato i palazzi del governo e poi anche l’università, è iniziata un’opposizione silenziosa e strenua ai talebani “fatta di piccoli gesti di solidarietà”. “Le ragazze hanno distribuito casa per casa i burqa alle donne, quelli delle loro nonne perché da anni non li indossano, gli assorbenti perché a Kabul uscire di casa per una donna è diventato impossibile e si stanno impegnando per tutelare le studentesse più esposte che dalla capitale hanno fatto rientro in famiglie che vivono alla periferia del Paese”.

Per le giovani afghane il dolore più grande è stata l’occupazione talebana dell’ateneo che “in questi anni è diventato molto internazionale perché tanti studenti hanno fatto esperienze all’estero e ora rischiano di tornare indietro di 20 anni. Ma dai messaggi che mi manda sento più ancora che  il terrore la forza e la voglia di resistere”. “Cosa possamo fare per voi?”, in un whatsapp. 

“Parlate più che potete, non ci lasciate soli”..

La giornalista di Tolo News intervista in diretta il portavoce talebano

la giornalista Beheshta Arghand ha appena intervistato – in diretta per TOLO News (una delle voci più autorevoli sulla situazione afghana) – un portavoce che fa parte del team dei media dei talebani, Mawlawi Abdulhaq Hemad. 

Nelle stesse ore, invece, la televisione di stato in lingua pashto ha trasmesso notiziari con simboli e messaggi dell’Emirato islamico dell’Afghanistan.

Secondo alcuni osservatori, Beheshta Arghand rappresenta «il volto del coraggio» e tutti si augurano che, dopo l’intervista, la donna possa essere effettivamente al sicuro. ..

La drammatica testimonianza è di Zarifa Ghafari, 27 anni, la sindaca più giovane dell’Afghanistan, nella provincia di Maidan Wardak, da sempre in prima linea per i diritti delle donne, che ha parlato con il New York Times.

Nominata sindaca nell’estate del 2018 dal presidente Ashraf Ghani, Ghafari è una delle poche donne ad aver mai ricoperto un incarico governativo nella città molto conservatrice di Maidan Shar.Non so su chi fare affidamento. Ma non mi fermerò ora, anche se verranno di nuovo a cercarmi. Non ho più paura di morire”

Non è la prima situazione di rischio nella quale Ghafari si sia mai trovata.Sono numerosi gli attentati da parte degli insorti islamisti ai quali Ghafari è già scampata da quando ha iniziato a combattere in prima linea per i diritti delle donne.

Frattanto,, riconquistato l’Afghanistan i talebani, nelle prime dichiarazioni ufficiali strizzano l’occhio alle donne assicurando che l’Emirato Islamico non vuole che siano delle vittime, al contrario le lusinga dicendo che dovrebbero far parte della struttura del nuovo governo a Kabul.

Ma Zarifa è  tra i moltissimi che ritengono che la mossa dei miliziani sia solo un tentativo propagandistico di rassicurare il mondo e anzi si aspetta di essere «punita con la morte» per il suo impegno in politica.

Zakia Khudadadi, lottatrice di taekwondo, che sognava di essere la prima donna afghana alle Paralimpiadi (che inizieranno martedì 24) ma dopo la caduta di Kabul si sente intrappolata nel suo Paese: «Non lasciate che i talebani mi tolgano i diritti fondamentali».

Khalida Popal è un’istituzione dello sport mondiale, ma ora teme per la vita delle sue compagne. Fino al 2001, anno della caduta del primo regime talebano, le donne non potevano praticare sport o andare in bicicletta “dovremo bruciare le uniformi della squadra”. Queste le parole della capitana della prima nazionale di calcio femminile“Oggi telefonerò e dirò loro di bruciare o sbarazzarsi delle loro uniformi della squadra”, dice Popal a Reuters, riferendosi alle sue giocatrici. Negli anni il suo impegno ha portato alla nascita della prima federazione calcistica femminile, l’Afghan Football League

L’attivista e scrittrice afghana, che è stata eletta al Parlamento afghano dalla provincia di Farah, Malalai Joya difende con passione la lotta sua e delle donne nell’Afghanistan martoriato da 17 anni di guerra. L’occupazione straniera, dice, ha solo aumentato i nostri problemi. Oggi i terroristi sono più forti. Le bombe, gli attentati suicidi, gli attacchi di droni, le esecuzioni pubbliche, gli stupri di massa, i rapimenti e altre tragedie minacciano quotidianamente la vita del popolo afghano. Le donne afghane continuano a essere vittime dei fondamentalisti e dell’ignoranza, come prima dell’intervento occidentale. Devono perciò organizzarsi e liberarsi, devono lottare in prima persona per la propria libertà e diritti, proprio come fanno le donne kurde. «Non c’è democrazia, libertà e progresso se le donne non prendono coscienza e cominciano a lottare per i loro diritti politicamente», esorta Malalai.

I talebani si prendono i territori, ma non i cuori e le menti delle persone. Manizha Naderi, co-fondatrice di Women for afghan women

Il quotidiano The Guardian ha avviato una collaborazione con Rukhshana media, un collettivo di giornaliste donne in Afghanistan, per raccontare le loro storie e come questo le colpirà. “Non sono al sicuro perché sono una donna di 22 anni e so che i talebani stanno obbligando le famiglie a dare le proprie figlie in sposa ai combattenti. E non sono al sicuro anche perché sono una giornalista e so che i talebani verranno a cercare me e tutti i miei colleghi”.

Continuare a parlare delle donne in Afghanistan è per il futuro di tutte le donne del mondo!

Fonti:

.Afghanistan: la resistenza delle studentesse femministe a Kabul – Alma News 24

7 libri e 2 film per aiutare bambini e i ragazzi a capire l’attuale situazione in Afghanistan – greenMe

La resistenza delle donne afgane – LifeGate

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La buona notizia del venerdì: Margherita Hack sarà la prima scienziata ad avere una statua sul luogo pubblico

Nel 2022 ricorrerà il centenario della nascita di Margherita Hack, astrofisica, accademica e divulgatrice scientifica e Milano le dedicherà una statua che sarà la prima dedicata ad una donna sul suolo pubblico della città.

La Signora delle stelle avrà la sua statua a Milano.

La celebre astrofisica, accademica, divulgatrice scientifica e attivista italiana – scomparsa ormai otto anni fa – vedrà un’opera dedicata a sé in quanto “pioniera nel proprio campo, simbolo di riscatto in grado di ispirare intere generazioni e allo stesso tempo portatrice di valori universali e libera pensatrice anche al di fuori del campo delle materie STEM”

L’iniziativa è ideata e promossa da fondazione Deloitte, in coprogettazione con Casa degli Artisti ed è sostenuta dal comune di Milano.

Fondazione Deloitte, costituita nel febbraio 2016, risponde al desiderio di porsi in modo sempre più responsabile e attento di fronte alla società, a cui Deloitte sa di dovere molto e a cui vuole restituire valore, mettendo in campo le proprie risorse e competenze, oltre che instaurando un dialogo con le istituzioni e le realtà di eccellenza presenti sul territorio nazionale e non solo.

Da un’analisi fatta nel 2019 è risultato che a Milano su 121 monumenti nessuno era dedicato a una donna!

Il progetto di realizzazione dell’opera, che sarà inaugurata nella primavera del 2022, è gia’ partito.

Casa degli Artisti sta invitando una selezionata rosa di artiste italiane e internazionali a partecipare al concorso di idee e il progetto vincitore sarà selezionato da una giuria di esperte ed esperti nel corso del prossimo autunno. –

L’artista vincitrice sarà in residenza a Casa degli Artisti, che le fornirà il supporto necessario alla realizzazione dell’opera.

La scultura, infine, verrà donata al Comune di Milano e fondazione Deloitte si farà carico della manutenzione per gli anni a venire. “Questa amministrazione si è sempre impegnata, su diversi fronti, dall’arte alla scienza, dalla toponomastica allo sport , nel riconoscimento del multiforme talento femminile: un impegno che riguarda la storia, il presente e il futuro delle nostre comunita’”, ha commentato l’assessore alla cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno.

Momento significativo per la città che ha solo un’altra scultura dedicata a una donna, l’artista Rachele Bianchi, realizzata nel 2019.

“Sono certa che questo sia solo l’inizio di una lunga serie di azioni positive – ha concluso la consigliera comunale del Pd, Angelica Vasile, promotrice della mozione che chiedeva proprio l’intitolazione di statue a figure femminili in città, vista la loro assenza – perché una società più giusta ed equa passa anche dal riconoscimento del grande contributo delle donne alla scienza, all’arte, alla storia, alla letteratura, ed anche alla conquista della democrazia nel nostro paese”.

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perchè siam donne: le protagoniste del cambiamento alle Olimpiadi 2021!!!

Io affermo , e non solo io, che le donne cambieranno il mondo!
E non si può non avere notato come in queste tanto attese olimpiadi 2021, ex 2020, l’apporto femminile e nella qualità e nella quantità dei traguardi raggiunti nelle varie specialità agonistiche sia stato più che presente.
Sarà per questo che tante problematiche morali sono state messe in evidenza, anche con comportamenti e affermazioni assolutamente impensabili?

Non può che essere la prima di questo mio elenco parziale Simone Biles che ha rivelato con tanta semplicità l’altra faccia della competizione spietata che fa ottenere strabilianti risultati agli atleti. Non solo nello sport direi, in ogni campo.
Quando l’atleta americana si è fermata durante la prova al volteggio a queste Olimpiadi di Tokyo 2021, sono usciti diversi articoli in cui si ipotizzava un infortunio al piede.
Qualche ora più tardi si è scoperto che non era il suo piede, ma la sua salute mentale ad averle causato il ritiro.
E ho pensato “Bene allora, buon per te Simone!”
Mostrare a tutto il mondo che la salute mentale non vale meno della salute fisica è molto più impressionante di qualsiasi medaglia.
Facendo un passo indietro, Simone ha dato il permesso a ogni bambina di prendersi una pausa quando se ne ha bisogno.
Facendo un passo indietro, Simone ha dato il permesso a ogni persona di lasciar perdere lavori tossici e stressanti, relazioni violente e tutto ciò che fa male e prosciuga mentalmente.
Simone, era già una campionessa molto prima di mettere piede su qualsiasi podio.
Non si è tirata indietro a raccontare la sua storia di abusi del medico sportivo, Nassar e quando l’ha fatto ha sentito il peso che veniva dalla sua notorietà. «È stato molto difficile, ma ho pensato che raccontare la mia storia potesse incoraggiare altre persone a dire la loro».
Per lei era importante parlare per sostenere le colleghe che hanno denunciato gli abusi del medico della nazionale statunitense.
«Mi ha dato forza parlare perché la gente che mi ha guardata ha visto che io ero stata forte abbastanza e che potevano esserlo anche loro».

Si tratta di Kristina Timanovskaya, la velocista bielorussa che, pochi giorni fa, con un post su Instagram, aveva criticato pubblicamente gli allenatori che l’avevano iscritta, senza il suo consenso, alla staffetta 4×100. Subito l’atleta è stata ritirata dalla competizione e portata in aeroporto, dove solo grazie all’intervento della polizia giapponese si è scongiurato il rimpatrio forzato. Tra qualche giorno, Krystina Timanovskaya volerà in Polonia, dove le è stato concesso l’asilo politico.
Sotto accusa le autorità bielorusse che, secondo gli oppositori al regime di Lukašėnka, avrebbero cercato di costringerla a tornare a casa dalle Olimpiadi di Tokyo, dopo le critiche dell’atleta nei confronti della federazione bielorussa che l’aveva iscritta a sua insaputa nella staffetta 4×400.
Ma in aeroporto ha fatto un video appello al Cio, chiedendo la protezione della polizia: «Stanno cercando di portarmi fuori dal Giappone senza il mio consenso. Chiedo al Cio di intervenire».A comunicare la notizia è lo stesso Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, il cui portavoce, Mark Adams, ha dichiarato che Timanovskaya è stata costretta a fare le valigie e andare in aerporto, dove ha trascorso la notte in un hotel in totale isolamento.
Al momento, Kristina è in un hotel di Tokyo sotto la custodia della polizia e ha chiesto agli agenti giapponesi asilo politico.
Tra qualche giorno, Krystina Timanovskaya volerà in Polonia, dove le è stato concesso l’asilo politico.

 Lucilla Boari ha conquistato il bronzo nel tiro con l’arco battendo con il risultato di 7-1 l’americana Mackenzie Brown. È il ventesimo titolo per gli Azzurri in questa edizione delle Olimpiadi di Tokyo. L’ultimo titolo della specialità, ma nel torneo maschile, risaliva a Giochi disputati a Londra nel 2012: allora arrivò la medaglia d’oro a squadre.
Terzo posto importante e medaglia storica per la selezione femminile azzurra, finora mai salita sul podio iridato. “È tutta una questione una testa la cosa fondamentale è stata la testa – aveva detto tra una prova e l’altra di una giornata intensa, che l’ha vista anche a un passo dalla finale per l’oro -. Ci devi stare, devi aggrapparti al match con tutto quello che hai”.
E con quanta naturalezza saluta e ringrazia dei complimenti la “ sua ragazza”! Appoggiata da una meravigliosa famiglia che è fiera della sua felicità in tutte le sue scelte e traguardi, in tutte sottolinea il padre!
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Il caso delle giocatrici di pallamano della Norvegia, multate 150 euro ciascuna (per una cifra complessiva di 1500 euro) per via dei loro pantaloncini, non conformi alle regole – che invece impongono loro di giocare indossando ciò che, in buona sintesi, è la parte inferiore di un bikini – ha scatenato una discussione che, 5 anni fa, non avrebbe mai avuto neanche luogo, e che mira ad identificare ed eradicare quei doppi standard di genere che, per lo stesso motivo, consentono ai loro colleghi uomini di affrontare le maggiori competizioni indossando ,pantaloncini che possono salire fino a 10 centimetri dal ginocchio, a patto che non siano troppo larghi.

La popstar americana Pink condivide la lotta al sessismo delle atlete norvegesi e si è offerta di pagare i 1.500 euro di multa inflitti dalla Federazione al team femminile, per aver indossato i pantaloncini al posto del succinto e consueto bikini. “
“Sono molto orgogliosa della squadra femminile norvegese di pallamano da spiaggia che ha protestato per le regole sessiste sulla loro uniforme – scrive la popstar americana su Twitter –  la federazione europea di pallamano deve essere multata per sessismo. Brave, signore. Sarò felice di pagare le vostre multe. Continuate così”.

200 metri donne: Elaine Thompson-Herah nella storia!
Aveva già realizzato la doppietta 100m – 200m a Rio 2016 e lo ha fatto di nuovo a Tokyo 2020: la giamaicana Elaine Thompson-Herah è la prima donna a bissare la vittoria Olimpica nei 100-200 metri nella storia dell’atletica!
La giamaicana ha finito la gara in 21.53, un tempo che rappresenta il suo record personale oltre che quello nazionale.
Il 31 luglio, invece, Thompson-Herah aveva vinto l’oro nei 100 m, stracciando il record Olimpico con 10.60, davanti alle connazionali Shelly-Ann Fraser-Pryce e Shericka Jackson. Thompson-Herah ha messo a segno, quindi, la fantastica doppietta 100m – 200m anche a Tokyo 2020!
La giamaicana, infatti, aveva già ottenuto lo stesso brillante risultato a Rio 2016, dove aveva trionfato nei 100m (10.71) e poi nei 200m (21.78). Ha quindi frantumato i suoi record e realizzato una doppietta che profuma di storia.

Gabby Thomas la prima laureata ad Harvard a vincere una medaglia ai Giochi Olimpici.
Gabrielle Thomas è un’atleta di atletica leggera americana. È la terza donna più veloce di tutti i tempi nei 200 metri con il suo risultato di 21,61 secondi, stabilito alle prove olimpiche statunitensi del 2020.
Ha vinto la medaglia di bronzo ai 200 metri delle Olimpiadi estive del 2020.
Come ricorda Time, nel 1896 un ex studente di Harvard vinse una medaglia d’oro nel salto triplo, ma non riuscì mai a completare gli studi e laurearsi presso la prestigiosissima Università.
Gabby Thomas, originaria di Atlanta, ha iniziato a correre grazie alle sollecitazioni di sua madre, la dottoressa Jennifer Randall. Nonostante ciò, Gabby non ha preso sul serio la corsa, almeno fino al suo primo anno di liceo presso la Williston Northampton School in Massachusetts.
Nel frattempo, l’atleta si è anche laureata in neurobiologia e salute globale, ispirata dall’apprendimento dell’esperimento di Tuskegee durante un corso universitario. Un interesse che le deriva anche dal fatto che suo fratello gemello ha l’ADHD (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e suo fratello minore è autistico. “Entrambi i miei fratelli mi hanno portato alla neurobiologia”, ha detto Gabby in un’intervista.

Forse il nome di Luciana Alvarado non vi dirà molto, ma questa ragazza di 18 anni entrerà nella storia delle olimpiadi.
Luciana è una ginnasta della Costa Rica e, oltre ad essere stata la prima a qualificarsi per la competizione è stata anche la prima a manifestare per il Black Lives Matter durante un’esibizione.
Il 25 luglio Luciana Alvarado ha fatto la sua routine a terra su note allegre e caraibiche, saltando da una parte all’altra della pedana tra le scritte di Tokyo 2000 e regalando momenti di sport appassionato. Per concludere la sua coreografia, Alvarado ha deciso di unire alla sua routine (così si chiama l’esibizione in gergo tecnico) la combinazione di due gesti a sostegno del movimento Black Lives Matter
Come ha commentato lei al podcast GymCastic: “Sento che se fai qualcosa che unisce tutti, ti fai riconoscere come uno che ‘Sì, sei uno dei miei, capisci le cose'” ha spiegato la ginnasta, per poi concludere: “È importante che tutti vengano trattati con rispetto e dignità e che tutti abbiano glistessi diritti. Perché siamo tutti uguali e siamo tutti belli e fantastici, quindi penso che sia per questo che amo avere questo gesto nella mia routine”.

Il Cio ha chiesto e ottenuto da molti Paesi che all’apertura sfilino una coppia di portabandiera, in nome dell’equità di genere in un’edizione che si preannuncia come un’Olimpiade al femminile a cominciare dai numeri. La marcia è lunga, il traguardo più vicino di quel che potesse immaginare Stamàta: così l’Italia con Jessica Rossi-Elia Viviani, ma anche gli Stati Uniti, la Cina, il Brasile, e poi Iran, Algeria, Marocco hanno aderito alla scelta di parità durante la sfilata.

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La buona notizia del venerdì: Per l’estate ci sono anche le biblioteche da spiaggia

leggere che passione!

Leggere, per quanto ci riguarda, rimane infatti il modo migliore di occupare il tempo mentre ci si rosola al sole di agosto.

E se on line abbondano i consigli di lettura e le liste più o meno tematiche di titoli perfetti per ombrellone e sdraio ,può sempre succedere che l’incauto turista dimentichi a casa il tomo amorevolmente scelto o, ma solo per chi non ha scelto di leggere Il cardellino, resti «a secco» a metà vacanze.
Anche per questo motivo sono ormai un fenomeno assai diffuso le biblioteche da spiaggia che, come nel caso di quella promossa in Bulgaria da un resort sul Mar Nero, possono arrivare a contare su patrimoni decisamente variegati e interessanti

Quella di  Albena Resort è la prima biblioteca sulla spiaggia in Europa, la terza nel mondo. Situata vicino al celebre hotel Kaliopa, conta oltre 2500 volumi disponibili in oltre dieci lingue.

La struttura della biblioteca è lunga oltre 12 metri e conta 140 scaffali in grado di contenere oltre 4000 libri.

“Gli scaffali della biblioteca sono costruiti con materiali resistenti al vento forte e al sole battente. In caso di pioggia i libri vengono coperti con appositi supporti di modo che non corrano il rischio di rovinarsi”

Ciascuno scaffale è contrassegnato da una bandiera nazionale che serve ad indicare la lingua in cui sono scritti i libri.

I turisti possono prendere in prestito i libri senza dover essere in possesso di alcuna tessera. Se non riescono a terminare la lettura durante la vacanza possono tenere il libro e metterne sullo scaffale della biblioteca uno nuovo, di modo che l’offerta sia sempre varia

La biblioteca della spiaggia di Albena è molto frequentata dai turisti stranieri che da tempo condividono sui social le informazioni sull’iniziativa. 

Molti hanno donato i libri che hanno finito di leggere prima di lasciare il resort.

Riva Trigoso
In Italia le biblioteche da spiaggia sono ormai una realtà diffusa: ve ne sono in provincia di Rimini (dove a Misano Adriatico è attivo il progetto Libri A-Mare rivolto ai più piccoli e a Cervia con la storica biblioteca balneare ospitata all’interno della kermesse La spiaggia ama il libro), a Pesaro (con Biblioteche fuori di sé che sfrutta i libri di riciclo), a Follonica (dove alcuni bagni offrono, insieme allo sdraio, un libro da restituire al tramonto), a Trani (dove BiblioApeCar, un servizio bibliotecario itinerante promosso dal comune, farà tappa in alcuni stabilimenti balneari per effettuare il servizio di prestito e svolgere attività di promozione della lettura) e nelle spiagge del Cilento (dove è attiva l’iniziativa Librerie da Spiaggia promossa da Legambiente Castellabate), solo per citarne alcune. 
Ma le biblioteche balneari hanno preso parecchio piede nel mondo: dalla costa francese a quella andalusa, dalla Bulgaria a Israele abbiamo raccolto alcune immagini di biblioteche itineranti che vi riproponiamo si seguito.

Jale Beach, Albania

Arriva dalla Bulgaria la prima biblioteca sulla spiaggia

https://www.giornaledellalibreria.it/news-biblioteche-biblioteche-da-spiaggia-dove-trovarle-in-italia-e-allestero-548.html

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Perchè siam donne: 100 anni e dieci medaglie olimpiche per amore

Non concentrarti sulla vittoria… ma fallo per amore” – Agnes Keleti

La centenaria Olimpica Agnes Keleti è sopravvissuta alle persecuzioni e alla Shoa, diventando in seguito una campionessa.

“Devi amare la vita e guardare sempre il lato positivo”.

Questo è il segreto di Agnes Keleti che con i suoi 100 anni si afferma come la più anziana campionessa Olimpica vivente:

Questa filosofia è sempre rimasta scandita in ogni momento della sua vita. Dal successo, alle tragedie, fino alla resilienza.

Nata come brillante ginnasta, Agnes non avrebbe mai potuto immaginare che i tanti fattori esterni avrebbero condizionato così tanto la sua infanzia.

All’età di 16 anni la giovane Agnes, piena di grandi aspettative e speranze, vinse i campionati nazionali ungheresi e, da li in poi il suo obiettivo fu quello di esibirsi nel più grande palcoscenico di questo sport, ovvero le Olimpiadi.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, però, sconvolse ogni cosa.

Il paese natale di Agnes cadde sotto l’occupazione nazista e, a causa dei suoi antenati ebrei, l’unica speranza di sopravvivenza per lei fu quella di nascondersi e assumere la falsa identità di una domestica cristiana. Lei, sua madre e la sorella riuscirono a sopravvivere, mentre suo padre e altri parenti furono uccisi nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Dopo la fine della guerra, Agnes prese la decisione di tornare alla sua carriera di ginnasta. Il suo obiettivo rimase sempre lo stesso: le Olimpiadi.

A Londra 1948 tuttavia, Agnes dovette rinunciare a causa di un infortunio ai legamenti: fu la terza Olimpiade consecutiva che perse, ma quattro anni dopo finalmente ci riuscì.

Helsinki 52 infatti, segnò il suo debutto Olimpico. A 31 anni Agnes risultava ben oltre l’età media delle sue rivali (23 anni), ma alla fine fece grandi risultati. La ginnasta, infatti, sbancò Helsinki con una medaglia d’oro, un argento e due bronzi.

I suoi risultati la spinsero ad altre Olimpiadi, mostrando finalmente a tutti il suo talento già evidente sin dai primi campionati nazionali nel 1937.

Ai Giochi Olimpici di Melbourne nel 1956 batté la leggendaria ginnasta sovietica Laris Latynina vincendo altre sei medaglie, quattro delle quali d’oro.

Delle dieci medaglie ottenute, la prima è quella a cui Agnes tiene di più. “La mia preferita è la medaglia d’oro per gli esercizi a corpo libero”.

“È il mio esercizio preferito perché a terra è il luogo in cui faccio ciò che voglio e posso essere me stessa”.A differenza delle discipline ginniche che fanno perno sugli attrezzi, a terra Keleti riuscì a esprimersi sempre al meglio. Per il fatto di essere donna, sa che ha dovuto lottare il doppio degli uomini per ottenere quei risultati.

E il suo primo oro è stato un momento di grande rivalsa per Agnes.

Dopo la carriera, comunque, la ginnasta non si fermò. Le tensioni politiche peggiorarono in Ungheria, così decise di cercare asilo in Australia, prima di emigrare in Israele nel 1957.

Lì si formò per diventare l’allenatrice della Nazionale israeliana di Ginnastica. E l’insegnamento ai suoi studenti si basò sempre su un perno fondamentale: ‘’Molte ripetizioni portano grandi risultati!”.

Agnes ha dovuto lottare molto per realizzare i suoi sogni e ora ha voluto dare qualche consiglio a tutti coloro che si recheranno a Tokyo 2020, i quali dovranno indubbiamente farne tesoro.

Il miglior consiglio è di non subire le circostanze. Dal dove ti trovi al tempo che fa. Bisogna sempre tirare fuori il meglio da se stessi”.

La luce duratura della fiamma Olimpica è un qualcosa che per Agnes rappresenta una costante in un mondo totalmente cambiato, con il suo ricordo preferito dell’uomo sbarcato sulla luna legato all’umanità.

Una nuova generazione affronterà l’Olimpiade, ma c’è un atleta che lei terrà d’occhio. Una ginnasta che, come lei, terrà sempre inciso il suo nome negli annali della storia: Simone Biles.

‘’Mi piacerebbe vederla trionfare in ancora più esercizi”, diceAgnes.

Biles vanta già quattro ori Olimpici a suo nome, ma per una ginnasta non c’è onore più grande del riconoscimento della propria poliedricità e innovazione. “Spero per lei che tutto ciò che ha in mente si realizzerà in queste Olimpiadi”. La vita di Agnes Keleti è la vera definizione di spirito Olimpico.

La sua storia deve essere da esempio per tutti coloro che vogliono superare le avversità e raggiungere l’Olimpo.

https://olympics.com/it/notizie-in-primo-piano/agnes-keleti-non-concentrarti-sulla-vittoria-ma-fallo-per-amore

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

https://www.open.online/2021/07/27/tokyo-2020-ginnasta-luciana-alvarado-ginocchio-razzismo-video/

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La buona notizia del venerdì: Durante il lockdown anche in Italia è scoppiata la passione per gli audiolibri

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L’immagine romantica della ragazza acculturata di buona famiglia che legge un libro al nonno anziano che l’aspetta ogni giorno alla stessa ora è stata cancellata dall’immagine qui sopra!

Durante il lockdown gli italiani non hanno scoperto solo gli e-book, si sono avvicinati anche agli audiolibri ed è scoppiata la passione.

Così da prodotto di nicchia i “libri da ascoltare” sono diventati protagonisti del mercato con 10 milioni di ascoltatori nel 2021, vale a dire una crescita dell’11% rispetto al 2020.

Numeri che emergono dagli studi realizzati per l’Associazione Italiana Editori, e dalla ricerca realizzata da NielsenIQ per festeggiare i cinque anni di Audible in Italia, dove è arrivata nel 2016.

Audible è nata nel 1995 negli Stati Uniti da un’idea di Donald Katz, giornalista e scrittore appassionato di jogging che ha inventato un modo più pratico e leggero per “ascoltare la cultura”, sfruttando la tecnologia e la trasmissione di file digitali su Internet.

Nel 1997 Audible ha lanciato il primo lettore audio portatile digitale al mondo, ora conservato allo Smithsonian Institution di Washington. Nel 2008 la società è entrata a far parte della famiglia di Amazon.

Lo scorso maggio, Audible ha siglato un importante accordo con Aid- Associazione Italiana Dislessia per avvicinare alla lettura le persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dsa). Si stima che in Italia ci siano circa 2 milioni di persone con disturbo specifico dell’apprendimento.

Sin dall’infanzia, la lettura gioca un ruolo fondamentale per la formazione e l’apprendimento. Le persone con Dsa, però, spesso abbandonano la lettura a causa delle difficoltà di approccio ai test

Audible a Aid hanno studiato due iniziative: la prima, “Mille vite in un libro: leggere con le orecchie per esplorare il mondo”, propone un ciclo di eventi digitali dal vivo durante i quali verranno letti ad alta voce brani tratti da grandi libri di narrativa, interpretati da attori e doppiatori professionisti; la seconda sarà incentrata sulla scuola: Audible supporterà Aid in un progetto di educazione all’ascolto, dedicato a docenti, studenti e alle loro famiglie.

Chi sono i lettori digitali italiani?

Il 54% sono Millennials, tra i 25 e i 34 anni, ed ascoltano audiolibri tutti i giorni. Gli ascoltatori tra i 18 e i 24 anni, insieme a quelli che hanno tra i 35 e i 44 anni, rappresentano il 45%. Il luogo d’ascolto preferito è la casa e l’83% privilegia la modalità “solitaria” anche se aumenta la percentuale di quanti condividono il piacere dell’ascolto con altre persone, nella maggior parte dei casi i figli.

Grazie al potere e al fascino di voci e storie, gli audiolibri riescono tenere incollati gli italiani alle cuffie per quasi 30 minuti: la durata media di una sessione di ascolto, infatti, è di 25,4 minuti. Il momento migliore è la sera, in particolare prima di dormire, al secondo posto la mattina.

Roma, Milano e Torino sono le città in cui si dedica più tempo all’audio entertainment, seguite da Bologna e Brescia.

A Milano, Roma e Torino si ascoltano più contenuti per bambini e audiolibri legati a tematiche LGBT.

Rilassarsi è la prima ragione che spinge gli italiani a affidarsi alla trama di un audiolibro (46%).

L’ascolto è un modo per imparare e ampliare i propri orizzonti per il 23% degli italiani, mentre il 31% afferma di affiancare l’ascolto alla lettura in particolare quando non è possibile leggere (+4% rispetto al 2020).

Quasi il 50% degli italiani si dedica all’audio entertainment mentre è indaffarato in altre faccende, ed emerge un nuovo dato interessante: per oltre il 40% degli italiani, gli audiolibri sono motivo di compagnia e conforto. Il 43% degli audiolettori, infatti, li ritiene dei validi alleati contro la solitudine mentre il 40% li ascolta come antidoto all’insonnia.

Per quanto riguarda i gusti in fatto di ascolti, resistono al passare del tempo e al cambiamento delle mode i classici (32%), seguiti dai thriller (28%) e dai libri fantasy e di science fiction (23%).

Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria

Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, Quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.

Perchè la lettura è una immortalità all’indietro.

Umberto Eco

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/16/editoria-durante-il-lockdown-anche-in-italia-e-scoppiata-la-passione-per-gli-audiolibri

https://lauracarpi.com/2021/05/28/la-buona-notizia-del-venerdi-gli-appassionati-della-lettura-diventano-professionisti/

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Perchè siam donne: Una favola? Perchè è una donna! Quando si crede in un sogno ogni sogno diventa realtà!

Una favola con un bel lieto fine, non si potrebbe definire altrimenti la storia di Glass Marcano, giovane ragazza venezuelana, figlia di una famiglia resa ancora più povera dalla crisi economica prima, e dalla pandemia poi.

La mamma ha un negozio di frutta, e Glass la aiuta come può, lavorando nel negozio, studiando tra un cliente e l’altro.

Glass è anche una bambina prodigio della musica: ha iniziato a 4 anni a suonare il violino. A soli 8 anni è entrata al conservatorio, e a 11 ha cominciato a suonare in diverse orchestre venezuelane. Poi l’ingresso nel “Sistema”, la fondazione musicale voluta e diretta da José Antonio Abreu, che credeva fortemente nel ruolo della musica per il riscatto sociale dei giovani. Qui Glass studia direzione d’orchestra.

Nel frattempo, si laurea in giurisprudenza, e diventa direttrice dell’orchestra giovanile sinfonica del conservatorio Simón Bolívar, continuando a lavorare anche nel negozio di frutta e verdura. Una vita faticosa e impegnativa per una ragazza tenace e volenterosa.

Poi un giorno scopre che l’Orchestra Mozart di Parigi organizza un concorso, “la Maestra”, per selezionare una direttrice d’orchestra. Sarebbe il sogno della sua vita partecipare, ma Glass non ha i soldi per la quota di iscrizione. Sono 150 euro, e Glass non li ha. Non li può chiedere ai genitori, perché nemmeno loro li hanno. Il sogno purtroppo non si può realizzare, eppure era così a portata di mano.

Ma questa è una favola e come in tutte le favole che si rispettino ci sono le fatine buone.

Questa volta la fatina ha le sembianze di amici e parenti di Glass, che fanno una colletta per prestarle i soldi. Non si può perdere questa occasione, Glass deve partire, deve iscriversi al concorso, deve almeno provarci. Allora Glass paga la quota, manda un video con le sue esibizioni e supera la preselezione: parteciperà alle finali del concorso, a Parigi, nel marzo 2020.

Però arriva la pandemia, e il concorso viene rimandato: il sogno si allontana di nuovo. Ma con l’estate la situazione in Europa migliora, e il concorso viene fissato a settembre.

Solo che mentre in Europa le cose vanno meglio, il Venezuela attraversa una fase durissima e quindi il governo attua tutta una serie di misure di contenimento. Tra cui la chiusura dello spazio aereo: non ci sono più voli, Glass non può partire.

Il sogno sembra di nuovo irrealizzabile.

E invece no, perché altre fatine buone, questa volta con le sembianze di funzionari dell’ambasciata francese in Venezuela, e dell’ambasciata venezuelana in Francia, riescono a far salire Glass e il suo sogno su un volo umanitario diretto a Madrid per rimpatriare gli spagnoli bloccati in Venezuela.

Glass poi arriva a Parigi, partecipa al concorso, ma non vince.

Eppure la sua esibizione commuove la giuria, che non rimane insensibile davanti alla sua bravura, e le conferisce un premio speciale: una borsa di studio per il Conservatorio di Parigi.

Oggi Glass Marcano è ancora in Francia, dove studia, suona, si esibisce, e viene apprezzata per il suo grande talento. Recentemente è stata invitata a dirigere l’Opera di Tours per tutto il 2022.

Una vera favola, con una protagonista coraggiosa, degli amici generosi, un sogno da realizzare, solo che al posto della bacchetta magica, in questa favola c’è la bacchetta di una giovane direttrice d’orchestra, carismatica, determinata, energica e talentuosa.

Ma forse anche questa bacchetta può essere un po’ magica, se riesce a trasformare i sogni in realtà..

La farfalla della gentilezza

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

Paulo Coelho

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne