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* World Water Day

Planet Earth splashing in water

La giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio.

Cade regolarmente ogni 22 marzo. Le Nazioni Unite invitano le nazioni membri a dedicare questo giorno a espletare le raccomandazioni raggiunte con l’Assemblea Generale e alla promozione di attività concrete all’interno dei loro Paesi.

Con la coordinazione del dipartimento degli affari sociali e economici delle Nazioni Unite, il giorno internazionale dell’acqua 2005 determinò l’inizio di una seconda decade internazionale delle Nazioni Unite dedicata all’azione per l’acqua.

In aggiunta agli stati membri, una serie di organizzazioni non governative hanno utilizzato il giorno internazionale per l’acqua come un momento per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla critica questione dell’acqua nella nostra era, con occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici. Ogni tre anni dal 1997, per esempio, il “Consiglio Mondiale sull’Acqua” ha coinvolto migliaia di persone nel World Water Forum durante la settimana in cui cadeva il giorno internazionale dell’acqua. Le agenzie promotrici e le organizzazioni non governative hanno messo in luce il fatto che un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua pulita e la struttura patriarcale, dominante in certi Paesi, che determina la priorità nella fruizione dell’acqua disponibile.        ( Wikipedia)


Risparmiare l’acqua è importantissimo per due motivi, sia per quello economico che per quello etico: l’acqua è un bene preziosissimo e non va sprecato.

Ecco qualche consiglio pratico:

1- Preferire la doccia alla vasca

fa consumare 50 litri anzichè 150 circa.

2- Tenere i rubinetti aperti solo il tempo necessario: mentre ci si lava i denti, si fa lo shampoo e ci si insapona possiamo benissimo chiuderli.

Risparmierò fino a 4 lt d’acqua ogni volta

3- Installare il frangigetto ai rubinetti: un piccolo miscelatore che mescola aria all’acqua e permette di ottenere un getto soddisfacente utilizzando meno acqua.

Permette di risparmiare fino al 50% del consumo

4- Mantenere rubinetti e altri impianti idrici in efficienza, riparando perdite e malfunzionamenti appena si verificano.

1 goccia al secondo, 60 gocce ogni minuto,400 lt in un mese, 4800 lt in un anno…

5- Installare lo “sciacquone intelligente”, quello con due tasti per due differenti volumi d’acqua, a seconda delle esigenze.

Il 30 % del consumo idrico è dovuto al WC: circa 10 litri ogni vota che si preme il pulsante

6- Lavare la macchina soltanto quando è necessario.

Sentito parlare di car pooling? Usare la macchina con il collega che abita vicino…

7- Riciclare l’acqua: quella fatta scorrere mentre si aspetta che venga calda, quella usata per cuocere la pasta, quella usata per sciacquare frutta e verdura… possono essere raccolte in una bacinella e riutilizzate per annaffiare le piante.

8- Quando si lavano i piatti a mano non lasciar scorrere l’acqua, ma riempire una bacinella ed utilizzare quella.

9-  Annaffiare le piante non al mattino o nel pomeriggio, ma alla sera quando si riduce al minimo la evaporizzazione dell’acqua.

10- Se c’è la possibilità di installare una piccola cisterna in giardino fatelo, l’acqua piovana raccolta dalle grondaie può essere conservata e riusata per innaffiare.

11- Per un risparmio energetico ed idrico in casa usate sempre lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico, durante le ore serali, nei giorni festivi, a basse temperature e optate per il lavaggio “eco” o rapido. Assicuratevi che siano in Classe A++ ovvero con il marchio Energy Star di efficienza energetica.

Infatti i nuovi modelli di lavastoviglie e lavatrice con questo marchio permettono di risparmiare il 50% sia di elettricità sia di acqua in meno.

La conservazione dell’acqua dovrebbe essere una pratica naturale e quotidiana, per tutta la famiglia. Un consiglio ai genitori eco-responsabili: dedicate un po’ di tempo ad insegnare ai vostri figli a rispettare l’ambiente con qualche modo divertente per un corretto risparmio idrico in casa, e vedrete che differenza, soprattutto nelle bollette!

http://www.greenme.it/consumare/acqua/

/www.chiudilrubinetto.it

http://risparmiodomestico.blogspot.it

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* Giornata Internazionale della Felicità : ecco la nuova materia scolastica Positive Education

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Felicità: ecco la nuova materia scolastica

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La felicità è l’obiettivo che accomuna ogni persona.

Educare i bambini alla felicità si può ed è di fondamentale importanza per fare di loro persone solide, capaci di far fronte ad ogni accadimento della vita.

E’ infatti questo l’obiettivo principale della Positive Education, un nuovo modello educativo basato sulla sinergia esistente tra le emozioni positive e l’apprendimento. Grazie ad esso è possibile usare l’esperienza ottimale per migliorare le performance scolastiche, il benessere psico-fisico e la determinazione a voler conseguire gli obiettivi prefissati.

In Australia ci sono circa 160 mila ragazzi che  ogni anno soffrono di depressione, la scuola basata sull’Educazione alla Positività nasce proprio per aiutare questi giovani a reagire al disagio, a combattere questa tristezza adolescenziale.

La felicità è l’obiettivo che accomuna ogni persona.

A scuola spesso si vedono ragazzi annoiati, frustrati, stufi e ansiosi difficilmente sono felici. Ma il nuovo programma di insegnamento che sta prendendo piede in alcuni stati del mondo sta modificando questo stereotipo di scuola. L’Educazione Positiva è un approccio formativo che vuole combattere e aiutare gli studenti a prevenire le malattie legate alla “non felicità“, allo stress.

Una scuola che si basa sulla positività è una scuola dove fiducia e collaborazione stimolano i ragazzi e dove vengono aiutati anche a meditare e rilassarsi prima di un evento importante come può essere un esame.

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Nel Bhutan, sull’Himalaya, è stato costituito l’acronimo FIL (Felicità Interna Lorda) che è praticamente uno degli obiettivi del Regno. Meditazione, preghiere e felicità per i bambini delle scuole che formano bambini sani, intellettuali e di valore che saranno cittadini produttivi e felici.

La Positive Education è un modello di insegnamento basato sulla sinergia esistente tra le emozioni positive e l’apprendimento. I risultati che si ottengono sono misurabili in termini di performance scolastiche, di benessere psico-fisico e di determinazione a voler conseguire gli obiettivi prefissati. L’efficacia di queste metodologie ha un riscontro scientifico supportato da numerose ricerche e studi a dimostrazione di quanto la positività abbia un ruolo reale all’interno della società.

La Scuola di Palo Alto, annoverata da anni tra le Business School più accreditate del nostro Paese, è una realtà unica nel suo genere. All’ampio catalogo di corsi, affianca un ricco ventaglio di action learning non convenzionale e una brillante attività editoriale che pubblica successi sui grandi temi del management, della crescita personale, del business.

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Nelle scuole di alcuni paesi del mondo sta prendendo piede un nuovo e rivoluzionario metodo didattico che prende il nome di Educazione Positiva: si tratta di un percorso formativo psicologico basato sulla felicità e sul benessere degli studenti.

Sì perché quando si affronta la questione “essere felici” i dati statistici hanno un ruolo marginale. Non è il PIL (Prodotto Interno Lordo) a definire lo stato di salute di una paese ma può esserlo la felicità. Mentre in Italia, su questi temi, siamo sempre un po’ in ritardo in diverse scuole straniere sono già state predisposte nel programma annuale le ore dedicate all’Educazione Positiva. Tra queste così all’avanguardia troviamo:

Il liceo Geelong in Australia che ha sviluppato un intero programma di insegnamento per promuovere il benessere degli studenti ed aiutarli a vincere la depressione;

il liceo Lerchenfeld di Amburgo che, come in un centinaio di scuole tedesche, è stata introdotta la Felicità come nuova materia di apprendimento.

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Insegnare la felicità non è un fatto esclusivamente teorico. I docenti di queste scuole innovative fanno il possibile per dare un contributo reale e concreto al raggiungimento della felicità personale e ci riescono, spesso, ricorrendo ad esercizi pratici, come il “tuffo dal palco” o la “doccia tiepida”. Si tratta di espedienti molto utili e capaci di stimolare e sviluppare negli studenti il senso di appartenenza alla comunità ma soprattutto l’autostima, la capacità di credere in se stessi.

La felicità non è un soffio o un momento: è il prodotto di una scelta lungimirante fatta pensando alla comunità e al futuro.  Perché è vero che la felicità si percepisce individualmente, ma si deve ricercare insieme.

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Di seguito il video di learning world che spiega nel dettaglio cosa significa un’Educazione Positiva, un’educazione alla Felicità.

http://youtu.be/U4hG9UHXO0M

Fonti:

http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2014/luglio/1404573626413.html

http://www.wired.it/economia/2014/06/06/felicita-buthan/

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La buona notizia del venerdì: La Luna Piena di Marzo rafforza le nostre scelte e ci spinge in avanti verso la rinascita di primavera

Come accade per ogni Luna, anche alla Luna piena in Vergine storicamente vengono dati dei nomi che sono legati al momento specifico dell’anno nel quale avviene e al percorso della natura.

Questa è la Luna dei corvi (il cui gracchiare segnava la fine dell’inverno) ma anche Luna dell’aratro, del seme o luna piena del verme, tutte caratteristiche della natura che si sta rimettendo in moto dopo la pausa invernale.

Tra soli due giorni con l’equinozio di primavera si festeggerà Ostara, dea della fertilità e simbolo appunto della rinascita.

Con questa Luna piena in Vergine sentiamo il bisogno interiore di comprensione e ordine così come di un importante confronto con noi stessi

“la Luna piena nel segno di Terra della Vergine non sopporta il superfluo, per non parlare del caos, delle relazioni traballanti, delle persone bugiarde. 

Questa fase di lunazione permetterà di alleggerirci dei rami secchi: i nostri cuori avvertiranno il bisogno di arrivare alla primavera liberi da tutto ciò che è negativo, tossico o confuso. L

L’energia trasmessa dalla Luna piena in Vergine è mentale, organizzata e focalizzata sul concetto di benessere, da preservare a ogni costo. Un influsso da sfruttare nel caso in cui ci si debba sbarazzare di bagagli emotivi scomodi. Se è vero che siamo ancora nel dominio dei Pesci, sensibili e talvolta tendenti al subire cose e persone, la Luna piena in Vergine ci rende più pratiche e responsabili, capaci di agire quando necessario.

Certo, l’allineamento del Sole e di Nettuno, pianeta che in astrologia rappresenta i sogni, le illusioni e i voli di fantasia, potrebbe creare un certo disorientamento, rendendoci vulnerabili, ma anche capaci di sondare le profondità dell’inconscio.

Se a ciò si aggiunge il vicino passaggio da inverno a primavera, ben si capisce come questa Luna piena sia altamente trasformativa, capace di rafforzare le nostre intenzioni e farci evolvere spiritualmente”.

Nel caso della Luna piena in Vergine di questo venerdì 18 marzo 2022 siamo sull’asse Vergine /Pesci.: i Pesci che sono un segno emotivo (segno d’acqua) ospitano il Sole, simbolo della ragione, mentre la Vergine che è un segno razionale e pragmatico (segno di terra) ospita la Luna, simbolo dei moti più interiori e profondi.

In più, durante questa Luna piena in Vergine nel cielo astrologico troviamo tanti pianeti nel segno dei Pesci che rendono molto forti le caratteristiche di creatività, idealismo ma anche perdita della ragione più controllata di questo segno zodiacale.

La recente congiunzione di Giove al Sole e la grande congiunzione che attendiamo di Giove a Nettuno amplificano il nostro sentire: l’empatia ma anche l’ansia, l’immaginazione ma anche il senso di vuoto.


I sogni in questo periodo sono molto potenti proprio come valvola di sfogo del subconscio e si vanno ad aggiungere alla forza onirica della fase lunare della Luna piena.

Quindi insomma le emozioni sono forti e la Luna in Vergine che cerca di controllare non sembra essere soddisfatta anzi appare quasi frustrata.

È vero che la Luna piena in Vergine è ottima per riordinare quello che abbiamo in sospeso ma si rischia che il bisogno di capire razionalmente amplifichi la nostra sensazione di non avere il pieno controllo di molti degli eventi che viviamo.

Questa Luna piena in Vergine sollecita molto i segni mobili ovvero Pesci e Vergine ma anche Gemelli e Sagittario, soprattutto dell’ultima decade, segni che spesso per natura faticano a restare concentrati su di un unico argomento, un solo progetto da far crescere.

La Luna piena di suo è un momento nel quale la nostra parte controllata si sbilancia, perde l’equilibrio e le emozioni, gli istinti hanno la meglio.


Liberamente tratto da:
https://www.elle.com/it/emozioni/psicologia/a39427107/luna-piena-vergine-18-marzo-2022
https://www.fanpage.it/

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Perchè siam donne : Virginia Woolf, la guerra e le tre ghinee

“Io in quanto donna non ho patria,

in quanto donna, la mia patria è il mondo intero”

Siamo nel 1935, il fascismo, consolidato in Italia, si stava espandendo in Europa e si cominciava a parlare di un pericolo di guerra.

Nel mese di aprile Virginia Woolf si incontra con lo scrittore e amico E.M Forster, molto impegnato nelle iniziative antifasciste, che la informa che nel comitato da lui promosso, le donne non sarebbero state ammesse.

‘Le signore, nei comitati rappresentano più che altro un elemento di disturbo.’

Virginia si sente ferita da queste parole. E inizia a scrivere, senza fermarsi.

Immagina di rispondere ad una lettera mandatale da un avvocato londinese, ‘l’uomo colto’, come lei lo definisce, e, alla domanda : “Cosa si deve fare per prevenire la guerra?”

Lei si chiede:

“Quando mai un uomo colto ha chiesto a una donna come secondo lei si possa prevenire la guerra?

Merita sicuramente un tentativo, anche se sarà destinato a fallire …

Combattere è sempre stato un’abitudine dell’uomo, non della donna...

Saltano all’occhio tre ragioni che spingono il vostro sesso a combattere: la guerra è un mestiere, è una fonte di felicità e di esaltazione.

Ma non tutti gli appartenenti al vostro sesso condividono questi sentimenti e queste opinioni

È altrettanto evidente, a quel che si legge sul giornale di oggi che, per numerosi che siano coloro che dissentono, la grande maggioranza del vostro sesso è favorevole alla guerra…

Come possiamo comprendere un problema che è solo vostro, e, quindi, come rispondere alla domanda?

Non avrebbe senso rispondere, basandoci sulla nostra esperienza e sulla nostra psicologia: che bisogno c’è di combattere?

È chiaro che dal combattimento voi traete un’esaltazione, la soddisfazione di un bisogno, che a noi sono sempre rimaste estranee…

La risposta alla vostra richiesta non può essere che una – il modo migliore per aiutarvi a prevenire una guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi.”

Da ‘Le tre ghinee’. Il libro verrà completato il 9 gennaio del 1938. e pubblicato in Gran Bretagna nel giugno 1938.

E’ una dichiarazione di pace ma contemporaneamente una denuncia della discriminazione delle donne anche in tempi di guerra.

E un’analisi puntuale della condizione femminile dell’epoca, costrette a lottare per avere spazio e considerazione, per portare avanti le proprie passioni, ritagliandosi un loro tempo nel tempo stereotipato loro concesso.

( “Una stanza tutta per sé” ) (1929)

Del resto è proprio l’esclusione dalle molte logiche patriarcali che hanno portato le donne ,pur con gli stessi valori ,a comportamenti diversi, alternativi e formativi per ogni generazione futura. Per il cambiamento, per la pace.

Tre ghinee, simboliche, da investire per l’istruzione femminile e dare la possibilità di accedere al mondo del lavoro e conquistare un posto nella società per il proprio merito.

Evidentemente non sono bastate se ancora oggi si parla di quote rosa e pari opportunità!

In Italia viene pubblicato nel 1975 dalla casa editrice ‘La tartaruga’, fondata da Laura Lepetit che pubblicherà solo libri di donne, iniziando proprio con Virginia Woolf

Fonti:

Scrittrici in giardino/Facebook

Pensieri di pace durante un’incursione aerea – di Virginia Woolf

Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf – Libro – Feltrinelli – Universale economica. I classici | IBS

Le tre ghinee – Virginia Woolf – Libro – Feltrinelli – Universale economica. I classici | IBS

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La buona notizia del venerdì: Piccoli gesti di solidarietà

Mamme che si aiutano in tempi di guerra.

Una fila di passeggini con tanto di copertine e necessaire per neonati su un binario di una stazione dei treni in Polonia.

Questa è la scena davanti alla quale si sono ritrovate le mamme ucraine in fuga dalla guerra arrivate al confine della #Slovacchia: una fila di passeggini per i loro #neonati. A metterle a disposizione le donne slovacche, proprio come avevano fatto qualche giorno quelle polacche. Un piccolo gesto di #solidarietà che è un faro di luce in questo momento tremendamente buio.

Un gesto di solidarietà tipicamente italiano di donare pizze calde alle famiglie che varcano l’Europa.

A #Przemyś, in Polonia, in tantissimi stanno ordinando cibo caldo che i fattorini consegnano direttamente ai #rifugiati ucraini che scendono dai treni provenienti dall’Ucraina, trovando accoglienza e speranza.

La catena di #aiuti è nata spontaneamente dopo che una cittadina polacca residente in Italia aveva chiesto sui social a chiunque avesse voluto contribuire di ordinare da mangiare online sul sito polacco pyszne.pl di #JustEat e di farlo recapitare all’indirizzo: plac Legionów 37-700 Przemyśl, inserendo al posto di nome e cognome “consegnare alla stazione a chiunque ne abbia bisogno o ai volontari”.

L’iniziativa è diventata in pochissimo virale e migliaia di pizze sono state acquistate da tutta l’Italia e anche nel resto del mondo e consegnate appena sfornate ai bambini ucraini e alle loro famiglie.

Oltre alle stazioni l’autrice del post ha condiviso anche gli indirizzi di alcune scuole locali dove sono ospitate le famiglie a cui si può far consegnare il #cibo ordinato.

Tantissimi hanno commentato l’annuncio della donna su Facebook, ringraziandola di aver condiviso questa iniziativa e hanno postato le foto dei loro ordini sul sito polacco, in prevalenza pizze, mostrando la propria vicinanza alle famiglie ucraine in fuga dalla #guerra e condividendo virtualmente con loro il cibo che hanno scelto di donare.

Le persone stanno prenotando stanze su AirBnB Ucraina non per soggiornare, ma come forma di aiuto diretto a host e cittadini

Ekaterina Martiusheva che gestisce una serie di appartamenti nella capitale Kiev e che con i soldi ricevuti è stata in grado di pagare lo stipendio a sei dipendenti e di aiutare alcune famiglie rifugiate. Solamente tra mercoledì e giovedì sono stati prenotati circa 60.000 pernottamenti in Ucraina tramite Airbnb.

Questa ondata di prenotazioni che ha interessato la piattaforma Airbnb, ha spinto la compagnia a voler dare il proprio contributo mettendo a disposizione appartamenti gratuiti a breve termine per accogliere più di 100.000 sfollati ucraini, come riporta l’amministratore delegato Brian Chesky, e chiede ai suoi hosts di fare lo stesso in questo momento critico e di aiutare chi ne ha più bisogno.

Davide Martello è il pianista che è arrivato al confine per suonare musica per i profughi ucraini: “Sono giorni che sentono bombe e mitragliate, è giusto che adesso sentano un po’ di leggerezza”.

Il pianista che suona durante le emergenze, questa volta anche durante il conflitto tra Ucraina e Russia. Lo avevamo già conosciuto durante le rivolte in Turchia di Gezi Park e al Bataclan, dopo la strage di Parigi.

È Davide Martello e ha fatto un viaggio di 15 ore per arrivare al confine tra la Polonia e l’Ucraina e suonare il suo pianoforte per i profughi ucraini: “Sono giorni che sentono bombe e mitragliate, è giusto che adesso sentano un po’ di musica”.

Davide Martello è italiano, di origini siciliane, ma da 40 anni vive nella Foresta Nera in Baviera. A Fanpage.it racconta il suo gesto: “Ho pensato che era giusto così, ho viaggiato tanto ma ne è valsa la pena”. 

Lo chef José Andrés con la sua associazione World Central Kitchen ha raggiunto il confine polacco per dare un aiuto concreto sul campo e cucinare per sfamare i rifugiati ucraini che attraversano il confine in fuga dalla guerra.

Siamo stanziati in diversi punti lungo la frontiera polacca – spiega chef Andrés – Stiamo già servendo pasti in Romania, e stiamo allestendo molti altri punti di ristoro. Ricordatevi, ci sono un sacco di strade per uscire dall’Ucraina verso la Polonia, la Romania, la Moldavia: qualunque sia il punto dove i rifugiati emigrano, noi cercheremo di esserci“.

Siamo già anche in Ucraina – continua Andrés – Abbiamo un ristorante a Odessa che sta servendo cibo ai civili, e ne stiamo contattando altri.

Ciò che voglio dire a chi ci vuole aiutare è che ci sono molti modi per combattere, e alcune persone combattono dando da mangiare alla gente. Queste sono le persone a cui ci rivolgiamo e siamo pronti a supportarle in ogni modo possibile”.

Kerenza Peacock, una bravissima violinista inglese, e’ riuscita ad organizzare 93 altri violinisti del mondo in un unico video, per suonare una classica composizione Ucraina insieme a Ilia.
E’ un gesto meraviglioso e allora posto qui il video nella speranza che vi piaccia, che lo sosteniate (c’e’ un link per chi vuole lasciare una piccola donazione) e soprattutto che lo facciate girare tra gli amici e i conoscenti. Grazie a tutti!

La musica contro le bombe. Il suono del piano e dei violini .contro quello delle esplosioni

Donne di Ucraina piantate tutto quello che potete nelle vostre terre a primavera perchè dopo dovremo sfamare tutta l’ Ucraina.” un appello di una mamma della campagna ucraina

Solidarietà tra mamme, passeggini in stazione per ucraine in fuga – Mondo – ANSA

Come donare una pizza o una zuppa calda ai rifugiati ucraini accolti in Polonia – Cuciniamo Insieme

Le persone stanno prenotando stanze su AirBnB Ucraina non per soggiornare, ma come forma di aiuto diretto a host e cittadini – greenMe

Davide, il pianista italiano che suona a pochi chilometri dalle bombe: Lo faccio per i profughi (fanpage.it)

José Andrés al confine ucraino cucina per i rifugiati (finedininglovers.it)

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Perchè siam donne: Liza Djakonova è stata la prima femminista russa

Prima che la nozione di femminismo diventasse popolare, Liza scriveva nel suo diario:“

Non mi serve che le donne abbiano pari diritti con gli uomini, che lavorino negli uffici statali o governino il Paese. No, ci sono abbastanza uomini per quello. Ma bisogna dare alle donne una sfera d’azione più ampia, i diritti generali dell’essere umano; dare il diritto allo sviluppo dell’intelletto e del cuore, a quelle di loro che non hanno l’opportunità di sposarsi, e il diritto di guadagnare soldi per conto proprio. E se tra quelle donne appaiono alcuni intellettuali e talenti straordinari, non opprimerle, dar loro i mezzi per uno sviluppo libero… Suppongo che ci saranno comunque abbastanza donne che vorranno sposarsi”.

Liza Djakonova, nata nel 1874, sorella maggiore di una grande famiglia, non voleva seguire le usanze dell’epoca di sposarsi non oltre i 19 anni e le speranze della madre che la voleva sistemata finanziariamente. Lei amava solo leggere e studiare.

Liza aveva conseguito il diploma in un ginnasio di Jaroslavl (272 chilometri a nordest di Mosca), e voleva continuare a studiare e ottenere una buona istruzione e un lavoro.

Ma prima dei 21 anni Liza non poteva accedere ai corsi di istruzione senza il consenso della madre, né usufruire della piccola eredità che il padre le aveva lasciato. E non avendo nemmeno né padre né marito!

La sua passione conquistò il direttore dei corsi di San Pietroburgo che le permise di frequentare.

Nonostante tutte le difficoltà, Liza ebbe la fortuna di ricevere la migliore educazione che la Russia potesse offrire alle ragazze in quell’epoca. Cosa che non la favorì comunque nella ricerca di un lavoro stabile.

Determinante per la sua formazione fu la lettura delle opere di Lev Tolstoj, scrittore che aveva un’autorevolezza indiscutibile su tutti i suoi contemporanei.

Soprattutto un romanzo attraeva i lettori dell’epoca “ Sonata a Kreutzer” che era stato censurato e ufficialmente bandito per gli argomenti scabrosi che trattava.

Non tanto per la vicenda di gelosia, ma perchè Tolstoj negava il senso positivo del matrimonio, esprimendo giudizi sulla unione di un uomo e una donna, benedetti dalla tradizione cristiana.

Per Tolstoj l’amore nel matrimonio e solo un atto fisiologico che obbedisce all’istinto, è vizio e lussuria; e da perfetto asceta egli sacrifica volentieri la perpetuità della specie a questa perpetuità del male”.

Liza lesse in segreto il libro, che esercitò una profonda impressione su di lei.

Scrisse persino un articolo “Sulla questione della donna”, dove sosteneva che “il cristianesimo ha sostenuto la schiavitù delle donne su base religiosa”.

Era inimmaginabile che una ragazza della sua epoca , molto religiosa da giovane, potesse superare tutti gli stereotipi e l’educazione delle donne, solo attraverso la cultura e le riflessioni sul suo diario.

La fine del XIX secolo fu contrassegnata dal crescere del movimento rivoluzionario e da un numero di donne rivoluzionarie che in realtà sostenevano i rivoluzionari maschi, piuttosto che condurre la lotta per sé. Liza fu sì affascinata dal loro coraggio ma poi quasi tutte poi si sposavano. Contravvenendo, secondo lei , ai loro obbiettivi di libertà ed emancipazione femminile.

Per questo si trasferì a Parigi.

Gli appunti di Liza intitolati “Diario di una donna russa” furono pubblicati all’inizio del XX secolo, dopo la sua morte misteriosa a 27 anni: il suo corpo fu trovato tra le montagne del Tirolo austriaco nell’estate del 1902

Liza Djakonova aprì da sola, in Russia, la strada al femminismo. Non poteva sopportare che le donne trovassero la ragione della loro vita solo nel matrimonio, e che fosse loro impedito di svilupparsi autonomamente; studiando e trovandosi un lavoro.

Fonte:

Come una donna di provincia divenne la prima femminista russa – Russia Beyond – Italia (rbth.com)

”.Perchè siam donne e per noi non esistono confini ! Il mondo è la nostra casa!

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Pace! Non basta una parola è un impegno costante!

In questo momento è la parola d’ordine. Si manifesta per la Pace, si scrivono fiumi di parole per esaltarla, si mettono manifesti con bandiere di tutti i colori, si dipingono colombe sui muri, si prende posizione…
In questo momento tutti si schierano e inevitabilmente nascono sentimenti che di pace proprio non sono. Perchè contemporaneamente si si odia il “cattivo” . E questo odio viaggia accanto alla volontà di Pace.
Generalizzare è una prerogativa dell’essere umano e si colpevolizzano interi popoli per la colpa di pochi, talvolta di uno.
Per arrivare a volte ad una specie di caccia alle streghe. E non si tiene conto che si tratta di esseri umani che vengono cancellati dalla vita senza appello alcuno.
In effetti si parla poi di pace solo quando c’è la guerra.
Pablo Picasso
E’ una prerogativa umana ragionare dualisticamente : a tutto c’è un opposto, o bianco o nero, buono o cattivo ,o questo o quello, e si agisce “ contro questo” o “ a favore di quello”.
Quindi la pace si ha solo quando non c’è la guerra e si fa la guerra per ottenere la pace.
Può sembrare un semplice sillogismo.
Ci sono attendibili opinioni in ogni tempo:
Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant. Dove fanno il deserto , quello chiamano pace”  Tacito
“ Facciamo la guerra per poter vivere in paceAristotele.
 Si vis pacem, para bellum . Se vuoi la pace prepara  la guerraVegezio
 Essere preparati alla guerra è uno dei mezzi più efficaci di preservare la paceGeorge Washington.
 La pace non è un assenza di guerra: è una virtù, uno stato d’animo,una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia. Baruch Spinoza
Io penso che  Pace è un valore insito nel’ Essere umani, uno stato d’animo interiore che è in ciascuno di noi e che prescinde da un suo opposto.
Pace è un atteggiamento mentale strettamente legato al cuore che determina il modo di interpretare il mondo in tutte le sue sfaccettature e di conseguenza il ciascuno agire.
Se sono in pace con me stessa allora la posso esportare agli altri, e solo allora.
Pace è quindi solo una parola,  il più delle volte un parolone che accomuna la gente… e le coscienze? Vado alla manifestazione o alla marcia e …dentro di me sono in pace?
Ma che vuol dire essere in pace con se stessi? Una ricetta universale non l’hanno ancora inventata eppure se ne sono dette di tutti i colori e sono stati versati fiumi di inchiostro.
Altre attendibili opinioni:
La pace è un quotidiano, un settimanale, un processo mensile, a poco a poco cambiando opinioni, lentamente erodendo vecchie barriere, tranquillamente costruendo nuove strutture”. John F. Kennedy
La pace non è un rapporto delle nazioni. Si tratta di una condizione mentale derivante da una serenità d’animo. E ‘anche uno stato d’animo. Pace duratura può venire solo a persone pacifiche“. Jawaharial Nehru, primo ministro dell’India
Il fatto è che la pace è una sensazione talmente personale che io non posso fare altro che raccontare la mia.
Io mi sento in pace quando mi sento al posto giusto al momento giusto. Giusto per chi?
Per me, ovviamente. Tu per te. Loro per loro.
Io mi sento in pace quando porto avanti con passione le mie scelte.
Io mi sento in pace quando sono in sintonia con la natura e con i ritmi dell’universo .
Io mi sento in pace quando penso che se oggi vedo nero domani è un altro giorno.
Io mi sento in pace quando vedo sorridere qualcuno che prima era cupo.
Io mi sento in pace quando in coda alla posta la fila va lenta e faccio amicizia con la signora accanto.
Io mi sento in pace quando piove e non ho l’ombrello, dopotutto il sole splende per tutti
Io mi sento in pace quando la bimba del vicino, che di notte piange, mi saluta per nome
Io mi sento in pace quando alla tv danno la  notizia che è nata una nuova stella.
Per me dire Pace, fare Pace, marciare per la Pace non è Pace. Se non si è in pace con se stessi, come si può dare un contributo alla Pace?
Si può diffondere come un onda su tutta l’umanità se la Pace è nel cuore. E così si cancella la guerra.
O no?


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* l buona notizia del venerdì:Internet scaccia depressione: i “silver surfer” (navigatori non più giovanissimi)che navigano stanno meglio

Anziane+al+pc

I ” silver surfer “, benché non ci si pensi, sono sempre più attivi sui social media.

Addirittura una compagnia australiana, Optus, ha rilevato come più di tre quarti degli stessi in Australia fanno uso di Facebook per tenersi in contatto con amici e familiari e i nonni lo utilizzano come strumento per tenersi aggiornati con i nipoti.

Recenti pubblicazioni dimostrano come circa l’80% delle persone con più di 60 anni ha utilizzato Internet almeno una volta. Ma non solo: dal 2005 ad oggi le persone fino ai 67 anni che utilizzano Internet sono passate dal 10,8 al 22,8%, e quelle fino ai 74 anni sono balzate dal 5,5 al 9,9%.

Che cosa significa questo? Che la figura del «nonno» che guarda con sospetto quelle «strane scatole», illuminate e piene di colori come i PC, sembra un lontano ricordo.

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Per essere al passo con i tempi le persone anziane usano quello che la tecnologia mette a disposizione, forse con un po’ meno di abilità manuali ma: però una volta imparate le dinamiche e i trucchi, sono assolutamente in grado di districarsi tra le innumerevoli opzioni che offre la moderna tecnologia. Non è insolito vedere nelle corsie degli ospedali persone anziane che usano il cellulare come fosse il telefono di casa, o, addirittura, le ultime innovazioni tecnologiche, i cosidetti tablet.

Internet allontana la depressione. Almeno per gli anziani. Lo sottolinea uno studio del Michigan State University pubblicato su The Journal of Gerontology.di Boston.

Uno su tre lo è di meno grazie alla possibilità fornita dal web di chattare, parlare, vedere i propri figli e nipoti anche lontani. Grazie ad email e social network, a Skype e chat varie, le persone, soprattutto quelle in avanti con l’età, si sentono meno sole e stanno meglio.

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I ricercatori hanno seguito oltre 3mila pensionati americani, sia uomini sia donne, e osservato i loro stili di vita. Gli anziani sono stati anche sottoposti ad alcuni questionari psicologici.

Il 30% del campione, cioè quasi uno su tre, usava il computer a casa ed era meno depresso, con sintomi inferiori in media del 33% rispetto a chi invece non aveva accesso alla rete.

Inoltre in chi vive da solo gli effetti benefici sono ancora superiori, sottolineano gli autori, che incoraggiano figli, nipoti e parenti ad insegnare agli anziani ad usare il computer anche quando superano gli 80 o i 90 anni di età.

Internet è un ottimo strumento di integrazione sociale e, con un po’ di esercizio, anche ad una età avanzata si può imparare facilmente a scrivere email, allegare foto, chattare e navigare e distrarsi”.


Fonti:
http://tech.fanpage.it

http://www.ladyblitz.it/psicologia/internet-scaccia-depressione-1534462/

Altre buone notizie:

” adottare una villa di Roma antica” di marisamoles.wordpress.com