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puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
Milano si fa sempre più attenta alle esigenze dei suoi cittadini.

La ristrutturazione di due storiche palazzine comunali per realizzare spazi di aggregazione e servizi legati al mondo della bicicletta, la bonifica di un’area verde abbandonata da anni, e la nascita del primo “gatto-parco’ d’Italia, sono i più importanti benefici assicurati dal Piano Integrato d’Intervento – recentemente approvato dalla giunta di Palazzo Marino – riguardante le aree tra via Barsanti, via Autari e Ripa di Porta Ticinese.
Il progetto prevede la riqualificazione di tutta la zona, con l’edificazione di circa 6.700 metri quadrati di residenze, 400 metri quadrati di edilizia convenzionata e 800 metri quadrati di uffici e negozi di prossimità.
Quale dotazione di servizi il piano prevede inoltre: la sistemazione della viabilità, con l’allungamento di via Autari e il suo collegamento a via Lombardini; il recupero edilizio e funzionale delle due palazzine di proprietà comunale in Ripa di Porta Ticinese, complessivamente di 600 metri quadrati, dove sorgeranno nuovi spazi e servizi riguardanti il mondo delle due ruote; la bonifica di un’area verde dismessa di 6.400 metri quadrati adiacente al parco Baden Powell, dove – secondo quanto richiesto anche dal Consiglio di Zona 6 – nascerà un giardino condiviso, per il quale è già stato presentato e approvato un progetto sperimentale di gestione da parte dell’associazione ‘Gatto viziato‘.
In questo giardino i gatti domestici – che di solito sono costretti a vivere in uno spazio chiuso – accompagnati dai loro padroni, potranno correre, giocare e saltare in spazi recintati a prova di fuga.
Oltre a una rete esterna, con un doppio cancello, ci saranno dei recinti più piccoli, che delimiteranno le aree dove portare il proprio gatto e giocare con lui.
“Stiamo ancora studiando che cosa potremo inserire nello spazio” aggiunge Peletti. Probabilmente ci saranno istallazioni sulle quali i gatti potranno arrampicarsi.
Vietato l’accesso ai gatti randagi, per loro sono state organizzate colonie e spazi dedicati. Quindi sarà prevista un’area per felini affetti da Fiv e Felv così da impedirne la discriminazione, ma anche per veicolare la conoscenza della malattia. Il parco prevede zone coperte e siepi di contenimento, per proteggere dalle azioni di disturbo.
“Ma il parco non è solo per i gatti, è per tutti” conclude Peletti spiegando che sono previsti anche incontri sulla cultura felina dedicati ai bambini e agli amanti dei gatti con esperti, veterinari e comportamentalisti.
La creazione di nuovi spazi pubblici si dimostra il filo rosso con cui l’amministrazione prosegue nella sua opera di valorizzazione del territorio.
Grazie alla collaborazione con i privati – dichiara l’assessore all’Urbanistica, Alessandro Balducci – recupereremo due vecchi edifici comunali e bonificheremo un’area dismessa da molti anni, rendendoli aperti e fruibili con progetti davvero innovativi. Milano continua ad essere una città modello, che sperimenta nuove pratiche per riqualificare il tessuto urbano“.
Gli spazi pubblici, vero tessuto connettivo per la città e preziosa infrastruttura per le comunità, hanno bisogno di funzioni che siano qualificanti.
In questa direzione – aggiunge Gabriele Rabaiotti, presidente del Consiglio di Zona 6 – abbiamo lavorato insieme alle associazioni del quartiere pensando a nuovi servizi legati al mondo della bicicletta e al primo parco dedicato ai gatti”.
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“La moschea di Instanbul che apre la porta ai gatti”
L’Ermitage di San Pietroburgo recluta felini per difendere i propri capolavori, dando loro un attestato di competenza a espletare l’incarico

Il museo di Stato dell’Ermitage di San Pietroburgo recluta gatti per difendere i propri capolavori e ciascuno dei felini da guardia dispone di un passaporto, con tanto di foto, che ne attesta la competenza a espletare questo difficile incarico.
Questi “gatti da guardia” passano per lo più inosservati, perché abitano nei solai e nei sotterranei, al riparo dagli sguardi dei turisti. L’amministrazione del museo ha assunto queste guardie altamente qualificate sin dalla fondazione del museo, nel 1764.
I primi gatti furono integrati nel “servizio pubblico” a partire dal XVIII secolo.
Lo zar Pietro I fu il primo a offrire rifugio a un grosso gatto che aveva portato con sé dai Paesi Bassi in quello che era allora il Palazzo d’Inverno, un enorme edificio tutto di legno.
Più avanti l’imperatrice Elisabetta ordinò che fosse reclutato un vero e proprio esercito di cacciatori di topi provenienti da Kazan, perché era terrorizzata dai piccoli roditori.
I felini acquisirono quindi lo status di guardiani del palazzo durante il regno di Caterina II. E sempre sotto Caterina la Grande furono divisi in gatti da interni (discendenti della razza blu russa) e gatti da giardino, tutti quanti incaricati di dare la caccia a ratti e topi per difendere la tranquillità di Sua Maestà.
Il museo dell’Ermitage inizialmente era la collezione privata dell’imperatrice Caterina II che mise insieme 220 opere di artisti olandesi e fiamminghi grazie alla mediazione dei suoi rappresentanti a Berlino. In un primo tempo, la maggior parte dei quadri acquistati fu conservata nelle stanze isolate del Palazzo d’Inverno, oggi conosciuto con il nome di Ermitage che significa “eremo, luogo appartato”.
I gatti assunti dall’Ermitage sono sopravvissuti alla Rivoluzione d’Ottobre e hanno continuato il loro lavoro anche durante l’epoca sovietica. Non resistettero tuttavia all’assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1941 e il 1945: quando la popolazione affamata li mangiò tutti, la città fu invasa dai topi. Ma appena concluso l’assedio, a Leningrado arrivarono dalle regioni centrali della Russia due interi vagoni carichi di gatti, che costituirono il nucleo centrale di un nuovo squadrone di cacciatori di topi.
Il numero dei gatti non ha smesso di aumentare fino a raggiungere nella seconda metà degli anni Sessanta un livello senza precedenti. I felini a quel punto avevano invaso tutti i sotterranei, le stanze e i corridoi del museo e l’amministrazione del museo ricevette l’ordine di sbarazzarsene, cosa che fece. Ma qualche anno dopo, le guardie con la coda hanno dovuto essere richiamate, perché nella sua lotta per la tutela delle preziose opere il museo non poteva fare a meno di loro.
Da allora i gatti dell’Ermitage sono sempre stati trattati e nutriti bene. Ognuno di questi “eremiti” dispone di un passaporto, con tanto di fotografia, attestante che ha tutte le qualità necessarie ad assolvere la difficile missione di proteggere i sotterranei del museo dai roditori.
Quando si ammalano, i gatti sono curati e sono rispettati per il loro lavoro.
I sotterranei del museo sono dotati di spazi appositamente riservati all’alimentazione dei felini o a curarli quando si ammalano. Oltretutto i dipendenti del museo conoscono maschi e femmine per nome, scelto con accuratezza per rispecchiarne il carattere.
Il budget del museo non prevede alcun finanziamento per questi gatti che vivono grazie alle offerte del pubblico e degli impiegati del museo.
La “Giornata del gatto” dell’Ermitage, celebrata ogni anno il 28 marzo, fa in ogni caso parte degli avvenimenti più importanti del museo: organizzata dai dipendenti, propone una serie di esposizioni didattiche e di concorsi appassionanti.
Fonte:
Julia Galiullina, La Voce della Russia
E’ una storia vera!
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Ci troviamo a Karisruhe, in Germania.
L’artista francese Tomi Ungerer , noto illustratore e scrittore francese nato a Strasburgo nel 1931, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini,e l’architetto Ayla-Suzan Yondel hanno ideato questo progetto davvero fori dal comune.
Ungerer, in un suo libro, scrive: “Era un cacciatore spietato, in giro giorno e notte. Non lo fermava neppure il maltempo. Piper catturava tre topi in un giorno. Due con le zampe anteriori e uno con la bocca”.
Piper, il gatto dei suoi libri, ora è immortalato in questo edificio che ha proprio le sembianze del felino. L’asilo, dove i bimbi possono apprendere e giocare, è illuminato dalla luce solare che filtra dagli occhioni dell’animale, i quali fungono da grandi finestre.
“Le jardin d’enfants Die Katze”, questo il nome dell’asilo, è stato costruito per celebrare l’amicizia tra Francia e Germania, al confine tra la regione del Baden-Württemberg e dell’Alsazia.
Ogni giorno questo asilo a forma di gatto accoglie centinaia di bambini che entrano nell’edificio attraverso la bocca del gatto, trascorrono il tempo nelle stanze interne e escono dalla coda o da uno scivolo argentato presente sul retro.
Pare che i bambini che frequentano questo asilo a forma di gatto siano entusiasti di andarci ogni giorno, per imparare e per giocare. Dal punto di vista della sostenibilità, la struttura è sormontata da un bel tetto verde.
Gli occhi tondi del gatto non sono delle semplici decorazioni. Si tratta infatti di vere e proprie finestre che illuminano i due piani dell’edificio con la luce naturale. All’interno i bambini vengono accolti in aule con disegni colorati appesi alle pareti.
Nell’asilo a forma di gatto ci sono anche una stanza che fa da guardaroba, una cucina, una sala da pranzo e delle aree gioco, che si trovano a livello delle zampe. Al piano superiore una sala giochi permette ai bambini di sbirciare fuori dalle finestre a forma di occhi.
E infine, ecco la coda, a forma di tubo, con tanto di scivolo metallico per arrivare all’uscita.
La personalità dell’uomo può essere raccontata dai suoi animali di compagnia. Secondo uno studio condotto nella Carroll University di Waukesha, nel Wisconsin (Usa) chi convive con un cane è tendenzialmente diverso rispetto a chi invece preferisce la compagnia di un gatto.
La ricerca è stata condotta su 600 studenti universitari chiamati a rispondere ad alcune domande sul loro carattere e su quale fosse, tra cane e gatto, l’animale preferito. Il 60% del campione preso in esame ha prediletto il cane, l’11% il gatto e il restante 29% non ha mostrato alcuna preferenza in particolare. Il primo gruppo ha motivato la propria scelta sottolineando il valore della compagnia offerta dal cane, mentre i secondi hanno prediletto il gatto per il modo con cui dimostra il proprio affetto.
Lo studio della Carroll University ha confermato quanto espresso da una ricerca del 2010 condotta su 4.500 persone, da cui emergeva che chi predilige i cani è in generale più espansivo, mentre è tendenzialmente introverso chi preferisce i gatti.
A questo risultato si aggiungono ulteriori dettagli: chi preferisce il piccolo felino sarebbe di solito non solo più introverso, ma anche più sensibile, anticonformista ed intelligente rispetto a chi invece, amando la compagnia di Fido, è più attivo e incline a seguire le regole sociali.
Denise Guastello, professoressa di psicologia nella Carroll Universy, ha spiegato che parte delle differenze tra amanti di cani e gatti potrebbe derivare dalle abitudini associate alla convivenza con l’uno o l’altro animale: “ha senso che un amante di un cane sia più vivace, perché vuole stare all’aria aperta, fuori, vuole parlare con le persone mentre porta a spasso il cane. Chi è introverso e sensibile forse preferisce stare a casa a leggere un libro, con il vostro gatto che non ha bisogno di andare fuori a fare una passeggiata”.
E’ comunque possibile che le persone scelgano il cane o il gatto in base alla propria personalità, portando i timidi sull’animale più guardingo e l’estroverso su quello più socievole.
Un punto su cui potrebbero soffermarsi le ricerche perché potenzialmente interessanti nello sviluppo di zooterapie interessanti.
Circa l’intelligenza del padrone – secondo lo studio ne sarebbe più dotato chi predilige il gatto – è possibile che gli studiosi siano occorsi qui in uno dei sei luoghi comuni sugli introversi.
L’espressione pet therapy, zooterapia in italiano, indica una terapia dolce che si basa sull’interazione uomo-animale. Il termine inglese “pet”, come sostantivo ha il significato di “animale domestico”, ma come aggettivo ha il significato di “prediletto” e come verbo è inteso come “vezzeggiare”, “coccolare”, “viziare”. Il significato stesso di questi termini, ci riporta alla mente un’idea di dolcezza e di rispetto reciproco.
La zooterapia consiste in una terapia di supporto a quelle tradizionali, ciò vuol dire che la pet therapy non è quindi una terapia a sé stante, ma una co-terapia che può essere utilizzata su pazienti affetti da patologie di diverso tipo per ottenere un miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale o psicologico-emotivo.
Il fine che si propone la terapia con gli animali è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative specialmente nei casi in cui il paziente non mostra la volontà di collaborare. In molti casi, quindi, la presenza di un animale consente di stabilire un rapporto emotivo con il paziente, tramite il quale è possibile creare un canale di comunicazione paziente-animale-medico e stimolare la partecipazione attiva del soggetto.
La terapia con gli animali viene utilizzata come co-terapia nel trattamento di disturbi del comportamento, sindromi depressive e disabilità, ma è impiegata soprattutto nelle forme di autismo . La zooterapia viene praticata nelle scuole, nelle comunità di recupero per portatori di handicap fisici e/o psichici, nelle carceri e negli altri Stati anche negli ospedali e nelle case di cura.
I bambini rappresentano i soggetti che rispondono meglio alla terapia con gli animali perché la loro comunicazione è spontanea e si basa sull’instaurazione di un rapporto di tipo emotivo-affettivo. È stato possibile constatare che coloro che hanno problemi di apprendimento riescono, grazie all’interazione animale, ad ottenere autostima e fiducia in stessi.
Altro campo di impiego delle pet therapy è il supporto per quegli gli anziani che soffrono di depressione e solitudine spesso legate alla perdita del coniuge. In generale, il rapporto che si stabilisce tra persona ed animale aiuta tutti chi tende a rinchiudersi nell’isolamento per diverse ragioni, rappresentate anche da handicap fisico.
Allo stato attuale, in Italia non esiste una netta definizione giuridica riguardo le procedure ed i requisiti necessari per la terapia con gli animali, ad eccezione della regione Veneto. Questo è dovuto al fatto che è compito delle singole regioni emettere delle normative in materia, condizione che ha portato alla formazione di uno scenario molto eterogeno, composto da singole associazioni che utilizzano metodologie operative spesso molto differenti tra loro.
La conseguenza è che, spesso, tali approcci si sono rilevati dannosi sia per il paziente che per l’animale coinvolto, in quanto non vi era uno staff organizzato che potesse monitorare al tempo stesso sia lo stato del paziente che dell’animale utilizzato nella terapia.
Il nostro Paese dovrebbe aggiornarsi in tal senso, per permettere a tante persone che hanno bisogno di godere dei benefici che possono donare i nostri amici animali grazie alla zooterapia.
Per saperne di più clicca qui:
Pet therapy: la zooterapia per avere un aiuto dagli amici animali http://it.euroclinix.net/blog/salute-psiche/pet-therapy-zooterapia.html#ixzz34p509iQ8

Il più grosso di tutti si chiama Dorian Grey.
E non è difficile capire il perché, con quella chioma da leone color grigio perla, con cui altezzoso sfugge agli occhi dei curiosi. Ma negli anni c’è stata anche Marilyn Monroe, bellissima e sinuosa come la diva di Hollywood. E poi Mark Twain ed Emily Dickinson, Ava Gardner e James Joyce. Persino una Sophia Loren.
Sono i gatti di Ernest Hemingway, che liberi e sereni ancora oggi abitano la casa che l’autore del ”Grande Gatsby” comprò a Key West, in Florida, nel 1928, per abitarvi con la sua seconda moglie Pauline Pfeiffer.
Qui lo scrittore realizzò molti dei suoi libri, da ”Morte nel pomeriggio” a ”Per chi suona la campana”. Si dedicò alla pesca, ai vini e iniziò a sognare l’Havana.
Ma soprattutto qui accolse Snow White, Biancaneve, amatissima micia ricevuta in dono dal capitano di una nave, con una caratteristica davvero speciale: aveva sei dita per zampa. I cuccioli dei suoi cuccioli oggi sono ancora lì, nel giardino di Key West: 56 discendenti, 23 dei quali polidattili (ovvero, con un numero superiore di dita in una zampa), curati e coccolati dello staff che gestisce la Casa Museo di Hemingway.
Per loro, un angolo riservato con tante cucce, una gabbietta che riproduce la casa padronale in miniatura quando hanno bisogno di cure speciali. E anche un piccolo cimitero felino, inaugurato al tempo dallo stesso Hemingway. Tutti hanno un nome e lo staff ha proseguito la tradizione dello scrittore ribattezzando ogni nuovo nato come i Grandi della Letteratura, dello Spettacolo o della Scienza. Ecco allora che tra un miagolio e un’azzuffata, negli anni qui sono nati Edgar Allan Poe, Errol Flynn, Susan Hayward, Pablo Picasso e Simone De Beauvoir.
Ad un micio in piazza dedicò persino uno dei suoi primi racconti: ”Gatto sotto la pioggia (Cat in the Rain)”. Ma i vicini raccontano che la sua colonia arrivò anche a 50-60 esemplari.
E i gatti sono protagonisti, ancora oggi, sulle tendine all’uncinetto delle finestre, nello studio con le porcellane conservate accanto alla macchina da scrivere. E poi in soggiorno, con i gatti francesi in cristallo di piombo Lalique che Pauline regalò al marito per il loro anniversario. Fino alla camera da letto, con il panciuto gatto in ceramica firmato da Pablo Picasso.
”Ai gatti – diceva – riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore”.
Ernest Hemingway vinse il premio Nobel nel 1954 grazie al libro “Il vecchio e il mare”, libro che poi divenne anche un celebre film con Spencer Tracy come protagonista.
Hemingway amava moltissimo i gatti. Scrisse in una lettera ad un caro amico: “I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.”
Nel romanzo “Isole nella corrente”, pubblicato postumo e che viene considerato dai critici il più autobiografico dei suoi libri, Hemingway descrive il protagonista, Thomas Hudson, che riposa teneramente abbracciato al suo micio.
Si legge: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra.” E poi ancora:
E poi ancora: “Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”
Esiste una foto che ha fatto il giro del mondo e che ritrae lo scrittore seduto nello studio, con la luce che entra dalla grande vetrata alle sue spalle e che illumina la scrivania, piena zeppa di carte, fascicoli, cartelle, taccuini. Hemingway è davanti alla macchina da scrivere e con una mano accarezza un gatto che cammina sui fogli. La coda del micio è tenuta alta, con la punta ripiegata nell’atteggiamento amichevole di chi saluta ed è quindi facile immaginare la scena. Hamingway sta lavorando quando uno dei suoi gatti viene a fargli visita, salta sul tavolo e lo saluta, magari cercando tra le carte un posticino dove addormentarsi.
Lo scrittore allora interrompe quello che sta facendo per contraccambiare le attenzioni del piccolo amico.
E chissà quante volte sarà capitata una cosa del genere dal momento che, come si è detto, i mici che abitavano con lui era ben 57.
Fonti:
http://www.micimiao.it/Hemingway.htm
http://www.gattosiamese.altervista.org/pagina-53659.html
se un pesce
è la personificazione, l’essenza stessa
del movimento dell’acqua
allora il gatto è diagramma e modello
della leggerezza dell’aria
doris lessing
Nella vita di Doris Lessing i gatti hanno sempre avuto un ruolo molto importante.
Ci ha sempre convissuto, ha imparato presto a conoscerli. Il primo gatto risale ai tempi della Persia, quando aveva tre anni. poi da bambina, in Sudafrica, dove ne era letteralmente circondata: i selvatici, che andavano tenuti lontani da quelli di casa, e i domestici, che a loro volta subivano il richiamo del bush. da allora una lunga confidenza ha unito la scrittrice ai felini, in un rapportarsi sempre intenso, felice in certi casi, drammatico in altri.
A Londra ha avuto animali più cittadini, ormai adeguatisi alla vita umana e abituati a relazionarsi con i padroni. e qui i sentimenti si fanno ancora più profondi e complessi. In particolare con i due con cui viveva, uno grigio e l’altro nero, dalle psicologie così diverse tra loro.
Di molti dei gatti conosciuti descrive carattere, temperamento, gusti e, con la stessa lucidità con cui ha analizzato se stessa e la società umana nei suoi libri, ha saputo guardare al mondo felino, alle qualità che lo fanno insieme simile e dissimile al nostro.
” era davvero molto bella
era al suo meglio quando se ne stava seduta sul letto e guardava di fuori. le zampe anteriori color crema, leggermente striate, erano ripiegate all’ingiù, una accanto all’altra, per terminare su due estremità argentee.
le orecchie, lievemente frangiate, con la parte bianca che sembrava d’argento, si alzavano e si muovevano, indietro, in avanti, tese ad ascoltare e a percepire. e ad ogni nuova cosa percepita, il muso si girava leggermente, vigile. la coda si muoveva, in un’altra dimensione, quasi che la punta cogliesse dei messaggi che altri organi non riuscivano ad afferrare. sedeva in posa, leggera come l’aria, guardando, ascoltando, sentendo, respirando con tutta sè stessa, con il pelo, con i baffi, con le orecchie – con ogni parte di sè, attraverso una delicata vibrazione. se un pesce è la personificazione, l’essenza stessa del movimento dell’acqua, allora il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell’aria.
“oh, gatta” le dicevo o per meglio dire invocavo “bellissima gatta ! gatta splendida ! dolcissima gatta ! gatta di seta ! gatta che sembri un morbido gufo, gatta con le zampe come farfalline, gatta preziosa come un gioiello, prodigiosa gatta!” gatta, gatta, gatta, gatta.
sulle prime lei mi ignorava poi girava la testa, morbidamente arrogante, e a ciascuno di questi elogi, per ognuno di essi, separatamente, socchiudeva gli occhi. poi, quando avevo finito, sbadigliava, intenzionalmente, con atteggiamento fatuo, mettendo in mostra una bocca rosa come un gelato e la rosea lingua arricciolata.
oppure, di proposito, si accucciava e mi seduceva con lo sguardo. io fissavo quegli occhi a forma di mandorla contornati da un sottile tratto di matita scura, attorno al quale si inarcava un secondo tratto color crema.
sotto ciascuno di essi una pennellata più scura. verdi, occhi verdi, che nell’ombra si facevano color oro scuro, fumoso: una gatta dagli occhi scuri. ma alla luce diventavano verdi, un verde smeraldo limpido e freddo. dietro i bulbi trasparenti degli occhi, guizzi di ali di farfalla, venate e lucenti. ali che parevano gioielli – l’ essenza stessa delle ali. …
negli occhi della gatta grigia si rintracciava la verde lucentezza delle ali di una farfalla di giada, come se un artista avesse detto: che può esservi mai di altrettanto grazioso, di altrettanto delicato di un gatto? e quale creatura dell’aria può mai essere affine ad un gatto? ma la farfalla, naturalmente! e là, in fondo agli occhi di un gatto, giace questo pensiero, un pensiero solo accennato con un mezzo sorriso; nascosto dietro la frangia delle ciglia, dietro la sottile palpebra, interna, bruna, e i sotterfugi della civetteria felina.
gatta grigia, perfetta, magnifica, regale; gatta grigia con tracce di leopardo e di serpente; con cenni di farfalla e di gufo; leone in miniatura con artigli d’acciaio per uccidere; gatta grigia piena di segreti, di affinità, di misteri …”
Doris Lessing, Premio Nobel per la letteratura nel 2007.
Doris Lessing era una gattara di quelle forti, come T. S. Eliot ed Hemingway, e sui mici ha scritto vari libri. Voleva sempre vicini i suoi gatti quando scriveva e a Londra, nel quartiere di Hampstead in cui viveva, lei era la gattara ufficiale della zona: la sua casa era diventata un rifugio sicuro per gatti randagi e cuccioli che scavalcavano alla ricerca di cibo. E Doris Lessing non faceva mai mancare nel suo giardino una ciotola d’acqua e una di crocchette.
Uno dei suoi libri ha per titolo “Gatti molto speciali “(in Italia è pubblicato da Feltrinelli) e in esso Doris Lessing vi racconta la sua vita con i gatti, a partire dall’africa. La scrittrice ci parla dei gatti, descrivendoci i loro amori, le paure e riesce a farlo entrando nella psicologia dei questi splendidi animali.
Oltre a Gatti molto speciali, Doris Lessing ha scritto anche” particularly cats and rufus the survivor (contenuto nell’edizione della Feltrinelli di “gatti molto speciali”e “ la vecchiaia di el magnifico”(pubblicato in Italia da Archinto) che era il gatto con cui la scrittrice aveva un rapporto speciale, come ebbe a raccontare ella stessa:
” quello con cui ho comunicato meglio era “el magnifico”, un gatto di grande intelligenza. passavamo molto tempo a guardarci, toccarci.”
Fonti:
Gatti in ufficio per migliorare la produttività: succede in questa azienda giapponese
Chi non vorrebbe avere un gatto sul posto di lavoro?
Starsene seduti a una scrivania mentre gli amati felini domestici si accoccolano sulle gambe non è più solo un sogno per i dipendenti della Ferray Corporation,un’azienda giapponese che si occupa di costruzione di siti web e sviluppo di applicazioni. La società ospita, infatti,nove adorabili gatti salvati, autorizzati a vagare per l’ufficio ogni giorno.
Naturalmente, tra fili, documenti, monitor e tastiere hanno un bel po’ da divertirsi. E sanno essere dei gran burloni, movimentando le giornate lavorative: a quanto pare spengono accidentalmente computer, masticano i cavi LAN, graffiano i muri, strappano le carte rovinano il codice passando sulle tastiere in cerca di coccole.
Dormono anche sui tavoli nel bel mezzo delle riunioni e, quando arrivano nuovi clienti, hanno la ‘cattiva’ abitudine di esplorare i loro sacchetti e buste, tuffandosi al loro interno per giocare. Ma ovviamente tutto questo fa parte del gioco. È parte integrante della convivenza con i mici.
E i dipendenti non hanno dubbi: nonostante questi piccolissimi ‘inconvenienti’, i gatti hanno portato tantissimi benefici. Il rapporto tra colleghi è migliorato, dal momento che i gatti sono un argomento che porta a stare di più insieme. Per non parlare della riduzione dello stress.
Le politiche pro-pet non finiscono con i nove gatti dell’ufficio. Ogni giorno è possibile portare anche i propri animali domestici a a lavoro.
E se i dipendenti non hanno un animale domestico, allora l’azienda paga ¥5000 al mese (circa 42 dollari) per un “bonus cat” a chi adotta un gatto che ha bisogno di una casa.
Non vorreste lavorare anche voi in un ufficio così?
Fonte:
http://www.greenme.it/vivere/lavoro-e-ufficio/15416-gatti-ufficio-azienda-giapponese
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Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie.
Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere
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