
La Luce riprende il sopravvento e i propositi cominciano a prendere forma!
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

La Luce riprende il sopravvento e i propositi cominciano a prendere forma!
Le stazioni della metropolitana possono diventare piccoli capolavori di architettura e creatività, capaci non soltanto di vincere la banalità del binomio rotaia-pensilina, ma anche di assurgere allo status di vere e proprie destinazioni turistiche, da vivere, visitare e fotografare ancora e ancora.
Lo sanno bene gli abitanti di Napoli, abituati a spostarsi da una parte all’altra della città all’interno di un sistema metropolitano da anni indicato come uno dei più belli del mondo.
Dalla stazione di Toledo, progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, a quella di Materdei, con mosaici e altorilievi d’autore.
Dopo ben 20 anni di lavori, anche la stazione Duomo di Napoli aprirà al pubblico. La sua inaugurazione è prevista nel corso della prossima primavera. Attraversarla sarà come viaggiare nello spazio.
Durante gli scavi, numerosi sono stati i ritrovamenti archeologici visto che la stazione sorge proprio lungo gli antichi decumani.
I reperti ritrovati, tra cui il Gymnasium e un porticato ellenistico dell’età Flavia, saranno visitabili nonché visibili dalla piazza, grazie a una cupola di vetro trasparente progettata da Massimiliano Fuksas e dalla moglie Doriana Mandrelli
I passeggeri ammireranno ciò che vede un astronauta dalla Luna, rivolgendosi verso la Terra. La luce del giorno proveniente dalla cupola permetterà alla stazione di cambiare letteralmente colore.
Ma proprio come il capoluogo campano sono molte le metropoli europee e internazionali ad aver puntato sulla riqualificazione artistica della propria metro.
Ne è un lampante esempio Stoccolma, che a partire dagli anni Cinquanta ha incominciato a impreziosire le diverse fermate metropolitane con sculture, mosaici, dipinti, graffiti e opere varie, con l’obiettivo di diffondere il gusto per l’arte fra la popolazione. Il risultato è che oggi il 90% delle stazioni meriterebbe una visita.
Anche Lisbona sembra aver adottato una simile politica, e così oggi le sue linee del trasporto pubblico sotterraneo assomigliano a una sorta di lunghissima galleria d’arte, con ampio spazio riservato per mosaici, graffiti e azulejos, le piastrelle decorate tipiche del territorio.
Impossibile poi dimenticarsi di Mosca, le cui sontuose stazioni metropolitane, ricchissime di porcellane, vetrate colorate, bassorilievi e sfarzosi lampadari, sono quotidianamente oggetto di tour guidati.
Per arrivare fino alla città di a Taiwan, dove la fermata di Formosa Boulevard è conosciuta in tutto il mondo per il suo Dome of Light, opera in vetro di 2180 metri quadrati di superficie messa a punto dall’artista italiano Narcissus Quagliata.
Il progetto Arte Metro Roma, promosso dal Comune di Roma e dall’azienda dei trasporti pubblici Atac, è stato ideato e curato da Piero Dorazio, con il coordinamento artistico di Paolo D’Orazio. L’iniziativa si è svolta a partire dal 1996, coinvolgendo oltre 70 artisti di fama interazionale per la realizzazione di opere in mosaico di grandi dimensioni installate nelle stazioni della Linea A e B della metropolitana di Roma. I bozzetti dei lavori realizzati costituiscono una collezione conservata oggi presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale. La finalità era quella di creare un museo diffuso d’arte contemporanea, nell’ambito del più vasto programma di riassetto tecnico e valorizzazione degli spazi della metropolitana.
Fonti di riferimento:
MetropolitanadiNapoli, Fuksas,
Toledo, la metropolitana blu di Napoli è da Oscar (FOTO)
https://www.focus.it/cultura/arte/le-stazioni-dell-arte-della-metropolitana-di-napoli-151212-7817
C’è chi sostiene che, in realtà, chi muore non lasci questo mondo finché non viene dimenticato e ignorato. Se questo è vero, noi oggi diamo a un’anima notevole, membro onorevole del pantheon della scienza, la possibilità di brillare: raccontiamo con piacere un aneddoto riguardo Margherita Hack e il suo gatto Ciccino.
La storia, che gira in rete da qualche tempo, recita così ed è narrata dalla voce della Hack stessa:
Si chiamava Ciccino,
è stato con me dal 1932 al 1943,
ho studiato con lui sulle mie ginocchia,
dalla prima media al terzo anno di
università.
Durante la guerra riuscì a
compiere un’impresa storica.
Il cibo era razionato, ma si infilò nella
casa di un federale e gli rubò una forma
di pecorino. Con quel pezzo di formaggio
in bocca più grande di lui riuscì a tornare
a casa. Ma lo videro e dovetti restituire la
forma.
Lui ci rimase così male che per
consolarlo gli cedetti la mia razione di cibo.
Non c’è stato solo Ciccino, nella vita di questa donna dal grande cuore. La dice già lunga il fatto che abbia intitolato uno dei suoi libri nientemeno che “Nove vite come i gatti. I miei primi novant’anni laici e ribelli”. Un altro ancora, forse ancora più significativo, è “I gatti della mia vita”
È stata, narrano alcune storie, mamma adottiva di una colonia felina dell’Osservatorio Astronomico di Trieste nota come “i gatti di Margherita”. E a due sue gattine, ha dedicato queste righe all’interno della sua opera Perché sono vegetariana.
Quando Jenny e Luna erano appena arrivate, per abituarle alla nuova casa, la notte le chiudevamo in una stanza – la stanza dei gatti e anche degli ospiti – dove oltre a un comodo letto, disponevano della loro toilette e acqua da bere.
Dopo qualche giorno, la mattina trovavo sempre la porta aperta. Forse non chiude bene, pensai. E chiusi la porta a chiave.
E il mistero fu svelato. Sentivo ripetutamente smuovere la maniglia su e giù. Una delle due aveva scoperto che saltando e aggrappandosi alla maniglia la porta si apriva. Era Jenny, la solitaria, la più coraggiosa e intelligente, come capii, quando la vidi ripetere la stessa operazione con la porta della cucina. E aveva appena 5 o 6 mesi.
Ora Ciccino è, già da qualche tempo, con la sua celebre umana. E così i felini che prima di lei hanno lasciato questa terra.
Certamente, li ha trovati tutti ad accoglierla!
Gli animali son creature di questa terra, sono nostri fratelli e quindi non è che si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi che hanno capacità di amare e di soffrire e quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli, come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più potente, però non vuol dire che, per questo, dobbiamo abusare di loro.“
Margherita Hack
Leggi anche:
https://lauracarpi.com/2015/05/05/i-gatti-di-ernest/
https://lauracarpi.com/2018/11/24/i-gatti-di-freddie/
https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/25/i-gatti-di-doris/
Il progetto Uffizi diffusi partirà entro tre mesi e avrà almeno sessanta sedi, promette Schmidt: “Io ne vorrei cento”.
Nel corso di un’audizione in Commissione cultura del Consiglio regionale della Toscana, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha annunciato che il grande progetto degli “Uffizi diffusi” partirà entro tre mesi e che saranno “almeno sessanta, ma anche cento” le sedi.
Fulcro del progetto sarà la Villa medicea Ambrosiana di Montelupo Fiorentino,una delle ville storiche più belle ed importanti del mondo, dove saranno portate centinaia di opere d’arte, che del resto non faranno altro che tornare a casa, perché proprio lì erano accolte nel Seicento. Questo comporterà anche il restauro architettonico di questo bene.
Naturalmente non si potrà fare tutto in un anno, ci vorrà più tempo”Ha dichiarato Schmidt
Il concetto secondo cui ”non è giustificabile né eticamente corretto tenere le opere chiuse nei depositi. Così come il vino non è fatto per essere messo in cantina ma per essere bevuto, così le opere d’arte non sono fatte per stare in deposito, ma per essere ammirate, bevute con gli occhi. Noi non siamo per l’art pour l’art, ma siamo per l’art pour l’homme et la femme.
E l’arte non può vivere solo di grandi centri espositivi: serve anche quello, ma occorre dotarsi di una prospettiva policentrica di arte distribuita il più possibile sul territorio, e, ove possibile, nei luoghi dove e per i quali è nata.
Agli Uffizi abbiamo già oltre tremila opere esposte, ce ne saranno altre ancora ma va bene così.
Gli Uffizi diffusi invece servono per portare quasi a casa delle persone opere d’arte che attualmente non può vedere nessuno”.
A Saronno
Nell’ex fabbrica Isotta Fraschini, nascerà un museo innovativo dell’Accademia di Belle Arti di Brera.
In occasione della Giornata inaugurale dell’anno accademico dell’Accademia di Belle Arti di Brera, la presidente Livia Pomodoro ha annunciato che nascerà un museo innovativo dell’Accademia nell’ex fabbrica Isotta Fraschini di Saronno.
“Abbiamo ricevuto una proposta molto interessante e l’abbiamo accolta anche dopo aver apprezzato il masterplan del progetto stesso“ ha dichiarato, ”ovvero quella di creare un museo innovativo della nostra Accademia nell’area ex Isotta Fraschini di Saronno. Noi siamo portatori di cultura e abbiamo il dovere di accogliere studenti da tutto il mondo e di allargare quindi i nostri spazi, uscendo dalla nostra casa abituale, ovvero da Milano: dobbiamo farci conoscere e conoscere e farci promotori della disseminazione culturale nel territorio: è in questa direzione che va la nostra apertura a Saronno”.
“La visione di un museo innovativo deve armonizzare l’educazione, il sociale, la formazione e deve avere un rapporto aperto con il territorio: non può prescindere dalla collaborazione tra museo e alta formazione come quella di Brera” ha aggiunto il direttore dell’Accademia Giovanni Iovane.
La scelta comunicata di insediare sul territorio una nuova sede di una delle più prestigiose accademie di Belle Arti del mondo è un contributo straordinario per il rilancio di tutta la città”.
“Come Amministrazione vogliamo che la rigenerazione urbana possibile nell’area Isotta Fraschini diventi paradigma di un diverso modo di recuperare le aree dimesse per farne il luogo delle nuove opportunità per la nostra città”.
A Torino.
Ospitate nello storico Palazzo Turinetti, sede legale della Banca Intesa San Paolo in Piazza San Carlo, saranno esposte fotografie di eventi, personalità e luoghi raccolti dal Gruppo tra gli anni Trenta e Novanta del XX secolo. Sono previste inoltre una serie di mostre temporanee per condividere il talento di fotografi internazionali e arricchire il Progetto Cultura sponsorizzato della Banca, che mira a diffondere arte e cultura nel Bel Paese.
Una visita al Museo Fellini a Rimini sarà una tappa fissa per cinefili e non. Il museo si svilupperà in tre parti tra Castel Sismondo, Palazzo Valloni e uno spazio tra i due edifici in cui saranno allestite varie installazioni artistiche. Il museo offrirà un itinerario completo dove ripercorre la storia di uno dei registi più apprezzati al mondo.
A Piacenza
Nell’ex sede dell’Enel della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato inaugurato il nuovo centro culturale dedicato all’arte contemporanea di Piacenza. Tra gli artisti in mostra potrete scoprire le opere di Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramović, Andy Warhol e altri. L’apertura di XNL Piacenza offre un piacevole spunto per organizzare una giornata fuori porta all’insegna dell’arte e di un delizioso piatto di tortelli piacentini.
A Milano
Sta cambiando forma il lussuoso Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in Corso Venezia 52, a Milano, ed entro fine anno ospiterà il Museo Etrusco. Il progetto della Fondazione Luigi Rovati consentirà ai visitatori di approfondire la loro conoscenza riguardo una tra le civiltà più interessanti d’Italia che hanno segnato i moti risorgimentali e l’unità d’Italia. Nonostante il forte legame con il passato, il nuovo museo avrà un approccio originale verso l’archeologia grazie alla presenza di workshop, laboratori, visite e un ristorante all’ultimo piano oltre 60 anni di storia del design italiano.
Fonti:
https://www.finestresullarte.info/flash-news/index.php
https://www.skyscanner.it/notizie/musei-da-scoprire-italia-mondo-
“ Tutte le donne, comprese io e te, vengono sminuite e biasimate fin dall’infanzia. Siamo state programmate dai genitori e dalla società a pensare e a comportarci in un certo modo: a essere donne, con tutte le regole, le norme e le frustrazioni che questo comporta. Alcune di noi sono molto soddisfatte di svolgere questo ruolo. Altre, invece, non lo sono affatto.
La vita giunge a noi a ondate, attraverso esperienze di apprendimento e periodi di evoluzione. Adesso ci troviamo in una meravigliosa fase di crescita. A lungo le donne sono state completamente sottomesse ai capricci e ai sistemi di convinzione degli uomini. Ci veniva detto cosa potevamo fare, quando e come. Da piccola, ricordo che mi insegnarono a camminare due passi dietro all’uomo e ad alzare lo sguardo verso di lui chiedendo: “Cosa devo pensare e cosa devo fare?”. Non mi fu detto esplicitamente, ma osservavo mia madre che si comportava proprio così, perciò anch’io appresi questo atteggiamento. La sua formazione la portava a mostrare totale obbedienza agli uomini e per lei gli abusi erano una cosa normale; lo stesso feci io. Questo è l’esempio perfetto di come apprendiamo i nostri modelli, accettando e ripetendo i comportamenti e le credenze dei genitori.
Mi ci volle molto tempo per capire che un comportamento simile non era normale, né era quello che io meritavo in quanto donna. Mentre trasformavo lentamente il mio personale sistema di convinzioni interiore (la mia consapevolezza) iniziai ad apprezzarmi e a far crescere la mia autostima. Allo stesso tempo, anche il mio mondo esteriore cambiò e smisi di attrarre uomini dominanti e violenti. L’apprezzamento di sé e l’autostima sono le cose più importanti che una donna può possedere. Se non disponiamo di queste qualità allora dobbiamo svilupparle. Se la nostra autostima è forte, non siamo disposte ad accettare né posizioni di inferiorità né le offese. Cediamo alla dominazione da parte degli altri solo perché accettiamo e crediamo di non essere “brave” e di non valere nulla.
Oggi voglio focalizzare il mio lavoro sull’aiutare le donne a diventare tutto quello che possono essere e a trovare davvero uno stato di uguaglianza nel mondo. Voglio far capire alle donne che tutte possono avere amore, apprezzamento per sé, autostima e un posto di potere nella società. Ciò non significa in alcun modo sminuire gli uomini, ma ha lo scopo di raggiungere la “parità” tra i sessi, cosa che andrebbe a vantaggio di tutti.
Mentre leggi e ti eserciti con questo libro, ricorda che apportare dei cambiamenti alle tue convinzioni e agli atteggiamenti richiede tempo. “Quanto rapidamente possiamo cogliere nuove idee e farle nostre?” potresti chiedere. Dipende dalla persona. Quindi non porre limiti temporali ai tuoi progressi; svolgi semplicemente il tutto nella maniera migliore possibile e l’Universo, con la sua saggezza infinita, ti guiderà nella giusta direzione. Passo dopo passo, istante dopo istante, giorno dopo giorno, la pratica e l’esercizio costante ci porteranno dove vogliamo essere.”
Louise Hay
La responsabilità più importante che hanno le donne, tutte le donne, in ogni parte del pianeta e in ogni contesto è l’educazione della cosiddetta prole. E per me il modo più efficace di educare è con l’esempio.
I bambini si modellano, secondo illustri pedagoghi, sui entrambi i genitori. E’ la prima esperienza di gruppo dove sviluppa la qualità dei rapporti interpersonali.
La bambina acquisisce inevitabilmente il comportamento della madre nel suo ruolo in famiglia e lo trasferisce poi nel suo rapporto con il partner.
E lo stesso è per il bambino, ma la prima armonia dipende sempre dalla madre.
Per essere più esplicita, se mi confronto con altre donne nei seminari ad hoc, nelle manifestazioni contro la violenza, nelle feste delle donne, e poi nel mio quotidiano mi comporto come la bisnonna di mia nonna…
Per essere più esplicita gli uomini violenti che considerano la donna loro proprietà, della quale fare e disfare a loro piacimento, sono sempre figli di donne ( mater certa dicevano gli antichi romani)
Sono le donne che come madri e compagne determinano i ruoli degli altri componenti del gruppo familiare.
“osservavo mia madre che si comportava proprio così, perciò anch’io appresi questo atteggiamento.”
Il compito più importante in una società che definiamo civile è quello di educare le generazioni che verranno ai principi fondamentali del gruppo umanità, pace, uguaglianza, rispetto reciproco, collaborazione,amore per tutti gli esseri viventi,
Ribadendo i principi fondamentali e arricchendoli, creiamo un importante supporto per il futuro.
Rafforzare la consapevolezza delle donne è la cosa migliore che possiamo fare per il Pianeta.
Louise L. Hay (Los Angeles, 8 ottobre 1926 – Los Angeles, 30 agosto 2017) è stata una scrittrice statunitense, autrice di numerosi libri di auto-aiuto.
Il più celebre “ Puoi guarire la tua vita”
Si era definita “ consulente metafisica”. Ha dedicato la vita ad assistere il prossimo e aiutato chi si è rivolto a lei a scoprire e utilizzare le infinite capacità dell’essere umano e le innumerevoli possibilità della mente.
I nostri disagi fisici sono generati da pensieri negativi e sono la manifestazione dei disagi della nostra psiche. Pensieri generati da convinzioni che non ci rappresentano.
Ai pensieri negativi che generano malattie si possono contrapporre con vigore pensieri positivi che guariscono e spingono a scegliere nuovi schemi di pensiero e dare una impronta positiva alla propria vita.
L’ obiettivo di questi libri rivolti alle donne, è che tutte le donne arrivino alla scoperta del loro valore, provino autostima, amore per sé, autoapprezzamento e che sentano di avere un posto importante nella società che attraverso il loro impegno si può trasformare positivamente.
Tutte le donne di tutte le età e di qualsiasi origine possano realizzare questo scopo e fare in modo che gli anni a venire siano più produttivi, soddisfacenti e potenzianti che mai!
“Tenetevela, vi prego! Ha tutti i vizi e non voglio rivederla!”.
Con queste poche parole, scritte nel 1913 al Direttore del manicomio di Ville-Evrard, la signora Louise Cervaux, fresca vedova Claudel, condannò la figlia Camille a trascorrere gli ultimi trent’anni della sua esistenza in stato di reclusione forzata, resa ancora più triste dall’oblio che, poco a poco, sarebbe sceso su di lei.
Camille infatti morì il 19 ottobre del 1943 nella più totale solitudine, per la fame e gli stenti, perché nella Francia di quei tempi, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, se già il cibo scarseggiava per i cosiddetti “sani di mente”, figuriamoci se si trovava per i “fous”, i pazzi.
Questa fu la miserevole fine di una donna davvero straordinaria (aggettivo qui da intendersi nel senso etimologico di “fuori-dal-comune”) che, secondo la descrizione fatta dal fratello e confermata dalle fotografie che di lei ci rimangono, in gioventù “aveva una bellezza, un’energia, un’immaginazione e una volontà eccezionali”.
Camille Claudel era nata nel 1862 in uno sperduto villaggio della Champagne, dove il padre Louis lavorava come funzionario comunale, mentre la madre si occupava di mandare avanti il tranquillo ménage familiare, crescendo i tre figli all’insegna dei valori tradizionali quali lavoro, parsimonia, fatica, ubbidienza e senso del dovere.
In questo quadro d’insieme, ben poco tempo restava per le dimostrazioni d’affetto, specie da parte materna. Suo padre invece riuscì a cogliere e valorizzare l’incredibile inclinazione naturale che Camille dimostrò di possedere fin da bambina per la scultura: tutto ciò che vedeva, leggeva e immaginava, la spingeva infatti a modellare quelle che, in principio, erano semplici statuine d’argilla.
Lo scultore Alfred Boucher, richiesto di un parere dal signor Claudel, comprese subito il genio che animava quella ragazzina e consigliò al padre di farla “monter vers la Capitale”, perché soltanto a Parigi, a quei tempi centro della vita artistica e culturale di tutta Europa, avrebbe potuto studiare e diventare una vera artista.
Ecco dunque che nel 1881 l’intera famiglia si trasferì nella “Ville Lumière”, dove Camille iniziò a seguire lezioni di modellato presso l’atelier dello stesso Boucher e poi, quando quest’ultimo si trasferì in Italia, nello studio di Auguste Rodin, scultore che si era già creato una fama importante.
Di ventidue anni più vecchio di lei, brutto, tarchiato e legato ad una donna che gli aveva regalato un figlio, ma con la quale non aveva voluto sposarsi, Rodin fu presto sconvolto dalla bellezza, dal talento e dal temperamento della nuova allieva, che in poco tempo diventò la sua più stretta collaboratrice, la musa, la modella preferita e l’amante. Per i successivi dieci anni i due lavorarono a quattro mani in una sorta di fusione artistica, professionale, amorosa e passionale.
A partire dal 1893 però Camille iniziò a prendere le distanze dal maestro, perché esasperata dai giudizi dei critici che non smettevano di accostare i suoi lavori a quelli di Rodin. Lei infatti voleva ormai rimarcare la propria autonomia e la raggiunta maturità artistica, facendo capire a tutti che le opere che uscivano dalle sue mani erano davvero e soltanto sue.
Quel brusco allontanamento le permise di assicurarsi le prime commesse lavorative in proprio, tanto da poter esporre le sue opere ad importanti esposizioni nazionali ed internazionali.
“Le Dieu envolé”, “La Petite Chatelaine”, “la Valse”, “Contemplation”, “le Premier Pas”, “Clotho” e soprattutto “l’Age Mûr“ sono solo alcune delle bellissime opere in marmo o bronzo realizzate da Camille in quegli anni di lavoro febbrile, purtroppo tormentati dalle ossessioni di cui iniziò a soffrire.
L’amore che aveva provato per Rodin si trasformò infatti in profondo risentimento nei suoi confronti tanto che, sospettando che quest’ultimo volesse impossessarsi delle sue opere, ne distrusse alcune inscenando una specie di “esecuzione” e finendo poi per isolarsi nel proprio studio, in mezzo a disordine, degrado e sporcizia.
Nel marzo del 1913, ad una settimana esatta dal decesso del padre che gli mandava ancora qualche aiuto di nascosto, il resto della famiglia decise di chiederne l’interdizione, ordinando il suo ricovero in quel manicomio da cui, nonostante tutte le sue suppliche, non sarebbe mai più uscita.
Nel 1988, a 45 anni dalla morte, una splendida Isabelle Adjani, nel film “Camille Claudel”, avrebbe finalmente reso il giusto omaggio a questa grande artista, diffondendo la conoscenza della sua opera, ma soprattutto della tristissima vicenda umana che l’aveva vista come protagonista.
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Questa “triste storia” è la storia di Andy Foster, ragazzo autistico di Manchester.
Da tre settimane lavora in un ristorante della città (“Grenache”) e, a volte, troppo spesso, è vittima di alcuni comportamenti assurdi e stupidi di alcuni clienti del locale. Lavora con impegno e professionalità, porta i piatti, pulisce i tavoli. Fa quello che fanno tutti i camerieri.
Mike, il proprietario del ristorante, spiega che a volte “I clienti sembrano avere un problema con lui anche se il servizio è buono”. Altri non vogliono proprio farsi servire da Andy o addirittura chiedono “Perché lo fate lavorare?” .
Il comportamento di questi clienti ha ferito molto profondamente Andy; Mike e la moglie hanno cercato di fargli capire che non era colpa sua.
Così un giorno il proprietario ha deciso di scrivere su Facebook un post in cui invitava tutti i clienti che non volevano farsi servire da Andy di non prenotare nel suo locale.
Nel post scrive:
“Nel nostro ristorante assumiamo persone in base all’esperienza, alla conoscenza e alla passione che hanno per il lavoro. Non assumiamo in base al colore della loro pelle o in base al loro aspetto fisico. Non ci importa se hanno tatuaggi, non ci interessa la taglia che portano, la loro religione o le loro infermità. Se a te importa, allora per favore non prenotare un tavolo al nostro ristorante. Non meriti il nostro tempo, il nostro sforzo o rispetto!”.
Parole forti, ma giuste.
E Mike aggiunge: “Tutto quello che ci interessa è avere qualcuno con entusiasmo e passione, il resto possiamo insegnarlo”.
La storia di Andy è una storia intrisa di stereotipi e pregiudizi.
Questa storia ci dà inoltre una grande lezione di dignità e ci ricorda che abbiamo bisogno di più inclusione e meno discriminazione.
Senza alcun dubbio.
Secondo me non è una “storia triste”…
Sono tristi le persone con i pregiudizi!
Questa storia parla di sensibilità (Mike e la moglie), perseveranza, impegno e riscatto (Andy) e speranza che le cose possano cambiare!
Alla fine posso provare solo pena per quei poveracci che hanno da ridire su Andy…
Chi vede tutti gli esseri nel suo stesso Sé,
ed il suo Sé in tutti gli esseri,
perde ogni paura.
(Isa Upanishad)
https://ilbuongiorno.it/…/8059-non-vogliono-farsi-servire-d…
Agrumi reali, che diventano confetture e marmellate dal profumo del sole e della libertà, di un’altra possibilità. Le arance che crescono nel Parco Reale, infatti, diventano una marmellata dolcissima, che recupera cibo e vite. Tenendo insieme due intenti nobili: salvare dallo spreco le arance dei 300 alberi dell’aranceto che circonda la reggia di Caserta, e offrire un’opportunità di lavoro e di imprenditorialità alle donne ospiti di un centro antiviolenza di Casal Di Principe.
Lo stabile, confiscato alla camorra, dal 2012 è gestito in dalla Cooperativa Eva, al cui interno trovano posto una casa delle donne contro la violenza, Casa Lorena, che assiste le donne in percorsi di uscita dalla violenza e un laboratorio di trasformazione alimentare che ne consente il reinserimento lavorativo. Le ghiottonerie di Casa Lorena, il conservificio che produce e fornisce confetture, marmellate, gelatine, conserve e prodotti da forno utilizzando materie prime certificate da filiera etica e sociale, è riuscito a siglare un accordo con l’ente direttivo dell’antica residenza borbonica per poter utilizzare le arance del Parco Reale, altrimenti destinate alla macerazione naturale o allo smaltimento oneroso. Gli agrumi dei 300 alberi situati nella Flora, nel Parco Reale e nel Giardino Inglese, saranno quindi trasformate in marmellate reali dalle regine del laboratorio, e poi commercializzati con un doppio brand: Reggia di Caserta e cooperativa Eva.
Una collaborazione proficua per entrambi i soggetti coinvolti, che tiene insieme lotta allo spreco di cibo e lotta alla violenza maschile sulle donne.
Lo conferma, in un’intervista al quotidiano Il Mattino, Lella Palladino, socia fondatrice di Eva: «Il protocollo d’intesa con la Reggia di Caserta – dice – è un punto di partenza di una collaborazione che si annuncia particolarmente feconda, e rappresenta per noi il riconoscimento di un lavoro con il territorio che risponde ad una sollecitazione importante, ovvero l’assunzione collettiva della responsabilità di intervenire sul tema della violenza maschile contro le donne. Noi ci auguriamo che la lungimiranza e la disponibilità della Reggia di Caserta siano colte come una buona prassi». Dello stesso avviso la direttrice dell’antica residenza borbonica, firmataria dell’accordo, Tiziana Maffei, che nella stessa intervista, conferma: «Oltre al potenziale culturale, il museo ha un enorme potere sociale ed educativo, per questo siamo onorati di contribuire alla tutela di persone vittime di violenza che stanno ricostruendo la propria vita, abbattendo lo spreco dei frutti del Parco Reale, lasciati finora a marcire sui prati.
(Immagine in evidenza tratta da Dire.it //Photocredits: Dire.it)
https://www.nonsprecare.it/le-arance-della-reggia-di-caserta-diventano-marmellate?refresh_cens
Se volete sostenere il progetto, potrete acquistare queste marmellate di arance, ma non solo, direttamente nello shop online de “Le Ghiottonerie di Casa Lorena“, dove potrete trovare anche altre confetture con abbinamenti interessanti, la Ciocco Bù (una crema spalmabile alle nocciole con latte di bufala, ricetta ideata per il laboratorio direttamente dagli chef di Rossopomodoro) e vari gusti di taralli.
A proposito dell’arancio
Da sempre è considerato alberello bene augurante.
Le varietà originarie – il cedro, il pomelo, il mandarino, il limone e l’arancio amaro – hanno tracciato una sorta di antenata della via della seta. Nonostante si dibatta sull’epoca esatta, si ritiene che fossero gli arabi a importare i frutti nel bacino del Mediterraneo, in particolare l’arancio amaro, nel X secolo d.C passando per il Nord-Africa.
L’arancio ha un significato allegorico particolarmente positivo. Esso è simbolo di ricchezza, fertilità, intraprendenza, sensualità, caratteri riscontrabili nel frutto vero e proprio: la dolcezza, la bontà e la succulenza sottendono al “succo della vita“, al piacere, al “gustarsi” la vita.
L’offerta di arance il primo giorno dell’anno significava augurio di felicità, prosperità e abbondanza. Nei paesi di religione cattolica, l’arancio assume un duplice valore: i frutti e i fiori da un lato sono considerati simbolo di purezza e generosità, dall’altro se associati alla Madonna diventano l’emblema del peccato originale.
Le streghe di tutta l’Europa indicavano l’arancio come il cuore delle loro vittime. Risale ai tempi delle crociate l’usanza di impiegare i fiori d’arancio per addobbare gli abiti delle spose. I cavalieri orientali li regalavano il giorno delle nozze
Una vera meraviglia della natura sia per il corpo che per lo spirito.
https://www.giardinaggio.it/linguaggiodeifiori/singolifiori/arancio.asp#ixzz6mB7sxD7M
https://lauracarpi.com/2012/04/13/un-gatto-non-e-solo-un-gatto/
https://lauracarpi.com/2019/03/04/ogni-grande-ha-con-se-un-gatto/
La mia è la forza stabilizzatrice che perpetua il ciclo della vita
Io resto immobile nelle prove dell’ avversità risoluto e irreprensibile.
Mi sforzo di servire l’integrità.
Di portare il fardello della rettitudine.
Obbedisco alle leggi della natura :
Spingendo con pazienza la ruota del Fato.
Così io intesso il mio destino.
Io sono il Bue
Il 2021 è l’anno del Bue
Il segno del Bue o del Bufalo simboleggia la prosperità raggiunta grazie alla forza d’animo e al duro lavoro.
Una persona nata in quest’anno sarà fidata, calma e metodica. Il soggetto è un lavoratore paziente e instancabile, che segue la routine e le convenzioni. Sebbene in generale abbia una mentalità equanime e sia un buon ascoltatore, è difficile fargli cambiare idea perchè è ostinato e spesso ha forti pregiudizi
Tuttavia, grazie al suo carattere costante e fidato, il nativo del Bue raggiungerà posizioni d’autorità e di responsabilità. Non si tirerà indietro, quando il dovere lo chiama. Per la verità deve stare attento a non esagerare.
Sotto il suo aspetto piuttosto modesto ma impeccabile, il Bue nasconde una mente logica e decisa. L’intelligenza e la destrezza sono celate dietro una facciata reticente e poco espansiva. Ma sebbene sia sostanzialmente introverso, la sua indole energica può trasformarlo in un oratore autorevole ed eloquente, quando se ne presenta la necessità. Nei momenti d’incertezza la sua presenza di spirito, il rifiuto di lasciarsi intimidire e l’innata fiducia in sè stesso serviranno a ristabilire l’ordine. Cammina a testa alta.
Un individuo nato sotto questo segno è sistematico. Segue modelli fissi e ha grande rispetto per le tradizioni. Anzi, tende a fare esattamente ciò che ci si aspetta da lui ed è così prevedibile che può venire ingiustamente criticato per la mancanza d’immaginazione. Ma il diligente Bue sa che soltanto facendo le cose nel giusto ordine può sperare di conseguire un successo durevole.
La sua mente è limpida. Non lo troverete a procedere a tentoni nella vita sperando che la fortuna lo aiuti. Ciò che le persone nate sotto altri segni possono compiere con l’astuzia e con lo spirito, il nativo del Bue lo realizza con la tenacia e la dedizione. Potete contare sulle sue promesse: quando dà la parola, la mantiene.
L’opinione del pubblico non gli interessa molto. Si applica con tutto l’impegno al compito che ha davanti e lo porta a termine. Detesta le cose lasciate incompiute.
il Bue del Metallo
Le persone nate negli anni dominati dall’elemento Metallo sono rigide e decise nell’espressione. Guidate da forti sentimenti e una notevole ambizione, perseguono i loro obiettivi con intensità e decisione. Sono votate al successo, e incrollabili nelle loro decisioni.
Preferiscono risolvere i loro problemi da soli, non apprezzano le intromissioni e i consigli non richiesti; tracciano il loro destino e si aprono la strada senza aiuti esterni. Possono sembrare inflessibili e freddi, ma i loro forti impulsi e i loro poteri generativi verranno sentiti da quanti sono in contatto con loro. Hanno una grande propensione per il danaro che tendono ad accumulare, e che usano per sostenere il loro spirito d’indipendenza e il loro gusto per il lusso e il potere. Spesso sono inflessibili e testardi, capaci di rompere un buon rapporto quando gli altri non soddisfano i loro desideri e non si adeguano subito alla loro volontà.
Si esprimono con chiarezza, intensità e decisione: sanno sempre quel che vogliono. Hanno un forte senso di responsabilità, si può star certi che mantengono la parola. Tendono a forzare le situazioni: sono capaci di lanciarsi a testa bassa quando sono convintissimi dall’idea di riuscire nel suo intento. Non conoscono la parola “insuccesso”.
Il Metallo è un elemento di Venere, si abbandonano all’arte classica purché sia senza strampalate follie innovative. Simmetria e classe sono molto apprezzate.
ll Bue del Metallo promette un periodo calmo, senza le gravi difficoltà e instabilità che hanno regnato nel 2020: promette di stabilizzare la situazione, assicura cambiamenti favorevoli e prospettive vincenti. Finalmente ci potremo lasciare alle spalle le difficoltà vissute nell’anno uscente? Di certo, si intravedono buone prospettive!
Il segno del Bue prevede l’opportunità di ottenere rispetto e riconoscimento pubblico, si aprono nuove opportunità, viaggi, interessanti conoscenze. Il generoso e nobile signore dell’anno, come è nella sua natura, fornirà sempre il suo sostegno.
I tratti positivi dei prossimi mesi saranno l’onestà, l’altruismo, l’affidabilità, la responsabilità, il senso pratico, l’intelligenza e il senso dell’onore.
Il segno zodiacale corrispondente è il Capricorno.
Personaggi del Bue di Metallo:
Walt Disney,Vincent Van Gogh,Charlie Chaplin,Margaret Thatcher,Dustin Hoffman,Robert Redford,Eisaku Sato -Nobel per la pace,Richard Burton,Hirohito (Ultimo Imperatore giapponese a essere considerato di natura divina. È stato lui all’inizio del 1946 a pronunciare il famoso discorso Dichiarazione della natura umana dell’imperatore (天皇の人間宣言, Tenno no ningen sengen) con il quale negava l’origine divina degli imperatori giapponesi.
Se volete saperne di più:
https://lauracarpi.com/2012/01/28/lanno-del-drago/
Fonti:
http://www.oracoloching.com/astrologia-cinese/carattere-segno-cinese/bue/?segno=bue
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