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La buona notizia del venerdì: L’estate di San Martino c’è!

L’11 Novembre si celebra San Martino, patrono di Belluno e di un centinaio di altri comuni, nonché protettore di albergatori, cavalieri, fanteria, mendicanti, sarti, sinistrati, vendemmiatori e forestieri.

La leggenda vuole che proprio in concomitanza di questa data l’Italia, ma anche parte dell’Europa, viva la cosiddetta Estate di San Martino, un periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore.

La leggenda del mantello di San Martino è molto antica e non si sa quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al bel periodo che caratterizza la seconda decade di novembre che noi chiamiamo Estate di San Martino mentre nei Paesi anglosassoni viene definita Indian Summer: Estate Indiana.

E in alcune lingue slave, tra le quali il russo, è denominata “ Bab’ e Leto”, “ Estate delle Nonne”

L’espressione “estate indiana” fa riferimento alla storia dei nativi che un tempo approfittavano di questo particolare periodo per terminare la raccolta prima del sopraggiungere dell’inverno.

Sia come sia San Martino e l’Estate Indiana vengono festeggiate a partire dall’11 novembre e per tre o quattro giorni.


Martino di Tours nacque a Candes-Saint-Martin in Pannonia (oggi Ungheria) il 316 o 317 e fu così chiamato dal padre, importate ufficiale dell’Esercito romano, in onore di Marte, il dio della Guerra. Da adolescente si trasferì con la famiglia a Pavia ove all’età di 15 anni si arruolo nell’esercito. Mandato in Gallia conobbe il Cristianesimo tant’è che si congedò dalle armi divenendo monaco nella regione di Poitiers.

Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che diverrà l’episodio più narrato della sua vita e quello più usato dall’iconografia .

Si narra infatti che quando si trovava alle porte della città di Amiens, in una giornata di pioggia, vento e gelo con i suoi soldati, incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante.

Martino, contento di avere fatto la carità, spronò il cavallo e se ne andò sotto la pioggia, che cadeva più forte che mai. Ma fatti pochi passi ecco che smise di piovere ed il vento si calmò. Di lì a poco le nubi si diradarono, il cielo divenne sereno e l’aria si fece mite. Il sole cominciò a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello.

Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.

La leggenda narra che dopo questa avventura decise di farsi battezzare e che nel tempo divenne Vescovo di Tours, morì l’8 novembre e l’11 vi furono i suoi funerali.

Sebbene l’Estate di San Martino rimanga una leggenda popolare, essa trova tuttavia un reale riscontro fisico.

Quest’anno l’11 novembre non è il primo e non sembra neanche essere l’ultimo giorno di un autunno ancora particolarmente caldo.

Il sole splende da almeno una settimana indisturbato e cocente tanto che qui al mare in molti si trastullano nell’acqua trasparente che si avvicina in piccolissime onde sulla bastigia.

foto di Laurin

I giorni precedenti a questa festa si costruiscono lanterne di carta e l’11 novembre si percorre verso sera un tragitto con la propria lanterna illuminata cantando canti in onore di San Martino che ha donato la luce e che invita tutti noi a cercarla e ad offrirla al mondo.

In questi giorni l’oscurità si diffonde sempre più, le foglie cadono, la natura va in letargo e anche noi siamo portati a restare sempre più dentro a noi stessi, a ritirarci dal mondo.

Ma se la luce esterna sbiadisce la luce interna deve continuare a brillare e a indicarci la via nel buio che avanza.

“l’estate di San Martino solitamente dura tre giorni ed un pochino. “

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Perchè siam donne:Chi inventò il primo tergicristallo e le frecce di segnalazione e il segnalatore di frenata,lo Stop ? Cose da uomini? No! Da donne!

Una delle caratteristiche irrinunciabili di un’automobile è il tergicristallo ma non è sempre stato così. Se oggi questo è un componente che rientrata tra i quelli fondamentali di un’autovettura il merito è di una donna. Anzi di due

Mary Elizabeth Anderson non era una ricercatrice ma un’imprenditrice, un’immobiliarista dell’Alabama, un’allevatrice e viticoltrice .Di certo era una donna attenta e grande osservatrice.

Nel novembre 1902 era a New York su un tram mentre la neve che cadeva copiosa. Era seduta vicina al conducente che, di tanto in tanto, doveva esporsi fuori dal finestrino per pulire il parabrezza con le mani o addirittura fermare la corsa, scendere e pulire il vetro.

L’intuizione: una dispositivo da azionare dall’interno, dall’autista comodamente dal posto di guida.

Una volta tornata a casa, con l’aiuto di un designer mette a punto il progetto di uno strumento manuale dotato di spatola per mantenere pulito il parabrezza e ne fa produrre un modello funzionante a un’azienda locale.

Il 18 giugno 1903 presenta il brevetto per il dispositivo per la pulizia dei vetriche riesce a depositare il 10 novembre successivo, con il numero 743.801 per 7 anni. L’invenzione consisteva in un braccio meccanico oscillante sulla parte esterna del parabrezza dotato di una lama di gomma che poteva rimuovere pioggia o neve. Era stato previsto un contrappeso per far aderire il dispositivo al vetro. Il tutto si azionava dall’interno della vettura, manualmente, con una leva. Inoltre, era rimovibile in modo da non “dar fastidio” alla vista quando non era necessario.

Il numero di autovetture per le strade all’epoca era esiguo mentre il costo era elevato. La famosa Ford Model T, la prima auto “popolare” sarebbe arrivata solo 5 anni più tardi.

Mary provò a vendere la sua invenzione a dei produttori canadesi che non ritenevano potesse rappresentare un valido investimento e non furono i soli. Anzi, si pensava potesse essere una distrazione per i guidatori

Nel 1922, a brevetto scaduto, la Cadillac inizia a realizzare le macchine con tergicristalli di serie ma a Mary Elisabeth Anderson non arrivò nessuno riconoscimento né economico né morale per uno strumento che, nel corso degli anni, è stato anche realizzato in versione mini per pulire luci e fanali.

Nel 2011 è stata inserita nel National Inventors Hall of Fame e il Mercedes Benz Museum di Stuttgart ha esposto un prototipo di quell’invenzione alla quale nessuno saprebbe più rinunciare.

Il problema della visibilità alla guida era di certo molto sentito se anche a un’altra donna venne in mente una soluzione simile.

Molto poco si sa di Charlotte Dunn Bridgwood che nel 1917 brevetta la Storm Windshield Cleaner, ovvero delle spazzole a rullo da applicare sul parabrezza. Anche in questo caso il brevetto venne registrato con scadenza nel 1920, come quello manuale.

Nella famiglia di Charlotte le idee e il buon senso devono essere stati tramandati geneticamente. La figlia Florence Lawrence, una delle prime dive degli albori cinematografici americani, inventò i bracci di segnalazione automatica da azionare tramite pulsante quando si decideva di svoltare, predecessori dei moderni indicatori di direzione. Ideò anche un segnalatore di frenata montato sul retro delle vetture che poteva entrare in azione quando si toccava il freno, quello che oggi tutti conosciamo come lo Stop. Non brevettò mai le sue intuizioni.

Chi è la donna che inventò il primo tergicristallo nel 1903 – greenMe

Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.
(William Shakespeare)

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Se la Luna piena è in Toro e anche in eclissi totale : come orientare questa potente energia carica di opportunità per consolidare il cambiamento nel nostro futuro

Ogni evento celeste è un’opportunità di crescita per la coscienza di ogni essere manifesto

Questa importante eclissi lunare dell’8 novembre determina la qualità del tempo di tutto il mese. La Luna è in congiunzione con Urano e in quadratura con Saturno. È molto probabile che in questo periodo ci saranno sviluppi significativi a livello mondiale. Alcune questioni che finora sono state incerte saranno ora decise a favore di una parte o dell’altra.

La differenza di queste qualità potrebbe innescare grandi processi creativi da un lato, ma potrebbe anche portare a disaccordi nelle relazioni interpersonali. Siate compassionevoli con voi stessi e con gli altri.

L’eclissi si verifica alla fine della lunga fase di lotta tra la spinta al rinnovamento uraniano e il controllo saturniano, che ha portato ripetutamente a situazioni di stallo e divisioni. Ora potrebbe entrare in gioco una dinamica completamente nuova, che sposta chiaramente l’equilibrio del potere

Quando la Luna si fa piena in Toro il Sole è in Scorpione

Ogni luna piena è il culmine di qualcosa che abbiamo seminato sei mesi prima, quando la luna era nuova nello stesso segno zodiacale.

Il novilunio di inizio maggio scorso era nel segno del Toro ed eravamo impegnanti a seminare i nostri propositi per i successivi sei mesi; e allora il novilunio era accompagnato da un’eclissi solare parziale.
Quindi questa eclissi è un’ulteriore sollecitazione ad apportare miglioramenti nelle aree della vita governate dal Toro e dallo Scorpione (le case dove si trovano questi segni nella propria carta natale).

Potremmo avere la sensazione che le cose che avevamo scoperto durante la precedente stagione delle eclissi, avvenuta a maggio, si stiano ripresentando per essere chiuse, completate e integrate.

Il tempo delle eclissi è uno spazio dove si creano cambiamenti visibili, dove si manifesta ciò che richiede cambiamenti, spostamenti e azioni concrete. Affidiamoci alla nostra luce, alle nostre risorse interne per poter avanzare; l’energia di questa eclissi ci spinge ad un salto evolutivo che cambierà la nostra vita.
Ovviamente questi cambiamenti non avvengono tutti insieme, avviano un processo e in primavera ci sarà un’altra stagione di eclissi sull’asse Toro e Scorpione.

Toro è un segno di Terra: i suoi attributi energetici sono la tranquillità, la pazienza e la stabilità.

Questo è il motivo per cui qualsiasi azione programmata durante questa  luna piena si realizzerà in tempi più lunghi ma duraturi e tangibili.

In questo plenilunio la Luna è congiunta a Urano, il pianeta della rivoluzione che ci spinge a fare le cose in modo nuovo e ad affrontare le verità

Quindi questo pianeta annuncia cambi radicali, imprevisti, rottura degli schemi e di strutture esistenti, per permettere al nuovo di entrare.
Urano ci fa capire che vuole rompere le regole del gioco, mostrandoci che esiste sempre un ulteriore punto di vista, chiedendoci di abbandonare le nostre sicurezze e riscoprire il nostro essere.

E’ arrivato il momento di arrendersi di fronte al cambiamento inevitabile accettandone tutti gli aspetti più inaspettati perché ci si trova ora all’inizio di una fase di crescita. Non si possono più percorrere i sentieri già noti, non si può continuare a nutrirsi sempre dello stesso cibo, non si possono più accettare sempre gli stessi semi. I terreni interiori si sono inariditi a forza di coltivare gli stessi pensieri della zona confort.

Questo plenilunio ci invita a superare i nostri limiti personali e ad abitare il corpo (Toro) in modo nuovo, ricordandoci che l’abbondanza e il potere (Scorpione) vengono da qualcosa di diverso rispetto a ciò che abbiamo sempre creduto e pensato: abbiamo tutte le capacità per brillare e far sì che la nostra vita prosperi

Cogliamo questa grande opportunità che ci dà modo di progredire, di uscire da energie stagnanti e vecchi schemi.

Sì, la parte emotiva è molto sollecitata, è tutto molto intenso e impegnativo perché ci lasciamo alle spalle tutto ciò che ostacola la nostra evoluzione.

Nulla viene trattenuto, tutto si manifesta, affinché possiamo guardare di fronte a noi e trovare ciò che abbiamo sempre sentito mancante.

Perchè resistere ai cambiamenti ? Perchè rimandare le scelte che premono nel nostro profondo utili a realizzare i nostri propositi?

Se ci sentiamo sopraffatti dall’ intensificarsi degli avvenimenti annunciati che ci aspettano, rallentiamo, acquistiamo la sicurezza necessaria , che solo così esprimendo finalmente il nostro vero essere , ci sentiremo liberi di vivere la nostra vita in armonia con noi stessi e il mondo intero

Al tempo della Luna Piena il velo dell’illusione viene sollevato, è un momento di aggiustamento emotivo delle tematiche emerse durante la precedente Luna Nuova, un periodo in cui “Un flusso d’Amore viene riversato da tutti i Maestri” (Maestro Djwal Khul) per supportare la nostra crescita di consapevolezza.

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La buona notizia del venerdì: Chattare con un’opera d’arte si può? A Firenze con il David di Michelangelo!

Vuoi sapere cosa pensa il David di Michelangelo icona del Rinascimento italiano? Come trascorre le sue giornate? Chiedergli curiosità sul periodo in cui è stato realizzato? 

Interagire con l’alter ego della statua più famosa del mondo è ancora più facile. “Chatta col David”, il progetto di intelligenza artificiale che la Galleria dell’Accademia di Firenze ha lanciato lo scorso dicembre 2021, sul sito web della Galleria dell’Accademia di Firenze, grazie alla mole di interazione con gli utenti, è approdato alla sua versione finale.

Chatta col David è una tecnologia in continua evoluzione

Il sistema, un software automatizzato, basato sulla tecnologia del Deep Learning, mantiene continuamente attivo il processo di apprendimento, permettendo al chatbot di essere sempre più capace di rispondere in modo articolato.

Il progetto nasce da un’idea di Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, ed è stato realizzato ricorrendo agli strumenti sviluppati da Querlo, società di New York specializzata nella produzione di applicazioni tecnologiche tramite l’intelligenza artificiale.

Durante tutti questi mesi, il chatbot si è arricchito di contenuti grazie a tutte le domande che gli hanno posto e che hanno prodotto oltre 16.500 interazioni in lingua italiana e 9.500 in inglese. È stato possibile aggiungere oltre 70 risposte, incrementando di circa 1000 volte le combinazioni per formulare una stessa domanda. Un processo di apprendimento sempre in atto e in continua evoluzione.

Chatta col David é un’iniziativa di successo

“Un grande successo” racconta Cecilie Hollberg. “Tutti vogliono parlare con il nostro ‘bellissimo eroe’. Si va dalle curiosità alimentari (?)a richieste di interesse storico artistico e di carattere conservativo. C’è chi gli ha chiesto se si sentisse solo e se avesse voglia di uscire(?), tanto da chiedergli, persino, il numero di telefono(?). Un modo giocoso e diverso dal solito per coinvolgere un pubblico internazionale, sempre più eterogeneo e vasto.”( ??????)

L’iniziativa è in linea con la volontà del Mic- Ministero della Cultura che sostiene fortemente l’impegno all’utilizzo del digitale come leva per la promozione del patrimonio culturale italiano, ed è stata realizzata grazie anche al sostegno dell’Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze.

Chatta col David è un’esperienza da ripetere?

I musei,  i beni culturali e il patrimonio artistico dovrebbero sempre più seguire l’esperienza della Galleria dell’Accademia di Firenze e del Ministero della Cultura. Il David di Michelangelo è un’opera che attrae moltissimo pubblico e come tale deve avere un approccio inclusivo e accessibile anche nelle modalità di fruizione. 

Siamo convinti che l’innovazione fa sempre bene, soprattutto se sviluppata con visione ed intelligenza. Un ‘iniziativa come Chatta con David avvicina sempre più persone alla cultura e all’esperienza museale.

I tempi cambiano e da un punto di vista culturale la tecnologia condiziona gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone. L’intelligenza artificiale e altre forme innovative possono aiutare a vivere un’esperienza più spettacolare e allo stesso tempo più accessibile. Certo, bisogna farlo con la dovuta intelligenza e questo non è sempre facile. A Firenze ci sono riusciti.

Purchè si inquadri nel suo giusto contesto di Storia dell’arte ! E sia le domande che le risposte conducano ad un approfondimento e dell’opera d’arte e dell’artista nel suo tempo!

Chatta col David, l’opera di Michelangelo interagisce con il pubblico – Libreriamo

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* Il giorno che i morti persero la strada

Il giorno che i morti persero la strada di casa

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi.

Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine.

Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati.

Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri) – tratto da “Qua e là per l’Italia” – Alma Edizione, Firenze, 2008.

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* Halloween, Jack-o’-lantern, la zucca e una pumpkin pie

E LA ZUCCA COSA C’ENTRA AD HALLOWEEN?


Con il termine zucca vengono identificati i frutti di diverse piante appartenenti alla famiglia delle Cucurbitaceae, in particolare alcune specie del genere Cucurbita (Cucurbita maxima, Cucurbita pepo e Cucurbita moschata) ma anche specie appartenenti ad altri generi come ad esempio la Lagenaria vulgaris o zucca ornamentale. La zucca è comunemente usata nella cucina di diverse culture: oltre alla polpa di zucca, se ne mangiano anche i semi, opportunamente salati. La zucca è un ortaggio che si presta a mille ricette: si consuma cucinata al forno, al vapore, nel risotto o nelle minestre, fritta nella pastella. Dai semi si ottiene un olio rossiccio usato in cosmesi e cucina tradizionale.
Ancora oggi alla vigilia di All Hallows, 31 ottobre, la gente continua a celebrare le feste di Samhain, capodanno celtico, e di Pomona , festa romana in onore della dea dei frutti e dei giardini.
Con la diffusione del cristianesimo non si sono dimenticate queste usanze.
Il 31 Ottobre è diventato  noto come All Hallow Even, infine All Hallow’s Eve, Hallowe’en, e poi -. Halloween The Halloween . Quindi ciò che si celebra oggi, contiene tutte queste influenze, Pomona Day, il Festival di Black Cats di Samhain, la magia, gli spiriti maligni, i fantasmi, gli scheletri e i teschi.

 E la zucca cosa c’ entra?

I Celti che vivevano in quello che ora è la Gran Bretagna e la Francia settentrionale avevano una lanterna, quando camminavano alla vigilia del 31 ottobre.
Queste lanterne erano fatte in grandi rape scavate e con  le luci dentro: servivano a tenere lontani gli spiriti maligni.
I bambini scolpivano le rape che venivano chiamate “jack-o-lanterns.”
I Jack-o’-lantern venivano ricavati da grandi rape, barbabietole e cavoli rapa prima dell’introduzione della zucca dall’America.
Un Jack-o’-lantern (in italiano Giacomo del lanternino) è una zucca intagliata a mano.
Si scava la polpa interna, la zucca diventa una forma vuota e con vari tagli assume la sagoma di una testa . Tolta la calotta superiore, una luce, in genere una candela, viene inserita all’interno della zucca. Così dall’esterno è possibile vedere i tratti di un volto illuminato con i particolari degli occhi e della bocca che ride o sghignazza.

La leggenda narra che il “ jack-o-lantern“, prende il nome da un vecchio avaro, di nome Jack, che quando morì era troppo avaro per entrare in paradiso.
Jack scese all’inferno e incontrò il diavolo che gli diede un pezzo di carbone ardente e lo mandò via.
Jack mise il carbone ardente in una rapa e la usò come lanterna per illuminare il suo cammino.
La leggenda dice che Jack sta ancora camminando a piedi con la lanterna alla ricerca di un posto dove fermarsi.
Così è nata la credenza che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi (in realtà esistono i fuochi fatui, causati dalla materia in decomposizione sulle sponde delle paludi); è bene quindi che i vivi mostrino una faccia orripilante con un lume dentro per ingannare i morti.
Questa usanza fa riferimento anche alle streghe, che venivano bruciate sui roghi o impiccate; infatti, si pensava che queste vagassero nell’oscurità della notte per rivendicare la loro morte   ed approfittassero del maggior potere loro conferito durante la notte di Halloween.
Quando i primi coloni arrivarono in America scoprirono le grandi zucche tonde arancioni.
Esse erano molto più grandi delle rape e quindi, la rapa venne sostituita dalla grande zucca arancione per i festeggiamenti.
Da allora in tutto il mondo, si celebra Halloween con le grandi zucche arancioni

L’usanza è tipicamente statunitense ma probabilmente deriva da tradizioni importate da immigrati europei: l’uso di zucche o, più spesso in Europa, di fantocci rappresentanti streghe e di rape vuote illuminate, è documentato anche in alcune località del Piemonte, della Liguria, della Campania, del Friuli (dove si chiamano Crepis o Musons), dell’Emilia-Romagna, dell’alto Lazio e della Toscana, dove la zucca svuotata era nota nella cultura contadina con il nome di Zozzo.[2]
Anche in varie località della Sardegna la notte della Commemorazione dei Defunti si svolgono riti che hanno strette similitudini con la tipica festa di Halloween d’oltreoceano, nel paese di Pattada si intagliano le zucche, in altre località si svolge il rito de “Is Animeddas” (Le Streghe), de Su bene ‘e is animas, o de su mortu mortu, dove i bambini travestiti bussano alle porte chiedendo doni.
Questo rito in Molise viene chiamato “l’anim’ de le murt”.
L’uso delle zucche era ben presente anche nella cultura contadina della Toscana fino a pochi decenni fa, nel cosiddetto gioco dello zozzo.
Nel periodo compreso tra settembre e novembre si svuotava una zucca, le si intagliavano delle aperture a forma di occhi, naso e bocca; all’interno della zucca si metteva poi una candela accesa. La zucca veniva poi posta fuori casa, nell’orto, in giardino ma più spesso su un muretto, dopo il tramonto e per simulare un vestito le si applicavano degli stracci o addirittura un abito vero e proprio. In questo modo avrebbe avuto le sembianze di un mostro provocando un gran spavento nella vittima dello scherzo, in genere uno dei bambini, mandato fuori casa con la scusa di andare a prendere qualcosa.

Una pratica identica era presente nel Lazio del nord, in anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, e da far risalire, tramite testimonianze indirette, quantomeno alla seconda metà dell’Ottocento. La zucca intagliata ed illuminata veniva a volte chiamata La Morte.
L’uso di intagliare le zucche e illuminarle con una candela si ritrova anche in Lombardia e in Liguria, ad esempio nella cultura tradizionale di Riomaggiore nelle Cinque Terre, così come in Emilia ed in generale in tutta la pianura padana, dove fino alla fine degli anni 50 si svuotavano le zucche o si usavano normali lanterne ed illuminate da candele, venivano poste nei borghi più bui ed anche vicino ai cimiteri e alle chiese.
A Parma tali luci prendono il nome di “lümera”.

E dato che la zucca è un gradevole alimento e può essere usata in cucina anche per i dolci, ecco una ricetta classica per la notte di Halloween ( e anche dopo per tutto l’inverno! )

TORTA DI ZUCCA – PUMPKIN PIE

2 tazze grandi di polpa di zucca ben cotta
1 ½  tazza di panna per dolci ( oppure meglio panna e latte)
¼  tazza di zucchero di canna
½ tazza di zucchero bianco  ( oppure a scelta più zucchero di canna che bianco)
1 cucchiaino di cannella – anche abbondante!
½ cucchiaino di zenzero
¼ cucchiaino di noce moscata
qualche chiodo di garofano
2 uova leggermente sbattute
Mischiare bene tutti gli ingredienti
Riempire con il composto una teglia foderata con pasta frolla per crostate
Mettere nel forno e cuocere 15 minuti a 220°-230°, quindi ridurre il calore a 180° e cuocere per 45 minuti circa.
Servire con panna montata o – meglio- con gelato fior di latte

Fonti:

http://www.alimentipedia.it/Curiosita/Halloween.html

http://www.flickr.com/groups/vintagehalloween/

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La buona notizia del venerdì: Un video gioco per diagnosticare la dislessia!

IDEA è l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia; fondata agli inizi degli anni 2000, si pone come obiettivo quello di andare a riunire sotto un’unica voce le innovazioni e le idee del settore.

La promessa viene mantenuta con un impegno costante, anche attraverso iniziative specifiche che, talvolta hanno uno scopo ben preciso ed importante, il tutto a braccetto con l’evoluzione del mondo del gaming.

In questo specifico caso l’iniziativa racconta una storia che parla di videogiochi e di ricerca e di come queste due cose, viaggiando parallelamente, sono in grado di creare qualcosa di straordinario. 

A Milano infatti parte la sfida per diagnosticare in modo veloce, precoce ed attraverso il gioco la dislessia (disturbo specifico dell’apprendimento, che emerge classicamente all’inizio della scolarizzazione e incide sulla capacità di leggere, e talvolta pure di scrivere, in modo corretto e fluente). 

Playseriously è un hackathon internazionale, che coinvolge oltre al SAE Institute di Milano altre cinque istituzioni formative in altrettanti Paesi del Sud Est Europa. Sviluppare un gioco con finalità educative, che potrebbe diventare uno strumento non invasivo e soprattutto inclusivo per lo screening della dislessia in fase prescolare.

Il 12 novembre dalle 9:00 alle 18:30 studenti, alunni e professionisti junior del mondo game e di altre discipline umanistiche si sfideranno per realizzare un cosiddetto “applied game”, al fine appunto di riuscire a diagnosticare la dislessia in età prescolare.

Un applied game è un gioco con finalità non solo educative, ma soprattutto inclusive, che dovrà diventare uno strumento di screening non invasivo per diagnosticare la dislessia in età prescolare, quindi nella fascia 5-7 anni.

Le iscrizioni per l’evento si chiuderanno il 31 ottobre e questa iniziativa segna un punto importante nella storia videoludica anche perché va a scardinare definitivamente stereotipi sull’incisione del videogame nel bambino. 

Ecco cosa è stato dichiarato in merito da Alessandra Micalizzi, docente e ricercatrice presso il SAE Institute Milano; la quale risponde alla domanda sul ruolo del videogame in questione sulla diagnosi del disturbo:

Avevamo iniziato a sviluppare internamente un progetto che ci consentisse di trovare una modalità efficace per ridurre l’ansia da prestazione nei soggetti dello screening, creando un contesto ludico e protetto per testare alcuni indicatori, ma ci siamo dovuti scontrare con le difficoltà connesse ai finanziamenti e alle tempistiche.

Grazie alla possibilità di accedere al bando CEI (Central European Initiative), però, abbiamo potuto tornare a riflettere sull’idea iniziale e aprire nuove strade coinvolgendo partner internazionali nella realizzazione Playseriusly, un progetto in cui sviluppatrici e sviluppatori, game designer, game artist e psicologhe e psicologi potranno costruire le proprie squadre e partecipare a una sfida creativa con una finalità preziosissima.”

Insomma, grazie al supporto di partner internazionali, l’azienda videoludica compie molto probabilmente un importante passo avanti.

Non ci resta che aspettare ulteriori dichiarazioni ed aggiornamenti in merito da parte di IDEA. Restiamo sintonizzati.

Nel frattempo però, lo sapevate che durante il Lucca Comics & Games 2022 si potranno provare quattro giochi gratis? 

IDEA: un videogioco per diagnosticare la dislessia | GamesVillage.it

Storie di straordinaria dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi : Grenci, Rossella, Zanoni, Daniele: Amazon.it: Libri

Leggi anche:

https://lauracarpi.wordpress.com/2011/07/03/facciamo-finta-che-2/

https://lauracarpi.wordpress.com/2012/08/16/videogames-e-vantaggi/

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Perchè siam donne: Jessica che contrasta i pregiudizi e gli stereotipi di Wikipedia

Jessica Wade è una fisica dell’Imperial College di Londra.

Nel 2019 ha ricevuto una delle più alte riconoscenze del Regno Unito, la medaglia dell’Impero britannico. Ma non tanto per i suoi meriti nella fisica, quanto invece per i considerevoli risultati nel contrastare gli stereotipi di genere nella scienza. Un settore dove si è soliti pensare che le donne siano in minoranza, o che siano poco portate o interessate.

Jessica ha raggiunto questo risultato grazie a Wikipedia.

33 anni, la scienziata britannica da alcuni anni ha affiancato all’attività scientifica un’altra, per certi versi attinente.

A partire dal 2017, ha infatti aggiunto oltre 1700 profili di scienziate su Wikipedia, andando a colmare un notevole divario di genere nel campo di quell’area che ricade sotto l’acronimo STEM (science, technology, engineering, and mathematics), e che indica le discipline scientifico-tecnologiche.

L’idea nasce nel 2017, quando Jessica scopre che solo una parte molto ridotta delle biografie della popolare enciclopedia è dedicata a donne. Nella compilazione delle voci, Wikipedia si regge sul contributo dei volontari, e non è esente da pregiudizi e stereotipi, in particolare legati alla composizione demografica di questi (nel 2019 la maggior parte dei contributi proveniva per esempio da maschi bianchi del Nord America). Jessica decide allora di provare a cambiare questa tendenza, lavorando per un obiettivo a portata di mano, su cui può intervenire attivamente. Inizia così a compilare biografie di scienziate donne e appartenenti a minoranze che non hanno mai ricevuto il giusto riconoscimento. La sua prima pagina è stata su Kim Cobb, una climatologa americana. 

In questa attività Jessica ha persino incontrato resistenze da parte di membri della comunità wikipediana. Circa 15 biografie, infatti, sono state cancellate nel tempo perché non avrebbero rispettati i criteri di rilevanza enciclopedica. Tra queste, la pagina dedicata a Clarice Phelps, chimica nucleare americana, la prima donna nera coinvolta nella scoperta di un nuovo elemento chimico. In questo caso Jessica è riuscita in seguito a preservare la voce Wikipedia.

In particolare le ragazze, i bambini provenienti dalle fascie sociali più basse e le persone razzializzate – a pensare di studiare fisica alle superiori, perché la fisica è ancora una materia elitaria, da ragazzi bianchi” ha spiegato tempo fa in un’intervista al New York Times.

Nello scegliere i profili da inserire, Jessica segue ormai una metodologia consolidata. Ogni mattina, attraverso Twitter, cerca una persona che ha ricevuto un premio, un’importante borsa di ricerca, o che ha pubblicato un articolo prestigioso o, infine, ha tenuto in pubblico un discorso di impatto. Dopodiché verifica se il profilo soddisfi i criteri di Wikpedia: se ciò accade, passa alla fase di ricerche e scrittura.

Nel corso degli anni, all’attività di stesura vera e propria ha affiancato scritti e conferenze pubbliche sul tema dell’uguaglianza di genere nelle discipline scientifiche. Ha anche condotto seminari di formazione su Wikipedia e collaborato con associazioni che promuovono l’inclusività.

Nel 2021, infine, è uscito il suo primo libro di divulgazione scientifica rivolto ai bambini,” Nano. La spettacolare scienza del molto (molto) piccolo

Jessica ha anche ricevuto le lodi di Jimmy Wales in persona, il fondatore di Wikipedia, per il suo contributo. Parlando al Washington Post, Wales ne ha sottolineato l’impatto sulla qualità dei contenuti di Wikpedia, ricordando poi un’altra donna che sta seguendo le orme di Jessica, la 28enne Emily Temple-Wood. Anche lei, come editor dell’enciclopedia, è infatti impegnata a “contrastare effetti e cause dei pregiudizi di genere” su Wikipedia.

Alle ragazze viene detto a un’età incredibilmente precoce che la scienza è per i ragazzi”.

Ci sono così tante scienziate brillanti, ma semplicemente non le celebriamo abbastanza. Dobbiamo parlare di più di coloro che abbiamo, perché altrimenti rischiamo di perdere loro e il loro lavoro”. La scelta di Wikipedia arriva da qui: “Quando i giovani navigano su internet, cercano su Google qualcosa che trovano interessante, come il cambiamento climatico o la forma di una piramide. Se vanno su Wikipedia e iniziano a leggere i nomi degli scienziati, ci saranno donne e persone di colore. Ci saranno persone simili a loro che hanno avuto questo enorme impatto sulle scoperte scientifiche”.

“Sono un piccolo pesce in un mare enorme”, ha ricordato Jessica al Washington Post. “Ma continuerò a fare tutto il possibile per rendere la scienza un luogo più accessibile e inclusivo”.


La scienziata che ha creato più di 1700 voci su Wikipedia per combattere il divario di genere – Valigia Blu

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La Luna nuova e l’Eclissi di Sole e Venere “Star Point”

Nuove lune ed eclissi solari sono ambedue rappresentazione di nuovi inizi.

Le nuove lune sono quando noi vogliamo ottenere quello che desideriamo dall’Universo. Come facciamo con le stelle cadenti, chiudiamo gli occhi ed esprimiamo il desiderio e ci auguriamo che diventino realtà.

Invece le eclissi sono diverse, le eclissi realizzano il cambiamento comunque, non serve desiderarlo.

Sentivamo già la forte energia del cambiamento in profondità dentro di noi, già una settimana prima dell’eclissi e durerà fino a un paio di settimane dopo, però queste energie di nuovi e grandi inizi saranno in azione per un paio di mesi fino a quando tutto non è stato pienamente manifestato.

Questa eclissi sovraccarica la nuova Luna in Scorpione ed è impossibile ignorare la nostra verità interiore, non continuiamo a nasconderci dietro la paura.

Nella vita di tutti i giorni siamo così occupati per conoscerci veramente e un’eclissi può darci la possibilità anche di riflettere e meditare, è un’occasione per “sentire” in quale direzione vogliamo davvero andare.

L’energia terra del pianeta Vergine si farà sentire, è il segno che possiede la sapienza dello zodiaco, questa caratteristica dissolverà i timori con i quali abbiamo dovuto lottare nel corso degli ultimi mesi e poi ci chiederemo… di cosa abbiamo avuto paura?

Venere che si congiunge con il Sole nel segno della Bilancia, proprio in questa stessa data, producendo così quello che viene chiamato Venus Star Point.

Venere nel cielo durante i suoi transiti forma un disegno geometrico nell’arco di otto anni ,sembra una rosa e viene chiamato Stella di Venere; ogni petalo di questa figura geometrica si forma man mano che Venere transita nel cielo in un ciclo di diciotto mesi, e dopo cinque di questi cicli, Venere ritorna nello stesso punto di partenza, completando la forma geometrica, e poi inizia un nuovo ciclo.

Le cinque punte di questa stella, o le estremità di questi cinque petali, avvengono quando Sole e Venere sono congiunti, e vengono chiamate Venus Star Point.ma ogni punta impiega circa 150 a transitare l’intero segno zodiacale, quindi è chiaro che quando avviene marca un cambio energetico importante.
Ed è proprio ciò che avviene in questo Venus Star Point.

Negli ultimi 143 anni una delle punte della stella ha transitato l’intero segno dello Scorpione ed ora entra nel segno della Bilancia. Ci sarà un ultimo Venus Star Point in Scorpione nel 2026, ma già avviene un cambio energetico.

In qualche modo le questioni governate dallo Scorpione giungono al termine, e diventeremo sempre più consapevoli delle questioni governate dalla Bilancia. Bilancia, che ci parla di relazioni armoniose, vincoli, equilibrio nella vita, bellezza, giustizia, amore, arte, autostima, piacere e godimento, cura e amore per sé stessi.
La pace arriva quando il nostro cuore e la testa sono in allineamento con lo scopo della nostra anima, sentiremo che le risposte che cerchiamo non devono essere cercate con affanno, a volte è sufficiente lasciare semplicemente che la vita accada, trovare la nostra strada viaggiando, affidandoci nel cammino.

Questa Luna nuova in Scorpione ci metterà di fronte alla possibilità di scegliere nuovamente, scombinerà le carte e ci porrà di fronte a nuove opportunità, nuove occasioni ma ci chiederà di imparare ad osservare. Ci metterà di fronte a cose che sembrano e una sola sarà. Quale? La sapremo riconoscere in mezzo alla confusione? Come si fa a capire qual è la scelta giusta?

E l’eclissi parziale solare sarà lì ad accoglierci in quello che sarà l’inizio che è già iniziato, anche se non ne siamo ancora consapevoli.

Si è aperto il corridoio delle eclissi fino alla prossima totale di Luna in Toro l’8 novembre!

Le prossime settimane saranno un momento importante per tutti noi, ma è un momento in cui davvero già conosciamo le risposte che abbiamo cercato, abbiamo solo bisogno di lasciarci andare un po’, fluire e lasciare che la vita ci mostri che siamo veramente sulla strada giusta.
Non è importante ciò che pensiamo di noi o la verità dei nostri cuori, è importante ciò che scegliamo di fare con le opportunità che l’universo ci presenta. Questa volta non vogliamo metterci in pausa, non vogliamo aspettare. Abbiamo avuto tempo guardare ciò che la vita significa per noi nella realtà che viviamo e come sia possibile esprimerci

Nelle ultime settimane dall’ultima luna piena, abbiamo osato guardarci dentro, togliere le nostre armature e barriere, messo in luce i nostri aspetti più profondi , e comprendere e amare tutti questi aspetti. Se questo abbiamo fatto e stiamo facendo nelle nostre vite ci portiamo in questo novilunio ed eclisse completamente nuovi

Le eclissi sono il cambiamento sia di un inizio che di una fine.

Tutto questo serve per fare chiarezza in noi e vedere il motivo che c’è dietro a tutto ciò che facciamo, ogni compromesso che abbiamo scelto e ogni volta che siamo stati dubbiosi piuttosto che ascoltarci..

Tutto sta cambiando in noi e intorno a noi e questa Luna in Scorpione ci evidenzia quello che eravamo e quello che abbiamo superato, le lezioni apprese dalle nostre esperienze , quello che siamo stati è il nostro bagaglio di risorse mentre ci muoviamo verso il futuro che ci aspetta.
Se ci sentiamo cambiati nel corso di queste ultime settimane, oppure no non è importante ora, accogliamo le energie e gli influssi che ci spingono verso il nuovo. che arriverà comunque..

E’ questo l’inizio di cambiamenti rapidi e colpi di scena, la vita che pensavamo di aver capito sarà diversa, prepariamoci . Tutto cambia continuamente e solo allargando il nostro punto di vista ne avremo consapevolezza.

E ‘un momento in cui tutto possibile, garantito!
Ecco perché è il momento di iniziare qualcosa di nuovo con la fiducia che riuscirà , ma senza pensarci troppo.. Ci vuole coraggio e guardare oltre !

Ritroviamo l’idea di nascita, di inizio. Tutto ciò che seminiamo in questo momento sarà importante e avrà un grande impatto sul prossimo futuro

Io penso che l’universo è un insieme vivo e pulsante di energie che agiscono, collaborano, scambiano qualità ed intensità in un continuo divenire secondo un ordine implicito da sempre e per sempre.

Queste energie pervadono e determinano una coscienza in tutto ciò che è manifesto, dal granello di sabbia, alle piante, agli animali, agli esseri umani fino alle più lontane e complesse galassie.

Le energie delle stelle ci sostengono e ci spingono verso le scelte che fanno della vita la nostra vita.

Love Laurin

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La buona notizia del venerdì: Campionati mondiali di plogging per la salvaguardia dell’ambiente

L’amore per l’ambiente ha portato alla creazione del plogging, la nuova disciplina sportiva che unisce la corsa alla raccolta dei rifiuti abbandonati

Il primo campionato mondiale di plogging si è disputato in Italia, precisamente in Val Pellice (Torino), e ha visto la partecipazione di 55 atleti provenienti dall’Italia e da vari paesi europei. Durante il percorso sono stati raccolti complessivamente 795 kg di rifiuti. Già, perché questa strana attività combina la corsa con la raccolta dei rifiuti

Dal 30 settembre ha preso il via la seconda edizione del campionato mondiale di plogging, una disciplina sportiva in cui alla corsa si abbina la raccolta dei rifiuti.

La gara in cui si sono misurati i 100 atleti finalisti si svolgerà anche quest’anno tra le valli olimpiche di Torino 2006, in particolare nelle Valli Chisone e Germanasca e terminerà il 2 ottobre.

La novità di questo genere di competizione è che lo sport non è il protagonista, o almeno non il solo, perché a quello si affianca l’obiettivo di contrastare il fenomeno del littering, ovvero l’abbandono di rifiuti, che restano dispersi nell’ambiente.

L’avvento del plogging ha un inizio molto recente.

Dopo il precursore americano del 2014 – il trash run– è stato l’atleta svedese Erik Ahlström a inaugurare definitivamente a Stoccolma questa pratica “ibrida”, basata sull’idea di conciliare la corsa con tutela dell’ambiente, fin dal nome, che deriva dalla crasi tra le parole jogging e picking up (o plocka upp in svedese). Come ha dichiarato lui stesso: Ora noi corriamo con un altro proposito. Con la consapevolezza si arriva a prendersi cura e così facendo, arriva il cambiamento”.

L’ondata di consenso attorno a questo principio non ha tardato a diffondersi specie grazie ai social che lui stesso ha utilizzato per condividere la sua esperienza da primo plogger.

Su questa scia, lo scorso anno è nato in Italia il primo campionato mondiale della neonata “eco-disciplina”. In quell’occasione meno di 60 runner hanno raccolto circa 800 chilogrammi di spazzatura su un percorso di oltre 1780 chilometri. Il mix tra le due anime si ritrova anche nei parametri peculiari per assegnare la vittoria , che lo scorso anno è andata a Elena Canuto e Pietro Olocco rispettivamente con 38 e 48 chilogrammi di rifiuti raccolti. 

Tra i criteri, si considera certamente la distanza percorsa con il dislivello positivo affrontato, ma anche la qualità e la quantità di rifiuti raccolti, valutati in termini di impatto, cioè di CO2 non emessa in atmosfera.

Nel programma, atleti e bambini tra inclusione e recupero

La Kermesse si è svolta nel comune di Villar Perosa e ha visto la partecipazione di 100 atleti e atlete che sono stati selezionati grazie a due modalità.

La prima di queste, più tradizionale, partecipando a una delle nove gare di qualificazione svoltesi da maggio ad agosto tra tappe in Italia, qualche incursione in Europa e una in Venezuela. In alternativa, era possibile qualificarsi aderendo alla #plogging challenge lanciata dal Comitato internazionale, che ha valutato i punteggi da assegnare a partire dalla condivisione fatta dai partecipanti “a distanza” dei risultati della propria raccolta.

In realtà, a inaugurare la competizione sson stati gli alunni delle scuole di Villar Perosa con la Child Plogging session, che ha anticipato quella dei grandi di sabato 1 ottobre. Nel mentre, la premiazione dei piccoli ploggers e tante attività per tutte le età: laboratori per bambini, mercatini, animazione e artisti di strada.

Inoltre, il pubblico partecipante è stato invitato a consegnare le proprie scarpe da ginnastica usurate, che grazie alla partnership con Esosport saranno raccolte e riciclate per realizzare pavimentazioni per i parchi giochi dei bambini.

La premiazione finale si è svolta infine la mattina seguente, domenica 2 ottobre, a Pomaretto alla presenza di atleti paralimpici e di Roberto Cavallo – direttore della gara, divulgatore ambientale ed ecoatleta – noto per aver attraversato insieme all’ultra-runner Giulia Vinco 370 chilometri in 41 Comuni, dall’Isola d’Elba fino a Stintino, in occasione dellaKeep Clean and Run 2022  il plogging più lungo al mondo, durante il quale sono stati raccolti 373 kg di rifiuti.

L’evento, terminato nel maggio scorso, ha rappresentato il lancio della campagna Let’s clean Up Europe che terminerà il prossimo 27 novembre.

Ma il plogging non è diventato famoso solo in Italia, sempre più persone lo praticano in paesi come India, Messico, Costa Rica, Francia, Ungheria o Corea. .

Qual è l’abbigliamento da Plogging?

Metti scarpe da ginnastica, una tuta e… corri. Ma non dimenticare di portare con te un sacco della spazzatura, guanti e pinze perché dovrai raccogliere tutti i rifiuti che trovi lungo il tuo percorso tra parchi e foreste.

Plogging: tornano i Mondiali made in Italy della corsa per i rifiuti (buonenotizie.it)

Plogging: prendersi cura dell’ambiente divertendosi (buonenotizie.it)