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* La buona notizia del venerdì: Bambini che vogliono cambiare il mondo

 

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Essere giovani e avere voglia di cambiare il mondo, per renderlo un posto migliore: è questo lo spirito che ha spinto una ragazza brasiliana di diciassette anni, Sayuri Magnabosco, a sviluppare un’alternativa biodegradabile agli imballaggi in polistirolo, che sono diffusissimi negli scaffali dei supermercati di tutto il mondo ma che sono anche tra le prime cause dell’inquinamento degli oceani e della mortalità della fauna marina.

Sebbene sia tra i materiali più utilizzati nella produzione delle vaschette con cui vengono confezionati alimenti quali la carne, la frutta e le verdure, il polistirene o polistirolo è altamente inquinante, in quanto non si degrada, contaminando l’ambiente per un periodo lunghissimo, che può andare dai 100 ai 300 anni.

Dopo aver riflettuto sul problema, Sayuri Magnabosco, una giovanissima studentessa di Curitiba, ha avuto la brillante idea di sostituire gli imballaggi in questo materiale con delle vaschette a base di bagassa, un residuo della lavorazione della canna da zucchero, costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna.

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Nel giro di appena un anno, grazie al sostegno di sua madre e dei suoi insegnanti, Sayuri è riuscita a dimostrare che la sua idea poteva essere effettivamente realizzata e, utilizzando proprio la bagassa, ha ottenuto dellevaschette biodegradabili, del tutto simili a quelle in polistirolo ma, al contrario di esse, atossiche ed ecosostenibili. Una volta gettate via, infatti, le vaschette di Sayuri degradano nell’arco di poche settimane e, essendo commestibili, non recano danni agli animali che dovessero ingerirle.

Le prime vaschette sono state realizzate in casa, in modo amatoriale ma ingegnoso, separando la bagassa dalla canna con un comune estrattore di succo, mescolandola poi con farina di grano e acqua e dando infine alla pasta la forma desiderata. I pezzi sono stati messi ad asciugare nel forno, fino al raggiungimento della giusta consistenza.

Ora l’obiettivo di Sayuri è rendere il suo progetto replicabile su una scala più ampia, cercando di porre le basi per la produzione industriale degli imballaggi in bagassa.

Nel frattempo, la ragazza sta anche lavorando alla realizzazione di un forno solare, in modo che il processo di produzione delle vaschette diventi ancora più sostenibile.

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Negli ultimi due anni, la sua idea ha fatto il giro del mondo, accendendo i riflettori su di lei e portandola a conquistare anche dei riconoscimenti prestigiosi: nel 2014 ha vinto il primo premio alla III edizione della Fiera per l’Innovazione in Scienza ed Ingegneria (FIciencias), un contest latinoamericano, mentre nel 2015 è risultata tra i finalisti delle cosiddette Olimpiadi dei Geni, che si tengono a New York.

Riconoscimenti che premiano non solo la creatività e l’ingegno, ma anche la tenacia con cui Sayuri ha portato avanti la sua idea, fino a farla diventare realtà.

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La bagassa è un residuo di estrazione proveniente dalla lavorazione per frantumazione e spremitura della canna da zucchero ( Saccharum officinarum) costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna.

La bagassa si produce già nel primo ciclo di spremitura e frantumazione della canna, quello nel quale, a pressioni crescenti, si riesce ad ottenere l’estrazione del 90% del saccarosio presente nella canna.

Come sottoprodotto conosce vari usi: in passato, veniva anche utilizzato fresco, in zootecnia, come alimento per animali, secondo un uso non più in voga.Un uso immediato, previa essiccazione, è quello che lo vede impiegato come combustibile, anche nelle stesse raffinerie dello zucchero di canna, che, in questo modo, possono diventare energeticamente autosufficienti.

Altri usi industriali lo vedono entrare come materia seconda in cicli produttivi per la produzione della carta, al pari di materiali di riciclo. La fibra viene anche usata nella produzione di pannelli truciolati destinati all’industria del mobile.Insieme ad altri scarti agricoli, può essere utilizzato nella produzione del furfurale, un composto organico usato come solvente e come esaltatore organolettico nell’industria alimentare.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Bagassa

http://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/18849-ragazza-imballaggi-biodegradabili-polistirolo

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* La buona notizia del venerdì: Il primo Gattoparco in Italia

Milano si fa sempre più attenta alle esigenze dei suoi cittadini. 

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La ristrutturazione di due storiche palazzine comunali per realizzare spazi di aggregazione e servizi legati al mondo della bicicletta, la bonifica di un’area verde abbandonata da anni, e la nascita del primo “gatto-parco’ d’Italia, sono i più importanti benefici assicurati dal Piano Integrato d’Intervento – recentemente approvato dalla giunta di Palazzo Marino – riguardante le aree tra via Barsanti, via Autari e Ripa di Porta Ticinese.

Il progetto prevede la riqualificazione di tutta la zona, con l’edificazione di circa 6.700 metri quadrati di residenze, 400 metri quadrati di edilizia convenzionata e 800 metri quadrati di uffici e negozi di prossimità.

Quale dotazione di servizi il piano prevede inoltre: la sistemazione della viabilità, con l’allungamento di via Autari e il suo collegamento a via Lombardini; il recupero edilizio e funzionale delle due palazzine di proprietà comunale in Ripa di Porta Ticinese, complessivamente di 600 metri quadrati, dove sorgeranno nuovi spazi e servizi riguardanti il mondo delle due ruote; la bonifica di un’area verde dismessa di 6.400 metri quadrati adiacente al parco Baden Powell, dove – secondo quanto richiesto anche dal Consiglio di Zona 6 – nascerà un giardino condiviso, per il quale è già stato presentato e approvato un progetto sperimentale di gestione da parte dell’associazione ‘Gatto viziato‘.

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In questo giardino i gatti domestici – che di solito sono costretti a vivere in uno spazio chiuso – accompagnati dai loro padroni, potranno correre, giocare e saltare in spazi recintati a prova di fuga.  

Oltre a una rete esterna, con un doppio cancello, ci saranno dei recinti più piccoli, che delimiteranno le aree dove portare il proprio gatto e giocare con lui.

Stiamo ancora studiando che cosa potremo inserire nello spazio” aggiunge Peletti. Probabilmente ci saranno istallazioni sulle quali i gatti potranno arrampicarsi.

Vietato l’accesso ai gatti randagi, per loro sono state organizzate colonie e spazi dedicati. Quindi sarà prevista un’area per felini affetti da Fiv e Felv così da impedirne la discriminazione, ma anche per veicolare la conoscenza della malattia. Il parco prevede zone coperte e siepi di contenimento, per proteggere dalle azioni di disturbo.

Ma il parco non è solo per i gatti, è per tutti” conclude Peletti spiegando che sono previsti anche incontri sulla cultura felina dedicati ai bambini e agli amanti dei gatti con esperti, veterinari e comportamentalisti. 

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La creazione di nuovi spazi pubblici si dimostra il filo rosso con cui l’amministrazione prosegue nella sua opera di valorizzazione del territorio. 

Grazie alla collaborazione con i privati dichiara l’assessore all’Urbanistica, Alessandro Balducci – recupereremo due vecchi edifici comunali e bonificheremo un’area dismessa da molti anni, rendendoli aperti e fruibili con progetti davvero innovativi. Milano continua ad essere una città modello, che sperimenta nuove pratiche per riqualificare il tessuto urbano“.

Gli spazi pubblici, vero tessuto connettivo per la città e preziosa infrastruttura per le comunità, hanno bisogno di funzioni che siano qualificanti.

In questa direzione – aggiunge Gabriele Rabaiotti, presidente del Consiglio di Zona 6 – abbiamo lavorato insieme alle associazioni del quartiere pensando a nuovi servizi legati al mondo della bicicletta e al primo parco dedicato ai gatti”.

Notizie correlate:

“La moschea di Instanbul che apre la porta ai gatti”

http://www.ilgiorno.it/milano/gatto-parco-1.1661644

http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/01/20/news/gattoparco_milano-131684004/?ref=fb#gallery-slider=125511848

http://www.gattolandia.org/index.php?pid=7

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* La buona notizia del venerdì: In Iran i muri della gentilezza

In Iran i “muri della gentilezza” per donare gli abiti usati ai poveri

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L’iniziativa nata a Mashhad e ora diffusa in tutto il Paese: muri colorati su cui tutti possono lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie che non si utilizzano più, per donarli a chi ne ha più bisogno.

Solo qualche mese fa vi abbiamo raccontato le bellissime iniziative portate avanti in Spagna Brasile per aiutare i poveri: frigoriferi solidali in cui tutti possono lasciare il cibo ancora buono in eccedenza che poi, chi ne ha più bisogno, può portare via.

E non solo: aumentano ogni giorno di più, anche in Italia, i ristoranti, le pizzerie e i bar in cui i poveri possono portare via il pane e le focacce invendute o i pasti in eccedenza.

Iniziative importanti che non solo aiutano chi è in difficoltà ma permettono anche di non buttare via il cibo ancora buono: purtroppo ancora oggi sono tantissime le quantità di cibo che ogni giorno vengono gettate via per motivi diversi, perché in scadenza o perché si tratta di frutta e verdura esteticamente “brutta”, perfettamente commestibile ma difficile da vendere.

Oggi invece ci spostiamo in Iran, precisamente a Mashhad, per parlarvi di un progetto simile, ideato dai cittadini per aiutare i senzatetto: i “muri della gentilezza” ossia muri colorati in diverse strade della città in cui qualcuno vi ha appeso degli attaccapanni su cui tutti possono lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie che non si utilizzano più.

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Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo”: questo il motto alla base dell’iniziativa che, da Mashhad, si sta diffondendo in tante altre città del Paese, grazie anche al passaparola sui social.

Come rilevano i dati ufficiali, in Iran vi sono ben 15mila senzatetto anche se le organizzazioni umanitarie sostengono che questa cifra riguarda solo la Capitale e il numero di persone in difficoltà è purtroppo molto più alto. E non solo: anche in Iran iniziano a diffondersi ogni giorno di più i frigoriferi solidali.

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Iniziative importanti che testimoniano sempre più l’importanza della condivisione, la necessità di aiutarsi reciprocamente e riscoprire il valore della comunità e dello stare insieme.

(Fonte immagini: Twitter – Instagram)

http://www.nonsprecare.it/muri-gentilezza-iran-abiti-usati-aiutare-poveri

 

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* La buona notizia del venerdì: Spesa gratis in cambio di lavoro

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A prima vista, non sembrerà molto diverso da un normale supermarket: gli spazi e gli arredi uguali a quelli di qualsiasi tradizionale punto vendita e sugli scaffali in bella vista prodotti di prima necessità, alimentari o per l’igiene personale.

Eppure, Emporio Portobello è un posto speciale. 

Perché? Semplice: si tratta di un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica.Qui, infatti, il prezzo non è indicato in euro, ma in punti. 

“Ogni famiglia è dotata di una tessera a punti con la quale è possibile “fare la spesa”. La tessera viene ricaricata mensilmente in base al nucleo familiare, previa selezione all’accesso con valutazione dell’ISEE e facendo particolare attenzione alle famiglie numerose. La tessera è a disposizione della famiglia per un tempo limitato (alcuni mesi) e, nel caso le condizioni famigliari migliorino, verrà ceduta ad altre famiglie in graduatoria. In caso contrario la tessera può essere rinnovata”, si legge sul sito dell’iniziativa anti-crisi, coordinata dall‘Associazione Servizi per il Volontariato Modena.

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Insomma, più che un supermercato, un “emporio sociale“, nato con almeno tre principali obiettivi: essere un luogo il più rispettoso possibile della dignità delle persone, per la raccolta e la distribuzione di beni di prima necessità, mettere in rete i diversi soggetti che già lavorano per contrastare la povertà attraverso un progetto di comunità e coinvolgere il territorio, le imprese, i cittadini che con il proprio lavoro gratuito, le donazioni economiche o di prodotti senza le quali non si potrebbe andare avanti potranno sostenere il progetto.

Ma è davvero tutto gratis? 

Non proprio: dal momento che la parola d’ordine è “dignità”, e non “carità”, i 450 i nuclei in difficoltà a cui si rivolge il servizio, scelti in collaborazione con i servizi sociali, dovranno offrire in cambio aiuto con il proprio lavoro come volontari almeno una volta a settimana. 

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Proprio come accadeva nel People Supermarket di Londra. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”, ha spiegato alla stampa Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato.

Sconfiggere la crisi economica, combattere gli sprechi e mettere in discussione la posizione dominante dei colossi della distribuzione: sono questi gli obiettivi che guidano il People’s Supermarket, “il Supermercato del popolo” di Londra, che si trova in Lamb’s Conduit Street, a Holborn, vicino al British Museum.

L’idea e tanto semplice quanto rivoluzionaria: il “supermercato della gente e per la gente”, come ama definirlo il proprietario, il baronettoArthur Potts Dawson, chef con il pallino della sostenibilità e degli sprechi del mondo alimentare, è una cooperativa a cui si può aderire fornendo una quota societaria di 25 sterline all’anno (circa 29 Euro).

In cambio di 4 ore di lavoro volontario al mese, i soci ricevono uno sconto del 10% per tutto l’anno sui prodotti del negozio. E hanno anche diritto di voto sugli approvvigionamenti: in poche parole, si offre loro la possibilità di scegliere cosa vendere nel supermercato. Non a caso, sugli scaffali del People’s Market troneggiano quasi esclusivamente prodotti biologici, locali, equosolidali.

La clientela trasversale del People’s Market, che va dagli avvocati ai disoccupati, dai londinesi agli immigrati somali e bengalesi, può poi usufruire dei servizi offerti da una piccola cucina, la “People’s Kitchen“, dove sipreparano piatti con frutta e verdura vicine alla data di scadenza.

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In 15 mesi di attività il fatturato del People’s ha superato 1,5 milioni di sterline(circa 1,7 milioni di euro) e il numero dei soci è salito a 1.200.

Ma Potts Dawson non si è accontentato di questo successo e ha fatto sapere che sta per avviare una sorta di franchising con il marchio People’s Supermarket: è già prevista l’apertura di un secondo punto vendita a Hackney, nell’East London, dove farà concorrenza a 17 supermercati, 12 dei quali della catena Tesco.

Mr. Dowson pensa anche di riprodurre su scala nazionale il progetto People’s Kitchen.

Insomma, una vera e propria industria alimentare low cost, che fa guadagnare evitando gli sprechi e consumando prodotti che rischierebbero di finire nella pattumiera. Ma che dà anche più voce ai consumatori, coinvolgendoli direttamente.

L’industria alimentare è stata comprata dalle grandi catene -ha detto il baronetto- noi invece proviamo a mostrare che cosa succede quando è la gente ad avere il controllo”.

Mr Dowson ci ha creduto.

E funziona.

Fonte:

http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/11613-10-negozi-supermercati

http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/10045-portobello-supermercato-disoccupati-modena

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* La buona notizia del venerdì: Ingannare l’attesa si può…

grenoblehistoires1-810x506-800x400A Grenoble, distributori automatici di racconti per chi aspetta i mezzi pubblici

Occupare i tempi morti con delle letture brevi e di buona qualità, del tutto gratuite: accade a Grenoble, in Francia, dove sono stati appena installati, in via sperimentale, dei distributori automatici di storie e di poesie, per rendere più piacevoli code e attese, offrendo a tutti la possibilità di concedersi un momento di evasione e di cultura.

Immaginate di essere in fila alla posta o in un altro ufficio pubblico, oppure di aspettare l’autobus: siete annoiati e vi piacerebbe poter ingannare il tempo in qualche modo, ma non avete portato con voi libri o riviste e vi ritrovate a guardare in continuazione il vostro smartphone, aspettando notifiche che non arrivano oppure controllando l’ora.

In una situazione come questa, non sarebbe male potersi distrarre leggendo un racconto di pochi minuti, 1, 3 o 5, a seconda del tempo che avete a disposizione. Anzi, sarebbe un modo intelligente per trasformare del tempo perso in un’occasione di divertimento, di svago o di riflessione, e comunque di arricchimento culturale.

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Gli otto distributori – delle colonnine nere e arancioni collocate in diversi punti di Grenoble – permettono di scegliere solo la durata del racconto che si vuole ricevere in dono: è sufficiente premere uno dei tre tasti – 1, 3 o 5 minuti – per ottenere un foglietto largo appena 8 centimetri e di lunghezza variabile, del tutto simile ad uno scontrino, che riporta una storia breve della durata selezionata. Il soggetto e la tipologia del racconto, invece, sono una sorpresa, tutta da scoprire.

Certo, si potrebbe obiettare che un distributore di storie di questo tipo possa comportare un eccessivo spreco di carta: ma, a ben vedere, i testi vengono stampati occupando uno spazio davvero minimo, sono molto maneggevoli e facilmente trasportabili (molto più di riviste o quotidiani, ad esempio) e non devono necessariamente essere fruiti e gettati via.

Al contrario, possono essere conservati o condivisi con amici e conoscenti, magari diventando il punto di partenza di piacevoli conversazioni o di scambi di opinioni.

Il progetto è nato dalla collaborazione tra il Comune di Grenoble e la start-up Short Edition, che fornisce i testi, redatti e selezionati all’interno della propria community, composta da 5.000 autori e da oltre 140.000 abbonati.

Abbiamo avuto questa idea guardando i distributori di barrette al cioccolato e bevande.” – ha raccontato Cristophe Sibieude, cofondatore e presidente di Short Edition – “Abbiamo pensato che si sarebbe potuta fare la stessa cosa con della letteratura popolare di buona qualità, per occupare i tempi morti.”

L’idea è declinabile su più fronti: offrire anteprime di romanzi che si trovano sugli scaffali della libreria oppure racconti autopubblicati la cui versione integrale sia reperibile sul web. Insomma, l’uso che un editore o un autore può fare di un sistema di divulgazione del genere è potenzialmente vasta. Certo a veder bene, un telefonino offre lo stesso genere di intrattenimento. Wattpad, Google, Kindle, tutte le piattaforme di lettura digitali sono godibile, tramite app, sul device elettronico, ma la domanda è: quanti leggono racconti su uno smartphone?shutterstock_145424908-744x445Forse i giovanissimi, ma il gesto di pigiare un pulsante e prelevare un foglio simile a uno scontrino erogato da un distributore è familiare a tutte le generazioni e forse, per quanto abbia poco o nulla di digitale, è più rapido e comodo di lanciare una app e cercare un racconto.
L’idea di Short Edition segnerà la rivincita della letteratura su Candy Crush e Angry Birds?

Non è la prima volta che Grenoble finisce sulle prime pagine di tutti i giornali, infatti nel 2014 si era fatta notare per aver eliminato i cartelloni pubblicitari dalle strade. In totale ci sono 8 macchinette distribuite per la città, per lo più per le vie del centro, nei pressi dell’uffici turistici, al Municipio e all’interno di alcune librerie.

La sperimentazione durerà un anno, ma c’è già chi pensa che l’idea potrebbe essere replicata con successo in altre città francesi.

E, perché no, qualcuno potrebbe anche decidere di importarla in Italia… 

 

fonti:

Distributori automatici di storie: rendere più piacevoli le attese con la lettura (VIDEO)

http://www.wired.it/play/cultura/2015/10/16/distributori-automatici-racconti-lalternativa-smartphone-compulsivo/

leggi anche.

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/18260-lavanderia-biblioteca-africa-libromat

http://www.boredpanda.com/free-book-tank-library-weapon-of-mass-instruction-raul-lemesoff/

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* La buona notizia del venerdì: Un’altra vittoria delle donne

donne_india_2LA GRANDE VITTORIA DELLE DONNE INDIANE RACCOGLITRICI SULLA MULTINAZIONALE DEL TÈ

Un movimento di 6000 donne indiane in Kerala ha avuto la meglio su una multinazionale del tè che non era per nulla intenzionata a rispettare i loro diritti.

In un Paese dove la parità dei diritti tra uomini e donne appare ancora molto lontana, si tratta di un evento davvero straordinario, di una scelta coraggiosa in un mondo governato dalla politica e dalle logiche commerciali.

Queste donne si occupano di raccogliere il tè in una delle più belle regioni dell’India del Sud, lo Stato del Kerala. Lavorano per una grande piantagione di tè della Kanan Devan Hills Plantation, che in gran parte è di proprietà e sotto controllo della multinazionale indiana Tata, a cui appartiene il marchio Tetley Tea.

La protesta da parte delle donne è nata quando l’azienda ha deciso di tagliare un bonus che spettava loro di diritto, un premio economico che veniva pagato alle raccoglitrici di tè, come riporta la BBC.

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Purtroppo le condizioni di chi lavora nelle piantagioni di tè indiane di solito sono davvero pessime. I salari sono molto bassi e non bastano per mantenere le famiglie. La popolazione vive in povertà e fatica a procurarsi il cibo. Le donne indiane hanno deciso di denunciare le loro pessime condizioni di vita: vivono in capanne dove in pratica hanno solo un giaciglio, senza servizi igienici e senza altri servizi di base,

Unite, nel mese di settembre hanno deciso di chiedere all’azienda di ripristinare il bonus precedente, di aumentare il salario giornaliero e di poter vivere in condizioni migliori. La richiesta voleva rappresentare una vera e propria sfida non solo per l’azienda ma anche per i sindacati che dovrebbero rappresentare le lavoratrici.

La loro protesta è nata senza l’aiuto dei sindacati, che sarebbero pronti a difendere i diritti degli uomini, ma non a supportare le richieste delle donne. 

In 6000 hanno occupato la strada principale vicina alla sede della società e hanno dato il via alla loro manifestazione.

All’inizio l’azienda ha considerato la protesta come una semplice provocazione. Ma le donne hanno portato avanti le proprie intenzioni e richieste per nove giorni, fino ad ottenere una splendida vittoria, con una promessa di accordo sul salario e il ripristino del bonus giornaliero del 20%.

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In ogni caso la battaglia non è ancora finita, dato che resta ancora da negoziare l’aumento dei salari.

Dopo il successo della prima campagna, le donne non si daranno per vinte e continueranno a lottare per i propri diritti.

La loro vita è fatta di fame e di sofferenza: non hanno nulla da perdere, ma non vogliono permettere che lo sfruttamento continui.

Fonte foto: BBC

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/18108-donne-indiane-lotta-multinazionale-te

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* La buona notizia del venerdì: La settimana del baratto

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Un soggiorno gratuito in cambio di beni o servizi.

Torna la Settimana del baratto che dal 16 al 22 novembre coinvolgerà migliaia di Bed & breakfast in tutta Italia animando viaggi e weekend fuori porta dei nostri connazionali. Alla base dell’iniziativa, giunta alla settimana edizione, c’è la fantasia e la creatività sia delle proposte dei viaggiatori che delle richieste espresse dai gestori dei b&b italiani.

Qualche giorno in cambio di prodotti tipici della regione di provenienza è tra i baratti ‘classici’ come anche quelli che riguardano la realizzazione del sito web o un servizio fotografico della struttura in cambio di ospitalità con colazione compresa.

C’è poi il ‘comparto’ che riguarda la manutenzione della casa o un aiuto in attività varie che i viaggiatori sono disponibili a barattare in cambio di un soggiorno (lavori di giardinaggio, manutenzione degli impianti di riscaldamento, lavori di miglioramento della struttura, creativi e non).

Ci sono poi tanti baratti insoliti sia per quanto riguarda l’oggettistica che i servizi: il gestore che baratta un soggiorno in cambio di abbigliamento anni ’50 e i viaggiatori che offrono la loro esperienza di tatoo artist o di maestri di tango argentino per rendere indimenticabile il soggiorno nella struttura a beneficio non solo dei proprietari ma anche di eventuali altri ospiti.

Hanno partecipato alla scorsa edizione 2000 B&B in tutta Italia per 10.000 viaggiatori che hanno scelto la Settimana del Baratto. I baratti? Hanno riguardato prevalentemente i servizi.

In questo modo, ogni anno la Settimana del Baratto permette di viaggiare in Italia a costo zero adattando la più antica formula di scambio al contemporaneo sistema della sharing economy.

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http://www.adnkronos.com/sostenibilita/appuntamenti/2015/10/30/soggiorni-senza-moneta-torna-settimana-del-baratto_FVUeLDChohMs8HeATFwMQP.html

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* La buona notizia del venerdì: Le guerriere del sole

LE DONNE MASAI CHE PORTANO LA LUCE GRAZIE AL FOTOVOLTAICO

 

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È questo il soprannome affibbiato a un gruppo di donne Masai, che al tramonto si mette in cammino con al seguito dei pannelli fotovoltaici portatili. Vere e proprie combattenti, che lottano contro la povertà e il buio portando l’elettricità laddove manca, in Africa.

Girano per i paesi di Kenya eTanzania di casa in casa, portando letteralmente la luce.

I Masai sono una tribù pastorale seminomade distribuita tra Kenya e Tanzania, e la globalizzazione non è stata buona con loro. Molti spesso devono percorrere molti chilometri solo per caricare i loro telefoni.

Ma un nuovo progetto guidato da Green Energy Africa ha portato l’energia solare a 2.000 famiglie della contea di Naiputa, grazie alle donne che vendono gli impianti solari a prezzi accessibili.

Al tramonto, gli agricoltori avevano iniziato a preoccuparsi per i loro bestiami, facili prede di iene e leopardi. E i bambini accendevano i fuochi per finire i compiti, riempiendo le misere case di fumo. O peggio le pericolose lampade a kerosene.

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Così, Green Energy Africa ha avviato a settembre dello scorso anno il Werep (Women Entrepreneurship in Renewable Energy Project), con l’obiettivo di “promuovere la partecipazione inclusiva delle donne e dei giovani nello sviluppo attraverso l’energia solare”, portando energia alle persone che ne hanno davvero bisogno e che vivono nelle contee di Kajiado e Makueni.

Come funziona il progetto? 

Green Energy Africa vende alle donne i pannelli solari portatili, le lampade e piccole batterie ricaricabili con uno sconto. Esse a loro volta vendono i prodotti guadagnando circa 300 scellini (3 dollari) ciascuno. Il denaro non va a loro ma viene destinato al conto del gruppo per acquistare altro materiale solare. Le donne, precedentemente formate nell’installazione di pannelli fotovoltaici, in groppa agli asini trasportano così i pannelli di casa in casa in questa regione remota, dando alle famiglie per la prima volta accesso all’acqua pulita e all’energia.

A meno di un anno dall’avvio, l’area è passata da un uso dell’energia solare pari a zero al 20% di oggi. Per le 2.000 famiglie che hanno adottato la tecnologia solare non è stato difficile apprezzarne i vantaggi. Rispetto al kerosene e alla legna, il costo, la convenienza, e benefici per la salute del fotovoltaico hanno convinto tutti.

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Adesso, quando cala la sera, i bambini hanno a disposizione luce per studiare e gli agricoltori e allevatori possono controllare i loro animali grazie agli sforzi delle guerriere della luce, in prima linea in questa rivoluzione solare.

Per noi, l’impatto della tecnologia solare è senza precedenti”, ha dettoJackline Naiputa, che dirige lo Osopuko-Edonyinap, uno dei gruppi di cinque donne che porta l’energia pulita nella zona.

 

Guerra è un termine che non ci piace molto ma in questo caso lasciatecelo passare. Perché le donne Masai hanno davvero intrapreso una battaglia, quella per portare energia pulita a chi finora viveva al buio.

 

http://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/16799-guerriere-sole-donne-masai

http://www.greenme.it/expo-2015/17144-gioielli-solidali-maasai

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* La buona notizia del venerdì: Corridoi ecologici per salvare gli animali

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L’uomo, con le sue strade e l’espansione urbana ha reso sempre più difficile la vita degli animali, abituati a correre, saltare, zampettare nel verde. La soluzione per porre rimedio ai nostri danni sono i corridoi e i ponti naturali. Vere e proprie autostrade della natura ricreate in tutto il mondo.

Le barriere create dall’uomo hanno avuto un particolare impatto sui predatori, abituati a vagare per lunghe distanze in cerca della preda. Altri mammiferi di grandi dimensioni, come i cervi, potrebbero trovarsi separati da una fonte di acqua o dal pascolo da una strada o da un quartiere di periferia.

Grazie ai corridoi naturali, gli animali possono muoversi da un posto all’altro senza ostacoli. Pensati soprattutto per gli animali più grandi, essi sono adatti anche alle creature più piccole, compresi gli insetti.

Idealmente, questi “ponti naturali” potrebbero aiutare interi ecosistemi a espandersi e a prosperare nonostante la loro vicinanza agli esseri umani.

Ecco i più suggestivi:

1. Terai Arc Landscape

Il Terai Arc Landscape copre 14 diverse aree protette in India e Nepal. Praterie, foreste e valli fluviali qui sono habitat importanti per un certo numero di specie, tra cui rari rinoceronti indiani, elefanti asiatici e tigri del Bengala. Il Terai si estende dal fiume Bagmati in Nepal al fiume Yamuna in Indi

Le questioni che circondano il Terai sono molto diverse da quelle che interessano corridoi naturali negli Stati Uniti e in Europa. Nonostante sia rurale, la regione è densamente popolata, soprattutto sul lato indiano del confine. La povertà qui è un problema diffuso, insieme al bracconaggio e all’uso intensivo delle risorse naturali.

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2. Banff Wildlife Bridge

Questo cavalcavia per la fauna selvatica a Banff consente agli animali di attraversare la Trans Canada Highway.

Non tutti i corridoi naturali richiedono decenni per nascere, come in questo caso. Il parco è dotato di sei cavalcavia per la fauna selvatica e da diverse decine di sottopassi. Finora, i naturalisti hanno documentato 140.000 animali che attraversano la strada utilizzando ponti o sottopassaggi.

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3. Bassa valle del Rio Grande, National Wildlife Refuge

Nel sud-est del Texas edifici commerciali, fattorie e strade hanno preso il posto dei paesaggi naturali. La città di Houston continua a diffondersi verso l’esterno e la Bassa Valle del Rio Grande, si trova proprio nel bel mezzo di tutto questo sviluppo.

La fauna selvatica che percorre i ponti di questa zona comprende uccelli migratori e mammiferi rari come l’ocelot.

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4. Christmas Island, il ponte e le gallerie dei granchi

Non tutti i valichi di animali sono stati progettati per i grandi mammiferi. Su Christmas Island in Australia, la migrazione annuale di granchi ha ispirato una serie di passaggi.

Queste creature migrano verso l’oceano ogni anno per riprodursi e deporre le uova. Da 50 a 100 milioni di crostacei ricoprono letteralmente l’isola e le sue strade mentre si spostano dalla foresta al mare. Secondo i naturalisti, almeno 500.000 granchi muoiono ogni anno durante il viaggio. Da qui la necessità di creare dei ponti per limitare il numero delle morti durante la migrazione.

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5. Corridoio Sawantwadi-Dodamarg Wildlife

Siamo nel Sud dell’India. Una catena montuosa ricca di fauna selvatica sovrasta questa regione. Oltre a tigri del Bengala, orsi ed elefanti, ospita molte delle erbe officinali naturali utilizzati nella medicina tradizionale ayurvedica

Con l’aiuto della Awaaz Foundation con sede a Mumbai, le terre all’interno del Corridoio Sawantwadi-Dodamarg sono state considerate una “zona ecologicamente sensibile.

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6. Oslo, Norvegia Bee Highway

La capitale della Norvegia vanta una soluzione per le api.

Oslo è una città pulita, ma manca di parchi urbani e di piante. Di conseguenza le api fanno fatica a sopravvivere. Un nuovo corridoio dedicato fornisce a queste preziose creature una vera e propria autostrada dove muoversi.

Anche a Londra si sta lavorando su questo fronte.

 

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7. Highway 93 Riserve Crossings, Montana

La Highway 93 è uno dei più vasti sforzi di attraversamento del paese con 41 strutture tra sottopassi e sovrappassi. Alcuni tratti sono stati pensati per far garantire alla fauna selvatica di spostarsi lungo corridoi sicuri.

Telecamere speciali hanno ripreso numerose creature che utilizzano passaggi e ponti: orsi grizzly, cervi, alci e puma.

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8. Corridoio Burnham Wildlife

Il Burnham Park di Chicago è attorniato da immobili. Qui sorge però il corridoio all’interno del parco, passando proprio attraverso il cuore della città.

È utilizzato principalmente come rifugio da tre milioni di uccelli migratori.

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9. European Green Belt

L’idea della cintura verde europea ha avuto inizio in Germania, poco dopo la caduta del muro di Berlino. Nel corso degli anni, si è espansa attraverso una serie di accordi. Ora passa dal confine russo-finlandese fino ai Balcani.

Il corridoio si trova approssimativamente al posto della cortina di ferro. Per questo motivo, il Green Belt ha un significato storico e culturale oltre a proteggere la fauna selvatica.

10. L'”ecodotto” dei Paesi Bassi ‘

Quando si tratta di corridoi naturali, i Paesi Bassi non sono secondi a nessuno con oltre 600 incroci che consentono agli animali di passare in modo sicuro da un lato all’altro della strada. Alcuni di questi sono piccoli ma altri sono enormi.

Il più grande, il Natuurbrug Zanderij Crailoo, si estende per quasi mezzo miglio e garantisce un passaggio sicuro a cervi, cinghiali e altri mammiferi.

 

fonte: http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/17553-corridoi-ecologici-animali

 

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* La buona notizia del venerdì: La Street Art è con l’uncinetto

 grandmother-yarn-bomb-uk-souter-stormers-knitting-104-year-old-grace-brett-5Non solo graffiti: la street art si fa anche con la lana.

Nelle scorse settimane il cosiddetto yarn-bombing – letteralmente “bombardamento di filo” – ha conquistato Selkirk, nella Scozia sud-orientale. “Penso che la città sia adorabile così”, ha detto Grace Brett… –

Gli abitanti della cittadina scozzese hanno visto cabine del telefono, panchine, e statue ricoprirsi di lana splendidamente lavorata ai ferri o all’uncinetto.

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A giudicate dalle fotografie condivise sui social network, non c’è limite alla fantasia delle donne che hanno realizzato le insolite opere d’arte.

Tra loro, anche una signora di ben 104 anni, Grace Brett, che potrebbe passare alla storia come la più anziana artista di strada del mondo.

Penso che la città sia adorabile così”, ha dichiarato l’anziana signora. Difficile non essere d’accordo.

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Grace Brett è una nonna britannica con la passione per il cucito.

All’età di 104 anni potrebbe essere la street artist più anziana del mondo.

Con l’aiuto del club di cucito di cui è membro, le “Souter stormers”, ha deciso di abbellire la sua città, Selkirk, in Scozia, a colpi di uncinetto, ricoprendo panchine, muri, cabine telefoniche e tutto l’arredo urbano con coperture ricucite a maglia. 

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Ho pensato che fosse una buona idea decorare la città e mi sono divertita a lavorare con l’uncinetto, ha dichiarato la Brett.

Sua figlia Daphne, di 74 anni, ha raccontato che “ha sempre cucito e lavorato a maglia qualsiasi cosa durante la sua vita”.

Secondo Grace l’età non deve rappresentare un ostacolo per la partecipazione a progetti contemporanei.

 

http://www.tpi.it/mondo/regno-unito/nonna-street-artist-decora-citta-cucendo

http://www.dagospia.com/rubrica-31/arte/street-art-senza-et-grace-brett-104-anni-pi-anziana-artista-109709.htm

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” Non ho l’età…”