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* Basta un gesto per cambiare le cose…

Una tempesta terribile si abbattè sul mare.

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Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d’acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.


Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l’acqua si placò e si ritirò.

Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno.
Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.


Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle marine. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.
All’improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua. Poi tornò indietro e ripetè; l’operazione.
Dalla balaustrata di cemento, un uomo lo chiamò: “Ma che fai ragazzino?”.
“Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia” rispose il bambino senza smettere di correre.
“Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia; non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!” gridò l’uomo. “E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!”.

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Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui!”.
L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua.

Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell’acqua.
Qualche minuto dopo erano in cinquanta, cento, duecento, centinaia di persone che buttavano stelle di mare nell’acqua.


Così furono salvate tutte.

 

Fonte.

http://parliamone.eldy.org/2012/11/le-stelle-marine/

 

 


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* La buona notizia del venerdì: Animali accanto ai pazienti in ospedale

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Animali accanto ai pazienti, ancora un ospedale dice sì.

Il nuovo regolamento approvato dall’azienda ospedaliera di Treviglio, nel bergamasco, per l’accesso alle strutture di animali domestici, prevede infatti che cani, gatti e conigli possano accedere in ospedale nel normale orario di visita non solo per pratiche di pet therapy ma anche per fare compagnia ai pazienti proprietari. Gli animali domestici dovranno essere in regola dal punto di vista igienico sanitario e il paziente dovrà compilare un modulo per la richiesta. I degenti con cui divide la stanza dovranno dare l’assenso.

Analoghe iniziative sono già in corso in alcuni ospedali italiani (Genova, Prato, Milano, Arezzo).

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Animali accanto ai pazienti, è rivoluzione in corsia, ad eccezione di alcuni reparti dove non potranno accedere: rianimazione, anestesia, chirurgia generale, ostetricia e ginecologia, unità cure coronariche, stroke unit. 

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Treviglio, il dottor Cesare Ercole ha infatti deliberato l’atto, anticipando la proposta di legge, ancora in discussione in Regione Lombardia che, se approvata, introdurrà il libero accesso degli animali domestici accompagnati dal proprietario in tutti i luoghi pubblici, esercizi pubblici e commerciali, manifestazioni fieristiche, locali e uffici aperti al pubblico, mezzi di trasporto pubblico operanti nel territorio regionale, nelle strutture residenziali, semi-residenziali, ospedaliere, pubbliche e private regionali accreditate anche dal Ssr.

Il regolamento ospedaliero vuole facilitare il rapporto d’affezione tra i proprietari ricoverati in ospedale e i loro animali, fermo restando che sono ormai considerati a tutti gli effetti membri della famiglia e che la pet therapy in ospedale e non facilita la guarigione di pazienti con vulnerabilità sia fisiche che mentali. Gli stessi potranno accompagnare i padroni al capezzale di un malato o utenti non vedenti per visite mediche nei poliambulatori.

Le regole, concordate con l’Asl, impongono per i cani l’iscrizione all’anagrafe canina o ilpassaporto con il numero di microchip. Obbligatorio il possesso del libretto sanitario con le vaccinazioni eseguite, trattamenti antiparassitari e il certificato di buona salute rilasciato dal veterinario, per tutti gli animali. Il guinzaglio dei cani non deve superare il metro e mezzo e occorre portare la museruola in caso di rischio.

Per gatti e conigli è necessario il trasportino o il guinzaglio. Il paziente compilerà un modulo, mentre le condizioni per l’ammissione saranno verificate dal coordinatore infermieristico che chiederà il consenso degli altri pazienti della camera. L’idea è di realizzare un’area apposita.

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Dopo la partenza di un progetto pilota che ammetterebbe i cani negli spazi comuni e sugli spalti delle piscine comunali di Torino, stavolta tocca a Genova lanciare un segnale positivo verso l’inclusione degli animali domestici anche in aree tradizionalmente considerate off-limits per gli amici a quattro zampe.

L’idea è quella di consentire ai pets l’ingresso negli ospedali per fare visita ai loro padroni ammalati.

Soprattutto per le persone anziane ma anche per i bambini e comunque per chiunque sia molto legato al proprio cane e al proprio gatto, la degenza si fa ancora più dolorosa se costringe a stare lontani dal proprio beniamino. Da qui l’idea, per ora applicabile solo all’ospedale San Martino di Genova, il maggiore della Liguria, di far entrare in corsia gli animali.

Ovviamente ci sono delle regole piuttosto precise a riguardo, da rispettare rigorosamente pena l’esclusione dall’usufruire del servizio: innanzitutto sarà necessario richiedere un’apposita autorizzazione almeno un giorno prima a quello previsto per la visita. A firmare il permesso saranno i medici del reparto in cui dovrà entrare il cane/gatto. Inoltre i pazienti ricoverati nella stessa stanza dovranno dichiararsi favorevoli all’ingresso dell’animale. Ultimo, ma non meno importante, i pets dovranno avere con sè un libretto sanitario che ne confermi il perfetto stato di salute.

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Il permesso speciale per poter entrare in ospedale sarà concesso solo a cani, gatti e conigli. Vietato l’accesso ad uccelli ed altre razze animali, perchè potenziali diffusori di malattie. Come si legge su Il Secolo XIX, che ha riportato per primo la notizia:

La direzione sanitaria avrebbe preso la decisione  dopo un episodio accaduto nell’ottobre scorso, quando un usciere tentò, inutilmente, di bloccare un visitatore che voleva portare ad un’ammalata terminale, ricoverata nell’hospice del padiglione Maragliano, il suo cagnolino per un ultimo saluto. Il direttore sanitario ha così studiato la questione ed ha stilato una bozza del regolamento, nel quale si ricorda che la pet therapy è ormai riconosciuta anche a livello scientifico.

[Fonti: Lazampa.it; Il Secolo XIX]

ospedale.treviglio.bg.it

http://www.tuttozampe.com/cani-gatti-ospedale-prato/41926/

http://www.tuttozampe.com/animali-domestici-ospedale/2259/

 

 

 

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* Regine si nasce

Regine si nasce.

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Come sei carina, rimango qui a guardarti
hai una camminata così elegante, forse sei una regina;
non ti ho vista mai,

chissà da dove vieni e mi sembra così strano
conosco tutte nel mio quartiere.

Penso a cosa posso fare per farti avvicinare
così mi puoi notare, ballerò un bel reggae nel giardino
so che non resisterai,

cominci già a guardare curiosa come tutte: vieni più
vicina, ti puoi fidare.

Ciao come ti chiami, dimmi cosa fai
non lo sai che canto e scrivo canzoni?

Seguimi e sentirai;
puoi sederti qui sopra la mia poltrona
vuoi mangiare qualcosa o girare le stanze?

Sei la padrona!
E ti guardo nel giardino, al sole sei più bella così elegante e fiera,
io suono per te ma tu sbadigli;

proverò ad avvicinarmi e carezzarti:
fai finta di dormire

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Dimmi mia regina, stai qui stasera?

Fabio Concato

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* E’ il tempo dei sakura , ciliegi in fiore

In Giappone, il fiore di ciliegio, sakura è il fiore nazionale.



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A partire dal periodo Heian (794-1185), ogni anno in primavera, nella ricorrenza chiamata Hanami (letteralmente significa “guardare i fiori” ma il termine viene utilizzato escusivamente in riferimento al fiore di ciliegio), i giapponesi festeggiano la bellezza effimera del sakura, uno dei simboli del Giappone, così fortemente presente nella cultura del Paese del Sol Levante.

Yoshino ((le cui colline in primavera si colorano del rosa pallido degli alberi in fiore) è la città d’origine dei ciliegi giapponesi: la leggenda racconta che gli alberi furono piantati nel VII secolo d.C. dal sacerdote En-no-Ozuno, che si dice avesse scagliato una maledizione contro chiunque osasse abbatterli.

20070514-10. CILIEGI IN FIORE. PART.

 

Il richiamo del fiore di ciliegio va oltre la sua evidente bellezza, a colpire è la sua caducità, il suo essere in piena fioritura solo per pochi giorni.
Il vero senso della tradizione hanami non consiste nel guardare lo spettacolo offerto dalla bellezza dei fiori sull’albero ma nell’osservare con una punta di tristezza e commozione come cadono dall’albero, trasportati dalla brezza primaverile nel breve viaggio che li separa dalla terra ancora fredda. Un modo dolce e allo stesso tempo malinconico per ricordare che ogni vita è destinata a finire.
Nonostante questo non si tratta di una ricorrenza triste, anzi! Sotto ogni albero fiorito viene steso un telo di plastica azzurro e al piacere estetico di restare sotto una delicata pioggia di petali, si aggiunge la gioia del cibo e della compagnia.
Hanami è un’occasione per ritrovarsi con gli amici, organizzare pic-nic e godersi cibo e sake in abbondanza.
Infatti Hanami si festeggia in aprile e la primavera simboleggia anche un momento di rinascita e di forza generatrice. La fioritura dei ciliegi è da sempre vista come segno premonitore della ricchezza della raccolta del riso, come auspicio di prosperità.
Come tale deve essere interpretata l’usanza di offrire infusi di fiori di ciliegio ai matrimoni.
Così gli studenti, che in aprile iniziano un nuovo anno scolastico, e i neo diplomati o laureati che ogni anno, nello stesso mese, entrano nel mondo del lavoro vedono nella fioritura dei ciliegi un segno di buon auspicio per il loro futuro.

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La maggior parte dei ciliegi in Giappone appartengono alle varietà Somei Yoshino e Yamazakura ma in tutto il Paese se ne contano oltre cento varietà diverse.
Tra le caratteristiche distintive la principale è rappresentata dal numero di petali dei fiori di ciliegio. La maggior parte dei ciliegi selvatici ma anche di quelli coltivati hanno fiori con cinque petali, alcune specie hanno fiori con dieci, venti o più petali.

Nel simbolismo ritroviamo con maggior frequenza il sakura a cinque petali con evidenti richiami ai cinque orienti del Buddhismo esoterico giapponese (i quattro punti cardinali e il centro), ai cinque elementi sacri giapponesi (terra, acqua, fuoco, aria e vuoto) cui il celebre samurai Miyamoto Musashi intitolò i cinque “libri” che formano la sua opera, il Gorin No Sho (libro dei cinque anelli).

Ancora in cinque parti, secondo la cosmogonia giapponese, venne tagliato il dio del fuoco da Izanagi, dopo la morte di Izanami e dalle cinque parti venne creato Oyamatsumi, una delle montagne più antiche e venerate…

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Ma il fiore di ciliegio è anche strettamente legato al Bushidō, l’ideale cavalleresco del guerriero (Bushi) giapponese. Il sakura incarna e simboleggia le qualità del samurai: la purezza, la lealtà, l’onestà, il coraggio.

Come il fiore di ciliegio, effimero e fragile, nel pieno del suo splendore muore lasciando il ramo, così il samurai, nel nome dei principi in cui crede, è pronto a lasciare la propria vita in battaglia.

Al tempio shintoista Yasukuni-jinja di Tōkyō, santuario che ospita il museo nazionale in memoria dei caduti giapponesi, sono ancora i fiori di ciliegio a simboleggiare la rinascita dei soldati caduti in guerra.

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Anche poesia e pittura celebrano da secoli il fiore di ciliegio.

 

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna

(haiku scritto dal poeta e pittore Yosa Buson (1715-1783)

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Anche in Italia sta prendendo piede l’usanza dell’hanami. Nelquartiere romano dell’EUR si trova il Parco Lago dell’EUR in cui nel luglio 1959 fu inaugurata la strada pedonale e ciclabile che attraversa il parco e che si chiama Passeggiata del Giappone in onore di tale Paese.

In quell’occasione il primo ministro, Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma a nome del proprio governo numerosi sakura, ciliegi giapponesi da fiore, molti dei quali piantati proprio nel parco dell’EUR..

Nel periodo di fioritura dei sakura (aprile – maggio )) è ormai d’uso trovare gente passeggiare sotto tali alberi e sovente consumare un pic nic all’ombra degli stessi; non manca chi celebra l’hanami vestendo il kimono, abito tradizionale del Giappone.

Fonti

http://www.marcoforti.net/sakura-fiore-di-ciliegio.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Hanami

http://www.romeguide.it/?pag=schedaeventonew&id=11261

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* La buona notizia del venerdì: La street Art anche a Roma

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Urban Breaths project-Takeone è uno dei progetti vincitori del bando Roma Creativa, il laboratorio d’idee che il comune di Roma ha promosso per sviluppare una serie di iniziative volte alla realizzazione di progetti in cui l’arte contemporanea e le attività culturali possano contribuire alla riqualificazione urbana e alla creazione di nuove opportunità lavorative nelle aree periferiche.

Nei prossimi mesi grandi nomi della Street art internazionale come Gomez, Ironmould, Solo, Diamond, Pepsy lavoreranno per realizzare le loro opere in quattro stazioni della metropolitana: Santa Maria del Soccorso, Monti Tiburtini, Ponte Mammolo e Rebibbia, dove già è stato ultimato l’intervento di circa 40 metri quadri dal fumettista Zerocalcare.

Che lo faccia per convenienza e opportunismo o per reale sensibilità nei confronti dell’arte, l’azienda del trasporto pubblico romano, l’Atac, ha effettivamente creato nella capitale negli ultimi mesi un confronto artistico tra molti interpreti della Street art, mettendo le sue infrastrutture a disposizione delle incursioni creative degli artisti.

L’anno scorso è toccato a Clemens Behr, poi, alla stazione metro Spagna, nel cuore di Roma, agli streetart francesi C215, Alexone, Epsilonpoint, Popay, Seth e Philipe Baudelocque.

Poi è toccato a Lucamaleonte, Andreco, Tellas, Eron, a cui si sono aggiunti Jaz e Gaia. Cinque pensiline lungo il percorso della linea tram 19, a piazza Galeno, viale delle Milizie, via dei Castani e due a Valle Giulia, inoltre, sono state decorate con i lavori di sette giovani artisti del laboratorio Studio Sotterraneo (Luis Alberto Alvarez, Mattia Arduini, Carlos Atoche, Francesco Campese, Luis Alberto Cutrone, Roberto Farinacci e Antonio Russo).

Tra le iniziative approvate dal bando Roma Creativa, c’è anche quella che si svolge alla fermata della metro C Parco di Centocelle, dove  dalle 18.30 alle 20 va in scena un video mapping.

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SanBa, il progetto di arte contemporanea con l’obiettivo di riqualificare il quartiere di San Basilio a Roma attraverso l’arte pubblica, giunge a conclusione.

Ideato dall’associazione Walls e rivolto al quartiere della periferia a nord est di Roma, ha visto lo street artist Hitness a lavoro per due mesi di seguito, per realizzare un murales e fare dei workshop con i bambini e gli abitanti del quartiere. Sei facciate di sei palazzi affacciati su una piazza in disuso, per cambiare il volto del quartiere.

La manifestazione, iniziata nel 2014 con gli artisti Liqen e Agostino Iacurci, vuole consolidare il rapporto con i cittadini e il cambiamento culturale in atto per rendere San Basilio un centro di produzione di arte e cultura partecipate attraverso laboratori di avvicinamento all’arte rivolti agli studenti del quartiere, spettacoli di intrattenimento e opere d’arte permanenti che restituiscono agli abitanti porzioni di territorio in disuso come spazi dalla forte identità artistica.

È il 28 febbraio la data stabilita per presentare al pubblico la gigantesca opera d’arte, durante una festa finale, in cui cittadini e associazioni culturali si incontreranno sulle note dei Funkallisto e degli Sweat Drops.

L’appuntamento è alle 19.00 nell’area verde tra via Corinaldo e via Arcevia con il dj set degli Sweat Drops.

Negli ultimi anni, la Capitale è stata letteralmente invasa dalle opere di street artist italiani e internazionali che stanno cambiando il volto di interi quartieri della città. E che dimostrano soprattutto che Roma non è solo antico impero e archeologia. 

Basta fare un giro per il Quadraro e il suoM.U.R.O, Museo a cielo aperto, o per il PignetoSan Basilio, la Prenestina, o per le archeologie industriali di Ostiense, per scorgere una vocazione underground inaspettata della Capitale. Il paragone con le metropoli europee forse è ancora un azzardo, ma neanche troppo. 

L’arte di strada è sinonimo di riqualificazione della periferia a basso costo in cui edifici anonimi diventano opere d’arte, i progetti vengono talvolta discussi con i cittadini e attirano turisti seppur di nicchia, ma non così pochi come si può erroneamente pensare.

Ad organizzare o commissionare le opere sono stati cittadini privati, enti pubblici, associazioni, progetti o realtà che producono cultura indipendente. Come SanBa, M.U.R.O, o lo stesso Comune di Roma. O come NUfactory per Outdoor che, in occasione delle precedenti edizioni di Outdoor Festival (qui, le edizioni 2010-2013) ha commissionato opere di Sten Lex, Momo, Borondo, Agostino Iacurci, Herbert Baglione, Kid Acne, JB Rockche sono presenti in questo reportage.

Ecco una carrellata parziale, che può essere utile per un tour nell’arte urbana, tra i murales della Capitale.

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Via Fiuminata, angolo via Fabriano, Liqen, El divenir

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Testaccio:Via del Porto Fluviale, Agostino Iacurci, Il nuotatore.

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Garbatella:Sten Lex, Paesaggio astratto.

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Quadraro:Piazza dei Tribuni, Nicola Alessandrini, Lisa Gelli & Diavù, Senza titolo.

 

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Metro Spagna: Bambino con uccelli 

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L’opera, Malala, fa parte del progetto di Street Art sociale “Spray 4 Your Rights” dedicato al tema della violenza sulle donne. Il progetto è curato da Dorothy Circus Gallery in collaborazione con il Comune di Roma.
(Credit foto: per gentile concessione di Dorothy Circus Gallery) 

Fonti:

http://insideart.eu/2015/02/19/bando-per-larte-contemporanea-le-stazioni-metro-diventano-gallerie-di-street-art/

http://www.facemagazine.it/la-street-art-invade-roma/

Articoli correlati:

http://insideart.eu/2015/02/25/eron-concrete-vs-concrete/

http://www.milanotoday.it/cultura/tombini-arte-via-montepoleone.html

http://www.automoto.it/news/pirelli-bilancio-2014-il-pneumatico-street-art.html

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* Gatti in ufficio ? Migliora i rapporti e la produttività


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Gatti in ufficio per migliorare la produttività: succede in questa azienda giapponese

Chi non vorrebbe avere un gatto sul posto di lavoro? 

Starsene seduti a una scrivania mentre gli amati felini domestici si accoccolano sulle gambe non è più solo un sogno per i dipendenti della Ferray Corporation,un’azienda giapponese che si occupa di costruzione di siti web e sviluppo di applicazioni. La società ospita, infatti,nove adorabili gatti salvati, autorizzati a vagare per l’ufficio ogni giorno.

Naturalmente, tra fili, documenti, monitor e tastiere hanno un bel po’ da divertirsi. E sanno essere dei gran burloni, movimentando le giornate lavorative: a quanto pare spengono accidentalmente computer, masticano i cavi LAN, graffiano i muri, strappano le carte rovinano il codice passando sulle tastiere in cerca di coccole.

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Dormono anche sui tavoli nel bel mezzo delle riunioni e, quando arrivano nuovi clienti, hanno la ‘cattiva’ abitudine di esplorare i loro sacchetti e buste, tuffandosi al loro interno per giocare. Ma ovviamente tutto questo fa parte del gioco. È parte integrante della convivenza con i mici.

E i dipendenti non hanno dubbi: nonostante questi piccolissimi ‘inconvenienti’, i gatti hanno portato tantissimi benefici. Il rapporto tra colleghi è migliorato, dal momento che i gatti sono un argomento che porta a stare di più insieme. Per non parlare della riduzione dello stress.

Le politiche pro-pet non finiscono con i nove gatti dell’ufficio. Ogni giorno è possibile portare anche i propri animali domestici a a lavoro.

E se i dipendenti non hanno un animale domestico, allora l’azienda paga ¥5000 al mese (circa 42 dollari) per un “bonus cat” a chi adotta un gatto che ha bisogno di una casa.

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Non vorreste lavorare anche voi in un ufficio così?

 

Fonte:

http://www.greenme.it/vivere/lavoro-e-ufficio/15416-gatti-ufficio-azienda-giapponese

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* J.L.Borges e il gatto Beppo

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Il gatto bianco e celibe si guarda
nella lucida lastra dello specchio
e sapere non può che quel candore
e le pupille d’oro non vedute
mai nella casa sono la sua immagine.
Chi gli dirà che l’altro che l’osserva
è solamente un sogno dello specchio?
Penso che questi armoniosi gatti,
quello di vetro e quello a sangue caldo,
sono fantasmi che regala al tempo
un archetipo eterno. Così afferma
Plotino, ombra lui pure, nelle Enneadi.
Di che Adamo anteriore al paradiso,
di che divinità indecifrabile
siamo noi uomini uno specchio infranto?

˜J.L. Borges e Beppo˜

Fonte:https://www.facebook.com/digattiediarte?fref=ts

Leggi ancheOgni grande ha con sè un gatto

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* La buona notizia del venerdì: l’ombrello magico Ginkgo

L’ombrello riciclabile che si piega ma non si spezza 

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Ginkgo è l’ombrello che si piega, ma non si spezza.

E’ realizzato totalmente in plastica e in materiali riciclabili ed è stato ideato da tre ragazzi italiani.

La sua prima linea è andata letteralmente a ruba.

Quante volte ci siamo ritrovati sotto la pioggia battente perché le forti raffiche di vento avevano distrutto il nostro ombrello? Vedendo la fidanzata in difficoltà con il solito ombrello rotto, Federico Venturini ha avuto un’idea geniale: realizzare un ombrello di plastica.

Nel 2006, insieme ai suoi soci Gianluca Savalli e Marco Righi, ha deciso di dare vita ad una start up per mettere in commercio la sua creazione, un ombrello chiamato “Ginkgo”.

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Non è più fatto in metallo e tessuto, ma è realizzato totalmente in propilene, una plastica leggera e riciclabile al 100%.

Ginkgo è l’ideale per camminare per strada durante quelle tipiche giornate invernali di vento e temporali, si piega, ma non si spezza e non vi lascerà mai senza riparo sotto la pioggia. Venturini ha dichiarato di voler rivoluzionare il mondo degli ombrelli attraverso il suo prodotto ecosostenibile, che, una volta rotto, si può gettare nella spazzatura per essere riciclato.

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Per produrre Ginkgo, la start up si è servita di Indiegogo, piattaforma di crowdfunding, ed  è riuscita ad ottenere 137mila euro in pochissimo tempo.

E’ disponibile in venti diversi modelli, personalizzabili in dodici colori diversi, con un prezzo che va dai 15 dollari per la versione base, fino a 25 dollari per quelli più particolari ed originali. I settemila pezzi della prima linea sono andati letteralmente a ruba, tanto che i titolari della start up stanno già pensando a come sorprendere i clienti con la prossima produzione.

La novità è che il prodotto non verrà venduto più solo su Internet, ma arriverà nei negozi.

Federico Venturini dichiara: “Stiamo cercando di far leva sugli imprenditori italiani: ormai è quasi più conveniente produrre qui che in Cina, e noi vorremmo un prodotto bello, sostenibile e pure made in Italy”. Intanto, sono molte le aziende che vogliono avviare una partnership con i tre ideatori di Ginkgo, tra le più famose c’è anche la Fiat.

E l’ambiente ringrazia!


http://donna.fanpage.it/l-ombrello-riciclabile-che-si-piega-ma-non-si-spezza-foto/