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Perchè siam donne: Amori e delitti della Contessa Lara

Evelina Cattermole, diventata famosa come Contessa Lara, è stata poetessa e scrittrice di discreta notorietà attiva nella seconda metà dell’Ottocento, sino a quando il 30 novembre 1896 non viene uccisa con un colpo di pistola sparato dal violento amante Giuseppe Pierantoni.

Evelina Cattermole nasce a Firenze il 26 ottobre 1849 da Guglielmo, insegnante di inglese in un istituto tecnico di Firenze, ed Elisa Sandusch.

La prima educazione della giovane avviene sotto la guida del padre Guglielmo che le insegna le lingue: inglese, francese e spagnolo. La madre, impegnata nel mondo musicale, le dà i primi rudimenti di musica.

La ragazza cresce bella, dai modi gentili e dotata di naturali grazia ed eleganza, e la famiglia, intuite le sue passioni letterarie, decide di affidarla alla poetessa Marianna Giarré-Billi.

Passano pochi anni e nel 1867 Evelina Cattermole dà alle stampe la sua prima silloge poetica dal titolo Canti e ghirlande.

La raccolta comincia a circolare per Firenze e la giovane contessa è accolta nei salotti letterari più esclusivi della città.

È in uno di questi circoli che conosce Francesco Saverio Eugenio Mancini, ufficiale dei bersaglieri e figlio di Laura Beatrice Oliva, tra le più grandi poetesse del XIX secolo italiano. I due si innamorano e, dopo alcuni dissidi – la famiglia del ragazzo non è d’accordo con la relazione – il 5 marzo 1871 si sposano.

Evelina segue lo sposo, trasferito per servizio a Roma, Napoli, infine Milano, trovando un appartamento in via Cesare Correnti. A Milano la giovane riceve gli sguardi di tanti uomini che frequentano gli stessi circoli cui partecipa, e dopo un po’ Evelina Cattermole si infatua di uno di loro: un veneziano, Giuseppe Bennati di Baylon, conoscente del marito.

La loro brevissima storia si rivela drammatica: il Mancini scopre i due amanti in flagrante adulterio e sfida il Bennati a duello. A uscire mortalmente ferito dalla sfida è l’amante veneziano; Francesco Mancini vince e si separa dalla moglie avendone perso oramai ogni fiducia.

Evelina Cattermole, infangata la sua immagine dall’opinione pubblica milanese, è costretta dunque al ritorno nella natìa Firenze: è la primavera del 1875. Accade però che il padre, rimasto vedovo, non la accoglie in casa ed Evelina deve cercare una sistemazione propria. I primi periodi del rientro a Firenze sono duri: vicina a lei c’è solo l’anziana nonna, che le dà un tetto dove ripararsi.

Col tempo Evelina riesce a ricostruire i rapporti con il padre e con la gente fiorentina, ritornando a frequentare le tavole culturali della città. La donna è ancora abbastanza giovane e avvenente, e non passa troppo tempo che si ritrova travolta in una nuova relazione con il poeta catanese Mario Rapisardi, soprannominato “il Vate Etneo”. L’uomo, sposato, viene presto scoperto dalla moglie: la tresca con la Cattermole finisce, così come il matrimonio dell’uomo con Giselda Fojanesi che, dal canto suo, trova nuove braccia in cui consolarsi nell’amico, collega e conterraneo dell’ex-marito, Giovanni Verga, il genio dei Malavoglia.

Nel frattempo la contessa continua la sua attività culturale: collabora al quotidiano fiorentino “Fieramosca” e nel 1883 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Versi, con lo pseudonimo di Contessa Lara, il nome con il quale da adesso in poi verrà conosciuta

Nel 1896 Evelina Cattermole, poetessa e giornalista (anche per il Corriere ), fu colpita dal compagno. Prima di morire riuscì a incastrarlo e a evitare che avesse le attenuanti

Alla sua morte un’ondata di commozione scosse tutti, e furono versati fiumi di retorica. Anche coloro che un tempo avevano ridicolizzato il suo modo di far poesia ora la trovavano eccelsa.

Chi meglio di altri allora sembrò capirla fu il giornalista Raffaello Barbiera,collega del Corriere

«Non sempre i versi della Contessa Lara, presi uno a uno, sono modelli supremi come fattura, no; ma nel loro insieme rispondono a parte della vita sociale, della vita moderna sia pur ipocrita, peccaminosa; hanno le nostre miserie; qualche palpito nostro, qualche nostro fremito».

Fonte:

Gli Amori fatali e il Delitto della poetessa Evelina Cattermole – Vanilla Magazine

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Perchè siam donne: Rukmini Devi: dalla teosofia alla danza tradizionale indiana, dalla lotta per la difesa degli animali, alla diffusione del metodo montessori in India e nel mondo, all’impegno politico per migliorare il suo paese.

India, primi anni del Novecento. Il Paese vive sotto la dominazione britannica e si accinge a dover affrontare numerosi cambiamenti.

Rukmini Devi (1904-1986) è una giovane donna proveniente da una famiglia benestante, e cresce circondata dall’arte, dalla musica e dalla cultura. I suoi genitori le permettono di studiare e in particolare la madre, appassionata di musica, garantisce alla figlia una buona formazione.

Da giovanissima, grazie all’influenza del fratello, si avvicina alla teosofia, particolarmente diffusa in quegli anni in Inghilterra.
Dopo aver aderito anche lei alla Società Teosofica Adyar, Rukmini conosce e si innamora di un teosofo inglese, George Arundale, che sposa a soli sedici anni suscitando un notevole scandalo (lui infatti ha quarantadue anni e per molti/e il matrimonio è inconcepibile).
Grazie al legame con Arundale inizia a viaggiare e a conoscere il mondo, soggiornando in tutta Europa.

A vent’anni già è presidente della Federazione indiana dei giovani teosofie presidente della Federazione mondiale dei giovani teosofi, dimostrando di essere una delle prime donne del suo Paese a ottenere degli incarichi di vertice

Rientrata in India, durante un incontro con alcune ballerine russe ed europee (tra cui la celebre danzatrice russa Anna Pavlova), Rukmini riscopre la danza (una disciplina che aveva studiato da bambina) e si impegna attivamente nel recupero di alcune danze tipiche e tradizionali indiane e alla loro diffusione. In particolar modo si dedica al Bharatanatyam, un ballo strettamente legato alla religione che unisce musica, danza e recitazione, cercando di far tornare questa forma d’arte a essere un elemento culturalmente apprezzato e riconosciuto da tutti e tutte. Infatti il Bharatanatyam con il passare dei secoli non solo ha perso la sua funzione religiosa ma è ormai considerato estremamente volgare e fuori luogo da chi è più di tendenza conservatrice. Rukmini modifica alcuni elementi della danza e cerca di modernizzarli, adattandoli a gusti più moderni.

Nel 1956, Rukmini Devi Arundale ricevette il Padma Bhushan, che è uno dei riconoscimenti civile più importante dell’India. per il suo contributo alle arti.

Durante i suoi viaggi fuori dall’India stringe numerosi legami con filosofi/e e pedagogisti/e. Tra tutte, spicca l’amicizia con Maria Montessori: Rukmini infatti è una grande estimatrice dell’educatrice italiana, e insieme al marito Arundale lavora per diffondere il “metodo Montessori” in India, promuovendo l’apertura di diversi centri educativi (sia scuole primarie che secondarie). La vita di questa donna è interamente dedita all’aiuto verso gli altri e le altre, e durante gli anni di lotta per l’indipendenza indiana è una figura fondamentale.

Maria and Mario with the Sarabhais (Nachiappan 1939)

E proprio grazie al suo impegno costante e alle sue battaglie per migliorare il Paese diviene la prima donna a essere parte del Rajya Sabha, il Parlamento indiano, un evento assolutamente inedito per i tempi.
Negli anni Settanta le viene anche proposta la carica di presidente dell’India, ma la donna rifiuta. In ogni caso, per i suoi numerosi impegni rientra tra le cento figure indiane più influenti di sempre.

Tuttavia, tra le sfide meno conosciute affrontate da Rukmini troviamo anche l’impegno per la tutela del benessere animale.

Rukmini, infatti, è inserita nella lista delle attiviste animaliste più conosciute al mondo e attraverso la sua presenza nel Parlamento è promotrice di numerose leggi per gli animali.

Tra queste legislazioni ricordo negli anni Sessanta il Prevention of cruelty to animal act e l’istituzione dell’Animal Welfare Board of India (Awbi), di cui Rukmini è stata la prima presidente. L’Awbi negli anni ha lottato su diversi fronti, tra cui la tutela degli animali da laboratorio e degli animali utilizzati negli spettacoli circensi.
Per il suo lavoro Rukmini ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui la Medaglia d’argento della regina Vittoria per le sue iniziative animaliste. Bisogna fare una considerazione: l’India è sempre stato un Paese che tendenzialmente sostiene la non violenza e la compassione nei confronti degli animali, ma allo stesso tempo è tra i maggiori produttori di prodotti animali. Per questi motivi è sempre stata necessaria una attenzione particolare verso la tutela del benessere animale; tuttavia solo Rukmini ha colto questa necessità e ha lavorato ogni giorno per tutelare non solo la vita degli animali ma anche per garantire loro una morte dignitosa e priva di sofferenze.

Rukmini Devi morì il 24 febbraio 1986 a Madras, all’età di 82 anni. Per il suo lavoro, è considerata una delle 100 persone che hanno contribuito a plasmare l’India.

Nelle pieghe del tempo di sono gioielli che brillano comunque e indicano la Via !

Laurin

Fonte:

Storie di donne che non si conoscono. Rukmini Devi (vitaminevaganti.com)

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La calma interiore è la via.

“Si chiama calma e mi costò molte tempeste.

Si chiama calma e quando scompare esco di nuovo a cercarla.

Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e ripensare.

Si chiama calma e quando la follia la tenta si scatenano venti terribili difficili da dominare.

Si chiama calma e arriva con gli anni quando l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più saggezza.

Si chiama calma quando s’impara bene ad amare, quando l’egoismo cede il posto al dare e l’anticonformismo svanisce per aprire il cuore e l’anima, arrendendosi interamente, a chi vuole ricevere e dare.

Si chiama calma quando l’amicizia è così sincera che tutte le maschere cadono e tutto può essere raccontato.

Si chiama calma e il mondo la evita, la ignora, inventandosi guerre che nessuno vincerà mai.

Si chiama calma quando si gode il silenzio, quando i rumori non sono solo musica e follia, ma il vento, gli uccelli, la buona compagnia o il rumore del mare.

Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è moneta di alcun colore che possa coprire il suo valore quando diventa realtà.

Si chiama calma e mi è costata tante tempeste e le attraverserei mille volte ancora pur di tornare a incontrarla.

Si chiama calma, la godo, la rispetto e non la voglio lasciar andare.”

Dalai Lama

https://www.macrolibrarsi.it/…/__la-via-della…

Immagine Pixabay

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La buona notizia del venerdì: Rinunciare a 50 milioni di dollari per salvare il verde urbano !Il pianeta ringrazia!

La famiglia Zammit rifiuta 5 milioni di dollari per l’acquisto della sua proprietà, è l’ultima a resistere alla speculazione edilizia

Nonostante le molte offerte, questa famiglia si è sempre opposta ai progetti di costruzione degli edifici del sobborgo. Questi, tra loro tutti uguali, hanno stravolto l’immagine dell’area in cui la famiglia vive, motivo per il quale non intende lasciar andare la propria casa

Alcuni centri residenziali australiani sono stati interessati negli anni passati da un boom edilizio senza precedenti che ha trasformato l’aspetto di interi quartieri, rendendoli delle copie omologate di un modello prestabilito dagli architetti per poter sfruttare quanta più superficie edificabile possibile.

È questo il caso di The Ponds, il sobborgo nei pressi di Quakers Hill a ovest di Sydney, dove tra le tante abitazioni grigie vi è una che ha conservato il suo carattere.

È la proprietà della famiglia Zammit che, da anni, riceve offerte da agenzie e ditte interessatissime al suo acquisto. Ed il perché è chiaro visto che l’abitazione, con il suo vialetto stile inglese di 200 metri, si estende su 2 ettari di terreno.

Circa 10 anni fa l’offerta più alta ricevuta dai Zammit era stata di 5 milioni, oggi il valore dell’immobile e del rigoglioso giardino si aggirerebbe per alcuni intorno ai 50 milioni di dollari.

Al di là della valutazione del proprio stabile, che pare non essere rilevante per i Zammit, è il valore affettivo che li lega alla loro casa e forse anche una protesa personale ai moderni blocchi con vicoli ciechi che circondano il loro terreno.

Questa famiglia ha visto, nel corso del tempo, il centro in cui ha sempre abitato cambiare radicalmente ed i vicini con i quali ha condiviso feste di compleanno, estati ed altri bei momenti vendere le proprie dimore e trasferirsi o altrove o in una delle case-container al The Ponds.

Non ci sono alberi al The Ponds, ma solo lunghe file di case fatte con lo stampino che hanno sostituito i vecchi cottage in mattoni rossi. In questo sobborgo, lo spazio tra un’abitazione e l’altra è davvero una questione di centimetri.

Per alcuni la casa dei Zammit è un castello che spicca per la sua unicità, per altri un simbolo di determinazione e resilienza alle pressioni edilizie.

Fonte:

La famiglia Zammit rifiuta 5 milioni di dollari per l’acquisto della sua proprietà, è l’ultima a resistere alla speculazione edilizia – greenMe

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Perchè siam donne: Troppo poco su Samantha Cristoforetti

Da tempo, dalle sue prime imprese, seguivo appassionata le notizie su Samantha Cristoforetti.

Le ho dedicato un articolo sulla rubrica settimanale del mio blog”perchè siam donne”

Sono rimasta colpita dai particolari della sua preparazione per l’ennesima missione nello spazio, i turni di 6 ore con addosso le pesantissime tute spaziali immersa a dieci metri di profondità di una apposita e gigantesca piscina dove è stata riprodotta a grandezza naturale la Stazione spaziale.

Però!

Poi ho visto in un video al suo arrivo nella stazione spaziale che parlava in inglese con i tecnici della Nasa e in russo con quelli di Mosca e ho letto che sta studiando il cinese in previsione di possibili future missioni con la Cina.

Però!

Che ha un curriculum di 230 pagine dove risulta che si è laureata in ingegneria meccanica in Germania, poi si è laureata in Scienze aeronautiche in Italia, poi all’Accademia militare di Pozzuoli dove si è distinta come allieva modello e negli Stati Uniti si è specializzata e diventata pilota di guerra sui caccia Nato.

Però!

Che ha superato una selezione con 8.000 candidati che avevano a loro volta rispettabili e straordinari requisiti ed è stata scelta per diventare astronauta.

Però!

Che è già rimasta per 7 mesi nello spazio nel 2014, prima donna italiana con la più lunga permanenza nella stessa missione.

NASA 3502527

Però!

Che nel maggio 2021è diventata la prima donna europea ad essere alla guida della Stazione Spaziale Internazionale.

Però!

Che ha una passione per la letteratura. Nella prima missione porta con sé Palomar di Calvino, “Ho anche preparato io stessa dei libricini piccoli piccoli con poesie, testi filosofici”.

Ci sono film, libri che parlano di lei.

Però!

La Mattel, in collaborazione con Esa, ha lanciato sul mercato una Barbie con il volto di Samantha, in concomitanza con la World Space Week 2021.

Però!

Nella Missione Minerva lei è il capo ingegnere di bordo. Che significa conoscere ogni dettaglio di ogni strumento di ogni ogni bullone e ogni circuito della navicella perché se c’è un problema può essere un grave problema.

Della sua forza d’animo. Paura?

Non si può avere paura di qualcosa che si è desiderato tanto” dice.

Troppo poco per meritare quasi solo polemiche perchè partendo per la sua missione “lascia” i figli per 6 mesi ! “Abbandonati “alle cure del suo compagno !

Che ne sappiamo! Forse avrà lasciato 100 frigoriferi pieni di lasagne surgelate ? E 1000 istruzioni per l’uso?

Poche o nessuna domanda e commento sulla famiglia se al suo posto ci fosse stato un uomo…

Ma quanta strada da fare ancora perchè siano aboliti gli stereotipi che rallentano l’evoluzione dell’umanità!

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La festa di Beltane Calendimaggio celebra il risveglio della natura

Beltane, il fuoco lucente annuncia l’estate.

la natura si è risvegliata e fiorisce in molteplici forme!

Anche tu alimenta con il fuoco della passione i tuoi propositi e sbocceranno splendenti!

Buon risveglio! Love Laurin

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La buona notizia del venerdì: chiaccherare fa bene alla solitudine

Nei supermercati olandesi nascono casse lente e non solo per chiacchierare e combattere la solitudine

Una catena di supermercati ha creato le “Kletskassa” (banchi di conversazione) in modo che i clienti possano fermarsi a chiacchierare con i cassieri. Un metodo (supportato dal Governo) per combattere la solitudine

Quante volte ,in fila al supermercato, ci è capitato di impazientirci per la lentezza della fila? E scoprire poi che la cassiera e una adorabile vecchietta si scambiavano notizie e particolari sulla propria vita? O un ragazzo triste spiegava il perchè di tanto cioccolato con una cassiera particolarmwente affabile?

Comunicare è una necessità di tutti gli esseri viventi e ricevere attenzione dall’interlocutore, sentirsi ascoltati è rassicurante e rasserena.

Ma nella vita frenetica alla quale siamo abituati non ci si accorge di questa necessità! E poi ci lamentiamo che siamo stressati! E molte persone rimangono isolate !

È a loro che hanno pensato quei circa 200 supermercati olandesi che hanno deciso di concedere una “spesa lenta”, regalando quattro chiacchiere per combattere stress e solitudine dei suoi clienti.

La catena Jumbo ha così introdotto le “Kletskassa”, le casse “relax”, appunto. Un progetto che tra l’altro è già in essere da un paio di anni (la prima Kletskassa ci fu a Vlijmen nel Brabante), ma che ora si aggiunge al programma del governo “Uno contro la solitudine”, con il quale l’esecutivo di Mark Rutte si propone di combattere l’isolamento degli anziani.

Secondo i dati, nel Paese si contano 1,3 milioni di persone che hanno più di 75 anni (su un totale di 17 milioni) e più della metà di loro afferma di sentirsi sola.

Vogliamo aiutare le persone a stabilire un contatto reale, con il genuino interesse dei cassieri nei confronti dei clienti. È un piccolo gesto, ma molto prezioso, soprattutto in un mondo che si digitalizza e diventa sempre più veloce “– racconta Colette Cloosterman-van Eerd, Chief creative officer della catena. “I nostri negozi sono un importante luogo di incontro per molte persone e vogliamo giocare un ruolo nella riduzione della solitudine.

È senza dubbio un piccolo gesto, ma pur sempre prezioso, soprattutto in un mondo che sta diventando sempre più digitale e veloce. Non sarebbe fantastico se anche dalle nostre parti ci si fermasse un attimo e “regalare” un minimo di tempo e gentilezza?

Contro la solitudine nascono in Polonia le panchine “happy to chat”, per fare due chiacchiere con persone sconosciute

Da settembre, nel vecchio quartiere ebraico di Cracovia in Polonia, l’organizzazione Gadulawka (“pronto a discutere”) ha installato delle panchine anti-solitudine, nate per incoraggiare le persone che lo desiderano a chiacchierare tra di loro, anche se non si sono mai incontrate prima. 

Queste panchine, dal design originale, sono state progettate da uno studio di architettura locale che ha scelto di distinguerle dalle normali panchine optando per i colori grigio e verde, riconoscibili da lontano. A lato delle panchine è stato apposto un pannello esplicativo tradotto in ebraico, polacco e inglese che spiega la loro funzione.

L’obiettivo dell’organizzazione polacca che si occupa delle panchine è: “ di poter raggiungere il maggior numero possibile di persone per combattere la solitudine su larga scala.” L’iniziativa, in realtà, non è nuova ma si è ispirata a quanto ideato in Galles da Allison Owen Jones che, dopo aver visto un uomo triste e solo che passeggiava in un parco e non sapendo come avvicinarsi a lui per scambiare due chiacchiere, ha pensato di realizzare l’”Happy To Chat Bench”, ovvero delle panchine per favorire le interazioni tra persone sconosciute.

Non solo in Polonia e Galles, anche in altri paesi come Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda sono nate iniziative simili e stanno avendo un grande successo e non c’è dubbio che sarebbero utili anche altrove (Italia compresa).

bisogna affrontare questa vera e propria sfida per la nostra società e creare un supporto ad anziani e a tutti coloro che hanno perso i propri cari, che non hanno nessuno con cui parlare o con cui condividere i propri pensieri ed esperienze”, dice la prima ministra. britannica Teresa May

E in Italia? 

Secondo Eurostat , un italiano su otto si sente solo perché non ha nessuno a cui chiedere aiuto, non ha un amico, né un familiare con cui sfogarsi.

I dati sono stati diffusi la scorsa estate, ma si riferiscono al 2015 e sono i più recenti attualmente.
Vediamoli insieme: il 13,2% degli italiani sopra i 16 anni sostiene di non avere una persona alla quale, in caso di bisogno, chiedere aiuto, l’11,9% non ha qualcuno – un amico, un famigliare – con cui parlare dei propri problemi personali.

Dunque, al contrario di quel che siamo abituati a pensare, la solitudine non colpisce solo gli anziani, anzi secondo gli esperti nessuna età è purtroppo immune ad essa.

Tutti dovrebbero avere qualcuno con cui parlare onestamente, perché non importa quanto tu sia coraggioso, a volte ti senti molto solo – diceva Ernest Hemingway.


Contro la solitudine nascono in Polonia le panchine “happy to chat”, per fare due chiacchiere con persone sconosciute – greenMe

Nasce il primo ministero per la Solitudine del mondo in UK – greenMe



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Perchè siam donne: Gulabo Sapera e la Banda Rosa per la giustizia

Gulabo Sapera è una ballerina tra le più famose del Rajasthan, uno stato nel nord dell’India.

Alla sua nascita nel 1960, essendo la quarta femmina di altri sei fratelli, tre donne e tre maschi, secondo le usanze della comunità tribale era destinata ad essere soppressa.

E pensare che in India, la maternità è venerata. Il Paese è equiparato alla figura della madre e riceve persino il nome di Madre India.

Fu salvata dal coraggio dei genitori, contrari a simili pratiche barbariche, e il padre ,un incantatore di serpenti,temendo per la sua vita, la tenne sempre con sé, anche durante ogni esibizione.. “

Non sono cresciuta con i miei fratelli ma con i serpenti, ho ballato con loro arricciati intorno al collo”

Dhanvanti, era il suo nome essendo nata il giorno di Dhanteras, il primo dei cinque giorni della festività indiana di Diwali. All’età di un anno, si ammalò gravemente e fu portata da un guaritore che le posò una rosa sul petto. “

Ero quasi morta. Così, quando mi sono ripresa con la benedizione della rosa, mio padre ha detto – Dhanvanti è morta e Gulabi,(rosa) è nata“.

Non tutti nella comunità apprezzarono l’idea, ma la lasciarono ballare durante i festival e le fiere in cambio di denaro e cibo.

Sfuggi ad un matrimonio combinato con un uomo di 30 anni più grande di lei per una “fortunata” coincidenza, cadde dalla bicicletta così i futuri suoceri la ripudiarono temendo che non potesse più lavorare per loro!

Gulabo Sapera chiese che non la costringessero più al matrimonio e che la lasciassero ballare.

La sua scoperta come ballerina avvenne da parte di una commissione turistica locale quando lei aveva circa 13 anni. Gulabo ballava come se non avesse ossa nel suo corpo, esattamente come i movimenti sinuosi dei serpenti.

.Fu invitata a ballare su di un palco di fronte ad ospiti stranieri, che rimasero affascinati, ma per l’esibizione ricevette in cambio applausi e non monete.Così la sua comunità ripudiò per sempre l’intera famiglia.

Le esibizioni di Gulabo continuarono per il dipartimento del turismo straniero fino a quando venne invitata a ballare negli Stati Uniti. Era la prima ragazza nella sua città a salire in un aereo!

Guadagnando fama e prestigio Gulabo Sapera ha portato nel mondo la cultura del Rajasthan ed ha ottenuto il riconoscimento internazionale della sua arte con il nome di Danza di Sapera.

Nel Rajasthan non c’è università che non balla la danza di Gulabo Sapera.

Gulabo Sapera, si è esibita ad oggi in circa 165 Paesi, e quando è tornata dal tour degli Stati Uniti, la comunità l’ha nuovamente accolta proponendole un incarico importante nel governo.

Lei ha accettato solo dopo aver avuto l’assicurazione che le pratiche tribali verso le bambine fossero abolite.

Il suo nome è legato alla Gulabi Gang , gruppo di combattenti per i diritti delle donne fondato nel 2006 dalla attivista Sampat Pal Devi.Gulabi in Hindi significa rosa. Rosa è il colore del sari che indossano le donne della Banda Rosa

Banda è al centro di Bundelkhand, una delle zone più povere di uno degli stati più popolosi dell’India.

La leader Sampat Pal Devi afferma: “Noi siamo una banda per la giustizia

I loro obbiettivi più importanti sono: Abolizione dei matrimoni con le bambine, abolizione della tradizione del ripudio delle mogli, abolizione di pratiche tribali sulle bambine, condanna della violenza su donne e bambine, lotta alla criminalità e alla corruzione in India.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

(Rita Levi-Montalcini)

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Perchè siam donne: Le tre sorelle Caira, modelle e artiste

Una storia che ci trasporta nella Parigi di fine ‘800, a Montparnasse ,il centro culturale di riferimento per gli artisti più importanti d’Europa.

Una storia di fermento culturale e femminismo  che ha un’origine molto poco parigina.

In quel periodo, intorno all’unità d’Italia, si registra una forte migrazione dalla Valle di Comino verso le grandi capitali europee, molti, arrivati a Parigi, si trovarono a fare gli artisti di strada e poi i modelli.

La storia delle sorelle Caira, partite da Gallinaro , diventate prima modelle a Parigi e poi artiste riconosciute che hanno avuto l’intuizione di aprire “Academie Vitti”, aperta solo alle donne dal 1889 al 1900 mentre le scuole statali erano rivolte solo agli uomini fino al 1900.


Sono tre sorelle, la più grande Maria che nasce a Gallinaro nel 1872 e inizia a fare la modella, posa per fotografi importanti e per scultori noti.

Nel 1889 sposa Cesare Vitti di Casalvieri e aprono insieme la scuola di pittura che resta aperta per 25 anni coinvolgendo insegnanti come Gauguin, il primo, e poi Picasso, Fattori, Papini, forse Apollinaire e avvicinando artisti come Rainer Maria Rilke e Sylvia Beach, la prima donna ad aver aperto una libreria, la Shakespeare and Company.

Anna Caira, la seconda sorella nasce nel 1876 e sposa il nobile Henri des Prureaux ed entra in contatto con i massimi esponenti della cultura di fine ‘800. Prima modella e poi poetessa viaggia per tutta l’Europa insieme al marito.

La terza sorella Giacinta nasce nel 1882 e da modella divenne pittrice. Le tre sorelle avevano un fratello, Antonio Caira che ha posato come modello per la banconota da 100 franchi.


Dal 1850 il modello più ricercato era l’italienne e di italiani disposti a fare questo mestiere, a posare nudi in ambienti freddi e per tante ore, ce n’erano tanti.

Venivano da tutta l’Italia, ma i due centri più rappresentati erano la Valle di Comino e Anticoli Corrado alle porte di Roma, da qui proveniva anche Agostina, la modella più bella del mondo.

Dal 1914 si impone la modella parigina e tramonta il fascino degli italiani. All’inizio del 1900 a Parigi si contano 800 modelli provenienti dalla Valle di Comino e la maggior parte arriva da Gallinaro.

Negli ultimissimi anni è salito alla ribalta il nome di Marianna Mattiocco originaria di Cassino che potrebbe aver posato per Van Gogh.

Questa vicenda affascinante è narrata nel volume ” Madame Vitti” pubblicato di recente da Sellerio.

E’ la storia di tre donne che hanno combattuto il maschilismo del loro tempo, contribuendo alla diffusione dell’Arte in ambito femminile e non solo.

Dare il giusto posto nella storia a queste tre donne e alle loro coetanee che, partendo da condizioni di povertà assoluta, con grande determinazione hanno perseguito i loro sogni fino ad eccellere nelle loro attitudini.

Con grande intuizione hanno individuato grandi maestri del momento per condividere la loro passione per l’espressione artistica e avvalersi del loro contributo per far riconoscere le capacità delle donne .

Una storia al femminile che apre ai temi della libertà di espressione per le donne in ogni campo e in ogni epoca.

Ancora da conquistare!

La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come una affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo Rita Levi Montalcini