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* La buona notizia del venerdì: Buyme4you, vendere e comprare a chilometro zero

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Dal cibo ai prodotti artigianali, fino alle prestazioni lavorative.

Buyme4you è un app che permette di gestire la compravendita di oggetti fatti in casa valorizzando l’economia a chilometro zero.

Quante volte vi è capitato di voler vendere o comprare qualcosa da Internet ma i costi di spedizione superavano quelli del prodotto? Ad accorciare le distanze (azzerando le spese extra) ci ha pensato una nuova applicazione per smartphone. Si chiama Buyme4you e consente di gestire la compravendita di oggetti fatti in casa (dal cibo ai lavori artigianali) in un raggio massimo di 50 chilometri.

Siete appassionati di cucina e vorreste vendere le vostre torte? O avete un orto e vi farebbe comodo cedere il raccolto in sovrabbondanza? L’applicazione è geolocalizzata e intercetta la domanda e l’offerta più vicina a te per dare la possibilità di scambiare direttamente la merce, senza pacchetti né spedizioni. Grazie alla vicinanza, non si scambiano solamente oggetti, ma anche animali e piccole prestazioni lavorative (baby sitter, pulizie o giardinaggio).

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Buyme4you si adatta a target molto diversi, dal privato cittadino fino alle piccole aziende agricole, agrituristiche e artigianali o alle microimprese domestiche. Questa app facilita infatti anche l’avvio di business casalinghi come ad esempio il sempre più diffuso “home restaurant” – il ristorante in casa – consentendo la vendita dei posti a tavola per pranzi, cene, grigliate o feste.

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L’app è completamente gratuita e scaricabile da playstore (ma è disponibile anche per i dispositivi apple), non ci sono spese di registrazione né tasse per l’inserimento del proprio annuncio. L’applicazione guadagna il 10% più IVA (per emettere una regolare fatturazione) solo quando il prodotto viene venduto e pagato. L’acquirente paga via PayPal e il 90% della cifra concordata viene accreditato direttamente al venditore mentre il restante viene girato all’applicazione automaticamente.

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Come Funziona (http://buyme4you.com/it/)

Il funzionamento di BuyMe4You è semplicissimo ed è stato studiato per permettere l’utilizzo anche a persone che non hanno dimestichezza con le App.

Una volta installata ed avviata l’App, verrai guidato nel processo di registrazione dove ti chiederemo alcuni dati per la creazione del tuo profilo utente.

Ti chiederemo di collegare l’App con i tuoi profili Facebook e Twitter (non obbligatorio) in modo da poter postare le tue offerte e di collegare all’App un conto PayPal (non obbligatorio) per poter ricevere i soldi delle vendite dei tuoi prodotti in tutta sicurezza (se non hai un account PayPal ti spiegheremo come farlo). Una volta completata la registrazione (meno di 1 minuto) sarai pronto a fare o acquistare la tua prima offerta.

Per fare un’offerta ti basterà fare una foto del prodotto che intendi offrire, selezionare il tipo di prodotto/servizio offerto, mettere una breve descrizione, il prezzo richiesto, l’orario per poterlo ritirare ed il luogo dove si trova.

Tutto qui!

Una volta completata la tua offerta verrà inviata a tutti gli utenti che si trovano nei paraggi con un messaggio di notifica ed inoltre la tua offerta potrà essere pubblicata sulla tua bacheca di Facebook e Twitter in modo che i tuoi amici possano vedere cosa hai messo in vendita e comprarlo prima di altri. Se ricevi una notifica di un’offerta che ti interessa, puoi cliccarci sopra e sarai indirizzato alla sua scheda dove potrai decidere se acquistarla o meno. Potrai capire se l’offerta è interessante anche consultando le recensioni di chi ha già acquistato altre offerte dallo stesso offerente.

Una cosa molto semplice ed alla portata di tutti.

Buyme4you è un’invenzione che valorizza l’economia a chilometro zero ma che in poco tempo ha già avuto riconoscimenti a livello internazionale e a novembre volerà a Lisbona per il Web Summit 2016.

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http://www.italiachecambia.org/2016/08/buyme4you-vendere-comprare-chilometro-zero/

leggi anche

http://www.italiachecambia.org/2016/04/passamano-tuttogratis-milano-negozio-senza-soldi/

http://www.italiachecambia.org/2015/05/io-faccio-cosi-72-cianfrusoteca-scambio-riuso-salento/

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* La buona notizia del venerdì: La cultura crea lavoro

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Il campo sportivo comunale di Tiriolo, un paese di 3500 anime in provincia di Catanzaro in Calabria, era soggetto spesso ad allagamenti. Così nel 2014 l’amministrazione locale ha deciso di intervenire per risolvere quello che sembrava un problema e invece si è trovata davanti a una straordinaria occasione.

Sotto ai 120 metri quadrati del campo è stata ritrovata una vera e propria città risalente alla dalla seconda metà del IV secolo avanti Cristo.

Dallo scorso aprile nel luogo dove i cittadini giocavano a pallone o facevano jogging sorge l’area archeologica di Gianmartino che custodisce il “Palazzo dei delfini”.  

L’edificio, arrivato ai giorni nostri perfettamente conservato, è opera dei Bretti la popolazione che viveva nella Calabria settentrionale prima della dominazione romana. In questo caso il ritrovamento archeologico non ha terminato la sua corsa con gli scavi.

Probabilmente l’area di Giammartino costituiva una vera e propria area pubblica e un centro molto importante della vita politica della comunità brettia.

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L’archeologo Ricardo Stocco ha illustrato il progetto di scavo, e il lavoro svolto dall’avvio della campagna di scavi il cui esito potrebbe inserire Tiriolo tra i centri archeologici d’eccellenza d’Italia.

L’area di Gianmartino, che si estende alle spalle del palazzo dei feudatari Cigala, è stata già interessata, nel 1998, a brevi saggi di scavo che avevano fatto emergere grandi strutture murarie ed importanti reperti litici. E questo a testimonianza di un arco cronologico di frequentazione, compreso tra il quarto secolo prima di Cristo e l’età romana, confermando, così, l’esistenza di un centro abitato di grande pregio dotato di edifici sontuosi.

Gli scavi hanno riportato alla luce alcune strutture riferibili ad un grande edificio, denominato dagli archeologi “Il Palazzo dei Delfini”, splendidamente decorato e in eccezionale stato di conservazione, riferibile alla cultura dei Brettii e databile, sulla base delle informazioni al momento disponibili, al IV-III sec. a.C. Un unicum, relativo alla frequentazione brettia dell’entroterra catanzarese che conferma Tiriolo antica come uno dei più rilevanti centri pre-romani dell’intero istmo Lametino.

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Il “Palazzo dei delfini” prende il nome dalle effigi di questi animali che sono stati trovati nel riquadro centrale dei pavimenti dell’edificio.

Gli scavi, che sono partiti nel 2014 per iniziativa dell’amministrazione comunale di Tirolo e alla coordinazione dalla Soprintendenza archeologia della Calabria, dopo un anno di lavoro hanno riportato alla luce splendidi dipinti alle pareti e suggestivi pavimenti decorati con mosaici.

Come per Pompei ed Ercolano c’è una disgrazia dietro all’ottimo stato di conservazione dello stabile. Secondo gli studiosi, l’edificio sarebbe stato distrutto da un incendio nella seconda metà del terzo secolo a.C. che ha ricoperto di cenere e carbone gran parte delle decorazioni che sono arrivate“bruciacchiate” ma decisamente ben conservate fino ai giorni nostri.

L’evento, infatti, ha coinvolto profondamente la comunità locale tanto che un gruppo di giovani tiriolesi insieme a Ricardo Stocco, l’archeologo che ha diretto i lavori, ha deciso di riunirsi in una cooperativa, La comunità cooperativa di Tiriolo.

L’obiettivo di questo progetto di partecipazione è valorizzare al meglio lo straordinario ritrovamento e allo stesso tempo creare posti di lavoro.

Così in cantiere, tra le varie iniziative, c’è l’apertura di un bookshop, una struttura per tenere il sito sempre aperto e una scuola di scavi e corsi di restauro per formare gli archeologi di domani.

E quante altre iniziative possono venire da questo esempio.! Il nostro patrimonio artistico è il più ricco del mondo e offre opportunità di ogni genere e in ogni campo. E cercando tra le pieghe del nostro apparato burocratico si trovano sovvenzioni che sono spesso non evase per mancanza di interesse! Ci vuole Volontà!

 

Fonte:
http://www.catanzaroinforma.it/notizia86158/Il-tesoro-di-Tiriolo-sotto-l-ex-campo-sportivo-il-Parco-archeologico-di-Gianmartino.html#.V7R-Sz6LRz8

 

Il cammino di mille miglia comincia con un passo

Tutto ciò che vuoi puoi! E’ possibile!

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* se Montaigne avesse avuto un blog….

se Montaigne avesse avuto un blog….


Mi è capitato più volte che un libro della mia biblioteca mi balzasse agli occhi, magari uno che ho letto da tempo… o studiato… E più volte mi è capitato di aprirlo ad una pagina qualsiasi e aver ritrovato emozioni, immagini anche sapori come se fosse la prima volta…   Oppure che mi accendesse nella mente un’idea totalmente diversa dall’originale…

“Questo, lettore, è un libro  sincero.Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine, se non domestico e privato.Non ho tenuto in nessuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito. L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti e amici: affinchè dopo avermi perduto ( come toccherà loro ben presto) possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori, e con questo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me. Se l’ho avessi scritto per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perchè è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me lo ha permesso il rispetto pubblico. Chè se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così , lettore, sono io stesso la materia del mio libro : non c’è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano.Addio, dunque; da Montaigne, il primo di marzo millecinquecentottanta.”

Questa è l’introduzione dei celebri “ Essais “ di Michel Eyquem de Montaigne  più conosciuto con il semplice appellativo di Montaigne, filosofo, scrittore e politico francese del ‘500.

Adattissima alla voce “ about me “ o “ chi sono” in un blog.

Il termine Essais vuol dire assaggi, sperimentazioni, ricerche, esperienze.  Sono le riflessioni personali dell’autore sul mondo e su se stesso, e delinea  un campo di conoscenze nel quale egli sperimenta il proprio pensiero e lo mette alla prova. Non esiste un disegno unitario, è un susseguirsi di pensieri, di associazioni di idee, di argomenti che spaziano dalla letteratura alla politica, alla morale,alla filosofia; suggerimenti ad arricchire la conoscenza,  spunti ad approfondire..

Non è forse questa la materia di un blog?

ll meditare, il filosofare è inteso da Montaigne come un continuo sperimentare se stessi, un continuo riferimento a se stessi.Montaigne nei suoi Essais mira alla conoscenza dell’uomo a partire dalla conoscenza di se stesso. Nella prefazione alla sua opera scrive: “Sono io stesso la materia del mio libro”.

Un blog non nasce proprio dall’ esigenza dell’autore blogger di comunicare e riflettere soprattutto sulle proprie opinioni?

Montaigne sfida il lettore alla ricerca della conoscenza di sé, dell’ approccio strettamente personale di ogni essere umano con la “realtà circostante “ perchè “ciascuno reca in sé la forma intera della condizione umana”.

Io racconto un uomo particolare (me stesso) Ogni cosa nel mondo è in continuo movimento e cambiamento. Perciò: io, che faccio parte del mondo, sono in continuo movimento, e la mia narrazione, che si vuole adattare al suo oggetto, è altrettanto mutevole.”

un blog è  in continuo arricchimento ed evoluzione, segue il pensiero del blogger senza limiti di tempo e di spazio…

“Ognuno può aver parte alla commedia e rappresentare un personaggio onesto sulla scena; ma di dentro e nel suo petto, dove tutto ci è permesso, dove tutto è nascosto, mantenersi in regola qui, questo è il punto (…) Noialtri soprattutto, che viviamo una vita privata che è nota solo a noi stessi, dobbiamo aver stabilito un modello nell’intimo, al quale confrontare le nostre azioni (…) Io ho le mie leggi e il mio tribunale per giudicare di me.”

Non ci sono forse nel mondo dei blogs regole implicite di rispetto, lealtà ed etica?

“ Nessun intelletto generoso si ferma su se stesso: aspira sempre ad altro e va al di là delle proprie forze; ha slanci che oltrepassano le sue possibilità; se non avanza e non si affretta e non indietreggia e non si urta, è vivo soltanto a metà; le sue indagini sono senza limite, e senza forme; il suo alimento è stupore, caccia, ambiguità.”

L’interlocutore è il web e solo chi è in sintonia con il blogger legge i suoi articoli e talvolta li commenta…

“Io che mi spio più da vicino, che ho gli occhi incessantemente tesi su me stesso, a malapena oserei dire la vanità e la debolezza che trovo in me. (…) se la salute mi ride e la serenità di una bella giornata, eccomi amabile: se ho un callo che mi fa dolere l’alluce, eccomi corrucciato, stizzoso e intrattabile… Ora mi va di far tutto, ora niente; quello che mi fa piacere in questo momento, talvolta mi sarà penoso.”

Scrivere un post e pubblicarlo non dipende forse dal nostro stato d’animo del momento?

questi sono solo alcuni dei molti spunti che mi hanno fatto pensare che….
Se al tempo di Montaigne ci fosse stato il web , lui sarebbe stato sicuramente un blogger…..

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* La buona notizia del venerdì: Mirò per la Croce Rossa

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Ventotto opere di Mirò battute all’asta per aiutare i migranti, circa 61mila e 600 euro donati alla Croce Rossa della Catalogna, per tamponare l’emergenza umanitaria.

“Ho fatto semplicemente quello che avrebbe fatto mio nonno”. 

Joan Punyet Miró nipote del famoso pittore spagnolo Joan Mirò, si considera solo l’esecutore delle sue volontà. “Voglio fare ciò che lui stesso avrebbe fatto se fosse ancora vivo”.

La casa d’aste Christie’s che si è occupata della vendita, ha reso noto che la vendita ha superato le stime ipotizzate, ovvero i 50 mila euro.

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Mio nonno è stato un uomo che ha sofferto molto nella sua vita. Ha sperimentato la fame, l’esilio durante la guerra civile spagnola, la seconda guerra mondiale e conosceva bene la desolazione dei campi profughi. Ha sempre voluto aiutare i poveri, i rifugiati e gli esuli. Se fosse stato ancora vivo, avrebbe preso in considerazione che ciò che sta accadendo in Siria oggi potrebbe accadere domani in Spagna, ha spiegato Joan Punyet Mirò.

Nello specifico, il pittore era particolarmente riconoscente nei confronti dellaCroce Rossa, i medici erano infatti riuscire a salvare la figlia – madre di Joan Punyet Mirò- dall’amputazione di una gamba.

Per questo motivo, Mirò aveva donato all’ospedale di Tapis de Tarragona, dove era stata operata la donna, un suo arazzo e destinato molti fondi. Un grande segno di riconoscimento, quello del pittore, scultore e ceramista, esponente del surrealismo.

Mio nonno era consapevole dell’enorme differenza che fanno le organizzazioni umanitarie nei momenti di grande sofferenza, come quella che vediamo oggi con la guerra in Siria, ha detto il nipote.

Sono quasi 5 milioni i rifugiati che hanno lasciato il loro Paese a causa del conflitto siriano creando la più grave crisi migratoria degli ultimi anni. Un grande gesto di generosità che dà una boccata d’ossigeno a una situazione veramente allarmante.

367029 01: ***EXCLUSIVE*** Portrait of Spanish Surrealist painter Joan Miro March 22, 1979 in Mallorca, Spain. (Photo by Arnold Newman/Getty Images)
367029 01: ***EXCLUSIVE*** Portrait of Spanish Surrealist painter Joan Miro March 22, 1979 in Mallorca, Spain. (Photo by Arnold Newman/Getty Images)

Joan Miró:

Uno dei principali esponenti del surrealismo pittorico, con la sua continua ricerca dell’essenziale innovò il linguaggio artistico, influenzando le avanguardie europee e grandi maestri come Salvador Dalì.

Nato a Barcellona e morto a Palma di Maiorca nel dicembre del 1983, Joan Miró i Ferrà rimase sempre legato alla sua città natale e alla Catalogna in generale, molto presente con la sua gente e le sue tradizioni nelle opere del pittore e scultore spagnolo.

Il suo personalissimo stile cominciò a delinearsi durante i primi contatti con il “fauvismo” e le frequentazioni dei circoli artistici di Montparnasse, a Parigi, dove conobbe tra gli altri Picasso.

L’influenza del movimento dadaista ma ancor di più della poesia surrealista portò la sua arte verso l’astrazione, riducendo la realtà all’essenziale attraverso il largo ricorso a simboli e ghirigori.

«Assassinare l’arte convenzionale» fu la sua “mission” dichiarata, che lo fece salire alla ribalta negli anni Trenta, fino alla celebrità degli anni Cinquanta quando conquistò il premio per la grafica alla Biennale di Venezia (1954) e il Premio Internazionale Guggenheim (1958).

Oltre che per i dipinti, sparsi per i maggiori musei del mondo, è famoso per l’attività di ceramista (suoi il Muro della Luna e il Muro del Sole della sede parigina dell’UNESCO) e le numerose sculture di terracotta e bronzo, tra cui la celebre Dona i ocell (Donna e uccello) che svetta con i suoi 22 metri nel parco “Joan Miró” di Barcellona.

http://www.mondi.it/almanacco/voce/622002

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* La buona notizia del venerdì: I murales che riducono l’inquinamento

LA STREET ART RENDERÀ PIÙ GREEN LE NOSTRE CITTÀ

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Street artists di fama internazionale uniti contro l’inquinamento. 

12 città italiane dal 2 al 9 giugno saranno invase dalla street art a sfondo naturalistico per omaggiare il Pianeta in tutte le sue forme.

I murales saranno realizzati con una speciale pittura che attraverso l’energia della luce è in grado di ridurre gli agenti inquinanti presenti nell’aria fino all’88,8%.

In pratica, dipingendo 100 mq con questa pittura si riducel’inquinamento dell’aria pari a un’area di 100 mq coperta da alberi ad alto fusto.

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L’idea è del colosso Ikea e fa parte del progetto “Ikea loves earth” che prevede appunto una street art performance collettiva che coinvolgerà artisti del calibro di EDF Crew, Giulio Vesprini, NEVE, Orticanoodles, PAO, Poki&ANC, reFRESHink, Santy, SCAP – Sud Colorato A Pezzi, Tellas, UNO, ZED1 che dipingeranno i muri delle città celebrando la Terra e la natura.

Nel mese di giugno Ikea si trasforma in un vero e proprio centro creativo che vedrà il lancio della prima edizione diStreet Art Performance, un evento di due giorni dedicato all’arte e alla sostenibilità.

I comuni che parteciperanno all’iniziativa sono Afragola, Bari, Baronissi, Carugate, Catania, Collegno, Milano, Parma, Rimini, Roncadelle, Sesto Fiorentino, Villesse.

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Oltre all’urban performance, per il 10 e 11 giugno sono poi previsti seminari tematici, workshop e laboratori per bambini per insegnare fin da piccoli l’importanza di agire nel quotidiano in maniera più sostenibile. In queste immagini, le anteprime delle opere di street art che verranno realizzate dagli artisti. 

http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/20391-street-art-citta-ikea-loves-earth

http://www.curioctopus.it/read/8491/14-capolavori-di-street-art-cosi-realistici-da-togliere-il-fiato

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* La buona notizia del venerdì: Non più “principesse” nelle favole moderne

Al posto delle principesse, le vite di 100 donne straordinarie


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Un libro di favole moderno, pieno di storie di donne realmente vissute che hanno cambiato il mondo. E’ il progetto lanciato su Kickstarter dalla startup Timbuktu Labs, che ha già raccolto il triplo dell’obiettivo iniziale

Le favole di oggi non raccontano storie di principesse e cavalli bianchi. Le bambine di oggi hanno bisogno di puntare su qualcosa di più di una scarpetta di cristallo che risolve la vita. Non è mancanza di fantasia, è innovazione. Perfino la Disney ha sentito la necessità di aggiornare il suo immaginario rompendo lo schema del principe e principessa con la sorellanza di Frozen: e, nemmeno a dirlo, è stato un successo. Le favole di oggi sono storie vere: l’esempio non lo dà la morale alla fine del libro, ma l’esperienza di una persona in carne e ossa o vissuta nel passato. Questo è l’obiettivo del progetto della startup Timbuktu Labs: si chiama “Good Night Stories for Rebel Girls”, in italiano “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, ed è una collezione di 100 storie illustrate da 100 artiste che celebrano altrettante donne straordinarie. 

Per finanziarsi, il libro ha lanciato una campagna di Kickstarter lo scorso 27 aprile ed  in pochi giorni ha superato ampiamente l’obiettivo iniziale di 40 mila dollari.

 

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Good Night Stories for Rebel Girls” è il libro di favole dei giorni nostri. Alle bambine racconta donne vere: che hanno fatto qualcosa di grande, o che nella loro vita hanno dovuto superare molti ostacoli, dovuti al lavoro che fanno, al colore della loro pelle o semplicemente al fatto stesso di essere nate donne. I profili spaziano: pittrici, scienziate, danzatrici, astronaute, del passato o del presente, da tutto il mondo. Frida Kahlo, Elisabetta I, Serena WIlliams: hanno in comune una vita fuori dal comune, un ruolo importante nella storia del loro settore.

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Timbuktu Labs è una startup con base a Los Angeles che produce contenuti e servizi per bambini con una particolare attenzione alle bambine. Ve ne avevamo già parlato per l’e-book sulla vita di Margherita Hack e per il progetto di riqualificazione urbana dei parchi giochi.

 “Nel nostro percorso da imprenditrici abbiamo spesso desiderato di essere cresciute circondate da più modelli femminili in ruoli di leadership” spiega Elena Favilli, amministratore delegato di Timbuktu Labs. “Ci sproniamo costantemente a farci avanti e compriamo libri sul superamento degli stereotipi di genere…ma questo genere di letture arriva troppo tardi. Essere esposte quanto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale”.

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L’idea del libro di favole che mostra un esempio di “eroina” diverso dal solito, strutturato su vite vere e persone esistite mira a ispirare le bambine, e a spingerle ad esplorare le loro potenzialità. Questo, secondo le due fondatrici di Timbuktu Labs è il senso di una “favola moderna”.  

Lavoriamo nel mondo dei media per bambini da 5 anni e vediamo ogni giorno in prima persona quanto i libri per bambini propongano storie ancora imbevute di stereotipi di genere – spiega Francesca Cavallo, co-fondatrice e direttrice creativa di Timbuktu – I genitori non hanno molta scelta, ma molti di loro sono preoccupati e vogliono far crescere i propri bambini a contatto con storie che propongano modelli femminili moderni. È per loro che stiamo creando questo libro”. 

Ciascuna storia sarà illustrata da una illustratrice diversa proveniente da ogni angolo del mondo: l’idea del progetto è anche mostrare il lavoro di queste artiste. 

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Leggi anche: La vita di Margherita Hack in un fumetto

Leggi anche: Astrosamantha e le tank girl: perché portare le bambine a vedere il film su Cristoforetti

Fonti:

http://ischool.startupitalia.eu/education/54064-20160504-favole-100-donne

http://www.autostraddle.com/rebel-girls-the-totally-badass-suffrage-exploits-of-yore-that-gave-us-todays-voting-rights-260695/

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* Quando sarò vecchia…


11693803_977570422287172_4214243004104480377_nQuando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi dona.
E spenderò la mia pensione in brandy e guanti estivi
E in sandali di raso, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
Mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
E arrafferò assaggi di cibo nei negozi, suonerò tutti i campanelli
Farò scorrere il mio bastone sulle ringhiere
E mi rifarò della sobrietà della mia giovinezza.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
E raccoglierò fiori nei giardini degli altri
E imparerò a sputare.

Quando sei vecchia puoi indossare assurde camicie e ingrassare
E mangiare tre libbre di salsicce in un colpo solo
O solo pane e sottaceti per una settimana,
E accumulare penne e matite e tappi di bottiglia e cianfrusaglie nelle scatole.

Ma ora dobbiamo indossare vestiti che ci tengano asciutti,
E pagare l’affitto e non dire parolacce per strada
E dare il buon esempio ai bambini.
Dobbiamo invitare amici a cena e leggere il giornale.

Ma forse dovrei cominciare a fare un po’ di pratica adesso?
Così chi mi conosce non rimarrà troppo scioccato e sorpreso
Quando improvvisamente sarò vecchia, e comincerò a vestirmi di viola”.
~ Jenny Joseph ~

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Jenny Joseph è una poetessa inglese nata nel 1932.

Questa poesia, il cui titolo originale è WARNING è tratta dalla sua raccolta “Rose In The Afternoon” e secondo un sondaggio indetto dalla BBC è stata votata come la più popolare del dopoguerra.

Dai noi è poco conosciuta, ma all’estero i suoi versi, hanno creato dei veri e propri club, in cui si ritrovano queste signore non più giovani ma briose, che vestono di viola indossando un cappello rosso.

 

Leggi anche : “Non ho l’età”

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* La buona notizia del venerdì: La Street Art è con l’uncinetto

 grandmother-yarn-bomb-uk-souter-stormers-knitting-104-year-old-grace-brett-5Non solo graffiti: la street art si fa anche con la lana.

Nelle scorse settimane il cosiddetto yarn-bombing – letteralmente “bombardamento di filo” – ha conquistato Selkirk, nella Scozia sud-orientale. “Penso che la città sia adorabile così”, ha detto Grace Brett… –

Gli abitanti della cittadina scozzese hanno visto cabine del telefono, panchine, e statue ricoprirsi di lana splendidamente lavorata ai ferri o all’uncinetto.

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A giudicate dalle fotografie condivise sui social network, non c’è limite alla fantasia delle donne che hanno realizzato le insolite opere d’arte.

Tra loro, anche una signora di ben 104 anni, Grace Brett, che potrebbe passare alla storia come la più anziana artista di strada del mondo.

Penso che la città sia adorabile così”, ha dichiarato l’anziana signora. Difficile non essere d’accordo.

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Grace Brett è una nonna britannica con la passione per il cucito.

All’età di 104 anni potrebbe essere la street artist più anziana del mondo.

Con l’aiuto del club di cucito di cui è membro, le “Souter stormers”, ha deciso di abbellire la sua città, Selkirk, in Scozia, a colpi di uncinetto, ricoprendo panchine, muri, cabine telefoniche e tutto l’arredo urbano con coperture ricucite a maglia. 

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Ho pensato che fosse una buona idea decorare la città e mi sono divertita a lavorare con l’uncinetto, ha dichiarato la Brett.

Sua figlia Daphne, di 74 anni, ha raccontato che “ha sempre cucito e lavorato a maglia qualsiasi cosa durante la sua vita”.

Secondo Grace l’età non deve rappresentare un ostacolo per la partecipazione a progetti contemporanei.

 

http://www.tpi.it/mondo/regno-unito/nonna-street-artist-decora-citta-cucendo

http://www.dagospia.com/rubrica-31/arte/street-art-senza-et-grace-brett-104-anni-pi-anziana-artista-109709.htm

Leggi anche:

” Non ho l’età…”

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Giornata internazionale del gatto! I gatti da guardia!

L’Ermitage di San Pietroburgo recluta felini per difendere i propri capolavori, dando loro un attestato di competenza a espletare l’incarico

 

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Il museo di Stato dell’Ermitage di San Pietroburgo recluta gatti per difendere i  propri capolavori e ciascuno dei felini da guardia dispone di un passaporto, con tanto di foto,  che ne attesta la competenza a espletare questo difficile incarico. 

Questi “gatti da guardia” passano per lo più  inosservati, perché abitano nei solai e nei sotterranei, al riparo dagli sguardi dei turisti. L’amministrazione del museo ha assunto queste guardie altamente qualificate sin dalla fondazione del museo, nel 1764.

I primi gatti furono integrati nel “servizio pubblico” a partire dal  XVIII secolo.

Lo zar Pietro I fu il primo a offrire rifugio a un grosso gatto che aveva portato con sé dai Paesi Bassi in quello che era allora il Palazzo d’Inverno, un enorme edificio tutto di legno.

Più avanti l’imperatrice Elisabetta ordinò che fosse reclutato un vero e proprio esercito di cacciatori di topi provenienti da Kazan, perché era terrorizzata dai piccoli roditori.

I felini acquisirono quindi  lo status di guardiani del palazzo durante il regno di Caterina II. E sempre sotto Caterina la Grande furono divisi in gatti da interni (discendenti della razza blu russa) e gatti da giardino, tutti quanti incaricati di dare la caccia a ratti e topi per difendere  la tranquillità di Sua Maestà.

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Il museo dell’Ermitage inizialmente era la collezione privata dell’imperatrice Caterina II che mise insieme 220 opere di artisti olandesi e fiamminghi grazie alla mediazione dei suoi rappresentanti a Berlino. In un primo tempo, la maggior parte dei quadri acquistati fu conservata nelle stanze isolate del Palazzo d’Inverno, oggi conosciuto con il nome di Ermitage che significa “eremo, luogo appartato”.

I gatti assunti dall’Ermitage sono sopravvissuti alla Rivoluzione d’Ottobre e hanno continuato il loro lavoro anche durante l’epoca sovietica. Non resistettero tuttavia all’assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1941 e il 1945: quando la popolazione affamata li  mangiò tutti, la città fu invasa dai topi. Ma appena concluso l’assedio, a Leningrado arrivarono dalle regioni centrali della Russia due interi vagoni carichi di gatti, che costituirono il nucleo centrale di un nuovo squadrone di cacciatori di topi.

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Il numero dei gatti non ha smesso di aumentare fino a raggiungere nella seconda metà degli anni Sessanta un livello senza precedenti. I felini a quel punto avevano invaso tutti i sotterranei, le stanze e i corridoi del museo e l’amministrazione del museo ricevette l’ordine di sbarazzarsene, cosa che fece. Ma qualche anno dopo, le guardie con la coda hanno dovuto essere richiamate, perché nella sua lotta per  la tutela delle preziose opere il museo non poteva fare a meno di loro.

Da allora i gatti dell’Ermitage sono sempre stati trattati e nutriti bene. Ognuno di questi “eremiti” dispone di un passaporto, con tanto di fotografia, attestante che ha tutte le qualità necessarie ad assolvere la difficile missione di proteggere i sotterranei del museo dai roditori.

Quando si ammalano, i gatti sono curati e sono rispettati per il loro lavoro.

I sotterranei del museo sono dotati di spazi appositamente riservati all’alimentazione dei felini o a curarli quando si ammalano. Oltretutto i dipendenti del museo conoscono maschi e femmine per nome, scelto con accuratezza per rispecchiarne il carattere.

 

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Il budget del museo non prevede alcun finanziamento per  questi gatti che vivono grazie alle offerte del pubblico e degli impiegati del museo.

La “Giornata del gatto” dell’Ermitage, celebrata ogni anno il 28 marzo, fa in ogni caso parte degli avvenimenti più importanti del museo: organizzata dai dipendenti, propone una serie di esposizioni didattiche e di concorsi appassionanti. 

 

Fonte:

Julia Galiullina, La Voce della Russia