
Categoria: Comunicazione
comunicare attraverso le correnti energetiche universali
Perchè siam donne: Mary Smith che sveglia tutti e tutti i giorni
Questa è Mary Smith.
Mary Smith di mestiere faceva la Knocker-up (o knocker-upper). La sveglia umana, insomma.
Ogni giorno della sua vita, domeniche comprese (da un certo momento in poi), si alzò alle tre del mattino per cominciare a scarpinare le strade operaie di Londra.
Il suo lavoro consisteva in svegliare i lavoratori, per mandarli a lavorare.
Mary inventò un singolare sistema di sveglia, sparando con una piccola cannuccia dei fagioli alla finestra del cliente.
Per più di trenta’anni, dal 1930 in poi, Mary, dai marciapiedi, bussò – a modo suo – alle finestre delle classi umili, che non potevano permettersi una sveglia meccanica, e nemmeno di mancare al lavoro.
Per sei penny alla settimana, Mary garantiva l’alzata dell’interessato (l’accordo prevedeva che non sarebbe andata via da quel marciapiede fino a quando costui non avrebbe risposto, e in modo convincente).
Ce ne furono altri, ma Mary fu una delle più longeve, in quell’arte (in quel mestiere).
In molti raccontano che per ciascuno di loro quei fagioli eseguivano un ritmo percutivo diverso, nel rimbalzare sul vetro. Mai troppo invadente. Severo e musicale. Che li faceva alzare di buonumore.
Mary Anne Smith cedette il posto – e il suo attrezzo, la cerbottana – alla figlia Molly, alla fine dei suoi giorni, che lo portò avanti fino a metà degli anni ’70.
Si dice sia stata l’ultima Knocker-up di Londra.
Quella del Knocker-up era una professione che fu famosissima per circa un secolo in Gran Bretagna e Irlanda, svolta da un uomo (o donna) che passava in tutte le strade del proprio quartiere a svegliare gli operai che dovevano presentarsi a lavoro. Questo “bussatore -in alto”, nome che deriva dal bastone tipicamente usato per raggiungere le finestre delle case al primo o secondo piano, sopperì ad un deficit tecnologico ben preciso: la sveglia
Prima chiamata della mattina del 24 gennaio 1929: Charles Nelson di Hoxton, a East London, durante il suo quotidiano lavoro di bussatore, che svolse per 25 anni. Svegliava lavoratori come medici, commercianti ed autisti.
Se infatti queste ultime erano già state inventate, il prezzo di un orologio con allarme era completamente inaccessibile alla classe operaia (e non solo) che doveva recarsi a lavoro, ed il Knocker-up garantiva ai proprietari delle fabbriche che gli operai si presentassero, puntuali, alla propria postazione.
I “Battitori” non svegliavano soltanto gli operai, ma tutti quei lavoratori che dovevano alzarsi al mattino presto, compresi anche medici, insegnanti e classi sociali più agiate dei semplici operai.
Nonostante oggi consideriamo le sveglie degli oggetti assolutamente banali, sino agli anni ’50 del XX secolo queste erano poco affidabili e assai costose, ed i Knocker-up ebbero lavoro sino a circa la metà del secolo scorso.
Ogni mattina, quando ancora il sole non era sorto, il bussatore girava le vie di tutto il quartiere per svegliare i suoi abitanti che dovevano andare a lavorare. Il bastone che utilizzava era solitamente in Bambù, a volte con un peso alla sua estremità.
Nel caso in cui i lavoratori fossero al primo piano ovviamente la “sveglia umana” bussava semplicemente alla finestra, però lo faceva egualmente con un bastone per rendere il suono più sgradevole (e risvegliante).
Nel bel mezzo della rivoluzione industriale inglese, avvenuta fra il 1760 e il 1890 circa, i Knocker-up erano numerosissimi, e spesso erano persone anziane che si occupavano di svegliare i più giovani per il lavoro.
In città come Manchester, a fortissima vocazione produttiva, alle prime luci dell’alba un esercito di Knocker-up per decenni svegliò la popolazione, che si recava in fabbrica a lavorare. Accadeva a volte, soprattutto nelle città più piccole, che il Knocker-up fosse un poliziotto, che arrotondava la paga con il Penny settimanale che ogni lavoratore gli corrispondeva.
I Knocker-up entrarono nell’immaginario collettivo inglese come gli spazzacamino o gli spazzini, e anche Charles Dickens, nel suo “Great Expectation”, ne da una descrizione approfondita.
Fonte: Vanilla Magazine
Una lampadina e dodici modi per cambiarla
- Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, però ci vogliono molte lampadine.
– * Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.
– *Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina?
Due, probabilmente. Aspettano fino al weekend, ma alla fine la lampadina è al centro dell’attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra nella stanza.
– *Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma.
– *Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina?
Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo gira intorno a lui.
– *Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina?
Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina.
– *Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina?
In realtà non saprei. ..penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova. E quale sarà la migliore? molti dubbi e molte ansie!
– *Quanti Scorpione ci vogliono per cambiare una lampadina?
E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia?
– *Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina?
Il sole brilla, c’è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi preoccupate per una stupida lampadina?
– *Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine perché con una buona e sana chiacchierata la lampadina capirà che è più logico che si cambi da sola.
– *Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina?
Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarà l’ unico capace di ridare la luce al mondo.
– *Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina?
Perché, è forse mancata la luce?
(non si conosce l’autore)
Fonte:
Perchè siam donne: A Bologna c’è Isabella Seragnoli e il suo Mast
A Bologna c’è un posto molto bello.
Un posto dove i bambini possono vedere i film come al cinema, senza che le loro famiglie debbano spendere niente.
Oggi in questo posto ho visto bambini con le mamme bionde e piene di gioielli e altri bambini con le mamme col capo coperto dal velo, e altri bambini ancora seduti in mezzo alle loro mamme e ai loro papà che avevano gli occhi di chi è nato in Estremo Oriente.
Ed è stato bello vedere che tutti questi bambini, almeno per una volta, erano perfettamente uguali, che tutti potevano passare la domenica a guardare un film al cinema, senza che questo momento gravasse sul bilancio delle loro famiglie: perché non tutte le famiglie possono regalare ai propri bambini un pomeriggio al cinema.
Ma per fortuna a Bologna c’è una signora molto buona, qualcuno la definirebbe una filantropa, si chiama Isabella Seragnoli.
Io non l’ho mai incontrata, ma questa signora buona ha regalato a Bologna e ai suoi bambini la magia del cinema. Lo ha fatto creando un posto bellissimo dove ci sono mostre aperte a tutti, dove si tengono incontri e presentazioni di libri, e dove i bambini (ma anche gli adulti) possono guardare film che non vedranno in tv senza mai pagare un solo euro.
Possono anche avere biscotti e brick di acqua, cioccolata e the senza dover mai tirare fuori un solo spicciolo.
Questo posto si chiama Mast ed è il regalo più bello che Isabella Seragnoli ha fatto nella sua generosa vita: la cultura ai bambini. ![]()
Fonte:
Il “MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia” di Bologna è un grande centro polifunzionale che si estende per più di 25.000 m² e che ospita al suo interno – oltre a diversi spazi espositivi – anche un auditorium da 400 posti, una academy dedicata alla tecnologia, un asilo nido, una palestra, un ristorante e un caffè, e laboratori per bambini.
Si trova nella prima periferia bolognese, nel quartiere Santa Viola.
È stato creato dalla Fondazione MAST dell’imprendrice Isabella Seragnoli, presidente e azionista unica di Coesia, un gruppo che controlla diverse aziende di packaging e della meccanica tra le quali la GD, che la sua sede storica proprio accanto al MAST.
Isabella Seragnoli nasce in una famiglia di industriali bolognesi: i fratelli Enzo e Ariosto (rispettivamente padre e zio di Isabella) hanno strutturato l’impero del packaging e posizionandosi nel giro di pochi anni ai vertici mondiali del settore. È all’inizio degli anni 2000 che Isabella prende le redini delle svariate società di famiglia diventando presidente ed azionista unico di Coesia.
Ad oggi l’impero di Coesia vanta una forza lavoro di oltre 7mila dipendenti dislocati in oltre 38 paesi e si prevede un fatturato 2019 che supererà 2,2 Mld di euro.
Tuttavia la forza di Isabella è anche riversata nella minuziosa cura per i propri dipendenti, il welfare aziendale: con lei alla guida si sono strutturate nuove mense “moderne” con al centro l’educazione al buon cibo e alla sana alimentazione (ricordiamo che Isabella ha conseguito la Laurea in Dietologia); pacchetti per le famiglie con il nido e summer camp per i figli; pacchetti per la formazione personale, oltre alle agevolazioni per palestre ed eventi culturali.
Quest’ultimo punto è ulteriormente sviluppato con il progetto della fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), un luogo dove la principale mission è stimolare le nuove generazioni a molteplici interessi nel campo dell’imprenditoria, della tecnologia e dell’arte meccanica.

Isabella quindi pone l’investimento sulle persone come suo obiettivo di vita.
I suoi dipendenti, quindi, sono importantissimi per lei, ma ancora di più coloro che sono in difficoltà. Tramite la sua omonima Fondazione, Isabella riesce a sviluppare e a vincere importanti battaglie a sostegno dei malati non guaribili (gli Hospice dislocati in Emilia), dei disturbi del comportamento alimentare (Centro Gruber); sostiene finanziariamente l’ampliamento dell’Istituto di Ematologia del Policlinico di Bologna e la ristrutturazione di Istituti medici a Pisa; supporta gli sviluppi di nuovi programmi per la ricerca clinica e preclinica (corsi universitari in collaborazione con ASMEPA e UNIBO) a Bologna.
La voglia di Isabella di approfondire e sviluppare i «temi della filantropia nasce probabilmente anche da un trauma personale», dovuto alla scomparsa del fratello, morto per una leucemia a 16 anni: un momento fondamentale per Isabella, che la porterà ad essere una delle più importanti “mecenati sociali” dell’Emilia.
Le imprese, sia materiali che immateriali, di Isabella, ci aiutano a comprendere ancora di più l’importanza di Donne come lei, capaci di avere una salda responsabilità sociale verso il territorio e una visione imprenditoriale che non si limiti unicamente a numeri e dati, ma che converga sulla cura dei propri dipendenti, perno di ogni sana Impresa.
Isabella Seragnoli: esempio limpido di sana imprenditoria italiana.
La Luna piena del Lupo in Cancro svela le nostre più profonde emozioni per motivarci alle scelte future
La Luna piena in Cancro del 17 gennaio eserciterà un fortissimo influsso. Anticamente chiamata la Luna del lupo, animale simbolo delle notti di Luna piena, farà trionfare le emozioni e la sensibilità, trovandosi nella casa del Cancro, segno d’Acqua dominato dalla Luna.

Con tutta la sua intensità questa Luna ci spinge a recuperare le emozioni, dirigere sentimenti e intenti verso tutto ciò che è sensibilità e percezione, pazienza e dolcezza.
Prima ci siamo occupati di quello che c’era da fare.
Adesso è il momento di occuparci di tutto quello che c’è da sentire di lasciarci motivare dalle emozioni. Scegliere e fare con il cuore!
Anche se il Sole, Venere e Plutone sono sempre in Capricorno,segno del rigore e della puntualizzazione.
Tutti gli intenti pratici e le cose concrete che abbiamo iniziato con la scorsa Luna Nuova devono prima essere terminate. Anzi: con questa Luna Piena troveranno la loro espansione e realizzazione.
Ne abbiamo bisogno prima di tuffarci nelle emozioni: perché lo spirito di concretezza dei pianeti si fa ancora molto sentire.
Entriamo però nell’ottica che abbandonare un progetto non è un fallimento ma semplice accettare che non è ancora il momento giusto così possiamo concentrare meglio le nostre energie. Su ciò che veramente vogliamo .
Guardiamoci allo specchio e chiediamoci: «cosa voglio creare?». Non cosa vogliono gli altri che diventiamo, non cosa si aspetta il mondo che realizziamo un giorno. Chiediamoci di cosa abbiamo bisogno ora. Accettare un bisogno,vuol dire anche riconoscerci, ascoltarci e dare un nuovo ordine alle nostre priorità.
«Da grandi poteri derivano grandi responsabilità»: così suggerisce questa prima Luna Piena dell’anno
Un momento in cui riflettere sugli obiettivi che ci siamo dati all’inizio dell’anno, per capire quanto a lungo possiamo sostenere quello sforzo.
Nella Luna in Cancro opposta al Sole in Capricorno leggiamo una tensione tra ciò che ci siamo ripromessi di costruire e i nostri bisogni più profondi:
Il Sole in Capricorno richiama proprio un desiderio di costruzione responsabile, conscia delle proprie capacità, che non deve però dimenticarsi di coltivare la parte più profonda dei nostri bisogni primari, rappresentata dalla Luna in Cancro.
Il Sole è accompagnato da Plutone in questo momento, un pianeta che rappresenta potenza e trasformazione, e spinge con molta energia a valutare
le scelte per il raggiungimento degli obbiettivi che sono indispensabili per la crescita della coscienza individuale e soprattutto collettiva.
Questa Luna Piena è un momento in cui, osservando i progressi che abbiamo fatto, potremmo chiederci se siano ancora gestibili e sostenibili sul lungo periodo. Rallentiamo, soffermiamoci su quello che stiamo sentendo e ascoltiamo i nostri bisogni: siamo comunque nella posizione di scegliere e prendere le giuste decisioni e procedere con coraggio.
E.Mercurio è sempre in Acquario.
Il pensiero continua ad espandersi contemplando un mare di nuove possibilità, scavando cunicoli e aprendo varchi dove prima sembrava ci fossero blocchi.
E Marte, da tempo in Sagittario, continua a scuoterci in determinazione e volontà. Ora è come se all’improvviso sapessimo di poter raggiungere i nostri obbiettivi.
E lo vogliamo fare!
Con la consapevolezza di fare la cosa giusta.
E soprattutto con il cuore!
La buona notizia del venerdì: Ikea da’ ai mobili una seconda vita
“Occasioni per la tua casa e per il pianeta”, si legge all’ingresso.
È il Circular Hub di Ikea: il nuovo spazio all’insegna della sostenibilità all’interno degli store italiani del marchio.
Da sempre sensibile al benessere ambientale e promotrice di diverse iniziative green e di un approccio alternativo al consumo, Ikea ha infatti deciso di trasformare lo storico Angolo delle occasioni – l’area che ospita articoli venduti con un prezzo ribassato dal 15% al 70% – in un luogo dedicato alla circolarità e a uno stile di vita attento alla natura e alla persone.
È nato così il Circular Hub: uno spazio dove acquistare prodotti di seconda mano, quindi a un prezzo decisamente vantaggioso, ma anche, all’interno dell’area Learn&Share, parlare con alcuni esperti e imparare metodi creativi per riparare, riutilizzare e personalizzare ciò che già si ha in casa.
Un luogo in cui i consumatori, oltre che risparmiare, possano anche contribuire a ridurre gli sprechi e aiutare il pianeta.
Con il Circular Hub Ikea regala infatti una seconda vita, o anche di più, a mobili e accessori usati ma ancora perfettamente funzionanti e sicuri.
Prodotti provenienti da resi e lievemente danneggiati durante i trasporti, utilizzati per gli allestimenti nei negozi o riacquistati dall’azienda stessa con il servizio “Riporta e Rivendi”, che da otto anni aiuta le persone a prolungare la vita degli oggetti Ikea e che solo dal 2020 a oggi ha visto quasi 20mila pezzi consegnati negli store italiani.
L’obiettivo di questa e altre iniziative?
“Diventare un business circolare e generare un impatto positivo sul clima entro il 2030, in linea con gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”, dicono dall’azienda. “Trasformare Ikea in un business circolare è una delle nostre maggiori ambizioni e, al tempo stesso, una grande sfida per il futuro”, ha detto Ylenia Tommasato, country sustainability manager, parlando dell’impegno dell’azienda. “Sviluppare nuovi prodotti seguendo i nostri principi di design circolare, ovvero utilizzando materiali rinnovabili o riciclati e dare una seconda vita a quelli già usati, ci permette di sviluppare soluzioni per un futuro più sostenibile”.
I 15 negozi in cui trovare il Circular Hub
- Ancona, Bari, Bologna Casalecchio,Brescia Roncadelle,Catania,Chieti San Giovanni Teatino,Gorizia Villesse,Milano Carugate,Milano Corsico,Milano San Giuliano,Padova,Parma,Pisa,Salerno Baronissi,Torino Collegno.
- Fonte
- Mobili Ikea scontati e di seconda mano: la svolta sostenibile di Circular Hub (immobiliare.it)
Leggi anche:
Perchè siam donne: Speranza Scappucci dirige la Scala , prima donna italiana a salire sul podio!
Non si tratta della prima donna in assoluto a dirigere un’opera al Teatro alla Scala di Milano (fu preceduta da Claire Gibault e Susanna Mälkki) ma Speranza Scappucci è comunque la prima donna italiana a salire sul podio del teatro milanese e la prima in assoluto a dirigere un’opera del repertorio melodrammatico storico.
La direttrice anticipa così il suo esordio alla Scala, che era stato fissato al 5 maggio: Speranza Scappucci in primavera dirigerà infatti la Filarmonica della Scala per l’Ouverture in stile italiano di Schubert, la Sinfonia concertante di Mozart e la Sinfonia n. 4 Italiana di Mendelssohn.
Speranza Scappucci, nata a Roma nel 1973, si è diplomata alla Juilliard School di New York e al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, e ha lavorato nei teatri di Vienna, Roma, Barcellona, Zurigo, Los Angeles, New York, con esperienze su palcoscenici di grande importanza come quelli della Wiener Staatsoper e della Metropolitan Opera. Dal 2017 è direttrice della Royal Opéra de Wallonie di Liegi ed è tra i direttori d’orchestra più apprezzati della sua generazione. Per Speranza si tratta comunque di un ritorno a Milano, dato che nel giugno del 2021 aveva diretto i giovani dell’Accademia del Teatro alla Scala per il concerto dato in occasione dell’inizio dei lavori di ristrutturazione della Torre Velasca..
Come detto, Speranza Scappucci non è la prima donna in assoluto a dirigere l’orchestra della Scala.
Nel 2011 fu la volta di Susanna Mälkki, maestra finlandese dell’Ensemble Intercontemporain, è stata la prima tra le direttrici d’orchestra a dirigere un’opera lirica al Teatro della Scala di Milano. che diresse il debutto di Quartett di Luca Francesconi.
Certo il pubblico segue con occhio particolare le performances delle maestre e anche la critica spesso sembra essere più interessata al loro aspetto che non all’esecuzione.
Le direttrici d’orchestra donne non sono molte e nemmeno tanto conosciute, ma esistono piacevoli eccezioni. Ovviamente non mancano le difficoltà nel ricoprire un ruolo considerato da sempre una precisa prerogativa maschile
Tra le direttrici d’orchestra donne famose è da citare senz’altro Marin Alsop, entrata nella storia della musica per avere diretto per prima una grande orchestra. All’inizio il pubblico era sorpreso nel vedere sul podio una bionda dagli occhi castani al posto del classico direttore d’orchestra infervorato dalla bianca chioma scomposta. La classica icona capace di comandare “a bacchetta” schiere di musicisti sottomessi. La sua fortuna fu avere un padre musicista che le regalò una scatola di bacchette. In seguito divenne proprio allieva del grande Bernstein, che tra il 1989 e il 1996 la portò a dirigere l’ensemble americano Eugene Symphony. Prima di assumere la conduzione della Baltimore Symphony Orchestra, ruolo che ricopre dal 2007, la Alsop ha avuto modo di dirigere la Colorado Symphony e la Bournemouth Symphony.
Nel 2003 è stata giudicata artista dell’anno dalla rivista Gramophone e nel 2005 ha vinto il premio MacArthur Genius da mezzo milione di dollari. Nel 2010 una sua registrazione ha ricevuto una nomination ai Grammy come Best Classical Album, mentre dal 2012 è anche il principale direttore della São Paulo State Symphony Orchestra. La sua carriera prestigiosa comprende conduzioni della New York Philharmonic e della London Symphony Orchestra
La Alsop si è sempre augurata che il numero di donne maestre potesse aumentare, ma in realtà per lungo tempo ha avuto l’appoggio di poche eroiche colleghe. Andando a ritroso nella storia ci sono :
Nadia Boulanger, nata nel 1897, stata un’organista, compositrice, direttrice d’orchestra e insegnante di musica francese. Prima donna a dirigere la Boston Symphony
Anna Wilhelm ha diretto negli anni ’80 alcuni concerti da camera alla Scala. Poi tra le più conosciute ci sono
Sian Edwards alla English National Opera e
Xian Zhang, direttore delle Nozze di Figaro alla Central Opera House di Pechino.
Tra le altre direttrici italiane la romana Isabella Ambrosini, direttore dell’Orchestra Roma Sinfonica e del Coro Roma. Inutile negare che anche in Italia il ruolo del direttore d’orchestra è sempre stato una prerogativa maschile. Anche nel nostro paese qualcosa lentamente si muove, anche se la proporzione è ancora di circa 600 maschi direttori contro 20 femmine. Non mancano prestigiosi riconoscimenti e premi anche per Silvia Massarelli, a cominciare dal premio “Grand Prix de direction d’orchestre”. E’ ovvio che l’immagine abbia una certa importanza e può aiutare a farsi conoscere Ad esempio dirige in frac Gianna Fratta arrivata a condurre i Berliner Symphoniker. |
Beatrice Venezi invece è stata scelta da Audi e da una famosa marca di pasta. I brand sono sempre in cerca di esempi e testimonial fuori dal comune capaci di riassumere tendenze sociali e un mix di innovazione e tradizione.
E cosa più del ruolo di direttore d’orchestra incarna lo spirito delle nuove donne del millennio?
“La donna che aspetta non guarda dietro,non guarda davanti. Si guarda dentro,e cresce; invoca il vento, le stelle, i mari e culla nei suoi occhi i sogni che fanno girare la terra.
Fonte: Direttrici d’orchestra – Musica classica (forumfree.it)
duemilaventidue auguri più uno
Perchè siam donne: Le donne che hanno creato i grandi classici Disney
L’Età dell’Oro del cinema d’animazione non sarebbe stata possibile senza queste illustratrici, animatrici e art director
Cenerentola (1950), Dumbo (1941), Biancaneve e i sette nani (1937) e Bambi (1942) sono classici Disney che hanno segnato l’infanzia di milioni di bambini nel mondo ed hanno tutti una cosa in comune: il ruolo giocato dalle donne nella loro realizzazione è stato inestimabile.
Anche se sono stati i leggendari animatori dei primi giorni della Disney Production (noti come Disney’s Nine Old Men) a passare alla storia dell’animazione, la fabbrica dei sogni creata da Walt Disney ha aperto la strada a centinaia di donne. Ma le loro storie non sono così note come quelle delle loro controparti maschili.
Durante gli anni ’30 circa 100 donne lavoravano nei reparti di inchiostrazione e pittura della compagnia. Tuttavia, era difficile per loro accedere a posizioni di animatrici, si può notare questo atteggiamento discriminatorio in una delle lettere di rifiuto venute alla luce solo di recente.
In esse la Disney productions sosteneva che:
“Le donne non fanno nessuno dei lavori creativi legati alla preparazione dei cartoni animati per lo schermo, poiché questo lavoro è svolto interamente da giovani uomini.Per questo motivo, le donne non sono considerate per la scuola di formazione. L’unico lavoro aperto alle donne consiste nel ricalcare i personaggi su fogli di celluloide con inchiostro di china e riempire il ricalco sul retro.”
A partire dagli anni ’40, sempre più donne poterono accedere a posizioni migliori dei tradizionali lavori di inchiostratore e pittore.
Il 10 febbraio 1941, Walt Disney annunciò che lo studio avrebbe iniziato a formare donne come animatrici.
Tra le ragioni elencate per la formazione delle donne, Disney sostenne che sarebbe stato vantaggioso per le impiegate acquisire nuove competenze e mantenere il lavoro nella possibilità di una guerra che avrebbe arruolato giovani uomini. Aggiunse anche che le donne avevano il diritto di avere le stesse possibilità di avanzamento degli uomini.
Da quel momento in poi, decine di donne cominciarono a lavorare in altri dipartimenti, come animatrici, art director e character designer. Quelle che seguono sono solo alcune delle pioniere che sono riuscite ad arrivare a posizioni solitamente riservate agli uomini:
Retta Scott Animatrice
Retta Scott è considerata la prima donna ad essere riconosciuta come animatrice per un film Disney. Scott entrò nella casa di produzione nel 1938, dove iniziò a lavorare nel reparto storie.
Uno dei più grandi classici Disney, Bambi (1942), era in fase di produzione all’epoca. i.
La straordinaria qualità di alcuni dei suoi schizzi, come quello che mostra la famosa lotta tra alcuni cani da caccia e Bambi, catturò l’attenzione dei leggendari animatori Frank Thomas e Ollie Johnston.
La velocità, il dinamismo e l’energia degli schizzi erano tali che sia Thomas che Johnston decisero che solo Scott sarebbe stata la persona migliore per animare quelle scene.
E così fu. Quando iniziò la produzione di Bambi, Retta Scott fu promossa al dipartimento di animazione della Disney e animò l’agghiacciante scena di lotta che tenne migliaia di bambini incollati allo schermo. Scott ha partecipato anche alla realizzazione di Fantasia (1940) e Dumbo (1941)
Retta Davidson Animatrice
Retta Davidson iniziò la sua carriera alla Disney, come molte altre donne artiste, nel reparto inchiostrazione e pittura e lavorò nelle produzioni di Pinocchio (1940), Bambi (1942), e Fantasia (1940). Nel 1941, quando gli animatori maschi cominciarono ad essere arruolati per combattere nella seconda guerra mondiale, lo studio chiese alle pittrici e alle inchiostratrici di mostrare i loro lavori per valutare se fossero adatte a fare l’animatrice. Davidson fu selezionata, ma nel 1942, decise di arruolarsi in Marina rinunciando a questa opportunità.
Maria Blair Illustratrice e direttore artistico
La più conosciuta tra le donne animatrici degli anni d’oro della Disney è stata l’artista Mary Blair. I suoi disegni sono leggendari e ha contribuito a molte delle produzioni Disney di maggior successo. Mary Blair iniziò a lavorare nello studio nel 1940 come illustratrice per il film Dumbo (1941).
Nel 1941, Mary intraprese un viaggio in America Latina con altri animatori della compagnia. Blair e i suoi colleghi visitarono Messico, Cile, Argentina, Brasile, Perù e altri paesi, Questi viaggi ebbero un impatto significativo nell’evoluzione dello stile di Mary Blair.
L’artista assorbì l’estetica e la ricchezza di colori di quei paesi e la rifletté in concetti artistici colorati in film come Cenerentola (1950), Alice nel paese delle meraviglie (1951) e Peter Pan (1953).
La carriera di Mary Blair alla Disney non si limitò ai film d’animazione: Mary progettò It’s a Small World, una delle attrazioni più popolari di Disney World.
Ruthie Tompson Animatrice
Ruthie fu un’altra pioniera dell’animazione al femminile, anche lei iniziò il suo percorso professionale nel dipartimento di inchiostrazione e pittura. Nel corso di quattro decenni, lavorò a vari progetti, rivedendo i rodovetro di animazione prima che venissero girati e pianificando le scene per film come Fantasia (1940), Dumbo (1941), La bella addormentata (1950) e Mary Poppins (1964)
Ci sono state molte altre professioniste che hanno dovuto superare gli ostacoli del tempo per accedere alle opportunità nel mondo dell’animazione. Così facendo, hanno creato film classici per la gioia di migliaia di bambini in tutto il mondo.
Per curiosità:
Attualmente le tecniche di animazione non sono assolutamente comparabili con quelle impiegate in quel passato!
Ieri:
La tecnica di animazione dello stop motion. o animazione a passo uno. Si tratta di una delle tecniche più usate e apprezzate anche nel mondo del cinema, tanto che uno dei primi a usarla fu Georges Méliès – uno dei padri fondatori della settima arte – che la utilizzò nel 1902 per il suo film Viaggio nella luna.
La tecnica di per sé è molto semplice: si tratta di fotografare degli oggetti, dei disegni, delle marionette o delle persone in pose successive in cui la posizione o piccoli dettagli sono sempre leggermente variati. Questi fotogrammi mostrati poi all’occhio umano ad alta velocità (12 o 24 fotogrammi al secondo) simuleranno una particolare sensazione del movimento.
5 originali corti di animazione per lasciarsi ispirare | Pixartprinting
Oggi
L’animazione digitale (anche detta computer animation, intesa come parte della grafica compiuterizzata) cominciò a diffondersi negli anni sessanta . Dopo varie sperimentazioni le prime applicazioni commerciali furono quelle di realizzazioni di grafiche ed effetti speciali per film e sigle di programmi televisivi.
Animazione digitale – Wikipedia



















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