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La buona notizia del venerdì: Chattare con un’opera d’arte si può? A Firenze con il David di Michelangelo!

Vuoi sapere cosa pensa il David di Michelangelo icona del Rinascimento italiano? Come trascorre le sue giornate? Chiedergli curiosità sul periodo in cui è stato realizzato? 

Interagire con l’alter ego della statua più famosa del mondo è ancora più facile. “Chatta col David”, il progetto di intelligenza artificiale che la Galleria dell’Accademia di Firenze ha lanciato lo scorso dicembre 2021, sul sito web della Galleria dell’Accademia di Firenze, grazie alla mole di interazione con gli utenti, è approdato alla sua versione finale.

Chatta col David è una tecnologia in continua evoluzione

Il sistema, un software automatizzato, basato sulla tecnologia del Deep Learning, mantiene continuamente attivo il processo di apprendimento, permettendo al chatbot di essere sempre più capace di rispondere in modo articolato.

Il progetto nasce da un’idea di Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, ed è stato realizzato ricorrendo agli strumenti sviluppati da Querlo, società di New York specializzata nella produzione di applicazioni tecnologiche tramite l’intelligenza artificiale.

Durante tutti questi mesi, il chatbot si è arricchito di contenuti grazie a tutte le domande che gli hanno posto e che hanno prodotto oltre 16.500 interazioni in lingua italiana e 9.500 in inglese. È stato possibile aggiungere oltre 70 risposte, incrementando di circa 1000 volte le combinazioni per formulare una stessa domanda. Un processo di apprendimento sempre in atto e in continua evoluzione.

Chatta col David é un’iniziativa di successo

“Un grande successo” racconta Cecilie Hollberg. “Tutti vogliono parlare con il nostro ‘bellissimo eroe’. Si va dalle curiosità alimentari (?)a richieste di interesse storico artistico e di carattere conservativo. C’è chi gli ha chiesto se si sentisse solo e se avesse voglia di uscire(?), tanto da chiedergli, persino, il numero di telefono(?). Un modo giocoso e diverso dal solito per coinvolgere un pubblico internazionale, sempre più eterogeneo e vasto.”( ??????)

L’iniziativa è in linea con la volontà del Mic- Ministero della Cultura che sostiene fortemente l’impegno all’utilizzo del digitale come leva per la promozione del patrimonio culturale italiano, ed è stata realizzata grazie anche al sostegno dell’Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze.

Chatta col David è un’esperienza da ripetere?

I musei,  i beni culturali e il patrimonio artistico dovrebbero sempre più seguire l’esperienza della Galleria dell’Accademia di Firenze e del Ministero della Cultura. Il David di Michelangelo è un’opera che attrae moltissimo pubblico e come tale deve avere un approccio inclusivo e accessibile anche nelle modalità di fruizione. 

Siamo convinti che l’innovazione fa sempre bene, soprattutto se sviluppata con visione ed intelligenza. Un ‘iniziativa come Chatta con David avvicina sempre più persone alla cultura e all’esperienza museale.

I tempi cambiano e da un punto di vista culturale la tecnologia condiziona gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone. L’intelligenza artificiale e altre forme innovative possono aiutare a vivere un’esperienza più spettacolare e allo stesso tempo più accessibile. Certo, bisogna farlo con la dovuta intelligenza e questo non è sempre facile. A Firenze ci sono riusciti.

Purchè si inquadri nel suo giusto contesto di Storia dell’arte ! E sia le domande che le risposte conducano ad un approfondimento e dell’opera d’arte e dell’artista nel suo tempo!

Chatta col David, l’opera di Michelangelo interagisce con il pubblico – Libreriamo

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La buona notizia del venerdì: Un video gioco per diagnosticare la dislessia!

IDEA è l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia; fondata agli inizi degli anni 2000, si pone come obiettivo quello di andare a riunire sotto un’unica voce le innovazioni e le idee del settore.

La promessa viene mantenuta con un impegno costante, anche attraverso iniziative specifiche che, talvolta hanno uno scopo ben preciso ed importante, il tutto a braccetto con l’evoluzione del mondo del gaming.

In questo specifico caso l’iniziativa racconta una storia che parla di videogiochi e di ricerca e di come queste due cose, viaggiando parallelamente, sono in grado di creare qualcosa di straordinario. 

A Milano infatti parte la sfida per diagnosticare in modo veloce, precoce ed attraverso il gioco la dislessia (disturbo specifico dell’apprendimento, che emerge classicamente all’inizio della scolarizzazione e incide sulla capacità di leggere, e talvolta pure di scrivere, in modo corretto e fluente). 

Playseriously è un hackathon internazionale, che coinvolge oltre al SAE Institute di Milano altre cinque istituzioni formative in altrettanti Paesi del Sud Est Europa. Sviluppare un gioco con finalità educative, che potrebbe diventare uno strumento non invasivo e soprattutto inclusivo per lo screening della dislessia in fase prescolare.

Il 12 novembre dalle 9:00 alle 18:30 studenti, alunni e professionisti junior del mondo game e di altre discipline umanistiche si sfideranno per realizzare un cosiddetto “applied game”, al fine appunto di riuscire a diagnosticare la dislessia in età prescolare.

Un applied game è un gioco con finalità non solo educative, ma soprattutto inclusive, che dovrà diventare uno strumento di screening non invasivo per diagnosticare la dislessia in età prescolare, quindi nella fascia 5-7 anni.

Le iscrizioni per l’evento si chiuderanno il 31 ottobre e questa iniziativa segna un punto importante nella storia videoludica anche perché va a scardinare definitivamente stereotipi sull’incisione del videogame nel bambino. 

Ecco cosa è stato dichiarato in merito da Alessandra Micalizzi, docente e ricercatrice presso il SAE Institute Milano; la quale risponde alla domanda sul ruolo del videogame in questione sulla diagnosi del disturbo:

Avevamo iniziato a sviluppare internamente un progetto che ci consentisse di trovare una modalità efficace per ridurre l’ansia da prestazione nei soggetti dello screening, creando un contesto ludico e protetto per testare alcuni indicatori, ma ci siamo dovuti scontrare con le difficoltà connesse ai finanziamenti e alle tempistiche.

Grazie alla possibilità di accedere al bando CEI (Central European Initiative), però, abbiamo potuto tornare a riflettere sull’idea iniziale e aprire nuove strade coinvolgendo partner internazionali nella realizzazione Playseriusly, un progetto in cui sviluppatrici e sviluppatori, game designer, game artist e psicologhe e psicologi potranno costruire le proprie squadre e partecipare a una sfida creativa con una finalità preziosissima.”

Insomma, grazie al supporto di partner internazionali, l’azienda videoludica compie molto probabilmente un importante passo avanti.

Non ci resta che aspettare ulteriori dichiarazioni ed aggiornamenti in merito da parte di IDEA. Restiamo sintonizzati.

Nel frattempo però, lo sapevate che durante il Lucca Comics & Games 2022 si potranno provare quattro giochi gratis? 

IDEA: un videogioco per diagnosticare la dislessia | GamesVillage.it

Storie di straordinaria dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi : Grenci, Rossella, Zanoni, Daniele: Amazon.it: Libri

Leggi anche:

https://lauracarpi.wordpress.com/2011/07/03/facciamo-finta-che-2/

https://lauracarpi.wordpress.com/2012/08/16/videogames-e-vantaggi/

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Perchè siam donne: Jessica che contrasta i pregiudizi e gli stereotipi di Wikipedia

Jessica Wade è una fisica dell’Imperial College di Londra.

Nel 2019 ha ricevuto una delle più alte riconoscenze del Regno Unito, la medaglia dell’Impero britannico. Ma non tanto per i suoi meriti nella fisica, quanto invece per i considerevoli risultati nel contrastare gli stereotipi di genere nella scienza. Un settore dove si è soliti pensare che le donne siano in minoranza, o che siano poco portate o interessate.

Jessica ha raggiunto questo risultato grazie a Wikipedia.

33 anni, la scienziata britannica da alcuni anni ha affiancato all’attività scientifica un’altra, per certi versi attinente.

A partire dal 2017, ha infatti aggiunto oltre 1700 profili di scienziate su Wikipedia, andando a colmare un notevole divario di genere nel campo di quell’area che ricade sotto l’acronimo STEM (science, technology, engineering, and mathematics), e che indica le discipline scientifico-tecnologiche.

L’idea nasce nel 2017, quando Jessica scopre che solo una parte molto ridotta delle biografie della popolare enciclopedia è dedicata a donne. Nella compilazione delle voci, Wikipedia si regge sul contributo dei volontari, e non è esente da pregiudizi e stereotipi, in particolare legati alla composizione demografica di questi (nel 2019 la maggior parte dei contributi proveniva per esempio da maschi bianchi del Nord America). Jessica decide allora di provare a cambiare questa tendenza, lavorando per un obiettivo a portata di mano, su cui può intervenire attivamente. Inizia così a compilare biografie di scienziate donne e appartenenti a minoranze che non hanno mai ricevuto il giusto riconoscimento. La sua prima pagina è stata su Kim Cobb, una climatologa americana. 

In questa attività Jessica ha persino incontrato resistenze da parte di membri della comunità wikipediana. Circa 15 biografie, infatti, sono state cancellate nel tempo perché non avrebbero rispettati i criteri di rilevanza enciclopedica. Tra queste, la pagina dedicata a Clarice Phelps, chimica nucleare americana, la prima donna nera coinvolta nella scoperta di un nuovo elemento chimico. In questo caso Jessica è riuscita in seguito a preservare la voce Wikipedia.

In particolare le ragazze, i bambini provenienti dalle fascie sociali più basse e le persone razzializzate – a pensare di studiare fisica alle superiori, perché la fisica è ancora una materia elitaria, da ragazzi bianchi” ha spiegato tempo fa in un’intervista al New York Times.

Nello scegliere i profili da inserire, Jessica segue ormai una metodologia consolidata. Ogni mattina, attraverso Twitter, cerca una persona che ha ricevuto un premio, un’importante borsa di ricerca, o che ha pubblicato un articolo prestigioso o, infine, ha tenuto in pubblico un discorso di impatto. Dopodiché verifica se il profilo soddisfi i criteri di Wikpedia: se ciò accade, passa alla fase di ricerche e scrittura.

Nel corso degli anni, all’attività di stesura vera e propria ha affiancato scritti e conferenze pubbliche sul tema dell’uguaglianza di genere nelle discipline scientifiche. Ha anche condotto seminari di formazione su Wikipedia e collaborato con associazioni che promuovono l’inclusività.

Nel 2021, infine, è uscito il suo primo libro di divulgazione scientifica rivolto ai bambini,” Nano. La spettacolare scienza del molto (molto) piccolo

Jessica ha anche ricevuto le lodi di Jimmy Wales in persona, il fondatore di Wikipedia, per il suo contributo. Parlando al Washington Post, Wales ne ha sottolineato l’impatto sulla qualità dei contenuti di Wikpedia, ricordando poi un’altra donna che sta seguendo le orme di Jessica, la 28enne Emily Temple-Wood. Anche lei, come editor dell’enciclopedia, è infatti impegnata a “contrastare effetti e cause dei pregiudizi di genere” su Wikipedia.

Alle ragazze viene detto a un’età incredibilmente precoce che la scienza è per i ragazzi”.

Ci sono così tante scienziate brillanti, ma semplicemente non le celebriamo abbastanza. Dobbiamo parlare di più di coloro che abbiamo, perché altrimenti rischiamo di perdere loro e il loro lavoro”. La scelta di Wikipedia arriva da qui: “Quando i giovani navigano su internet, cercano su Google qualcosa che trovano interessante, come il cambiamento climatico o la forma di una piramide. Se vanno su Wikipedia e iniziano a leggere i nomi degli scienziati, ci saranno donne e persone di colore. Ci saranno persone simili a loro che hanno avuto questo enorme impatto sulle scoperte scientifiche”.

“Sono un piccolo pesce in un mare enorme”, ha ricordato Jessica al Washington Post. “Ma continuerò a fare tutto il possibile per rendere la scienza un luogo più accessibile e inclusivo”.


La scienziata che ha creato più di 1700 voci su Wikipedia per combattere il divario di genere – Valigia Blu

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La buona notizia del venerdì: Campionati mondiali di plogging per la salvaguardia dell’ambiente

L’amore per l’ambiente ha portato alla creazione del plogging, la nuova disciplina sportiva che unisce la corsa alla raccolta dei rifiuti abbandonati

Il primo campionato mondiale di plogging si è disputato in Italia, precisamente in Val Pellice (Torino), e ha visto la partecipazione di 55 atleti provenienti dall’Italia e da vari paesi europei. Durante il percorso sono stati raccolti complessivamente 795 kg di rifiuti. Già, perché questa strana attività combina la corsa con la raccolta dei rifiuti

Dal 30 settembre ha preso il via la seconda edizione del campionato mondiale di plogging, una disciplina sportiva in cui alla corsa si abbina la raccolta dei rifiuti.

La gara in cui si sono misurati i 100 atleti finalisti si svolgerà anche quest’anno tra le valli olimpiche di Torino 2006, in particolare nelle Valli Chisone e Germanasca e terminerà il 2 ottobre.

La novità di questo genere di competizione è che lo sport non è il protagonista, o almeno non il solo, perché a quello si affianca l’obiettivo di contrastare il fenomeno del littering, ovvero l’abbandono di rifiuti, che restano dispersi nell’ambiente.

L’avvento del plogging ha un inizio molto recente.

Dopo il precursore americano del 2014 – il trash run– è stato l’atleta svedese Erik Ahlström a inaugurare definitivamente a Stoccolma questa pratica “ibrida”, basata sull’idea di conciliare la corsa con tutela dell’ambiente, fin dal nome, che deriva dalla crasi tra le parole jogging e picking up (o plocka upp in svedese). Come ha dichiarato lui stesso: Ora noi corriamo con un altro proposito. Con la consapevolezza si arriva a prendersi cura e così facendo, arriva il cambiamento”.

L’ondata di consenso attorno a questo principio non ha tardato a diffondersi specie grazie ai social che lui stesso ha utilizzato per condividere la sua esperienza da primo plogger.

Su questa scia, lo scorso anno è nato in Italia il primo campionato mondiale della neonata “eco-disciplina”. In quell’occasione meno di 60 runner hanno raccolto circa 800 chilogrammi di spazzatura su un percorso di oltre 1780 chilometri. Il mix tra le due anime si ritrova anche nei parametri peculiari per assegnare la vittoria , che lo scorso anno è andata a Elena Canuto e Pietro Olocco rispettivamente con 38 e 48 chilogrammi di rifiuti raccolti. 

Tra i criteri, si considera certamente la distanza percorsa con il dislivello positivo affrontato, ma anche la qualità e la quantità di rifiuti raccolti, valutati in termini di impatto, cioè di CO2 non emessa in atmosfera.

Nel programma, atleti e bambini tra inclusione e recupero

La Kermesse si è svolta nel comune di Villar Perosa e ha visto la partecipazione di 100 atleti e atlete che sono stati selezionati grazie a due modalità.

La prima di queste, più tradizionale, partecipando a una delle nove gare di qualificazione svoltesi da maggio ad agosto tra tappe in Italia, qualche incursione in Europa e una in Venezuela. In alternativa, era possibile qualificarsi aderendo alla #plogging challenge lanciata dal Comitato internazionale, che ha valutato i punteggi da assegnare a partire dalla condivisione fatta dai partecipanti “a distanza” dei risultati della propria raccolta.

In realtà, a inaugurare la competizione sson stati gli alunni delle scuole di Villar Perosa con la Child Plogging session, che ha anticipato quella dei grandi di sabato 1 ottobre. Nel mentre, la premiazione dei piccoli ploggers e tante attività per tutte le età: laboratori per bambini, mercatini, animazione e artisti di strada.

Inoltre, il pubblico partecipante è stato invitato a consegnare le proprie scarpe da ginnastica usurate, che grazie alla partnership con Esosport saranno raccolte e riciclate per realizzare pavimentazioni per i parchi giochi dei bambini.

La premiazione finale si è svolta infine la mattina seguente, domenica 2 ottobre, a Pomaretto alla presenza di atleti paralimpici e di Roberto Cavallo – direttore della gara, divulgatore ambientale ed ecoatleta – noto per aver attraversato insieme all’ultra-runner Giulia Vinco 370 chilometri in 41 Comuni, dall’Isola d’Elba fino a Stintino, in occasione dellaKeep Clean and Run 2022  il plogging più lungo al mondo, durante il quale sono stati raccolti 373 kg di rifiuti.

L’evento, terminato nel maggio scorso, ha rappresentato il lancio della campagna Let’s clean Up Europe che terminerà il prossimo 27 novembre.

Ma il plogging non è diventato famoso solo in Italia, sempre più persone lo praticano in paesi come India, Messico, Costa Rica, Francia, Ungheria o Corea. .

Qual è l’abbigliamento da Plogging?

Metti scarpe da ginnastica, una tuta e… corri. Ma non dimenticare di portare con te un sacco della spazzatura, guanti e pinze perché dovrai raccogliere tutti i rifiuti che trovi lungo il tuo percorso tra parchi e foreste.

Plogging: tornano i Mondiali made in Italy della corsa per i rifiuti (buonenotizie.it)

Plogging: prendersi cura dell’ambiente divertendosi (buonenotizie.it)

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Perchè siam donne: In bicicletta con Florence per superare i clichè!

Si chiama Florence Nakaggwa, ha 21 anni, si allena sulla bici alla periferia di Masaka, una città a 80 miglia dalla capitale ugandese, Kampala, percorrendo centinaia di chilometri su strade sterrate o a volte piene di fango.

Pedala per 30-60 miglia (50-100 km) ogni giorno, passando dall’asfalto alla terra rossa delle strade del villaggio.

E’ così che si ‘ fatta le ossa e ha sbaragliato ogni tipo di concorrenza fino ad ottenere un contratto professionistico.

Nel 2015, un assistente sociale e appassionato di ciclismo sulla sedia a rotelle, #MiiroMichael nota un gruppetto di ragazzi che corrono in bicicletta. Decide così di formare un club di ciclismo, che ora comprende 10 ragazze e 15 ragazzi.

Il suo scopo è sfruttare i talenti locali e coinvolgere i giovani nel lavoro di comunità.

“Anche essere su sedia a rotelle, contrarre la poliomielite a due anni, non poteva impedirmi di amare il Tour de France in televisione da bambino. Mi chiedevo perché non ci fosse mai stato un ugandese a partecipare”.

Quando lei ha iniziato a correre nel 2019 Michael ha riconosciuto le sue qualità di leadership e l’ha nominata la sua capitana.

Da allora altre nove #ragazze e donne si sono unite.

“Racconto alle ragazze da dove sono partita, dico loro di non puntare solo sui loro talenti. Devi solo credere che tutti i sogni possono diventare realtà ma con il duro lavoro”, dice.”Quando ti siedi su una bici non sei un ragazzo o una ragazza, sei solo un essere – e hai bisogno di stare al passo con tutti in gara, non importa chi siano”.

Florence le guida in percorsi di allenamento attraverso i villaggi “in modo che possano essere viste”.

Suo padre è un membro del club e un allenatore. Era un pilota di mountain bike, ma non ha raggiunto lo status di professionista. Ora è desideroso di autorizzare sua figlia ad aiutarla a raggiungere il livello successivo: competere a livello internazionale.

In pratica Florence è la prima donna ciclista ugandese che corre con il Team Amani, un club che ha sede nei Paesi Bassi e in diversi altre nazioni africane. Le corse femminili sono un fenomeno relativamente nuovo.

Con questo contratto la sua vita ha fatto un salto di qualità. Guadagna 900.000 scellini ugandesi (circa 230 euro) al mese, oltre che adeguate attrezzature, spese mediche, abbigliamento.

L’ascesa di Florence è stata una festa per il suo villaggio dove la gente la ha vista crescere sulle bici, a volte insultandola perché non erano passatempi da bambine.

“Le persone, giovani e meno giovani, insultavano come ‘lascia andare in bicicletta per i ragazzi o diventerai un uomo’.

Il ciclismo è ancora una cosa da uomini nella cultura ugandese e il passaggio di Florence dal punto di vista culturale significa tantissimo.

Nel frattempo l’officina di riparazione di biciclette ,sede del Masaka Cycling Club, dove Florence lavora part-time, è diventata famoso e il clichè che una donna non possa essere brava a riparare bici o a pedalare sta finendo in soffitta.

Sette anni fa la svolta per questa ragazza tenace e ottimista è arrivata quando il club Team Amani si è imbattuto nella sua storia. 

Florence e suoi due compagni di squadra maschi, Paul Kato e Peter Wasswa, saranno i primi ugandesi a partecipare alla gara.

Florence e i suoi due compagni di squadra maschi, Paul Kato e Peter Wasswa, saranno i primi ugandesi a partecipare alla gara.

Florence e i suoi due compagni di squadra maschi, Paul Kato e Peter Wasswa, saranno i primi ugandesi a partecipare alla gara Rhino Run, una spedizione di resistenza che inizia in Sud Africa e attraversa 1.700 miglia (2.750 km) di catene montuose, foreste e imponenti dune di sabbia fino alla Namibia.

Sarà un ‘altra sfida per questa giovane pioniera, determinata a prendere il suo posto tra i grandi del ciclismo. “Devo raggiungere il livello del Tour de France … questo è il posto migliore per un ciclista professionista per mostrare il proprio tatto

Se arrivi li ce l’hai fatta” dice.

Fonte:

La favola di Florence Nakaggwa , prima donna ugandese ciclista (msn.com)

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La buona notizia del venerdì: Tutti insieme in bici con il CycloBUS !

Parla italiano la storia del cycleBUS, il pulmino a pedali dove bambini, anziani e disabili raggiungono la loro meta andando in bici tutti insieme. Questo veicolo innovativo e sostenibile “migliora la connessione” come acclama il tema della Settimana Europea della Mobilità, dal 16 al 22 settembre di ogni anno.

Il pulmino mette a contatto le persone, tra loro e con l’ambiente ma va anche oltre, supportando la connessione territoriale promessa dalla ciclovia Adriatica, la pista ciclabile che attraversa l’Italia.

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La storia del cycleBUS, il pulmino a pedali inventato in Italia

Patrizio Merelli è marchigiano, portatore sano di cultura e aggregazione.

In passato si è distinto girando il nord Italia a bordo di due musei itineranti creati da lui, uno dal nome “Viaggio nella Preistoria” e l’altro “La scuola antica nel 1800”. Due musei realizzati dentro due pullman lunghi 18 metri portati in giro per scuole elementari e medie del Veneto e della Lombardia.

Andando lì vedevo questi bambini contenti di andare a scuola con il pedibus, camminano uno dietro l’altro attaccati a delle corde. Da lì l’idea di portarli a scuola pedalando, tutti insieme a stretto contatto divertendosi. L’aggregazione è fantastica.”

Il pulmino a pedali si muove nel virtuoso circuito dell’economia circolare a chilometro zero: tutti i protagonisti sono nelle Marche. La storia del cycleBUS inizia con uno schizzo, poi il prototipo inizia a prendere forma nelle mani sapienti di ingegneri e meccanici.

Nel 2017 viene brevettato, prima in Italia poi a livello internazionale.

Nel 2019 assemblato, perfezionato durante lo stop pandemico e più volte testato. Infine, industrializzato e prodotto nella fabbrica Biciclette Trubbiani di Santa Maria in Selva.

A credere nell’idea è la Banca Etica, dove i soldi sono investiti solo in progetti ad hoc di utilità sociale e ambientale.

Il 19 maggio 2022 il cycleBUS, è stato utilizzato per la prima volta dagli alunni della quinta della primaria “De Amicis” di Colmurano, nelle Marche.

“Realizzare sogni, seppellendo le paure” è il motto di Merelli, e ha funzionato.

Il velocipide del futuro: il pulmino a pedali inclusivo

Il cycleBUS è il velocipide del futuro perché ecologico, multifunzione, inclusivo. Ha dieci ruote tutte controsterzanti, messo in sicurezza nei meccanismi e nelle congiunzioni a vista del telaio. In più è modulare: lo si può fare da quattro, sei, otto, dieci posti.

Robusto, non ribaltabile e facile da pedalare sia da bimbi sia da adulti e anziani. Il cycloBUS si ferma solo sulla neve. Ci salgono i bimbi con il caschetto che assieme agli adulti pedalano, se ne hanno voglia. Chi lo fa, segue la propria andatura: tanto la velocità del pulmino è la somma dei contributi. Certo magari in salita è bene partecipare tutti!

È brevettato per scaricare direttamente il peso a terra e solo il conducente può frenare, fermare il cycleBUS, usare la pedalata assistita con motore elettrico da 250 watt. Ed è proprio questo particolare a renderlo innovativo e unico al mondo: è a tutti gli effetti una bicicletta sia per il codice della strada italiano che europeo. Non lascia indietro neppure i diversamente abili, e per una maggiore inclusività le carrozzine sono posizionate solo al centro del cycleBUS, in modo da essere circondati da tutti gli altri passeggeri.

E’ la prima volta che un mezzo che accompagna i passeggeri  diventa virtuoso: l’utilizzo da parte del cittadino è gratuito, evita emissioni di CO2 e crea posti di lavoro.

Pedalando verso il futuro: la ciclovia Adriatica

La ciclovia Adriatica è un itinerario cicloturistico lungo 1600 chilometri che costeggia il mar Adriatico. Strade interne e brevi tratti della statale adriatica uniscono due comuni agli estremi: Trieste e Santa Maria di Leuca. Dal Friuli alla Puglia, ben 7 regioni sono coinvolte nel collegamento della ciclovia Adriatica a siti urbani, turistici, archeologici, paesaggistici per regalare emozioni e momenti di svago. Il pulmino a pedali inventato in Italia, si incastona in questa realtà.

Il cycleBUS è un mezzo green che può circolare sia su pista ciclabile sia su strada, e grazie alla sua multifunzionalità può essere affiancato capillarmente agli altri mezzi di trasporto pubblico.

Tre pulmini a pedali sostituiscono uno a motore da 30 posti e con soste di un minuto e con velocità massima di 25 chilometri orari, il mezzo risulta più rapido negli spostamenti.

Un progetto sostenuto dalle amministrazioni comunali coinvolte, dalla Federazione Italiana Ambiente Bicicletta nella persona del Presidente Alessandro Tursi e di Bandiera Lilla associazione per il turismo inclusivo.

Fonte:

La storia del cycleBUS, il pulmino a pedali inventato in Italia (buonenotizie.it)

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E dopo la Luna Piena di Ottobre ?

Quando la Luna Piena è nel segno dell’Ariete, il Sole è in Bilancia e la Luna è direttamente in posizione opposta sullo Zodiaco .

Ci ritroviamo quindi sull’asse Bilancia- Ariete, in cui l’energia della Bilancia, segno d’aria legato all’equilibrio e alla comunicazione con l’altro, si unisce con l’elemento fuoco dell’Ariete, segno d’intraprendenza ed azione personale, elemento che vitalizza e riscalda l’energia temperata ed altruista della Bilancia per cercare un nuovo equilibrio.

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In questa Era in completa trasformazione, non possiamo rimanere ancorati e fermi a un’idea o un fissazione se questa non produce apertura e prospettiva, come non possiamo stagnare nell’inerzia e nell’immobilità se questa non ha in sé una costruzione.

Per raggiungere un equilibrio dobbiamo innanzi tutto uscire dalla nostra area di confort, valutare gli insegnamenti delle esperienze vissute fino ad oggi e solo dopo guardare al futuro

Dovremmo permetterci di cambiare idea, e approdare in territori più vasti. Ora le vecchie ragioni del mondo non sono più sufficienti. siamo coinvolti in quel cambiamento globale, che forse potranno vedere solo le generazioni successive

Ci troviamo profondamente nei fuochi della trasformazione e la Luna dell’Ariete aumenterà solo la fiamma, per così dire. Possiamo aspettarci molte scintille, siano esse scintille di rabbia o scintille di creatività.

Non ci servirà cadere nel giudizio e nella rabbia in questo momento. Siamo andati troppo oltre per rimanere intrappolati in vecchi schemi che ci spingono verso il basso e all’indietro.

Se ora non riusciamo a scegliere qualcosa, se siamo in un dilemma che ci spaventa o semplicemente in una fase faticosa, teniamo le forze, poniamo bene al centro la prospettiva a lungo termine, e rimandiamo un attimo la questione.

Si sta creando una terza via, anche ancora giace al di là della materia, e che si dovrà manifestare-

La Luna piena in Ariete si trova congiunta a Kirone, esperienze non risolte possono riaffiorare e sembrarci ancor più irrisolvibili, quando pensavamo che fossero andati via per sempre. Ma è il momento di cambiare finalmente la prospettiva e coglierne gli insegnamenti ricevuti.

Riusciamo per un attimo ad arrestare la mente dall’ansia del futuro, percorrere il presente sentendolo per quello che è adesso e non per quello che vorremmo domani?

Siamo pronti ad usare la mente in un modo più aperto più costruttivo e trovare un equilibrio tra i nostri impulsi di rabbia per quelle ”non risoluzioni “ e una valutazione onesta priva di giudizi verso le nostre risorse ?

Siamo certi che il risultato sia quello che gli altri si aspettano o che sia veramente quello che profondamente vogliamo essere?

La Luna Piena in Ariete è una Luna dinamica, forte , battagliera , è un plenilunio d’azione che ci spinge ad esprimere quello che pensiamo con chiarezza e con il bisogno di essere ascoltati.

La nostra esigenza di conoscerci si riflette poi sul tipo di comportamento nei confronti degli altri, nell’equilibrio necessario a rispettare i reciproci bisogni

La chiarezza di espressione nella relazione fa sempre scoprire aspetti inaspettati che rendono la convivenza più costruttiva per gli obbiettivi futuri.

In questa stagione di cambiamento nella quale regna la nebulosità più assoluta per le prospettive di quale futuro, di quali iniziative per quali ragioni, di quali metodi scegliere per quali risultati ottenere. E le scimmie urlatrici dei media soffiano venti di paura che aleggiano sopra al buon senso e nascondono i buoni propositi .

Ma Il tempo del lamento è finito , insieme possiamo superare la nostra paura di smarrirci e cercare ansiosamente la verità, sintonizzamoci sulle ragioni del cuore.

Nel cielo ogni elemento fa la sua parte e insieme tutte le configurazioni esprimono incitamenti necessari all’evoluzione del momento,. Come sempre del resto!
Permettiamo alle energie di fluire attraverso di noi liberandoci del superfluo, come un acqua di sorgente che ci depura e ci rinnova.

Il portale della data 10/10, ci ricorda che siamo a un Punto Zero : la qualità dell’inizio dipende da noi!

Questa luna di ottobre e le sue energie di fuoco saranno di guarigione, formazione , creatività, trasformazione e distruzione.

Distruzione non in negativo! Anzi, si tratta della distruzione di credenze limitanti nella nostra vita, di legami tossici, di ciò che blocca il nostro cammino e la nostra crescita.

D’altra parte a ottobre spesso si bruciano le foglie e i rami secchi.

Così possiamo fare noi stessi, arrendendoci, senza resistenza, all’energia di questo plenilunio e alla guarigione e trasformazione che porterà in noi.

Love Laurin

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La buona notizia del venerdì: A Roma la fabbrica del cioccolato

A San Lorenzo un posto da scoprire

Si chiama Said (Società Anonima Industria Dolciumi) ed è una vera chicca della capitale. Questa antica fabbrica di cioccolato, infatti, si trova solo a Roma in Italia. Le altre sono a Londra e a Dubai.

È un’antica fabbrica di cioccolato che è stata inaugurata nel 1923 e che da allora propone dei dolci deliziosi e dei piatti incredibili all’interno del ristorante accanto, il B-SAID. Ci siete mai andati?

È stata aperta per la prima volta nel quartiere di San Lorenzo,a pochi passi dal cimitero Verano, ma la sua fama la porta ad essere conosciuta perfino a Londra e DubaiTutti impazziscono per i suoi dolci.

La fabbrica nacque nel 1923 grazie ad Aldo de Mauro che iniziò a collaborare con uno stabilimento svizzero per la produzione della cioccolata. Infatti, in principio il nome del marchio era Zurich.

In epoca fascista è stata però costretta a cambiare nome e a diventare la Società Anonima Industria Dolciumi, meglio conosciuta come SAID.

Negli anni è stata poi ristrutturata più volte. Una prima volta durante la seconda guerra mondiale, perché era stata colpita dai bombardamenti e una seconda volta in periodi più recenti.

Oggi è una struttura che produce ed offre del delizioso cioccolato e che accanto ospita un ristorante che prepara dei piatti davvero incredibili.

È un posto davvero accogliente, che con la sua calda atmosfera invita le persone ad entrare e gustare dell’ottimo cioccolato.

È qualcosa di favoloso, che viene inserito anche nei piatti del ristorante B-Said, il lato B della fabbrica. Si tratta di un bistrot che è stato inaugurato nel 2006 e che propone dei piatti veloci, gustosi, che spesso contengono del cioccolato.

Tra le proposte spiccano il pasticcio di polenta e formaggio, che viene servito con una croccante granella al cioccolato, e una tartare di manzo, che viene ricoperta dal cioccolato in scaglie. Non mancano poi i piatti della tradizione romanesca, come una buona pasta alla gricia o una lasagna bianca ai carciofi.

Ovviamente però le portate più gustose sono i dolci. Nel locale viene proposto di tutto, dalle fondute di cioccolato alle scenografiche sacher.

A quanto pare però la SAID non è la sola fabbrica di cioccolato presente nella Capitale. Sembra che infatti che nel 2017 ne sia stata realizzata una che ricorda molto il bellissimo film di Tim Burton, “la Fabbrica di Cioccolato”.

Si trovava nei padiglioni di Fiera di Roma ed era un vero villaggio di cioccolato, che era stato costruito per svelare ogni segreto sulla deliziosa barretta marrone. Al suo interno custodiva la più grande cascata di cioccolato d’Europa, che aveva fatto sicuramente invida a Willie Wonka.

Era qualcosa di tanto incredibile quanto delizioso. Svelava ogni cosa sul cioccolato, dal procedimento della raccolta, alle tecniche di lavorazione. Probabilmente è stato la fabbrica – museo più delizioso di sempre.

La particolarità di questo posto è che puoi cenare comodamente nel regno della cioccolata. Quindi, non solo un negozio dove i più golosi possono trovare cioccolata di tutti i tipi – le creme spalmabili, idee regalo, scorzette di agrumi – ma anche un ristorante accogliente.

Il bar è aperto per una gustosa merenda o per l’happy hour. La cioccolata, neanche a dirlo, è l’elemento principale del menu. Consigliamo di provare la Said cake e il cappuccino grande con i tre cioccolati. I prezzi sono un po’ alti ma la qualità non si può mettere in discussione.

A Roma puoi mangiare in una fabbrica di cioccolato – Secret Roma

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Perchè siam donne: L’effetto Skully

Nel 1993, gli scrittori televisivi hanno deciso di non fare ricorso ai soliti stereotipi . Hanno creato Dana Scully e hanno promosso le donne nelle carriere STEM.

l personaggio dell’agente speciale Dana Scully, MD è stato presentato nell’episodio pilota della serie televisiva X-Files come una contrapposizione necessaria per il personaggio di Fox Mulder, il cui incessante bisogno di trovare “la verità” (un concetto che comprendeva la scomparsa della giovane sorella e il sospetto di continui insabbiamenti governativi sull’esistenza di extraterrestri) aveva irritato i suoi colleghi dell’FBI. Il suo superiore all’ufficio, il vicedirettore Walter Skinner, incarica l’agente Dana Scully di frenare l’entusiasmo di Fox Mulder mettendo costantemente in dubbio le sue teorie fantascientifiche.

Dana Scully, era una talentuosa dottoressa laureata in fisica, e la sua infanzia come cattolica le dava una certezza in Dio che la metteva costantemente in disaccordo con Mulder. Un ateo, ma uno che voleva disperatamente credere nei misteri dell’universo, Mulder era “il credente” mentre Scully era “lo scettico” che si affidava solamente alla scienza.

La presenza di Dana Scully era sempre conseguente, non solo nella sua immagine, ma nel suo comportamento. Era estremamente intelligente, razionale e coraggiosa, era in grado di tener testa ai funzionari presuntuosi dell’FBI!

Dana Scully era spesso la persona più pronta e intuitiva in ogni discussione.

Viveva da sola in un grazioso appartamento senza ascensore a Georgetown, trascorreva le serate leggendo e pulendo la sua Glock e tendeva ad avere sfortunati rapporti con gli uomini

Si comportava come una donna molto competente, affidabile e leale che raramente causava contrasti nell’ambiente di lavoro. Non ne aveva bisogno: le persone si fidavano delle sue capacità, quindi la ascoltavano a prescindere.

La determinazione con cui Dana Scully ha condotto la sua carriera – e la sua vita – l’ha resa un’icona della cultura pop delle donne che cercano di intraprendere una carriera nei campi STEM.

Al Comic Con di alcuni anni fa, all’attrice che l’ha interpretata, Gillian Anderson, è stato chiesto se fosse a conoscenza dell’Effetto Scully: l’afflusso di giovani donne che hanno scelto carriere STEM che a lei si erano ispirate guardandola come Dana Scully in X-Files .

Gillian Anderson: “È stata una sorpresa per me . Abbiamo ricevuto molte lettere durante tutta la durata del Serial , e mi è stato detto abbastanza spesso da ragazze che stavano entrando nel mondo della medicina o nel mondo della scienza o nel mondo dell’FBI o in altri contesti dove appariva il mio personaggio, che erano state spinte a fare le loro scelte in quegli ambiti proprio perchè Dana Skully rappresentava lla realizzazione delle loro ambizioni.”

L’aumento dell’interesse delle ragazze è sopravvissuto alla serie, che si è conclusa dopo nove stagioni nel 2002. Lo spettacolo ha continuato a ispirare, essendo disponibile su Netflix e Hulu, il che significa che la generazione di giovani ragazze di oggi può avere ancora Scully come modello.

Siti web come Steminist offrono profili delle ” Scully” della vita reale: donne intelligenti, impegnate ed estremamente determinate che sono in prima linea nell’innovazione scientifica.

Il megalite cosmetico L’Oreal ha attivato una borsa di studio per donne nel campo della scienza nel 2003 e, da allora, ha assegnato più di 2 milioni di dollari a studentesse post-dottorato nei campi STEM.

Discover ha compilato la sua lista delle 10 scienziate da seguire su Twitter. Dana Scully sarebbe orgogliosa.

L’effetto Scully è reale. È lì e sta ispirando molte donne a perseguire i loro sogni nella scienza e fare la differenza proprio come ha fatto l’agente Scully.

La domanda viene spontanea! E’ stata una scelta premeditata da parte di autori televisivi illuminati? O c’è lo zampino degli extraterresti?

L’effetto scully: come “x – Storia 2022 (9unknownfacts.com)

STEM, dall’inglese science, technology, engineering and mathematics

( ebbene sì ,ero una follower di X- Files) ( se non lo avete pensato)

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* Cosa ci aspetta in questo mese di Ottobre 2022 ? Cosa suggeriscono gli astri ?

Ciao * figlio delle stelle * , siamo nel mezzo di questa esplosione di energia: passato ottobre inizierà il vuoto, una sensazione di silenzio che ci porterà verso il Nuovo Tempo.

Due aspetti fondamentali di questo mese.

Forte stimolo a cambiare vecchie abitudini non buone per il tuo benessere, rafforzate da eventi esterni improvvisi e da suggerimenti onirici fuori dal comune.

E’ come se tutto quello che è “capitato” nella prima parte dell’anno non ti avesse davvero convinto che è tempo di cambiare anche se il tuo desiderio in fondo era proprio quello.

Ti è mancata la forza interiore, sono capitate altre cose che ti hanno distratto dal vero intento che sei tu. In questa prima parte del mese, l’energia ti spinge quasi con forza verso quella direzione che è l’unica che puoi praticare con sicurezza.

Spesso ci abbandoniamo in proiezioni di bisogni e di desideri che non rappresentano una forza per noi stessi ma solo per “il proiettore” in una sorta di fenomeno vampiro che svuota la nostra energia.

Il secondo aspetto su cui vorrei attrarre la tua attenzione è verso l’accumulatore lunare che dalla fase di luna piena  in Ariete, compirà un giro completo dello zodiaco (Cielo) che ci riporterà nella fase di plenilunio in Toro.

Sai che il plenilunio ti apre alla comunicazione con i Maestri, l’energia spirituale che aiuta il piano terrestre. Questo canale sarà aperto tutto il mese grazie alla chiusura di molti canali energetici che in questo mese lasceranno il loro imprinting più importante. Immagina una persona che ami che viene a trovarti a casa: questo è il canale.

Quando va via i tuoi occhi osservano il suo allontanarsi con rammarico e amore che resta dentro di te a confermare quell’amore e quella forza: questo è l’imprinting.

Sii forte, sii fiero figlio delle stelle.

Cikala Itka

Energia Maya – Ricerca e filosofia energetica