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* La buona notizia del venerdì: Lo Smart working agli italiani piace…e alle donne?

 

In un sondaggio condotto da IZI, in collaborazione con Comin & Partners, è emerso che l’80% degli italiani che lavora da casa giudica positivamente questa modalità: il 37% sarebbe addirittura disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione.

A poco più di un mese dall’inizio del “lockdown“, l’80% degli italiani che lavora da casa giudica positivamente questa modalità e il 37% sarebbe addirittura disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione. Purtroppo però, non per tutti il telelavoro è una scelta possibile: un italiano su tre, infatti, ha problemi per l’accesso alla rete o non ha disponibilità di computer e apparecchi tecnologici. È quanto emerge dal sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners. 

Gli italiani che hanno dovuto trasformare la propria casa in ufficio a causa dell’emergenza Covid-19 sono quasi due milioni, il 35% dei quali sarebbero disposti a mantenere questa nuova normalità anche superata la crisi sanitaria. Inoltre, il 57% sarebbe disponibile a una formula di lavoro agile parziale. Significativa la percentuale di italiani (il 37%) che sarebbe anche disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione.  

I vantaggi del telelavoro, secondo gli intervistati, sono numerosi. Al primo posto, per oltre un terzo degli intervistati, c’è il risparmio del tempo che solitamente si impiega per recarsi al lavoro. Inoltre, si indica una maggiore flessibilità di orari (30%), il risparmio economico su trasporti e pranzo (15%) e la possibilità di trascorrere più tempo con la famiglia (13%). Minore, ma comunque interessante, il dato di quanti affermano di preferire il lavoro agile per la possibilità di mangiare più sano.

In linea generale, il 58% si ritiene abbastanza soddisfatto della nuova modalità di lavoro, contro un 16% di poco soddisfatti. Se da un lato è più facile organizzarsi il lavoro, a casa, dall’altro però questo può portare ad una difficoltà nel trovare il tempo da dedicare alle attività personali. È esattamente per questo che il 23% ha dichiarato di “non staccare mai”, mentre il 5% fa fatica ad organizzare il proprio tempo e il 7% trova complesso gestire e pianificare il lavoro. 

Ma la mole di lavoro non è l’unico limite che lo smart working deve superare. Infatti, non sempre si dispone di una connessione internet adeguata, abbastanza veloce da non complicare il normale svolgimento delle proprie mansioni. Inoltre, in questo momento di lockdown, molti lavoratori non sono soli in casa e che quindi molti dispositivi connessi simultaneamente non hanno una connessione in grado di supportarli. In più, tra coinquilini, famiglia, televisioni e quant’altro le distrazioni non mancano: per il 13,4%, infatti, queste rappresentano un problema. 

Il sondaggio è stato effettuato sui residenti in Italia in età lavorativa (18-65 anni) che abbiano avuto esperienza di lavoro agile. Il campione ha incluso 1002 persone intervistate in modalità: Cati-Cawi. Le Interviste sono state effettuate tra il 7 e il 9 aprile.

Uno “smart working” che, per le donne, è poco “smart”.

 

E’ quanto emerge dalla ricerca #IOLAVORODACASA condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare il mondo del lavoro in Italia in questo periodo di grande criticità dovuto all’emergenza Coronavirus.
L’indagine fatta su un panel di oltre 1300 lavoratori, dipendenti e non di multinazionali e PMI, conferma che, per dare continuità al proprio business tutelando la salute dei dipendenti, in questo periodo le aziende sono ricorse ad un uso massiccio dello smart working. Oltre il 93% degli intervistati sta infatti lavorando da casa.

Smart working o extreme working?
L’analisi racconta che il 60% del campione femminile dipendente era già abituato a lavorare in modalità “lavoro agile”, con flessibilità di orario e spazi. Ma lo smart working richiede una
grande disciplina personale, la ricerca di una postazione di lavoro tranquilla e isolata, orari determinati – tutti aspetti non facili da mettere in atto in un momento di convivenza familiare forzata. Emerge quindi che, in questo periodo, 1 donna su 3 lavora più di prima e non riesce, o fa fatica, a mantenere un equilibrio tra il lavoro e la vita domestica. Tra gli uomini il rapporto è di 1 su 5. “La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale. Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale”, commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D.
Pur avendo una forte tenuta emotiva – oltre il 60% delle donne ha espresso
sentimenti “positivi e di rinnovamento” – il restante 40% vive questo periodo con “ansia, rabbia e confusione”. Ciò è particolarmente vero nella generazione delle Millennials che si sentono molto più confuse rispetto alla generazione delle Baby Boomers (22.8% le prime contro il 6% delle seconde).


La “resilienza” è un aspetto che caratterizza in modo importante la fascia femminile sopra i 40 anni. Oltre il 48% di loro ha espresso una forte capacità di affrontare e superare questo periodo di difficoltà, contro l’11% delle donne sotto i 30 anni. In compenso,
la “speranza” è un sentimento trasversale che in questo momento accumuna le donne di tutte le generazioni con un leggero incremento tra chi ha meno di 40 anni.

E le aziende?
Come hanno reagito le aziende? Quasi la totalità degli intervistati (90%) ritiene che siano intervenute prontamente e che spesso abbiano “anticipato le disposizioni governative”. Le aziende si sono mosse su due fronti, quello tecnologico e quello relazionale, favorendo lo smart working in termini organizzativi con strumenti adeguati e supporto IT, ma anche proponendo “attività di formazione in remoto”. Il management fa sentire la sua vicinanza aumentando i contatti con i dipendenti con mail, web conferences e telefonate motivazionali e di incoraggiamento, spesso “rispondendo live a tutte le domande sullo stato del business e rassicurandoci sulla solidità della filiale italiana”.

Anche la dimensione ludica aiuta a tenere alto il morale. Alcune aziende mantengono viva la Community attraverso il “gruppo Facebook aziendale o apposite piattaforme utilizzate per attività sia business che leisure (sport, cucina,…)”.
Importanti si rivelano anche le relazioni tra colleghi che, per condividere la difficoltà del momento e allentare la tensione,
si ritrovano per “pause caffè e pranzi virtuali, video call di gruppo”.

Il futuro
E il futuro? Molti già “programmano il futuro” e si stanno “preparando alla ripresa occupandoci di ciò che abbiamo trascurato”. La maggior parte (85%) crede che questa situazione contribuirà a introdurre, modificare, e rinforzare il modello di Smart Working in azienda.

/smart-working-al-femminile-1-donna-su-3-lavora-piu-di-prima

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/smart-working-agli-italiani-piace-ma-uno-su-tre-non-ha-gli-strumenti-giusti-casa

lo-smart-working-fa-bene-anche-allambiente

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* La buona notizia del venerdì: La luce del sole uccide i batteri: aveva ragione la nonna spalanchiamo le finestre!

Un gruppo di ricercatori americani ha raccolto un po’ di polvere dalle case di Portland e l’ha messa in alcuni modellini di abitazioni.

Quello che hanno scoperto dopo 90 giorni è che il sole aveva ucciso il doppio dei batteri rispetto alle stanze rimaste al buio. Ammettilo, è il momento di dare ragione alla nonna.

Sembra che sprecare tempo con detersivi aggressivi e antibatterici dalla precisione capillare non serva a nulla, se poi non tieni sollevate le tapparelle e aperte le finestre.

Sono stati i ricercatori dell’Università dell’Oregon a dimostrare quello che tua nonna sapeva già da tempo: la luce solare uccide i batteri. In uno studio pubblicato sulla rivista Microbiome hanno utilizzato le case delle bambole per dimostrare che se Barbie tiene la stanza al buio, si ritroverà a vivere con il doppio dei microbi. Quindi spalanca i vetri e leggi con attenzione.

L’esperimento è stato fatto a Portland, la città più grande dell’Oregon. I ricercatori hanno messo polvere vera, raccolta dalle case dei cittadini che abitano nella zona, in modellini di abitazioni. Alcuni sono state esposte alla luce solare diretta, altri all’illuminazione di lampade e gli ultimi sono rimaste al buio. In tutti, la temperatura era quella che si ritrova normalmente negli appartamenti. Dopodiché hanno aspettato 90 giorni, cioè il tempo nel quale la polvere rimane attaccata, anche se passi spesso l’aspirapolvere.

E alla fine hanno analizzato lo sporco. Nelle stanze colpite dai raggi ultravioletti del sole era vivo solo il 6,1% di batteri. La differenza con le case illuminate in modo artificiale era di sette punti percentuali, ma in quelle rimaste al buio la comunità di microbi aveva almeno il doppio della popolazione.

Se tieni presente che anche agli acari piace il buio, ti verrà voglia di chiudere le tapparelle solo quando vai a dormire.

Aprire le finestre, poi, è importante anche in inverno, perché i termosifoni sono dei produttori di polvere casalinghi. Tutte cose che, se soffri di allergia, saprai già.

Quello che invece aggiunge lo studio è che i batteri vivi nelle stanze sono proprio quelli che causano malattie respiratorie. Quindi quando la nonna spalancava le finestre di camera tua per farti alzare, ecco, aveva ragione lei.

Fonte|

Daylight exposure modulates bacterial communities associated with household

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* La buona notizia del venerdì: l’ultima sensazionale scoperta del 2020 è…il terrazzo condominiale!

«Io ne ho viste cose che voi umani non potevate immaginarvi:

bambini che giocano composti ad est;

anziani che contano i passi girando in tondo;

fanciulle che saltano la corda ad ovest;

adolescenti che solcano con i pattini lastrici solari;

giovani donne che prendono il sole tra le antenne paraboliche;

sportivi che agitano i loro attrezzi in ogni direzione;

atleti che che si allenano con ruote e piroette;

coppie che guardano gli ultimi bagliori del sole affacciati;

………………………………


E tutti questi momenti dureranno ancora nel tempo,
come scintille di sole nella pioggia.

 

E tutto ciò non sotto la pioggia di Blade Runner, bensì su tutti i terrazzi condominiali!

Non c’è terrazzo condominiale che, fin dal mattino presto, non sia animato da una frenesia nuova, sorprendente.

E’ stato come un crescendo nell’ouverture di una sinfonia: come se ci fosse stato un passa parola di un desiderio incontrollato di di aria, cielo e movimento.

 

Volgendo lo sguardo da una terrazza all’altra a 360 gradi spuntano sdraio, libri, Skateboard, tappeti elastici,e pure ostacoli da saltare…

E chi fa percorsi di Jogging lungo il perimetro della balaustra…

E chi fa flessioni e chi salti e ruote, chi gioca a tresette…chi fa la ciclette

e “il cielo è sempre più blu!”

Una pattinatrice ha eseguito una piroetta che non finiva più! E da un terrazzo vicino qualcuno ha applaudito

 

 

I condomìni si sono rianimati per una volta tutti d’accordo!

Si fanno turni,si scambiano indirizzi per la spesa a domicilio, la salute fisica e mentale è una priorità e si fanno amicizie a distanza.

Anche il burbero sempre contrario a tutto per abitudine del mio condominio ha ceduto il suo turno l’altro giorno a una condomina anziana che le mancava il respiro.

Mi raccontava un’amica che nel suo condominio hanno organizzato turni che privilegiano i primi piani, quelli senza terrazzo, la mattina gli anziani, il pomeriggio i bambini accompagnati che così si addormentano felici…

Dal sud un’altra amica racconta di aspettare la notte per vedere le stelle con suo marito appassionato di astronomia e trovare pianeti e costellazioni che ora il cielo si vede chiaro e brillante ! Non avevano mai pensato di andare sul terrazzo condominiale e del resto lo smog era come un fitto velo.

Vuoi vedere che questo periodo inaspettato, inimmaginabile,sorprendente che ci limita nelle nostre abitudini ci costringe a rivedere il significato di libertà.

La nostra libertà e avere sempre presente la libertà degli altri.

Libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione.

Considerare gli altri e insieme vivere in libertà.

 

E tutti questi momenti dureranno ancora nel tempo,
come scintille di sole nella pioggia.

E verrà un nuovo vento.

E sarà un nuovo tempo.
E sarà tempo di risorgere.»

Love Laurin

 

https://youtu.be/zmdFI-xnFL8

Foto Per Menicucci.

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* La buona notizia del venerdì: Questo momento è una grande opportunità per tutti gli esseri umani in tutto il mondo di cambiare strada.. Io comincio da me! e tu?

Ciò che per il bruco è una morte per la farfalla è una nascita”

Chi di voi non si è sentito intrappolato in una dimensione surreale e assolutamente inaspettata, colti di sorpresa e di stupore e di incredulità per esserci e per di più tutti insieme…

Tutti chi? Tutti gli esseri umani in tutti i luoghi della Terra.

Chi di voi non ha pensato subito di mettersi al sicuro con i soliti sistemi, fare provviste di ogni genere per poter sopravvivere a lungo, creare subito e prima possibile barriere sia materiali che psicologiche verso chiunque umano o animale, organizzare il lavoro da casa per continuare ad essere efficentissimi…

Poi stremati per tutta questa attività mentale e motoria siamo stati colti da una sensazione di silenzio fuori e dentro di noi come un tempo dilatato che mai avevamo concepito,come un meraviglioso vuoto da riempire di cose che avevamo spesso desiderato fare , di gente da rincontrare, di cieli da dipingere di blu e di emozioni di tutti i colori …

Ci siamo sentiti invasi da una certezza di non essere qui ed ora per caso e con un grande compito di osservatori per i posteri.

Ehi, ma chi ti credi di essere?

Intanto guardati veramente intorno e scegli con cura di cosa vuoi riempire questo nuovo tempo, nuovo per te, per i tuoi cari, per i tuoi amici,per il tuo intorno che ora è molto più della tua casa, la tua città, la tua nazione, è il mondo con tanti nuovi ruoli alla ribalta.

Ehi, non credi di esagerare?

Hai notato come la tua famiglia rappresenta un gruppo in continua evoluzione, che le “note stonate” sono risorse e che chiedere scusa a volte ristabilisce l’Armonia che desideri.

Con un occhio supercritico per esempio hai notato quante attività che ora non puoi fare oggettivamente sono superflue nella tua vita?

Lavori da casa e risparmi tempo da dedicare a te o ai tuoi cari e l’ambiente ringrazia.

Fai la spesa on line acquisti solo il necessario e risparmi sul badget e alimenti il tuo genio culinario.

Stare a casa ti suggerisce una diversa organizzazione degli spazi per creare armonia per tutti i componenti della famiglia e tanti modi di stare insieme a “ mettere a posto”

Hai mai scoperto quando eri piccola una cantina o una soffitta della nonna con ricette di cucina, guide di lavori a maglia, pastelli di luoghi incontaminati, oggetti misteriosi di uso comune.

E chi di noi non ha un cassetto da tempo chiuso in attesa di essere “messo a posto quando vado in pensione”

E ci viene voglia di sentire quel parente e pensa un po’ lo troviamo su FB e magari possiamo chiaccherarci con Skipe.

Viva la tecnologia se usata quando serve!

E mostrarne ai bambini quanto si può creare invece di subire passivamente. E scoprire che puoi comunicare anche la tua emotività se guardi negli occhi la persona al di là della rete.

Mettendo cartelli di buon augurio sul balcone scopro che nella palazzina ci sono due musicisti che suonano per tutta la piazza tutti i giorni alle 17 e mi commuovo.

E come ha acquistato valore la parola grazie, che continui a ripetere a chi ti consegna la spesa e anche al condomino burbero che ora invece ti chiede da lontano come stai ed è sincero.

Vabbè, tanto poi ricomincerà tutto come prima..

Niente sarà come prima. Hai riscoperto che tutti sono ancora capaci di pensare e agire attraverso l’Amore che è la colla che tiene insieme l’universo intero…da sempre e per sempre.

Ma tutto questo come ti fa sentire?

Ah molto bene, mi pare di respirare aria pura che in giro c’è solo chi è necessario per il bene di tutti.

Ma tu non sei compreso in quei tutti?

Ognuno è parte del tutto e ognuno può fare in piccolo o in grande secondo le sue possibilità!

Basta la Volontà di fare, fare con Amore per tutti come la goccia del mare fa il mare.

Qualcuno ha detto che se vuoi cambiare il mondo devi cambiare tu.

E allora vuoi avere fiducia che tutto cambierà per il bene di tutti?

E che presto torneremo a pranzare con gli amici, a passeggiare in riva al mare, ad abbracciarci e danzare nel sole …

Io sì e comincio da me!

Ma sì, il futuro sarà migliore!

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* La buona notizia del venerdì: ““Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”

La buona notizia del venerdì: ““Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino””

Mi ha molto colpito questa citazione del detto di Seneca e che sia stata usata per accompagnare un gesto di solidarietà, inaspettato forse, e sminuito, secondo me, dalle solite scimmie urlatrici.

Mi ha subito fatto pensare a quell’immagine della Terra Pachamama con il mare gli alberi e i fiori, tutto in un unico organismo strettamente connesso e organicamente dipendente da ogni suo elemento.

Mi sono sentita la famosa goccia indispensabile al Mare per il suo moto perpetuo, la foglia attraverso cui l’albero respira e perciò cresce, il fiore che mostra la sua gratitudine alla natura con il suo profumo..e soprattutto ho percepito la coscienza universale dell’Anima Mundi.

Una consapevolezza risvegliata nell’umanità di una reciproca responsabilità di ciò che pensa, dice e fa perchè è questo che crea la realtà condivisa e ne determina la giusta direzione spinta dagli stessi valori universali.

Siamo tutti nella stessa barca, dicevano gli antenati… un po’ stipati e inconsapevoli di essere uguali e avere gli stessi diritti e gli stessi doveri e certamente con lo stesso scopo a rendere l’esistenza Vita.

Siamo quindi capaci di riconoscerci negli altri vicini e lontani come un unico gruppo, che rimane tale nella calma piatta e nella tempesta, sull’unica Terra e sotto lo stesso Cielo.

Siamo capaci di avere una visione globale che va oltre il piccolo orto personale e che si preoccupa. che l’erba sia sempre più verde per tutti.

Siamo capaci di diffondere bigliettini di incoraggiamento e non solo, per ricordare che ci siamo a tutto il gruppo umanità.

Siamo capaci di correre in aiuto al più vicino e al più lontano ognuno secondo le sue possibilità

Siamo capaci di sentirci scaldare il cuore dalle tante finestre accese all’alba e al tramonto.

Siamo capaci di commuoverci se una ragazzina suona con la sua chitarra “Imagine” dal suo balcone

E che “ Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino

Siamo l’Umanità, unici irripetibili, indispensabili, come unici irripetibili e indispensabili sono le gocce del mare, gli alberi, i fiori, gli animali, elementi di un unico organismo che si chiama Terra.

Così connessi e allineati allo stesso scopo di benessere e salute raggiungeremo gli obbiettivi di tutte le scelte future.

https://lauracarpi.com/2020/02/05/la-terra-e-un-essere-vivente-tutto-il-pianeta-e-un-superorganismo-e-noi-ne-siamo-le-cellule/

Quindi ecco la buona notizia di questo venerdì:

Xiaomi: mascherine in regalo alla Protezione Civile

Xiaomi, azienda nota principalmente per il mondo smartphone, aiuta l’Italia regalando le mascherine per l’emergenza coronavirus: il colosso cinese è l’ennesimo esempio di solidarietà dal mondo della Cina, con la scelta di donare un ingente numero di mascherine al Dipartimento della Protezione Civile Italia.

Il gesto di Xiaomi non è un caso isolato, anzi: l’epidemia coronavirus in Italia sta avendo già i primi effetti sull’economia e sul sistema sanitario italiano e il brand, che regala e le preziose mascherine anticontagio, è un modo per la Cina di prevenire e aiutare il nostro Paese fronteggiando un’eventuale carenza di materiale sanitario.

Un’iniziativa lodevole che unisce beneficenza e un pizzico di marketing: ecco cosa prevede la donazione.

Xiaomi sostiene l’Italia e lo fa con un’iniziativa utile ad aiutare la Protezione Civile italiana: migliaia di mascherine di tipo FFP3, ovvero quelle con la più alta classe protettiva, sono state spedite e donate in appositi pacchi a sostegno dell’emergenza sanitaria in Italia.

Le parole di Chew Shou Zi, presidente della divisione internazionale di Xiaomi, esprimono l’interesse del colosso cinese ad aiutare la comunità di utenti italiana colpita dal coronavirus:

Zi continua in una nota a margine dell’iniziativa, evidenziando come:

Siamo stati accolti fin dall’inizio con grande entusiasmo ed è motivo di orgoglio per noi dare oggi il nostro contributo a favore del Dipartimento della Protezione Civile, un organo che con impegno e determinazione sta applicando un eccellente lavoro e favore dell’intera comunità”.

I pacchi contenenti le mascherine sono contrassegnati da un foglio che unisce non solo le bandiere e i colori della Cina e dell’Italia ma una citazione di Lucio Anneo Seneca: “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”

https://www.money.it/Xiaomi-regala-le-mascherine-per-coronavirus-Italia-Protezione-Civile

https://www.tpi.it/esteri/coronavirus-cina-raccolta-fondi-italia-

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/coronavirus-festa-wuhan-ultimo-paziente-dimesso

https://www.fanpage.it/attualita/emergenza-coronavirus-la-cina-invia-team-di-medici-in-aiuto-allitalia/

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* La buona notizia del venerdì: Murales che mangiano lo smog e purificano l’aria? Siiii…ci pensa la Street Art

murales mangiano lo smog e purificano l’aria, come un grande ‘bosco invisibile’

  Milano

 

Tra Padova e Abano Terme 16 artisti, italiani e francesi, hanno abbellito 2000 mq di superficie con le loro opere di street art. Cosa c’è di straordinario? I 20 murales sono in grado di depurare l’aria, “mangiando” lo smog!

Super Walls è un’iniziativa molto interessante in grado di conciliare insieme arte e sostenibilità. La biennale di Street Art ha presentato quest’anno 20 opere outdoor (realizzate su superfici pubbliche e private) che sono riuscite non solo a rendere più belli e colorati gli ambienti ma anche a purificare l’aria al pari di un grande “bosco invisibile”.

Padova

Come è possibile?

Gli artisti si sono serviti per i loro dipinti di Airlite, tecnologia innovativa e tutta italiana che permette, grazie al tipo di vernice utilizzata e alla luce, di depurare l’aria dall’88,8% degli agenti inquinati, tra cui ossidi di azoto e benzene.

Un’invenzione che è stata citata anche dalle Nazioni Unite tra le prime quattro più rilevanti per fronteggiare l’inquinamento dell’aria.

Roma quartiere Talenti


Come ha dichiarato Antonio Cianci, amministratore delegato di Airlite:

Attraverso il nostro progetto Air is Art, con il quale intendiamo diffondere e valorizzare la cultura del rispetto dell’aria attraverso l’arte, abbiamo realizzato in giro per il mondo diverse singole opere dal forte valore simbolico. Le venti opere di Super Walls rappresentano un passo in avanti, dal momento che sono concentrate in un’area urbana circoscritta e che avranno di conseguenza un impatto più tangibile sulla qualità dell’aria.”

Non è la prima volta che viene utilizzata questa tecnica mangia inquinamento. Vi avevamo già parlato di un’opera dello stesso tipo realizzata a Roma, l’hunting pollution di Iena Cruz.

A Super Walls 2019 hanno partecipato alcuni degli artisti italiani più noti a livello internazionale nel campo della street art, tra cui: Axe, Alessio-b, Gabriele Bonato, Boogie.EAD, Joys, Made514, Orion, Peeta, Psiko, Roulè, Tony Gallo e Yama. Accanto a loro è intervenuta la crew de “La Crémerie” di Rennes con Gloar, Fortunes, Mya e Hayku.

Ecco altre delle loro opere…

parco dei murales di Napoli

Roma quartiere Ostiense

Torino

https://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/murales-mangiano-smog-padova/?fbclid=IwAR0LdJjEOSwS6ES6G1CvL3u8JiGfCMfujNU0zw32Mhr1ZbZw20OVxkfJ8fU

Anche a Roma!

https://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/hunting-pollution-murales-sostenbile-roma/

https://www.lifegate.it/persone/news/hunting-pollution-iena-cruz-murales

Anche a Milano!

https://www.cure-naturali.it/articoli/vita-naturale/vita-green/murale-mangia-smog-milano.html?fbclid=IwAR0gISnPtN3yRB6UJQAS8riXotqHJeRP4Mi6t7wGEsce7l5S6LEqL824lKA

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* La buona notizia del venerdì : A volte basta un paio di occhiali per vedere il mondo in modo positivo

La storia di Yash: vedere il mondo in modo positivo

 

Yash Gupta, 17enne di origine indiana residente a Irvine (California), è un ragazzo molto speciale: già da qualche anno ha fondato un’associazione che raccoglie occhiali da vista usati – che altrimenti finirebbero nella spazzatura – per donarli ai bambini di tutto che ne hanno bisogno, ma che non possono permetterseli.

Yash, che porta gli occhiali da vista da quando aveva 5 anni, sa molto bene cosa significa non vedere perfettamente e si ricorda ancora di quando era alle elementari ed aveva rotto gli occhiali da vista.

Yash ha dovuto aspettare una settimana per averne un paio nuovo e questa esperienza lo ha segnato profondamente. “ Non riuscivo a vedere niente”, ha raccontato, “In classe non vedevo nulla, così mi distraevo molto facilmente. E non riuscivo nemmeno a fare i compiti”. E’ stato in quel momento che si è reso conto di quanto fosse importante possedere un paio di occhiali da vista. Tutti i bambini che non possono permettersi un paio di occhiali, specialmente nei paesi a basso reddito, soffrono di uno svantaggio enorme, perché se non riescono a vedere bene, non possono beneficiare dell’istruzione che ricevono. “Per loro diventa impossibile riuscire ad esprimere al meglio le loro potenzialità. Io ho avuto questo problema per una settimana, ma questi bambini ce l’hanno da tuta la vita”.

Ecco perché 3 anni fa, quando avevo solo 14 anni, Yash ha avuto l’idea di recuperare gli occhiali da vista che la gente non utilizza più, per donarli a chi ne ha bisogno. Spesso i vecchi occhiali vengono dimenticati nei cassetti o gettati nella spazzatura, quando ci sono tanti bambini che non vedono bene, ma che non possono comperarli. “Io, a casa, ho trovato da 10 a 15 paia di occhiali solo aprendo i cassetti in modo del tutto casuale”, ha detto.

Resosi conto che quegli occhiali potevano fare la differenza nella vita di almeno 10 bambini, Yash con il supporto del padre, ha fondato una associazione che raccoglie gli occhiali da vista usati per darli ai bambini meno fortunati di lui.  Come primo passo, ha contattato tutti gli optometristi di Irvine, che hanno accettato di esporre nei loro negozi un contenitore nel quale i loro clienti, dopo aver comprato un nuovo paio di occhiali, potevano donare quelli usati.

Quel primo esperimento è stato davvero incoraggiante”, ha dichiarato Yash. “Alcuni (optometristi) avevano già molte paia di vecchi occhiali, che avevano accumulato nel tempo e dei quali non sapevano che fare” . la sua associazione no profit si chiama “Sight Lerning” e raccoglie occhiali usati presso gli optometristi californiani per darli ad organizzazioni internazionali.

Dal 2011 ad oggi Yash ha raccolto e regalato circa 9.500 paia di occhiali, per un valore di quasi 500.000 dollari, soprattutto ai bambini di Haiti, Honduras, India e Messico.

Aiutare gli altri è molto importante per Yash, la cui famiglia è emigrata dall’India verso gli Stati Uniti quando aveva solo 1 anno di età. “ E’ stata dura riuscire ad integrarci per questo sono molto solidale con tutte le persone che vivono momenti di difficoltà. In questo momento stiamo collaborando con organizzazioni che hanno attività internazionali. Ma in futuro, mi piacerebbe portare questo servizio anche in tutte le città degli Stati Uniti” ha spiegato Yash.

“Nel Mondo”, ha concluso, “ ci sono 300 milioni di persone che non possono permettersi un paio di occhiali da vista, ma ne hanno bisogno.

Gran parte di loro (circa un terzo, n.d.a.) sono studenti e credo che non sia giusto che non riescano ad avere un’istruzione adeguata solo per questo motivo. 

E’ entusiasmante vedere l’espressione meravigliata dei bambini che indossano gli occhiali per la prima volta, vedere la gioia e felicità sui loro volti”

Fonte: buonenotizie.it

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* La buona notizia del venerdì: Il metodo Montessori aiuta le persone affette da demenza: si chiama Palestra della mente Montessori

Il metodo Montessori funziona anche con gli anziani.

In Abruzzo il progetto che aiuta le persone affette da demenza

Si chiama la Palestra della mente Montessori, il progetto attivo in Abruzzo che si prende cura, grazie al famoso metodo solitamente applicato ai bambini, di anziani affetti da demenza e delle loro famiglie.

L’idea non è tanto quella di creare una struttura dove anziani, operatori e famiglie possano usufruire di servizi utili ma piuttosto di aiutare le persone affette da demenza e chi vive quotidianamente con loro.

Come? Grazie al lavoro di un’équipe multi – professionale, socio-sanitaria, esperta di metodi educativi ispirati appunto a Maria Montessori, ovviamente adattando il tutto alle esigenze degli anziani con deterioramento cognitivo e disagio mentale.

L’innovativo progetto è già attivo nell’area del Basso Sangro-Trigno, in Abruzzo, zona scelta non casualmente. Si tratta infatti di zone interne dove oltre il 50% della popolazione è composta da anziani. Di conseguenza vi è un elevato numero di ricoveri e carenza del coordinamento dei servizi a loro dedicati.

Ecco allora che un progetto come la Palestra della mente Montessori può aiutare i tanti anziani che già sono in trattamento per disturbi legati al deterioramento cognitivo o al disagio mentale e che vivono a casa propria.

In pratica un team, composto da medici psichiatri, geriatri, infermieri di famiglia e di comunità, assistenti sociali, psicologi, educatori, incontra a più riprese gli anziani scelti per il progetto, le famiglie e chi si occupa quotidianamente di loro.

Negli incontri si illustrano attività e pratiche basate sul metodo Montessori che poi potranno anche essere facilmente replicate a casa degli anziani stessi.

Si parla del metodo Montessori soprattutto in relazione ai bambini e pochi sanno che invece esistono vari studi internazionali sulla validità di questa proposta anche per prevenire e curare le condizioni di fragilità della memoria e la demenza, attraverso la formazione specifica degli operatori socio-sanitari che assistono gli anziani oltre che dei loro famigliari.

Ad adattare il metodo Montessori agli anziani è stato il professor Cameron Camp, i cui lavori hanno dimostrato che attività che prendono spunto dal noto metodo riescono ad aumentare significativamente l’impegno positivo di persone affette da demenza rispetto ad altri tipi di proposte.

I benefici documentati per gli anziani e per chi se ne prende cura sono molti, come si legge sul sito dedicato al progetto in Abruzzo:

  • riattivazione della capacità di mantenere le relazioni sociali
  • creare il desiderio di appartenere ad una comunità
  • partecipazione alle attività della vita quotidiana
  • rivalorizzazione e pacificazione delle famiglie
  • riappropriazione e umanizzazione dell’ambiente
  • cambio di prospettiva radicale sulla comprensione della malattia e della persona

Così ha raccontato a La Repubblica la nascita del progetto Pasquale Falasca, medico epidemiologo che si occupa di questa iniziativa:

ho scoperto che in letteratura medica mondiale c’è una gran quantità di studi e attività sull’applicazione del metodo Montessori alla demenza. Un approccio, basato sul prendersi cura della persona in modo relazionale, che sta portando ottimi risultati. A partire da questo, grazie agli infermieri di famiglia e comunità, abbiamo pensato di creare la “Palestra della mente – Montessori”, ovvero una serie di centri diurni itineranti, dove si prende un appuntamento e si comincia a costruire una relazione strutturata, basata sulla vicinanza e sulla cura del contesto intorno all’anziano” 

Il progetto, finanziato anche dalla comunità europea, fa parte di un’azione più ampia, istituita in diverse regioni (non solo italiane) che sta portando nel campo del sociale e della sanità innovazioni importanti partendo dal concetto interessante di prendersi carico delle persone in modo continuativo e attraverso una relazione strutturata.

 

“La persona che viene servita, invece di essere aiutata, è ostacolata nello sviluppo della propria indipendenza.
Questo concetto è il fondamento della dignità dell’uomo. Aiutami a fare da solo”
(Maria Montessori

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/metodo-montessori-anziani-demenza-abruzzo/?

http://salute.bassosangrotrigno.it/index.php/2019/10/20/palestra-della-mente-montessori/

https://sites.google.com/view/m4f/progetti-formativi?authuser=0

montessori4frailty@gmail.com

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* La buona notizia del venerdì: Il cervello batte Hal

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Uno dei massimi istituti giapponesi di ricerca scientifica, il Riken – Advanced Institute for Computational Science – ha recentemente programmato un supercomputer servendosi di un software open source NestNeural Simulation Tecnology – al fine di simulare il funzionamento di una rete di 1,73 miliardi di neuroni connessi tra loro da 10,4 trilioni di sinapsi.

L’obiettivo dell’esperimento era quello di valutare i limiti dell’attuale  capacità di simulazione dell’attività di una struttura biologica grande circa 2 volte meno di un cervello umano. Al tempo stesso si misurava la capacità di calcolo del supercomputer Kei,uno dei computer più moderni e potenti al mondo, dotato di 705.024 processori  per circa 1,5 milioni di gigabytes di Ram.

Il computer, il cui nome deriva dalla parola giapponese kei (che vuol dire “10 biliardi”),  è stato prodotto dalla Fujitsu per conto dell’Istituto Riken a Kobe in Giappone. Nel Novembre 2011 è stato il primo congegno al mondo a superare la soglia dei 10 petaflops (Floating Point Operations Per Second), ovvero dei 10 biliardi di calcoli al secondo a cui deve il suo nome. Il supercomputer ha raggiunto comunque una completa operatività solo  verso la fine del 2012.

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Malgrado le sue eccezionali capacità (qualcuno l’ha persino paragonato a un embrione di Hal, il supercomputer di 2001 Odissea nello spazio), però, Kei ha impiegato 40 minuti per riprodurre l’uno per cento delle attività che un cervello umano svolge comunemente in un secondo.

Buon vecchio cervello!

Nonostante sia un modello di almeno 35 mila anni fa – o più, secondo diverse stime – rimane sempre il più veloce; oltre ad essere estremamente piccolo e leggero, naturalmente.

Eppure nessuno se ne rende pienamente conto di questa fantastica, continua attività del nostro cervello; nessuno riesce a credere che il supercomputer sia – per ora almeno – così al di sotto delle quotidiane prestazioni di un encefalo umano.

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Proviamo allora a pensare come la nostra vita, in ogni istante, sia mediata dalle informazioni che gli organi di senso inviano al cervello e che questo elabora in microsecondi operando confronti con miliardi di dati in memoria e generando processi associativi che attivano milioni di automatismi. Così, per esempio, guidiamo l’auto ascoltando la radio o conversando con gli altri passeggeri, riuscendo a seguire un percorso prestabilito nella mente e a riconoscere i punti di riferimento – cartelli stradali, imbocchi di autostrade, rotatorie ecc. – utili per svoltare o cambiare strada al momento giusto; e siamo anche capaci di reagire con estrema prontezza ad eventuali anomalie del traffico, evitare un altro veicolo, frenare per un ostacolo improvviso, accorgerci di un autovelox  e – persino! – di ammirare e commentare il paesaggio.

Così un odore percepito per caso, in strada, mentre camminiamo di fretta, o un cambiamento della luce del giorno attraverso la finestra dell’ufficio, mentre siamo immersi nel lavoro, d’improvviso ci proietta in lontani ricordi, in mondi assai diversi e remoti, colmandoci di emozioni forti e del tutto impreviste. E riviviamo un luogo dell’infanzia o una persona cara che non c’è più, con una incredibile ricchezza di immagini, con un così grande dettaglio di particolari che mai avremmo detto, che non sapevamo proprio di possedere; e con un imbarazzante nodo alla gola .

Questo perché pare che l’encefalo umano lavori a oltre 38 petaflops, valore tuttora leggendario per i supercomputer. 

Molecular Thoughts

Buon vecchio cervello, sei sempre il migliore.

Il cervello è un mezzo, è una parte della materia che la Coscienza plasma per esprimere la propria volontà.

Il motore primario è la Coscienza.