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La buona notizia del venerdì: Dagli USA arriva un venticello che accarezza l’umanità tutta nessuno escluso

Un punto di svolta che molti auspicavano ma che ben pochi ritenevano realmente possibile.

L’amministrazione Biden ha detto di sostenere gli sforzi per revocare le tutele di proprietà intellettuale per i vaccini anti Covid-19 per accelerare la fine della pandemia.

Lo riferisce la rappresentante Usa per il commercio, Katherine Tai, annunciando la posizione del governo Usa.

“Si tratta di una crisi sanitaria mondiale e le circostanze straordinarie della pandemia invocano misure straordinarie”, ha dichiarato Tai in una nota, precisando che Washington parteciperà “attivamente” ai negoziati in corso al Wto.

Un cambio di passo che viene salutata con entusiasmo da chi combatte in prima linea la pandemia.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha esultato su twitter e in una nota ha espresso l’elogio per l’impegno dell’amministrazione degli Stati Uniti del presidente Joe Biden.

“Questo e’ un momento monumentale nella lotta contro il Covid-19. L’impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell’ambasciatore Katherine Tai, rappresentante degli Stati Uniti per il commercio, a sostenere la rinuncia alla protezione della proprieta’ intellettuale sui vaccini e’ un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide della salute globale“, ha detto Tedros. “Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro decisione storica per l’equita’ dei vaccini e la priorita’ del benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarieta’, basandoci sull’ingegnosita’ e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita Covid-19″.

Il direttore generale dell’Oms ha aggiunto: “Il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea alla proprieta’ intellettuale sui vaccini Covid-19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Stati Uniti nel lavorare per porre fine a questa pandemia. Ma non sono sorpreso da questo annuncio. Questo e’ quello che mi aspettavo dall’amministrazione del presidente Biden”.

Per tutta la durata della pandemia di COVID-19, l’OMS ha lavorato con i partner per aumentare lo sviluppo e la distribuzione di vaccini, diagnostica e trattamenti attraverso l’acceleratore di accesso agli strumenti COVID-19, un pilastro del quale e’ la COVAX Facility per la condivisione equa dei vaccini alle persone a rischio in tutto il mondo. –

Dopo premi Nobel, ex capi di Stato e di governo e leader religiosi, negli ultimi giorni sono scese in campo anche le celebrities che hanno partecipato alla registrazione di “Vax Live: il concerto per riunire il mondo”

Alla kermesse hanno partecipato il principe Harry e lo stesso presidente Biden, che ha inviato un video-messaggio registrato insieme alla moglie Jill.

L’apertura delle ultime ore dà allo spettacolo una luce nuova: quella della consapevolezza che di fronte a 3 milioni e 230mila morti condividere il più possibile i vaccini è l’unica via per restituire alla scienza il suo senso più alto, quello di servire l’umanità.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/biden-vaccini-revoca-brevetti-f91ac8b2-9ade-4f97-b58a-f30862ae0873.html

Sono troppo ottimista?

Eppure è un segno che qualcosa sta maturando nell’aria !

Parole inaspettate che possono avere grande riscontro nell’orientamento delle decisioni mondiali e risvegliano i grandi principi della umanità.

Parole che echeggiano nell’eterico da varie autorevoli fonti.

Se non altro il dialogo si è evoluto in quantità e qualità.

L’umanità si sta scoprendo come gruppo eterogeneo ospite di un unico pianeta e che la diversità è una risorsa soprattutto nella globalità.

Che i piccoli possono dare maggiori contributi dei grandi purchè in sintonia.

Che i valori sono veramente un patrimonio di tutti perchè insiti nella esperienza umana.

Che si può azzardare a proposte apparentemente impopolari ma riescono a scatenare propositi positivi a catena . E si fa con naturalezza.

Persino la natura ci stupisce con rinascite inaspettate a piccole nuove attenzioni e sono una partenza.

Non avete notato quanto più verde rigoglioso intorno a noi, quanti colori più intensi e quanti profumi dimenticati…

Eppure qualcosa sta cambiando nell’aria, non ti senti solleticare dalla brezza?

A proposito:

Albert Bruce Sabin scoprì il vaccino contro la poliomelite.

Non brevettò il suo vaccino ma lo regalò a tutti i bambini del mondo!

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Sebben che siamo donne: Una pluripremiata atleta Wyomia Tyus…ma donna e nera!

Lei è Wyomia Tyus straordinaria atleta afroamericana.

Alle Olimpiadi del 1968, a Città del Messico, diventa la prima persona della storia, uomo o donna, a difendere con successo il titolo olimpico dei 100 metri. Ci vorranno 20 anni perché qualcuno faccia altrettanto (Carl Lewis nell’88) e quasi 50 perché qualcuno faccia meglio di lei (Usain Bolt nel 2016).

Eppure poco si conosce del suo record sportivo e della sua protesta per i diritti civili delle persone afroamericane che infuriava in quegli anni.

Wyomia, mette in atto anche una protesta dal forte valore simbolico. Indosserà non pantaloncini bianchi forniti dalla squadra, ma pantaloncini neri.

John Carlos e Tommie Smith in quella stessa Olimpiade alzano i pugni sul podio.

Del suo gesto non parlerà pressoché nessuno.

E quando Lewis vince il suo secondo oro nei 100 metri nel 1988, viene celebrato come il primo atleta a farlo. Wyomia l’aveva fatto 20 anni prima.

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Wyomia Tyus detiene un primato che nessuno potrà mai sottrarle.

Nata il 29 agosto 1945 a Griffin, nello Stato della Georgia, figlia di mezzadri,è stata infatti la prima atleta in grado di bissare un titolo olimpico sulla distanza regina dei 100 metri.

Cresciuta alla Tennessee State University, Tyus ha partecipato ai Giochi di Tokyo 1964 all’età di 19 anni appena. Evidenziando le proprie ambizioni fin dalle batterie, in cui con 11”2 ha eguagliato l’allora record del mondo di Wilma Rudolph, per poi imporsi in finale davanti alla connazionale Edith McGuire che mai aveva battuto in precedenza.

In una prima esperienza a cinque cerchi completata dall’argento nella 4×100 alle spalle del quartetto polacco. Il bis quattro anni più tardi, a Città del Messico 1968, quando si mette la medaglia d’oro al collo stabilendo il primato mondiale in finale in 11”0.

Nella stessa edizione dei Giochi olimpici vince anche una medaglia d’argento con la staffetta 4×100 seconda dietro la squadra polacca,trascinando questa volta alla vittoria la staffetta veloce degli Stati Uniti con una straordinaria ultima frazione.

Negli anni seguenti vince numerosi campionati nazionali nelle prove di velocità, nonché un oro sui 200 metri piani ai Giochi Panamericani svoltisi a Winnipeg nel 1967.

Nel 1968 partecipa alla sua seconda Olimpiade con l’intento di difendere il titolo conquistato quattro anni prima sui 100 m. Nelle batterie dimostra di essere nuovamente la favorita per l’oro, eguagliando il record olimpico. Nella finale fa ancora meglio, conquistando l’oro e stabilendo il nuovo primato mondiale della specialità con 11″0.

Con questa vittoria diventa la prima atleta, sia tra gli uomini che tra le donne, a difendere con successo il titolo olimpico dei 100 metri.

Wyomia si qualifica anche per la finale dei 200 metri classificandosi sesta. La sua quarta medaglia olimpica, il terzo oro assoluto, arriva nella staffetta 4×100 m dove Wyoma ,correndo la frazione finale, porta la squadra statunitense al titolo ed al nuovo record mondiale

Dopo i Giochi Olimpici decide di ritirarsi dalle competizioni:

Nel 1980 è stata introdotta nella National Track & Field Hall of Fame e nel 1985 nella U.S. Olympic Hall of Fame.

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“Successe non solo perché ero nera ma anche una donna. All’epoca, non era gradito nessun bagno di gloria per una donna afroamericana. Vorrei che il mondo sapesse non tanto quanto veloce ho corso o quante medaglie ho vinto. Voglio che il mondo mi ricordi come una donna che ha dato tutto quello che poteva e che desiderava rendere la vita molto più facile alle atlete che sarebbero venute dopo di me”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Wyomia_Tyus

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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La buona notizia del venerdì: Le Giornate Fai di Primavera, edizione 2021

Torna la più grande festa di piazza dedicata al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.Ben 600 aperture in oltre 300 città in tutta Italia, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria.

Sabato 15 e domenica 16 maggio saranno eccezionalmente aperti ville e parchi storici, residenze reali e giardini, castelli e monumenti che svelano spazi sorprendenti, aree archeologiche e musei insoliti; e ancora, orti botanici, percorsi naturalistici da godersi anche in bicicletta, itinerari in borghi che custodiscono antiche tradizioni: anche quest’anno le 600 aperture in oltre 300 città proposte in occasione delle Giornate FAI di Primavera – organizzate, disposizioni governative permettendo nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria – ben racconteranno l’eccezionale varietà del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.

Nel 2021 la manifestazione di punta del FAI, accolta sempre con gioia e speranza e diventata ormai irrinunciabile per tantissimi italiani che amano stupirsi di fronte alle bellezze spesso poco conosciute che ci circondano, sarà anche una preziosa occasione per spiegare, attraverso l’attenta scelta dei luoghi e la narrazione che ne verrà fatta, la nuova visione culturale della Fondazione – presentata a marzo in occasione del XXV Convegno Nazionale dei Delegati e dei Volontari – che vede l’Ambiente come indissolubile intreccio tra Natura e Storia e la Cultura come sintesi delle scienze umane e naturali. E l’Italia, come nessun altro paese al mondo, è ricca di esempi di come la co-evoluzione armonica di Natura e Uomo abbia creato paesaggi unici.

Le Giornate FAI sono un’occasione per conoscere l’inestimabile patrimonio culturale d’Italia e un grande momento di incontro tra il FAI e tutti gli italiani.

E ci sono anche gli Apprendisti Ciceroni , è un progetto di formazione nato nel 1996 e cresciuto negli anni, fino ad arrivare a coinvolgere oltre 50.000 studenti ogni anno.

I ragazzi hanno l’occasione di accompagnare il pubblico alla scoperta del patrimonio di arte e natura del proprio territorio e di sentirsi direttamente coinvolti nella vita sociale, culturale ed economica della comunità, diventando esempio per altri giovani in uno scambio educativo tra pari.

L’impegno degli Apprendisti Ciceroni è certificato dal FAI con un attestato di partecipazione. Gli studenti della scuola secondaria di II grado possono far valere la propria partecipazione ai fini dell’acquisizione di crediti scolastici.

La formazione degli studenti, inserita nel Piano dell’Offerta Formativa (POF), è pensata come una esperienza continua durante tutto l’anno scolastico, che concretamente vede la loro partecipazione sul campo presso istituzioni museali pubbliche o private, in occasione di eventi organizzati dal territorio e nei principali eventi nazionali FAI: le Giornate FAI di Primavera e di Autunno e le Giornate FAI per le scuole.

Il progetto Apprendisti Ciceroni può essere declinato nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO).

La manifestazione si inquadra nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale Coloro che decidono di partecipare, sostengono con il proprio contributo la missione della Fondazione.

Quest’anno il contributo minimo suggerito per prenotarsi e prendere parte alle Giornate FAI di Primavera è di 3 euro.

Per chi lo volesse, sarà possibile sostenere ulteriormente la missione della Fondazione con contributi di importo maggiore oppure attraverso l’iscrizione annuale, un gesto concreto in difesa del patrimonio d’arte e natura italiano che permette di godere di iniziative e vantaggi dedicati.

O ancora con l’invio di un sms solidale al numero 45586, attivo dal 6 al 23 maggio 2021.

““Quando si ha una forte visione d’insieme è piuttosto facile che la visione diventi realtà. Ma ci vuole coraggio, molta grinta…Quando si ha una forte visione d’insieme è piuttosto facile che la visione diventi realtà. Ma ci vuole coraggio, molta grinta…”

(Giulia Maria Crespi, )

Ed è stato proprio con coraggio, grinta e un pizzico di follia che quattro amici – Giulia Maria Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli – decisero nel 1975 di fondare il FAI, sul modello del National Trust inglese, seguendo il consiglio di Elena Croce. Li univa un unico scopo: quello di far conoscere e proteggere le straordinarie bellezze di cui l’Italia è ricca, i monumenti, i paesaggi, le opere d’arte, i siti archeologici…

https://www.romatoday.it/eventi/cultura/giornate-fai-di-primavera-15-16-maggio-2021.html

https://www.fondoambiente.it/il-fai/scuola/progetti-fai-scuola/apprendisti-ciceroni/

https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-di-primavera/

https://www.investireoggi.it/news/giornate-fai-di-primavera-2021-il-15-e-il-16-maggio-ecco-cosa-vedere-in-piemonte-sicilia-e-marche/

https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2021/05/La-Settimana-Rai-per-i-Beni-Culturali-Rai-e-FAI-18af20f7-47dd-4ce2-9cb4-b3dcaf5bb5d8-ssi.html

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La buona notizia del venerdì: Agli uffizi una scorpacciata di arte :129 opere in 14 nuove sale. Educare alla Bellezza cambierà il mondo!

In un altro paese questa collezione di 129 opere sarebbe stato un museo a sè stante qui è solo un altro capitolo all’interno della narrazione delle Gallerie degli Uffizi, ma è un capitolo fondamentale” con queste parole il direttore Eike Schmidt ha riassunto l’apertura delle 14 “nuove” sale con ben 129 opere di cui alcune mai esposte prima d’ora.

Il 4 maggio gli Uffizi apriranno al pubblico con grandi novità, un ulteriore invito a visitare uno dei luoghi d’arte più belli d’Italia e del mondo. Ma le sale d’arte non sono l’unica novità: è cambiata la biglietteria, l’ingresso con annessa zona di sicurezza, il negozio e anche i bagni, nell’ala di Ponente sono stati sistemati due ambienti con diciotto nuove toilette. Il biglietto verrà erogato nelle sale dell’ala di Ponente, dove sorgerà anche un nuovo guardaroba per i gruppi e l’ingresso in Galleria si troverà dirimpetto, al pianoterra dell’ala di Levante, quindi nella parte del complesso vasariano più vicina all’Arno.

Le nuove sale, che affiancano al primo piano della Galleria il corridoio dove le opere erano prima esposte (a partire dal 2011), erano state finora utilizzate per mostre temporanee, oppure erano chiuse. Adesso, con un cambiamento nel percorso di visita del museo, accolgono i visitatori in arrivo dal secondo piano attraverso la scala Buontalenti o l’ascensore situati tra la sala di Leonardo e quella di Michelangelo-Raffaello a metà del Corridoio di Ponente (non si passerà dunque come fino ad ora dallo scalone dei Lanzi, accessibile dal fondo dello stesso corridoio).

I nuovi ambienti permettono anche un’esposizione in dialogo tra i vari dipinti e l’allestimento, protetto da vetri di ultima generazione e praticamente senza rifrangenza, permette di avvicinarsi come mai prima d’ora alle opere di Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto, Pontorno, Parmigianino (etc…) e anche ai due recenti acquisti degli Uffizi: i dipinti di Daniele da Volterra – stretto seguace di Michelangelo – raffiguranti la Sacra Famiglia con Santa Barbara e l’Elia nel deserto.

A fine anno sarà inaugurata la Sala della collezione degli autoritratti, iniziata nel Seicento dal Cardinal Leopoldo, che nel 1973 erano stata spostata nel Corridoio Vasariano ma che originariamente era situata agli Uffizi. Per dare testimonianza dell’inizio dei lavori è stata temporaneamente preparata una sala che ruota intorno alla statua del Cardinale (scolpita nel 1667 dall’artista di corte Giovanni Battista Foggini) tra i quadri esposti ci sono quelli di Sofonisba Anguissola, di Ludovico Cardi detto il Cigoli, del Bernini, di Carlo Dolci. E intorno una selezione di altri autoritratti, provvisoria, perciò cronologicamente varia (Angelica Kauffmann, Marc Chagall, Renato Guttuso, Adriana Pincherle, Yayoi Kusama, Tesfaye Urgessa, solo per segnalarne alcuni).

Tra le sale più belle quella che accoglie la Madonna dal collo lungo del Parmigianino, capolavoro indiscusso del Manierismo emiliano, che adesso si trova sulla sulla parete di fondo di una sala raccolta e profonda, così che l’opera appare come in un canocchiale prospettico che attrae l’osservatore. Questo particolare allestimento delle opere, realizzato anche grazie al contributo dei Friends of the Uffizi Galleries, è stato disegnato dall’architetto Antonio Godoli.

Il famoso Corridoio Vasariano, chiuso alle visite dal 2016 per ragioni di sicurezza, nel 2022 riaprirà al grande pubblico in via ordinaria e interamente riallestito. La volontà è quella di aprire il 27 maggio 2022, come desiderato dal direttore per ricordare la strage dei Georgofili del 1993, ma se i lavori dureranno 15 mesi (circa) come annunciato, l’anniversario verrà sicuramente superato. “Ancora non abbiamo una cifra per il biglietto, di sicuro all’inizio sarà possibile comprare un biglietto solo per il Corridoio, poi sarà valutato anche un biglietto cumulativo” concludono dalle Gallerie.

Tra le autorità presenti alla conferenza stampa anche il soprintendente Andrea Pessina che ha raccontato alcune possibilità molto interessanti per le Gallerie, un percorso espositivo che racconti gli Uffizi prima degli Uffizi: “Questa è un’occasione irripetibile per arricchire la storia della città di Firenze, perché sotto ai nostri i piedi, sotto tutta quest’area che oggi è il cuore pulsante della città ma che allora, è giusto dirlo, almeno in parte era uno spazio residuale tra la Florentia romana e quello che era l’allora corso dell’Arno, ecco, sotto questo spazio nel corso di questi anni e in occasione dei lavori, sono emersi molti dati. Molti di voi ricorderanno la vasta necropoli che adesso con certezza possiamo datare del V secolo d.C, quando in occasione di una peste vennero spolte decine di corpi in maniera frettolosa, sappiamo che nei secoli successi l’area fu abbandonata e poco frequentata, proprio gli ultimi scavi dimostrano che solo a partire dal Duecento comincia un’intensa attività edilizia: case, torre e pozzi”.

Proprio questi ritrovamenti potrebbero portare ad un percorso sotterraneo: “Negli scavi sotto gli Uffizi sono stati rinvenuti pozzi ,scale e sepolture, e dove possibile sono stati conservati, così da poter entrare a far parte di un percorso espositivo dedicato agli Uffizi prima degli Uffizi, questi permettono di seguire storie talvolta poco note dei vicoli e della Firenze medioevale. Una Firenze che agli inizi del Cinquecento vede di nuovo un’attività molto forte di espansione che ha portato poi all’apertura del cantiere degli Uffizi nel 1561. I lavori hanno portato a nuova luce le scuderie medicee che erano connesse con le magistrature che rappresentano un altro percorso di visita degli Uffizi, ma tutti questi dati, che sono imponenti, sulla storia di questa parte della città noi speriamo, con il collega Eike Schmidt, di poterli raccontare a tutta la cittadinanza in una mostra archeologica che nei programmi comuni tra Soprintendenza e Galleria, curata dall’archeologa Monica Salvini che sta seguendo le indagini, e poi in una serie di volumi che conterranno anche i dati scientifici degli scavi e anche delle analisi antropologiche”.

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Sebben che siamo donne: Ursula Von Der Leyen ” Uniti nella diversità”

Io sono la presidente della Commissione europea e questo era il modo in cui mi aspettavo di essere trattata quando sono andata in visita in Turchia due settimane fa come un presidente di commissione ma non è stato così.

Non riesco a trovare nessuna giustificazione per il modo in cui sono stata trattata. Nei trattati europei.

Quindi devo arrivare alla conclusione che sia successo perchè sono una donna

Questo sarebbe successo se avessi indossato una giacca e una cravatta?

Tra le immagini degli incontri passati non ho visto nessuna mancanza di sedie ma, di nuovo ,non ho neppure visto donne in queste immagini.

Onorevoli deputati, molti di voi avranno visto esperienze molto simili in passato soprattutto le donne che fanno parte di quest’aula.

Sono sicura che sappiate perfettamente come mi sono sentita: mo sono sentita ferita e sola, in quanto donna e in quanto europea.

Perchè non si tratta di sedie e protocolli, questo tocca nel profondo chi siamo, questo tocca i valori che la nostra Unione difende e dimostra quanta strada abbiamo ancora da fare sempre e ovunque.

Oviamente so di essere in una posizione privilegiata , sono la presidente di una istituzione che viene ampiamente rispettata in tutto il mondo e, ancora più importante, essendo una leader, io possso alzare la voce e farmi sentire.

Ma che ne è dei milioni di donne che non possono?

Donne che vengono ferite ogni giorno in ogni angolo del nostro pianeta ma che non hanno né il potere né la carica per parlare.

Sappiamo tutti che migliaia di incidenti simili, la maggior parte dei quali di gran lunga più gravi, passano inosservati, nessuno li vedrà mai né ne sentirà parlare, perchè non cè nessuna telecamera perchè non cè nessuno che presta attenzione.

Dobbiamo assicurarci che anche queste storie vengano raccontate e che, una volta raccontate, si faccia qualcosa a riguardo.

Porteremo avanti una legislazione per prevenire e combattere la violenza contro le donne e i bambini, offline e online.

E secondo punto proporremo un ampliamento nella lista dei crimini n Europa, stabiliti dal trattato, in modo da includere tutte le forme dei crimini di odio perchè l’Europa deve mandare un segnale forte.

Che i crimini di odio non sono acettabili, perchè dobbiamo assicurarci che donne e ragazze siano adeguatamente protette ovunque in Europa.

Perchè ciò che la vicepresidente degli stati uniti Kamala Harris ha detto recentemente alle Nazioni Unite è vero “ La condizione delle donne corrisponde alla condizione della democrazia”

E a volte mi meraviglia anche solo dovere parlare di una cosa così evidente nel 2021, che dobbiamo ancora sottolineare che in tutta Europa le persone devono avere gli stessi pari diritti e opportunità, indipendentenemte da chi amano, da dove vengono, indipendentemente dalla loro età e dalla loro fede.

Perchè questa è lUnione in cui credo una Unione che è all’altezza del suo motto

“Uniti nella diversità”

Grazie!

Io non mi sono meravigliata di sentire parlare di una cosa così evidente nel 2021,ma di sentire simili parole finalmente da molte donne che ora occupano finalmente posti di potere.

Come la citata Kamala Harris.

Come Michelle Obama.

Come Kaja Kallas.

Come Bidhya Devi Bhandari in Nepal

Come Jacinda Arden in Nuova Zelanda

Come Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace

E molte altre! Nel mondo sono solo poco più di 60 gli stati ad avere una donna come premier...

Diamoci da fare, pur ricordando che solo nel rispetto reciproco di ogni essere umano avanza una civiltà degna di questo nome!

Se volete continuare a leggere il resto del discorso……

Le nostre democrazie sono più forti quando le donne sono coinvolte alla pari. Non perché le donne stiano meglio. Ma perché siamo diversi. Abbiamo una visione diversa del mondo e vediamo altri rischi e opportunità. Per vedere il mondo in pieno abbiamo bisogno di donne e uomini. Questo è l’unico modo in cui saremo in grado di prendere le decisioni giuste. Ed è l’unico modo in cui saremo in grado di ottenere il massimo successo.

…….

In questo caso, l’UE dovrebbe dare l’esempio. E lo stiamo facendo. Per la prima volta nella storia della Commissione uomini e donne sono rappresentati in numero uguale nel Collegio dei Commissari della Commissione europea. Voglio ripetere questo successo a tutti i livelli di gestione della Commissione. Non ci siamo ancora. Ciononostante: le donne attualmente occupano più del 40% dei posti più alti della Commissione.

Invito le altre istituzioni dell’Unione europea a seguire il nostro esempio. Non solo la Commissione, ma anche il Consiglio, l’amministrazione del Parlamento e altri organi dell’UE hanno ancora molta strada da fare. La Commissione quindi convocherà presto una riunione con le altre Istituzioni per discutere su come tutti noi possiamo fare meglio. La metà della popolazione europea è costituita da donne. E questo deve riflettersi nelle istituzioni nel cuore dell’Europa.

Onorevoli deputati,

Al Consiglio europeo di marzo i capi di Stato e di governo hanno chiarito che il rispetto dei diritti delle donne è un presupposto importante per noi per impegnarci nuovamente con la Turchia e per ampliare la nostra agenda comune. Ma è ben lungi dall’essere l’unica precondizione.

Ad Ankara, ho insistito sul punto che la Turchia deve continuare nel suo percorso di allentamento nel Mediterraneo orientale. Deve accettare le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Queste sono le nostre condizioni per intensificare la nostra cooperazione economica con la Turchia e per avviare un dialogo ad alto livello su temi come il cambiamento climatico, la salute pubblica e le questioni regionali.

Ciò renderebbe anche molto più facile fornire denaro fresco per aiutare gli sforzi della Turchia nell’accogliere più di quattro milioni di rifugiati dalla Siria. Sforzi che applaudiamo.

Onorevoli deputati,

Quando parliamo di rispetto e dignità non dobbiamo parlare solo di uomini e donne. Questa domanda è più grande del genere. Non possiamo permettere che le zone “libere da LGBT” si diffondano nei nostri Stati membri.

Non possiamo permettere che i Rom siano discriminati in Europa. E non possiamo assolutamente permettere che la brutta faccia dell’antisemitismo e del razzismo si manifesti in nessun angolo della nostra Unione. L’Europa è molto meglio di così!

A volte mi stupisco che dovremo parlare di cose così evidenti nel 2021. Che dobbiamo ancora sottolineare il fatto che in tutta Europa le persone devono avere uguali diritti e pari opportunità: indipendentemente da chi amano, da dove vengono. Indipendentemente da quanti anni hanno o dalla fede che detengono.

Perché questa è l’Unione in cui credo. Un’Unione che mantiene il suo motto: uniti nella diversità.

Per me, queste tre parole hanno sempre espresso una solenne promessa. A casa nostra e all’estero. Oggi e in futuro.

Ursula Von Der Leyen

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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* La Terra è un essere vivente…Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule! Pensiamoci oggi nella 51^giornata mondiale !!!

 

Soffiava una lieve brezza e nel cielo screziato splendeva un sole brillante. Sembrava mattina tardi. Il terreno sotto i piedi era verde e su un lato si vedevano filari fitti di alberi che facevano pensare a un frutteto. Dalla parte opposta si scorgeva in lontananza la spiaggia.

Non so se ci crederete ma sono io Gaia… – disse Bliss – sì io. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio tra l’erba laggiù. E l’uomo che si intravede tra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Siamo individui, siamo organismi separati, ma condividiamo tutti una coscienza globale. La materia inorganica del pianeta è meno di tutti partecipe di questa coscienza e gli esseri umani ne sono partecipi più di tutti. Ma ognuno contribuisce all’insieme.

Questo mondo si governa da solo. Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi lasciati vuoti dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno; altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro parte e solo quella.

Piove solo quando è necessario. A volte ci sono periodi di pioggia più intensa e prolungata. A volte periodi di siccità. Entrambi si verificano quando è necessario. Non è forse vero che nel nostro corpo ogni cellula sa cosa deve fare. Sa quando deve moltiplicarsi e quando smettere, quando creare certe sostanze e quando no. E quando le crea sa perfettamente in che quantità. ciascuna cellula è una fabbrica chimica indipendente ma tutte quante attingono a un fondo comune di materie prime che vengono portate loro attraverso un sistema di trasporto comune. Tutte quante versano i rifiuti in canali comuni. Tutte quante danno un contributo alla coscienza collettiva globale.

Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule. Esiste una coscienza collettiva ma ne esiste anche una individuale, la coscienza del singolo organismo, nel mio caso un essere umano. Questa coscienza è enormemente più avanzata di quella di ogni singola cellula. Il fatto che ciascuno di noi faccia parte di una  entità ancora più grande che si trova su un livello più alto non ci riduce al rango di cellule. Io rimango un essere umano, al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione, tanto quanto la mia consapevolezza individuale supera quella di una cellula del mio braccio. La mente collettiva della coscienza collettiva è molto più forte di quella individuale proprio come un muscolo è più forte di tutte le singole cellule che lo compongono.

Riguardo l’alimentazione diciamo che tutto segue un ciclo. Noi dobbiamo mangiare e le cose che si possono mangiare fanno parte di Gaia. Però niente viene ucciso per sport o diletto e nessuna creatura viene fatta soffrire inutilmente. Ciò che è mangiato continua a esistere nella coscienza planetaria, poiché parti di esso vengono incorporate dal nostro organismo esso partecipa della coscienza totale in misura maggiore di prima. Quando Gaia mangia Gaia non ci sono perdite né guadagni. Non è altro che uno spostamento di coscienza lungo i vari gradi della scala. Qualsiasi cosa mangi su Gaia è Gaia e quando il cibo è metabolizzato e diventa parte di me è ancora Gaia. Anzi parte di quel che mangio ha la possibilità di raggiungere un livello più elevato di coscienza, mentre il resto si trasforma in rifiuti e dunque scende a un livello più basso di coscienza. E’ un grande cerchio: gli animali mangiano e vengono mangiati. Ogni organismo che muore viene assimilato nelle cellule delle muffe, dei batteri di decomposizione e così via … e rimane Gaia. In questa vasta circolazione di coscienza è compresa perfino la materia inorganica e ogni cosa periodicamente ha la possibilità di essere partecipe di un grado di consapevolezza non indifferente. Su Gaia gli escrementi sono consapevoli. Naturalmente il loro livello di consapevolezza è bassissimo.

Il mio contributo deve arrivare solo fino a un certo punto. Affinché nuovi talenti sui manifestino e diano il loro contributo alla coscienza globale bisogna fare loro spazio.

Il muro sembrava brillare… abbiamo la vaga sensazione che i muri provino qualcosa di analogo a quello che definiamo felicità. Un muro è felice quando è stato ben progettato, quando poggia solidamente sulle sue fondamenta, quando le sue parti sono simmetriche l’una rispetto all’altra e non ci sono spiacevoli tensioni.

L’arte della telepatia è una facoltà innata della mente umana ma va coltivata con cura e meticolosità estreme. Perché raggiunga il suo potenziale massimo occorrono gli sforzi di molte generazioni, ma una volta che il meccanismo è avviato si alimenta da solo. Noi pratichiamo quest’arte da più di ventimila anni. Fu tanto tempo fa che l’esercizio della facoltà telepatica ci portò a comprendere che esisteva una coscienza collettiva. Prima ci rendemmo conto soltanto dell’apporto degli esseri umani, poi di quello degli animali e vegetali e infine quello della inanimata inanimata del pianeta.

La temperatura di Gaia era sempre fresca e gradevole. Gli alberi crescevano spontaneamente a intervalli regolari come in un frutteto su tutto il pianeta. La terra e il mare erano forniti della giusta quantità e varietà di forme di vita animale e vegetale così da creare un perfetto equilibrio ecologico  e la quantità di tutte queste forme di vita oscillava con variazioni minime senza discostarsi mai troppo dall’optimum…

e questo valeva anche per gli esseri umani.”

Fonte:

L’orlo della Fondazione” e “Fondazione e Terra” Isaac Asimov

Un pianeta migliore

è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di noi decide

di migliorare se stesso.

Mahatma Gandhi

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Sebben che siamo donne: L’effetto Matilda

Nel 1993, la storica della scienza Margaret W. Rossiter inventò un’espressione per descrivere «la natura sessista» del mancato riconoscimento delle donne nella ricerca scientifica e l’attribuzione sistematica del merito dei loro risultati ai colleghi uomini.

Margaret W.Rossiter chiamò questo specifico pregiudizio di genere “effetto Matilda”, dal nome di Matilda Joslyn Gage, femminista del Diciannovesimo secolo che nel 1870 pubblicò il saggio “Woman As Inventor” in cui raccontava come diverse scoperte scientifiche ed invenzioni fossero il risultato del lavoro di donne rimaste nell’anonimato.

Nel corso dei secoli, il cosiddetto “effetto Matilda” ha avuto come conseguenza la cancellazione delle scienziate dalla storia: questa “invisibilità” ha fatto passare l’idea ancora oggi molto radicata che la scienza sia una cosa da uomini

Matilda Joslyn Gage nacque nel 1826 nello stato di New York, Stati Uniti. Fu suffragetta, attivista abolizionista, fondò un giornale femminista, fu molto critica verso la Chiesa cristiana e scrisse numerosi libri e articoli sulle questioni di genere.

Nel 1852, quando aveva 26 anni, pronunciò un discorso alla Convenzione nazionale sui diritti delle donne a Syracuse, New York. Sebbene fosse un’attivista solo da poco tempo, non abituata a parlare in pubblico, si presentò con un messaggio chiaro: la storia era stata distorta ed era essenziale per la causa dei diritti delle donne rimettere a posto le cose.

Nel 1870 Matilda pubblicò un saggio intitolato Woman as inventor in cui contestava un pensiero molto comune, e cioè che le donne non avessero «alcun genio inventivo o meccanico». Matilda diceva che nonostante l’educazione scientifica delle donne fosse stata «gravemente trascurata» (per millenni le donne non hanno avuto accesso all’istruzione), alcune delle invenzioni «più importanti al mondo» si dovevano a loro.

Jeanne Villepreux-Power

Matilda elencava dozzine di invenzioni: tra cui l’acquario, della biologa marina francese Jeanne Villepreux-Power, il telescopio subacqueo, della statunitense Sarah Mather, e la sgranatrice di cotone che serviva per separare le fibre della pianta di cotone dal resto, il cui merito dell’invenzione viene ancora oggi attribuito solamente allo statunitense Eli Whitney, nonostante l’idea di utilizzare un dispositivo simile a una spazzola fu di Catharine Littlefield Greene.

Catharine Littlefield Greene.

Per molte donne, rivendicare il merito delle proprie invenzioni era un esercizio inutile, diceva Matilda, a causa di un generale pregiudizio, di una società che favoriva il marito in materia di proprietà dei brevetti, della limitata mobilità sociale e della mancata indipendenza economica che impediva alle donne di raccogliere i risultati e i meriti del loro lavoro, o di esercitare i loro poteri inventivi.


Tra gli anni Ottanta e Novanta, la storica della scienza statunitense Margaret W.Rossiter si dedicò alla ricostruzione storiografica della scarsa partecipazione delle donne alla scienza come professione. Nel 1993 Margaret W.Rossiter nominò la sistematica esclusione delle donne dalla carriera scientifica “effetto Matilda”.

L’“effetto Matilda”, come spiegava Margaret W.Rossiter, è il pregiudizio contro il riconoscimento dei contributi delle donne alla ricerca scientifica: indica non solo la tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne, ma anche l’attribuzione dei risultati delle loro scoperte a un collega uomo. La conseguenza è stata che le donne di scienza che già ai loro tempi non erano riconosciute sono rimaste tali, e che anche molte di quelle che «erano ben note furono cancellate dalla storia».

Attraverso biografie e dati, Margaret W.Rossiter analizzò gli svantaggi che nella scienza le donne continuavano a subire: utilizzò ad esempio il concetto di “segregazione gerarchica”, l’assenza cioè di donne in ruoli di potere e responsabilità; e individuò un comportamento costante nel sistema di valutazione e di riconoscimento dei risultati e dei lavori scritti dalle scienziate: le citazioni, in campo scientifico, sono un indice di riconoscimento e il numero di citazioni ricevute da lavori realizzati da scienziate era minore rispetto a quello di analoghi lavori realizzati da colleghi uomini.

Che il sesso influisca sulla diffusione del lavoro di ricerca è stato dimostrato anche da analisi successive.

Silvia Knobloch-Westerwick e Carroll J. Glynn, ad esempio, presero in esame le citazioni di 1020 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2005, mostrando che l’ipotesi secondo cui gli articoli scritti da uomini ricevono in media il doppio delle citazioni di quelli scritti da donne era verificata.

Margaret W.Rossiter elencava decine e decine di esempi dell’effetto Matilda.

Il più antico è forse quello di Trotula de Ruggiero, medica salernitana che, tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo, scrisse opere che nelle trascrizioni successive alla sua morte vennero attribuite a un uomo: «È probabilmente la più vergognosa cancellazione o trasformazione nella storia della scienza e della medicina», scriveva Rossiter. «Nel Dodicesimo secolo un monaco, supponendo che una persona così esperta dovesse essere un uomo, copiò male il suo nome su uno dei suoi trattati, declinandolo al maschile».

La tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne ha avuto importanti conseguenze non solo per le scienziate cancellate dalla storia, ma anche nella percezione stessa della scienza come settore maschile e sulla possibilità per le donne di intraprendere carriere in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (le cosiddette STEM).

I pregiudizi che stanno alla base di questa credenza sono ancora molto diffusi.

Nel 2015 Lawrence Summers, importante economista e all’epoca presidente della Harvard University, sostenne «che la scarsa presenza femminile in certi ambiti scientifici, come la matematica o l’ingegneria» era da imputare «a una caratteristica innata delle donne, la mancanza di una attitudine intrinseca alla scienza».

Ancora oggi ci sono insomma scienziati e intellettuali che pensano e dichiarano pubblicamente «che la difficoltà che le donne hanno a emergere in certe discipline, come la matematica, sia dovuta al fatto che non sono biologicamente portate per l’astrazione».

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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La buona notizia del venerdì: Incontrarsi al Precollinear Park a Torino

Si tratta di un esempio molto interessante di cittadinanza attiva, nato su impulso di Torino Stratosferica che ha investito parte delle proprie risorse per realizzare il suo primo intervento di placemaking: con l’aiuto di numerosi volontari, ha trasformato il tracciato di un’ex linea tramviaria in un parco urbano lineare, una striscia verde lunga 800 metri aperta alla comunità.

L’idea di realizzare questo progetto è stata una risposta al primo lockdown, quando ci siamo resi conto di aver voglia di fare qualcosa di concreto. Trasformare in parco uno spazio inutilizzato e degradato è un gesto che dimostra come, anche con poco, si possa valorizzare il potenziale di molti spazi urbani che hanno perso funzione e identità”, ci spiegano i componenti di questo progetto attivo dal 2014 come lavoro collettivo di visione urbana, fondato da Luca Ballarini dello studio torinese di progettazione e comunicazione Bellissimo. 

La visione alla base è semplice, perché il luogo di per sé ha già una sua infrastruttura: trasformare un’area da molti anni non curata e abbandonata a se stessa in luogo d’incontro, uno spazio verde aperto a tutti: una specie di High Line, ma con i piedi per terra”.

Così è nato questo nuovo spazio pubblico che, nel corso della stagione estiva e autunnale, si è dotato di un sistema di sedute, di un container giallo con funzioni di info point/bar e ha ospitato diversi appuntamenti culturali e ricreativi – tra cui una mostra sul ponte Regina Margherita, Visioni da Torino Stratosferica, che presenta 40 immagini visionarie sul futuro della città e i suoi luoghi – diventando luogo di condivisione e incontro, aperto a tutti i cittadini.

Il Precollinear Park oggi è una cerniera, un piccolo rammendo capace di riconnettere non solo la collina al centro, ma anche collegare insieme quattro quartieri della città”, conclude il collettivo: Borgo Po, Madonna del Pilone, Vanchiglia e Vanchiglietta, ricucendo quella separazione causata da una parte in modo naturale dal fiume e dall’altra in modo artificiale dalla barriera creata con i binari”.

Il Precollinear è un parco urbano che si estende su una linea retta e scivola giù.

Non é un’isola per party, ma una parte per il tutto, dove da giugno scorso, i torinesi più audaci, hanno imparato a trascorrere qualche ora chiacchierando seduti su pellet color giallo brillante. Si tratta di un posto bello perché riconquistato, uno spazio prima inutile e decisamente fuori forma, ora riconsegnato alla città.

Un punto di incontro di teste, eventi e suggestioni. Una striscia che va da Piazza Hermada al mitologico tratto dei binari su Ponte Regina: fai un giro su te stesso e becchi in un solo colpo la Mole, Superga, e se ti va, anche un gin tonic in Vanchiglia

Al Precollinear, ogni tot giorni, è possibile incontrare vicini di casa e sconosciuti, scoprire libri, ascoltare storie, fare sport, bersi un bicchiere e riconnettersi con un lato di Torino che io amo parecchio.

Questa città osa uscire dai pigri schemi Fiat-Olimpiadi-odio Milano e si diverte a stupire, a farsi scoprire, a rivoluzionare con estro il suo passato impegnativo.

E non perdete gli aggiornamenti continui sui canali Facebook e Instagram di Torino Stratosferica.

www.gofundme.com/f/precollinear-park-corso-gabetti

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La luna nuova in Ariete è di Fuoco

LUNA NUOVA in ARIETE in congiunzione a  Venere, Mercurio e Kirone, in sestile a Marte in Gemelli e Saturno in Aquario, e quadrata a Plutone in Capricorno.

La notte tra l’11 e il 12 Aprile si formerà uno splendido Novilunio a 22° del primo dei segni di fuoco rafforzato dallo stellium di Sole, Venere e Mercurio, e Kirone armoniosamente congiunti.

Abbiamo 5 pianeti alleati nell’esplosivo, combattivo e passionale segno dell’Ariete: colui che ha il potere e la funzione di aprire i nuovi cicli grazie alla sua grande energia coraggiosa e pionieristica

La Luna nuova indica sempre il momento per iniziare qualcosa di importante, per gettare i nuovi semi di ciò che desideriamo contribuisca a creare un futuro migliore, per noi stessi e per tutto il pianeta.

Con questo strepitoso novilunio il cielo ha una qualità più che mai di Fuoco, la cui influenza ci aiuterà a percepire fortemente la direzione che sappiamo essere giusta da intraprendere, dandoci tutto il coraggio e l’energia per muovere concretamente in nostri passi in una nuova direzione o affermare con ancora più forza quella che abbiamo già scelto.

L’Ariete non è un segno solo dinamico e volitivo, è anche un segno istintuale ed intuitivo,e Mercurio congiunto a Venere ci aiuteranno ad avere una comprensione più che mai chiara e diretta di ciò che vogliamo profondamente per noi e per il nostro mondo; una comprensione che verrà direttamente dal cuore( Venere).

E poiché l’Ariete è anche il segno che corrisponde al meridiano del Cuore e alla ferita da ingiustizia subìta ed è legato al l’archetipo dell’Eroe, del Cavaliere senza macchia e senza paura che difende i più deboli dalle ingiustizie; questo archetipo sarà sollecitato a scendere in campo grazie anche ali positivo sestili con Marte in Gemelli e Giove in Aquario.

Questo bel connubio porterà molta passione , coraggio, volontà e determinazione nel difendere i nostri diritti, smascherando senza timore la manipolazione e gli abusi di potere che la quadratura di Plutone in Capricorno allo stellium in Ariete evidenzia molto bene

Trovo che  questo potente novilunio sia davvero opportuno in quanto ci darà la spinta a combattere contro tutto ciò che vuole impedirci di creare un mondo migliore.

 Inoltre la congiunzione con Kirone, ovvero il grande guaritore dello Zodiaco ci indica che quando abbiamo in coraggio di prenderci la responsabilità della nostra vita e soprattutto della nostra felicità, allora abbiamo l’opportunità di guarire veramente le nostre ferite più profonde, e sarà proprio da questa meravigliosa e amorevole guarigione che seguiranno anche i cambiamenti nel nostro mondo perché guarendo noi stessi guariamo anche il mondo e riportiamo l’amore, il rispetto, la pace e l’equilibrio sulla nostra Madre Terra.

Fonte: https://www.lapoeticadellozodiaco.com/

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La buona notizia del venerdì: Altrochè buona anzi buonissima che fa rima con Serenissima!

Nel maggio 2019 alla vigilia della Biennale d’Arte di Venezia due solerti vigili urbani esortavano un singolare artista a raccogliere i suoi cavalletti ed allontanarsi da piazza San Marco. Il soggetto di una serie di quadri era uno scorcio del Canal Grande solcato da un enorme nave da crociera a deturpare il fascino di una città unica al mondo e patrimonio dell’Unesco.

Quell’artista era Bansky, lo street artist più famoso del mondo che denunciava, come in tutte le sue opere, un aspetto deteriore della cosiddetta civiltà.

Ora il decreto-legge che disciplina il traffico crocieristico della laguna è stato (finalmente) approvato

Stop alle grandi navi nel cuore di Venezia: a pochi giorni dal suo 1600esimo compleanno, la laguna più invidiata al mondo si prepara a sospendere (per sempre) il traffico delle imbarcazioni da crociera.

Su proposta del Presidente del Consiglio Mario Draghi, del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini e del Ministro della cultura Dario Franceschini, il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico nella laguna di Venezia.

Del resto, sulla pericolosità e sull’inadeguatezza del transito ravvicinato ai moli della città dei cosiddetti “giganti del mare“, navigazioni da 300 metri di lunghezza e 70mila tonnellate di peso, si è discusso a lungo.

Soprattutto in seguito all’incidente registratosi il 2 giugno 2019 quando la Mcs Opera, in fase di rimorchio, perse il controllo e andò a scontrarsi contro un traghetto turistico ormeggiato alla banchina di San Basilio”Una decisione giusta e attesa da anni: il Cdm approva un decreto legge che stabilisce che l’approdo definitivo delle grandi navi a Venezia dovrà essere fuori dalla laguna, come chiesto dall’Unesco”, ha commentato il ministro Dario Franceschini.

L’obiettivo è di “contemperare lo svolgimento dell’attività crocieristica nel territorio di Venezia e della sua laguna con la salvaguardia dell’unicità e delle eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del territorio“.

I punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna dovrebbero essere utilizzati “dalle navi adibite al trasporto passeggeri di stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate”, ma anche – e questa è una novità – “dalle navi portacontenitori adibite a trasporti transoceanici”.

Il passaggio successivo chiama in rassegna il mondo della progettazione: entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale dovrà a lanciare infatti un concorso di idee per l’elaborazione di proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica per realizzare e gestire punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna.

l’educazione alla Bellezza dell’Ambiente si fa con l’esempio !

Fonte:

https://www.elledecor.com/it/viaggi/a36001333/venezia-divieto-per-navi-da-crociera/?