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* La buona notizia del venerdì: un artista costruisce rifugi per i senzatetto con rifiuti abbandonati

Gregory Kloehn è un “esploratore” dei cassonetti della spazzatura, ma non per il motivo che tutti pensano!

Non è un senzatetto, bensì un artista di Oakland che cerca di aiutare i meno fortunati utilizzando i suoi lavori. Invece di realizzare sculture da vendere a ricchi collezionisti, preferisce concentrare le forze per regalare una casa ai poveri che vivono in strada in California.
Gregory si avventura tra i cumuli di rifiuti abbandonati in strada per recuperare materiali utili.

Con quello che trova, costruisce piccoli rifugi ad un posto destinati ad accogliere senzatetto: le “little homeless homes” sono della dimensione di un divano – non molto grandi, ma vitali per chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi – e sono tutte fornite di tetto a spiovente, in modo da far drenare l’acqua in caso di pioggia, e di rotelle, così che ogni proprietario possa spostare il rifugio e portarlo con sè.

La struttura delle casette è realizzata con vecchi pallet , mentre il resto dei dettagli è affidato a materiali di recupero rivisitati dall’incredibile estro di Gregory.

 

L’idea di aiutare i più sfortunati gli venne quando un senzatetto un giorno si affacciò nel suo studio chiedendo una coperta per ripararsi; tutto quello che Gregory aveva però era l’ultima opera su cui stava lavorando: una piccola casa-mobile equipaggiata con cucinino, una cisterna d’acqua e una botola per smaltire rifiuti.

E’ così che Gregory ha capito come rendersi utile per aiutare la comunità.

 

Adesso il suo obiettivo è cresciuto: non solo continua a realizzare rifugi mobili per i senzatetto, ma insegna ai meno fortunati a costruirsi da soli queste originali abitazioni!


Un’iniziativa bellissima, che può essere sostenuta con donazioni effettuate sul profilo facebook di Gregory.

 

 Fonte:  www.bioradar.net

http://www.pianetacomefare.it/2014/07/01/artista-costruisce-case-ai-senzatetto-con-unidea-semplice-ed-unica/#more-16584

 

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* Per fortuna c’è il grande gatto blu !

Il grande gatto blu dello street artist Liqen

Nella città di Porto, nella sua strada più piccola, sorge Perspéntico l’ultimo murales di Liqen che rappresenta un immenso gatto blu.

 

Qualche mese fa, nella città di Porto, più di 60 artisti hanno partecipato al Verão é no Porto, un’iniziativa di PortoLazer per dare agli avventori estivi la possibilità di vivere in maniere differente dal solito la caratteristica città portoghese.

 

Fra questi anche lo street artist Liqen che, per rendere omaggio alla città, si è discostato dal suo solito stile complesso pur riuscendo a mantenere i tratti tipici della sua arte.
Perspéntico, questo il nome che ha voluto dare al suo immenso gatto blu, colore scelto per riprendere l’iconico Azulejo delle ceramiche, si trova all’interno della più piccola strada di Porto che, per ragione di dimensioni, costringe lo spettatore ad avvicinarsi per poter scoprire per intero la sua opera.

Perspéntico, che sulle spalle sorregge il peso di una città, vuole dimostrare come la natura sia molto più forte di tutto ciò che costruiamo, più forte della tecnologia di cui facciamo uso e, tramite il simbolo dello scheletro di un turista, esprime anche il parere dell’artista sulla globalizzazione.

https://www.collater.al/perspentico-liqen-porto/

 

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*La buona notizia del venerdì: Arriva the growroom, l’orto sferico fai-da-te per ortaggi a km zero

 Il cibo a km zero rappresenta un’alternativa sempre più amata dai consumatori: anche in città, dove si avverte sempre di più la necessità di uno stile di vita più sano e sostenibile.

Coltivare ortaggi e piante in casa oggi è più facile con The Growroom, un progetto di design dello studio danese Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea dedicato all’innovazione del living. Si tratta di una sfera in compensato “abitabile” alta poco meno di tre metri e adatta a ospitare piante e ortaggi.
Ma se pensate di poterla trovare in un punto vendita Ikea o di ordinarla via internet vi sbagliate: The Growroom è per gli amanti del fai-da-te, da creare e montare, dopo essersi procurati il compensato necessario, seguendo le istruzioni on-line ora completamente open-source e gratuitamente disponibili sul sito

 

L’orto sferico The Growroom di Space10, il laboratorio di Ikea

The Growroom, nasce a Copenhagen, all’interno di Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea: è qui che si sperimentano nuove soluzioni per l’abitare, da oggi con un’attenzione sempre maggiore all’ambiente. Il design di Growroom, infatti, vuole promuovere in modo creativo la produzione casalinga di frutta e verdura a km zero.

Il futuro immaginato da Space10 è un mondo in cui la natura torna nelle città e nel quale chiunque può coltivare il proprio cibo in modo semplice. Gli architetti Sine Lindholm e Mads-Ulrik Husum hanno così voluto creare un giardino sferico, proprio allo scopo di incentivare la coltivazione di cibo in modo sostenibile e autonomo.

Come si legge sul sito ufficiale di Space10, l’interesse per The Growroom è stato notevole negli ultimi tempi.

Presentato lo scorso anno alla fiera di arte e design Chart Art Fair di Copenhagen, il progetto ha raccolto molto interesse: da Taipei a Helsinki e da Rio De Janeiro a San Francisco erano sempre di più le richieste per acquistare la struttura o per farla esporre in giro per il mondo.

Ma non ha molto senso promuovere la sostenibilità e la produzione del cibo a km zero se poi si spediscono imballaggi in tutto il globo. Proprio per questo motivo, gli orti sferici non si troveranno nei negozi Ikea e non sarà possibile ordinarli a distanza.

E così, da solo pochi giorni The Growroom è finalmente un progetto “open source”, dedicato a tutti coloro che hanno voglia di cimentarsi, prima che con l’agricoltura fai-da-te, con il bricolage. Le istruzioni complete sono disponibili online, pronte per essere messe in pratica da zelanti ecologisti con il pallino per le costruzioni. Gli ideatori del progetto sono convinti che con la diffusione di tecnologie tipicamente da fab lab, come le stampanti 3D o le fresatrici laser, oggi sia facile per chiunque, perlomeno in linea teorica, realizzare l’orto sferico.

 

Per questo, i materiali e gli strumenti di base richiesti sono pochi: basteranno 17 fogli di compensato, 500 viti, due martelli di gomma e una fresa CNC a disposizione che taglia i pezzi in base a un modello computerizzato, facilmente reperibile in un fab lab, ormai realtà in molte città, anche in Italia. Il design è pensato affinché la struttura possa essere assemblata in modo economico, semplice e intuitivo, da (più o meno) chiunque in tutto il mondo.

 

La struttura stessa dell’orto sferico, una volta che i ripiani in legno saranno impermeabilizzati, permette la perfetta diffusione di luce e acqua su ogni suo livello e allo stesso tempo può accogliere uno o più persone all’interno, che potranno così godere dall’interno dell’atmosfera e della visione di piante e ortaggi rigogliosi. 

Ma quello, si sa, dipende tutto dal vostro pollice verde.

 

https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/23236-orti-urbani-marciapiedi

http://www.vanillamagazine.it/growroom-l-orto-casalingo-fai-da-te-di-ikea/

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/02/20/news/tokyo_il_grattacielo_da_record_sara_di_legno-189290764/

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Non tutti i draghi sono uguali!

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono.
Perché i bambini lo sanno già.
Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti. E trasformati!

— Gilbert Keith Chesterton.

Non tutte le favole sono uguali!

 E ci sono draghi buoni che hanno tanti amici!

Leggi qui! 

https://www.ecwid.com/store/brunolibri/

StarGatto Libri per bambini

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Se mi piace questa idea?

Mi piace moltissimo e la voglio condividere subito!

“L’idea è quella di inondare i social con immagini di opere d’arte per contrastare i selfie, le foto di cibo, le notizie di cronaca nera, la propaganda politica ed altri post del genere.

A coloro che metteranno un “mi piace” verrà assegnato il nome di un artista e dovranno in seguito pubblicare una sua opera d’arte accompagnata da questo testo.”

E lo farò!

Io ho scelto I Preraffaeliti!

 

John William Waterhouse (1849 – 1917)

del resto …

Un’idea, un concetto, un’idea 
finché resta un’idea è soltanto un’astrazione 
se potessi mangiare un’idea 
avrei fatto la mia rivoluzione 
la mia rivoluzione, la mia rivoluzione.

……………………………………………….

Giorgio Gaber

http://www.musictory.it/musica/Giorgio+Gaber/Un%27idea

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E lo farò!

Io ho scelto I Preraffaeliti!

E se metti mi piace ti suggerisco l’artista che pubblicherai

 

La bella addormentata

Burne-Jones  Sir Edward Coley (1833 – 1898)

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* La buona notizia del venerdì: Come un notaio pazzo ha cambiato Favara

 

A Favara, il paese dell’agrigentino conosciuto fino a qualche anno solo per gli l’abusivismo edilizio dilagante, lo chiamano il notaio “pazzo”, ma se di pazzia trattasi di sicuro è follia redentrice.

Lui è Andrea Bartoli, ha scommesso in un sogno: ha scelto Favara, paese d’origine della moglie Florinda, invece di Parigi per provare le condizioni per vivere bene nella comunità di appartenenza.

Farm Cultural Park, così rinasce paese dellagrigentino
Il sogno di Andrea Bartoli, la cultura crea sviluppo

E così hanno fondato il centro culturale indipendente Farm Cultural Park il primo “parco turistico culturale” made in Sicily, un esempio tangibile «di rigenerazione urbana» riconosciuto persino dall’Ue.

La Farm ha ridisegnato il volto della cittadina che da luogo da cui fuggire – dove dice scherzando Bartoli «chi vive ad Agrigento fino a qualche tempo fa, non sarebbe andato nemmeno per sbaglio» – s’è trasformato in attrattore di energie e talenti, dove i giovani restano per provare a creare un futuro possibile.

Già, perché in sette anni, secondo un primo studio sugli impatti economici legati alla nascita del centro culturale innestato nel centro storico, sono stati investiti più di 20 milioni di euro. La Farm, e quindi Favara, è diventata meta turistica da 120 mila visitatori all’anno.

Sono nate nuove attività economiche, create opportunità di lavoro (150 occupati stabili) oltre l’indotto. Ma c’è di più, perché la Farm, che annovera tra le altre cose una scuola di architettura per i più piccoli, spazi espositivi e residenze per artisti, non è solo un luogo di produzione, sperimentazione e fruizione di Cultura, punta a creare un nuovo senso di comunità e con il recupero dell’intero centro storico a trasformare il Paese in meta turistica per diventare la seconda attrazione della provincia di Agrigento, dopo la Valle dei Templi.

«Io e Florinda – racconta Andrea Bartoli – abbiamo scelto Favara, invece di Parigi. E qui adesso stiamo facendo delle cose che forse all’estero non avremmo mai fatto. Il nostro desiderio era restare nella nostra comunità e stare bene. All’inizio ci consideravano degli “alieni”, c’era diffidenza, poi ci sono stati i primi riscontri. Stiamo mettendo le nostre idee e competenze a disposizione di tutti – prosegue – la scommessa era dimostrare che con arte e cultura si può».

«In questo forse sta nostra follia – aggiunge – le molla sono state la fiducia e l’entusiasmo. E poi qui succedono proprio cose belle. E’ una piccola capitale di rigenerazione urbana: è una comunità di persone che sta provando a cambiare lo status quo creando un modo nuovo di stare nel futuro».

E se persino dagli States pensano all’apertura di sede dell’ambasciata culturale americana proprio a Favara, nella factory della cultura a ridosso della Valle dei Templi, prenderanno il via sette giorni di festa per i sette anni di Farm Cultural Park con un calendario di eventi dal 23 giugno al 1 luglio.

Il primo appuntamento ai Sette Cortili è il 23 giugno alle ore 20 con l’Architetto Raul Pantaleo dello studio TAMassociati, già curatore del padiglione Italia della quindicesima Biennale di Architettura di Venezia, che dopo aver incontrato i bambini di Sou della scuola presenterà «La sporca bellezza, indizi di futuro tra guerra e povertà».


http://www.lasicilia.it/news/agrigento/90405/cosi-il-farm-cultural-park-ha-cambiato-favara.html

http://www.nonsprecare.it/farm-cultural-park-favara-sicilia?refresh_cens

Un progetto fotografico itinerante per salvare i borghi dell’entroterra sardo (Foto)

Piccoli borghi, la lezione cilena (foto). Li salvano vecchi artigiani e giovani imprenditori

Alberghi diffusi: così i borghi abbandonati tornano a vivere (Foto)

Turismo sostenibile, in Sicilia la cooperativa “Fiori di Campo”, bene confiscato alla mafia

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* La buona notizia del venerdì: La storia di Zia Caterina e del suo taxi “Milano 25”

A Firenze c’è un taxi speciale che solca le strade della città.

 

 

Un taxi pieno di colori, giocattoli, fiori, foto e pupazzi guidato da Zia Caterina, anche lei dalle vesti variopinte, con un grande cappello fiorito e un’allegria contagiosa, tra Mary Poppins e Patch Adams.

La storia di Milano 25 e di Caterina è una delle storie più belle di Firenze.

Caterina perde il suo compagno, Stefano, nel 2011 a causa di un tumore. Stefano le dona ciò che possiede di più prezioso, Milano 25, il suo taxi a Firenze, strappandole la promessa “Tu sarai Milano 25”.

Caterina non si arrende al dolore e trova la forza di intraprendere una nuova esistenza che la porta poi a diventare Zia Caterina e a dedicarsi ai piccoli malati dell’Istituto Meyer, che lei definisce “i supereroi, perché per vincere la malattia devono fare cose straordinarie”.

Ha con sé un cartello “Il viaggio è meglio della meta” e un ombrello, il simbolo della capacità di volare oltre la paura.

Le corse con Milano 25 per i giovanissimi pazienti dell’ospedale pediatrico Meyer e le loro famiglie sono gratuite. Zia Caterina condivide con loro non solo i viaggi in taxi, ma anche tanti altri momenti in ospedale e non solo, per donare loro spensieratezza sostenerli nei momenti di sconforto e difficoltà.

Caterina vuole celebrare ogni giorno il ricordo del suo compagno diffondendo allegria, vita e speranza.

A Firenze potrebbe capitarvi di salire su Milano 25 e di conoscere Zia Caterina, che da 15 anni dona allegria e gioia ai suoi piccoli e coraggiosi ospiti e alle loro famiglie, riempiendo di colori le strade della città con il suo taxi impreziosito dai disegni dei bambini!

La sua frase preferita? Amor omnia vincit, perché l’amore vince davvero su tutto.

 

Il taxi colorato, i vestiti sgargianti, quella instancabile opera di benefattrice per i bambini malati: la storia di Zia Caterina e del suo taxi finisce sul New York Times e finisce così sotto i riflettori di tutto il mondo.

La celebre testata dedica un’ampio servizio alla tassista Caterina , che  con la sua auto inconfondibile percorre le strade d’Italia e d’Europa accompagnando in tanti ospedali bambini bisognosi di cure.

Bambini con patologie gravi. “Taxi therapy for young cancer patients in Italy”, ovvero “Terapia del taxi per giovani pazienti ammalati di cancro”: così recita il titolo dell’articolo che ripercorre la storia di Caterina Bellandi e della sua attività in memoria del compagno scomparso .

Nell’articolo parla anche il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, mentre Zia Caterina viene dipinta non certo solamente come una tassista, ma come una presenza amica sempre a fianco dell’infanzia che soffre.

fonti:

http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/zia-caterina-new-york-times-1.3590012

https://www.ilguelfobianco.it/it/taxi-firenze-zia-caterina/

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* La buona notizia del venerdì: Misterlino, il knitting café dove si lavora a maglia e a uncinetto

Misterlino: il knitting café dove si lavora a maglia e a uncinetto

 

Avete mai desiderato sorseggiare un buon caffè al bar e allo stesso tempo dedicarvi alla vostra passione per maglia e uncinetto?

Unire queste due cose è possibile nei bar Misterlino – officina lana e caffè, aperti da qualche tempo in Emilia Romagna.

Immaginate di trovarvi in un bar dotato di tutti i comfort ma circondati da un ambiente arredato con scaffali pieni di gomitoli di lana colorati.

È questo l’originale scenario che si presenta di fronte a chi entra in uno dei bar Misterlino presenti a Parma(uno in stazione e l’altro al Barilla Center) e a Reggio Emilia.

Non si tratta però solo di arredamento, quei gomitoli sono lì per uno scopo molto preciso: essere utilizzati! 

Nel locale infatti si possono adoperare ferri e uncinetti per realizzare accessori unici e irripetibili e allo stesso tempo rilassarsi sorseggiando tè, caffè o cioccolata circondati da amici o da altre persone che condividono la stessa passione

In programma corsi e iniziative, il più delle volte gratuite, anche per chi è alle prime armi e vuole imparare l’arte dello sferruzzamento o per chi vuole perfezionare la tecnica o imparare ad esempio l’uso del telaio.

L’intento alla base della nascita del connubio caffè-lana è anche quello di rivalutare tradizioni antiche che rischiano di scomparire se non portate avanti.

E via libera anche ad iniziative di knitting d’assalto e beneficienza come ad esempio “cuore di maglia” che ha visto la realizzazione di capi fatti ai ferri o all’uncinetto per bambini nati prematuri.

Caffè tostato dunque e gomitoli di lane pregiate è quanto si può trovare in questi locali ideati dal torrefattore Lino Alberini e, come lui stesso racconta, sembra che il grande successo vede sempre più clienti esigenti in fatto di filati piuttosto che di caffè.

E nei locali non mancano neppure i libri, per unire a tutto questo anche un po’ di cultura!

 

https://www.greenme.it/mangiare/ristoranti/19314-misterlino-knitting-caffe-maglia-uncinetto

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/01/24/la-buona-notizia-del-venerdi-knitting-mania-per-uomini-duri/

https://lauracarpi.wordpress.com/2017/09/08/la-buona-notizia-del-venerdi-combattere-il-machismo-si-puo-lavorando-a-maglia/

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* One more coffee? Tutti pazzi per il caffè!

Il nome “caffè” ha origine dalla parola “QAHWA” che in arabo indica qualsiasi bevanda di tipo vegetale, il caffè infatti era detto “il vino d’Arabia“.

Leggende e racconti ci conducono all’affascinante mondo delle origini del caffè.

La più conosciuta narra che un pastore etiope di nome Kaldi non vedendo giungere le capre che sorvegliava, andò a cercarle e le ritrovò agitatissime e piene di energia; incuriosito dal loro comportamento le seguì e notò che erano attratte dal mangiare delle bacche rosse di un arbusto e dal masticarne le foglie. Il pastorello raccolse alcuni di quei frutti e li portò ad un monastero. I monaci, come facevano con altri frutti, ne prepararono un infuso e bevendolo constatarono che riusciva a tenerli svegli anche durante le veglie di preghiera. Chiamarono quella bevanda dall’effetto eccitante “qahwah” (ciò che stimola e tiene in alto).

Un’altra legenda invece ha come protagonista Maometto, il quale sentendosi male vide l’arcangelo Gabriele che gli offrì una pozione nera come la Sacra Pietra Nera della Mecca che lo fece rinvenire.

Invece Pellegrino Artusi (gastronomo e critico letterario di metà 1800), sosteneva che il miglior caffè fosse quello proveniente da Mocha, una città dello Yemen, e che questo fosse un indizio per scoprirne il luogo d’origine.

 

Dall’Etiopia, il caffè si diffuse in Arabia con successo, fino a tutta l’area del vicino Oriente e del Mediterraneo e, con la bevanda, si adottarono anche tutti gli utensili necessari alla sua preparazione.

Il successo di tale fenomeno è anche provato dai bassorilievi presenti in alcune tombe, fatti eseguire dalle famiglie di beduini, a dimostrazione dell’assimilazione negli usi quotidiani.

Nel XVI secolo il caffè giunse poi fino a Costantinopoli, dove fu aperta la prima bottega del caffè.

In Europa il caffè fu conosciuto solo dopo parecchi anni, importato successivamente al cacao e al tè.

A Vienna, verso il 1683, a seguito della fine dell’assedio turco, fu costruita la prima casa del caffè. Occorre però attendere gli anni posteriori al blocco continentale di Napoleone, per avere, con successo, la diffusione del caffè nell’ovest dell’Europa.

Nel diffondersi, la pianta del caffè e la bevanda, ebbero un processopiuttosto veloce. Già verso il 1699 furono messe in atto piantagioni di caffè nelle colonie olandesi, tra cui in principio nelle isole dell’Indonesia.

Tale propagazione seguì anche in India, e nella Guayana olandese, per poi procedere nelle aree tropicali che divennero i maggiori produttori di caffè a livello mondiale.

Nella seconda metà del XVIII secolo la coltivazione della pianta nei paesi tropicali era molto prospera e molto presto furono attivate anche in America latina e nelle aree tropicali dell’Asia.

Fu il Brasile che in poco tempo arrivò ad una notevole produzione di caffè fino al punto di avviarne l’esportazione.

Francia ed Italia furono le nazioni in cui i caffè erano indice di grande fervore artistico, anche se i primi caffè furono quelli di Costantinopoli, dove questi erano in sinergia con il mondo della cultura e delle arti.

Ma la diffusione del caffè provocò delle problematiche di carattere religioso, in quanto il caffè era considerato dai sacerdoti la “ bevanda del diavolo” per via dei suoi effetti energetici ed eccitanti,  e per questo motivo ne  fu proposta  la scomunica,  facendo pressione a Papa Clemente VIII affinché ne vietasse l’uso.

Il Papa a questo punto, prima di vietarne l’uso, decise di provare il caffè di persona  rimanendo colpito positivamente che decise di non vietarne l’uso e addirittura decise di battezzare il caffè come “bevanda cristiana”.

Così in Italia il caffè divenne ben presto un dono da offrire in determinate circostanze o come dono d’amore e d’amicizia.

http://chiccodoro.com/lang-it/mondo-caffe/storia-caffe/

http://chiccodoro.com/lang-it/azienda/museo-caffe/

https://www.caffesulweb.it/notizie-caffe/la-storia-del-caffe

https://lauracarpi.wordpress.com/2013/09/12/la-buona-notizia-del-venerdi-il-caffe-sospeso/