Fino ad oggi per voi …
…anzi 512 …con voi…
grazie a voi
per continuare insieme a guardare oltre…
Love L
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
comunicare attraverso le correnti energetiche universali


Da sempre all’avanguardia nella difesa dei diritti civili e nelle campagne ecologiste (tanto per fare un esempio è nella città californiana che vent’anni fa è esplosa la critical mass dei ciclisti), San Francisco ha deciso di fare un altro passo nella sua lotta contro l’usa e getta. Dopo avere vietato, alcuni anni fa, l’utilizzo dei sacchetti monouso di plastica, ora ha deciso di proibire la vendita di bottiglie di plastica negli eventi pubblici.
Due gli step previsti: il divieto in eventi ospitati da luoghi al coperto di proprietà del comune entro ottobre 2014 e il divieto in luoghi all’aperto a partire dal 2016. Per eventi sportivi e organizzazioni no profit ci sarà tempo fino al 2018 per adeguarsi all’ordinanza.
La modifica della legge è stata votata all’unanimità dai consiglieri comunali del Board of Supervisors di San Francisco attualmente in attesa della firma del sindaco Ed Lee che dovrebbe avvenire antri fine marzo.
A San Francisco la strategia Zero Waste ha radici lontane anche se va detto che la metropoli rappresenta un unicum, specialmente in un contesto nel quale la vicina Los Angeles è stata costretta dalle lobby della plastica a fare marcia indietro.
L’ambizioso obiettivo di San Francisco è arrivare allo “Zero Rifiuti” entro il 2020 e sta cercando di collaborare con le industrie per mantenere le promesse.
Negli Stati Uniti vengono utilizzate, ogni anno, 50 miliardi di bottiglie di plastica e soltanto il 23% vengono riciclate. Da quando, il prossimo ottobre, scatterà il divieto di vendere bottiglie di plastica ai trasgressori potranno essere comminate multe fino a 1000 dollari.
La sfida di una vedova ottantaquattrenne di Concord (Massachussetts) al mercato dell’acqua in bottiglia.
Concord è una piccola cittadina del Massachussetts dalla storia gloriosa: qui nel 1775 venne sparato il “colpo udito in tutto il mondo” che diede inizio alla Rivoluzione americana. In quella stessa cittadina, qualche decennio dopo nacque Henry David Thoreau, lo scrittore che con il libro Walden divenne l’antesignano del moderno movimento ambientalista.
Questo spirito rivoluzionario e green viene ora incarnato da Jean Hill, una vedova ottantaquatrenne che per anni si è battuta affinché fosse bandita dalla sua piccola cittadina la vendita di bottiglie di plastica, colpevoli di gravi disastri ecologici come il Pacific Trash Vortex, l’“isola” di plastica del Pacifico alla base della lotta ecologista Jean e della sua compagna d’avventura Jill Appel.
la lotta di Jean non è più un caso isolato: la città di San Francisco ha deciso di mettere al bando le bottiglie di plastica I semi lanciati da Jean iniziano a dare i loro frutti.
La gestione dei rifiuti plastici oggi rappresenta un problema tangibile.
Durante le recenti ricerche dell’aereo scomparso in Malesia, i pattugliamenti in mare hanno mostrato come il numero di detriti alla deriva o accumulati lungo le spiagge delle innumerevoli isolette, sia estremamente alto.
La Malesia è solo uno dei tanti luoghi in cui il problema dello smaltimento dei rifiuti plastici è un problema.
Nell’Oceano Pacifico, tra gli Stati Uniti ed il Giappone, è stata individuata la cosiddetta “Garbage Island”, una vera e propria isola galleggiante costituita da rifiuti in plastica, alcuni dei quali risalenti agli anni Cinquanta, che si forma a causa delle correnti oceaniche e che rappresenta in modo vivido le conseguenze dei nostri consumi sul fragile ecosistema di cui siamo parte
Altre buone notizie:
“Il primo supermercato alimentato con scarti alimentari”
“A Londra panchine/libro per rilanciare la lettura” di Marisa Moles



Giuseppe Spadafora, in arte Guisepi, viaggia attraverso l’America del nord a bordo della sua Edna Lu, un vecchio scuolabus trasformato in casa del tè.
L’idea è quella di una piccola rivoluzione nonviolenta: offrire una tazza di tè verde a chiunque si regali un po’ di tempo per condividere un momento di conversazione e di scambio. Perché farlo? Semplicemente perché nella nostra società ce n’è tanto bisogno. Alla stregua di una piccola ape operaia intenta nell’impollinazione di quanti più fiori riesce a incontrare nel suo percorso, Guisepi porta e lascia dietro di sé un caloroso messaggio: coltivare il vivere comunitario, l’interazione umana, il benessere psicofisico e la condivisione del sapere.
La scelta di questo giovane potrebbe sembrare bizzarra e incomprensibile, in realtà nasconde degli obiettivi tanto preziosi quanto faticosi: creare occasioni che favoriscano l’incontro delle persone, al fine di promuovere i legami umani come veicolo per una maggiore comprensione dell’altro, del diverso; partendo da questa inaspettata connessione, incoraggiare la comunicazione, lo scambio di esperienze e di saperi (il bus-tè dispone anche di una piccola biblioteca a cui tutti possono attingere o ingrandire); infine, aiutare le persone a rallentare, così da avere il tempo per riscoprire il profumo della convivialità delle relazioni e per rendersi conto di quante cose ciascuno di noi potrebbe donare e condividere, senza avere in cambio nulla di materiale.
All’origine del Free Tea Party si cela ancora una volta la filosofia del dono, ma non solo. Ritroviamo il principio del vivere con lentezza, che ci ricorda che “tutto possiede la sua specifica velocità e spesso ci concentriamo troppo sulle cose fatte in fretta”; quello della sostenibilità e della permacultura, il cui dogma fondamentale è “prendersi cura del pianeta, avendo cura del suo popolo”; e infine il metodo DIY DIT (do it yourself, do it together, “fallo da te, fallo insieme ad altri”), in pratica riappropriarsi della capacità di curare se stessi, intervenendo direttamente sui propri bisogni e desideri.
Dal 2008 Guisepi ha offerto oltre 23 mila tazze di tè, lungo le strade cittadine, nelle piazze, nei parchi, nelle scuole e in occasione di eventi particolari come feste e festival. Centinaia di persone si sono fermate per sorseggiare lentamente una tazza di infuso, scambiando qualche parola, cantando una canzone e progettando un mondo diverso.
La sua storia, i suoi viaggi, i suoi incontri possono essere ripercorsi visitando il suo sito (http://freeteaparty.org/index.html) e il suo blog (http://freeteaparty.org/blog/), ricchi di foto e di video attraverso cui assaporare l’aroma del tè, nonché della mappa dei luoghi raggiunti finora. La sua rivoluzione ha ispirato tante persone in tutto il mondo, dal Canada all’Australia, che oggi quotidianamente mettono a bollire l’acqua per dei perfetti sconosciuti.
Fonte: redattoresociale.it
Altre buone notizie:
” il campeggio in città per conoscersi meglio” di Marisa Moles
È iraniana ed è una donna: due novità assolute.
Maryam Mirzakhani è infatti non solo il primo cittadino iraniano ad aggiudicarsi la Medaglia Fields (il premio che viene chiamato il Nobel dei matematici) ma, e forse più importante, è la prima donna a vincere questo importantissimo riconoscimento. Ci sono voluti 78 anni (o 54, se si considera che la Medaglia viene assegnata in modo fisso solo dal 1950).
Ad aggiudicarsi le altre tre Medaglie Fields, Artur Avila, Manjul Bhargava e Martin Hairer. L’annuncio arriva dal Congresso internazionale dei matematici (Icm), che si sta svolgendo a Seoul.
La capitale della Corea del Sud sta infatti ospitando il 27mo Congresso internazionale dei matematici, la più importante conferenza di matematica a livello mondiale che si tiene ogni quattro anni dal 1900, dopo la prima edizione del 1897. Quest’anno, più di 5mila matematici provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento per assistere agli oltre 200 eventi inclusi nel ricco programma scientifico, che tocca i più interessanti sviluppi di ricerca emersi di recente in tutte le aree della matematica e delle sue applicazioni.
Il primo giorno del Congresso è dedicato alla trionfale assegnazione delle Medaglie Fields, che rappresentano una sorta di Nobel augurale della matematica assegnato a cadenza appunto quadriennale dal 1950. Nobel, perché la Medaglia Fields, che ha conosciuto forse la sua massima popolarità grazie al prof. Lambeau del film “Will Hunting – Genio ribelle” (film che valse l’Oscar al compianto Robin Williams) è a furor di popolo considerato il più prestigioso riconoscimento matematico che si possa ricevere e augurale perché un matematico può vincerlo finché ha strettamente meno di 40 anni – o non li ha compiuti prima del primo gennaio dell’anno di assegnazione – e quindi è un premio che segnala le giovani promesse.
Ogni quattro anni, l’Unione Matematica Internazionale, che è un po’ il Parlamento mondiale della matematica, designa i membri di un Comitato esecutivo che avrà il compito di decidere i vincitori della Medaglia, attraverso un attento, puntiglioso e segreto vaglio dei loro lavori scientifici.
Una delle quattro medaglie assegnate, ha riguardato dunque Maryam Mirzakhani che aveva già vinto altri importanti premi, come il Clay Research Award 2014 e l’AMS Ruth Lyttle Satter Prize in Mathematics nel 2013. I suoi campi di studio includono la geometria iperbolica, la teoria ergodica e la geometria simplettica, settori molto astratti della matematica pura.
La storia di Mirzakhani, nata nel 1977 a Teheran, è una storia di talento e di curiosità, oltre che di coraggio.
Prima di trasferirsi in America e diventare professore alla Stanford University, dove insegna da quattro anni, la giovanissima Mirzakhani è stata alunna dell’Organizzazione nazionale per lo sviluppo di talenti eccezionali di Teheran, studiando fino alle superiori in una delle scuole femminili del circuito delle scuole Farzanegan. Da bambina ama moltissimo i romanzi e vuole diventare una scrittrice (e conserverà l’amore per la letteratura anche da adulta). Non pensa alla matematica come opportunità lavorativa fino al suo ultimo anno di liceo; a scuola media, per un paio d’anni, va perfino male in questa materia (forse a causa di un insegnante che non aveva particolare fiducia in lei).
La passione per la scienza gliela trasmette il fratello maggiore e Maryam ricorda di aver incontrato il suo prima problema matematico interessante quando questi le racconta di come Gauss risolse velocemente il problema della somma dei primi 100 numeri naturali. Una soluzione bella e elegante che la divertì e la conquistò. I genitori e i suoi tre fratelli la incoraggiano. Spesso Maryam ricorda gli anni difficili della guerra tra Iran e Iraq. La fine di questo conflitto coincide per lei con la fine della scuola elementare: non avrebbe potuto avere le stesse opportunità se fosse nata dieci anni prima.
Nel 1994, a 17 anni, riceve le prime attenzioni internazionali, vincendo le medaglie d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica di Hong Kong nel 1994 (prima ragazza della squadra olimpica iraniana di matematica) e di Toronto nell’anno successivo (dove ottiene uno score perfetto). La laurea in matematica arriva dalla Università Tecnologica di Sharif di Teheran nel 1999. E qui cominciano il coraggio e la curiosità verso un mondo, come quello Occidentale, tanto diverso dall’Iran. Parte per un’emozionante avventura scientifica: il dottorato alla Harvard University, che consegue nel 2004 sotto la supervisione di Curtis McMullen (altro vincitore di Medaglia Fields) con una tesi sui cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica che molti matematici hanno definito “spettacolare” . Successivamente, diventa Research Fellow al Clay Mathematics Institute e assistente professore alla Princeton University, prima di approdare a Stanford. La maggior parte dei problemi di cui si occupa riguardano le strutture geometriche sulle superfici e il modo in cui si deformano. Ci sono poi anche collegamenti con la fisica teorica, la topologia e la matematica combinatoria.
Un percorso di ricerca di tutto rispetto, il suo, che si è svolto in un ambiente, come quello della matematica, dominato in gran parte da uomini e da stereotipi che vorrebbero le donne incapaci di raggiungere risultati all’altezza di quelli maschili. ”Trovo una sola parola adatta a commentare questa notizia: finalmente” dichiara Elisabetta Strickland, a Seoul come capo delegazione italiana all’Assemblea generale dell’Unione matematica internazionale, vice presidente Indam (Istituto nazionale alta matematica) e membro della Women in Mathematics Committee Wim della European Mathematical Society. ”Per me è una gioia enorme: si tratta di un risultato fondamentale. Era difficile che rispettasse tutti i requisiti per il premio però i tempi erano maturi. Oggi come oggi, nel campo della matematica ci sono scienziate formidabili. Ormai, le donne si sono dimostrate assolutamente equivalenti agli uomini in quanto a capacità creativa nella scienza. Equivalenti ma diverse, naturalmente: il cervello della donna non è uguale a quello dell’uomo ma sommando tutte le funzioni, potremmo dire che risultano algebricamente equivalenti.
La Mirzakhani premiata oggi, che ha avuto il coraggio di prendere e partire e andare all’estero, è un altro esempio di totale equivalenza“. Una vittoria che, a dispetto di tutti i pregiudizi, quest’anno era nell’aria.
http://www.wired.it/scienza/2014/08/13/medaglia-fields-mirzakhani-donna-nobel-matematica/
A questo proposito il primo Ministro britannico all’Istruzione Elizabeth Truss invitava a gennaio i produttori a non pubblicizzare i set del “piccolo chimico” esclusivamente ai ragazzi e incoraggiava i genitori ad acquistare più Lego per le propri figlie femmine, per interessarle alle materie ingegneristiche.
Ha dilagato qualche mese fa sui social network la lettera di una bambina di 7 anni che proprio alla Lego chiedeva di creare più personaggi femminili impegnati in attività di lavoro e non solo nel fare shopping o cucinare.
Lo scorso anno, la dott.ssa Ellen Kooijman, geochimica di Stoccolma, aveva presentato il suo progetto composto da scienziate. Scrive nel suo blog:
“Come donna scienziato avevo notato due cose circa i set LEGO disponibili: un rapporto squilibrato maschi/femmine e una rappresentazione piuttosto stereotipata delle figure femminili disponibili. Mi è sembrato quindi logico voler suggerire un set al femminile in cui le donne svolgessero professioni interessanti, così da rendere le nostre comunità LEGO delle città più diversificate”.

Un trio tutto al femminile per un nuovo set della Lego.
I nuovi personaggi, un’astronoma, una paleontologa e una chimica, saranno disponibili entro la fine dell’estate. La serie è stata è l’ultima vincitrice del LEGO Idea, un sito web dove gli appassionati hanno la possibilità di caricare online i progetti lego che vorrebbero vedere nei negozi.
Il persistere di stereotipi di genere nei giocattoli ha spinto Debbie Sterling, un ingegnere della Stanford University, ha fondare GoldieBlox, società che produce giochi con l’obiettivo dichiarato di interessare le bambine alle costruzioni, perché più donne scelgano di studiare materie tecnologiche.
In America il dibattito sulla parità investe le bambine, al punto che Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, attraverso la sua fondazione LeanIn ha lanciato la campagna Ban Bossy, contro le discriminazioni di genere nell’età infantile.
Nel dibattito è intervenuto recentemente anche Björn Jeffery, Ceo di Toca Boca che ha presentato il caso dei 60 milioni di download della loro applicazione quale esempio di come i giochi possano essere neutri dal punto di vista del genere ed avere successo, evidenziando che il perdurare degli stereotipi nei negozi di giochi sia un esempio della scarsa propensione al rischio dell’industria di giocattoli.
“I giochi non solo riflettono i valori della società, ma contribuiscono ampiamente a dare forma a questi valori – continua Jeffery – Progettare giocattoli comporta una responsabilità che va oltre la vendita di un pezzo di plastica o, nel caso della mia società Toca Boca, di applicazioni”.
Nel mondo digitale in realtà molte app riflettono quanto avviene nell’editoria e nei giocattoli, presentando “principesse” per le femmine – con profusione di rosa fin dall’icona – e “mostri” o giochi d’azione per i maschi. Tuttavia, fortunatamente, gli store online al momento bypassano le divisioni di genere della distribuzione tradizionale, e presentano solo la sezione neutra “bambini”.
Inoltre, chi organizza corsi di programmazione per bambini come Digital Accademia e Coderdojo rileva un uguale interesse da parte di maschi e femmine, tanto che, almeno da questo punto di vista, il digitale ci rende più uguali.
Fonti:
http://www.mamamo.it/#!/content/focus/maschi-e-femmine-giochi-e-differenze-di-genere
Altre buone notizie:
Nuotano tra i coccodrilli per andare a scuola di Marisa Moles
Aiutaci a crescere. Regalaci un libro!
Torna per la quinta edizione il progetto di Giunti Editore per donare libri alle biblioteche scolastiche e sostenere la lettura.
MILANO – Le librerie Giunti al Punto, per il quinto anno consecutivo, lanciano la campagna di sensibilizzazione alla lettura. Anche quest’anno l’iniziativa Aiutaci a crescere. Regalaci un libro! è volta ad accrescere le biblioteche di classe con nuovi volumi.
Nel 2013 la campagna ha avuto un enorme successo, e oltre 20.000 scuole italiane dell’infanzia e primarie hanno ricevuto un totale di 150.802 libri per le biblioteche di classe.
L’INIZIATIVA – Dal 1 al 31 agosto 2014, sarà possibile scegliere un libro nelle librerie Giunti al Punti di tutta Italia e donarle alle scuole della città che si preferisce: su ogni acquisto effettuato per l’iniziativa verrà applicato uno sconto del 15%. Sarà anche possibile personalizzare la donazione scrivendo una dedica sull’apposito adesivo fornito dalle librerie. L’adesione alla campagna permetterà di ricevere dal 1 al 30 settembre 2014 un ulteriore sconto del 15% su tutti gli acquisti; inoltre chi acquisterà entro il 31 ottobre “Non c’è niente che non va, almeno credo”, il libro di Maddie Dawson in uscita a settembre per Giunti, riceverà in omaggio 15 punti SMILE.
Quest’anno anche le aziende possono aderire all’iniziativa acquistando libri, con la possibilità di richiedere l’emissione della fattura, il cui valore per legge sarà ammesso interamente in deduzione del reddito d’impresa. Giunti Editore si impegna a sostenere tutti i costi dell’operazione e organizzerà i centri di raccolta dei libri all’interno delle librerie (elenco completo delle librerie Giunti sul territorio nazionale disponibile sul sito) , dove il personale addetto sarà a disposizione per fornire assistenza e tutte le informazioni sulla campagna.
LE INIZIATIVE DEGLI ANNI PASSATI – Nel 2012 con Dona un libro alla biblioteca della tua città sono stati donati 96.406 libri alle biblioteche pubbliche; nel 2011 con In ospedale c’è un bambino che… sono stati recapitati 113.885 libri nei reparti pediatrici degli ospedali italiani; e nel 2010 con Regala un libro all’Aquila sono stati raccolti 37.420 libri per la ricostruzione delle biblioteche d’Abruzzo distrutte dal sisma del 2009.
“Leggere, potere leggere, avere il gusto di leggere, è un privilegio…”
(Tullio De Mauro)
Poche ore dopo la fine del Mondiale in cui la Germania ha alzato la coppa al cielo e l’Argentina si è dovuta accontentare del secondo posto, agli appassionati di calcio si è presentata una nuova immagine di questo torneo davvero speciale ed esaltante.
Lionel Messi, Javier Mascherano e tutti i giocatori hanno donato i loro 135 mila dollari per l’ospedale Garrahan, denaro ricevuto prima di iniziare il campionato del mondo, che sarà utilizzato per le opere di costruzione del Centro per la cura completa del paziente oncologico.
“Il valore di questo gesto di solidarietà della nostra nazionale, nato su iniziativa di Lionel Messi, concede un importante contributo economico per far avanzare i lavori del centro di cura del paziente oncologico”, ha detto a proposito il presidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale, aggiungendo: “Con Messi ho un rapporto molto buono perché sa l’importanza della medicina nella pediatria, che è altamente complessa”.
Il centro del cancro avrà 20 ambulatori, 70 posti letto ambulatoriali e 20 posti letto per la chemioterapia prolungata, per una superficie totale di 4800 metri quadrati e sarà pronto nel 2015.
Non è la prima iniziativa del genere fatta dal giocatore del Barcellona.
L’ospedale Garrahan e la Messi Foundation lavorano insieme dal 2010 per formare i medici argentini presenti al Sant Joan de Deu Hospital di Barcellona.
E anche la Germania…
Una delle “vittorie” più apprezzate dei tedeschi in Brasile, infatti, è stata quella di Santo André, il paesino dove la Mannschaft ha costruito il suo quartier generale mondiale, chiamato Campo Bahia.
Il sito è stato costruito tutto con fondi privati tedeschi, ma con manodopera complemente brasiliana: un resort di 15 chilometri quadrati, con 14 villette, un centro fitness, una spa, un auditorium, ovviamente un campo da calcio per gli allenamenti e tanti spazi all’aperto tra prati e piscine.
Ora che la Germania ha salutato sorridente il Brasile, Campo Bahia di fatto è stato donato alla popolazione: il complesso diventerà pubblico e verrà trasformato in un resort turistico eco-friendly (le strutture sono tutte ecosostenibili), creando nuove possibilità d’occupazione per i locali.
Un gran bel regalo da parte della Nazionale tedesca, che inoltre ha donato alla scuola di Santo André tutte le biciclette della delegazione e alla squadra di calcio locale una parte dell’equipaggiamento tecnico della Mannschaft.
Un esempio virtuoso, quello dei tedeschi, che dimostra come il giro di soldi prodotto attorno ai grandi eventi sportivi a volte possa creare benefici anche per la popolazione vera e propria e non solamente ai classici affaristi senza scrupoli amanti del mattone.
….” è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia, all’oceano mancherebbe.”
( Madre Teresa di Calcutta)
Leggi anche ” un calcio alla povertà” di Marisa Moles
Fonti:
La legge Fornero ha introdotto il voucher in via sperimentale, per il triennio 2013 – 2015, e consiste nella possibilità per la madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo di maternità ed entro gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting, ovvero un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, per un massimo di sei mesi. [articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n.92]
Le mamme alle quali spetta il voucher sono:
• lavoratrici dipendenti;
• lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all’art.2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.335, (ivi comprese le libere professioniste, che non risultino iscritte ad altra forma previdenziale obbligatoria e non siano pensionate, pertanto tenute al versamento della contribuzione in misura piena), che si trovino in una delle seguenti condizioni:
• lavoratrici madri che, al momento della domanda, siano ancora negli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità, e non abbiano fruito ancora di tutto o parte del periodo di congedo parentale;
• o le gestanti, la cui data presunta del parto è fissata entro i quattro mesi successivi alla scadenza del bando per la presentazione della domanda. La domanda può essere presentata anche per più figli.
Il valore del buonus è di 300 euro al mese per sei mesi, in tutto 1.800 euro; in alternativa alla fruizione del congedo parentale, comportando conseguentemente la rinuncia dello stesso da parte della lavoratrice.
Ma l’anno scorso solo 3.762 domande sono arrivate all’Inps, su 11 mila donne per la quale il voucher fu stanziato, per un totale di 20 milioni di euro.
Ci sono due forme di contributo, alternative tra loro:
1 • contributo per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati;
2 • voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting;
Nel primo caso viene erogato attraverso pagamento diretto alla struttura scolastica prescelta dalla madre, mentre nel secondo la madre ritira i voucher direttamente all’Inps in formato cartaceo.
Per ottenere il Voucher baby sitter bisogna presentare la domanda all’INPS in modo esclusivo attraverso il canale WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it) attraverso il seguente percorso: Al servizio del cittadino – Autenticazione con PIN – Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito – Voucher o contributo per l’acquisto dei servizi per l’infanzia.
Lo Stato dà un bonus alle madri per pagare una baby sitter per il proprio figlio ma la burocrazia complessa e la poca informazione fa si che questi soldi non vengano spesi dallo stato.
Per tutte le informazioni in merito potete leggere il bando emesso dall’Inps
Il governo finlandese da settantacinque anni dona una scatola di cartone alle donne in attesa di un bambino.
Molti dicono che ha contribuito a far raggiungere alla Finlandia uno dei tassi di mortalità infantile più bassi del mondo.
La scatola di cartone in Finlandia è una tradizione che risale al 1930, è stata progettata per dare a tutti i bambini, non importa il loro ceto sociale, un uguale inizio nella vita.
Il pacco maternità – un regalo del governo – è a disposizione di tutte le donne incinte, contiene :
– Materasso, coprimaterasso, sottolenzuolo, copripiumino, coperta, sacca / trapunta con imbottitura in pelo naturale (pelo di cammello o lana di pecora naturale);
– scatola che può essere utilizzata come lettino;
– tuta, cappello, guanti e stivaletti coibentati;
– abito con cappuccio e una tuta leggera lavorata a maglia;
– calze e guanti, cappello lavorato a maglia e passamontagna;
– body, tutine, calzini in modelli e colori unisex;
– accappatoio, asciugamani, forbicine per le unghie, spazzola per capelli, spazzolino da denti, termometro da bagno, tubetto di crema, salviette;
– libro illustrato e giocattoli per la dentizione.
La scatola con il materassino diventa il primo letto di un bambino. Molti bambini, di ogni estrazione sociale, hanno i loro primi sonnellini in sicurezza all’interno delle quattro pareti di cartone della scatola.
Le mamme possono scegliere tra il pacco maternità, o una sovvenzione diretta in denaro, ora fissata a 140 euro, ma il 95% preferisce la scatola di cartone, vale molto di più.
Tra gli oggetti inseriti nella scatola, ha avuto un effetto positivo anche quello del libro illustrato, ha incoraggiato i bambini a maneggiare i libri e un giorno a leggerli.
In Finlandia la scatola di cartone è un simbolo, un simbolo dell’idea di uguaglianza, e dell’importanza dei bambini.
Le altre buone notizie:
“Un calcio alla povertà” di Marisa Moles
Fonti:
http://www.eticamente.net/30331/voucher-baby-sitter-stato.html
Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:
“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe.Il voto divide.Il voto classifica. Il voto separa.
Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia.
Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti.
I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può.
I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri.
I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”
Il “maestro” Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: “Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.
Quando ride un bambino
sia biondo che bruno
la terra prende un punto.
Quando ride un bambino
sia bianco che nero
il mare prende un punto.
Quando ride un bambino
sia bimbo che bimba
il cielo prende un punto.
Quando ride un bambino
il mondo prende un punto
e forse anche di più.
Roberto Piumini
Cambiare si può !
Fonte: www. paroleingioco.wordpress.com

In effetti, a vederlo, il nuovo asilo nido di Guastalla è uno spazio tutt’altro che convenzionale: tramite le ampie vetrate divise da strutture in legno, pone i bambini a strettissimo contatto con la natura. Proprio quella natura che due anni fa ha tolto, adesso ridà speranza a un’intera comunità, ponendosi come modello per l’architettura del futuro, che non potrà fare a meno dell’ambiente e del suo rispetto. Ecco perché il 54enne allievo di Renzo Piano tiene anche a precisare che “tutti i materiali utilizzati sono ecosostenibili”, come se questo aspetto rappresentasse non solo una precisa responsabilità professionale dell’architetto ma anche un messaggio da tramandare alle nuove generazioni.
Proprio con e grazie al suo maestro Renzo Piano, che per questo progetto devolve l’intera indennità da senatore a vita (circa 5 mila euro netti al mese), Cucinella ha infatti dato vita a fine gennaio al programma G-124 (dal nome dell’ufficio occupato da Piano a Palazzo Madama): “Io e altri due colleghi, l’ingegner Maurizio Milan e l’architetto Massimo Alvisi, ospitiamo per un anno due giovani architetti ciascuno nei nostri studi per formarli e per realizzare progetti per tre grandi città italiane (una del Nord, una del Centro, una del Sud, ndr), partendo da temi centrali come il traffico, l’energia, gli spazi. Entro l’estate avremo i primi riscontri”.
Roberta Pastore, Roberto Giuliano Corbia, Federica Ravazzi, Eloisa Susanna,Michele Bondanelli e Francesco Lorenzi, di età tra i 29 e i 38 anni, vengono da ogni parte d’Italia e saranno anche regolarmente retribuiti, grazie appunto all’iniziativa del più famoso architetto italiano nel mondo. Semplice e agile anche il modo in cui sono stati scelti: “Hanno potuto inviare la candidatura attraverso i social network, in particolare una pagina Facebook. Abbiamo tenuto anche a pagarli perché il lavoro va sempre pagato, e l’opinione di un giovane rispetto a me che ho 54 anni è una risorsa da valorizzare”.
Guastalla non rimane l’unica opera sul territorio “Dopo il sisma, i consociati di Confindustria hanno deciso di devolvere un’ora di lavoro, raccogliendo 7,5 milioni di euro, utilizzati per pagare altri 6 giovani architetti, in questo caso tutti sotto il mio patrocinio, e realizzare tre opere di grandissima importanza proprio grazie al contributo di questi ragazzi”. Si tratta di opere pensate non per l’emergenza ma per l’effettiva utilità sociale, come Guastalla e come quelle che verranno fuori dal G-124: “Entro l’estate chiuderemo i cantieri per una scuola di musica, una struttura di assistenza per le persone affette da problemi mentali, e un altro edificio adibito a palestra e sala civica e dotato di spazi per corsi di cucina”.
L’architettura responsabile di Cucinella è arrivata anche all’estero: l’Agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi (Unhrwa), tramite una commessa da 2,3 milioni di dollari finanziata dalla Banca Islamica per lo Sviluppo (Idb), gli ha affidato la realizzazione di una delle decine di scuole che finalmente potranno dare un futuro ai bambini di Gaza, nei territori palestinesi. “Negli ultimi tre anni ne sono state costruite 40, ma ne servono un altro centinaio: rimangono ancora fuori dal sistema educativo circa 40mila bambini”.
Da poco, per 2mila di loro (alternati tra mattina e pomeriggio) c’è già una scuola nuova, di cemento e non di legno come quella in Emilia, ma ancora più “bella”: “E’ la prima scuola a Gaza che presta particolare attenzione ai temi ambientali: recupera le acque piovane, ricicla l’acqua, utilizza il sole per produrre energia. Abbiamo anche messo in piedi un percorso formativo per i locali sulle tecnologie green, affinché in futuro possano camminare con le loro gambe”.
Fonte:
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"Quando doni qualcosa dona la parte migliore di te stesso"
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Nell'Universo sono Infiniti Mondi simili a questo (Bruno)
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