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* La buona notizia del venerdi: VEN-TO una pista ciclabile

VENTO: il sogno di una ciclabile da Torino a Venezia.

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Il Po sorge ai piedi del Monviso, in Piemonte, e nel suo cammino raccoglie le acque provenienti dalle cantene montuose che lo circondano in un processo che dura da moltissimi anni e che ha portato alla formazione della Pianura Padana. In passato, il fiume è stato una risorsa economica per il commercio e per l’industria, ma ancora oggi troppo poco per il turismo. Ed ecco che in questi anni nasce un progetto visionario nell’idea ma non troppo complesso nella realizzazione: VENTO.

Il nome è l’abbreviazione di VENezia-TOrino e lascia intendere senza giri di parole l’ambizioso obiettivo di collegare le due città con una pista ciclabile di 679 km. A detta dei proponenti di questa importante infrastruttura, un’idea nata nel 2009 al Politecnico di Milano, VENTO è di più di una ciclovia: è un sistema per promuovere un importante mezzo di spostamento, ma anche la creazione di un giro d’affari per le piccole aziende agricole, ricettive, commerciali locali. In poche parole più turismo, più valorizzazione. In Germania le 40.000 km di piste ciclabili producono ben 8 miliardi di indotto, e se pensiamo solo alle città d’arte collegabili dall’infrastruttura come Pavia, Piacenza, Cremona, Mantova, Ferrara ecc. a conti fatti si può supporre una potenziale miniera d’oro.

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Utopia? In realtà parte dell’infrastruttura esiste già e se serve “solo” mettere daccordo le istituzioni locali e investire circa 80 milioni di euro (il costo di 1-2 km di autostrada). I proponenti azzardano diverse possibilità di espansione futura, magari una Torino-Nizza, un collegamento con il Brennero o collegamenti con ciclovie lungo le coste dell’Adriatico. Dal 25 maggio al 2 Giugno si è tenuto il VENTO BiciTour, e in 15 tappe (sotto forma di eventi), sono stati discussi i dettagli del progetto e si informeranno amministratori, imprenditori e cittadini sulle opportunità derivante dalla ciclovia.

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VENTO è sicuramente uno dei grandi progetti di cui abbiamo bisogno per rilanciare l’economia locale e nazionale, e andare a sfondare anche qualche record. Quella che diventerebbe la pista ciclabile più lunga del Sud Europa ha già il supporto di molti comuni della pianura padana, di molte associazioni sportive e turistiche, ma anche di cittadini che decidono (semplicemente con una mail) di chiedere a gran voce il progetto. E allora facciamo anche noi la nostra parte per far conoscere l’opera e sostenerla: se tutto va per i piani, potremo organizzare una biciclettata lungo il Po già entro il 2015.

Ciclabili dalle ferrovie abbandonate, in Piemonte si può fare Il consiglio regionale ha approvato un progetto per il recupero delle reti dismesse tramite pannelli in gomma.

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Il primo semaforo verde si è acceso giusto qualche giorno fa: il consiglio regionale del Piemonte ha approvato un emendamento che punta al recupero delle reti ferroviarie presenti sul territorio e in disuso da almeno 10 anni. L’obbiettivo? Trasformarle in piste ciclabili. Il progetto è portato avanti dall’assessore all’istruzione, turismo e sport Alberto Cirio e dal suo ufficio, che in un comunicato sottolinea come la tecnica immaginata nel piano di attuazione sia qualcosa di unico in Italia: una serie di pannelli di gomma della larghezza di tre metri ciascuno verrebbe adagiata sulle rotaie, creando un percorso percorribile nei due sensi di marcia.

La strada scelta porta in sé alcuni vantaggi importanti. Innanzitutto non impatta sull’ambiente, in quanto non prevede l’impiego di asfalto né di altri materiali al di fuori dei pannelli citati. Poi mette in gioco le aziende piemontesi del territorio, leader internazionali nel settore della gomma e della plastica. Punto terzo, è una via più economica e veloce rispetto a quella tradizionale. Infine, è un processo completamente reversibile: nel momento in cui il proprietario delle linee (Rfi) dovesse ritenerle ancora utili, avrebbe la possibilità di convertirle nuovamente al loro scopo originario.

Come ci spiegano dall’ufficio dell’assessore, quest’ultimo è un punto fondamentale. La trattativa con Rfi è tuttora in corso, ma una condizione imprescindibile per l’avvio del progetto è quella di ottenere in comodato d’uso gratuito le tratte in questione, che invece i proprietari sarebbero restii a concedere se, ad esempio, il progetto prevedesse una colata di cemento sulle rotaie.

Potenzialmente, tra quelle dismesse e quelle sospese, sono ben 26 le tratte che potrebbero giovare di un’iniziativa di questo tipo. Ma le trattative-pilota, in atto da mesi e che hanno portato tra le altre cose anche all’emendamento di pochi giorni fa, hanno riguardato in particolare quella che collega Alba e Canelli. Per un motivo molto semplice: la pista si troverebbe immersa nei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, candidati l’anno prossimo a diventare patrimonio dell’umanità Unesco. Il criterio per la scelta degli interventi da attuare quindi sarebbe innanzitutto quello turistico.

E i soldi? Anche con i risparmi attuabili grazie ai pannelli di gomma, il costo non sarebbe basso: si parla di una stima di 1 milione di euro per la tratta Alba-Canelli, una cifra destinata a moltiplicarsi nel momento in cui venisse approvata la trasformazione di altri percorsi oltre a quello originale. La Regione però potrebbe sostenere il progetto attraverso i fondi Fas per il sistema turistico, una possibilità che, in virtù della benedizione bipartisan conferita dall’emendamento di pochi giorni fa, non è così fantascientifica.

Fonti:

http://italiaiocisono.com/

http://www.ecoseven.net

Altre buone notizie:

TWEED RIDE a Milano in bicicletta

AIR-POD

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* Pasta di stelle

Le stelle sono fatte di…pasta

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Uno studio condotto dall’Università di Alicante ha individuato quella che potrebbe essere considerata la prima evidenza osservativa dell’esistenza di una nuova fase della materia nella crosta interna delle stelle di neutroni.

L’ultimo numero della rivista Nature Physicsmostra i risultati di una ricerca che ha affrontato una delle incognite più misteriose nel campo della radiografia delle pulsar, ossia l’esistenza di un limite superiore ai 12 secondi nei periodi di rotazione delle stelle di neutroni isolate. Questo limite è, in realtà, la causa dell’esistenza di nuove fasi della materia.

Le pulsar sono stelle di neutroni, cioè stelle ultracompatte e fortemente magnetizzate in rotazione, che emettono radiazioni elettromagnetiche con sorprendente precisione nella loro periodicità.

Questa potrebbe essere la prima evidenza osservativa dell’esistenza della fase della ‘pasta nucleare‘ all’interno delle stelle di neutroni, la quale può permettere che le future missioni di osservazione ai raggi X possano essere utilizzate per definire gli aspetti del funzionamento dell’interazione nucleare, cosa che non è ancora del tutto chiara“, afferma José A. Pons dell’Università di Alicante, scienziato che ha guidato il lavoro.

La pasta nucleare, chiamata in questo modo per la sua somiglianza con la tipica pasta italiana, si forma quando la combinazione delle forze nucleari ed elettromagnetiche, a densità prossime a quelle dei nuclei atomici, favorisce l’ordinamento dei nucleoni (protoni e neutroni) in forme non sferiche, ossia forme simili a fogli o filamenti. Che gli scienziati hanno ironicamente assimilato, appunto, alle lasagne o agli spaghetti. Sarebbe questa pasta nucleare a limitare il periodo di rotazione della pulsar.

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Le pulsar, quando nascono, girano molto velocemente, più di 100 volte al secondo. Tuttavia, i forti campi magnetici le rallentano durante il corso della loro vita, aumentandone il periodo di rotazione. Nel frattempo, la crosta interna corrode il campo magnetico della stella e, quando questa diventa debole, è in grado di rallentare ulteriormente la rotazione della stella, fino a limitare il periodo di circa 10-12 secondi.

Le missioni spaziali degli ultimi dieci anni hanno identificato un numero crescente di pulsar, ma nessuna di esse ha un periodo di rotazione più lungo di 12 secondi. E, fino ad oggi, non si disponeva di alcuna spiegazione teorica di questo fenomeno.

“Siamo fatti della stessa materia delle stelle” Margherita Hack

…E la mangiamo pure!

http://www.nextme.it/scienza/universo/5931-pasta-nucleare-stelle-neutroni

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* La buona notizia del venerdì: enorme riserva sotterranea di acqua in Kenia

Scienziati Scoprono in Kenya Enorme Riserva Sotterranea di Acqua

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Una scoperta davvero incredibile è avvenuta in Kenya, dove un gruppo di scienziati ha scoperto una riserva naturale di acqua così grande da poter bastare per tutte le necessità del paese per i prossimi 70 anni! La riserva di Litikipi è stata scoperta grazie ad avanzate tecnologie spaziali, con radar sviluppati per missioni planetarie, che sono riusciti a trovare la presenza di questa falda acquifera alla profondità di oltre 300 metri, contenente ben 200 miliardi di metri cubici di acqua dolce!

L’iniziativa è nata dalle forze congiunte del governo del Kenya e l’UNESCO, che hanno finanziato una spedizione scientifica in tutto il paese. La riserva che hanno trovato si estende per una zona di 100 x 66 km, con un’area totale di 4.164 km^2. Lotikipi contiene 25 volte la quantità di acqua di un lago di dimensioni normali come il famoso Loch Ness, in Scozia! Per capire l’impatto che avrà sul paese, si tratta di 900% l’attuale riserva d’acqua a disposizione del Kenya.

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Oltre a Lotikipi, è stata scoperta anche una seconda falda acquifera a Lodwar. Sono già iniziate alcune trivellazioni ed il governo keniano ha mostrato già i suoi piani per usare le risorse per il bene del paese. L’agricoltura locale potrebbe fiorire e potrebbero nascere intorno anche nuovi insediamenti, città e nuove realtà economiche in grado di garantire una vita migliore ai milioni di abitanti del paese africano.
Ecco l’intervista ad Abou Amani, scienziato UNESCO, parte del team che ha scoperto l’acqua:
“Non dico che questo potrebbe risolvere tutti i problemi perché dallo scoprire acqua al fornire acqua alla popolazione, serve un’altro grande passo, perché dobbiamo avere un investimento per costruire l’infrastruttura necessaria, e così via. Ma abbiamo analizzato il sistema e abbiamo visto che l’acqua c’è! E questo è estremamente importante e potrebbe cambiare la storia del paese.”

La scoperta è anche un ottimo esempio di come l’investimento in tecnologie spaziali ed il lavoro fatto negli anni da ingegneri aerospaziali per le missioni sempre più avanzate, non sono fini a se stesse ma possono davvero cambiare il destino di paesi interi contribuendo anche a debellare fame, siccità e povertà.

http://www.itv.com/news/2013-09-10/kenya-water-aquifer-found-in-lotikipi/

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Risparmiare l’acqua è importantissimo per due motivi, sia per quello economico che per quello etico: l’acqua è un bene preziosissimo e non va sprecato.

Ecco qualche consiglio pratico:

1- Preferire la doccia alla vasca

fa consumare 50 litri anzichè 150 circa.

2- Tenere i rubinetti aperti solo il tempo necessario: mentre ci si lava i denti, si fa lo shampoo e ci si insapona possiamo benissimo chiuderli.

Risparmierò fino a 4 lt d’acqua ogni volta
3- Installare il frangigetto ai rubinetti: un piccolo miscelatore che mescola aria all’acqua e permette di ottenere un getto soddisfacente utilizzando meno acqua.

Permette di risparmiare fino al 50% del consumo
4- Mantenere rubinetti e altri impianti idrici in efficienza, riparando perdite e malfunzionamenti appena si verificano.

1 goccia al secondo, 60 gocce ogni minuto,400 lt in un mese, 4800 lt in un anno…

5- Installare lo “sciacquone intelligente”, quello con due tasti per due differenti volumi d’acqua, a seconda delle esigenze.

Il 30 % del consumo idrico è dovuto al WC: circa 10 litri ogni vota che si preme il pulsante
6- Lavare la macchina soltanto quando è necessario.

Sentito parlare di car pooling? Usare la macchina con il collega che abita vicino…

7- Riciclare l’acqua: quella fatta scorrere mentre si aspetta che venga calda, quella usata per cuocere la pasta, quella usata per sciacquare frutta e verdura… possono essere raccolte in una bacinella e riutilizzate per annaffiare le piante.

8- Quando si lavano i piatti a mano non lasciar scorrere l’acqua, ma riempire una bacinella ed utilizzare quella.

9-  Annaffiare le piante non al mattino o nel pomeriggio, ma alla sera quando si riduce al minimo la evaporizzazione dell’acqua.

10- Se c’è la possibilità di installare una piccola cisterna in giardino fatelo, l’acqua piovana raccolta dalle grondaie può essere conservata e riusata per innaffiare.

11- Per un risparmio energetico ed idrico in casa usate sempre lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico, durante le ore serali, nei giorni festivi, a basse temperature e optate per il lavaggio “eco” o rapido. Assicuratevi che siano in Classe A++ ovvero con il marchio Energy Star di efficienza energetica.

Infatti i nuovi modelli di lavastoviglie e lavatrice con questo marchio permettono di risparmiare il 50% sia di elettricità sia di acqua in meno.

La conservazione dell’acqua dovrebbe essere una pratica naturale e quotidiana, per tutta la famiglia.

Un consiglio ai genitori eco-responsabili: dedicate un po’ di tempo ad insegnare ai vostri figli a rispettare l’ambiente con qualche modo divertente per un corretto risparmio idrico in casa, e vedrete che differenza, soprattutto nelle bollette!

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* Gatti in scatola

se c’entro ci posso stare” si applica a tutti i gatti !

….non importa quanto sono grandi.

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Vuoi una spiegazione scientifica del perchè il tuo gatto salta dentro immediatamente non appena tu appoggi una scatola a terra?

Guarda questo video!

I gatti per istinto preferiscono stare nascosti.

La scatole rappresentano per loro un luogo di privacy e sicurezza nel quale controllare tutto ciò che è fuori e poter uscire solo quando è necessario o indispensabile.

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* Cose dell’altro mondo, e basta cambiare punto di vista

Ai tempi dei tempi viveva in Arabia un uomo molto ricco.

Al momento della sua morte fece un testamento nel quale lasciava tutto il suo patrimonio ai suoi tre figli.

Il patrimonio era composto da diciasette cammelli.

“ Al maggiore lascio la metà della mandria, al secondo lascio un terzo,al minore lascio un nono”

1/2     1/3     1/9

Come possono tornare i conti?

I tre figli si rivolsero al vecchio saggio del villaggio.

Il vecchio saggio aggiunge uno dei suoi cammelli alla mandria di diciassette cammelli, e diventano diciotto.

La metà di diciotto è nove : nove cammelli vanno al figlio maggiore.

Un terzo di diciotto è sei: sei cammelli vanno al secondo figlio

Un nono di diciotto è due : due cammelli vanno al figlio minore.

9 + 6 + 2 = 17

E poi il vecchio saggio si riprende il suo cammello!

 

Parola di cammello!

 

A volte basta cambiare il punto di vista per risolvere un problema!

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* I*N*C*O*N*T*R*I *

Siamo fatti della stessa materia delle stelle: Tutto è uno

Tutto ciò che è manifesto ha una coscienza, dal granello di sabbia ai pianeti, al Sole, alle galassie…
Ogni essenza fa questo percorso: Regno Minerale, Regno Vegetale, Regno Animale, Regno Umano…

Incontro con un cristallo maestro

So perché sono qui e anche tu lo sai …
Ancora ci incontriamo … ma ci siamo mai lasciati? …
Io sono stata te e tu sei me …
Noi siamo il tutto .. siamo nella corrente di Energia della Evoluzione …
Nella manifestazione  prima io sono stata il  Maestro. … ora sei tu  …
Prima ho creato il mio microcosmo con gli elementi … che sono anche i tuoi …
Per questo mi riconosci…ci riconosciamo …siamo compagni di viaggio …
Il Disegno è chiaro… noi ne facciamo parte..noi siamo il Disegno …
La meta è la stessa … possiamo averla sempre in vista …
Le strade sono diverse … ma tutte portano al Mare …
il Mare dell’Illuminazione …

Sono qui per illuminare le mie parti di te che stavo per dimenticare …
Dimenticare… ricordare…. noi siamo da sempre e per sempre …
La mia Luce e la tua Luce sono la stessa Luce …
da lì veniamo e lì vogliamo ritornare …
Per Amore … con l’Amore noi comunichiamo ..
L’Amore ci unisce… siamo Amore …
L’Amore è una stella di infiniti raggi multicolori … splendenti … vibranti …
risuona di tutte le note …

Manda il tuo raggio d’Amore alle parti di me che riconosci …
aiutami a farle tornare alla Luce … ad essere Luce …
Avvolgimi nel caldo abbraccio dell’Unità  ..
rinnova la mia volontà con le tue certezze…
infondimi la tua saggezza di Maestro …
ricordami chi sono …

Tingerò di arcobaleno le mie esperienze …
farò delle mie paure perle di risorsa …
farò ogni passo con Amore …
arricchita e trasformata per continuare a costruire …
E giorno dopo giorno saremo sempre più uniti..
E io sono te e … tu sei me.. sullo stesso cammino …  con lo stesso scopo …

E la tua e la mia energia ci condurranno al Mare …
il Mare dell’energia …
Il Mare dell’evoluzione …

dal libro “ io sono te e tu sei me” pubblicato su Lulu.com

“esistono i giorni e le notti cosmiche. Tutto fluisce e rifluisce, va e viene, sale e scende, cresce e decresce…”

ti può interessare anche: ” Sai di essere una stella?”

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* La buona notizia del venerdì: Il parco delle meraviglie multietniche

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60 oggetti di arredo urbano per il parco multietnico nel cuore di Copenhagen, per fare sport in Thailandia, giocare a scacchi su tavoli di bambù indiano, o leggera all’ombra di un ciliegio giapponese

Ancora una volta la proposta arriva dai Paesi del nord Europa, precisamente dalla Danimarca, dove i grandi architetti di BIG, Bjarke Ingels Group, affiancati dalle competenze dei paesaggisti di Topotek1 e degli artisti di Superflex, hanno creato nel cuore del quartiere multietnico di Nørrebro in Copenhagen, un grande parco urbano destinato a lasciare il segno.

Collocato in uno dei quartieri più multiculturali della capitale danese, “Superkilen” è a tutti gli effetti un grande contenitore di “buone pratiche” provenienti in questo caso da ben 60 differenti nazioni.

Si tratta della raccolta di numerosi elementi di arredo urbano come lampioni, bidoni, attrezzi ginnici, panchine, forniti singolarmente dagli stessi cittadini provenienti da ciascuna delle nazioni che di questo parco costituiscono la parte predominante, utilizzando materiali di riciclo, o di proprietà degli stessi utenti e destinati a rappresentare l’essenza di ciò che un parco urbano dovrebbe possedere.

Il parco universale delle diversità corre per 750 metri all’interno del quartiere di Nørrebro e raccoglie al suo interno tre differenti zone, caratterizzate da tre differenti tinte cromatiche: il verde, il rosso ed il nero.

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ROSSO – Così la pavimentazione in caucciù rosa che ricopre il terreno della prima zona è puntellata da una serie di aceri rossi, che ne richiamano i colori, alternando alle panchine provenienti dal Brasile ed ai cestini in ghisa del Regno Unito, un anello di boxe thailandese, a disposizioni di tutti. Sono gli sport a caratterizzare lo spazio della zona rossa, dove tra le attrazioni meglio riuscite, che con semplici e basilari materiali hanno saputo creare giochi originali e nello stesso tempo ricchi di significato, come le costruzioni messa a disposizione dalla città di Chernobyl, la struttura per arrampicarsi in bambù fornita dall’India ed una serie di altalene provenienti dall’Iraq. Tra i tavoli da ping-pong della Spagna e le panche da picnic dell’Armenia, grandi e piccoli del quartiere si sono ritrovati in piazza, sfruttando uno spazio altrimenti inutilizzato in un grande elemento di scambio sociale.

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NERO – La seconda zona (nera) è concepita invece some un salotto urbano, dove all’ombra dei ciliegi giapponesi e dei cedri Libanesi, è possibile giocare a giochi da tavolo, comodamente seduti sulle panchine in ferro battuto belga o sui tavolini brasiliani, dopo aver parcheggiato le bici nella rastrelliera norvegese, raffrescanti dalle zampillanti fontane Marocchine.

Uno spazio interamente dedicato alla cultura ed alla riflessione, composto da aree private per la lettura e grandi tavoli per il gioco di società.

Verde

VERDE – E’ il verde a caratterizzare la terza zona, un vero e proprio parco, con tanto di collinetta artificiale. Uno spazio dove giocare all’aria aperta anche come servizio aggiuntivo dell’adiacente scuola elementare, servito da piste ciclabili e percorsi pedonali per spostarsi in tutta sicurezza. Tra le nazioni protagoniste della Green zone troviamo l’Italia, che ha fornito un grande lampadario di design composto da materiale riciclato, un Osborne Bull dal Costa Rica ed una grande insegna fatta a ciambella dagli USA.

L’aspetto più importante e il segreto del successo di questo parco, resta comunque il rispetto e l’educazione che tutti i fruitori del parco, dai bambini ai giovani agli adulti, hanno riservato da subito a tutte le sue componenti, senza danneggiare le strutture o sottratte gli oggetti di arredo urbano che rendono questo parco unico e raro, trasmettendo un messaggio molto più forte di tanti slogan.

http://www.rinnovabili.it/greenbuilding/il-parco-delle-meravilgie-multietniche604034/

Altre buone notizie:

“Arbor House nel Bronx: Low cost ed ecosostenibile”

” Pompei: industriali Napoli impegnati per il ripristino delle aree “

” Guadagnare con il riciclo e la raccolta differenziata”

” Una notte al museo 2013″

I libri possono cambiarci la vita”

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* Il gatto di Schrodinger

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« Si possono anche costruire casi del tutto burleschi. Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme alla seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l’evento si verifica il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La funzione dell’intero sistema porta ad affermare che in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso.»
(Erwin Schrödinger)

Dopo un certo periodo di tempo il gatto ha la stessa probabilità di essere morto quanto l’atomo di essere decaduto. Visto che fino al momento dell’osservazione l’atomo esiste nei due stati sovrapposti, anche il gatto resta sia vivo sia morto fino a quando non si apre la scatola, ossia non si compie un’osservazione.

Il paradosso nasce per spiegare il fatto che in meccanica quantistica non è possibile descrivere classicamente gli oggetti, e si ricorre ad una rappresentazione probabilistica: per mostrare il fatto che una particella può collocarsi in diverse posizioni, ad esempio, la si descrive come se essa fosse contemporaneamente in tutte le posizioni che può assumere. Ad ogni posizione possibile corrisponde la probabilità che osservando la particella essa si trovi proprio in quella posizione.

L’operazione di osservazione, tuttavia, modifica irrimediabilmente il sistema poiché una volta osservata in una posizione la particella assume definitivamente quella posizione (cioè ha probabilità 1 di trovarsi lì) e quindi non si trova più in una “sovrapposizione di stati”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_gatto_di_Schr%C3%B6dinger

800px-Schrodingers_cat.svgLetture più recenti hanno teso a identificare la presenza dell’aspetto paradossale nel modo di conoscenza della mente umana e non nel fenomeno stesso:

«Insistendo sul fatto che la funzione d’onda è una proprietà soggettiva dell’osservatore, piuttosto che una proprietà oggettiva del gatto nella scatola Certamente, la sua funzione d’onda rappresenta una sovrapposizione di vivo e morto, ma una funzione d’onda è solo la descrizione delle credenze dell’osservatore.Affermare che il gatto è per davvero sia vivo che morto corrisponde all’affermazione di un tifoso di baseball che pretendesse che la squadra degli Yankees è congelata in una sovrapposizione di sia “vincitore” che “perdente” fino al momento in cui egli leggesse il tabellone dei risultati. È un’assurdità, un’illusione megalomaniaca secondo cui lo stato mentale personale porti all’esistenza il mondo.»

( Tranquilli gattofili!

L’esperimento del gatto, così come proposto da Schrödinger, non è mai stato messo in pratica.)

 

Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger (Vienna, 12 agosto 1887 – Vienna, 4 gennaio 1961) è stato un fisico e matematico austriaco.

È famoso per il suo contributo alla meccanica quantistica, in particolar modo per l’equazione d’onda, poi chiamata equazione di Schrödinger in suo onore, per la quale vinse il Premio Nobel per la fisica nel 1933, e per il fondamentale esperimento mentale del gatto di Schrödinger.

 

La realtà oggettiva non esiste, è solo il risultato di un insieme di convinzioni di alcuni che credono di essere i depositari della verità e orientano le scelte della comunità. Quella che tu chiami realtà corrisponde al tuo punto di vista soggettivo che determina le tue scelte di vita. Sei tu a creare la realtà. Come puoi essere sicuro che sia veramente il tuo punto di vista?

Non è necessario essere premi nobel o fisici quantistici…Guarda oltre l’apparenza che altri chiamano realtà oggettiva. Le risposte sono dentro di te.

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* La buona notizia del venerdì: l’uomo che da solo piantò una foresta

Nel lontano 1953, l’autore francese Jean Giono (1895-1970) scriveva il racconto epico “L’uomo che piantava alberi“. La storia era così reale da indurre i lettori a credere all’esistenza reale del protagonista, Elzéard Bouffier. Successivamente l’autore chiarì che aveva creato questo personaggio di fantasia per spingere i lettori a innamorarsi degli alberi.

Jadav Payeng non ha mai sentito parlare del libro di Giono — ma potrebbe essere il vero Bouffier.

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Poco più di 30 anni fa, l’allora adolescente Jadav “Molai” Payeng ha iniziato a piantare dei semi lungo una striscia di sabbia arida nei pressi del suo paese natio nella regione di Assam, India del nord, con l’intento di far crescere un rifugio per la fauna selvatica. Poco dopo, Molai decise di dedicare la vita a questa impresa, e quindi si è trasferito in un luogo dove potesse lavorare a tempo pieno alla creazione di un nuovo e lussureggiante ecosistema. Incredibilmente, questo luogo oggi comprende 1.360 acri di giungla che Payeng ha piantato da solo, con le sue stesse mani.

Recentemente The Times of India ha raggiunto il remoto rifugio di Payeng per saperne di più su come sia riuscito a lasciare un segno così indelebile in quell’area. Tutto è iniziato nel lontano 1979, quando le inondazioni hanno portato un gran numero di serpenti su questa striscia di sabbia.

Un giorno, dopo che le acque si erano ritirate, Payeng, allora solo sedicenne, ha ritrovato il posto pieni di rettili morti. In quel momento la sua vita ha avuto una svolta. “Non avendo nessun albero sotto cui ripararsi, i serpeti sono morti per la calura. Mi sono seduto e ho pianto per quei corpi senza vita. Era una carneficina. Ho allertato il Dipartimento delle foreste e ho chiesto loro se in quel posto si potevano far crescere alberi. Hanno risposto che nulla poteva crescere in quel luogo, ma mi hanno chiesto di provare a coltivare bambù. È stata dura, ma ce l’ho fatta. Non c’era nessuno ad aiutarmi. Nessuno era interessato”, dice Payeng, che ora ha 47 anni.

I serpenti sono morti per la calura, senza avere alcun albero che li potesse riparare. Mi sono seduto e ho pianto vicino a questi animali senza vita. Era un vera carneficina. Ho avvertito il dipartimento forestale e chiesto a loro se potessero piantare degli alberi nella zona. Mi hanno risposto che in quel posto non cresceva nulla. Invece, mi hanno chiesto di provare a far crescere i bamboo. E’ stato faticoso ma ce l’ho fatta. Nessuno mi ha aiutato, nessuno era interessato alla cosa”

Lasciata la scuola e la famiglia, ha cominciato a vivere sul banco di sabbia. Diversamente da Robinson Crusoe, Payeng ha accettato volentieri una vita in isolamento. Ha iniziato a prendersi cura delle piante innaffiandole mattina e sera, potandole quando necessario. Mentre ci sono voluti anni perchè la dedizione lodevole di Payeng ricevesse un meritato riconoscimento a livello internazionale, la fauna selvatica nella regione non ci ha messo molto a beneficiare di questa foresta “fatta a mano”.

Dopo pochi anni, la lingua di sabbia si è trasformata in un boschetto di bambù. “Così deciso di piantare degli alberi. Li ho raccolti e piantati.” Dimostrando una profonda conoscenza degli equilibri ecologici, Payeng ha trapiantato all’interno del suo fiorente ecosistema anche le formiche rosse in modo da rafforzare l’armonia naturale del territorio. Presto il banco di sabbia un tempo senz’ombra si è trasformato in un ambiente abitato da svariate creature.

La foresta, chiamata da molti “i boschi di Molai”, ora fa da casa a numerosi uccelli, cervi, rinoceronti, tigri, elefanti – specie che altrove stanno rischiando sempre di più di perdere il proprio habitat. Recentemente una delle tigri ha anche partorito una coppia di cuccioli. “Dopo 12 anni, abbiamo visto gli avvoltoi. Sono arrivati anche degli uccelli migratori. Cervi e bovini hanno poi attirato i predatori “, racconta Payeng, riportando anche che dei locali recentemente hanno ucciso un rinoceronte già visto nella sua foresta.

Payeng parla come un esperto protettore dell’ambiente. “La natura ha creato una catena alimentare, perché non ci atteniamo ad essa? Chi può proteggere questi animali, se noi, come esseri superiori, gli diamo la caccia?”

Nonostante l’importanza del progetto di Payeng, il Dipartimento forestale della regione è venuto per la prima volta a conoscenza di questa foresta solo nel 2008, e da allora ha cercato di sostenerne l’impegno. “Siamo rimasti colpiti da Payeng”, dice l’Assistente Conservatore delle foreste, Gunin Saikia. “Da 30 anni dedica la vita a questo progetto. In qualsiasi altro Paese, ora sarebbe un eroe.”

http://www.bodyweb.com/forums/threads/370750-Jadav-Molai-Payeng-l-uomo-che-da-solo-pianto-una-foresta

Leggi anche : https://it.wikipedia.org/wiki/Wangari_Maathai

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