
quando la dominante è l’Oro🌞
foto di Laurin
puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

foto di Laurin
Veterinaria o agronoma? Meglio andare nello spazio…
Dopo le “Eroine dell’ambiente”, esperte nella conservazione ambientale e nella sostenibilità, Barbie diventa professionista in ambito STEM e lo fa, ancora una volta, per ispirare bambine e bambini di tutto il mondo ad avere coraggio e determinazione grazie a una serie di giochi educativi.
Con l’aiuto di Clementoni, infatti, Barbie avrà a disposizione un kit per tuffarsi nel mondo della cura degli animali, un kit per creare il proprio ecosistema in miniatura e uno per esplorare lo spazio. Tutto per impegnarsi nel campo scientifico diventando così un modello per le moltissime carriere in ambito STEM.
L’intento è quello di continuare ad essere un punto di riferimento inclusivo per bambine e bambini per i loro sogni e le loro aspirazioni future.
È già da qualche anno che il modello della classica Barbie è stato superato grazie al lancio di alcune linee di bambole che rappresentano professioni e carriere importanti o personaggi noti, come le Barbie ispirate alle grandi donne eroine
Dalla Barbie chirurgo a quella pompiere, dalla chef alla più classica ballerina, le Barbie ormai sono pensate per soddisfare i variegati gusti di bambine e bambini sempre più moderni e che sognano modelli a cui ispirarsi
Per tutte le bambine e i bambini che sognano di intraprendere la professione veterinaria, arriva il kit di Barbie per tuffarsi alla scoperta di questo bellissimo mondo, con gli strumenti e le informazioni sul mestiere del veterinario, su cosa fa e sugli animali. All’interno del kit stampini e gesso per riprodurre modellini di animali, una speciale pasta per modellare orme, tavole anatomiche e tante carte informative sugli animali. Un gioco perfetto per esplorare con Barbie questa bellissima professione, pensato per bambine e bambini che amano gli animali e se ne vogliono prendere cura.
Una speciale base spaziale verticale da costruire per esperimenti diversi: dalle attività di botanica allo studio dei minerali e anche un mini rover da assemblare per incoraggiare l’esplorazione spaziale e tanti sticker per personalizzare i modellini. Incluso nel gioco anche un modellino di Barbie astronauta e il manuale guida passo dopo passo nella sperimentazione con tante informazioni utili e curiosità sulla vita nello spazio.
Un fantastico kit per creare il proprio ecosistema in miniatura con un’ambientazione davvero favolosa, in perfetto stile Barbie! Un gioco per far divertire i bambini e insegnare loro l’importanza del prendersi cura delle proprie piantine. Contiene gesso, sottovuoto e tempere per creare un fantastico camper e una tenda da vera esploratrice. Con i semi, la torba, il terriccio e sassolini decorativi, ci si potrà divertire a ricreare un paesaggio naturale
Archiviati i tempi in cui al “cosa vuoi fare da grande” la bimba di turno rispondeva “la ballerina”, qui c’è del lavoro da fare, gente, ed è quello di continuare a inculcare alle nuove generazioni che chiunque può fare qualsiasi cosa nella vita, basta l’impegno e un minimo di coraggio. E lasciare che il gender gap sia solo un brutto ricordo
Peccato che sia solo Barbie ad andare oltre il gender gap! Nella opprimente pubblicità televisiva durante i cartoni animati , ahimè , è un susseguirsi di giochi rosa per bambine e giochi per bambini ben distinti! Qualche volta c’è un maschietto che gioca con Ciccio bello ma rigorosamente alla presenza di una “mammina” e, udite udite , ci sono anche bambine e bambole di colore!
Ce ne è di strada da fare !!!

L’Oxford English Dictionary cambierà la definizione (sessista) di “woman”/“donna”e la sezione degli esempi e dei sinonimi,grazie a Maria Beatrice Giovanardi.
Mentre stava svolgendo una ricerca online sul termine “donna” per un suo progetto, Maria Beatrice Giovanardi, la manager italiana esperta di marketing e pr e da anni attiva nelle battaglie per i diritti delle donne, si era imbattuta durante alcune ricerche di lavoro nella definizione della parola “woman” dell’Oxford Dictionary rimanendone fortemente contrariata.
La donna, che oltre a “essere umano adulto femminile”, veniva definita e descritta in funzione dell’esemplare maschio dell’uomo come “la moglie, la fidanzata, l’amante di un uomo”.
Ma non solo. Nella pagina online del vocabolario si leggevano, tra i sinonimi di donna, le parole “bitch, besom, piece, bit, mare, baggage, wench, petticoat, frail, dird, bint, biddy, filly”. I significati? Ne riportiamo solo alcuni: puttana, cavalla, puledra, cagna. .
Alcuni di questi non sono esattamente lusinghieri, il primo è un termine decisamente noto per essere un insulto.(“puttana“)
Le loro definizioni sono concesse in licenza a Google, Yahoo e Bing, quindi chi fa una ricerca simile su questi motori di ricerca le trova e pensa sia corretto utilizzarle.
Ha deciso quindi ad agosto 2019 di lanciare una petizione, che oggi è arrivata a quasi 35 mila firme, per chiedere al dizionario una modifica importante: una partecipazione che ha spinto l’Oxford English Dictionary a rivedere la definizione.
Come ha spiegato la stessa Maria Beatrice Giovanardi , dopo aver lanciato l’appello, era entrata in contatto con la Oxford University Press che cura il vocabolario, dopodiché li aveva nuovamente sollecitati lo scorso settembre poiché la promessa di modifiche fatta a marzo era stata disattesa.
La notizia che la sua voce sia stata ascoltata da uno dei pilastri della linguistica l’ha resa molto felice.
Ora la donna, ma anche l’uomo, saranno definiti come partner femminile o maschile di una persona, includendo quindi tutti gli orientamenti sessuali, saranno modificati e ampliati gli esempi di frasi in cui è utilizzata la parola donna, a dimostrazione di un cambio di ruolo nella società, e saranno eliminati alcuni sinonimi tipo baggage (bagaglio), ma rimarrà bitch, etichettato però come offensivo.
La lingua è per sua stessa natura fluida: si modifica nel tempo in base alle influenze storiche e culturali, ed esprime le nuove correnti di pensiero e di comportamento.
Se fino a qualche tempo fa era impensabile declinare alcuni mestieri al femminile, oggi è del tutto normale parlare di avvocatessa, ministra, sindaca e via dicendo.
L’italiano non avendo il neutro come in inglese, ancora sta cercando una regola generale, basti pensare che per ovviare al problema, soprattutto online molti utilizzano l’asterisco neutro per includere tutti.
Maria Beatrice Giovanardi, che vive a Londra dal 2014, ha dichiarato che sarebbe felice di portare la sua rivoluzione linguistica anche in Italia, un paese che sulla parità di diritti ha ancora molto da fare.
Se un’istituzione come l’Oxford English Dictionary ha accettato di rivedere le sue definizioni, significa che il cambiamento è davvero iniziato.
https://www.pourfemme.it/articolo/oxford-english-dictionary-cambiera-definizione-donna/330750/
Anche se il linguaggio ha un peso di soltanto il 7% nella comunicazione,le parole, soprattutto quelle scritte che non sono accompagnate da suoni e gesti, sono molto importanti.
Dare un significato ad una parola è una grande responsabilità che orienta un pensiero che genera una convinzione che genera uno stereotipo che induce una scelta di comportamento.
Pensiamoci!
Pantone lancia un nuovo colore dedicato alla biodiversità. Un rosa brillante ispirato al deserto
Pantone – istituto statunitense specializzato in catalogazione dei colori, fornendo alle aziende consulenza sulle scelte cromatiche per la comunicazione visiva, analizzando e stabilendo inoltre quali siano, nell’ambito dei più svariati settori di mercato, i colori di tendenza – ha elaborato per il 2023 una nuova tonalità che rappresenta il concetto di biodiversità.
Si tratta del Pantone 1775 C, realizzato dall’istituto in collaborazione con l’azienda produttrice di the Tealeves, a sostegno dei temi lanciati dal Forum della biodiversità Mondiale delle Nazioni Unite e del progetto “30×30”, iniziativa che si pone l’obiettivo di proteggere il 30% dei mari e della terra entro il 2030.
Quale colore, secondo Pantone, rispecchia il concetto di biodiversità e la volontà di salvaguardarla? Un bel rosa acceso
Per elaborare il Pantone 1775 C, gli studiosi dell’istituto hanno tratto ispirazione da quello che è definito il pigmento più antico della Terra, estratto da rocce sedimentarie sepolte in Mauritania, nelle profondità del deserto del Sahara. “I pigmenti rosa brillante sono fossili molecolari della clorofilla prodotti da antichi organismi fotosintetici che abitavano in un antico oceano che è scomparso da tempo”, spiega il dottor Nur Gueneli della ANU Research School of Earth Sciences.
Con questo colore, Pantone vuole così indurre istituzioni e persone di tutto il mondo a riflettere sull’importanza del rispetto degli ecosistemi e della difesa delle specie animali e vegetali del pianeta, dato che “la biodiversità è la varietà di specie viventi sulla terra – piante, animali e microrganismi e gli ecosistemi che formano –, che creano un equilibrio terrestre che sostiene tutta la vita”
Per l’annuncio del “Colore dell’anno 2023” – quello del 2022 è stato il “Very Peri” – Pantone ha deciso di organizzare un evento a Miami Beach durante la prossima edizione di Art Basel. In collaborazione con ARTECHOUSE, Pantone il 3 dicembre inaugurerà una mostra immersiva dedicata al nuovo colore. “La mostra accompagnerà i visitatori in un viaggio di colori, textures e altro ancora, concentrandosi sul rapporto tra arte, tecnologia e scienza per mostrare il Pantone Color of the Year 2023 in tutte le sue forme”, sottolinea Pantone.
Il colore rosa si ottiene facilmente mescolando il rosso, che è un colore primario additivo, al bianco. Non è però molto semplice realizzare le tonalità perfette in base alle nostre esigenze. Dal rosa chiaro al rosa antico, dal rosa carico al fucsia, è molto semplice sbagliare quando si tratta di ottenere una nuance del rosa.
Come base bisogna partire sempre dal rosso ma l’importante è non esagerare col bianco: aggiungere il colore di tanto in tanto per catturare l’essenza specifica per le nostre esigenze. Nel caso ci rendiamo conto che il rosso sia più scuro, bisognerà aggiungere molto più bianco. Se, invece, necessitiamo di tonalità che si indirizzano verso il fucsia o il magenta, aggiungere viola o blu al rosso e al bianco
Sin da piccoli siamo abituati ad associare il rosa al femminile.
Ma100 anni fa le cose erano molto diverse: il rosa era associato ai maschi e l’azzurro alle femmine, in quanto il primo era considerato come una tonalità di rosso (colore forte e virile), mentre il secondo era percepito come una tinta delicata e più adatta al gentil sesso. La tendenza a considerare il rosa “un colore da femmina” si è affermata solo recentemente, non più di 60 anni fa.
Vi sono molte testimonianze nell’arte che dimostrano che il rosa in passato era un colore comunemente indossato dagli uomini in quanto simile al rosso ma meno “bellicoso”. Il blu invece era il colore del velo della Madonna e più usato per vestire le bambine.
Le cose iniziarono a cambiare negli anni’30 quando gli uomini usavano colori scuri per darsi un’aria di maggiore serietà e le donne colori tenui e chiari per rimandare al loro carattere di madri e alla sfera domestica e familiare.
Negli anni ’50 la situazione colori/sesso presentava invece un divario netto: rosa per le donne, blu per gli uomini.
Negli anni sessanta e settanta del secolo scorso numerosi studi scientifici dimostrarono gli effetti rilassanti di una certa tonalità di rosa, capace di abbassare in pochi minuti la tensione muscolare e il battito cardiaco,alleggerire la mente dei pensieri negativi e con un forte potere rilassante.
In seguito a questa scoperta, si decise di utilizzare il rosa in alcune prigioni americane per indurre i detenuti a mantenere un comportamento tranquillo, evitando manifestazioni di violenza e ribellione.
I risultati furono sbalorditivi: l’Istituto di correzione della Marina nello stato di Washington che aveva dipinto di rosa le celle di isolamento registrò un calo verticale degli episodi di violenza, cosa che spinse la direzione a mantenere il colore sino ad oggi.
Non furono solo le prigioni a sfruttare le proprietà calmanti del rosa.
Nei primi anni ’80 gli spogliatoi di football delle squadre ospiti in Iowa e Colorado presentavano una vivace tonalità rosata, allo scopo proprio di ammorbidire gli avversari, finché la Lega non impose come regolamento che entrambi gli spogliatoi fossero dello stesso colore
Il colore rosa libera la mente dalle negatività e dai pensieri che non lasciano libertà e serenità. Si tratta di una tonalità utilizzata in particolare a scopi di liberazione e purificazione, associata spesso al mondo del fatato.
Nonostante sia un colore carico di dualità perché rappresentativo dell’eternità e del tempo, della vita e della morte, della passione terrena e dell’elevazione spirituale, nell’universo magico il rosa è un colore essenziale.
Esistono, infatti, diverse pietre rosa molto utilizzate a scopi di purificazione, specie in cromoterapia : Quarzo rosa, Kunzite, Opale andino, Calcedonio ros, Corallo rosa, Tormalina ros, Rodocrosite.
Fonti:
Pantone lancia il colore dedicato alla biodiversità (artribune.com)
Colore Rosa Curiosità: Significato Psicologico e Esoterico (totaldesign.it)
È a Palermo l’albero italiano eletto per l’anno 2022: si tratta di un Ficus macrophylla ultracentenario, cha ha già vinto il premio per la chioma più grande d’Europa e che punta a vincere il prestigioso titolo di “albero d’Europa” per il 2023.

Un albero monumentale, compatto ma intricato, con un labirinto di rami in cui si rischia di perdersi.
È il ficus del giardino Garibaldi, situato in Piazza Marina, nel cuore di Palermo: con la sua altezza di 30 metri, una circonferenza alla base del tronco che misura più di 21 metri e la sua chioma di diametro di 50 metri, è il più grande albero esotico d’Europa.
Questo esemplare di ficus macrophylla ha quasi 160 anni ed è originario delle foreste pluviali, dove questa specie può raggiungere anche i 60 metri di altezza. È conosciuto anche come ficus magnolioide o con il più inquietante nome di “albero stritolatore”: una volta germogliato sui rami di un altro albero, ben presto lo avvolge in un groviglio di radici, che lentamente portano alla morte del malcapitato.
Ma i ficus di piazza Marina non sono certo gli unici di Palermo: ve ne sono di giganteschi nell’Orto botanico, una coppia di gemelli sono cresciuti accanto a Villa Trabia, uno circolare sormonta la cima della montagnola del Giardino inglese e un altro si trova nel giardino della Palazzina cinese.
Infine, va ricordato il ficus del giardino pensile di Palazzo dei Normanni, che ha cinto in un abbraccio “mortale” un grosso esemplare di pino domestico.
Il ficus di piazza Marina è però il più imponente di tutti e oggi è l’albero più grande d’Europa.
Un albero monumentale con un’importanza di diversi aspetti: paesaggistici, storici, culturali, botanici …
Originario degli stati australiani del Queensland e del Nuovo Galles del Sud, il grande ficus dell’Orto botanico è stato introdotto nel 1845 e rappresenta il capostipite dei grandi ficus presenti nei giardini di Palermo, della Sicilia e dell’Italia meridionale. Presenta ben 44 fusti, i più grandi dei quali possiedono una circonferenza di circa 3,60 metri, che sostengono l’allungamento di undici grosse ramificazioni principali, a sviluppo quasi orizzontale, da cui si dipartono le ramificazioni di ordine inferiore.
Il Ficus che vive nell’orto è il “papà” di tutti gli esemplari coltivati nei giardini della Sicilia e non solo.
Adesso il Grande Ficus dell’orto botanico siciliano rappresenterà l’Italia nel 2023 al contest europeo come albero più affascinante e ricco di storia del nostro patrimonio arboreo, in sfida con gli altri vincitori delle 18 nazioni partecipanti al concorso.
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Ingegnera originaria del Wisconsin, Marissa Mayer (1975), ha realizzato software utilizzati da milioni di utenti in tutto il mondo.
Si è laureata con lode in informatica, alla Stanford University, focalizzando i suoi interessi nel campo dell’intelligenza artificiale e a 24 anni è stata assunta da Google, prima donna in posizione di esperta.
Ha scritto diversi programmi e coordinato molte attività di ricerca, diventando in breve tempo direttrice di produzione.
Ha inventato la piattaforma pubblicitaria Ads, che ha permesso agli inserzionisti di promuovere i loro annunci e all’azienda di passare dal ruolo di motore di ricerca a qualcosa di più grande e proficuo.
Ha inoltre ideato software diventati popolarissimi come Gmail, Calendar, Maps, News, Books, Search, Toolbar e iGoogle.
È stata docente di informatica all’Università di Stanford e ha ricevuto premi prestigiosi come il “Centennial Teaching.” Nel 2009 le è stata conferita una laurea honoris causa dall’Illinois Institute of Technology.
Dal 2012 al 2017 è stata amministratrice delegata di Yahoo! e, in seguito, ha fondato Sunshine un’ azienda con sede a Palo Alto, focalizzata sull’intelligenza artificiale e sui media di consumo.
Il suo primo prodotto, Sunshine Contacts, ha migliorato i contatti degli utenti iPhone e i contatti di Google.
Marissa Mayer ha dichiarato che in Google si arrivava a lavorare «130 ore a settimana». Si tratta di più di 18 ore al giorno, fine settimana compresi. Per decretare il successo di una nuova impresa, incalza infatti la manager passata dal colosso di Mountain View a quello di Sunnyvale per provare a risollevarne le sorti, è sufficiente osservarla durante il weekend. Se opera ha qualche chance di farcela. Il duro (durissimo) lavoro prima di qualsiasi cosa, quindi.
Marissa, che si è già rivelata prendendo solo due settimane di maternità dopo la nascita del primo figlio e negando il telelavoro all’interno dell’azienda , entra nel merito della ricetta del dipendente perfetto: pianificare le ore di sonno, la doccia e il numero di volte in cui si va in bagno. Dormire sul posto di lavoro è auspicabile sia di giorno sia di notte, «è più sicuro rimanere che scendere nel parcheggio e andare a prendere la macchina alle tre di notte», grazie alla nap room. La stanza del sonnellino.
«Nei primi 5 anni in Google mi sono fermata almeno una notte a settimana», spiega.
Vita privata? Molto privata ! Se non per, appunto, raccontare di aver portato il primo figlio in ufficio per quattro mesi e definire i due gemelli nati in dicembre «una vittoria alla lotteria».
Il futuro? All’orizzonte si intravede una buonuscita da 57 milioni.
Stacanovista? Arrivista? Accumulatrice ? Esibizionista? Fenomeno?
Direi passione per il proprio lavoro e grande determinazione e costanza nell’impegno e obbiettivo sempre in vista!!
Dimostrazione che queste qualità non hanno sesso!
Nell’ immaginario comune, l’informatica è considerata un mondo totalmente maschile. È importante ricordare le numerose scienziate che ne sono state protagoniste e i loro contributi perchè le ragazze non si sentano estranee.
Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni, Milano 2020
Il successo secondo Marissa Mayer? Lavorare 130 ore a settimana – Corriere.it
Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri,
altri mulini a vento.
(Proverbio cinese)
Tutti parlano di lezioni che spingono al cambiamento e che questo sarà inevitabile.
Alcuni come un dialogo con se stessi, dopo aver fatto un bilancio degli obiettivi raggiunti, altri rivolti all’umanità intera per riacquistare il senso dei valori, alcuni ironici, alcuni amari, alcuni fiduciosi.
Alcuni, anzi molti, tanti, sono poesie, riflessioni, incitazioni che rivelano un comune denominatore, derivano da una comune aspirazione, cambiare secondo i valori condivisi dell’ umanità.
Se è vero che, come recita una delle più inflazionate citazioni, ” cambia te stesso per cambiare il mondo “, è anche indispensabile che ognuno si consideri parte del gruppo umanità, parte operante e responsabile della manifestazione, del Tutto.
” La somma delle parti è maggiore dell’intero “, lo diceva già Aristotele.
Del resto una sinfonia è ben più della somma degli ascolti degli strumenti ascoltati singolarmente. E’ un risultato dell’ Armonia.
E tanti pensieri ed aspirazioni della stessa qualità, quando condivisi, si materializzano in una forma pensiero di maggiore capacità di incidere sulla realtà di un singolo pensiero o di una singola aspirazione.
Tutti insieme appassionatamente possiamo raggiungere gli obbiettivi condivisi.
” Di buoni propositi è lastricato l’Inferno ” recita un detto popolare.
Semplicemente questo futuro tanto celebrato e dai catastrofisti e dagli esoterici come un momento di cambiamento, certo ha spinto i più a non trovarsi impreparati.
Perchè cambiare può far paura e soprattutto implica una visione precisa del cambiamento ed un impegno a realizzarlo.
Non mi piace incasellare le persone in categorie. Nè segnalare formule vincenti.
Ogni essere umano è talmente unico nei suoi molteplici aspetti e come tale considero e rispetto tutti i miei simili.
“ Cambiare “ è …migliorare?
“ Migliorare ” implica un termine di paragone rispetto al quale voglio ottenere un cambiamento.
Quindi parto da qualcosa di già esistente per arrivare a qualcosa che desidero diventi qualcosa altro.
E’ un mettermi in discussione se non mi sento soddisfatto.
Ciò implica una analisi, una valutazione di cosa mi fa essere insoddisfatto, in quale campo della vita
Dipende da me, dalla mie aspettative, dal mio modo di vedere.
Poi mi chiedo quale obiettivo voglio raggiungere, quali risorse ho a disposizione e quale metodo voglio adottare.
Non c’entra il destino, la fortuna, il capo, la collega, i figli,la società, il governo ladro, la crisi.
Loro sono la realtà esterna che mi si presenta qui ed ora. Della quale devo comunque tenere conto.
Ciò che voglio ottenere che impatto ha sul mio ambiente più prossimo, cose, luoghi, persone comprese?
Sarò io comunque l’artefice. Il mio campo di influenza è oltre me. E l’impegno è mio.
E’ il meglio per me?
Può anche essere un meglio che tiene conto dei meglio degli altri.
Un meglio non è sempre un accumulare, un crescere in quantità, un apparire. Potrebbe essere un togliere, un rivalutare, un fare bene in qualità.
Meglio è avere una visione di sè nel futuro e la volontà ad impegnarsi per raggiungere quella visone. C’è sempre un futuro che dipende da noi.
Per cambiare in meglio, per ciò che si ritiene meglio. Ognuno ha diritto al meglio.
E mettersi d’accordo su cosa è meglio.
Migliorare è una aspirazione legittima purchè sia nel rispetto delle aspirazioni degli altri e non a discapito di qualcuno. Non tolgo a te per avere un miglioramento per me, ma mi impegno per un miglioramento per me che lo sia anche per te.
Il meglio è quando si ottiene un equilibrio tra noi, le persone che interagiscono con noi, l’ ambiente che ci circonda.
Migliorare in collaborazione con gli altri ad un obiettivo comune è avere coscienza di se stessi nel gruppo umanità e nell’ambiente che la ospita.
Desiderare di migliorare è la spinta che fa girare il nostro mondo e lo rinnova continuamente attraverso un cambiamento che inizia dal singolo e diventa lo stimolo per una intera generazione, per il futuro.
Pozzi senza fondo, pavimenti inclinati, oggetti che cambiano forma: al Museo delle Illusioni di Roma nulla è come sembra.
Nella capitale è stato appena inaugurato il Museo delle Illusioni, un posto in cui vivere esperienze sorprendenti e imparare qualcosa di più sulla nostra percezione.
“Ti offriamo una strabiliante esperienza che, attraverso tante nuove e inesplorate illusioni, sconvolgerà i tuoi sensi e ti darà al tempo stesso l’opportunità di imparare qualcosa sulla mente –fanno sapere dal museo, che si trova in
via Merulana 17, a due passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore. –Goditi la nostra collezione di ologrammi, guarda più da vicino ogni illusione ottica e osserva attentamente ogni installazione. Le nostre illusioni sono un modo insolito e divertente per ricordarci che le nostre convinzioni sul mondo che ci circonda spesso non sono altro che una distorsione della realtà.”
Il format nato a Zagabria nel 2015, ha già avuto un grande successo in una quarantina di città in tutto il mondo e lo scorso anno è approdato anche a Milano.
Attraverso le esperienze proposte nelle varie stanze, progettate dagli architetti Sven Franc e Jasmina Frinčić, i visitatori possono ingannare i loro sensi, sperimentare la prospettiva, mettere alla prova le loro abilità. Lo scopo non è soltanto divertirsi, ma anche imparare il funzionamento di certe dinamiche. Sono previsti anche diversi rompicapo intriganti ed educativi.
Nel Museo delle Illusioni bambini (dai 6 anni in su) e a adulti vengono catapultati in universo affascinante e divertente. Qui ognuno, dagli appassionati agli esperti di scienza, si ritrova a dubitare dei suoi sensi. In totale sono circa 70 gli effetti ottici, i trucchi e le esperienze che porteranno i visitatori a scoprire gli inganni della mente.
“ Sii abbastanza coraggioso da saltare nell’illusione creata dal Vortex Tunnel che ti farà perdere la testa e ti farà credere che stai lottando faticosamente solo per fare un passo in avanti attraverso un cilindro rotante su una superficie così stabile e piatta!
Fatti ruotare incredibilmente nella Stanza del Sottosopra, lasciati andare nella Stanza dell’Infinito, resisti alle leggi della gravità e del rapporto tra le dimensioni, entra nella stanza delle luci e gioca non con una ma con ben tre ombre di colori diversi” si legge nel sito del museo interattivo.
Divertiti nella nostra collezione di ologrammi, guarda più da vicino ogni illusione ottica e osserva attentamente ogni installazione– spiega il Museo – Sono un brillante e divertente promemoria del fatto che le nostre convinzioni sul mondo che percepiamo spesso non sono altro che uno spettro d’illusioni. L’autentica collezione delle opere in mostra ti lascerà di certo a bocca aperta! “
Decisamente inquietante e divertente, anche il Tavolo dei Cloni, dove ci può sedere con ben 5 cloni di se stesso!
Il Museo delle Illusioni è adatto a tutte le età e spazia dai classici come il vaso di Rubin ad esperienze più “estreme” come il Tunnel dei Vortici, la Stanza del Sottosopra e quella Anti-Gravità.
Il Museo delle Illusioni di Roma è aperto dal lunedì al giovedì: dalle 10.00 alle 20.30 (ultimo accesso alle 19.30) e dal venerdì alla domenica dalle 10.00 alle 21.00 (ultimo ingresso alle 20.00).
Tutti i sabati e le domeniche dell’anno e nei giorni festivi l’ingresso è riservato solo a chi ha già prenotato online, mentre in tutti gli altri giorni della settimana la prenotazione online non è obbligatoria ma fortemente consigliata.
Da quel giorno di quasi sessant’anni fa (il 1945 è l’anno di pubblicazione di Pippi) milioni di mamme nel mondo scoprono un’amica: è Astrid Lindgren la “mamma” di Pippi Calzelunghe, una scrittrice che accarezza i sogni di milioni di bambine e le aiuta a farli diventare veri.
Fino ad allora non si era mai vista un’eroina così diversa dagli stereotipati personaggi delle fiabe, principi e principesse, cenerentole e biancanevi , maghe cattive e stregoni buoni.
I capelli arancioni stretti in due trecce rigide che se ne stanno ritte in fuori, di qua e di là dalla testa; il naso a patata spruzzato di lentiggini. E, sotto il naso, la bocca grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.
Una bambina così non la vedi tutti i giorni eppure senti che è vera; che ha qualcosa che assomiglia al fondo indomesticato e inespresso che hanno quasi tutte le bambine del mondo. Ha un vestito stranissimo che s’è cucito da sola: la sua idea sarebbe stata farlo blu, ma poi la stoffa non bastava e allora è stata costretta a metterci qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, copre le sue gambe magre. Le scarpe sono nere, e lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.
Pippi ha nove anni e abita alla periferia di una minuscola città. E’ orfana e vive sola.
Vicino alla sua casa abitano due bambini graziosi, educati e obbedienti: Tommy e Annika. Loro, ogni mattina verso le otto, si incamminano verso la scuola, con i libri sotto braccio. Nel frattempo Pippi cavalca il suo cavallo (perché ne ha uno: bianco a pois neri) o mette e toglie al signor Nilsson (la sua scimmia) il suo vestitino.
Una così non s’era mai vista spuntare dalle pagine di un libro di favole. E da quel giorno ogni bambina del mondo poteva finalmente fare spazio, nella sua fantasia, alla possibilità di non dovere aspettare per forza, per svegliarsi dal sonno, il bacio di un principe azzurro su un cavallo bianco.
Fare spazio alla possibilità non più di lottare contro un universo cattivo fatto di streghe, matrigne e sorellastre, ma di riuscire a tirare fuori la creatività, a dispetto di un mondo di adulti arido e incastrato nelle regole.
Perché se Pippi, a scuola, vuole disegnare un cavallo e si accorge che nel quaderno non ci sta, allora riempie il banco e poi la parete. Chi l’ha detto che deve entrare per forza nel quaderno a quadretti? Perché Pippi è fortissima, così tremendamente forte che in tutto il mondo non esiste un poliziotto forte come lei. Così forte che può sollevare un cavallo, se appena lo vuole. E mandare in fuga i ladri e vivere da sola senza che nessuno possa farle del male.
La magia di Astrid Lindgren è che lei racconta alla maniera discontinua e autentica delle persone piccole: a volte è incoraggiante e disinvolta – come nelle avventure di Pippi – a volte è silenziosa e sensibile – come nelle storie quotidiane della piccola città di Bullerbyn (Tutti noi bambini di Bullerbyn del 1946).
Nata a Vimmerby, in Svezia, il 14 novembre 1907, è diventata famosa come scrittrice di libri per l’infanzia insieme alle treccine e alle lentiggini rosse di Pippi Calzelunghe, che negli anni Settanta arriva anche sui nostri teleschermi.
Da noi poco si sa di quel che è successo dell’ingegno e del talento di questa “signora delle fiabe” negli anni successivi. Sappiamo però che nei suoi ultimi due libri, I fratelli Cuordileone (Bröderna Leonhjärt, del 1973 e Ronja Rövardotter del 1981), è passata a trattare temi seri come la morte e il male visti dalla parte dei piccoli.
Si sa anche che da entrambi è stato tratto un film.
Si sa, in ultimo, che qualche anno fa tutti i bambini e le bambine svedesi hanno aperto una sottoscrizione che ha raccolto una cifra pari a quella del Premio Nobel e gliel’hanno consegnata.
Una sorta di regalo sincero per risarcirla del fatto che la giuria del Nobel è sempre fatta di adulti troppo adulti.
Fonte :Omaggio a Astrid Lindgren
L’11 Novembre si celebra San Martino, patrono di Belluno e di un centinaio di altri comuni, nonché protettore di albergatori, cavalieri, fanteria, mendicanti, sarti, sinistrati, vendemmiatori e forestieri.
La leggenda vuole che proprio in concomitanza di questa data l’Italia, ma anche parte dell’Europa, viva la cosiddetta Estate di San Martino, un periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore.
La leggenda del mantello di San Martino è molto antica e non si sa quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al bel periodo che caratterizza la seconda decade di novembre che noi chiamiamo Estate di San Martino mentre nei Paesi anglosassoni viene definita Indian Summer: Estate Indiana.
E in alcune lingue slave, tra le quali il russo, è denominata “ Bab’ e Leto”, “ Estate delle Nonne”
L’espressione “estate indiana” fa riferimento alla storia dei nativi che un tempo approfittavano di questo particolare periodo per terminare la raccolta prima del sopraggiungere dell’inverno.
Sia come sia San Martino e l’Estate Indiana vengono festeggiate a partire dall’11 novembre e per tre o quattro giorni.
Martino di Tours nacque a Candes-Saint-Martin in Pannonia (oggi Ungheria) il 316 o 317 e fu così chiamato dal padre, importate ufficiale dell’Esercito romano, in onore di Marte, il dio della Guerra. Da adolescente si trasferì con la famiglia a Pavia ove all’età di 15 anni si arruolo nell’esercito. Mandato in Gallia conobbe il Cristianesimo tant’è che si congedò dalle armi divenendo monaco nella regione di Poitiers.
Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che diverrà l’episodio più narrato della sua vita e quello più usato dall’iconografia .
Si narra infatti che quando si trovava alle porte della città di Amiens, in una giornata di pioggia, vento e gelo con i suoi soldati, incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante.
Martino, contento di avere fatto la carità, spronò il cavallo e se ne andò sotto la pioggia, che cadeva più forte che mai. Ma fatti pochi passi ecco che smise di piovere ed il vento si calmò. Di lì a poco le nubi si diradarono, il cielo divenne sereno e l’aria si fece mite. Il sole cominciò a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello.
Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.
La leggenda narra che dopo questa avventura decise di farsi battezzare e che nel tempo divenne Vescovo di Tours, morì l’8 novembre e l’11 vi furono i suoi funerali.
Sebbene l’Estate di San Martino rimanga una leggenda popolare, essa trova tuttavia un reale riscontro fisico.
Quest’anno l’11 novembre non è il primo e non sembra neanche essere l’ultimo giorno di un autunno ancora particolarmente caldo.
Il sole splende da almeno una settimana indisturbato e cocente tanto che qui al mare in molti si trastullano nell’acqua trasparente che si avvicina in piccolissime onde sulla bastigia.
foto di Laurin
I giorni precedenti a questa festa si costruiscono lanterne di carta e l’11 novembre si percorre verso sera un tragitto con la propria lanterna illuminata cantando canti in onore di San Martino che ha donato la luce e che invita tutti noi a cercarla e ad offrirla al mondo.
In questi giorni l’oscurità si diffonde sempre più, le foglie cadono, la natura va in letargo e anche noi siamo portati a restare sempre più dentro a noi stessi, a ritirarci dal mondo.
Ma se la luce esterna sbiadisce la luce interna deve continuare a brillare e a indicarci la via nel buio che avanza.
“l’estate di San Martino solitamente dura tre giorni ed un pochino. “
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