Categoria: Comunicazione
comunicare attraverso le correnti energetiche universali
* La buona notizia del venerdì: Anche Ikea contribuisce al cambiamento ed educa con l’esempio
“Bully a plant” è l’esperimento ideato da Ikea a Dubai in occasione della Giornata contro il bullismo, celebrata in Medio Oriente , come campagna di sensibilizzazione dei ragazzini sulla violenza verbale e fisica, un progetto che ha dimostrato in modo semplice ed efficace quanto il bullismo ed ogni altra forma di maltrattamento anche solo verbale sappiano insinuarsi sottopelle e distruggerci dall’interno.
Per il progetto Ikea ha preso due piante della stessa specie e le ha posizionate in una scuola: si tratta di esemplari praticamente uguali per caratteristiche, età e trattamento botanico. Le due piantine sono state curate allo stesso modo e hanno ricevuto la stessa quantità di acqua, luce e fertilizzante.
L’unica differenza sta nelle parole e nell’atteggiamento degli alunni nei loro confronti: se da un lato c’erano coccole, carezze, complimenti e parole di incoraggiamento, dall’altro solo commenti negativi, angherie, insulti e offese. I bambini dunque dovevano prendersi cura della prima pianta, rivolgendole lodi e complimenti, e trattare male la seconda, sottoponendola a continuo maltrattamento verbale.
I ragazzini potevano comunicare direttamente le loro parole a ciascuna delle piante, poste in teche separate. E’ stato anche chiesto loro di registrare quello che dicevano alle piante, sia di persona che attraverso i social network, e di farlo poi “ascoltare” alle piante, in modo che le loro voci potessero essere ascoltate 24 ore su 24. Dietro di loro uno schermo spiegava le intenzioni dell’esperimento, sottolineando come anche le piante sono dotate di sensi simili a quelli degli esseri umani.
Dopo 30 giorni di questo trattamento tutti sono stati chiamati a guardare con i loro occhi le conseguenze sulle piante.
I risultati erano evidenti e sbalorditivi: la prima pianta, che aveva ricevuto solo complimenti, continuava a crescere e presentava una chioma verde e rigogliosa, mentre la seconda, la pianta “bullizzata”, lottava per restare viva e appariva malata, con le foglie secche, opache e penzolanti.
E così succede a tutti gli esseri viventi! E’ il caso di riflettere! E non solo sulle parole dette!
Il linguaggio è solo il 7% della comunicazione !
Noi comunichiamo con il nostro corpo, lo sguardo , la postura, il nostro stato d’animo. E questo vale in tutto il mondo e per tutto ciò che è vivente, esseri umani, piante, animali, anche l’acqua!
Del resto siamo un organismo unico con la Terra, ogni nostra azione riguarda e influisce su tutto il nostro intorno.Sentiamoci responsabili!
NON SI PUO’ NON COMUNICARE!
https://www.savethechildren.it/blog-notizie/insieme-ikea-contro-la-violenza-assistita
* E’ tutto sbagliato!
* La buona notizia del venerdì:L’arte che non ti aspetti è l’arte che insegna la cultura del bene comune
Lupi di metallo “a protezione” di piazza Pitti e Santissima Annunziata.
La monumentale installazione, dal nome “I lupi in arrivo”, è possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Firenze e le Gallerie degli Uffizi visibile dal 13 luglio e fino al 2 novembre.
L’opera che riflette sugli eccessi del progresso nella società contemporanea, si è insediata nella città simbolo del Rinascimento in dialogo con due capolavori dell’architettura universale, Palazzo Pitti e lo Spedale degli Innocenti.
La monumentale installazione di Liu Ruowang fa riflettere sull’atteggiamento predatorio dell’uomo nei confronti della natura.
Il minaccioso branco di lupi composto da ben cento fusioni in ferro, ciascuna del peso di 280 kg, che sembra attaccare un impotente guerriero è un’allegoria della risposta della natura alle devastazioni e al comportamento predatorio dell’uomo nei confronti dell’ambiente. Ed è, nel contempo, una riflessione sui valori della civilizzazione, sulla grande incertezza in cui viviamo oggi – resa ancor più evidente dai drammatici effetti del covid-19 – e sugli effettivi rischi di un annientamento irreversibile del mondo attuale.
“Lupi in arrivo” rappresenta quindi una vera e propria critica nei confronti di un mondo votato all’autodistruzione e i lupi sono un appello disperato alla salvaguardia ambientale di tutto il pianeta.
Organizzata grazie a Matteo Lorenzelli, titolare della galleria milanese Lorenzelli Arte, la mostra si propone di instaurare un legame fisico, intellettuale e anche ludico con la cittadinanza, stimolando curiosità e partecipazione, così da avvicinare un pubblico più ampio di quello che frequenta solitamente mostre e musei.
Il progetto è stato ideato in occasione delle celebrazioni dei 50 anni di relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese – quest’ultima rappresentata dal Console Generale Weng Wengang – e reso possibile dalla collaborazione tra Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi e Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, che hanno messo a disposizione due spazi tra i più simbolici di Firenze.
Lupi in arrivo interagisce liberamente con l’architettura cittadina, con i suoi abitanti o con chi è solo di passaggio, rispondendo così a un preciso intento dell’autore, il quale sostiene che “per insegnare amore e rispetto per l’arte alle nuove generazioni, il metodo migliore sia far entrare l’arte nella vita quotidiana, rendendo i musei sempre più accessibili e non solo. Le mie sculture, ad esempio, sono collocate nelle piazze: così l’arte crea anche un legame con gli spazi pubblici.
È importante costruire una cultura del bene comune”.
Prima di arrivare a Firenze, i lupi di Liu Ruowang avevano “invaso” Napoli, dove erano stati posizionati in piazza del Municipio.
Lo sbarco della maxi installazione nel capoluogo toscano segna un ideale passaggio di consegne tra i sindaci Luigi De Magistris e Dario Nardella, che hanno dimostrato di credere al messaggio potente della grandiosa opera dell’artista cinese.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “In Piazza Pitti, il branco di lupi che si accinge ad entrare nel palazzo attraverso il portone centrale ci ricorda immediatamente il cupo contrattacco della natura nel classico ‘Gli uccelli’ di Alfred Hitchcock, ma richiama alla nostra mente anche la recentissima esperienza di tante specie selvagge rientrate nella nostra città durante il recente lockdown.
È la metafora del rapporto uomo/natura. Con la presenza dei lupi di Liu Ruowang nelle nostre piazze – lupi eleganti, dalla chioma cesellata come negli antichi bronzi cinesi – avremo molti mesi per pensare a come contribuire al rispetto degli equilibri del pianeta”. Liu Ruowang (1977) è uno dei maggiori artisti cinesi contemporanei. Scultore e pittore, il suo è un percorso originale collocato nel solco della tradizione cinese, e che amalgama elementi trasversali con aspetti peculiari della sua tradizione. Partendo dalla considerazione che la storia dell’uomo è anche la storia del suo rapporto con la natura, l’artista cinese attinge, da un lato, alla cultura del suo paese e dall’altro a quella occidentale, e attraverso richiami alla globalizzazione, rappresenta la moltiplicazione delle varie identità sia reali che virtuali.
La dimensione filosofica di Liu Ruowang è anche una vera e propria denuncia dei rischi provocati dalla perdita dei valori umani, mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza.
L’installazione Lupi in arrivo è frutto della produzione dell’ultimo decennio che va considerata a pieno titolo la maturità artistica di Liu Ruowang.
Dietro la monumentalità dell’installazione, inoltre, c’è un aspetto caro all’Oriente quanto all’Occidente, perno centrale di tutta la produzione di Liu Ruowang, e cioè la capacità di polarizzare l’ambiente e lo spazio attraverso una narrazione semplice e sublime, che adatta i toni epici del mito all’odierna civiltà, dominata dal progresso scientifico e tecnologico, sempre più in conflitto con l’ordine naturale.
* 28 agosto 1963: I have a dream
Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno.
E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual:
“Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.
Martin Luter King
* La Energia che ci ha spinto al cambiamento ci sta accompagnando a riconoscerci nella nuova Coscienza della Era Acquariana dell’uguaglianza e della pace
E’ dalla fine del 2019 che ho iniziato a scrivere della peculiarità del 2020, che, onestamente parlando, ha superato di gran lunga ogni aspettativa possibile. Si intuiva che fosse qualcosa di totalmente nuovo, ma così sta superando ben ogni possibilità immaginativa/sensitiva.
Tuttavia, riflettendo, mi sono accorta di una cosa. Ho comparato il Cielo astrologico del Solstizio d’Inverno del 2012, inizio del primo grande movimento di cambiamento di frequenza planetaria, con il Cielo attuale e ho avuto una conferma: stiamo chiudendo ora ciò che iniziò allora. Anche la Scienza Cosmica rivela questo aspetto, in questo scritto lo affronto dal punto di vista dell’Astrologia Solare.
Nella nostra vita quotidiana questo significa un confronto senza pari con noi stessi. Tutto quello che era pronto sulla tavola del nostro percorso di risveglio e che finora non abbiamo avuto la forza di guardare, non può più essere evitato, se vogliamo partecipare al grande passaggio della Terra verso l’attivazione del suo corpo di luce. E ovviamente del nostro. Ma cosa significa attivare il corpo di luce, mentre la vita si fa sempre più difficile, densa, in salita? In realtà tutto questo è normale proprio perché ci troviamo esattamente davanti alla stessa soglia di otto anni fa, solo che l’intensità è cresciuta in tanti sensi.
Noi umani non sappiamo chi siamo, non conosciamo il nostro vero potere, siamo annientati dalla paura e dal senso di smarrimento. E’ arrivato il tempo di uscire da questo stato. Tutto qui. Per questo motivo negli ultimi anni (2018/2020) siamo passati attraverso il processo di essenzializzazione del transito di Saturno in Capricorno. La cosa curiosa a questo proposito è il fatto che ora Saturno si trova a 26° Capricorno, esattamente dove si trovava Marte il 21.12.2012. Allora stavamo ricevendo la spinta dell’Apprendista, che incoraggiava i ricercatori a muoversi. Avevamo tante opportunità di poterci sperimentare in innumerevoli modalità creative. Oggi è il Maestro che si manifesta nella nostra vita, e l’unica cosa che conta è il silenzio ed il confronto con i fatti.
L’altra sincronicità si svela sempre attraverso Marte, che ora si trova a 26° Ariete, in perfetto allineamento disarmonico con il Marte del 2012. Stiamo facendo i conti con i risultati, con ciò per cui ancora ci giudichiamo o non ci sentiamo degni, mentre possiamo guardarci con orgoglio per i risultati ottenuti, i draghi che siamo riusciti a guardare negli occhi.
Urano allora si trovava in Ariete, mentre ora agli stessi gradi circa ci si trova Chirone. Cioé: allora stavamo attraversando una grande crisi di identità. Quanta gente ha cambiato vita da allora? Oggi molti di noi hanno trovato altri contesti, modalità più vere di auto-espressione, di connessione con il Sé.
Per lo stesso motivo nel triennio 2013/2016, affrontammo una serie di processi disidentificativi portati avanti da diversi transiti nei Segni Cardinali, i Pionieri dello Zodiaco: Urano in Ariete, Giove in Cancro, Plutone in Capricorno. Lo scopo era di farci arrivare qui più leggeri, più centrati e più destrutturati, perché potessimo sempre più vivere senza aspettative (per quanto sia possibile per un umano) e perché potessimo offrire la coppa del nostro corpo alle nuove frequenze. Allora il processo cominciò ed ebbe sviluppo. Ora si sta concludendo.
A dicembre 2020 inizieranno importanti aspetti astrologici relativi al radicamento della nuova frequenza, nata e sviluppatasi in questi ultimi otto anni. Tutto quello che ha acquisito una forma, metterà radici nel passaggio dei flussi energetici dei Segni Fissi (Toro – dove si trova Urano, principio di amplificazione del processo di rivoluzione interiore; Leone – che riceverà i raggi opposti di Giove e Saturno in Aquario, e le quadrature di Urano, iniziando un ennesimo processo di scrematura; Scorpione – che riceverà la luce di Urano, vedendo ciò che difficilmente era visibile e le quadrature di Giove e Saturno, arrivando ad alchemizzarsi; Acquario – che attiva la cosidetta Era Acquariana dell’uguaglianza e della pace, guidando le coscienze alla fusione dentro il concetto di Uno). Tutto questo accade nei punti interiori preposti al governo di questi Archetipi.
Ci aspetta una grande rivoluzione interiore, che sicuramente tanti di noi stanno già cavalcando.
Non c’è nulla da temere, solo da perseguire il matrimonio interiore affinché nulla più possa separarci dalla Fonte che pulsa nel cuore. Qualunque difficoltà stiamo vivendo ora, rappresenta la caduta degli ultimi veli. Per cui non scoraggiamoci e rimaniamo in osservazione, anche quando ci accorgiamo che continuiamo a reiterare gli stessi errori, o supposti tali.
Si sta componendo un nuovo disegno, ci vuole pazienza perché non ne vediamo ancora il senso.
Fonte:
Leggi anche:
https://lauracarpi.com/2018/01/24/gira-gira-il-grande-zodiaco-eta-dellacquario/
* Io vedo la vita…
* Divagazioni con aspirapolvere
NON SI PUO’ NON PENSARE!
A volte, anzi spesso, sento dire” non ho neanche il tempo di pensare..” “ ma ti pare che con tutto quello che devo fare mi metto lì a pensare ”.” ma figurati! e poi a che mi serve…”
Mentre passo l’aspirapolvere posso pensare?
Impossibile? Possibile!
“Pensare “ mi fa venire in mente un qualcuno che, tenendosi la testa con una mano, lo sguardo sfuocato nell’infinito, ascoltando una musica in sottofondo, cercando una sensazione di pace si mette in contatto con il suo profondo sé e tira fuori un nuovo massimo sistema.
“Meditare” è un pensare che significa “ svuotare la mente da immagini e suoni” …
Se mi dicono svuota la mente, istantaneamente la mia testa si riempe di miliardi di pensieri, tipo “non ho chiuso il gas”o “domani scade la rata dell’auto” “ se mi sbrigo faccio a tempo a vedere quel film” e anche pensieri degli altri, perchè mi capita di domandarmi “ questo che c’entra?”
Io mi sento completamente libera di pensare come voglio, quando voglio, dove voglio.
Pensare o no è qualcosa che decido io. Se dico che non posso è perchè non voglio, oppure ho paura di pensare.
Pensare potrebbe farmi vedere più chiaramente le esperienze della mia vita, magari trovare il modo di stare meglio, magari piacermi di più, magari risolvere qualcosa che mi sembra un problema.
A volte adagiarsi nella routine è più comodo.
A volte si è trascinati dai pensieri, dalle preoccupazioni e dalle ambizioni degli altri…
e non ci si accorge di farlo.
Mentre continuo a passare l’aspirapolvere i miei pensieri volano…
”Vaa pensiero sull’ali doraaate…”
Volano i pensieri?
Se io li lascio volare liberamente , se li indirizzo, se so dove mandarli…

Con il pensiero volo fuori, e quando dico fuori intendo fuori dal pianeta , in mezzo all’universo, c’è tanta luce, incontro Saturno che, vedendomi con l’aspirapolvere, precisa subito che gli anelli sono stati appena puliti e lucidati, mentre se proprio voglio ci sarebbe Marte, che da eoni è ricoperto di polvere rossa e meno male che lui, Saturno, è così lontano.
Mi piace stare nello spazio. Il pianeta visto da fuori dovrebbe essere azzurro, verde e un po’ marroncino… Gli esseri umani sembrano formichine che vanno, vengono in un continuo movimento. Chi gira di qua chi gira di là! Tutti con gli occhi rivolti in basso o al massimo davanti. Ehilà! Qualcuno che guardi in su?
Così presi ognuno dai propri pensieri che c’è come uno spesso strato multicolore e rumoreggiante che sovrasta e coinvolge. E’ così spesso che sembra impermeabile ed impenetrabile. Come un unico gigantesco pensiero.
Mi chino per acchiappare una briciola che cerca di nascondersi nel controluce del pavimento…Grlup!
Oibò! eppure quando sei giù , anche se ti capita di non sentirti proprio a tuo agio, e non sai perchè, continui ad andare. Segui la corrente e quando ti senti controcorrente è solo che segui la controcorrente.
Guardarsi da fuori è un bel modo di pensare: si vede da un altro punto di vista.
E tutto e tutti appaiono diversi.
Ecco potrei essere lì,dove vado, cosa faccio e perchè, le mie scelte mi portano a seguire una corrente o una controcorrente, a prendere una direzione o un’altra, ad avere pensieri di altri colori. E magari scambiare due parole con la formichina vicino ed a creare un doppio colore, anche complementare.

Intanto l’aspirapolvere inghiotte una puntina. Cling! Lo alzo verso l’alto e una ragnatela piccola piccola finisce aspirata e forse insieme al suo costruttore, ahimè.
Qualcuno mi impedisce forse di guardare verso l’alto e ad andarci pure?
E lì è un buon punto di osservazione: posso anche pensare che la vita che ho scelto mi piace, perchè è indubbio che l’ho scelta io, che le mie esperienze mi portano nelle direzioni che io voglio, che quello che mi angustia come un problema insormontabile, visto da qui, è solo una piccola nuvola davanti al sole, che a quell’obbiettivo ci manca poco, ma poco poco ed è raggiunto…
Visto da qui…
Visto da qui la mia casa mi appare chiara e brillante, profumata e liscia, come gli anelli di Saturno, come la mia vita….
” Vaa pensiero sull’ali doraaate…”












