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* La buona notizia del venerdì: Le donne possono cambiare il mondo! Mamma salva la figlia bambina dalle nozze combinate


Una sposa bambina salvata dalla madre coraggiosa.

È successo a Milano, dove la piccola Shaila (nome di fantasia), originaria del Bangladesh, sarebbe stata data in moglie a un parente di 22 anni.

Ma Malijka, si è ribellata e strappando i passaporti ha impedito al marito di riportare la piccola nel loro paese natale per sposarsi.

Era già tutto pianificato, almeno nella mente dell’uomo, che aveva anche acquistato i biglietti aerei.

Ma Malijka, 41 anni, non è rimasta a guardare e ha fatto di tutto per salvare la figlia da quel futuro orribile.

Dopo l’ennesima lite col marito, pur di scongiurare la partenza imminente, la donna ha strappato il suo passaporto e quello della bambina.

Ma non è finita. Secondo quanto riportato da Il Giorno, Malijka ha anche denunciato il marito per maltrattamenti.

La bambina ha confermato al giudice di aver sentito discutere coi genitori sul matrimonio da fare a tutti i costi, secondo l’uomo. In base alla denuncia della donna, l’uomo l’avrebbe ferita a una mano con un coltello perché lei aveva cucinato senza averne il permesso.

Un storia di sofferenza e violenza. Nonostante avesse strappato i passaporti, l’uomo si è recato in questura insieme alla famiglia per denunciarne invece lo smarrimento e poi è andato al consolato del Bangladesh per ottenere i duplicati.

Il marito ha smentito il racconto della donna, addirittura accusandola di essersi procurata da sola la ferita alla mano per accusarlo.

Ora, a processo in corso, Malijka è stata accolta da una casa d’accoglienza insieme alla figlia ed è seguita dai servizi sociali.

Una storia triste, come purtroppo ce ne sono tante.

Malijka viveva in Bangladesh coi genitori, due fratelli e una sorella svolgendo i lavori domestici.

Aveva poi sposato l’uomo che i genitori avevano scelto per lei. Dopo poco, lui era partito per lavorare in Italia lasciandola nel paese di origine incinta di pochi mesi. 

Da allora non era più tornato, fino a quando la figlia ebbe compiuto 9 anni. Allora, decise di andarle a prendere e portarle con sé a Milano.

Secondo quanto raccontato dalla donna, una volta giunte in Italia, lei e la bambina avrebbero vissuto dalla fine del 2016 in una specie di isolamento voluto dal marito.

La piccola non aveva il permesso neanche per andare a scuola.

E infine la decisione di darla in sposa a un nipote, in Bangladesh.

Una storia per una volta a lieto fine, grazie alla forza di una mamma coraggiosa che ha rischiato la vita pur di dare un futuro diverso alla figlia.

 

sebben che siamo donne…

https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/27796-sposa-bambina-banglaesh

https://lauracarpi.wordpress.com/2017/08/18/la-buona-notizia-del-venerdi-donne-che-salvano-il-mondo/

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* La buona notizia del venerdì: Il Giornalismo Costruttivo di Assunta e Silvio che cambia il mondo raccontando che si può

Possiamo come gruppo generare una forma pensiero che possa navigare nel web colorata come infiniti arcobaleni, vibrante di sensazioni ed emozioni, sonora come una orchestra perfettamente accordata…”

https://lauracarpi.wordpress.com/2013/05/27/me-we/

Così cercavo sul web buone notizie, così penso che si può cambiare il mondo, raccontando che si può…

Così ho incontrato Assunta Corbo e il suo blog “ That’s good news “ e subito l’ho trovato in sintonia…

Così ho trovato “ Buone notizie” di Silvio Malvolti...e mi sono piaciute molto le sue buone notizie.costruttive …

Così ho scritto sul mio blog il perchè e la mia prima “ buona notizia del venerdì”…

Era il 27 maggio del 2013.

Oggi Assunta Corbo e Silvio Malvolti sono i coofondatori del Giornalismo Costruttivo…

Ed è il 29 Maggio 2018!

Maggio è il mese delle rose.“ se son rose fioriranno “ diceva mia nonna.

Altrochè! 

Altrochè!

 

E avranno tutti i colori di tutte le buone notizie che cambieranno il mondo!

 

 

 

Il giornalismo costruttivo

Il giornalismo costruttivo (constructive journalism) o giornalismo delle soluzioni (solutions journalism) appartiene al corollario di nuove esperienze legate al mondo dell’informazione. Si basa su di un nuovo approccio che pone maggiore attenzione alle soluzioni, piuttosto che ai problemi descritti nei fatti e nelle storie raccontate.

L’idea di un giornalismo costruttivo nasce dall’esigenza, condivisa da diversi esponenti del mondo dell’informazione, di promuovere una pratica professionale che, pur rimanendo accurata e adeguata agli standard del giornalismo tradizionale, e quindi – laddove necessario – critica e di denuncia, sia impegnata nel riportare informazioni e raccontare storie secondo modalità “costruttive”, ovvero orientate a mettere in luce soluzioni per i problemi denunciati, sensibilizzando e coinvolgendo l’audience attraverso la promozione di un dibattito concreto e propositivo.

Non esiste una versione ufficiale e univoca di giornalismo costruttivo. Per questa ragione esso è costantemente in espansione, nel senso che la sua evoluzione procede di pari passo con lo sviluppo di ricerche e con l’acquisizione di conoscenze sia in ambito accademico sia giornalistico e redazionale. Attualmente attinge da diverse aree metodologiche quali la psicologia positiva, le sue applicazioni e il problem solving, ovvero una metodologia di reporting che permette ai giornalisti e ai professionisti dei media di affrontare attivamente questioni relative al loro pubblico, dai problemi delle comunità locali alle sfide globali.

L’obiettivo è indagare e dare risposte credibili a vari problemi sociali, mettendo in luce il modo in cui le persone stanno lavorando a soluzioni possibili, non concentrandosi solo su cosa può essere fatto, ma dando una particolare rilevanza al come e al perché. Il giornalismo costruttivo intende scavare in profondità nei fatti mostrando angoli e storie che descrivano il mondo in cui viviamo presentando soluzioni ai problemi. Se scritte bene, ovvero senza ingerenze e assoggettamenti, le storie sono un utile strumento per fornire informazioni preziose su come le società possano migliorare il modo di affrontare problemi importanti.

Questa forma di giornalismo nasce in nord Europa dall’incontro di un gruppo di professionisti dell’informazione, riuniti per supportare un uso costruttivo dei media per facilitare e meglio consentire di affrontare sfide sociali, economiche e ambientali.

I recenti casi di cronaca italiana offrono un significativo esempio di come molti giornali insistano nel riportare notizie nefaste ed efferate, insistendo con maniacale accuratezza su dettagli torbidi e riprovevoli, convinti che le vere notizie siano quelle atroci mentre le belle storie – accorpate tutte e indistintamente nella categoria “salvato il gatto dall’albero” – richiedano meno abilità stilistiche e siano meno interessanti.

Ogni giorno siamo così esposti a notizie relative a corruzione e fallimenti delle società e dell’umanità, e mentre un tipo di copertura mediatica critica ha rovesciato presidenti e conservato il potere sotto controllo, diverse ricerche suggeriscono che le notizie “negativamente polarizzate” possono indurre nei lettori un senso di insicurezza e apatia e creare ansia e preoccupazione piuttosto che stimolarli verso atteggiamenti responsabili, contribuendo in questo modo a creare cittadini globali informati.

Sempre più frequentemente però, tanto i professionisti dell’informazione quanto i lettori, sembrano prendere coscienza di quanto il giornalismo tradizionale propenda in maniera preoccupante ed eccessiva nella direzione di una drammatizzazione della realtà, e dunque in questo senso aumentano l’esigenza e la domanda di nuove modalità del fare informazione.

Il giornalismo costruttivo è dunque questo: un modo diverso e possibile di fare del buon giornalismo, reso completo di un dibattito positivo che sia allo stesso tempo critico ma propositivo, e che spinga dunque i fruitori della notizia nella direzione di un cambiamento.

Non solo dunque un giornalismo che dia rilevanza e copertura alle “buone notizie”, quanto piuttosto una nuova attitudine nel modo di scrivere gli articoli, offrendo cioè ai lettori diverse sfumature e prospettive, più orientate alle soluzioni.

 

«Quando scriviamo di qualcosa che funziona accade una cosa bizzarra: le persone lo notano.
Le buone notizie vengono lette fino alla fine, vengono condivise e generano un effetto positivo e di benessere sui social media.
Poi le persone ci scrivono per ringraziarci».

Fonti:

Mark Rice-Oxley, responsabile del progetto di giornalismo costruttivo The Upside di The Guardian

https://lauracarpi.wordpress.com/2013/05/27/me-we/

https://www.facebook.com/search/top/?q=assunta%20corbo

https://giornalismocostruttivo.com/the-guardian-lesperimento-riuscito-di-giornalismo-costruttivo/

https://giornalismocostruttivo.com/il-giornalismo-costruttivo/

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* La buona notizia del venerdì: un artista costruisce rifugi per i senzatetto con rifiuti abbandonati

Gregory Kloehn è un “esploratore” dei cassonetti della spazzatura, ma non per il motivo che tutti pensano!

Non è un senzatetto, bensì un artista di Oakland che cerca di aiutare i meno fortunati utilizzando i suoi lavori. Invece di realizzare sculture da vendere a ricchi collezionisti, preferisce concentrare le forze per regalare una casa ai poveri che vivono in strada in California.
Gregory si avventura tra i cumuli di rifiuti abbandonati in strada per recuperare materiali utili.

Con quello che trova, costruisce piccoli rifugi ad un posto destinati ad accogliere senzatetto: le “little homeless homes” sono della dimensione di un divano – non molto grandi, ma vitali per chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi – e sono tutte fornite di tetto a spiovente, in modo da far drenare l’acqua in caso di pioggia, e di rotelle, così che ogni proprietario possa spostare il rifugio e portarlo con sè.

La struttura delle casette è realizzata con vecchi pallet , mentre il resto dei dettagli è affidato a materiali di recupero rivisitati dall’incredibile estro di Gregory.

 

L’idea di aiutare i più sfortunati gli venne quando un senzatetto un giorno si affacciò nel suo studio chiedendo una coperta per ripararsi; tutto quello che Gregory aveva però era l’ultima opera su cui stava lavorando: una piccola casa-mobile equipaggiata con cucinino, una cisterna d’acqua e una botola per smaltire rifiuti.

E’ così che Gregory ha capito come rendersi utile per aiutare la comunità.

 

Adesso il suo obiettivo è cresciuto: non solo continua a realizzare rifugi mobili per i senzatetto, ma insegna ai meno fortunati a costruirsi da soli queste originali abitazioni!


Un’iniziativa bellissima, che può essere sostenuta con donazioni effettuate sul profilo facebook di Gregory.

 

 Fonte:  www.bioradar.net

http://www.pianetacomefare.it/2014/07/01/artista-costruisce-case-ai-senzatetto-con-unidea-semplice-ed-unica/#more-16584

 

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* La buona notizia del venerdì: Sebben che siamo donne: Dopo 149 anni è una donna la direttrice della rivista Nature

 

Magdalena Skipper è la nuova direttrice di Nature,

la prima donna a ricoprire questo incarico in 149 anni di esistenza della rivista

La genetista Magdalena Skipper è la nuova direttrice della rivista scientifica Nature, la prima donna a ricoprire questo incarico nei 149 anni di storia della pubblicazione, una delle più importanti al mondo.

La Skipper era stata finora responsabile di NatureCommunications, una pubblicazione secondaria di Nature Publishing Group.

Annunciando il suo nuovo incarico da direttrice di Nature, ha detto di volere mettere in risalto il lavoro dei ricercatori di nuova generazione, con meno storia accademica alle spalle.

Da quando esiste, Nature ha avuto otto direttori lei compresa : quello uscente si chiama Philip Campbell ed è rimasto in carica per 22 anni.

Philip Campbell, si trasferirà nel nuovo incarico di redattore capo presso l’editore Springer Nature il 1 ° luglio..

L’annuncio arriva dopo un lungo processo di selezione. e sono state valutate diverse personalità all’interno della casa editrice.
Magdalena ha lavorato alle riviste Nature da oltre 15 anni.

Ha iniziato a collaborare con l’editore nel 2001 come redattore di Nature Reviews Genetics, diventando in seguito il caporedattore della rivista.

Durante il suo mandato come redattore capo di Nature, Skipper dice che vuole continuare il lavoro svolto dalla rivista per garantire che i risultati scientifici siano riproducibili e solidi, in particolare nell’era dei big data.

Vorrebbe anche che la natura si concentrasse maggiormente sui giovani ricercatori all’inizio della carriera

“La scienza sta diventando sempre più analiticamente complessa e ricca di dati, quindi c’è una maggiore attenzione ai dati e al calcolo. Abbiamo fatto passi da gigante, “dice Magdalena , aggiungendo che c’è ancora molto lavoro da fare.

Aggiunge che mentre la ricerca si sta evolvendo, lo è anche la divulgazione della ricerca, e spetta agli editori lavorare con gli scienziati per affrontare le sfide che ci attendono.

“La scienza aalla portata di tutti è molto importante”, dice. “Questa è una direzione in cui seguiremo ulteriormente”..

Skipper dice che vuole continuare il lavoro svolto dalla rivista per garantire che i risultati scientifici siano riproducibili e solidi, in particolare nell’era dei big data.

Vorrebbe anche che la natura si concentrasse maggiormente sui giovani ricercatori all’inizio della carriera

“La scienza sta diventando sempre più analiticamente complessa e ricca di dati, quindi c’è una maggiore attenzione ai dati e al calcolo. Abbiamo fatto passi da gigante, “dice Magdalena , aggiungendo che c’è ancora molto lavoro da fare.

Aggiunge che mentre la ricerca si sta evolvendo, lo è anche la divulgazione della ricerca, e spetta agli editori lavorare con gli scienziati per affrontare le sfide che ci attendono.

“La scienza alla portata di tutti è molto importante”, dice. “Questa è una direzione in cui seguiremo ulteriormente”.

Campbell, che ha ricoperto il ruolo per oltre 22 anni, afferma che “non potrebbe essere più contento” dell’incarico alla sua collega.

“So che Nature e la sua squadra editoriale prospereranno sotto la sua guida. È appassionata di scienza e della sua accessibilità , e si è impegnata fortemente con la comunità di ricerca nel corso della sua carriera “, aggiunge.

“Magdalena ha già raggiunto un enorme popolarità in Nature e gode di grande rispetto e ammirazione all’interno dell’organizzazione e nella più ampia comunità scientifica”, afferma Kevin Davies, direttore esecutivo di The CRISPR Journal e fondatore di Nature Genetics.

“È bello vedere una scienziata che finalmente prende il timone di Nature dopo quasi 150 anni. “

Magdalena Skipper ha un dottorato in genetica presso l’Università di Cambridge, nel Regno Unito, e ha svolto un breve periodo come ricercatrice post-dottorato presso l’Imperial Cancer Research Fund di Londra.

https://www.nature.com/articles/d41586-018-05060-w

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*La buona notizia del venerdì: Arriva the growroom, l’orto sferico fai-da-te per ortaggi a km zero

 Il cibo a km zero rappresenta un’alternativa sempre più amata dai consumatori: anche in città, dove si avverte sempre di più la necessità di uno stile di vita più sano e sostenibile.

Coltivare ortaggi e piante in casa oggi è più facile con The Growroom, un progetto di design dello studio danese Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea dedicato all’innovazione del living. Si tratta di una sfera in compensato “abitabile” alta poco meno di tre metri e adatta a ospitare piante e ortaggi.
Ma se pensate di poterla trovare in un punto vendita Ikea o di ordinarla via internet vi sbagliate: The Growroom è per gli amanti del fai-da-te, da creare e montare, dopo essersi procurati il compensato necessario, seguendo le istruzioni on-line ora completamente open-source e gratuitamente disponibili sul sito

 

L’orto sferico The Growroom di Space10, il laboratorio di Ikea

The Growroom, nasce a Copenhagen, all’interno di Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea: è qui che si sperimentano nuove soluzioni per l’abitare, da oggi con un’attenzione sempre maggiore all’ambiente. Il design di Growroom, infatti, vuole promuovere in modo creativo la produzione casalinga di frutta e verdura a km zero.

Il futuro immaginato da Space10 è un mondo in cui la natura torna nelle città e nel quale chiunque può coltivare il proprio cibo in modo semplice. Gli architetti Sine Lindholm e Mads-Ulrik Husum hanno così voluto creare un giardino sferico, proprio allo scopo di incentivare la coltivazione di cibo in modo sostenibile e autonomo.

Come si legge sul sito ufficiale di Space10, l’interesse per The Growroom è stato notevole negli ultimi tempi.

Presentato lo scorso anno alla fiera di arte e design Chart Art Fair di Copenhagen, il progetto ha raccolto molto interesse: da Taipei a Helsinki e da Rio De Janeiro a San Francisco erano sempre di più le richieste per acquistare la struttura o per farla esporre in giro per il mondo.

Ma non ha molto senso promuovere la sostenibilità e la produzione del cibo a km zero se poi si spediscono imballaggi in tutto il globo. Proprio per questo motivo, gli orti sferici non si troveranno nei negozi Ikea e non sarà possibile ordinarli a distanza.

E così, da solo pochi giorni The Growroom è finalmente un progetto “open source”, dedicato a tutti coloro che hanno voglia di cimentarsi, prima che con l’agricoltura fai-da-te, con il bricolage. Le istruzioni complete sono disponibili online, pronte per essere messe in pratica da zelanti ecologisti con il pallino per le costruzioni. Gli ideatori del progetto sono convinti che con la diffusione di tecnologie tipicamente da fab lab, come le stampanti 3D o le fresatrici laser, oggi sia facile per chiunque, perlomeno in linea teorica, realizzare l’orto sferico.

 

Per questo, i materiali e gli strumenti di base richiesti sono pochi: basteranno 17 fogli di compensato, 500 viti, due martelli di gomma e una fresa CNC a disposizione che taglia i pezzi in base a un modello computerizzato, facilmente reperibile in un fab lab, ormai realtà in molte città, anche in Italia. Il design è pensato affinché la struttura possa essere assemblata in modo economico, semplice e intuitivo, da (più o meno) chiunque in tutto il mondo.

 

La struttura stessa dell’orto sferico, una volta che i ripiani in legno saranno impermeabilizzati, permette la perfetta diffusione di luce e acqua su ogni suo livello e allo stesso tempo può accogliere uno o più persone all’interno, che potranno così godere dall’interno dell’atmosfera e della visione di piante e ortaggi rigogliosi. 

Ma quello, si sa, dipende tutto dal vostro pollice verde.

 

https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/23236-orti-urbani-marciapiedi

http://www.vanillamagazine.it/growroom-l-orto-casalingo-fai-da-te-di-ikea/

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/02/20/news/tokyo_il_grattacielo_da_record_sara_di_legno-189290764/

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* La buona notizia del venerdì: Vittoria senza precedenti per le donne sudafricane ai massimi riconoscimenti globali

 

Vittoria senza precedenti per le donne ai massimi riconoscimenti globali

 

Le vincitrici del premio ambientale più importante del mondo hanno affrontato Vladimir Putin e il leader deposto recentemente, Jacob Zuma, per ribaltare un accordo nucleare multimiliardario

 

Le attiviste di base delle donne – una nera, una bianca – stanno insieme contro due degli uomini più potenti del mondo – uno nero, uno bianco – su un affare nucleare segreto, antidemocratico e multimiliardario.

Se questa fosse la trama di una serie Netflix, potrebbe essere liquidata come troppo ordinata, troppo perfettamente simbolica e simmetrica. 

Ma questa è la vera storia delle due vincitrici sudafricane del premio ambiente Goldman di quest’anno, che hanno sfruttato le loro radici nella lotta anti-apartheid per assumere e battere un accordo dal leader deposto recentemente della loro nazione Jacob Zuma e dal presidente russo Vladimir Putin. 

Makoma Lekalakala e Liz McDaid sono state le uniche firmatarie di una sfida legale di successo contro il piano per il Sudafrica di acquistare fino a 10 centrali nucleari dalla Russia a un costo stimato di 1 tonnellata (76 miliardi di dollari). 

Dopo una battaglia legale durato cinque anni, un tribunale superiore ha dichiarato illegale l’accordo lo scorso aprile e ha accettato le affermazioni dei querelanti secondo cui era stata concordata senza un’adeguata consultazione con il parlamento. 

A parte le immense ramificazioni geopolitiche, la sentenza è stata una rivendicazione per il movimento della società civile che mira ad ampliare la partecipazione pubblica, soprattutto da parte della donna, nel processo decisionale energetico.

C’erano rischi nell’affrontare il presidente, l’elettricità e gli interessi di una potenza straniera. Le due donne sono state avvisate di poter affrontare violenze e attacchi alla loro reputazione, ma hanno firmato i documenti legali a prescindere. 

“È importante che questa campagna sia guidata da donne”, ha detto Lekalakala in un’intervista a Cape Town. “Stiamo ottenendo questo premio [Goldman] perché ci siamo davvero sacrificate mettendo i nostri nomi sulla linea. Altri erano spaventati. Ma abbiamo passato così tanto che eravamo disposte a correre il rischio “.

McDaid, che lavora per l’Istituto per l’ambiente delle comunità religiosedell’Africa australe, ha affermato che la campagna è un riconoscimento del fatto che l’azione popolare può funzionare. “I governi di tutto il mondo amano dare l’impressione che i cittadini non abbiano potere. Non è vero. Abbiamo dei pesi e contrappesi e dobbiamo usarli. “

Entrambe hanno affilato i denti come attiviste nella lotta anti-apartheid degli anni ’80.

McDaid, allora insegnante, fu coinvolta nel massacro di Troia Horse ad Athlone, a Città del Capo. Ha nascosto gli studenti cercati dalla polizia a casa sua e ha usato la sua auto per bloccare le truppe che inseguivano gli studenti. 

Lekalakala è cresciuta a Soweto, il cuore del movimento per la coscienza nera.Quando aveva 19 anni serviva come maggiordomo in un grande magazzino. Ha anche assistito ad alcune delle peggiori violenze, sia da parte delle autorità bianche che da conflitti di fazioni black-on-black. 

Verso la fine degli anni Ottanta, un’epoca in cui presunti collaboratori dell’apartheid venivano puniti con “collane” di pneumatici bruciati, fu svegliata da urla nel cuore della notte e corpi scossi sul pavimento al mattino. “Quello è stato il momento più difficile della mia vita”, ricorda. 

Questo background ha reso le due donne relativamente senza paura. Sono stati entrambe minacciate e hanno subito irruzioni in cui i sistemi di allarme sono stati smantellati con abilità e solo i loro laptop (piuttosto che oggetti di valore come gioielli o macchine fotografiche) sono stati rubati, suggerendo che gli intrusi erano alla ricerca di informazioni piuttosto che di denaro.

“Sono molestie”, ha detto Lekalakala. “Ma sono molto coraggiosa. Sono abituata alle minacce. “

Le due donne hanno iniziato a lavorare insieme nel 2009 quando si sono unite a Earthlife , un gruppo progettato per incoraggiare le donne a diventare più coinvolte nel processo decisionale in materia di energia e clima.

Per Lekalakala è stata un’esperienza d’apertura. “Quando ho iniziato con Earthlife ero la sola donna nera . Pensavo che fosse sbagliato. Sono le povere donne di colore che sono più colpite ma sono i ricchi uomini bianchi che prendono tutte le decisioni “. 

Si sono rivelate influenti, fornendo input nella National Energy Act e nella politica energetica del clima.

Hanno sfidato la visione a lungo termine secondo cui l’energia è una questione tecnica e ingegneristica per specialisti piuttosto che per la gente comune.”Abbiamo rotto quella barriera e stiamo continuamente rompendo le barriere”, ha detto Lekalakala, che ha anche partecipato alla campagna contro i piani per una miniera di carbone a Thabametsi.

Sono stati informate sull’accordo nucleare da parte del gruppo russo EcoDefence .

Sebbene il governo sudafricano non avesse comunicato al pubblico il piano, il suo socio in affari, Rosatom, di proprietà statale, ha inizialmente pubblicato un annuncio sul proprio sito web . Ciò è stato rapidamente eliminato, ma non prima che Earthlife ne facesse una copia e la pubblicasse alle associazioni di ambientalisti, gruppi religiosi , avvocati e media.

La vittoria della loro corte fu un duro colpo per i piani di Putin di aumentare il reddito e l’influenza della Russia, e potrebbe aver contribuito alla caduta di Zuma dopo nove anni al potere. 

Secondo quanto riferito, il presidente aveva licenziato due ministri delle finanze in parte perché non erano disposti ad approvare il costo di 76 miliardi di dollari del progetto. E ‘stato anche un tema di rivendicazioni di corruzione da parte di nemici politici e rivali nell’ANC, dato che il figlio di Zuma era un direttore dell’unico miniera che forniva l’uranio. 

Il nuovo governo ha segnalato uno spostamento di direzione. Il presidente Cyril Ramaphosa ha detto a Davos quest’anno che il piano per aggiungere 9,6 gigawatt di energia nucleare era fuori dal tavolo. 

Più recentemente, il ministro dell’Energia Jeff Radebe ha firmato accordi che promuoveranno l’energia eolica e solare.

“I segnali politici sono buoni che il nucleare non sta andando avanti in tempi brevi”, ha detto McDaid. “Ma penso che questo sia solo un passo nel cammino verso un Sudafrica senza nucleare. C’è una lunga strada da percorrere. Il successo sarebbe che il nostro unico impianto esistente fosse distrutto e che il governo facesse una dichiarazione per abolire il nucleare “.

Lekalakala concorda sulla necessità di rimanere vigili perché il carbone – insieme al nucleare – rimane una preoccupazione e il governo rivedrà la sua politica energetica in cinque anni.

“La società civile può rivendicare un po ‘di credito per garantire che il governo non abbia percorso un percorso nucleare che avrebbe mandato in bancarotta il paese”, ha detto. “Useremo il premio Goldman per promuovere la nostra lotta e costruire una nuova generazione di attivisti”.

Fonte:

https://www.theguardian.com/world/2018/apr/23/goldman-prize-awarded-to-south-african-women-who-stopped-an-international-nuclear-deal?CMP=share_btn_fb

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* La buona notizia del venerdi : Sebben che siamo donne : così cambieremo il mondo

Afghanistan, il test della mamma-matricola

L’immagine che la mostra concentrata sul test d’ammissione alla facoltà di medicina, col pargolo accucciato sulle sue gambe, ha reso famosa Jahantab Ahmadi.

E’ andata così.

Per partecipare alla prova dell’università privata di Nasir Khusraw, la venticinquenne Jahantab ha fatto due ore di strada, dal villaggio dove abita nella provincia di Daikundi sino a Nili.

S’è portata dietro l’ultimo figlio di pochi mesi, non poteva far diversamente, mentre i primi due venivano accuditi da parenti. S’è seduta in fila come altri concorrenti, ma a un certo punto il piccino ha iniziato a frignare, non smetteva, probabilmente non gradiva l’ambiente.

Per la madre, però, quella era un’occasione importantissima, alla quale dedicava un’attenzione speciale in un Paese dove l’accesso all’istruzione per tante donne rappresenta tuttora una chimera. Figurarsi il livello di studi universitario…

Allora Jahantab, pur non rinunciando al suo cuore di mamma, s’è ricavata una nicchia dietro la sedia di un’altra candidata. In quella cuccia ha placato l’ansia del bimbo, e soprattutto il pianto dirotto che disturbava la prova di tutti e rassicurando il figliolo s’è dedicata alle domande del test.

In quella posizione l’ha intravista un docente e ne è rimasto colpito a tal punto da cercare uno strumento per fotografarla, fosse pure l’obiettivo d’un telefono portatile. La mamma-studentessa è stata immortalata in quel crogiuolo di appunti e veli.

Conosciuta la vicenda, un’associazione che s’interessa ai giovani afghani l’ha avvicinata.

Jahantab appartiene all’etnìa hazara, desidera diventare dottoressa per mettere il sapere al servizio della gente e soprattutto dei bambini. Poter proseguire il sogno dell’istruzione che le si era interrotto a 18 anni con il matrimonio è per lei  una speranza immensa. Così la catena della solidarietà ha raccolto dei fondi per agevolarla negli studi, comunque costosi per una famiglia media. Le è stato trovato, assieme a marito e figli, un alloggio a Kabul dove potrà continuare a studiare, evitando di percorrere due ore di strada al giorno fra il villaggio e il capoluogo provinciale.

Ma questa storia a lieto fine è un’eccezione in un Paese tuttora oppresso dal fondamentalismo e da un sedicente governo democratico che non aiutano né donne né giovani a emanciparsi attraverso lo studio e il lavoro. Il suo 36% di alfabetizzazione continua a essere fra i più bassi del mondo.

eppure un sassolino alla sorgente può modificare il corso di un fiume

http://incertomondo.libreriamo.it/incertomondo/afghanistan-test-della-mamma-matricola/

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* La buona notizia del venerdì: Orto in Condotta di Slow Food: l’esempio della Scuola primaria Nino Costa a Torino

Orto in Condotta di Slow Food:

l’esempio della Scuola primaria Nino Costa a Torino

Orto in Condotta è un progetto di educazione alimentare e ambientale di Slow Food dedicato alle scuole. Coinvolge genitori, produttori locali, insegnanti e nonni, uniti nell’obiettivo di condurre e accompagnare i bambini alla scoperta della vita e del piacere del cibo.

L’esempio della Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino. Il progetto Orto in Condotta di Slow Flood prende avvio in Italia nel 2004 e nel corso degli anni è diventato lo strumento principale dell’Organizzazione per le attività di educazione ambientale e alimentare nelle scuole.

Ispirato al primo school garden di Berkeley, California, coinvolge genitori, nonni, insegnanti, bambini e produttori locali in numerosi percorsi volti a creare una comunità dell’apprendimento, per la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente


La rete italiana delle scuole aderenti al programma è ormai vastissima, con oltre cinquecento orti realizzati in tutta Italia.

Una delle scuole aderenti al programma è la Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino, che ha aderito al progetto Orto in Condotta con una particolare iniziativa: la scuola, con l’obiettivo di rafforzare la coscienza co-produttiva dei bambini, ha infatti aderito ad alcune feste locali e tra i banchetti dei produttori locali c’erano anche i prodotti dell’orto realizzato dagli alunni a scuola: i prodotti sono andati letteralmente a ruba, per la gioia dei piccoli produttori.  All’interno dell’Istituto gli insegnanti hanno deciso di lavorare sodo per fare in modo che i bambini conoscano attivamente il mondo del cibo, degli orti e della natura, grazie anche alla preziosa collaborazione dei nonni dei bambini che collaborano affinchè essi possano rastrellare, seminare, innaffiare e alla fine raccogliere i prodotti.
Le piantagioni sono in parte coltivate all’aperto (le numerose erbe aromatiche, i piselli, i fagiolini, rucola, insalata, ravanelli) e in parte in serra. I piccoli studenti hanno inoltre costruito dei 
semenzai, organizzato dei laboratori del gusto con i prodotti dell’orto e si sono presi cura di una piantina ciascuno, seguendone la crescita.
Uno degli obiettivi che si pone la scuola è quello di coltivare e recuperare alberi da frutto dimenticati come il giuggiolo, l’azzeruolo e il sorbo, così come alcuni fiori.

Per quanto riguarda la regione Piemonte, sono attualmente settantatrè gli istitutiche hanno deciso di collaborare al programma Orto in Condotta, e le varie attività delle scuole si pongono tutte l’obiettivo comune di condurre e accompagnare i piccoli studenti alla scoperta della vita, del piacere del cibo, del rispetto della natura e di chi la coltiva.

Foto copertina
Autore: Slow Food Italia

https://5minutiperlambiente.wordpress.com/2018/02/19/orto-in-condotta-di-slow-food-lesempio-della-scuola-primaria-nino-costa-a-torino/

https://5minutiperlambiente.wordpress.com/2018/03/29/lorto-sul-tetto-lesperienza-di-ortialti-a-torino/

Orto in condotta: un percorso lungo tre anni per seminare un futuro sostenibile

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* La buona notizia del venerdì: Una mamma e un figlio di 80 anni …

Mamma di 98 anni, si trasferisce nella  casa di cura per guardare il figlio di 80 anni perché “non smette mai di essere una mamma”


Non c’è niente di più forte dell’amore tra una madre e un figlio, e questa storia è l’esempio perfetto di quanto sia indissolubile questo legame. Ada Keating, 98 anni, si è riunita al figlio maggiore Tom, 80 anni, nella casa di cura  Moss View a Liverpool per prendersi cura di lui.
Ada e suo marito Harry hanno avuto quattro figli – Tom, Barbara, Margi e Janet.

L’unico ancora in vita è Tom,che prima di andare in pensione ha lavorato come pittore e decoratore presso i servizi di costruzione di HE Simm. Tom si è trasferito in una casa di cura a Moss View nel 2016 perché bisognoso di assistenza.

Ada e suo figlio sono inseparabili e amano trascorrere il tempo insieme – soprattutto a giocare e a guardare Emmerdale. “Io Gli dico buona notte tutte le sere nella sua stanza e poi me ne vado e il giorno dopo gli dò il buongiorno”. “Quando vado dal parrucchiere,mio figlio Tom aspetta il mio ritorno.

Quando ritorno, mi viene incontro e mi accoglie con un affettuoso abbraccio “.
Tom è contento di come stanno andando le cose,infatti,dice:”Sono molto felice di vedere la mia mamma di più, adesso che vive qui. È molto brava a prendersi cura di me “.

È molto commovente vedere la stretta relazione tra Tom e sua madre Ada e siamo così contenti di essere in grado di soddisfare le esigenze di entrambi”, ha detto il direttore della struttura, Philip Daniels. “È molto raro vedere le madri e i loro figli insieme nella stessa casa di cura e certamente vogliamo rendere il loro tempo insieme il più speciale possibile”.
Come ha detto Ada, “Non smetti mai di essere  mamma”.

 

Fonte: www.boredpanda.com 

http://www.pianetablunews.it/2017/11/05/mamma-di-98-anni-si-trasferisce-nella-casa-di-cura-per-guardare-il-figlio-di-80-anni-perche-non-smette-mai-di-essere-una-mamma/