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* La buona notizia del venerdì: Non più “principesse” nelle favole moderne

Al posto delle principesse, le vite di 100 donne straordinarie


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Un libro di favole moderno, pieno di storie di donne realmente vissute che hanno cambiato il mondo. E’ il progetto lanciato su Kickstarter dalla startup Timbuktu Labs, che ha già raccolto il triplo dell’obiettivo iniziale

Le favole di oggi non raccontano storie di principesse e cavalli bianchi. Le bambine di oggi hanno bisogno di puntare su qualcosa di più di una scarpetta di cristallo che risolve la vita. Non è mancanza di fantasia, è innovazione. Perfino la Disney ha sentito la necessità di aggiornare il suo immaginario rompendo lo schema del principe e principessa con la sorellanza di Frozen: e, nemmeno a dirlo, è stato un successo. Le favole di oggi sono storie vere: l’esempio non lo dà la morale alla fine del libro, ma l’esperienza di una persona in carne e ossa o vissuta nel passato. Questo è l’obiettivo del progetto della startup Timbuktu Labs: si chiama “Good Night Stories for Rebel Girls”, in italiano “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, ed è una collezione di 100 storie illustrate da 100 artiste che celebrano altrettante donne straordinarie. 

Per finanziarsi, il libro ha lanciato una campagna di Kickstarter lo scorso 27 aprile ed  in pochi giorni ha superato ampiamente l’obiettivo iniziale di 40 mila dollari.

 

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Good Night Stories for Rebel Girls” è il libro di favole dei giorni nostri. Alle bambine racconta donne vere: che hanno fatto qualcosa di grande, o che nella loro vita hanno dovuto superare molti ostacoli, dovuti al lavoro che fanno, al colore della loro pelle o semplicemente al fatto stesso di essere nate donne. I profili spaziano: pittrici, scienziate, danzatrici, astronaute, del passato o del presente, da tutto il mondo. Frida Kahlo, Elisabetta I, Serena WIlliams: hanno in comune una vita fuori dal comune, un ruolo importante nella storia del loro settore.

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Timbuktu Labs è una startup con base a Los Angeles che produce contenuti e servizi per bambini con una particolare attenzione alle bambine. Ve ne avevamo già parlato per l’e-book sulla vita di Margherita Hack e per il progetto di riqualificazione urbana dei parchi giochi.

 “Nel nostro percorso da imprenditrici abbiamo spesso desiderato di essere cresciute circondate da più modelli femminili in ruoli di leadership” spiega Elena Favilli, amministratore delegato di Timbuktu Labs. “Ci sproniamo costantemente a farci avanti e compriamo libri sul superamento degli stereotipi di genere…ma questo genere di letture arriva troppo tardi. Essere esposte quanto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale”.

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L’idea del libro di favole che mostra un esempio di “eroina” diverso dal solito, strutturato su vite vere e persone esistite mira a ispirare le bambine, e a spingerle ad esplorare le loro potenzialità. Questo, secondo le due fondatrici di Timbuktu Labs è il senso di una “favola moderna”.  

Lavoriamo nel mondo dei media per bambini da 5 anni e vediamo ogni giorno in prima persona quanto i libri per bambini propongano storie ancora imbevute di stereotipi di genere – spiega Francesca Cavallo, co-fondatrice e direttrice creativa di Timbuktu – I genitori non hanno molta scelta, ma molti di loro sono preoccupati e vogliono far crescere i propri bambini a contatto con storie che propongano modelli femminili moderni. È per loro che stiamo creando questo libro”. 

Ciascuna storia sarà illustrata da una illustratrice diversa proveniente da ogni angolo del mondo: l’idea del progetto è anche mostrare il lavoro di queste artiste. 

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Leggi anche: La vita di Margherita Hack in un fumetto

Leggi anche: Astrosamantha e le tank girl: perché portare le bambine a vedere il film su Cristoforetti

Fonti:

http://ischool.startupitalia.eu/education/54064-20160504-favole-100-donne

http://www.autostraddle.com/rebel-girls-the-totally-badass-suffrage-exploits-of-yore-that-gave-us-todays-voting-rights-260695/

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* La buona notizia del venerdì: I medici cantano e suonano all’Azienda Sanitaria di Biella

Regaliamo svago puro che nella malattia diventa un momento di normalità”.

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Le doti canore della dottoressa Paola Matera, operativa presso lAzienda sanitaria di Biella, agiscono come pratica di cura, ma mirano a diffondere un messaggio più profondo: l’ospedale è anche un luogo di buona vita.

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L’iniziativa è parte di un progetto ben strutturato che coinvolge tutta l’Azienda sanitaria, anche se, chiaramente, l’essere appassionata di musica gioca un ruolo determinante – spiega la dottssa Matera -. Il mio amore per il canto nasce da una vicenda personale. In passato ho avuto un problema serio di salute. 

La musica mi ha sempre accompagnata, permettendomi di ritornare alla vita dopo tre mesi di ospedale, durante i quali la mia unica gioia era ascoltare una piccola radio che mi aveva regalato mia sorella; anche perché non potevo ricevere visite o fiori, nulla. La musica emessa dalla radio mi teneva a contatto con il mondo. In seguito al ricovero, ho dovuto fare fisioterapia per recuperare la mobilità e fra le cose ho voluto fare ginnastica respiratoria, prendendo lezioni di canto. Da lì è scattata la passione, anche se già da piccola ero legata ad alcuni strumenti musicali. 

Forte di questa esperienza, ho proposto alla dirigenza dell’Ospedale degli Infermi di organizzare piccoli concerti, prima con l’introduzione di un pianoforte nell’atrio della struttura e dopo con brevi incontri nei reparti meno critici, in modo da entrare nel vivo del nosocomio.

Abbiamo ottenuto il consenso di geriatria, fisiatria, pediatria e di psichiatria e ogni settimana programmiamo un momento di musica. Quando è stato il mio turno, anche se sono abituata a cantare sul palco, a sentire le emozioni, in reparto quegli sguardi spenti, che soffrivano, sono stati forti. Dopo dieci minuti però la scena è cambiata, tutti hanno iniziato a cantare e ad applaudire. Abbiamo regalato, c’erano anche i musicisti, un’ora di puro svago”.

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La dottoressa Matera ha lavorato per diciassette al pronto intervento del 118 e poi per due anni nel reparto di Medicina d’urgenza. Di recente, in seguito ad una riorganizzazione dell’Azienda, è stata destinata al pronto soccorso.

Quando si è in ospedale si attendono soltanto due momenti: la visita dei propri cari, che è un attimo di normalità, e il pasto che porta a pensare ‘sto mangiando, sono vivo’. Almeno, a me era accaduto così . Se a tutto questo aggiungiamo un momento di svago, permettiamo ai pazienti di staccare il pensiero dal dolore e dalla paura. Ora io ringrazio la musica, portandola nei reparti. La direzione dell’Asl per la quale lavoro l’ha accolta e ora appartiene ad una serie di eventi di musica e cultura voluti per migliorare la condizione di vita dei pazienti, dove intervengono tantissimi colleghi medici, volontari e operatori, nonché altri musicisti. Non sono sola. L’esperienza che vivo la condivido volentieri, ma desidero che vengano ricordate tutte le persone meravigliose che stanno dedicando il loro tempo, anche libero, al progetto”.

L’ospedale, focalizzando sulle attività musicali, conta una decina di persone, di musicisti e di cantanti che propongono brevi sessioni di animazione.

Accanto a tutto questo – aggiunge il direttore dell’area Formazione e Comunicazione dell’Asl Bi Vincenzo Alastra -, da un anno e mezzo svolgiamo, a cadenza settimanale, letture ad alta voce con una trentina di volontari. Nel reparto psichiatrico invece, da un anno, conduciamo una sperimentazione dove alle letture abbiniamo la musica ed è accaduto che un paziente, che da tempo non comunicava, stimolato forse dalla musica, ha ripreso a parlare.

Stiamo creando gruppi di persone che non hanno mai cantato e non importa neppure se sono stonate, che vengono dirette da una guida professionale, fino a produrre una forma canora piacevole.

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Lavoriamo al progetto di ‘Digital storytelling’ con narrazioni proposte da pazienti che possono essere utili ad altri. 

Tutte pratiche educative, di cura e di sostegno, che permettono di vivere il ricovero in modo migliore. Fanno dell’ospedale un luogo di buona vita.

E’ in corso anche una mostra con le immagini delle quattrocento donne che operano nella struttura, nei diversi ruoli, e rappresentano un messaggio di impegno.

Vogliamo costruire intorno all’ospedale l’idea di attenzione alla dimensione umana; lo chiamiamo ‘umanesimo della cura’ che passa per tutte le forme di arte”.

http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/paola-matera-la-dottoressa-che-canta-i-suoi-pazienti

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* La buona notizia del venerdì: 3 settimane in ufficio e una ovunque nel mondo

3 settimane in ufficio e una ovunque nel mondo.

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Come la vedete se una settimana al mese potete lavorare in qualunque luogo del mondo?

Questa è la filosofia della vita in ufficio di Mike Del Ponte, fondatore dell’azienda americana di filtri per l’acqua Soma.

L’illuminazione per stimolare il lavoro felice gli è venuta durante un suo viaggio a Tokyo. E’ stato in quella occasione che Del Ponte si è reso conto di come una settimana di lavoro fuori ufficio possa dare una notevole spinta all’ispirazione e alla produttività.
“Work from Anywhere Week” è il nome di questa settimana in cui si lavora in ogni luogo del mondo. Mike Del Ponte ha deciso di adottare questo metodo per dare un po’ di respiro ai propri dipendenti e consentire loro di attingere alla propria creatività.

Mentre si trovata a Tokyo, Del Ponte ha avuto la necessità di lavorare e per questo si è rifugiato in un caffè dopo l’altro per mandare qualche mail e fare qualche telefonata. Del resto, pensateci, ci basta una connessione wi-fi e un device.

In quella settimana il manager ha realizzato di aver lavorato con un’alta concentrazione e di aver portato a termine i suoi impegni pur godendosi il tempo libero esplorando Tokyo.
Una volta rientrato negli Stati Uniti, Del Ponte ha proposto la settimana di lavoro ovunque a tutti i suoi dipendenti per tre mesi.

Niente ufficio ma anche niente incontri o riunioni se non fondamentali e irrinunciabili. L’esito è stato sorprendente sotto tutti i punti di vista: le persone si sono organizzati le giornate come volevano senza penalizzare in alcun modo la propria produttività.

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Lo stesso Del Ponte ha partecipato all’esperimento trascorrendo la sua settimana a Melbourne e lavorando al mattino in un caffè e dal pranzo alle 15 in un altro caffè. A quel punto chiudeva tutto e si godeva la città in bici o a piedi.

I tre mesi sono stati una vera scoperta per tutti: più ispirazioni per i dipendenti, più produttività e più entusiasmo. 

L’effetto è stato certamente positivo e ha spinto le persone a gestire meglio il proprio tempo. Oltretutto è un ottimo metodo per non lavorare con il pilota automatico come spesso avviene in azienda.Tutto fa pensare ad un approccio più human al lavoro.

Ecco in breve i benefici della settimana di lavoro ovunque evidenziati da Del Ponte dopo l’esperimento:

  • Flessibilità– Potersi organizzare e gestire il tempo come meglio si crede cambia totalmente la predisposizione al lavoro.
  • Ispirazione – Nuovi posti e nuove atmosfere. Spostarsi consente di trovare il modo di ispirarsi dove si sta meglio.
  • Produttività – Poter scegliere luogo e orari ha determinato un incremento della concretezza.
  • Pianificazione riunioni – Questo esperimento ha dato alle persone la consapevolezza che non tutti i meeting sono necessari al 100%

Che ne pensate di questa settimana di lavoro ovunque?
La introdurreste nella vostra azienda?

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http://uk.businessinsider.com/soma-employees-meditate-together-2015-2?r=US&IR=T

http://thatsgoodnewsblog.com/3-settimane-ufficio-ovunque-nel-mondo-lesperimento/

http://collectivehub.com/2016/04/why-you-should-you-have-a-work-from-anywhere-week/

https://www.jobyourlife.com/blog/zen-lavoro/approfondimenti/

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* La leggenda del mandorlo in fiore

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Il mandorlo è un albero bellissimo e dal profondo significato. Già a marzo si veste in festa con i suoi meravigliosi fiori, è il primo albero a fiorire e proprio per questo è simbolo di rinascita e di resurrezione.

Preannuncia la bella stagione che sta per arrivare e fiorisce così, come all’improvviso ad annunciare che il gelo e il buio dell’inverno è ormai al termine. I suoi rami sembrano innalzarsi al cielo per dare il benvenuto festosi e profumati alla primavera imminente.

Nella mitologia greca il significato del mandorlo è attribuito alla speranza e alla costanza e i suoi semi commestibili, le mandorle, sono da sempre considerati divini perchè protettori della verità (il loro guscio forte e duro custodisce il seme-verità conoscibile solo se si riesce a spaccare la scorza).

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Legata al mandorlo vi è un’antichissima leggenda, una storia d’amore mitologica: la storia di Fillide e Acamante.

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Acamante, eroe greco, si trovava in viaggio verso Troia. Durante una sosta a Tracia conobbe la principessa Fillide. Appena i due si videro nacque un amore profondo. Acamante dovette però lasciare la sua amata per andare a combattere a Troia. Fillide lo aspettò per 10 anni ma quando venne a conoscenza della caduta di Troia e non vedendo l’innamorato tornare pensò che fosse morto e si lasciò morire di dolore.

La dea Atena impietosita dalla storia degli innamorati trasformò Fillide in un mandorlo e quando Acamante, in realtà ancora in vita, venne a conoscenza di questa trasformazione, si recò nel luogo dove c’era l’albero e lo abbracciò con amore e con dolore. Fillide sentì quell’abbraccio e fece spuntare dai rami dei piccoli fiori bianchi

L’abbraccio dei due innamorati si mostra ogni inizio di primavera a testimoniare l’amore eterno tra i due.

Alle tradizioni arcaiche folcloristiche della Spagna appartiene una leggenda araba secondo la quale il califfo musulmano Abd al-Rahman III fece piantare dei mandorli sul terreno collinare attorno al suo palazzo nel villaggio di Madinat-al-Zahra (Medina Azahara), nei pressi di Cordova. Egli voleva restituire il sorriso all’amata moglie Azahara, che soffriva di nostalgia, alla vista dei fiori bianchi assomiglianti al candido manto di neve della Sierra Nevada, che lei un tempo poteva ammirare dalla propria abitazione a Granada.

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Il Mandorlo, il cui nome scientifico è Prunus dulcis è una pianta appartenente alla famiglia delle Rosaceae e il seme che produce viene comunemente chiamato Mandorla. Il Mandorlo, originario dell’Asia sud occidentale, è un piccolo albero che può raggiungere i 5 metri di altezza e presenta radici a fittone, un fusto liscio e di colore grigio, foglie lunghe fino a 12 cm e piccoli fiori che vanno dal bianco al rosa. 

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La fioritura del Mandorlo avviene, generalmente, all’inizio della stagione primaverile ma, in zone a clima più mite, possiamo veder sbocciare i suoi fiori anche tra gennaio e febbraio. Il Mandorlo selvatico venne introdotto in Italia dai Fenici diffondendosi poi in quasi tutto il continente europeo meridionale. A differenza del Mandorlo coltivato, quello selvatico presenta, nel frutto, una forte tossicità dato che contiene glucoside amigdalina che, in conseguenza di danni subiti al seme, si trasforma in acido cianidrico. In seguito all’addomesticamento, il Mandorlo iniziò a produrre semi commestibili. Infatti, secondo alcuni studi, i Mandorli furono uno dei primi alberi da frutto a essere coltivati grazie “all’abilità dei frutticoltori a selezionare i frutti. Così a dispetto del fatto che questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o tramite talea, esso doveva essere stato addomesticato perfino prima dell’invenzione dell’innesto”. 

La prima testimonianza del Mandorlo domestico è stata rinvenuta nella tomba di Tutankamon in Egitto risalente al 1325 a.C. circa. Con molta probabilità il Mandorlo fu importato in Egitto direttamente dall’oriente.

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Il Mandorlo è il simbolo della nascita e della resurrezione. È il primo albero a sbocciare in primavera e perciò simboleggia il rinnovarsi della natura, dopo la sua morte invernale. Il suo significato esoterico è strettamente legato al suo frutto, la Mandorla.
La Mandorla rappresenta il segreto, il mistero che va conquistato rompendo il suo guscio, che protegge il seme.
Alcuni riti sacri comportano il fare indigestione di Mandorle, che si ritiene apportino sapienza. Infatti la Mandorla, essendo nascosta, incarna l’essenza spirituale, la saggezza. 

La Mandorla per la sua forma ovoidale è collegata alla matrice, come simbolo di fecondità, di nascita primordiale dell’Universo.
Come riproduzione dell’uovo cosmico, ha la caratteristica simbolica di rappresentare un spazio chiuso e protetto; delimita lo spazio sacro separandolo dallo spazio profano, essa forma così uno spazio chiuso; protettrice che separa il puro, l’originario, dall’impuro.

http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/alberi/simbologia_del_mandorlo.html

http://www.giardinaggio.net/fiori/significato-dei-fiori/fiore-di-mandorlo.asp#ixzz41qndLIRv

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* La buona notizia del venerdì: Omeopatia in crescita in Italia e in Europa

In Europa più di 100 milioni di persone utilizzano l’omeopatia.

300 milioni nel mondo e in più di 80 Paesi.

 Gli omeopatici ad uso umano sono presenti in Italia da più di cinquant’anni.

 L’Italia è il terzo mercato più grande d’Europa dopo Francia e Germania:

In Italia sono circa 11 milioni, ossia il15% della popolazione.

Più di 20 mila medici italiani prescrivono almeno una volta all’anno medicinali omeopatici. Erano 12 mila nel 2006 (Eurispes).

E sono circa 4000 medici che la esercitano con più regolarità.

L’82% degli italiani conosce i medicinali omeopatici.

 

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E in Toscana è arrivata alla Asl. 

IL distaccato, l’entusiasta, chi “non ne so granché”. E chi mai la utilizzerebbe. Dicono così ma poi, numeri alla mano, di scettici che ricorrono all’omeopatia ce ne sono, eccome.

Un esercito che va ampliando sempre di più le sue fila, in Europa e in Italia.

Tanto che proprio nel Belpaese, in Toscana, dal 2005 l’omeopatia è inserita nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza: basta pagare il ticket per ottenere una visita specialistica.

Non solo.

Da quattro anni c’è l’ospedale Petruccioli di Pitigliano (Grosseto), che ospita un centro di medicina integrata con annesso ambulatorio.

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Ma quando si parla di omeopatia, è d’obbligo rendere onore al suo fondatore che, agli albori del XIX secolo, coniò la locuzione “similia similibus curantur“: tradotta letteralmente “i simili si curino coi simili”. In sintesi, per Hahnemann, la guarigione si ottiene somministrando al malato la sostanza di cui è carente e quindi riconosciuta dall’organismo come velenosa.

Il fulcro del metodo omeopatico si basa sulla capacità di ottenere una preparazione alchemica che da veleno si trasformi in farmaco. Ed è a questo punto che si innesta il complicato meccanismo di diluizione e dinamizzazione (scuotimento). Una diluizione tale che spesso non consente di trovare nemmeno una molecola della sostanza attiva. È questa la maggiore critica che travolge i profeti della dottrina omeopatica. Una critica che non impedisce a tanti camici bianchi allopatici di prescrivere rimedi omeopatici.

 

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Medicine complementari.

Una complementarietà di cure a cui si affida, ad esempio, Alessandro Zanasi, presidente dell’associazione italiana studio della tosse e specialista in Malattie respiratorie a Bologna:

L’evidenza clinica è scarsa ma nell’uso pratico ho raggiunto con alcuni prodotti risultati soddisfacenti, equiparabili a quelli della farmacopea ufficiale. Mi riferisco alla tosse. Abbiamo anche condotto uno studio in doppio cieco sul sedativo omeopatico di una nota azienda: su 100 soggetti ha mostrato un buon risultato a confronto con il placebo. Per avvalorarlo ci vorranno altre indagini. Quel che è certo è che i pazienti (in genere bambini sotto i sei anni a cui non è possibile somministrare alcun farmaco) migliorano, poi il perché va approfondito”.

L’anestesia integrata.

Filippo Bosco, anestesista dell’università di Pisa e referente di medicina complementare del centro senologico, pure lui strizza l’occhio all’omeopatia.

Per la prima volta in Italia ha praticato a una donna di 52 anni con tumore al seno un’anestesia integrata:

“Insieme agli ipnotici e all’agopuntura sono state somministrate sostanze come l’arnica montana. Lei, come i cinque pazienti successivi, avevano espressamente rifiutato oppiacei e antidolorifici. E il risultato nel controllo del dolore e nel postoperatorio è stato ottimo”.

Intanto si è celebrata la giornata mondiale dell’omeopatia, con iniziative in tutta Italia, annunciata da  Antonella Ronchi, presidente Fiamo (Federazione italiana medici omeopati): “A chi bolla come inefficace l’omeopatia rispondo che i trial clinici non bastano senza altri studi osservazionali. Non si può avere una visione troppo manichea”.

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 “Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo” Lao Tzu

http://www.repubblica.it/salute/2016/04/04/news/allergie_riniti_dolori_gastrointestinali_e_ansia-136890486/?ref=search

http://www.omeopatiasimoh.org/la-medicina-omeopatica-in-italia-e-nel-mondo-alcuni-dati/

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* La buona notizia del venerdì: Il ” Nobel per la scuola 2016” va a una maestra palestinese: “Basta con la violenza”

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La maestra elementare di Betlemme, 5 figli, vincitrice del Global Teacher Prize, il premio da un milione di dollari per il docente che si è maggiormente distinto nel suo lavoro:

“A noi palestinesi hanno portato via la terra perché eravamo ignoranti. Sono nata e cresciuta in un campo profughi tra violenza, soprusi e tensione quotidiana. Non ho avuto una vera infanzia e invece vorrei che i nostri figli, che tutti i bambini del mondo, potessero ridere, giocare, imparare a convivere in un clima sereno. Sono diventata insegnante per crescere una generazione che sappia vivere in pace”.

Hanan Al Hroub, 43 anni e cinque figli, maestra elementare nel campo profughi palestinese di Betlemme, ancora non riesce a credere di aver vinto il premio Nobel dei professori,  indetto dalla Varkey Foundation.

È la miglior docente del mondo dopo aver battuto altri ottomila candidati. Il sorriso occupa tutto il suo bel volto mentre le immagini della sua terra, dei giorni in classe, tra timori e speranze confinate nel campo, diventano realtà in un fiume di parole.

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Cosa dirà ai suoi studenti domani?
“Che sono il futuro dell’umanità, che le nostre armi sono solo l’educazione e l’istruzione. Con quelle possiamo cambiare il mondo, farlo diventare un luogo più giusto e pacifico”.

Cosa farà con il milione di dollari del premio?
“Vorrei usarlo per aiutare chi, di qualunque paese, vuole studiare e non ha i mezzi. O per i professori che vogliono imparare il mio metodo per combattere la violenza e l’aggressività”.

Da cosa è nato il suo metodo?
“Studiavo letteratura inglese all’università. Un giorno mio marito, mentre tornava a casa con i figli, è stato ferito a colpi di fucile dai soldati israeliani. I bambini hanno assistito impotenti, lo hanno visto a terra, coperto di sangue. Sono rimasti scioccati, non riuscivano più a studiare, ad uscire di casa. Era già difficile prima, vivere tra check pont e arresti. Dopo il ferimento non erano più gli stessi. Allora ho deciso: ho lasciato l’università e sono diventata io la loro maestra, ho cercato di riavvicinarli allo studio con il gioco e, giorno dopo giorno, anche i compagni di scuola hanno cominciato a venire da noi. Imparavano divertendosi. Decidere di insegnare in una vera classe è stato il passaggio successivo “.

Come insegna?
“È difficile per ragazzini che crescono in un clima di violenza, ingiustizia e sopruso concentrarsi, studiare. Diventano facilmente aggressivi perché sono tristi, frustrati dalla realtà. Così quando arrivano a scuola cerco di essere allo stesso tempo un’insegnante e una sorta di genitore che li conosce a fondo, sa le loro debolezze e i loro problemi. Attraverso il gioco li educo ad ascoltare gli altri, a comprendere le opinioni diverse, ad accettare la sconfitta senza rabbia. Creo un clima di collaborazione, fiducia, rispetto. E i risultati si sono visti: meno aggressività, voti migliori”.

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La sua è una vittoria per la Palestina?
“Sì, con me hanno vinto tutti i docenti del mio paese. Dedico a loro la mia vittoria e anche a tutti i professori che insegnano in condizioni difficili, a chi come me crede che l’educazione, il sapere, siano le armi per cambiare il nostro futuro, il mondo. A noi palestinesi hanno portato via la terra perché eravamo ignoranti, ma le cose cambieranno. Come dice il verso di un poeta palestinese: “Nel corso del tempo potremo magari fare cose da prigionieri, ma stiamo educando la speranza””.

Il Papa ha annunciato la sua vittoria.
“Sono ancora incredula che una persona della sua levatura religiosa mi abbia nominata, che abbia ricordato il diritto dei bambini a giocare, ridere, che abbia parlato dell’importanza dei professori nel segnare le vite. Vorrei incontrarlo, le sue parole hanno significato per me che veramente c’è una volontà comune di combattere la violenza e vivere in pace”.

 

Fonte:

http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/15/news/hanan_al_hroub_io_la_maestra_migliore_del_mondo_tra_i_bambini_del_campo_profughi_-135578369/

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* La buona notizia del venerdì: Lo Stop alle pellicce di Giorgio Armani

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Stop alle pellicce.

La notizia è di quella ad alto impatto mediatico e ha subito fatto il giro del mondo: la maison di moda Giorgio Armani ha annunciato l’abolizione totale dell’uso di pellicce nei suoi capi d’abbigliamento. A partire dalla stagione autunno inverno 2016-17 tutte le collezioni saranno al 100% fur free. 

La Lav ha definito la scelta dello stilista una svolta storica destinata a fare tendenza, anche se non è certo la prima in assoluto nel mondo della moda dove in tanti sono da tempo sulla strada dell’ecofur.

“Sono  lieto  di  annunciare  il  concreto  impegno  del  Gruppo  Armani alla  totale  abolizione  dell’uso   di  pellicce animali nelle proprie collezioni.  Il progresso  tecnologico raggiunto  in questi  anni ci  permette  di avere  a disposizione valide alternative  che rendono inutile  il  ricorso  a  pratiche  crudeli  nei confronti  degli animali.  Proseguendo il processo virtuoso intrapreso da tempo – ha dichiarato Giorgio Armani –  la mia azienda compie  quindi  oggi un  passo importante a testimonianza  della particolare attenzione verso le delicate problematiche relative alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente e del mondo animale.

(Premium Pricing - DOUBLE RATES APPLY) Attitude by Giorgio Armani smiling, sitting on two sculptures representing felines, holding her cat in her arms, in his apartment in Milan, via Borgonuovo. (Photo by Sebastien Micke/Paris Match via Getty Images)

Una scelta strategica, un aggiornamento obbligato, imposto anche dalla sensibilità collettiva crescente su pelli e pellicce, che dimostra come sia possibile coniugare mercato ed etica secondo le associazioni animaliste, e che sarà premiata dai consumatori.

Una decisione che fa onore  alla Maison  Armani  e  rafforza  una  strada  già   tracciata  e  consolidata  dalla  Lav in anni  di  campagne antipellicce  in tutto il mondo,  in  favore  della moda etica,  responsabile  e  sostenibile, e dunque  senza utilizzo di  animali “– ha commentato  Simone Pavesi, responsabile  Lav  Moda Animal Free –

Gli estimatori dello stile Armani saranno entusiasti: una scelta di vero stile per  il  ‘Re’ della  moda, amato e apprezzato in tutto il mondo.

La Lav, dal canto suo, ha avviato il progetto Animal Free Fashion col quale attribuisce una valutazione etica alle aziende che si impegnano a non utilizzare materiali animali.

Armani. giunto a questo traguardo in accordo con la Fur free Alliance (coalizione internazionale di oltre 40 importanti associazioni di protezione animali), non è  certo il primo a intraprendere la via ecologica.

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Basti pensare alla stilista Stella McCartney, che da sempre non fa uso di pelli e pellicce per le sue collezioni, e a marchi di fascia alta come Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein certificati ‘fur free’ da tempo, esattamente come catene più commerciali quali Zara, American Apparel, Bershka, H&M e ASOS.

Ricordiamo che circa 95 milioni tra visoni, volpi e altri animali sono uccisi ogni anno in tutto il mondo per la loro pelliccia; Europa e Cina restano i maggiori produttori a livello mondiale.

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Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace.

Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro.

Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.

Pitagora

Fonte 

lav.it

http://www.tuttozampe.com/stop-alle-pellicce-la-svolta-di-giorgio-armani/72994/

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* La buona notizia del venerdì: ragazzi che vogliono cambiare il mondo, l’isola di Budelli

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Salviamo l’isola di Budelli con il crowdfunding e trasformiamola in un paradiso per teenager. Questa l’idea di 23 studenti di seconda media della scuola di Mosso in provincia di Biella per salvare l’isola dell’arcipelago sardo deLa Maddalena.

Dopo la rinuncia del magnate Michael Harte, l’isola di Budelli potrebbe tornare nuovamente all’asta. Per evitare che anche stavolta, venga assegnata in mano a privati, i ragazzi hanno lanciato suFb la campagna “Non si s-Budelli l’Italia”.

Se lo Stato non ha i soldi, allora li mettiamo noi

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Siamo gli allievi e gli insegnanti della classe 2B della scuola media di Mosso, un piccolo comune montano della provincia di Biella, in Piemonte. Ieri abbiamo letto sul giornale, con il nostro prof, le notizie sull’isola di Budelli. Ci è venuta l’idea di mettere in piedi questo progetto: una grande colletta su internet (crowdfunding) per permetterci di acquistare l’isola, per far sì che rimanga italiana e incontaminata. Vorremmo che fosse l’isola di tutti gli studenti d’Italia. Abbiamo calcolato che se ogni studente delle scuole italiane mettesse 50cent, avremmo subito i fondi necessari. Naturalmente accettiamo contributi anche da chi non è studente!, si legge sullapagina Fb creata ad hoc.


Gli stessi studenti a favore dell’isola di Budelli hanno versato 75 euro, donando 5 centesimi per ciascuno dei 1500 abitanti del loro paese. Ma l’obiettivo è più ambizioso: se ogni studente italiano versasse 50 centesimi per salvare l’isola e la sua meravigliosa spiaggia rosa, si riuscirebbero a racimolare tre milioni di euro, la stessa cifra con la quale il magnate neozelandese se l’era aggiudicataall’asta.

Insieme al problema dei soldi, gli studenti stanno pensando anche al passo successivo, cioè come valorizzare questo splendido luogo. Il timore più grande, quando Harte aveva ottenuto l’isola di Budelli, era quello che volesse trasformare il luogo in resort e villaggi di lusso rovinando per sempre questo territorio incontaminato.

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Ad accogliere con entusiasmo l’iniziativa anche Giuseppe Bonanno, presidente dell’Ente Parco de La Maddalena:che così commenta l’iniziativa: “L’idea migliore è quella degli studenti di Biella, che hanno iniziato a mettere 50 centesimi a testa e hanno lanciato la campagna «Non si sBudelli l’Italia» sui social network”. 

La piattaforma per la raccolta fondi non è ancora attiva ma ci sono già i primi commenti di chi vorrebbe fare una donazione. Scrivono da una scuola di Alghero: “Abbiamo saputo della vostra meravigliosa iniziativa e vorremo aderirvi. Vorremo ulteriori informazini per poterla realizzare nel migliore dei modi”. E gli studenti di Mosso rispondono: “Appena attivata la piattaforma lo comunicheremo. Iniziate pure comunque la raccolta di fondi. grazie!”.

Un’iniziativa lodevole in linea con quanto l’Ente Parco ha da sempre voluto e progettato per l’Isola simbolo dell’Arcipelago di La Maddalena: una proprietà diffusa e pubblica, che renda il patrimonio ambientale un valore per tutti e non un beneficio di pochi. Particolarmente significativo è il livello di consapevolezza, messo in campo dai ragazzi lanciando questa iniziativa, si legge in un comunicato. 

L’Ente Parco promette di sostenere l’iniziativa e di adoperarsi per rendere possibile una visita all’isola di Budelli.

La volontà espressa dai giovani cittadini restituisce speranza rispetto a quella che è la nostra idea di valorizzazione del territorio. Il crowdfunding promosso e posto all’attenzione dell’opinione pubblica potrebbe, in ogni modo rappresentare una garanzia, oltre che per l’acquisto, anche per istaurare un modello di gestione diffusa che trasformerebbe l’isola di Budelli in un laboratorio permanente di educazione ambientale e di gestione partecipata, i cui primi attori e protagonisti sarebbero i ragazzi. Proporrò al Consiglio dell’Ente la realizzazione di un gemellaggio permanente tra il Parco e la Vostra scuola, conclude Bonanno.

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Gli studenti pur non sapendo ancora se il loro sogno diventerà realtà, guardano al futuro e pensano a un paradiso per teenager il tutto nel rispetto dell’ambiente e lontani da logiche di speculazioni di privati.

In bocca al lupo e#salviamobudelli!

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.( Paulo Coelho)

http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/19370-isola-budelli-ragazzi

http://www.repubblica.it/ambiente/2016/02/13/news/sardegna_budelli_magnate_neozelandese_annuncia_rinuncio_all_acquisto_dell_isola-133340340/