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* così si costruiscono i pianeti…

STANZA   XXXIX
( Da Formule Arcaiche n 49)

“L’occhio di Shiva si apre e coloro che sono entro il suo campo visuale si destano a un’altra forma di sonno. Dormono, eppure vedono e odono; hanno gli occhi chiusi, eppure non perdono nulla di ciò che accade nel Sette cosmico maggiore. Vedono, eppure non hanno la visione; odono, eppure le loro orecchie sono chiuse.
Tre volte l’occhio di Shiva si chiude e tre volte si spalanca. Così tre grandi gruppi di Signori di Loto sono spinti sulla Loro via.
Un gruppo è chiamato “ i Signori del Loto dal profondo sonno che non vede”. Esi sognano, e come i Loro sogni prendono forma, i mondi accelerano. La grande e crudele maya della dolce illusione ha origine, attira nella sua rete i punti di luce non collegati e ne attenua lo splendore.
Così il lavoro prosegue…
L’occhio con cui questi Signori di Loto entrano in contatto con i piani della vista cosmica sono volti  verso l’interno. Non vedono ciò che si trova sul bordo esterno.
Il secondo gruppo ha per nome “ i Signori del Loto Interiore”. Sono Coloro che dormono, ma non così profondamente. Sono abbastanza svegli da guardarsi dallo smarrirsi al di là dell’anello invalicabile segreto che circonda la Grande Illusione. Stanno ritti, e grazie alla Loro stessa fermezza le forme sono tenute insieme.
L’occhio con il quale questi Signori di Loto osservano la Grande Illusione è volto verso l’alto. Essi vedono solo ciò che sta proprio sopra di Essi; guardano avanti verso l’immensa vetta della montagna che penetra attraverso la ruota limitante. Questa montagna splende di luce radiosa riflessa dal volto di Colui che i Signori dei mondi entro la nostra sfera non hanno visto mai.
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Il terzo gruppo è quel singolare misterioso triplice gruppo il cui nome non deve essere udito per ora in quelle sfere planetarie il cui colore non si fonde nella giusta proporzione con il blu.
L’occhio con il quale questi Signori di Loto contemplano il sentiero cosmico è volto all’esterno. Il suo colore è indaco. L’occhio con il quale il gruppo mediano dei Signori di Loto guarda verso l’alto è blu turchese, mentre i Signori dell’immoto sonno profondo contemplano attraverso l’occhio blu zaffiro. Così la VIA del triplice blu diviene una sola.
Questo ultimo aspetto dell’occhio di Shiva dirige gli altri due e raccoglie tutta la sua energia da una sfera cosmica assai lontana. I due rispondono, e percorrendo la VIA cosmica intessono nel sentiero una triplice forza che soddisfa la necessità di coloro che più tardi cercheranno di percorrerlo.
Essi vedono; Essi odono; Essi sognano, e sognando costruiscono; i Loro occhi sono ciechi; le Loro orecchie sono sorde, eppure non sono muti. Essi risuonano le diverse Parole cosmiche e intessono i sette con i dodici e moltiplicano i cinque.

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Così si costruiscono i pianeti; così sono guidati, governati e conosciuti.”

Così è nata la mia passione per l’astrologia esoterica!

Un libro rigoroso come un trattato scientifico e nello stesso tempo fantastico perche’ tratta argomenti di elevato interesse spirituale che riguardano l’evoluzione del logos solare, del quale l’universo conosciuto dall’essere umano è solo una piccolissima scintilla.

Puo’ essere definito il ” Dottorato di ricerca” sulla evoluzione del padre solare e gli esseri che vi partecipano.

 

 

Da “ Il Trattato Del Fuoco Cosmico “ di Alice A. Bailey   Fiori Gialli Edizioni

 

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* La buona notizia del venerdì: Eliminare le microplastiche dagli oceani si può!

The Ocean Cleanup Array è il progetto ideato dal 19enne Boyan Slat  per eliminare le microplastiche dagli oceani.

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Dal 2013, quando è stato annunciato per la prima volta, Ocean Cleanup Array ha fatto tanti passi avanti. Ma dal 2016 diventerà ufficialmente il primo sistema di pulizia degli oceani.

Un’idea semplice, ma in grado di raccogliere 7.250.000 tonnellate di rifiuti in soli 5 anni, comeconfermato dallo studio di fattibilità, lo scorso anno. Il dispositivo è formato da una piattaforma a cui sono collegate due lunghe panne, in grado di intercettare e trattenere i rifiuti galleggianti anche di piccole dimensioni.

L’ingegnosa soluzione del giovane Boyan potrebbe salvare centinaia di migliaia di animali acquatici ogni anno, oltre che consentire una riduzione degli inquinanti (tra cui PCB e DDT) che i accumulano nella catena alimentare. Si potrebbe anche risparmiare tantissimi milioni di euro ogni anno, grazie all’abbattimento dei costi di pulizia, di una ripresa del turismo e di una diminuzione dei danni alle navi marittime.

Sul suo sito l’inventore spiega: “uno dei problemi con il lavoro di prevenzione è che non vi è alcun immagini di queste” macchie “di spazzatura, perché i detriti si sono dispersi per milioni di chilometri quadrati. Utlizzando i nostri array, invece, si accumulerebbero lungo i bracci, rendendo improvvisamente possibile visualizzare effettivamente tutta la spazzatura oceanica . Abbiamo bisogno di sottolineare l’importanza del riciclo e ridurre il consumo di imballaggi in plastica”.

È stato lo stesso Boyan, oggi ventenne fondatore e CEO di The Cleanup Ocean, ad annunciare che il suo Array sarà il primo sistema al mondo utilizzato per ripulire passivamente l’inquinamento prodotto dalla plastica negli oceani. La conferma è arrivata in occasione della conferenza dedicata alla tecnologica più grande dell’Asia, il Seoul Digital Forum, in Corea del Sud.

Si parte proprio dall’Asia, precisamente dal Giappone, dove l’Array verrà distribuito e messo in funzione nella seconda metà del 2016. Le prime acque ad essere ripulite dalla plastica saranno quelle al largo della costa di Tsushima, un’isola situata tra il Giappone e la Corea del Sud, oggi oggetto di ricerca.

Come funziona?

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L’Ocean Cleanup Array, lo ricordiamo, è formato da due lunghe braccia che si trovano a pelo d’acqua. Il dispositivo è profondo circa 3 metri, in modo tale da intercettare la maggior parte della plastica che si trova in mare.

I rifiuti vengono così catturati dalle panne che non si muovono dalla loro posizione ma che agiscono come una sorta di grande imbuto, dove la plastica viene spinta proprio dall’angolo dei bracci. Una volta fatta arrivare alla piattaforma di raccolta, viene filtrata, separata dal plancton e conservata per il riciclo.

Quello in funzione in Giappone, il prossimo anno, avrà le due braccia lunghe circa 2.000 metri, diventando così la più lunga struttura galleggiante mai stesa in mare (battendo il record attuale di 1000 metri detenuti dal Tokyo Mega-Float).

Ocean Cleanup Array sarà operativo per almeno due anni, durante i quali eliminerà la plastica prima che essa possa raggiungere le coste dell’isola di Tsushima. Quest’ultima sta anche valutando se i rifiuti raccolti possano essere utilizzati come fonte di energia alternativa.

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Perché Tsushima? 

Una scelta non casuale visto che qui il problema dell’inquinamento in mare è molto grave. Ciò ha portato i il governo locale a cercare soluzioni innovative per risolverlo.

Prendersi cura del problema rifiuti degli oceani del mondo è una delle più grandi sfide ambientali che l’umanità si trova ad affrontare oggi” ha detto Boyan Slat, secondo cui si tratta del primo passo verso l’obiettivo di ripulire la Great Pacific Garbage Patch. “Questa distribuzione ci permetterà di studiare l’efficienza e la durata del sistema nel tempo”.

Diffondere il più possibile questa soluzione è un’importante pietra miliare della missione del Cleanup Ocean per eliminare l’inquinamento della plastica dagli oceani. Entro cinque anni, dopo una serie di installazioni, Cleanup Ocean prevede di implementare un sistema di 100 chilometri per ripulire circa la metà della Great Pacific Garbage Patch, tra le Hawaii e la California.

Fonte:

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/16708-plastica-ocean-cleanup-array-2016

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* La buona notizia del venerdì: Il Ministero del Futuro in Svezia

Una donna alla guida, giovani collaboratori poliglotti, e una azione che si sviluppa ovunque: da come progettare la vita a come diventare più moderni e solidali, a che direzione prendere nei progetti industriali. E tutti li stanno a sentire, dal governo alle grandi industrie nazionali

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A Stoccolma a Rosenbad, il palazzo barocco del governo svedese nel centro di Stoccolma, tra Opera, Parlamento e Palazzo reale, al secondo piano, ed ecco il regno esclusivo di Kristina Persson.

Potentissima ma non cattiva, né contro i ‘muggles’ (babbani) né contro altri, ma quelle sue stanze segrete, come il Ministry of Magic nei libri del maghetto, contano quanto il numero 10 di Downing Street. O nel caso concreto, quanto i poteri di Stefan Loefvén, il discreto premier socialista.

“La mia missione è il futuro”, dice lei ogni volta, e fa sul serio. Lei in persona, e i suoi ispettori, dal fido Goesta Brunnander a Pezhman Fivrin, bel giovane poliglotta d’antiche origini persiane, sono ovunque: controllano come si progetta e ripensa la vita, dettano legge su come si resta o si diventa insieme sempre più moderni e solidali, come vincere con Saggezza e Bene.

In quelle stanze discrete e celate di Rosenbad, progettano il futuro: da politici di professione sono diventati illuministi del nostro tempo, cercano ogni giorno non più voti bensì di migliorare l’Avvenire. Siamo in quella che Margot Wallstroem, altra ‘supermaga’ (ministro degli esteri e ‘uomo forte’ della situazione) definisce ‘la superpotenza con un cuore’. Magari ti fa aspettare qualche minuto, la “maga” Kristina: “Scusi, ho appena parlato del futuro col numero uno della Volvo e coi sindacati”. Pensare a come vivremo, a quali errori non dovremo commettere, indurre tutti a parlare con lei, concertazione reinventata ogni giorno, su come organizzare il Bene nel domani, ecco la sua missione. La prende sul serio, e il governo la ascolta.

Persino quassù c’è un cattivo che minaccia, è Putin con i suoi sottomarini e bombardieri atomici che si affacciano minacciosi ogni giorno. E allorail ministero del futuro, nel mitico regno delle tre corone, ha escogitato l’idea come con un colpo di bacchetta. Immersi sott’acqua da pacifisti e marinai reali, schermi luminosi proiettano su sensori radar e sonar degli U-Boot intrusi l’immagine luccicante d’un marinaio gay, con la scritta in russo e inglese: “Benvenuti da noi in Svezia, qui siamo liberi d’essere omosessuali, unitevi a noi”.

Pochi uffici ma tanti computer, cervelli e intuiti dei ‘maghettì di Kristina sempre accesi.

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Per il futuro va pensato tutto, contro ogni attacco del lato oscuro: e allora le stazioni della Tunnelbana, la metro locale, sono profondissime.

Il mondo cambia, muta ogni momento e non ci aspetta, dobbiamo ripensare il nostro modo di vivere ogni giorno, è il motto di Kristina.

Aiutare i “ babbani” , vuol dire convincerli a ripensare il welfare, a negoziare i loro rapporti (nel lavoro e nella vita) ogni giorno. Ispettori lanciati in missione ovunque, parlano con padroni e dipendenti, e con i tanti stranieri in fuga da terre disperate che il regno accoglie e cerca d’integrare. E poi è venale, il mondo dei babbani: devi vendere, esportare, per vivere meglio. Ma secondo i tuoi valori.

Allora rieccolo, il Ministero  del futuro (Ministeriet foer strategi-och framtidsfragor nella magica lingua locale): ispira ogni ripensamento, da Volvo che lancia sul mercato suv modernissimi comodi e potenti ma non inquinanti e apre una fabbrica in Usa ma con diritti sindacali svedesi, alla vendita delle migliori ‘bacchette magiche’del regno contro il signore delle tenebre. Saab 39 Gripen, si chiama la bacchetta magica supersonica, lo vogliono tutti, brasiliani e cèchi, sudafricani e thai, “ma è solo per le democrazie”, impongono i valori del governo visibile e del Ministero del Futuro.

Perché come conviviamo con fiducia reciproca, dobbiamo essere degni di fiducia nel mondo“. O ancora: sulle spese per istruire i giovani, dall’asilo alle università di livello angloamericano, o sulla ricerca scientifica, non si risparmia una sola corona,  priorità del Futuro pensato dietro il binario 9 e ¾ di Rosenbad.

Senza dogmi: “Se un’idea è buona, etica, pulita, efficace, adottiamola“, dicono gli economisti ribelli ascoltati come consiglieri. Idea sempre buona, dice il Ministero del Futuro, è anche sovvenzionare editoria musica rock  startups e cultura giovanile, parte della vita. O avere un governo ufficiale  dove dieci sono le donne e 4 i figli di migranti.

Crescita quasi al 3 per cento, occupazione e nascite sempre in aumento, aziende internettiane ai vertici mondiali, gente che nelle strade ti sorride ovunque, e ti dà sempre del tu perché qui il ‘lei’ è in disuso, come espressione di distanza diffidente.

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E’ cambiata da tempo anche la lingua, nel paese che il Ministero del Futuro ispira. Lo fa anche con leggi per difenderti dai tuoi difetti: se una coppia di qualsiasi tipo ha o adotta un figlio, ciascuno ne è responsabile al 50 per cento anche se poi si lasciano. Quindi addio paura di restare ragazze madri povere e sole. Oppure, prostituzione vietata, ma punendo i clienti che comprano sesso, non la donna che lo vende per bisogno di soldi.

Certo, è solo un esperimento, come ogni magìa, quello del paese del Ministero del futuro.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/31/news/svezia_ministero_del_futuro-115713276/?ref=HREC1-32&refresh_ce

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* Roba da … gatti!

Un asilo a forma di gatto

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Ci troviamo a Karisruhe, in Germania.

L’artista francese Tomi Ungerer , noto illustratore e scrittore francese nato a Strasburgo nel 1931, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini,e l’architetto Ayla-Suzan Yondel hanno ideato questo progetto davvero fori dal comune.

Ungerer, in un suo libro, scrive: “Era un cacciatore spietato, in giro giorno e notte. Non lo fermava neppure il maltempo. Piper catturava tre topi in un giorno. Due con le zampe anteriori e uno con la bocca”.

Piper, il gatto dei suoi libri, ora è immortalato in questo edificio che ha proprio le sembianze del felino. L’asilo, dove i bimbi possono apprendere e giocare, è illuminato dalla luce solare che filtra dagli occhioni dell’animale, i quali fungono da grandi finestre.

Le jardin d’enfants Die Katze”, questo il nome dell’asilo, è stato costruito per celebrare l’amicizia tra Francia e Germania, al confine tra la regione del Baden-Württemberg e dell’Alsazia.

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Ogni giorno questo asilo a forma di gatto accoglie centinaia di bambini che entrano nell’edificio attraverso la bocca del gatto, trascorrono il tempo nelle stanze interne e escono dalla coda o da uno scivolo argentato presente sul retro.

Pare che i bambini che frequentano questo asilo a forma di gatto siano entusiasti di andarci ogni giorno, per imparare e per giocare. Dal punto di vista della sostenibilità, la struttura è sormontata da un bel tetto verde.

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Gli occhi tondi del gatto non sono delle semplici decorazioni. Si tratta infatti di vere e proprie finestre che illuminano i due piani dell’edificio con la luce naturale. All’interno i bambini vengono accolti in aule con disegni colorati appesi alle pareti.

Nell’asilo a forma di gatto ci sono anche una stanza che fa da guardaroba, una cucina, una sala da pranzo e delle aree gioco, che si trovano a livello delle zampe. Al piano superiore una sala giochi permette ai bambini di sbirciare fuori dalle finestre a forma di occhi.

E infine, ecco la coda, a forma di tubo, con tanto di scivolo metallico per arrivare all’uscita.

 

 

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* La buona notizia del venerdì: In Indonesia cure mediche gratis in cambio di rifiuti da riciclare

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Garbage Clinical Insurance, ecco un progetto probabilmente unico al mondo che in Indonesia permette di ottenere cure mediche gratuite grazie ai rifiuti.

I cittadini di Malang che non possono permettersi un’assicurazione sanitaria in questo modo possono comunque ottenere le cure di cui hanno bisogno.

L’idea è nata dal dottor Gamal Albinsaid, 24 anni, medico indonesiano che ha voluto trovare una soluzione per fornire assistenza sanitaria alle persone bisognose e cercare nello stesso tempo di risolvere anche il problema dei rifiuti.

Il problema dei rifiuti e della povertà riguarda soprattutto i villaggi rurali dell‘Indonesia, dove la popolazione si ammala e non ha a disposizione il denaro necessario per curarsi. Gamal allora ha deciso di fornire assistenza sanitaria gratuita alle persone utilizzando i rifiuti come risorsa finanziaria.

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Ha dunque creato la società Global Clinical Insurance che si occupa di vendere alle imprese che riciclano i rifiuti la spazzatura raccolta dai pazienti. Il denaro guadagnato dalla vendita viene utilizzato per pagare le medicine e l’assistenza sanitaria delle persone che si sono impegnate nel progetto.

Quello che portiamo avanti è un modello che si propone di ottenere un positivo impatto sociale – dice il fondatore, Gamal Albinsaid -. L’obiettivo è anche il profitto, ma non a scopo di lucro. I ricavi generati vengono reimpiegati per finanziare il nostro programma”.

Fino a questo momento l’iniziativa ha aiutato migliaia di persone che altrimenti non avrebbero accesso al sistema sanitario.

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Nel 2013 Gamal ha vinto un importante premio di 50.000 sterline come giovane imprenditore per la sostenibilità, dato che il suo progetto favorisce sia il rispetto dell’ambiente che la salute e l’aiuto ai bisognosi,il “Prince of Wales Young Sustainability Entrepreneur Prize” consegnatogli dal Principe di Galles.

Gli aspiranti a questo riconoscimento sono stati ben 500 da 90 paesi nel mondo.

Le persone povere in questo caso pagano le cure mediche con le risorse che hanno a disposizione, cioè i rifiuti, di cui i villaggi rurali indonesiani abbondano. I rifiuti organici vengono trasformati in compost, mentre plastica e cartone vengono riciclati.

Può darsi che un’idea simile, ora in corso per le cure mediche, possa essere estesa anche all’istruzione, in modo che anche i bambini più poveri abbiano la possibilità di andare a scuola.

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Leggi anche:

In Messico cibo e buoni pasto in cambio di rifiuti da riciclare
Plastic Man: l’uomo che in India trasforma i rifiuti di plastica in nuove strade
Tibagi: in Brasile dai rifiuti nascono fiori e solidarietà

Fonte.

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/16554-rifiuti-in-cambio-cure-gratis

 

 

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* La buona notizia del venerdì: Economia domestica: in Finlandia si insegna a scuola. Anche ai maschi.

 

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Chi ha detto che i lavori domestici debbano pesare tutti e sempre sulle spalle delle donne? Nessuno.

 E in uno dei paesi dove la parità dei generi non è uno slogan per il solito cicaleccio politico, sto parlando della Finlandia, scopriamo che i lavori domestici si imparano a scuola. Maschi compresi.

Che cosa si insegna durante questi corsi? Tutti i lavori generalmente affidati alle donne-casalinghe che quasi al 90 per cento coprono le fatiche domestiche. I ragazzi imparano a cucinare, a stirare, a lavare a mano i capi delicati, a fare la maglia, a rattoppare un calzino, a costruirsi una slitta per divertirsi sulla neve.

Ma durante le lezioni i docenti insegnano anche a non sprecare il cibo, l’acqua, i soldi con gliacquisti compulsivi; a essere responsabili con l’uso del denaro e perfino a riconoscere una intolleranza alimentare. La cosa più sorprendente è che si tratta di ore di lezioni (tre-quattro alla settimana) che gli studenti gradiscono molto, fino a considerarle le preferite.

L’economia domestica a scuola procura molti vantaggi alle nuove generazioni finlandesi. Innanzitutto la scuola insegna alla parità di genere molto concretamente, e quando si diventa coppia nessun maschietto potrà dire, per rifiutarsi di stirare una camicia o di cucinare: «Io non lo so fare». Inoltre il programma sui lavori domestici ispira un senso di autonomia: questi ragazzi sapranno cavarsela da soli, in casa, appena usciti dalla scuola dell’obbligo. E non avranno sempre bisogno di mamma e papà per andare avanti: una lezione di vita che conta molto in tempi difficili come questi.

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In America il libro “ Getting to 50-50, how working parents can have it all “(Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto), scritto da Sharon Mears e Joanna Strober, è in testa alle classifiche della saggistica, e propone tutta una serie di consigli per la condivisione tra maschi e femmine del carico dei lavori domestici. Arrivando alla seguente conclusione: con il 50 & 50 la coppia è più felice e dura più a lungo.

Ma in un paese dove sono tante le donne in carriera, anche ai vertici delle multinazionali, ha destato impressione il fatto che Sheryl Sandberg, 44 anni, amministratrice delegata di Facebook, scrivendo l’introduzione alla nuova Bibbia per la parità dei sessi abbia fatto partire una vera crociata su questa frontiera dei rapporti tra uomini e donne.

Dividere il carico dei lavori domestici non solo è giusto, ma è la cosa migliore che possa capitare a una famiglia“, scrive la Sandberg. “Permettere agli uomini di fare la loro parte in casa fa bene alla donna perché le dà più scelte, così come fa bene agli uomini ed ai figli. Il padre si sentirà più partecipe, i figli cresceranno più forti e sicuri, in un ambiente non conflittuale”.

La presa di posizione di una donna considerata una delle più potenti del mondo, ha fatto molto discutere. Ma, polemiche a parte, resta il fatto che condividere pappe e pannolini, pulizie e cucina, è un obiettivo importante per la parità dei diritti delle donne.

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E in Italia siamo molto indietro: negli anni Novanta la percentuale del lavoro domestico svolto dalle donne era pari all’80 per cento, oggi siamo al 71,5 per cento, e le donne sono occupate in media 5 ore al giorno in attività a casa. Una distanza siderale che significa solo una cosa: le donne continuano ad avere due lavori, gli uomini uno. E questo non è giusto.

Oltre le parole e le paure, restano i dati. Con la Finlandia che nella classifica del «World Economic Forum» sul «Gender Gap», che misura la parità tra i generi, quest’anno si è piazzata al secondo posto, subito dopo l’Islanda. L’Italia al 69esimo.

«Cambiare la quotidianità, insegnando ai bimbi e alle bimbe come fare i lavori domestici, significa passare da un’idea di conciliazione a una di condivisione, favorendo altresì il passaggio dal concetto di maternità, con le donne uniche responsabili della cura della casa e dei figli, a quello di genitorialità», riprende Emanuela Abbatecola. «Liberare i bambini e i ragazzi dagli stereotipi, che considerano il vero maschio diverso dalle femmine, significa in ultima istanza fare crescere (nuovi) adulti più liberi anche nella vita privata oltre che nel mercato del lavoro».

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http://www.nonsprecare.it/lavori-di-casa-e-se-li-dividessimo-tra-uomo-e-donna

http://reportage.corriere.it/esteri/2015/nelle-scuole-finlandesi-dove-leconomia-domestica-e-roba-anche-da-maschi/

http://www.nonsprecare.it/economia-domestica-scuola-finlandia

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* Chi ama il gatto è più intelligente di chi preferisce il cane ?

Ricerca Usa: chi ama il gatto è più intelligente di chi preferisce il cane ?

 

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La personalità dell’uomo può essere raccontata dai suoi animali di compagnia. Secondo uno studio condotto nella Carroll University di Waukesha, nel Wisconsin (Usa) chi convive con un cane è tendenzialmente diverso rispetto a chi invece preferisce la compagnia di un gatto.

La ricerca è stata condotta su 600 studenti universitari chiamati a rispondere ad alcune domande sul loro carattere e su quale fosse, tra cane e gatto, l’animale preferito. Il 60% del campione preso in esame ha prediletto il cane, l’11% il gatto e il restante 29% non ha mostrato alcuna preferenza in particolare. Il primo gruppo ha motivato la propria scelta sottolineando il valore della compagnia offerta dal cane, mentre i secondi hanno prediletto il gatto per il modo con cui dimostra il proprio affetto.

Lo studio della Carroll University ha confermato quanto espresso da una ricerca del 2010 condotta su 4.500 persone, da cui emergeva che chi predilige i cani è in generale più espansivo, mentre è tendenzialmente introverso chi preferisce i gatti.

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A questo risultato si aggiungono ulteriori dettagli: chi preferisce il piccolo felino sarebbe di solito non solo più introverso, ma anche più sensibile, anticonformista ed intelligente rispetto a chi invece, amando la compagnia di Fido, è più attivo e incline a seguire le regole sociali.

Denise Guastello, professoressa di psicologia nella Carroll Universy, ha spiegato che parte delle differenze tra amanti di cani e gatti potrebbe derivare dalle abitudini associate alla convivenza con l’uno o l’altro animale: “ha senso che un amante di un cane sia più vivace, perché vuole stare all’aria aperta, fuori, vuole parlare con le persone mentre porta a spasso il cane. Chi è introverso e sensibile forse preferisce stare a casa a leggere un libro, con il vostro gatto che non ha bisogno di andare fuori a fare una passeggiata”.

E’ comunque possibile che le persone scelgano il cane o il gatto in base alla propria personalità, portando i timidi sull’animale più guardingo e l’estroverso su quello più socievole.

Un punto su cui potrebbero soffermarsi le ricerche perché potenzialmente interessanti nello sviluppo di zooterapie interessanti.

Circa l’intelligenza del padrone – secondo lo studio ne sarebbe più dotato chi predilige il gatto – è possibile che gli studiosi siano occorsi qui in uno dei sei luoghi comuni sugli introversi.

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Pet therapy

L’espressione pet therapy, zooterapia in italiano, indica una terapia dolce che si basa sull’interazione uomo-animale. Il termine inglese “pet”, come sostantivo ha il significato di “animale domestico”, ma come aggettivo ha il significato di “prediletto” e come verbo è inteso come “vezzeggiare”, “coccolare”, “viziare”. Il significato stesso di questi termini, ci riporta alla mente un’idea di dolcezza e di rispetto reciproco.

La zooterapia consiste in una terapia di supporto a quelle tradizionali, ciò vuol dire che la pet therapy non è quindi una terapia a sé stante, ma una co-terapia che può essere utilizzata su pazienti affetti da patologie di diverso tipo per ottenere un miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale o psicologico-emotivo.

Il fine che si propone la terapia con gli animali è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative specialmente nei casi in cui il paziente non mostra la volontà di collaborare. In molti casi, quindi, la presenza di un animale consente di stabilire un rapporto emotivo con il paziente, tramite il quale è possibile creare un canale di comunicazione paziente-animale-medico e stimolare la partecipazione attiva del soggetto.

Per chi è indicata la pet therapy?

La terapia con gli animali viene utilizzata come co-terapia nel trattamento di disturbi del comportamento, sindromi depressive e disabilità, ma è impiegata soprattutto nelle forme di autismo . La zooterapia viene praticata nelle scuole, nelle comunità di recupero per portatori di handicap fisici e/o psichici, nelle carceri e negli altri Stati anche negli ospedali e nelle case di cura.

I bambini rappresentano i soggetti che rispondono meglio alla terapia con gli animali perché la loro comunicazione è spontanea e si basa sull’instaurazione di un rapporto di tipo emotivo-affettivo. È stato possibile constatare che coloro che hanno problemi di apprendimento riescono, grazie all’interazione animale, ad ottenere autostima e fiducia in stessi.

Altro campo di impiego delle pet therapy è il supporto per quegli gli anziani che soffrono di depressione e solitudine spesso legate alla perdita del coniuge. In generale, il rapporto che si stabilisce tra persona ed animale aiuta tutti chi tende a rinchiudersi nell’isolamento per diverse ragioni, rappresentate anche da handicap fisico.

Pet Therapy: esiste in Italia?

Allo stato attuale, in Italia non esiste una netta definizione giuridica riguardo le procedure ed i requisiti necessari per la terapia con gli animali, ad eccezione della regione Veneto. Questo è dovuto al fatto che è compito delle singole regioni emettere delle normative in materia, condizione che ha portato alla formazione di uno scenario molto eterogeno, composto da singole associazioni che utilizzano metodologie operative spesso molto differenti tra loro.

La conseguenza è che, spesso, tali approcci si sono rilevati dannosi sia per il paziente che per l’animale coinvolto, in quanto non vi era uno staff organizzato che potesse monitorare al tempo stesso sia lo stato del paziente che dell’animale utilizzato nella terapia.

Il nostro Paese dovrebbe aggiornarsi in tal senso, per permettere a tante persone che hanno bisogno di godere dei benefici che possono donare i nostri amici animali grazie alla zooterapia.

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Per saperne di più clicca qui:

Pet therapy: la zooterapia per avere un aiuto dagli amici animali http://it.euroclinix.net/blog/salute-psiche/pet-therapy-zooterapia.html#ixzz34p509iQ8

http://scienze.fanpage.it

 

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* La buona notizia del venerdì: “Te lo regalo se vieni a prendertelo” : il riutilizzo in Facebook

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LUGANO – Dare una seconda vita agli oggetti che non si usano più. E’ questo lo scopo di “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, gruppo su Facebook che promuove il re-utilizzo tramite regalo di qualsiasi tipo di oggetti. La prima finalità è quella di diminuire l’inquinamento, evitando di sovraccaricare le discariche con prodotti ancora funzionanti.

L’ideatore – Il promotore dell’iniziativa è Salvatore Benvenuto, cittadino ticinese che ha avuto l’idea di questa rete sociale un giorno in discarica: “Io vado ogni tanto a Bellinzona e rimango sempre stupito dalle cose che vengono buttate, e che sono funzionanti”. L’esperienza personale, la sua attuale situazione lavorativa (formatore di adulti attualmente disoccupato) e un video su Youtube chiamato ‘La storia delle cose’ gli hanno dato le motivazioni per far nascere l’iniziativa.

Il gruppo – Questa idea, nata in Ticino lo scorso settembre (oltre 1800 iscritti al gruppo) si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, con vari gruppi regionali nati in questi giorni.”Ogni giorno ricevo un sacco di richieste, e il gruppo veneto ha ottenuto 850 iscritti in due giorni”. Un’idea semplice e geniale: sulla bacheca si fanno offerte di oggetti e richieste, e i membri si mettono d’accordo sull’andare a prenderli a domicilio. Non esiste un punto di raccolta centralizzato al quale portare gli oggetti, come avviene in alcune realtà italiane, ma tutto quanto è delocalizzato e lasciato all’iniziativa del singolo. “In questo momento non penso ad un evento di raccolta, tipo mercatino delle pulci, ma sono aperto ai consigli e alle suggestioni” spiega Benvenuto.

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Rapporto tra le persone – Si propone anche un modello diverso di relazione tra le persone e le cose: non solo il classico rapporto venditore-cliente, ma un interscambio tra i consumatori in modo da allungare la vita dell’oggetto. Non è solo una scelta ecologista che ha spinto Benvenuto a far nascere il gruppo, ma anche il desiderio di creare una nuova connessione tra gli individui.

“Si crea una comunicazione, un dialogo”; dinamiche che una volta erano usuali, e che negli ultimi anni si erano perse, specie per i ritmi frenetici della vita quotidiana. “Bisogna sfatare il luogo comune dell’egoismo, e delle persone che pensano a sé stesse. Dando loro un mezzo, la gente è disposta a fare le cose, e vedo che molti si vengono incontro, soddisfacendo i propri bisogni scambiandosi oggetti. Infatti non mi aspettavo il successo che il gruppo sta avendo”.

In tempi di crisi il valore di un oggetto viene rivalutato. In molti scoprono (o riscoprono) concetti quali il baratto, la condivisione e una filosofia come quella decrescita.

Come dice l’intestazione del gruppo:

“Evolversi vuol dire “utilizzare al meglio le risorse“”.

E’ un discorso di maggiore sostenibilità e collaborazione tra le persone” continua Benvenuto. “In questo gruppo si chiede, e si dà. Punto su questo aspetto: si può fare qualcosa l’uno per l’altro. Ho regalato tanti oggetti, e ogni volta che ho incontrato le persone è stato un momento particolare, per me e anche per loro”.

 

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Questo il link del gruppo originario partito in Svizzera (Ticino):

https://www.facebook.com/groups/222970677758752/

http://www.nonsprecare.it/te-lo-regalo-se-vieni-a-prenderlo-2

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*La buona notizia del venerdì:Nonna Leo apre un home restaurant a 96 anni

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Si chiama Leonilda Tomasinelli ma da tutti è conosciuta come Nonna Leo, ha 96 anni e per il suo compleanno si è regalata l’apertura del suo “Home restaurant”, proprio a casa sua.

Vive a Genova nel quartiere di Albaro da dove aprire le porte della sua abitazione per deliziare il palato dei clienti. 

Troppo spesso sento dire che è troppo tardi per prendere in mano la propria vita.

E a dirlo sono 40enni o 50enni.

Poi scopri storie come quelle di Nonna Leonilda e allora tutta la prospettiva cambia. Nonna Leo, come le piace farsi chiamare, ha 96 anni e ha deciso di impegnarsi in un progetto di sharing economy.

Davvero, non sto delirando. Complice la passione per la cucina e la tradizione, la nonnina genovese ha avviato un home restaurant nel cuore di Genova.

Le ricette vere, quelle della tradizione culinaria italiana, spesso si perdono. Ecco perché Nonna Leo ha deciso di dare voce a questi segreti della cucina con un progetto che personalmente amo alla follia.

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Nonna Leonilda, supportata dal nipote Fabrizio, ha messo in piedi un home-restaurant. 

Lei cucina per i suoi ospiti in cambio di un contributo alla spesa o una piccola cifra. L’idea è proprio quello della sharing economy: condividere cibo genuino fra sconosciuti a casa propria.

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“Oggi le cene in casa sono una delle tante facce della sharing economy, un’economia di condivisione e socializzazione – spiega il nipote Fabrizio – grazie agli home-restaurant si condivide cibo genuino fra perfetti sconosciuti, contribuendo alla spesa o facendo pagare una piccola cifra all’ospite. Tutto viene fatto alla luce del sole perché il contatto fra chi apre un home-restaurant e chi vuole venire a mangiare in quell’abitazione si stabilisce sul web”. 

Di questi progetti abbiamo già sentito parlare in altre città, ma quello di Nonna Leo ha qualcosa in più. Per prima cosa perché lei ha 96 anni e poi perché le sue ricette arrivano anche dalla tradizione dell’Ottocento.

Cosa cucina la nonna genovese? Seppie con i piselli, stoccafisso accomodato, panissa, polpettone, torta Sacripantina, castagnaccio, focaccia al formaggio, coniglio alla genovese. Solo per citare qualche piatto.

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“Le mie ricette? Sono un segreto, non ve le dirò mai. Se volete assaggiare i miei piatti, però, potete venire a trovarmi nel mio home-restaurant”.

 Una nonnina social con tanto di sito internet, pagina facebook, twitter, google plus, instagram, youtube e pinterest.

Se vi trovate a passare da Genova (la casa di nonna Leo è in zona Albaro) approfittatene per vivere questa esperienza unica.

Potete prenotare la vostra cena attraverso il sito web di Nonna Leo o il suo profilo Nonna Leonilda.

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E’ la realtà della sharing economy, una forma di organizzazione socio-economica basata sull’accesso anziché sul possesso, sull’utilizzo anziché sull’acquisto.

Un modello di business da non confondere con il no-profit, perché non si basa sul volontariato ma sull’eliminazione dei soggetti intermediari grazie alla community e sulle opportunità del do-it-yourself.

Perno del sistema è l’Internet delle Cose: 13 miliardi di sensori che collegano tra loro persone, oggetti e dati e consentono di avere subito ciò che vogliamo e solo per il tempo in cui ci serve.

Secondo Collaboriamo.org, database sull’economia collaborativa, il13% degli italiani ha già utilizzato almeno un servizio di sharing

Fonti:

http://thatsgoodnewsblog.com/home-restaurant/

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/nonna_leo_apre_ristorante_casa_96_anni_foto/notizie/1299503.shtml

http://www.wired.it/economia/business/2014/12/11/condividi-fai-cosi-sharing-economy-conquista-litalia/

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* I gatti di Ernest

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Il più grosso di tutti si chiama Dorian Grey.

E non è difficile capire il perché, con quella chioma da leone color grigio perla, con cui altezzoso sfugge agli occhi dei curiosi. Ma negli anni c’è stata anche Marilyn Monroe, bellissima e sinuosa come la diva di Hollywood. E poi Mark Twain ed Emily Dickinson, Ava Gardner e James Joyce. Persino una Sophia Loren.

Sono i gatti di Ernest Hemingway, che liberi e sereni ancora oggi abitano la casa che l’autore del ”Grande Gatsby” comprò a Key West, in Florida, nel 1928, per abitarvi con la sua seconda moglie Pauline Pfeiffer.

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Qui lo scrittore realizzò molti dei suoi libri, da ”Morte nel pomeriggio” a ”Per chi suona la campana”. Si dedicò alla pesca, ai vini e iniziò a sognare l’Havana.

Ma soprattutto qui accolse Snow White, Biancaneve, amatissima micia ricevuta in dono dal capitano di una nave, con una caratteristica davvero speciale: aveva sei dita per zampa. I cuccioli dei suoi cuccioli oggi sono ancora lì, nel giardino di Key West: 56 discendenti, 23 dei quali polidattili (ovvero, con un numero superiore di dita in una zampa), curati e coccolati dello staff che gestisce la Casa Museo di Hemingway.

Per loro, un angolo riservato con tante cucce, una gabbietta che riproduce la casa padronale in miniatura quando hanno bisogno di cure speciali. E anche un piccolo cimitero felino, inaugurato al tempo dallo stesso Hemingway. Tutti hanno un nome e lo staff ha proseguito la tradizione dello scrittore ribattezzando ogni nuovo nato come i Grandi della Letteratura, dello Spettacolo o della Scienza. Ecco allora che tra un miagolio e un’azzuffata, negli anni qui sono nati Edgar Allan Poe, Errol Flynn, Susan Hayward, Pablo Picasso e Simone De Beauvoir.

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Ad un micio in piazza dedicò persino uno dei suoi primi racconti: ”Gatto sotto la pioggia (Cat in the Rain)”. Ma i vicini raccontano che la sua colonia arrivò anche a 50-60 esemplari.

E i gatti sono protagonisti, ancora oggi, sulle tendine all’uncinetto delle finestre, nello studio con le porcellane conservate accanto alla macchina da scrivere. E poi in soggiorno, con i gatti francesi in cristallo di piombo Lalique che Pauline regalò al marito per il loro anniversario. Fino alla camera da letto, con il panciuto gatto in ceramica firmato da Pablo Picasso.

”Ai gatti – diceva – riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore”.

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Ernest Hemingway vinse il premio Nobel nel 1954 grazie al libro “Il vecchio e il mare”, libro che poi divenne anche un celebre film con Spencer Tracy come protagonista.

Hemingway amava moltissimo i gatti. Scrisse in una lettera ad un caro amico: “I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.

Nel romanzo “Isole nella corrente”, pubblicato postumo e che viene considerato dai critici il più autobiografico dei suoi libri, Hemingway descrive il protagonista, Thomas Hudson, che riposa teneramente abbracciato al suo micio.

Si legge: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra.” E poi ancora: 

E poi ancora: “Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”

Esiste una foto che ha fatto il giro del mondo e che ritrae lo scrittore seduto nello studio, con la luce che entra dalla grande vetrata alle sue spalle e che illumina la scrivania, piena zeppa di carte, fascicoli, cartelle, taccuini. Hemingway è davanti alla macchina da scrivere e con una mano accarezza un gatto che cammina sui fogli. La coda del micio è tenuta alta, con la punta ripiegata nell’atteggiamento amichevole di chi saluta ed è quindi facile immaginare la scena. Hamingway sta lavorando quando uno dei suoi gatti viene a fargli visita, salta sul tavolo e lo saluta, magari cercando tra le carte un posticino dove addormentarsi.

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Lo scrittore allora interrompe quello che sta facendo per contraccambiare le attenzioni del piccolo amico.

E chissà quante volte sarà capitata una cosa del genere dal momento che, come si è detto, i mici che abitavano con lui era ben 57.

 

Fonti:

http://www.micimiao.it/Hemingway.htm

http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/passioni/animali/2014/10/13/a-key-west-tra-i-gatti-a-sei-dita-di-ernest-hemingway_1fb8bb3f-0d99-4722-9776-3f9e36295de2.html

http://www.gattosiamese.altervista.org/pagina-53659.html