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* La buona notizia del venerdì: Economia domestica: in Finlandia si insegna a scuola. Anche ai maschi.

 

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Chi ha detto che i lavori domestici debbano pesare tutti e sempre sulle spalle delle donne? Nessuno.

 E in uno dei paesi dove la parità dei generi non è uno slogan per il solito cicaleccio politico, sto parlando della Finlandia, scopriamo che i lavori domestici si imparano a scuola. Maschi compresi.

Che cosa si insegna durante questi corsi? Tutti i lavori generalmente affidati alle donne-casalinghe che quasi al 90 per cento coprono le fatiche domestiche. I ragazzi imparano a cucinare, a stirare, a lavare a mano i capi delicati, a fare la maglia, a rattoppare un calzino, a costruirsi una slitta per divertirsi sulla neve.

Ma durante le lezioni i docenti insegnano anche a non sprecare il cibo, l’acqua, i soldi con gliacquisti compulsivi; a essere responsabili con l’uso del denaro e perfino a riconoscere una intolleranza alimentare. La cosa più sorprendente è che si tratta di ore di lezioni (tre-quattro alla settimana) che gli studenti gradiscono molto, fino a considerarle le preferite.

L’economia domestica a scuola procura molti vantaggi alle nuove generazioni finlandesi. Innanzitutto la scuola insegna alla parità di genere molto concretamente, e quando si diventa coppia nessun maschietto potrà dire, per rifiutarsi di stirare una camicia o di cucinare: «Io non lo so fare». Inoltre il programma sui lavori domestici ispira un senso di autonomia: questi ragazzi sapranno cavarsela da soli, in casa, appena usciti dalla scuola dell’obbligo. E non avranno sempre bisogno di mamma e papà per andare avanti: una lezione di vita che conta molto in tempi difficili come questi.

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In America il libro “ Getting to 50-50, how working parents can have it all “(Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto), scritto da Sharon Mears e Joanna Strober, è in testa alle classifiche della saggistica, e propone tutta una serie di consigli per la condivisione tra maschi e femmine del carico dei lavori domestici. Arrivando alla seguente conclusione: con il 50 & 50 la coppia è più felice e dura più a lungo.

Ma in un paese dove sono tante le donne in carriera, anche ai vertici delle multinazionali, ha destato impressione il fatto che Sheryl Sandberg, 44 anni, amministratrice delegata di Facebook, scrivendo l’introduzione alla nuova Bibbia per la parità dei sessi abbia fatto partire una vera crociata su questa frontiera dei rapporti tra uomini e donne.

Dividere il carico dei lavori domestici non solo è giusto, ma è la cosa migliore che possa capitare a una famiglia“, scrive la Sandberg. “Permettere agli uomini di fare la loro parte in casa fa bene alla donna perché le dà più scelte, così come fa bene agli uomini ed ai figli. Il padre si sentirà più partecipe, i figli cresceranno più forti e sicuri, in un ambiente non conflittuale”.

La presa di posizione di una donna considerata una delle più potenti del mondo, ha fatto molto discutere. Ma, polemiche a parte, resta il fatto che condividere pappe e pannolini, pulizie e cucina, è un obiettivo importante per la parità dei diritti delle donne.

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E in Italia siamo molto indietro: negli anni Novanta la percentuale del lavoro domestico svolto dalle donne era pari all’80 per cento, oggi siamo al 71,5 per cento, e le donne sono occupate in media 5 ore al giorno in attività a casa. Una distanza siderale che significa solo una cosa: le donne continuano ad avere due lavori, gli uomini uno. E questo non è giusto.

Oltre le parole e le paure, restano i dati. Con la Finlandia che nella classifica del «World Economic Forum» sul «Gender Gap», che misura la parità tra i generi, quest’anno si è piazzata al secondo posto, subito dopo l’Islanda. L’Italia al 69esimo.

«Cambiare la quotidianità, insegnando ai bimbi e alle bimbe come fare i lavori domestici, significa passare da un’idea di conciliazione a una di condivisione, favorendo altresì il passaggio dal concetto di maternità, con le donne uniche responsabili della cura della casa e dei figli, a quello di genitorialità», riprende Emanuela Abbatecola. «Liberare i bambini e i ragazzi dagli stereotipi, che considerano il vero maschio diverso dalle femmine, significa in ultima istanza fare crescere (nuovi) adulti più liberi anche nella vita privata oltre che nel mercato del lavoro».

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http://www.nonsprecare.it/lavori-di-casa-e-se-li-dividessimo-tra-uomo-e-donna

http://reportage.corriere.it/esteri/2015/nelle-scuole-finlandesi-dove-leconomia-domestica-e-roba-anche-da-maschi/

http://www.nonsprecare.it/economia-domestica-scuola-finlandia

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* Chi ama il gatto è più intelligente di chi preferisce il cane ?

Ricerca Usa: chi ama il gatto è più intelligente di chi preferisce il cane ?

 

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La personalità dell’uomo può essere raccontata dai suoi animali di compagnia. Secondo uno studio condotto nella Carroll University di Waukesha, nel Wisconsin (Usa) chi convive con un cane è tendenzialmente diverso rispetto a chi invece preferisce la compagnia di un gatto.

La ricerca è stata condotta su 600 studenti universitari chiamati a rispondere ad alcune domande sul loro carattere e su quale fosse, tra cane e gatto, l’animale preferito. Il 60% del campione preso in esame ha prediletto il cane, l’11% il gatto e il restante 29% non ha mostrato alcuna preferenza in particolare. Il primo gruppo ha motivato la propria scelta sottolineando il valore della compagnia offerta dal cane, mentre i secondi hanno prediletto il gatto per il modo con cui dimostra il proprio affetto.

Lo studio della Carroll University ha confermato quanto espresso da una ricerca del 2010 condotta su 4.500 persone, da cui emergeva che chi predilige i cani è in generale più espansivo, mentre è tendenzialmente introverso chi preferisce i gatti.

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A questo risultato si aggiungono ulteriori dettagli: chi preferisce il piccolo felino sarebbe di solito non solo più introverso, ma anche più sensibile, anticonformista ed intelligente rispetto a chi invece, amando la compagnia di Fido, è più attivo e incline a seguire le regole sociali.

Denise Guastello, professoressa di psicologia nella Carroll Universy, ha spiegato che parte delle differenze tra amanti di cani e gatti potrebbe derivare dalle abitudini associate alla convivenza con l’uno o l’altro animale: “ha senso che un amante di un cane sia più vivace, perché vuole stare all’aria aperta, fuori, vuole parlare con le persone mentre porta a spasso il cane. Chi è introverso e sensibile forse preferisce stare a casa a leggere un libro, con il vostro gatto che non ha bisogno di andare fuori a fare una passeggiata”.

E’ comunque possibile che le persone scelgano il cane o il gatto in base alla propria personalità, portando i timidi sull’animale più guardingo e l’estroverso su quello più socievole.

Un punto su cui potrebbero soffermarsi le ricerche perché potenzialmente interessanti nello sviluppo di zooterapie interessanti.

Circa l’intelligenza del padrone – secondo lo studio ne sarebbe più dotato chi predilige il gatto – è possibile che gli studiosi siano occorsi qui in uno dei sei luoghi comuni sugli introversi.

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Pet therapy

L’espressione pet therapy, zooterapia in italiano, indica una terapia dolce che si basa sull’interazione uomo-animale. Il termine inglese “pet”, come sostantivo ha il significato di “animale domestico”, ma come aggettivo ha il significato di “prediletto” e come verbo è inteso come “vezzeggiare”, “coccolare”, “viziare”. Il significato stesso di questi termini, ci riporta alla mente un’idea di dolcezza e di rispetto reciproco.

La zooterapia consiste in una terapia di supporto a quelle tradizionali, ciò vuol dire che la pet therapy non è quindi una terapia a sé stante, ma una co-terapia che può essere utilizzata su pazienti affetti da patologie di diverso tipo per ottenere un miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale o psicologico-emotivo.

Il fine che si propone la terapia con gli animali è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative specialmente nei casi in cui il paziente non mostra la volontà di collaborare. In molti casi, quindi, la presenza di un animale consente di stabilire un rapporto emotivo con il paziente, tramite il quale è possibile creare un canale di comunicazione paziente-animale-medico e stimolare la partecipazione attiva del soggetto.

Per chi è indicata la pet therapy?

La terapia con gli animali viene utilizzata come co-terapia nel trattamento di disturbi del comportamento, sindromi depressive e disabilità, ma è impiegata soprattutto nelle forme di autismo . La zooterapia viene praticata nelle scuole, nelle comunità di recupero per portatori di handicap fisici e/o psichici, nelle carceri e negli altri Stati anche negli ospedali e nelle case di cura.

I bambini rappresentano i soggetti che rispondono meglio alla terapia con gli animali perché la loro comunicazione è spontanea e si basa sull’instaurazione di un rapporto di tipo emotivo-affettivo. È stato possibile constatare che coloro che hanno problemi di apprendimento riescono, grazie all’interazione animale, ad ottenere autostima e fiducia in stessi.

Altro campo di impiego delle pet therapy è il supporto per quegli gli anziani che soffrono di depressione e solitudine spesso legate alla perdita del coniuge. In generale, il rapporto che si stabilisce tra persona ed animale aiuta tutti chi tende a rinchiudersi nell’isolamento per diverse ragioni, rappresentate anche da handicap fisico.

Pet Therapy: esiste in Italia?

Allo stato attuale, in Italia non esiste una netta definizione giuridica riguardo le procedure ed i requisiti necessari per la terapia con gli animali, ad eccezione della regione Veneto. Questo è dovuto al fatto che è compito delle singole regioni emettere delle normative in materia, condizione che ha portato alla formazione di uno scenario molto eterogeno, composto da singole associazioni che utilizzano metodologie operative spesso molto differenti tra loro.

La conseguenza è che, spesso, tali approcci si sono rilevati dannosi sia per il paziente che per l’animale coinvolto, in quanto non vi era uno staff organizzato che potesse monitorare al tempo stesso sia lo stato del paziente che dell’animale utilizzato nella terapia.

Il nostro Paese dovrebbe aggiornarsi in tal senso, per permettere a tante persone che hanno bisogno di godere dei benefici che possono donare i nostri amici animali grazie alla zooterapia.

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Per saperne di più clicca qui:

Pet therapy: la zooterapia per avere un aiuto dagli amici animali http://it.euroclinix.net/blog/salute-psiche/pet-therapy-zooterapia.html#ixzz34p509iQ8

http://scienze.fanpage.it

 

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* La buona notizia del venerdì: “Te lo regalo se vieni a prendertelo” : il riutilizzo in Facebook

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LUGANO – Dare una seconda vita agli oggetti che non si usano più. E’ questo lo scopo di “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, gruppo su Facebook che promuove il re-utilizzo tramite regalo di qualsiasi tipo di oggetti. La prima finalità è quella di diminuire l’inquinamento, evitando di sovraccaricare le discariche con prodotti ancora funzionanti.

L’ideatore – Il promotore dell’iniziativa è Salvatore Benvenuto, cittadino ticinese che ha avuto l’idea di questa rete sociale un giorno in discarica: “Io vado ogni tanto a Bellinzona e rimango sempre stupito dalle cose che vengono buttate, e che sono funzionanti”. L’esperienza personale, la sua attuale situazione lavorativa (formatore di adulti attualmente disoccupato) e un video su Youtube chiamato ‘La storia delle cose’ gli hanno dato le motivazioni per far nascere l’iniziativa.

Il gruppo – Questa idea, nata in Ticino lo scorso settembre (oltre 1800 iscritti al gruppo) si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, con vari gruppi regionali nati in questi giorni.”Ogni giorno ricevo un sacco di richieste, e il gruppo veneto ha ottenuto 850 iscritti in due giorni”. Un’idea semplice e geniale: sulla bacheca si fanno offerte di oggetti e richieste, e i membri si mettono d’accordo sull’andare a prenderli a domicilio. Non esiste un punto di raccolta centralizzato al quale portare gli oggetti, come avviene in alcune realtà italiane, ma tutto quanto è delocalizzato e lasciato all’iniziativa del singolo. “In questo momento non penso ad un evento di raccolta, tipo mercatino delle pulci, ma sono aperto ai consigli e alle suggestioni” spiega Benvenuto.

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Rapporto tra le persone – Si propone anche un modello diverso di relazione tra le persone e le cose: non solo il classico rapporto venditore-cliente, ma un interscambio tra i consumatori in modo da allungare la vita dell’oggetto. Non è solo una scelta ecologista che ha spinto Benvenuto a far nascere il gruppo, ma anche il desiderio di creare una nuova connessione tra gli individui.

“Si crea una comunicazione, un dialogo”; dinamiche che una volta erano usuali, e che negli ultimi anni si erano perse, specie per i ritmi frenetici della vita quotidiana. “Bisogna sfatare il luogo comune dell’egoismo, e delle persone che pensano a sé stesse. Dando loro un mezzo, la gente è disposta a fare le cose, e vedo che molti si vengono incontro, soddisfacendo i propri bisogni scambiandosi oggetti. Infatti non mi aspettavo il successo che il gruppo sta avendo”.

In tempi di crisi il valore di un oggetto viene rivalutato. In molti scoprono (o riscoprono) concetti quali il baratto, la condivisione e una filosofia come quella decrescita.

Come dice l’intestazione del gruppo:

“Evolversi vuol dire “utilizzare al meglio le risorse“”.

E’ un discorso di maggiore sostenibilità e collaborazione tra le persone” continua Benvenuto. “In questo gruppo si chiede, e si dà. Punto su questo aspetto: si può fare qualcosa l’uno per l’altro. Ho regalato tanti oggetti, e ogni volta che ho incontrato le persone è stato un momento particolare, per me e anche per loro”.

 

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Questo il link del gruppo originario partito in Svizzera (Ticino):

https://www.facebook.com/groups/222970677758752/

http://www.nonsprecare.it/te-lo-regalo-se-vieni-a-prenderlo-2

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*La buona notizia del venerdì:Nonna Leo apre un home restaurant a 96 anni

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Si chiama Leonilda Tomasinelli ma da tutti è conosciuta come Nonna Leo, ha 96 anni e per il suo compleanno si è regalata l’apertura del suo “Home restaurant”, proprio a casa sua.

Vive a Genova nel quartiere di Albaro da dove aprire le porte della sua abitazione per deliziare il palato dei clienti. 

Troppo spesso sento dire che è troppo tardi per prendere in mano la propria vita.

E a dirlo sono 40enni o 50enni.

Poi scopri storie come quelle di Nonna Leonilda e allora tutta la prospettiva cambia. Nonna Leo, come le piace farsi chiamare, ha 96 anni e ha deciso di impegnarsi in un progetto di sharing economy.

Davvero, non sto delirando. Complice la passione per la cucina e la tradizione, la nonnina genovese ha avviato un home restaurant nel cuore di Genova.

Le ricette vere, quelle della tradizione culinaria italiana, spesso si perdono. Ecco perché Nonna Leo ha deciso di dare voce a questi segreti della cucina con un progetto che personalmente amo alla follia.

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Nonna Leonilda, supportata dal nipote Fabrizio, ha messo in piedi un home-restaurant. 

Lei cucina per i suoi ospiti in cambio di un contributo alla spesa o una piccola cifra. L’idea è proprio quello della sharing economy: condividere cibo genuino fra sconosciuti a casa propria.

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“Oggi le cene in casa sono una delle tante facce della sharing economy, un’economia di condivisione e socializzazione – spiega il nipote Fabrizio – grazie agli home-restaurant si condivide cibo genuino fra perfetti sconosciuti, contribuendo alla spesa o facendo pagare una piccola cifra all’ospite. Tutto viene fatto alla luce del sole perché il contatto fra chi apre un home-restaurant e chi vuole venire a mangiare in quell’abitazione si stabilisce sul web”. 

Di questi progetti abbiamo già sentito parlare in altre città, ma quello di Nonna Leo ha qualcosa in più. Per prima cosa perché lei ha 96 anni e poi perché le sue ricette arrivano anche dalla tradizione dell’Ottocento.

Cosa cucina la nonna genovese? Seppie con i piselli, stoccafisso accomodato, panissa, polpettone, torta Sacripantina, castagnaccio, focaccia al formaggio, coniglio alla genovese. Solo per citare qualche piatto.

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“Le mie ricette? Sono un segreto, non ve le dirò mai. Se volete assaggiare i miei piatti, però, potete venire a trovarmi nel mio home-restaurant”.

 Una nonnina social con tanto di sito internet, pagina facebook, twitter, google plus, instagram, youtube e pinterest.

Se vi trovate a passare da Genova (la casa di nonna Leo è in zona Albaro) approfittatene per vivere questa esperienza unica.

Potete prenotare la vostra cena attraverso il sito web di Nonna Leo o il suo profilo Nonna Leonilda.

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E’ la realtà della sharing economy, una forma di organizzazione socio-economica basata sull’accesso anziché sul possesso, sull’utilizzo anziché sull’acquisto.

Un modello di business da non confondere con il no-profit, perché non si basa sul volontariato ma sull’eliminazione dei soggetti intermediari grazie alla community e sulle opportunità del do-it-yourself.

Perno del sistema è l’Internet delle Cose: 13 miliardi di sensori che collegano tra loro persone, oggetti e dati e consentono di avere subito ciò che vogliamo e solo per il tempo in cui ci serve.

Secondo Collaboriamo.org, database sull’economia collaborativa, il13% degli italiani ha già utilizzato almeno un servizio di sharing

Fonti:

http://thatsgoodnewsblog.com/home-restaurant/

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/nonna_leo_apre_ristorante_casa_96_anni_foto/notizie/1299503.shtml

http://www.wired.it/economia/business/2014/12/11/condividi-fai-cosi-sharing-economy-conquista-litalia/

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* I gatti di Ernest

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Il più grosso di tutti si chiama Dorian Grey.

E non è difficile capire il perché, con quella chioma da leone color grigio perla, con cui altezzoso sfugge agli occhi dei curiosi. Ma negli anni c’è stata anche Marilyn Monroe, bellissima e sinuosa come la diva di Hollywood. E poi Mark Twain ed Emily Dickinson, Ava Gardner e James Joyce. Persino una Sophia Loren.

Sono i gatti di Ernest Hemingway, che liberi e sereni ancora oggi abitano la casa che l’autore del ”Grande Gatsby” comprò a Key West, in Florida, nel 1928, per abitarvi con la sua seconda moglie Pauline Pfeiffer.

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Qui lo scrittore realizzò molti dei suoi libri, da ”Morte nel pomeriggio” a ”Per chi suona la campana”. Si dedicò alla pesca, ai vini e iniziò a sognare l’Havana.

Ma soprattutto qui accolse Snow White, Biancaneve, amatissima micia ricevuta in dono dal capitano di una nave, con una caratteristica davvero speciale: aveva sei dita per zampa. I cuccioli dei suoi cuccioli oggi sono ancora lì, nel giardino di Key West: 56 discendenti, 23 dei quali polidattili (ovvero, con un numero superiore di dita in una zampa), curati e coccolati dello staff che gestisce la Casa Museo di Hemingway.

Per loro, un angolo riservato con tante cucce, una gabbietta che riproduce la casa padronale in miniatura quando hanno bisogno di cure speciali. E anche un piccolo cimitero felino, inaugurato al tempo dallo stesso Hemingway. Tutti hanno un nome e lo staff ha proseguito la tradizione dello scrittore ribattezzando ogni nuovo nato come i Grandi della Letteratura, dello Spettacolo o della Scienza. Ecco allora che tra un miagolio e un’azzuffata, negli anni qui sono nati Edgar Allan Poe, Errol Flynn, Susan Hayward, Pablo Picasso e Simone De Beauvoir.

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Ad un micio in piazza dedicò persino uno dei suoi primi racconti: ”Gatto sotto la pioggia (Cat in the Rain)”. Ma i vicini raccontano che la sua colonia arrivò anche a 50-60 esemplari.

E i gatti sono protagonisti, ancora oggi, sulle tendine all’uncinetto delle finestre, nello studio con le porcellane conservate accanto alla macchina da scrivere. E poi in soggiorno, con i gatti francesi in cristallo di piombo Lalique che Pauline regalò al marito per il loro anniversario. Fino alla camera da letto, con il panciuto gatto in ceramica firmato da Pablo Picasso.

”Ai gatti – diceva – riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore”.

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Ernest Hemingway vinse il premio Nobel nel 1954 grazie al libro “Il vecchio e il mare”, libro che poi divenne anche un celebre film con Spencer Tracy come protagonista.

Hemingway amava moltissimo i gatti. Scrisse in una lettera ad un caro amico: “I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.

Nel romanzo “Isole nella corrente”, pubblicato postumo e che viene considerato dai critici il più autobiografico dei suoi libri, Hemingway descrive il protagonista, Thomas Hudson, che riposa teneramente abbracciato al suo micio.

Si legge: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra.” E poi ancora: 

E poi ancora: “Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”

Esiste una foto che ha fatto il giro del mondo e che ritrae lo scrittore seduto nello studio, con la luce che entra dalla grande vetrata alle sue spalle e che illumina la scrivania, piena zeppa di carte, fascicoli, cartelle, taccuini. Hemingway è davanti alla macchina da scrivere e con una mano accarezza un gatto che cammina sui fogli. La coda del micio è tenuta alta, con la punta ripiegata nell’atteggiamento amichevole di chi saluta ed è quindi facile immaginare la scena. Hamingway sta lavorando quando uno dei suoi gatti viene a fargli visita, salta sul tavolo e lo saluta, magari cercando tra le carte un posticino dove addormentarsi.

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Lo scrittore allora interrompe quello che sta facendo per contraccambiare le attenzioni del piccolo amico.

E chissà quante volte sarà capitata una cosa del genere dal momento che, come si è detto, i mici che abitavano con lui era ben 57.

 

Fonti:

http://www.micimiao.it/Hemingway.htm

http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/passioni/animali/2014/10/13/a-key-west-tra-i-gatti-a-sei-dita-di-ernest-hemingway_1fb8bb3f-0d99-4722-9776-3f9e36295de2.html

http://www.gattosiamese.altervista.org/pagina-53659.html

 

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* La buona notizia del venerdì:Indigeni peruviani vincono la causa contro un’azienda petrolifera statunitense

 

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Dopo una battaglia legale una tribù indigena dell’Amazzonia peruviana ha vinto la causa contro la Occidental Petroleum per i danni ambientali provocati.

Quando una gigantesca società petrolifera statunitense si mette contro una piccola tribù amazzonica l’esito della sfida sembra segnato, eppure non sempre vince il più forte e influente. È il caso della battaglia legale tra il colosso del petrolio Occidental Petroleum e la tribù indigena Achuar.

Gli Achuar vivono nella foresta amazzonica peruviana, si tratta dell’ultima comunità situata sulle sponde del fiume Huasaga prima della frontiera con l’Ecuador. Un’area caratterizzata da un’incredibile varietà di piante e animali nella quale i nativi vivevano in armonia con la natura da tempo immemorabile, senza alcun contatto con la cultura occidentale fino a pochi decenni fa, fino all’avvento delle compagnie petrolifere.

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I membri della tribù Achuar nel 2007 hanno citato in giudizio la Occidental Petroleum, responsabile di aver inquinato gravemente il loro territorio e di aver provocato diverse morti, nascite premature e problematiche e di aver danneggiato l’ecosistema dal quale traggono sostentamento.


Oggi, dopo una lunga disputa legale, gli Achuar hanno ottenuto un risarcimento economico da parte della società petrolifera la cui entità non è stata divulgata. È il primo caso in cui una società degli Stati Uniti viene citata in giudizio in un tribunale americano a causa dell’inquinamento provocato in un altro paese.

Si è creato un precedente significativo per i casi futuri ed è già stato citato da altri tribunali degli Stati Uniti”, ha dichiarato Marco Simons, direttore legale di EarthRights International, organizzazione noprofit che si batte per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente e che ha rappresentato il popolo Achuar nella querela.

Il risarcimento sarà utilizzato per lo sviluppo di progetti sanitari, educativi e nutrizionali, gestiti da un collettivo di cinque comunità Achuar che traggono sostentamento dal fiume Corrientes, una delle aree maggiormente inquinate.

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Occidental Petroleum ha effettuato trivellazioni in Perù dal 1971 al 2000, rilasciando nel terreno e nelle falde acquifere un’enorme quantità di sostanze inquinanti come cadmio, piombo e arsenico, senza rispettare le norme internazionali, secondo un rapporto della Ong Amazon Watch.

 

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Uno studio condotto dal ministero della Salute del Perù nel 2006 ha evidenziato come molti esponenti delle comunità analizzate hanno riportato livelli di cadmio nel sangue sopra i livelli di sicurezza, la situazione è ancora grave eppure la vittoria degli Achuar contro la Occidental Petroleum rappresenta un successo, per gli indigeni, per l’ambiente e per la giustizia.

 

 

 

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Il cammino di mille miglia comincia con un passo 

 

Fonte:http://www.lifegate.it/persone/news/indigeni-peruviani-vincono-la-causa-contro-unazienda-petrolifera-statunitense

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* Cambio di stagione : é tempo di alleggerirsi…del superfluo!

Tempo fa si faceva il gioco del’ isola deserta,

se ti venisse in mente di andare su una isola deserta, lontano dalla Civiltà, cosa ti porteresti? “

E ci si arrovellava… arrovellava… arrovellava…fino ad arrivare alla conclusione che ci sarebbe voluta una nave per portare tutto. Allora si cominciava a fissare un numero limitato.Ed era ancora più dura..

Ma alla fine le priorità venivano faticosamente stabilite e un fine osservatore del comportamento umano avrebbe potuto facilmente configurare il tipo di persona che ognuno era dagli oggetti scelti.O dalle persone scelte, O dagli animali scelti.

Via di casa in dieci minuti. Cosa portereste con voi?”

A lanciare in rete la domanda nel 2011 è stato il fotografo americano Foster Huntington che ha raccolto in un blog (e in un libro) dal titolo Theburninghouse.com ,tutte le immagini che colleghi, amici e sconosciuti gli hanno inviato da ogni parte del mondo illustrando il loro elenco. In oltre duemila scatti, Huntington spiega che cosa riteniamo davvero pratico, a cosa diamo più importanza, e qual è il valore che attribuiamo agli oggetti, sentimentale o materiale.

Che, tradotto, significa « Che cosa riteniamo insostituibile?».

Oggetti, ricordi, cimeli, vestiti lisi e quel paio di scarpe da cui non riusciamo proprio a separarci. In tanti hanno pensato ai gatti, qualcuno al cane. Parecchi hanno deciso di non lasciare l’orso di peluche e migliore amico d’infanzia. La scelta non è sempre razionale o legata alla sopravvivenza. In gioco entra l’emotività e l’affettività.

L’ultima moda on line sono i siti, le community e i blog dedicati allo space clearing, cioè l’arte di eliminare dalla casa tutto ciò che è superfluo.

Lo spaceclearing è una disciplina di derivazione anglosassone che insegna ad eliminare il superfluo e a recuperare l’essenziale.

Seguendo i principi del Feng Shui vuotare i cassetti e risistemare casa e ufficio diventa un’operazione catartica che può cambiare in meglio  la propria vita! Si tratta di una tecnica liberatoria che aiuta a sentirsi meglio e a vivere più serenamente.

Eppure quanto fatichiamo a liberarci di cose che sono con noi da tempo, ci danno sicurezza . Un po’ come la coperta per Linus!

non si sa mai, potrebbe essere utile…” “e’ costato una fortuna” sono i pensieri ricorrenti. E la casa si riempie… si riempie…anche se non ce ne rendiamo conto. Capita a volte di non sapere ciò che c’è realmente in un armadio!

Così passiamo molto tempo a riordinare, catalogare, risistemare, e la nostra energia e la nostra mente si riempiono come gli armadi. Non c’è più posto per nuove idee e creatività. Ci sentiamo a disagio, appesantiti anche nella nostra capacità di scelta.

Liberarsi del superfluo significa stabilire una scala di priorità tra ciò che conta e ciò che non serve: un’operazione mentale che ci aiuta ad avere una chiara rappresentazione di noi e dei nostri obiettivi.

Facciamo posto alla fantasia, a prospettive di più ampio respiro, il futuro ci appare sgombro da impedimenti.

Quando il nostro ambiente  è libero da cose inutili e rispecchia il nostro modo di vivere e il nostro sentire, sarà per noi una fonte di energia vitale. Noi siamo fatti di energia e per esprimerla abbiamo bisogno di spazio intorno a noi.

Dopo armadi e cassetti, passiamo agli ambienti della casa, razionalizzandoli per continuare alla attività professionale. Anche le relazioni interpersonali trovano canali energetici più immediati ed efficaci in un ufficio ordinato ed essenziale a misura di collaborazione e innovazione.

Ma, dato che non siamo soli in casa o in ufficio, come convincere chi ci circonda che si starebbe meglio liberandosi delle cose inutili o superflue? E soprattutto creando Armonia?

Le resistenze sembrano insormontabili: chi si sente privato delle proprie cose per fare spazio a quelle degli altri, chi si sente prevaricato nella scelta delle priorità, chi vorrebbe rimandare a “ tempi più adatti”, chi trova l’operazione superflua ( appunto), chi si sente offeso nelle proprie capacità..

Ci vuole pazienza e padronanza di tecniche di convinzione.

Secondo una recente indagine, le persone usano solo il 20% delle cose che possiedono, mentre il rimanente, stipato in armadi e ripostigli, è clutter, cioè ingombro superfluo che genera disordine e blocca l’energia vitale.

Per questo motivo in America e Inghilterra, l’arte di mettere a posto viene insegnata in specifici corsi.

Una mia amica propone la figura del “ Decluttering Coach” che ha sperimentato lei stessa, invitata da amici e parenti che hanno riscontrato i risultati e nella sua casa e nel suo umore.

Possedere le cose, non farsi possedere dalle cose” è il suo mantra preferito, insieme a “Il ricordo si conserva nel cuore, non certo in un oggetto!”

E poi, aggiungo io, il pensiero che tanti oggetti a me cari possono essere amati e utilizzati da chi magari ne ha bisogno non è creare armonia nel nostro piccolo intorno?

Che il “ Decluttering Coach” possa diventare una delle occupazioni alternative del futuro prossimo venturo?

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* La buona notizia del venerdì: La felicita’ al potere: il primo libro di Mujica, presidente povero dell’Uruguay

La felicita’ al potere: il primo libro di Mujica, presidente povero dell’Uruguay

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Dal presidente che ha stupito il mondo per la sua capacità di vivere in modo frugale e di rinunciare a gran parte del proprio stipendio arriva un libro dedicato al tema della felicità.

Si tratta di “La felicità al potere“, il primo libro di Pepe Mujica.


E’ il primo libro al mondo, un saggio, che porta la firma di colui che negli ultimi cinque anni è stato alla guida dell’Uruguay come presidente.

In Italia è pubblicato dalla casa editrice Eir. Qui Mujica racconta la propria esperienza personale. Viverequattordici anni nelle condizioni più disumane che un uomo possa sopportare come ostaggio di una dittatura feroce, fino a dimenticare il proprio volto: ecco il tema centrale attorno a cui il libro ruota per descrivere la strada lastricata di ostacoli che è necessario percorrere per raggiungere la felicità.

Mujica ha rinunciato al 90% del proprio stipendio da presidente per vivere felice e dedicare il proprio tempi alla terra e al rapporto con gli altri. La vita semplice e le sue gioie hanno superato il desiderio di potere, o meglio, di gestire il potere per il proprio esclusivo tornaconto.

A quasi 80 anni Mujica viene considerato il presidente più famoso del mondo ma anche un personaggio molto scomodo per la classe politica internazionale, in quanto ha dimostrato che fare politica non significa necessariamente dover vivere nel lusso e sfruttare soldi pubblici per mantenere uno status economico elevato.

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Più volte lo hanno definito “il presidente povero” ed ora è lui stesso a raccontare e ripercorrere la propria storia in un libro rivolto a tutti, a partire dai cittadini della sua nazione. Mujica è l’esempio vivente di come si possa essere presidente, fare politica e pensare al bene comune senza brame di potere.

Il libro contiene un’intervista esclusiva rilasciata a Montevideo a Cristina Guarnieri, direttrice della casa editrice Eir, nonché i discorsi più importanti e famosi del Presidente, fra cui spicca il discorso sulla felicità – che dà il titolo al libro – proferito dal Presidente al G20 in Brasile nel giugno 2012.

Infine, è corredato da una biografia romanzata di Mujica, ideata da Massimo Sgroi e approvata dalla presidenza, da alcune pagine che Mujica ha scritto di suo pugno per questa prima edizione italiana, dalla Prefazione di Omero Ciai, giornalista di Repubblica e da una Postfazione di Donato Di Santo, responsabile politico dei rapporti Italia-Sud America.

Si tratta di un libro che vale davvero la pena di leggere per conoscere meglio la storia e le opinioni di un presidente decisamente fuori dagli schemi. 

 

http://greenme.it/vivere/arte-e-cultura/libri/15828-libro-mujica-felicita-potere

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* Eclisse totale di Sole, Novilunio, Equinozio di Primavera… Energie speciali? Cogli l’attimo!

Quale significato può avere per noi   un eclissi solare totale…

che avviene all’equinozio di primavera e nel giorno del novilunio di Marzo?

20 marzo 2015

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” Un evento cosmico simile a quello del prossimo 20 marzo 2015, avvenne cinquecentomila anni fa, e questo ha probabilmente segnato l’arrivo del primo esemplare del genere Homo sulla terra.

Allora si comprende l’importanza di questo evento dal punto di vista esoterico.

Ogni volta che si presentano le medesime condizioni in cui un evento è nato quello stesso evento può essere trasformato.

L’eclisse del 20 marzo accade nel giorno dell’equinozio di primavera. In tutto il mondo la durata del giorno e della notte saranno identiche.

È dal 20 marzo 1662 che non si verifica un’eclissi totale di Sole in questa data. Il 20 marzo 1681 ci fu un’eclissi ma fu ibrida, in parte totale e in parte anulare.

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Al Polo Nord, il 20 marzo il sole fa finalmente capolino all’orizzonte, dopo sei mesi di notte continua, pronto a restare nel cielo per sei mesi di fila.

Quest’anno, poche ore dopo essere apparso, il sole sarà oscurato dalla Luna, un evento rarissimo che si verifica circa ogni cinquecentomila anni.

Si tratta di un momento di transito che genera una eccezionale opportunità.

Questa eclisse di sole segna l’inizio di un movimento psichico chiamato il risveglio del respiro della Madre.

Il XVII secolo segna l’inizio della fine della presenza delle grandi civiltà umane fondate sul simbolismo matricentrico. È infatti il secolo della fine definitiva delle civiltà precolombiane che erano incentrate sul simbolismo matricentrico.

La nostra civiltà attuale, che si è globalizzata, si fa notare per uno squilibrio assoluto verso i modelli simbolici patricentrici e per la totale ignoranza dell’eterno femmineo.

Simbolismo patricentrico è “logos”, pensiero ordinatore, raziocinio, solarità, evidenza, scienza, controllo, gestione, dimostrazione, luce.
Simbolismo matricentrico è lunarità, invisibilità, caos creativo, fede, missione, passione, ombra, estasi.

Matricentrismo e patricentrismo dovrebbero sempre essere in equilibrio, ma quasi mai è stato così, se non in rari momenti d’eccezione, in straordinarie culture, dove la Bellezza era la forma sotto il cui il Bene si manifestava nel mondo sensibile.
L’eclisse di sole del 20 marzo è un momento privilegiato: chi vuole veramente giungere alla visione dell’Unione degli opposti avrà la complicità del cosmo e il favore degli dei.”

” Questa eclissi  solare  insieme all’ equinozio avviene in un giorno secondo l’antico calendario Maya chiamato Cauac (tempesta blu) .

Le proprietà di questo giorno  hanno a che fare con la purificazione…con la trasformazione con la caduta degli schemi che a livello mentale ci procurano sofferenza.

Cauac rappresenta la purificazione senza caos e ci donerà la lucidità per affrontare la perdita degli schemi rilasciati…

Ricordiamo che  dopo ogni tempesta c’ è sempre il sole e … il 21 marzo ,sempre secondo il calendario Maya, è un giorno speciale dedicato al Sole (AHAU …Sole giallo)

Sole

Dunque tutto quello che avremo rilasciato fino ad oggi e che rilasceremo con gli input di questa nuova eclisse creerà quel magico  vuoto che  servirà per la nostra rinascita ..il nostro sole che verrà alla luce!

La particolarità dell’eclisse solare nell’equinozio primaverile enfatizza il processo di novilunio, ma nello stesso modo conferma quel percorso terrestre che stimola in ogni creatura l’appartenenza verso questo pianeta forse nel riequilibrare un percorso karmico che ha fortemente condizionato la coesistenza della famiglia umana nella natura.”

 

” Domani, 20 Marzo, alle 05:37 nasce la luna nuova in Pesci, nello stesso giorno in cui il Sole fa il suo ingresso in Ariete (alle ore 22:45) dando inizio ad un’altra Primavera.
Pesci è l’ultimo segno dello zodiaco, che ci introduce là dove tutto è possibile, purché ci sia fede, fiducia e affidamento in una forza superiore a quella della razionalità.
In questo segno d’acqua si impara che ogni fiume conduce al grande mare dove ognuno potrà ritrovare sé stesso solo perdendo i confini dell’individualità, lasciando andare ogni inutile aggruppamento, rancore, risentimento.
Ariete è il segno dei nuovi inizi, è il grado zero da cui ricominciare, rinnovati come la natura dopo il lungo inverno, pronti ad affrontare il nuovo ciclo di vita, in sintonia con la natura.
In questo momento di perfetto equilibrio tra le forze Yin e Yang, tra luce e ombra, sole e luna, si colloca l’eclisse totale di Sole.
Il Sole all’interno dello zodiaco rappresenta il centro dell’identità, l’io, l’ego, ora oscurato da un’eclisse, che sposta l’attenzione su qualcosa di più grande.
Questo importante movimento astrologico ci ricorda che come piccole cellule siamo immerse in un grande organismo che funziona solo se c’è collaborazione tra tutte le sue parti.
E’ ora il momento adatto per superare l’impulso egioco ed individualistico che ci spinge a pensare solo a noi stessi, al nostro orticello, per aprire il cuore a nuove più grandi possibilità: prendersi cura dell’altro, prendersi cura della Madre Terra, prendersi cura di chiunque abbia bisogno di cura.
Questa è la grande lezione dei pesci, che ariete ci invita a percorrere rinnovati, mentre l’eclisse dell’ego ci indica il modo in cui fare ciò.”

 

Woman Jumping On The Beach On Sunny Sky Background, Freedom And

 

Nelle profondità si celano ulteriori profondità,
nelle altezze un’altezza ancora maggiore.
L’uomo giungerà più velocemente ai confini dell’infinito
che alla pienezza del proprio essere,
poiché quell’essere è l’infinito.
Aspiro ad una forza infinita,
ad una conoscenza senza limiti
e ad una gioia infinita.
Potrò mai ottenerla?
Sì, ma la natura dell’infinito è di non avere fine.
Perciò non puoi dire io la ottengo,
ma piuttosto io la divento”
Sri Aurobindo

 

Sono spunti da approfondire  in queste fonti:

http://www.visionealchemica.com/eclissi-del-20-marzo-2015-un-evento-simile-500-mila-anni-fa/

https://camminanelsole.wordpress.com/2015/03/17/20-marzo-2015-

https://www.facebook.com/ilCerchiodellaLuna?ref=ts&fref=ts