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* La buona notizia del venerdì: Lo Stop alle pellicce di Giorgio Armani

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Stop alle pellicce.

La notizia è di quella ad alto impatto mediatico e ha subito fatto il giro del mondo: la maison di moda Giorgio Armani ha annunciato l’abolizione totale dell’uso di pellicce nei suoi capi d’abbigliamento. A partire dalla stagione autunno inverno 2016-17 tutte le collezioni saranno al 100% fur free. 

La Lav ha definito la scelta dello stilista una svolta storica destinata a fare tendenza, anche se non è certo la prima in assoluto nel mondo della moda dove in tanti sono da tempo sulla strada dell’ecofur.

“Sono  lieto  di  annunciare  il  concreto  impegno  del  Gruppo  Armani alla  totale  abolizione  dell’uso   di  pellicce animali nelle proprie collezioni.  Il progresso  tecnologico raggiunto  in questi  anni ci  permette  di avere  a disposizione valide alternative  che rendono inutile  il  ricorso  a  pratiche  crudeli  nei confronti  degli animali.  Proseguendo il processo virtuoso intrapreso da tempo – ha dichiarato Giorgio Armani –  la mia azienda compie  quindi  oggi un  passo importante a testimonianza  della particolare attenzione verso le delicate problematiche relative alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente e del mondo animale.

(Premium Pricing - DOUBLE RATES APPLY) Attitude by Giorgio Armani smiling, sitting on two sculptures representing felines, holding her cat in her arms, in his apartment in Milan, via Borgonuovo. (Photo by Sebastien Micke/Paris Match via Getty Images)

Una scelta strategica, un aggiornamento obbligato, imposto anche dalla sensibilità collettiva crescente su pelli e pellicce, che dimostra come sia possibile coniugare mercato ed etica secondo le associazioni animaliste, e che sarà premiata dai consumatori.

Una decisione che fa onore  alla Maison  Armani  e  rafforza  una  strada  già   tracciata  e  consolidata  dalla  Lav in anni  di  campagne antipellicce  in tutto il mondo,  in  favore  della moda etica,  responsabile  e  sostenibile, e dunque  senza utilizzo di  animali “– ha commentato  Simone Pavesi, responsabile  Lav  Moda Animal Free –

Gli estimatori dello stile Armani saranno entusiasti: una scelta di vero stile per  il  ‘Re’ della  moda, amato e apprezzato in tutto il mondo.

La Lav, dal canto suo, ha avviato il progetto Animal Free Fashion col quale attribuisce una valutazione etica alle aziende che si impegnano a non utilizzare materiali animali.

Armani. giunto a questo traguardo in accordo con la Fur free Alliance (coalizione internazionale di oltre 40 importanti associazioni di protezione animali), non è  certo il primo a intraprendere la via ecologica.

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Basti pensare alla stilista Stella McCartney, che da sempre non fa uso di pelli e pellicce per le sue collezioni, e a marchi di fascia alta come Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein certificati ‘fur free’ da tempo, esattamente come catene più commerciali quali Zara, American Apparel, Bershka, H&M e ASOS.

Ricordiamo che circa 95 milioni tra visoni, volpi e altri animali sono uccisi ogni anno in tutto il mondo per la loro pelliccia; Europa e Cina restano i maggiori produttori a livello mondiale.

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Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace.

Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro.

Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.

Pitagora

Fonte 

lav.it

http://www.tuttozampe.com/stop-alle-pellicce-la-svolta-di-giorgio-armani/72994/

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* La buona notizia del venerdì: ragazzi che vogliono cambiare il mondo, l’isola di Budelli

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Salviamo l’isola di Budelli con il crowdfunding e trasformiamola in un paradiso per teenager. Questa l’idea di 23 studenti di seconda media della scuola di Mosso in provincia di Biella per salvare l’isola dell’arcipelago sardo deLa Maddalena.

Dopo la rinuncia del magnate Michael Harte, l’isola di Budelli potrebbe tornare nuovamente all’asta. Per evitare che anche stavolta, venga assegnata in mano a privati, i ragazzi hanno lanciato suFb la campagna “Non si s-Budelli l’Italia”.

Se lo Stato non ha i soldi, allora li mettiamo noi

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Siamo gli allievi e gli insegnanti della classe 2B della scuola media di Mosso, un piccolo comune montano della provincia di Biella, in Piemonte. Ieri abbiamo letto sul giornale, con il nostro prof, le notizie sull’isola di Budelli. Ci è venuta l’idea di mettere in piedi questo progetto: una grande colletta su internet (crowdfunding) per permetterci di acquistare l’isola, per far sì che rimanga italiana e incontaminata. Vorremmo che fosse l’isola di tutti gli studenti d’Italia. Abbiamo calcolato che se ogni studente delle scuole italiane mettesse 50cent, avremmo subito i fondi necessari. Naturalmente accettiamo contributi anche da chi non è studente!, si legge sullapagina Fb creata ad hoc.


Gli stessi studenti a favore dell’isola di Budelli hanno versato 75 euro, donando 5 centesimi per ciascuno dei 1500 abitanti del loro paese. Ma l’obiettivo è più ambizioso: se ogni studente italiano versasse 50 centesimi per salvare l’isola e la sua meravigliosa spiaggia rosa, si riuscirebbero a racimolare tre milioni di euro, la stessa cifra con la quale il magnate neozelandese se l’era aggiudicataall’asta.

Insieme al problema dei soldi, gli studenti stanno pensando anche al passo successivo, cioè come valorizzare questo splendido luogo. Il timore più grande, quando Harte aveva ottenuto l’isola di Budelli, era quello che volesse trasformare il luogo in resort e villaggi di lusso rovinando per sempre questo territorio incontaminato.

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Ad accogliere con entusiasmo l’iniziativa anche Giuseppe Bonanno, presidente dell’Ente Parco de La Maddalena:che così commenta l’iniziativa: “L’idea migliore è quella degli studenti di Biella, che hanno iniziato a mettere 50 centesimi a testa e hanno lanciato la campagna «Non si sBudelli l’Italia» sui social network”. 

La piattaforma per la raccolta fondi non è ancora attiva ma ci sono già i primi commenti di chi vorrebbe fare una donazione. Scrivono da una scuola di Alghero: “Abbiamo saputo della vostra meravigliosa iniziativa e vorremo aderirvi. Vorremo ulteriori informazini per poterla realizzare nel migliore dei modi”. E gli studenti di Mosso rispondono: “Appena attivata la piattaforma lo comunicheremo. Iniziate pure comunque la raccolta di fondi. grazie!”.

Un’iniziativa lodevole in linea con quanto l’Ente Parco ha da sempre voluto e progettato per l’Isola simbolo dell’Arcipelago di La Maddalena: una proprietà diffusa e pubblica, che renda il patrimonio ambientale un valore per tutti e non un beneficio di pochi. Particolarmente significativo è il livello di consapevolezza, messo in campo dai ragazzi lanciando questa iniziativa, si legge in un comunicato. 

L’Ente Parco promette di sostenere l’iniziativa e di adoperarsi per rendere possibile una visita all’isola di Budelli.

La volontà espressa dai giovani cittadini restituisce speranza rispetto a quella che è la nostra idea di valorizzazione del territorio. Il crowdfunding promosso e posto all’attenzione dell’opinione pubblica potrebbe, in ogni modo rappresentare una garanzia, oltre che per l’acquisto, anche per istaurare un modello di gestione diffusa che trasformerebbe l’isola di Budelli in un laboratorio permanente di educazione ambientale e di gestione partecipata, i cui primi attori e protagonisti sarebbero i ragazzi. Proporrò al Consiglio dell’Ente la realizzazione di un gemellaggio permanente tra il Parco e la Vostra scuola, conclude Bonanno.

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Gli studenti pur non sapendo ancora se il loro sogno diventerà realtà, guardano al futuro e pensano a un paradiso per teenager il tutto nel rispetto dell’ambiente e lontani da logiche di speculazioni di privati.

In bocca al lupo e#salviamobudelli!

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.( Paulo Coelho)

http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/19370-isola-budelli-ragazzi

http://www.repubblica.it/ambiente/2016/02/13/news/sardegna_budelli_magnate_neozelandese_annuncia_rinuncio_all_acquisto_dell_isola-133340340/

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La buona notizia del venerdì: Petaloso è una parola?

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Avete mai utilizzato il termine “petaloso” in vita vostra, riferendovi ad un fiore?

Immagino di no, ma è tutto normale: il termine di fatto ancora non è entrato nel nostro vocabolario ma, se ci impegniamo un po’, potrebbe venire accettato dalla Crusca e diventare ufficialmente parte della lingua italiana.

L’ha inventata un bambino che frequenta la terza elementare alla scuola Marchesi di Copparo, in provincia di Ferrara.

Si chiama Matteo e alla domanda “«Come  definiresti un fiore?» ha risposto: «petaloso!».

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Margherita Aurora, questo il nome dell’insegnante. è rimasta colpita dalla bellezza della nuova parola – per quanto inesistente- ed ha quindi deciso di scrivere direttamente all’Accademia della Crusca, Petaloso suona bene, è una parola formalmente corretta, ma nel vocabolario italiano non esiste. Per ora. 

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Con un linguaggio adatto ai bambini Maria Cristina Torchia – della Redazione Consulenza Linguistica – ha risposto così (testo integrale):

Caro Matteo,
la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano così come sono usate parole formate nello stesso modo.
Tu hai messo insieme le parole petalo + oso ➺ petaloso = pieno di petali, con tanti petali.
Allo stesso modo in italiano ci sono:

  • pelo + oso ➺ peloso = pieno di peli, con tanti peli
  • coraggio + oso ➺ coraggioso = pieno di coraggio, con tanto coraggio.

La tua parola è bella e chiara, ma sai come fa una parola a entrare nel vocabolario? Una parola nuova non entra nel vocabolario quando qualcuno la inventa, anche se è una parola “bella” e utile. Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano.
Se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in tutta Italia cominceranno a dire e a scrivere “Com’è petaloso questo fiore!” o, come suggerisci tu, “le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi”, ecco, allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano, perchè gli italiani la conoscono e la usano. A quel punto chi compila i dizionari inserirà la nuova parola fra le altre e ne spiegherà il significato.
È così che funziona: non sono gli studiosi, quelli che fanno i vocabolari, a decidere quali parole sono belle o brutte, utili o inutili. Quando una parola nuova è sulla bocca di tutti (o di tanti), allora lo studioso capisce che quella parola è diventata una parola come le altre e la mette nel vocabolario.
Spero che questa risposta ti sia stata utile e ti suggerisco ancora una cosa: un bel libro, intitolato Drilla e scritto da Andrew Clements. Leggilo, magari insieme ai tuoi compagni e alla tua maestra: racconta proprio una storia come la tua, la storia di un bambino che inventa una parola e cerca di farla entrare nel vocabolario.
Grazie per averci scritto.
Un caro saluto a te, ai tuoi compagni e alla tua maestra.

MA COME SI EVOLVE UNA LINGUA? 

Le parole, colonne della nostra lingua, sono in continua evoluzione: nuovi termini nascono, altri assumono diversi usi o sono rilanciati. L’italiano, così, si trasforma seguendo il costume, la cronaca, la tv, le tecnologie… «Il lessico si arricchisce di continuo e i neologismi raccontano la società che li genera» spiega Nicoletta Maraschio, docente di storia della lingua italiana all’Università di Firenze e prima donna a guidare l’Accademia della Crusca dal 2008 al 2014.

L’esigenza di nuove parole può nascere per definire nuovi oggetti, concetti, mode.

Quali sono le fonti da cui sgorgano più neologismi? I

Innanzitutto, le nuove tecnologie: computer, Internet, telefonini. Parole come blog, social network, smartphone si sono consolidate nel linguaggio quotidiano per indicare nuovi oggetti, servizi e fenomeni. Per il bisogno di indicare nuove azioni, sono stati creati verbi: così contrassegnare con un tag, una parola chiave, diventa taggare; un messaggio (post) si può postare in uno spazio sul Web.

Altre parole diventano di moda: come evento, usato dai ragazzi per definire qualsiasi genere di appuntamento copiando l’utilizzo fatto su Facebook.

..continua (http://www.focus.it/cultura/curiosita/petaloso-e-una-parola)

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 Sembra una favola ! Eppure ci sono tanti Matteo, tante maestre Margherita, tante persone intelligenti e curiose nelle istituzioni che sono protagonisti di favole quotidiane, ignorate dal ritmo frenetico e fuorviante della vita di oggi che tiene conto più della quantità che della qualità.

Se scrivete ora , il correttore automatico del computer  sottolinea in rosso la parola petaloso: la rileva come un errore.

Ma è solo questione di tempo.

Sui social è partita una sorta di originale campagna di sensibilizzazione che invita tutti gli studenti del web a utilizzare l’hashtag e la parola  quanto più possibile, proprio per far avverare il sogno del giovane Matteo, trasformando #petaloso in un nuovo termine della nostra lingua!

http://www.gingergeneration.it/n/la-parola-petaloso-sta-entrare-nel-dizionario-italiano-la-sua-storia-suo-significato-198640-n.htm

http://www.focus.it/cultura/curiosita/petaloso-e-una-parola

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* Stasera Giove e la Luna si sfiorano… e ci sono anche le stelle cadenti!


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Giove e la luna ancora una volta regalano spettacolo.

Questa sera il nostro satellite naturale e il gigante gassoso del sistema solare si sfioreranno, offrendoci una bella immagine nel cielo notturno. Ma non solo. I due corpi saranno accompagnati da ben due sciami di meteore.

Fino a qualche giorno fa abbiamo ammirato la congiunzione tra i cinque pianeti ma è già ora di guardare avanti. Giove e la luna ci hanno abituati a spettacoli di questo tipo ma stasera le condizioni per ammirarli al meglio ci sono tutte.

I due corpi infatti sorgono molto presto e saranno visibili già durante le prime ore della sera tra il 23 e il 24 febbraio. Basterà guardare a est per individuare la luna (ieri al plenilunio) e Giove sovrastati dalla costellazione del Leone. Con un buon binocolo o un telescopio sarà possibile notare anche alcuni dei più grandi satelliti di Giove.

La mappa che segue mostra il cielo orientale attorno alle 21:

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Non sarà però l’unico spettacolo che potremo ammirare questa sera. A rendere ancora più romantico l’appuntamento tra la luna e Giove saranno le stelle cadenti Delta Leonidi che raggiungeranno il loro picco il 24 febbraio insieme alle sigma Leonidi, con il massimo della visibilità tra il 25 e 26 febbraio nella stessa porzione di cielo occupata dal nostro satellite e dal gigante gassoso.

I due sciami di meteore, come si evince dal loro nome, hanno il radiante nel Leone. Ciò significa che sembrano avere origine proprio da questa costellazione.

 

Luna e Giove amplificano la sensibilità della persona, generalmente il mondo esterno rappresenta sempre una nuova possibilità di crescita interiore. L’attenzione al benessere è rivolto all’interno, derivandone una spiritualità spiccata, ma non per forza religiosa in senso stretto. La risonanza della persona nell’ambiente esterno è tale da farle assumere sempre un particolare e adeguato prestigio. Rapporti determinanti con figure femminili.

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Il 22 febbraio c’è stato il Plenilunio nel segno della Vergine, dove in questo momento il grande pianeta Giove benefico sta transitando in moto retrogrado (dal 09.01 al 09.05.2016), in congiunzione con il Nodo Lunare Nord, simbolo del viaggio evolutivo della Mente collettiva. Questa polarizzazione in Vergine ci aiuta a focalizzarci su un sano distacco dai drammi emozionali che normalmente la vita ci propone quale esperienza della nostra natura umana.

Giove è un pianeta che rimane in un segno circa 12 mesi e durante il suo transito assume un moto retrogrado per alcuni mesi, così da accompagnarci senza troppa fretta verso l’integrazione dei nuovi valori che esso porta nella nostra vita.

Nel caso di questo attuale viaggio nel segno della Vergine, Giove ci insegna la Purificazione, cioè un metodo per eliminare tutto quello che non ci serve più, a qualunque livello ed in qualunque ambito esistenziale.

La sua congiunzione con il Nodo Evolutivo implica che il processo di purificazione ci porta diritto verso un forte senso di liberazione, che ci aiuterà a risplendere di luce propria.

Un esempio? Immaginate di esservi sempre identificati con un dolore, per esempio il senso di abbandono. Avete costruito la vostra vita intorno a quel dolore, compensando con varie strategie di dipendenza il vuoto che sentivate di avere dentro. Poi, all’improvviso, riuscite a mettere insieme i pezzi della vostra infanzia, perché grazie al processo di purificazione tutto diventa estremamente chiaro dentro di voi. E vi accorgete che in realtà quel senso di vuoto vi deriva direttamente dal campo emozionale dei vostri genitori, che avete ovviamente respirato da quando esistete. Non vi sentite più vuoti, ma integri e leggeri! In automatico cambia completamente tutto il campo elettromagnetico del vostro sistema umano e voi vi ritrovate con una forza vitale come mai prima. 

Il processo di Purificazione può essere effettuato in base alle proprie preferenze e predisposizioni. Si può aumentare il consumo di tisane, oppure alleggerire l’alimentazione per un periodo, oppure intensificare l’attività fisica. L’importante è mettere nelle nostre azioni l’intenzione di voler lasciar andare l’eccesso, la drammatizzazione, lo squilibrio portato dal dover soddisfare dei bisogni inconsci.

Il messaggio è di centrarsi sempre più nel punto del respiro, all’altezza del terzo chakra, dove si trova il diaframma. Lì possiamo lasciar andare il groviglio di emozioni represse. La Vergine porta il dono del distacco da tutto quello che ci appesantisce e possiamo sfruttare questi giorni per ripulire il fisico da tossine fisiche ed emozionali.

 

http://ashtalan.blogspot.it/2016/02/astrobollettino-del-2127022016.html

http://greenme.it/informarsi/universo/19380-giove-luna-23-febbraio-meteore-leonidi

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* La buona notizia del venerdì : La soluzione è l’orto sul tetto

 

Come riutilizzare i rifiuti organici che si producono nei negozi?

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In Brasile la soluzione è l’orto sul tetto.

Il centro commerciale Shopping Eldorado di San Paolo ricicla i propri rifiuti organici per produrre concime per coltivare l’orto.

La maggior parte dei centri commerciali del mondo invia i rifiuti organici in discarica, ma non si tratta di certo della soluzione migliore dal punto di vista ecologico. Creare un orto sul tetto consente di riutilizzare i rifiuti in modo intelligente.

L’idea per il progetto dell’orto sul tetto del centro commerciale Shopping Eldorado è nata nel 2012 e ora grazie a questa iniziativa gli oltre 400 kg di rifiuti organici prodotti ogni giorno vengono trasformati in compost da utilizzare per concimare il tetto verde.

Grazie al compost naturale, sul tetto del centro commerciale di San Paolo si coltiva un orto biologico molto produttivo. Dagli scarti dei 10 mila pasti serviti ogni giorno nel centro commerciale si ricavano 14 tonnellate di concime naturale ogni mese.

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Nell’orto sul tetto si coltivano melanzane, zucchine, zenzero, pomodori, lavanda, melissa, menta e molti altri ortaggi e erbe aromatiche che vengono tutti utilizzati nei ristoranti delle cucine del centro commerciale. Chi lavora in cucina può salire sul tetto e raccogliere gli ingredienti freschi di cui ha bisogno ogni giorno. Erbe aromatiche e ortaggi vengono coltivati senza pesticidi.

Il tetto verde ha anche altri vantaggi. Infatti consente di regolare in modo naturale la temperatura all’interno del centro commerciale e di ridurre il consumo di energia per l’utilizzo dell’aria condizionata. E’ inoltre attiva la raccolta dell’acqua piovana e dell’acqua filtrata dai condizionatori che viene utilizzata per irrigare o per i servizi igienici.

Grazie a questo progetto il centro commerciale di San Paolo ricicla il 25% dei propri rifiuti mensili e si propone di andare oltre.

Entro il 2017 infatti ha fissato l’obiettivo di ridurre a zero i rifiuti organici diretti in discarica.

L’idea di riciclare i rifiuti per concimare l’orto sul tetto ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Speriamo che possa essere imitata anche altrove nel mondo.

Anche negli Stati Uniti si è assistito a un vero e proprio boom degli orti sul tetto.

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Oltreoceano il fenomeno è in espansione. I contadini urbani sono alla ricerca di nuovi spazi sui tetti, in città, per continuare a coltivare.

A Detroit, città dell’automobile, e Cleveland, gli agricoltori cercano di conquistare i terreni dismessi, mentre a New York e a Chicago gli appassionati guardano sempre più in alto.

Dove gli spazi usuali sono assenti, si punta ai tetti, preferendo quelli che sono già verdi.

Il movimento dei tetti verdi è cresciuto soprattutto negli ultimi anni ed alcune città li hanno messi al centro dei loro piani di sostenibilità.

A Chicago, almeno 359 tetti sono ora coperti da vegetazione. Ciò garantisce numerosi benefici ambientali, dalla riduzione dei consumi energetici, alla purificazione dell’aria dalle emissioni inquinanti.

A Chicago, la scorsa estate, un tetto verde è stato trasformato nel più importante esempio di orto sul tetto della città. Ha una superficie di oltre 1000 metri quadri ed è l’orto sul tetto più grande del Midwest, secondo il Chicago Botanic Garden. Il tetto verde è stato trasformato in terreno produttivo, grazie ad un miglioramento del suolo ed al suo arricchimento con sostanze nutritive.

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I membri di Windy City Harvest Farmers coltiveranno cavoli, carote, peperoni, fagioli, bietole, pomodorini, numerose erbe aromatiche e altri ortaggi adatti a crescere su di un tetto. Trasformando un tetto verde in un orto si ottengono ulteriori vantaggi, oltre a risparmio energetico e termo-regolazione naturaledegli edifici.

Si creano nuovi spazi in cui coltivare i propri ortaggi e nuovi luoghi di incontro e di socializzazione per i condomini. Le dimensioni di un orto sul tetto possono variare a seconda dello spazio disponibile. La semplice coltivazione in vasopuò essere un primo passo, che permette di evitare il trasporto di grandi quantità di terreno e l’installazione di sistemi di irrigazione dove ciò non risulta possibile.

In Italia non sono ancora molto numerosi.

Uno dei casi esemplari, è l’orto nato sul tetto della Biblioteca di Firenze.

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Altre notizie:

http://www.greenbiz.it/rifiuti/imballaggi/14634-amburgo-bottiglie-capsule-caffe

 

http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/11420-orti-urbani-tetti-verdi

http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/19305-orto-sul-tetto-negozi-brasile

http://www.teladoiofirenze.it/firenze-life-style/bibliorto-lorto-sul-tetto-della-biblioteca-fiorentina/

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* L’Amore vince sulla paura!

 

LUPERCALIA, IL PERIODO PIU’ INTENSO DELL’INVERNO,

DOVE L’AMORE VINCE SULLA PAURA

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Ci troviamo dentro il cuore dell’inverno e questo periodo culturalmente e collettivamente corrisponde ad uno dei tempi più delicati dell’anno. Anticamente erano i giorni del pericolo perché il freddo era intenso, il cibo scarseggiava, i lupi si affacciavano vicino ai centri abitati, da qui il nome Lupercalia, attribuito dai Romani per indicare una festività di purificazione per richiamare protezione dagli dei, trasformatasi poi in una festa di danze per ritrovare l’abbraccio tra umani, perché insieme si sconfigge qualunque disagio.

Da quell’antico tempo della più grande paura, del freddo più intenso da cui era difficile difendersi, è arrivata un’eredità che continuiamo a perpetuare anno dopo anno: solo il calore dell’Amore può vincere su tutto. Questa è l’atmosfera di questa settimana, che non per niente è il tempo di San Valentino, festa degli Innamorati.

E in questi mesi di Luna Nera nel segno zodiacale della Bilancia, legato alle relazioni sentimentali, possiamo veramente sperimentare quanto sia vero che l’Amore vince su tutto. Nel senso che la coppia viene messa alla prova proprio in questo periodo, per verificare l’intensità e la verità dei nostri sentimenti.

Sappiamo tutti che le coppie molte volte stanno insieme non solo per amore. Ci sono varie tipologie di situazioni che tengono insieme le persone che spesso hanno poco a che fare con il cuore. Questo è molto umano! Tuttavia la cosa più importante è esserne consapevoli e starci comodi dentro il più possibile, perché così ci permettiamo di sentirci liberi di essere chi siamo e soprattutto lasciamo l’altro libero di essere chi è.

Questo è il vero amore! Sapete quanto possa essere difficile la convivenza con qualcuno che vedete per tanti anni, tutti i giorni, perdersi dentro le sue abitudini e le sue idiosincrasie? Perché solo l’Amore vince tutto? Perché è grazie a questo meraviglioso sentimento che allarga il Cuore che possiamo “sopportare” una vicinanza a volte soffocante.

Ovviamente non si tratta dell’amore romantico in questo caso, ma di un sentimento che va oltre il nostro sé e ci permette di fare spazio.

Nel momento del più grande buio, solo l’Amore illumina la Vita. Così ci chiediamo: ma lo/la amo ancora? Sapete cosa dice Salvatore Brizzi della coppia? Che ci si attira solo per risonanza di ferita! Cioè tendiamo ad innamorarci solo di persone che attivano la ferita emozionale che maggiormente ci fa soffrire!

Se ci guardiamo intorno non è faticoso rendersene conto! Eppure a volte rimaniamo ancora lì. Perché? Perché se troveremo in noi quello spazio privilegiato in cui far entrare uno Specchio (cioè una persona che ci riflette la nostra ombra), significa che vogliamo andare a scoprire cosa sia quell’ombra, per conoscerla, per onorarla.

Stiamo attuando uno dei più grandi gesti d’amore nei confronti della persona più importante della nostra vita: noi stessi! E lo stiamo facendo grazie all’interazione con qualcun altro, che in questo caso diventa un compagno di viaggio nel nostro percorso di auto-conoscenza. Per cui più è ostica una convivenza, maggiore è la crescita che c’è lì per noi, ovviamente usando sempre il buon senso di riconoscere i propri sentimenti.

Quindi è vero, l’Amore vince su Tutto, soprattutto sulle nostre più strenue resistenze a farci abbracciare dalla Vita.

Stefania Gyan Salila

FONTE: http://ashtalan.blogspot.it/

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* Storie di straordinaria amicizia…è amore!

Rex e Geraldine, una fantastica storia d’amore

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La comunicazione/relazione interspecifica è sempre una sorpresa, è una continua lezione d’amore dove le barriere cadono davanti alle affinità “elettive”, dove ciò che è altro da noi diventa stimolo per tirar fuori la parte migliore, per lasciar da parte l’aggressività  e dedicarsi alla cura. La storia che sto per raccontarvi è davvero singolare e narra dell’amore tra un’oca e un pastore tedesco: Geraldine e Rex.

Rex è un pastore tedesco di undici anni dal carattere irascibile e scontroso, tanto da aver rischiato al soppressione, che ha trascorso alcuni anni della sua vita in un cantiere, dove viveva a catena (cosa che sicuramente e comprensibilmente non l’avrà invogliato ad esser più tollerante con gli estranei e con l’essere umano in genere) e servivano due persone per dargli da mangiare, una per distrarlo, l’altra per lanciare il cibo nel recinto,  fin quando alcuni volontari del centro Puriton Horse and Anima Rescue  che si trova  nel Somerset, in Inghilterra, lo prelevarono per portarlo nel rifugio.

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Anche al rifugio continuava ad essere un cane difficile, scontroso ed aggressivo con gli estranei, ma poi un giorno qualcosa è cambiato, una dolce compagna è entrata nel suo recinto e nella sua vita cambiando le cose, cambiando Rex: l’oca Geraldine!

I volontari del rifugio dove vive Rex raccontano l’improbabile amicizia amorosa precisando che fino a quel momento qualsiasi malcapitato volatile si fosse avvicinato a lui avrebbe fatto una triste fine, ma non è stato così per Geraldine. L’oca si è avvicinate al cane e dopo un primo breve momento i due hanno iniziato a socializzare, tanto da diventare inseparabili.

Ora Rex e Geraldine dormono insieme, vanno a passeggio insieme, corrono insieme e nonostante qualche rimostranza iniziale da parte di Rex, capita anche che mangino nella stessa ciotola.

Dalle foto ben si capisce quanto siano legati, quanto l’oca entrando nel mondo solitario e scontroso di questo cane sia riuscita a far riemergere il meglio di lui,l’istinto di protezione, Rex la lecca ripetutamente sulla testa, il desiderio di condivisione, lo scambio affettivo che si consolida tutte le notti quando Geraldine si accoccola sul suo amico cane per passare la notte con lui.

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Questa storia ci dovrebbe far riflettere anche sul livello di consapevolezza degli animali, Geraldine e Rex in natura non sono solo un’oca e un cane, ma sono anche una preda e un predatore, ogni preda riconosce  il suo predatore, sa chi rappresenta un pericolo per la sua incolumità ed ogni predatore sa istintivamente a chi deve dar la caccia, ma se tutto si riducesse a questo la relazione interspecifica, in casi come questo e come molti altri, sarebbe impensabile, invece non è così.

C‘è un livello di comunicazione non verbale, empatica e fondamentale per tutte le specie, inclusa al nostra, che ci permette di capire chi è nostro amico, che ci permette di amare al di là delle barriere di specie o socio-culturali come avviene spesso nel nostro caso e di essere chi davvero chi siamo, dando il meglio di noi, almeno con qualcuno.

 

Meditate, umani, meditate!

http://www.eticamente.net/17071/il-cane-che-si-innamoro-delloca-rex-e-geraldine-una-fantastica-storia-damore.html

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*La buona notizia del venerdì: Insegnare è una passione senza età

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102 ANNI 

ECCO L’INSEGNANTE PIÙ ANZIANA E ADORABILE DEGLI STATI UNITI

Ha compiuto 102 anni lo scorso 12 gennaio, ma ha lo spirito di una ragazzina e, a detta del suo medico, il cuore di una quarantenne. Stiamo parlando della più anziana insegnante americana che, a dispetto del tempo che passa, continua a lavorare a tempo pieno in una scuola del New Jersey.

La protagonista di questa storia si chiama Agnes Zhelesnik, ma per i suoi studenti e per i colleghi della Sundance School è, molto semplicemente, Granny, la nonna.

La sua storia è così particolare da sembrare la sceneggiatura di un film: dopo una vita da casalinga, nel 1990 sua figlia, insegnante di arte presso l’istituto del New Jersey, le propone di collaborare con la mensa della scuola.

Agnes ha già ottant’anni, ma accetta molto volentieri.

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Qualche tempo dopo, quando si libera una posizione per tenere lezioni di cucito e di cucina a bimbi di cinque e sei anni, Agnes capisce che è l’opportunità che fa per lei e, a dispetto dell’età avanzata, ottiene l’incarico. Nelle sue classi regna un’atmosfera gioiosa, proprio come nella cucina di una nonna, un contesto protetto e rilassato in cui i piccoli possono esprimere la propria creatività e imparare divertendosi.

Per i suoi bambini Agnes ha realizzato a mano dei graziosi grembiulini colorati, in modo che non si sporchino nel corso delle sue lezioni, e, grazie alla sua indiscussa abilità di sarta, è responsabile anche della fabbricazione dei costumi delle loro recite scolastiche. Vedere i bambini muoversi sul palcoscenico indossando le sue creazioni è per lei una grande soddisfazione.

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Oggi Agnes Zhelesnik è ancora lì, straordinariamente lucida, attiva e, da un po’ di tempo, anche famosa: la sua storia, venuta a galla qualche anno fa, ha commosso gli Stati Uniti, spingendo diverse testate a dedicarle articoli e servizi e a celebrare, ogni anno, i suoi compleanni.

Proprio due giorni fa questa insegnante tanto speciale ha spento ben 102 candeline e, come accade ormai da vent’anni a questa parte, ha voluto trascorrere la ricorrenza insieme ai suoi piccoli studenti, a scuola, nel luogo che ama di più e in cui è più felice. Il luogo che l’ha ringiovanita e che le infonde, ogni giorno, energia ed entusiasmo.

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E a chi le chiede quale sia il segreto della sua longevità, Agnes risponde con una semplicità disarmante:

Basta essere felici di quello che si fa. Questa per me è la vera felicità.

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* La buona notizia del venerdì: Bambini che vogliono cambiare il mondo

 

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Essere giovani e avere voglia di cambiare il mondo, per renderlo un posto migliore: è questo lo spirito che ha spinto una ragazza brasiliana di diciassette anni, Sayuri Magnabosco, a sviluppare un’alternativa biodegradabile agli imballaggi in polistirolo, che sono diffusissimi negli scaffali dei supermercati di tutto il mondo ma che sono anche tra le prime cause dell’inquinamento degli oceani e della mortalità della fauna marina.

Sebbene sia tra i materiali più utilizzati nella produzione delle vaschette con cui vengono confezionati alimenti quali la carne, la frutta e le verdure, il polistirene o polistirolo è altamente inquinante, in quanto non si degrada, contaminando l’ambiente per un periodo lunghissimo, che può andare dai 100 ai 300 anni.

Dopo aver riflettuto sul problema, Sayuri Magnabosco, una giovanissima studentessa di Curitiba, ha avuto la brillante idea di sostituire gli imballaggi in questo materiale con delle vaschette a base di bagassa, un residuo della lavorazione della canna da zucchero, costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna.

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Nel giro di appena un anno, grazie al sostegno di sua madre e dei suoi insegnanti, Sayuri è riuscita a dimostrare che la sua idea poteva essere effettivamente realizzata e, utilizzando proprio la bagassa, ha ottenuto dellevaschette biodegradabili, del tutto simili a quelle in polistirolo ma, al contrario di esse, atossiche ed ecosostenibili. Una volta gettate via, infatti, le vaschette di Sayuri degradano nell’arco di poche settimane e, essendo commestibili, non recano danni agli animali che dovessero ingerirle.

Le prime vaschette sono state realizzate in casa, in modo amatoriale ma ingegnoso, separando la bagassa dalla canna con un comune estrattore di succo, mescolandola poi con farina di grano e acqua e dando infine alla pasta la forma desiderata. I pezzi sono stati messi ad asciugare nel forno, fino al raggiungimento della giusta consistenza.

Ora l’obiettivo di Sayuri è rendere il suo progetto replicabile su una scala più ampia, cercando di porre le basi per la produzione industriale degli imballaggi in bagassa.

Nel frattempo, la ragazza sta anche lavorando alla realizzazione di un forno solare, in modo che il processo di produzione delle vaschette diventi ancora più sostenibile.

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Negli ultimi due anni, la sua idea ha fatto il giro del mondo, accendendo i riflettori su di lei e portandola a conquistare anche dei riconoscimenti prestigiosi: nel 2014 ha vinto il primo premio alla III edizione della Fiera per l’Innovazione in Scienza ed Ingegneria (FIciencias), un contest latinoamericano, mentre nel 2015 è risultata tra i finalisti delle cosiddette Olimpiadi dei Geni, che si tengono a New York.

Riconoscimenti che premiano non solo la creatività e l’ingegno, ma anche la tenacia con cui Sayuri ha portato avanti la sua idea, fino a farla diventare realtà.

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La bagassa è un residuo di estrazione proveniente dalla lavorazione per frantumazione e spremitura della canna da zucchero ( Saccharum officinarum) costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna.

La bagassa si produce già nel primo ciclo di spremitura e frantumazione della canna, quello nel quale, a pressioni crescenti, si riesce ad ottenere l’estrazione del 90% del saccarosio presente nella canna.

Come sottoprodotto conosce vari usi: in passato, veniva anche utilizzato fresco, in zootecnia, come alimento per animali, secondo un uso non più in voga.Un uso immediato, previa essiccazione, è quello che lo vede impiegato come combustibile, anche nelle stesse raffinerie dello zucchero di canna, che, in questo modo, possono diventare energeticamente autosufficienti.

Altri usi industriali lo vedono entrare come materia seconda in cicli produttivi per la produzione della carta, al pari di materiali di riciclo. La fibra viene anche usata nella produzione di pannelli truciolati destinati all’industria del mobile.Insieme ad altri scarti agricoli, può essere utilizzato nella produzione del furfurale, un composto organico usato come solvente e come esaltatore organolettico nell’industria alimentare.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Bagassa

http://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/18849-ragazza-imballaggi-biodegradabili-polistirolo