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Sebben che siamo donne : Comics ? Fumetti? “ non sono per le ragazze”?Ma anche sì!Eccoci in mostra!

La creatività femminile nell’industria del fumetto…un viaggio accattivante attraverso l’impronta, tutta in rosa, che ha dato vita ad appassionanti vignette acclamate nel mondo!

È l’esperienza unica da potere vivere alla mostra Women in Comics che si terrà dal 1° giugno al 13 luglio 2021 a Roma.

Esclusiva anche la location: si tratta di Palazzo Merulana, spazio per la cultura nel cuore del quartiere Esquilino che, qualche anno fa, è divenuto protagonista di un ambizioso progetto di riqualificazione e che ospiterà, in esclusiva europea direttamente da New York (Galleria della prestigiosa Society of Illustrators), “la straordinaria collettiva di ventidue artiste statunitensi che hanno fatto la Storia del fumetto nordamericano”.

La mostra è promossa in Italia dall’Ambasciata degli Stati Uniti e co-prodotta da ARF! Festival & Comicon.

Sarà possibile ammirare al suo interno, ben 90 opere originali che permetteranno al pubblico di ripercorrere le tappe attraverso le quali il fumetto nordamericano si è autodeterminato, passando per segni e stili evoluti nel tempo e che si sono avvalsi delle nuove tecnologie rimanendo sempre e comunque memori di un’origine impressa nel bisogno primordiale di comunicazione, sedimentato nei secoli.

Si passerà dal fumetto vintage degli anni ’50 al graphic novel più autorialela psichedelia degli anni ’70 e del fumetto underground, fino alla scena contemporanea mainstream di Marvel e DC Comics.

Saranno offerti spunti per una riflessione sociologica su come, a seguito delle numerose oscillazioni delle norme inerenti all’identità di genere, possono essere letti i temi esplorati dalle autrici che vanno dall’amore alla sessualità, creatività, discriminazione, indipendenza.

La mostra sarà curata da Kim Munson e da Trina Robbins, iconica vignettista americana, classe 1938 tra le prime, leggendarie partecipanti del movimento comix underground e che è stata, per molto tempo, coinvolta nella creazione di punti vendita e nella stessa promozione di artisti di fumetti femminili fino a diventare, negli anni ’80 la prima donna a disegnare fumetti di Wonder Woman!

Trina Robbins

Tra le tavole in esposizione, avremo opere originali di Afua Richardson (autrice delle copertine per cinque numeri di World of Wakanda della Marvel); Alitha Martinez (famosa per i suoi lavori per Iron Man e che ha collaborato con tutti i principali editori di fumetti);

Afua Richardson

Colleen Doran (artista del settore tra le più produttive ed eclettiche dell’attuale scena internazionale) …ed ancora la fumettista e poetessa  Trinidad Escobar; Jen Wang ( Il Principe e la sarta); Joyce Farmer (autrice insieme a Lyn Chevil negli anni 70 di vignette femministe provocatorie)…questo per citarne solo qualcuna!

Jen Wang ” Il principe e la sarta”

Quattro incontri in streaming, (di cui il primo già disponibile sul profilo FB di ARFestival) accompagneranno, inoltre, la mostra con la cura della fumettista e illustratrice Rita Petruccioli (Bao Publishing, Il Castoro, Mondadori) e della giornalista Francesca Torre (StayNerd.it, Inside Art) ed offriranno, col contributo di alcune artiste, la possibilità di esperire come il fumetto possa diventare un’enorme lente d’ingrandimento sul sentimento popolare che accompagna il pensiero e l’agire quotidiano, attraverso le dinamiche con cui le donne vengono descritte e disegnate nel tempo ed alle diverse sfumature e costruzioni di senso che ne sono derivate.

Rita Petruccioli .

Presso la sala espositiva di Palazzo Merulana sarà poi proiettato a ciclo continuo il film-documentario, per la prima volta in Italia, “She Makes Comics” della regista Marisa Stotter (Respect Films, 2014).

Il film nasce con l’intento di porre in luce alcune osservazioni che secondo la regista meritano un riconoscimento.

Marisa Stotter

Parliamo ad esempio di un sentimento di fondo, non ancora del tutto abbandonato, per cui i fumetti “non sono per le ragazze”.

È importante, a tal proposito, non incorrere negli errori già commessi all’alba della Silver Age, durante la quale l’industria si concentrava massivamente sui supereroi a scapito di generi differenti che attirassero maggiormente le donne. Eppure, queste ultime, oggi più che mai, continuano a leggere storie di supereroi mirate agli uomini!

Ecco… aumentare la consapevolezza che le donne fanno parte del mezzo, così come lo sono state negli anni passati e continueranno ad esserlo per quelli a venire è un po’ la mission di She Makes Comics, il quale sarà anche collegato ad un progetto didattico che coinvolgerà le scuole italiane.

Tante ed interessanti, quindi, le iniziative prospettate da Women in Comics: una celebrazione del grande contributo delle donne nel mondo del fumetto, quindi, quali lettrici, autrici e protagoniste di un cambiamento…una celebrazione dell’arte, in generale, che come sempre arricchirà anima e conoscenze di quanti vorranno prenderne parte!

Fonte: http://www.bizdigital.it

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.

Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

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Sebben che siamo donne: Nachthexen, le streghe della notte

Questa è una storia vera, anche se difficilmente ne troverete traccia sui libri di Storia adottati nelle scuole occidentali.

Anno 1941, l’avanzata delle truppe tedesche in Russia sembra inarrestabile.

Marina Raskova, pioniera dell’aviazione e membro del Soviet supremo, dopo ripetute e insistenti richieste ottiene da Stalin il permesso di formare un reggimento di aviatrici. In breve seleziona centinaia di donne tra piloti, meccanici e personale logistico, tutte fra i 20 e i 30 anni, tutte volontarie e quasi tutte studentesse; molte sono lì per vendicare i familiari uccisi dai nazisti. L’addestramento è breve ma molto duro: 14 ore al giorno.

Nascono così tre reggimenti di aviazione femminile: il 586 IAP da caccia, il 587 BAP da bombardamento diurno e infine il 588 NBAP, che diventeranno le “Streghe della Notte”.

Lo stato maggiore non sembra contare molto sulle squadriglie rosa, e le affida antiquati biplani Polikarpov Po-2 in legno e tela che prima della guerra venivano utilizzati per irrorare i campi. Manovrabili ma lentissimi, a bordo non hanno radio, radar, strumenti di puntamento né paracadute, e sono armati con due bombe a caduta per un peso massimo di 100 chili: si naviga al gelo, grazie a bussola, mappa e cronometro. Eppure in breve queste donne – che volano solo di notte, colpiscono all’improvviso e sfuggono ai ben più veloci aerei della Luftwaffe – diventano l’incubo dei nazisti. Sono loro, terrorizzati, a darle il soprannome: Nachthexen, Streghe della notte.

In tutto sono 40 equipaggi, ognuno con due componenti. Ogni notte compiono almeno 10 voli a corto raggio (l’autonomia è limitata), arrivate nei pressi dell’obiettivo spengono i motori dei loro aerei e planano silenziose. Cambiano tattica di continuo: volano a pochi metri dal suolo, oppure arrivano da alta quota scendendo poi in picchiata col motore al minimo per non farsi sentire; spesso in formazione di tre, due fanno da esca per i proiettori da ricerca, la terza piomba sul bersaglio nell’oscurità.

Dal 1942 al 1945 le aviatrici eseguono oltre 23.000 missioni e sganciano 3000 tonnellate di bombe, alcune effettuano più di 1000 raid; 31 di loro (fra cui Marina Raskova) muoiono in combattimento.

Alla fine della guerra il 588º reggimento è l’unità più decorata dell’Aviazione Sovietica, e le Streghe della notte diventano una leggenda.

Irina Rakobolskaja, una delle sopravvissute, raccontava qualche anno fa: “Io e la mia navigatrice Ilenina ci giurammo che a fine guerra ci saremmo incontrate ogni anno il 2 maggio a mezzogiorno al giardino di fronte al Teatro Bolshoi.

Così è stato, e a noi due una alla volta si sono unite tutte le altre”. Così, se a mezzogiorno del 2 maggio capitate davanti al Bolshoi, ci troverete un gruppo di persone di tutte le età: sono i figli e i nipoti delle Streghe della notte.

https://florenceartedizioni.com/…/376-storie...

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* La Terra è un essere vivente…Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule! Pensiamoci oggi nella 51^giornata mondiale !!!

 

Soffiava una lieve brezza e nel cielo screziato splendeva un sole brillante. Sembrava mattina tardi. Il terreno sotto i piedi era verde e su un lato si vedevano filari fitti di alberi che facevano pensare a un frutteto. Dalla parte opposta si scorgeva in lontananza la spiaggia.

Non so se ci crederete ma sono io Gaia… – disse Bliss – sì io. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio tra l’erba laggiù. E l’uomo che si intravede tra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Siamo individui, siamo organismi separati, ma condividiamo tutti una coscienza globale. La materia inorganica del pianeta è meno di tutti partecipe di questa coscienza e gli esseri umani ne sono partecipi più di tutti. Ma ognuno contribuisce all’insieme.

Questo mondo si governa da solo. Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi lasciati vuoti dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno; altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro parte e solo quella.

Piove solo quando è necessario. A volte ci sono periodi di pioggia più intensa e prolungata. A volte periodi di siccità. Entrambi si verificano quando è necessario. Non è forse vero che nel nostro corpo ogni cellula sa cosa deve fare. Sa quando deve moltiplicarsi e quando smettere, quando creare certe sostanze e quando no. E quando le crea sa perfettamente in che quantità. ciascuna cellula è una fabbrica chimica indipendente ma tutte quante attingono a un fondo comune di materie prime che vengono portate loro attraverso un sistema di trasporto comune. Tutte quante versano i rifiuti in canali comuni. Tutte quante danno un contributo alla coscienza collettiva globale.

Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule. Esiste una coscienza collettiva ma ne esiste anche una individuale, la coscienza del singolo organismo, nel mio caso un essere umano. Questa coscienza è enormemente più avanzata di quella di ogni singola cellula. Il fatto che ciascuno di noi faccia parte di una  entità ancora più grande che si trova su un livello più alto non ci riduce al rango di cellule. Io rimango un essere umano, al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione, tanto quanto la mia consapevolezza individuale supera quella di una cellula del mio braccio. La mente collettiva della coscienza collettiva è molto più forte di quella individuale proprio come un muscolo è più forte di tutte le singole cellule che lo compongono.

Riguardo l’alimentazione diciamo che tutto segue un ciclo. Noi dobbiamo mangiare e le cose che si possono mangiare fanno parte di Gaia. Però niente viene ucciso per sport o diletto e nessuna creatura viene fatta soffrire inutilmente. Ciò che è mangiato continua a esistere nella coscienza planetaria, poiché parti di esso vengono incorporate dal nostro organismo esso partecipa della coscienza totale in misura maggiore di prima. Quando Gaia mangia Gaia non ci sono perdite né guadagni. Non è altro che uno spostamento di coscienza lungo i vari gradi della scala. Qualsiasi cosa mangi su Gaia è Gaia e quando il cibo è metabolizzato e diventa parte di me è ancora Gaia. Anzi parte di quel che mangio ha la possibilità di raggiungere un livello più elevato di coscienza, mentre il resto si trasforma in rifiuti e dunque scende a un livello più basso di coscienza. E’ un grande cerchio: gli animali mangiano e vengono mangiati. Ogni organismo che muore viene assimilato nelle cellule delle muffe, dei batteri di decomposizione e così via … e rimane Gaia. In questa vasta circolazione di coscienza è compresa perfino la materia inorganica e ogni cosa periodicamente ha la possibilità di essere partecipe di un grado di consapevolezza non indifferente. Su Gaia gli escrementi sono consapevoli. Naturalmente il loro livello di consapevolezza è bassissimo.

Il mio contributo deve arrivare solo fino a un certo punto. Affinché nuovi talenti sui manifestino e diano il loro contributo alla coscienza globale bisogna fare loro spazio.

Il muro sembrava brillare… abbiamo la vaga sensazione che i muri provino qualcosa di analogo a quello che definiamo felicità. Un muro è felice quando è stato ben progettato, quando poggia solidamente sulle sue fondamenta, quando le sue parti sono simmetriche l’una rispetto all’altra e non ci sono spiacevoli tensioni.

L’arte della telepatia è una facoltà innata della mente umana ma va coltivata con cura e meticolosità estreme. Perché raggiunga il suo potenziale massimo occorrono gli sforzi di molte generazioni, ma una volta che il meccanismo è avviato si alimenta da solo. Noi pratichiamo quest’arte da più di ventimila anni. Fu tanto tempo fa che l’esercizio della facoltà telepatica ci portò a comprendere che esisteva una coscienza collettiva. Prima ci rendemmo conto soltanto dell’apporto degli esseri umani, poi di quello degli animali e vegetali e infine quello della inanimata inanimata del pianeta.

La temperatura di Gaia era sempre fresca e gradevole. Gli alberi crescevano spontaneamente a intervalli regolari come in un frutteto su tutto il pianeta. La terra e il mare erano forniti della giusta quantità e varietà di forme di vita animale e vegetale così da creare un perfetto equilibrio ecologico  e la quantità di tutte queste forme di vita oscillava con variazioni minime senza discostarsi mai troppo dall’optimum…

e questo valeva anche per gli esseri umani.”

Fonte:

L’orlo della Fondazione” e “Fondazione e Terra” Isaac Asimov

Un pianeta migliore

è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di noi decide

di migliorare se stesso.

Mahatma Gandhi

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La buona notizia del venerdì: Incontrarsi al Precollinear Park a Torino

Si tratta di un esempio molto interessante di cittadinanza attiva, nato su impulso di Torino Stratosferica che ha investito parte delle proprie risorse per realizzare il suo primo intervento di placemaking: con l’aiuto di numerosi volontari, ha trasformato il tracciato di un’ex linea tramviaria in un parco urbano lineare, una striscia verde lunga 800 metri aperta alla comunità.

L’idea di realizzare questo progetto è stata una risposta al primo lockdown, quando ci siamo resi conto di aver voglia di fare qualcosa di concreto. Trasformare in parco uno spazio inutilizzato e degradato è un gesto che dimostra come, anche con poco, si possa valorizzare il potenziale di molti spazi urbani che hanno perso funzione e identità”, ci spiegano i componenti di questo progetto attivo dal 2014 come lavoro collettivo di visione urbana, fondato da Luca Ballarini dello studio torinese di progettazione e comunicazione Bellissimo. 

La visione alla base è semplice, perché il luogo di per sé ha già una sua infrastruttura: trasformare un’area da molti anni non curata e abbandonata a se stessa in luogo d’incontro, uno spazio verde aperto a tutti: una specie di High Line, ma con i piedi per terra”.

Così è nato questo nuovo spazio pubblico che, nel corso della stagione estiva e autunnale, si è dotato di un sistema di sedute, di un container giallo con funzioni di info point/bar e ha ospitato diversi appuntamenti culturali e ricreativi – tra cui una mostra sul ponte Regina Margherita, Visioni da Torino Stratosferica, che presenta 40 immagini visionarie sul futuro della città e i suoi luoghi – diventando luogo di condivisione e incontro, aperto a tutti i cittadini.

Il Precollinear Park oggi è una cerniera, un piccolo rammendo capace di riconnettere non solo la collina al centro, ma anche collegare insieme quattro quartieri della città”, conclude il collettivo: Borgo Po, Madonna del Pilone, Vanchiglia e Vanchiglietta, ricucendo quella separazione causata da una parte in modo naturale dal fiume e dall’altra in modo artificiale dalla barriera creata con i binari”.

Il Precollinear è un parco urbano che si estende su una linea retta e scivola giù.

Non é un’isola per party, ma una parte per il tutto, dove da giugno scorso, i torinesi più audaci, hanno imparato a trascorrere qualche ora chiacchierando seduti su pellet color giallo brillante. Si tratta di un posto bello perché riconquistato, uno spazio prima inutile e decisamente fuori forma, ora riconsegnato alla città.

Un punto di incontro di teste, eventi e suggestioni. Una striscia che va da Piazza Hermada al mitologico tratto dei binari su Ponte Regina: fai un giro su te stesso e becchi in un solo colpo la Mole, Superga, e se ti va, anche un gin tonic in Vanchiglia

Al Precollinear, ogni tot giorni, è possibile incontrare vicini di casa e sconosciuti, scoprire libri, ascoltare storie, fare sport, bersi un bicchiere e riconnettersi con un lato di Torino che io amo parecchio.

Questa città osa uscire dai pigri schemi Fiat-Olimpiadi-odio Milano e si diverte a stupire, a farsi scoprire, a rivoluzionare con estro il suo passato impegnativo.

E non perdete gli aggiornamenti continui sui canali Facebook e Instagram di Torino Stratosferica.

www.gofundme.com/f/precollinear-park-corso-gabetti

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I numeri ci sono! 4. 4. 21 = 13 Sei pronta, cara umanità, al salto di qualità?

La parola d’ordine di quest’anno 5 è Cambiamento e la Pasqua rievoca la Resurrezione e la Rinascita dalla notte dei tempi, perché in origine rappresentava la connessione ai cicli di Madre Terra che rinasce in Primavera. Quest’anno la Pasqua si arricchisce nel suo significato con il numero 13, Trasmutazione o trasformazione risultante dalla data di questo giorno, 4.4.2021. Siamo chiamati ad operare una vera rinascita interiore, questo lungo cammino di prove che durano da più di un anno deve aver operato, soprattutto in chi si trova in un percorso di consapevolezza, un cambiamento profondo nella valutazione esperienziale del vissuto, di ciò che ci circonda e di ciò che ci pervade interiormente come risultato dell’esperienza fatta.

Il 4 ci chiede di connetterci alla Terra per operare la metamorfosi, trovare il fuoco dentro di noi così come è nel cuore della Terra; dobbiamo essere il Prometeo di noi stessi, accendere il nostro fuoco trasformatore. Prometeo è un simbolo di rivoluzione, ha sfidato gli dei, le autorità e le loro imposizioni portando la fiaccola dell’evoluzione agli uomini del suo tempo. Esso racchiude anche la metafora del pensiero e del sapere sciolto dai vincoli dei modelli presenti, intrisi di falsificazione e delle assurde concezioni del mondo di quest’epoca.

Se sentiamo sempre più profondamente il distacco da questa realtà illusoria; se restiamo comunque connessi, non per farci coinvolgere ma bensì per osservare; se i giudizi che piovono da ogni dove, li leggiamo attraverso un filtro, senza una partecipazione emotiva; non si tratta di un’estraniazione volontaria ma di una trasformazione profonda della nostra capacità di percepire la realtà e sta avvenendo in molte persone.

Il 13 è un numero karmico e identifica l’attaccamento alle cose materiali, ad un loro uso smodato, ad una bramosia nei confronti del possedere in ogni situazione della vita. L’ammonimento è quello di non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione, a non permanere in una situazione che non ha più motivo di esistere.
Archetipo dell’Alchimista, per la Numerologia significa trasmutazione ed elevazione della facoltà percettiva. Per chi si sente ancora coinvolto e provocato da ciò che accade può sintonizzarsi con l’energia sacra dell’Alchimista e trasmutare quel che resta da completare. Oppure iniziare un percorso di conoscenza di sé per integrare quelle parti che non riesce ad individuare.

Troviamo conferma del significato dell’energia di questo giorno nell’arcano Senza Nome, 13° carta dei Tarocchi, conosciuto anche come la Morte, la carta raffigura uno scheletro con la falce in mano che miete da sinistra a destra quindi all’inverso, per dare la Vita, simbolicamente la metamorfosi e il rinnovamento.

La 13° lettera dell’Alfabeto Ebraico è Mem, rappresenta il grembo materno che ha la capacità di dare la vita. La forma della lettera ricorda anche il ripiegamento verso se stessi per trasformarsi e genera in noi l’impulso a porci domande.


Il nome Mem deriva da mayim che significa acque, indica che esistono acque superiori ed acque inferiori, ovvero la dualità. Oggi lo leggerei anche come Aquario, il suo simbolo lo conferma, una divisione di chi si trasforma e rinasce e di chi permane nella vecchia energia senza elevarsi

Il valore della lettera Mem è 40, il numero della maturità, conferma che per giungere alla trasformazione deve esserci un percorso di maturazione per l’Essere Umano, il numero 40 compare più volte nella Bibbia per significare un isolamento ed una trasformazione:
40 giorni e 40 notti durò il diluvio (Gen. 7,4)
40 giorni e 40 notti Mosè rimase sul monte (Es. 24,18)
40 gli anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto, fuggiti dalla schiavitù in Egitto
Dobbiamo perseverare e proseguire così come fece chi ci ha preceduto alla ricerca della vera Libertà, prima di tutto interiore altrimenti non si realizza nulla nel mondo; 40 anni è una metafora, non è un valore temporale, significa affrontare le prove del viaggio/vita per giungere alla Maturità!

Questa Pasqua è Rinascita anche nel suo significato Numerologico, trasformare gli eventi attuali in potenzialità per realizzare il Nuovo Mondo ma… chi usa l’intuito e l’immaginazione può già intravederlo.
Immaginare… in me il Mago agisce!
Buona Pasqua 2021!!!

Patrizia Pezzarossa

Numerologia https://www.visionealchemica.com/profilo-numerologico/

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* Il cenacolo e le Costellazioni

Esistono messaggi esoterici nei dipinti del rinascimento Italiano?

Da sempre “ verità segrete venivano messe in evidenza” per chi sapesse cogliere il messaggio.

Talvolta i sapienti dell’antichità lasciavano tracce delle loro conoscenze esoteriche nei monumenti o nelle effigi, più spesso la tradizione era tramandata agli iniziati e rimaneva oscura per tutti gli altri, essendo esposta in modo simbolico.

Un mezzo attraverso il quale si facevano riferimenti occulti era l’astrologia, e l’importanza che questa forma di conoscenza occupava nella cultura del rinascimento italiano appare nelle opere degli artisti più significativi del tempo.

In tutte le opere di Leonardo da Vinci sembra che niente sia lasciato al caso.

Leonardo da Vinci era un grande iniziato, studioso di Astrologia e di Scienze Esoteriche, che nascose sempre i suoi studi segreti.

Egli condensò gran parte delle sue Conoscenze Superiori nel suo capolavoro più grande: il Cenacolo, che si trova nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il Cenacolo fu realizzato da Leonardo con particolari riferimenti simbolici ed astrologici, che egli tenne segreti per evitare di incorrere nelle condanne religiose dell’epoca provenienti dall’Inquisizione.

Nel Cenacolo confluiscono gli insegnamenti esoterici di Pitagora e di Ermete Trimegisto, nonché l’apporto cosmologico dei filosofi arabi per quanto riguarda l’Alchimia e la Cabala, e le cognizioni astrologiche di Tolomeo, Regiomontano e Alcabizio, anche con osservazioni e studi di fisiognomica.

Le pieghe della tovaglia, il soffitto a cassettoni, le lunette, gli apostoli, lo stesso Cristo hanno ciascuno un significato e un ruolo preciso.

Il soffitto a cassettoni è per Leonardo il quadrato magico del Sole, composto da 6 quadrati in orizzontale, 6 in verticale e 6 in diagonale, ovvero il 666, il numero della Bestia che, nell’Apocalisse di Giovanni, arriva sulla Terra per la battaglia finale tra bene e male prima della fine dei tempi.

Leonardo usa il quadrato per avvertire chi guarda la scena che si tratta di quell’epoca, del momento che si riferisce al 666 nelle Sacre scritture, ovvero del ritorno di Cristo.

Gesù Cristo, posto al centro del dipinto, corrisponde al Sole e ognuno dei 12 Apostoli corrisponde ad un Segno zodiacale, con correlazioni astrologiche e numerologiche di cui incarna le proprietà.

Le simbologie sacre ricorrono spesso al numero 12 e troviamo le analogie fra i dodici segni dello Zodiaco, i mesi dell’anno, le Tribù di Israele ed il numero degli apostoli di Gesù, così come ricordato dalla tradizione cristiana.
Gli apostoli sono riuniti dietro la tavola in quattro gruppi di tre persone, a rappresentare le stagioni, con Primavera ed Estate a destra (che è la parte più luminosa del dipinto), mentre Autunno ed Inverno sono a sinistra (la parte più in ombra). Il progredire antiorario dei segni zodiacali deve essere letto con la modalità usata da Leonardo nei suoi scritti, cioè da destra verso sinistra, cominciando ovviamente dal segno dell’Ariete, nel quale cade la Pasqua.

ARIETE: Simone Zelota

TORO.: Giuda Taddeo

GEMELLI: Matteo

CANCRO: Filippo

LEONE: Giacomo Maggiore

VERGINE :Tommaso

BILANCIA: Giovanni

SCORPIONE: Giuda Iscariota

SAGITTARIO: Pietro

CAPRICORNO : Andrea

ACQUARIO: Giacomo Minore

PESCI: Bartolomeo

Ognuno di essi rappresenta l’archetipo del segno che l’accompagna.

L’analogia tra i dodici apostoli – definiti da Jung come “ i più completi e soddisfacenti esempi di tipi psicologici che siano mai stati eleborati dalla mente umana” e i dodici segni zodiacali sembrano indicare la piena comunione tra cielo e terra, tra micro e macrocosmo.

Matteo e Giuda Taddeo

Leonardo stesso si autoritrasse nei panni dell’Apostolo Taddeo, da lui posto sotto il Segno del Toro, cioè lo stesso Segno zodiacale nel quale si trovava il Sole al momento della sua nascita, anzichè nell’Ariete, perchè il 15 Aprile 1452 il Sole era già entrato nel Toro a causa del Calendario Giuliano ancora vigente.

Spicca anche lo spazio vuoto fra la spalla destra di Gesù e la figura che gli sta accanto.

Lo spazio è a forma di “V” e potrebbe essere il simbolo stesso del calice dell’ultima cena: il Graal celato nelle forme e curiosamente assente dalla tavola imbandita, malgrado le fonti canoniche ne parlino espressamente (Marco, XIV, 23):

Fra i tanti simboli del famoso dipinto è la figura seduta a fianco di Gesù.

La tradizione vuole che si tratti di San Giovanni, il prediletto discepolo a cui si attribuiscono un Vangelo e l’Apocalisse.

Alcuni riconoscono invece, nei tratti tipicamente femminili, Maria Maddalena, che un’antica tradizione iniziatica narra fosse la sposa di Cristo.
Molti hanno ritenuto, infatti, probabile che questa donna, riconosciuta anche dai Vangeli canonici come figura importante al pari degli Apostoli, sia stata effettivamente la moglie di uno di loro.

Del resto risulta che molte donne erano tra i discepoli di Gesù.

Leonardo volle celebrare in Maria Maddalena l’archetipo della “Donna”, quella che pagani prima e cristiani poi, individuarono come Madre Divina, colei che Goethe chiamò Eterno Femminino, cioè l’incarnazione eterna della  paleolitica e neolitica, che, come sacro Utero rappresenta un calice vivente, che può accogliere, nutrire e proteggere dentro di sé la Vita.

Così Leonardo avrebbe dipinto il Sacro Graal nella figura di Maddalena: non un calice materiale, ma una sua metafora vivente come contenitore dell’archetipo della Vita stessa.

La posizione centrale di Gesù, che separa i due gruppi di sei apostoli, rappresenta il conseguimento di un equilibrio dinamico delle forze che in natura normalmente si oppongono.
In questo modo la figura di Gesù si presenta come simbolo dell’Equinozio, quel confine astronomico che regola i rapporti tra buio e luce, tra notte e giorno, tra morte e rinascita.

Anche dal punto di vista astrologico i simboli sono chiari: il moto apparente del Sole-Padre aveva da poco mostrato la meraviglia dell’Equinozio di primavera, che già stabiliva il momento della sacralità della Pasqua in riferimento alla Luna-Madre.

Leonardo esprime, e non solo in questa sua emblematica opera, la concezione che l’essere umano è uno dei tanti elementi della manifestazione.

L’Energia del Cosmo è una Unità che si esprime in molteplici forme nei regni di natura, minerale, vegetale, animale, umano.

Tutto ciò che è manifesto ha una coscienza, dal granello di sabbia ai pianeti, stelle e soli.

Tutto è governato dalle stesse leggi.Tutto è interdipendente.

Tutto si evolve ciclicamente in un continuo divenire.

Come sopra così sotto.

( sono solo spunti per approfondire)

leggi anche: ” Le Marie:Lo sposo e la sposa”

fonti:

http://www.astrologiainlinea.it/

http://www.astercenter.net

http://www.scienze-astratte.it/il-cenacolo-di-leonardo.html

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* Ricordando Virginia…28 marzo 1941

 

Nell’ottobre del 1928 Virginia Woolf viene invitata a tenere due conferenze sul tema “Le donne e il romanzo”.

È l’occasione per elaborare in maniera sistematica le sue molte riflessioni su universo femminile e creatività letteraria.

Il risultato è questo straordinario saggio, vero e proprio manifesto sulla condizione femminile dalle origini ai giorni nostri, che ripercorre il rapporto donna-scrittura dal punto di vista di una secolare esclusione, attraverso la doppia lente del rigore storico e della passione per la letteratura.

Come poteva una donna, si chiede la scrittrice inglese, dedicarsi alla letteratura se non possedeva “denaro e una stanza tutta per sé”?

Si snoda così un percorso attraverso la letteratura degli ultimi secoli che, seguendo la simbolica giornata di una scrittrice del nostro tempo, si fa lucida e asciutta riflessione sulla condizione femminile.

Un classico della scrittura e del pensiero.

I Love Virginia

 

https://lauracarpi.wordpress.com/2018/07/08/quando-il-numero-di-scrittrici-si-dimezzo-ci-sono-anche-notizie-bizzarre/

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* Sebben che siamo donne: Le pionere delle stelle e dell’informatica erano suore

Nel primo decennio del Novecento, quattro suore sono state sicuramente le prime a scoprire e catalogare più di quattrocentomila stelle.

Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta Finardi e Luigia Panceri, sono le suore dell’Istituto “Maria Bambina” di Roma che hanno contribuito alla compilazione della “Carte du Ciel”, il primo grande Catalogo stellare la cui compilazione è iniziata a fine Ottocento, quando lo sviluppo della fotografia ha permesso di fotografare il cielo.

Le immagini erano opera degli astronomi esperti di tutto il mondo che si erano riuniti più volte a Parigi proprio per catalogare le stelle,ma i calcoli minuziosi per trovare le coordinate della posizione delle stelle vennero affidati a équipes di solo donne, sparse in 18 osservatori.

Il lavoro richiedeva pazienza e precisione e le donne erano ritenute più adatte “per natura” e perché potevano essere sottopagate.

Il loro coinvolgimento fu casuale, dato che il gesuita John Hagen scelse le suore di quel convento solo perché era il più vicino al telescopio e quindi le donne avrebbero potuto recarsi all’osservatorio più velocemente. Una volta che alle suore fu spiegato come fare, diventarono da subito molto brave»tanto che vennero soprannominate “le donne calcolatrici” per la loro capacità di calcolare le coordinate e le formule da riportare sui fogli»

La Specola Vaticana partecipò al progetto con le quattro giovani suore che catalogarono da sole e a mano più di 400 mila stelle. Un lavoro che durò dal 1910 al 1922.

Il progetto internazionale per la mappatura dello spazio cominciato a fine Ottocento andò avanti fino al 1966 permettendo di catalogare quasi 5 milioni di stelle.

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La prima donna a conseguire un PhD in informatica e la prima persona in assoluto a conseguirlo negli Stati Uniti (insieme ad un’altra, che aveva conseguito il dottorato lo stesso giorno in un’altra università) è stata una suora: suor Mary Kenneth Keller  (1914-1985).

Suor Mary Kenneth Keller fu una vera e propria pioniera dell’informatica: infatti convinta dell’importanza del computer nell’insegnamento si impegnò a lungo per rendere questa tecnologia sempre più semplice da usare.

Suor Mary Kenneth Keller collaborò, mentre si trovava presso il Dartmouth College, all’elaborazione di BASIC, un linguaggio di programmazione molto più facile da imparare rispetto a quelli fino ad allora disponibili, che rendeva l’uso del computer accessibile a una fascia molto più ampia di popolazione.

Qualche anno dopo, nel 1965, ottenne il suo dottorato in informatica presso l’Università del Wisconsin.

Suor Mary Kenneth Keller, nacque nel 1914 e nel 1932, all’età di 18 anni entrò nell’ordine delle Sorelle della Carità. Successivamente, presso la DePaul University conseguì un bachelor of science e un master of science in Matematica e Fisica. La collaborazione con il Dartmouth cominciò negli anni ‘60, anni in cui studiò anche all’Università del Wisconsin alla Purdue e a quella del Michigan.

La suora americana successivamente fondò e diresse per 20 anni il Clarke College in Iowa. La sua idea era che il computer fosse sempre più accessibile e facile da usare, date le sue potenzialità. La sua ricerca non si limitò esclusivamente a questo ma si concentrò anche nel campo dell’intelligenza artificiale

Per la prima volta, ora possiamo simulare meccanicamente il processo cognitivo. Possiamo fare studi sull’intelligenza artificiale. Oltre a ciò, questo meccanismo [il computer] può essere usato per assistere gli esseri umani nell’apprendimento. Dato che con il passare del tempo avremo più studenti maturi in numero sempre maggiore, questo tipo di insegnamento sarà probabilmente sempre più importante“.

Così scriveva Giovanni Keplero:”E’ bene dunque che la donna faccia altre cose e non si impegni nello studio della scienza e della matematica, che le sono innaturali”.

Nicola Pende, uno scienziato che sostenne le leggi razziali fasciste, scriveva che alle donne si dovevano proibire gli studi scientifici: “Sappiamo che il cervello femminile non è per natura sufficientemente preparato per le carriere delle scienze, della matematica, della filosofia, della storia, dell’ingegneria, dell’architettura”.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, pag. 250, Ledizioni, Milano 2020

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
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* Sebben che siamo donne: Sylvia Beach e la libreria più bella del mondo

 

 

Una delle librerie più belle al mondo è sicuramente la Shakespeare and Company di Parigi. Essa prende il nome da quella libreria che l’americana Sylvia Beach aprì sulla Rive Gauche parigina nel 1919 e che segnò la vita culturale della Parigi di quegli anni.

Terza figlia di Sylvester Woodbridge Beach, reverendo presbiteriano, e di Eleanor Thomazine Orbison, Sylvia passa i primi anni della sua vita tra il Maryland e il New Jersey, trasferendosi poi con la famiglia in Europa e viaggiando spesso, grazie al lavoro del padre.

Arrivata a Parigi nel 1916 con l’intento di studiare letteratura francese, Sylvia vi conosce la libraia Adrienne Monnier, che diventa ben presto la sua inseparabile compagna, tanto nella vita quanto negli affari. Nel “negozietto grigio” della Monnier, Sylvia incontra molti di quegli intellettuali che graviteranno poi intorno alla Shakespeare and Company; eminenti personalità degli anni a cavallo del secolo, da Ezra Pound ad André Gide fino a Ernest Hemingway.

Se il grande sogno dell’americana trapiantata in Francia era quello di tornare a New York, per aprire una libreria aperta ai grandi autori della letteratura francese contemporanea, gli affitti troppo cari della Grande Mela costituiscono uno scoglio insormontabile. È così che il progetto subisce una radicale quanto fortunata trasformazione: Sylvia decide di aprire una libreria americana nel cuore di Parigi.

Rue Dupuytren 8: questo è il primo indirizzo della Shakespeare and Company, aperta il 19 novembre 1919. Fuori dalla libreria troneggia una splendida insegna raffigurante il drammaturgo inglese che, secondo Beach, “guardava con occhio benevolo all’impresa”. La censura contro la libertà d’espressione che in quegli anni regna in America farà la fortuna della libreria e della sua biblioteca itinerante: la fornitissima Shakespeare and Company attira infatti tutti quei pellegrini che, attraversato l’oceano per stabilirsi a Parigi, contribuiscono a creare un’autentica colonia americana sulla Rive Gauche.

Tra i clienti di Shakespeare and Company si segnalano da subito nomi quali Man Ray, le cui fotografie fanno bella mostra di sé sulle pareti della libreria; Francis Scott Fitzgerald, disegnatore di una vignetta, realizzata sulla copia di Sylvia del Grande Gatsby, che lo ritrae seduto a un tavolo con le due libraie e Joyce, e Gertrude Stein, che scrive, come gesto di amicizia, una poesia dedicata a Sylvia, e al suo negozio, dal titolo Rich and Poor in English.

Ma uno fra tutti è il nome a cui è legata la fama della libreria e della sua proprietaria: James Joyce. Beach conosce lo scrittore irlandese a una festa, nell’estate del 1920; un incontro segnato dal timore reverenziale che Sylvia prova per l’autore, che in quegli anni era concentrato sulla stesura dell’Ulysses. Durante una discussione riguardo al futuro del libro, Beach si propone come editore. Benché senza esperienza, la libraia ha un progetto grandioso per l’opera: una tiratura di mille copie pronte per l’autunno del 1921, stampata in tre formati e supporti diversi.

A questo grandioso progetto che assorbe, insieme all’attività della libreria, le giornate di Sylvia, si sovrappone il trasloco della Shakespeare and Company al numero 12 di Rue de l’Odéon. È quindi con un certo di ritardo e molti sacrifici, soprattutto economici, che la Shakespeare and Company pubblica come editrice il suo primo libro: il 2 febbraio 1922 Sylvia consegna a Joyce la prima copia dell’Ulysses. Nonostante le rigide censure imposte oltre oceano e grazie all’aiuto di Hemingway, il romanzo sbarca anche in America – nascosto nei pantaloni del grande scrittore.

Nuove fatiche editoriali, sempre concentrate sui lavori di Joyce col quale s’è ormai stabilito un forte sodalizio; difficili scelte nel campo delle pubblicazioni, nate dal fraintendimento sorto con la grande censura che aveva colpito l’Ulisse; lotte serrate contro le edizioni pirata del capolavoro: è in questo clima che, per Sylvia e la libreria ma soprattutto per il mondo, iniziano gli anni più bui del XX secolo.

La generazione perduta della Rive Gauche è diventata il punto di riferimento del suo tempo: molti intellettuali calcano le scene da protagonisti e alcuni tornano in America, paese d’origine di molti degli affezionati della Shakespeare and Company. La lontananza dei più cari amici unita alla Grande Depressione prima, e all’occupazione nazista poi, porta la libreria della Beach a dover lottare per sopravvivere. Più volte Sylvia riceve visite di ufficiali tedeschi interessati alla sua attività: deve fronteggiare le loro pressioni, e raggira la loro minaccia di prendersi la libreria traslocandola in gran segreto, di notte, in uno degli appartamenti sfitti del palazzo. Ma nulla può contro le conseguenze della sua cittadinanza americana.

Chissà se i tedeschi vennero davvero a confiscare Shakespeare and Company? Se sì, non la trovarono” scrive Sylvia nel suo libro di memorie “Ma alla fine vennero a prenderne la proprietaria”. Passa sei mesi in un campo di concentramento e quando torna a Parigi, per evitare di essere di nuovo imprigionata, vive nascosta nel foyet des etudiantes di un’amica; ma ogni giorno si reca in Rue de l’Odéon per informarsi sulla libreria di Adrienne Monnier, la resistenza parigina e la sorte degli scrittori che per anni avevano animato la Shakespeare and Company.

Nonostante gli scontri, che proseguono intensi, e nonostante i cecchini tedeschi sui tetti, con la liberazione di Parigi Sylvia torna alla sua libreria, che però non riaprirà mai più i battenti. Parigi continua comunque a essere la sua città: vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1962, a sette anni dal suicidio dell’amica Adrienne.

Per chi voglia rendere omaggio all’editrice di Joyce, alla donna che ha saputo dare vita a un cenacolo culturale animato dai nomi più importanti della cultura (americana e non) della prima metà del XX secolo, le spoglie di Sylvia Beach risposano al Princeton Cemetery.

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* La buona notizia del venerdì: Leggere a m.3466 si può! da laFeltrinelli sul Monte Bianco

Apre sul Monte Bianco la libreria più alta d’Europa

Siamo sul Monte Bianco, all’interno della stazione Punta Helbronner The Sky, la terza dell’impianto Skyway Monte Bianco di Funivie Montebianco S.p.a.: qui laFeltrinelli ha scelto di inaugurare la libreria più alta d’Europa.

Ciò che rende la montagna unica e l’esploratore fortunato, è la possibilità di guardare il mondo da un punto di vista diverso ed emozionante. Ed è proprio questo che rende così simili un buon libro e la montagna, il lettore e il viaggiatore”, si legge nella presentazione di laFeltrinelli 3466 (le foto sono di Lorenzo Passoni, ndr).

Una finestra su un luogo unico dove fermarsi, incontrare nuove storie, immergersi nella lettura con il Monte Bianco come ispirazione per ritrovare silenzio, tempo e misura.

60 metri quadri a quota 3.466 metri e una proposta letteraria rivolta a chi adora camminare nei boschi, immerso nella natura, a chi cerca sempre stimoli e punti di vista, a chi sfida i propri limiti e a chi sente il bisogno di fuggire (e ritrovarsi) nelle solitudini aperte.

376 titoli per un totale di 1726 libri, suddivisi in percorsi tematici: dalla sezione bestseller d’alta quota ai libri illustrati di montagna e fotografici, da quelli dedicati agli itinerari Valdostani alla narrativa di montagna, dai libri enogastronomici per scoprire la cucina della Valle d’Aosta ai libri per ragazzi.

Skyway Monte Bianco non è solo una funivia, è un’idea – precisa Federica Bieller, Presidente Funivie Monte Bianco Spa -. Quella di avvicinare l’uomo alla montagna e al cielo, quella di allargare orizzonti e di superare i confini. Grazie all’apertura de laFeltrinelli 3466 la nostra tecnologica funivia valorizza ancora di più l’ascesa rendendola un’escursione culturale. La cultura di montagna da valorizzare, le parole degli autori che l’hanno amata e sfidata da tramandare, il Monte Bianco come scenario per fantastica

 

A inaugurare il programma delle matinée con lo scrittore, sabato 20 luglio alle ore 12, lo storico e scrittore Alessandro Vanoli, in uscita con il nuovo libro Strade perdute (Feltrinelli) dedicato alle molteplici rotte che l’uomo ha percorso e che segnano le sue radici, dal Nilo, alle rotte del Mediterraneo, dalla Via della seta, alla Route 66, tra strade celebri e altre ancora ignote.

Sabato 27 luglio sempre alle ore 12 è invece la volta della presentazione in reading di Stelle minori (Feltrinelli) di Mattia Signorini, sulla ricostruzione del proprio presente a partire da quella del proprio passato, ancor più se minaccioso e irrisolto.

Foto di Lorenzo Passoni

https://www.illibraio.it/news/librerie/monte-bianco-libreria-feltrinelli-1110601/?fbclid=IwAR3JorRdmvUJCPg3rPpzhJ_Wrrr0D7OLjsH8k-1xVVyvoiD7CnT2ZLWayoM

Nel 2020, segnato dalla pandemia, il mercato del libro cresce del 2,4% (ma le vendite online arrivano al 43%)

https://www.illibraio.it/news/editoria/2020-mercato-libro-dati-1396965/

https://www.illibraio.it/news/librerie/libreria-lello-e-irmao-424083/?fbclid=IwAR0_VbdkJ2sX6bDiR3gJtBAoQ2pih6UAEECDX_sTm1_3ydjcAKCnHlQm8tA