Mussomeli è un comune italia di circa 12.000 abitanti.del libero consorzio comunale di Caltanisetta. Sorge in una zona collinare interna, a est del fiume Platani, nella Sicilia Centrale a 765 metri sul mare
Si presume che il territorio di Mussomeli sia stato abitato fin dall’epoca preellenica (prima del 1500 a.C.) dai Sicani e dai Siculi, attratti dalla sicurezza offerta dalla conformazione del territorio e dalla fertilità della terra. Ciò è testimoniato da numerose zone archeologiche nelle vicinanze del paese. Qualche migliaio di anni dopo, i Romani scelsero queste terre anche perché svolgevano durante le guerre un ruolo di raccordo tra il centro Sicilia e le coste. Nel 1370 Manfredi di Chiaramonte inaugurò il Castello Manfredonico Chiaramontano di stile gotico-normanno, costruito su una precedente fortezza araba, che si innalza su una rupe fino a 778 metri: “Il nido D’Aquila”
E’ uno di quesi paesi che rischia di essere abbandonato e il sindaco Giuseppe Sebastiano Catania,uno di quei sindaci che prende iniziative che fanno bene al paese: mette in vendita le case ad un euro , mancano i medici e l’ospedale di zona potrebbe chiudere.
Così si avvale della collaborazione di Erica Moscatello e Javier Raviculè, due quarantenni che lavorano nel settore della consulenza per le pubbliche amministrazioni. Sono arrivati a Mussomeli, spinti anche dalla curiosità e dagli incentivi proposti per trasferirsi in questa zona, e hanno deciso di non muoversi, dopo avere acquistato la loro casa a 1 euro.
Erica e Javier hanno contattato il rettore dell’Università argentina di Rosario, Franco Bartolacci, che ha pubblicato un appello rivolto a tutti i medici del paese
A quel punto si è messa in moto una catena di richieste .
La richiesta più singolare è arrivata da sessantamila medici argentini, un numero di persone che potrebbero riempire uno stadio.
Intanto, i primi trenta argentini hanno già acquistato le loro case a 1 euro (finora nesono state vendite 342) e si sono trasferiti in Sicilia.
Sono attirati dalla bellezza dei luoghi, dalla qualità della vita e, nel caso dei medici, da uno stipendio di circa 6 mila euro al mese.
Quanto alle case, a Mussomeli gli abitanti sono soltanto 12 mila, ma secondo il sindaco c’è posto per almeno 55 mila persone.
Oltre i medici che hanno impedito la chiusura delle strutture sanitarie indispensabili su tutto il territorio circostante.
Ingegno, creatività e tanta voglia di fare Josephine Cochrane è la donna che inventò la prima lavastoviglie, inseguendo il suo sogno.
Era il 1886 e la vedova che viveva a Shelbyville, in Illinois, decise di rimboccarsi le maniche per risolvere un problema che sembrava non interessare l’universo maschile. All’epoca erano stati inventati già diversi macchinari, per cucire o tagliare l’erba, nessuno però aveva pensato a ideare una macchina che aiutasse le donne a lavare i piatti.
Josephine amava tenere cene e invitare gente a casa propria, ma puntualmente restavano moltissime stoviglie da lavare. Lei, che apparteneva a una famiglia nobile, non sopportava l’idea che si dovesse sprecare così tanto tempo per pulire i piatti, con il risultato che spesso la porcellana si scheggiava o rompeva. “Se nessuno ha ancora inventato una macchina per lavare i piatti, lo farò io stessa!”, disse durante una conversazione con le sue amiche e così fece.
Ingegnosa e determinata, Josephine ideò il progetto per una macchina che fosse in grado di lavare i piatti e arrivò persino a costruirla. L’apparecchio proiettava dei getti di acqua e sapone su piatti e bicchieri, utilizzando un sistema di pompe che veniva azionato manualmente. In quel periodo le stoviglie venivano pulite con acqua fredda e cenere, ma Josephine preferì il sapone. Non solo: dopo aver preso le misure di ogni pezzo dei suoi servizi, disegnò i vari compartimenti, creando una gabbia a forma di ruota.
Il macchinario era costituito da un boiler in rame in cui erano posizionati i compartimenti, in grado di ruotare. Un motore manuale gettava sulle stoviglie contenute in esso dell’acqua calda e saponata, in seguito dell’acqua calda e pulita. Terminato il lavaggio i piatti venivano estratti e si potevano asciugare. Il prototipo della lavastovigliereato da Josephine Cochrane venne presentato per la prima volta nel 1893 alla Fiera Colombiana di Chicago.
Fu un enorme successo e l’invenzione conquistò i visitatori, superando tutte le altre opere. Le amiche della donna rimasero così entusiaste dal macchinario che lo ribattezzarono Lavapiatti Cochrane.
Josephine aveva creato qualcosa di straordinario e iniziarono ad arrivare ordini da tutto il paese, non solo da parte di altre signore, ma anche di alberghi e ristoranti. Il progetto, dopo essere stato brevettato, entrò in produzione in una fabbrica fondata da Josephine, la Garis-Cochran lavastoviglie Machine Company.
Nel 1897 l’inizio della produzione fu un successo e in seguito la società creò altri elettrodomestici. Il destino però non fu altrettanto benevolo con l’inventrice della lavastoviglie che scomparve a 74 anni a causa di un esaurimento nervoso.
L’azienda in seguito cambiò nome e venne assorbita da alcune multinazionali.
Oggi inizia un nuovo ciclo lunare sotto il segno dei Gemelli: Sole e Luna saranno congiunti nello stesso segno
Il segno dei Gemelli è il segno della comunicazione e ci connette con il potere della parola, aiutandoci ad esprimere chi siamo e cosa vogliamo, quindi questa lunazione ci chiede coerenza tra ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo.
Il governatore dei Gemelli è Mercurio, il pianeta che si trova più vicino al Sole e che si muove più rapidamente, e che nel mito rappresenta Hermes, il messaggero degli Dei che metteva in comunicazione l’Olimpo con i diversi Regni; quindi possiamo dire che è il pianeta della mente, del pensiero, della parola, della comunicazione.
In questo momento Mercurio si trova in moto retrogrado nel segno del Toro; nei prossimi giorni inizierà ad uscire dalla retrogradazione, finché via via tornerà nel segno dei Gemelli. Ma in questo momento è come se ci stesse invitando a cercare il modo giusto di dire le cose, mettendo a fuoco ciò che vogliamo comunicare prima di passare all’azione, dando una forma concreta ai nostri pensieri prima di comunicare al mondo il nostro obiettivo.
Anche perché Sole e Luna sono in sestile con Giove e Marte nel segno dell’Ariete: Giove è colui che marca il ritmo di questo 2022; nella prima parte dell’anno ha transitato il segno dei Pesci, invitandoci a connettere con la nostra anima, e in aprile è entrato in congiunzione con Nettuno, mettendoci così in contatto con i nostri sogni e desideri, e con il proposito più profondo della nostra vita. Ora è passato al segno dell’Ariete, dove rimarrà fino alla fine di ottobre, per poi rientrare nel segno dei Pesci fino a fine anno: è come se ci dicesse che tutto ciò che è rimasto in gestazione nel nostro interiore nei mesi scorsi ora deve uscire, ed è quindi il momento di iniziare a muovere i passi che ci avvicineranno al nostro obiettivo; poi quando rientrerà nel segno dei Pesci ci darà l’opportunità di verificare se il cammino che abbiamo intrapreso continua ad essere allineato al proposito della nostra anima.
L’etimologia della parola “gemelli” viene dal latino “geminus”, che appunto si riferisce alla coppia di fratelli gemelli, ma possiamo distinguere anche la radice greca “gamos”, che si riferisce a hierogamos, ossia il matrimonio tra maschile e femminile, ricordandoci quindi che solo l’unione di queste due parti all’interno di noi ci porterà ad essere integri.
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E infatti nell’emisfero Nord ci troviamo nel pieno di Beltane la stagione in cui il dio e la dea si uniscono, invitandoci a unire maschile e femminile dentro di noi. Senza questa unione, non vi può essere creazione né abbondanza: così come per creare una nuova vita le polarità maschile e femminile si devono accoppiare, così succede in natura affinché noi possiamo beneficiare del raccolto, e allo stesso modo succede dentro di noi affinché possiamo manifestare nel concreto i nostri desideri e progetti.
Per gli indiani d’America la Madre Clan di questo ciclo lunare è Cantastorie, la preservatrice del parlare secondo l’esperienza personale, la quale ci insegna a parlare in verità, comunicando dal cuore; lei ci mostra la fede di cui abbiamo bisogno per farci strada nelle nostre confusioni, e ci insegna come essere nella vita sia studente che insegnante.
Quindi questa lunazione non solo ci invita a connetterci con la nostra voce autentica, ma anche a fare una bella pulizia dei nostri pensieri e delle nostre credenze.
Abbiamo l’opportunità di sanare la nostra parola e usarla amorevolmente per esprimere e verbalizzare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita e le nostre relazioni, perché le parole che utilizziamo hanno un potere enorme, non solo quelle che diciamo, ma anche quelle che pensiamo: ogni parola che pronunciamo è la connessione diretta tra il pensiero e il piano materiale, ed ogni parola crea la nostra realtà!
Per questo è importante portare attenzione ai nostri pensieri e a ciò che diciamo. Come disse Sigmund Freud:
“Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.”
Ogni luna nuova ci dà la possibilità di iniziare qualcosa di nuovo che si svilupperà nei sei mesi successivi e che ci darà i frutti con la luna piena nello stesso segno.
Precisamente il plenilunio in Gemelli avverrà l’8 di dicembre, quando Giove starà transitando l’ultimo grado dei Pesci, preparandosi a passare nel segno dell’Ariete per un lungo periodo. E Marte sarà in congiunzione con la Luna: azione e intuizione si alleeranno per raggiungere lo stesso scopo.
Quindi scegliamo con cura le intenzioni che vogliamo piantare in questo novilunio, che ci sono tutte le carte in regola perché possano diventare realtà!
I suoi compagni di classe le ‘insegnano’ ad essere autonoma
I giornali anche a scadenza giornaliera, raccontano di storie di ordinaria emarginazione di persone con disabilità.
Bambini che non sanno cosa vuol dire integrazione, perchè si imbattono in insegnanti e compagni di scuola che non hanno voglia di entrare in contatto con la disabilità.
Che non vanno in gita e non hanno le opportunità che invece, per i normodotati sono un diritto.
A Sarcedo (Vicenza) invece, grazie alla sensibilità e alla professionalità di chi crede ‘nel sostegno’ come ruolo educativo per soggetti diversamente abili e non solo, Anna, con sindrome di Down, frequenta la prima media a Sarcedo ed i suoi compagni hanno imparato a considerare il suo handicap come motivo di crescita e di educazione. Hanno voluto addirittura avere per lei un ruolo attivo. Vogliono aiutarla nella riabilitazione e a diventare indipendente, meta più importante a cui ambire quando sei affetto da certe sindromi.
Come accadde per tutte le ragazzine della sua età sta tastando il terreno dell’autonomia: ogni giorno va a scuola, ci va a piedi, ma non ci va da sola e non sono nemmeno i suoi genitori ad accompagnarla. Perché Anna se ha una particolarità spiccata, che non sia quella impressa dai suoi geni, è quella di attorniarsi dei suoi compagni di classe che le vogliono bene, che a turno e in gruppo di cinque o sei, puntualmente la aspettano ogni mattina davanti al municipio di Sarcedo e poi la ‘scortano’ a scuola.
Da oggi, Anna è ancora più autonoma perchè prende addirittura il bus. Anche in questa ‘impresa’, ha avuto il sostegno dei suoi compagni di classe e di scuola che hanno fatto letteralmente a gara per proteggere la bambina, in quel gesto quotidiano che per qualcuno è normale, ma quando c’è un certo tipo di disabilità di mezzo, risulta straordinario.
Un sapere stare assieme che se fa da antidoto alla sindrome di Anna, crea nel contempo uno spirito di responsabilità nei suoi compagni.
Alcuna forzatura in tutto ciò, perché difficilmente le cose imposte riescono bene, anzi: ben felicemente i suoi compagni hanno colto il segnale dato dall’insegnate di sostegno di Anna e subito si sono mossi per accompagnarla a scuola.
Il Comune paga il servizio
Un bell’ esempio di comunità che non è sfuggito all’occhio accorto e sensibile del sindaco Luca Cortese: “E’ un grande esempio che Anna e i suoi compagni ci stanno dando. Mi dà tanta speranza vedere che insegnante e compagni ci sono per questa bimba”.
Ma non si è fermato alle parole il sindaco Cortese ed è passato ai fatti: “Come amministrazione comunale vogliamo contribuire a dispiegare le ali della libertà personale di Anna, mettendo a disposizione il trasporto comunale scolastico gratuitamente per lei assieme a suoi due compagni ed all’insegnante di sostegno, ogni giovedì, per permetterle di prendere dimestichezza con i mezzi di trasporto – conclude il sindaco Cortese – A Sarcedo non dimentichiamo nessuno, è un progetto semplice con una valenza sociale altissima”.
Non ammazzerai i pulcini solo perché sono maschi e non fanno le uova.
Non offrirai animali in premio per gare, concorsi o riffe.
Non alleverai una bestia solo per poterla uccidere e prenderne la pelle, il pelo o la pelliccia.
Non venderai i cani e gatti nei negozi di città, ma solo negli allevamenti certificati e controllati.
E se farai una di queste cose, per lo meno in terra di Lussemburgo, sarai punito duramente, con una multa sino a 200 mila euro. O con il carcere.
Il piccolo Granducato ha deciso la rivoluzione.
Da paradiso fiscale che era (e in parte è ancora) vuol diventare il paradiso della fauna continentale.
Il governo ha presentato una proposta di legge che per la prima volta – così dicono – introduce il concetto di «dignità animale», stabilendo nuove regole di protezione, sicurezza e benessere per l’universo che va dalle mucche alle galline passando per felini e canini. Il testo aggiorna un codice del 1993 giudicata «obsoleta» sulla base del progresso scientifico e «su la posizione degli animali nella nostra società moderna».
Spiega a Lussemburgo che l’animale deve essere considerato come «essere vivente non umano dotato di sensibilità che sente il dolore e altre emozioni».Non una novità, per molti degli umani, ma certo un passo avanti dal punto di vista strettamente giuridico. Per questo gli si riconosce una «dignità». Animale, ma pur sempre dignità.
Per questo non sarà possibile allevare ermellini e visoni nella terra del Granduca (non per scuoiarli!) e saranno puniti con decisione anche i maltrattamenti degli animali. Fatevi prendere a picchiare il vostro cucciolo e pagherete sino a 250 euro di multa, con la possibilità che la bestiola vi sia sequestrata.
Se invece un’azienda agricola fosse colta a eliminare i pulcini maschi si potrebbe arrivare tre anni di galera e/o duecentomila euro di multa. Nessuna crudeltà sarà più ammessa, diretta o indiretta che sia.
La legge è stata disegnata con le organizzazioni animaliste, con le quali si è deciso anche di lanciare una campagna di sensibilizzazione del grande pubblico. Non è previsto che tutti debbano diventare vegetariani, sarebbe un controsenso nella patria dello stinco alla birra. Però bisogna essere più umani con gli animali.
Oltre che con gli uomini, naturalmente.
Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace. Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro. Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.
Il progetto si chiama “Metamorfosi”, come quelle letterarie di Ovidio, come quelle personali e umane su cui lavorano i detenuti in carcere, proprio come quella da realizzare in un Paese diverso da quello di origine, ambita dai migranti.
Ed è questo, in breve, che si propone di fare nel carcere milanese di Opera, il progetto “Metamorfosi” promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, in collaborazione con il ministero dell’Interno, l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli e la Casa di Reclusione Milano-Opera.
dieci barconi di quelli che nei mesi scorsi sono approdati dal Nord Africa in qualche modo sulle coste di Lampedusa, sono stati affidati per la loro metamorfosi alla Fondazione dal Ministero dell’Interno e trasportati nel carcere di Opera.
«Da oggi vengono messi a disposizione del laboratorio di liuteria e falegnameria del carcere gestito da persone che stanno scontando la pena, e che lavoreranno per costruire strumenti dal potente significato simbolico: violini, viola e violoncelli verranno poi prestati ad orchestre italiane e straniere ed artisti di fama che li utilizzeranno per concerti in tutto il mondo», racconta il filantropo, scrittore e poeta Arnoldo Mosca Mondadori, co-fondatore della Casa con Marisa Baldoni. presidente della Fondazione.
la Fondazione lavora da molti anni con la musica come strumento di dialogo – è del 2011 la donazione di violini a un gruppo di ragazzi rom, diretti in concerto da Battiato in persona –, il suo lavoro con la liuteria nasce da un esperimento.
Metamorfosi ha in sé diverse linee operative.
Oltre al lavoro che verrà realizzato da chi svolge fa parte del laboratorio in carcere, prevede la nascita dell’Orchestra del Mare, e attività di sensibilizzazione nelle scuole: uno dei barconi non sarà trasformato in strumento musicale ma resterà nel cortile del carcere «e organizzeremo delle testimonianze con persone che hanno avuto esperienze migratorie per i ragazzi che vengono in carcere a conoscere la realtà del laboratorio di falegnameria», aggiunge Arnoldo Mosca Mondadori.
Un primo “violino del mare” è stato già realizzato dal maestro liutaio Enrico Allorto, insieme alle persone detenute assunte nel laboratorio dalla Cooperativa Casa dello Spirito e delle Arti, che lavora in stretta sinergia con la Fondazione. Lo strumento ha iniziato il suo viaggio il 4 febbraio scorso, Carlo Maria Parazzoli, primo violino dell’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, ha suonato davanti al pontefice la composizione “Canto del legno”, scritta per l’occasione da Nicola Piovani. I
Accanto alla liuteria, nel carcere di Opera è attiva anche la falegnameria guidata da Francesco Tuccio, l’artigiano che ha realizzato la Croce di Lampedusa con i legni dei barconi affondati. Nella falegnameria, con gli stessi legni sono stati creati dei presepi, donati a chiese italiane e straniere.
Potrebbe essere un gesto demagogico o per far tacere la coscienza. Potrebbe.
Io penso che accende un riflettore sulla parola accoglienza che è ormai di moda e basta E sul significato di accoglienza che proprio per Lampedusa e per tutte le coste italiane è salvare come si può esseri umani che per loro è l’ultima spiaggia.
Per non dimenticare che non bastano le parolone e che pochissimo è stato fatto nel mondo. E impedire nel nostro piccolo che per demagogia o per mania di protagonismo si accrocchino provvedimenti per non affrontare i veri motivi. .
Non dobbiamo portare il pesce ma insegnare a pescare! E ho detto tutto!
India, primi anni del Novecento. Il Paese vive sotto la dominazione britannica e si accinge a dover affrontare numerosi cambiamenti.
Rukmini Devi (1904-1986) è una giovane donna proveniente da una famiglia benestante, e cresce circondata dall’arte, dalla musica e dalla cultura. I suoi genitori le permettono di studiare e in particolare la madre, appassionata di musica, garantisce alla figlia una buona formazione.
Da giovanissima, grazie all’influenza del fratello, si avvicina alla teosofia, particolarmente diffusa in quegli anni in Inghilterra. Dopo aver aderito anche lei alla Società Teosofica Adyar, Rukmini conosce e si innamora di un teosofo inglese, George Arundale, che sposa a soli sedici anni suscitando un notevole scandalo (lui infatti ha quarantadue anni e per molti/e il matrimonio è inconcepibile). Grazie al legame con Arundale inizia a viaggiare e a conoscere il mondo, soggiornando in tutta Europa.
A vent’anni già è presidente della Federazione indiana dei giovani teosofie presidente della Federazione mondiale dei giovani teosofi, dimostrando di essere una delle prime donne del suo Paese a ottenere degli incarichi di vertice.
Rientrata in India, durante un incontro con alcune ballerine russe ed europee (tra cui la celebre danzatrice russa Anna Pavlova), Rukmini riscopre la danza (una disciplina che aveva studiato da bambina) e si impegna attivamente nel recupero di alcune danze tipiche e tradizionaliindiane e alla loro diffusione. In particolar modo si dedica al Bharatanatyam, un ballo strettamente legato alla religione che unisce musica, danza e recitazione, cercando di far tornare questa forma d’arte a essere un elemento culturalmente apprezzato e riconosciuto da tutti e tutte. Infatti il Bharatanatyam con il passare dei secoli non solo ha perso la sua funzione religiosa ma è ormai considerato estremamente volgare e fuori luogo da chi è più di tendenza conservatrice. Rukmini modifica alcuni elementi della danza e cerca di modernizzarli, adattandoli a gusti più moderni.
Nel 1956, Rukmini Devi Arundale ricevette il Padma Bhushan, che è uno dei riconoscimenti civile più importante dell’India. per il suo contributo alle arti.
Durante i suoi viaggi fuori dall’India stringe numerosi legami con filosofi/e e pedagogisti/e. Tra tutte, spicca l’amicizia con Maria Montessori: Rukmini infatti è una grande estimatrice dell’educatrice italiana, e insieme al marito Arundale lavora per diffondere il “metodo Montessori” in India, promuovendo l’apertura di diversi centri educativi (sia scuole primarie che secondarie). La vita di questa donna è interamente dedita all’aiuto verso gli altri e le altre, e durante gli anni di lotta per l’indipendenza indiana è una figura fondamentale.
Maria and Mario with the Sarabhais (Nachiappan 1939)
E proprio grazie al suo impegno costante e alle sue battaglie per migliorare il Paese diviene la prima donna a essere parte del Rajya Sabha, il Parlamento indiano, un evento assolutamente inedito per i tempi. Negli anni Settanta le viene anche proposta la carica di presidente dell’India, ma la donna rifiuta. In ogni caso, per i suoi numerosi impegni rientra tra le cento figure indiane più influenti di sempre.
Tuttavia, tra le sfide meno conosciute affrontate da Rukmini troviamo anche l’impegno per la tutela del benessere animale.
Rukmini, infatti, è inserita nella lista delle attiviste animaliste più conosciute al mondo e attraverso la sua presenza nel Parlamento è promotrice di numerose leggi per gli animali.
Tra queste legislazioni ricordo negli anni Sessanta il Prevention of cruelty to animal act e l’istituzione dell’Animal Welfare Board of India (Awbi), di cui Rukmini è stata la prima presidente. L’Awbi negli anni ha lottato su diversi fronti, tra cui la tutela degli animali da laboratorio e degli animali utilizzati negli spettacoli circensi. Per il suo lavoro Rukmini ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui la Medaglia d’argento della regina Vittoria per le sue iniziative animaliste. Bisogna fare una considerazione: l’India è sempre stato un Paese che tendenzialmente sostiene la non violenza e la compassione nei confronti degli animali, ma allo stesso tempo è tra i maggiori produttori di prodotti animali. Per questi motivi è sempre stata necessaria una attenzione particolare verso la tutela del benessere animale; tuttavia solo Rukmini ha colto questa necessità e ha lavorato ogni giorno per tutelare non solo la vita degli animali ma anche per garantire loro una morte dignitosa e priva di sofferenze.
Rukmini Devi morì il 24 febbraio 1986 a Madras, all’età di 82 anni. Per il suo lavoro, è considerata una delle 100 persone che hanno contribuito a plasmare l’India.
Nelle pieghe del tempo di sono gioielli che brillano comunque e indicano la Via !
Si chiama calma e quando scompare esco di nuovo a cercarla.
Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e ripensare.
Si chiama calma e quando la follia la tenta si scatenano venti terribili difficili da dominare.
Si chiama calma e arriva con gli anni quando l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più saggezza.
Si chiama calma quando s’impara bene ad amare, quando l’egoismo cede il posto al dare e l’anticonformismo svanisce per aprire il cuore e l’anima, arrendendosi interamente, a chi vuole ricevere e dare.
Si chiama calma quando l’amicizia è così sincera che tutte le maschere cadono e tutto può essere raccontato.
Si chiama calma e il mondo la evita, la ignora, inventandosi guerre che nessuno vincerà mai.
Si chiama calma quando si gode il silenzio, quando i rumori non sono solo musica e follia, ma il vento, gli uccelli, la buona compagnia o il rumore del mare.
Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è moneta di alcun colore che possa coprire il suo valore quando diventa realtà.
Si chiama calma e mi è costata tante tempeste e le attraverserei mille volte ancora pur di tornare a incontrarla.
Si chiama calma, la godo, la rispetto e non la voglio lasciar andare.”
La famiglia Zammit rifiuta 5 milioni di dollari per l’acquisto della sua proprietà, è l’ultima a resistere alla speculazione edilizia
Nonostante le molte offerte, questa famiglia si è sempre opposta ai progetti di costruzione degli edifici del sobborgo. Questi, tra loro tutti uguali, hanno stravolto l’immagine dell’area in cui la famiglia vive, motivo per il quale non intende lasciar andare la propria casa
Alcuni centri residenziali australiani sono stati interessati negli anni passati da un boom edilizio senza precedenti che ha trasformato l’aspetto di interi quartieri, rendendoli delle copie omologate di un modello prestabilito dagli architetti per poter sfruttare quanta più superficie edificabile possibile.
È questo il caso di The Ponds, il sobborgo nei pressi di Quakers Hill a ovest di Sydney, dove tra le tante abitazioni grigie vi è una che ha conservato il suo carattere.
È la proprietà della famiglia Zammit che, da anni, riceve offerte da agenzie e ditte interessatissime al suo acquisto. Ed il perché è chiaro visto che l’abitazione, con il suo vialetto stile inglese di 200 metri, si estende su 2 ettari di terreno.
Circa 10 anni fa l’offerta più alta ricevuta dai Zammit era stata di 5 milioni, oggi il valore dell’immobile e del rigoglioso giardino si aggirerebbe per alcuni intorno ai 50 milioni di dollari.
Al di là della valutazione del proprio stabile, che pare non essere rilevante per i Zammit, è il valore affettivo che li lega alla loro casa e forse anche una protesa personale ai moderni blocchi con vicoli ciechi che circondano il loro terreno.
Questa famiglia ha visto, nel corso del tempo, il centro in cui ha sempre abitato cambiare radicalmente ed i vicini con i quali ha condiviso feste di compleanno, estati ed altri bei momenti vendere le proprie dimore e trasferirsi o altrove o in una delle case-container al The Ponds.
Non ci sono alberi al The Ponds, ma solo lunghe file di case fatte con lo stampino che hanno sostituito i vecchi cottage in mattoni rossi. In questo sobborgo, lo spazio tra un’abitazione e l’altra è davvero una questione di centimetri.
Per alcuni la casa dei Zammit è un castello che spicca per la sua unicità, per altri un simbolo di determinazione e resilienza alle pressioni edilizie.