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*La buona notizia del venerdì: In Messico il quartiere che ha eliminato la violenza con i colori

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I colori e la street art invadono Pachuca, citta di 275mila abitanti del Messico centro-meridionale.

In uno sforzo senza precedenti, il team di artisti di Germen Crew e il governo hanno unito le forze per riabilitare e abbellire un intero quartiere della città, ormai divorato dal degrado e dalla violenza

A creare queste spettacolari opere sono stati proprio i ragazzi di Germen Crew,un’organizzazione giovanile con oltre 13 anni di esperienza in forme alternative di comunicazione come graffiti e murales.

La città, capitale dello stato diHidalgo, ha acquisito una nuova identità grazie alla Street Art. 

Il progetto ingloba 20 mila metri quadrati di superfici verniciate su 209 case. A beneficiarne sono state 452 famiglie, per un totale di 1808 persone.

Oltre ad abbellire il quartiere, il progetto è stato uno strumento di trasformazione sociale visto che durante i lavori sono stati coinvolti i giovani abitanti di questo difficile quartiere, caratterizzato dalla violenza.

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Ma grazie alla creazione di diversi posti di lavoro per la realizzazione e il mantenimento dell’opera, la violenza tra i giovani è stata completamente sradicata. E oggi il quartiere sta cercando la sua vocazione turistica.

Il lavoro di ri-funzionalizzazione degli spazi pubblici, la promozione di una nuova forma di murales che contribuirà alla rigenerazione del nostro tessuto sociale con la reinterpretazione dell’identità del cittadino corrente, rafforza la nostra storia e le pratiche culturali. Vogliamo che il Messico diventi in tutto il mondo il miglior produttore di arte murale” spiega il team.

Non solo colori e allegria.

Ciò che German Crew vuole creare è qualcosa di più profondo: un senso di appartenenza che porta alla creazione di un nuovo patrimonio culturale e di attrazione turistica con dinamiche che vanno dai graffiti alla pittura murale fino ai documentari, passando per il recupero e la scrittura della storia attuale, attraverso strategie di partecipazione e di integrazione dei giovani.

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http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/17222-street-art-pachuca-messico

Foto: Germen Crew

 

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* La buona notizia del venerdì: milioni di dollari per salvaguardare il nostro pianeta

Milionario compra 200mila ettari di Amazzonia, non per business ma preservarla“, 

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Non capita tutti i giorni che un multimilionario spendi soldi per salvare il pianeta, anziché investire capitale per guadagnarci di più, è quello che il Signor Johan Eliasch ha fatto con parte della Foresta Amazzonica.

Il Signor Eliash è una persona molto importante nel suo campo, è il Presidente del consiglio di amministrazione e CEO della compagnia Head, conosciuta per l’equipaggiamento da tennis e da sci. E’ anche un banchiere e un produttore cinematografico negli UK, membro anche della Fondazione Internazionale della Pace.


Nel 2006 dunque Johan Eliasch ha comprato 200 mila ettari della Foresta Amazzonica da una compagnia atta all’abbattimento di alberi in Brasile. Questo terreno ha un alto valore commerciale appunto per l’alta densità di alberi che si possono sfruttare per l’industria della carta. Johan Eliasch adora gli alberi e comprende quanto siano importanti per gli esseri umani.

L’imprenditore permetterà anche gli scienziati di utilizzare la sua terra per fini di esplorazione e di ricerca di specie sconosciute.

In una recente intervista concessa a Chanel 4, Eliasch ha espresso il suo amore per gli alberi e per la loro conservazione. Ha continuato dicendo:

L’Amazzonia produce il 20% di ossigeno per il Pianeta, quindi è importante preservare la foresta pluviale“. Incoraggia poi gli altri a fare lo stesso, affermano che più gente compra la foresta e meno saranno gli alberi abbattuti.

L’investimento è un ottimo affare: si fa qualcosa di buono per il Pianeta. I gas ad effetto serra e le attività degli uragani hanno una certa connessione con il taglio della foresta pluviale. Dobbiamo preservare la foresta per evitare disastri globali.”

Attualmente, ogni minuto, 2000 alberi della foresta amazzonica vengono tagliati. 20 miliardi di tonnellate al giorno.

 

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Oltre 40 milioni di dollari.

Una cifra da capogiro per la Leonardo Di Caprio Foundation, ottenuta durante il suo gala annuale di Saint Tropez. Il ricavato sarà utilizzato per proteggere gli ultimi luoghi selvaggi della Terra e per mettere in pratica delle soluzioni per aiutare l’ambiente.

Una lunga lista di VIP e nomi noti che, sollecitati dall’iniziativa di Leonardo Di Caprio, ha messo mano al portafoglio per aiutare a ridurre i danni che l’uomo sta infliggendo alla Terra e ai suoi stessi abitanti. Una cifra che di certo non salverà il mondo ma che permetterà di avviare una serie di iniziative sia di prevenzione che di “riparazione”.

Leonardo DiCaprio ha aperto la serata con un appassionato discorso sul lavoro della Fondazione spiegando:

L’evento di stasera è volto a sostenere gli sforzi della Fondazione per proteggere specie chiave come la tigre, il rinoceronte, lo squalo e il gorilla di montagna, lavorando con i governi per conservare le giungle, le barriere coralline e le foreste. Concentrarsi sulla protezione di queste specie iconiche in pericolo è quasi come creare una rete mondiale di arche di Noè”.

Durante il gala di ieri, è stata svolta un’asta in cui l’attore americano ha offerto numerosi oggetti personali tra cui opere di Andy Warhol e Bansky della sua collezione personale, ma anche una casa sull’isola Belize venduta per oltre 11 milioni di dollari.

Il gala è stato caratterizzato da una performance improvvisata da Elton John,che ha cantato una serie dei suoi successi iconici. Presenti anche Bono degli U2,Orlando Bloom, Naomi Campbell e Heidi Klum.

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Tre saranno gli obiettivi a cui i fondi raccolti saranno destinati: tutela della biodiversità, la conservazione delle foreste e degli oceani e la lotta ai cambiamenti climatici.

Di recente, la stessa Di Caprio Foundation aveva donato 15 milioni di dollari per finanziare soluzioni concrete per proteggere le specie in via di estinzione e progetti nonprofit per tutelare gli ecosistemi marini e terrestri. Molto importante anche l’intervento volto a rafforzare le comunità indigene che dovranno essere le custodi a lungo termine delle loro risorse naturali.

La distruzione del nostro pianeta continua a un ritmo che non possiamo più permetterci di ignorare. Sono orgoglioso di sostenere queste organizzazioni che stanno lavorando per risolvere più grande sfida del genere umano” ha detto Di Caprio. “Abbiamo la responsabilità di innovare un futuro in cui l’abitabilità del nostro pianeta non vada a scapito di chi lo abita”.

Dal 2010, la Fondazione ha finanziato più di 70 progetti ad alto impatto in più di 40 paesi in tutto il mondo.

Fonti:

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/05/johan-eliasch-il-milionario-compra.html

http://www.luxgallery.it/leonardo-dicaprio-foundation-gala-a-st-tropez-51685.php

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* La buona notizia del venerdì: Ape car: in Italia 22mila negozi itineranti su tre ruote



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Sono nati negli ultimi cinque anni e vendono di tutto: a guidarli in prevalenza donne. Un negozio mobile costa dai 5 ai 10mila euro. Intanto a New York 500 carretti per la vendita di cibo sono elettrici o con tecnologia ibrida.

È la nuova tendenza commerciale del momento: il negozio creato e allestito su un Ape Car.

Dove non si acquista solo cibo, panini e hamburger, ma anche articoli di abbigliamento, prodotti per la casa, libri e utensili.

Secondo i dati della Federazione venditori ambulanti sono ormai 22mila i nuovi punti vendita itineranti, su mezzi come l’Ape car, messi in pista negli ultimi cinque anni, specie al Sud. A guidarli in maggioranza, quasi per il 50 per cento, ci sono stranieri e donne.

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Il grande vantaggio di questa pratica commerciale è la facilità con la quale può essere avviata e il basso livello dei costi. Non bisogna pagare affitti o muti per un negozio, né rincorrere a peso d’oro una licenza commerciali. Tutto semplice. 

Basta aprire una partita Iva, ottenere una licenza itinerante dal comune,iscriversi al registro delle imprese della Camera di Commercio, all’Inps e all’Inail, immatricolare il proprio mezzo come «veicolo speciale per un negozio» e fare il pieno di benzina.

Il costo? Dai 5mila ai 10mila euro.

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Inoltre il commercio a bordo dell’Ape si può impiantare entrando in una rete di franchising. È quello che propone, per esempio, Moving Shop che ha già 24 boutique tra l’Italia, la Spagna e la Costa Azzurra. Ed è il format con il quale si sta consumando la rivoluzione culinaria in America all’insegna del Non sprecare. Soltanto a New York, infatti, ci sono 500 venditori ambulanti attrezzati con  food cart, carretti trainabili per la vendita del cibi, con una tecnologia green, ibrida o completamente elettrica.

I nuovi cart, che produrranno il 60 per cento in meno di emissioni di gas serra e il 95 per cento in meno di inquinamento derivante dallo smog, sono alimentati da pannelli solari e hanno generatori a gas naturale al posto di quelli tradizionali. Infine, sono tutti forniti di apparecchi per il pagamento con carte di credito.

E così abbiamo l’Ape Malandra (dal brasiliano=vagabonda) che vende capi di alta sartoria realizzati da donne per le donne. E la moda questa volta va incontro alla gente, si mostra, parla e propone un modo alternativo di fare shopping, un modo sicuramente divertente e alla portata di tutti. L’Ape Malandra oltre che per strada la incontri anche in alcune strutture ospedaliere grazie all’accordo con la Fieo (Fondazione istituto europeo di oncologia).

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Sempre nell’ambito moda troviamo l’Ape di Sobimilla, un ape tutta rosa che vende abiti da donna e bambina realizzati a mano. La si incontra in alcuni eventi come il Chiostro in Fiera presso il Museo Diocesiano, o nel cortile del suo showroom in via Edolo 40.
Anche un noto brand di moda ha sposato l’idea del negozio itinerante: si tratta di 
Manebì che nel periodo pre-summer si aggira per le vie della movida milanese per promuovere le ultime collezioni di espadrillas.

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Sul fronte del food, a Milano incontriamo la mitica Ape Bistrot, che va in giro in città a vendere ostriche e champagne. E stata in viale Montenero, in porta Romana, in piazzale Lima, in Buenos Aires. L’ape Bistrot abbina la raffinatezza di champagne e vini delle migliori marche alle ostriche e tartine di alta produzione artigianale e vuole ricreare l’atmosfera dei piccolo bistrot francesi con tanto di cameriere professionale vestito con gli antichi grembiuli d’epoca. Sorseggiare un calice di buon vino o champagne all’aria aperta, dopo una frenetica e stressante giornata di lavoro non ha prezzo per un milanese che si trova così a vivere un’esperienza unica. Ineffetti l’Ape Bistrot si addice molto allo spirito milanese sempre alla ricerca di chiccherie ed esperienze “in”.

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Dall’america con furore arriva la 
California Bee, la postazione mobile di California Bakery, che propone bagels, muffin, cheesecake da sogno e tante altre bontà. La incontriamo in alcune fiere a Fieramilano e in occasione di alcuni eventi “cult” di Milano come il Fuorisalone.

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Anche il noto shop online di tramezzini, specialista di fast catering e business lunch, 
tramezzino.it ha la sua ape, l’Ape itì. In questo caso però è difficile incontrarla per strada perché predilige i contesti professional come bruch, happy hour e cene aziendali.


http://www.nonsprecare.it/ape-car-negozio-itinerante-vantaggi
http://www.leidonnaweb.it/attualita/item/752-l-ape-shop-una-moda-o-un-antidoto-anti-crisi.html

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* La buona notizia del venerdì: I bambini che vogliono cambiare il mondo

 Katie Stagliano,

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Coltivare cavoli giganti per sfamare i bisognosi con un vero e proprio orto sociale. La belle iniziativa di Katie Stagliano, che ora ha 16 anni, è iniziato qualche anno fa a partire da un progetto di giardinaggio da svolgere come compito scolastico.

Si trattava di piantare un seme di cavolo in giardino, di innaffiarlo ogni giorno e di prendersene cura fino alla completa crescita. Inaspettatamente il cavolo coltivato da Katie si è sviluppato come un ortaggio gigante del valore di oltre 40 dollari.

Katie capì, allora, di aver raggiunto un risultato a dir poco insolito e decise di donare il cavolo gigante ad una mensa della sua città natale, Summerville, nella California del Sud. Il cavolo è stato utilizzato come ingrediente per preparare dei piatti a base di riso da servire a più di 275 persone bisognose.

Si trattava di piantare un seme di cavolo in giardino, di innaffiarlo ogni giorno e di prendersene cura fino alla completa crescita. Inaspettatamente il cavolo coltivato da Katie si è sviluppato come un ortaggio gigante del valore di oltre 40 dollari.

Katie capì, allora, di aver raggiunto un risultato a dir poco insolito e decise di donare il cavolo gigante ad una mensa della sua città natale, Summerville, nella California del Sud. Il cavolo è stato utilizzato come ingrediente per preparare dei piatti a base di riso da servire a più di 275 persone bisognose.

A quei tempi Katie aveva solo 9 anni ma comprese immediatamente l’importanza del proprio gesto per le persone a basso reddito. Katie da quel momento in poi ha cominciato a coltivare un orto donatole dalla sua scuola elementare e con il tempo ha creato un orto comunitario a cui hanno partecipato anche i suoi compagni di classe appassionati di giardinaggio.

Oggi quell’orto, ad almeno 6 anni di distanza, permette di produrre una fornitura di ortaggi del valore di 3000 sterline che viene donata ad enti di beneficenza locali. Katie crescendo ha dato il via all’iniziativa Katie’s Krops con cui raccoglie fondi per offrire borse di studio ai giovani che vogliano impegnarsi nel campo dell’alimentazione e della beneficenza.

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Katie ha l’obiettivo di fondare 500 orti comunitari di beneficenza in 50 Stati. Nel frattempo ha deciso di gestire la situazione della propria zona quando la mensa dei poveri di Summerville ha chiuso. Ha iniziato ad organizzare cene mensili di beneficenza che offrono un pasto caldo e sano ad una media di 100 commensali per evento.

Il suo impegno non è passato inosservato tanto che nel 2012 le è valso il premio Clinton Global Citizen Award. Lo scorso anno la University of South Carolina ha pubblicato un libro illustrato e scritto da lei che racconta la storia del suo cavologigante e tutte le conseguenze inaspettate del caso, nella speranza di poter ispirare altre persone a fare altrettanto.

Oliver

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Coltivare orti in città per autoprodurre cibo e raccogliere fondi per le persone in difficoltà. Ecco la missione di Oliver, che ha iniziato a concretizzare i propri progetti quattro anni fa, quando aveva soltanto 6 anni.

Ora l’Oliver’s Garden Project ha permesso di raccogliere fondi per un totale di 15 mila dollari e concretizzare l’idea di coltivare cibo sano e naturale per tutta la comunità e di aiutare i ragazzi che si trovano in situazioni difficili.

In molte località del Nord America, come quella in cui vive Oliver, è difficile aver a disposizione del cibo fresco da raccogliere direttamente dall’orto e bambini e studenti si trovano in una condizione di svantaggio particolare.

Dopo aver visto alcuni ragazzini rovistare tra i bidoni della spazzatura per raccogliere lattine con la speranza di ottenere dei soldi per il cibo, ha deciso che era arrivato il momento di dare il via ad un cambiamento.

Tutto il ricavato della vendita degli ortaggi coltivati nell’Oliver’s Garden Project vengono destinati alle famiglie a basso reddito e ai bambini. Il progetto di Oliver si è unito all’iniziativa Gardens for Good per contribuire alla diffusione degli orti urbani nelle città. Così le famiglie coltivano il proprio cibo, risparmiano e hanno a disposizione gli ingredienti per un’alimentazione salutare.

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I genitori di Oliver hanno dato il vita ad un orto presso la scuola del bambino e hanno iniziato a coltivare vari ortaggi, con particolare riferimento ai pomodori, che hanno avuto molto successo. Proprio grazie a Gardens for Good Oliver ha ottenuto la sovvenzione con cui la sua famiglia sta portando avanti il progetto.

Il sostegno della comunità è cresciuto di pari passo con lo sviluppo del progetto stesso. Oliver ha piantato i semi del cambiamento, ma i cittadini hanno agito in prima persona per fare in modo che l’iniziativa crescesse e si concretizzasse sempre di più.

Sono molte le persone che hanno ringraziato Oliver e i suoi genitori per averle ispirate a realizzare un orto nel cortile di casa, in una scuola o in un asilo. E così il movimento è nato e continua a svilupparsi.

n questo momento le possibilità di crescita dell’Oliver’s Garden Project sembrano davvero illimitate. Oliver sta portando un grande cambiamento su piccola scala che dimostra come le piccole comunità abbiano una grande possibilità per costruire un sistema alimentare migliore e cambiare vita.

Fonte:

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/16923-oliver-bambino-orto-garden-for-food

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/16870-cavoli-giganti-bisognosi

 

 

 

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* La buona notizia del venerdì : Oslo costruisce la prima “autostrada” per le api del mondo

La prima autostrada per insetti del mondo. 

Oslo

 

È stata inaugurata davvero a Oslo ed è un corridoio verde che attraversa la capitale norvegese con stazioni di polline ogni 250 metri per api, calabroni e vespe. Si tratta di un aiuto concreto per gli insetti impollinatori che lottano ogni giorno negli ambienti urbani, dove ci sono pochi fiori ricchi di nettare, e che di fatto rischiamo di morire di fame.

L’idea è quella di creare un percorso attraverso la città con stazioni di alimentazione a sufficienza per gli insetti lungo tutta la strada. Avere a disposizione cibo a sufficienza aiuterà anche le api e i calabroni a sopportare lo stress ambientale artificiale meglio”, ha detto al giornale locale Osloby Tonje Waaktaar Gamst della Oslo Garden Society.

Negli ultimi anni, sono scomparse moltissime colonie di api, calabroni e altri insetti, danneggiando l’agricoltura che dipende proprio da questi insetti. Anche se la Norvegia non è stata così duramente colpita come gli Stati Uniti, sei specie di insetti impollinatore norvegesi su 35 sono a rischio d’estinzione.

Per questo Gams e il suo team hanno messo dei vasi sui tetti e sui balconi lungo un percorso da est a ovest, attraverso la città.

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Il Comune di Oslo sta cooperando con le organizzazioni ambientaliste per invitare aziende e cittadini a piantare fiori amici delle api. Per aiutare meglio gli insetti, l’organizzazione BiBy ha creato un app per consentire alle persone di vedere le “zone grigie”, ovvero i tratti più lunghi da percorrere che sono ancora senza cibo per le api, al fine di favorire la messa a dimora di fiori utili.

 

Sarà facile vedere le barriere e gli ostacoli sulla mappa. L’obiettivo è quello di ispirare le persone a colmare queste lacune“, ha spiegato Agnes Lyche Melvær di BiBy. I cittadini potranno anche caricare le foto dei loro progetti per salvare le api. La cosa più bella di questo progetto? E’ che possiamo farlo anche noi! Piantiamo i fiori giusti!

Non solo scegliere prodotti biologici. Per aiutare le api basta piantare i fiori giusti. Per questo Greenpeace ha reso nota una lista delle piante più adatte che permettono a questi piccoli insetti di trovare rifugio e cibo col polline.

L’associazione ha invitato tutti a creare delle “aree Salva-Api” dove esse insieme ad altri insetti impollinatori possano trovare rifugio e polline per nutrirsi. Seminando i cosiddetti fiori amici delle apinel giardino, nell’orto, sul balcone o in un parco, senza usare pesticidi chimici, si dà una grande mano d’aiuto agli insetti, messi a rischio dai pesticidi.

Ce n’è per tutti i gusti. Alcuni probabilmente hanno già trovato posto nel nostro giardino o nel nostro balcone. Ecco quali sono le piante e i fiori più apprezzati dalle api: Facelia, Calendula, Veccia, Lupinella, Trifoglio incarnato, Trifoglio alessandrino, Trifoglio resupinato, Erba medica, Coriandolo, Cumino, Finocchio annuale, Pastinaca, Aneto, Borragine, Rosmarino, Timo, Lavanda, Sulla, Girasole, Malva, Tagete, Grano saraceno, Meliloto officinale.

Qui l’infografica di Greenpeace con le immagini delle piante più amate dalle api.

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Scegli semi biologici e di varietà differenti. In commercio esistono diverse selezioni con relative indicazioni per la semina, un gesto concreto che non solo aiuta le api, ma migliorerà anche la salute e la fertilità del terreno” consiglia l’associazione impegnata con varie iniziative nella salvaguardia di queste piccole e preziose creature.

Secondo Greenpeace, per creare l’ambiente adatto alla loro esistenza occorre anche favorire la presenza di siepi, piante e fiori selvatici, e permettere una naturale continuità tra habitat diversi. Ma ovviamente la prima cosa è il divieto dei pesticidi killer.


Anche perché dalla loro salute dipende anche la nostra vita.

Infatti, sia le api domestiche che quelle selvatiche rivestono un ruolo fondamentale per la produzione di cibo. Senza gli insetti impollinatori, molti esseri umani e animali avrebbero difficoltà a trovare il cibo di cui hanno bisogno per la loro alimentazione e sopravvivenza. Fino al 35% della produzione di cibo a livello globale dipende dal servizio di impollinazione naturale offerto da tali insetti. E delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione mondiale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Solo in Europa, ben 4000 diverse colture crescono grazie alle api. Per questo, teme Greenpeace, se gli insetti impollinatori continueranno a diminuire, come sta già accadendo, molti alimenti potrebbero non arrivare più sulle nostre tavole.

E un semplice fiore piantato sul nostro balcone può, nel suo piccolo, contribuire a salvare la loro vita.

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Si tratta di una scoperta tutta italiana. Gli studiosi di Apidologia e Apicoltura del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa hanno evidenziato l’importanza di piantare vicino agli alveari un fiore ricco di polline e nettare che possa fornire nutrimento alle api anche in autunno, quando le risorse a loro disposizione si riducono.

Il fiore amico delle api è la Cephalaria transsylvanica, una specie meglio conosciuta come Vedovina maggiore, che fiorisce proprio verso la fine dell’estate e in autunno. Lo studio in questione, condotto da Angelo Canale, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Plos One.

A parere degli esperti, coltivare strisce di Vedovina maggiore a ridosso degli apiari può rappresentare un’ottima soluzione per fornire polline e nettare alle api, e ad altri insetti, quando le fioriture iniziano ad essere più rare. La Vedovina maggiore è una specie molto rustica e adattabile. Nel corso delle ricerche, i fiori hanno attirato un ampio numero di insetti impollinatori, con particolare riferimento alle api.

“La ricerca in oggetto – ha spiegato Angelo Canale – propone l’inclusione di C. transsylvanica in strisce di fioriture da seminarsi sia in aree ad agricoltura intensiva, al fine di aumentare la diversità degli impollinatori presenti, sia in prossimità degli alveari per garantire limitrofe e abbondanti quantità di polline e nettare utili a irrobustire le famiglie di api, per un più agevole superamento della stagione invernale”.

 

http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/10930-api-fiori-quali-piantare
http://www.greenme.it/informarsi/animali/16626-oslo-autostrada-api-insetti

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* Roba da … gatti!

Un asilo a forma di gatto

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Ci troviamo a Karisruhe, in Germania.

L’artista francese Tomi Ungerer , noto illustratore e scrittore francese nato a Strasburgo nel 1931, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini,e l’architetto Ayla-Suzan Yondel hanno ideato questo progetto davvero fori dal comune.

Ungerer, in un suo libro, scrive: “Era un cacciatore spietato, in giro giorno e notte. Non lo fermava neppure il maltempo. Piper catturava tre topi in un giorno. Due con le zampe anteriori e uno con la bocca”.

Piper, il gatto dei suoi libri, ora è immortalato in questo edificio che ha proprio le sembianze del felino. L’asilo, dove i bimbi possono apprendere e giocare, è illuminato dalla luce solare che filtra dagli occhioni dell’animale, i quali fungono da grandi finestre.

Le jardin d’enfants Die Katze”, questo il nome dell’asilo, è stato costruito per celebrare l’amicizia tra Francia e Germania, al confine tra la regione del Baden-Württemberg e dell’Alsazia.

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Ogni giorno questo asilo a forma di gatto accoglie centinaia di bambini che entrano nell’edificio attraverso la bocca del gatto, trascorrono il tempo nelle stanze interne e escono dalla coda o da uno scivolo argentato presente sul retro.

Pare che i bambini che frequentano questo asilo a forma di gatto siano entusiasti di andarci ogni giorno, per imparare e per giocare. Dal punto di vista della sostenibilità, la struttura è sormontata da un bel tetto verde.

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Gli occhi tondi del gatto non sono delle semplici decorazioni. Si tratta infatti di vere e proprie finestre che illuminano i due piani dell’edificio con la luce naturale. All’interno i bambini vengono accolti in aule con disegni colorati appesi alle pareti.

Nell’asilo a forma di gatto ci sono anche una stanza che fa da guardaroba, una cucina, una sala da pranzo e delle aree gioco, che si trovano a livello delle zampe. Al piano superiore una sala giochi permette ai bambini di sbirciare fuori dalle finestre a forma di occhi.

E infine, ecco la coda, a forma di tubo, con tanto di scivolo metallico per arrivare all’uscita.

 

 

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* La buona notizia del venerdì: Economia domestica: in Finlandia si insegna a scuola. Anche ai maschi.

 

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Chi ha detto che i lavori domestici debbano pesare tutti e sempre sulle spalle delle donne? Nessuno.

 E in uno dei paesi dove la parità dei generi non è uno slogan per il solito cicaleccio politico, sto parlando della Finlandia, scopriamo che i lavori domestici si imparano a scuola. Maschi compresi.

Che cosa si insegna durante questi corsi? Tutti i lavori generalmente affidati alle donne-casalinghe che quasi al 90 per cento coprono le fatiche domestiche. I ragazzi imparano a cucinare, a stirare, a lavare a mano i capi delicati, a fare la maglia, a rattoppare un calzino, a costruirsi una slitta per divertirsi sulla neve.

Ma durante le lezioni i docenti insegnano anche a non sprecare il cibo, l’acqua, i soldi con gliacquisti compulsivi; a essere responsabili con l’uso del denaro e perfino a riconoscere una intolleranza alimentare. La cosa più sorprendente è che si tratta di ore di lezioni (tre-quattro alla settimana) che gli studenti gradiscono molto, fino a considerarle le preferite.

L’economia domestica a scuola procura molti vantaggi alle nuove generazioni finlandesi. Innanzitutto la scuola insegna alla parità di genere molto concretamente, e quando si diventa coppia nessun maschietto potrà dire, per rifiutarsi di stirare una camicia o di cucinare: «Io non lo so fare». Inoltre il programma sui lavori domestici ispira un senso di autonomia: questi ragazzi sapranno cavarsela da soli, in casa, appena usciti dalla scuola dell’obbligo. E non avranno sempre bisogno di mamma e papà per andare avanti: una lezione di vita che conta molto in tempi difficili come questi.

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In America il libro “ Getting to 50-50, how working parents can have it all “(Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto), scritto da Sharon Mears e Joanna Strober, è in testa alle classifiche della saggistica, e propone tutta una serie di consigli per la condivisione tra maschi e femmine del carico dei lavori domestici. Arrivando alla seguente conclusione: con il 50 & 50 la coppia è più felice e dura più a lungo.

Ma in un paese dove sono tante le donne in carriera, anche ai vertici delle multinazionali, ha destato impressione il fatto che Sheryl Sandberg, 44 anni, amministratrice delegata di Facebook, scrivendo l’introduzione alla nuova Bibbia per la parità dei sessi abbia fatto partire una vera crociata su questa frontiera dei rapporti tra uomini e donne.

Dividere il carico dei lavori domestici non solo è giusto, ma è la cosa migliore che possa capitare a una famiglia“, scrive la Sandberg. “Permettere agli uomini di fare la loro parte in casa fa bene alla donna perché le dà più scelte, così come fa bene agli uomini ed ai figli. Il padre si sentirà più partecipe, i figli cresceranno più forti e sicuri, in un ambiente non conflittuale”.

La presa di posizione di una donna considerata una delle più potenti del mondo, ha fatto molto discutere. Ma, polemiche a parte, resta il fatto che condividere pappe e pannolini, pulizie e cucina, è un obiettivo importante per la parità dei diritti delle donne.

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E in Italia siamo molto indietro: negli anni Novanta la percentuale del lavoro domestico svolto dalle donne era pari all’80 per cento, oggi siamo al 71,5 per cento, e le donne sono occupate in media 5 ore al giorno in attività a casa. Una distanza siderale che significa solo una cosa: le donne continuano ad avere due lavori, gli uomini uno. E questo non è giusto.

Oltre le parole e le paure, restano i dati. Con la Finlandia che nella classifica del «World Economic Forum» sul «Gender Gap», che misura la parità tra i generi, quest’anno si è piazzata al secondo posto, subito dopo l’Islanda. L’Italia al 69esimo.

«Cambiare la quotidianità, insegnando ai bimbi e alle bimbe come fare i lavori domestici, significa passare da un’idea di conciliazione a una di condivisione, favorendo altresì il passaggio dal concetto di maternità, con le donne uniche responsabili della cura della casa e dei figli, a quello di genitorialità», riprende Emanuela Abbatecola. «Liberare i bambini e i ragazzi dagli stereotipi, che considerano il vero maschio diverso dalle femmine, significa in ultima istanza fare crescere (nuovi) adulti più liberi anche nella vita privata oltre che nel mercato del lavoro».

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http://www.nonsprecare.it/lavori-di-casa-e-se-li-dividessimo-tra-uomo-e-donna

http://reportage.corriere.it/esteri/2015/nelle-scuole-finlandesi-dove-leconomia-domestica-e-roba-anche-da-maschi/

http://www.nonsprecare.it/economia-domestica-scuola-finlandia

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* La buona notizia del venerdì: Una casa foresta a Torino

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Un palazzo alto ben 5 piani circondato da alberi che crescono in vaso anche sulle terrazze e con tanti laghetti nel cortile, in cui gli abitanti possono rinfrescarsi durante la bella stagione: si chiama 25 Verde, è un “edificio-foresta e si trova a Torino in via Chiabrera 25.

Una vera e propria isola felice per chi ha la fortuna di abitarvi: l’edificio assomiglia a un gigantesco albero in cui gli appartamenti, ben 63, sembrano tante tane scavate al suo interno. Un progetto pensato e sviluppato per far convivere al meglio le persone e la natura pur rimanendo all’interno dell’ambiente urbano.

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Progettata dall’architetto Luciano Pia, la struttura si presenta come una vera e propria una foresta abitabile in cui il verde è presente in ogni angolo dell’edificio. Circa 150 gli alberi ad alto fusto e 50 le piante più piccoleche, ogni ora, producono circa 150mila litri di ossigeno, mentre nel corso della notte assorbono circa 200mila litri di anidride carbonica all’ora. A questo si aggiunge l’assorbimento delle polveri sottili provocate dal traffico in città.

Senza contare che le piante sono in grado di mantenere sotto controllo le temperature sia in estate che d’inverno e che i listelli di legno massello che pavimentano i terrazzi irregolari sono in grado di filtrare i raggi del sole in estate e far passare la luce all’interno dei diversi appartamenti durante l’inverno. Gli alberi inoltre sono in grado di proteggere gli appartamenti dai rumori esterni.

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Una struttura unica nel suo genere in cui isolamento “a cappotto”, pareti ventilate, protezione dall’irraggiamento solare diretto, impianti di riscaldamento e raffrescamento, recupero dell’acqua piovanae riutilizzo per l’irrigazione del verde che contraddistingue la struttura contribuiscono al mantenimento di una buona efficienza energetica.

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Ogni passo nella progettazione dell’edificio è stato fatto con l’intenzione di fondere uomo e natura. L’asimmetrica disposizione delle terrazze permette agli alberi in vaso (ne sono stati piantati ben 150) di spuntare qua e là, con un disegno a intervalli casuali. Gli stagni nel cortile offrono un posto rinfrescante per rilassarsi in estate. L’edificio aiuta a mantenere pulita l’aria della città, ed è un’isola felice per chi ha la fortuna di abitarvi. Il palazzo, completato nel 2012, si trova in Via Chiabrera 25 nel capoluogo piemontese

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(Fonte immagini: Blog.casa.it)

http://www.corriere.it/foto-gallery/cultura/15_marzo_12/casa-bosco-cuore-torino-6741382e-c8d3-11e4-9fa6-f0539e9b2e9a.shtml

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* La buona notizia del venerdì: “Te lo regalo se vieni a prendertelo” : il riutilizzo in Facebook

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LUGANO – Dare una seconda vita agli oggetti che non si usano più. E’ questo lo scopo di “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, gruppo su Facebook che promuove il re-utilizzo tramite regalo di qualsiasi tipo di oggetti. La prima finalità è quella di diminuire l’inquinamento, evitando di sovraccaricare le discariche con prodotti ancora funzionanti.

L’ideatore – Il promotore dell’iniziativa è Salvatore Benvenuto, cittadino ticinese che ha avuto l’idea di questa rete sociale un giorno in discarica: “Io vado ogni tanto a Bellinzona e rimango sempre stupito dalle cose che vengono buttate, e che sono funzionanti”. L’esperienza personale, la sua attuale situazione lavorativa (formatore di adulti attualmente disoccupato) e un video su Youtube chiamato ‘La storia delle cose’ gli hanno dato le motivazioni per far nascere l’iniziativa.

Il gruppo – Questa idea, nata in Ticino lo scorso settembre (oltre 1800 iscritti al gruppo) si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, con vari gruppi regionali nati in questi giorni.”Ogni giorno ricevo un sacco di richieste, e il gruppo veneto ha ottenuto 850 iscritti in due giorni”. Un’idea semplice e geniale: sulla bacheca si fanno offerte di oggetti e richieste, e i membri si mettono d’accordo sull’andare a prenderli a domicilio. Non esiste un punto di raccolta centralizzato al quale portare gli oggetti, come avviene in alcune realtà italiane, ma tutto quanto è delocalizzato e lasciato all’iniziativa del singolo. “In questo momento non penso ad un evento di raccolta, tipo mercatino delle pulci, ma sono aperto ai consigli e alle suggestioni” spiega Benvenuto.

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Rapporto tra le persone – Si propone anche un modello diverso di relazione tra le persone e le cose: non solo il classico rapporto venditore-cliente, ma un interscambio tra i consumatori in modo da allungare la vita dell’oggetto. Non è solo una scelta ecologista che ha spinto Benvenuto a far nascere il gruppo, ma anche il desiderio di creare una nuova connessione tra gli individui.

“Si crea una comunicazione, un dialogo”; dinamiche che una volta erano usuali, e che negli ultimi anni si erano perse, specie per i ritmi frenetici della vita quotidiana. “Bisogna sfatare il luogo comune dell’egoismo, e delle persone che pensano a sé stesse. Dando loro un mezzo, la gente è disposta a fare le cose, e vedo che molti si vengono incontro, soddisfacendo i propri bisogni scambiandosi oggetti. Infatti non mi aspettavo il successo che il gruppo sta avendo”.

In tempi di crisi il valore di un oggetto viene rivalutato. In molti scoprono (o riscoprono) concetti quali il baratto, la condivisione e una filosofia come quella decrescita.

Come dice l’intestazione del gruppo:

“Evolversi vuol dire “utilizzare al meglio le risorse“”.

E’ un discorso di maggiore sostenibilità e collaborazione tra le persone” continua Benvenuto. “In questo gruppo si chiede, e si dà. Punto su questo aspetto: si può fare qualcosa l’uno per l’altro. Ho regalato tanti oggetti, e ogni volta che ho incontrato le persone è stato un momento particolare, per me e anche per loro”.

 

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Questo il link del gruppo originario partito in Svizzera (Ticino):

https://www.facebook.com/groups/222970677758752/

http://www.nonsprecare.it/te-lo-regalo-se-vieni-a-prenderlo-2

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* E’ il tempo dei sakura , ciliegi in fiore

In Giappone, il fiore di ciliegio, sakura è il fiore nazionale.



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A partire dal periodo Heian (794-1185), ogni anno in primavera, nella ricorrenza chiamata Hanami (letteralmente significa “guardare i fiori” ma il termine viene utilizzato escusivamente in riferimento al fiore di ciliegio), i giapponesi festeggiano la bellezza effimera del sakura, uno dei simboli del Giappone, così fortemente presente nella cultura del Paese del Sol Levante.

Yoshino ((le cui colline in primavera si colorano del rosa pallido degli alberi in fiore) è la città d’origine dei ciliegi giapponesi: la leggenda racconta che gli alberi furono piantati nel VII secolo d.C. dal sacerdote En-no-Ozuno, che si dice avesse scagliato una maledizione contro chiunque osasse abbatterli.

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Il richiamo del fiore di ciliegio va oltre la sua evidente bellezza, a colpire è la sua caducità, il suo essere in piena fioritura solo per pochi giorni.
Il vero senso della tradizione hanami non consiste nel guardare lo spettacolo offerto dalla bellezza dei fiori sull’albero ma nell’osservare con una punta di tristezza e commozione come cadono dall’albero, trasportati dalla brezza primaverile nel breve viaggio che li separa dalla terra ancora fredda. Un modo dolce e allo stesso tempo malinconico per ricordare che ogni vita è destinata a finire.
Nonostante questo non si tratta di una ricorrenza triste, anzi! Sotto ogni albero fiorito viene steso un telo di plastica azzurro e al piacere estetico di restare sotto una delicata pioggia di petali, si aggiunge la gioia del cibo e della compagnia.
Hanami è un’occasione per ritrovarsi con gli amici, organizzare pic-nic e godersi cibo e sake in abbondanza.
Infatti Hanami si festeggia in aprile e la primavera simboleggia anche un momento di rinascita e di forza generatrice. La fioritura dei ciliegi è da sempre vista come segno premonitore della ricchezza della raccolta del riso, come auspicio di prosperità.
Come tale deve essere interpretata l’usanza di offrire infusi di fiori di ciliegio ai matrimoni.
Così gli studenti, che in aprile iniziano un nuovo anno scolastico, e i neo diplomati o laureati che ogni anno, nello stesso mese, entrano nel mondo del lavoro vedono nella fioritura dei ciliegi un segno di buon auspicio per il loro futuro.

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La maggior parte dei ciliegi in Giappone appartengono alle varietà Somei Yoshino e Yamazakura ma in tutto il Paese se ne contano oltre cento varietà diverse.
Tra le caratteristiche distintive la principale è rappresentata dal numero di petali dei fiori di ciliegio. La maggior parte dei ciliegi selvatici ma anche di quelli coltivati hanno fiori con cinque petali, alcune specie hanno fiori con dieci, venti o più petali.

Nel simbolismo ritroviamo con maggior frequenza il sakura a cinque petali con evidenti richiami ai cinque orienti del Buddhismo esoterico giapponese (i quattro punti cardinali e il centro), ai cinque elementi sacri giapponesi (terra, acqua, fuoco, aria e vuoto) cui il celebre samurai Miyamoto Musashi intitolò i cinque “libri” che formano la sua opera, il Gorin No Sho (libro dei cinque anelli).

Ancora in cinque parti, secondo la cosmogonia giapponese, venne tagliato il dio del fuoco da Izanagi, dopo la morte di Izanami e dalle cinque parti venne creato Oyamatsumi, una delle montagne più antiche e venerate…

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Ma il fiore di ciliegio è anche strettamente legato al Bushidō, l’ideale cavalleresco del guerriero (Bushi) giapponese. Il sakura incarna e simboleggia le qualità del samurai: la purezza, la lealtà, l’onestà, il coraggio.

Come il fiore di ciliegio, effimero e fragile, nel pieno del suo splendore muore lasciando il ramo, così il samurai, nel nome dei principi in cui crede, è pronto a lasciare la propria vita in battaglia.

Al tempio shintoista Yasukuni-jinja di Tōkyō, santuario che ospita il museo nazionale in memoria dei caduti giapponesi, sono ancora i fiori di ciliegio a simboleggiare la rinascita dei soldati caduti in guerra.

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Anche poesia e pittura celebrano da secoli il fiore di ciliegio.

 

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna

(haiku scritto dal poeta e pittore Yosa Buson (1715-1783)

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Anche in Italia sta prendendo piede l’usanza dell’hanami. Nelquartiere romano dell’EUR si trova il Parco Lago dell’EUR in cui nel luglio 1959 fu inaugurata la strada pedonale e ciclabile che attraversa il parco e che si chiama Passeggiata del Giappone in onore di tale Paese.

In quell’occasione il primo ministro, Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma a nome del proprio governo numerosi sakura, ciliegi giapponesi da fiore, molti dei quali piantati proprio nel parco dell’EUR..

Nel periodo di fioritura dei sakura (aprile – maggio )) è ormai d’uso trovare gente passeggiare sotto tali alberi e sovente consumare un pic nic all’ombra degli stessi; non manca chi celebra l’hanami vestendo il kimono, abito tradizionale del Giappone.

Fonti

http://www.marcoforti.net/sakura-fiore-di-ciliegio.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Hanami

http://www.romeguide.it/?pag=schedaeventonew&id=11261