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Anche i gatti hanno problemi esistenziali!

Vi abbiamo già mostrato la versione del 1910 del capolavoro.

Edvard Munch è tornato sul tema dell’Urlo diverse volte nella sua vita cercando di aggiungere più dramma all’evento.

Per raggiungere il suo obiettivo, l’artista ci ha dato solo un po ‘di deliziosa panna fresca e ha messo da parte una tazza, dicendo che siamo troppo grassi per finirlo senza danneggiare la nostra salute.

Cominciammo a urlare: “Di più, di più di questa crema!”

Così è stato creato questo dipinto, pieno della tragedia della vita quotidiana di un gatto grasso a dieta.

La vera arte richiede sacrificio, si sa

Così parla Zarathustra il Gatto!

fonte;

More of thiS cream! (fatcatart.com)

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* Il giorno 2 novembre è festa a Michoacàn

Día de los Muertos

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“ Mi chiamo Pedro, sono un bambino  e abito a San Isidro, una piccola città del Michoacán. Fa molto freddo qui e ci sono molte colline pieni di alberi. Io credo che per questa ragione tutte le nostre case sono fatte di legno.

Nella mia comunità abbiamo varie feste durante l’anno; ognuna ha una celebrazione speciale.

Il Giorno dei Morti è la più importante dell’anno.

In ottobre, le farfalle Monarca ci avvisano che stanno per arrivare le anime dei morti e che dobbiamo preparare ogni cosa per riceverle. Queste farfalle le chiamiamo anime e ne abbiamo molta cura. Sono di colore arancio e nero ed incominciano ad arrivare a migliaia nei nostri boschi per attendere la festa dei Morti.

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Il 22 ottobre, quando mancano ancora dieci giorni alla festa, incominciamo i preparativi. Molto presto, prima dell’alba, facciamo dei fuochi d’artificio che annunciano l’arrivo dei bambini e delle bambine che sono morti da meno di un anno, e che noi chiamiamo angioletti. Adorniamo le porte con fiori gialli per dare loro il benvenuto.

Quello stesso giorno prepariamo per loro una bellissima cesta con del cibo affinché non abbiano fame e stiano bene. Ci mettiamo molti fuochi d’artificio, che piacciono ai bambini, inoltre: biscotti, dolci, panini, bibite e frutta. Anche fiori ed una candela di cera per far loro luce. Questa cesta rimane in casa ed il primo di novembre la si porta al cimitero.

Le persone che hanno un parente morto da meno di un anno, devono fargli una croce di legno durante questi giorni.

Durante la mattina decoriamo le croci di legno. Mettiamo dei fiori silvestri, frutta, guaiave, arance, pani, carte colorate, bottiglie di liquore, bibite, biscotti e panini dolci.

Questo primo giorno è dedicato ai giovani ed ai bambini defunti. La gente porta le corone e le croci decorate e, nella cappella del cimitero, si celebra la messa dedicata ai morti che sono ritornati.

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Il 2 novembre è dedicato ai defunti adulti. In questo secondo giorno ci sono più persone e si possono vedere tutte le tombe decorate, piene di fiori e di candele accese.

Il cimitero appare vivace con tutti quei colori e con tanta gente che sta conversando.

Io credo che i morti debbano sentirsi molto felici perché è tutto molto bello.”

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http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/giorno_dei_morti.htm

Il Giorno dei Morti, in spagnolo Día de los Muertos, è una forma particolare di festa dei defunti tipica della cultura messicana che si osserva anche nel sud-ovest degli Stati Uniti. Il Giorno dei morti è festeggiato anche in Brasile come “Giorno delle Anime”, ma la festività non presenta radici precolombiane.

Le celebrazioni hanno luogo dal 1 al 2 novembre, nello stesso momento in cui vengono celebrate le feste cristiane dell’Ognissanti e della Commemorazione dei defunti.

I festeggiamenti possono durare molti giorni, riprendendo le tradizioni precolombiane che ne sono all’origine, prima che la festa venisse recuperata e adattata dalla Chiesa cattolica. La festa viene celebrata con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi, combinati a numerose rappresentazioni caricaturali della morte.

Mattel lancia la Barbie per rendere omaggio al tradizionale Día de los Muertos messicano

 

io credo che i bambini, fino a che non sono modellati dalle convinzioni degli adulti, vedono nell’ aldilà un luogo di luce nel quale vanno, ad un certo punto della vita, quelli che muoiono.

E quindi considerano la morte come un passaggio da un mondo all’altro.

Del resto si ricordano benissimo, se interpellati, che da lì, da un meraviglioso giardino di luce sono venuti, per concretizzare un atto d’amore dei loro genitori.

E perchè dovrebbero averne paura? O mettere in dubbio che non esistono altri mondi dove fate, gnomi, convivono in armonia nella loro diversità?

Sono tante le culture che festeggiano la morte come un ritorno a casa.

Gli adulti hanno paura perchè dimenticano, annebbiati dalle sovrastrutture delle convinzioni comuni che vedono la morte come una fine di tutto. E costruiscono santuari tetri come i cimiteri per esorcizzarla e celebrano riti di apparenza, esageratamente d’effetto, come le espressioni di convenienza.

Ai bambini possiamo insegnare che le persone care che non vediamo più, e che ci mancano certo, sono sempre con noi in ogni momento, in ogni luogo, basta ricordarle con l’amore che ci hanno dato in vita.

Ai bambini possiamo raccontare che quella che al bruco appare come una morte, per la farfalla è la nascita, l’inizio della sua esperienza.

Ai bambini possiamo dare la fiducia in una vita che loro stessi sapranno costruire e che la luce e l’ombra dipende dal punto in cui si guarda.

Ma i bambini già lo sanno. Sta a noi ricordare loro che sono stelle.

Se siamo capaci di sentire la voce della stella dentro di noi.

 

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Buon Samhain ! Buon Inizio!

Se si guarda solo all’apparenza si può perdere il vero significato di ogni cosa.
Dietro il business di questa ricorrenza, si celebra il capodanno celtico e l’incontro, solo per una notte, tra il mondo dello spirito e quello della materia.
Perchè da lì veniamo e lì ritorniamo ogni volta, ogni vita.
E’ la festa dell’inizio di un nuovo ciclo delle stagioni e, come si sa, i popoli antichi ne seguivano i mutamenti determinati dalla Grande Dea, Madre e Creatrice di tutto l’universo.

Terra e Cielo interagiscono e l’essere umano è una parte della manifestazione come i minerali, le piante gli animali, le stelle, i pianeti , i soli. Il nuovo anno porterà altri frutti, altri doni della Natura, del Cielo.
La Dea diventa strega per il cristianesimo che limita la magia della natura identificando la donna come materia terrena. Dio, lo spirito, è un entità maschile.

Buon Samhain, dunque, a tutti quelli che guardano oltre l’apparenza!
Love L

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Perchè siam donne: Ksenia Coffman, ha riscritto la Storia della Seconda Guerra Mondiale su Wikipedia per ribadire i valori dell’umanità.

Nel giro di pochi anni l’utente di Wikipedia K.e.coffman, pseudonimo di Ksenia Coffman, si è fatta notare per aver modificato, cancellato o riscritto migliaia di voci dell’enciclopedia online più grande e conosciuta del mondo: in particolare, quelle che raccontavano la Seconda guerra mondiale in modo tale da glorificare il nazismo o le operazioni militari tedesche, spesso basandosi su fonti non attendibili oppure fuorvianti.

Ksenia Coffman si era accorta che spesso le voci relative al nazismo sulla versione in inglese di Wikipedia (e non soltanto in inglese) indugiavano in dettagli eccessivi e aneddoti eroici, col risultato di glorificare l’esercito e altri corpi tedeschi e di ridimensionare le atrocità del regime nazista.

Con pazienza e meticolosità, Ksenia ha smontato e riscritto una dopo l’altra oltre 96mila voci e ha creato più di 3.200 pagine, fino a diventare la 735ma editor di Wikipedia sui circa 121mila autori che si occupano in maniera costante di aggiornare la piattaforma.

Nel farlo però è stata spesso criticata da altri editor, secondo cui il suo metodo sarebbe troppo rigoroso, o addirittura una forma di censura.

Ksenia è nata a Mosca, dove si è laureata in Linguistica computazionale, la disciplina che studia i linguaggi naturali dal punto di vista della loro modellazione con sistemi informatici; completati gli studi, ha ottenuto una borsa di studio in California per specializzarsi in materie manageriali e finanziarie, e ancora oggi vive vicino a San Francisco, nella Silicon Valley, dove hanno sede moltissime aziende e startup tecnologiche.

Tutto cominciò nel 2015, quando si trovò a leggere un articolo di Wikipedia sulle SS, in tedesco Schutzstaffel (“squadre di protezione”), le milizie speciali incaricate di compiti di polizia nel periodo del regime nazista, che parteciparono attivamente alla persecuzione degli ebrei e alle operazioni di sterminio nei campi di concentramento.

Ksenia Coffman notò alcune immagini a suo parere «visivamente molto inquietanti», tra cui fotografie che ritraevano gli ufficiali delle SS in pose che le sembravano accattivanti; allo stesso modo, in altre pagine collegate i mitraglieri e gli ufficiali delle SS venivano descritti per le loro imprese eroiche, che mettevano in ombra i crimini di guerra spesso compiuti dalle stesse persone.

Ksenia iniziò quindi a esaminare accuratamente le fonti citate in vari articoli di Wikipedia sulla Seconda guerra mondiale, uno dei suoi argomenti preferiti, rimuovendo i pezzi che erano stati tratti da fonti di parte o che provenivano da documenti non verificati; se a suo giudizio le informazioni che restavano erano insufficienti per giustificare l’esistenza di una pagina intera di Wikipedia, li cancellava del tutto. Cominciò a modificare voci quasi ogni giorno, un po’ per hobby, appassionandosi peraltro alle rigide linee guida da seguire per rivederle: all’inizio modificava circa 1.400 voci al mese, adesso nello stesso arco di tempo ne rivede circa 5mila.

L’interesse di Ksenia n passò alla storiografia, cioè il modo in cui vengono raccontati e interpretati gli avvenimenti storici. Concluse che in molti casi su Wikipedia gli eventi erano stati distorti al punto tale da rischiare di trasformare la memoria storica: non perché chi ne aveva scritto fosse necessariamente dalla parte dei nazisti o in cattiva fede, ma perché secondo lei il linguaggio dettagliato e avventuroso che può appassionare una cerchia molto ristretta di lettori ed esperti di storia militare non farebbe parte della ricostruzione storica, ma sarebbe più tipico della “fan fiction”, il genere di narrativa scritto dai fanatici di un certo argomento.

Per fare qualche esempio, Ksenia Coffman ha modificato la pagina relativa alla storia di Arthur Nebe, l’alto ufficiale delle SS a cui si dovette l’idea di usare i gas per asfissiare le persone, in seguito usata per compiere l’Olocausto. L’articolo diceva che Nebe aveva condotto i primi esperimenti su pazienti psichiatrici sovietici e che in seguito si era impegnato per «ridurre le atrocità commesse», per esempio fornendo ai suoi superiori dati su un numero maggiore di morti rispetto a quelli che erano stati realmente uccisi.

Ksenia ha spiegato di essersi sentita «del tutto disorientata» nel vedere come venivano attenuate le responsabilità di Nebe e di aver quindi cancellato la citazione, che aveva trovato sì in una raccolta di saggi del 1995, ma accanto alla frase «questo, naturalmente, non ha alcun senso».

Tra le altre cose, Ksenia ha rivisto alcune frasi della pagina Wikipedia sul luglio 1944, in cui si raccontava del piano – fallito – organizzato da alcuni ufficiali tedeschi per uccidere Adolf Hitler, che era stato descritto come «un gesto imponente», che avrebbe «salvato il loro onore e quello delle loro famiglie, quello dell’esercito e della Germania».

A questo proposito, ha anche contribuito a fare chiarezza sul cosiddetto “mito della WEHRMACHT pulita”, un equivoco storiografico ancora diffuso attraverso cui si cercò di riabilitare il ruolo dell’esercito tedesco (Wehrmacht), sostenendo che a parte pochi membri corrotti l’esercito sarebbe stato in buona parte estraneo ai crimini della Germania nazista.

Ksenia si occupò molto anche delle pagine di vari militari tedeschi che erano stati insigniti di onoreficenze naziste, le cui imprese militari venivano raccontate con grandissimo dettaglio e spesso con toni positivi. Eliminando tutti gli elementi aneddotici e non verificati, Ksenia finiva per ridurre la pagina a poche righe di testo, e in alcuni casi la pagina veniva cancellata del tutto.

Sulla pagina “wiki user” di Ksenia si può leggere un commento del 2017 in cui un utente dice: «In passato il fatto che vari articoli sulla Seconda guerra mondiale sembrassero lodare la versione tedesca, per capacità, eroismo, eccetera, mi aveva dato fastidio, ma non mi ero mai reso conto della misura in cui lo facevano. Sono davvero colpito e ti ringrazio per aver migliorato Wikipedia».

Non tutti però hanno ammirato il lavoro di Ksenia , anzi, molte critiche le sono arrivate proprio da altri editor della piattaforma, che hanno contestato il suo approccio considerandolo troppo rigido, e l’hanno accusata di voler censurare alcuni aspetti della storia, che in altre situazioni a detta loro non verrebbero rimossi.

Tra le altre cose, Ksenia è stata accusata di voler condurre una campagna che «scredita gli editor volontari che aggiungono i propri contenuti all’enciclopedia con piacere» e in buona fede.

Finora però nelle discussioni più intense tra gli esperti di Seconda guerra mondiale di Wikipedia gli amministratori della piattaforma le hanno dato ragione, e anche la Wikipedia Arbitration Committee – una commissione interna che ha l’ultima parola sulle controversie tra gli autori – le ha espresso il suo sostegno, espellendo dal sito un utente che continuava a contestare le sue rettifiche in maniera insistente.

Rispondendo a un editor che aveva contestato alcuni suoi interventi, Ksenia Coffman si è chiesta se si debba «continuare a diffondere disinformazione quando può essere eliminata», aggiungendo di ritenere che gli standard di Wikipedia debbano essere più alti.

La donna che corregge la storia del nazismo su Wikipedia – Il Post

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Perchè siam donne: Si può essere National Park Ranger a 100 anni? Betty Soskin lo è ! In carica!

Betty Reid Soskin (nata Charbonnet; nata il 22 settembre 1921) è una ranger del National Park Service, assegnata al Rosie the Riveter/World War II Home Front National Historical Park di Richmond, California.

All’età di 100 anni, è la più anziana National Park Ranger al servizio degli Stati Uniti.

Nel febbraio 2018, ha pubblicato un libro di memorie, Sign My Name to Freedom.

Betty Charbonnet nacque nel 1921 a Detroit da Dorson Louis Charbonnet e Lottie Breaux Allen, entrambi cattolici e nativi della Louisiana. Suo padre proveniva da un background creolo e sua madre da un background Cajun.

La sua bisnonna era nata in schiavitù nel 1846. Trascorse la sua prima infanzia vivendo a New Orleans, fino a quando un uragano e un’alluvione distrussero la casa e gli affari della sua famiglia nel 1927, quando la sua famiglia si trasferì a Oakland, in California.

Bettysi è diplomata alla Castlemont High School di Oakland.

Durante la seconda guerra mondiale lavorò come archivista per la Boilermakers Union A-36, un’ausiliaria sindacale tutta nera. Il suo compito principale era quello di presentare le schede di cambio di indirizzo per i lavoratori, che si spostavano frequentemente.

Nel giugno del 1945, lei e il suo allora marito, Mel Reid, fondarono la Reid’s Records a Berkeley, in California, una piccola azienda di proprietà nera specializzata in musica Gospel. Si trasferirono a Walnut Creek, in California, nel 1950, dove i loro figli frequentarono scuole pubbliche migliori e una scuola elementare e media privata alternativa chiamata Pinel.

La famiglia ha incontrato un notevole razzismo e lei e suo marito sono stati oggetto di minacce di morte dopo aver costruito una casa nel sobborgo bianco.

Si convertì all’unitarianismo e divenne attiva nella Mount Diablo Unitarian Universalist Church e nel Black Caucus dell’Unitarian Universalist Association, e nel 1960 divenne una nota cantautrice nel Civil Rights Movement.

Divorziò da Mel Reid nel 1972 e successivamente sposò William Soskin, professore di psicologia all’Università della California, Berkeley.

Nel 1978, dopo che la salute e le finanze di Mel Reid erano diminuite, assunse la gestione del negozio di musica, il che la portò a diventare attiva nelle questioni civiche della zona e un’importante attivista della comunità. Reid’s Records è ancora in attività dal 10 maggio 2018.

In seguito ha servito come rappresentante sul campo per le donne dell’Assemblea dello Stato della California Dion Aroner e Loni Hancock, e in quelle posizioni è stata attivamente coinvolta nelle prime fasi di pianificazione e sviluppo di un parco per commemorare il ruolo delle donne sul fronte interno durante la seconda guerra mondiale.

Riflettendo sul suo ruolo nella pianificazione della creazione del parco e su come ha portato i suoi ricordi personali delle condizioni in cui le donne afroamericane lavoravano in quell’ambiente ancora segregato per sostenere gli sforzi di pianificazione, ha detto che, spesso, “era l’unica persona nella stanza che aveva qualche motivo per ricordare”

Nel 2003, ha lasciato il suo lavoro statale ed è diventata consulente presso il parco che ha contribuito a creare prima di diventare un ranger del parco con il National Park Service nel 2007 all’età di 85 anni.

A partire dal 2019, Betty Soskin è impiegata nel parco come ranger del parco e conduce tour del parco e funge da interprete, spiegando lo scopo del parco, la storia, i vari siti e le collezioni museali ai visitatori

È stata celebrata come “una voce instancabile per assicurarsi che l’esperienza di guerra afro-americana – sia i passi positivi verso l’integrazione che la presenza di discriminazione – abbia un posto di rilievo nella storia del Parco”.

Park Ranger Betty Soskin ha detto, commentando la sua vita nel 2015 all’età di 93 anni: “Vorrei aver avuto la fiducia quando la giovane Betty ne aveva bisogno per navigare attraverso i pericoli della vita quotidiana sul pianeta. Ma forse sono più in grado di trarre beneficio dall’averlo ora – quando avrò la maturità per valutarlo e l’audacia di brandirlo per quelle cose care.

Betty ha subito un ictus mentre lavorava al parco nel settembre 2019 ed è tornata a lavorare in una attività limitata e informale a gennaio 2020.

Nel 2021, è ancora considerata una ranger del parco attiva ed è la più anziana ranger del parco degli Stati Uniti.

Per celebrare il suo 100 ° compleanno, il distretto scolastico unificato di West Contra Costa ha ribattezzato la Juan Crespi Middle School in Betty Reid Soskin Middle School. ]

]Betty Reid Soskin – Wikipediaranger

PERCHé SIAM DONNE!!!

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Perchè siam donne: “I’m speaking” piccole donne parlano!

Lei è Iris Haq Lukolyo, 10 anni.

Un giorno dello scorso settembre, si collega a scuola su Zoom, e il suo insegnante dice alla classe che quel giorno avrebbero imparato a conoscere il ruolo dei Padri Fondatori nella costruzione dell’America.

Comincia ad ascoltare.

Iris è perplessa: una parte cruciale della narrazione manca, secondo lei, dal programma della lezione.

Quando ho tolto il mute all’audio, ho detto, ‘Ma gli schiavi e le schiave non hanno costruito l’America?'”

No, non ne parliamo in questa classe”.

Iris è l’unica studente afroamericana della classe, e rimane una voce isolata.

Spegne la telecamera per piangere.

“Prima di parlare, avevo paura a farlo. E dopo ho pensato, ‘Oh non avrei dovuto dirlo.'”

Ma poi in Iris scatta un clic e decide di trasformare quel sentire in azione.

Scrive un saggio sulla sua esperienza e sull’importanza di insegnare una storia americana accurata e inclusiva nelle scuole.

Un paio di mesi dopo, il saggio – intitolato “Mute: conversazioni di quinta elementare sulla schiavitù”. Viene pubblicato su Skipping Stones, una rivista letteraria giovanile nazionale.

E quando la madre di Iris, HeatherHaq, lo condivide su Twitter diventa virale.

L’insegnante di Iris lo legge e chiede scusa per averla fatta sentire ferita.

“Ma non può bastare dice Iris: la schiavitù non è tema per la lezione di un altro giorno.!”

(Da notare la maglietta di Iris: la ornai famosissima frase di KamalaHarris “I’m speaking”)

Il discorso di Kamala Harris:

così la nuova vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, nel suo discorso della vittoria.
“Sebbene io sia la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Penso a intere generazioni di donne che hanno battuto la strada per questo preciso momento. Penso alle donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti, comprese le donne afroamericane, spesso trascurate ma che spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia.

“La democrazia non è una cosa garantita per sempre. 

Col vostro voto avete mandato un messaggio chiaro, avete scelto la speranza, l’unità, la decenza, la scienza e la verità”,
Kamala ha anche ricordato la propria madre, Shyamala Gopalan Harris, così la nuova vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, nel suo discorso della vittoria. Ricorda come sempre sua madre, Shyamala Gopalan, endocrinologa e attivista arrivata negli USA dall’India negli anni Sessanta
.

Per Kamala Harris, sua madre non è solo un modello e una fonte di eterna ispirazione è “la donna responsabile della mia presenza qui oggi”. “Quando è arrivata dall’India all’età di 19 anni”, racconta nel suo discorso, “non si sarebbe mai immaginata questo momento, eppure credeva profondamente in un’America dove un momento del genere potesse essere possibile”..

Lei credeva nell’America che rende possibili momenti come questo.

Penso a lei e penso a intere generazioni di donne, donne di colore, asiatiche, bianche, latine, native americane, che hanno battuto la strada per questo preciso momento.

Le donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti. Le donne di colore che troppo spesso vengono trascurate, ma che così spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia. Tutte le donne che hanno lavorato per garantire e proteggere il diritto di voto per oltre un secolo.

E ora, nel 2020, la nuova generazione di donne del nostro Paese che hanno votato e continuano a lottare per il loro diritto fondamentale a votare e a essere ascoltate”.
“Ai figli dei nostro Paese, indipendentemente dal vostro genere, abbiamo un messaggio chiaro per voi: sognate con ambizione, guidate con convinzione e guardate a voi stessi in modi che forse gli altri non vedranno, ma semplicemente perché non lo hanno mai visto prim
a.

E noi vi applaudiremo ad ogni passo“.

https://www.fanpage.it/esteri/il-discorso-di-kamala-harris-sono-la-prima-donna-vicepresidente-ma-non-saro-lultima/

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* Il coniglio,la luna piena di settembre e il Mid Autumn Festival

Il coniglio lunare

Il coniglio lunare, è una creatura immaginaria presente nella mitologia e nel folklore di molti paesi dell’Estremo Oriente, ed in particolare di Cina e Giappone. Si tratta di un coniglio che vive sulla Luna. Sembra che in Asia (ma non in Occidente) è possibile vedere, negli avvallamenti della faccia illuminata della Luna piena, la figura di un coniglio seduto sulle zampe posteriori a fianco di un pestello da cucina.

È una figura leggendaria molto presente nell’immaginario mitologico sino-nipponico, sebbene con alcune varianti: in Cina viene solitamente considerato un compagno della divinità lunare Chang’e, per la quale è incaricato di produrre l’elisir di lunga vita pestandone i componenti nel suo mortaio; nel folklore del Giappone si limita invece a pestare del comune mochi nel tradizionale pestello giapponese.

In Cina viene anche chiamato coniglio di giada o coniglio d’oro e la sua figura viene celebrata nella festività dedicata alla Luna e alla dea Chang’e, appunto la Festa della Luna o Festa di metà autunno.

Nella mitologia, la ragione per cui un coniglio dovrebbe trovarsi sulla Luna è descritta nel Śaśajâtaka, una antica favola buddista.

Quattro amici animali, una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio nel giorno sacro buddista di Uposatha (dedicato alla carità e alla meditazione) decisero di cimentarsi in opere di bene. Avendo incontrato un anziano viandante, sfinito dalla fame, i quattro si diedero da fare per procacciargli del cibo; la scimmia, grazie alla sua agilità, riuscì ad arrampicarsi sugli alberi per cogliere della frutta; la lontra pescò del pesce e lo sciacallo, sbagliando, giunse a rubare cibo da una casa incustodita. Il coniglio invece, privo di particolari abilità, non riuscì a procurare altro che dell’erba. Triste ma determinato ad offrire comunque qualcosa al vecchio, il piccolo animale si gettò allora nel fuoco, donando le sue stesse carni al povero mendicante.Questi, tuttavia, si rivelò essere la divinità induista Śakra e, commosso dall’eroica virtù del coniglio, disegnò la sua immagine sulla superficie della Luna, perché fosse ricordata da tutti.

La leggenda è ben nota in Cina e in Giappone, ed è conosciuta anche in versioni diverse: una di esse, popolare in Cina, vuole che sia stata la divinità Chang’e a salvare la coraggiosa bestiola dalle fiamme e a portarla con sé sulla Luna.

In altre varianti cambia il numero e la specie dei compagni del coniglio, che vengono riferiti come una scimmia ed una volpe nella raccolta giapponese Konjaku Monogatarishū, scritta durante il Periodo Heian e che colleziona antiche storie indiane, cinesi o giapponesi, o una volpe e un orso in altre versioni.

 

Da questo mito nacque la tradizione cinese delle feste della Luna, a metà autunno,il Mid Autumn Festival, dove familiari e amici si riunivano per contemplare il disco lunare, gustare frutta e dolci; le forme rotonde della luna, dei frutti e dei dolci simboleggiano il ritrovarsi, il riunirsi e l’unità familiare.

Il Mid Autumn Festival é il secondo festival tradizionale più importante del calendario cinese( il primo è il calendario cinese). Corrisponde al 15esimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare cinese: la Luna in questo periodo è più brillante e piena.

Gli orientali da sempre vedono nelle macchie lunari tracce del coniglio, che si riposa o intento a ricavare pillole d’immortalità da un pestello.

 

Dall’India alla Cina e poi al Giappone il mito del coniglio lunare s’insegue e si ritrova anche nell’altra parte del globo, tra i Maja e gli Aztechi.

Tutti i popoli Mesoamericani interpretavano le macchie scure del disco lunare come se rappresentassero un coniglio.

Una statuetta Maja di Jaina mostra la dea lunare accompagnata da un coniglio; lo stesso animale è raffigurato sul disco del satellite nei Libri Sacri Mesoamericani.

Gli antichi Maja rappresentavano la Luna con un coniglio e gli Aztechi invocavano l’abbondanza dei raccolti ai piccoli dei lunari chiamati quattrocento conigli.

Quando i Maya guardavano le ombre di oscurità e luce sulla superficie della luna, essi vedevano una forma somigliante a un coniglio che saltava.

La divinità della luna è stata ritratta spesso con il suo animale domestico prediletto, un grande coniglio, nelle sue braccia.

Nelle notti serene di plenilunio, il coniglio dorme sul petto della luna.

Fonti:

http://loggiacricetale.forumfree.it

it.wikipedia.org/wiki/Coniglio_lunare

http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it

http://www.calion.com

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La buona notizia del venerdì: Le Big Banch per cambiare punto di vista!

Si chiamano “panchinisti itineranti” e vanno a caccia di panchine giganti – o big bench – per tutto il Paese.

L’idea nasce originariamente da Chris Bangle, designer americano che insieme alla moglie Catherin ha ideato la prima Big Bench, installata a Clavesana, in provincia di Cuneo. La panchina gigante è stata poi riprodotta sempre uguale ma con colori diversi e ogni Big bench è stata collocata in punti panoramici in diverse regioni d’Italia.

L’originalità di Bangle accompagnata dalla bellezza del territorio hanno dato vita nel 2010 alla prima Big Bench che posizionò in un luogo panoramico di sua proprietà accessibile ai visitatori.

L’intenzione di Bangle è riuscire a trasmettere un messaggio positivo, di collettività, di unione e condivisione.

L’iniziativa ha lo scopo di favorire il turismo, aiutando a scoprire e condividere panorami nuovi e incantevoli fuori dai circuiti normali. Inoltre, il progetto Big Bench sostiene artigiani e comunità locali delle località in cui si trovano le panchine giganti.

Ciò che attrae delle Big Bench oltre alla notevole dimensione sono i colori brillanti ispirati alla natura. Ogni colore è legato al territorio che le ospita. Il giallo dei girasoli, il viola della lavanda, il rosso del vino, il marrone delle nocciole. Le Grandi Panchine sono tutt’uno con i colori del territorio piemontese!

Attualmente le Grandi Panchine sono 106, ogni panchina è numerata ed ha il logo della Big Banch Community-

La maggior parte sono in Piemonte , ma se ne trovano anche in altre regioni.

Pian piano il fenomeno si sta espandendo un po’ ovunque.

Le Grandi Panchine nella maggior parte dei casi, si trovano in cima alle colline, in luoghi panoramici, lontane dai centri abitati Per sapere esattamente dove si trovano si può utilizzare la App gratuita Big Banch.

Google fornisce la mappa con la geolocalizzazione in mmodo da condurvi esattamente dove si trova la panchina che volete raggiungere,

Oltre alla mappa ci sono diverse informazioni utili riguardanti il territorio dove si trova la Big Banch e il grado di difficoltà per raggiungerla. Infatti a volte occorre seguire sentieri poco praticabili, magari tra i vigneti o i campi coltivati, anche con distanze notevoli.

Le Panchine Giganti sono spesso conosciute per immagini, ma una volta che ci si siede su una di esse e si prova la sensazione di godersi la vista come se “si fosse di nuovo bambini”, si vive un’esperienza intensa, da condividere con gli altri. Le panchine sono fatte per rilassarsi, a differenza di una sedia o di una poltrona sono larghe abbastanza da accogliere uno o più amici. Sedersi su una panchina è un gesto sociale piacevole, e fare buon uso di tutta l’energia positiva che le Panchine Giganti emanano è la visione alla base del Big Bench Community Project”, spiega Chris Bangle.

Le Grandi Panchine – Dove si trovano le Big Bench? – Mai fermarsi

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Perchè siam donne:Claudia Sheinbaum rivendica l’altra faccia della Storia. Civiltà è una opinione!

 

Messico.

Via la statua di Colombo, al suo posto un monumento in onore delle donne indigene La statua era stata tolta lo scorso anno per proteggerla dalle manifestazioni che minacciavano di distruggerla. –

A scuola ci hanno insegnato che la scoperta dell’America ha portato la civiltà in quella parte del mondo. E se mai si discuteva su chi era arrivato prima, Cristoforo Colombo,Amerigo Vespucci o nientepopodimeno che i Vichinghi.

E comunque si cercavano le Indie.

Ma a nessuno è venuto in mente di chiedere agli abitanti di quelle terre se volevano essere “civilizzati”? E che questo voleva dire l’annullamento delle loro civiltà ? e che quindi era una invasione in nome di un’altra civiltà?

Il monumento al navigatore genovese, che per 143 anni ha troneggiato su una rotonda del Paseo de la Reforma di Città del Messico, non tornerà più al suo posto.

È stata la sindaca della capitale messicana, Claudia Sheinbaum, ad annunciare durante il fine settimana la decisione e a precisare, approfittando della commemorazione della giornata internazionale delle donne indigene, che la statua di Colombo sarà sostituita da quella di un personaggio femminile della civilizzazione olmeca. –

Già da varie settimane il Messico ha sviluppato un calendario di commemorazioni dei 500 anni della caduta di Tenochtitla’n, e di fatto della fine dell’impero azteco e il successivo inizio della colonizzazione spagnola. A questo si è ispirata Claudia Sheinbaum quando ha giustificato la scelta della nuova statua con “la rivendicazione delle donne indigene e di ciò che rappresentano nella nostra storia”.

Si tratta, ha ancora detto, “del miglior tributo che possiamo fare alle donne del Messico, alle donne indigene”.

Così, la statua di Colombo, opera dello scultore francese Charles Cordier, che fu collocata nel 1877 sul Paseo de la Reforma, sarà portata nel Parque Ame’rica del quartiere di Polanco.

“Si tratta – ha assicurato la prima cittadina di Città del Messico – di un luogo dignitoso e autorizzato dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH). –

Negli ultimi 30 anni il monumento allo ‘scopritore dell’America’ ha subito ripetuti attacchi.

Nel 1992 un gruppo di dimostranti tentò inutilmente di abbatterlo con l’aiuto di corde e di un camion. lo scorso anno, invece, all’avvicinarsi di una nuova bellicosa manifestazione organizzata per il 12 ottobre con slogan anticolonialisti, la statua è stata rimossa dal suo piedistallo dal governo cittadino. 

Al posto del Columbus Day, il 12 ottobre il Messico osserva il Dia de la Raza, una festa che riconosce “il patrimonio misto indigeno ed europeo del Messico”. –

Per onorare le civiltà precolombiane, lo scultore Pedro Reyes creerà una statua di una donna olmeca. Si pensa che gli Olmechi siano una delle prime grandi civiltà di quello che sarebbe diventato il Messico. 

È molto importante dedicare un monumento alle donne indigene e alla Terra, perché se qualcuno può insegnarci come prenderci cura di questo pianeta, sono i nostri popoli nativi, ed è proprio questo che dobbiamo imparare di nuovo“, ha detto Reyes in una dichiarazione riportata dal quotidiano messicano El Universal.

Diverse statue del navigatore italiano sono state rimosse negli Stati Uniti durante le proteste del movimento “Black Lives Matter” e ogni 12 ottobre in Messico, dove il “Columbus Day” non si celebra  ufficialmente, manifestanti nativi si ritrovano davanti alla statua per denunciare i crimini coloniali.

Anche il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador ha ribadito di essere al fianco delle rivendicazioni indigene e ha invitato il governo spagnolo e il Vaticano a porgere le proprie “scuse storiche” per gli abusi commessi durante la conquista e l’evangelizzazione del loro territorio.  –

Fonte:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ContentItem-1d317fb8-d178-4b90-ada6-760e03675af5.html

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La buona notizia del venerdì: una pianta in aula per ogni alunno per agire sul cambiamento climatico

Una pianta per ogni alunno, in aula. Basta questo per cambiare non solo gli ambienti della scuola ma anche la didattica, riscoprendo le competenze legate alla cura. E per agire insieme, concretamente, per fermare il disastro climatico.

«Non posso dire ai ragazzi “ti devo spiegare che il mondo sta finendo”: ti devo far fare cose che ti permettano di agire».

L’estate 2021 ce l’ha sbattuto in faccia: il cambiamento climatico è l’urgenza delle urgenze. Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze, è molto duro: ridurre le emissioni di CO2 è necessario ma insufficiente.

Per la salvaguardia della Terra l’unica vera soluzione è piantare mille miliardi di alberi nei prossimi cinque anni, di cui due miliardi in Italia (ma potremmo tranquillamente, secondo lui, arrivare a sei): una vasca da bagno d’altronde si svuota togliendo il tappo, non certo riducendo l’intensità del getto d’acqua. Solo così possiamo far scendere la curva dell’emissione di CO2.

E allora perché non cominciare dalla scuola? Portando nelle aule una pianta per ogni bambino e per ogni insegnante.

È questa l’idea di Beate Weyland, che insegna alla libera università di Bolzano, esperta del rapporto tra pedagogia e architettura e design.

«Portare negli spazi interni delle scuole di ogni ordine e grado una pianta per ogni bambino e una per ogni insegnante non solo per abbellire luoghi che solitamente sono tristi e disadorni, è un gesto assolutamente rivoluzionario. Ci permetterebbe per esempio di ripensare il tempo scuola in ordine al tema della cura: quanto tempo possiamo ritagliare per curare insieme le piante, che sono l’unica fonte di sopravvivenza della razza umana sulla terra? Vivere con loro, curarle, seguirle, osservarle, giocarci… significa condurre i bambini (e noi stessi) a sviluppare rapporti di prossimità con le piante. Solo così vinceremo la scommessa per il futuro»

Il progetto si chiama EDEN e da un anno la professoressa lo sta sperimentando in dodici scuole, oltre che nella sua università

.Portare le piante all’interno delle scuole rende più accoglienti e resilienti gli ambienti e offre l’occasione agli insegnanti di ragionare sull’innovazione didattica di cui tutti ora stiamo tanto parlando. È un gesto che può fare ogni singolo insegnante e permette subito di ottenere un grande beneficio perché spinge a riconfigurare la organizzazione della didattica, ad esempio per trovare il tempo per la cura. È questo che mi interessa, io sono una pedagogista, non una arredatrice di interni .

Quindi la pianta diventa il volano dell’innovazione didattica…

Più che di didattica innovativa oggi a me piace parlare di didattica orientata al potenziamento dell’individuo, al fare cultura insieme. La didattica di nuova generazione su cui tutti stiamo puntando – a volte esplorandola e a volte cristallizzandola in un metodo – è quella delle competenze globali che ci spingono a focalizzarci sull’orientamento alla domanda e ricerca, sul team building, sullo sviluppo di relazioni sane e di azioni responsabili. La scuola deve orientare la domanda e la ricerca, non più coltivare le buone risposte. Se guardiamo cento anni indietro, a Freinet o a Montessori, ma anche oggi a Lorenzoni, vediamo che nei grandi educatori queste categorie sono già tutte presenti.

Eden sta per Educational Environments with Nature. Ovviamente l’idea è quella delle scuole come nuovi paradisi, parola che rievoca un giardino domestico, non certo una giungla di natura selvaggia

L’anno scorso hanno aderito 12 scuole e ce ne sono altre 20 che vogliono partire. Ovviamente abbiamo cominciato noi: a casa io in due stanze ho 80 piante.

In università, da novembre 2020 abbiamo sviluppato una sorta di laboratorio green, chiamato GREEN SET, allestendo due aule, con cento piante per cento studenti, futuri insegnanti. Come laboratorio intendiamo aule in cui tutti i docenti e tutti gli studenti possono fare lezione, ma più piccole, generalmente destinate alle attività laboratoriali, quindi spazi che bene si prestano ai setting cooperativi. Nei mesi di chiusura le ho annaffiate io, poi con le prime riaperture due studenti hanno seguito un workshop per riprodurre le piante e così abbiamo allestito il nostro terzo laboratorio GREEN SET.

Se le piante dopo sei mesi si riproducono, tutta l’università potrebbe in poco tempo avere una pianta per ogni studente, a patto di creare gruppi di studenti che investono energia e tempo su questa cosa. Stiamo provano a capre come fare, ragionando ad esempio sulla possibilità di dare un credito a questi studenti, che fanno qualcosa che sta perfettamente dentro il Green Deal europeo.

Per saperne di più:

Una pianta per ogni alunno: dalla classe al “soggiorno educativo” – Vita.it