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Sebben che siamo donne : Attraversare la vita a passo di danza guardando sempre avanti

Danzatrice, pittrice e ora, costretta a casa per il Covid, anche scrittrice. La signora australiana non vuol sentire nominare la parola “vecchia”. “Sono solo qui da molto tempo e lungo la strada ho imparato tante cose”, racconta nella sua ultima intervista

Quando la prima guerra mondiale scoppiò Eileen Kramer era nata da poco e quando il conflitto cessò aveva appena compiuto 4 anni.

Ed è tuttora in attività con spettacoli, progetti coreografici e ora anche un libro, l’età è solo un numero sulla carta d’identità.

Nata a Sydney nel 1914, a 106 anni è lei la danzatrice più anziana, anzi “antica”, del mondo che a passo di danza ha attraversato il Secolo Breve in un lampo e a guardarla sembra ancora una ragazza.

Ballerina, coreografa, pittrice e, dallo scoppio della pandemia, anche scrittrice, Eileen ha vissuto una vita avventurosa tra Francia, India e Stati Uniti, sempre insieme alla Bodenwieser Ballet, la sua compagnia di ballo che non l’ha mai tradita e alla quale è rimasta legata fino all’età di 99 anni, quando ha poi deciso di fare ritorno a Sydney per dedicarsi a nuovi progetti.

Da allora “sono sempre molto impegnata – ha raccontato in un’intervista alla Bbc AustraliaMi sono esibita in tre importanti balletti. Ho partecipato a due festival di danza e ho recitato in un film“.

Ripercorrere i ricordi di una vita così lunga sarebbe impresa ardua per tutti, ma non per Eileen che del suo primo secolo di vita ricorda ogni cosa.

Dalle notti al casinò di Dieppe di Parigi dove imparò a ballare il twist con Louis Armstrong alle sessioni di posa per alcuni artisti famosi, che la cercavano come modella per i loro nudi.

“Che male c’è a posare nuda? È arte. E avevo bisogno di guadagnare per pagarmi l’affitto. Era una scelta non priva di pericoli, ma conoscevo i clienti e le loro maniere” – spiega Eileen, che dopo anni come modella nel 2019 ha deciso di prendere pennelli e colori e partecipare al concorso di pittura The Archibald Prize con un proprio autoritratto.

Tra i progetti più recenti c’è anche la scrittura, che durante l’ultimo anno e mezzo di Covid è stata per lei una vera terapia.

Oggi ha all’attivo tre libri, di cui l’ultimo dedicato all’ambientazione del film in cui ha recitato: l’interno di un fico di Moreton Bay, nella periferia di Sydney. “La pandemia non mi ha fatto sentire isolata. Avevo la scrittura. Quale migliore compagnia?” – spiega la ballerina, che data la veneranda età è stata vaccinata da tempo.

In 106 anni Eileen Kramer non si è mai sposata e non ha avuto figli.

“Ho evitato gli inconvenienti della vita di una ballerina . Ho passato gran parte della mia vita in compagnie di ballo e non mi sono mai sentita sola“. Negli ultimi anni il suo corpo non risponde più come lei vorrebbe, ma la grazia e l’eleganza dei suoi movimenti sono immutati.

Oggi vive in una casa di riposo di Sydney, ha bandito la parola “vecchia” dal suo vocabolario e non smette di credere che la vita possa essere ogni giorno straordinaria.

Non mi sento come la gente dice che dovresti sentirti quando sei vecchia. Il mio atteggiamento verso il mondo è identico a quando ero una bambina. Non sono vecchia ,sono solo qui da molto tempo e ho imparato molte cose lungo la strada”.

A novembre compirà 107 anni e a chi le chiede quali siano i suoi programmi per il futuro lei sorride e guarda avanti.

fonte:

https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a36609414/ballerina-piu-vecchia-anni/

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

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* L’Ombra del “bene”. C.G. Jung:attenzione a chi vuole “insegnare” e ai “missionari” di opere di bene. Il bene è una conquista individuale.

🖋️ Scrive Jung:

«Avete mai sentito che dell’oro si sia messo a correre dietro alla gente? L’oro è nascosto nelle fenditure della terra e se ne sta semplicemente lì ad aspettare: sarà sempre oro, e sarà sempre agognato. Se esiste qualcosa di veramente buono, allora sarà qualcosa di ricercato: è questa la caratteristica delle cose buone. È la montagna che va dal profeta, il profeta non va mai alla montagna. Se mai un profeta è stato visto andare alla montagna, bé, questo potrebbe voler dire che ha commesso un errore. Avrebbe fatto molto meglio a starsene a casa e a lasciare la montagna a sé stessa. Perciò tutto questo parlare di missioni e missionari è per via della fame, naturalmente.

Così, se c’è qualcuno che desidera “missionarizzare” il mondo e dire agli altri ciò che è giusto per loro, ciò significa che questo qualcuno è affamato e desidera riempirsi lo stomaco con i cadaveri di altre persone. Sono affamate le sue stesse idee, la sua stessa anima, e sono altre persone a dar nutrimento ai suoi pensieri e ai suoi appetiti, poiché lui non è in grado di farlo da sé. Se scopri ciò che chiami una “verità”, dovresti esaminarla, dovresti provare a mangiarla. Se ti dà nutrimento è buona, ma se non ti sostenta adeguatamente e ritieni che ciò nonostante debba essere in grado di nutrire altre persone, allora è cattiva. Il vero test sta nel fatto che la tua verità dovrebbe esser buona per te. Non si avvicinerà neanche un cane ad annusarla, se non è in grado di dare alimento a te. Se non ne sei soddisfatto, se non ti va di gustarla per venti, cinquant’anni, o per tutta una vita, allora non è buona. (…)

Pertanto non giocate a fare i missionari. Non provate a nutrirvi dei beni degli altri. Lasciate che gli altri siano fedeli a se stessi e che si prendano cura della propria crescita in prima persona: che mangino pure da sé. Se sono soddisfatti, allora niente e nessuno dovrebbe disturbarli. Se non sono soddisfatti di ciò che posseggono, probabilmente cercheranno qualcosa di meglio, e se siete voi quelli che hanno questo qualcosa, sicuramente verranno da voi per riceverne una parte. (…) Vedete, l’atteggiamento che si dovrebbe tenere in relazione al problema dell’individuazione è questo: al bando i missionari, le prediche e ogni tentativo di sottrarre con qualche espediente i bambini alle cure delle loro balie o le pecore ai loro pastori. Che se ne stiano con il pastore, è molto meglio. (…) Le pecore vogliono starsene con il pastore, perché altrimenti finiscono in bocca ai lupi. (…)

La gente mi accusa di avere un atteggiamento troppo neutro nei confronti delle convinzioni religiose, e questo perché dico che, se qualcuno vuole rimanersene nell’ovile della Chiesa Cattolica, lo si lasci pure lì. Molti vedono in tutto ciò una contraddizione, ma in realtà la contraddizione non esiste. Alcuni preferiscono venti gradi, altri ventidue. E perché no? Che li abbiano pure. Ad alcuni non piace mangiare carne, altri non possono farne a meno.»  

📙 C.G. Jung – Seminari sullo Zarathustra di Nietzsche. Vol 1

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Sebben che siamo donne : Comics ? Fumetti? “ non sono per le ragazze”?Ma anche sì!Eccoci in mostra!

La creatività femminile nell’industria del fumetto…un viaggio accattivante attraverso l’impronta, tutta in rosa, che ha dato vita ad appassionanti vignette acclamate nel mondo!

È l’esperienza unica da potere vivere alla mostra Women in Comics che si terrà dal 1° giugno al 13 luglio 2021 a Roma.

Esclusiva anche la location: si tratta di Palazzo Merulana, spazio per la cultura nel cuore del quartiere Esquilino che, qualche anno fa, è divenuto protagonista di un ambizioso progetto di riqualificazione e che ospiterà, in esclusiva europea direttamente da New York (Galleria della prestigiosa Society of Illustrators), “la straordinaria collettiva di ventidue artiste statunitensi che hanno fatto la Storia del fumetto nordamericano”.

La mostra è promossa in Italia dall’Ambasciata degli Stati Uniti e co-prodotta da ARF! Festival & Comicon.

Sarà possibile ammirare al suo interno, ben 90 opere originali che permetteranno al pubblico di ripercorrere le tappe attraverso le quali il fumetto nordamericano si è autodeterminato, passando per segni e stili evoluti nel tempo e che si sono avvalsi delle nuove tecnologie rimanendo sempre e comunque memori di un’origine impressa nel bisogno primordiale di comunicazione, sedimentato nei secoli.

Si passerà dal fumetto vintage degli anni ’50 al graphic novel più autorialela psichedelia degli anni ’70 e del fumetto underground, fino alla scena contemporanea mainstream di Marvel e DC Comics.

Saranno offerti spunti per una riflessione sociologica su come, a seguito delle numerose oscillazioni delle norme inerenti all’identità di genere, possono essere letti i temi esplorati dalle autrici che vanno dall’amore alla sessualità, creatività, discriminazione, indipendenza.

La mostra sarà curata da Kim Munson e da Trina Robbins, iconica vignettista americana, classe 1938 tra le prime, leggendarie partecipanti del movimento comix underground e che è stata, per molto tempo, coinvolta nella creazione di punti vendita e nella stessa promozione di artisti di fumetti femminili fino a diventare, negli anni ’80 la prima donna a disegnare fumetti di Wonder Woman!

Trina Robbins

Tra le tavole in esposizione, avremo opere originali di Afua Richardson (autrice delle copertine per cinque numeri di World of Wakanda della Marvel); Alitha Martinez (famosa per i suoi lavori per Iron Man e che ha collaborato con tutti i principali editori di fumetti);

Afua Richardson

Colleen Doran (artista del settore tra le più produttive ed eclettiche dell’attuale scena internazionale) …ed ancora la fumettista e poetessa  Trinidad Escobar; Jen Wang ( Il Principe e la sarta); Joyce Farmer (autrice insieme a Lyn Chevil negli anni 70 di vignette femministe provocatorie)…questo per citarne solo qualcuna!

Jen Wang ” Il principe e la sarta”

Quattro incontri in streaming, (di cui il primo già disponibile sul profilo FB di ARFestival) accompagneranno, inoltre, la mostra con la cura della fumettista e illustratrice Rita Petruccioli (Bao Publishing, Il Castoro, Mondadori) e della giornalista Francesca Torre (StayNerd.it, Inside Art) ed offriranno, col contributo di alcune artiste, la possibilità di esperire come il fumetto possa diventare un’enorme lente d’ingrandimento sul sentimento popolare che accompagna il pensiero e l’agire quotidiano, attraverso le dinamiche con cui le donne vengono descritte e disegnate nel tempo ed alle diverse sfumature e costruzioni di senso che ne sono derivate.

Rita Petruccioli .

Presso la sala espositiva di Palazzo Merulana sarà poi proiettato a ciclo continuo il film-documentario, per la prima volta in Italia, “She Makes Comics” della regista Marisa Stotter (Respect Films, 2014).

Il film nasce con l’intento di porre in luce alcune osservazioni che secondo la regista meritano un riconoscimento.

Marisa Stotter

Parliamo ad esempio di un sentimento di fondo, non ancora del tutto abbandonato, per cui i fumetti “non sono per le ragazze”.

È importante, a tal proposito, non incorrere negli errori già commessi all’alba della Silver Age, durante la quale l’industria si concentrava massivamente sui supereroi a scapito di generi differenti che attirassero maggiormente le donne. Eppure, queste ultime, oggi più che mai, continuano a leggere storie di supereroi mirate agli uomini!

Ecco… aumentare la consapevolezza che le donne fanno parte del mezzo, così come lo sono state negli anni passati e continueranno ad esserlo per quelli a venire è un po’ la mission di She Makes Comics, il quale sarà anche collegato ad un progetto didattico che coinvolgerà le scuole italiane.

Tante ed interessanti, quindi, le iniziative prospettate da Women in Comics: una celebrazione del grande contributo delle donne nel mondo del fumetto, quindi, quali lettrici, autrici e protagoniste di un cambiamento…una celebrazione dell’arte, in generale, che come sempre arricchirà anima e conoscenze di quanti vorranno prenderne parte!

Fonte: http://www.bizdigital.it

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.

Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

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Sebben che siamo donne: Nachthexen, le streghe della notte

Questa è una storia vera, anche se difficilmente ne troverete traccia sui libri di Storia adottati nelle scuole occidentali.

Anno 1941, l’avanzata delle truppe tedesche in Russia sembra inarrestabile.

Marina Raskova, pioniera dell’aviazione e membro del Soviet supremo, dopo ripetute e insistenti richieste ottiene da Stalin il permesso di formare un reggimento di aviatrici. In breve seleziona centinaia di donne tra piloti, meccanici e personale logistico, tutte fra i 20 e i 30 anni, tutte volontarie e quasi tutte studentesse; molte sono lì per vendicare i familiari uccisi dai nazisti. L’addestramento è breve ma molto duro: 14 ore al giorno.

Nascono così tre reggimenti di aviazione femminile: il 586 IAP da caccia, il 587 BAP da bombardamento diurno e infine il 588 NBAP, che diventeranno le “Streghe della Notte”.

Lo stato maggiore non sembra contare molto sulle squadriglie rosa, e le affida antiquati biplani Polikarpov Po-2 in legno e tela che prima della guerra venivano utilizzati per irrorare i campi. Manovrabili ma lentissimi, a bordo non hanno radio, radar, strumenti di puntamento né paracadute, e sono armati con due bombe a caduta per un peso massimo di 100 chili: si naviga al gelo, grazie a bussola, mappa e cronometro. Eppure in breve queste donne – che volano solo di notte, colpiscono all’improvviso e sfuggono ai ben più veloci aerei della Luftwaffe – diventano l’incubo dei nazisti. Sono loro, terrorizzati, a darle il soprannome: Nachthexen, Streghe della notte.

In tutto sono 40 equipaggi, ognuno con due componenti. Ogni notte compiono almeno 10 voli a corto raggio (l’autonomia è limitata), arrivate nei pressi dell’obiettivo spengono i motori dei loro aerei e planano silenziose. Cambiano tattica di continuo: volano a pochi metri dal suolo, oppure arrivano da alta quota scendendo poi in picchiata col motore al minimo per non farsi sentire; spesso in formazione di tre, due fanno da esca per i proiettori da ricerca, la terza piomba sul bersaglio nell’oscurità.

Dal 1942 al 1945 le aviatrici eseguono oltre 23.000 missioni e sganciano 3000 tonnellate di bombe, alcune effettuano più di 1000 raid; 31 di loro (fra cui Marina Raskova) muoiono in combattimento.

Alla fine della guerra il 588º reggimento è l’unità più decorata dell’Aviazione Sovietica, e le Streghe della notte diventano una leggenda.

Irina Rakobolskaja, una delle sopravvissute, raccontava qualche anno fa: “Io e la mia navigatrice Ilenina ci giurammo che a fine guerra ci saremmo incontrate ogni anno il 2 maggio a mezzogiorno al giardino di fronte al Teatro Bolshoi.

Così è stato, e a noi due una alla volta si sono unite tutte le altre”. Così, se a mezzogiorno del 2 maggio capitate davanti al Bolshoi, ci troverete un gruppo di persone di tutte le età: sono i figli e i nipoti delle Streghe della notte.

https://florenceartedizioni.com/…/376-storie...

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
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* La Terra è un essere vivente…Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule! Pensiamoci oggi nella 51^giornata mondiale !!!

 

Soffiava una lieve brezza e nel cielo screziato splendeva un sole brillante. Sembrava mattina tardi. Il terreno sotto i piedi era verde e su un lato si vedevano filari fitti di alberi che facevano pensare a un frutteto. Dalla parte opposta si scorgeva in lontananza la spiaggia.

Non so se ci crederete ma sono io Gaia… – disse Bliss – sì io. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio tra l’erba laggiù. E l’uomo che si intravede tra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Siamo individui, siamo organismi separati, ma condividiamo tutti una coscienza globale. La materia inorganica del pianeta è meno di tutti partecipe di questa coscienza e gli esseri umani ne sono partecipi più di tutti. Ma ognuno contribuisce all’insieme.

Questo mondo si governa da solo. Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi lasciati vuoti dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno; altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro parte e solo quella.

Piove solo quando è necessario. A volte ci sono periodi di pioggia più intensa e prolungata. A volte periodi di siccità. Entrambi si verificano quando è necessario. Non è forse vero che nel nostro corpo ogni cellula sa cosa deve fare. Sa quando deve moltiplicarsi e quando smettere, quando creare certe sostanze e quando no. E quando le crea sa perfettamente in che quantità. ciascuna cellula è una fabbrica chimica indipendente ma tutte quante attingono a un fondo comune di materie prime che vengono portate loro attraverso un sistema di trasporto comune. Tutte quante versano i rifiuti in canali comuni. Tutte quante danno un contributo alla coscienza collettiva globale.

Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule. Esiste una coscienza collettiva ma ne esiste anche una individuale, la coscienza del singolo organismo, nel mio caso un essere umano. Questa coscienza è enormemente più avanzata di quella di ogni singola cellula. Il fatto che ciascuno di noi faccia parte di una  entità ancora più grande che si trova su un livello più alto non ci riduce al rango di cellule. Io rimango un essere umano, al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione, tanto quanto la mia consapevolezza individuale supera quella di una cellula del mio braccio. La mente collettiva della coscienza collettiva è molto più forte di quella individuale proprio come un muscolo è più forte di tutte le singole cellule che lo compongono.

Riguardo l’alimentazione diciamo che tutto segue un ciclo. Noi dobbiamo mangiare e le cose che si possono mangiare fanno parte di Gaia. Però niente viene ucciso per sport o diletto e nessuna creatura viene fatta soffrire inutilmente. Ciò che è mangiato continua a esistere nella coscienza planetaria, poiché parti di esso vengono incorporate dal nostro organismo esso partecipa della coscienza totale in misura maggiore di prima. Quando Gaia mangia Gaia non ci sono perdite né guadagni. Non è altro che uno spostamento di coscienza lungo i vari gradi della scala. Qualsiasi cosa mangi su Gaia è Gaia e quando il cibo è metabolizzato e diventa parte di me è ancora Gaia. Anzi parte di quel che mangio ha la possibilità di raggiungere un livello più elevato di coscienza, mentre il resto si trasforma in rifiuti e dunque scende a un livello più basso di coscienza. E’ un grande cerchio: gli animali mangiano e vengono mangiati. Ogni organismo che muore viene assimilato nelle cellule delle muffe, dei batteri di decomposizione e così via … e rimane Gaia. In questa vasta circolazione di coscienza è compresa perfino la materia inorganica e ogni cosa periodicamente ha la possibilità di essere partecipe di un grado di consapevolezza non indifferente. Su Gaia gli escrementi sono consapevoli. Naturalmente il loro livello di consapevolezza è bassissimo.

Il mio contributo deve arrivare solo fino a un certo punto. Affinché nuovi talenti sui manifestino e diano il loro contributo alla coscienza globale bisogna fare loro spazio.

Il muro sembrava brillare… abbiamo la vaga sensazione che i muri provino qualcosa di analogo a quello che definiamo felicità. Un muro è felice quando è stato ben progettato, quando poggia solidamente sulle sue fondamenta, quando le sue parti sono simmetriche l’una rispetto all’altra e non ci sono spiacevoli tensioni.

L’arte della telepatia è una facoltà innata della mente umana ma va coltivata con cura e meticolosità estreme. Perché raggiunga il suo potenziale massimo occorrono gli sforzi di molte generazioni, ma una volta che il meccanismo è avviato si alimenta da solo. Noi pratichiamo quest’arte da più di ventimila anni. Fu tanto tempo fa che l’esercizio della facoltà telepatica ci portò a comprendere che esisteva una coscienza collettiva. Prima ci rendemmo conto soltanto dell’apporto degli esseri umani, poi di quello degli animali e vegetali e infine quello della inanimata inanimata del pianeta.

La temperatura di Gaia era sempre fresca e gradevole. Gli alberi crescevano spontaneamente a intervalli regolari come in un frutteto su tutto il pianeta. La terra e il mare erano forniti della giusta quantità e varietà di forme di vita animale e vegetale così da creare un perfetto equilibrio ecologico  e la quantità di tutte queste forme di vita oscillava con variazioni minime senza discostarsi mai troppo dall’optimum…

e questo valeva anche per gli esseri umani.”

Fonte:

L’orlo della Fondazione” e “Fondazione e Terra” Isaac Asimov

Un pianeta migliore

è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di noi decide

di migliorare se stesso.

Mahatma Gandhi

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La buona notizia del venerdì: Incontrarsi al Precollinear Park a Torino

Si tratta di un esempio molto interessante di cittadinanza attiva, nato su impulso di Torino Stratosferica che ha investito parte delle proprie risorse per realizzare il suo primo intervento di placemaking: con l’aiuto di numerosi volontari, ha trasformato il tracciato di un’ex linea tramviaria in un parco urbano lineare, una striscia verde lunga 800 metri aperta alla comunità.

L’idea di realizzare questo progetto è stata una risposta al primo lockdown, quando ci siamo resi conto di aver voglia di fare qualcosa di concreto. Trasformare in parco uno spazio inutilizzato e degradato è un gesto che dimostra come, anche con poco, si possa valorizzare il potenziale di molti spazi urbani che hanno perso funzione e identità”, ci spiegano i componenti di questo progetto attivo dal 2014 come lavoro collettivo di visione urbana, fondato da Luca Ballarini dello studio torinese di progettazione e comunicazione Bellissimo. 

La visione alla base è semplice, perché il luogo di per sé ha già una sua infrastruttura: trasformare un’area da molti anni non curata e abbandonata a se stessa in luogo d’incontro, uno spazio verde aperto a tutti: una specie di High Line, ma con i piedi per terra”.

Così è nato questo nuovo spazio pubblico che, nel corso della stagione estiva e autunnale, si è dotato di un sistema di sedute, di un container giallo con funzioni di info point/bar e ha ospitato diversi appuntamenti culturali e ricreativi – tra cui una mostra sul ponte Regina Margherita, Visioni da Torino Stratosferica, che presenta 40 immagini visionarie sul futuro della città e i suoi luoghi – diventando luogo di condivisione e incontro, aperto a tutti i cittadini.

Il Precollinear Park oggi è una cerniera, un piccolo rammendo capace di riconnettere non solo la collina al centro, ma anche collegare insieme quattro quartieri della città”, conclude il collettivo: Borgo Po, Madonna del Pilone, Vanchiglia e Vanchiglietta, ricucendo quella separazione causata da una parte in modo naturale dal fiume e dall’altra in modo artificiale dalla barriera creata con i binari”.

Il Precollinear è un parco urbano che si estende su una linea retta e scivola giù.

Non é un’isola per party, ma una parte per il tutto, dove da giugno scorso, i torinesi più audaci, hanno imparato a trascorrere qualche ora chiacchierando seduti su pellet color giallo brillante. Si tratta di un posto bello perché riconquistato, uno spazio prima inutile e decisamente fuori forma, ora riconsegnato alla città.

Un punto di incontro di teste, eventi e suggestioni. Una striscia che va da Piazza Hermada al mitologico tratto dei binari su Ponte Regina: fai un giro su te stesso e becchi in un solo colpo la Mole, Superga, e se ti va, anche un gin tonic in Vanchiglia

Al Precollinear, ogni tot giorni, è possibile incontrare vicini di casa e sconosciuti, scoprire libri, ascoltare storie, fare sport, bersi un bicchiere e riconnettersi con un lato di Torino che io amo parecchio.

Questa città osa uscire dai pigri schemi Fiat-Olimpiadi-odio Milano e si diverte a stupire, a farsi scoprire, a rivoluzionare con estro il suo passato impegnativo.

E non perdete gli aggiornamenti continui sui canali Facebook e Instagram di Torino Stratosferica.

www.gofundme.com/f/precollinear-park-corso-gabetti

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I numeri ci sono! 4. 4. 21 = 13 Sei pronta, cara umanità, al salto di qualità?

La parola d’ordine di quest’anno 5 è Cambiamento e la Pasqua rievoca la Resurrezione e la Rinascita dalla notte dei tempi, perché in origine rappresentava la connessione ai cicli di Madre Terra che rinasce in Primavera. Quest’anno la Pasqua si arricchisce nel suo significato con il numero 13, Trasmutazione o trasformazione risultante dalla data di questo giorno, 4.4.2021. Siamo chiamati ad operare una vera rinascita interiore, questo lungo cammino di prove che durano da più di un anno deve aver operato, soprattutto in chi si trova in un percorso di consapevolezza, un cambiamento profondo nella valutazione esperienziale del vissuto, di ciò che ci circonda e di ciò che ci pervade interiormente come risultato dell’esperienza fatta.

Il 4 ci chiede di connetterci alla Terra per operare la metamorfosi, trovare il fuoco dentro di noi così come è nel cuore della Terra; dobbiamo essere il Prometeo di noi stessi, accendere il nostro fuoco trasformatore. Prometeo è un simbolo di rivoluzione, ha sfidato gli dei, le autorità e le loro imposizioni portando la fiaccola dell’evoluzione agli uomini del suo tempo. Esso racchiude anche la metafora del pensiero e del sapere sciolto dai vincoli dei modelli presenti, intrisi di falsificazione e delle assurde concezioni del mondo di quest’epoca.

Se sentiamo sempre più profondamente il distacco da questa realtà illusoria; se restiamo comunque connessi, non per farci coinvolgere ma bensì per osservare; se i giudizi che piovono da ogni dove, li leggiamo attraverso un filtro, senza una partecipazione emotiva; non si tratta di un’estraniazione volontaria ma di una trasformazione profonda della nostra capacità di percepire la realtà e sta avvenendo in molte persone.

Il 13 è un numero karmico e identifica l’attaccamento alle cose materiali, ad un loro uso smodato, ad una bramosia nei confronti del possedere in ogni situazione della vita. L’ammonimento è quello di non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione, a non permanere in una situazione che non ha più motivo di esistere.
Archetipo dell’Alchimista, per la Numerologia significa trasmutazione ed elevazione della facoltà percettiva. Per chi si sente ancora coinvolto e provocato da ciò che accade può sintonizzarsi con l’energia sacra dell’Alchimista e trasmutare quel che resta da completare. Oppure iniziare un percorso di conoscenza di sé per integrare quelle parti che non riesce ad individuare.

Troviamo conferma del significato dell’energia di questo giorno nell’arcano Senza Nome, 13° carta dei Tarocchi, conosciuto anche come la Morte, la carta raffigura uno scheletro con la falce in mano che miete da sinistra a destra quindi all’inverso, per dare la Vita, simbolicamente la metamorfosi e il rinnovamento.

La 13° lettera dell’Alfabeto Ebraico è Mem, rappresenta il grembo materno che ha la capacità di dare la vita. La forma della lettera ricorda anche il ripiegamento verso se stessi per trasformarsi e genera in noi l’impulso a porci domande.


Il nome Mem deriva da mayim che significa acque, indica che esistono acque superiori ed acque inferiori, ovvero la dualità. Oggi lo leggerei anche come Aquario, il suo simbolo lo conferma, una divisione di chi si trasforma e rinasce e di chi permane nella vecchia energia senza elevarsi

Il valore della lettera Mem è 40, il numero della maturità, conferma che per giungere alla trasformazione deve esserci un percorso di maturazione per l’Essere Umano, il numero 40 compare più volte nella Bibbia per significare un isolamento ed una trasformazione:
40 giorni e 40 notti durò il diluvio (Gen. 7,4)
40 giorni e 40 notti Mosè rimase sul monte (Es. 24,18)
40 gli anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto, fuggiti dalla schiavitù in Egitto
Dobbiamo perseverare e proseguire così come fece chi ci ha preceduto alla ricerca della vera Libertà, prima di tutto interiore altrimenti non si realizza nulla nel mondo; 40 anni è una metafora, non è un valore temporale, significa affrontare le prove del viaggio/vita per giungere alla Maturità!

Questa Pasqua è Rinascita anche nel suo significato Numerologico, trasformare gli eventi attuali in potenzialità per realizzare il Nuovo Mondo ma… chi usa l’intuito e l’immaginazione può già intravederlo.
Immaginare… in me il Mago agisce!
Buona Pasqua 2021!!!

Patrizia Pezzarossa

Numerologia https://www.visionealchemica.com/profilo-numerologico/

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* Il cenacolo e le Costellazioni

Esistono messaggi esoterici nei dipinti del rinascimento Italiano?

Da sempre “ verità segrete venivano messe in evidenza” per chi sapesse cogliere il messaggio.

Talvolta i sapienti dell’antichità lasciavano tracce delle loro conoscenze esoteriche nei monumenti o nelle effigi, più spesso la tradizione era tramandata agli iniziati e rimaneva oscura per tutti gli altri, essendo esposta in modo simbolico.

Un mezzo attraverso il quale si facevano riferimenti occulti era l’astrologia, e l’importanza che questa forma di conoscenza occupava nella cultura del rinascimento italiano appare nelle opere degli artisti più significativi del tempo.

In tutte le opere di Leonardo da Vinci sembra che niente sia lasciato al caso.

Leonardo da Vinci era un grande iniziato, studioso di Astrologia e di Scienze Esoteriche, che nascose sempre i suoi studi segreti.

Egli condensò gran parte delle sue Conoscenze Superiori nel suo capolavoro più grande: il Cenacolo, che si trova nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il Cenacolo fu realizzato da Leonardo con particolari riferimenti simbolici ed astrologici, che egli tenne segreti per evitare di incorrere nelle condanne religiose dell’epoca provenienti dall’Inquisizione.

Nel Cenacolo confluiscono gli insegnamenti esoterici di Pitagora e di Ermete Trimegisto, nonché l’apporto cosmologico dei filosofi arabi per quanto riguarda l’Alchimia e la Cabala, e le cognizioni astrologiche di Tolomeo, Regiomontano e Alcabizio, anche con osservazioni e studi di fisiognomica.

Le pieghe della tovaglia, il soffitto a cassettoni, le lunette, gli apostoli, lo stesso Cristo hanno ciascuno un significato e un ruolo preciso.

Il soffitto a cassettoni è per Leonardo il quadrato magico del Sole, composto da 6 quadrati in orizzontale, 6 in verticale e 6 in diagonale, ovvero il 666, il numero della Bestia che, nell’Apocalisse di Giovanni, arriva sulla Terra per la battaglia finale tra bene e male prima della fine dei tempi.

Leonardo usa il quadrato per avvertire chi guarda la scena che si tratta di quell’epoca, del momento che si riferisce al 666 nelle Sacre scritture, ovvero del ritorno di Cristo.

Gesù Cristo, posto al centro del dipinto, corrisponde al Sole e ognuno dei 12 Apostoli corrisponde ad un Segno zodiacale, con correlazioni astrologiche e numerologiche di cui incarna le proprietà.

Le simbologie sacre ricorrono spesso al numero 12 e troviamo le analogie fra i dodici segni dello Zodiaco, i mesi dell’anno, le Tribù di Israele ed il numero degli apostoli di Gesù, così come ricordato dalla tradizione cristiana.
Gli apostoli sono riuniti dietro la tavola in quattro gruppi di tre persone, a rappresentare le stagioni, con Primavera ed Estate a destra (che è la parte più luminosa del dipinto), mentre Autunno ed Inverno sono a sinistra (la parte più in ombra). Il progredire antiorario dei segni zodiacali deve essere letto con la modalità usata da Leonardo nei suoi scritti, cioè da destra verso sinistra, cominciando ovviamente dal segno dell’Ariete, nel quale cade la Pasqua.

ARIETE: Simone Zelota

TORO.: Giuda Taddeo

GEMELLI: Matteo

CANCRO: Filippo

LEONE: Giacomo Maggiore

VERGINE :Tommaso

BILANCIA: Giovanni

SCORPIONE: Giuda Iscariota

SAGITTARIO: Pietro

CAPRICORNO : Andrea

ACQUARIO: Giacomo Minore

PESCI: Bartolomeo

Ognuno di essi rappresenta l’archetipo del segno che l’accompagna.

L’analogia tra i dodici apostoli – definiti da Jung come “ i più completi e soddisfacenti esempi di tipi psicologici che siano mai stati eleborati dalla mente umana” e i dodici segni zodiacali sembrano indicare la piena comunione tra cielo e terra, tra micro e macrocosmo.

Matteo e Giuda Taddeo

Leonardo stesso si autoritrasse nei panni dell’Apostolo Taddeo, da lui posto sotto il Segno del Toro, cioè lo stesso Segno zodiacale nel quale si trovava il Sole al momento della sua nascita, anzichè nell’Ariete, perchè il 15 Aprile 1452 il Sole era già entrato nel Toro a causa del Calendario Giuliano ancora vigente.

Spicca anche lo spazio vuoto fra la spalla destra di Gesù e la figura che gli sta accanto.

Lo spazio è a forma di “V” e potrebbe essere il simbolo stesso del calice dell’ultima cena: il Graal celato nelle forme e curiosamente assente dalla tavola imbandita, malgrado le fonti canoniche ne parlino espressamente (Marco, XIV, 23):

Fra i tanti simboli del famoso dipinto è la figura seduta a fianco di Gesù.

La tradizione vuole che si tratti di San Giovanni, il prediletto discepolo a cui si attribuiscono un Vangelo e l’Apocalisse.

Alcuni riconoscono invece, nei tratti tipicamente femminili, Maria Maddalena, che un’antica tradizione iniziatica narra fosse la sposa di Cristo.
Molti hanno ritenuto, infatti, probabile che questa donna, riconosciuta anche dai Vangeli canonici come figura importante al pari degli Apostoli, sia stata effettivamente la moglie di uno di loro.

Del resto risulta che molte donne erano tra i discepoli di Gesù.

Leonardo volle celebrare in Maria Maddalena l’archetipo della “Donna”, quella che pagani prima e cristiani poi, individuarono come Madre Divina, colei che Goethe chiamò Eterno Femminino, cioè l’incarnazione eterna della  paleolitica e neolitica, che, come sacro Utero rappresenta un calice vivente, che può accogliere, nutrire e proteggere dentro di sé la Vita.

Così Leonardo avrebbe dipinto il Sacro Graal nella figura di Maddalena: non un calice materiale, ma una sua metafora vivente come contenitore dell’archetipo della Vita stessa.

La posizione centrale di Gesù, che separa i due gruppi di sei apostoli, rappresenta il conseguimento di un equilibrio dinamico delle forze che in natura normalmente si oppongono.
In questo modo la figura di Gesù si presenta come simbolo dell’Equinozio, quel confine astronomico che regola i rapporti tra buio e luce, tra notte e giorno, tra morte e rinascita.

Anche dal punto di vista astrologico i simboli sono chiari: il moto apparente del Sole-Padre aveva da poco mostrato la meraviglia dell’Equinozio di primavera, che già stabiliva il momento della sacralità della Pasqua in riferimento alla Luna-Madre.

Leonardo esprime, e non solo in questa sua emblematica opera, la concezione che l’essere umano è uno dei tanti elementi della manifestazione.

L’Energia del Cosmo è una Unità che si esprime in molteplici forme nei regni di natura, minerale, vegetale, animale, umano.

Tutto ciò che è manifesto ha una coscienza, dal granello di sabbia ai pianeti, stelle e soli.

Tutto è governato dalle stesse leggi.Tutto è interdipendente.

Tutto si evolve ciclicamente in un continuo divenire.

Come sopra così sotto.

( sono solo spunti per approfondire)

leggi anche: ” Le Marie:Lo sposo e la sposa”

fonti:

http://www.astrologiainlinea.it/

http://www.astercenter.net

http://www.scienze-astratte.it/il-cenacolo-di-leonardo.html

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* Ricordando Virginia…28 marzo 1941

 

Nell’ottobre del 1928 Virginia Woolf viene invitata a tenere due conferenze sul tema “Le donne e il romanzo”.

È l’occasione per elaborare in maniera sistematica le sue molte riflessioni su universo femminile e creatività letteraria.

Il risultato è questo straordinario saggio, vero e proprio manifesto sulla condizione femminile dalle origini ai giorni nostri, che ripercorre il rapporto donna-scrittura dal punto di vista di una secolare esclusione, attraverso la doppia lente del rigore storico e della passione per la letteratura.

Come poteva una donna, si chiede la scrittrice inglese, dedicarsi alla letteratura se non possedeva “denaro e una stanza tutta per sé”?

Si snoda così un percorso attraverso la letteratura degli ultimi secoli che, seguendo la simbolica giornata di una scrittrice del nostro tempo, si fa lucida e asciutta riflessione sulla condizione femminile.

Un classico della scrittura e del pensiero.

I Love Virginia

 

https://lauracarpi.wordpress.com/2018/07/08/quando-il-numero-di-scrittrici-si-dimezzo-ci-sono-anche-notizie-bizzarre/

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* Sebben che siamo donne: Le pionere delle stelle e dell’informatica erano suore

Nel primo decennio del Novecento, quattro suore sono state sicuramente le prime a scoprire e catalogare più di quattrocentomila stelle.

Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta Finardi e Luigia Panceri, sono le suore dell’Istituto “Maria Bambina” di Roma che hanno contribuito alla compilazione della “Carte du Ciel”, il primo grande Catalogo stellare la cui compilazione è iniziata a fine Ottocento, quando lo sviluppo della fotografia ha permesso di fotografare il cielo.

Le immagini erano opera degli astronomi esperti di tutto il mondo che si erano riuniti più volte a Parigi proprio per catalogare le stelle,ma i calcoli minuziosi per trovare le coordinate della posizione delle stelle vennero affidati a équipes di solo donne, sparse in 18 osservatori.

Il lavoro richiedeva pazienza e precisione e le donne erano ritenute più adatte “per natura” e perché potevano essere sottopagate.

Il loro coinvolgimento fu casuale, dato che il gesuita John Hagen scelse le suore di quel convento solo perché era il più vicino al telescopio e quindi le donne avrebbero potuto recarsi all’osservatorio più velocemente. Una volta che alle suore fu spiegato come fare, diventarono da subito molto brave»tanto che vennero soprannominate “le donne calcolatrici” per la loro capacità di calcolare le coordinate e le formule da riportare sui fogli»

La Specola Vaticana partecipò al progetto con le quattro giovani suore che catalogarono da sole e a mano più di 400 mila stelle. Un lavoro che durò dal 1910 al 1922.

Il progetto internazionale per la mappatura dello spazio cominciato a fine Ottocento andò avanti fino al 1966 permettendo di catalogare quasi 5 milioni di stelle.

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La prima donna a conseguire un PhD in informatica e la prima persona in assoluto a conseguirlo negli Stati Uniti (insieme ad un’altra, che aveva conseguito il dottorato lo stesso giorno in un’altra università) è stata una suora: suor Mary Kenneth Keller  (1914-1985).

Suor Mary Kenneth Keller fu una vera e propria pioniera dell’informatica: infatti convinta dell’importanza del computer nell’insegnamento si impegnò a lungo per rendere questa tecnologia sempre più semplice da usare.

Suor Mary Kenneth Keller collaborò, mentre si trovava presso il Dartmouth College, all’elaborazione di BASIC, un linguaggio di programmazione molto più facile da imparare rispetto a quelli fino ad allora disponibili, che rendeva l’uso del computer accessibile a una fascia molto più ampia di popolazione.

Qualche anno dopo, nel 1965, ottenne il suo dottorato in informatica presso l’Università del Wisconsin.

Suor Mary Kenneth Keller, nacque nel 1914 e nel 1932, all’età di 18 anni entrò nell’ordine delle Sorelle della Carità. Successivamente, presso la DePaul University conseguì un bachelor of science e un master of science in Matematica e Fisica. La collaborazione con il Dartmouth cominciò negli anni ‘60, anni in cui studiò anche all’Università del Wisconsin alla Purdue e a quella del Michigan.

La suora americana successivamente fondò e diresse per 20 anni il Clarke College in Iowa. La sua idea era che il computer fosse sempre più accessibile e facile da usare, date le sue potenzialità. La sua ricerca non si limitò esclusivamente a questo ma si concentrò anche nel campo dell’intelligenza artificiale

Per la prima volta, ora possiamo simulare meccanicamente il processo cognitivo. Possiamo fare studi sull’intelligenza artificiale. Oltre a ciò, questo meccanismo [il computer] può essere usato per assistere gli esseri umani nell’apprendimento. Dato che con il passare del tempo avremo più studenti maturi in numero sempre maggiore, questo tipo di insegnamento sarà probabilmente sempre più importante“.

Così scriveva Giovanni Keplero:”E’ bene dunque che la donna faccia altre cose e non si impegni nello studio della scienza e della matematica, che le sono innaturali”.

Nicola Pende, uno scienziato che sostenne le leggi razziali fasciste, scriveva che alle donne si dovevano proibire gli studi scientifici: “Sappiamo che il cervello femminile non è per natura sufficientemente preparato per le carriere delle scienze, della matematica, della filosofia, della storia, dell’ingegneria, dell’architettura”.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, pag. 250, Ledizioni, Milano 2020

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.