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La buona notizia del venerdì: salve le lenticchie di Castelluccio !

 

La Fioritura a Castelluccio di Norcia c’è stata anche quest’anno perché dopo il sisma del 30 ottobre, il paese ha fatto di tutto per rinascere. Non più a rischio, quindi, la produzione delle lenticchie, una festa naturale ammirata da oltre 250mila turisti.

Seppur con mille difficoltà logistiche, i mezzi sono riusciti a raggiungere Castelluccio. Nel mese di marzo era scoppiata la polemica: gli agricoltori lamentavano il fatto che, per raggiungere il paese da Norcia, si arrivava a fare anche 5 ore di viaggio per appena 90 chilometri.

L’intervento dell’amministrazione comunale aveva placato gli animi e dal 18 marzo, si era ritornati a seminare. Dimostrazione che era ed è, nell’interesse di tutti, andare avanti e che anche la fioritura può rappresentare un segno tangibile di ripresa.

Proprio in questi giorni sono state pubblicate le prime foto della fioritura 2017, anche se le difficoltà continuano ad esserci. Scatti che mostrano un mosaico di colori che rompe la monotonia cromatica del pascolo umbro.

Ogni anno tra la fine di maggio e la prima metà di luglio si ripete un paesaggio mozzafiato: i toni variano dal giallo ocra al rosso, con punte di violetto e di blu. Per diverse settimane la zona regala un incantevole spettacolo. 

La festa della fioritura ricade solitamente nella terza e ultima domenica di giugno, ma gli abitanti assicurano che non è possibile prevedere il giorno esatto in cui si raggiunge il massimo splendore. Come è normale che sia tutto dipende dal clima stagionale.

Chiamata dagli abitanti di Castelluccio “Lénta”, è il prodotto rappresentativo del paese per eccellenza.

L’uso di questo legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.C. 

La lenticchia è una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto, appartenente alla famiglia delle leguminose.

L’inconfondibile sapore, le dimensioni molto piccole, la resistenza ai parassiti e la coltivazione esclusivamente biologica, oggi ne fanno un prodotto ricercatissimo.

Viene seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto.

Verso la fine di Luglio primi di Agosto viene raccolta.

Una volta questa operazione veniva svolta esclusivamente a mano, “la carpitura”.

Affluiva manodopera dai paesi limitrofi; Gualdo, Pescara Del Tronto, San Pellegrino, per la maggior parte donne, “le carpirine”, un lavoro faticoso e lungo.

Oggi si ricorre, quasi sempre, alle falciatrici meccaniche, ma comunque i ritmi e i “rituali”, obbligatori, fanno della raccolta un momento di massimo impegno per i contadini del posto.

Ingredienti per preparare la Zuppa di Lenticchie di Castelluccio di Norcia:

Lenticchie di Castelluccio di Norcia: 120 gr
Carote: 2
Cipolle piccole: 1
Aglio: 1 spicchio
Sedano: 1 costa
Patate: 1
Passata di pomodoro
Sale: q.b.
Pepe: un pizzico
Olio extravergine di oliva: un filo
Brodo vegetale oppure acqua: 1 lt
Pasta per minestra: 80 gr

Lavorazione

Tagliare a cubetti gli ortaggi, tritando l’aglio e facendo rosolare il tutto in una pentola con un filo di olio extravergine di oliva.

Aggiungere le lenticchie e farle tostare a fiamma vivace. Aggiungere un poco di passata di pomodoro (a seconda di quanto la minestra si voglia rossa), amalgamare e unire brodo (o acqua) abbastanza da coprire le lenticchie.

Appena inizia a bollire, aggiustare di sale, aggiungere un poco di pepe, abbassare la fiamma, coprire e portare il tutto a cottura. Se necessario, aggiungere altra acqua o brodo. Quando le lenticchie sono pronte (ossia dopo circa 30-35 minuti) versare nella pentola anche la pasta e terminare la cottura.

A piacere si può aggiungere del prezzemolo tritato.

La vostra Zuppa di lenticchie è pronta, buon appetito!

https://www.greenme.it/viaggiare/europa/italia/umbria/24507
http://www.castellucciodinorcia.it/italiano/lenticchia_castelluccio.htm

http://www.sibilliniweb.it/citta/zuppa-di-lenticc

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* Luna Nuova di Giugno:un nuovo cammino per il cuore

Il 24 giugno alle ore 02.30 UTC il Sole e la Luna si sono incontrati a 2° del Segno del Cancro, Elemento Acqua, Mondo delle Emozioni umane. 

Dalla settimana prima del Solstizio ognuno di noi è stato chiamato a guardarsi i contenuti del proprio cuore.

Cosa c’è lì? Quali illusioni hanno congelato il dolore nel cuore per poter sopravvivere alle sfide del quotidiano?

Quanti specchi abbiamo inserito nel cuore affinché nessuno più penetrasse dentro la nostra profondità per difesa?

Sapete cosa è successo poco prima del Solstizio?

Si è sciolto il ghiaccio, lo specchio si è rotto, ed il dolore è emerso. Potente, fluido, denso, ma vivificante ed energizzante.

E così ci viene donata l’opportunità di risvegliarci, di percepire cosa manca per sentirsi amati, abbiamo di nuovo desiderio di amare.

Forse riusciamo anche a non avere più paura di soffrire. Il cuore ora duole, sta evacuando i vecchi dolori, il respiro si fa pesante e sentiamo necessità di avere più aria.

E’ la richiesta di spazio per noi stessi che arriva dal profondo.

Una volta eliminato lo strato di difesa si aprono sfumature dimenticate, passiamo attraverso strati emozionali totalmente rimossi.

E percepiamo la vastità del nostro Essere.

Tutto il sentire negato, i sentimenti scomodi (non vi siete mai innamorati della persona sbagliata?) riemergono con la grinta di affermare la loro forza. Magari quella data persona non fa più parte della vostra vita, ma ha occupato un posto importante, è stata l’attivatrice di uno stato di coscienza di puro amore, che è la frequenza del Cuore.

Questo va riconosciuto, ad essa va reso merito, e se non fa troppo male, ricordare come ci si sentisse allora è richiamare a noi la frequenza di quinta dimensione, che è il Tempo del Cuore, il Non-Tempo del Cuore, dove ci si sente invincibili ed immortali, dove la creatività è potente ed emana ciò che siamo.

Ebbene, questo è il Dono del Solstizio, il cui Cielo calcolato sulle coordinate UTC iniziava con l’Ascendente in Cancro (per approfondimenti trovate i video della Conferenza sul Solstizio cliccando QUI).

Grande enfasi sul Senso di Intimità, che è uno dei valori principali di questo Segno.

Il Novilunio in Cancro ora prende i sentimenti che si sono evidenziati in questi giorni pre e post Solstizio e ci aiuta a renderli vita, mettendo in luce cosa significhi per ciascuno di noi essere felice, desiderando dare vita ad uno stato di comunione intensa con qualcuno che ci stia al fianco per condividere quei stessi sentimenti. O, se questo non è la priorità, la spinta è comunque molto forte nel dare a noi stessi amorevolezza e delicatezza, e cura, e attenzione. Questo è amore per se stessi.

Tempo di costruire il Nuovo, tempo di condividere, tempo di comprendere cosa ci separi dall’Altro, tempo di ammettere i limiti propri e scavalcarli insieme a qualcun altro, che insieme a noi supera i propri.

Tempo di sorridere con tenerezza all’immagine che lo specchio ci riflette ogni mattina.

La contemporanea opposizione tra Marte in Cancro a 12° (bisogno di esprimere le nostre emozioni) e Plutone retrogrado in Capricorno a 18° (il muro della realtà che infrange ogni pia illusione) non permette distrazioni, così che la guarigione interiore, a qualunque livello, sia quanto più profonda possibile.

Buon Viaggio a Tutti!

Stefania Gyan Salila

http://ashtalan.blogspot.it/2017/06/novilunio-in-cancro-dopo-il-solstizio.html

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* La buona notizia del venerdì: Un rifugio galleggiante per gatti

Succede ad Amsterdam!

Non è il solito rifugio per gatti, è la Cat boat, una barca interamente abitata dai felini randagi che si trova attraccata sulle sponde di una canale di Amsterdam, poco distante dalla stazione centrale.

La Cat boat, più che una barca sembra una sorta di arca di Noè, solo che a bordo non ci sono tutti gli animali del mondo ma una colonia di gatti. 

La struttura è gestita da “De Poezenboot”,un’associazione fondata da Henriette ven Weelde.

La donna si prende cura dei felini randagi da sempre, li recupera dalla strada e li aiuta nella crescita finché non sono in forze per essere adottati. Attualmente, ci sono più di cinquanta gatti, alcuni ‘padroni di casa’ della Cat boat, altri di passaggio.

Come si legge sul sito dell’associazione, ogni gatto viene sterilizzato, vaccinato e dotato di microchip.

L’Poezenboot è l’unico rifugio per animali che è letteralmente in acqua ed è un punto di riferimento per gli animali. Tutti i nostri gatti trovano alla fine una casa, ma nel frattempo, hanno bisogno di tutte le nostre cure e il nostro affetto”.

Nel 1968, Henriette ven Weelde ha comprato una barca, ma non per far fare ai turisti un giro sul canale di Amsterdam, ma per dare una casa fissa o temporanea a tanti trovatelli che per strada avrebbero avuto meno probabilità di sopravvivenza.

 

La prima randagia era una neomamma che si era rifugiata con i cuccioli nel giardino di casa della donna, ma man mano che la famiglia si allargava, lo spazio non bastava più. Così l’idea di spostare tutti i felini in barca, il Tjalk.

Oggi le case galleggianti sono due, oltre il Tjalk anche l’Ark, ma solo una è adibita a vera e propria pensione con ciotole per l’acqua e cibo e spazi divisi per gli animali. Qui ci sono trovatelli, gatti malaticci, ma tutti vengono sostenuti dalle donazioni e dallo straordinario lavoro dei volontari, infatti l’associazione è riconosciuta come un ente benefico.

https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/23785-rifugio-gatti-amsterdam

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*La buona notizia del venerdì: dopo 56 Anni riapre a Roma il Giardino delle Cascate

Dopo ben 56 anni riapre al pubblico lo spettacolare Giardino delle Cascate dell’Eur, un gioiello di architettura paesaggistica realizzato nel 1961 su progetto di Raffaele De Vico.

Esempio di moderno giardino di paesaggio ispirato alla tradizione italiana, si fa apprezzare per la sua simmetria e regolarità e colpisce il visitatore con giochi d’acqua, fontane zampillanti, scogliere, pietre naturali e numerose piante di varie specie. Un momento di pace e relax, in barba al caos e allo stressante traffico cittadino quotidiano.

………….

 

Se il quartiere dell’Eur fa subito pensare allo stile monumentale e al razionalismo architettonico, non bisogna dimenticare che questa moderna area progettata in epoca fascista per la realizzazione dell’Esposizione Universale Romana del 1942, mai avvenuta a causa della guerra, prevedeva da subito una particolare attenzione per la creazione di ampie aree verdi, quali parchi, giardini e viali alberati.

Per quel quartiere che doveva testimoniare il “genio della civiltà italica” ed era pensato come primo nucleo di espansione verso il mare, il coordinatore del progetto Marcello Piacentini nominò nel 1939 come consulente per la realizzazione dei parchi e dei giardini l’architetto Raffaele De Vico, uno dei paesaggisti più importanti dell’epoca, già noto per aver curato la sistemazione del Parco di Colle Oppio, del Giardino degli Aranci e della nuova piazza Mazzini.

Fu proprio De Vico a ideare per l’E42 il sistema delle aree verdi settentrionali oltre al centrale Giardino delle Cascate, ma a seguito dell’occupazione tedesca e dei disastri della guerra i lavori furono sospesi e ripresi solo nel decennio 1951-1961, quando il celebre architetto fu richiamato dall’allora Ente Eur per sovrintendere le operazioni necessarie al ripristino e alla manutenzione del patrimonio verde di tutta l’area.

In virtù di questa meritoria attività, oltre che per il complesso residenziale, gli importanti edifici storici, le sedi di istituzioni pubbliche e l’ampia area commerciale e ricreativa, l’Eur merita oggi di esser considerato anche per la sua funzione di vero e proprio polmone della “Città Eterna”. Attualmente questo quartiere così ricco di verde pubblico può contare su un sistema di cinque grandi parchi, in aggiunta a numerose aiuole e giardini.

Il più noto è il Parco Centrale dell’Eur, chiamato anche “Laghetto”, caratterizzato da ampi giardini collocati proprio intorno a quel lago artificiale che ha ospitato le gare di canoa e canottaggio in occasione delle Olimpiadi del 1960, ancora oggi meta di attività sportive, ricreative e culturali.

Un’oasi verde particolarmente ricca dal punto di vista floro-faunistico, basti pensare alla notevole quantità e varietà di piante (querce, pioppi, aceri, magnolie, olivi, pini, pittosporo, cedri del Libano, lecci, taxus disticum, ligustrum e lauroceraso), uccelli (gabbiani, anatidi), specie ittiche (persico sole, carpa, carassio, trota, tinca, scardola), nonché tartarughe.

Progettato nel 1937 ma realizzato solo per le Olimpiadi di Roma del 1960, il Laghetto dell’Eur è un bacino artificiale con una superficie di ben 85.120 metri quadrati, profondo al massimo tre metri circa.  L’acqua viene immessa dalla parte più pregiata e suggestiva del parco, il Giardino delle Cascate nel lato sud, mentre fuoriesce da sbocchi che si trovano principalmente nel lato settentrionale.

Questa meravigliosa opera oggi riconsegnata ai cittadini, che secondo lo stesso architetto Franco Zagari rappresenta forse «il giardino moderno italiano più interessante della seconda metà del Novecento», non si limita a svolgere una funzione estetica ma contribuisce anche all’ossigenazione delle acque e a integrare il sistema idroelettrico, composto dalla centrale di sollevamento di viale Oceania e dal serbatoio idrico principale noto ai romani come “il Fungo”.

Bellezza non fine a se stessa ma funzionale, perché il notevole esborso economico per la restaurazione dell’opera da parte di Eur Spa, assolve anche il compito non secondario di evitare le interruzioni del sistema idrico grazie a un apposito sistema di bypass, in pratica una nuova rete ausiliaria volta a limitare gli eventuali disservizi nel quartiere.

Le cascate, il cui impianto di sollevamento delle acque fu già ammodernato nel 2010, ritornano finalmente al loro splendore.

Il giardino riapre in seguito alla riparazione del ponte pedonale che passa sulla cascata centrale e connette le diverse sponde, che aveva subito un atto vandalico con il danneggiamento della sua pavimentazione vetrata.

Si tratta del ponte Hashi di Zagari, protagonista di una delle più belle passeggiate del parco, quella giapponese, disegnata da Raffaele De Vico e completata con l’impianto dei graziosi ciliegi (prunus da fiore), donati dalla città di Tokyo.

Ponte Hashi che fornisce una splendida veduta delle cascate, ottima anche dal Teatro Verde del Parco Centrale, da cui è possibile assistere agli spettacoli unici di suoni, giochi d’acqua e luci nelle sere d’estate.

Non più sporadico set per riprese cinematografiche (in questi luoghi fu girato anche “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino), il Giardino delle Cascate, aperto tutti i giorni dalle 7 alle 20, torna a deliziare romani e non con il suo tripudio di verde, zampilli e getti d’acqua.

Marco Grilli

http://www.eticamente.net/56903/giardino-delle-cascate-dopo-56-anni-riapre-il-gioiello-delleur.html

( P.S. Questa è una buona notizia a metà, dato che riguarda solo la metà del “Laghetto dell’Eur”! Ci vorranno altri 56 anni per il resto?)

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* Luna piena in Sagittario: La ricerca dello Straordinario nel quotidiano e il Trigono di Fuoco

 

Il 09 giugno alle ore 13,09 UTC la Luna sarà a 18° del Sagittario in piena opposizione al Sole in Gemelli, il Plenilunio di Fuoco.

Esso avviene con la Luna in congiunzione a Lilith a 12° e a Saturno retrogrado a 24° in Sagittario.

Si tratta di un Segno di Fuoco, Elemento legato al Processo di Trasformazione, così come il Sagittario rappresenta il Ricercatore di un senso spirituale dell’esistenza,  oltre la materia, oltre la densità quotidiana del fare.

Il Sagittario è colui che ricerca lo Straordinario, l’Assoluto.

Qualunque sia il settore occupato da questo Segno nella nostra Mappa di nascita, lì saremo capaci di toccare le alte vette dell’estasi (sia in senso psichico che fisico).

Questo Plenilunio dunque stimola la coscienza a portare lo straordinario nelle piccole cose del quotidiano, affinché ciascuno di noi si possa abituare a vivere una frequenza elevata, quanto più luminosa possibile, per quello che il nostro sistema nervoso può sopportare.

Guardando la Mappa del Plenilunio, infatti, esso si posiziona nella Casa III, che rappresenta le cose semplici dell’esistenza, gli eventi quotidiani, ciò che ci circonda da vicino. 

Così questa luce riflessa della Luna, soprattutto grazie alla sua congiunzione con la propria Ombra (Lilith), vuole stimolare la presa di consapevolezza rispetto a ciò che solitamente non riusciamo a vedere, perché le illusioni possano decadere.

In questo modo, con la caduta del velo dallo sguardo, ciascuno di noi potrà aderire alla verità di cui Saturno, Maestro dell’Anima, è portatore, e prendersi la responsabilità della propria vita, degli eventi che giorno dopo giorno si susseguono, cominciando a percepire come questi ultimi siano collegati tra loro da un filo rosso di sincronicità, lo strumento principale di co-creazione della realtà, una volta che siamo collegati al Profondo del Cuore, oltre la paura.

Giove retrogrado in Bilancia (la ricerca di equilibrio ed armonia nella coppia o nelle relazioni in generale) si trova nella Casa I e diventa il traino del Plenilunio, pilotando la coscienza nel campo di esperienza legato al suo significato.

Cioè, le illusioni che è necessario far cadere hanno a che fare con il ruolo che diamo a noi stessi all’interno delle relazioni e quali sono le proiezioni che appoggiamo sull’altro (per esempio, pretendiamo che sia l’altro a renderci felici? siamo in grado di costruire la nostra stessa felicità, scivolando via dalla paura della solitudine? ecc.).

In altri articoli recenti avevo descritto questo stesso panorama, perché le relazioni sono il punto di svolta evolutivo del 2017.

Così, nel dispiegarsi dei transiti planetari nei diversi punti dell’anno siamo messi a confronto con la verità interiore rispetto alle grandi tematiche che governano la nostra vita.

La questione è sempre la stessa: subiamo passivamente l’esistenza o ci sentiamo co-creatori attivi di noi stessi?

Questo stato di coscienza cambia drasticamente l’approccio con l’Esistenza, ma soprattutto ciò che cambia è quello che si va a vivere, perché una modalità propositiva garantisce se non altro grinta e progettualità.

Un altro punto importante della Mappa del Plenilunio è occupato da Marte in Cancro al Medio Cielo, lo Zenit, che rappresenta la tensione verso l’Oltre.

Marte è un pianeta di Fuoco, che non si trova benissimo in un Segno d’Acqua come il Cancro. La sua posizione nel punto evolutivo della mappa (questo è il Medio Cielo) raffredda il Fuoco della Luna in Sagittario (la Luna governa il Cancro), rendendo il processo di risveglio dalle illusioni ancora più interiorizzato, ancora più profondo, ancora più legato al passato (aspetto rafforzato dalla retrogradazione di Giove e Saturno).

C’è da aspettarsi un ritorno di chi ci ferì così da verificare a che punto di centratura siamo arrivati,  portando chiarezza e rinnovamento nei dolori sentimentali; viene preparato un rilascio emozionale che porta guarigione lì dove c’erano lacrime sospese, tante parole non dette, piccoli o grandi vuoti mai presi veramente in esame. 

Un bellissimo Trigono di Fuoco (altra qualità trasformativa che questo Cielo assume) tra Urano a 27° dell’Ariete, il Nodo Lunare Nord a 27° del Leone e Saturno retrogrado a 24° del Sagittario garantisce una protezione generalizzata nel procedere dentro questo cammino di distacco dal lamento e dal dolore emozionale. Il Trigono è un interessante aspetto astrologico che fornisce un aiuto esterno mentre ci troviamo ad affrontare un passaggio per noi delicato.

Così la volontà di stare bene e di amare noi stessi sopra ogni altra cosa attira persone, eventi od occasioni che rendono le situazioni fluide, nonostante il ricordo delle cadute passate.

L’atteggiamento migliore sarebbe di lasciar andare confusione, rammarico, rimpianti, diventando consapevoli che stiamo rivivendo alcune emozioni solo perché queste vengono rimosse dal profondo. Distaccandosi, esse ci fanno risuonare, è normale che sia così.

Facciamo dunque attenzione a non identificarci con esse, ricadendo a piedi uniti dentro il passato. 

E’ ora di imparare a vivere nel Vuoto creativo, sostituendo la paura di perdersi con la giocosità dell’improvvisazione.

 

Fonte:

http://ashtalan.blogspot.it/2017/06/plenilunio-in-sagittario-congiunto.html?m=1

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* La buona notizia del venerdì: Orti urbani, una rivoluzione verde si propaga in Italia e nel mondo: triplicate le coltivazioni in città


Una scelta urbanistica che vincola un suolo altrimenti destinato a cadere, prima o poi, nelle grinfie della speculazione edilizia, ma non solo.

L’orto urbano è anche un mezzo per permettere la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e una risposta alla Grande Crisi . 

A Berlino le verdure si coltivano in aeroporto. A Parigi una legge obbliga gli edifici pubblici e i grattacieli commerciali a dotarsi di uno spazio verde, a Tokyo invece le verdure si coltivano nell’ex fabbrica di floppy disk Toshiba. A New York un gigantesco parco urbano, con orto, lungo una ex linea ferroviaria.

Gli ultimi dati parlano chiaro: l’agricoltura è uno dei pochi settori in crescita, soprattutto nel nostro Paese, e – come emerge dal Rapporto Ismea-Svimez – sono sempre di più i giovani che tornano a lavorare la terra, in particolar modo al Sud.

Sono ben 20mila le imprese agricole fondate al Sud lo scorso anno.

Aumenta inoltre la consapevolezza riguardo la necessità di alimentarsi in maniera sana ed equilibrata e sono ogni giorno di più i contadini di città che coltivano frutta e verdura bio nei tanti urbani sorti ovunque, dal Nord al Sud del Paese.

Gli orti urbani stanno ridisegnando la pianta delle nostre città: tantissimi quelli che hanno permesso di recuperare spazi urbani altrimenti destinati alla speculazione edilizia o all’abbandono. Un autentico strumento di politica urbanistica in grado di migliorare la qualità estetica e ambientale di interi quartieri, soprattutto nelle periferie. Danno lavoro a migliaia di persone che si organizzano anche con micro-imprese, permettono di investire in maniera positiva e costruttiva il proprio tempo libero favorendo la socializzazione e lo scambio di conoscenze e diffondono le buone pratiche relative al rispetto della stagionalità dei prodotti e la lotta agli sprechi alimentari. Un pezzo importante del nostro futuro e un’ottima strategia per migliorare la nostra qualità della vita.

ORTI URBANI IN EUROPA E NEL MONDO –

Ma non solo in Italia: gli orti urbani si stanno diffondendo ovunque, in Europa e nel mondo. E spopolano anche le torri di orti urbani, le fattorie verticali e gli orti sul tetto.

  • PARIGI

A Parigi un progetto che rientra nel piano strategico 2014-2020, prevede di arrivare a 100 ettari di verde in più su tetti e pareti verticali. Un obiettivo raggiungibile grazie alla legge che obbliga edifici pubblici e grattacieli commerciali a dotarsi di uno spazio verde. E sui tetti delle Galeries Lafayette si producono ben 300 varietà di piccoli frutti.

  • ROMAINVILLE

A Romainville, sobborgo di Parigi, ha invece aperto al pubblico la Agro-main-ville, una torre di orti urbani: ben otto piani e sette enormi terrazzi in cui i cittadini possono coltivare le loro piante e curare gli orti condivisi. Una struttura ecosostenibile ed a risparmio energetico in cui sono stati previsti anche sistemi di raccolta e filtraggio dell’acqua piovana e per il compostaggio degli scarti delle fattorie verticali e dei rifiuti organici della popolazione.

  • BERLINO

Nella capitale tedesca invece, zucchine, pomodori e cavoletti di Bruxelles si coltivano nei 300 piccoli appezzamenti ricavati al posto della pista di atterraggio dell’aeroporto Tempelhof chiuso definitivamente nel 2009.

E al di fuori dell’Europa, le vertical farm sono una realtà anche in:

  • GIAPPONE

Qui alcune tipologie di verdura tra cui la lattuga sono davvero difficili da trovare a causa dell’eccessivo livello di inquinamento dei terreni, motivo per cui vengono importate e vendute a costi molto elevati. A Yokosuka, a soli quaranta chilometri da Tokyo, gli ortaggi si coltivano nell’ex fabbrica di floppy disk che Toshiba ha ora trasformato in una fattoria verticale idroponica.

  • NEW YORK

Nella Grande Mela invece, le verdure si coltivano nel Brooklyn Grange, il più grande orto sul tetto dove, ogni anno, vengono prodotti venticinquemila chilogrammi di verdure fresche, erbe officinali, uova e miele. E non solo: la High Line Park, un parco lineare di circa 2,3 chilometri, è diventata in pochissimi anni una delle principali attrazioni della metropoli americana, e ha circa 5 milioni di visitatori l’anno, più della Statua della Libertà. Nella West Manhattan invece, una vecchia linea ferroviaria, la West Side Line, ormai in disuso, è stata completamente trasformata in un fantastico parco urbano, dove ci sono anche spazi tipici da orto, molto amato dai cittadini e dai turisti. Un esempio di riqualificazione urbana, sotto il segno del verde, dell’orto, dei nuovi stili di vita, senza cancellare le tracce della memoria (lungo il percorso ci sono ancora i vecchi binari).

  • CHICAGO

Sul tetto-parco “Green Roof City Hall” di Chicago invece, si coltivano ben 20mila specie di piante.

Progetti molto importanti, non solo dal punto di vista di una migliore vivibilità dei nostri centri urbani ma anche per favorire il risparmio energetico. 

Le vegetazioni in cima agli edifici, gli orti e i boschi verticali forniscono alla struttura un effetto isolante e questo permette di risparmiare sull’utilizzo e, di conseguenza, sui costi in bolletta di riscaldamento e condizionatori.

Senza contare che le coltivazioni sui tetti permettono di produrre frutta e verdura priva di sostanze inquinanti come piombo e metalli pesanti che fuoriescono dai tubi di scappamento delle auto e si posano sul terreno.

TETTI VERDI E ISOLAMENTO TERMICO

Il tetto verde è una forma naturale di coibentazione dello spazio, che con l’isolamento termico consente di abbattere le isole di calore dei tipici tetti neri con le guaine d’asfalto.

In pratica: scenderanno le vostre bollette invernali per il riscaldamento e quelle estive per il condizionamento.

In secondo luogo, il tetto verde ha una potente funzione ambientale. Assorbe i rumori, quindi vivrete in palazzi più silenziosi, trattiene le polveri trasportate dal vento e filtra le sostanze inquinanti grazie al processo di fotosintesi delle piante. In pratica è come costruire un impianto di depurazione dell’aria.

Infine, c’è l’elemento estetico da non sottovalutare (che si traduce anche in aumento di valore della casa: volete mettere la differenza tra un giardino pensile e una superficie di asfalto o di cemento?

AGEVOLAZIONI FISCALI PER TETTI VERDI

Quanto ai costi, il mio interlocutore mi ha spiegato che la spesa per un tetto verde oscilla tra gli 80 e i 140 euro a metro quadrato: mi rendo conto, non è poco.

Però non è cifra molto differente da una normale ristrutturazione del lastrico solare, e poi non sono da sottovalutare gli incentivi fiscali, detrazioni oggi pari al 65 per cento del costo dell’opera.

Un motivo in più per pensarci.

LEGGE PER ORTI

Era ora che qualcuno ci pensasse sul serio. E adesso finalmente, grazie all’iniziativa del parlamentare ds biellese Gianluca Susta, esiste in calendario, presso la Commissione Finanze del Senato, una legge che premia chi coltiva un giardino o un orto. Come? Con incentivi fiscali sia per i lavori iniziali sia per la manutenzione.

LE LEGGE CHE PREMIA CHI COLTIVA UN GIARDINO O UN ORTO

Questa legge non è una mancia o un regalo agli italiani con il pollice verde.

È piuttosto un modo concreto per spingere tutti i cittadini, a vario livello, ad attrezzare spazi esterni con piante, fiori, alberi. Per migliorare l’estetica dei luoghi, e dunque delle città, per contrastare l’inquinamento e migliorare l’aria, per evitare la tentazione di piccole o grandi speculazioni edilizie.

La proposta prevede una detrazione dell’imposta lorda pari al 36 per cento delle spese documentate fino a un massimo di 30mila euro annui e fa uno specifico riferimento alla «sistemazione a verde» di aree scoperte private di edifici già esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni. Si applica, in cinque quote annuali, anche agli inquilini.

I VANTAGGI DI ORTI E GIARDINI –

D’altra parte le detrazioni già esistono per chi trasforma in aree verdi i lastrici di copertura e i terrazzi solari: non si capisce perché non debba estendersi a chi il giardino lo fa al piano terra o in uno spazio adiacente alla propria abitazione. «Tutti i giardini, non solo quelli realizzati su un tetto, migliorano la qualità della vita e rendono più belle le nostre città. Da qui la mia proposta di estendere le agevolazioni fiscali» spiega il senatore Susta. Adesso bisognerà trovare il consenso parlamentare e  innanzitutto la copertura finanziaria all’interno della prossima legge di stabilità.

E speriamo presto che la proposta diventi legge dello Stato.

 

TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE SUI TETTI VERDI:

  • Tetti verdi e pannelli solari, in Francia diventano obbligatori per legge
  • Scomparsa api, sui tetti di New York lavorano 200 apicoltori
  • Quanto vale una casa verde e quanto aumenta di valore (Video)
  • Casa passiva, un modello abitativo per tagliare i consumi ed eliminare gli sprechi (Foto)
  • Facebook e la città verde per i dipendenti, un grandioso progetto nella baia di San Franciscofonte:http://www.nonsprecare.it/orti-urbani-nel-mondo-grandi-quanto-28-paesi-della-ue

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* La buona notizia del venerdì: Il santo di Baylovo, un nonno speciale.

Chi sono veramente gli eroi!

 

Questo vecchio signore sa mostrarci cosa significa essere un eroe.

Non ha molto, ma possiede una compassione che vale più di cento lingotti d’oro. Quando vedrete cosa fa ogni giorno questo signore di 99 anni realizzerete che i veri supereroi esistono, anche se si nascondono dove non immaginereste mai. 

Dobri Dobrev ha 99 anni e ha perso tutti i suoi averi durante la seconda guerra mondiale.

Da allora cammina per 25 km al giorno, con vestiti e scarpe fatti in casa, dal suo villaggio a Sofia, capitale della Bulgaria, dove passa il giorno a chiedere l’elemosina.

 

Ma Dobrev non sta elemosinando per se stesso. Egli infatti riceve 80 euro al mese di pensione.

Non tiene per se un centesimo di quanto elemosina, ma da tutto in favore dei bambini orfani.

Tutti i soldi che ha raccolto in questi anni (si stima 40.000 euro) li ha donati ad orfani che non riuscivano a pagare i propri conti.

Alcuni lo chiamano “Il santo di Baylovo”, il suo paese di nascita.

Quest’anno compirà 100 anni.

 

È ben voluto da tutti. E viene chiamato “Dyado Dobri” (nonno Dobri).

Avrebbe potuto cambiare la propria vita con quanto raccolto finora, ma ha deciso di dedicarla completamente all’aiuto di bambini senza famiglia.

 

Fonte originale: 9gag

Fonte: http://www.spottynews.com/2014/03/01/povero.html
https://www.conoscenzealconfine.it/chi-sono-veramente-gli-eroi/

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* La buona notizia del venerdì: Vittoria storica per gli elefanti!



Una notizia storica: la Cina chiude negozi e fabbriche di avorio!

La promessa di mettere al bando il commercio d’avorio e salvare gli elefanti sembra mantenuta. 

Il colosso asiatico infatti sta iniziando a chiudere i negozi e fabbriche che intagliano questo ambito materiale.

La prima tornata di chiusure riguarda circa un terzo di tutti i negozi e le fabbriche, secondo i documenti rilasciati dalla State Forestry Administration cinese.

A darne conferma è WildAid.

Alla fine dello scorso anno, la Cina aveva annunciato l’intenzione di bloccare tutte le vendite di avorio nazionali entro la fine del 2017.

Il paese è attualmente il più grande mercato del mondo per i prodotti in avorio ricavati dalle zanne di elefante. Anche se il commercio internazionale è proibito, fino a 30.000 elefanti vengono uccisi illegalmente ogni anno per le loro zanne.

Queste chiusure dimostrano che la Cina fa sul serio nella chiusura del commercio di avorio e per aiutare l’elefante africano”, ha detto PeterKnights, CEO di WildAid. “Il prezzo dell’avorio è sceso di due terzi dai massimi precedenti, quindi ora è un cattivo investimento. Ci aspettiamo ulteriori cali non appena si avvicinerà la chiusura totale alla fine dell’anno”.

Il calo del costo dell’avorio scoraggia anche il commercio illegale.

Un rapporto pubblicato nei giorni scorsi da Save the Elephants ha evidenziato che il prezzo all’ingrosso delle zanne d’avorio in Cina era sceso a $ 730 per chilogrammo, un calo importante rispetto alle cifre del 2014, quando l’avorio costava $ 2.100.

Evidentemente, anche le campagne di sensibilizzazione hanno dato i loro frutti, informando gli amanti dell’avorio delle terribili violenze che i loro acquisti comportavano per gli elefanti.

Finora in Cina operavano 34 fabbriche ufficiali sparse in tutto il paese. Dodici sono state chiuse. Di queste, 10 praticavano anche la vendita dal dettaglio dei prodotti intarsiati. Inoltre, 45 dei 130 punti vendita dotati di licenza sono già stati avviati alla chiusura.

La notizia è stata rilanciata anche da Leonardo DiCaprio su Instagram:

L’anno scorso la Cina ha promesso di fermare la vendita di avorio di elefante per la fine del 2017. Ora sta lavorando bene su quella promessa: 67 fabbriche di sculture in avorio e negozi di vendita al dettaglio in tutto il paese chiuderanno venerdì, e il resto durante l’anno. Questa è un’ottima notizia per i 30.000 elefanti uccisi ogni anno per le loro zanne in Africa”.

 

Vittoria storica per gli elefanti! La Cina chiude negozi e fabbriche di avorio

 

” Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace.

Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro.

Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.”

Pitagora

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* Il primo Crop Circle del 2017


Il primo Crop Circle del 2017 ha fatto la sua comparsa a Cherhill White Horse, Wiltshire ( UK)

Finalmente è incominciata la stagione dei cerchi di grano nella terra magica del Wiltshire.

Questo Circle Crop è stato scoperto il 16 aprile scorso a poche centinaia di metri dal cavallino bianco e dal momumento di Landsdowne che sarebbe l’obelisco in cima alla collina.

Il pittogramma è stato disegnato all’interno di un campo di colza e misura circa 80 metri.

Le immagini sono state presentata dagli amici del sito web Cropcircleconnector.com.

Un evento cosmico imminente?

Forse è un riferimento a quello relativo al 21 agosto 2017 quando la Terra, la Luna, il Sole e Venere si troveranno allineati.

Forse il tutto coincide con un eclisse solare nelle stesso giorno?

Ma ciò che incuriosisce di più è che lo stesso simbolo può essere trovato sulla Pietra di Cochno che si trova a West Dunbartonshire in Scozia, che secondo i ricercatori rappresenta una antica mappa cosmica.

Questo simbolo del Crop Circle non è il primo che corrisponde alla Pietra Cochno.

In passato altri simboli con una interpretazione astronomica sono stati trovati nei cerchi di grano e sono simili ai simboli antichi sulla Pietra di Cochno.

Una serie di misteriose incisioni rupestri vecchie di 5000 anni, potrebbe rivedere la luce del giorno, dopo essere state sepolte 50 anni fa per proteggerle dai vandali.

La pietra di Cochno nel West Dunbartonshire riporta quello che è considerato il più bell’esempio dell’Età del Bronzo di scultura a coppelle e anelli in Europa.

La pietra, che misura 14×8 metri, è stata scoperta dal Rev. James Harvey nel 1887 su terreni vicino a quello che oggi è il complesso residenziale Faifley sul confine di Clydebank.

È coperto da circa 90 rientranze scavate, o coppelle, e spirali scanalati, insieme ad una croce anellata e un paio di piedi con quattro dita.

A causa della serie di marcature su di essa, la Pietra di Cochno è stata riconosciuta di importanza nazionale e considerata come un monumento.

Nel 1964, gli archeologi dell’Università di Glasgow hanno accomandato che fosse sepolta sotto diversi metri di terreno per proteggere le sculture da ulteriori danni di vandali. La pietra è stata coperta da allora.

A cavallo del giardino di una proprietà privata e del parco di proprietà del Comune, è ora coperta da vegetazione e circondata da alberi.

Nel suo libro L’arte rupestre preistorica del sud della Scozia, l’archeologo Ronald Morris, un esperto di antiche incisioni rupestri, ha descritto la pietra come “una delle più raffinate collezioni di pietroglifi della Scozia”.

Il ricercatore e storico Alexander McCallum, che ha fatto pressioni perché la pietra fosse coperta, ha detto che ci sono molteplici interpretazioni per le incisioni: “Alcune persone pensano che La Pietra di Cochno è una mappa che mostra gli altri insediamenti nella Valle del Clyde – che è una delle teorie. Penso che sia stata probabilmente usata per un sacco di cose; non è mai stata utilizzata solo per una cosa e per centinaia di anni ne è cambiato l’uso.

“Per quanto riguarda il simbolismo, alcuni credono che si tratti di un portale, di vita e morte, di rinascita, di un grembo materno e di una tomba – queste persone credevano nella reincarnazione”.

McCallum crede anche possibile che la pietra fosse usata nelle cerimonie sacrificali, con latte o acqua versata nelle scanalature e canali come offerte, o che le marcature siano mappe astronomiche, che mostravano le costellazioni agli agricoltori preistorici, indicando periodi propizi alla semina e al raccolto.

Sculture simili sono state trovate in tutto il mondo, tra cui in Hawaii, India, Africa e Italia, mentre in Scozia tendevano a essere trovati lungo la costa occidentale vicino al mare o lungo i fiumi, spesso in prossimità di miniere di rame.

I cambiamenti nelle opzioni a disposizione degli organismi che gestiscono la conservazione del patrimonio dei siti antichi e un cambiamento nell’atteggiamento verso il modo in cui dovrebbero essere trattati, hanno portato alla possibilità che la Pietra di Cochno Pietra sia di nuovo scoperta.

La pietra è stata descritta dal cineasta scozzese May Miles Thomas in The Devil’ Plantation, acclamato dalla critica, un percorso su come i monumenti antichi collegano la moderna Glasgow al suo passato preistorico. Il film è basato sul libro del 1980  “Geometria nascosta”, dell’archeologo Harry Bell.

 

Fonti:

http://www.segnidalcielo.it/il-primo-crop-circle-del-2017-ha-fatto-la-sua-comparsa-a-cherhill-white-horse-wiltshire-uk/

http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/07/la-pietra-di-cochno-rivede-la-luce-dopo.html

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*La buona notizia del venerdì: Mille pecore per aiutare i pastori del Centro Italia.

I pastori sardi donano mille pecore a quelli di Cascia che hanno perso le greggi

Mille pecore per aiutare i pastori del Centro Italia a rimettersi in piedi dopo il terremoto, che ha causato tra il resto anche la morte di molti animali.

Il dono arriva dai colleghi sardi in nome di un’antica tradizione isolana di solidarietà chiamata “Sa paradura”, in base alla quale i pastori regalano uno o più capi a chi ha perso i suoi a causa di roghi o calamità naturali.

Sabato 1 aprile le prime 780 pecore sono arrivate nella città umbra di Cascia e nei prossimi giorni arriveranno le altre. All’iniziativa hanno aderito oltre 600 pastori di circa 150 Comuni della Sardegna. Gli animali sono stati caricati su due autotreni imbarcati su una nave a Olbia assieme a 500 quintali di foraggio.

Domenica pomeriggio alle 16, in piazza Leone XIII, ci sarà la cerimonia di consegna al comitato “Pastori di Cascia e frazioni” costituito da 38 allevatori umbri. “E’ un gesto carico di significati e soprattutto un atto di vera solidarietà”, ha detto all’Ansa il vicesindaco di Cascia Mario De Carolis, ricordando che “nella prima fase post sisma, la nostra città è stata assistita dai volontari della Protezione civile della Sardegna: quindi, con questo ennesimo atto di generosità, il legame tra la nostra terra e l’isola si rafforza ulteriormente”.

Un’iniziativa simile era stata realizzata anche nel 2009 in occasione del sisma dell’Abruzzo. Il progetto stavolta è nato da un’idea di Gigi Sanna, pastore e leader del gruppo musicale Istentales, ed è stato sposato da Coldiretti Sardegna. Sanna dopo la consegna terrà un concerto insieme a Tullio de Piscopo e Roberto Vecchioni.

La consegna del gregge, che conta anche numerosi agnellini, è avvenuta in un clima di festa con uno scambio di prodotti tipici della tradizione sarda e umbra, rallegrato da musiche folcloristiche e che ha coinvolto centinaia di agricoltori e allevatori, oltre ai rappresentanti delle Istituzioni. 

L’area del cratere, sottolinea la Coldiretti, è a prevalente indirizzo agricolo con una significativa presenza di allevamenti che è importante sostenere concretamente affinchè la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo. 

Sono 25mila le aziende agricole e le stalle nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo con 292mila ettari di terreni agricoli coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%), secondo le elaborazioni Coldiretti sull’ultimo censimento Istat.

Significativa la presenza di allevamenti con quasi 65 mila bovini, 40 mila pecore e oltre 11 mila maiali che sviluppano un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.

Il crollo di stalle, fienili, caseifici e la strage di animali hanno limitato l’attività produttiva nelle campagne, con lo stress da scosse e freddo che ha tagliato del 30% la produzione di latte mentre lo spopolamento ha ridotto le opportunità di mercato. 

Il dono del maxigregge è stato realizzato grazie ad una operazione logistica organizzativa senza precedenti coordinata dalla Coldiretti con l’arrivo di pecore da tutta la Sardegna, dalla Barbagia alla Gallura, dall’Ogliastra al Campidano, dalla Nurra al Sarrabus. 

Un gesto di solidarietà che acquisisce ancora maggiore valore se si considera che tantissimi pastori si sono privati di parte del proprio gregge nonostante la drammatica situazione di crisi che sta vivendo l’allevamento in Sardegna dove si trova il 40% delle pecore italiane.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/01/terremoto-i-pastori-sardi-donano-mille-pecore-a-quelli-di-cascia-che-hanno-perso-le-greggi/3491953/

https://www.ascolinews.it/2017/04/02/terremoto-pastori-sardi-donano-mille-pecore-ai-colleghi-di-cascia/