Azienda Biotecnologica Crea Petunia che Cambia Colore se Innaffiata con la Birra
La Revolution Bioengineering (RevBio), startup americana, ha costruito geneticamente una variante di uno tra i fiori ornamentali più diffusi, famoso per le sue generose fioriture e per la straordinaria gamma di colori: la petunia.
Il risultato è che innaffiando questo nuovo tipo di petunia con la birra, il fiore è in grado di cambiare colore nell’arco di 24 ore.
L’idea è di Keira Haven e Nikolai Braun, entrambi biologi molecolari e co-fondatori di RevBio, che hanno studiato a lungo il meccanismo di colorazione delle corolle dei fiori.
In natura, specifici enzimi collaborano sintetizzando dei pigmenti colorati che prendono il nome di antocianine; nel caso di una corolla bianca, la biosintesi delle antocianine non avviene correttamente per cui il fiore rimane “scolorato”.
Haven e Braun sono intervenuti su questi enzimi a partire da una petunia bianca, e creando un organismo geneticamente modificato grazie alla ricombinazione di alcuni geni di lievito con la struttura di base del DNA della pianta. Per farlo hanno utilizzato le cosidette gene guns (letteralmente pistole genetiche), introducendo nelle cellule microscopiche particelle d’oro o di tungsteno ricoperte del DNA aggiuntivo. In questo modo hanno fatto in modo che gli enzimi responsabili della colorazione del fiore potessero essere attivati e disattivati tramite impulsi di un certo tipo. E quale impulso migliore da dare, se non l’assunzione di birra?
In realtà non è solo la birra a causare questo mutamento nella colorazione: la biosintesi si attiva non appena la pianta assorbe una sostanza acquosa contenente etanolo (quindi potete tranquillamente sbizzarrirvi facendole bere tutti gli alcolici che preferite), e la petunia diventa rossa (ma anche di altri colori) nell’arco di 24 ore. L’effetto è reversibile, e per far ritornare la corolla bianca è sufficiente innaffiarla con normale acqua.
A causa della durata così caratteristica della trasformazione del colore, questa variante è stata ribattezzata Petunia Circadia (il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg ed utilizzato in cronobiologia e cronopsicologia, proviene dall’espressione latina circa diem e significa “intorno al giorno”).
Per chi non vede l’ora di provare questo nuovo tipo di pianta ornamentale, la RevBio ha ora lanciato una campagna di raccolta fondi per portare la Petunia Circadia sul mercato.
Ora, osservando la tua vita come un film a colori, puoi notare come le esperienze ti appaiono ora più luminose ora meno, ora più nitide, ora più vivaci…
ti soffermi sui momenti felici…sì,lì c’è più luce, più colore, un colore che risalta…..ti piace ricordare…quando c’è quel colore…tutte le esperienze appaiono più significative… quando c’è quel colore…puoi notare le tue capacità, le tue risorse…quando c’è quel colore…
Quale è il tuo colore preferito?
Aggiungilo ad ogni momento della tua vita, nel passato che ricordi, nel presente che è qui ed ora, e nel futuro….
Vuoi aspettare come le petunie?
Puoi aggiungere colore da ora…quando fai le scelte che fanno della vita la Tua Vita..
Quando vuoi…come vuoi…in ogni momento…puoi cambiare la tua vita…
Il piccolo borgo antico, Solomeo: la bellezza secondo Brunello Cucinelli.
Il re del cashmere ha realizzato il suo sogno di fare di Solomeo un borgo dello spirito, con la sistemazione, dopo quella del paese del ‘300, della sua periferia.
Una periferia “amabile”, come lui la definisce, dove ora sorge una cantina in mezzo a filari di cipressi, viti, olivi, alberi di frutta e campi coltivati in solchi dritti, come gli ha insegnato suo padre. Dritti come devono essere educate le persone, nel perseguire i propri sogni con determinazione ed onestà. E dritti perché “sono più belli”.
Esempi dei tanti insegnamenti di quel padre, ancora gagliardo ultranovantenne, a cui Brunello Cucinelli si ispira, pur avendo scelto una strada diversa da quella del contadino, grazie all’intuizione di produrre il cashmere per prodotti di alta qualità, con stili e colori inusuali.
In quella periferia sorge anche il monumento, circolare come il mondo, che reca la scritta “Tributo alla Dignità dell’Uomo”. Questa è la “periferia amabile”, secondo Brunello Cucinelli. Una periferia dove i vecchi capannoni inutilizzati sono stati acquistati per essere abbattuti e lasciare spazio ai campi. Così precisi da sembrare quasi un’oasi artificiale, tra la pur bella campagna delle colline che dominano il paesaggio da Perugia a Castel Rigone, dove Cucinelli è nato.
Così come tanto perfetto appare, soprattutto agli occhi degli ammirati ospiti americani e giapponesi, il borgo di Solomeo, con il suo castello, le stradine ricoperte da impeccabili mattoni in cotto, il Bosco della Spiritualità dove meditare, la chiesa di San Bartolomeo riedificata nel XX secolo, il Teatro, tempio laico di Salomone dedicato alle arti.
Cucinelli racconta la sua storia e il suo sogno diventato realtà.
“Ho fatto un accordo con l’Amico mio lassù – svela – al massimo mi costerà restaurare un convento in più”. Una terrazza da cui si può ammirare il Creato che Cucinelli si sente chiamato a custodire. “E quando non ci sarò più – avverte – verrò giù a controllare e se non si mantiene bene sono cavoli vostri”.
Lui ha contribuito da imprenditore di successo. Ma invita tutti a fare la propria parte, come la pensionata che ha donato 9 euro dei 520 che percepisce di pensione.
Produrre il cashmere in un modo nuovo. Farlo da imprenditore umanista. Farlo in un luogo bello fin quasi alla perfezione, qual è diventato Solomeo.
“Era il progetto di vita che avevo scelto” afferma Cucinelli. Perché la sua azienda e il borgo che ha scelto a sua immagine (oltre che come principale luogo di produzione) sono indissolubilmente legati.
Nei suoi capi, oltre alla qualità dei tessuti ed allo stile made in Italy, Cucinelli “vende” anche Solomeo, l’Italia dei piccoli borghi. Nei quali lui ha portato Aristotele, Marco Aurelio, Confucio, Kant.
Perché Solomeo è oggi il piccolo borgo antico secondo Cucinelli. Uno spicchio di Umbria autentica diventata mondo ideale. Un borgo dal quale oggi ancor più di ieri – grazie alle tecnologie – si può andare alla conquista del mondo, come ha fatto il marchio Brunello Cucinelli.
Un sogno, una storia di successo irripetibile? Se lo chiedono la gran parte dei visitatori, anche di tre imprese giapponesi venuti a prendere idee. Brunello Cucinelli è convinto di sì.
E per dimostrarlo, continua a raccontare la sua storia. Nonostante qualche disturbo dall’Umbria reale.
Sotto forma, stavolta, di un contadino che ha deciso di azionare la falciatrice a motore.
BRUNELLO CUCCINELLI
Il borgo umbro ospita la Scuola di Arti e Mestieri, creata con la volontà di trasmettere alle giovani generazioni l’importanza del patrimonio artigianale e della creatività manuale.
Nell’acropoli di Solomeo trova sede la Scuola di Arti e Mestieri, nata con l’intento di restituire dignità alle antiche professioni delle mani sapienti e ridare ai giovani di oggi la fiducia nei confronti dell’artigianato.
La Scuola offre agli alunni corsi di Modelleria e Sartoria femminile, di Taglio e Sartoria maschile, di Rammendo e Rimaglio, di Orticoltura e Giardinaggio e di Arti Murarie.
Io davanti alla tv ci sto poco. Divento polemica! Ebbene sì!
Ma a volte ci sono delle chicche sulle reti nazionali che mi sorprendono…ebbene sì!
“Generazione bellezza “è un programma televisivo che ho scoperto per caso , racconta luoghi ed esperienze del territorio Italia che sono eccellenze della nostra creatività di italiani. Eccellenze che sono ormai consolidate da anni!
E mi sono accorta che ben da gennaio questa trasmissione è su Rai3.alle 20,45 da lunedì a venerdi.
“GenerAzione Bellezza” è il racconto dell’Italia che prende la bellezza nelle mani e la rende valore, occupazione, tutela e valorizzazione del territorio. È il racconto di chi lotta contro il degrado e lo trasforma in sviluppo, di chi racconta i musei in modo ludico, di chi arricchisce la narrazione dell’archeologia con l’aiuto dell’arte.”
Così recita la mission del programma.
Mi ha emozionato per la bellezza dei luoghi rinterpretati , per l’impegno e la passione delle persone, per l’impatto della poesia della natura…
E quanto ce ne è e quanto si fa e si può fare e inventare e reinventare e dare idee ma soprattutto esempio di come e cosa si può ottenere con una visione condivisa del futuro e la volontà d fare tutti insieme per raggiungerla.
Mi è venuto in mente Leonardo…sii, del resto noi italiani siamo tutti un po’ poliedrici nel bene e anche nel male sì, che a volte anche il male si dimostra risorsa e stimolo al cambiamento.
Mi voglio prendere l’impegno di far conoscere queste realtà talmente ignorate che mi fa rabbia, attraverso il mio blog e condividerle sui social.
Questo periodo di stop forzato mi ha ubriacata di parolone e di buone intenzioni a vanvera e mi è venuta voglia di fare azioni concrete.
Con le parole? Si può se generano azioni! Se suscitano voglia di fare e di approfondire.
Ho trovato lo spunto in “GenerazioneBellezza”
Mi aspetto la collaborazione di tutti i blogger amici che mi seguono, degli amici di FB, WhatsApp, Pinterest.
Questo strombazzato “liberi tutti” se alla prima impressione è stato colorato da un esplosione di emozioni si è poi trasformato in una grande malinconia, come se tutti i colori si fossero fusi in uno solo….e ancora non l’ho ben identificato.
La fetta della vita trascorsa, una fetta indimenticabile che sarà celebrata nei libri di storia …
E ancora mi sembra incredibile che tutto sia successo in tutto il mondo per tutti.
Tutti tutti, sì!
Ho percepito in un flash a tutto tondo l’umanità intorno a me, erano solo nomi prima, poi il significato, persone , individui, come me fatti della stessa materia fisica e degli stessi pensieri, emozioni, paure, gioie, sentimenti…improvvisamente e inaspettatamente accomunati da un evento senza connotati identificabili.
Incredula sì all’inizio poi subito entrata in un avventura surreale,fantascientifica, senza conoscerne la fine. Diventata presto abitudine.
E tuttavia protetta dallo spazio tempo che mi aspettava.
Dopotutto è una convenzione dell’essere umano, il tempo e lo spazio .
In realtà Tutto è qui e ora , lo dice anche la scienza.
Proprio il senso del qui e ora che mi ha accompagnato giorno dopo giorno.
Quindi è tutto possibile. Domani è da costruire.
Voglio dare più senso alla mia vita che ho tutto il tempo che mi serve.
Ricordo sogni nel cassetto e scopro che posso realizzarli.Ho tutto il tempo per pianificarli.
Amplifico le emozioni quando mi affaccio al balcone e canto che tutto andrà bene.E mi commuovo.
Invento pranzi virtuali con le stesse pietanze ma ognuno al suo computer. E ridere.
Insieme assume un grande significato che il contatto fisico manca.E anche solo con gli occhi dietro la mascherina è tanto.
Progetto il futuro che non si sa quanto prossimo che ho tutto il tempo che mi serve. E mi piace.
Un senso di intimità tra me e me e anche con l’umanità. Riconoscersi come gruppo umano.
La percezione di una pausa nelle pieghe del tempo che fa crescere la coscienza.Non solo la mia.
L’incertezza del quando e del come mi fa stare in pace.
Tutto rallentato ovattato eppure carico di energia del fare.
Una sicurezza interiore che i valori saranno amplificati e applicati.
Voglia di condividere visione del futuro e farlo. Ed avere risposte.
DOPO sarà tutto diverso comunque.
Quanto sono cambiata non lo so, lo sento.
Di certo questo periodo ha piantato saldamente in tutte le menti e in tutti i cuori i semi del cambiamento.
E lo ricorderò sempre. Come un entusiasmante momento di crescita, una grande spinta alla mia evoluzione, alla mia voglia di vivere e far vivere con gioia.
Guido piano
e ho qualcosa dentro al cuore
che mistero
non so neanche dove andare
e m’allontano
anche se dovrei tornare
lei m’aspetta
si potrebbe preoccupare ma c’e’ tanto sole
e mi accorgo che ne ho bisogno come un fiore
e ho bisogno di stancarmi e di camminare
di sentire l’acqua il vento e di respirare
peccato che qui vicino non c’e’ il mare
guido piano
che mistero dopo il ponte cambia il mondo
viene voglia di cantare
questa sera
te lo voglio raccontare
son sereno
come se fosse Natale
e ho tanta voglia
di sdraiarmi su questa terra cosi calda
di dormire e di sognare che questo fiume
lentamente mi porta fra i monti e le pianure
e mi culla come un bambino fino al mare.
Amore mio perche’ ogni volta scappo via
siamo cosi lontani dai profumi e dalla vita
forse t’incontrero’ dove comincia il mare quando mi svegliero’ saro’ migliore
Nettuno è un pianeta che affascina perchè riguarda il nostro mondo più sensibile all’intuito ma anche alla manipolazione. Il quadrato Venere – Nettuno ci rende molto influenzabili, poco stabili, distraibili. Prendiamone il valore positivo e cerchiamo di ritrovare concentrazione su quello che è il nostro intento reale.
Spesso ci ritroviamo a fare cose che sono nella nostra abitudine, forse in un modo che non è corretto o che ci fa perdere energia. I transiti ci aiutano a rettificare un agire verso una maestria, un talento. Sai perchè? Spesso ci accontentiamo e questo è un bene ma anche un male perchè ci ferma nel crescere e nel migliorare noi stessi.
Guarda la carta del cielo: Nettuno in questo momento è centrale nel bilanciare forze energetiche che riguardano la personalità (Sole Mercurio Venere) e le forze cosmiche transpersonali o collettive (Saturno, Plutone, Giove).
ad Akureyri semafori a forma di cuore per ricordarsi di sorridere
L’iniziativa della cittadina è nata nel 2008 per rispondere alla pesantissima crisi economica, e dieci anni dopo rientra nell’elenco delle attrazioni turistiche
Un cuore rosso visibile a tutti. Attaccato alle vetrine, appeso a maniglie di porte e finestre, stampato su volantini e brochure, persino usato in sostituzione del classico e inconfondibile segnale che obbliga a fermarsi ai semafori: cosi Akureyri, piccola cittadina nel Nord dell’Islanda, ha risposto alla crisi economica che ha travolto il paese nel 2008, con una campagna di sensibilizzazione, “Brostu med hjartand”, caratterizzata appunto da un cuore rosso che ha finito per diventare un simbolo.
Scopo dell’amministrazione quando ha lanciato la campagna (che in italiano si traduce “Sorridi con il cuore”), mostrare vicinanza e sostegno ai residenti e invitarli a sperare nel futuro usando una delle forme più comuni e riconoscibili che esistano.
La stesso che ancora oggi compare davanti agli occhi degli automobilisti fermi in attesa del verde ai semafori di Akureyri, diventati ormai una delle attrazioni della cittadina, famosa soprattutto per la posizione (sul fiordo, a picco sul mare, circondata da vallate verdeggianti, cascate e laghi), strategica anche per l’avvistamento delle balene.
E anche se sono trascorsi 10 anni da quando la crisi ha colpito, e nel frattempo l’Islanda è riuscita a uscirne diventando una delle mete cult per il turismo da ogni parte del mondo, i cuori rossi ai semafori sono rimasti per ricordare a tutti che “anche i periodi peggiori alla fine passano” e che “bisogna restare positivi”, come spiega una giovane dipendente dell’ufficio turistico di Akureyri.
“All’epoca della crisi ero piccola, ma ricordo il clima che si respirava, la tristezza e la preoccupazione – ha raccontato alla Stampa -.
Ogni anno, l’ultimo weekend di agosto, Akureyri festeggia la fine dell’estate con il ‘Town Festival’, e nel 2008 l’amministrazione decise di lanciare questa campagna incentrata sul cuore rosso per cercare di tirare su il morale dei residenti. Stamparono migliaia di adesivi con il cuore e il motto della campagna e iniziarono a distribuirli in tutta la città. I cuori rossi comparvero ovunque, anche ai semafori”.
.
”.
Con il passare dei mesi, però, gli adesivi iniziarono a rovinarsi e divenne troppo costoso stamparne di nuovi.
L’idea che venne all’amministrazione fu quella di mantenere le luci dei semafori, che assunsero così un doppio significato: attrazione turistica per chi si ritrova a visitare la città, memento a “sorridere con il cuore” per i residenti. Che, soprattutto nei lunghi, bui e freddi inverni, guardano con gioia alla decisione della municipalità di sostituire con regolarità le luci bruciate o fuori uso mantenendo l’ormai caratteristica forma.
Ma le cose sono andate diversamente: un giorno nel suo laboratorio e’ riuscito a trovare un metodo per crescere coralli in modo velocizzato. Invece che 75 anni, i coralli crescono in tre.
E addio alla pensione.
La scoperta e’ avvenuta quasi per caso, nel Coral Restoration Center presso il Mote Tropical Research Center dove il professor Vaughn lavora. Lui ha una barbona, lo sguardo intelligente e avrebbe potuto essere un hippy negli anni settanta; anzi tutto il suo team e’ fatto di avidi surfisti, lui incluso.
Il loro laboratorio della Florida ha lo scopo di studiare e cercare di proteggere l’unica barriera corallina presente negli USA, lungo le isole meridionali delle Florida Keys, di cui forse Key West e’ la più’ famosa.
La barriera corallina della Florida e’ sotto attacco, come tutte, a causa dell’acidificazione degli oceani, dei cambiamenti climatici, della troppa popolazione e della troppa pesca. Negli scorsi decenni abbiamo perso fra il 25 e il 40% di tutte le barriere coralline del mondo.
Un giorno per sbaglio il professor Vaughn ha sparso dei coralli spezzettati in acqua. Pensava che sarebbero morti subito (LINK), essendo tutti cosi piccoli, e invece con il passare dei giorni, non solo i coralli non morivano ma crescevano più’ in fretta del normale.
E cosi assieme ai suoi colleghi Christopher Page e Rudiger Bieler hanno messo su un vero esperimento per seguire la crescita di coralli con questa tecnica del “micro-fragmenting”, ponendo le condizioni giuste in acqua per aiutare questa crescita.
I risultati sono stati strepitosi: di solito i coralli impiegano dai 25 ai 75 anni per raggiungere la maturità’ e i coralli normali che si vedono in mare hanno una eta’ che varia dai 500 ai 1000 anni.
E invece con questo “micro-fragmenting” si e’ arrivato ad un corallo adulto in tre anni, quaranta volte più veloce del normale, di modo che non dobbiamo aspettare mezzo secolo per cercare di aiutare la barriera morente.
l principio e’ veramente semplice: se le condizioni del mare sono giuste, se uno taglia i coralli in sottili filari, i coralli stessi cercano di “sanare” le proprie ferite, proprio come quando la pelle cresce più’ in fretta vicino alla ferita dopo che uno si taglia. Essenzialmente, il taglio stimola la crescita.
E’ lo stesso principio applicato ai coralli.
Dopo la crescita in laboratorio i coralli sono impiantati su coralli morti in mare e monitorati
Ma… se i coralli vecchi sono morti, quelli nuovi seppure cresciuti in modo veloce come faranno a sopravvivere?
Ed e’ qui che entra la mano dell’uomo. Tante sono le specie di coralli presenti: in laboratorio si cercano le specie che possono tollerare condizioni diverse di acidità’ del mare che cambia e che si pensa possano sopravvivere ad un oceano che cambia.
E’ la soluzione perfetta? No, perché’ inevitabilmente le specie più’ deboli non saranno presenti nelle barriere nuove, ma l’idea e’ che almeno c’è’ un qualche tipo di vita sulle barriere devastate.
E chissà che a un certo punto i politici non troveranno soluzioni di modo che gli oceani tornino alla normalità’.
Dave Vaughn ha deciso di rimandare la pensione: dedicherà’ il suo tempo a seguire la crescita e a piantare in mare almeno un milione di questi nuovi coralli.
Sono state piantate 150 colonie nuove nei mari attorno alle Florida Keys, di cui 134 sono ancora in vita dopo un anno. Su diciotto coralli già’ morti sono stati piantati otto frammenti di corallo vivo, geneticamente identico a quello morto, e tutto procede bene, nel senso che i frammenti sono cresciuti.
Parliamo troppo poco dell’oceano, ma i due terzi dell’ossigeno che respiriamo arriva dal mare, e il suo depauperamento, di pesci, di coralli, di vita e’ qualcosa che riguarda tutti.
Come diventare dei Guerriglieri che Fanno Fiorire le Città
La Flower Power Generation degli anni settanta si è trasformata nella guerriglia urbana della Guerrilla Gardening, un movimento che punta ad abbellire le aree urbane dimenticate con fiori, piante ed alberelli tutto di nascosto dalle autorità, tutto senza farsi beccare dai proprietari dei cantieri abbandonati dove andranno a crescere fiori e prati.
Ma per diventare un vero combattente servono delle bombe, ma delle bombe che non distruggono la vita anzi che la creano, ecco perché voglio insegnarvi a fare le Bombe di semi per poter bombardare le rotonde, gli angoli nascosti della città, i giardini, le aiuole intorno agli alberi… insomma ovunque ci sia un pezzetto di terra incolto dove far crescere dei fiori.
Per prima cosa procuriamoci il materiale:
• Argilla in polvere
• Terriccio ricco
• Mix di semi di fiori, quelli che preferite, meglio se della stessa dimensione
• Una ciotola
• Dell’acqua
• Un mattarello e un piano di lavoro dove stendere la terra
Seguendo questa regola: 1 parte semi, 3 parte terriccio e 5 parti di argilla, prepariamo la miscela nella ciotola, cioè per un cucciaio di semi mettiamo un cucchaio di terriccio e 5 di argilla.
Quando avete mescolato bene gli ingredienti aggiungere un po’ d’acqua… pochissima per volta, a gocce direi, fino a quando il composto non diventa morbido tipo la plastilina. Potete anche usare uno spruzzino per regolare meglio l’acqua, ma se ne mettete troppa non preoccupatevi, lasciate asciugare il tutto fino a quando non riavrete la consistenza desiderata.
Impastate bene anche con le mani e fatene una palla, posizionate sul piano di lavoro e stendete col mattarello come se doveste fare la pasta, lasciandola però di mezzo centimetro di spessore. Ora tagliate la “pasta” di terra formando dei quadratini di due centimetri di lato, più o meno e con ognuno di essi formate delle palline che andrete a sistemare su un vassoio e lascerete seccare al sole per qualche giorno.
Su sito di GuerrillaGardener si può trovare questo altro metodo, ma sostanzialmente il risultato non cambia.
Ora prendete le vostre bombe e andate a bombardare la vostra città!!!!
Un consiglio? se ci riuscite sarebbe meglio cercare di bombardare di sera, in modo che l’umidità della notte faccia penetrare i semi nella terra, e se per caso ci riuscite tornate il giorno dopo ad annaffiare ?
Lo sapevate che negli Stati Uniti dove un gruppo di giovani creativi ha disseminato in giro per la città di Los Angeles delle macchinette distributrici di palline di argilla contenenti semi di vari fiori.
L’’iniziativa si chiama “Change for Change” , cambia per cambiare! Che idea!
In Thailandia a causa della deforestazione rimangono solo 6,2 milioni di km quadrati di foreste rispetto agli originari 16 milioni.
Una situazione drammatica che sta portando alla scomparsa di uno dei polmoni verdi più importanti del nostro paese.
Da qui l’iniziativa di utilizzare le bombe seme per provare a limitare i danni con il progetto Seed Bomb, lanciato dal Governo thailandese per 5 anni.
Quella delle bombe seme per favorire la nascita di nuovi alberi è un’idea nata per la prima volta in Giappone con una tecnica antica chiamata tsuchi dango che nel 20esimo secolo.
L’invenzione delle bombe di semi (seed bombs) nasce dall’idea di Masanobu Fukuoka, famoso botanico giapponese pioniere dell’agricoltura naturale e considerato il padre della permacultura.
La tecnica che Fukuoka inventò, si basa sul principio del “non fare”. Un sistema che si può riassumere in tre fasi: seminare, pacciamare, raccogliere.
Fukuoka considerava erbicidi e pesticidi dei veleni. Non utilizzava nessun tipo di prodotto chimico ne macchinario agricolo. E nella sua fattoria non esisteva alcuna comodità moderna. Questo per rimanere in armonia con la natura. Iniziò a sviluppare metodi semplici ma efficienti come la pacciamatura utilizzando la paglia che normalmente gli altri agricoltori bruciavano, la consociazione di piante azoto fissatrici o il Nengo-Dango che consiste nel creare palline di argilla, le cosiddette bombe contenenti semi da spargere sul campo. Fukuoka era convinto che, sparare bombe di semi di fiori in tutto il mondo era molto più utile che costruire industrie di fertilizzanti.
Egli vedeva l’agricoltura come un cammino per raggiungere la saggezza e creò un ecosistema stabile nel quale tutti gli esseri viventi cooperavano in armonia. I microbi e i batteri stanno a contatto con le radici delle piante e fertilizzano il sottosuolo, agli animali più grandi, come gli uccelli, rane e capre pensano invece alla superficie.
Un equilibrio perfetto che solo così non viene toccato dalle malattie e dagli insetti che a volte infestavano, e infestano tutt’oggi, i raccolti.
Già nel 1933 a Honolulu furono utilizzati degli aeroplani per lanciare delle bombe di semi dall’alto in un progetto per riforestare alcune aree montuose.
Ora la Thailandia ha deciso di adottare la stessa tecnica per promuovere la riforestazione.
Si tratterebbe di una tecnica molto più rapida e meno costosa rispetto agli interventi manuali per la riforestazione. Le bombe seme lanciate dall’alto raggiungono una percentuale di successo del 70% e sono considerate delle “armi buone” per ripristinare le foreste e le aree verdi che sono state distrutte.
La deforestazione in Thailandia è causata soprattutto dalle attività umane e dai cambiamenti climatici. Sotto accusa troviamo soprattutto l’abbattimento sconsiderato degli alberi per fare spazio alle coltivazioni necessarie per la produzione della gomma e dell’olio di palma.
La speranza è che con il progetto Seed Bombing la Thailandia riesca davvero a rinverdire le foreste, nel frattempo però sarebbe necessario porre dei limiti alle multinazionali dell’olio di palma e della gomma in modo che le cause principali della deforestazione trovino un freno.
Anche noi nel nostro piccolo possiamo realizzare facilmente delle bombe seme da utilizzare per far nascere nuovi fiori e piante nelle aree abbandonate, nei parchi e nei cortili e per contribuire a ripristinare l’habitat naturale delle api e delle farfalle.
E ora seguiamo il consiglio del “poeta di strada” Ivan: “chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”, noi gettiamo semi e facciamo fiorire la città!
Seed Bombing: How Thailand Plans To Restore Its Forests