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* Cambio di stagione : é tempo di alleggerirsi…del superfluo!

Tempo fa si faceva il gioco del’ isola deserta,

se ti venisse in mente di andare su una isola deserta, lontano dalla Civiltà, cosa ti porteresti? “

E ci si arrovellava… arrovellava… arrovellava…fino ad arrivare alla conclusione che ci sarebbe voluta una nave per portare tutto. Allora si cominciava a fissare un numero limitato.Ed era ancora più dura..

Ma alla fine le priorità venivano faticosamente stabilite e un fine osservatore del comportamento umano avrebbe potuto facilmente configurare il tipo di persona che ognuno era dagli oggetti scelti.O dalle persone scelte, O dagli animali scelti.

Via di casa in dieci minuti. Cosa portereste con voi?”

A lanciare in rete la domanda nel 2011 è stato il fotografo americano Foster Huntington che ha raccolto in un blog (e in un libro) dal titolo Theburninghouse.com ,tutte le immagini che colleghi, amici e sconosciuti gli hanno inviato da ogni parte del mondo illustrando il loro elenco. In oltre duemila scatti, Huntington spiega che cosa riteniamo davvero pratico, a cosa diamo più importanza, e qual è il valore che attribuiamo agli oggetti, sentimentale o materiale.

Che, tradotto, significa « Che cosa riteniamo insostituibile?».

Oggetti, ricordi, cimeli, vestiti lisi e quel paio di scarpe da cui non riusciamo proprio a separarci. In tanti hanno pensato ai gatti, qualcuno al cane. Parecchi hanno deciso di non lasciare l’orso di peluche e migliore amico d’infanzia. La scelta non è sempre razionale o legata alla sopravvivenza. In gioco entra l’emotività e l’affettività.

L’ultima moda on line sono i siti, le community e i blog dedicati allo space clearing, cioè l’arte di eliminare dalla casa tutto ciò che è superfluo.

Lo spaceclearing è una disciplina di derivazione anglosassone che insegna ad eliminare il superfluo e a recuperare l’essenziale.

Seguendo i principi del Feng Shui vuotare i cassetti e risistemare casa e ufficio diventa un’operazione catartica che può cambiare in meglio  la propria vita! Si tratta di una tecnica liberatoria che aiuta a sentirsi meglio e a vivere più serenamente.

Eppure quanto fatichiamo a liberarci di cose che sono con noi da tempo, ci danno sicurezza . Un po’ come la coperta per Linus!

non si sa mai, potrebbe essere utile…” “e’ costato una fortuna” sono i pensieri ricorrenti. E la casa si riempie… si riempie…anche se non ce ne rendiamo conto. Capita a volte di non sapere ciò che c’è realmente in un armadio!

Così passiamo molto tempo a riordinare, catalogare, risistemare, e la nostra energia e la nostra mente si riempiono come gli armadi. Non c’è più posto per nuove idee e creatività. Ci sentiamo a disagio, appesantiti anche nella nostra capacità di scelta.

Liberarsi del superfluo significa stabilire una scala di priorità tra ciò che conta e ciò che non serve: un’operazione mentale che ci aiuta ad avere una chiara rappresentazione di noi e dei nostri obiettivi.

Facciamo posto alla fantasia, a prospettive di più ampio respiro, il futuro ci appare sgombro da impedimenti.

Quando il nostro ambiente  è libero da cose inutili e rispecchia il nostro modo di vivere e il nostro sentire, sarà per noi una fonte di energia vitale. Noi siamo fatti di energia e per esprimerla abbiamo bisogno di spazio intorno a noi.

Dopo armadi e cassetti, passiamo agli ambienti della casa, razionalizzandoli per continuare alla attività professionale. Anche le relazioni interpersonali trovano canali energetici più immediati ed efficaci in un ufficio ordinato ed essenziale a misura di collaborazione e innovazione.

Ma, dato che non siamo soli in casa o in ufficio, come convincere chi ci circonda che si starebbe meglio liberandosi delle cose inutili o superflue? E soprattutto creando Armonia?

Le resistenze sembrano insormontabili: chi si sente privato delle proprie cose per fare spazio a quelle degli altri, chi si sente prevaricato nella scelta delle priorità, chi vorrebbe rimandare a “ tempi più adatti”, chi trova l’operazione superflua ( appunto), chi si sente offeso nelle proprie capacità..

Ci vuole pazienza e padronanza di tecniche di convinzione.

Secondo una recente indagine, le persone usano solo il 20% delle cose che possiedono, mentre il rimanente, stipato in armadi e ripostigli, è clutter, cioè ingombro superfluo che genera disordine e blocca l’energia vitale.

Per questo motivo in America e Inghilterra, l’arte di mettere a posto viene insegnata in specifici corsi.

Una mia amica propone la figura del “ Decluttering Coach” che ha sperimentato lei stessa, invitata da amici e parenti che hanno riscontrato i risultati e nella sua casa e nel suo umore.

Possedere le cose, non farsi possedere dalle cose” è il suo mantra preferito, insieme a “Il ricordo si conserva nel cuore, non certo in un oggetto!”

E poi, aggiungo io, il pensiero che tanti oggetti a me cari possono essere amati e utilizzati da chi magari ne ha bisogno non è creare armonia nel nostro piccolo intorno?

Che il “ Decluttering Coach” possa diventare una delle occupazioni alternative del futuro prossimo venturo?

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* La buona notizia del venerdì: Lavorare a maglia per coprire i pinguini feriti

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Ha 109 anni ma è un grande ‘sferruzzatore’. 

L’uomo più anziano dell’Australia, Alfred Date, detto ‘Alfie‘ ha risposto con entusiasmo all’appello della Phillip Island Penguin Foundation, che a marzo dello scorso anno ha chiesto ai ‘knitters’ di tutto il mondo di realizzare maglioni di lana per i piccoli pinguini da indossare in caso di fuoriuscita di petrolio.

Così nonno Alfie ha passato molti giorni a lavorare a maglia per i piccoli uccelli in difficoltà e ha prodotto per loro tanti vestiti in miniatura, grazie ai suoi 80 anni di esperienza e competenza nel settore della maglieria. È partito come autodidatta dopo aver iniziato a ‘sferruzzare’ per suo nipote nel 1930. Oggi ha sette figli e 20 nipoti, e “circa la stessa quantità” di pronipoti.

Il suo segreto per una lunga vita? Semplicemente “svegliarsi ogni mattina”. Così l’ultracentenario ci dimostra che non è mai troppo tardi per aiutare altri esseri viventi in difficoltà. Alfie tiene le mani attive anche realizzando sciarpe per amici e cappelli per bambini prematuri.

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Le sue donazioni dei maglioncini per i pinguini si sono aggiunte a tante altre arrivate da tutto il mondo. E sono state importantissime, perché impediscono loro di tentare di eliminare il petrolio dal corpo con il becco, mantenendoli caldi e al sicuro dall’ingerimento della sostanza.

Il programma dei maglioncini per pinguini è iniziato nel 2001, 13 anni fa, dopo una fuoriuscita di petrolio che ha colpito 438 pinguini.

E è piaciuto molto anche al cantautore canadese James Gordon, visto che nel 2002 ha scritto una canzone dedicata appositamente all’argomento per la CBC Radio, che si intitola, manco a dirlo, “Sweaters for Penguins”. L’ispirazione è nata proprio da un racconto della BBC della realizzazioni di maglioni per pinguini per una colonia della Tasmania.

I maglioni servono anche per raccogliere ulteriori fondi per i piccoli progetti di ricerca e di conservazione dei pinguini, nonché per sostenere la fauna selvatica della clinica. Alcuni maglioni, infine, vengono scelti per essere messi sui peluche a forma di pinguino. venduti anch’essi per la raccolta fondi. 

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La Fondazione fornisce un modello di lavoro a maglia per tutti i knitters che vogliono aiutare i pinguini.

Le istruzioni  sono: avviare 36 maglie con i ferri N.4, lavorare a coste 1/1 per 7 ferri, 8° ferro aumentare uniformemente 8 maglie (44 maglie) e lavorare a costa 2/2 per 12 cm. totali (28+7 ferri) calare ogni ferro 1 maglia per lato fino ad avere 28 maglie, calare 1 maglia al centro (27 maglie), lavorare a coste 1/1 per 10 ferri chiudere. Il dietro è uguale, cucire il collo per 4 cm. lasciare 4 cm. di apertura per le ali e cucire gli ultimi 12cm.

Chissà cosa direbbero i pinguini se sapessero parlare… Probabilmente sarebbero semplicemente grati alle tante mani che, armate di ferri, hanno dato vita alle creazioni di lana con le migliori intenzioni del mondo.

Fonti:

http://www.greenme.it/informarsi/animali/15673-nonno-piu-vecchio-australia-pinguini

http://penguinfoundation.org.au/

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* La buona notizia del venerdì: Zero sprechi con gli elettrodomestici rigenerati

Mai più cantine piene di elettrodomestici!

a Milano le imprese e i consumatori cambiano stile.

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La prima fabbrica italiana che riassembla gli elettrodomestici lancia un nuovo modello di economia sostenibile a Milano. Niente più sprechi con l’economia circolare.

In tutto il mondo marchi come Toshiba, Ford, Panasonic e Apple hanno adottato il non spreco come politica aziendale traendone benefici economici e di immagine. L’economica circolare è definita dal ciclo della rigenerazione, con il quale le imprese possono ridurre dell’85 per cento i costi di produzione e applicare sugli elettrodomestici l’etichetta di autenticità che garantisce la sostenibilità del prodotto per il popolo della green economy.

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Il lavoro dei ricercatori del Cnr di Milano, in collaborazione con Candy e Magneti Marelli ha dato il via al cosiddetto “demanufacturing ovvero la riparazione automatica degli elettrodomestici.

Quello del demanufacturing è un processo molto semplice.  L’elettrodomestico guasto viene completamente smontato e i pezzi funzionanti vengono riassemblati in un nuovo apparecchio che può essere acquistato a un prezzo molto più basso. Con la rigenerazione degli elettrodomestici si possono recuperare materie prime come il ferro, il rame, l’alluminio, la plastica e in alcuni casi persino dell’oro. Il quantitativo di materiale recuperabile in un elettrodomestico spiega l’importanza di questa pratica. In un solo frigorifero possono essere recuperati 28 chilogrammi di ferro, tre di alluminio e del prezioso rame in circa 40 chili complessivi di materia prima.



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Secondo i dati Ipsos ogni famiglia italiana conserva in casa una media di otto apparecchi inutilizzati, per un ammontare di 200 milioni di elettrodomestici dimenticati che potrebbero essere riciclati e riusati. Spolverare dalle cantine e dal fondo degli armadi friggitrici, tostapane, asciugacapelli, bollitori, asciugatrici, aspirapolveri e moltissimi altri elettrodomestici è una vera e propria caccia al tesoro per le nostre tasche e per la tutela dell’ambiente.

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un regalo per l’ambiente

(e non solo per Natale!)

 

 


http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/zero-sprechi-con-gli-elettrodomestici-rigenerati

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* La buona notizia del venerdì: San Francisco mette al bando le bottiglie di plastica

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Da ottobre 2014 sarà vietato vendere acqua in bottiglie di plastica negli eventi al coperto di luoghi di proprietà comunale: per i trasgressori multe fino a 1000 dollari

Da sempre all’avanguardia nella difesa dei diritti civili e nelle campagne ecologiste (tanto per fare un esempio è nella città californiana che vent’anni fa è esplosa la critical mass dei ciclisti), San Francisco ha deciso di fare un altro passo nella sua lotta contro l’usa e getta. Dopo avere vietato, alcuni anni fa, l’utilizzo dei sacchetti monouso di plastica, ora ha deciso di proibire la vendita di bottiglie di plastica negli eventi pubblici.

Due gli step previsti: il divieto in eventi ospitati da luoghi al coperto di proprietà del comune entro ottobre 2014 e il divieto in luoghi all’aperto a partire dal 2016. Per eventi sportivi e organizzazioni no profit ci sarà tempo fino al 2018 per adeguarsi all’ordinanza.

La modifica della legge è stata votata all’unanimità dai consiglieri comunali del Board of Supervisors di San Francisco attualmente in attesa della firma del sindaco Ed Lee che dovrebbe avvenire antri fine marzo.

A San Francisco la strategia Zero Waste ha radici lontane anche se va detto che la metropoli rappresenta un unicum, specialmente in un contesto nel quale la vicina Los Angeles è stata costretta dalle lobby della plastica a fare marcia indietro.

L’ambizioso obiettivo di San Francisco è arrivare allo “Zero Rifiuti” entro il 2020 e sta cercando di collaborare con le industrie per mantenere le promesse.

Negli Stati Uniti vengono utilizzate, ogni anno, 50 miliardi di bottiglie di plastica e soltanto il 23% vengono riciclate. Da quando, il prossimo ottobre, scatterà il divieto di vendere bottiglie di plastica ai trasgressori potranno essere comminate multe fino a 1000 dollari.

 

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La sfida di una vedova ottantaquattrenne di Concord (Massachussetts) al mercato dell’acqua in bottiglia.

Concord è una piccola cittadina del Massachussetts dalla storia gloriosa: qui nel 1775 venne sparato il “colpo udito in tutto il mondo” che diede inizio alla Rivoluzione americana. In quella stessa cittadina, qualche decennio dopo nacque Henry David Thoreau, lo scrittore che con il libro Walden divenne l’antesignano del moderno movimento ambientalista.

Questo spirito rivoluzionario e green viene ora incarnato da Jean Hill, una vedova ottantaquatrenne che per anni si è battuta affinché fosse bandita dalla sua piccola cittadina la vendita di bottiglie di plastica, colpevoli di gravi disastri ecologici come il Pacific Trash Vortex, l’“isola” di plastica del Pacifico alla base della lotta ecologista Jean e della sua compagna d’avventura Jill Appel.

la lotta di Jean non è più un caso isolato: la città di San Francisco ha deciso di mettere al bando le bottiglie di plastica I semi lanciati da Jean iniziano a dare i loro frutti.

 

 

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La gestione dei rifiuti plastici oggi rappresenta un problema tangibile.

Durante le recenti ricerche dell’aereo scomparso in Malesia, i pattugliamenti in mare hanno mostrato come il numero di detriti alla deriva o accumulati lungo le spiagge delle innumerevoli isolette, sia estremamente alto.

La Malesia è solo uno dei tanti luoghi in cui il problema dello smaltimento dei rifiuti plastici è un problema.

Nell’Oceano Pacifico, tra gli Stati Uniti ed il Giappone, è stata individuata la cosiddetta “Garbage Island”, una vera e propria isola galleggiante costituita da rifiuti in plastica, alcuni dei quali risalenti agli anni Cinquanta, che si forma a causa delle correnti oceaniche e che rappresenta in modo vivido le conseguenze dei nostri consumi sul fragile ecosistema di cui siamo parte

http://www.ehabitat.it/2014/05/23/divide-in-concorde-una-bottiglia-di-plastica-puo-fare-la-differenza-cinemambiente/

 

Altre buone notizie:

“Il primo supermercato alimentato con scarti alimentari”

“A Londra panchine/libro per rilanciare la lettura” di Marisa Moles

“Distributore intelligente dona cibo per cani randagi in cambio di plastica. In Turchia nuovo modo di riciclare”

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* La buona notizia del venerdì:La scuola del futuro: da Guastalla a Gaza l’architettura responsabile

 

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La nuova scuola di Guastalla (RE), progettata dall’architetto Mario Cucinella, allievo di Renzo Piano. Ecosostenibile, tutto in legno e vetro, costa 1.650 euro al mq. “ Per i bambini sarà come essere in mezzo alla natura:un nuovo concetto “di qualità dello spazio, che permetta ai bambini di riappropriarsi degli ambienti circostanti e non di stare chiusi tra quattro mura con una finestra”.

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In effetti, a vederlo, il nuovo asilo nido di Guastalla è uno spazio tutt’altro che convenzionale: tramite le ampie vetrate divise da strutture in legno, pone i bambini a strettissimo contatto con la natura. Proprio quella natura che due anni fa ha tolto, adesso ridà speranza a un’intera comunità, ponendosi come modello per l’architettura del futuro, che non potrà fare a meno dell’ambiente e del suo rispetto. Ecco perché il 54enne allievo di Renzo Piano tiene anche a precisare che “tutti i materiali utilizzati sono ecosostenibili”, come se questo aspetto rappresentasse non solo una precisa responsabilità professionale dell’architetto ma anche un messaggio da tramandare alle nuove generazioni.cam2-Copia

Proprio con e grazie al suo maestro Renzo Piano, che per questo progetto devolve l’intera indennità da senatore a vita (circa 5 mila euro netti al mese), Cucinella ha infatti dato vita a fine gennaio al programma G-124 (dal nome dell’ufficio occupato da Piano a Palazzo Madama): “Io e altri due colleghi, l’ingegner Maurizio Milan e l’architetto Massimo Alvisi, ospitiamo per un anno due giovani architetti ciascuno nei nostri studi per formarli e per realizzare progetti per tre grandi città italiane (una del Nord, una del Centro, una del Sud, ndr), partendo da temi centrali come il traffico, l’energia, gli spazi. Entro l’estate avremo i primi riscontri”.

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Roberta Pastore, Roberto Giuliano Corbia, Federica Ravazzi, Eloisa Susanna,Michele Bondanelli e Francesco Lorenzi, di età tra i 29 e i 38 anni, vengono da ogni parte d’Italia e saranno anche regolarmente retribuiti, grazie appunto all’iniziativa del più famoso architetto italiano nel mondo. Semplice e agile anche il modo in cui sono stati scelti: “Hanno potuto inviare la candidatura attraverso i social network, in particolare una pagina Facebook. Abbiamo tenuto anche a pagarli perché il lavoro va sempre pagato, e l’opinione di un giovane rispetto a me che ho 54 anni è una risorsa da valorizzare”.

Guastalla non rimane l’unica opera sul territorio “Dopo il sisma, i consociati di Confindustria hanno deciso di devolvere un’ora di lavoro, raccogliendo 7,5 milioni di euro, utilizzati per pagare altri 6 giovani architetti, in questo caso tutti sotto il mio patrocinio, e realizzare tre opere di grandissima importanza proprio grazie al contributo di questi ragazzi”. Si tratta di opere pensate non per l’emergenza ma per l’effettiva utilità sociale, come Guastalla e come quelle che verranno fuori dal G-124: “Entro l’estate chiuderemo i cantieri per una scuola di musica, una struttura di assistenza per le persone affette da problemi mentali, e un altro edificio adibito a palestra e sala civica e dotato di spazi per corsi di cucina”.schoolforagreenfutureGaza

L’architettura responsabile di Cucinella è arrivata anche all’estero: l’Agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi (Unhrwa), tramite una commessa da 2,3 milioni di dollari finanziata dalla Banca Islamica per lo Sviluppo (Idb), gli ha affidato la realizzazione di una delle decine di scuole che finalmente potranno dare un futuro ai bambini di Gaza, nei territori palestinesi. “Negli ultimi tre anni ne sono state costruite 40, ma ne servono un altro centinaio: rimangono ancora fuori dal sistema educativo circa 40mila bambini”.

Da poco, per 2mila di loro (alternati tra mattina e pomeriggio) c’è già una scuola nuova, di cemento e non di legno come quella in Emilia, ma ancora più “bella”: “E’ la prima scuola a Gaza che presta particolare attenzione ai temi ambientali: recupera le acque piovane, ricicla l’acqua, utilizza il sole per produrre energia. Abbiamo anche messo in piedi un percorso formativo per i locali sulle tecnologie green, affinché in futuro possano camminare con le loro gambe”.

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Fonte:

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/458146/Dal-terremoto-all-asilo-nido-del-futuro-Costa-quanto-uno-brutto-ma-e-bello

Altre buone notizie:

” Agriasili e Agriscuole”

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* Le piante sono in grado di imparare e ricordare?

 

Forse qualcuno si ricorda di un giallo nel quale l’assassino veniva scoperto da una pianta…sì, una pianta che aveva chiuso le sue foglie al suo passaggio! Lei era li al momento dell’omicidio e ricordava la sua presenza ed il suo atto!

La Dr. Monica Gagliano, ricercatrice del Consiglio Australiano di Ricerca e membro del Centro per la Biologia Evoluzionistica della Univerisity of Western Australian, ha pubblicato uno studio in cui tratta di una particolare pianta che mostra comportamenti che implicano capacità di comprendere una situazione e memorizzarne l’esito anche dopo tanto tempo. L’articolo, pubblicato insieme a Michael Renton, Martial Depczynski ed il Professor Stefano Mancuso, dell’Università di Firenze, è intitolato “Experience teaches plants to learn faster and forget slower in environments where it matters.”

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La pianta in causa si chiama Mimosa pudica ed è particolare perché ha un meccanismo di riflesso che fa si che le sue foglie si chiudano quando vengono toccate, per meglio proteggersi da predatori.

La Mimosa pudica è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Leguminosae ed è originaria dell’America del Sud (Brasile).Le foglie sono verdi con una forma ovale allungata e proprio nelle foglie troviamo la particolarità di questa pianta classificata come ” sensitiva “. Durante le ore notturne o se sfiorate, le foglie della Mimosa Pudica si chiudono su se stesse ed i suoi rami si afflosciano; da qui il nome ” pudica” dal latino pudicus ovvero vergogna.

La Dr. Gagliano ed i suoi colleghi hanno mostrato che è in grado di gestire comportamenti complessi come imparare e ricordare, senza alcun cervello (come invece succede per gli animali). Per farlo hanno usato un esperimento solitamente applicato agli animali per testare la loro capacità di imparare dalla propria risposta comportamentale.

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La Dr. Gagliano ed i suoi colleghi hanno messo alla prova la memoria a corto e lungo termine della Mimosa sia sotto un ambiente con tanta luce che sotto un ambiente con luce scarsa. L’hanno fatto creando una risposta di difesa, facendo cadere gocce d’acqua sulle foglie, sia verticalmente che orizzontalmente. Dopo poco, la pianta ha smesso di chiudere le foglie quando ha imparato che il ripetuto disturbo non portava ad alcun danno.

Le piante di mimosa sono state in grado di acquisire questo nuovo comportamento in pochi secondi, e come con gli animali, la capacità di imparare era maggiore in ambienti meno favorevoli, come bassa luce. La cosa ancor più straordinaria è che le piante si sono ricordate del nuovo comportamento anche svariate settimane dopo, con condizioni ambientali molto diverse.

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Alle piante manca ovviamente un tessuto nervoso, ma possiedono una complessa rete basata sul calcio, che permette alle proprie cellule di essere in contatto e reagire insieme. I ricercatori sottolineano che non sapiamo ancora molto riguardo a questo sistema, ma che si dimostra molto più simile ai processi animali di quanto avremmo mai immaginato (sebbene comunque con enormi differenze).

I ricercatori hanno sottolineato poi che ancora non è compresa bene la natura di questi comportamenti, ma che la ricerca cambia radicalmente il modo in cui andrebbero considerati i confini tra i due grandi regni (piante ed animali), e forse alcuni comportamenti, come appunto la capacità di imparare e usare la memoria, non sono esclusiva del regno animale come si pensava.

Tutto ciò che è manifesto ha una coscienza, dall’essere umano, alle piante, ai minerali, agli animali, ai soli, pianeti, e galassie fino al più piccolo granello di sabbia. Tutto è interconnesso e alimentato dalla stessa Energia Cosmica.Tutto è in continua evoluzione.

 

Fonte:

http://www.news.uwa.edu.au/201401156399/research/move-over-elephants-mimosas-have-memories-too

 

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* La buona notizia del venerdì: Il parco delle meraviglie multietniche

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60 oggetti di arredo urbano per il parco multietnico nel cuore di Copenhagen, per fare sport in Thailandia, giocare a scacchi su tavoli di bambù indiano, o leggera all’ombra di un ciliegio giapponese

Ancora una volta la proposta arriva dai Paesi del nord Europa, precisamente dalla Danimarca, dove i grandi architetti di BIG, Bjarke Ingels Group, affiancati dalle competenze dei paesaggisti di Topotek1 e degli artisti di Superflex, hanno creato nel cuore del quartiere multietnico di Nørrebro in Copenhagen, un grande parco urbano destinato a lasciare il segno.

Collocato in uno dei quartieri più multiculturali della capitale danese, “Superkilen” è a tutti gli effetti un grande contenitore di “buone pratiche” provenienti in questo caso da ben 60 differenti nazioni.

Si tratta della raccolta di numerosi elementi di arredo urbano come lampioni, bidoni, attrezzi ginnici, panchine, forniti singolarmente dagli stessi cittadini provenienti da ciascuna delle nazioni che di questo parco costituiscono la parte predominante, utilizzando materiali di riciclo, o di proprietà degli stessi utenti e destinati a rappresentare l’essenza di ciò che un parco urbano dovrebbe possedere.

Il parco universale delle diversità corre per 750 metri all’interno del quartiere di Nørrebro e raccoglie al suo interno tre differenti zone, caratterizzate da tre differenti tinte cromatiche: il verde, il rosso ed il nero.

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ROSSO – Così la pavimentazione in caucciù rosa che ricopre il terreno della prima zona è puntellata da una serie di aceri rossi, che ne richiamano i colori, alternando alle panchine provenienti dal Brasile ed ai cestini in ghisa del Regno Unito, un anello di boxe thailandese, a disposizioni di tutti. Sono gli sport a caratterizzare lo spazio della zona rossa, dove tra le attrazioni meglio riuscite, che con semplici e basilari materiali hanno saputo creare giochi originali e nello stesso tempo ricchi di significato, come le costruzioni messa a disposizione dalla città di Chernobyl, la struttura per arrampicarsi in bambù fornita dall’India ed una serie di altalene provenienti dall’Iraq. Tra i tavoli da ping-pong della Spagna e le panche da picnic dell’Armenia, grandi e piccoli del quartiere si sono ritrovati in piazza, sfruttando uno spazio altrimenti inutilizzato in un grande elemento di scambio sociale.

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NERO – La seconda zona (nera) è concepita invece some un salotto urbano, dove all’ombra dei ciliegi giapponesi e dei cedri Libanesi, è possibile giocare a giochi da tavolo, comodamente seduti sulle panchine in ferro battuto belga o sui tavolini brasiliani, dopo aver parcheggiato le bici nella rastrelliera norvegese, raffrescanti dalle zampillanti fontane Marocchine.

Uno spazio interamente dedicato alla cultura ed alla riflessione, composto da aree private per la lettura e grandi tavoli per il gioco di società.

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VERDE – E’ il verde a caratterizzare la terza zona, un vero e proprio parco, con tanto di collinetta artificiale. Uno spazio dove giocare all’aria aperta anche come servizio aggiuntivo dell’adiacente scuola elementare, servito da piste ciclabili e percorsi pedonali per spostarsi in tutta sicurezza. Tra le nazioni protagoniste della Green zone troviamo l’Italia, che ha fornito un grande lampadario di design composto da materiale riciclato, un Osborne Bull dal Costa Rica ed una grande insegna fatta a ciambella dagli USA.

L’aspetto più importante e il segreto del successo di questo parco, resta comunque il rispetto e l’educazione che tutti i fruitori del parco, dai bambini ai giovani agli adulti, hanno riservato da subito a tutte le sue componenti, senza danneggiare le strutture o sottratte gli oggetti di arredo urbano che rendono questo parco unico e raro, trasmettendo un messaggio molto più forte di tanti slogan.

http://www.rinnovabili.it/greenbuilding/il-parco-delle-meravilgie-multietniche604034/

Altre buone notizie:

“Arbor House nel Bronx: Low cost ed ecosostenibile”

” Pompei: industriali Napoli impegnati per il ripristino delle aree “

” Guadagnare con il riciclo e la raccolta differenziata”

” Una notte al museo 2013″

I libri possono cambiarci la vita”

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* La buona notizia del venerdì: l’uomo che da solo piantò una foresta

Nel lontano 1953, l’autore francese Jean Giono (1895-1970) scriveva il racconto epico “L’uomo che piantava alberi“. La storia era così reale da indurre i lettori a credere all’esistenza reale del protagonista, Elzéard Bouffier. Successivamente l’autore chiarì che aveva creato questo personaggio di fantasia per spingere i lettori a innamorarsi degli alberi.

Jadav Payeng non ha mai sentito parlare del libro di Giono — ma potrebbe essere il vero Bouffier.

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Poco più di 30 anni fa, l’allora adolescente Jadav “Molai” Payeng ha iniziato a piantare dei semi lungo una striscia di sabbia arida nei pressi del suo paese natio nella regione di Assam, India del nord, con l’intento di far crescere un rifugio per la fauna selvatica. Poco dopo, Molai decise di dedicare la vita a questa impresa, e quindi si è trasferito in un luogo dove potesse lavorare a tempo pieno alla creazione di un nuovo e lussureggiante ecosistema. Incredibilmente, questo luogo oggi comprende 1.360 acri di giungla che Payeng ha piantato da solo, con le sue stesse mani.

Recentemente The Times of India ha raggiunto il remoto rifugio di Payeng per saperne di più su come sia riuscito a lasciare un segno così indelebile in quell’area. Tutto è iniziato nel lontano 1979, quando le inondazioni hanno portato un gran numero di serpenti su questa striscia di sabbia.

Un giorno, dopo che le acque si erano ritirate, Payeng, allora solo sedicenne, ha ritrovato il posto pieni di rettili morti. In quel momento la sua vita ha avuto una svolta. “Non avendo nessun albero sotto cui ripararsi, i serpeti sono morti per la calura. Mi sono seduto e ho pianto per quei corpi senza vita. Era una carneficina. Ho allertato il Dipartimento delle foreste e ho chiesto loro se in quel posto si potevano far crescere alberi. Hanno risposto che nulla poteva crescere in quel luogo, ma mi hanno chiesto di provare a coltivare bambù. È stata dura, ma ce l’ho fatta. Non c’era nessuno ad aiutarmi. Nessuno era interessato”, dice Payeng, che ora ha 47 anni.

I serpenti sono morti per la calura, senza avere alcun albero che li potesse riparare. Mi sono seduto e ho pianto vicino a questi animali senza vita. Era un vera carneficina. Ho avvertito il dipartimento forestale e chiesto a loro se potessero piantare degli alberi nella zona. Mi hanno risposto che in quel posto non cresceva nulla. Invece, mi hanno chiesto di provare a far crescere i bamboo. E’ stato faticoso ma ce l’ho fatta. Nessuno mi ha aiutato, nessuno era interessato alla cosa”

Lasciata la scuola e la famiglia, ha cominciato a vivere sul banco di sabbia. Diversamente da Robinson Crusoe, Payeng ha accettato volentieri una vita in isolamento. Ha iniziato a prendersi cura delle piante innaffiandole mattina e sera, potandole quando necessario. Mentre ci sono voluti anni perchè la dedizione lodevole di Payeng ricevesse un meritato riconoscimento a livello internazionale, la fauna selvatica nella regione non ci ha messo molto a beneficiare di questa foresta “fatta a mano”.

Dopo pochi anni, la lingua di sabbia si è trasformata in un boschetto di bambù. “Così deciso di piantare degli alberi. Li ho raccolti e piantati.” Dimostrando una profonda conoscenza degli equilibri ecologici, Payeng ha trapiantato all’interno del suo fiorente ecosistema anche le formiche rosse in modo da rafforzare l’armonia naturale del territorio. Presto il banco di sabbia un tempo senz’ombra si è trasformato in un ambiente abitato da svariate creature.

La foresta, chiamata da molti “i boschi di Molai”, ora fa da casa a numerosi uccelli, cervi, rinoceronti, tigri, elefanti – specie che altrove stanno rischiando sempre di più di perdere il proprio habitat. Recentemente una delle tigri ha anche partorito una coppia di cuccioli. “Dopo 12 anni, abbiamo visto gli avvoltoi. Sono arrivati anche degli uccelli migratori. Cervi e bovini hanno poi attirato i predatori “, racconta Payeng, riportando anche che dei locali recentemente hanno ucciso un rinoceronte già visto nella sua foresta.

Payeng parla come un esperto protettore dell’ambiente. “La natura ha creato una catena alimentare, perché non ci atteniamo ad essa? Chi può proteggere questi animali, se noi, come esseri superiori, gli diamo la caccia?”

Nonostante l’importanza del progetto di Payeng, il Dipartimento forestale della regione è venuto per la prima volta a conoscenza di questa foresta solo nel 2008, e da allora ha cercato di sostenerne l’impegno. “Siamo rimasti colpiti da Payeng”, dice l’Assistente Conservatore delle foreste, Gunin Saikia. “Da 30 anni dedica la vita a questo progetto. In qualsiasi altro Paese, ora sarebbe un eroe.”

http://www.bodyweb.com/forums/threads/370750-Jadav-Molai-Payeng-l-uomo-che-da-solo-pianto-una-foresta

Leggi anche : https://it.wikipedia.org/wiki/Wangari_Maathai

Altre buone notizie:

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” Katia Jones festeggia i suoi 34 anni con 34 buone azioni”

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” Keep calm…”

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* La buona notizia del venerdì: I benefici delle piste ciclabili a New York

* Qui New York City

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Davanti alle piste ciclabili i negozi guadagnano il 49% in più. Ma il guadagno si misura anche in termini di salute, soddisfazione e rispetto per l’ambiente

Quanto si guadagna dalle piste ciclabili?

A quantificare i benefici prodotti da una rete ciclabile efficiente è il Dipartimento dei Trasporti di New York City che ha condotto un’approfondita indagine per valutare quali cambiamenti siano avvenuti lungo le arterie nelle quali sono state create delle piste ciclabili. Il primo dato che salta all’occhio è la crescita del 49% del giro d’affari dei negozi posti in prossimità delle bike lane.

Già perché molto spesso il vero problema per chi va a fare acquisti in auto è quello di dove sistemare la propria auto, problema che non si pone con le bici. Arrivi, vincoli la bici al palo più vicino, entri, compri e vai! In Italia, molto spesso, simili iniziative vengono osteggiate dai negozianti i quali, con scarsa lungimiranza, preferiscono che le automobili possano arrivare fin sulla porta del loro negozio.

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A New York qualcuno ha capito che il guadagno è su tutta la linea e ora anche i numeri lo confermano. Anche la sicurezza aumenta: la condizione “anomala” della condivisione della sede stradale con i ciclisti (anche se questi sono in sede propria) aumenta l’attenzione di chi guida un autoveicolo e così la diminuzione degli incidenti è del 35% o addirittura del 58% a seconda delle vie testate. Il 74% delle persone intervistate dimostra di preferire la nuova configurazione della strada.

Sulla Hoty Avenue, nel Queens, in prossimità del RFK Bridge, dopo la creazione di una pista ciclabile i tempo di scorrimento sono migliorati del 51%, il volume del traffico ciclistico è aumentato del 37% e gli incidenti sono diminuiti del 21%.

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A Brooklyn, sulla Church Avenue, una delle due file adibite al parcheggio è stata riservata al traffico ciclistico. Risultato? Nelle ore di punta la velocità del traffico è aumentata del 21%. Gli amministratori delle Smart City italiane prendano nota.

Fonte: New York City Dot

Antenati al Central Park

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* Giornata mondiale dell’ambiente

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Il World Environment Day (WED), organizzato dall’UNEP, è la giornata che in tutto il mondo celebra le azioni positive rivolte all’ambiente. Viene celebrato ogni anno il 5 giugno.

Il motto per quest’anno è “ Think.Eat.Save – Reduce Your Foodprint ”.

Ogni anno viene selezionata dall’Onu una tematica di rilievo e viene scelta una città che possa rappresentare simbolicamente l’epicentro delle iniziative.
Il tema dell’anno 2006 è stato ‘Deserto e desertificazione‘, e significativamente la città “capitale” del WED è stata Algeri.
Lo slogan scelto per la Giornata Mondiale per l’Ambiente del 2007 è in inglese ‘Melting ice – a Hot Topic’? Capitale, la città di Tromsoe in Norvegia.
Nel 2008 il tema è stato ‘Kick the Habit! Towards a Low Carbon Economy’. Capitale: Wellington, Nuova Zelanda.
Nel 2009 è: ‘Your Planet Needs You-UNite to Combat Climate Change’. Quell’anno il paese ospitante è stato il Messico, segnale di un ruolo crescente del Sudamerica nella lotta al cambiamento climatico, inclusa la partecipazione delle vaste terre forestali nel mercato dei carbon credit. Il Messico è anche uno dei partner principali nella campagna Unep “Billion Tree Campaign”.

Nel 2010 lo slogan è “molte specie, un pianeta, un futuro“. Il tema scelto è la biodiversità. Il centro delle attività è il Ruanda.

Nel 2011anno internazionale delle foreste – l’UNEP ha pensato di dedicare la ricorrenza al tema della difesa dei polmoni del pianeta. Le foreste ricoprono il 31% delle terre emerse; quelle primarie costituiscono il 36% del totale delle aree boschive mondiali.

Nel 2012 la città è Rio De Janeiro e il tema è particolarmente tempistico: “Economia verde: ti include?“. In un momento in cui tutta Europa boccheggia per la crisi del debito, l’intento è quello di coinvolgere gli abitanti del pianeta a fare la loro parte nel passaggio ad un’economia più “amica” dell’ambiente. Dunque la sfida della giornata mondiale 2012 è quella di far sentire ogni cittadino partecipe della necessità un nuovo stimolo verde in tutti i settori, dall’agricoltura all’industria, al commercio. “Occorre sfatare il mito che ci sia un conflitto fra benessere economico e salute dell’ambiente – continua a ripetere il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon – con politiche intelligenti e investimenti giusti, i paesi possono tutelare il loro ambiente, far crescere le loro economie, creare posti di lavoro decenti e accelerare il progresso sociale”.

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Quest’anno le celebrazioni ufficiali si terranno in Mongolia, un paese che sta vivendo una forte crescita economica spesso a spese proprio dell’ambiente. Il motto è chiaro: pensa, mangia, preserva. Insomma il messaggio è: pensate prima di mangiare perché anche da questo dipende la tutela dell’ambiente.
L’obiettivo è quello di suscitare consapevolezza e misure immediate per ridurre lo spreco di cibo e la perdita di tutta la catena di approvvigionamento alimentare
Anno dopo anno, “l’obiettivo della Giornata ONU per l’Ambiente è di dare un volto umano alle questioni ambientali – ha scritto l’ufficio ONU Italia in un comunicato esemplare per chiarezza e sintesi – facendo sì che le persone diventino agenti attivi dello sviluppo equo e sostenibile; accrescere la consapevolezza che le comunità sono di importanza fondamentale per il cambiamento dell’atteggiamento riguardo le questioni ambientali; promuovere partnership che garantiranno a tutte le nazioni e popolazioni un futuro sicuro e prospero”.
La Giornata Mondiale per l’Ambiente coinvolge le persone in attività come manifestazioni nelle strade, parate di biciclette, concerti all’aria aperta, saggi e concorsi per l’ideazione di poster nelle scuole, piantagioni di alberi.

“100.000 alberi per la Terra!”:

Questo lo slogan della campagna ambientale che Treedom ha lanciato per celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Obiettivo: piantare 100mila alberi all’interno dei già avviati progetti di riforestazione nel sud del Mondo.

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Più di tutte le donne, non è forse la terra la sultana meglio abbigliata, con le spille d’oro del sole, gli anelli d’argento della luna, le collane di perle delle stelle e lo strascico di seta dell’ombra sotto i suoi piedi scalzi?

E tutti i frutti e tutti i fiori sono mazzetti che adornano il suo seno.

Dassina, poetessa Tuareg (1895-1930)

Fonti:
http://www.lifegate.it/
http://tempolibero.blogosfere.it
http://www.treedom.net