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* La buona notizia del venerdì: In Iran i muri della gentilezza

In Iran i “muri della gentilezza” per donare gli abiti usati ai poveri

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L’iniziativa nata a Mashhad e ora diffusa in tutto il Paese: muri colorati su cui tutti possono lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie che non si utilizzano più, per donarli a chi ne ha più bisogno.

Solo qualche mese fa vi abbiamo raccontato le bellissime iniziative portate avanti in Spagna Brasile per aiutare i poveri: frigoriferi solidali in cui tutti possono lasciare il cibo ancora buono in eccedenza che poi, chi ne ha più bisogno, può portare via.

E non solo: aumentano ogni giorno di più, anche in Italia, i ristoranti, le pizzerie e i bar in cui i poveri possono portare via il pane e le focacce invendute o i pasti in eccedenza.

Iniziative importanti che non solo aiutano chi è in difficoltà ma permettono anche di non buttare via il cibo ancora buono: purtroppo ancora oggi sono tantissime le quantità di cibo che ogni giorno vengono gettate via per motivi diversi, perché in scadenza o perché si tratta di frutta e verdura esteticamente “brutta”, perfettamente commestibile ma difficile da vendere.

Oggi invece ci spostiamo in Iran, precisamente a Mashhad, per parlarvi di un progetto simile, ideato dai cittadini per aiutare i senzatetto: i “muri della gentilezza” ossia muri colorati in diverse strade della città in cui qualcuno vi ha appeso degli attaccapanni su cui tutti possono lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie che non si utilizzano più.

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Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo”: questo il motto alla base dell’iniziativa che, da Mashhad, si sta diffondendo in tante altre città del Paese, grazie anche al passaparola sui social.

Come rilevano i dati ufficiali, in Iran vi sono ben 15mila senzatetto anche se le organizzazioni umanitarie sostengono che questa cifra riguarda solo la Capitale e il numero di persone in difficoltà è purtroppo molto più alto. E non solo: anche in Iran iniziano a diffondersi ogni giorno di più i frigoriferi solidali.

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Iniziative importanti che testimoniano sempre più l’importanza della condivisione, la necessità di aiutarsi reciprocamente e riscoprire il valore della comunità e dello stare insieme.

(Fonte immagini: Twitter – Instagram)

http://www.nonsprecare.it/muri-gentilezza-iran-abiti-usati-aiutare-poveri

 

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* Basta un gesto per cambiare le cose…

Una tempesta terribile si abbattè sul mare.

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Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d’acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.


Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l’acqua si placò e si ritirò.

Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno.
Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.


Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle marine. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.
All’improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua. Poi tornò indietro e ripetè; l’operazione.
Dalla balaustrata di cemento, un uomo lo chiamò: “Ma che fai ragazzino?”.
“Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia” rispose il bambino senza smettere di correre.
“Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia; non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!” gridò l’uomo. “E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!”.

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Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui!”.
L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua.

Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell’acqua.
Qualche minuto dopo erano in cinquanta, cento, duecento, centinaia di persone che buttavano stelle di mare nell’acqua.


Così furono salvate tutte.

 

Fonte.

http://parliamone.eldy.org/2012/11/le-stelle-marine/

 

 


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* La buona notizia del venerdì: Spesa gratis in cambio di lavoro

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A prima vista, non sembrerà molto diverso da un normale supermarket: gli spazi e gli arredi uguali a quelli di qualsiasi tradizionale punto vendita e sugli scaffali in bella vista prodotti di prima necessità, alimentari o per l’igiene personale.

Eppure, Emporio Portobello è un posto speciale. 

Perché? Semplice: si tratta di un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica.Qui, infatti, il prezzo non è indicato in euro, ma in punti. 

“Ogni famiglia è dotata di una tessera a punti con la quale è possibile “fare la spesa”. La tessera viene ricaricata mensilmente in base al nucleo familiare, previa selezione all’accesso con valutazione dell’ISEE e facendo particolare attenzione alle famiglie numerose. La tessera è a disposizione della famiglia per un tempo limitato (alcuni mesi) e, nel caso le condizioni famigliari migliorino, verrà ceduta ad altre famiglie in graduatoria. In caso contrario la tessera può essere rinnovata”, si legge sul sito dell’iniziativa anti-crisi, coordinata dall‘Associazione Servizi per il Volontariato Modena.

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Insomma, più che un supermercato, un “emporio sociale“, nato con almeno tre principali obiettivi: essere un luogo il più rispettoso possibile della dignità delle persone, per la raccolta e la distribuzione di beni di prima necessità, mettere in rete i diversi soggetti che già lavorano per contrastare la povertà attraverso un progetto di comunità e coinvolgere il territorio, le imprese, i cittadini che con il proprio lavoro gratuito, le donazioni economiche o di prodotti senza le quali non si potrebbe andare avanti potranno sostenere il progetto.

Ma è davvero tutto gratis? 

Non proprio: dal momento che la parola d’ordine è “dignità”, e non “carità”, i 450 i nuclei in difficoltà a cui si rivolge il servizio, scelti in collaborazione con i servizi sociali, dovranno offrire in cambio aiuto con il proprio lavoro come volontari almeno una volta a settimana. 

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Proprio come accadeva nel People Supermarket di Londra. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”, ha spiegato alla stampa Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato.

Sconfiggere la crisi economica, combattere gli sprechi e mettere in discussione la posizione dominante dei colossi della distribuzione: sono questi gli obiettivi che guidano il People’s Supermarket, “il Supermercato del popolo” di Londra, che si trova in Lamb’s Conduit Street, a Holborn, vicino al British Museum.

L’idea e tanto semplice quanto rivoluzionaria: il “supermercato della gente e per la gente”, come ama definirlo il proprietario, il baronettoArthur Potts Dawson, chef con il pallino della sostenibilità e degli sprechi del mondo alimentare, è una cooperativa a cui si può aderire fornendo una quota societaria di 25 sterline all’anno (circa 29 Euro).

In cambio di 4 ore di lavoro volontario al mese, i soci ricevono uno sconto del 10% per tutto l’anno sui prodotti del negozio. E hanno anche diritto di voto sugli approvvigionamenti: in poche parole, si offre loro la possibilità di scegliere cosa vendere nel supermercato. Non a caso, sugli scaffali del People’s Market troneggiano quasi esclusivamente prodotti biologici, locali, equosolidali.

La clientela trasversale del People’s Market, che va dagli avvocati ai disoccupati, dai londinesi agli immigrati somali e bengalesi, può poi usufruire dei servizi offerti da una piccola cucina, la “People’s Kitchen“, dove sipreparano piatti con frutta e verdura vicine alla data di scadenza.

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In 15 mesi di attività il fatturato del People’s ha superato 1,5 milioni di sterline(circa 1,7 milioni di euro) e il numero dei soci è salito a 1.200.

Ma Potts Dawson non si è accontentato di questo successo e ha fatto sapere che sta per avviare una sorta di franchising con il marchio People’s Supermarket: è già prevista l’apertura di un secondo punto vendita a Hackney, nell’East London, dove farà concorrenza a 17 supermercati, 12 dei quali della catena Tesco.

Mr. Dowson pensa anche di riprodurre su scala nazionale il progetto People’s Kitchen.

Insomma, una vera e propria industria alimentare low cost, che fa guadagnare evitando gli sprechi e consumando prodotti che rischierebbero di finire nella pattumiera. Ma che dà anche più voce ai consumatori, coinvolgendoli direttamente.

L’industria alimentare è stata comprata dalle grandi catene -ha detto il baronetto- noi invece proviamo a mostrare che cosa succede quando è la gente ad avere il controllo”.

Mr Dowson ci ha creduto.

E funziona.

Fonte:

http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/11613-10-negozi-supermercati

http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/10045-portobello-supermercato-disoccupati-modena

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* La buona notizia del venerdì: La settimana del baratto

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Un soggiorno gratuito in cambio di beni o servizi.

Torna la Settimana del baratto che dal 16 al 22 novembre coinvolgerà migliaia di Bed & breakfast in tutta Italia animando viaggi e weekend fuori porta dei nostri connazionali. Alla base dell’iniziativa, giunta alla settimana edizione, c’è la fantasia e la creatività sia delle proposte dei viaggiatori che delle richieste espresse dai gestori dei b&b italiani.

Qualche giorno in cambio di prodotti tipici della regione di provenienza è tra i baratti ‘classici’ come anche quelli che riguardano la realizzazione del sito web o un servizio fotografico della struttura in cambio di ospitalità con colazione compresa.

C’è poi il ‘comparto’ che riguarda la manutenzione della casa o un aiuto in attività varie che i viaggiatori sono disponibili a barattare in cambio di un soggiorno (lavori di giardinaggio, manutenzione degli impianti di riscaldamento, lavori di miglioramento della struttura, creativi e non).

Ci sono poi tanti baratti insoliti sia per quanto riguarda l’oggettistica che i servizi: il gestore che baratta un soggiorno in cambio di abbigliamento anni ’50 e i viaggiatori che offrono la loro esperienza di tatoo artist o di maestri di tango argentino per rendere indimenticabile il soggiorno nella struttura a beneficio non solo dei proprietari ma anche di eventuali altri ospiti.

Hanno partecipato alla scorsa edizione 2000 B&B in tutta Italia per 10.000 viaggiatori che hanno scelto la Settimana del Baratto. I baratti? Hanno riguardato prevalentemente i servizi.

In questo modo, ogni anno la Settimana del Baratto permette di viaggiare in Italia a costo zero adattando la più antica formula di scambio al contemporaneo sistema della sharing economy.

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http://www.adnkronos.com/sostenibilita/appuntamenti/2015/10/30/soggiorni-senza-moneta-torna-settimana-del-baratto_FVUeLDChohMs8HeATFwMQP.html

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* La buona notizia del venerdì: Corridoi ecologici per salvare gli animali

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L’uomo, con le sue strade e l’espansione urbana ha reso sempre più difficile la vita degli animali, abituati a correre, saltare, zampettare nel verde. La soluzione per porre rimedio ai nostri danni sono i corridoi e i ponti naturali. Vere e proprie autostrade della natura ricreate in tutto il mondo.

Le barriere create dall’uomo hanno avuto un particolare impatto sui predatori, abituati a vagare per lunghe distanze in cerca della preda. Altri mammiferi di grandi dimensioni, come i cervi, potrebbero trovarsi separati da una fonte di acqua o dal pascolo da una strada o da un quartiere di periferia.

Grazie ai corridoi naturali, gli animali possono muoversi da un posto all’altro senza ostacoli. Pensati soprattutto per gli animali più grandi, essi sono adatti anche alle creature più piccole, compresi gli insetti.

Idealmente, questi “ponti naturali” potrebbero aiutare interi ecosistemi a espandersi e a prosperare nonostante la loro vicinanza agli esseri umani.

Ecco i più suggestivi:

1. Terai Arc Landscape

Il Terai Arc Landscape copre 14 diverse aree protette in India e Nepal. Praterie, foreste e valli fluviali qui sono habitat importanti per un certo numero di specie, tra cui rari rinoceronti indiani, elefanti asiatici e tigri del Bengala. Il Terai si estende dal fiume Bagmati in Nepal al fiume Yamuna in Indi

Le questioni che circondano il Terai sono molto diverse da quelle che interessano corridoi naturali negli Stati Uniti e in Europa. Nonostante sia rurale, la regione è densamente popolata, soprattutto sul lato indiano del confine. La povertà qui è un problema diffuso, insieme al bracconaggio e all’uso intensivo delle risorse naturali.

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2. Banff Wildlife Bridge

Questo cavalcavia per la fauna selvatica a Banff consente agli animali di attraversare la Trans Canada Highway.

Non tutti i corridoi naturali richiedono decenni per nascere, come in questo caso. Il parco è dotato di sei cavalcavia per la fauna selvatica e da diverse decine di sottopassi. Finora, i naturalisti hanno documentato 140.000 animali che attraversano la strada utilizzando ponti o sottopassaggi.

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3. Bassa valle del Rio Grande, National Wildlife Refuge

Nel sud-est del Texas edifici commerciali, fattorie e strade hanno preso il posto dei paesaggi naturali. La città di Houston continua a diffondersi verso l’esterno e la Bassa Valle del Rio Grande, si trova proprio nel bel mezzo di tutto questo sviluppo.

La fauna selvatica che percorre i ponti di questa zona comprende uccelli migratori e mammiferi rari come l’ocelot.

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4. Christmas Island, il ponte e le gallerie dei granchi

Non tutti i valichi di animali sono stati progettati per i grandi mammiferi. Su Christmas Island in Australia, la migrazione annuale di granchi ha ispirato una serie di passaggi.

Queste creature migrano verso l’oceano ogni anno per riprodursi e deporre le uova. Da 50 a 100 milioni di crostacei ricoprono letteralmente l’isola e le sue strade mentre si spostano dalla foresta al mare. Secondo i naturalisti, almeno 500.000 granchi muoiono ogni anno durante il viaggio. Da qui la necessità di creare dei ponti per limitare il numero delle morti durante la migrazione.

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5. Corridoio Sawantwadi-Dodamarg Wildlife

Siamo nel Sud dell’India. Una catena montuosa ricca di fauna selvatica sovrasta questa regione. Oltre a tigri del Bengala, orsi ed elefanti, ospita molte delle erbe officinali naturali utilizzati nella medicina tradizionale ayurvedica

Con l’aiuto della Awaaz Foundation con sede a Mumbai, le terre all’interno del Corridoio Sawantwadi-Dodamarg sono state considerate una “zona ecologicamente sensibile.

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6. Oslo, Norvegia Bee Highway

La capitale della Norvegia vanta una soluzione per le api.

Oslo è una città pulita, ma manca di parchi urbani e di piante. Di conseguenza le api fanno fatica a sopravvivere. Un nuovo corridoio dedicato fornisce a queste preziose creature una vera e propria autostrada dove muoversi.

Anche a Londra si sta lavorando su questo fronte.

 

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7. Highway 93 Riserve Crossings, Montana

La Highway 93 è uno dei più vasti sforzi di attraversamento del paese con 41 strutture tra sottopassi e sovrappassi. Alcuni tratti sono stati pensati per far garantire alla fauna selvatica di spostarsi lungo corridoi sicuri.

Telecamere speciali hanno ripreso numerose creature che utilizzano passaggi e ponti: orsi grizzly, cervi, alci e puma.

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8. Corridoio Burnham Wildlife

Il Burnham Park di Chicago è attorniato da immobili. Qui sorge però il corridoio all’interno del parco, passando proprio attraverso il cuore della città.

È utilizzato principalmente come rifugio da tre milioni di uccelli migratori.

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9. European Green Belt

L’idea della cintura verde europea ha avuto inizio in Germania, poco dopo la caduta del muro di Berlino. Nel corso degli anni, si è espansa attraverso una serie di accordi. Ora passa dal confine russo-finlandese fino ai Balcani.

Il corridoio si trova approssimativamente al posto della cortina di ferro. Per questo motivo, il Green Belt ha un significato storico e culturale oltre a proteggere la fauna selvatica.

10. L'”ecodotto” dei Paesi Bassi ‘

Quando si tratta di corridoi naturali, i Paesi Bassi non sono secondi a nessuno con oltre 600 incroci che consentono agli animali di passare in modo sicuro da un lato all’altro della strada. Alcuni di questi sono piccoli ma altri sono enormi.

Il più grande, il Natuurbrug Zanderij Crailoo, si estende per quasi mezzo miglio e garantisce un passaggio sicuro a cervi, cinghiali e altri mammiferi.

 

fonte: http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/17553-corridoi-ecologici-animali

 

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* La buona notizia del venerdì: Animali accanto ai pazienti in ospedale

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Animali accanto ai pazienti, ancora un ospedale dice sì.

Il nuovo regolamento approvato dall’azienda ospedaliera di Treviglio, nel bergamasco, per l’accesso alle strutture di animali domestici, prevede infatti che cani, gatti e conigli possano accedere in ospedale nel normale orario di visita non solo per pratiche di pet therapy ma anche per fare compagnia ai pazienti proprietari. Gli animali domestici dovranno essere in regola dal punto di vista igienico sanitario e il paziente dovrà compilare un modulo per la richiesta. I degenti con cui divide la stanza dovranno dare l’assenso.

Analoghe iniziative sono già in corso in alcuni ospedali italiani (Genova, Prato, Milano, Arezzo).

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Animali accanto ai pazienti, è rivoluzione in corsia, ad eccezione di alcuni reparti dove non potranno accedere: rianimazione, anestesia, chirurgia generale, ostetricia e ginecologia, unità cure coronariche, stroke unit. 

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Treviglio, il dottor Cesare Ercole ha infatti deliberato l’atto, anticipando la proposta di legge, ancora in discussione in Regione Lombardia che, se approvata, introdurrà il libero accesso degli animali domestici accompagnati dal proprietario in tutti i luoghi pubblici, esercizi pubblici e commerciali, manifestazioni fieristiche, locali e uffici aperti al pubblico, mezzi di trasporto pubblico operanti nel territorio regionale, nelle strutture residenziali, semi-residenziali, ospedaliere, pubbliche e private regionali accreditate anche dal Ssr.

Il regolamento ospedaliero vuole facilitare il rapporto d’affezione tra i proprietari ricoverati in ospedale e i loro animali, fermo restando che sono ormai considerati a tutti gli effetti membri della famiglia e che la pet therapy in ospedale e non facilita la guarigione di pazienti con vulnerabilità sia fisiche che mentali. Gli stessi potranno accompagnare i padroni al capezzale di un malato o utenti non vedenti per visite mediche nei poliambulatori.

Le regole, concordate con l’Asl, impongono per i cani l’iscrizione all’anagrafe canina o ilpassaporto con il numero di microchip. Obbligatorio il possesso del libretto sanitario con le vaccinazioni eseguite, trattamenti antiparassitari e il certificato di buona salute rilasciato dal veterinario, per tutti gli animali. Il guinzaglio dei cani non deve superare il metro e mezzo e occorre portare la museruola in caso di rischio.

Per gatti e conigli è necessario il trasportino o il guinzaglio. Il paziente compilerà un modulo, mentre le condizioni per l’ammissione saranno verificate dal coordinatore infermieristico che chiederà il consenso degli altri pazienti della camera. L’idea è di realizzare un’area apposita.

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Dopo la partenza di un progetto pilota che ammetterebbe i cani negli spazi comuni e sugli spalti delle piscine comunali di Torino, stavolta tocca a Genova lanciare un segnale positivo verso l’inclusione degli animali domestici anche in aree tradizionalmente considerate off-limits per gli amici a quattro zampe.

L’idea è quella di consentire ai pets l’ingresso negli ospedali per fare visita ai loro padroni ammalati.

Soprattutto per le persone anziane ma anche per i bambini e comunque per chiunque sia molto legato al proprio cane e al proprio gatto, la degenza si fa ancora più dolorosa se costringe a stare lontani dal proprio beniamino. Da qui l’idea, per ora applicabile solo all’ospedale San Martino di Genova, il maggiore della Liguria, di far entrare in corsia gli animali.

Ovviamente ci sono delle regole piuttosto precise a riguardo, da rispettare rigorosamente pena l’esclusione dall’usufruire del servizio: innanzitutto sarà necessario richiedere un’apposita autorizzazione almeno un giorno prima a quello previsto per la visita. A firmare il permesso saranno i medici del reparto in cui dovrà entrare il cane/gatto. Inoltre i pazienti ricoverati nella stessa stanza dovranno dichiararsi favorevoli all’ingresso dell’animale. Ultimo, ma non meno importante, i pets dovranno avere con sè un libretto sanitario che ne confermi il perfetto stato di salute.

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Il permesso speciale per poter entrare in ospedale sarà concesso solo a cani, gatti e conigli. Vietato l’accesso ad uccelli ed altre razze animali, perchè potenziali diffusori di malattie. Come si legge su Il Secolo XIX, che ha riportato per primo la notizia:

La direzione sanitaria avrebbe preso la decisione  dopo un episodio accaduto nell’ottobre scorso, quando un usciere tentò, inutilmente, di bloccare un visitatore che voleva portare ad un’ammalata terminale, ricoverata nell’hospice del padiglione Maragliano, il suo cagnolino per un ultimo saluto. Il direttore sanitario ha così studiato la questione ed ha stilato una bozza del regolamento, nel quale si ricorda che la pet therapy è ormai riconosciuta anche a livello scientifico.

[Fonti: Lazampa.it; Il Secolo XIX]

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http://www.tuttozampe.com/cani-gatti-ospedale-prato/41926/

http://www.tuttozampe.com/animali-domestici-ospedale/2259/

 

 

 

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* La buona notizia del venerdì: I giovani italiani alla guida del Louvre

Oh,les italiens!

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Dalla direzione generale alle biglietterie, emigrati d’eccellenza nei posti chiave

«Oh,les italiens!». Gli sbuffi d’impazienza di Nicolas Sarkozy ai tempi dello scontro sulla Bce sono al Louvre sospiri di ammirazione: «Oh, les italiens!». E non solo per Leonardo e Raffaello e Giotto e Botticelli e Beato Angelico e tutti gli altri geni la cui luce illumina sfolgorante le gallerie.

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Italiano è il presidente del comitato scientifico del museo, Salvatore Settis, già direttore del Getty Research Institute di Los Angeles e della Scuola Normale di Pisa e presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali prima di dimettersi in polemica con Sandro Bondi.

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Italiano è l’architetto Mario Bellini che con il francese Rudy Ricciotti e con imprese in buona parte italiane, sta facendo il nuovo stupendo dipartimento di Arti islamiche scavando (senza chiudere un giorno le gallerie coi capolavori ai piani di sopra: inimmaginabile, da noi) fin sotto le fondamenta del palazzo.

Italiano è il responsabile delle biglietterie che vendono quasi 9 milioni di ticket all’anno, Antonio Fabro.

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Italiana Federica Mancini, del Dipartimento arti grafiche e Daniela Miccolis della Direzione Lavori e Monica Preti, responsabile della programmazione di storia dell’arte dell’Auditorium e tanti altri che, lasciata un’Italia disinteressata se non ostile ai giovani di eccellenza, si sono presi lo spazio giusto nel più grande museo del pianeta.

 

MILAN, ITALY - NOVEMBER 30: Deputy Managing Director Claudia Ferrazzi of the Louvre museum attends the exhibition opening of Antonio Canova's "Amore e Psiche" and Francois Gerard's "Psyche at l'Amour" at the Palazzo Marino on November 30, 2012 in Milan, Italy. (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

Su tutti Claudia Ferrazzi, bergamasca con papà veneziano (il secondo chirurgo a fare un trapianto di cuore in Italia) e mamma romana, che si è guadagnata i galloni di «administrateur général adjoint», a dispetto dell’età (34 anni, ma ne dimostra perfino meno), a dispetto dell’essere sposata e a dispetto di essere mamma di due bimbi piccoli. «Handicap» che nell’Italia familista e gerontocratica, diciamolo, le avrebbero impedito di salire non solo ai massimi vertici di un grande museo ma perfino d’avere delle responsabilità aziendali: «Sei una ragazza, aspetta il tuo turno».

È anche in questa capacità di spalancare le porte ai migliori comprese le donne, giovani e mamme, aiutate da una rete di servizi pubblici e dalla possibilità di scaricare il 50% dei costi di una collaboratrice domestica (con abbattimento parallelo del lavoro nero) che vedi la differenza abissale tra il «loro» modo di gestire un tesoro culturale e il nostro.

…….
Il museo si rivolge direttamente ai cittadini. In questi mesi il sito Internet lancia nella home page un invito: «Tutti i mecenati!». Vi si spiega che il Louvre, per il nuovo padiglione d’arte islamica coperto dallo spettacolare «foulard» dorato di Bellini, vuole ricostruire i «Tesori del Cairo», due magnifiche opere architettoniche, ma ha bisogno di soldi. E spiega a tutti i possibili mecenati, siano privati o siano imprese, come fare le donazioni.

Un gesto di amore per l’arte, ma incoraggiato dallo Stato, spiega Claudia Ferrazzi: «Il cittadino comune può detrarre dalle tasse il 66% di quanto regalato, l’impresa (con alcune regole, ovvio) fino al 90%». Funziona? Altroché: la colletta per i «Tesori del Cairo», ora per ora aggiornata online, è già al 70%. E lo sforzo farà probabilmente il bis del successo del 2010, quando il Louvre lanciò il 13 novembre una campagna per rastrellare i soldi necessari a comperare le «Tre grazie» di Lucas Cranach: qualcuno donò un euro, altri quarantamila, ma a Natale i soldi erano già in cassa.

……

E visto che al Louvre c’è questa squadra di italiani che conosce da dentro quella realtà con 13 chilometri di percorsi espositivi, non sarebbe il caso di chieder loro dei consigli? Per restituire vita all’area di Lens, zona industriale sempre più de-industrializzata, ad esempio, Stato ed enti locali hanno deciso di investire nel nuovo «Louvre-Lens» (il museo metterà opere, esperienza e nome) 201 milioni. Un mucchio di soldi. Ma i promotori sono sicuri: ne faranno girare, con tutto l’indotto turistico, sette volte di più. Un miliardo e quattrocento milioni.

Vuoi vedere che non è vero che con la cultura non si mangia?

Oh,les italiens!

( una notizia non proprio recente diventa attuale )

Fonte:

Gian Antonio Stella

http://www.corriere.it/cultura/12_febbraio_24/stella-italiani-guida-louvre_db548d4c-5eeb-11e1-9f4b-893d7a56e4a4.shtml

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La buona notizia del venerdì: un libro per bambini che si pianta come un albero

Dall’Argentina ecco un libro per bambini che si pianta come un albero.

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Lo ha ideato Pequeno Editor. Questa casa editrice sostiene che tutto ciò che leggiamo fa parte della nostra biblioteca mentale e di ciò che siamo come persone.

I libri che leggiamo si radicano in noi e ci trasformano, ci fanno crescere e cambiare. Il libro allora diventa come un albero che viene piantato e che si sviluppa insieme a noi.

In particolare, questo libro speciale è stato progettato per incoraggiare i bambini alla lettura e al rispetto dell’ambiente.

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Le copie di questo libro sono state realizzate con carta riciclata e inchiostri biodegradabili. Nella copertina sono stati inseriti dei semi di alberi che potranno dare origine a nuove piante quando i libri verranno piantati.

Il titolo originale del libro argentino è “Mi papà estuvo en la selva” (“Mio papà era nella giungla”). Il racconto riguarda un vero e proprio viaggio nella giungla ecuadoriana. E’ ricco di innocenza e di umorismo.

Gli autori del libro che si pianta come un albero sono Anne Decis, illustratrice francese, e Gusti, illustratore argentino, che si sono occupati delle immagini e di raccontare la storia. Tra i semi presenti nella copertina del libro troviamo quelli di jacaranda, un albero che può raggiungere i 30 metri di altezza.

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L’idea è che il libro, una volta piantato, crescerà proprio come fanno i bambini. Il libro è dedicato ai bambini fino ai 12 anni e ha l’importante obiettivo di spiegare loro quanto siano importanti il rispetto dell’ambiente e la protezione delle risorse naturali.

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Vi piacerebbe averlo a disposizione anche in Italia per i vostri bimbi?

http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/libri/16916-libro-bambini-che-si-pianta

http://www.pequenoeditor.com/gestion-cultural/171-un-libro-que-se-planta.html