ambiente · amore.autostima · armonia · arte · buone notizie · Comunicazione · futuro · natura · pensare positivo · stare bene · Testimonianze

La buona notizia del venerdì: La natura diventa un museo per salvare gli alberi ! Ed è gratis!

A ORISTANO GLI ALBERI SCULTURA DI SALVATORE GARAU

Nel 1982, in occasione di documenta 7 a Kassel, Joseph Beuys dava inizio a una delle sue opere più note e protratte nel tempo: davanti al Museo Fridericianum, l’artista fece accumulare 7mila pietre di basalto, a ognuna delle quali era legato il destino di una piccola quercia. Chiunque avesse adottato una di quelle pietre, avrebbe finanziato l’impianto di un albero in città o nei territori limitrofi. Un processo lunghissimo, durato anni, che coniuga arte, impegno sociale e sensibilità per i temi legati all’ambiente.

Una visione, questa, che oggi ispira l’intervento di Salvatore Garau, artista sardo che sul Lungomare di Torregrande a Oristano darà vita al MACCAB – Museo d’Arte Contemporanea a Cielo Aperto per Bambini.

Non si tratta dell’inaugurazione di un nuovo museo, o almeno non in maniera canonica: per salvare gli alberi di pino presenti sul lungomare e che l’amministrazione comunale di Oristano ha deciso di abbattere, Garau ha dato un titolo a 37 alberi, certificandoli così come “opere d’arte”.

Con questa operazione, Garau vuole dimostrare che gli alberi sul Lungomare di Torregrande non sono soltanto opere d’arte della Natura, ma anche Sculture Viventi di Arte Contemporanea, e come tali opere da tutelare e valorizzare. I

l progetto quindi consiste nel certificare i primi 37 alberi (36 più uno invisibile) come opere d’arte, e tra un albero e l’altro nei prossimi mesi saranno installate opere inviate da 40 artisti di tutto il mondo dedicate al mondo della Natura e all’infanzia. “Accorro in aiuto degli alberi in un momento pericoloso per la loro estinzione e per difendere un patrimonio paesaggistico, culturale e di memoria dal valore immenso”, spiega Salvatore Garau. “Può un albero diventare un’opera d’Arte Contemporanea? Sì, se a deciderlo è un artista. Se poi quest’azione sarà compresa, condivisa o per niente accettata, poco importa: l’artista deve ‘fare’, perché solo così può aiutare l’uomo a capire l’inscindibile legame fra arte e vita in ogni suo forma; deve aiutare a pensare e a far ‘sentire’ l‘insolito, a riflettere su ciò che fino a quel momento sarebbe stato inconcepibile. Ciò che vediamo senza riflettere è uno sguardo perduto”.

Danzante; Nessuno mi fa paura; Ernesto l’imbattibile; Educato e timido; Celibe; Vedete? Sono sensuale con garbo; Fighetto; Stempiato con gusto; Avvocato dei fantasmi; Elvis Presley sono alcuni dei nomi che Garau ha dato agli alberi, ai quali si aggiunge quello dell’albero “invisibile”, Sono immenso eppure non mi vedete. 

“Non ci sarà alcun intervento invasivo sugli alberi”, sottolinea l’artista. “Sarebbe come intervenire sulla Pietà di Michelangelo. L’albero è già perfetto, solo un titolo è più che sufficiente a rivelare l’opera che già esiste. Un’azione poetica, la mia, per ricordare, ora più che mai, che l’uomo deve vivere in simbiosi con la natura e con se stesso”.

Fonte:

Nasce a Oristano il MACCAB, il museo degli alberi da salvare | Artribune

armonia · buone notizie · Comunicazione · pensare positivo · punti di vista · stare bene · Testimonianze · usanze

La buona notizia del venerdì: Riscopriamo le nostre eccellenze creative: Corda che cerchi ” Il Cordaio ” che trovi… a Milano

COPERTINE


Milano è la capitale dello shopping. Nascoste lungo i navigli e nel dedalo di Brera brillano le meraviglia e la storia del design.

Artigianato è la parola d’ordine: tra cacciatori di vintage, dinastie di fioriste, liutai d’eccezione e atelier che da materiali poveri modellano gioielli di straordinaria eleganza, questa guida vi porterà nei più originali e sorprendenti negozi della città, regina del gusto e della moda, museo a cielo aperto e laboratorio di nuove tendenze in continua evoluzione.

Ne hanno elencati così tanti e se pensate che abbiano esagerato vi sbagliate.
Particolari, antichi, nuovissimi, per iperspecialisti.

In quale negozio si parlano nove lingue? Dove inorridirebbe perfino Frankenstein? E dove si possono far stampare biglietti da visita per il proprio cane? A volte tradizionale, a volte esclusiva oppure folle, è Milano. Esplorate le nuove vie dello shopping, scoprirete la città da una prospettiva insolita e conoscerete negozi originali e i loro proprietari.

Il Cordaio di Roberto Carpignano

INGLESE

ITALIANO

Grazie Roberto ! ( la creatività è di famiglia!)

https://www.ilcordaio.com/

Fonte:” 111 negozi di Milano che devi proprio scoprire”
di Aylie Lonmon
Emons, 2015 

ambiente · amore.autostima · armonia · Comunicazione · cultura · donne · evoluzione · natura · pensare positivo · Perchè siam donne! · scienza · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze

Perchè siam donne: “Non dubitare mai che anche un piccolo gruppo di cittadini responsabili possa cambiare il mondo” Margaret Mead

“Uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così.

Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito.

Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei carne per bestie predatrici che si aggirano intorno a te. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca.

Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi.

Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo”. il punto esatto del senso di comunità e cura dell’altro.

Da Monolitium

Rete Nazionale Donne in Cammino

Oltre che una grande antropologa, Margaret Mead fu anche uno straordinario personaggio, dalla vita intensa e anticonformista.

Nacque a Filadelfia il 16-12-1901 da una famiglia di religione quacchera: era la primogenita di quattro figli. Suo padre, Edward Sherwood Mead, era professore di economia all’Università di Pennsylvania, sua madre, Emily Fogg, una sociologa.

Nel 1923, entrò nella Columbia University, dove studiò antropologia con i due famosi antropologi  Franz Boas e Ruth Benedict (che divenne sua amica).

Il suo primo libro, Coming of Age in Samoa (L’adolescenza in Samoa, 1928). primo dei ventitré libri da lei pubblicati è stato per anni un best seller: in esso l’antropologa riportava le sue osservazioni sulla pubertà e l’adolescenza delle ragazze, osservando che il disagio adolescenziale non è un fatto naturale ma appreso, una conseguenza di aspetti culturali e non biologici.

Viaggiò molto per osservare i vari stadi dell’evoluzione umana nelle società primitive, soprattutto in Nuova Guinea, il modo nel quale diventavano adulti ,dell’influenza dei ruoli sessuali nella formazione del temperamento maschile e femminile, sostenendo che la personalità individuale era da considerarsi effetto della cultura e della organizzazione sociale che ne conseguiva.

I libri furono considerati di importanza eccezionale nella teoria dell’educazione.

I riferimenti culturali dell’antropologa erano il determinismo culturale e la psicoanalisi, per cui le sue riflessioni erano centrate sui rapporti tra elementi biologici e psicologici, i fattori culturali e i tratti individuali nella formazione della personalità individuale e nell’organizzazione sociale.

Nel 1942 uscì il libro Il carattere balinese, scritto con il marito Gregory.

Nel 1944 Margaret Mead fondò un Istituto per gli Studi Interculturali.

Dopo la guerra (1949) pubblicò Maschio e Femmina: uno studio sui sessi in un mondo che cambia, che trattava delle sue osservazioni sulle persone conosciute nel Pacifico del Sud e nelle Indie dell’est.

Morì a New York il 15 novembre del 1978.

Dal 1926 e per tutta la sua vita la Mead lavorò per l’ American Museum of Natural History di New York; fu Presidente della Society for Applied Anthropology e della American Anthropological Association.

Fu la prima donna a diventare Presidente dell’American Association for the Advancement of Science. Insegnò al Vassar College (1939-41) e alla Columbia University (1947-1978). Ricevette 28 lauree ad honorem.

Come personaggio pubblico si interessò di razzismo, identità di genere, cultura, giustizia, educazione, salute e nutrizione, psicologia evolutiva, femminismo, emancipazione sociale delle minoranze, spiritualità e sovrappopolazione. Credeva che fossero gli aspetti culturali a portare al razzismo, alle intolleranze, alle guerre, a causa di pregiudizi appresi, e che i membri di una società potevano/dovevano lavorare insieme per modificare i loro pregiudizi e costruire nuove istituzioni.

Il suo slogan in proposito era: “Never doubt that a small group of thoughtful, committed citizens can change the world.

In una società sempre più pessimista riguardo alle capacità umane di cambiamento, lei insisteva sull’importanza di favorire e supportare tale motivazione nelle persone di buona volontà.

Si poteva imparare dagli altri popoli: le diversità umane sono una grande risorsa, pensava la Mead, non un ostacolo, e gli esseri umani sono tutti in grado di apprendere ed insegnare l’un l’altro.

I have spent most of my life studying the lives of other peoples — faraway peoples — so that Americans might better understand themselves.”

Margaret Mead


Tratto dal sito psicolinea.it, online dal 2001: https://www.psicolinea.it/margaret-mead/


amore.autostima · animali · armonia · buone notizie · Comunicazione · Fantasia · felicità · gatto con gli occhiali · pensare positivo · Riflessioni · stare bene · Testimonianze · usanze

La buona notizia del venerdì: Sonni tranquilli con le bambole della preoccupazione

Una piccola bambolina in abiti tradizionali a cui raccontare tutto quello che ci angoscia: la soluzione all’insonnia che arriva dai Maya

Spesso, quando ci mettiamo a letto, la nostra mente è ancora affollata dallo stress accumulato durante la giornata, dalle preoccupazioni per il giorno successivo, dall’incombenza di scadenze o urgenze di cui bisogna occuparsi.

È chiaro che, con una disposizione d’animo tanto agitata, prendere sonno e dormire tranquilli per tutta la notte è praticamente impossibile. Ci vorrebbe qualcuno a cui raccontare i problemi che ci attanagliano e ci tolgono il sonno, qualcuno che si prendesse carico delle nostre preoccupazioni per permetterci di riposare bene.

Anche gli antichi Maya avevano le loro preoccupazioni e avevano trovato un metodo geniale per metterle momentaneamente da parte e dormire sonni tranquilli.

Questo metodo, arrivato fino ai giorni nostri, è rappresentato dalla presenza di una Muñeca quitapena sotto il nostro cuscino.

Potremmo tradurre questo nome con “bambola della preoccupazione”: si tratta di una piccola bambolina (alta appena tre o quattro centimetri) realizzate a mano dagli artigiani indigeni che attualmente popolano gli altipiani del Guatemala, costituite da un’anima in legno e fil di ferro e agghindate con colorati abiti della tradizione Maya

Il “rituale” è molto semplice: prima di mettersi a letto, si prende in mano la bambolina e le si confessano paure, preoccupazioni, ansie e progetti che ci tengono la mente occupata, poi la si sistema sotto al cuscino e ci si addormenta.

Nella notte, la piccola bambola attrarrà a sé le nostre preoccupazioni e ci concederà un riposo sereno.

Ma non solo: secondo alcuni indigeni, le bambole della preoccupazione hanno il magico potere di risolvere i nostri problemi, trasformandoli in amuleti.

Non ci sono prove scientifiche dell’effettiva efficacia della Muñeca quitapena come rimedio all’ansia e alle preoccupazioni: ciò che di certo può aiutarci a dormire sonni tranquilli è il fatto di nominare ad alta voce tutto quello che ci stressa e, in questo modo, farlo uscire dalla nostra mente in una sorta di sano “transfert” indirizzato alla piccola bambola.

Un processo molto simile a quello messo in atto dai bambini che raccontano al proprio peluche preferito o all’amico immaginario ciò che li angoscia, liberando la mente

Fonte:

Le tradizionali “bambole della preoccupazione” realizzate dagli indigeni del Guatemala per portarci sonni più tranquilli – greenMe

Avete provato con il vostro gatto? Chi vi capisce e vi consola più del vostro gatto? Un gatto è indispensabile!

ambiente · amore.autostima · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · Fantasia · pensare positivo · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze

Perchè siam donne: Prestigiatrice o maga o illusionista . La figura femminile nell’Arte Magica.

La  storia della magia, della prestigiazione, mette in evidenza il mago, quale stereotipo maschile, che indossa un frac ed un cilindro, almeno nel mondo occidentale. Ma allora è esistita, in passato, la “donna prestigiatore”, la “donna maga” e attualmente esiste tale figura artistica?”.

A 16 anni Elisa Valle è già un’apprezzata illusionista e un’influencer di successo.

Disinvolta nella manipolazione delle carte, consapevole delle dinamiche dei social e capace di fare rete con importanti conferenzieri e affermate colleghe, l’artista alessandrina sta coltivando la sua passione per la magia senza chiedere il permesso a nessuno, facendo leva sulla propria bravura e senza nutrire alcun senso di inferiorità.

Elisa usa la notorietà raggiunta con il suo profilo social e i suoi dodicimila fans per appassionare il suo pubblico alla sua passione la Magia, contribuendo alla divulgazione di questa meravigliosa Arte, grazie anche ai mezzi tecnologici attualmente utilizzati (Internet; piattaforme telematiche…) e alla presenza di alcuni Circoli Magici sul territorio internazionale.

E’ questo lo spirito con il quale organizza una lezione al Camp Magico di Canazei.

Al Camp di Magia Assokappa, i partecipanti possono mettere alla prova e migliorare le proprie abilità magiche nella Cartomagia, Cubomagia, Mental magic e tanto altro ancora! In tutto il percorso hanno modo di confrontarsi con i principali giovani esponenti della magia italiana.

Qui Elisa sfrutta la visibilità raggiunta sui social per puntare il riflettore sulla figura della donna illusionista; non c’è lei, sotto il fascio di luce, ma tre illusioniste dimenticate che – grazie a un lodevole lavoro di ricerca – ritrovano uno spazio dove raccontarsi e riprendere voce.
Ricostruendo la vita di tre donne che hanno fatto della magia la loro professione, Elisa ci accompagna in un giro del mondo che parte dalla sua regione (Fatima Miris era piemontese 1882/1954), attraversa la Parigi della belle epoque (con Benita Anguinet) e approda alla New York contemporanea (con Dorothy Dietrich 1969;) ed è un viaggio che si estende non solo nello spazio ma anche nel tempo, coprendo oltre due secoli di storia: l’illusionista parigina era nata nel 1819 mentre Dietrich è in attività ancora oggi.


In modo sottile, l’autrice forza le barriere dell’immaginario senza doversi affidare a una narrazione fantascientifica: anche se sembrano provenire da un universo parallelo, Anguinet, Miris e Dietrich sono vissute nel nostro stesso mondo e hanno trovato nell’illusionismo uno strumento attraverso cui conquistare la visibilità e guadagnarsi uno spazio di emancipazione e indipendenza, in un mondo a loro ostile perché ritagliato solo alla figura maschile.

La figura femminile, in passato, è stata per molto tempo considerata lontana dal mondo artistico della Magia.

Se consideriamo le fiabe antiche, come diverse storie del passato, e che ci sono state raccontate da piccoli, esse contengono un immaginario fatto di streghe, con poteri paranormali. Ed il periodo storico denominato “Caccia alle streghe” (XIV– XV secolo), come pure determinati stereotipi di genere, contesti storici, sono tutti elementi che hanno contribuito ad accettare le donne solo in forme artistiche quali la danza, la musica e il canto.

La donna relegata nel ruolo di assistente del mago, e coinvolta nelle cosiddette “grandi illusioni” da palcoscenico, la possiamo associare al “suo taglio in due parti”, una volta inserita all’interno di una cassa.

La prima donna ad essere tagliata a metà fu la donna che partecipò allo show del dicembre 1920, cioè Jan Glenrose, che all’epoca era l’assistente principale del mago Selbit, oltre ad essere anche partner del mago Fred Culpitt.

Gli assistenti maschili diventano comuni fino all’epoca vittoriana, poiché i vestiti ingombranti imposti alle donne dalle mode del tempo rendevano difficile il rannicchiarsi negli spazi ristretti all’interno della scatola, richiesti da alcuni effetti.

Con il cambiare delle mode degli inizi del XX secolo, il ruolo femminile della “vittima” diventò più pratico. “…al di là delle preoccupazioni pratiche, l’immagine della donna in pericolo è diventata una moda particolare nello spettacolo…

I maghi moderni, donne comprese, hanno replicato con un interprete maschile, nel ruolo originariamente ricoperto da una donna.

L’illusionista Dorothy Dietrich, che da adolescente si è affermata come mago di spicco, è stata definita la “prima donna a tagliare un uomo a metà“.

Elisa non ci sta ad abbassare la testa o a farsi segare in due dal maschio di turno: raccontandoci tre storie femminili piene di coraggio e ribalderia, l’illusionista alessandrina offre alle sue colleghe altrettante antenate a cui ispirarsi per coltivare la propria passione libere da condizionamenti e dare spazio alla creatività in ogni direzione; soprattutto quella ostinata e contraria.

Fonti:
Elisa Valle “Studio della figura femminile nella storia della magia”, Alessandria 2022) 

La figura femminile nell’arte della Magia – Il Torinese

ambiente · architettura · armonia · arte · buone notizie · Comunicazione · cultura · pensare positivo · stare bene · Testimonianze

La buona notizia del venerdì: Tutto si può riciclare ! Con fantasia e volontà!

l Wine Box Valparaiso è il primo hotel ecologico del Sud America costruito interamente con container riciclati.

Ci troviamo in Cile, esattamente nella vivacissima città portuale di Valparaiso, considerata la capitale dei graffiti nell’America Latina e una delle città più interessanti del mondo per la sua originale e coloratissima architettura.

Valparaiso, o “Valpo” come la chiamano i suoi abitanti, è famosa per gli splendidi murales disseminati lungo tutte le vie e le ripide scalinate delle sue numerose colline. Una meta amatissima da tutti gli appassionati di Street Art.

Il Wine Box è situato nella zona residenziale di Cerro Mariposas, a poca distanza dai noti quartieri turistici di Cerro Concepción e Cerro Alegre.

Un progetto realizzato con ben 25 container di cargo navali ormai dismessi, trasformati in 21 camere con tanto di sala di ricevimento, zone pranzo e due splendide terrazze con vista panoramica sulla città e sull’oceano. La struttura, capace di rappresentare una perfetta fusione tra innovazione e sostenibilità, è il primo hotel ecologico dell’emisfero australe a produrre il proprio vino e la prima cantina registrata di Valparaiso.

L’unico progetto che, nell’edizione cilena di Great Wine Capitals, ha vinto ben sei premi per l’innovativa esperienza enoturistica offerta.

Gli ideatori di questo coloratissimo edificio modulare sono Camilla e Grant Phelps, due architetti e appassionati enologi che, oltre ad offrire una sistemazione alternativa alla tradizionale architettura dei nuovi hotel, vogliono soprattutto mostrare ai propri ospiti come prendersi cura del pianeta.

Una prospettiva di riuso e di attenzione all’ambiente, mirata a vivere in modo sostenibile anche attraverso l’arte del riciclo, oggi sempre più rilevante per chi viaggia.

Fonte:

MyBestPlace – Il Winebox Valparaiso, l’hotel ecologico dei containers riciclati in Cile

ambiente · animali · Comunicazione · cultura · evoluzione · futuro · natura · pensare positivo · Perchè siam donne! · scienza · stagioni · stare bene · Testimonianze

Perchè siam donne: Eva Widdowson Crane l’amica delle api

Eva Widdowson Crane (1912-2007) biologa, scrittrice e intellettuale inglese, ha dedicata la sua vita allo studio delle api e all’ apicoltura.

La sua formazione è iniziata con la matematica quantistica, ma successivamente i suoi interessi si sono rivolti alle api a partire da quando, nel 1942, sposò James Crane e le fu donato un alveare, come regalo di nozze.

Si era nel pieno della seconda guerra mondiale, le scorte alimentari scarseggiavano e il miele prodotto dall’alveare poteva essere un valido sostituto dello zucchero, difficile da reperire.

Per Eva Widdowson-Crane fu una folgorazione e, a partire da quel momento, lo studio delle api diventerà la sua occupazione principale.

La sua mentalità scientifica la portò ad affrontare l’argomento dal punto di vista biologico, agricolo ed ecologico, ma se ne occupò anche dal punto di vista storico e antropologico, essendo l’apicoltura una pratica millenaria, diffusa in decine di culture diverse.

Nel 1945 entrò a far parte del comitato di ricerca dell’associazione degli apicoltori britannici e nel 1949 fondò l’International Bee Research Association (IBRA), che contiene il più ampio database mondiale di ricerche sulle api, realizzato dalla studiosa visitando più di 60 paesi, spesso anche in condizioni primitive.

Eva Crane non smise mai di documentarsi e viaggiò senza sosta per condurre le sue ricerche sulla biologia delle api, sulle proprietà organolettiche del miele e sulle forme di apicoltura praticate dalla preistoria al presente.

Nelle sue peregrinazioni in giro per il mondo attraversò oltre sessanta Paesi.

Scoprì, tra l’altro, che gli antichi babilonesi usavano il miele per preservare i cadaveri, che l’apicoltura praticata in alcune zone del Pakistan è identica a quella diffusa nell’antica Grecia e che durante la guerra del Vietnam le api sono state usate come armi dai Viet Cong.

Realizzò anche uno studio meticoloso sulle raffigurazioni di api e miele nelle opere di arte rupestre, analizzando oltre centocinquanta siti preistorici in diciassette Paesi.

Eva Crane scrisse più di 180 pubblicazioni tra saggi, articoli e libri molti dei quali dai 70 ai 90 anni.Honey: A Comprehensive Survey (1975), testo al quale contribuì per diversi importanti capitoli.

Sebbene oggi non venga più stampato rimane uno dei libri più significativi mai scritti sul miele.

Le api impollinatrici sono fondamentali per l’agricoltura e per il mantenimento dell’equilibrio di numerosi ecosistemi e, ancora oggi, i testi di Eva Crane sono un valido riferimento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro importanza, sulle minacce che affrontano e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile.

Nel mondo esistono oltre 20000 specie di api, molte delle quali a rischio di estinzione.

Per questo, il 20 maggio è stato istituito, dall’ Assemblea generale dell’ ONU, il World Bee Day: per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questi preziosi impollinatori, per la nostra vita e per quella del pianeta.

fonte di ispirazione:

Dea e Donna: Sacro Femminino | Facebook

Leggi anche:

* Non si può non comunicare… ce lo ricordano le api danzando ! – Laurin42 (wordpress.com)

NB

Il 99% delle api sono tutte femmine
Possiamo dire che il l’organizzazione sociale delle api è un matriarcato, poiché le femmine svolgono un ruolo centrale nella colonia. La maggior parte della colonia è composta da femmine, sono responsabili dell’organizzazione, mantenimento ed espansione della colonia, il ruolo dei fuchi è quello di soddisfare i bisogni riproduttivi della Regina.

In un alveare normale, la covata di fuchi inizia in primavera e i fuchi muoiono in autunno. Manterrànno i fuchi fuori stagione, solo quelle colonie che hanno perso la regina per qualche motivo

Al di là di fecondare la regina, le loro funzioni sono di tenere al caldo e ventilare l’alveare.

Le api non hanno una regina. Le api non capiscono la politica.

Un’ape regina è un’ape femmina che viene nutrita appositamente per essere sessualmente matura. In altre parole, sono in grado di riprodursi. Ce n’è sempre solo una in un alveare. Finché le uova vengono fecondate nascono solo femmine,

All’interno degli alveari ciascuno degli abitanti, ha ruoli diversi per la colonia.

Le api regine sono le api più grandi e più importanti della colonia, poiché sono loro che depongono le uova.

Queste uova attraversano varie fasi di metamorfosi.

Le api femmine nascono da uova fecondate, i fuchi invece da quelle non fecondate.

All’interno dell’alveare ogni ape ha un ruolo ben definito.

Le api operaie sono quelle che svolgono più compiti suddividendosi le mansioni in base alle esigenze dell’alveare.

Dal momento in cui nasce una operaia essa passa attraverso diverse mansioni: fare la cera, pulire, nutrire i piccoli e le regine, le guardiane e, infine, le raccoglitrici.

Invito a meditare e trarre conclusioni!

ambiente · armonia · Comunicazione · cultura · futuro · stare bene · umanità

La buona notizia del venerdì: La settimana lavorativa corta di 4 giorni già in atto in molti paesi

Da oggi più di 3mila dipendenti della Gran Bretagna lavoreranno solo quattro giorni a settimana mantenendo lo stesso stipendio e la stessa produttività

Questo è il progetto coordinato da 4 Day Week Global in collaborazione con ricercatori dell’Università di Cambridge, del Boston College e dell’Università di Oxford, che ha già coinvolto gli Stati Uniti, il Canada, l’Irlanda, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Belgio.

Secondo 4 day Week Global, l’adozione di una settimana lavorativa di quattro giorni è una strategia di miglioramento aziendale incentrata sul lavoro in modo più intelligente anziché più lungo e sull’investimento nel benessere della risorsa più importante per qualsiasi azienda: le persone. I test già condotti hanno dimostrato che il 63% delle aziende ha trovato più facile attrarre e trattenere i talenti con una settimana lavorativa di 4 giorni e che il 78% dei dipendenti è più felice e meno stressato.

Lavorare 4 giorni invece di 5 porta a una serie di sorprendenti vantaggi sia per i dipendenti che per le aziende (oltre che per l’ambiente)!

I Paesi in cui la settimana lavorativa corta è già realtà o è in fase di sperimentazione.

In Scozia due lavoratori su tre, inoltre, pensano che questo cambiamento possa avere effetti positivi sulla produttività.

In Scozia due lavoratori su tre, inoltre, pensano che questo cambiamento possa avere effetti positivi sulla produttività.

In Islanda la settimana lavorativa di quattro giorni si è rivelata un successo travolgente. 2019 a Reykjavík, La seconda, svolta tra il 2017 e il 2021, Da uno studio condotto nel Paese, è emerso che il benessere dei lavoratori è migliorato notevolmente in base a una serie di indicatori, senza che ci sia stata una perdita di produttività o qualità dei servizio forniti.

Lo scorso anno il Governo spagnolo ha scelto di lanciare un progetto pilota passando da 39 ore a 32, mantenendo invariati gli stipendi. L’obiettivo principale? Migliorare la salute mentale dei lavoratori e ridurre il rischio di burnout.

Via alla sperimentazione della settimana di lavoro corta anche nel Regno Unito  Quest’anno saranno una trentina le aziende che prenderanno parte ad un progetto pilota coordinato dall’organizzazione no profit 4 Day Week Global.

Il Belgio, invece, è l’ultimo Paese europeo in ordine temporale ad aver approvato la settimana lavorativa corta. ’obiettivo di questa riforma del lavoro è quello di andare incontro alle esigenze dei dipendenti che vogliono godere di una pausa più lunga e creare un’economia più dinamica e produttiva.

Da quest’anno Gli Emirati Arabi sono il primo paese al mondo a introdurre la settimana lavorativa a quattro giorni e mezzo

Anche il Giappone, uno dei Paesi in cui si muore letteralmente di lavoro, sta incoraggiando la riduzione dei giorni lavorativi. Già nel 2019 l’azienda Microsoft aveva deciso di concedere un altro giorno libero in più a settimana ai propri dipendenti.  E l’esperimento ha portato ad un aumento della produttività del 40%.

E in Italia?

Attualmente l’Italia non ha aderito a questo progetto pilota, sul tema interviene Fratoianni:

La produzione di ricchezza è infatti sempre meno legata al lavoro umano ed è sempre più concentrata in poche mani. È quindi evidente perché questa sia una battaglia fondamentale. Perché riduce la disoccupazione, redistribuisce la ricchezza e permette a lavoratori e lavoratrici una vita migliore, con più tempo per sé, i propri cari e i propri interessi, riducendo stress e disagio psicologico, oltre ad aumentare la produttività e far bene all’ambiente in cui viviamo. Non esistono motivi sensati per non andare in questa direzione.

Nel nostro Paese lavorare quattro giorni invece di cinque è ancora quindi un’utopia o quasi. Sono, infatti, pochissime le realtà in cui è stata introdotta la settimana lavorativa corta.

Tra queste spicca la multinazionale Mondelez International,e la PA ADVICE azienda campana che fa consulenza strategica alla Pubblica Amministrazione, che ha ridotto l’orario di lavoro settimanale 40 a 36 ore, lasciando invariato lo stipendio.

leggi anche

Settimana lavorativa corta di 4 giorni al via in UK, è la più grande sperimentazione del mondo –greenMe

Settimana lavorativa corta: la lista dei Paesi e delle aziende che la stanno scegliendo – greenMe

ambiente · anima e corpo · armonia · astronomia · bambini · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Leggere · natura · Perchè siam donne! · scienza · sebben che siamo donne · Testimonianze · universo

Perchè siam donne: Se basta una statua per Margherita ,la signora delle stelle

«Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’Universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli. Noi siamo fatti di materia che è stata costruita nell’interno delle stelle, tutti gli elementi, dall’idrogeno all’uranio, sono stati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioé queste stelle molto più grosse del Sole, che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultato di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle».

In un paese che sul piedistallo mette solo gli uomini, Milano inaugurerà il 13 giugno un bronzo, alto quasi tre metri, dedicato a MARGHERITA HACK, così come l’ ha pensato l’artista bolognese Daniela Olivieri.

La scienziata emerge, le mani dorate che si innalzano al cielo, da una galassia dove brillano le stelle, La cerimonia si terrà il 13 giugno alle ore 11 in Largo Richini, davanti all’ Università Statale.

Per il centenario della sua nascita la scienziata tornerà all’università,in un luogo dove Margherita Hack potrà ancora ispirare tanti giovani all’impegno scientifico, politico e civile. “Senza giovani desiderosi di diventare scienziati non c’è futuro per la scienza stessa e il suo destino sarebbe un inevitabile e progressivo deperimento”.

Si abbassa l’età delle ragazze che la scuola desidera avvicinare alle discipline STEM (Science Technology Engineering Mathematics) che costituiscono un insieme di competenze che sono oggi fondamentali per la comprensione di numerosissimi meccanismi alla base della vita civica e sociale.

Tra le scienziate che hanno contribuito a mostrare ai giovani come il metodo scientifico possa essere applicato alla vita quotidiana c’è sicuramente Margherita Hack (1922- 2013).

E’ stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana contemporanea ed è nota a livello mondiale per gli importanti studi da lei svolti nell’ambito dell’astrofisica .

Un personaggio unico, spontanea e incurante di apparire( diceva di essere stata dal parrucchiere sola una volta nella vita) atea convintissima e vegetariana, impegnata in ogni campo nel sociale a difesa delle ingiustizie.

La sua è una famiglia particolare: i genitori sono antifascisti e fanno parte della Società Teosofica Italiana, le trasmettono l’amore e il rispetto per gli animali (da qui la scelta vegetariana) e la lasciano libera di scegliere di studiare quello che vuole.

Io sono un esempio di come un’educazione familiare priva di pregiudizi sessuali lasci una bambina libera di seguire le proprie attitudini, senza condizionamenti di sesso”, dichiarava la scienziata.

E anche: “Fin da piccola mi sono trovata in sintonia con tutte le bestie, e soprattutto con i cani e i gatti che erano quelli più facili da incontrare”.

Laureatasi in Fisica e subito ad occuparsi di spettroscopia stellare che sarà il suo campo di ricerca.

Margherita Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico, quello di Trieste, e in breve tempo diventa un eccellenza nel settore a livello internazionale.

Scrive, oltre a centinaia di pubblicazioni scientifiche, testi universitari e libri di divulgazione di grande successo, Il suo linguaggio è immediato, accessibile a tutti, anche quando affronta tematiche scientifiche di non semplice comprensione.

Conquista università, partecipa a talkshow televisivi, entra nelle scuole a dialogare con i bambini di stelle e universo, e proprio per loro pubblica numerosi libri illustrati.

Diventa membro della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei, lavora con i gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Fonda riviste (L’AstronomiaLe Stelle), si impegna in politica, candidandosi e facendosi eleggere molto spesso, per poi dimettersi alla prima seduta.

Quando ai talk show le chiedevano cosa pensasse della possibilità di una vita extraterreste, lei rispondeva che “erano tutte bischerate”.

La scelta di non avere figli.:” Siamo già troppi nel mondo…”

Sempre attenta al tema dei diritti civili, è stata in prima linea per ll riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Quando alla soglie dei 90 anni si accinge a fare il rinnovo della patente e le viene negata la vita medica, si arrabbia tantissimo. E protesta pubblicamente.

Seguire le proprie passioni, anche controcorrente, è il segreto per sopravvivere alla noia e alla mediocrità.

Perché nella vita, ma anche nella scienza, bisogna essere ribelli.

Parola di Margherita.

Da non perdere:

Storie di vero amore : Margherita e i suoi gatti. – Laurin42 (wordpress.com)

La buona notizia del venerdì: Margherita Hack sarà la prima scienziata ad avere una statua sul luogo pubblico – Laurin42 (wordpress.com)

Un parco intitolato a Margherita Hack | Attualità CALENZANO (quinewsfirenze.it)

ambiente · amore.autostima · armonia · buone notizie · casa · Comunicazione · eventi · futuro · pensare positivo · stare bene · Testimonianze

La buona notizia del venerdì: All’appello di Mussomeli senza medici, ma con le case a 1 euro, arrivano 60 mila richieste dall’Argentina

Mussomeli è un comune italia di circa 12.000 abitanti.del libero consorzio comunale di Caltanisetta. Sorge in una zona collinare interna, a est del fiume Platani, nella Sicilia Centrale a 765 metri sul mare


Si presume che il territorio di Mussomeli sia stato abitato fin dall’epoca preellenica (prima del 1500 a.C.) dai Sicani e dai Siculi, attratti dalla sicurezza offerta dalla conformazione del territorio e dalla fertilità della terra. Ciò è testimoniato da numerose zone archeologiche nelle vicinanze del paese. Qualche migliaio di anni dopo, i Romani scelsero queste terre anche perché svolgevano durante le guerre un ruolo di raccordo tra il centro Sicilia e le coste.
Nel 1370 Manfredi di Chiaramonte inaugurò il Castello Manfredonico Chiaramontano di stile gotico-normanno, costruito su una precedente fortezza araba, che si innalza su una rupe fino a 778 metri: “Il nido D’Aquila”

E’ uno di quesi paesi che rischia di essere abbandonato e il sindaco Giuseppe Sebastiano Catania,uno di quei sindaci che prende iniziative che fanno bene al paese: mette in vendita le case ad un euro , mancano i medici e l’ospedale di zona potrebbe chiudere.

Così si avvale della collaborazione di Erica Moscatello e Javier Raviculè, due quarantenni che lavorano nel settore della consulenza per le pubbliche amministrazioni. Sono arrivati a Mussomeli, spinti anche dalla curiosità e dagli incentivi proposti per trasferirsi in questa zona, e hanno deciso di non muoversi, dopo avere acquistato la loro casa a 1 euro.

Erica e Javier hanno contattato il rettore dell’Università argentina di Rosario, Franco Bartolacci, che ha pubblicato un appello rivolto a tutti i medici del paese

A quel punto si è messa in moto una catena di richieste .

La richiesta più singolare è arrivata da sessantamila medici argentini, un numero di persone che potrebbero riempire uno stadio.

Intanto, i primi trenta argentini hanno già acquistato le loro case a 1 euro (finora ne sono state vendite 342) e si sono trasferiti in Sicilia.

Sono attirati dalla bellezza dei luoghi, dalla qualità della vita e, nel caso dei medici, da uno stipendio di circa 6 mila euro al mese.

Quanto alle case, a Mussomeli gli abitanti sono soltanto 12 mila, ma secondo il sindaco c’è posto per almeno 55 mila persone.

Oltre i medici che hanno impedito la chiusura delle strutture sanitarie indispensabili su tutto il territorio circostante.

Fonte:

Mussomeli, il borgo rimasto senza medici | Non sprecare