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* Noi siamo materia stellare che medita sulle stelle

 

Io penso che l’universo è un insieme vivo e pulsante di energie che agiscono, collaborano, scambiano qualità ed intensità in un continuo divenire secondo un ordine implicito da sempre e per sempre.

Queste energie pervadono e determinano una coscienza in tutto ciò che è manifesto, dal granello di sabbia, alle piante, agli animali, agli esseri umani fino alle più lontane e complesse galassie.

Le energie delle stelle ci sostengono e ci spingono verso le scelte che fanno della vita la nostra vita.

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*La buona notizia del venerdì: Un borgo amico per con-vivere in modo dignitoso : Cicala in Calabria

Ai piedi della Sila, in Calabria, Cicala è un luogo di aggregazione in cui le persone malate hanno la possibilità di vivere una quotidianità serena, partecipativa e libera : tutti gli abitanti si occupano dei malati

Quelli che ridono, o sono contenti, o son pazzi, o son dementi” questo recita un vecchio proverbio italiano, sintesi perfetta per raccontare il progetto del centro diurno “Antonio Doria” realizzato dall’ Associazione Ra.Gi. Onlus di Catanzaro.

Si tratta di un progetto di ospitalità diffusa che ha trasformato il paese in una grande casa per i pazienti e le loro famiglie, che finalmente possono fare affidamento su una comunità per risolvere i problemi, a cui spesso devono far fronte da soli

Un intero paese votato all’accoglienza delle demenze, dove restituire ai malati una po’ di normalità.

Cicala, un comune di mille anime nella provincia di Catanzaro, che è diventato un’oasi terapeutica grazie all’impegno dell’associazione Ra.gi., che pian piano ha attuato una vera e propria rivoluzione. 

In questo piccolo centro, infatti, i malati sono diventati pazienti di tutti gli abitanti, che danno un piccolo apporto per contribuire alle terapie di coloro che sono affetti da demenza o Alzheimer e che arrivano speranzosi a Cicala.

Il sogno che ha preso forma in questi anni è figlio di un progetto di ospitalità diffusa, che ha trasformato il paese in una grande casa per i malati e le loro famiglie, che finalmente possono fare affidamento su una comunità per risolvere i problemi, a cui spesso devono far fronte da soli.

Per realizzare questo progetto, dapprima è stato aperto un centro diurno per il trattamento degli ospiti, che pian piano hanno avuto accesso all’intero paese in completa libertà.

Quando i malati entrano nei negozi, parlano con i bambini delle scuole o impastano il pane insieme al fornaio, sono sempre affiancati da un operatore che con discrezione ne supervisiona le attività.

In questo modo gli ospiti di Cicala entrano a far parte della comunità e riprendono quelle attività, semplici e quotidiane, che per molti di loro erano diventate montagne troppo alte da scalare.

Il tutto è stato possibile anche grazie alla disponibilità di commercianti ed abitanti che sono stati preparati dai volontari di Ra.gi. a vivere e lavorare in un paesino definito ‘Dementia frendly’, ossia amico delle demenze.

I commercianti, macellai, fruttivendolo, panettieri, baristi, farmacisti parrucchieri, barbieri e fiorai hanno seguito un corso di formazione per 5 mesi su come parlare e relazionarsi con le persone con demenze.

Si tratta di persone normali, non terapisti, gente comune che incontrerà nella quotidianità queste persone e che accompagnate dalla Equipe terapeutica andranno a fare la spesa, passeggeranno, incontreranno persone “normali” andranno a prendere il caffè normalmente.

Il progetto è presieduto da Elena Sodano, che è una grande sostenitrice del metodo della Teci (Terapia espressiva, corporea, integrata), che si fonda su un approccio, con solide basi scientifiche, ma che è anzitutto fisico.

Attraverso questo tipo di terapia a Cicala si punta sull’umanizzazione e la normalizzazione dei pazienti che non vengono sedati.

 

 

L’obiettivo è costruire un approccio più “esistenziale” che assistenziale per gli ospiti.

Convinti dalla bontà del progetto, al fianco dell’associazione Ra.gi. si è schierato anche il comune, col sindaco Alessandro Falvo, e il parroco don Sergio Polito, che insieme stanno lavorando per rendere Cicala un borgo sempre più Dementia friendly. 

La vita deve avere lo stesso valore per tutti – ha dichiarato il sindaco di Cicala -. È per questo che abbiamo sposato l’idea di far vivere in modo dignitoso, libero ed inclusivo le persone affette da demenze e ne siamo orgogliosi”.

https://www.nonsprecare.it/cicala-borgo-amico-demenze?fbclid=IwAR35tUa0p9tFTdVYAaEdXTRgnJCX7qauk1Ny3TldlDlLQ6oNAtcPvXJ8qJQ&refresh_cens

http://www.vita.it/it/article/2018/05/10/a-cicala-il-primo-borgo-calabrese-amico-delle-demenze/146798/

.. e se questo cercare continuo di questi “ malati ” nei cassetti, negli angoli di casa,nelle persone, fosse per trovare un amore mancato se pur inconsciamente per tutta la vita ?

…e se questo dimenticare fosse per cancellare il dolore se pur inconscio dell’amore percepito non meritato per tutta la vita?

e se questi “ malati “ fossero anime insegnanti di amore in questa vita?

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* Giornata internazionale delle donne nella scienza 2019

……

Rita Levi Montalcini * Margherita Hack * Irene Joliot Curie * Ida Tacke Noddack

Gerty Radnitz Cori * Gertrude Belle-Elion * Rosalind Franklin * Emmy Noether

Barbara McClintock* Rosalyn Sussman- Yalow

…..

 

Sebben che siamo donne…

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* Incontri ravvicinati con i fiocchi di neve

 

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*

Neve bella,
fatta a stella,
bianca neve,
lieve lieve
vienmi in mano,
piano piano
Sei per poco
dolce gioco,
dolce gioco
in mille fiocchi
che mi frullan
sotto gli occhi.

(Ada Negri)

Ma com’è la neve vista molto da vicino?

Sappiamo che non ci sono due fiocchi di neve identici, ma guardando da vicino si scopre una infinita varietà di forme e dimensioni.

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Ecco una raccolta di questi primi piani ravvicinati, ottenuti da Alexey Kljatov, artista e fotografo di Mosca, Russia.

La serie, chiamata “Snowflakes and snow crystals“, è creata con una fotocamera Canon A650 insieme ad alcune aggiunte personalizzate, come un Helios 44M-5 proveniente da una vecchia camera russa chiamata Zenit.

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Le immagini mostrano i fiocchi poggiati su lana scura, in colore naturale.

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Ma questi sono soltanto alcuni esempi del suo originale lavoro.

Per vedere altre immagini seguite il link sotto:

http://chaoticmind75.blogspot.ru/2013/08/my-technique-for-snowflakes-shooting.html

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*La buona notizia del venerdì : Picasso per l’emicrania, Dalì per l’influenza. A Montreal i medici prescrivono il Museo come medicina

Dal 1° novembre a Montreal i medici possono prescrivere visite gratis al museo come forma di terapia senza effetti collaterali

 

Art therapy, ossia l’arte fa bene e allora il dottore la prescrive.

È più o meno questa la conclusione cui sono giunti i medici di Montreal, in Canada, che, insieme al Museo di Belle Arti della città, si sono messi in testa che una terapia volta soprattutto ad alleviare le sofferenze, senza effetti collaterali, può essere proprio un percorso tra le collezioni d’arte di un museo.

Con questa intenzione è nata una vera e propria partnership, la prima nel suo genere al mondo, tra il Montreal Museum of Fine Arts (MMFA) e un’Associazione dei Medici Francofoni Canadesi: da novembre i medici hanno avuto la possibilità di prescrivere visite al museo come terapia per aiutare ad affrontare sia i disturbi fisici che mentali dei loro pazienti.

Un’esperienza rilassante, rivitalizzante, un momento di tregua”, giurano dal museo, che sarà possibile grazie all’ingresso gratuito per i malati (I medici potranno registrare, nella fase iniziale del progetto, l’emissione di 50 prescrizioni per una visita alle collezioni e alle mostre della MMFA come complemento alle opzioni di trattamento più tradizionali), che potranno anche essere accompagnati dai propri parenti, secondo alcune regole.

Abbiamo studiato che gli ormoni del benessere che vengono secreti quando si pratica esercizio fisico, sono simili a quelli prodotti durante una visita al museo

Lo spazio neutro, bello, stimolante di un museo può aumentare l’umore, migliorare il benessere e offrire ai pazienti la possibilità di esplorare esperienze e sensi al di fuori della loro malattia”, 

Possiamo aprire nuove porte, non solo per i pazienti, ma anche per i medici”afferma Nathalie Bondil, direttore generale del Museo.

La sig.ra Bondil spera che se l’iniziativa avrà successo, verrà raccolta dai musei di tutto il mondo.

I medici possono prescrivere le visite per aiutare ad affrontare sia i disturbi fisici e mentali dei loro pazienti.

Intanto, il museo offre già programmi di terapia artistica, ha recentemente assunto un terapeuta artistico e partecipa a studi clinici che esaminano l’impatto delle visite ai musei su persone con vari problemi di salute mentale e fisica, dai disturbi alimentari al cancro al seno.

In una dichiarazione, la dottoressa Hélène Boyer, con i francofoni del Canada di Medici francesi, ha affermato che esiste un crescente ricerca che suggerisce che il contatto con l’arte abbia un impatto positivo sulla salute delle persone.

Fare una prescrizione al museo ora fa parte del mio arsenale terapeutico, proprio come prescrivere farmaci.Sono fiduciosa che i miei pazienti saranno lieti di visitare il museo per alleviare le loro sofferenze, senza effetti collaterali”, ha detto.

L’idea che “l’arte è una buona medicina“, come sostiene il museo di Montreal, sta guadagnando popolarità in tutto il mondo.

Nel 2017, il gruppo parlamentare All-Party on Arts, Health and Wellbeing nel Regno Unito ha prodotto un rapporto in cui si afferma che “è giunto il momento di riconoscere il potente contributo che l’arte può dare alla nostra salute e al nostro benessere”.

Il rapporto suggerisce che ci sono benefici dimostrabili nell’usare l’arte in vari modi per la salute, dall’incorporare l’arte negli ospedali ai pazienti coinvolti nei programmi artistici.

Una bella iniziativa, non credete? Se è vero come è vero che l’arte è una buona medicina ed è validissima anche nel percorso di crescita dei nostri piccoli, perché non approfittarne anche noi che di splendide collezioni museali siamo pieni?

Fonti:.

https://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/29286-prescrizione-medica-visite-museo-canada?

https://www.bbc.com/news/world-us-canada-45972348

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* Conosciamo i meccanismi del cuore? Nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire.

Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi.

Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

Rita Levi Montalcini

 

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* La buona notizia del venerdì: Inizia la stagione dell’eclissi 2019 anzi è già incominciata! Pronti a cavalcare le potenti energie ?

 

Un piccolo assaggio di quello che sarà un aspetto del 2019 che inizia il 6 di Gennaio con la prima delle cinque eclissi dell’anno. Sicuramente seguite gli astrologi e sapete che ci sono diverse congiunzioni e pianeti nell’asse dei segni che citerò e che le eclissi di questo 2019 andranno a sollecitare ulteriormente, come a voler sottolineare l’argomento trattato e accelerare la sua manifestazione in equilibrio.

La stagione è comunque aperta perché, come sempre vi ricordo, l’energia instabile eclissiana inizia circa 15 giorni prima dell’evento e finisce 15 giorni dopo, nonostante che le influenze possano rimanere per mesi.

Infatti, partiamo dal sei gennaio dove avremo un’eclissi parziale di Sole (Luna Nuova) nel segno del capricorno congiunta a Saturno.

Il 21 di Gennaio un’eclissi di Luna Piena, una Super Moon per la sua grandezza, nel segno del Leone (vi ricordo che quest’anno, 2018, l’asse sollecitato era proprio quello del Leone e Acquario e trovate la spiegazione nella conferenza delle tredici lune su Youtube fatta con Francesco Akash), questa chiude il ciclo del 2018 ritornando a sollecitare il punto zero.

Il 2 luglio un’eclissi totale di Sole nel segno del Cancro e il 16 luglio un’eclissi parziale di luna nel segno del Capricorno.

Per concludere il 26 di dicembre con l’eclissi anulare di Sole nel Capricorno di nuovo.

Asse altamente sollecitato quest’anno.

Siamo di nuovo a osservare gli effetti della terra Yin e del calore dei legami affettivi Yang. Il freddo e il calore, gli opposti che vogliono trovare un nuovo equilibrio. Spesso scrivo nei post che l’umanità si ammala per mancanza di amore. Ultimamente ci sono state sempre più persone che sono entrate in contatto con la malattia a diversi livelli, con la crisi del proprio sistema che porta a trovare una nuova soluzione e ognuno fa come può, ma sicuramente ci si pone delle domande esistenziali. 

Dico anche spesso che la morte è il più grande insegnamento che ci dona la vita, proprio perché ti fa dar valore a ciò che si sta pensando, vivendo, facendo, condividendo, esprimendo, insomma a come si PRENDE la vita. E’ arrivato il momento di scaldare quel congelamento che ha protetto e represso una parte di noi e che ci tiene separati dal nostro cuore e la sua capacità di dare e ricevere amore.

Noi siamo amore e ce ne siamo dimenticati. La struttura di questa incarnazione fa in modo che le esperienze, da piccoli, attivino ferite che ci portiamo dietro e che i nostri genitori diventino gli apparenti artefici delle nostre pene. In realtà, quelle ferite sono già presenti dentro di noi e se non fossero attivate non ci permetterebbero di imparare a trascenderle, amarle, comprendere, ritornare a noi, alla nostra essenza, facendo il viaggio di ritorno necessario. Ogni singolo evento della nostra vita nasconde amore ed è stato creato per riportarci proprio al nostro cuore, a trascendere le identità che abbiamo preso per vere, dimenticandoci che il Sè è tutto e non è nulla, è un frammento di energia in movimento, non ha forma né volti.

Le eclissi di quest’anno vogliono rompere le corazze della separazione e tutto sarà volto a questo.

Farci diventare adulti e prenderci cura del nostro bambino, amarlo incondizionatamente ma comprendendo che siamo anche lui, ma non solo. Siamo anche adulti, ma non solo. Siamo di passaggio e questo corpo ci viene prestato, ma non siamo nemmeno questo. Alleggeriamoci allora, non prendiamo tutto come personale, non siamo così importanti anche se desideriamo esserlo perché dentro ci sono ferite profonde proprio nel dare e ricevere amore.

Ci sentiamo non meritevoli dell’amore VERO e non quello di cui si racconta in giro. Quello che ci allontana e non unisce.

Qualcosa o qualcuno sapeva bene che se ci avesse sconnesso dall’amore saremo stati persi per sempre, condannati a migliaia di reincarnazioni senza mai tregua o forse era parte del viaggio dell’Anima sperimentarlo. Ma qui, proprio qui abbiamo la possibilità di cambiare le cose e tornare in contatto. Ci siamo congelati. Quelle barriere ci hanno congelato il tempo, lo spazio e le ferite facendoci smettere di sentire e portandoci totalmente nella mente dove non si sente e allora, non si soffre.

Dietro quel congelamento ci sono mostri immensi che si sono comunque nutriti nel tempo creando la bipolarità estrema. Ed ecco che tutto quest’anno ci ha riportato in contatto con la nostra ombra e nel 2019 avremo degli strumenti da usare ma quei “mostri” devono essere accolti in una tavola bandita d’amore. Solo così toccheranno il loro cuore e si scioglieranno…perché ciò che i mostri vogliono e cercano è AMORE.

Ti senti in grado di amare ciò che non ti piace? ti senti capace di accogliere l’umanità che adesso ti appartiene? e l’umanità di tutti gli altri senza volerli cambiare? Sei in grado di mantenere il cuore aperto davanti al dolore? davanti all’ingiustizia? davanti all’abbandono? davanti al tradimento? Sei in grado di amarti a tal punto da accettare tutto di te? che la creazione fuori è solamente tua e ti appartiene così tanto che solo tu sei capace di cambiarla? sei disposta ad abbandonarti all’amore anche se può far male? sei disposta a scegliere il tuo sorriso anche se devi far male? a non giudicarti più? a non volerti cambiare ma imparare a vedere la tua bellezza in ogni tua sfumatura? a mostrare la tua fragilità e le tue lacrime al Mondo? sei disposta a vedere quante volte di sei tradita, abbandonata, rifiutata ecc. e che tutti ti hanno solo mostrato quello che tu facevi a te stessa? sei disposta a perdonarti e ricominciare?

Le eclissi sono cambiamenti forti di direzione, sono chiusure forzate a situazioni che non sono più allineate con il proposito energetico più alto. Ci vogliono allineare con il Maestro interiore.

Non sono miracoli, nessuno farà il lavoro al posto nostro, anzi. Se non collaboriamo può essere doloroso, evitiamo di resistere. Se iniziamo dal nostro piccolo e ognuno il suo, saremo una forza insieme.

Se vogliamo cambiare gli altri falliremo nel dolore e sofferenza.

In realtà è molto più semplice di quanto sembri….ABBANDONARSI e lasciarsi guidare dall’Universo.

Buon viaggio!

OLLIN

https://www.semidiluceblu.it/2018/12/26/aperta-la-stagione-di-eclissi-il-ritorno-al-calore-del-cuore-ollin/?fbclid=IwAR1cRSofVglCAMYLq3TwipWvI-UbDhCABhAYMIiA2AKdijfxbNOxH-NTyhk

Guarda sempre dentro di te,ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra la tuo interno.

Ascoltala: è la verità ed è dentro di te.

Sei divino, non lo dimenticare mai.

La separazione non esiste.

Siamo tutti Uno, in eterno contatto con l’Anima Unica

Giordano Bruno

https://lauracarpi.wordpress.com/2018/02/15/la-leggenda-del-sole-e-della-luna-e-delleclissi/

https://lauracarpi.wordpress.com/2018/02/07/eclisse-di-luna-poi-eclisse-di-sole-eclisse-di-sole-poi-eclisse-di-luna-quali-energie-per-noi/

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* La buona notizia del venerdì: Capsula Mundi, ovvero continuare la vita in un albero

Tutti noi abbiamo un’unica certezza nel cammino della vita: la morte.

È come se la materia desiderasse animarsi e passeggiare per il tempo in una danza che solo la Parca (Parche: divinità greco-romane che stabilivano il destino degli uomini ndt) potrebbe concedere. Come diceva Lynn Margulis, la vita è materia che può scegliere.

La morte è la condizione della vita… sia che arriviamo alla fine del cammino vecchi e stanchi, e che la Parca ci dia l’ultimo bacio e ci metta a dormire in eterno, sia che ci imbattiamo accidentalmente in essa prima del tempo.

Ma la morte è la condizione di tutti gli esseri viventi?

La morte è una transizione della materia, è il limite di una forma animata che esaurisce le sue frontiere e collassa su sé stessa: il tempo è l’ultima barriera che molte forme viventi non possono superare.

Dal momento del concepimento, il tempo e la materia si erodono nello scorrere di un ciclo che giungerà al suo culmine: e ritorniamo al nostro stato originario,

La nostra essenza è chiusa nella prigione organica della nostra condizione evolutiva, della nostra individualità: siamo unici e irripetibili

Anche l’Italia potrà avere cimiteri “verdi” se un giorno la legge lo permetterà.

E ognuno di noi, alla fine della propria vita, potrà trasformarsi in un albero. È questa l’idea su cui da tempo lavora il team italiano di Capsula Mundi, che ha realizzato un contenitore a forma di uovo in cui il corpo del defunto viene disposto in posizione fetale per poi essere posto sotto terra insieme ai semi di un albero. L’iniziativa è sbarcata su Kickstarter.

Realizzato con un materiale 100% biodegradabile, la plastica di amido, la Capsula Mundi permetterà così di ricordare il defunto non attraverso la sua lapide o un’urna ma trovandosi davanti l’albero cresciuto al di sopra del suo corpo.

Capsula Mundi è messa a dimora come un seme nella terra; sopra di essa – a segnarne spazialmente la presenza, viene lasciato un cerchio di terra ribassato. Al centro di questo è piantato un albero la cui essenza viene scelta in vita dal defunto e sarà cura dei parenti e degli amici seguirne la crescita” spiega il sito ufficiale.

In questo modo, il cimitero potrebbe trasformarsi, spogliandosi della sua veste talvolta lugubre e diventando un grande parco sacro.

Abbiamo voluto dedicare il nostro lavoro ad un momento della vita di estrema importanza così come lo sono il momento della la nascita e il matrimonio. La morte è un passaggio delicato, misterioso e inevitabile. I defunti non possono solo essere un problema tecnico, la morte non può essere trattata come un tabù. Se visto come fenomeno naturale, di trasformazione delle sostanze, il trapasso è un momento di ricongiunzione dell’essere alla natura, al suo perpetuo mutare. Al di là delle radici religiose e culturali a cui ognuno appartiene, questo è un fenomeno biologico, quindi uguale per tutti” spiega il team.

La loro riflessione però si è concentrata anche sull’impatto ambientale dell’utilizzo della bara, un oggetto dimenticato da chi si occupa di design. Per costruirla oggi si sacrificano alberi ad alto fusto, spesso di essenze pregiate, quindi a lento accrescimento.

È l’oggetto con il più breve ciclo di vita prodotto dalla nostra società, ne consegue il più alto impatto ambientale (la crescita di un albero richiede dai 10 ai 40 anni, a fronte di tre giorni di fruibilità del prodotto!)” fanno notare. Capsula Mundi invece utilizza materiale biodegradabile al 100% e realizzato da “plastica” di amido (l’amido si ricava da piante con ricrescita stagionale, quali patate e mais), risparmiando la vita di un albero e proponendo di piantarne uno in più. 

Un albero accanto all’altro, di essenze diverse a creare un bosco, magari lì dove un bosco è scomparso. Un luogo in cui i bambini potranno andare ad imparare a riconoscere i diversi tipi di alberi oppure in cui recarsi per una passeggiata e ricordarsi di persone che non ci sono più”.

Non si tratta però dell’unica iniziativa di questo tipo.

Negli ultimi anni infatti si sono moltiplicate le urne biodegradabili che danno vita a un albero come la Bios Urn, o ancora PoeTree, che permette di trasformare le nostre ceneri in una “creatura” vegetale vivente.

Nel maggio 2016 l’iniziativa è sbarcata su Kickstarter dove è a caccia di fondi sperando di arrivare entro un mese circa all’ingegnerizzazione del prototipo industriale e alla preparazione degli stampi nel 2017.

“Vogliamo affrontare il percorso che ci porterà alla realizzazione della Capsula grande per il corpo, rivolgendoci a un tipo di produzione meno artigianale. Per questo il primo passo sarà l’ingegnerizzazione del prototipo industriale. Il prototipo industriale è necessario per lo studio e la verifica di tutti i dettagli, testandoli mano a mano su un modello 3D in rapid prototyping, fino a giungere al prototipo funzionante. Una volta ottenuto il modello della Capsula funzionante avremo tutte le informazioni necessarie per la realizzazione degli stampi in materiale plastico leggero con strumenti a controllo numerico (CNC) per produrre i primi esemplari della Capsula” spiegano gli ideatori del progetto.

 

Albero, nuvola;

domani libro o vento:

il libro che leggo, il vento che bevo. (…)

Perché muoio ogni attimo, io,

e rinasco vuoto e senza ricordi:

vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.

~Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

fonti

https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/15865-capsula-mundi-albero-morte

https://rivistanatura.com/bios-urn-diventare-alberi-dopo-la-morte/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/urne-biodegradabili-e-ceneri-radici-sepoltura-green-1459479.html

http://www.italiachecambia.org/2017/10/io-faccio-cosi-185-boschi-vivi-cimitero-naturale-salvaguardia-paesaggio/

http://www.architetturadeglialberi.it/la-morte-e-gli-alberi/

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*Il suono ha una forma, ogni suono ha una forma , lo prova la Cimatica

La cimatica è lo studio del suono visibile le cui basi furono poste da Ernst Chladni, musicista e fisico tedesco ( 1756 – 1857).

La parola cimatica, dal greco Kyma -grande onda- è stata coniata da Hans Jenny, (1904-1972) un medico svizzero e studioso di scienze naturali, per descrivere il suono visibile.

Una delle scoperte più affascinanti che fece Jenny fu che quando venivano pronunciate le vocali in ebraico e sanscrito attraverso il fonoscopio, strumento a fiato da lui inventato, venivano riprodotti i modelli reali delle stesse vocali.

Questo però non si verificava pronunciando le lingue moderne.

Tutto ciò portò a pensare che ci potesse essere qualcosa di vero nel concetto di “lingua Sacra”.

Una vera e propria ragione fisica per cui la recitazione di mantra e testi sacri potessero avere proprietà curative vere e proprie.

 

 

Il Cymascope è un nuovo tipo di strumento scientifico, che rende il suono visibile.


E’ stato creato da John Stuart Reid, ingegnere acustico, e dal progettista americano Erik Larson  ispirandosi al lavoro di Ernst Chladni..

Viene utilizzato per lo studio visivo di suoni umani, animali, suoni dello Spazio e strumenti musicali.

Un Cymascope può anche essere usato in logopedia e per applicazioni di intrattenimento come fare musica visibile.

Grazie a questo strumento è stato possibile vedere per esempio che forma hanno le frequenze delle onde cerebrali, le vocali delle lingue moderne e le note del pianoforte.

 

Frequenze cerebrali viste con il Cymascope
Note del pianoforte viste con il Cymascope

Vocali viste con il Cymascope

In precedenza era stato ipotizzato che ciascuna delle cinque vocali avesse una forma base uguale per ogni persona.

Tuttavia con l’utilizzo del Cymascope, si è scoperto che la forma varia da persona a persona.

In sostanza è il tono della voce di una persona a determinare la geometria di base di ogni vocale.


Le forme geometriche che derivano dalla voce umana sono come dei bellissimi mandala .


È possibile avere il mandala della propria voce acquistabile sul sito ufficiale cymascope.com. 

Si deve registrare la propria voce con il registratore vocale online del sito che verrà poi “fatta ascoltare” allo Cymascope che la visualizzerà.
È possibile anche avere l’immagine di qualsiasi altro suono che ha un significato speciale per voi come per esempio le fusa di un gatto o la risata di un bimbo. 

L’immagine creata verrà poi inviata per posta normale o via mail a seconda della richiesta.

Ora è anche disponibile un’App che permette, tra le altre cose, di suonare uno strumento musicale dal vivo e vederne le immagini in tempo reale. Si possono anche vedere le differenze d’immagine tra la musica a 432 Hz. e quella a 440 Hz.

La tua voce è una rappresentazione olografica di tutto ciò che sei che riflette ilDNA personale “.

Le onde sonore in realtà non esistono.

Il modello “onda” è solo un concetto matematico  ma non è così che il suono viaggia in realtà.

Se i nostri occhi potessero vedere i suoni non vedremmo quindi delle onde, come comunemente si crede, ma delle bellissime bolle olografiche con scintillanti disegni caleidoscopici sulla loro superficie .

Il Cymascope permette di vedere questo regno di bellezza precedentemente nascosto.

Nella foto sotto, la sfera, in rapida espansione, viene catturata in un momento congelato.

L’interno rivela una struttura bella e complessa che rappresenta la ricca natura armonica della musica del violino.

” Gli atomi e le molecole presenti nell’aria, vengono eccitati dalle corde vocali della tua laringe, creando una piccola perla di energia acustica che si espande rapidamente dalla bocca e corre via a circa 1126 Km. all’ora.

Quando si parla si crea luce infrarossa. 

La luce infrarossa porta con sé le modulazioni della tua voce alla incredibile velocità di 300.000 Km. all’ora.

A differenza del suono di una voce che diventa impercettibile dopo circa un chilometro, la luce infrarossa creata dalla tua voce si precipita nello Spazio dove viaggia per l’eternità, portando le tue parole o canzoni alle stelle”.


https://riccamente.blogspot.com/2012/02/cimatica-la-meravigliosa-forma-delle.html?fbclid=IwAR02XDvI78UGIjjMB5ltREpn2p5Xa1XoT1vgOaSqDLsUuB2yB22EhgkZ5XU

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* La buona notizia del venerdì:Donne e scienza, Il Nobel per la fisica a Donna Strickland  e quello per la chimica a Frances H. Arnold sono la migliore risposta a chi ancora dubitasse della capacità delle donne di eccellere in ambiti scientifici.

donne, scienza e Nobel

Il Nobel per la fisica 2018 va ad Ashkin, Moureau e Strickland per i loro studi innovativi nel campo della fisica dei laser.

Donna Strickland – la terza donna al mondo, dopo Marie Curie e Maria Goeppert-Mayer, a ricevere il Nobel per la fisica – è una ricercatrice canadese in forza alla University of Waterloo. Si è laureata in ingegneria fisica alla McMaster University e ha completato il dottorato di ricerca alla University of Rochester.

Fu proprio durante il periodo di dottorato che lavorò, insieme a Mourou, alla chirped pulse amplification, il tema per cui le è stato assegnato il massimo riconoscimento. Attualmente dirige un gruppo di ricerca che si occupa di laser ultraveloci e ad alta intensità per studi nel campo dell’ottica non lineare.

 

Imbrigliare il potere dell’evoluzione, e sfruttarlo per realizzare nuovi materiali ecologici, energia pulita, nuovi farmaci e terapieantitumorali.

Di tutto e di più, insomma, spostando in provetta i processi che hanno creato, modificato e adattato la vita dalla sua comparsa sul nostro pianeta. E in particolare, i suoi elementi costitutivi: le proteine. È questo il tema del premio Nobel per la chimica di quest’anno, assegnato a Frances H. Arnold, scopritrice dell’evoluzione diretta degli enzimi, ed ex aequo a George P. Smith e Sir Gregory P. Winter, inventori di una tecnica definita phage display, con cui è possibile realizzare in laboratorio nuovi anticorpi e peptidi.

 

 

Frances H. Arnold ha iniziato la sua carriera come ingegnere aerospaziale, nel 1979. L’allora giovane ricercatrice americana voleva sviluppare nuove tecnologie che aiutassero l’umanità a ridurre il suo impatto sull’ambiente.

All’inizio degli anni ‘80 Frances decise di seguire un approccio completamente differente: imitare la natura, e affidarsi all’evoluzione.

Nel 1981 scopre le incredibili potenzialità della genetica. “Era chiaro – racconta oggi la scienziata – che la capacità di riscrivere il codice della vita ci avrebbe permesso di sviluppare un metodo completamente nuovo per creare materiali e sostanze chimiche che usiamo nella vita di tutti i giorni”..

E oggi il comitato dei Nobel ha deciso di premiare i suoi sforzi con l’onorificenza più alta per uno scienziato.

Eh già perché c’è ancora chi dubita.

E se nessuno osa più parlare di inferiorità dell’intelligenza femminile, presunte differenze psico-cognitive di genere vengono ancora addotte per spiegare il motivo per cui  solo poche donne intraprendono studi e carriere universitari nell’area STEM (Science Technology Engineerings Mathematics).

Una ricerca svolta dalla University of New South Wales (UNSW Sydney) pubblicata su Nature Communications qualche giorno prima dell’annuncio dei Nobel,una meta-analisi  che prende in considerazione le performance scolastiche e universitarie di 1,6 milioni di studenti e studentesse di 268 scuole di tutto il mondo.

Come atteso – lo dicono tutte le statistiche mondiali – i voti delle ragazze sono risultati in media più alti di quelli dei loro compagni, e con una minore variabilità (differenza tra il voto più alto e quello più basso).  Sorprendentemente, però, entrambe queste differenze di genere sono risultate minori nelle materie scientifiche che in tutte le altre, per esempio, l’inglese.

In definitiva, nelle materie STEM le prestazioni di maschi e femmine sono molto simili. Ma è invece nell’area umanistica che le differenze tra i due sessi sono significative, sia nella media sia nella variabilità. E in questo caso a essere svantaggiati sono gli uomini.

 Secondo Rose O’Dea, Ph.D. studente e autrice dello studio della UNSW di Sydney, l’orientamento delle ragazze verso carriere in ambiti umanistici sarebbe motivato dalla sensazione, confermata anche dai dati statistici, che in questi campi vi sia una minore competizione maschile.

Ma contano anche aspetti psicologici e culturali: lo stereotipo ancora largamente diffuso secondo il quale le donne sarebbero meno portate per la matematica influisce sullo stesso modo di aprocciarsi alla materia fin dalla più tenera età. Perché si tende a interiorizzare le percezioni degli altri come proprie e quindi ad allinearsi con gli stereotipi vigenti.

A tenere lontane le donne dalle carriere scientifiche, evidentemente, non è la “natura” ma la cultura dominante, e lo status quo:  il fatto che negli altri campi ci siano meno uomini con cui competere.  

E per cambiare questa cultura e incoraggiare le ragazze a intraprendere carriere nella scienza e nella tecnologia servono nuovi modelli di riferimento.

Figure scientifiche femminili che suscitino emulazione, come Donna Strickland  e Frances H. Arnold, che con il loro lavoro provano che a una donna nessun traguardo può essere precluso nella scienza.

 

https://www.galileonet.it/2018/10/donne-e-scienza-studio-demolisce-stereotipi/

https://www.galileonet.it/2018/10/studio-laser-nobel-fisica-2018/