


















puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)
comunicare attraverso le correnti energetiche universali
Da sempre catturano la curiosità di piccoli e grandi perché, grazie alla luce che emettono, riescono a creare un’illuminazione notturna davvero suggestiva. Stiamo parlando delle lucciole, uno degli insetti più unici al mondo ma anche più a rischio d’estinzione.
Anni fa in moltissime città, soprattutto in estate, era possibile ammirarle ma oggi a causa dell’inquinamento e la conseguente distruzione del loro habitat naturale, stanno pian piano scomparendo.
Come accade per esempio in Cina,dove si sta cercando di ripopolare i parchi con i coleotteri luminosi.
Uno dei primi in cui si sta sperimentando la creazione di una colonia si trova nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei e da un anno a questa parte i risultati sembrano essere soddisfacenti.
ll parco fa parte di una zona naturale più grande, la East Lake Peony Garden ed è suddiviso in diverse aree: c’è una zona di allevamento dove le lucciole si riproducono, un’altra in cui i visitatori possono camminare direttamente tra gli insetti e osservarli da lontano e infine, una dedicata alla scienza dove si studia il perché della loro luminescenza.
La rapida urbanizzazione cinese ha dato come risultato la scomparsa, in alcune zone, delle lucciole per questo il parco a Wuhan è molto visitato: per molti è l’unica occasione di vedere le lucciole che sono state importate dalla vicina Jiangxi.
Gli insetti stanno reagendo bene al nuovo habitat anche se ancora si sta lavorando per riuscire a garantire la vita delle larve durante il periodo in cui il parco rimane chiuso.
I lampiridi vengono fatti arrivare in barattoli da Ganzhou (nella provincia di Jiangxi), a circa 800 km dal parco. Poi, vengono liberati nelle cinque zone della riserva dove è possibile osservarli da vicino e osservarli.
Allevare le lucciole costa una decina di yuan, ovvero poco più di 1 euro per ciascun insetto.
Ma il parco è già diventato un business, con il lodevole obiettivo di conservare una specie oggi quasi del tutto scomparsa – soprattutto nei centri urbani – a causa dell’inquinamento e del riscaldamento globale.
Nel bosco i bambini, coinvolti in diverse attività dedicate allo studio degli animali, possono entrare in contatto con gli insetti, gli unici in gradi di regalare questo spettacolo notturno
Photo: Hubei Province
Appena calano le ombre della sera, nel villaggio di Nanacamilpa, a 70 chilometri da Città del Messico, file ordinate e silenziose di turisti giunti da ogni parte del mondo si dirigono verso la foresta di Santa Clara. Qui migliaia di lucciole accendono la notte buia ogni estate illuminandosi a intermittenza all’unisono. Gli abitanti della zona hanno tutti storie da raccontare legate a questi insetti ma non pensavano che sarebbero diventati così importanti per l’economia del posto e per l’ambiente.
Da quando il bosco è diventato uno dei due santuari delle lucciole riconosciuti al mondo (l’altro è in Nuova Zelanda), la deforestazione è diminuita del 60-70% e i 630 ettari di foresta vengono salvaguardati. –

Waitomo Glowworm Caves: le grotte illuminate dalle lucciole in Nuova Zelanda
Le lucciole (o luciole) sono dei coleotteri appartenenti alla famiglia delle Lampyridae.
La luce emessa da questi insetti serve per la riproduzione: maschi e femmine si “chiamano”, si attirano nel buio per accoppiarsi. Il periodo di accoppiamento avviene nei mesi di giugno e luglio, di solito tra le 22 e mezzanotte. .
Quello che permette a questa specie di insetti di illuminarsi è un fenomeno chiamato bioluminescenza, ossia un processo chimico complicato grazie al quale alcune molecole si muovono velocissime e producono un’energia che a sua volta si trasforma in luce
Le lucciole non sono gli unici esseri viventi a produrre luce. Fanno loro compagnia: alcuni tipi di larve, di vermi, alcune specie marine come i calamari, i gamberetti, le meduse e anche alcuni pesci.
Perché le lucciole fanno luce? – FocusJunior.it
Fonti:
La romantica magia delle lucciole
Umatilla, Oregon, 198 abitanti.
Nel dicembre del 1916 gli abitanti della piccola cittadina nell’ovest degli Stati Uniti sono convocati alle urne per decidere la composizione del nuovo consiglio cittadino e il nome del nuovo sindaco. È un centro molto piccolo, e la legge non richiede ancora candidature pubbliche e vidimate; i membri del Consiglio e il sindaco Starcher sono tranquilli di ottenere una facile riconferma, nonostante stiano amministrando gli affari di Umatilla con svogliatezza, spesso non presenziando nemmeno alle riunioni del Consiglio.
C’è qualcosa di strano nell’aria, però, e lo si percepisce subito: le donne di Umatilla, che insieme a tutte le donne dell’Oregon avevano ottenuto nel 1912 il diritto di voto, stanno disertando le urne. Non si vede nemmeno una delle donne che avevano lottato così duramente per poterci andare in quelle urne. Forse qualcuno stava cercando una spiegazione, a qualcuno magari andava anche bene così quando, negli ultimissimi minuti disponibili arrivano tutte insieme.
Con una dimostrazione di unità e di forza, le donne di Umatilla si recarono insieme alle urne e il risultato sorprese tutti.
Il sindaco uscente Starcher ha perso le elezioni e gli succederà il sindaco Starcher: per la precisione Laura Starcher, sua moglie. E accanto alla Starcher, al lavoro per Umatilla, ci sarà un Consiglio composto interamente di donne.
Alla richiesta di una spiegazione le donne di Umatilla poterono finalmente rivelare la loro campagna elettorale segreta, svolta nei circoli e nelle case in cui si riunivano, che andava avanti all’insaputa di padri, mariti e fratelli sin dalla primavera.
Era una segretezza necessaria per poter svolgere la campagna in tranquillità, e anche per poter contare sulla poca partecipazione degli svogliati abitanti di Umatilla alla consultazione elettorale.
L’operazione fu chiamata all’epoca “il governo delle sottogonne ” e così è passata alla storia!
Dopo essere entrata in carica nel gennaio 1917,Laura Stochton Starcher e le altre quattro donne elette al consiglio comunale – Gladys Spinning, Anna Means, Florence Brownell e Stella Paulu – inaugurarono un programma di azione progressista.
Nei successivi quattro anni, il consiglio migliorò i servizi idrici ed elettrici, approvò fondi per progetti di strade e marciapiedi e organizzò “Settimane di pulizia” della città.
Ulteriori innovazioni includevano nuovi segnali di attraversamento ferroviario, la fondazione di una biblioteca comunale,sostituzione delle bandiere americane della città, istituzione della raccolta mensile dei rifiuti, pianificazione per futuri progetti comunitari e nomina di un funzionario sanitario della città durante un’epidemia di vaiolo del 1918.
Sebbene alcune delle donne abbiano lasciato l’incarico dopo aver assolto solo una parte del loro mandato, diverse donne rimasero in carica fino al 1921.
Laura Starcher rimase solo 8 mesi del suo mandato di due anni, lasciando l’incarico per motivi di salute.
Stella Paula fu eletta sindaco nel 1918. Quando la coorte originale di donne elette nel 1916 decise finalmente di lasciare l’incarico, nessuna nuova donna si fece avanti per prendere il loro posto.
Di conseguenza, le elezioni del 1920 restituirono un governo cittadino tutto al maschile.
Fonti
(20+) Cannibali e Re | Facebook
Wallace, Shelley Burtner. “Umatilla’s ‘Petticoat Government,” 1916-1920.” Oregon Historical Society
Le foreste ferite di Capri vivono sotto il mare.
Sono l’habitat ideale per moltissimi organismi viventi, come i pesci, che ci depongono le uova; e come gli alberi di una foresta tropicale sono capaci di produrre ossigeno e abbattere l’anidride carbonica. Fronde marine composte da un’alga bruna tipica del Mediterraneo, la Cystoseira, che potrebbe crescere rigogliosa ma che a Capri, sotto i Faraglioni, è stata annientata dallo scempio dell’uomo.
I pescatori di frodo di datteri, per estrarre dalla roccia calcarea i prelibati frutti di mare, hanno spazzato via con i martelli pneumatici ogni forma di vita, alghe comprese. Senza di queste, in un ambiente così desertificato, addio anche a pesci e ad altri organismi.
Ma se un giorno queste alghe, preziose custodi della biodiversità, ricominceranno a crescere il merito sarà di quattro ricercatrici dell’Università di Trieste. che, da maggio e per un anno, sono impegnate in una operazione di restauro ecologico dei fondali marini dell’isola.
Con muta e bombole le ricercatrici si immergono fino a 50 metri di profondità, all’ombra degli spettacolari scogli che spuntano dal mare come Ciclopi, per prelevare i campioni di acqua in superficie e in profondità. Lo scopo è individuare i danni e i siti più idonei dove intervenire.
Le ricercatrici sono tutte subacquee. «Necessariamente, — dice Annalisa Falace, 55 anni, docente di Algologia all’Università di Trieste e a capo del progetto —. Per raccogliere campioni di alghe non c’è altro modo». La squadra, collaudatissima e composta da studiose italiane e croate — con Annalisa, la biologa Sara Kaleb e le dottorande Marina Srijemsi e Martina Grigoletto —, sta lavorando al ripopolamento della foresta marina come farebbe un gruppo di agricoltori in una serra.
«Con la differenza che sulla Terra coltiviamo dal Neolitico, sott’acqua iniziamo ora», puntualizza Annalisa. L’originalità del metodo, sviluppato nell’ambito del progetto europeo ROC-POPLife, sta nella produzione in acquari di nuove «plantule» da reintrodurre in ambiente marino, senza danneggiare i siti donatori.
«In acqua cerchiamo le alghe in buone condizioni, ne prendiamo un pezzo con gli elementi riproduttivi, lo portiamo in laboratorio e lo replichiamo con le colture. Le nuove piantine poi tornano in mare, crescono e dopo un anno diventano fertili e producono nuove piante — spiega Annalisa—. Risultati? Con la stessa tecnica ho ricolonizzato in tre anni un chilometro di costa nelle aree protette delle Cinque Terre e di Miramare».
Con lei, da 20 anni, lavora la biologa Sara Kaleb, 41 anni, croata di nascita:”Insieme abbiamo costruito il laboratorio di Algologia di Trieste e siamo il cuore di un team non a caso tutto femminile . Siamo idealiste. Non abbiamo le classiche ambizioni del contesto accademico, tipicamente maschile, ma il sogno di ripristinare quello che c’era per consegnare qualcosa di migliore».
Una passione nata da bambina quando, a cinque anni, Annalisa Falace legge un libro il cui protagonista è un algologo di Capri. «Me ne sono innamorata perdutamente — racconta adesso —. Mamma era maestra e ho iniziato a leggere presto. In fondo c’era la classificazione delle alghe e l’ho imparata a memoria. Più tardi, al liceo, in gita a Trieste con mio padre, vidi una targa al Castello di Miramare con riportato il nome di “Guido Bressan, algologo”. Era domenica, lo chiamai a casa sua. Ci diede appuntamento in un caffè di Trieste… Anni dopo, è diventato il mio professore».
Le scienziate-sub che piantano alghe nel mare di Capri: «Così torna la vita»- Corriere.it
Gli esemplari di alga Cystoseira appartenenti a questa specie, insieme a quelli di molte altre specie del genere , sono particolarmente sensibili all’inquinamento e pertanto scompaiono facilmente dove vi siano alterazioni dell’ambiente marino. Sono soprattutto sensibili ad agenti inquinanti che si trovano in superficie come idrocarburi e detersivi tensioattivi.
Per questo motivo il loro monitoraggio fornisce indicazioni sullo stato dell’ambiente circostante.
Cystoseira mediterranea una specie tipicamente mediterranea che si trova lungo le coste rocciose.
In generale questa specie è presente in acque del Mar Mediterraneo Occidentale e nella fascia centrale. È stata osservata in Spagna e alle Baleari, in Grecia, Turchia e a Cipro. Lungo le Coste Nordafricane è stata osservata in Marocco, Algeria,Tunisia ed Egitto. In Italia è segnalata nel mare meridionale. Tirreno Centro Meridionale e Mare Ionio (Sardegna, Golfo di Napoli, Coste Siciliane).
Fonte Wikipedia
Sì, se il gattino in questione è dipinto su una parete dell’Insula delle Muse, una delle Case Decorate di Ostia antica.
Si trova precisamente in uno dei due piccoli corridoi (detti “alae”) che fiancheggiavano l’ambiente più grande e più importante della casa, il tablinum.
La parete di questo corridoio in età adrianea (117-134 d.C.) fu affrescata con una serie di pilastri gialli che incorniciano dei pannelli a fondo bianco: in essi si inserisce di volta in volta un animale diverso: oltre al gatto infatti si trovano raffigurate anche capre e altri animali.


Il cuore dell’attività economica di Ostia era un’area, coperta da portici, nota come 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗼𝗿𝗽𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 e faceva parte del complesso costruito da Agrippa negli anni ’20 a.C.
Fu durante il regno di Domiziano che fu costruito un tempietto sull’asse principale della piazza, con il teatro e il colonnato ricostruiti da Commodo. La maggior parte dei mosaici della fine del II secolo sono ancora al loro posto e ciò che è notevole sulla loro conservazione sono le informazioni che ci danno degli uomini d’affari che vi lavoravano: dagli spedizionieri provenienti da varie parti del mondo conosciuto, dalle città dell’Africa, della Sardegna e della Gallia.
Le iscrizioni lasciate ci danno un’idea di coloro che hanno fatto parte della storia di Ostia, individui provenienti dall’Egitto, dalla Spagna, ecc. Anche se il loro soggiorno a Ostia è stato breve, le prove della loro esistenza sopravvivono, molti molti anni dopo.






Mosaici di animali

Parco Archeologico di Ostia Antica
E’ il migliore esempio a portata di mano per conoscere i criteri di architettura dei romani e della distribuzione delle attività in una città romana. Le abitazioni, le botteghe, le terme, le vie di comunicazione e il teatro danno una idea di come vivevano gli antichi romani.
Consigliatissimo per una gita educativa all’aria aperta.
Per quarant’anni hanno trasportato gli abitanti e i turisti di New York City su e giù per la città.
Ora, decine di vecchi vagoni della metropolitana newyorchese vengono gettati nell’oceano Atlantico per diventare rifugio per i pesci, oltre che una buona occasione per lo sviluppo della pesca sulla costa orientale degli Stati Uniti.
L’originale forma di riciclo è sperimentata già da qualche anno, e i buoni risultati spingono sempre più stati americani a chiedere alla Mta (la Metropolitan Transportation Authority di New York, proprietaria dei vagoni) di acquistare qualche mezzo dei 1662 in disuso e altrimenti destinati alla pressa dello sfasciacarrozze.
Dopo il Delaware – che ha sperimentato un aumento del 400% della popolazione marina – e il New Jersey, pochi giorni fa è stata la volta del Maryland, dove 44 vagoni sono stati gettati a 30 metri di profondità nelle acque dell’oceano e a circa una trentina di km dalla costa.
Privati delle finestre, delle porte e di ogni componente potenzialmente inquinante, i vagoni diventano un’ottima attrattiva per i pesci, altrimenti poco presenti nei fondali sabbiosi della costa, che li scelgono come grotte artificiali per riprodursi e proteggersi dai predatori.
E i pesci, a loro volta, diventano un’interessante opportunità di crescita per gli affari dei pescatori.
In realtà, il reef artificiale viene difeso anche da gruppi ambientalisti che denunciano l’eccessivo sfruttamento della popolazione marina e vedono nei vagoni sottomarini una soluzione possibile, seppur parziale, al problema.
Il processo di creazione di barriere artificiali è stato di grande aiuto per ripristinare le aree danneggiate dalle attività umane.
Gli ingegneri hanno già affondato una portaerei per trasformarla in un ecosistema di barriera corallina.
In un mondo ideale, non avremmo bisogno di fare questo, perché non avremmo danneggiato il fondo dell’oceano.
Tuttavia, misure di questo tipo possono effettivamente aiutare a riparare la distruzione del fondale marino.
E, naturalmente, rende la cessione di parti di trasporto pubblico molto più facile.
Chissà se grazie a questo nuovo ecologico utilizzo, fra qualche tempo non si troveranno nei fondali marini – e in modo del tutto lecito – anche le automobili.
New York, nuova vita in fondo all’Oceano per i vecchi vagoni della metro – Il Sole 24 ORE
Il Wood Wide Web è un’antica rete di comunicazione delle piante, una sorta di social network sotterraneo che ha più di 500 milioni di anni.
«Sottoterra c’è un altro mondo un mondo d’infinite vie biologiche, che connettono gli alberi, permettono loro di comunicare e fanno sì che la foresta possa comportarsi come un unico organismo. Può ricondursi a una sorta d’intelligenza».
Scoperto per la prima volta nel 1990 da Susanne Simard il Wood Wide Web venne identificato come una fitta rete di funghi e microrganismi che garantisce la comunicazione tra le piante dell’ecosistema nonché lo scambio di nutrienti e di informazioni.
Infatti attraverso questa rete, le piante sono in grado di scambiare sostanze nutritive, zuccheri ed acqua e di inviare segnali chimici ad altre piante nel caso in cui queste siano infestate o attaccate.
La comunicazione tra le piante dell’ecosistema è mediata dai cosiddetti alberi hub, anche detti alberi madre. Si tratta di alberi più grandi che rappresentano il centro di controllo della rete di comunicazione.
Nel 2018 uno studio dell’Università di Leeds, Regno Unito si concentra proprio su quest’aspetto: la condivisione di informazioni.
Gli alberi comunicano tra loro e scambiano materiale, attraverso questa rete di comunicazione paragonabile quasi alla rete internet utilizzata dagli esseri umani.
Sono state individuate due tipologie di rete di comunicazione: micorriza arbuscolare ed ectomicorriza.
La prima è una particolare tipologia di simbiosi tra il fungo e la pianta superiore. Essa è localizzata principalmente nelle radici della pianta e da lì si espande in tutto il terreno. Si tratta di una simbiosi dominante negli ambienti più caldi come le foreste tropicali. Alcuni esempi di alberi caratterizzati da questo tipo di simbiosi sono l’acero e il cedro.
L’ectomicorriza invece è una sottospecie di micorriza stabilita tra il fungo e le piante ad alto fusto, localizzata sempre a livello delle radici. Tale simbiosi domina invece gli ecosistemi più freddi come il Nord America e l’Europa
Entrambe le reti di comunicazione sono quindi influenzate dal cambiamento della temperatura, per cui il Wood Wide Web subisce inesorabilmente gli effetti della crisi climatica.
Alcuni studiosi ritengono infatti che un aumento generale delle temperature, favorisca un maggiore sviluppo della micorriza arbuscolare, che abbiamo detto svilupparsi maggiormente in ambienti più caldi.
Tuttavia questa è in grado di rimuovere rapidamente la materia organica rilasciando CO2 nell’ ambiente che trattiene il calore e accelera gli effetti del riscaldamento globale.
Altri studiosi invece ritengono che il Wood Wide Web renda gli alberi più resistenti ai cambiamenti climatici.
Resta il fatto che, attraverso questo sistema di connessione, gli alberi sono interconnessi tra loro e abbattendone anche solo uno arrechiamo un danno all’intero ecosistema.
Gli alberi comunicano tra loro e hanno anche una marca in più: riconoscono i propri ‘parenti‘.
L’albero madre sa riconoscere i propri ‘figli’ e attraverso una rete di comunicazione sotterranea riesce a mantenere un contatto importante, un fenomeno che non avviene nei confronti degli alberi ‘estranei’.
Gli alberi madre sono in grado di ridurre le proprie radici per fare spazio ai figli. L’albero madre, ad esempio, sa inviare alle piantine vicine carbonio e segnali di difesa che servono ad aumentare la loro resistenza.
“È proprio come se gli alberi parlassero tra loro” – afferma l’esperta nel suo discorso. La comunicazione tra gli alberi avviene anche attraverso l’azione di microrganismi e grazie al micelio dei funghi, molti dei quali devono ancora essere studiati. In particolare, i miceli vengono considerati l’internet naturale della Terra.
Il micelio è l’apparato vegetativo dei funghi ed è formato da un intreccio di filamenti detti ife, tubuli in cui scorre il protoplasma.
Insomma, gli alberi ci stupiscono ancora una volta e le motivazioni per proteggerli sono sempre più importanti dato che i giganti verdi sono i polmoni del Pianeta e possono salvarci dalle conseguenze negative dei cambiamenti climatici.
Wood Wide Web: l’affascinante e antichissimo “internet” di alberi e piante – greenMe
Gli alberi comunicano tra loro e riconoscono i propri simili (VIDEO) – greenMe

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Ricerca e filosofia energetica
Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie.
Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere
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