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* L’Ombra del “bene”. C.G. Jung:attenzione a chi vuole “insegnare” e ai “missionari” di opere di bene. Il bene è una conquista individuale.

🖋️ Scrive Jung:

«Avete mai sentito che dell’oro si sia messo a correre dietro alla gente? L’oro è nascosto nelle fenditure della terra e se ne sta semplicemente lì ad aspettare: sarà sempre oro, e sarà sempre agognato. Se esiste qualcosa di veramente buono, allora sarà qualcosa di ricercato: è questa la caratteristica delle cose buone. È la montagna che va dal profeta, il profeta non va mai alla montagna. Se mai un profeta è stato visto andare alla montagna, bé, questo potrebbe voler dire che ha commesso un errore. Avrebbe fatto molto meglio a starsene a casa e a lasciare la montagna a sé stessa. Perciò tutto questo parlare di missioni e missionari è per via della fame, naturalmente.

Così, se c’è qualcuno che desidera “missionarizzare” il mondo e dire agli altri ciò che è giusto per loro, ciò significa che questo qualcuno è affamato e desidera riempirsi lo stomaco con i cadaveri di altre persone. Sono affamate le sue stesse idee, la sua stessa anima, e sono altre persone a dar nutrimento ai suoi pensieri e ai suoi appetiti, poiché lui non è in grado di farlo da sé. Se scopri ciò che chiami una “verità”, dovresti esaminarla, dovresti provare a mangiarla. Se ti dà nutrimento è buona, ma se non ti sostenta adeguatamente e ritieni che ciò nonostante debba essere in grado di nutrire altre persone, allora è cattiva. Il vero test sta nel fatto che la tua verità dovrebbe esser buona per te. Non si avvicinerà neanche un cane ad annusarla, se non è in grado di dare alimento a te. Se non ne sei soddisfatto, se non ti va di gustarla per venti, cinquant’anni, o per tutta una vita, allora non è buona. (…)

Pertanto non giocate a fare i missionari. Non provate a nutrirvi dei beni degli altri. Lasciate che gli altri siano fedeli a se stessi e che si prendano cura della propria crescita in prima persona: che mangino pure da sé. Se sono soddisfatti, allora niente e nessuno dovrebbe disturbarli. Se non sono soddisfatti di ciò che posseggono, probabilmente cercheranno qualcosa di meglio, e se siete voi quelli che hanno questo qualcosa, sicuramente verranno da voi per riceverne una parte. (…) Vedete, l’atteggiamento che si dovrebbe tenere in relazione al problema dell’individuazione è questo: al bando i missionari, le prediche e ogni tentativo di sottrarre con qualche espediente i bambini alle cure delle loro balie o le pecore ai loro pastori. Che se ne stiano con il pastore, è molto meglio. (…) Le pecore vogliono starsene con il pastore, perché altrimenti finiscono in bocca ai lupi. (…)

La gente mi accusa di avere un atteggiamento troppo neutro nei confronti delle convinzioni religiose, e questo perché dico che, se qualcuno vuole rimanersene nell’ovile della Chiesa Cattolica, lo si lasci pure lì. Molti vedono in tutto ciò una contraddizione, ma in realtà la contraddizione non esiste. Alcuni preferiscono venti gradi, altri ventidue. E perché no? Che li abbiano pure. Ad alcuni non piace mangiare carne, altri non possono farne a meno.»  

📙 C.G. Jung – Seminari sullo Zarathustra di Nietzsche. Vol 1

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* La buona notizia del venerdì:Più camminiamo, più alberi piantiamo! Parola di Psicoatleta

Più camminiamo, più alberi piantiamo”: è questo il motto del progetto “Arianuova” lanciato dallo scrittore Enrico Brizzi e dalla sua associazione Psicoatleti, allo scopo di condividere il sogno di avviare una riforestazione di alcuni tratti della Via Francigena restituendo un’aria più pulita alla Pianura Padana e promuovendo la pratica del viaggio ecologico per eccellenza: il cammino.

Viaggiare con lentezza alla scoperta dell’Italia. Godere delle bellezze che i nostri territori ci offrono e, in cambio, restituire loro qualcosa. Questa è la missione degli Psicoatleti, che nascono nel 2004 da un’idea dello scrittore Enrico Brizzi, condivisa con un pugno di buoni amici appassionati di “escursionismo, narrativa e rock ‘n’ roll”.

Oggi sono oggi un’associazione strutturata che conta un centinaio di iscritti provenienti da tutta Italia, accomunati dall’idea che viaggiare a piedi sia il modo migliore per conoscere un territorio, la sua gente e la sua cultura. Alcuni dei loro viaggi durano giorni, altri settimane o addirittura mesi. Come ci racconta Edoardo Rosso, vicepresidente dell’associazione, «molti dei nostri viaggi nascono da ispirazione legate alla storia e alla cultura dei luoghi». Proprio come nel caso della via Francigena che accompagna i viaggiatori lungo i suoi meravigliosi borghi dimenticati, alla scoperta di sapori autentici e di paesaggi incantevoli, da attraversare con lentezza.

«Crediamo che la promozione del turismo lento possa permettere un vero e proprio rilancio dei territori, a partire da azioni di tutela ambientale, di ripristino e di conservazione delle aree verdi. In questi anni, viaggiando a piedi, abbiamo ricevuto tantissimo in termini di sensazioni, esperienze e ricordi. Allora ci siamo chiesti: cosa possiamo fare per restituire qualcosa di buono al mondo dei cammini?».

La risposta degli Psicoatleti non si è fatta attendere e così hanno lanciato il progetto “Arianuova”, una campagna di crowdfunding per avviare la piantumazione di alberi lungo la Via Francigena e realizzare una riforestazione locale e diffusa promuovendo la pratica del viaggio ecologico per eccellenza: il cammino.

L’obiettivo degli Psicoatleti è ora quello di raccogliere fondi per acquistare alberi da mettere a dimora, in particolare lungo il tratto padano e pianeggiante della Via Francigena, in corrispondenza della Pianura Padana. Come ci spiega Edoardo, «come ben sappiamo, la Pianura Padana è una delle zone più inquinate di Italia e d’Europa. Durante i nostri viaggi ci siamo accorti che camminare in questi sentieri spesso ci espone a kilometri senza alcun riparo dal sole e per questi motivi non possiamo godere appieno della sua bellezza. Così gli Psicoatleti acquisteranno e pianteranno 500 nuovi alberi lungo la Via Francigena che saranno un dono per i futuri pellegrini.

Il progetto, patrocinato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene, vede la collaborazione degli Psicoatleti con l’associazione di volontariato Piantumazione Selvaggia, che si occupa di riforestazione urbana e che nasce dal desiderio di due amici di riportare il verde dentro le città, attraverso la messa a dimora di piante autoctone. Saranno proprio loro a offrire consulenze tecniche sulla scelta, la piantumazione e la manutenzione degli alberi per i primi anni di vita, assicurandosi che i nuovi alberi possano rimanere in salute. Il viaggio a piedi diventa in questo modo un atto creativo-generativo: i pellegrini sono accompagnati da alberi che donano refrigerio e filtrano l’aria assorbendo smog e restituendo ossigeno. Attualmente l’associazione è in contatto con alcuni Comuni che si trovano lungo la Via Francigena come nel caso di Pavia o Piacenza, con i quali stanno prendendo accordi per individuare le zone dove piantumare.

Come ci racconta Edoardo, «abbiamo in programma di iniziare la piantumazione con l’arrivo della primavera, nel mese di marzo. Ci piacerebbe organizzare un evento pubblico in ogni Comune in cui ci troveremo e anche i cittadini non camminatori potranno prendere parte a queste giornate. Pensiamo che consumare anidride carbonica e restituire ossigeno sia un gesto di cui possono goderne tutti e non solo coloro che cammineranno lungo la strada».

È possibile partecipare alla campagna di crowdfunding per il progetto “Arianuova” fino al 31 dicembre sulla piattaforma Ideaginger.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/12/psicoatleti-camminiamo-alberi-piantiamo-lungo-via-francigena/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

#Arianuova

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Sebben che siamo donne: Zaha Hadid, quando la visione va oltre l’immaginario e sfida lo spazio convenzionale

La carriera di Zaha Hadid è un esempio di congruenza e determinazione!

Una storia interrotta da una morte prematura a 65 anni nel pieno del suo splendore, tanto che anche dopo la sua scomparsa, i suoi edifici hanno continuato a essere costruiti e le sue opere hanno sollevato polemiche e discussioni.

Nata a Baghdad nel 1950, grazie alla sua famiglia agiata (il padre è un imprenditore edile e politico, la madre un’artista) studia matematica all’Accademia Americana di Beirut e poi, nel 1972 si trasferisce a Londra per proseguire gli studi alla Architectural Association.

Dopo essersi diplomata nel 1977, inizia a lavorare per uno dei suoi insegnanti Rem Koolhaas.

Parallelamente al suo lavoro nello studio OMA fondato a Rotterdam, inizia il suo impegno nell’insegnamento che la porterà a ruoli in prestigiosi istituti, dalla stessa Architectural Association fino a diverse Università americane come Harvard e Yale. Nel frattempo però, nel 1979, torna a Londra e fonda il suo studio di architettura Zaha Hadid Architects.

Nonostante le sue idee siano apprezzate e notate, nonostante vinca diversi concorsi anche importanti, le sue architetture non vengono realizzate. Sono considerate troppo avveniristiche, a volte addirittura irrealizzabili. Questo però non sposta minimamente la sua visione dell’architettura.

E l’incontro con Peter Rice, geniale ingegnere dietro a molti progetti tecnicamente complicati (come il Centre Pompidou e l’Opera House di Sidney ) è stato sicuramente fondamentale.

Il suoi primi edifici realizzati sono del 1993: una residenza a Berlino e la stazione dei pompieri al Vitra Campus.

Zaha Hadid ha 43 anni e da qui inizia una corsa inarrestabile che trasformerà il suo studio in un impero e lei in uno dei nomi più influenti del mondo dell’architettura.

La vera svolta arriva nel 2004 quando diventa la prima donna a vincere il Pritzker Prize, il Nobel dell’architettura. Ma nelle motivazioni dei giurati non viene sottolineato tanto questo primato, quanto la sua giovane età per quel premio e soprattutto un corpo di opere realizzate relativamente piccolo.

Ma tanto basta, sempre nelle parole della giuria, per riconoscere una visione chiara capace di sfidare le convenzioni e ridisegnare le forme degli edifici.

Dopo quel riconoscimento le commissioni per il suo studio si sono moltiplicate. E con i tanti nuovi lavori anche le critiche: viene accusata di creare architetture più scenografiche che funzionali. Ma è una conseguenza anche per il suo segno di rottura con l’architettura, per la sua continua sfida alle convenzioni che le permette di essere sempre riconoscibile in tutto quello che progetta.

Nel 2010 viene realizzato in Italia il MAXXI, edificio con cui si guadagna lo Stirling Prize. Le critiche sono per uno spazio che non tiene conto delle esigenze dell’arte, ad esempio nel piano terra con pareti curve, una critica che era stata rivolta molti anni prima anche a Frank Lloyd Wright per il Guggenheim di New York.

Stazione Alta Velocità a Napoli Afragola

Ma il lavoro di Zaha Hadid è una continua sfida al pensiero standard dell’architettura. Sembra quasi prenderci gusto e infatti più le commissioni le permettono di osare, più lei osa, grazie anche ai budget sempre più alti che le vengono messi a disposizione.

Il limite lo raggiungerà per lo stadio delle Olimpiadi di Tokyo 2020, quando il costo previsto per il nuovo stadio nazionale nella capitale giapponese, dopo essere stato ridotto da 3 miliardi di dollari a 1,3, fu considerato comunque troppo eccessivo.

Ma Zaha Hadid se ne era già andata…

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Zaha Hadid: opere e architetture

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La buona notizia del venerdì: Dietro l’angolo … c’è l’Arte! Succede a Madrid!

A Madrid, il Museo del Prado decide di far uscire le sue opere dalle sale dell’istituto e sparpagliarle per tutta la città, agli angoli delle strade, alle fermate degli autobus, nei parchi.

Ovviamente non stiamo parlando di dipinti originali, ma di fedeli riproduzioni a grandezza naturale, con l’obiettivo di invogliare i madrileni a visitare il più grande museo della capitale della Spagna (ma non solo).

È l’iniziativa dal titolo A la vuelta de la esquina (“Dietro l’angolo”), che vuole sorprendere i passanti per “catturarli con la forza e la bellezza dell’arte, al fine di spronarli a visitare i musei”, si legge in una nota del Prado.

Con questa iniziativa, il Prado ha deciso di scendere dunque per strada come mai aveva fatto prima: dopo la pandemia (durante la seconda e terza ondata comunque il Prado non è mai stato chiuso, a differenza degli istituti italiani, e questo vale per diversi altri musei spagnoli) c’è bisogno di riportare il pubblico nei musei, ma il Prado non aspetta che le persone arrivino da sole e dunque sceglie di andare incontro a loro.

A la vuelta de la esquina è stata ideata in collaborazione con l’amministrazione comunale di Madrid e con i partner Iberia e Telefónica, che hanno supportato il museo nella realizzazione delle circa venti riproduzioni, tutte, come detto, a grandezza naturale: rimarranno nelle strade di Madrid per tre settimane, durante le quali faranno compagnia ai madrileni nella vita di tutti i giorni.

Non solo: ogni riproduzione viene presentata come se il quadro fosse davvero appena uscito dal museo, con tanto di cornice, didascalia illustrativa e un QR Code che contiene maggiori informazioni per chi desidera approfondire.

L’idea è stata subito apprezzata dal pubblico, come si può vedere anche dai commenti al video You Tube in cui si vedono le fasi realizzative delle riproduzioni.

E il museo ovviamente invita tutti gli utenti a condividere sui social le foto dei passanti davanti alle opere con l’hashtag #VuelvealPrado, ovvero “ritorna al Prado”.

L’iniziativa è stata lanciata lo scorso 18 maggio, e da allora Rubens, Tiziano, Zurbarán, Velázquez, El Greco, Sofonisba Anguissola e altri grandi artisti si mostrano al pubblico con l’auspicio che l’invito a vedere gli originali al museo venga colto.

Fonte:

https://www.finestresullarte.info/musei/prado-iniziativa-vuelta-de-la-esquina-opere-madrid?fbclid=IwAR0nkZwg6zAm9J1xJzU1oAeBGPRyYSNBnw4_0_3FYllLgAzqdOrB0dQmV1I


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Tra me e me in attesa del vaccino

Al mio RNA&DNA

Siamo parti di un essere unico e irripetibile,

inseparabili in questo qui ed ora,

unico e irripetibile per la mia scelta di entità,

ad imparare in questa esperienza di incarnazione.

Insieme e inseparabili dalla nascita,

ad aggiungere qualità alla nostra Vita.

Consapevoli di procedere nel progetto umano

se aggiungiamo quella piccola molecola

che ci completerà,

che non può essere altrimenti,

che niente è per caso,

e tutto ciò rientra perfettamente

nel Disegno

e ci fa essere fieri della scelta.

E non vediamo il momento,

che non saremo più come prima,

confusi ed emozionati

dalla intensità della Energia,

solo per una piccola scintilla in più,

minuscola ma portatrice di nuove qualità.

Siamo materia specializzata

che continuamente si arricchisce

nel non tempo e nel non spazio

dell’Evoluzione Cosmica.

E in questo qui ed ora speciale

noi Umanità unita e consapevole

di essere goccia eppure determinante

nel mare dell’Evoluzione

da sempre e per sempre

Love Laurin

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La buona notizia del venerdì: Dagli USA arriva un venticello che accarezza l’umanità tutta nessuno escluso

Un punto di svolta che molti auspicavano ma che ben pochi ritenevano realmente possibile.

L’amministrazione Biden ha detto di sostenere gli sforzi per revocare le tutele di proprietà intellettuale per i vaccini anti Covid-19 per accelerare la fine della pandemia.

Lo riferisce la rappresentante Usa per il commercio, Katherine Tai, annunciando la posizione del governo Usa.

“Si tratta di una crisi sanitaria mondiale e le circostanze straordinarie della pandemia invocano misure straordinarie”, ha dichiarato Tai in una nota, precisando che Washington parteciperà “attivamente” ai negoziati in corso al Wto.

Un cambio di passo che viene salutata con entusiasmo da chi combatte in prima linea la pandemia.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha esultato su twitter e in una nota ha espresso l’elogio per l’impegno dell’amministrazione degli Stati Uniti del presidente Joe Biden.

“Questo e’ un momento monumentale nella lotta contro il Covid-19. L’impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell’ambasciatore Katherine Tai, rappresentante degli Stati Uniti per il commercio, a sostenere la rinuncia alla protezione della proprieta’ intellettuale sui vaccini e’ un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide della salute globale“, ha detto Tedros. “Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro decisione storica per l’equita’ dei vaccini e la priorita’ del benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarieta’, basandoci sull’ingegnosita’ e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita Covid-19″.

Il direttore generale dell’Oms ha aggiunto: “Il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea alla proprieta’ intellettuale sui vaccini Covid-19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Stati Uniti nel lavorare per porre fine a questa pandemia. Ma non sono sorpreso da questo annuncio. Questo e’ quello che mi aspettavo dall’amministrazione del presidente Biden”.

Per tutta la durata della pandemia di COVID-19, l’OMS ha lavorato con i partner per aumentare lo sviluppo e la distribuzione di vaccini, diagnostica e trattamenti attraverso l’acceleratore di accesso agli strumenti COVID-19, un pilastro del quale e’ la COVAX Facility per la condivisione equa dei vaccini alle persone a rischio in tutto il mondo. –

Dopo premi Nobel, ex capi di Stato e di governo e leader religiosi, negli ultimi giorni sono scese in campo anche le celebrities che hanno partecipato alla registrazione di “Vax Live: il concerto per riunire il mondo”

Alla kermesse hanno partecipato il principe Harry e lo stesso presidente Biden, che ha inviato un video-messaggio registrato insieme alla moglie Jill.

L’apertura delle ultime ore dà allo spettacolo una luce nuova: quella della consapevolezza che di fronte a 3 milioni e 230mila morti condividere il più possibile i vaccini è l’unica via per restituire alla scienza il suo senso più alto, quello di servire l’umanità.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/biden-vaccini-revoca-brevetti-f91ac8b2-9ade-4f97-b58a-f30862ae0873.html

Sono troppo ottimista?

Eppure è un segno che qualcosa sta maturando nell’aria !

Parole inaspettate che possono avere grande riscontro nell’orientamento delle decisioni mondiali e risvegliano i grandi principi della umanità.

Parole che echeggiano nell’eterico da varie autorevoli fonti.

Se non altro il dialogo si è evoluto in quantità e qualità.

L’umanità si sta scoprendo come gruppo eterogeneo ospite di un unico pianeta e che la diversità è una risorsa soprattutto nella globalità.

Che i piccoli possono dare maggiori contributi dei grandi purchè in sintonia.

Che i valori sono veramente un patrimonio di tutti perchè insiti nella esperienza umana.

Che si può azzardare a proposte apparentemente impopolari ma riescono a scatenare propositi positivi a catena . E si fa con naturalezza.

Persino la natura ci stupisce con rinascite inaspettate a piccole nuove attenzioni e sono una partenza.

Non avete notato quanto più verde rigoglioso intorno a noi, quanti colori più intensi e quanti profumi dimenticati…

Eppure qualcosa sta cambiando nell’aria, non ti senti solleticare dalla brezza?

A proposito:

Albert Bruce Sabin scoprì il vaccino contro la poliomelite.

Non brevettò il suo vaccino ma lo regalò a tutti i bambini del mondo!

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Sebben che siamo donne: Ursula Von Der Leyen ” Uniti nella diversità”

Io sono la presidente della Commissione europea e questo era il modo in cui mi aspettavo di essere trattata quando sono andata in visita in Turchia due settimane fa come un presidente di commissione ma non è stato così.

Non riesco a trovare nessuna giustificazione per il modo in cui sono stata trattata. Nei trattati europei.

Quindi devo arrivare alla conclusione che sia successo perchè sono una donna

Questo sarebbe successo se avessi indossato una giacca e una cravatta?

Tra le immagini degli incontri passati non ho visto nessuna mancanza di sedie ma, di nuovo ,non ho neppure visto donne in queste immagini.

Onorevoli deputati, molti di voi avranno visto esperienze molto simili in passato soprattutto le donne che fanno parte di quest’aula.

Sono sicura che sappiate perfettamente come mi sono sentita: mo sono sentita ferita e sola, in quanto donna e in quanto europea.

Perchè non si tratta di sedie e protocolli, questo tocca nel profondo chi siamo, questo tocca i valori che la nostra Unione difende e dimostra quanta strada abbiamo ancora da fare sempre e ovunque.

Oviamente so di essere in una posizione privilegiata , sono la presidente di una istituzione che viene ampiamente rispettata in tutto il mondo e, ancora più importante, essendo una leader, io possso alzare la voce e farmi sentire.

Ma che ne è dei milioni di donne che non possono?

Donne che vengono ferite ogni giorno in ogni angolo del nostro pianeta ma che non hanno né il potere né la carica per parlare.

Sappiamo tutti che migliaia di incidenti simili, la maggior parte dei quali di gran lunga più gravi, passano inosservati, nessuno li vedrà mai né ne sentirà parlare, perchè non cè nessuna telecamera perchè non cè nessuno che presta attenzione.

Dobbiamo assicurarci che anche queste storie vengano raccontate e che, una volta raccontate, si faccia qualcosa a riguardo.

Porteremo avanti una legislazione per prevenire e combattere la violenza contro le donne e i bambini, offline e online.

E secondo punto proporremo un ampliamento nella lista dei crimini n Europa, stabiliti dal trattato, in modo da includere tutte le forme dei crimini di odio perchè l’Europa deve mandare un segnale forte.

Che i crimini di odio non sono acettabili, perchè dobbiamo assicurarci che donne e ragazze siano adeguatamente protette ovunque in Europa.

Perchè ciò che la vicepresidente degli stati uniti Kamala Harris ha detto recentemente alle Nazioni Unite è vero “ La condizione delle donne corrisponde alla condizione della democrazia”

E a volte mi meraviglia anche solo dovere parlare di una cosa così evidente nel 2021, che dobbiamo ancora sottolineare che in tutta Europa le persone devono avere gli stessi pari diritti e opportunità, indipendentenemte da chi amano, da dove vengono, indipendentemente dalla loro età e dalla loro fede.

Perchè questa è lUnione in cui credo una Unione che è all’altezza del suo motto

“Uniti nella diversità”

Grazie!

Io non mi sono meravigliata di sentire parlare di una cosa così evidente nel 2021,ma di sentire simili parole finalmente da molte donne che ora occupano finalmente posti di potere.

Come la citata Kamala Harris.

Come Michelle Obama.

Come Kaja Kallas.

Come Bidhya Devi Bhandari in Nepal

Come Jacinda Arden in Nuova Zelanda

Come Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace

E molte altre! Nel mondo sono solo poco più di 60 gli stati ad avere una donna come premier...

Diamoci da fare, pur ricordando che solo nel rispetto reciproco di ogni essere umano avanza una civiltà degna di questo nome!

Se volete continuare a leggere il resto del discorso……

Le nostre democrazie sono più forti quando le donne sono coinvolte alla pari. Non perché le donne stiano meglio. Ma perché siamo diversi. Abbiamo una visione diversa del mondo e vediamo altri rischi e opportunità. Per vedere il mondo in pieno abbiamo bisogno di donne e uomini. Questo è l’unico modo in cui saremo in grado di prendere le decisioni giuste. Ed è l’unico modo in cui saremo in grado di ottenere il massimo successo.

…….

In questo caso, l’UE dovrebbe dare l’esempio. E lo stiamo facendo. Per la prima volta nella storia della Commissione uomini e donne sono rappresentati in numero uguale nel Collegio dei Commissari della Commissione europea. Voglio ripetere questo successo a tutti i livelli di gestione della Commissione. Non ci siamo ancora. Ciononostante: le donne attualmente occupano più del 40% dei posti più alti della Commissione.

Invito le altre istituzioni dell’Unione europea a seguire il nostro esempio. Non solo la Commissione, ma anche il Consiglio, l’amministrazione del Parlamento e altri organi dell’UE hanno ancora molta strada da fare. La Commissione quindi convocherà presto una riunione con le altre Istituzioni per discutere su come tutti noi possiamo fare meglio. La metà della popolazione europea è costituita da donne. E questo deve riflettersi nelle istituzioni nel cuore dell’Europa.

Onorevoli deputati,

Al Consiglio europeo di marzo i capi di Stato e di governo hanno chiarito che il rispetto dei diritti delle donne è un presupposto importante per noi per impegnarci nuovamente con la Turchia e per ampliare la nostra agenda comune. Ma è ben lungi dall’essere l’unica precondizione.

Ad Ankara, ho insistito sul punto che la Turchia deve continuare nel suo percorso di allentamento nel Mediterraneo orientale. Deve accettare le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Queste sono le nostre condizioni per intensificare la nostra cooperazione economica con la Turchia e per avviare un dialogo ad alto livello su temi come il cambiamento climatico, la salute pubblica e le questioni regionali.

Ciò renderebbe anche molto più facile fornire denaro fresco per aiutare gli sforzi della Turchia nell’accogliere più di quattro milioni di rifugiati dalla Siria. Sforzi che applaudiamo.

Onorevoli deputati,

Quando parliamo di rispetto e dignità non dobbiamo parlare solo di uomini e donne. Questa domanda è più grande del genere. Non possiamo permettere che le zone “libere da LGBT” si diffondano nei nostri Stati membri.

Non possiamo permettere che i Rom siano discriminati in Europa. E non possiamo assolutamente permettere che la brutta faccia dell’antisemitismo e del razzismo si manifesti in nessun angolo della nostra Unione. L’Europa è molto meglio di così!

A volte mi stupisco che dovremo parlare di cose così evidenti nel 2021. Che dobbiamo ancora sottolineare il fatto che in tutta Europa le persone devono avere uguali diritti e pari opportunità: indipendentemente da chi amano, da dove vengono. Indipendentemente da quanti anni hanno o dalla fede che detengono.

Perché questa è l’Unione in cui credo. Un’Unione che mantiene il suo motto: uniti nella diversità.

Per me, queste tre parole hanno sempre espresso una solenne promessa. A casa nostra e all’estero. Oggi e in futuro.

Ursula Von Der Leyen

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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Sebben che siamo donne: L’effetto Matilda

Nel 1993, la storica della scienza Margaret W. Rossiter inventò un’espressione per descrivere «la natura sessista» del mancato riconoscimento delle donne nella ricerca scientifica e l’attribuzione sistematica del merito dei loro risultati ai colleghi uomini.

Margaret W.Rossiter chiamò questo specifico pregiudizio di genere “effetto Matilda”, dal nome di Matilda Joslyn Gage, femminista del Diciannovesimo secolo che nel 1870 pubblicò il saggio “Woman As Inventor” in cui raccontava come diverse scoperte scientifiche ed invenzioni fossero il risultato del lavoro di donne rimaste nell’anonimato.

Nel corso dei secoli, il cosiddetto “effetto Matilda” ha avuto come conseguenza la cancellazione delle scienziate dalla storia: questa “invisibilità” ha fatto passare l’idea ancora oggi molto radicata che la scienza sia una cosa da uomini

Matilda Joslyn Gage nacque nel 1826 nello stato di New York, Stati Uniti. Fu suffragetta, attivista abolizionista, fondò un giornale femminista, fu molto critica verso la Chiesa cristiana e scrisse numerosi libri e articoli sulle questioni di genere.

Nel 1852, quando aveva 26 anni, pronunciò un discorso alla Convenzione nazionale sui diritti delle donne a Syracuse, New York. Sebbene fosse un’attivista solo da poco tempo, non abituata a parlare in pubblico, si presentò con un messaggio chiaro: la storia era stata distorta ed era essenziale per la causa dei diritti delle donne rimettere a posto le cose.

Nel 1870 Matilda pubblicò un saggio intitolato Woman as inventor in cui contestava un pensiero molto comune, e cioè che le donne non avessero «alcun genio inventivo o meccanico». Matilda diceva che nonostante l’educazione scientifica delle donne fosse stata «gravemente trascurata» (per millenni le donne non hanno avuto accesso all’istruzione), alcune delle invenzioni «più importanti al mondo» si dovevano a loro.

Jeanne Villepreux-Power

Matilda elencava dozzine di invenzioni: tra cui l’acquario, della biologa marina francese Jeanne Villepreux-Power, il telescopio subacqueo, della statunitense Sarah Mather, e la sgranatrice di cotone che serviva per separare le fibre della pianta di cotone dal resto, il cui merito dell’invenzione viene ancora oggi attribuito solamente allo statunitense Eli Whitney, nonostante l’idea di utilizzare un dispositivo simile a una spazzola fu di Catharine Littlefield Greene.

Catharine Littlefield Greene.

Per molte donne, rivendicare il merito delle proprie invenzioni era un esercizio inutile, diceva Matilda, a causa di un generale pregiudizio, di una società che favoriva il marito in materia di proprietà dei brevetti, della limitata mobilità sociale e della mancata indipendenza economica che impediva alle donne di raccogliere i risultati e i meriti del loro lavoro, o di esercitare i loro poteri inventivi.


Tra gli anni Ottanta e Novanta, la storica della scienza statunitense Margaret W.Rossiter si dedicò alla ricostruzione storiografica della scarsa partecipazione delle donne alla scienza come professione. Nel 1993 Margaret W.Rossiter nominò la sistematica esclusione delle donne dalla carriera scientifica “effetto Matilda”.

L’“effetto Matilda”, come spiegava Margaret W.Rossiter, è il pregiudizio contro il riconoscimento dei contributi delle donne alla ricerca scientifica: indica non solo la tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne, ma anche l’attribuzione dei risultati delle loro scoperte a un collega uomo. La conseguenza è stata che le donne di scienza che già ai loro tempi non erano riconosciute sono rimaste tali, e che anche molte di quelle che «erano ben note furono cancellate dalla storia».

Attraverso biografie e dati, Margaret W.Rossiter analizzò gli svantaggi che nella scienza le donne continuavano a subire: utilizzò ad esempio il concetto di “segregazione gerarchica”, l’assenza cioè di donne in ruoli di potere e responsabilità; e individuò un comportamento costante nel sistema di valutazione e di riconoscimento dei risultati e dei lavori scritti dalle scienziate: le citazioni, in campo scientifico, sono un indice di riconoscimento e il numero di citazioni ricevute da lavori realizzati da scienziate era minore rispetto a quello di analoghi lavori realizzati da colleghi uomini.

Che il sesso influisca sulla diffusione del lavoro di ricerca è stato dimostrato anche da analisi successive.

Silvia Knobloch-Westerwick e Carroll J. Glynn, ad esempio, presero in esame le citazioni di 1020 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2005, mostrando che l’ipotesi secondo cui gli articoli scritti da uomini ricevono in media il doppio delle citazioni di quelli scritti da donne era verificata.

Margaret W.Rossiter elencava decine e decine di esempi dell’effetto Matilda.

Il più antico è forse quello di Trotula de Ruggiero, medica salernitana che, tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo, scrisse opere che nelle trascrizioni successive alla sua morte vennero attribuite a un uomo: «È probabilmente la più vergognosa cancellazione o trasformazione nella storia della scienza e della medicina», scriveva Rossiter. «Nel Dodicesimo secolo un monaco, supponendo che una persona così esperta dovesse essere un uomo, copiò male il suo nome su uno dei suoi trattati, declinandolo al maschile».

La tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne ha avuto importanti conseguenze non solo per le scienziate cancellate dalla storia, ma anche nella percezione stessa della scienza come settore maschile e sulla possibilità per le donne di intraprendere carriere in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (le cosiddette STEM).

I pregiudizi che stanno alla base di questa credenza sono ancora molto diffusi.

Nel 2015 Lawrence Summers, importante economista e all’epoca presidente della Harvard University, sostenne «che la scarsa presenza femminile in certi ambiti scientifici, come la matematica o l’ingegneria» era da imputare «a una caratteristica innata delle donne, la mancanza di una attitudine intrinseca alla scienza».

Ancora oggi ci sono insomma scienziati e intellettuali che pensano e dichiarano pubblicamente «che la difficoltà che le donne hanno a emergere in certe discipline, come la matematica, sia dovuta al fatto che non sono biologicamente portate per l’astrazione».

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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La buona notizia del venerdì: Incontrarsi al Precollinear Park a Torino

Si tratta di un esempio molto interessante di cittadinanza attiva, nato su impulso di Torino Stratosferica che ha investito parte delle proprie risorse per realizzare il suo primo intervento di placemaking: con l’aiuto di numerosi volontari, ha trasformato il tracciato di un’ex linea tramviaria in un parco urbano lineare, una striscia verde lunga 800 metri aperta alla comunità.

L’idea di realizzare questo progetto è stata una risposta al primo lockdown, quando ci siamo resi conto di aver voglia di fare qualcosa di concreto. Trasformare in parco uno spazio inutilizzato e degradato è un gesto che dimostra come, anche con poco, si possa valorizzare il potenziale di molti spazi urbani che hanno perso funzione e identità”, ci spiegano i componenti di questo progetto attivo dal 2014 come lavoro collettivo di visione urbana, fondato da Luca Ballarini dello studio torinese di progettazione e comunicazione Bellissimo. 

La visione alla base è semplice, perché il luogo di per sé ha già una sua infrastruttura: trasformare un’area da molti anni non curata e abbandonata a se stessa in luogo d’incontro, uno spazio verde aperto a tutti: una specie di High Line, ma con i piedi per terra”.

Così è nato questo nuovo spazio pubblico che, nel corso della stagione estiva e autunnale, si è dotato di un sistema di sedute, di un container giallo con funzioni di info point/bar e ha ospitato diversi appuntamenti culturali e ricreativi – tra cui una mostra sul ponte Regina Margherita, Visioni da Torino Stratosferica, che presenta 40 immagini visionarie sul futuro della città e i suoi luoghi – diventando luogo di condivisione e incontro, aperto a tutti i cittadini.

Il Precollinear Park oggi è una cerniera, un piccolo rammendo capace di riconnettere non solo la collina al centro, ma anche collegare insieme quattro quartieri della città”, conclude il collettivo: Borgo Po, Madonna del Pilone, Vanchiglia e Vanchiglietta, ricucendo quella separazione causata da una parte in modo naturale dal fiume e dall’altra in modo artificiale dalla barriera creata con i binari”.

Il Precollinear è un parco urbano che si estende su una linea retta e scivola giù.

Non é un’isola per party, ma una parte per il tutto, dove da giugno scorso, i torinesi più audaci, hanno imparato a trascorrere qualche ora chiacchierando seduti su pellet color giallo brillante. Si tratta di un posto bello perché riconquistato, uno spazio prima inutile e decisamente fuori forma, ora riconsegnato alla città.

Un punto di incontro di teste, eventi e suggestioni. Una striscia che va da Piazza Hermada al mitologico tratto dei binari su Ponte Regina: fai un giro su te stesso e becchi in un solo colpo la Mole, Superga, e se ti va, anche un gin tonic in Vanchiglia

Al Precollinear, ogni tot giorni, è possibile incontrare vicini di casa e sconosciuti, scoprire libri, ascoltare storie, fare sport, bersi un bicchiere e riconnettersi con un lato di Torino che io amo parecchio.

Questa città osa uscire dai pigri schemi Fiat-Olimpiadi-odio Milano e si diverte a stupire, a farsi scoprire, a rivoluzionare con estro il suo passato impegnativo.

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