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* La buona notizia del venerdì: Economia domestica: in Finlandia si insegna a scuola. Anche ai maschi.

 

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Chi ha detto che i lavori domestici debbano pesare tutti e sempre sulle spalle delle donne? Nessuno.

 E in uno dei paesi dove la parità dei generi non è uno slogan per il solito cicaleccio politico, sto parlando della Finlandia, scopriamo che i lavori domestici si imparano a scuola. Maschi compresi.

Che cosa si insegna durante questi corsi? Tutti i lavori generalmente affidati alle donne-casalinghe che quasi al 90 per cento coprono le fatiche domestiche. I ragazzi imparano a cucinare, a stirare, a lavare a mano i capi delicati, a fare la maglia, a rattoppare un calzino, a costruirsi una slitta per divertirsi sulla neve.

Ma durante le lezioni i docenti insegnano anche a non sprecare il cibo, l’acqua, i soldi con gliacquisti compulsivi; a essere responsabili con l’uso del denaro e perfino a riconoscere una intolleranza alimentare. La cosa più sorprendente è che si tratta di ore di lezioni (tre-quattro alla settimana) che gli studenti gradiscono molto, fino a considerarle le preferite.

L’economia domestica a scuola procura molti vantaggi alle nuove generazioni finlandesi. Innanzitutto la scuola insegna alla parità di genere molto concretamente, e quando si diventa coppia nessun maschietto potrà dire, per rifiutarsi di stirare una camicia o di cucinare: «Io non lo so fare». Inoltre il programma sui lavori domestici ispira un senso di autonomia: questi ragazzi sapranno cavarsela da soli, in casa, appena usciti dalla scuola dell’obbligo. E non avranno sempre bisogno di mamma e papà per andare avanti: una lezione di vita che conta molto in tempi difficili come questi.

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In America il libro “ Getting to 50-50, how working parents can have it all “(Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto), scritto da Sharon Mears e Joanna Strober, è in testa alle classifiche della saggistica, e propone tutta una serie di consigli per la condivisione tra maschi e femmine del carico dei lavori domestici. Arrivando alla seguente conclusione: con il 50 & 50 la coppia è più felice e dura più a lungo.

Ma in un paese dove sono tante le donne in carriera, anche ai vertici delle multinazionali, ha destato impressione il fatto che Sheryl Sandberg, 44 anni, amministratrice delegata di Facebook, scrivendo l’introduzione alla nuova Bibbia per la parità dei sessi abbia fatto partire una vera crociata su questa frontiera dei rapporti tra uomini e donne.

Dividere il carico dei lavori domestici non solo è giusto, ma è la cosa migliore che possa capitare a una famiglia“, scrive la Sandberg. “Permettere agli uomini di fare la loro parte in casa fa bene alla donna perché le dà più scelte, così come fa bene agli uomini ed ai figli. Il padre si sentirà più partecipe, i figli cresceranno più forti e sicuri, in un ambiente non conflittuale”.

La presa di posizione di una donna considerata una delle più potenti del mondo, ha fatto molto discutere. Ma, polemiche a parte, resta il fatto che condividere pappe e pannolini, pulizie e cucina, è un obiettivo importante per la parità dei diritti delle donne.

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E in Italia siamo molto indietro: negli anni Novanta la percentuale del lavoro domestico svolto dalle donne era pari all’80 per cento, oggi siamo al 71,5 per cento, e le donne sono occupate in media 5 ore al giorno in attività a casa. Una distanza siderale che significa solo una cosa: le donne continuano ad avere due lavori, gli uomini uno. E questo non è giusto.

Oltre le parole e le paure, restano i dati. Con la Finlandia che nella classifica del «World Economic Forum» sul «Gender Gap», che misura la parità tra i generi, quest’anno si è piazzata al secondo posto, subito dopo l’Islanda. L’Italia al 69esimo.

«Cambiare la quotidianità, insegnando ai bimbi e alle bimbe come fare i lavori domestici, significa passare da un’idea di conciliazione a una di condivisione, favorendo altresì il passaggio dal concetto di maternità, con le donne uniche responsabili della cura della casa e dei figli, a quello di genitorialità», riprende Emanuela Abbatecola. «Liberare i bambini e i ragazzi dagli stereotipi, che considerano il vero maschio diverso dalle femmine, significa in ultima istanza fare crescere (nuovi) adulti più liberi anche nella vita privata oltre che nel mercato del lavoro».

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http://www.nonsprecare.it/lavori-di-casa-e-se-li-dividessimo-tra-uomo-e-donna

http://reportage.corriere.it/esteri/2015/nelle-scuole-finlandesi-dove-leconomia-domestica-e-roba-anche-da-maschi/

http://www.nonsprecare.it/economia-domestica-scuola-finlandia

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* Il gatto di Tolkien

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Il gatto ben pasciuto
che sta sullo zerbino
sembrerebbe che sogni
di topi uno spuntino
saporito e abbondante
e panna a sazietà.
Ma può darsi, chissà,
che pensoso cammini,
indomito e altero,
dove i padri felini
ruggivano davvero;
combattevano scarni
e scaltri, e nelle tane
profonde si acquattavano
per saziare la fame.
A Oriente banchettavano
con bestie prelibate
e di teneri uomini
con carni delicate.

Il più antico felino,
il leone gigante,
sfoggia artigli d’acciaio
sulle robuste zampe.
Ha gran denti crudeli
e fauci insanguinate.
Ci son poi le pantere,
belve nero-stellate
dalle zampe leggere,
che spesso con un salto
balzan sopra la preda
elastiche dall’alto.
Là dove assai lontana
nereggia la foresta
nell’ombra, cupa e arcana.
Lontani sono ancora,
son liberi e selvaggi.
Il gatto è sottomesso,
fatto schiavo dagli agi.
E’ un gatto ben pasciuto
che sta sullo zerbino;
è curato e tenuto
come un bel gingillino.
Che sogni topi e panna
potrebbe anche sembrare;
ma il suo cuore felino
non può dimenticare.

J.R.R. Tolkien

Immagine reperita sul web
#tolkien #cats

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* Anche quest’anno regalo libri!

Mi piace regalare pensieri …che provochino un “ non ci avevo pensato ! “ E’ stato il desiderio di condividere pensieri che mi ha spinto ad aprire questo blog.

I miei pensieri nascono dalle mie esperienze e dagli insegnamenti che ne traggo. Leggere per me è sempre stata una esperienza, ogni libro nuovo una esperienza nuova suggerita dall’autore. Ogni lettura dà un’esperienza diversa a un diverso lettore che ne trae una diversa interpretazione. Mi piace regalare pensieri che suggeriscono esperienze che arricchiscono la vita. Quindi mi piace regalare libri! Sembra un sillogismo ? Mah!

Quest’anno regalo agli amici libri di amici. Amici di vecchia data, giovani amici, amici blogger.

 ai più piccoli, per colorare, immaginare, conoscere, imparare …

http://www.brunolibri.com/iscriviti.html

 


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ai più grandi per aprire gli occhi e il cuore sui mondi e conoscere il proprio  ( vale anche per i grandi)…

Elisabetta Zanello: Gli Ashram: Armando Curcio Editore

 * Il drago celeste * Le piogge mistiche *Le ombre del passato

…i primi tre di una serie di sette mondi

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https://www.facebook.com/pages/Ashram/240410649434415?fref=ts

http://armandocurcioeditore.it/

 

a chi vuole incontrare altri compagni di viaggio…

 

il santo e il guerriero giuseppina bruno-2product_thumbnail-phpcome-un-petalo-giuseppina-bruno

 

http://www.brunolibri.com/iscriviti.html

 

 

 a chi vuole conoscere quali  energie delle stelle ha a disposizione …

 

http://www.astroenergia.com/

 

 

a chi vuole indirizzare la mente alla consapevolezza di sè…

Ivano Bonocore : Io, Mentore e la Quinta Disciplina * Edizioni Nuova Cultura

https://www.facebook.com/pages/Io-Mentore-e-la-Quinta-disciplina/339420869522092?sk=info&tab=page_info

http://www.hypnlprofessional.com/http:

//www.kungfutaolung.com/

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* Li trovate tutti on line su Amazon anche in formato ibook e kindle

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*La buona notizia del venerdì:La pedagogia di Reggio Emilia approda all’esposizione universale a Milano

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Il metodo Reggio Emilia è stato adottato in molti stati del mondo e ora approda anche all’Expo 2015.

E’ stato, infatti, affidato a Claudia Giudici, la Presidente dell’Istituzione Scuole e Nidi dell’Infanzia di Reggio Emilia, il villaggio dei bambini dell’Esposizione universale che si svolgerà a Milano dal primo maggio al trentuno ottobre 2015. D’altronde la scuola dell’infanzia e gli asili nido di Reggio Emilia sono passati alla storia come eccellenze assolute nella loro unicità e sono stati presi ad esempio in tutto il mondo, specialmente negli USA.

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Claudia Giudici ha fatto degli asili pubblici della sua città un punto di riferimento; prima di tutto ha puntato sulla formazione del personale, educatori esperti continuamente aggiornati; poi su gli spazi, pensati e organizzati in modo da stimolare la curiosità, la creatività e l’autonomia dei più piccoli e a favorirne la comunicazione con gli adulti attraverso arredi, materiali e oggetti scelti con cura, tenendo conto delle loro qualità estetiche.

Nessuna formula rivoluzionaria, bada bene a ribadire Claudia Giudici, solo l’applicazione delle teorie di Loris Malaguzzi, grande pedagogista italiano morto nel 1994: il bambino al centro del progetto educativo, un bambino che è visto come soggetto attivo e pensante, invece, che come destinatario di un sapere imposto dall’alto. Gli asili a Reggio Emilia stimolano le capacità espressive e creative dei bambini facendoli vivere in ambienti luminosi, aperti, comunicanti tra di loro e in particolar modo in laboratori “atelier” alla presenza di educatori specializzati in attività artistiche e manuali.

E per questo che adesso, Claudia Giudici con le sue idee e i suoi asili nido, approda all’Expo 2015, per creare e organizzare le aree ludiche, ricreative e educative dedicate ai più piccoli, forse è meglio dire, per i più piccoli e dei più piccoli

 

 

Il Progetto Scuola è la piattaforma di riflessione e condivisione che Expo Milano 2015 dedica alle iniziative rivolte a tutto il sistema formativo: dalle scuole dell’infanzia alle Università.

La visione e i valori della scuola sono determinanti per diffondere i contenuti e garantire l’eredità della manifestazione; per questo docenti e studenti sono invitati a partecipare alla prossima Esposizione.

La sfida di Expo Milano 2015 parte proprio da questo presupposto. Permettere alle nuove generazioni di confrontarsi e formarsi sul Tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e far sì che il patrimonio generato all’interno delle aule scolastiche di tutti i Paesi sia condiviso con la collettività.

Tramite il Progetto Scuola tutte le scuole potranno compiere un vero e proprio percorso, che, partendo dal lavoro in classe sul Tema di Expo Milano 2015, culminerà nella visita al Sito Espositivo e lascerà una molteplicità di contenuti ed esperienze alle generazioni future.

Durante l’anno scolastico 2012-2013 si è conclusa con successo la «fase pilota»  del Progetto Scuola che ha coinvolto le scuole di Monza, con 39 istituti che hanno realizzato ben 100 progetti.

Forti di questa esperienza positiva e di altre, ad Aprile 2014 Progetto Scuola ha proposto, in collaborazione con il MIUR, una serie di iniziative concorsuali che hanno lo scopo di attivare le scuole sul Tema dell’alimentazione e della sostenibilità e di favorire gli scambi di esperienze sui temi di Expo 2015 anche con le scuole di altri paesi.

I migliori progetti delle scuole, selezionati attraverso i bandi, saranno presentati in Padiglione Italia nel periodo dell’Esposizione Universale.

Tra maggio e ottobre 2015 avranno luogo le visite didattiche e i viaggi di istruzione ad Expo: dopo l’attività progettuale e i concorsi d’idee, gli studenti potranno arricchire la loro esperienza con la visita al Sito Espositivo, attraverso itinerari ad hoc e confrontarsi con i coetanei di altre nazioni.

Conclusa l’Esposizione, verrà restituita alla società un’eredità: i contenuti prodotti sul tema saranno raccolti e diffusi attraverso tutte le piattaforme web messe a disposizione da Expo 2015.

Fonti:
:http://www.blogtaormina.it/2014/11/13/expo-2015-la-pedagogia-di-reggio-emilia-approda-allesposizione-universale-a-milano/192936
http://www.progettoscuola.expo2015.org/progetto-scuola/il-progetto

 

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*La buona notizia del venerdì:Nobel per la Pace a Malala e Satyarthi

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Il premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Malala Yousafzai – l’adolescente pakistana attaccata dai talebani nel 2012 per le sue note campagne per il diritto allo studio delle bambine – e all’attivista indiano Kailash Satyarthi.

Nel dare l’annuncio, il Comitato norvegese per i Nobel ha riconosciuto ai due vincitori di quest’anno la loro «lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani e per i diritti di tutti i bambini all’istruzione».

Satyarthi, 60 anni, attivo dagli anni ‘90 nella lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile, ha portato avanti la tradizione del Mahatma Gandhi e ha attuato diverse forme di proteste pacifiche «concentrandosi sul grave sfruttamento dei bambini per scopi economici», ha evidenziato il Comitato.

La sua azione, da solo e con la sua organizzazione Bachpan Bachao Andolan, ha permesso di liberare almeno 80mila bambini dalla schiavitù, favorendone la reintegrazione sociale. «Mostrando grande coraggio personale Kailash Satyarthi, continuando la tradizione di Gandhi, ha capeggiato diverse forme di protesta e dimostrazioni, tutte pacifiche, concentrandosi sul grave sfruttamento dei bambini per motivi economici», si legge nella motivazione. «Ha anche contribuito allo sviluppo di importanti convenzioni per i diritti dei bambini», aggiunge il testo.

Satyarthi, intervistato in India dall’emittente Cnn-Ibn, ha dedicato il prestigioso riconoscimento ai bambini che vivono in schiavitù. «È un onore per tutti quei bambini che soffrono in schiavitù, vittime del lavoro forzato e dei traffici», ha dichiarato.

Satyarthi ha fatto campagna in tutto il mondo su temi sociali di interesse per l’infanzia: è stato coinvolto nella Global March Against Child Labor e nell’organizzazione internazionale che la promuove, l’International Center on Child Labor and Education (Iccle), che riunisce a livello mondiale coalizioni di Ong, insegnanti e sindacalisti.

Inoltre ha creato il marchio Rugmark (noto anche come Goodweave), il primo che certifica che i prodotti che ne sono provvisti non hanno coinvolto minori in alcun modo nella loro produzione. Satyarthi ha da sempre denunciato lo sfruttamento del lavoro minorile e il suo effetto moltiplicatore sui problemi sociali quali la povertà, l’analfabetismo, la disoccupazione, l’aumento incontrollato del tasso di natalità. E ha messo in relazione la lotta contro lo sfruttamento dei minori con il «diritto di tutti» questi all’istruzione. Su questo ha anche lavorato nel quadro di un organismo appositamente istituito presso l’Unesco. Satyarthi vive a Nuova Delhi, è sposato, ha due figli.

Malala Yousafzay, l’attivista pachistana 17enne che ha ricevuto oggi il premio Nobel per la pace insieme a Satyarthi, è la persona più giovane ad essere insignita del Nobel nella storia di tutte le categorie del premio.

Secondo il sito «nobelprize.org», infatti, Malala ha sostituito in testa alla classifica dei Nobel più giovani il premio per la Fisica Lawrence Bragg, che nel 1915 – quando ricevette questo riconoscimento – aveva 25 anni.

Malala è la 46ma donna a ricevere il Nobel tra il 1901 e il 2014.
Per lei, queste le parole del Comitato per il Nobel, nella motivazione: «Nonostante la sua giovane età Malala Yousafzay ha già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine all’istruzione ed ha mostrato con l’esempio che anche bambini e giovani possono contribuire a cambiare la loro situazione. Cosa che ha fatto nelle circostanze più pericolose». «Attraverso la sua lotta eroica è diventata una portavoce importante del diritto delle bambine all’istruzione».

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L’adolescente ha ricevuto la notizia mentre si trovava, come tutte le mattine, a scuola: la ragazza frequenta la scuola superiore Edgbaston a Birmingham, nel Regno Unito, la città dove è stata curata a seguito dell’attentato subito ad opera dei Talebani nell’ottobre del 2012.

Ed è stato quel proiettile a cambiare il suo destino. Trasformando la bambina di 11 anni che aveva affidato alla Bbc il suo diario in urdu nel quale raccontava la vita sotto i Talebani nella Valle di Swat, in un’attivista per i diritti umani e per il diritto all’istruzione in primo luogo, riconosciuta sulla scena internazionale tanto da aver ricevuto il premio Sakharov lo scorso anno e il Nobel per la Pace quest’anno, che lei ha detto più volte di «non meritare, non avendo fatto ancora abbastanza». Insieme a lei furono ferite due sue compagne di scuola, Sacia Ramzan e Kainar Riaz, in modo meno grave.

Fonte:

http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_10/nobel-la-pace-malala-satyarthi-366d4872-505c-11e4-a586-66de2501a091.shtml

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* ” I bambini nascono imparati “

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Dusan Krtolica è un bambino serbo di undici anni.

Dušan Krtolica è il più giovane artista nel mondo.

Ha iniziato a disegnare quando aveva 2 anni e da allora non ha più smesso!

Ma nonostante la sua giovane età riesce a creare con una penna o una matita veri e propri capolavori.

Il suo soggetto preferito  è la natura. Pesci, fiori, uccelli, ma anche dinosauri e animali estinti. Un intrigo di flora e fauna che Dušan rappresenta nei minimi particolari articolando in modo complesso lo spazio, soprattutto per un bambino della sua età. Ha una conoscenza approfondita di tutte le ere geologiche e degli animali che vivevano in quei periodi.

In meno di tre settimane ha memorizzato tutti gli animali presenti nell’enciclopedia zoologica regalatagli dai genitori. Da grande vuole fare lo zoologo, ma per ora, a soli undici anni, ha già  allestito tre mostre personali a livello nazionale, due delle quali quando doveva ancora compiere otto anni.

Oggi, a 11 anni, lui riesce a creare alcuni dei disegni molto credibili, con ogni singolo dettaglio di tutti i soggetti che lui riesce a rendere “vivi” con la sua matita.

Questo bambino prodigio si ispira principalmente a piante e animali, e, inoltre, dato che, come quasi tutti quelli della sua età, è affascinato dai dinosauri, si dedica anche al disegno di specie estinte.

Gli è stata data l’opportunità di presentare le sue opere in 2 mostre personali nazionali, cosa che è comunque estremamente difficile da ottenere per qualsiasi artista.

Non c’è dubbio che lui sia un genio: le sue opere sembrano incredibilmente realistiche, ed un bambino di quell’età non sarebbero mai in grado di ricreare tali composizioni così dettagliatamente disegnandole in un modo stupefacente.

Quindi, alla “veneranda” età di 11 anni, Dušan Krtolica ha prepotentemente attirato l’attenzione di The Golden Scope dato che sia lui stesso che i suoi disegni rientrano nel mondo delle cose affascinanti e meravigliose!

Fonte:http://thegoldenscopeit.com/2014/05/15/dusan-krtolica-il-piu-giovane-artista-del-mondo/

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* La buona notizia del venerdì: I Cat Cafè anche a Torino e a Roma

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Che cos’è un Cat Cafè?

E’ una caffetteria dove si può consumare un cappuccino, un tè, una fetta di torta e non solo, rilassandosi in compagnia di gatti simpatici e amorevoli.

ll concetto deriva dal lontano oriente. Il Neko Cafè (Neko significa gatto in giapponese) ha avuto origine a Taiwan nel 1998, ma ha avuto maggior successo in Giappone. Il primo Neko Cafè giapponese ha aperto ad Osaka nel 2004 e a oggi si contano circa 40 Neko Cafè nella sola Tokyo e ben 150 in tutto il Giappone.

Il primo Cat Cafè europeo ha aperto a Vienna, a maggio 2012. Nel 2013 locali simili sono sorti a Budapest, San Pietroburgo, Berlino, Monaco, Parigi, Madrid e a brevissimo arriverà anche a Londra.

Torino ha dalla sua una tradizione di prima capitale d’Italia, ed è sempre stata una fucina di idee per l’anticipazione del futuro; è la “Città dei salotti” per antonomasia, ospita il Museo Egizio (il più importante al mondo dopo Il Cairo; vale la pena segnalare che i gatti erano venerati nella cultura egizia).

Inoltre, il gatto è indissolubilmente legato anche al tema della “Torino, città magica”. Infine, nel rapporto “Ecosistema Animali” 2011 di Legambiente, Torino si è classificata tra i 3 comuni più virtuosi attenti a cani e gatti.

 

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MiaGola Caffè a Torino Via Giovanni Amendola 6D

A tutti coloro che sono appassionati di animali, in cerca di una pausa di benessere in cui poter socializzare con i gatti; e in particolare:

-a chi ha perso il gatto e/o a chi non è in grado di mantenerlo

-al professionista lontano da casa che deve rinunciare alla compagnia del proprio animale domestico

-alle famiglie che vorrebbero prenderne uno, ma vorrebbero prima capire cosa comporti

-a chi è stressato e ricerca una pausa rigenerante in compagnia di un amico a quattro zampe

-ai single di ogni età che trovano un nuovo ambiente di interazione sociale

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Neko Cafè, il bar dei gatti a Torino.

il Neko cat cafè è gestito da un’associazione animalista che si dedica al benessere dei gatti abbandonati, e indirettamente anche degli umani che qui potranno curare stati d’ansia con la “ron ron terapia” ( esiste veramente, l’hanno inventata in Francia…)
Dalla pagina facebook che ha già quasi 10.000 seguaci, i gestori avvisano che la sala da tè aprirà non appena i sette gatti lì ospitati, tutti con un passato difficile alle spalle, si saranno ambientati e si sentiranno pronti ad accogliere gli avventori.
E dopo aver bevuto un tè, mangiato una torta vegana e aver placato lo stress con il gatto sulle ginocchia potrete di certo fotografarlo e partecipare al grande fenomeno di massa della condivisione del gattino sui social network

– il locale sarà provvisto infatti di wi-fi gratuito.

Neko cafè, via Napione 33, Torino. http://www.nekocafe.it

 

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Romeow Cat Bistrot a Roma.

Nel quartiere Ostiense (in via Negri), a fine ottobre aprirà un locale che si ispira ai Neko café giapponesi

Presto anche i romani potranno bere il cappuccino con un gatto sulle ginocchia.

Liberi tra i tavoli del Romeow si aggireranno sei gatti: Romeo, Maos, Nino, Frida, Lamù, Irì. Il menu, naturalmente, sarà vegano e vegetariano.

I due chef spazieranno tra le cucine dei 5 continenti, rispettando stagionalità delle materie prime. La pasticciera preparerà dolci raw e vegani, e smoothies

I gestori promettono non un semplice bar che ospita gatti ma un raffinato bistrot, aperto dalla colazione al dopocena.

Romeow Cat Bistrot – da fine ottobre. Via Francesco Negri, 15 – tel.06 5781345 

 

Fonti:

http://www.virtualrome.com/romeow-cat-bistrot-a-roma-il-bar-con-gatti-apre-a-ostiense/

http://www.nekocafe.it

http://miagolacaffe.it/

Altre buone notizie:

” Flash mob per incoraggiare l’allattamento al seno” di Marisa Moles

 

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* Primo giorno di scuola: disegna la felicità

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Dice no con la testa

ma sì col cuore

dice sì a ciò che ama

dice no al professore

è in piedi

lo interrogano

e tutti i problemi sono posti

d’un tratto gli prende la ridarella

e cancella tutto

le cifre e le parole

le date e i nomi

le frasi e le trappole

e malgrado le minacce del maestro

tra gli schiamazzi dei bambini prodigio

con i gessi di tutti i colori

sulla lavagna dell’infelicità

disegna il volto della felicità.

Jacques Prévert

Paroles ( 1945 )

 

 

traduzione di Marco Vignolo Gargini
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La buona notizia del venerdì: Asilo nel bosco: finalmente anche in Italia

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E’ nato il primo “asilo nel bosco” italiano, una realtà sempre più diffusa” ed oggi possiamo dire che è una realtà diffusa anche in Italia.

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Fare scuola a contatto con la natura, usando pigne, sassi, foglie e bastoni al posto dei giochi che si prestano a trasformarsi in oggetti che riempiono la mente con la fantasia, che stimolano l’immaginazione e l’esperienza.

Questo modello di educazione alternativaentra a far parte della realtà italiana grazie alla collaborazione con l’associazione Manes (www.associazionemanes.it).

Il progetto è nato da un’idea di Ella Flatau, che realizzò il primo asilo in Danimarca, ad oggi ci sono più di 1000 a Søllerød, negli anni ’50 e si è sviluppato in tutta Europa.

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I bambini dai 2 ai 6 anni hanno bisogno di vivere all’aria aperta, di rimanere in contatto con la natura di esplorare, di sentirsi dei piccoli avventurieri che “imparano facendo”. Chi è cresciuto in città più di altri capisce l’importanza che ricopre un tipo di educazione di questo tipo, senza mura, senza banchi senza cemento e senza tappeti, sporcandosi nella terra, toccando con mano l’erba le foglie e creando giochi diversi, a contatto con gli alberi, assaporando i profumi delle stagioni che cambiano, dal profumo di sottobosco ricco di funghi in autunno, ai prati in fiore in primavera.

Ovviamente esiste uno spazio coperto dove “rifugiarsi” in caso di maltempo, dove si ripongono i materiali e i vestiti. Ma sostanzialmente la grande innovazione di questa scuola è l’ascoltare le esigenze dei bambini, i loro bisogni, sradicandoli dal quel banco e quel foglio sul quale la fantasia può essere solo immaginata

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L’asilo nel bosco costa molto meno di un asilo normale, e questi soldi possono essere utilizzati per incrementare il numero di educatori in modo che essi siano più presenti, in grado di ascoltare maggiormente i bambini e le loro esigenze,soprattutto perché un bambino trascorre molto tempo a contatto con gli educatori, spesso è maggiore questo tempo che quello trascorso tra le mura di casa.

Inoltre da alcuni studi effettuati dal prof. Peter Hafner dell’università di Heidelberg e da Lena Gruener e dalla professoressa Michela Schenetti dell’università di Bologna, mettono in evidenza come i bambini che frequentano l’asilo nel bosco sono molto creativi e curiosi, prestano una maggiore attenzione e si concentrano di più, rispettando di più le regole e risolvendo i conflitti in modo pacifico, inoltre sembra che si esprimano in maniera più precisa e argomentino meglio le proprie opinioni.

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Questa realtà è nata ad Ostia!

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/gallery/asilo-nel-bosco-dal-prossimo-anno-anche-in-italia-foto/3-25/

http://ostia.romatoday.it/il-primo-asilo-nel-bosco-in-italia-sara-a-ostia-.html

http://www.lemilio.it/scuola-dell-infanzia.html

 

Altre buone notizie:

” Iris e il gatto Thula un’amicizia che suoera le barriere dell’autismo” di Marisa Moles

 

 

 

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* La buona notizia del venerdì: Quote rosa alla Lego

 

A questo proposito il primo Ministro britannico all’Istruzione Elizabeth Truss invitava a gennaio i produttori a non pubblicizzare i set del “piccolo chimico” esclusivamente ai ragazzi e incoraggiava i genitori ad acquistare più Lego per le propri figlie femmine, per interessarle alle materie ingegneristiche.

Ha dilagato qualche mese fa sui social network la lettera di una bambina di 7 anni che proprio alla Lego chiedeva di creare più personaggi femminili impegnati in attività di lavoro e non solo nel fare shopping o cucinare.

Lo scorso anno, la dott.ssa Ellen Kooijman, geochimica di Stoccolma, aveva presentato il suo progetto composto da scienziate. Scrive nel suo blog:

“Come donna scienziato avevo notato due cose circa i set LEGO disponibili: un rapporto squilibrato maschi/femmine e una rappresentazione piuttosto stereotipata delle figure femminili disponibili. Mi è sembrato quindi logico voler suggerire un set al femminile in cui le donne svolgessero professioni interessanti, così da rendere le nostre comunità LEGO delle città più diversificate”.

scienziate donna nel nuovo set della lego

Un trio tutto al femminile per un nuovo set della Lego.

I nuovi personaggi, un’astronoma, una paleontologa e una chimica, saranno disponibili entro la fine dell’estate. La serie è stata è l’ultima vincitrice del LEGO Idea, un sito web dove gli appassionati hanno la possibilità di caricare online i progetti lego che vorrebbero vedere nei negozi.

Il persistere di stereotipi di genere nei giocattoli ha spinto Debbie Sterling, un ingegnere della Stanford University, ha fondare GoldieBlox, società che produce giochi con l’obiettivo dichiarato di interessare le bambine alle costruzioni, perché più donne scelgano di studiare materie tecnologiche.

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In America il dibattito sulla parità investe le bambine, al punto che Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, attraverso la sua fondazione LeanIn ha lanciato la campagna Ban Bossy, contro le discriminazioni di genere nell’età infantile.

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Nel dibattito è intervenuto recentemente anche Björn Jeffery, Ceo di Toca Boca che ha presentato il caso dei 60 milioni di download della loro applicazione quale esempio di come i giochi possano essere neutri dal punto di vista del genere ed avere successo, evidenziando che il perdurare degli stereotipi nei negozi di giochi sia un esempio della scarsa propensione al rischio dell’industria di giocattoli.

I giochi non solo riflettono i valori della società, ma contribuiscono ampiamente a dare forma a questi valori – continua Jeffery – Progettare giocattoli comporta una responsabilità che va oltre la vendita di un pezzo di plastica o, nel caso della mia società Toca Boca, di applicazioni”.

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Nel mondo digitale in realtà molte app riflettono quanto avviene nell’editoria e nei giocattoli, presentando “principesse” per le femmine – con profusione di rosa fin dall’icona – e “mostri” o giochi d’azione per i maschi. Tuttavia, fortunatamente, gli store online al momento bypassano le divisioni di genere della distribuzione tradizionale, e presentano solo la sezione neutra “bambini”.

Inoltre, chi organizza corsi di programmazione per bambini come Digital Accademia e Coderdojo rileva un uguale interesse da parte di maschi e femmine, tanto che, almeno da questo punto di vista, il digitale ci rende più uguali.

Fonti:

http://www.mamamo.it/#!/content/focus/maschi-e-femmine-giochi-e-differenze-di-genere

http://www.telegraph.co.uk/technology/technology-topics/10584840/The-60m-downloads-that-prove-toys-can-be-gender-neutral.html

http://banbossy.com/

 

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