Categoria: umanità
* Stai a casa e sbadigli? Sbadigliare fa bene! Lo sbadiglio serve a dare una svegliata al cervello!Migliora il tono muscolare e la frequenza cardiaca!Anche gli animali lo fanno!
Conosci bene la sensazione. È impossibile resistere. DEVI sbadigliare.
Uno sbadiglio consiste in un’estesa apertura della bocca seguita da una chiusura più rapida. Nei mammiferi e negli uccelli dopo l’apertura della bocca in seguito a uno sbadiglio si verificano un respiro più lungo e un’espirazione più breve mentre in altre specie come pesci, anfibi e serpenti non vi è un respiro dopo uno sbadiglio.
Ma cosa c’è dietro uno sbadiglio, perché si verifica?
In passato, le persone hanno fatto molte ipotesi.
Già nel 400 a.C., Ippocrate pensava che lo sbadigliare servisse a cacciare aria cattiva dai polmoni prima della febbre. Nel 17° e 18° secolo i medici credevano che sbadigliare aumentasse l’ossigeno presente nel sangue, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno stesso. Più di recente il consenso si è spostato verso l’idea che lo sbadiglio raffreddi il cervello, quindi quando le condizioni ambientali e la temperatura del cervello stesso aumentano, gli episodi di sbadiglio aumentano.
Nonostante tutte queste teorie, la verità è che gli scienziati non conoscono la vera funzione biologica di uno sbadiglio.
Quello che sappiamo è che lo sbadiglio si verifica in quasi tutte le specie. Succede quando un animale è stanco. In alcune specie può essere usato come espressione di una minaccia.
Può succedere di sbadigliare durante i momenti di conflitto sociale e stress, qualcosa che i ricercatori chiamano un comportamento di rimozione.
E quella bocca spalancata può essere contagiosa, specialmente nelle specie sociali come gli umani, gli scimpanzé, i bonobo, i macachi e i lupi.
Guardare qualcuno sbadigliare – diamine, perfino leggere a proposito di sbadigli – può portarti a sbadigliare.
Perché?
Le ricerche sugli umani ci dicono che le persone che sono più empatiche tendono a essere più suscettibili allo sbadiglio contagioso. Quando vedi sbadigliare qualcun altro, vengono attivate le reti del tuo cervello responsabili dell’empatia e delle abilità sociali
Anche per i cani lo sbadiglio è contagioso? Nel 2011 i biologi britannici hanno testato lo sbadiglio contagioso tra le persone e il migliore amico dell’uomo. Anche se 5 dei 19 cani che hanno studiato hanno sbadigliato in risposta allo sbadiglio di una persona sconosciuta, i ricercatori non hanno potuto dimostrare che gli sbadigli fossero contagiosi.
Nel 2013 gli scienziati cognitivi e comportamentali dell’Università di Tokyo hanno ancora una volta testato lo sbadiglio contagioso dei cani durante il controllo dello stress. Questa volta i ricercatori hanno scoperto che i cani erano più propensi a sbadigliare in risposta a una persona familiare. Hanno concluso che ai cani si può “contagiare” uno sbadiglio degli umani e che lo sbadiglio è un comportamento sociale piuttosto che un comportamento dovuto allo stress.
Nel 2014 gli psicologi dell’Università del Nebraska hanno osservato lo sbadiglio contagioso nei cani dei canili. Hanno scoperto che alcuni cani che sbadigliavano quando esposti allo sbadiglio umano avevano livelli elevati di cortisolo – un indicatore per lo stress. I livelli dell’ormone dello stress del cortisolo non aumentavano nei cani che non sbadigliavano in risposta a uno sbadiglio umano. Questa scoperta suggerisce che alcuni cani trovano lo sbadiglio umano stressante e altri no. Sono necessarie ulteriori ricerche per valutare questo aspetto della relazione uomo-cane.
Quindi la giuria deve ancora pronunciarsi sul vero motivo che ci porta a sbadigliare. Ma quando si tratta di sbadigliare tra le specie, puoi raccogliere personalmente i tuoi dati. Prova un esperimento a casa: sbadiglia e guarda se, in risposta, sbadiglia anche il tuo animale domestico.
La seconda dice che sbadigliamo sì per immettere più aria, ma allo scopo di regolare termicamente il cervello, per mantenere la temperatura cerebrale costante. La terza teoria viene spiegata in termini evolutivi, in particolare osservando il comportamento dei mammiferi predatori (ma anche tutti i vertebrati pesci compresi).
Con lo sbadiglio arriva più ossigeno al cervello che si attiva e rende l’animale, uomo compreso, più attento, più sveglio, rispetto a quello che succede intorno.
In un gruppo, il primo che comincia a sbadigliare segnala la tensione a essere più vigili agli altri membri, che di sbadiglio in sbadiglio sono ora tutti pronti per la caccia, o per la difesa. Lo confermano gli sbadigli dei ghepardi (ma anche quelli del tuo gattino di casa) che si apprestano a puntare una preda, quelli degli ippopotami quando ti avvertono sinistramente della loro presenza per metterti paura.
Ma si può scientificamente parlare di sbadiglio contagioso solo negli uomini e nei primati: perché lo sbadiglio si attacchi, però, resta un mistero etologico. Si impara a sbadigliare precocemente: il feto degli uomini comincia alla undicesima settimana di vita.
Sono gli scienziati, ormai in coro, da Vienna a New York, passando per il Canada e il Giappone, che continuano a produrre ricerche in base alle quali si scoprono le vere qualità dello sbadiglio, che non è affatto associabile in modo automatico alla stanchezza o alla noia. Al contrario, per tradurre la voce della scienza in gergo popolare, lo sbadiglio serve a dare una svegliata al cervello. Lo rinfresca, meglio ancora se con aria pura. Ma non solo inaliamo, sbadigliando, aria fresca che ci raffredda il cervello, consentendogli di lavorare meglio, ma allo stesso tempo contraiamo e rilassiamo i muscoli della faccia, e quindi aumentiamo l’afflusso di sangue caldo attorno alla scatola cranica. Insomma: lo sbadiglio è un prezioso termoregolatore del nostro organismo.
Inoltre, sono sempre gli scienziati a darci queste buone notizie, lo sbadiglio migliora il nostro tono muscolare e la frequenza cardiaca.
Ed è contagioso, a partire dai 4 anni di età, in quanto produce empatia, comunicazione con gli altri, e allo stesso tempo alza il livello della nostra efficienza mentale. Nei loro studi, i professori hanno anche calcolato i tempi dello sbadiglio, associandolo, perfino sotto questo aspetto, al funzionamento del nostro intelletto: 7 secondi per l’uomo, 6 secondi per gli elefanti, 1,5 secondi per i topi.
Se qualcuno sbadiglia in pubblico la gente può pensare che è maleducato, o perlomeno che si annoia moltissimo. Ma a dispetto del galateo, sbadigliare in effetti ha una funzione molto utile. Lo sbadiglio è una inspirazione involontaria. Di solito sbadigliamo la sera, quando siamo affaticati dalle attività della giornata, o la mattina dopo esserci svegliati. Uno sbadiglio profondo serve ad aumentare il rifornimento di ossigeno e può produrre un momentaneo ristoro; spesso fa parte del processo di risveglio.
Ma sapevate che anche gli animali sbadigliano, anche se non sempre lo fanno per migliorare la ventilazione? Spesso il motivo per cui sbadigliano è molto interessante. Le scimmie, per esempio, a volte lo fanno per trasmettere un messaggio. La bocca spalancata e i denti bene in vista costituiscono un avvertimento per un maschio rivale o per un possibile predatore. Come dire: ‘Quando mordo sono guai. Gira alla larga!’
Si è anche osservato che i grossi felini delle savane africane spesso si stiracchiano e sbadigliano prima di andare a caccia. Come nel caso degli uomini, il loro sbadiglio assolve una funzione fisiologica: far entrare più aria nei polmoni. In questo modo c’è più ossigeno nel sangue, e il cuore lo pompa poi in altre parti del corpo, provvedendo istantaneamente energia per brevi inseguimenti ad alta velocità.
Si sono visti sbadigliare persino i pesci! Un libro sugli animali parla di pesci che a volte “sbadigliano poco prima di compiere uno scatto. . . . Un pesce può sbadigliare anche quando è eccitato o quando vede un nemico o del cibo, tutte situazioni in cui è necessario agire rapidamente”. — Inside the Animal World.Probabilmente lo sbadiglio più impressionante è quello dell’ippopotamo, o Beemot.
Questo colosso può spalancare l’enorme bocca, raggiungendo con le mascelle un angolo di ben 150 gradi! Sbadigliando, un vecchio ippopotamo maschio può mostrare a tutti gli altri chi è il capo. Esibendo la possente dentatura, inoltre, scoraggia qualunque intruso volesse sconfinare nel suo territorio fluviale.
Perciò, pur senza impressionare come il ruggito del leone, lo sbadiglio — che sia indice di sonno, di minaccia o serva solo a dare energia — ha davvero una funzione utile.
Non è che uno dei tanti esempi della stupefacente creatività del Progettista del regno animale!
Fonti:
Assistant Clinical Professor of Behavior, College of Veterinary Medicine, Mississippi State University
BIBLIOTECA ONLINE Watchtower
* 15 marzo 2020
* La buona notizia del venerdì: ““Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”
La buona notizia del venerdì: ““Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino””
Mi ha molto colpito questa citazione del detto di Seneca e che sia stata usata per accompagnare un gesto di solidarietà, inaspettato forse, e sminuito, secondo me, dalle solite scimmie urlatrici.
Mi ha subito fatto pensare a quell’immagine della Terra Pachamama con il mare gli alberi e i fiori, tutto in un unico organismo strettamente connesso e organicamente dipendente da ogni suo elemento.
Mi sono sentita la famosa goccia indispensabile al Mare per il suo moto perpetuo, la foglia attraverso cui l’albero respira e perciò cresce, il fiore che mostra la sua gratitudine alla natura con il suo profumo..e soprattutto ho percepito la coscienza universale dell’Anima Mundi.
Una consapevolezza risvegliata nell’umanità di una reciproca responsabilità di ciò che pensa, dice e fa perchè è questo che crea la realtà condivisa e ne determina la giusta direzione spinta dagli stessi valori universali.
Siamo tutti nella stessa barca, dicevano gli antenati… un po’ stipati e inconsapevoli di essere uguali e avere gli stessi diritti e gli stessi doveri e certamente con lo stesso scopo a rendere l’esistenza Vita.
Siamo quindi capaci di riconoscerci negli altri vicini e lontani come un unico gruppo, che rimane tale nella calma piatta e nella tempesta, sull’unica Terra e sotto lo stesso Cielo.
Siamo capaci di avere una visione globale che va oltre il piccolo orto personale e che si preoccupa. che l’erba sia sempre più verde per tutti.
Siamo capaci di diffondere bigliettini di incoraggiamento e non solo, per ricordare che ci siamo a tutto il gruppo umanità.
Siamo capaci di correre in aiuto al più vicino e al più lontano ognuno secondo le sue possibilità
Siamo capaci di sentirci scaldare il cuore dalle tante finestre accese all’alba e al tramonto.
Siamo capaci di commuoverci se una ragazzina suona con la sua chitarra “Imagine” dal suo balcone
E che “ Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”
Siamo l’Umanità, unici irripetibili, indispensabili, come unici irripetibili e indispensabili sono le gocce del mare, gli alberi, i fiori, gli animali, elementi di un unico organismo che si chiama Terra.
Così connessi e allineati allo stesso scopo di benessere e salute raggiungeremo gli obbiettivi di tutte le scelte future.
Quindi ecco la buona notizia di questo venerdì:
Xiaomi: mascherine in regalo alla Protezione Civile
Xiaomi, azienda nota principalmente per il mondo smartphone, aiuta l’Italia regalando le mascherine per l’emergenza coronavirus: il colosso cinese è l’ennesimo esempio di solidarietà dal mondo della Cina, con la scelta di donare un ingente numero di mascherine al Dipartimento della Protezione Civile Italia.
Il gesto di Xiaomi non è un caso isolato, anzi: l’epidemia coronavirus in Italia sta avendo già i primi effetti sull’economia e sul sistema sanitario italiano e il brand, che regala e le preziose mascherine anticontagio, è un modo per la Cina di prevenire e aiutare il nostro Paese fronteggiando un’eventuale carenza di materiale sanitario.
Un’iniziativa lodevole che unisce beneficenza e un pizzico di marketing: ecco cosa prevede la donazione.
Xiaomi sostiene l’Italia e lo fa con un’iniziativa utile ad aiutare la Protezione Civile italiana: migliaia di mascherine di tipo FFP3, ovvero quelle con la più alta classe protettiva, sono state spedite e donate in appositi pacchi a sostegno dell’emergenza sanitaria in Italia.
Le parole di Chew Shou Zi, presidente della divisione internazionale di Xiaomi, esprimono l’interesse del colosso cinese ad aiutare la comunità di utenti italiana colpita dal coronavirus:
Zi continua in una nota a margine dell’iniziativa, evidenziando come:
“Siamo stati accolti fin dall’inizio con grande entusiasmo ed è motivo di orgoglio per noi dare oggi il nostro contributo a favore del Dipartimento della Protezione Civile, un organo che con impegno e determinazione sta applicando un eccellente lavoro e favore dell’intera comunità”.
I pacchi contenenti le mascherine sono contrassegnati da un foglio che unisce non solo le bandiere e i colori della Cina e dell’Italia ma una citazione di Lucio Anneo Seneca: “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”
https://www.money.it/Xiaomi-regala-le-mascherine-per-coronavirus-Italia-Protezione-Civile
https://www.tpi.it/esteri/coronavirus-cina-raccolta-fondi-italia-
https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/coronavirus-festa-wuhan-ultimo-paziente-dimesso
* ” Forgiando l’armatura” Mi rifiuto di sottomettermi alla paura…
“Mi rifiuto di sottomettermi alla paura
che mi toglie la gioia della libertà,
che non mi lascia rischiare niente,
che mi fa diventare piccolo e meschino,
che mi afferra,
che non mi lascia essere diretto e franco,
che mi perseguita e occupa negativamente la mia immaginazione,
che sempre dipinge cupe visioni.
Non voglio alzare barriere per paura della paura.
Io voglio vivere e non voglio rinchiudermi.
Non voglio essere amichevole per paura di essere sincero.
Voglio che i miei passi siano fermi perché sono sicuro
e non per coprire la paura.
E quando sto zitto,
voglio farlo per amore
e non per timore
delle conseguenze delle mie parole.
Non voglio credere a qualcosa
solo per paura di non credere.
Non voglio filosofare per paura
che qualcosa possa colpirmi da vicino.
Non voglio piegarmi
solo per paura di non essere amabile,
non voglio imporre qualcosa agli altri
per paura che gli altri possano imporre qualcosa a me;
per paura di sbagliare non voglio diventare inattivo.
Non voglio fuggire indietro verso il “vecchio”
per paura di non sentirmi sicuro nel “nuovo”.
Non voglio farmi importante
perché ho paura di essere altrimenti ignorato.
Per convinzione e amore
voglio fare ciò che faccio
e smettere di fare ciò che smetto di fare.
Dalla paura voglio strappare
il dominio e darlo all’Amore.
E voglio credere nel Regno
che esiste in me.”
(Rudolf Steiner – Forgiando l’armatura)
* I numeri di Marzo: Lascia andare la paura e affronta le tenebre per risorgere in una nuova alba.
* Marzo ci dà i numeri! Numero otto nuovo inizio,numero nove amore incondizionato, numero dieci movimento e divenire…
* La buona notizia del venerdì : A volte basta un paio di occhiali per vedere il mondo in modo positivo
La storia di Yash: vedere il mondo in modo positivo
Yash Gupta, 17enne di origine indiana residente a Irvine (California), è un ragazzo molto speciale: già da qualche anno ha fondato un’associazione che raccoglie occhiali da vista usati – che altrimenti finirebbero nella spazzatura – per donarli ai bambini di tutto che ne hanno bisogno, ma che non possono permetterseli.
Yash, che porta gli occhiali da vista da quando aveva 5 anni, sa molto bene cosa significa non vedere perfettamente e si ricorda ancora di quando era alle elementari ed aveva rotto gli occhiali da vista.
Yash ha dovuto aspettare una settimana per averne un paio nuovo e questa esperienza lo ha segnato profondamente. “ Non riuscivo a vedere niente”, ha raccontato, “In classe non vedevo nulla, così mi distraevo molto facilmente. E non riuscivo nemmeno a fare i compiti”. E’ stato in quel momento che si è reso conto di quanto fosse importante possedere un paio di occhiali da vista. Tutti i bambini che non possono permettersi un paio di occhiali, specialmente nei paesi a basso reddito, soffrono di uno svantaggio enorme, perché se non riescono a vedere bene, non possono beneficiare dell’istruzione che ricevono. “Per loro diventa impossibile riuscire ad esprimere al meglio le loro potenzialità. Io ho avuto questo problema per una settimana, ma questi bambini ce l’hanno da tuta la vita”.
Ecco perché 3 anni fa, quando avevo solo 14 anni, Yash ha avuto l’idea di recuperare gli occhiali da vista che la gente non utilizza più, per donarli a chi ne ha bisogno. Spesso i vecchi occhiali vengono dimenticati nei cassetti o gettati nella spazzatura, quando ci sono tanti bambini che non vedono bene, ma che non possono comperarli. “Io, a casa, ho trovato da 10 a 15 paia di occhiali solo aprendo i cassetti in modo del tutto casuale”, ha detto.
Resosi conto che quegli occhiali potevano fare la differenza nella vita di almeno 10 bambini, Yash con il supporto del padre, ha fondato una associazione che raccoglie gli occhiali da vista usati per darli ai bambini meno fortunati di lui. Come primo passo, ha contattato tutti gli optometristi di Irvine, che hanno accettato di esporre nei loro negozi un contenitore nel quale i loro clienti, dopo aver comprato un nuovo paio di occhiali, potevano donare quelli usati.
“Quel primo esperimento è stato davvero incoraggiante”, ha dichiarato Yash. “Alcuni (optometristi) avevano già molte paia di vecchi occhiali, che avevano accumulato nel tempo e dei quali non sapevano che fare” . la sua associazione no profit si chiama “Sight Lerning” e raccoglie occhiali usati presso gli optometristi californiani per darli ad organizzazioni internazionali.
Dal 2011 ad oggi Yash ha raccolto e regalato circa 9.500 paia di occhiali, per un valore di quasi 500.000 dollari, soprattutto ai bambini di Haiti, Honduras, India e Messico.
Aiutare gli altri è molto importante per Yash, la cui famiglia è emigrata dall’India verso gli Stati Uniti quando aveva solo 1 anno di età. “ E’ stata dura riuscire ad integrarci per questo sono molto solidale con tutte le persone che vivono momenti di difficoltà. In questo momento stiamo collaborando con organizzazioni che hanno attività internazionali. Ma in futuro, mi piacerebbe portare questo servizio anche in tutte le città degli Stati Uniti” ha spiegato Yash.
“Nel Mondo”, ha concluso, “ ci sono 300 milioni di persone che non possono permettersi un paio di occhiali da vista, ma ne hanno bisogno.
Gran parte di loro (circa un terzo, n.d.a.) sono studenti e credo che non sia giusto che non riescano ad avere un’istruzione adeguata solo per questo motivo.
E’ entusiasmante vedere l’espressione meravigliata dei bambini che indossano gli occhiali per la prima volta, vedere la gioia e felicità sui loro volti”
Fonte: buonenotizie.it
* Il dono della Luna Piena di Febbraio è il risveglio del Fuoco interiore che alimenta il Potere Creativo per nuove e potenzianti scelte di vita
La luna di febbraio apre le porte all’arrivo della primavera. I mandorli cominciano a fiorire e i bucaneve spuntano dal terreno sfidando l’inverno che batte lentamente in ritirata. Siamo in una fase di transizione: tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, e anche se le giornate sono ancora fredde, possiamo apprezzare l’allungarsi delle giornate che ci regalano già qualche piacevole raggio di sole. La natura si sta risvegliando dal suo lungo letargo, e noi, assieme a lei.
Il tema di questa Luna di Febbraio: avere il coraggio di emergere
La luna di febbraio è chiamata Luna Purificata, Tempestosa, Luna della Rinascita.
Questi nomi si rifanno alle manifestazioni della natura che si ripresentano ciclicamente di anno in anno in questo periodo: il vento soffia forte, disperdendo sulla terra semi e pollini come se fossero neve, le ultime gelate di queste notti purificano il terreno dal propagarsi delle malattie che potrebbero compromettere la salute degli alberi, la natura si risveglia lentamente da il suo lungo letargo invernale. Chi vive in armonia con la natura potrà percepire dentro di sé un nuovo slancio, una nuova energia: nuove idee, nuovi progetti si affacceranno alla sua mente (complice il Sole in Acquario, dal tono rivoluzionario), il corpo chiama alla leggerezza, al movimento e vuole disfarsi dalla pesantezza dell’inverno.
Durante il plenilunio, che è avvenuto domenica 9 febbraio alle ore 08:34, l’energia della luna giungerà al culmine nel segno del Leone: segno dell’affermazione di sé che ci spinge ad esprimere la nostra unicità, questa volta in un contesto collettivo.
Il dono della Luna: il risveglio del fuoco interiore
Questa Luna di febbraio ci dà lo slancio necessario per risvegliare le nostre energie assopite, per ricominciare un nuovo ciclo, per costruire, creare qualcosa di nuovo: un nuovo progetto che afferma il nostro potere creativo, che segue lo scopo che sentiamo vibrare dentro di noi; ma questa energia segue una strada che si apre verso l’esterno.
Non si parla quindi di una mera azione che soddisfi il nostro Ego, bensì di un’apertura verso il mondo, di un’opera che sia certamente a nostra immagine e che ci porti gioia e successo, ma che sia utile anche alla collettività, dominio del segno dell’Aquario.
Come i primi fiori sono utili al sostentamento degli insetti impollinatori e annunciano al mondo l’arrivo della primavera portando nelle nostre giornate un poco di quella genuina gioia per le cose semplici, pure le nostre nuove creazioni possono iscriversi in un progetto atto a sostenere il mondo.
La Luna di questo mese ci invita quindi a risvegliare in noi la scintilla creativa per spingerci a brillare, ad uscire allo scoperto, ad avere il coraggio necessario per affermare chi siamo e quali sono le nostre doti, e lo fa iscrivendoci in un quadro più ampio che spinge ognuno di noi ad accendere il suo fuoco interiore, come una candela, nella linea delle festività di Imbolc e della Candelora avvenute pochi giorni fa
Questo “primo fuoco” dell’anno nuovo non mira soltanto a cacciare il buio dell’inverno o a fare luce sulla nostra oscurità interiore, ma spinge a manifestare il nostro dono e a condividerlo: il fuoco creativo dell’opera condivisa trasmette l’ispirazione, come ogni singola fiamma è in grado di accendere un’infinità di candele.
“a quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere.”
(carl gustav jung)
Questa Luna ci porta quindi a dare valore ai nostri doni, ai nostri talenti, a manifestarli e mostrarli con cura al mondo, perché la bellezza unica di cui siamo i guardiani, e che cerca di “ri-nascere” in questo periodo, rappresenta anche un dono per gli altri. Ogni opera, ogni creazione può accendere il fuoco dell’ispirazione in un’altra persona e aiutarla, incentivarla a manifestare la sua meraviglia, il suo dono personale.
Ma attenzione, non si parla di esporsi senza precauzioni. Questa lunazione ci invita infatti a trovare un equilibrio tra noi e gli altri, un punto d’incontro dove individualità e collettività riescono a coesistere in maniera armoniosa: senza entrare in conflitto, senza annullarsi l’una l’altra.
La sfida della Luna di febbraio: trovare il punto d’incontro tra noi e gli altri
L’energia molto forte di questa Luna di febbraio mette in comunicazione il singolo con la collettività e non è senza rischi. In effetti, non è semplice trovare il punto d’incontro tra il nostro Ego e la dimensione collettiva, tra l’individualità, la voglia di brillare, e gli altri; ed in questo contesto, si profilano all’orizzonte due rischi, che rappresentano le sfide della Luna della rinascita:
- Se l’Ego è troppo forte, rischieremo di scontrarci con gli altri e ci coaguleremo in questa posizione (il seme non riuscirà ad uscire dal suo guscio e marcirà nel terreno), Rimarremo chiusi nella nostra piccola realtà personale senza riuscire a tessere col mondo, con gli altri, una relazione sana e armoniosa, penseremo che la luce degli altri oscurerà la nostra e lotteremo per brillare, cercando di spegnere gli altri.
- Se l’Ego è troppo debole, rischieremo di diluirci nella massa, perdendo la nostra individualità, il talento che ci rendeva unici (il seme germoglierà troppo presto e verrà ucciso dalle gelate tardive e non porterà mai al mondo la sua bellezza). Non rispetteremo i nostri bisogni, i nostri tempi, e tutti i “sì” detti agli altri si trasformeranno in “no” detti a noi stessi. Spegneremo la nostra luce per lasciare spazio agli altri.
In realtà, la lezione di questa luna è semplice: ci invita a trovare un punto di equilibrio tra questi due estremi; possiamo imparare ad equilibrare il nostro Ego, trovare un equilibrio tra noi e gli altri che permetta ad ognuno di noi di manifestare la sua Bellezza autentica, la sua unicità, senza il timore che qualcuno ci faccia ombra.
Ognuno di noi è unico e c’è spazio per tutti in questo mondo.
Dopotutto, il cielo è abbastanza vasto da permettere a tutte le stelle di brillare assieme.
fonte:
www.risorsedellanima.it
* La buona notizia del venerdì: Il metodo Montessori aiuta le persone affette da demenza: si chiama Palestra della mente Montessori
Il metodo Montessori funziona anche con gli anziani.
In Abruzzo il progetto che aiuta le persone affette da demenza
Si chiama la Palestra della mente Montessori, il progetto attivo in Abruzzo che si prende cura, grazie al famoso metodo solitamente applicato ai bambini, di anziani affetti da demenza e delle loro famiglie.
L’idea non è tanto quella di creare una struttura dove anziani, operatori e famiglie possano usufruire di servizi utili ma piuttosto di aiutare le persone affette da demenza e chi vive quotidianamente con loro.
Come? Grazie al lavoro di un’équipe multi – professionale, socio-sanitaria, esperta di metodi educativi ispirati appunto a Maria Montessori, ovviamente adattando il tutto alle esigenze degli anziani con deterioramento cognitivo e disagio mentale.
L’innovativo progetto è già attivo nell’area del Basso Sangro-Trigno, in Abruzzo, zona scelta non casualmente. Si tratta infatti di zone interne dove oltre il 50% della popolazione è composta da anziani. Di conseguenza vi è un elevato numero di ricoveri e carenza del coordinamento dei servizi a loro dedicati.
Ecco allora che un progetto come la Palestra della mente Montessori può aiutare i tanti anziani che già sono in trattamento per disturbi legati al deterioramento cognitivo o al disagio mentale e che vivono a casa propria.
In pratica un team, composto da medici psichiatri, geriatri, infermieri di famiglia e di comunità, assistenti sociali, psicologi, educatori, incontra a più riprese gli anziani scelti per il progetto, le famiglie e chi si occupa quotidianamente di loro.
Negli incontri si illustrano attività e pratiche basate sul metodo Montessori che poi potranno anche essere facilmente replicate a casa degli anziani stessi.
Si parla del metodo Montessori soprattutto in relazione ai bambini e pochi sanno che invece esistono vari studi internazionali sulla validità di questa proposta anche per prevenire e curare le condizioni di fragilità della memoria e la demenza, attraverso la formazione specifica degli operatori socio-sanitari che assistono gli anziani oltre che dei loro famigliari.
Ad adattare il metodo Montessori agli anziani è stato il professor Cameron Camp, i cui lavori hanno dimostrato che attività che prendono spunto dal noto metodo riescono ad aumentare significativamente l’impegno positivo di persone affette da demenza rispetto ad altri tipi di proposte.
I benefici documentati per gli anziani e per chi se ne prende cura sono molti, come si legge sul sito dedicato al progetto in Abruzzo:
- riattivazione della capacità di mantenere le relazioni sociali
- creare il desiderio di appartenere ad una comunità
- partecipazione alle attività della vita quotidiana
- rivalorizzazione e pacificazione delle famiglie
- riappropriazione e umanizzazione dell’ambiente
- cambio di prospettiva radicale sulla comprensione della malattia e della persona
Così ha raccontato a La Repubblica la nascita del progetto Pasquale Falasca, medico epidemiologo che si occupa di questa iniziativa:
“ho scoperto che in letteratura medica mondiale c’è una gran quantità di studi e attività sull’applicazione del metodo Montessori alla demenza. Un approccio, basato sul prendersi cura della persona in modo relazionale, che sta portando ottimi risultati. A partire da questo, grazie agli infermieri di famiglia e comunità, abbiamo pensato di creare la “Palestra della mente – Montessori”, ovvero una serie di centri diurni itineranti, dove si prende un appuntamento e si comincia a costruire una relazione strutturata, basata sulla vicinanza e sulla cura del contesto intorno all’anziano”
Il progetto, finanziato anche dalla comunità europea, fa parte di un’azione più ampia, istituita in diverse regioni (non solo italiane) che sta portando nel campo del sociale e della sanità innovazioni importanti partendo dal concetto interessante di prendersi carico delle persone in modo continuativo e attraverso una relazione strutturata.
“La persona che viene servita, invece di essere aiutata, è ostacolata nello sviluppo della propria indipendenza.
Questo concetto è il fondamento della dignità dell’uomo. Aiutami a fare da solo”
(Maria Montessori
https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/metodo-montessori-anziani-demenza-abruzzo/?
http://salute.bassosangrotrigno.it/index.php/2019/10/20/palestra-della-mente-montessori/
https://sites.google.com/view/m4f/progetti-formativi?authuser=0























