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Lo facevano le nostre nonne! Oggi si può fare in tutto il mondo…riciclare le saponette!

Rivisitare abitudini del passato è di moda.

E tornando indietro nel tempo, molto ma molto indietro, spesso di secoli, si scoprono usanze inaspettate… è noto che Poppea la moglie dell’imperatore Nerone si lavava nel latte di asina…ma non c’erano le saponette di asina…

Comunque mi è sempre piaciuto avere in bagno saponette profumate ai fiori…e quando diventavano piccole piccole, che ci crediate o no, le mettevo tutte insieme per farne altre…

Vi assicuro che c’è una grande soddisfazione in questo creare qualcosa di nuova forma con avanzi.. E poi il profumo che ottengo è una mia esclusiva …e contribuisco al riciclo… anche quello di moda…

Mentre trascorre l’estate in Cambogia con una ONG chiamata Trailblazer Cambodia Organization, Samir Lakhani , un ragazzo della Pittsburgh University vede una madre che lava il suo bambino con detersivo per lavatrice.

Scosso da questa scena, lo studente della Pittsburgh University inizia a riflettere su una possibile soluzione.

Il sapone è spesso considerato un lusso in Cambogia, tante famiglie ricorrono allo sfregamento dei corpi con la cenere, oppure utilizzano prodotti per la pulizia industriale.

Samir ha un colpo di genio, si rende conto che Siem Reap (una vicina meta turistica con oltre 2 milioni di visitatori l’anno) è anche la sede di oltre 500 alberghi.

Lo studente decide allora di inventare una formula di sanificazione e riciclaggio per saponette d’albergo che altrimenti sarebbero destinate alla spazzatura. Samir torna all’università, si laurea in studi ambientali, e inizia un crowdfunding per finanziare la sua idea.

Due anni dopo nasce la Eco-Soap Bank.

Dall’inizio del progetto, l’azienda ha fornito a 650 mila cambogiani delle saponette pulite.

La Eco-Soap Bank lavora in Cambogia dal 2014, ed è una non-profit che ha l’obiettivo di contribuire al problema dell’alto costo dei prodotti igienici in Cambogia e contemporaneamente ridurre gli scarti prodotti dai turisti.

Si stima che il 75% della popolazione rurale cambogiana non ha accesso a un prodotto come il sapone.

Che cosa fa, dunque, la banca del sapone? Prima di tutto raccoglie le saponette usate ma non ancora consumate dagli hotel cambogiani. Questi scarti di sapone vengono sanificati e trasformati in nuove saponette, che vengono così donate a ospedali, cliniche, scuole, orfanotrofi e comunità che non hanno strumenti igienici.

Stando all’azienda, sono oltre 170 mila le saponette riciclate finora, a favore di circa 660 mila persone.

Oggi l’impresa ha una trentina di dipendenti che possono vendere i prodotti eco-friendly, sono riusciti a portare il sapone nelle scuole locali e stanno educando i giovani sulle corrette tecniche di lavaggio delle mani. Un’idea semplice ma rivoluzionaria, che potrebbe avere i suoi effetti anche in altre parti del mondo: negli Stati Uniti, ad esempio, le catene alberghiere gettano nei rifiuti 2,6 milioni di saponette ogni giorno.

Grazie a Samir, questi prodotti potranno trovare nuove mani meno fortunate pronte ad accoglierle.

Anche Shawn Seipler che frequenta spesso gli hotel e si è incuriosito della vicenda delle saponette.

Si è chiesto dove finissero tutte quelle saponette usate.utilizzate magari una volta soltanto? Fanno la fine che in molti di voi sospettavano: vengono buttate.

Uno spreco enorme: circa 5 milioni di saponette al giorno finiscono nella pattumiera.

Un dato allarmante, ma che certo non stupisce visto il consumismo crescente, vista l’epoca dell’usa e getta in cui viviamo.

Anche Shawn Seipler ha avuto un’idea che può rivoluzionare la vita di milioni di persone.

Anche Seipler ha messo su l’azienda Clean the World che ricicla le saponette usate negli hotel. Succede a Orlando in Florida

Il sapone viene sciolto e usato per riconfezionare nuove saponette destinate alle popolazioni indigenti dei Paesi Africani.

Lo stesso riciclo avviene per le bottigliette di shampoo e bagnoschiuma.

Gli hotel sempre più numerosi stanno aderendo a questa iniziativa destinando una piccola quota per ogni stanza.

( Mia nonna ci metteva una goccia di essenza di violette…

Hmmm che ricordo il profumo delle madeleines…ops! delle violette )

http://ischool.startupitalia.eu/world/58164-20161130-studente-ricicla-saponette-albergo-cambogia

https://www.viagginews.com/2017/07/20/hotel-saponette-usate-riciclo/

https://cleantheworldfoundation.org/overview/

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Ecco Giugno, il mese del Sole, della libertà, di Giunone, dea della Luce !

Giugno, denominato anche Mese del Sole o Mese della Libertà,



Eppure ogni anno mi emoziono quando vedo i primi papaveri. Appaiono in posti impensati, improvvisamente, come luci rosse e brillanti che annunciano l’estate. Liberi di rinascere quando vogliono e dove vogliono. Se li cogli appassiscono subito proprio perchè sono il simbolo della libertà!

Giugno è il 6º mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, ed è il primo mese dell’estate nell’emisfero boreale e il primo dell’inverno nell’emisfero australe; consta di 30 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile.

La denominazione Mese del Sole deriva dal fatto che in corrispondenza del 21º giorno del mese, ovvero nel solstizio d’estate, l’asse terrestre presenta un’inclinazione tale da garantire la massima durata di luce nell’arco di un giorno. In contrasto con il solstizio d’estate, il solstizio d’inverno che cade il 22 dicembre, rappresenta il giorno dell’anno solare più corto, in quanto l’asse terrestre raggiunge un valore di declinazione negativa, rappresentando quindi l’inizio della stagione invernale nell’emisfero boreale.

La traduzione inglese del nome, June, viene usata come nome proprio femminile.

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Jaques Louis Dubois (French. 1768-1843) – Giunone

Il nome Giugno deriva dal mese romano Junius che trarrebbe origine, secondo Ovidio, da juniores: “ i giovani” a cui i romani dedicavano questo mese( avendo Romolo diviso la popolazione romana in due, i maggiori, gli adulti anziani, appunto e i minori, i giovani abili alle armi, così che i primi governassero con la saggezza e i secondi con la forza delle armi.

Secondo altri il nome deriverebbe dal nome della Dea Giunone Juno, dea della luce, protettrice delle donne, delle nozze e dei parti, sposa- sorella di Giove e simbolo della prosperità femminile, a cui il mese era dedicato.

Calendario arcaico romano: Junuis era il quarto mese del calendario e contava 30 giorni

Calendario della repubblica romana: Junius era il quarto mese del calendario e contava 29 giorni

Calendari Giuliano ed Augusteo: Junius era il sesto mese del calendario e contava 30 giorni

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Per gli Ebrei, Sivan è il nono mese del calendario e prenderebbe il nome dal babilonese Simanu, dura 30 giorni e va da maggio a giugno, Tammùz. Il decimo mese, prende il nome da un personaggio biblico, Dumuzi ha 29 giorni e va da giugno a luglio, il suo nome babilonese era Duzu

Per i Musulmani Rabe’e Al-Thani, che conta 29 giorni, è il quarto mese del calendario e va da Maggio a Giugno, mentre Jamadiyu’l-Aval ha 30 giorni, è il quinto mese e va da giugno a Luglio

Per i Persiani Khordad, terzo mese del calendario, contava 31 giorni e andava da Maggio a Giugno, mentre Tir, di 31 giorni era il quarto mese e andava da Giugno a Luglio

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Per i celti Simivisonios ( tempo chiaro) ottavo mese del calendario, contava 30 giorni, e andava da Maggio a Giugno, mentre Equos ( tempo dei cavalli) nono mese contava 30 giorni e andava da Giugno a Luglio

Anche i pellerossa d’America adottarono il computo dei mesi al sistema importato dai pionieri, ma i loro mesi erano legati alla Luna e quindi ogni popolo aveva nomi propri per ogni mese dell’anno: Secondo la testimonianza di Alce nero, del popolo Lakota, era Luna che ingrassa, e per gli indiani Chippewa e Ojibwa era Luna della Fioritura

Durante la Rivoluzione Francese il periodo che andava dal 20 Maggio al 18 Giugno fu chiamato Prairial ( Pratile) mentre quello che andava dal 19 Giugno al 18 Luglio prese il nome di Messidor ( Messidoro)

Nel Medioevo il mese di Giugno veniva rappresentato come un giovane che tosa un montone.

Le giornate si allungano fino al giorno 21, Solstizio d’Estate, poi cominciano ad accorciarsi.

Il Mese di Giugno è il Mese della Libertà: 2 Giugno la Festa della Liberazione,  19 giugno: La Statua della Libertà arriva nel porto di New York ,6 giugno: D-Day, Lo sbarco in Normandia, 22 giugno: Prima edizione dei giochi olimpici,27 giugno: Primo sportello automatico per il prelievo di contanti ….

Il mese di giugno si distese all’improvviso nel tempo, come un campo di papaveri.
Pablo Neruda 

Fonti:

http://www.studioemys.it/Pavia.html

http://www.lunario.com/docs/mesepermese/Mesi/

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Buon anniversario 2 giugno 2025: Il voto delle donne italiane per la Repubblica

IL 1° FEBBRAIO DEL 1945 VIENE RICONOSCIUTO, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, IL DIRITTO DI VOTO ALLE DONNE…
A 154 anni dalla “Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine” firmata da Olympe de Gouges che purtroppo le valse – nel 1793 – la ghigliottina, in Italia finalmente le donne si poterono recare alle urne.
Una prima volta che assunse una valenza ancor maggiore poiché avvenne in occasione del Referendum del 2 giugno 1946 in cui gli italiani furono chiamati a scegliere fra Monarchia e Repubblica.
Si trattava di un diritto riconosciuto tardivamente nel panorama occidentale; non solo, ma si trattava, in un certo senso, di un diritto “concesso”.
Le Donne italiane votarono effettivamente per la prima volta in occasione delle elezioni amministrative di marzo – aprile 1946 e del successivo Referendum Repubblica-Monarchia del 2 giugno.
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La Costituzione garantiva l’uguaglianza formale fra i due sessi, ma di fatto restavano in vigore tutte le discriminazioni legali vigenti durante il periodo precedente, in particolare quelle contenute nel Codice di Famiglia e nel Codice Penale.
In effetti, in Italia, le donne potevano già votare – solo per le amministrative – sin dal 1924. Benito Mussolini sulla carta le aveva riconosciuto il diritto di voto al fine di dimostrare che non temeva l’elettorato femminile, anzi.
Ben diversa, invece, la situazione in altri Paesi: in Nuova Zelanda le donne potevano votare sin dal 1893, in Finlandia dal 1906 e in Norvegia dal 1907.
In Francia, tale decisione venne presa con qualche mese di anticipo, per l’esattezza il 21 aprile del 1944, e con essa anche la possibilità alle donne di essere elette.
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Questa data rappresenta non solo la nascita della Repubblica, ma anche l’affermazione della parità di genere nel diritto di voto.
È un giorno per ricordare le conquiste del passato e riflettere sulle sfide ancora presenti.
Tornare al 2 giugno 1946 significa ricordare un momento cruciale nella storia italiana, un momento in cui le donne iniziarono a rivendicare il loro posto nella politica e nella società.
A partire dal quale si crearono le condizioni affinché le donne potessero poi dire “no” e contare davvero, come fecero nel 1974 a difesa del divorzio o nel 1981 in occasione del referendum abrogativo della legge 194.
La storia delle acquisizioni legislative che si dispiega per tappe lungo i decenni ’70-’80 formalmente trova lì la sua origine, la sfida rivolta al piano istituzionale, la volontà di andare più a fondo nei meccanismi sotterranei del potere.
Ma facendo un passo indietro, questo passo segnò il definitivo ingresso della donna come punto di riferimento nella società di allora? La risposta è no.
Il diritto di voto non garantì un diritto di cittadinanza consolidato.
Sul lavoro il cammino fu molto più arduo, attraverso un percorso di emancipazione che arrivò almeno fino al 1963, quando entrarono nella magistratura prendendo possesso di ogni tipo di carica.
Fino ad allora le donne si accontentarono di ruoli “scartati” dall’uomo. Accrebbe sicuramente il numero di insegnanti nelle scuole, a conferma della qualità e della necessità di una formazione al femminile per i propri figli.
Il diritto di voto resterà una pura formalità fino a quando le strutture politiche non saranno popolate da donne libere
Una donna può – anzi deve – essere ambiziosa, cosa diversa dall’esser competitiva.
L’ambizione significa dire “so che sarei capace di…” e uscire dalla corazza di timidezza che inibisce ogni passo avanti.
Non è sufficiente il diritto di voto per sbloccare le libertà sociali. La strada per le pari opportunità è una storia che ancora stiamo scrivendo in salita! e riguarda tutta l’umanità in ogni organizzazione sociale in tutto il mondo!
E non solo le donne, ogni essere umano, di qualsiasi razza, di qualsiasi colore, di qualsiasi sesso,  di qualsiasi estrazione sociale, ha gli stessi diritti e gli stessi doveri in quella che chiamiamo pomposamente ” civiltà”
E’ un diritto che è sempre in pericolo e si deve difendere ad ogni età per scelta morale in ogni contesto per far valere la libertà di esistere in armonia e dignità!
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Il 20 maggio è la Giornata mondiale delle api fondamentali per la nostra sopravvivenza. Cosa si può fare?

World Bee Day

A scuola fin da piccoli impariamo che da un piccolo insetto cicciotto a strisce che va di fiore in fiore dipende la sopravvivenza della vita su tutto il pianeta…e che, come tutti gli animali, si difendono pungendoci …e che rispettarle ne vale la pena che il miele ci piace molto…e cosa c’è di più poetico che vedere le api al lavoro in un variopinto campo di fiori accompagnate dal loro ronzio musicale mentre infiniti profumi solleticano i sensi e sopra il cielo approva…

Proprio ieri ho sentito il ronzio sul mio terrazzo fiorito e mi sono affrettata a mettere un piattino con acqua per loro… poca che se no rimangono intrappolate…e sassolini e piccole pietre perchè possano bere più facilmente…

Le api sono fondamentali per la nostra sopravvivenza eppure, a causa dell’impatto umano, rischiano di scomparire.

Da oltre trenta milioni di anni le api svolgono un servizio ecosistemico essenziale aiutando i fiori a espandere il proprio areale e a riprodursi.

Oltre che alla sopravvivenza di molte specie vegetali, questi incredibili insetti sono necessari per la sopravvivenza della nostra specie, contribuendo in maniera decisiva alla sicurezza alimentare globale.

Oltre due terzi delle colture utilizzate per la nutrizione umana sono infatti impollinati dalle api, le quali svolgerebbero inoltre un ruolo attivo nel mantenimento della biodiversità e nel ripristino delle aree prossime alla desertificazione.

Le api, considerate oggi dei super-organismi, potrebbero perfino aiutarci nella comprensione del nostro cervello.

I motivi per proteggere queste piccole e laboriose creature (anche se ovviamente la conservazione della natura dovrebbe prescindere da ragionamenti utilitaristici) sono dunque molteplici.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle api e chiedere azioni concrete per la loro tutela, si celebra il 20 maggio la Giornata mondiale delle api.

Le api sono a rischio di estinzione e favorire la loro presenza nei nostri giardini non è importante solo per l’ecosistema in generale ma anche perché questi insetti sono in grado di aiutare l’impollinazione dei fiori, dei frutti e delle piante che curiamo ogni giorno.

Anche le coccinelle e le farfalle sono insetti belli e utili. Le prime contribuiscono alla lotta ai parassiti dell’orto (dato che si nutrono di altri insetti) mentre le seconde favoriscono l’impollinazione.

Oltre a circondarci di piante apprezzate da api, farfalle e coccinelle possiamo attirare gli insetti utili nel nostro giardino appendendo delle apposite casette, una sorta di rifugio sicuro per questi piccoli e preziosi alleati della terra.

Volendo, si possono anche realizzare fai da te, ma se non avete tempo ecco alcune idee pronte all’acquisto che possono rivelarsi anche un ottimo regalo per gli appassionati di orto e giardino. I prezzi oscillano dai 10 ai 25 euro:

Casetta per api

La casetta per le api riproduce le condizioni adatte per la sopravvivenza e il benessere delle api solitarie. Oltre alla struttura in legno, ci sono inclusi dei semi di fiori appositamente selezionati tra quelli più graditi a questi insetti. Si consiglia di posizionare la casetta in una zona soleggiata, preferibilmente esposta a Sud. La potete trovare qui.
Si tratta di una casetta adatta alle api solitarie realizzata in legno resistente con certificazione FSC. Proprio come i classici alveari, la struttura si compone di vassoi individuali che possono essere aperti ed è stata progettata in modo tale da attirare le api solitarie che possono trovare in questa piccola casa il loro habitat perfetto. Potete trovarla qui

Casetta api hotel

Questa piccola casetta per api può essere considerata un hotel per gli insetti, uno spazio adatto e sicuro dove si possono rifugiare. La struttura è costruita con legno di alta qualità e zinco sul tetto, per questo garantisce durata nel tempo e resistenza a qualsiasi condizione climatica.

Casetta per insetti

Questa casetta per insetti è adatta ad api solitarie, crisope verdi, coccinelle e forbicine, tutti insetti utili nei nostri giardini dato che impollinano le piante e agiscono come naturali anti parassitari. La struttura gli consente di nidificare e andare in letargo in inverno e vivere comodamente in primavera-estate. La trovate qui

E nel mondo ci sono iniziative per allevare le api in città in tutta sicurezza per loro.

In Francia, già dal 2008, spopolano le arnie urbane. Olivier Darné, ad esemio, è diventato famoso per aver istituito la Banque du Miel: con almeno 10 euro si può ricevere parte del miele raccolto, un’arnia condominiale e la partecipazione a laboratori didattici sulle api urbane.

Sempre a Parigi è nato il Miel Béton; prodotto nel quartiere Saint Denis, è oggi in vendita presso le Gallerie Lafayette. Sono circa 300 le arnie urbane di Parigi per un totale di 50 chili di miele prodotto in città!
In Inghilterra

Anche in Inghilterra lo urban beekeping è di moda, a partire dai tetti di istituzioni economiche come la London Stock Exchange, il Tate Modern o il Waldorf-Astoria: a Londra si contano infatti 2.000 arnie, e sono nate anche associazioni a sostegno dell’apicoltura in città.

Bee Collective presso la stazione della ferrovia di Victoria ha creato una vera e propria ‘casa del miele’ allo scopo di aiutare gli apicoltori novelli.

A New York l’apicoltura urbana è iniziata soltanto nel 2010, con Bees Without Borders, l’associazione di Andrew Coté il cui miele, prodotto dai 250 alveari dell’East Village, viene venduto per beneficienza.

E in Italia? Previa autorizzazione delle autorità competenti, è possibile installare la propria arnia a 5 metri da un confine di proprietà, e a 10 da una strada pubblica.

Iniziative a Milano, Torino,Napoli, Bologna, Palermo.

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L’albero della Rinascita e la Festa del Fuoco di Maggio!

(Micea Eliade,)

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25 aprile celebra la fine della seconda guerra mondiale per molte nazioni, e soprattutto per l’Italia, nel 1945,e la pace riconquistata a caro prezzo !

Leggi anche:

https://lauracarpi.com/2020/04/05/pace-e-una-parola/

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In nome della Madre Terra


Quando dico “Terra” mi balza agli occhi un vortice di colori,di  tutte le sfumatura di toni  tanti quanti  sono gli esseri umani…profumi che provengono da ogni dove e mi avvolgono e mi evocano emozioni ancestrali… suoni …come un’orchestra viva e palpitante che mi riempie dentro e mi fa sentire di appartenere a qualcosa di molto più grande, che mi tiene in vita e nutre non solo il mio corpo ma soprattutto il mio cuore.E sono io qui ed ora.E siamo noi qui ed ora.Ospiti della Terra in cammino.

Molti sono i nomi dati alla Terra , ogni nome rappresenta una cosmovisione, un modo con il quale una tribù, un gruppo, un popolo parla del suo territorio e rispecchia il rapporto che ha con la Madre Natura.
Una delle più antiche leggende è quella che ci conduce alla cosmogonia greca.
Gaia è una metafora che allude alla divinità greca Gea.
Dopo il Caos, che significa “essere aperto” ed è un modo di chiamare l’enigma o abisso primordiale, appaiono Gea – la Terra – e l’Amore.
In seguito arriva Urano – il Cielo -.
Così i nostri antenati, chiamarono gli elementi primigeni, precedenti agli dei olimpici ed a tutti gli esseri che in seguito popolarono la Terra.
Gea è una divinità primitiva: rappresenta l’origine dell’umanità e le viscere attive della Terra che generarono trasformazioni terrificanti.
Si accoppia con Urano-Cielo, e genera molti figli:
“e man mano che i suoi figli nascevano
Cielo li tratteneva occulti profondamente nel ventre
della Terra
privandoli della luce
e vantandosi di questo”

I figli, istigati dalla madre, si difendono e attaccano il padre.
Così accadono tragedie alimentate dai rancori tra Gea ed Urano, all’epoca della formazione delle montagne e dei mari.
La Terra, attiva e vitale nell’antica simbologia, si protegge: “già che Urano stancava la Terra con la sua prodigiosa fertilità. Si direbbe quasi che i greci ebbero un ricordo delle remote epoche geologiche nelle quali la terra produceva degli strani mostri”.

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Campane, conigli, agnelli, uova e fuochi: tutti insieme per Pasqua

Poichè si trovano in tutti i bar e supermercati vari subito dopo Natale… c’è tempo per comprarli tutti.  E ognuno ha i suoi preferiti .

Da piccola adoravo le pecorelle di zucchero e la nonna , che le nonne viziano sempre, me ne comprava in quella pasticceria che erano artigianali e quando arrivava Pasqua ne avevo una collezione. E le potevo sgranocchiare fino all’estate…un po’ mi facevano pena ma lo zucchero era troppo buono. Non troppo dolce e il profumo saliva un po’ su nel naso e strizzavo gli occhi

Anche ora che sono grande metto sulla tavola pasquale come segnaposto le pecorelle …per regalare dolcezza e amore ai miei commensali.

Pasqua è una festa di primavera celebrata in tutto il mondo e in ogni cultura.

E in tutto il mondo ci si affretta ad acquistare dolci a forma di colomba con o senza canditi, campane di cioccolato, agnelli di zucchero, leprotti di marzapane, e uova di tutte le dimensioni dolci o salate, purchè siano con sorpresa….
Perchè tutti i dolci prendono queste forme a Pasqua e non si mangiano i panettoni avanzati a Natale?
La “ tradizione” non è a caso…
PASQUA
La parola “Pasqua” deriva dalla Pasqua ebraica chiamata “Pesach”.
Mentre per gli ebrei questa festività aveva ed ha il significato di “liberazione”, per i cristiani rappresenta la resurrezione e cioè il passaggio dalla morte ad una nuova vita.
Il termine Pesach significa “passare oltre” e fa riferimento al racconto della Decima Piaga, secondo il quale l’Angelo Sterminatore al suo passaggio in Egitto avrebbe fatto morire tutti i primogeniti, fra cui il figlio del faraone.  L’Angelo della morte dunque “passò oltre” le porte dei figli di Israele segnate di sangue di agnello e da qui il nome Pesach per la Pasqua ebraica. La Pasqua ebraica festeggia la liberazione del popolo ebreo, grazie a Mosè, dalla schiavitù in Egitto.
La data di questa festa non è fissa , ma viene celebrata sempre durante la prima domenica successiva al plenilunio dell’equinozio di primavera ( per cui sempre tra il 22 marzo e il 25 aprile).
Del resto anche la primavera è il simbolo di luce e rinascita del mondo dopo il buio e il freddo dell’inverno.
LE CAMPANE
sono un simbolo religioso ed hanno il compito di annunciare e accompagnare eventi importanti e celebrazioni. Sono identificate con il suono della vibrazione primordiale e rappresentano l’unione fra cielo e terra.
Il termine in lingua italiana, Campana, è in realtà un termine latino, che significava “vaso di bronzo”.
Nella religione cristiana ( ed anche in quella indiana) le campane sono considerate la “Voce di Dio”.
Sant’Antonio teneva alla larga i diavoli tentatori del deserto tenendo una campanella attaccata al suo bastone.
San Patrizio che non si separava mai dalla sua campana mentre era in Irlanda a predicare il Vangelo e dopo la sua morte fu seppellito con essa.Trecento anni dopo la campana suonò dalla sua tomba e salvò il paese che stava per essere devastato da un incendio.
Nel medioevo si credeva che avessero un’anima e venivano benedette e dedicate ad un santo. Ancora oggi su molte campane antiche è possibile leggere delle iscrizioni che avevano lo scopo di scongiurare le catastrofi e favorire i raccolti.
Altro significato delle campane è la fertilità (sempre legata alla stagione primaverile): campana e batacchio simboleggiano infatti, per via della loro forma, gli organi riproduttivi.
La prima testimonianza scritta di esistenza della campane nella storia, la troviamo nella Bibbia, dove Aronne, il fratello di Mosè che era sommo sacerdote indossava, durante i riti religiosi, un mantello ornato di sonagli d’oro che gli permettevano di stare alla presenza di Dio.
Già nel 1500 esistevano in Cina le campane, e per ottenere il suono venivano percosse con mazzuoli di legno.
IL CONIGLIO
La tradizione anglosassone del “Coniglio di Pasqua” (Easter Bunny) è un riferimento pagano alla divinità Eoster.
Eostre è una divinità germanica collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita, patrona della fertilità. La divinità si diffuse, con relativo culto e usanze festive, a tutta l’Europa.
È assimilabile a Estia, dea olimpica greca che in tutto l’impero romano venne venerata con il nome di Vesta e al cui culto fu dedicato l’ordine sacerdotale delle vergini Vestali.
Il nome Eostre è di dubbia etimologia, anche se una ipotesi lo fa risalire al termine aus (o aes), che significa Est.
A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e spesso la dea era raffigurata con testa di lepre.
La lepre di Eostre, deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno-il ritorno della dea, uova “sacre” erano scambiate sotto l’albero “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.
Questo carattere sembrerebbe far ritornare l’idea di Eostre come dea della vegetazione le cui caratteristiche sono simili ad altre divinità come Tammuz o Adone che sono collegate anch’esse a questa festività.
L’animale, poi, non è casuale, ma scelto non solo per le sue famose doti riproduttive ma anche e perché, secondo i Germani, le aree nere della luna rappresenterebbero proprio la lepre.
Una delle credenze era quella che, cibandosi dell’animale simbolo della divinità o meglio espressione stessa della divinità, non faceva altro che rendersi partecipe di quella scintilla di divino
in Germania vi è l’usanza che i bambini, la mattina della domenica di Pasqua, chiamata Ostern, vadano alla ricerca nei giardini delle case delle uova nascoste dal “coniglio pasquale” e in Inghilterra si fan rotolare sulla strada uova sode colorate fino a quando il guscio non sia completamente rotto.
I nativi americani Algonquin adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra.
Nell’antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne.
Anche la Dea aveva come inservienti delle lepri e la stessa Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre
La prima lunazione dell’anno astrologico è la Luna della Lepre e ci ricorda che stiamo entrando nel periodo irradiato dall’energia di questo animale.
Molti popoli a nord e a sud dell’equatore vedono nella Luna una lepre.
La lepre che dorme di giorno e saltella la notte, è un animale gentile e timido, ma pieno di vivacità e molto fertile, collegato alla luna, alla fertilità e quindi alla femminilità e alla Grande Dea.
Sembra che i Celti allevassero le lepri e che vi fosse un tabù che impediva loro di nutrirsi delle sue carni. Tuttavia esso veniva abolito per i festeggiamenti di Beltane, il 1 maggio, in cui era permessa la caccia alla lepre.
La lepre era un animale sacro della Dea britannica Andraste e i movimenti dell’animale venivano interpretati per divinare. La regina degli Iceni Boudicca, devota ad Andraste, aveva sul suo stendardo l’effigie di una lepre.
L’UOVO
Un’altro nome ancora della lunazione di primavera è Luna dell’Uovo, in parte perché molti uccelli si dedicano ora alla cova, ma anche perché l’uovo è espressione di potenzialità, il perfetto simbolo delle energie del momento.
L’Uovo si è schiuso ed è iniziata l’Era del Serpente
L’uovo di Oestara si è schiuso e il “serpente”, simbolo della Grande Dea, è uscito dal guscio e si manifesta nella vita che divampa nella natura dopo il lungo inverno.
 L’uovo è il simbolo della vita e della rigenerazione ed è presente in molte culture antiche.
L’uso di regalare uova è collegato al fatto che la Pasqua è festa della primavera, dunque anche della fecondità e del rifiorire della natura.
Pare che i primi ad usare l’uovo come buon augurio siano stati i Persiani che festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina.
In Occidente questa usanza risale al 1176, quando il capo dell’Abbazia di St. Germain-des-Près donò a re Luigi VII, appena rientrato a Parigi dalla II crociata, prodotti delle sue terre, incluse uova in gran quantità.
Una volta la Domenica di Resurrezione si chiamava «Pasqua d’uovo»: in molte cattedrali, al giovedì santo, si deponeva un uovo di struzzo nel sepolcro rituale insieme con l’Eucarestia e lo si ritirava il giorno di Pasqua cantando: «Surrexit Dominus vere: alleluia!».
In ogni tradizione l’uovo è simbolo di nascita e di rinascita.
«Omne vivum ex ovo», dice un proverbio.
Mangiare uova significava quindi augurarsi un buon anno nuovo. Nella cristianità ortodossa, al contrario dell’Occidente, il significato sacrale connesso al dono dell’uovo non è mai tramontato.
In Russia si chiama pysanky, dal verbo “pysaty“, “scrivere”, perché sul guscio autentico oppure di legno si tracciano simboli la sera del sabato: la decorazione avviene in silenzio, a tratti interrotta dalle preghiere e dagli antichi canti. La mattina di Pasqua ogni famiglia porta in chiesa per la benedizione il suo cestino di uova dipinte, coperto da una salvietta rituale.
Narra una leggenda ucraina che il demonio è legato da una catena formata da tanti anelli quante sono le uova che vengono decorate nell’arco di dodici mesi.
L’AGNELLO 
Sin dall’antichità era un importante simbolo sacro, soprattutto per quei       popoli di pastori, come Israele, che vivevano grazie al sostentamento che gli procurava il loro gregge e ragion per cui vedevano questo animale come un bene prezioso .
 Nella Bibbia l’agnello è entrato nella simbologia in rapporto con Dio per la sua  sottomissione e dipendenza dal suo pastore, della totale obbedienza alla Parola del Signore e al suo volere,  e spesso veniva usato come animale sacrificale.
Si ricorda infatti che proprio nella notte in cui Dio salvò il suo popolo dalla schiavitù, l’angelo sterminatore passò nelle case degli egiziani uccidendo i primogeniti e passò oltre le case degli ebrei che avevano segnato gli stipiti delle porte con il sangue dell’agnello sacrificato.
L’agnello pasquale viene mangiato come pranzo tradizionale della Pasqua ebraica, tradizione poi ripresa dalla religione cristiana,visto che i primi Cristiani erano in gran parte Ebrei convertiti è probabile che abbiano cominciato ad associare l’agnello sacrificale al sacrificio del Cristo “Agnello di Dio“.
Nelle costellazioni delle varie ere precessionali si riscontrano i simboli delle religioni di quelle epoche e il Cristianesimo conclude l’Era dell’Ariete, l’Agnello, e incomincia lEra dei Pesci.
Nei vangeli ci sono numerosi riferimenti sia all’essere Buoni Pastori di anime, pecore, fedeli, che Pescatori di anime, pesci. In effetti il simbolo primitivo del Cristianesimo non era la croce ma la Vescica Piscis.
LA COLOMBA
E’ da sempre un simbolo di pace.
La colomba si ricollega all’episodio della Genesi in cui si parla del diluvio universale. Infatti fu proprio la colomba alla fine del diluvio a tornare da Noè portando un ramoscello di ulivo nel becco a testimoniare la riconciliazione tra Dio e il suo popolo e indicare una nuova epoca per tutta l’umanità.
Ecco perchè la colomba che vola in un cielo azzurro con l’ulivo nel becco è in tutto il mondo simbolo di pace e gioia.
LA FESTA DEL FUOCO
La tradizione pasquale di accendere falò era legata ai rituali della rinascita primaverile.
Dai cosiddetti “ fuochi di gioia “ nasce l’usanza dei ceri pasquali.
In Germania i contadini fanno grandi roghi e spargono le ceneri nei campi per avere sicuri raccolti, mentre i tizzoni accesi servono nelle case a tenere lontano gli spiriti maligni. Questi rituali sono comuni a molti paesi d’Europa ed anche in molte zone italiane.
Durante le feste della Pasqua cristiana è abitudine bruciare fantocci di sterpaglie che vengono chiamati “ Giuda”. Nella tradizione più antica i rituali erano legati alle feste legate all’equinozio di primavera e alla rinascita del Sole dopo il buio invernale.
Un modo di imitare il cammino dell’astro e di portare in terra parte del suo calore è ancora oggi l’usanza di far ruzzolare  ruote infuocate giù per una collina o il correre nei campi con le fiaccole accese per imitare il percorso solare nel cielo.
In questa trad izione pagana si inserisce il cero pasquale, il fuoco sacro alla religione Cristiana . Così ecco che nelle chiese si spengono le luci, proprio a rappresentare il dominio assoluto del buio, visto come male, poi trionfa la luce, simboleggiata dal cero dal quale si accendono le varie candele, che si portano a casa come i pagani portavano i loro tizzoni accesi.
Così si dice Pasqua nel mondo:
Germania – Ostern
Francia – Pâques
Svezia – Påsk
Finlandia – Pääsiäinen
Olanda – Pasen o Pasen Zontag
Russia – Paskha
Grecia – Paskha
Inghilterra – Easter
Romania – Paste
             Sono solo spunti e ….
Buona Pasqua
fonti:
http://www.ilcalderonemagico.it
http://www.ilcerchiodellaluna.it
http://www.arimini.it
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La leggenda dell’eclissi e del Sole e della Luna: una storia di un amore eterno!

Quando ero piccola la nonna mi raccontava una leggenda del Sole e della Luna che mi affascinava ed ero convinta che l’eclissi fosse il culmine della loro storia d’amore!

Da sempre e per sempre!

Ogni volta che si ripete così sotto gli occhi di tutto l’universo è un potente messaggio d’amore, un invito e monito a tutti gli esseri viventi.

Tanto per confermare che non esiste evento in Cielo o in Terra che non sia motivato ed esaltato dall’Amore!

Per ricordarmi che io sono polvere di cometa di pura energia condensata ed ho in me un po’ di sole e un po’ di luna e un po’ di stelle!

Non sono forse felice quando splende il sole e mi riscalda, la luce mette in risalto i colori intorno a me,e vivo le mie esperienze con gioia e sono compassionevole e determinata , e mi piace condividerle con gli altri.

Non sono felice un po’ melanconica quando la notte mi rannicchio su me stessa, dubbiosa sul futuro, impaziente di vedere realizzati i miei progetti, interrogando la luna che mostra sempre la stessa faccia e sobbalzando di gioia per una stella cadente, Eppure il giorno dopo sono sempre quella felice e piena di voglia di fare.

E sono un pò sole e un po’ luna e un po’ stelle!

E tutto sono io …

Come il Sole, la Luna, e le stelle…

Allora mi domando… non sarà l’energia di Amore a tenere insieme tutte le parti di me stessa come..

“ amor che move il sole e l’altre stelle..”in tutto l’universo.!

E dato che nell’universo ogni essere vivente è interconnesso eventi come un’eclisse spingono a spostare l’attenzione dalla mente al cuore, a considerare altro da sé e scoprire energie più potenzianti…

Per esempio Amore?

Amore per tutte le parti di me.

Amore per me quando sto nel traffico in fila e sorrido al vicino… e sorride anche lui.

Amore per me quando il sufflè mi cade sul pavimento e inventiamo un’altra cena.

Amore per me quando ho finito il gilet ad uncinetto come piace alla mia nipotina.

Amore che genera Amore.

Questo per me è il “ cambiamento”

Cambiare ottica ! Trovare l’Amore che c’è in ogni cosa !

Constatare che anche il buio è …Amore per la Luce!

E tu ?

Quando il Sole e la Luna si sono incontrati per la prima volta si sono innamorati perdutamente e da lì hanno cominciato a vivere un grande amore. Il mondo non esisteva ancora e il giorno che Dio decise di crearlo, diede loro un tocco finale… il bagliore!

Dio decise che il Sole avrebbe illuminato il giorno e che la Luna avrebbe illuminato la notte e per questo motivo sarebbero stati costretti a vivere separati.

Entrambi furono invasi da una grande tristezza e capirono che non si sarebbero mai più trovati

La Luna era sempre più triste. Nonostante il bagliore dato da Dio, si sentiva sola.
Il Sole a sua volta aveva vinto un titolo di nobiltà ” Astro re” ma neanche questo lo rendeva felice.

Dio allora li chiamò e spiegò loro:

– ” tu, Luna, illuminerai le notti fredde e calde, piacerai agli innamorati e sarai spesso protagonista di bellissime poesie.”
–  “quanto a te Sole, manterrai quel titolo perché sarai il più importante degli astri, illuminerai la terra durante il giorno, darai calore all’essere umano e solo questo renderà le persone più felici.”

La Luna diventò ancora più triste con quel crudele destino e pianse amaramente e il Sole nel vederla così triste, decise che non poteva essere debole, perché doveva darle forza e aiutarla ad accettare ciò che Dio aveva deciso.

Eppure era così preoccupato che decise di  chiedere qualcosa a Dio:
– Signore, aiuta la Luna, per favore, è più fragile di me, non sopporta la solitudine…

E Dio … creò le stelle per fare compagnia alla bella Luna.
Così la Luna ogni volta che è molto triste ricorre alle stelle che fanno di tutto per consolarla, ma quasi mai lo ottengono.

Oggi entrambi vivono così… separati, il Sole finge di essere felice, e la Luna non può nascondere la sua tristezza.
Il Sole arde di passione per lei e lei vive nelle tenebre del suo dolore.

Dicono che la volontà di Dio fosse che la Luna dovesse essere sempre piena e luminosa, ma non ce l’ha fatta… quando è felice, riesce ad essere piena, ma quando è infelice è calante , non è nemmeno possibile apprezzare la sua luminosità.

Luna e Sole seguono la loro strada.

Lui solitario ma forte e lei, accompagnata dalle stelle, ma debole.

Gli uomini cercano sempre di conquistarla, come se fosse possibile. Alcuni sono andati persino a lei, ma sono tornati sempre da soli. Nessuno è mai riuscito a portarla sulla terra, nessuno è mai riuscito a conquistarla, eppure molti ci hanno provato.

Ma Dio decise  che nessun amore in questo mondo doveva essere impossibile, nemmeno quello della Luna e del Sole…

e così lui creò l’eclissi.
Oggi Sole e Luna vivono in attesa di quel momento, quei momenti a loro concessi  e però tanto rari.

Quando guarderai il cielo, d’ora in poi e vedrai che il Sole copre la Luna, è perché il sole si sdraia su di lei e cominciano ad amarsi.

E ‘ a quell’atto d’amore che   è stato dato il nome di Eclissi.

È importante ricordare che la luminosità della sua estasi è così grande che si consiglia di non guardare il cielo in quel momento, i tuoi occhi possono accecarsi nel vedere tanto amore…

Opera di Evelyn de Morgan (1855-1919)

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