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Perchè siam donne: Quattro scienziate-sub nel mare di Capri per riparare i danni dei pescatori di frodo

Le foreste ferite di Capri vivono sotto il mare.

Sono l’habitat ideale per moltissimi organismi viventi, come i pesci, che ci depongono le uova; e come gli alberi di una foresta tropicale sono capaci di produrre ossigeno e abbattere l’anidride carbonica. Fronde marine composte da un’alga bruna tipica del Mediterraneo, la Cystoseira, che potrebbe crescere rigogliosa ma che a Capri, sotto i Faraglioni, è stata annientata dallo scempio dell’uomo.

I pescatori di frodo di datteri, per estrarre dalla roccia calcarea i prelibati frutti di mare, hanno spazzato via con i martelli pneumatici ogni forma di vita, alghe comprese. Senza di queste, in un ambiente così desertificato, addio anche a pesci e ad altri organismi.

Ma se un giorno queste alghe, preziose custodi della biodiversità, ricominceranno a crescere il merito sarà di quattro ricercatrici dell’Università di Trieste. che, da maggio e per un anno, sono impegnate in una operazione di restauro ecologico dei fondali marini dell’isola.

Con muta e bombole le ricercatrici si immergono fino a 50 metri di profondità, all’ombra degli spettacolari scogli che spuntano dal mare come Ciclopi, per prelevare i campioni di acqua in superficie e in profondità. Lo scopo è individuare i danni e i siti più idonei dove intervenire.

Le ricercatrici sono tutte subacquee. «Necessariamente, — dice Annalisa Falace, 55 anni, docente di Algologia all’Università di Trieste e a capo del progetto —. Per raccogliere campioni di alghe non c’è altro modo». La squadra, collaudatissima e composta da studiose italiane e croate — con Annalisa, la biologa Sara Kaleb e le dottorande Marina Srijemsi e Martina Grigoletto —, sta lavorando al ripopolamento della foresta marina come farebbe un gruppo di agricoltori in una serra.

«Con la differenza che sulla Terra coltiviamo dal Neolitico, sott’acqua iniziamo ora», puntualizza Annalisa. L’originalità del metodo, sviluppato nell’ambito del progetto europeo ROC-POPLife, sta nella produzione in acquari di nuove «plantule» da reintrodurre in ambiente marino, senza danneggiare i siti donatori.

«In acqua cerchiamo le alghe in buone condizioni, ne prendiamo un pezzo con gli elementi riproduttivi, lo portiamo in laboratorio e lo replichiamo con le colture. Le nuove piantine poi tornano in mare, crescono e dopo un anno diventano fertili e producono nuove piante — spiega Annalisa—. Risultati? Con la stessa tecnica ho ricolonizzato in tre anni un chilometro di costa nelle aree protette delle Cinque Terre e di Miramare».

Con lei, da 20 anni, lavora la biologa Sara Kaleb, 41 anni, croata di nascita:”Insieme abbiamo costruito il laboratorio di Algologia di Trieste e siamo il cuore di un team non a caso tutto femminile . Siamo idealiste. Non abbiamo le classiche ambizioni del contesto accademico, tipicamente maschile, ma il sogno di ripristinare quello che c’era per consegnare qualcosa di migliore».

Una passione nata da bambina quando, a cinque anni, Annalisa Falace legge un libro il cui protagonista è un algologo di Capri. «Me ne sono innamorata perdutamente — racconta adesso —. Mamma era maestra e ho iniziato a leggere presto. In fondo c’era la classificazione delle alghe e l’ho imparata a memoria. Più tardi, al liceo, in gita a Trieste con mio padre, vidi una targa al Castello di Miramare con riportato il nome di “Guido Bressan, algologo”. Era domenica, lo chiamai a casa sua. Ci diede appuntamento in un caffè di Trieste… Anni dopo, è diventato il mio professore».

Le scienziate-sub che piantano alghe nel mare di Capri: «Così torna la vita»- Corriere.it

Gli esemplari di alga Cystoseira appartenenti a questa specie, insieme a quelli di molte altre specie del genere , sono particolarmente sensibili all’inquinamento e pertanto scompaiono facilmente dove vi siano alterazioni dell’ambiente marino. Sono soprattutto sensibili ad agenti inquinanti che si trovano in superficie come idrocarburi e detersivi tensioattivi.

Per questo motivo il loro monitoraggio fornisce indicazioni sullo stato dell’ambiente circostante.

Cystoseira mediterranea una specie tipicamente mediterranea che si trova lungo le coste rocciose.

In generale questa specie è presente in acque del Mar Mediterraneo Occidentale e nella fascia centrale. È stata osservata in Spagna e alle Baleari, in Grecia, Turchia e a Cipro. Lungo le Coste Nordafricane è stata osservata in Marocco, Algeria,Tunisia ed Egitto. In Italia è segnalata nel mare meridionale. Tirreno Centro Meridionale e Mare Ionio (Sardegna, Golfo di Napoli, Coste Siciliane).

Fonte Wikipedia

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La buona notizia del venerdì: anche se a prima vista non sembra è un originale ed efficace forma di riciclo

Per quarant’anni hanno trasportato gli abitanti e i turisti di New York City su e giù per la città.

Ora, decine di vecchi vagoni della metropolitana newyorchese vengono gettati nell’oceano Atlantico per diventare rifugio per i pesci, oltre che una buona occasione per lo sviluppo della pesca sulla costa orientale degli Stati Uniti.
L’originale forma di riciclo è sperimentata già da qualche anno, e i buoni risultati spingono sempre più stati americani a chiedere alla Mta (la Metropolitan Transportation Authority di New York, proprietaria dei vagoni) di acquistare qualche mezzo dei 1662 in disuso e altrimenti destinati alla pressa dello sfasciacarrozze.

Dopo il Delaware – che ha sperimentato un aumento del 400% della popolazione marina – e il New Jersey, pochi giorni fa è stata la volta del Maryland, dove 44 vagoni sono stati gettati a 30 metri di profondità nelle acque dell’oceano e a circa una trentina di km dalla costa.

Privati delle finestre, delle porte e di ogni componente potenzialmente inquinante, i vagoni diventano un’ottima attrattiva per i pesci, altrimenti poco presenti nei fondali sabbiosi della costa, che li scelgono come grotte artificiali per riprodursi e proteggersi dai predatori.

E i pesci, a loro volta, diventano un’interessante opportunità di crescita per gli affari dei pescatori.
In realtà, il reef artificiale viene difeso anche da gruppi ambientalisti che denunciano l’eccessivo sfruttamento della popolazione marina e vedono nei vagoni sottomarini una soluzione possibile, seppur parziale, al problema.

Il processo di creazione di barriere artificiali è stato di grande aiuto per ripristinare le aree danneggiate dalle attività umane.

Gli ingegneri hanno già affondato una portaerei per trasformarla in un ecosistema di barriera corallina.

In un mondo ideale, non avremmo bisogno di fare questo, perché non avremmo danneggiato il fondo dell’oceano.

Tuttavia, misure di questo tipo possono effettivamente aiutare a riparare la distruzione del fondale marino.

E, naturalmente, rende la cessione di parti di trasporto pubblico molto più facile.

Chissà se grazie a questo nuovo ecologico utilizzo, fra qualche tempo non si troveranno nei fondali marini – e in modo del tutto lecito – anche le automobili.

Foto mostrano i vagoni della metropolitana di New York che vengono scaricati nell’oceano – (pianetablunews.it)

New York, nuova vita in fondo all’Oceano per i vecchi vagoni della metro – Il Sole 24 ORE

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Perchè siam donne: Helen in prigione per aver indossato i pantaloni

Non molti conoscono il nome di Helen Hulick (1908-1989), un’educatrice statunitense che applicò terapie innovative e, per l’epoca, rivoluzionarie, nell’insegnamento rivolto ai bambini con problemi di udito e linguaggio.

Tuttavia, i giornali americani parlarono molto di lei per un episodio che, pur dimostrando il suo carattere anticonformista, non aveva nulla a che vedere con il suo lavoro di educatrice.

Tutto ha inizio il 9 novembre del 1938, giorno in cui la ventottenne Helen Hulick viene convocata presso il tribunale di Los Angeles come testimone, dopo aver subito un furto con scasso in casa propria.

Se di lì a poco Helen finisce sul Los Angeles Times, però, non è perché le sue parole siano riuscite ad aiutare la giustizia, né perché sia stato identificato il responsabile della rapina, tutt’altro: protagonisti della vicenda mediatica che la riguarda diventano nientemeno che i suoi pantaloni.

L’educatrice dell’infanzia originaria della Pennsylvania, infatti, si presenta davanti alla corte in una tenuta che è solita indossare anche fra i banchi di scuola, luogo in cui si è già distinta per i suoi meriti.

Nel notare il suo abbigliamento, tuttavia, il giudice responsabile del suo caso, tale Arthur S. Guerin, resta turbato e decide di sospendere l’udienza, intimando a Helen Louise Hulick Beebe – questo il suo nome all’anagrafe – di tornare in aula cinque giorni dopo con abiti più consoni.

Eppure, il 14 novembre, Helen mantiene la promessa già fatta al giornale locale, a cui aveva dichiarato: “Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito, non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi”.

La reazione di Guerin non tarda allora ad arrivare. “L’ultima volta che si è presentata in questa Corte, vestita come oggi e inclinando la testa all’indietro, ha attirato più attenzione da spettatori, prigionieri e presenti in tribunale che lo stesso processo”, dichiara infatti ad alta voce. E prosegue: “Le era stato richiesto di tornare con un abbigliamento consono per il processo. Oggi è tornata con i pantaloni, sfidando apertamente la Corte e il suo dovere di condurre il processo in maniera ordinata. Questo è il momento di prendere una decisione al riguardo, e la Corte ha il potere di mantenere quella che considera una condotta esemplare”.

Di conseguenza, conclude Guerin, “la Corte le ordina di tornare domani con un abito accettabile. Se insiste nell’indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare perché ciò ostacolerebbe la procedura giudiziale. Ma si prepari a essere punita secondo le leggi di questa Corte”.

Ma neanche questo secondo avvertimento scoraggia Helen, che per ottenere maggiore protezione anche sul piano legale chiede il sostegno dell’avvocato William Katz – il quale davanti alla corte aveva già dimostrato grazie a quattro volumi di sentenze la liceità dell’educatrice di portare i pantaloni, senza ottenere comunque il benestare del giudice.

“Indosso pantaloni da quando ho quindici anni e possiedo solo un abito elegante nel mio armadio”, spiega allora Helen al suo legale. “Tornerò in pantaloni e, nel caso in cui mi metta in prigione, spero che il mio gesto serva a liberare per sempre le donne da questo divieto di indossarli”.

L’indomani, quindi, la testimone mantiene la propria linea di condotta e viene condannata da Guerin a scontare cinque giorni di carcere e a indossare di conseguenza la divisa delle detenute, ovvero un vestitino di jeans.

Nel frattempo, però, il suo avvocato fa leva sulle lettere di protesta ricevute dal tribunale per rivolgersi alla Corte d’Appello, ottenendo da quest’ultima il permesso ufficiale per la sua cliente e per tutte le altre donne degli Stati Uniti di indossare i pantaloni nel corso di un processo.

Si tratta di un passo avanti non indifferente nel processo di emancipazione femminile, mosso non da ultimo da motivi igienici, e che fra l’altro si verifica mentre è già scoppiata la seconda guerra mondiale.

Quanto al furto subito da Helen la seduta in cui si ascolta la testimonianza della donna viene intanto posticipata al 17 gennaio 1939, data in cui l’educatrice appare davanti al giudice con “un abito più femminile”, a dimostrazione del fatto che una simile etichetta non vuol dire poi granché e che a contare è, piuttosto, la libertà di ogni donna di scegliere liberamente cosa indossare in qualunque circostanza.

Del resto nella storia della moda la donna per poter indossare liberamente i pantaloni è arrivata solo alla fine dell’800.
Infatti con i primi movimenti di emancipazione le donne iniziarono a indossare i pantaloni e ad andare in bicicletta.
Amelia Bloomer fu la prima a destare scandalo indossandoli a metà ‘800. Per la società dell’epoca era scandaloso indossarli, anche se Amelia li portava in stile orientale stretti alla caviglia e ampi e coperti da un abito al ginocchio. La leggendaria attrice Sarah Bernhardt li indossò sul palco i primi del ‘900 e la scrittrice francese Colette si mostrò in pantaloni per il lancio del suo romanzo Claudine.

Helen Hulick: la donna che finì in carcere per un paio di pantaloni (socialup.it)

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Attenti ai retrogradi !Chi va e chi viene e dove e perchè !

Retrogrado non è un insulto . E neanche una parolaccia.

Quindi la retro-gradazione è un moto planetario che si verifica in genere proprio in questa stagione.

Un pianeta retrogrado è un pianeta la cui traiettoria sembra essere invertita guardandolo dal punto di vista della Terra.

In realtà, la traiettoria di un pianeta non cambia, è una differenza di velocità di rotazione che produce questo effetto visivo.

Gli antichi astrologi credevano che quando un pianeta diventava retrogrado, stava viaggiando attraverso il mondo sotterraneo, portando alla luce la conoscenza nascosta e attingendo a più delle qualità dell’ombra che tendiamo a ignorare.

Tutti i pianeti e asteroidi diventano retrogradi, a periodi, eccetto Sole e Luna.

Io ci vedo un momento necessario di riflessione e di verifica della validità delle nostre recenti esperienze e degli effetti che ci aspettiamo nel futuro.

Non necessariamente per cambiare o trovare difetti, o giudicare il passato, a volte solo per riprendere fiato, diceva mia nonna, e vederci più chiaro. che il ritmo di noi umani è sempre troppo accelerato.

Secondo il mio punto di vista è interessante come l’energia di quel dato pianeta si rapporta con il segno zodiacale , è lì che possiamo cogliere il messaggio. Perchè è una indicazione su dove e come è necessario agire , o mutare rotta o consolidare, e vale per l’umanità come gruppo sociale e per ogni singolo nell’ambito della sua vita

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Marte il pianeta della spinta e dell’ambizione, dell’ azione, della volontà, della rabbia, della direzione è retrogrado in Gemelli, il segno della comunicazione e ci starà fino a marzo 2023.

Gemelli è il segno più significativo della capacità di relazionarsi. E’ fondamentale per Gemelli raccogliere le esperienze di vita basate sui movimenti di relazione e connessione.

Gemelli cambia, muta e riadatta quanto è necessario all’evoluzione della coscienza umana, sia nelle vite individuali che che in quella collettiva di tutta l’umanità. L’instabilità serve a creare l”esigenza di trovare armonia nei cambiamenti repentini, nella superficialità dei rapporti umani e nella mancanza di coesione di gran parte dell’umanità

Quando Marte sosta in Gemelli aumenta le tensioni tra le coppie di opposti Ma la tensione ha uno scopo molto positivo in quanto provoca in entrambe la parti una chiarezza sulla necessità del conflitto e quindi una visione condivisa della risoluzione.

Le parole e la comunicazione assumono un nuovo potere e possono essere usate sia positivamente che negativamente.

La comunicazione favorisce i contatti umani, genera conoscenza e confronto di esperienze, porta a formulare nuovi sistemi di vita, stimola l’espansione della ricerca, genera cooperazione, fa lavorare la mente a trovare nuove dinamiche di convivenza.

E’ un aspetto molto significativo che nella seconda parte dell’anno agiterà le menti e tutto il tema della comunicazione.

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Urano è retrogrado in Toro

Urano è in Toro dal 15 maggio 2018 e proseguirà attraverso il segno fino al 27 aprile 2026.

E’ il pianeta delle rivoluzioni, dei cambi radicali, dell’imprevisto, della rottura degli schemi e delle strutture esistenti, al fine di permettere al nuovo di entrare .

Se Urano rompe le strutture condizionanti che sono l’attuale sicurezza

ora in Toro ci chiede di superare i nostri limiti personali, di diventare ciò che abbiamo scoperto di essere, di arrenderci a ciò che siamo, accettandoci senza più scuse.

A livello collettivo  mette in gioco il tema dei valori personali, delle sicurezze materiali (denaro e beni materiali) e di quelle affettive.

Toro è il segno della vita terrestre, le risorse naturali, l’agricoltura, il lavoro, il cibo, le risorse personali, i valori, l’economia, i mercati, la finanza e tutto ciò da cui facciamo dipendere le nostre sicurezze.

In Toro si impara ad attribuire il peso corretto delle cose, ai valori della vita, alla giusta priorità delle esperienze, lavorando soprattutto sulle risorse, sul valore che diamo ai possessi , su tutto ciò che conta veramente.

Proprio in Toro siamo chiamati a trasformare il nostro passato per poter consolidare un nuovo modo di essere e di vivere.

E’ il terreno che ha bisogno in questo momento storico del cambiamento di rotta, la transizione da un vecchio schema di vita ad uno nuovo

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Giove retrogrado in Ariete dal 22 luglio al 23 novembre ed entra definitivamente nel segno nel 2023.

Questo corpo celeste, il più grande del nostro sistema dopo il Sole, transita in un Segno 12 mesi, spostando di volta in volta l’attenzione su una tematica precisa, stabilendo così un campo di apprendimento collettivo. 

Giove è generalmente considerato il pianeta della luce, dell’espansione e, proprio come può espandere l’abbondanza, i nostri desideri e sogni, può anche espandere le cose che non vogliamo guardare, le cose che spingiamo via, perché sono scomode da affrontare

Giove retrogrado ci fa rallentare per non perdere di vista i dettagli – cosa tenere e cosa lasciar andare per costruire una nuova strada,

E’ una via che ci porta verso la manifestazione di ciò che da sempre sogniamo di essere.

E’ dunque necessario operare bene e con onestà intellettuale, e ovviamente di cuore!

Giove in Ariete può dare la capacità di infondere ed ispirare nella vita delle persone una maggiore consapevolezza , un desiderio di insegnare e condividere, di stimolare la percezione, di collegare pensieri estranei e divergenti, a condividere l ‘insegnamento che deriva da ogni esperienza nell’ottica di apportare miglioramenti in tutta l’umanità

Ariete è il simbolo dell’inizio, quello che avvia le cose e le origina. È il segno dell’autoaffermazione, il primo stadio del cammino evolutivo dell’essere umano attraverso il ciclo dello Zodiaco. E’ con l’Equinozio il momento in cui la Luce prende il sopravvento sul buio invernale.
Caratteristica del segno è la forza e il coraggio, anche di andare oltre gli schemi precostituiti. una grande forza mentale e spirituale per affrontare nuove sfide e risollevarsi in fretta dopo un ostacolo. L’Ariete va avanti per la sua strada con testardaggine e orgoglio, talvolta con troppo impeto nella scelta della strada giusta. Ma è pronto a cambiare direzione.

Con l’ingresso definitivo di Giove in Ariete nel 2023 potremmo cominciare a vedere un altro lato delle cose, o forse, potremmo cominciare a renderci conto che il nostro destino si sta espandendo, spingendoci in una direzione più ampia.

In Ariete dal 19 luglio fino a dicembre 2022 c’è anche Chirone

l’asteroide delle questioni irrisolte che ci portiamo dietro ,sarà retrogrado, un moto che lo muoverà dagli attuali 16 agli 11 gradi di Ariete.

Chirone è il guaritore ferito, colui che ci fa sentire il bisogno di integrare ciò che abbiamo perso, di guarire e di correggere tutto ciò che non funziona, quei traumi antichi che vivono dentro di noi.

Quando Chirone retrograda diventa introspettivo, cerca cioè soluzioni e risposte dal di dentro, portandoci a credere in noi e nella forza della nostra volontà .

Possediamo tutti gli stessi poteri di Chirone. Dentro ognuno di noi, abbiamo la capacità di prendere i nostri punti dolenti e trasformarli in una fonte di potere.

Con Chirone in Ariete , siamo ancora più supportati nel trovare la forza, la fiducia e il coraggio che possono sorgere quando ci troviamo faccia a faccia con i nostri problemi irrisolti e li guardiamo come punti di potenziale.

Cogliamo gli insegnamenti che ne abbiamo avuto, non ci sono fallimenti ma risultati che possono mettere in luce le nostre risorse.

Del resto sono proprio quelle esperienze che ci hanno arricchito di energia verso le nostre future scelte.

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Saturno in Aquario fino al 23 ottobre

Aquario è il segno che più rappresenta l’umanità in evoluzione e lo sviluppo della coscienza sociale.

L’acqua di Aquario è l’acqua della conoscenza, che spinge verso rive e mete ignote per l’evoluzione dell’umanità intera .

Aquario spinge alla crescita costruttiva dello stato e delle civiltà attraverso invenzioni, miglioramenti nella società e l’esaltazione di speciali virtù sociali. Questo può avvenire anche attraverso rivoluzioni e rovesciamenti di abitudini e comportamenti condivisi ma obsoleti del vivere comune, per affermare la nascita di un nuovo tipo di essere umano e di nuovi ideali che lo stato rifiuta o combatte.

in Acquario Saturno spinge a lavorare con impegno per creare quelle strutture sociali e connessioni che potranno radicare le nuove idee archetipiche dell’era della coscienza umana.

In Acquario Saturno conferisce una capacità intrinseca di collegare le idee provenienti dal passato che hanno dato prova della loro utilità con i concetti del futuro che si stanno svelando.

In questa posizione Saturno spinge l’umanità intera a superare ideologie e concetti restrittivi che in gran parte sono stati socialmente condizionati o ereditati dal passato. Soprattutto se c’è un attaccamento tenace a queste idee e comportamenti che limitano la crescita della consapevolezza a livello sociale.

Ecco perchè le energie saturnine vengono percepite come una costrizione o una punizione, è solo che ci si oppone al cambiamento e non se vede l’oltre.

Saturno, retrogrado, offrirà un opportunità di riflettere, rivedere e ristrutturare qualsiasi aspetto fondamentale della vita ,il percorso professionale, il rapporto con il denaro, i modelli obsoleti che ci danno certezze,.

Saturno mira a insegnare le lezioni che alla fine porteranno a nuove basi, confini e impegni che serviranno a rafforzare le relazioni e stabilire confini sani.

Saturno agisce si a livello di gruppo umanità sia a livello del singolo. Del resto ognuno di noi è responsabile dell’orientamento di tutto il gruppo essendone parte operante.

E vale la pena ricordare che Saturno non transige!

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Nettuno inizia il suo moto retrogrado in Pesci fino al 4 dicembre 2022, giorno in cui riprenderà il suo moto diretto fino alla fine del 2022.




Pesci è l’ultimo segno del percorso dello Zodiaco e simbolo del ciclo evolutivo compiuto dell’essere umano nella materia, che nelle acque universali persegue la ricerca dell’equilibrio tra mente e cuore, saggio e sognatore, a volte tra le stelle a volte nell’oscurità, alla ricerca di soluzioni spesso effimere nell’oltre . Per uscirne purificato e rigenerato a iniziare con Ariete un altro giro di esperienze formative.

Nettuno , elemento Acqua, versa acqua di vita nell’oceano della materia e così illumina il mondo interiore umano. Tende allo scopo di condurre l’umanità alla consapevolezza di essere gruppo che si evolve attraverso un concetto di amore universale. Anche provocando quelle crisi di riorientamento che fanno passare l’individuo dal livello personale al livello collettivo.

Affrontare le paure personali che generano la violenza in ogni genere di comunicazione, guardare oltre l’apparenza per riconoscere i valori che permettono una convivenza sana tra tutti, superare i pregiudizi che inevitabilmente coinvolgono il nostro personale stile di vita e le nostre scelte, mutare l’atteggiamento che ci spinge a vedere il mondo in bianco e nero dividendolo per pure contrapposizioni: buono o cattivo. Giusto o sbagliato. Noi o loro.

Nettuno retrogrado effettivamente può aiutare a dare un senso alle cose e ottenere una prospettiva e una chiarezza più profonde sulle situazioni in atto. In effetti, questo è un allineamento molto positivo, che potrebbe anche vedere grandi ricompense o progetti creativi in ​​arrivo.

Plutone in Capricorno fino a ottobre 2022

E’ il pianeta della trasformazione. Agisce su intere generazioni perchè compie la sua orbita intorno al Sole in 250 anni e sosta in ogni segno zodiacale dai 15 ai 20 anni.

Plutone distrugge la forma per farne nascere un’altra ,é il pianeta della spiritualità, al desiderio dell’esplorazione del non conosciuto, del non visibile, dell’incomunicabile

E’ anche il pianeta degli ideali. Per un ideale si discute, si lotta, ci si aggrega, si forma un gruppo, ci si danno delle regole, si lavora per il gruppo, si impara e si insegna, si riceve e si dà, con  amore

Una delle cose più notevoli del moto retrogrado di Plutone ora è che si allineerà ancora una volta perfettamente con il Plutone natale degli Stati Uniti, aiutando a scavare e portare alla luce eventuali scheletri o ombre nell’armadio.

Capricorno é il segno della determinazione, programma con intelligenza ogni passo del suo percorso, guidato da una grandissima ambizione e forza di volontà. Ha la capacità di affrontare situazioni difficili e complesse, sopportandone il peso e uscendone vittorioso.

La perseveranza che caratterizza questo segno infatti lo aiuta spesso a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, costruendo il proprio destino passo dopo passo in un piano ben preciso.

È anche interessante notare che questa è la terza volta che Plutone sarà retrogrado nel segno del Capricorno. Ciò significa che si sta preparando dopo oltre 10 anni per concludere il suo viaggio in questo segno di terra. Quando questo viaggio volge al termine, le sue lezioni si intensificheranno.

Plutone è una forza trasformativa e governa il ciclo della morte e della rinascita. Mentre in Capricorno ha lavorato duramente per portare il cambiamento a potenti società, governi, intuizioni finanziarie consolidate e il mondo delle grandi imprese, tutte aree toccate dalla combinazione di Plutone e Capricorno.

Plutone ha ancora molto da fare ovviamente, ma si spera che quando Plutone se ne andrà, il collettivo userà i poteri di Plutone per apportare trasformazioni positive in queste aree.

Plutone Retrogrado non è nulla da temere, è la nostra opportunità per liberare lentamente e costantemente il percorso, reinventare cose che sono diventate stagnanti e continuare a salire di livello nel nostro viaggio attraverso questa incarnazione.
È probabile che ci troviamo pronti per iniziare una nuova fase della nostra vita, liberi da qualunque ombra passata su cui abbiamo lavorato .

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Tutto si muove nel Cosmo e niente per caso. Tutto è energia che alimenta il cammino dell’evoluzione. Tutti i corpi celesti ,e non ,sono il risultato della loro qualità di energia. I pianeti che viaggiano con noi nel nostro piccolo sistema solare trasmettono ognuno la propria qualità e i loro campi di azione sono le costellazioni che sono la rappresentazione delle tappe di coscienza dell’essere umano.

Possiamo immaginare questo fitto interscambio di traiettorie energetiche di tutti i colori e siamo continuamente guidati e sostenuti nelle nostre necessarie scelte di vita La maggiore parte inconsapevoli . Eppure non ci viene chiesto niente, solo dato. La spinta a realizzare i nostri obbiettivi, il coraggio di cambiare strada, la capacità di guardare oltre, l’abitudine a trarre insegnamenti da ogni esperienza, la fiducia nelle nostre risorse

A chi sa cogliere la qualità dei messaggi ma a tutti la possibilità.

Io penso che ogni configurazione celeste è al posto giusto al momento giusto e dà indicazioni adatte a superare o potenziare le scelte di ogni essere vivente.

Dell’umanità intera e di ogni singolo componente.

Love Laurin

(Sono solo spunti di riflessione e ricerca che per ognuno vale la posizione nelle case della carta natale)

Ciò che è spezzato diventerà intero. / Ciò che è curvo diventerà diritto. / Ciò che è vuoto diventerà pieno. / Ciò che è consumato diventerà nuovo. / Chi ha poco otterrà. / Chi ha molto verrà ingannato”.

(Dal libro del Tao di Lao-Tzu)

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La buona notizia del venerdì: Anche gli alberi comunicano attraverso una Rete e da almeno 500 milioni di anni

Il Wood Wide Web è un’antica rete di comunicazione delle piante, una sorta di social network sotterraneo che ha più di 500 milioni di anni.

«Sottoterra c’è un altro mondo un mondo d’infinite vie biologiche, che connettono gli alberi, permettono loro di comunicare e fanno sì che la foresta possa comportarsi come un unico organismo. Può ricondursi a una sorta d’intelligenza».

Scoperto per la prima volta nel 1990 da Susanne Simard il Wood Wide Web venne identificato come una fitta rete di funghi e microrganismi che garantisce la comunicazione tra le piante dell’ecosistema nonché lo scambio di nutrienti e di informazioni.

Infatti attraverso questa rete, le piante sono in grado di scambiare sostanze nutritive, zuccheri ed acqua e di inviare segnali chimici ad altre piante nel caso in cui queste siano infestate o attaccate.

La comunicazione tra le piante dell’ecosistema è mediata dai cosiddetti alberi hub, anche detti alberi madre. Si tratta di alberi più grandi che rappresentano il centro di controllo della rete di comunicazione.

Nel 2018 uno studio dell’Università di Leeds, Regno Unito si concentra proprio su quest’aspetto: la condivisione di informazioni.

Gli alberi comunicano tra loro e scambiano materiale, attraverso questa rete di comunicazione paragonabile quasi alla rete internet utilizzata dagli esseri umani.

Sono state individuate due tipologie di rete di comunicazione: micorriza arbuscolare ed ectomicorriza.

La prima è una particolare tipologia di simbiosi tra il fungo e la pianta superiore. Essa è localizzata principalmente nelle radici della pianta e da lì si espande in tutto il terreno. Si tratta di una simbiosi dominante negli ambienti più caldi come le foreste tropicali. Alcuni esempi di alberi caratterizzati da questo tipo di simbiosi sono l’acero e il cedro.

L’ectomicorriza invece è una sottospecie di micorriza stabilita tra il fungo e le piante ad alto fusto, localizzata sempre a livello delle radici. Tale simbiosi domina invece gli ecosistemi più freddi come il Nord America e l’Europa

Entrambe le reti di comunicazione sono quindi influenzate dal cambiamento della temperatura, per cui il Wood Wide Web subisce inesorabilmente gli effetti della crisi climatica.

Alcuni studiosi ritengono infatti che un aumento generale delle temperature, favorisca un maggiore sviluppo della micorriza arbuscolare, che abbiamo detto svilupparsi maggiormente in ambienti più caldi.

Tuttavia questa è in grado di rimuovere rapidamente la materia organica rilasciando CO2 nell’ ambiente che trattiene il calore e accelera gli effetti del riscaldamento globale.

Altri studiosi invece ritengono che il Wood Wide Web renda gli alberi più resistenti ai cambiamenti climatici.

Resta il fatto che, attraverso questo sistema di connessione, gli alberi sono interconnessi tra loro e abbattendone anche solo uno arrechiamo un danno all’intero ecosistema.

Gli alberi comunicano tra loro e hanno anche una marca in più: riconoscono i propri ‘parenti‘.

L’albero madre sa riconoscere i propri ‘figli’ e attraverso una rete di comunicazione sotterranea riesce a mantenere un contatto importante, un fenomeno che non avviene nei confronti degli alberi ‘estranei’.

Gli alberi madre sono in grado di ridurre le proprie radici per fare spazio ai figli. L’albero madre, ad esempio, sa inviare alle piantine vicine carbonio e segnali di difesa che servono ad aumentare la loro resistenza.

È proprio come se gli alberi parlassero tra loro” – afferma l’esperta nel suo discorso. La comunicazione tra gli alberi avviene anche attraverso l’azione di microrganismi e grazie al micelio dei funghi, molti dei quali devono ancora essere studiati. In particolare, i miceli vengono considerati l’internet naturale della Terra.

Il micelio è l’apparato vegetativo dei funghi ed è formato da un intreccio di filamenti detti ife, tubuli in cui scorre il protoplasma.

Insomma, gli alberi ci stupiscono ancora una volta e le motivazioni per proteggerli sono sempre più importanti dato che i giganti verdi sono i polmoni del Pianeta e possono salvarci dalle conseguenze negative dei cambiamenti climatici.

Wood Wide Web: l’affascinante e antichissimo “internet” di alberi e piante – greenMe

Gli alberi comunicano tra loro e riconoscono i propri simili (VIDEO) – greenMe

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Perchè siam donne: Bertha Benz, prima donna a guidare l’automobile ” Modello III “

L’invenzione dell’automobile fu tra le scoperte tecnologiche più importanti della fine del XIX secolo, per gli enormi vantaggi e cambiamenti che avrebbe apportato nella cultura della società moderna. Numerosi ingegneri tedeschi, inglesi, italiani, cercarono di realizzare un prototipo di carrozza, mediante l’uso di un motore a scoppio.

Ma se la creazione dell’automobile si deve al genere maschile, è altrettanto giusto dire che la persona che rese celebre tale invenzione, che compì il primo viaggio su lunga distanza e cercò di migliorarne le sue funzionalità, fu una donna.

Bertha Benz moglie di Carl Benz fondatore della Mercedes-Benz.

Bertha nacque il 3 maggio1849 da una facoltosa famiglia di Pforzheim nel Granducato di Baden.

Conobbe Karl Benz durante un’escursione organizzata dal club “Eintracht”, quando lui, che all’epoca era un ingegnere senza un soldo, sali’ sulla carrozza di Bertha e della madre e iniziò ad esporre le sue idee riguardo a delle carrozze che si muovevano “senza cavalli”.

Bertha si impuntò nel suo volere di sposarlo, tanto che ancora prima del loro matrimonio, avvenuto nel 1872, per quasi due anni investì la sua dote nella compagnia di Benz. Fu proprio grazie al fatto che fosse una donna non sposata che le diede il diritto di farlo: una volta sposata, infatti, secondo la legge tedesca dell’epoca, una donna perdeva ogni diritto di agire come investitore.

Karl finì il proprio lavoro sul primo modello di quella che oggi chiamiamo automobile nel dicembre 1885.

Bertha contribuì moltissimo nel design della “Motorwagen”, ad esempio isolando i fili e inventando i pedali di freno di pelle a supporto di quelli in legno, nel caso questi non bastassero. Inoltre, identificò moltissime aree di miglioramento, come ad esempio l’alimentazione di benzina, che in seguito Karl migliorò. Il fatto che fosse una donna sposata le impedì di ottenere brevetti sulle proprio invenzioni, che di fatto vennero quindi attribuite a Karl.

Oltre a questi contributi, non si può non menzionare il continuo supporto finanziario e morale che Bertha diede al marito.

l 29 gennaio 1886, dopo anni di duro lavoro, Karl Benz registrò il brevetto per la prima automobile. Eppure, nessuno sembrava interessato all’acquisto. Per Karl cominciò un periodo di sconforto e depressione, e per Bertha questa fu la spinta ad intraprendere, il 5 agosto 1888, il primo viaggio in automobile della storia.

Berta, allora trentanovenne, venne accompagnata dai due figli Eugen e Richard, che all’epoca avevano quindici e tredici anni rispettivamente, in un viaggio di circa 106 km (66 miglia) da Mannheim a Pforzheim ,ufficialmente per “andare a trovare sua madre”.

Lo scopo reale del viaggio era la pubblicizzazione dell’automobile inventata da Benz, e la dimostrazione che la macchina nei quali entrambi avevano investito e sognato tanto, era effettivamente un mezzo di trasporto conveniente e promettente per il grande pubblico. Con tale prova, Bertha voleva re-infondere coraggio al marito e dimostrargli che il mancato successo era solo dovuto a una cattiva pubblicità del mezzo.

Bertha prese l’automobile “Modello III” senza dir nulla al marito, rubandogli la “patente di guida” (che all’epoca era solo un foglietto firmato dal Granduca di Baden che autorizzava Karl a utilizzare il suo veicolo sulle strade del Granducato) e partendo con i due figli all’alba, spingendo l’auto per i primi centinaia di metri per evitare che il rumore potesse svegliare il marito e fargli capire cosa stavano facendo.

Il viaggio fu tutt’altro che confortevole: più di 100 km di strade non asfaltate, pensate per carrozze trainate da cavalli al più, senza indicazioni stradali e senza rifornimenti di benzina. Per quello, Bertha dovette fermarsi spesso a comprare l’etere di petrolio, un solvente petrolifero che serviva per far funzionare il motore (la capacità di rifornimento di questo primo modello di auto era, tra l’altro, di soli 4,5 L). Questo solvente era disponibile nelle farmacie, e la prima tappa usata per fare rifornimento fu la farmacia della città di Wiesloch che e’ tutt’oggi considerata la prima “stazione di rifornimento” del mondo.

Durante il viaggio, ebbe modo di constatare e annotare ciò che aveva bisogno di miglioramenti.Lei stessa trovò accorgimenti per superare i disagi dovuti a piccoli incidenti di percorso: ad esempio, dovette sbloccare l’alimentazione della benzina con il fermaglio del suo cappello e usare la propria giarrettiera come materiale isolante.

Un maniscalco la aiutò a riparare una catena, e quando i freni a legno iniziarono a cedere, Bertha si fermò da un ciabattino per sostituirli con dei freni in pelle. Il sistema di refrigerazione a evaporazione causò non pochi problemi, tanto che il trio dovette provvedere al rifornimento di acqua per questo sistema ad ogni fermata che venne fatta. soli due cambi che la macchina aveva a disposizione non erano sufficienti per affrontare le salite, dunque i figli dovettero spesso spingere la macchina sui dislivelli.

Quando arrivarono dalla madre era sera, e Bertha mando’ un telegramma al marito per informarlo del successo del viaggio. Tornò a Mannheim qualche giorno dopo, facendo una strada diversa da quella di andata.

Il viaggio attirò moltissima attenzione: sia in Germania che in tutto il mondo i giornali pubblicarono la storia di questo viaggio, facendo sì che l’auto venisse effettivamente vista come un mezzo di trasporto che poteva competere con treni e cavalli (all’epoca, gli unici due mezzi di trasporto che garantivano una connessione tra città a centinaia di km di distanza entro qualche decina di ore).

Inoltre, dopo il viaggio Bertha riportò a Karl tutti i problemi avuti per poter implementare i miglioramenti necessari, ad esempio l’introduzione di un ulteriore cambio, più corto, per affrontare le salite, o freni in pelle per migliorare la potenza di frenata.

Nel 2008, la Berttha Benz Memorial Route è stata ufficialmente riconosciuta come strada di eredità industriale dell’umanità, perché segue il primo viaggio del mondo percorso in automobile.

Oggi è possibile seguire quel percorso di 194 km partendo da Mannheim fino a Pforzheim e ritorno.

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*La filastrocca dell’altro ferragosto!

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapide,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.
Ferragosto,
di Gianni Rodari
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La buona notizia del venerdì: L’albero del vento produce energia green e bastano 36 foglie

un albero finto che produce energia pulita ?

Lo ha brevettato la New World Wind e si chiama “Albero del vento”. poco spazioso e poco rumoroso, l’Albero del vento è il prossimo passo verso la produzione di energia green, si mimetizza perfettamente all’interno dell’ambiente grazie alla sua struttura in acciaio e alle sue 36 foglie coniche, in grado di generare 10 Kw di energia. Il sistema è silenzioso ed emette solo lievi fruscii che ricordano il rumore delle foglie, motivo per cui può essere inserito all’interno del tessuto urbano,

L’idea, infatti, venne ai creatori proprio pensando alla brezza tra le foglie mentre passeggiavano in una piazza di Parigi, e così hanno deciso di iniziare a sviluppare in senso tecnologico questa intuizione: perché non costruire una turbina del vento che non richieda troppo spazio e che non produca troppi decibel di rumore? Il fattore in più, poi, doveva essere un design che permettesse agli alberi del vento di inserirsi bene nel tessuto anche urbano, superando l’idea delle turbine relegate sulle cime delle montagne a impedire l’orizzonte.

Partito come un mero prototipo, l’Albero del Vento è oggi un prodotto commerciato a tutti gli effetti.

La New World Wind ha piantato Alberi del Vento in tutto il mondo –Francia, Svizzera, Nuova Delhi, Paesi Bassi, Dubai-, e il sito ufficiale della compagnia è una vera e propria piattaforma e-commerce capace di spedire in tutto il mondo.

in Francia si è costruito un’intero parco in cui ricaricare gli smartphone o i dispositivi elettronici, in altri posti dove sono presenti i prototipi vengono utilizzati anche come postazioni di ricarica delle auto elettriche, e si registrano usi per soddisfare il fabbisogno energetico di case ed uffici.

Con un occhio a un nuovo brevetto: Wind Bush, una turbina eolica ancora più piccola, quasi portatile, a forma di cespuglio.

L’energia eolica è ad oggi la scelta rinnovabile più economica, nel 2019,l’Europa ha raccolto 19 miliardi di fondi per la costruzione di nuove basi eoliche, e assistito all’investimento di più di 13 miliardi in progetti di energia eolica.

E’un prodotto semplice e rivoluzionario, di cui ogni città beneficerebbe enormemente. Certo, sarebbe solo un piccolo passo, ma immagina se tutte le città fossero ricoperte di Alberi del Vento, che ruotano le loro foglie silenziosamente come grandi giocattoli, facendo un grande favore a noi mentre noi lo facciamo al nostro pianeta.

Wind Tree, a Parigi l’albero che produce energia eolica – Non sprecare

A Milano prende vita l’Albero del Vento: l’installazione carbon neutral è ispirata alla turbina eolica, simbolo dell’unione tra natura e tecnologia (meteoweb.eu)

Albero del vento, il sistema per produrre energia pulita (mondobalneare.com)

Coltivare i semi della sostenibilità: L’albero del Vento – Atmospheralab.com