Ormai è la Luce che farà germogliare i semi dalla Terra🌱
così i propositi maturati nel tuo cuore prenderanno forma e vitalità
🦋Buon Equinozio di Primavera🌷
Happy Ostara 🐇
Laurin con amore
foto di Laurin
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
Ormai è la Luce che farà germogliare i semi dalla Terra🌱
così i propositi maturati nel tuo cuore prenderanno forma e vitalità
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Happy Ostara 🐇
Laurin con amore
foto di Laurin
Sono quasi quattromila le coperte, che misurano un metro per un metro, tutte realizzate a mano che, domenica 12 marzo, hanno ricoperto Piazza Grande di Modena formando un grande tappeto multicolore contro la violenza sulle donne.in un gesto simbolico e, allo stesso tempo, molto concreto.
Una piazza colorata da migliaia di coperte colorate realizzate a mano da tanti volontari : dalla casalinga che da Trapani spedisce un quadrato, a tutti i gruppi, associazioni , scuole, privati cittadini del territorio e in tutta Italia
Dalle prime ore di domenica è cominciata la catena umana per allestire piazza Grande con le coperte. I quadrati, circa 16 mila, ognuno dei quali misura 50 centimetri per lato, sono stati uniti a quattro a quattro in coperte da un metro per un metro e cuciti dalle volontarie con un filo rosso, simbolo del no alla violenza così da formare le migliaia di coperte necessarie a ricoprire la piazza. I quadrati sono stati firmati per attestare il proprio “No alla violenza sulle donne”.
L’impresa ha permesso di raccogliere 83 mila 950 euro a favore della Casa delle donne contro la violenza di Modena che saranno destinati a sostenere, in particolare, progetti per aiutare le vittime della violenza a raggiungere un’autonomia economica, qualificarsi per ricercare un lavoro e, se necessario, usufruire di assistenza legale gratuita.
“Felici per la grandissima partecipazione dei modenesi”, le organizzatrici dell’impresa, realizzata con la collaborazione del Comune di Modena e il sostegno di Conad Nord Ovest, Fondazione Conad e Bper Banca, hanno deciso di proseguire ancora per qualche settimana provando a realizzare entro la fine di marzo anche le 97 coperte che mancano (per un totale di 388 quadrati realizzati ai ferri o all’uncinetto) per arrivare alla cifra tonda di quattromila.
Le nuove coperte saranno in vendita nello Spazio Viva Vittoria in via San Carlo 26.
L’impresa delle coperte contro la violenza è nata dalla collaborazione del gruppo Fili di vita, composto da donne modenesi, con l’associazione di volontariato bresciana Viva Vittoria che, fin dal 2015, ha promosso e realizzato progetti analoghi in varie città.
L’iniziativa è stata realizzata da donne, soprattutto, ma anche da uomini e da studenti e studentesse, non solo modenesi.
Fonte:
coperte inpiazza a modenatoday – Cerca (bing.com)
Oltre 1700 le coperte vendute in piazza Duomo – parmareport
Donne, una maxi coperta in piazza a Brescia: social patchwork contro la violenza – la Repubblica
Quando il 14 luglio 1978 la Women’s Bank aprì i battenti nell’Equitable Building, la storia bancaria di Denver cambiò per sempre e prese vita un’idea sviluppata da Carol Green e Bonnie Andrikopolous nel novembre 1975.
Carol Green, Judi Wagner, LaRae Orullian, Gail Schoettler, Wendy Davis, Joy Burns, Beverly Martinez e Edna Mosely. Sono state loro a fondare la banca.
Sebbene l’Equal Credit Opportunity Act sia stato approvato nel 1974, la maggior parte delle donne non ne conosceva l’esistenza. I banchieri dicevano spesso alle donne che dovevano essere i padri, i mariti, i fratelli, i nonni, gli zii o qualche parente maschio a cofirmare per i loro prestiti. Ottenere un credito proprio era difficile.
Prima del 1974, le donne utilizzavano certamente i servizi bancari. Infatti, dopo la ratifica del 19° emendamento nel 1920, le banche iniziarono a fare pubblicità più diretta alle donne.
Nonostante l’aumento della clientela, le istituzioni finanziarie rimasero largamente discriminatorie quando si trattava di concedere credito alle donne e alle minoranze. L’industria stessa dei servizi finanziari era guidata da uomini (il più delle volte bianchi), mentre le donne lavoravano come receptionist, segretarie e cassiere.
Carol Green and Bonnie Andrikopolous formarono la Women’s Association il 16 novembre 1975, con l’obiettivo di ottenere una carta bancaria nazionale.
In un opuscolo del 1976 circa, l’associazione spiega la necessità di una banca che si rivolga alle donne:
“È risaputo che le donne sono essenzialmente alle “radici della finanza”…. dalle considerazioni finanziarie quotidiane di un bilancio familiare alle questioni finanziarie riguardanti tutte le forme e le dimensioni delle imprese. …Anche se la nostra prima considerazione riguarderà il ruolo attivo delle donne a Denver, stiamo creando una banca che sarà al servizio di tutti.“
Nel luglio del 1977, grazie al duro lavoro di molti, la Women’s Bank ricevette l’approvazione preliminare per una carta nazionale dal Comptroller of the Currency.
Anche Mary Gindhart Herbert Roebling, banchiera di fama nazionale, ha contribuito in modo determinante a ottenere la carta. Utilizzando i suoi contatti presso la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), la Roebling fece controllare la salute dei sistemi proposti dalla banca.
Il 12 luglio 1978, la Women’s Bank divenne ufficialmente la seconda banca femminile a livello nazionale (la prima fu quella di Washington).
Due giorni dopo, la Women’s Bank aprì i battenti alle 8.30 del mattino, quando il presidente B. LaRae Orullian tagliò il nastro dell’ingresso.
I depositi del primo giorno superarono il milione di dollari.
Nel gennaio 1994, The Women’s Bank e la sua holding, Equitable Bankshares of Colorado, sono state vendute a un investitore per 17,5 milioni di dollari.
Nell’ottobre 2018, la BOK Financial, con sede a Tulsa, ha acquistato la Colorado Business Bank.
Fonte: Una banca per tutti: Remembering The Women’s Bank | Denver Public Library History (denverlibrary.
La qualità del tempo di marzo è foriera di novità; senti anche tu che la “grande ruota del tempo” ora sta girando molto più in grande.
Infatti, oltre al consueto inizio d’anno astrologico, indicato dall’ingresso del Sole in Ariete il 20/21 marzo, in questo mese c’è un gran movimento planetario..
Due pianeti cambiano segno: Saturno è entrato nei Pesci il 7 marzo e Plutone entra in Acquario il 23 marzo.
Asseconda questa grande spinta al cambiamento, perché entrambi questi pianeti sanno come far sentire la loro presenza quando vengono ignorati.
Ma tutti i pianeti con i loro passaggio ti permettono di fare esperienza attraverso il loro significato archetipico.
Saturno nel suo ciclo intorno al Sole, sosta in un segno per circa due anni e mezzo, dando la possibilità durante i 29 anni del suo ciclo, di fare esperienza in tutti i simboli zodiacali.

Pesci è l’ultimo segno di ogni percorso della coscienza umana nello zodiaco, tra la Terra e il Cielo, tra la realtà e il sogno, la realizzazione e la meditazione , l’incarnazione e la tentazione dell’ assoluto.
Pesci parla di poesia, arte, bellezza, ma anche di dissociazione, fuga, come pure di unità! Parla di spiritualità! Ma anche di empatia, di emozioni di fluire e lasciar fluire.
Pesci accoglie tutte le esperienze esistenziali vissute che potranno essere insegnamento e ricchezza per il nuovo ciclo in Ariete.
Esperienze riguardanti il massimo livello evolutivo dei sentimenti, spesso congelati fin dall’infanzia che aspettano di poter uscire liberi per esprimersi , sciogliere l’ultima barriera di separazione, quella verso il cuore.
Ma senza la fusione con le energie dell’ambiente, del gruppo e della società, tutto rimane spesso offuscato e solo sognato se le acque sono torbide. L’acqua si mescola con tutto, sfumando le linee di demarcazione e oscurando gli schemi strutturali e tutto ciò che separa. Potresti avere l’impressione di perderti in questo grande ribollire.
Saturno in Pesci porta a galla tutto ciò che è prioritario superare, schiarendo le acque per far trovare la giusta risoluzione. Costruire le fondamenta per progredire.
Ogni area che tocca Saturno regolarmente porta un lavoro impegnativo e grandi ostacoli per raggiungere “la meta”, qualunque cosa sia.
Eppure il grande sforzo che applichi a quell’area può darti un livello di esperienza che probabilmente non saresti in grado di acquisire altrimenti e questo, a sua volta, può influenzare il resto delle aree della tua vita.
Saturno ti spinge a chiarire il rapporto personale con la paura di affrontare i momenti difficili e la tendenza a congelare i tuoi sentimenti rifugiandoti in una passiva accettazione, creandoti una corazza di rassegnazione che blocca le tue risoluzioni.
Non ci sono fallimenti ma solo risultati. E Saturno ti insegna a coglierli e valutarne l’apporto alla qualità della tua vita.
E’ il momento a questo punto del tuo cammino di sentire la responsabilità dell’effetto delle tue azioni. Responsabile non colpevole. Sostituisci i sensi di colpa suscitati da credenze ormai obsolete lasciando fluire l’amore per te .Lasciati guidare dalle tue intuizioni, lascia fluire le emozioni. Riconosciti nel gruppo di una umanità consapevole sul pianeta Terra e artefice di una esistenza accettabile per tutti, considerando gli altri non più colpevoli ma collaboratori.
C’é da “lavorare sodo ”, quindi metti sul tavolo tutte le tue capacità e qualità arricchite degli insegnamenti del passato e mettiti in gioco con la maturità che ne hai acquisito esprimendo tutta la tua nuova coscienza. Fidati comunque delle tue intuizioni per affrontare ogni situazione. L’energia Saturniana ti accompagna verso il meglio per te.
Non a caso Saturno è transitato in Acquario aprendo uno spiraglio importante al pensiero di una nuova realtà, di un cambiamento che riguarda tutti i campi dell’esistenza e tutti gli esseri viventi per iniziare finalmente questa nuova Era.
Quella responsabilità necessaria che devi assumerti, se vuoi veramente una trasformazione totale e profonda. Che parte da te.
Senza responsabilità personale e collettiva, non c’é evoluzione, e dunque non ci sarà un nuovo mondo, perché il nuovo mondo lo crei tu con le tue azioni, le tue scelte concrete , i tuoi obbiettivi raggiunti, la tua passione di vivere con il cuore.
Quella responsabilità necessaria che devi assumerti, se vuoi veramente una trasformazione totale e profonda. Che parte da te. Con il tuo esempio di amore ed empatia.
Saturno lascerà i Pesci a febbraio 2026 e ti aspetterà sulla soglia del nuovo ciclo zodiacale.
Avrai imparato la lezione?
Avrai superato le “prove“ di Saturno che come ogni cambiamento ti fanno paura ?
Avrai maturato quella coscienza che caratterizza l’essere umano consapevole del suo ruolo finalmente adulto?
Che ti farà sentire creatura libera di creare al posto giusto al momento giusto.
O infantilmente ti dirai che hai “Saturno contro”?
Love Laurin

La Flower Power Generation degli anni settanta si è trasformata nella guerriglia urbana della Guerrilla Gardening, un movimento che punta ad abbellire le aree urbane dimenticate con fiori, piante ed alberelli tutto di nascosto dalle autorità, tutto senza farsi beccare dai proprietari dei cantieri abbandonati dove andranno a crescere fiori e prati.
Ma per diventare un vero combattente servono delle bombe, ma delle bombe che non distruggono la vita anzi che la creano, ecco perché voglio insegnarvi a fare le Bombe di semi per poter bombardare le rotonde, gli angoli nascosti della città, i giardini, le aiuole intorno agli alberi… insomma ovunque ci sia un pezzetto di terra incolto dove far crescere dei fiori.
Per prima cosa procuriamoci il materiale:
• Argilla in polvere
• Terriccio ricco
• Mix di semi di fiori, quelli che preferite, meglio se della stessa dimensione
• Una ciotola
• Dell’acqua
• Un mattarello e un piano di lavoro dove stendere la terra
Seguendo questa regola: 1 parte semi, 3 parte terriccio e 5 parti di argilla, prepariamo la miscela nella ciotola, cioè per un cucchiaio di semi mettiamo un cucchiaio di terriccio e 5 di argilla.
Quando avete mescolato bene gli ingredienti aggiungere un po’ d’acqua… pochissima per volta, a gocce direi, fino a quando il composto non diventa morbido tipo la plastilina. Potete anche usare uno spruzzino per regolare meglio l’acqua, ma se ne mettete troppa non preoccupatevi, lasciate asciugare il tutto fino a quando non riavrete la consistenza desiderata.
Impastate bene anche con le mani e fatene una palla, posizionate sul piano di lavoro e stendete col mattarello come se doveste fare la pasta, lasciandola però di mezzo centimetro di spessore. Ora tagliate la “pasta” di terra formando dei quadratini di due centimetri di lato, più o meno e con ognuno di essi formate delle palline che andrete a sistemare su un vassoio e lascerete seccare al sole per qualche giorno.
Su sito di Guerrilla Gardener si può trovare questo altro metodo, ma sostanzialmente il risultato non cambia.
Ora prendete le vostre bombe e andate a bombardare la vostra città!!!!
Un consiglio? se ci riuscite sarebbe meglio cercare di bombardare di sera, in modo che l’umidità della notte faccia penetrare i semi nella terra, e se per caso ci riuscite tornate il giorno dopo ad annaffiare ?
E ora seguiamo il consiglio del “poeta di strada” Ivan: “chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”, noi gettiamo semi e facciamo fiorire la città!
Lo sapevate che negli Stati Uniti dove un gruppo di giovani creativi ha disseminato in giro per la città di Los Angeles delle macchinette distributrici di palline di argilla contenenti semi di vari fiori.
L’’iniziativa si chiama “Change for Change” , cambia per cambiare! Che idea!
Guerrilla Gardening per salvare le città con fiori e piante | Wise Society
«Sono una donna ,è vero. E può darsi che non sia molto estetica e graziosa una donna che corre in bicicletta.
Ho le gambe buone, i pubblici di tutta Italia (specie le donne e le madri) mi trattano con entusiasmo. Non sono pentita. Ho avuto delle amarezze, qualcuno mi ha schernita; ma io sono soddisfatta e so di avere fatto bene».
Nel nome, c’era già il suo destino.
Alfonsina è stata la pioniera del ciclismo femminile italiano, la prima concorrente donna del Giro d’Italia. In pieno regime fascista, su due ruote ha percorso una lunga strada contro i pregiudizi di quei tempi. Contro le convenzioni sociali che identificavano la figura femminile solo come moglie e madre. Alfonsina è stata tra quelle donne «che hanno osato per impeto, per ragione o per amore». E fatto la differenza.

Alfonsina Morini, questo il nome da nubile, nacque nel 1891 a Castelfranco Emilia da una famiglia di braccianti agricoli. Sentì presto accendersi la passione per la bicicletta, era ancora una bambina: suo padre ne aveva una, vecchia e malridotta, ma lei se ne innamorò perdutamente.
Cominciò facendo la vedette delle competizioni sportive della zona, poi arrivarono le prime gare a Reggio Emilia e dintorni. Ma poiché c’era l’alto muro del maschilismo sportivo (e non solo), pur di partecipare Alfonsina dovette spacciarsi per un uomo. Era già chiaro, niente l’avrebbe fermata. E si guadagnò così il soprannome di “diavolo in gonnella”.
Ovviamente, i genitori e tutti gli altri parenti non approvavano le sue velleità. Doveva trovare marito come tutte le altre, Alfonsina. E magari diventare una brava sarta. Nel 1905, a soli 14 anni, sposò il meccanico e cesellatore Luigi Strada.
La coppia Alfonsina Strada e Luigi Strada sorprese tutti, perché quell’uomo si rivelò di grande intelligenza e mentalità aperta. Nel giorno delle nozze, regalò ad Alfonsina una bici da corsa. L’anno successivo i due si trasferirono a Milano e lui cominciò addirittura a farle da allenatore. Alfonsina Morini Strada prese parte a diverse competizioni, inanellando successi.
Nel 1924 fu ammessa al Giro d’Italia. Sostenne le prime tappe con risultati più che validi, soprattutto considerando che tutti gli altri atleti erano uomini. Durante l’ottava tappa (L’Aquila-Perugia), però, la pioggia e il vento la fecero cadere rovinosamente. Eppure non si arrese. Con l’aiuto di una donna, aggiustò il manubrio della sua bicicletta usando un manico di scopa e ripartì. Arrivò a Perugia per ultima e fuori tempo massimo, esausta e ferita. Ma arrivò. Conquistando tutti gli spettatori, che la accolsero con ammirazione e calore. Tuttavia, anche a causa di chi disapprovava l’emancipazione femminile, venne esclusa dalla gara. Le permisero comunque di prender parte alle seguenti tappe, senza conteggiarne i tempi. Su 90 atleti partiti da Milano, solo 30 portarono a termine l’intero percorso. Tra questi, anche lei.
Nonostante ciò, non le fu mai più permesso di iscriversi al Giro. E sapete cosa fece? Più di una volta lo seguì per conto proprio, naturalmente a bordo della sua bici. Ormai celebre, prese invece parte a molte altre competizioni e si esibì anche nei circhi, pedalando sui rulli. Nel 1938 conquistò il record dell’ora femminile a Longchamp, in Francia, fissandolo a 35,28 chilometri.
Alla fine degli anni Quaranta, Alfonsina Strada rimase vedova. Il 9 dicembre 1950 si risposò a Milano con Carlo Messori, a sua volta ex ciclista e ormai quasi settantenne. Insieme aprirono un negozio di biciclette con officina annessa, in via Varesina 80. E lei, manco a dirlo, andava tutti i giorni al lavoro su due ruote.
Nel 1957, però, anche Messori morì. Alfonsina mandò avanti l’attività da sola. Però cominciava ad esser stanca, anche di pedalare sempre.
Acquistò quindi una Moto Guzzi 500 di colore rosso, qualcuno disse che fu costretta a vendere parte delle sue medaglie e dei suoi trofei per mettere insieme il denaro necessario. Forse è la verità, forse no. Ma di certo, il tramonto della sua vita non fu luminoso.
Il 13 settembre 1959 si spense all’improvviso. La causa della morte di Alfonsina Strada? Infarto. Che la colpì mentre provava a far partire la sua moto ingolfata, spingendo con forza sulla leva di avviamento
Alfonsina Strada è un esempio, una donna che ha aperto strade a tutte le altre donne. Una guerriera. La descrivevano anche come una persona bizzarra, fuori dal comune.
Di certo, è stata un’anticonformista. Un’anima libera, dotata di una forza incredibile. Durante la sua vita ha raggiunto traguardi allora inimmaginabili, ma anche affrontato prove molto dure.
Fonte:
Alfonsina Strada, pioniera del ciclismo femminile italiano | Elle
“Un abito non è solo stoffa: un abito è un pensiero”.
Così affermava Elsa Schiaparelli.
Elsa Schiaparelli, insieme a Coco Chanel, viene considerata una delle più influenti figure della moda nel periodo tra le due guerre. Dagli abiti ispirati al surrealismo alla creazione del rosa shocking
Elsa Luisa Maria Schiaparelli nasce a Roma il 10 settembre 1890 in una famiglia d’intellettuali e studiosi. Lei stessa apprende la filosofia ma, quando decide di dedicarsi alla poesia, i genitori ritengono tale inclinazione inopportuna, e la mandano in convento.
Nel 1913 parte per Londra: qui conosce il teosofo William de Wendt de Kerlor che sposa e da cui ha una figlia Maria Luisa Yvonne Radha detta Gogo, ma, nel 1922, chiede il divorzio.
Elsa nel 1930 viene in contatto con gli artisti dell’avanguardia dadaista, da Marcel Duchamp al fotografo Man Ray, fino a Francis Picabia: amica della moglie di quest’ultimo, con lei fa ritorno in Europa, più esattamente a Parigi.
E’ proprio nel suo appartamento parigino realizza i pullover neri con dei motivi trompe-l’oeil a contrasto e inventa, così, la lavorazione a doppio nodo, o bow-knot, per concretizzare i decori sulle maglie che ingannano l’occhio. Rivoluziona così la concezione del maglione come indumento da lavoro , pratico senza forma.
E nel 1928 apre Schiaparelli -pour le sport in cui vengono prodotti capi sportivi d’alta moda e costumi da bagno.
In principio quello che noi oggi chiamiamo rosa shocking era identificato come rosa Schiaparelli. Una tonalità di rosa con un rosso carminio ad esaltare il tono del bianco
Creato da Elsa per l’uscita del suo profumo Shocking de Schiaparelli, avvenuta nel 1937. Il colore è definito «luminoso, impossibile, sfacciato, inappropriato, vivificante, come tutta la luce e gli uccelli e i pesci del mondo messi insieme, un colore della Cina e del Perù ma non dell’Occidente»
Gli abiti di Elsa sono spesso legati a doppio filo con le suggestioni provenienti dal mondo della pittura, della scultura e dell’avanguardia culturale che caratterizza Parigi negli anni ’30.
Le creazioni più famose sono nate dall’interesse di Elsa Schiaparelli per il Surrealismo e i suoi esponenti, che frequenta e con cui collabora.
Su tutti va ricordato il sodalizio professionale tra Elsa e Salvador Dalì, il quale confluisce nella storica collezione A/I 1937-1938: le creazioni sono vere opere artistiche
Tra gli abiti che Elsa realizza insieme a Dalì c’è il celebre Lobster dress, l’abito aragosta indossato da Wallis Simpson, che si rifà a un altrettanto famosa idea dell’artista e la giacca da circo con bottoni in ceramica a forma di acrobati.
Non solo abiti: Elsa Schiaparelli per il profumo Roy Soleil chiama ancora a rapporto l’estro di Dalì, che ne progetta il flacone.
L’abito a cassetti è un chiaro riferimento all’opera surrealista di Dalì “Venere di Milo”del 1936. E’ un tailleur nero con tasche, appunto, a cassetto. Celebrazione della bellezza e dei misteri nascosti della figura femminile.
L’abito a scheletro è il pezzo forte della sua collezione del 1938. Il vestito è un lungo tubino nero realizzato in crêpe di cotone, dove uno scheletro idealizzato è scolpito sulla stoffa del busto e sulla gonna. Il disegno fu fatto proprio da Salvator Dalì: nella sua bozza le ossa delle gambe sarebbero dovute essere unite al bacino per mezzo di nodi a catena tipici dei gioielli.
Tra gli accessori della collezione autunno inverno 1937/1938 il più originale c’è di sicuro il cappello a forma di scarpa Elsa si era ispirata ad una sciarpa di Gala, la moglie di Dalì e sua grande amica.
Elsa Schiaparelli e il cappello a forma di scarpa sono citati nei manuali di arte, oltre che in quelli di moda. Un’intuizione semplicemente geniale che è anche il sunto della brillante ironia di Elsa e dello spirito visionario di Dalì.
La Maison Schiaparelli nata nel 1928 è oggi ancora attiva.

Elsa Schiaparelli ha lasciato al mondo della moda creazioni molto originali ,innovative, anticonformiste, fantasiose, uniche nel loro genere che possono essere considerate tranquillamente prove d’artista.
Nello stesso tempo ha avviato contatti commerciali con l’industria manifatturiera pur disegnando capi avanguardistici, anticipando così gli stilisti moderni, che all’aspetto artistico uniscono anche quello commerciale.
E oggi succede a Milano :

In Europa siamo divisi dalle diverse lingue e “uniti” da una moneta unica che dipende dal “feo tiranno” come lo chiamava Bruno.
È il tempo lineare “unico”, la base del debito crescente… Esiste davvero il “feo tiranno”? In natura non esiste; lo ha inventato una “conoscenza” che ignora il ruolo cruciale della coscienza, “conoscenza” che per paradosso, dipende dalla coscienza.
La coscienza è fatta di emozioni e sensazioni che uniscono i popoli nel crescente bisogno di un rinnovamento pacifico e profondo. Non serve un “nuovo paradigma” come dicono alcuni. Basta riconoscere i modi di comunicare della Natura Organica: sono movimenti e bisogni che gli esseri umani possono soddisfare con la coscienza della propria immortalità. Ci sono infatti crescenti indizi che l’universo osservato sia un ologramma e che lo sia anche il corpo fisico dell’essere umano.
La vera identità, la COSCIENZA, è la VITA, la FORZA che anima il corpo, ma non è una proprietà del corpo.
“Morire è come spogliarsi di un abito” afferma Giordano Bruno.
“La morte è un dissolversi dei vincoli tra il corpo fisico, composto di atomi, e il corpo diafano e sostanziale, composto di vera LUCE…”
È il vero Sé, l’Autore che non si vede. Chi Lo cerca però Lo sente come coscienza, essenziale per dare realtà alla… “realtà”.
Quale realtà? Finalmente quella che vogliamo e non più quella in preda alla follia che vediamo.
“Credere solo a ciò che è visibile nello spazio e nel tempo è stupidità manifesta” dice Bruno che spesso usa la poesia per esprimere la Magia Naturale connessa a tutte le cose, corpi e cervelli umani inclusi. Questi comunicano e operano secondo canoni perenni che hanno espresso bellezza, saggezza e armonia nel corso di tutta la storia, i canoni della REALTA’ REALE – l’Infinito Universo – che comprende infiniti mondi intelligenti e non è l’ologramma osservato da occhi, telescopi e sonde spaziali.
Musica e Canto sono un tributo a Giordano Bruno e un contributo utile alla sfida del “feo tiranno” – il tempo lineare unico – senza lotte o sterili manifestazioni. La consapevolezza di essere immersi in una realtà virtuale – una matrix – oggi si può coniugare con la coscienza di sempre, espressa da tutti i grandi saggi della storia.
L’umanità cosciente della propria immortalità può testimoniare che il “tiranno” non esiste affatto e liberarsi con gioia, trasparenza e felicità da un inganno millenario del quale siamo in fondo tutti responsabili.
Un VENTO possente oggi soffia sulla superficie della terra e spinge le menti umane oltre le loro vecchie frontiere. Molti Lo sentono e sentono anche che “non c’è nazione, non c’è nessuno da uccidere e per cui morire, non c’è religione”, come cantava John Lennon.
Il VENTO è la coscienza – etica naturale – di cui i media non parlano ed è molto più diffusa della corruzione e della criminalità di cui invece parlano. La coscienza è legata alla volontà di realizzare il sogno, un mondo senza confini né limiti. Pure quelli delle risorse sono falsi, dovuti al credo nel “feo tiranno”.
La scienza riconosce le immani energie contenute nel “vuoto” che permea ogni corpo, ma… non le sa usare. L’umanità le ha sempre manifestate nell’arte, nella musica, nell’amore.
La volontà di contribuire a un’era di prosperità, si esprime in pratica e nei fatti in quel VENTO di rinnovamento che travolge tutti i limiti, svelando la loro falsità.
Roma – la caput mundi che ha coltivato il motto antico “divide et impera” –
può essere il rovescio di ciò che ha finora rappresentato.
ROMA può divenire AMOR e comunicare con il linguaggio universale: la MUSICA.
Oh AMORE, che mi fa discernere la verità superiore,
apre le porte di diamante e nere,
consente al mio vero Sé di penetrare i miei occhi;
Egli è nato per vedere, vivere e sostenere, Egli ha regno eterno.
L’AMORE mostra quanto di paradiso e di inferno
c’è sulla Terra; rende le immagini apparenti reali,
raccoglie le forze e, puntando dritto come una freccia,
ferisce e riempie il cuore, svelando il vero Sé …
Causa, Uno e Principio eterno da cui l’Essere,
la Vita infinita e tutti i Moti dipendono,
l’AMORE è diffuso ovunque, ha lunghezza, larghezza
e profondità come dicono, è in terra e in cielo…
Giordano Bruno
(una parte del poema di Bruno dedicato all’Amore, inserito nei suoi libri,De la Causa, Principio et Uno e Gli Eroici Furori)
L’eresia di Giordano Bruno riguarda la Coscienza dell’Uomo,
la Sua infinita potenza, schiava di un potere
che approfitta del Suo oblio e della Sua credulità
negli idoli falsi: dio , denaro, debito.
Giuliana Conforto ” L’Eresia di Giordano Bruno” Noesis Edizioni
Jane Webb Loudon era nata nel 1807 a Birmingham in una famiglia benestante.
Perse entrambi i genitori nell’adolescenza e aveva vent’anni quando pubblicò “La Mummia”, il primo dei suoi racconti di fantascienza, probabilmente ispirato a “Frankenstein” di Mary Shelley, del 1818.
In esso, Jane ha descritto la resurrezione della mummia del faraone Cheope nel 22° secolo. Il faraone risorto viaggia in mongolfiera dall’Egitto all’Inghilterra e interferisce negli affari politici del paese. Oltre ai progressi sociali, anche le nuove scoperte tecnologiche facilitano la vita nel romanzo. Per esempio, le lettere sono consegnate da palle di cannone e in agricoltura, un aratro a vapore facilita il lavoro.
Il libro, ambientato nel XXII secolo, fu molto apprezzato da John Loudon, botanico esperto di giardinaggio, che lo recensì sul “Gardener’s Magazine”.
Quando i due si incontrarono, lui si meravigliò che fosse stata una donna a scrivere quel libro, si innamorarono, dopo pochi mesi si sposarono e ebbero una figlia. Jane scoprì allora nuovi interessi: aiutava il marito nei lavori in giardino e collaborava con lui alla stesura dei suoi libri. La botanica era per lei una materia sconosciuta, ma vi si applicò con passione e imparò i fondamentali molto velocemente.
Assistendo il marito nella realizzazione dell’ “Enciclopedia del Giardinaggio”, si rese conto che la maggior parte dei libri sull’argomento all’epoca, con i loro molti termini tecnici, erano difficilmente comprensibili ai profani, e quindi a quel tempo soprattutto alle donne. Decise allora di scrivere libri di botanica di taglio divulgativo, con un linguaggio accessibile a tutti.
Dopo “Gardening for Ladies and Companion to the Flower Garden” (1840), il suo “Botany for Ladies” (1842) ebbe un grande successo e vendette oltre 200mila copie. È a questa pubblicazione che in quegli stessi anni iniziò per la prima volta a diffondersi la passione per il giardinaggio tra le donne dell’alta società.
Seguirono altri libri, tutte opere standard di giardinaggio vittoriano.
I libri di Jane hanno ispirato le donne di tutto il paese, e il giardinaggio è diventato un hobby importante. Oltre ad acquisire le conoscenze tecniche, Jane si era formata come autodidatta come pittrice di piante e illustrava lei stessa i suoi libri . I suoi disegni di bouquet di fiori erano spesso copiati e adornavano vassoi, tavoli e paralumi.
John Loudon morì nel 1843 lasciando moglie e figlia in ristrettezze economiche. Jane poteva contare solo sul suo lavoro. Nel 1849 diresse la rivista “The Ladies’ Companion at Home and Abroad” e continuò a pubblicare altri saggi di botanica sempre illustrati da lei stessa.
I suoi lavori hanno insegnato alle donne come creare giardini armoniosi, ad occuparsi personalmente della scelta delle piante e della loro salute, in un periodo in cui questa attività non era loro autorizzata.
E non solo ad occupare il loro tempo in modo creativo ma a realizzarsi in un ambito riservato solo agli uomini.
Morì nel 1858, poco prima di compiere 52 anni. I suoi libri hanno reso il giardinaggio un hobby alla portata di tutti e tutte le inglesi e non solo.
Le opere di Jane Webb Loudon con le loro illustrazioni botaniche sono ancora oggi molto apprezzate. La National Art Library di Londra ospita molte delle sue opere.
© Meisterdrucke
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