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Perchè siam donne: 100 anni e dieci medaglie olimpiche per amore

Non concentrarti sulla vittoria… ma fallo per amore” – Agnes Keleti

La centenaria Olimpica Agnes Keleti è sopravvissuta alle persecuzioni e alla Shoa, diventando in seguito una campionessa.

“Devi amare la vita e guardare sempre il lato positivo”.

Questo è il segreto di Agnes Keleti che con i suoi 100 anni si afferma come la più anziana campionessa Olimpica vivente:

Questa filosofia è sempre rimasta scandita in ogni momento della sua vita. Dal successo, alle tragedie, fino alla resilienza.

Nata come brillante ginnasta, Agnes non avrebbe mai potuto immaginare che i tanti fattori esterni avrebbero condizionato così tanto la sua infanzia.

All’età di 16 anni la giovane Agnes, piena di grandi aspettative e speranze, vinse i campionati nazionali ungheresi e, da li in poi il suo obiettivo fu quello di esibirsi nel più grande palcoscenico di questo sport, ovvero le Olimpiadi.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, però, sconvolse ogni cosa.

Il paese natale di Agnes cadde sotto l’occupazione nazista e, a causa dei suoi antenati ebrei, l’unica speranza di sopravvivenza per lei fu quella di nascondersi e assumere la falsa identità di una domestica cristiana. Lei, sua madre e la sorella riuscirono a sopravvivere, mentre suo padre e altri parenti furono uccisi nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Dopo la fine della guerra, Agnes prese la decisione di tornare alla sua carriera di ginnasta. Il suo obiettivo rimase sempre lo stesso: le Olimpiadi.

A Londra 1948 tuttavia, Agnes dovette rinunciare a causa di un infortunio ai legamenti: fu la terza Olimpiade consecutiva che perse, ma quattro anni dopo finalmente ci riuscì.

Helsinki 52 infatti, segnò il suo debutto Olimpico. A 31 anni Agnes risultava ben oltre l’età media delle sue rivali (23 anni), ma alla fine fece grandi risultati. La ginnasta, infatti, sbancò Helsinki con una medaglia d’oro, un argento e due bronzi.

I suoi risultati la spinsero ad altre Olimpiadi, mostrando finalmente a tutti il suo talento già evidente sin dai primi campionati nazionali nel 1937.

Ai Giochi Olimpici di Melbourne nel 1956 batté la leggendaria ginnasta sovietica Laris Latynina vincendo altre sei medaglie, quattro delle quali d’oro.

Delle dieci medaglie ottenute, la prima è quella a cui Agnes tiene di più. “La mia preferita è la medaglia d’oro per gli esercizi a corpo libero”.

“È il mio esercizio preferito perché a terra è il luogo in cui faccio ciò che voglio e posso essere me stessa”.A differenza delle discipline ginniche che fanno perno sugli attrezzi, a terra Keleti riuscì a esprimersi sempre al meglio. Per il fatto di essere donna, sa che ha dovuto lottare il doppio degli uomini per ottenere quei risultati.

E il suo primo oro è stato un momento di grande rivalsa per Agnes.

Dopo la carriera, comunque, la ginnasta non si fermò. Le tensioni politiche peggiorarono in Ungheria, così decise di cercare asilo in Australia, prima di emigrare in Israele nel 1957.

Lì si formò per diventare l’allenatrice della Nazionale israeliana di Ginnastica. E l’insegnamento ai suoi studenti si basò sempre su un perno fondamentale: ‘’Molte ripetizioni portano grandi risultati!”.

Agnes ha dovuto lottare molto per realizzare i suoi sogni e ora ha voluto dare qualche consiglio a tutti coloro che si recheranno a Tokyo 2020, i quali dovranno indubbiamente farne tesoro.

Il miglior consiglio è di non subire le circostanze. Dal dove ti trovi al tempo che fa. Bisogna sempre tirare fuori il meglio da se stessi”.

La luce duratura della fiamma Olimpica è un qualcosa che per Agnes rappresenta una costante in un mondo totalmente cambiato, con il suo ricordo preferito dell’uomo sbarcato sulla luna legato all’umanità.

Una nuova generazione affronterà l’Olimpiade, ma c’è un atleta che lei terrà d’occhio. Una ginnasta che, come lei, terrà sempre inciso il suo nome negli annali della storia: Simone Biles.

‘’Mi piacerebbe vederla trionfare in ancora più esercizi”, diceAgnes.

Biles vanta già quattro ori Olimpici a suo nome, ma per una ginnasta non c’è onore più grande del riconoscimento della propria poliedricità e innovazione. “Spero per lei che tutto ciò che ha in mente si realizzerà in queste Olimpiadi”. La vita di Agnes Keleti è la vera definizione di spirito Olimpico.

La sua storia deve essere da esempio per tutti coloro che vogliono superare le avversità e raggiungere l’Olimpo.

https://olympics.com/it/notizie-in-primo-piano/agnes-keleti-non-concentrarti-sulla-vittoria-ma-fallo-per-amore

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

https://www.open.online/2021/07/27/tokyo-2020-ginnasta-luciana-alvarado-ginocchio-razzismo-video/

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La buona notizia del venerdì: Durante il lockdown anche in Italia è scoppiata la passione per gli audiolibri

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L’immagine romantica della ragazza acculturata di buona famiglia che legge un libro al nonno anziano che l’aspetta ogni giorno alla stessa ora è stata cancellata dall’immagine qui sopra!

Durante il lockdown gli italiani non hanno scoperto solo gli e-book, si sono avvicinati anche agli audiolibri ed è scoppiata la passione.

Così da prodotto di nicchia i “libri da ascoltare” sono diventati protagonisti del mercato con 10 milioni di ascoltatori nel 2021, vale a dire una crescita dell’11% rispetto al 2020.

Numeri che emergono dagli studi realizzati per l’Associazione Italiana Editori, e dalla ricerca realizzata da NielsenIQ per festeggiare i cinque anni di Audible in Italia, dove è arrivata nel 2016.

Audible è nata nel 1995 negli Stati Uniti da un’idea di Donald Katz, giornalista e scrittore appassionato di jogging che ha inventato un modo più pratico e leggero per “ascoltare la cultura”, sfruttando la tecnologia e la trasmissione di file digitali su Internet.

Nel 1997 Audible ha lanciato il primo lettore audio portatile digitale al mondo, ora conservato allo Smithsonian Institution di Washington. Nel 2008 la società è entrata a far parte della famiglia di Amazon.

Lo scorso maggio, Audible ha siglato un importante accordo con Aid- Associazione Italiana Dislessia per avvicinare alla lettura le persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dsa). Si stima che in Italia ci siano circa 2 milioni di persone con disturbo specifico dell’apprendimento.

Sin dall’infanzia, la lettura gioca un ruolo fondamentale per la formazione e l’apprendimento. Le persone con Dsa, però, spesso abbandonano la lettura a causa delle difficoltà di approccio ai test

Audible a Aid hanno studiato due iniziative: la prima, “Mille vite in un libro: leggere con le orecchie per esplorare il mondo”, propone un ciclo di eventi digitali dal vivo durante i quali verranno letti ad alta voce brani tratti da grandi libri di narrativa, interpretati da attori e doppiatori professionisti; la seconda sarà incentrata sulla scuola: Audible supporterà Aid in un progetto di educazione all’ascolto, dedicato a docenti, studenti e alle loro famiglie.

Chi sono i lettori digitali italiani?

Il 54% sono Millennials, tra i 25 e i 34 anni, ed ascoltano audiolibri tutti i giorni. Gli ascoltatori tra i 18 e i 24 anni, insieme a quelli che hanno tra i 35 e i 44 anni, rappresentano il 45%. Il luogo d’ascolto preferito è la casa e l’83% privilegia la modalità “solitaria” anche se aumenta la percentuale di quanti condividono il piacere dell’ascolto con altre persone, nella maggior parte dei casi i figli.

Grazie al potere e al fascino di voci e storie, gli audiolibri riescono tenere incollati gli italiani alle cuffie per quasi 30 minuti: la durata media di una sessione di ascolto, infatti, è di 25,4 minuti. Il momento migliore è la sera, in particolare prima di dormire, al secondo posto la mattina.

Roma, Milano e Torino sono le città in cui si dedica più tempo all’audio entertainment, seguite da Bologna e Brescia.

A Milano, Roma e Torino si ascoltano più contenuti per bambini e audiolibri legati a tematiche LGBT.

Rilassarsi è la prima ragione che spinge gli italiani a affidarsi alla trama di un audiolibro (46%).

L’ascolto è un modo per imparare e ampliare i propri orizzonti per il 23% degli italiani, mentre il 31% afferma di affiancare l’ascolto alla lettura in particolare quando non è possibile leggere (+4% rispetto al 2020).

Quasi il 50% degli italiani si dedica all’audio entertainment mentre è indaffarato in altre faccende, ed emerge un nuovo dato interessante: per oltre il 40% degli italiani, gli audiolibri sono motivo di compagnia e conforto. Il 43% degli audiolettori, infatti, li ritiene dei validi alleati contro la solitudine mentre il 40% li ascolta come antidoto all’insonnia.

Per quanto riguarda i gusti in fatto di ascolti, resistono al passare del tempo e al cambiamento delle mode i classici (32%), seguiti dai thriller (28%) e dai libri fantasy e di science fiction (23%).

Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria

Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, Quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.

Perchè la lettura è una immortalità all’indietro.

Umberto Eco

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/16/editoria-durante-il-lockdown-anche-in-italia-e-scoppiata-la-passione-per-gli-audiolibri

https://lauracarpi.com/2021/05/28/la-buona-notizia-del-venerdi-gli-appassionati-della-lettura-diventano-professionisti/

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Perchè siam donne: Una favola? Perchè è una donna! Quando si crede in un sogno ogni sogno diventa realtà!

Una favola con un bel lieto fine, non si potrebbe definire altrimenti la storia di Glass Marcano, giovane ragazza venezuelana, figlia di una famiglia resa ancora più povera dalla crisi economica prima, e dalla pandemia poi.

La mamma ha un negozio di frutta, e Glass la aiuta come può, lavorando nel negozio, studiando tra un cliente e l’altro.

Glass è anche una bambina prodigio della musica: ha iniziato a 4 anni a suonare il violino. A soli 8 anni è entrata al conservatorio, e a 11 ha cominciato a suonare in diverse orchestre venezuelane. Poi l’ingresso nel “Sistema”, la fondazione musicale voluta e diretta da José Antonio Abreu, che credeva fortemente nel ruolo della musica per il riscatto sociale dei giovani. Qui Glass studia direzione d’orchestra.

Nel frattempo, si laurea in giurisprudenza, e diventa direttrice dell’orchestra giovanile sinfonica del conservatorio Simón Bolívar, continuando a lavorare anche nel negozio di frutta e verdura. Una vita faticosa e impegnativa per una ragazza tenace e volenterosa.

Poi un giorno scopre che l’Orchestra Mozart di Parigi organizza un concorso, “la Maestra”, per selezionare una direttrice d’orchestra. Sarebbe il sogno della sua vita partecipare, ma Glass non ha i soldi per la quota di iscrizione. Sono 150 euro, e Glass non li ha. Non li può chiedere ai genitori, perché nemmeno loro li hanno. Il sogno purtroppo non si può realizzare, eppure era così a portata di mano.

Ma questa è una favola e come in tutte le favole che si rispettino ci sono le fatine buone.

Questa volta la fatina ha le sembianze di amici e parenti di Glass, che fanno una colletta per prestarle i soldi. Non si può perdere questa occasione, Glass deve partire, deve iscriversi al concorso, deve almeno provarci. Allora Glass paga la quota, manda un video con le sue esibizioni e supera la preselezione: parteciperà alle finali del concorso, a Parigi, nel marzo 2020.

Però arriva la pandemia, e il concorso viene rimandato: il sogno si allontana di nuovo. Ma con l’estate la situazione in Europa migliora, e il concorso viene fissato a settembre.

Solo che mentre in Europa le cose vanno meglio, il Venezuela attraversa una fase durissima e quindi il governo attua tutta una serie di misure di contenimento. Tra cui la chiusura dello spazio aereo: non ci sono più voli, Glass non può partire.

Il sogno sembra di nuovo irrealizzabile.

E invece no, perché altre fatine buone, questa volta con le sembianze di funzionari dell’ambasciata francese in Venezuela, e dell’ambasciata venezuelana in Francia, riescono a far salire Glass e il suo sogno su un volo umanitario diretto a Madrid per rimpatriare gli spagnoli bloccati in Venezuela.

Glass poi arriva a Parigi, partecipa al concorso, ma non vince.

Eppure la sua esibizione commuove la giuria, che non rimane insensibile davanti alla sua bravura, e le conferisce un premio speciale: una borsa di studio per il Conservatorio di Parigi.

Oggi Glass Marcano è ancora in Francia, dove studia, suona, si esibisce, e viene apprezzata per il suo grande talento. Recentemente è stata invitata a dirigere l’Opera di Tours per tutto il 2022.

Una vera favola, con una protagonista coraggiosa, degli amici generosi, un sogno da realizzare, solo che al posto della bacchetta magica, in questa favola c’è la bacchetta di una giovane direttrice d’orchestra, carismatica, determinata, energica e talentuosa.

Ma forse anche questa bacchetta può essere un po’ magica, se riesce a trasformare i sogni in realtà..

La farfalla della gentilezza

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

Paulo Coelho

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne

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La buona notizia del venerdi:Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Colosseo e Palazzo Merulana senza confini …il futuro con le Slidedoors!

Al Museo Archeologico di Napoli hanno aperto una slide door che comunica con il Colosseo a Roma.

Da dicembre 2020, infatti, è partita dal Museo napoletano la nuova installazione interattiva con la tecnologia 4k live cam-streaming che apre a nuove forme della comunicazione museale.

La SLIDEDOOR è stata lanciata da CoopCulture, mentre la paternità dello strumento tecnologico si deve alla Factory Slide World: azienda napoletana che ha realizzato portali a grandezza naturale attraverso cui è possibile guardare e farsi guardare, mettendo, così in contatto persone e luoghi lontani.

In questo caso si mettono in contatto importanti istituzioni museali.

Le connessioni tra musei oggi sono possibili anche grazie alla tecnologia. Connettersi vuol dire far incontrare pubblici spesso diversi, trovare sinergie tra istituzioni, viaggiare anche con la mente, incontrarsi ”– ha spiegato il direttore del MANN, Paolo Giulierini – .Tradizionalmente lo si fa attraverso i prestiti, gli scambi scientifici tra studiosi. Ma le opportunità anche virtuali che si schiudono verso un futuro molto prossimo sono infinite. Accogliamo quindi con molto interesse, nella sala del Toro Farnese, questa originale sperimentazione, una ulteriore offerta per cittadini e turisti che siamo certi coinvolgerà soprattutto i più giovani”.

La Factory Slide Worldha creato la piattaforma Slide Netche consente la connessione permanente tra tutti i soggetti. Attraverso uno schermo con una profondità di trasmissione altamente immersiva e un software in live-cam-streaming inedito, le persone possono collegarsi persone e luoghi geograficamente lontani e molto diversi tra loro.

Come avviene questa nuova mirabile connessione?

“Mediante l’installazione e l’attivazione di dispositivi tecnologici inediti proprietari, connessi in diverse modalità network SlideNet, è possibile realizzare un INTRALUOGO (real time living), ovvero una potente esperienza emotiva di ATTRAVERSAMENTO che supera i confini e l’idea di confini, siano essi fisici, astratti o ideologici.

“Ogni singolo servizio prevede l’installazione e la connessione di una o più slidedoor in base al profilo network prescelto (che può essere privato o aperto) – afferma l’azienda – . 

Ogni dispositivo è configurato dal team attraverso la piattaforma e l’intelligenga artificiale di slidenet che permette di sviluppare software dedicati e sviluppati sulla base dell’ esperienza immaginata nelle fasi di analisi e progettazione”.

SlideDoor è uno strumento “filosofico” e di sofisticata tecnologia, una trama di pixel che racconta Microrelazioni, attraverso la quale è possibile osservare ed essere visti, vivendo l’esperienza di avere di fronte a sé persone e luoghi in realtà molto lontani, in spazi sia nazionali che internazionali.
Davanti alla porta, dall’altro lato, c’è un’altra persona che ci osserva e al tempo stesso è osservata.
SlideDoor apre così una intensa micro-relazione: da osservatori dell’altro diventiamo osservatori di noi stessi.

Uno strumento che si propone di mettere in sinergia principi di natura filosofica, economica ed etica, per un rinnovato marketing di carattere umanistico capace di favorire un nuovo cosmopolitismo dell’arte, per dare danno luogo all’esposizione più antica e misteriosa di sempre: “l’Umanità”.

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Perchè siam donne: Perdere qualche volta porta a grandi vittorie ! Così Anna Muzychuk!

Anna Muzychuk è una giovane ragazza ucraina, 28 anni ed è una grande anzi grandissima campionessa di scacchi.

Anna ha un passato scintillante illuminato da riconoscimenti, medaglie e titoli iridati.

Nel 2004 gioca per la Slovenia alle olimpiadi di scacchi, nel 2012 diventa Gran Maestro, la più alta onorificenza per un giocatore per non contare gli europei vinti e i mondiali conquistati.

Al di là delle naturali attitudini, per emergere in questo gioco, ci vogliono capacità strategiche, concentrazione, memoria, capacità di valutazione, uso efficace dei dati e tanto tanto allenamento. Insomma per diventare un campione il percorso è lungo e complicato ma se hai due genitori come quelli di Anna  il problema è risolto!

Per papà e mamma Muzychuk, istruttori onorari dell’Ucraina, è stato naturale insegnare fin da piccole, ad Anna e alla sorella, le basi del gioco. Nel 1999 partecipano alle prime gare organizzate nella scuola elementare per bambini fino ai 10anni. La carriera di Anna e quella di Marja decollano intersecandosi a fasi alterne tra successi e tante soddisfazioni.

Anna per esempio, dal 2003 al 2010 conquista due campionati ucraini, un campionato mondiale under 16 e un mondiale juniores. Nel 2014 conquista la medaglia d’oro al campionato mondiale lampo femminile (con un tempo a disposizione di ciascun giocatore di cinque minuti o inferiore per tutta la partita).

Dopo due anni vince il premio per la miglior giocatrice donna all‘Open magistrale a Gibilterra e a settembre dello stesso anno gioca le Olimpiadi scacchistiche femminili con la squadra dell’Ucraina dove conquista, oltre alla medaglia di bronzo a squadre, la medaglia d’oro individuale. A dicembre a Doha vince il campionato del mondo.

Anche Marja non è da meno. A soli 10 anni vince la medaglia d’oro del campionato europeo femminile e il campionato del mondo, nel 2007 riceve il titolo di Gran Maestro femminile e in seguito di Maestro internazionale.

Dal 2008 al 2012 è tra le dieci migliori giocatrici del mondo e nel 2015 vince il campionato mondiale.

Per le due sorelle ma soprattutto per Anna sarebbe facile ripresentarsi nel 2017 al Rapid and Blitz Chess Championship di Riad, in Arabia Saudita per vincere i titoli mondiali e un montepremi da capogiro messo in palio da principe ereditario Mohammed Bin Salman.

A febbraio Anna, al contrario di altre colleghe, accettò di mettersi il velo e di partecipare ai mondiali di scacchi in Iran, vincendoli, con un leggero hijab in testa. Forse è per questo che la sua presenza è data per scontata.

Oltre al titolo di Gram Maestro è infatti campionessa mondiale sia nella specialità degli scacchi “blitz” (le partite hanno una durata massima di dieci minuti) che nel “gioco rapido” (le partite possono durare fino a un’ora). Per lei sarebbe un gioco da ragazzi ma all’ultimo momento Anna decide di non partecipare rinunciando a due medaglie d’oro praticamente sicure.

Lo spiega lei, senza timori, e sono parole che pesano!

Tra pochi giorni perderò due titoli del campionato del mondo, uno dopo l’altro. Ho deciso di non andare in Arabia Saudita. Per non giocare secondo le regole di qualcun altro, per non indossare l’abaya (un lungo vestito che copre per intero il corpo della donna, ndr), per non essere necessariamente scortata quando sono fuori, per non sentirmi una creatura di seconda categoria.

Anna non è sola nella scelta, anche Marja sceglie di non partecipare al torneo per non soccombere alla regola che costringe le donne a gareggiare indossando l’abaya, un lenzuolo nero che copre le donne arabe dalla testa ai piedi.

Niente gara niente premio, ma ad Anna poco importa!

La sua è una scelta che va oltre la mera competizione.

È una aperta rinuncia per non voler essere considerata un essere inferiore e rispetto verso le donne arabe, ancora oggi, costrette a sottostare al volere dell’uomo, camminare per strada accompagnate da qualcuno, a non poter guidare l’auto, né entrare in un cinema o assistere ad un evento sportivo.

Puoi immaginare quanto l’assenza della campionessa mondiale  possa aver smosso le acque più che le coscienze.

La Federazione mondiale raggiunse compromessi con gli organizzatori arabi: far vestire le giocatrici con abiti abbottonati fino al collo, ma nulla di più.

Anna non accetta nessun compromesso, una scelta che con la sorella, paga con l’indifferenza generale. Si è preferito ignorare il messaggio piuttosto che dargli il giusto valore, ma Anna Muzychuk le idee le ha sempre avute ben chiare,

 Ho rinunciato a un guadagno superiore a quello che potrebbero darmi 12 eventi simili. Una presa di posizione per far valere i principi in cui  crediamo. […] La cosa più terribile è che a nessuno interessi”

Sono passati tre anni da quell’episodio ma la situazione non è cambiata.

L’esempio di Anna, convinta che perdere qualche volta porta a grandi vittorie, sarà fonte di ispirazione e coraggio per tutte le donne

fonte: tratto liberamente

https://libri.icrewplay.com/sport-in-book-la-scelta-di-anna-muzychuk/

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

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L’arcano maggiore 18: La Luna, il cane e il lupo, il granchio nell’acqua,le torri e l’erbetta, il mare

Con questo arcano siamo in quella che si chiama ‘fase celeste’ e viene preceduta dalla carta delle Stelle, poi la seguono il Sole, il Mondo, il Giudizio e, ancora, il Matto.

Siamo verso la fine del mazzo e questo ci ricollega per certi aspetti anche alla fine di questa incarnazione.

Devi sapere che guardando i 22 arcani maggiori da un punto di vista filosofico, ogni carta rappresenta una fase della vita e in questa parte del mazzo siamo già ad un ottimo punto evolutivo.

In questa carta ci sono tanti simboli tra cui: la Luna, il sentiero, le torri, il crostaceo, l’acqua stagnante, il cane, il lupo e la vegetazione.

Se ci hai fatto caso, però, non vengono rappresentate forme umane.

Non ci sono corpi né visi se non quello della Luna stessa.

Questo elemento ‘mancante’ dice tanto sull’energia di questa carta. Quando l’anima entra in questo arcano sa che non ha bisogno di un corpo fisico per sperimentarne l’energia. Qui siamo nel mondo dell’inconscio, una dimensione reale ma impalpabile e per navigare qui dentro non serve la fisicità. 

È un cammino interiore nei nostri luoghi più remoti dove l’essenziale è ciò che impregna l’aria e il contatto con noi stessi diventa vitale.
È un viaggio di esplorazione dentro di noi ed è per questo che può spaventare. Uno dei diversi significati di questa carta è proprio la paura!

La Luna, invece, viene raffigurata nitidamente: con il volto messo di profilo e gli occhi socchiusi. È in fase di raccoglimento interiore, in riflessione e meditazione profonda. Nonostante sia una calamita attrattiva per i due animali sottostanti, questi non hanno il potere di disturbarla. Lei è nella sua verità e da qui niente la può muovere.

I due animali, il lupo e il cane, rappresentano i nostri istinti primordiali, gli impulsi e tutte le memorie del cervello rettile che vivono dentro di noi. In particolare, il lupo rappresenta la nostra donna selvaggia interiore, quella parte di noi indomita che percepiamo nell’utero e nel petto, mentre il cane rappresenta il nostro inconscio, anche quello familiare.

Ululano e ringhiano senza sosta e quelle gocce che scendono dalla Luna ne rappresentano il fascino e l’attrazione. Quei due animali ci rappresentano quando ci chiediamo cosa c’è oltre quello che vediamo, qual è l’insegnamento di un determinato vissuto o il senso di un esperienza. Non sempre è facile permetterci di avvicinarci a queste comprensioni: le vogliamo e le temiamo nello stesso tempo. Questi istinti sono fondamentali per muoverci nella notte simbolica dell’anima, quando veniamo chiamati ad esplorare il nostro inconscio. Un po’ come quando ti svegli nel cuore della notte e cammini al buio, sono i sensi primordiali a guidarti!

l cielo è buio, la Luna è la sovrana della notte e ne custodisce tutti i misteri. Nonostante questo, riusciamo a vedere benissimo il sentiero che collega l’acqua dello stagno fino al mare che si intravede più in là.

Vediamo anche il granchio che è collegato al segno del Cancro: è qui per pulire i detriti del passato, le memorie e i ricordi diventati ingombranti. Infatti, grazie al suo camminare all’indietro nasconde le tracce di ciò che è venuto prima di lui. Se consoci qualcuno del segno del Cancro sai bene che queste persone estremamente sensibili fanno fatica a staccarsi dal passato perché simbolicamente lo rappresentano.

Quel sentiero conduce direttamente nel mare che ricorda sia il mare di emozioni che sperimentiamo ogni giorno, e che spesso reprimiamo, e sia il liquido amniotico. Così, i bagni rilassanti, i tuffi, le lunghe nuotate e tutto ciò che è affine all’acqua ci riportano simbolicamente nell’utero materno, il primo luogo sacro e protetto che abbiamo sperimentato in questa vita.

Questo archetipo ci riporta anche alle memorie perinatali sperimentate nel grembo di nostra madre e che ancora ci vivono dentro.

Le torri che vediamo sullo sfondo rappresentano le colonne d’Ercole. Un tempo si credeva che oltre quelle torri il mondo fosse finito. Questo ha un significato simbolico potente perché ci dice che oltre quelle colonne tutto ciò che conosciamo è finito e da lì inizia l’ignoto, il vuoto cosmico di cui spesso ti ho parlato nelle mie newsletters.

Per arrivare lì ci vogliono fiducia, amore, forza e coraggio perché le paure a volte ci frenano.

Tutto ciò che c’è oltre quelle due colonne si manifesta nel mondo onirico attraverso i sogni che sono uno strumento che l’inconscio ha a disposizione per mettersi in contatto con noi, o viceversa.

Qui non abbiamo controllo, entriamo in un mondo sfuggente, affascinante, calamitico e qui incontriamo la nostra essenza più profonda. Qui lasciamo andare il passato grazie alle forze interiori che incontriamo.

La Luna nei tarocchi ci parla di mistero, inconscio, utero, memorie perinatali, sogni, paure, meditazioni, non detti, non visti, l’oltre’ a ciò che vedono gli occhi.

Lei è il principio femminile che dà forza alla sacerdotessa.

fonte:

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La buona notizia del venerdì: A Roma la periferia rinasce sotto il segno della biodiversità

Prende il via un progetto di riqualificazione del quartiere Tor Bella Monaca nel segno di una politica green che metta insieme patrimonio urbanistico e rispetto per l’ambiente.

Simbolo di questa operazione è un murales realizzato grazie al supporto di Findus che unisce qualità artistica a impegno ambientale con l’uso di pitture che assorbono l’inquinamento e permettono risparmio energetico.

Le periferie italiane sono diventate spesso una ferita aperta nel tessuto sociale delle nostre città. Quartieri una volta operai, in molti casi nati sotto la guida di grandi architetti e urbanisti che in quelle zone lontane dai centri storici cittadini hanno trovato terreno fertile per mettere in pratica esperimenti di insediamenti all’avanguardia sulla carta, a causa della mancanza di servizi e collegamenti con il resto della città sono con gli anni diventati luoghi di segregazione sociale.

Tra le tante periferie italiane quelle di Roma sono tra le più note, con situazioni di emergenza in molti suoi quartieri periferici segnati dal degrado. Ma proprio da Roma parte un progetto che può rappresentare il riscatto delle periferie. Si tratta del progetto di riqualificazione di Tor Bella Monaca con Yourban 2030, l’associazione no profit che si occupa di arte e sostenibilità ambientale, e il supporto di Findus Italia. Frazione di Roma Capitale situata all’esterno dell’anello del Grande Raccordo Anulare, Tor Bella Monaca ha sofferto di molti dei problemi che affliggono le periferie da tempo.

Sin dagli anni ‘90 si è puntato a un suo risanamento e una sua valorizzazione collegando il quartiere alla nuova università di Tor Vergata e intervenendo con operazioni di risanamento architettonico. Questo nuovo progetto è un ulteriore passo in avanti perché basato sulle più moderne concezioni in tema di sostenibilità ambientale. Oggi puntare alla rinascita delle periferie significa farlo anche con un’ottica diversa. L’attenzione alle biodiversità e al rispetto dell’ambiente sono diventate negli ultimi anni linee guida importanti in molti ambiti, compreso quello architettonico-urbanistico.

Da sempre la visione di Findus è guidata da temi come la sostenibilità, la responsabilità sociale e il legame con il territorio. E in quest’ottica dare il proprio apporto al progetto è per l’azienda un modo importante per sostenere la città e la regione che la ospitano da tanti anni.

Da sempre in prima linea per il rispetto dell’ambiente, l’azienda ha deciso di sostenere economicamente un’operazione che non punta a un semplice risanamento architettonico e a una rivalutazione estetica del quartiere, ma che porta con sé benefici concreti in termini di green, diventando il simbolo di tutto l’intervento riqualificativo.

Si tratta di un murales a tema marino realizzato dallo street artist Lucamaleonte e che va a collocarsi all’interno della nuova campagna di comunicazione “Sali a bordo” di Findus, che punta alla salvaguardia della flora e della fauna marine. Intitolato “Sotto la superficie”, il murales sarà simbolicamente importante. Rappresentando ciò che sta nelle profondità dei mari, esalterà metaforicamente la ricchezza contenuta nel cuore delle periferie e troppo spesso nascosta da una superficie fatta di degrado.

Ma, in questi anni, “sotto la superficie” è spesso rimasta anche la consapevolezza dell’importanza di una coscienza ambientale. Un’attenzione e un impegno a rispettare le biodiversità non solo sono fondamentali per salvaguardare la salute del pianeta ma, di conseguenza garantiscono la sopravvivenza dell’uomo in un futuro che altrimenti potrebbe essere molto difficile. E così il murales sarà completamente green, realizzato con pitture all’avanguardia che da una parte assorbono gli agenti inquinanti presenti nell’aria, e dall’altra riflettono le radiazioni solari evitando così il surriscaldamento della parete del palazzo portando un forte contributo sul fronte del risparmio energetico. Il murales occuperà una superficie di 200 metri quadrati che, grazie all’azione smog-assorbente di queste vernici, corrispondono a 200 metri quadrati di bosco con alberi ad alto fusto.

Avere un quartiere più bello e più sano, attento all’ambiente con un’ottica moderna, non sarà solo l’occasione per aumentare il senso di appartenenza dei suoi abitanti ma anche quella per far riemergere la periferia per troppo tempo nascosta da un’immagine negativa. Queste parti di città possono diventare un punto di attrazione, non solo in Italia ma anche nel mondo. Infatti il murales farà parte di RIF Museo delle periferie, un’esposizione museale a cielo aperto su scala urbana che vede le opere di artisti di fama mondiale campeggiare sulle 21 Torri di Tor Bella Monaca inserendosi nel circuito dei musei di Roma e diventando a tutti gli effetti un luogo di fioritura artistica e interesse turistico.

Nasce dalla collaborazione dell’ Associazione culturale Forum del libro con il Municipio VI di Roma e Liber Liber.

Si chiama e-LOV ed è una biblioteca virtuale che è stata realizzata a Torbellamonaca.

Si tratta di semplici pannelli su cui si trovano le copertine di alcuni libri, ogni copertina ha un QR code, se lo inquadri ricevi in lettura il libro sul telefono.

Si tratta ovviamente di libri fuori diritto, ma è l’inizio di un progetto che spero riceverà più attenzione e (soprattutto) più finanziamenti.

Una piccola biblioteca urbana accessibile a tutti e tutte.

https://www.fanpage.it/studios/a-roma-la-periferia-rinasce-sotto-il-segno-della-biodiversita/?

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Sebben che siamo donne: Vogliamo essere non apparire come vuole il clichè!

Preferisco apparire come sono davvero.

Lei è Kate Winslet si è espressa con un no deciso all’intervento in post produzione per rimuovere “la pancia gonfia” in una scena di “Mare of Easttown”. Marianne, il suo personaggio, è una detective che indaga su un omicidio.

Quello che mi preoccupa è che i volti sono belli. I volti che cambiano, che si muovono, sono volti belli, ma abbiamo smesso di imparare ad amare quei volti perché continuiamo a coprirli con filtri a causa dei social e chiunque può photoshoppare se stesso.

Non vedo questa generazione cambiare, e mi rende solo triste perché spero che non manchino di essere presenti nella vita reale, senza puntare a ideali irraggiungibili”.

Kate ha rilasciato un’intervista con il New York Times, in cui afferma che il regista Craig Zobel le ha detto che avrebbe rimosso “una parte di pancia gonfia” in una scena. “Non osare!” ha risposto lei.

Che ha voluto anche che venisse modificato il poster perché li il suo viso era ritoccato. “Ragazzi, so quante linee ho intorno agli occhi. Per favore, rimettetele tutte a posto”.

L’attrice conduce questa sua battaglia simbolica da tempo.

Sin dai suoi esordi davanti alla telecamera e, in particolare, con il fenomeno Titanic, colossal nel quale recitava nel ruolo della protagonista, Kate Winslet ha dovuto tener fronte a innumerevoli commenti sulla sua silhouette.

Kate , allora diciannovenne,venne letteralmente denigrata dalla stampa occidentale, che invece di lodare le sue doti artistiche, si concentrò per anni a ripetere quanto fosse rotondetta, troppo burrosa per essere credibile come oggetto dei desideri della co-star Leonardo Di Caprio (sul cui peso, nessuno ha mai avuto da ridire).

Tra i commenti più gentili apparsi sui giornali del 1998, data di uscita del film: «Se solo avesse avuto un paio di chili in meno, Leo sarebbe riuscito a stare con lei sulla zattera e a salvarsi».

Già qualche mese fa Kate aveva confessato di essersi sentita a lungo “fuori posto a Hollywood, percepita e descritta come “la più grassa dei casting” per molto, moltissimo tempo. Abituata a non rientrare nei canoni estetici (maschilisti ?) di Hollywood, Kate Winslet è dotata della personalità giusta per farcela, nonostante tutto, portando alta la bandiera del body positive e credendoci veramente.

Nel 2015 aveva inserito una clausola per vietare l’utilizzo di Photoshop nel suo contratto pubblicitario con l’Oreal.

Abbiamo una responsabilità per le giovani generazioni di donne“.

E in un’altra occasione ha affermato

“Da bambina non ho mai sentito una donna dirmi “io amo il mio corpo. Non mia madre, non la mia sorella maggiore, né la mia migliore amica. Difficile sentire una donna dire: sono così orgogliosa del mio corpo. Dunque ho deciso di dirlo io a mia figlia perché la percezione dell’orgoglio di sé e del proprio corpo deve cominciare presto”.

Oggi che ha 46 anni, dice del suo personaggio: “È una donna perfettamente funzionante e imperfetta, con un corpo, un viso e un modo di muoversi che rappresentano la sua età, la sua vita e il luogo da cui proviene. Ci manca tutto questo”.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

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Solstizio d’Estate 2021

E’ la festa del Sole e della Luce carica di energia vitale che apre il nuovo ciclo delle stagioni sulla Terra. E’ il giorno più lungo dell’anno!

E tu attraversa questo portale magico e spingiti verso i tuoi obbiettivi che la Forza è in te!

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La buona notizia del venerdì: Le 7000 querce in mostra a testimoniare un artista pioniere della difesa della natura

Dalla metà di maggio, la Tate accoglie una grande installazione ambientale del duo britannico Ackroyd&Harvey che, nel nome di Joseph Beuys, punta il dito contro un’emergenza climatica ed ecologica e suggerisce un ripensamento del nostro rapporto con la Natura.

L’opera rimarrà in situ fino al 14 novembre prossimo

Nato a Krefeld nel 1921, Joseph Beuys rappresenta una delle personalità più significative nel panorama della performance europea. Muore a Düsseldorf nel 1986.

Entrato a far parte dell’aviazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale, nel 1943 ha un incidente aereo e precipita in Crimea, dove viene accolto e curato da una tribù di tartari che gli curano le ferite con creme a base di grasso animale e antiche tecniche sciamaniche.

Su tale esperienza si fonda la poetica artistica di Beuys, per il quale l’uomo necessita di instaurare un legame spirituale con la natura con la quale, entrando in contatto, riceve energie positive; nonché la scelta dei materiali usati in molte delle sue opere, tra i quali appunto il grasso animale e soprattutto animali veri, vivi o morti.

Nella sua ultima attività si dimostra particolarmente legato a questioni di ecologia ed eco sostenibilità.

Tra le sue opere più importanti, si ricordano “I like America and America Likes Me” (1974), performance nella quale l’artista rimase chiuso in una galleria d’arte per diverse settimane con un coyote vivo, rappresentazione del capitalismo americano.

Eurasia Siberian Symphony” (1963), conservata al Museum of Modern Art di New York, rappresentazione del contrasto fra un misticismo ancestrale ancora vivo in alcune zone del mondo – soprattutto orientali – e la moderna cultura occidentale, che sembra avere dimenticato le proprie radici.

Infine, “7000 querce”, presentata alla mostra “Documenta VII” nel 1982 e lasciata incompiuta dall’artista per il sopraggiungere della morte, manifesto dell’ecologismo artistico che ha caratterizzato gli anni finali di Beuys.

Nel 1982, per la settima edizione della mostra Documenta, Joseph Beuys propose un piano per piantare 7000 querce in tutta la città di Kassel, dal titolo City Forestation Instead of City Administration; con ciò, sperava di incoraggiare la società civile a piantare più alberi, di aumentare la consapevolezza ecologica, e tutelare il benessere psicofisico degli individui, immersi in un ambiente più salubre. Era almeno 30 anni avanti.

Nel 2007, gli artisti britannici Ackroyd&Harvey si sono recati nella cittadina tedesca e hanno raccolto ghiande dalle querce a suo tempo piantate dal loro collega.

Adesso, un centinaio di questi alberi, ormai cresciuti, sono esposti alla Tate Modern, sotto forma di grande installazione ambientale:Beuys’ Acornsè una manifestazione artistica, ma anche un luogo d’incontro e di riflessione sulle nostre relazioni con la natura.

Per tutta l’estate, alla mostra sarà affiancato un programma di incontri, seminari, workshop, dedicati alle tematiche ambientali.

La collocazione delle querce è resa ancora più poetica e pertinente dal fatto che, direttamente sotto la terrazza del Museo, è conservata un’importante opera di Beuys, The End of the 20th Century(1983-5), una delle più importanti della collezione permanente.

Ackroyd & Harvey, co-fondatori di Culture Declares Emergency, (piattaforma lanciata nel 2019, l movimento mira a creare piani strategici eco-sostenibili per individui e istituzioni) sono in piena sintonia con lo spirito ecologista di Beuys, di cui quest’anno decorre il centesimo anniversario dalla nascita