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La buona notizia del venerdì: Dagli USA arriva un venticello che accarezza l’umanità tutta nessuno escluso

Un punto di svolta che molti auspicavano ma che ben pochi ritenevano realmente possibile.

L’amministrazione Biden ha detto di sostenere gli sforzi per revocare le tutele di proprietà intellettuale per i vaccini anti Covid-19 per accelerare la fine della pandemia.

Lo riferisce la rappresentante Usa per il commercio, Katherine Tai, annunciando la posizione del governo Usa.

“Si tratta di una crisi sanitaria mondiale e le circostanze straordinarie della pandemia invocano misure straordinarie”, ha dichiarato Tai in una nota, precisando che Washington parteciperà “attivamente” ai negoziati in corso al Wto.

Un cambio di passo che viene salutata con entusiasmo da chi combatte in prima linea la pandemia.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha esultato su twitter e in una nota ha espresso l’elogio per l’impegno dell’amministrazione degli Stati Uniti del presidente Joe Biden.

“Questo e’ un momento monumentale nella lotta contro il Covid-19. L’impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell’ambasciatore Katherine Tai, rappresentante degli Stati Uniti per il commercio, a sostenere la rinuncia alla protezione della proprieta’ intellettuale sui vaccini e’ un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide della salute globale“, ha detto Tedros. “Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro decisione storica per l’equita’ dei vaccini e la priorita’ del benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarieta’, basandoci sull’ingegnosita’ e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita Covid-19″.

Il direttore generale dell’Oms ha aggiunto: “Il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea alla proprieta’ intellettuale sui vaccini Covid-19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Stati Uniti nel lavorare per porre fine a questa pandemia. Ma non sono sorpreso da questo annuncio. Questo e’ quello che mi aspettavo dall’amministrazione del presidente Biden”.

Per tutta la durata della pandemia di COVID-19, l’OMS ha lavorato con i partner per aumentare lo sviluppo e la distribuzione di vaccini, diagnostica e trattamenti attraverso l’acceleratore di accesso agli strumenti COVID-19, un pilastro del quale e’ la COVAX Facility per la condivisione equa dei vaccini alle persone a rischio in tutto il mondo. –

Dopo premi Nobel, ex capi di Stato e di governo e leader religiosi, negli ultimi giorni sono scese in campo anche le celebrities che hanno partecipato alla registrazione di “Vax Live: il concerto per riunire il mondo”

Alla kermesse hanno partecipato il principe Harry e lo stesso presidente Biden, che ha inviato un video-messaggio registrato insieme alla moglie Jill.

L’apertura delle ultime ore dà allo spettacolo una luce nuova: quella della consapevolezza che di fronte a 3 milioni e 230mila morti condividere il più possibile i vaccini è l’unica via per restituire alla scienza il suo senso più alto, quello di servire l’umanità.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/biden-vaccini-revoca-brevetti-f91ac8b2-9ade-4f97-b58a-f30862ae0873.html

Sono troppo ottimista?

Eppure è un segno che qualcosa sta maturando nell’aria !

Parole inaspettate che possono avere grande riscontro nell’orientamento delle decisioni mondiali e risvegliano i grandi principi della umanità.

Parole che echeggiano nell’eterico da varie autorevoli fonti.

Se non altro il dialogo si è evoluto in quantità e qualità.

L’umanità si sta scoprendo come gruppo eterogeneo ospite di un unico pianeta e che la diversità è una risorsa soprattutto nella globalità.

Che i piccoli possono dare maggiori contributi dei grandi purchè in sintonia.

Che i valori sono veramente un patrimonio di tutti perchè insiti nella esperienza umana.

Che si può azzardare a proposte apparentemente impopolari ma riescono a scatenare propositi positivi a catena . E si fa con naturalezza.

Persino la natura ci stupisce con rinascite inaspettate a piccole nuove attenzioni e sono una partenza.

Non avete notato quanto più verde rigoglioso intorno a noi, quanti colori più intensi e quanti profumi dimenticati…

Eppure qualcosa sta cambiando nell’aria, non ti senti solleticare dalla brezza?

A proposito:

Albert Bruce Sabin scoprì il vaccino contro la poliomelite.

Non brevettò il suo vaccino ma lo regalò a tutti i bambini del mondo!

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Sebben che siamo donne: Una pluripremiata atleta Wyomia Tyus…ma donna e nera!

Lei è Wyomia Tyus straordinaria atleta afroamericana.

Alle Olimpiadi del 1968, a Città del Messico, diventa la prima persona della storia, uomo o donna, a difendere con successo il titolo olimpico dei 100 metri. Ci vorranno 20 anni perché qualcuno faccia altrettanto (Carl Lewis nell’88) e quasi 50 perché qualcuno faccia meglio di lei (Usain Bolt nel 2016).

Eppure poco si conosce del suo record sportivo e della sua protesta per i diritti civili delle persone afroamericane che infuriava in quegli anni.

Wyomia, mette in atto anche una protesta dal forte valore simbolico. Indosserà non pantaloncini bianchi forniti dalla squadra, ma pantaloncini neri.

John Carlos e Tommie Smith in quella stessa Olimpiade alzano i pugni sul podio.

Del suo gesto non parlerà pressoché nessuno.

E quando Lewis vince il suo secondo oro nei 100 metri nel 1988, viene celebrato come il primo atleta a farlo. Wyomia l’aveva fatto 20 anni prima.

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Wyomia Tyus detiene un primato che nessuno potrà mai sottrarle.

Nata il 29 agosto 1945 a Griffin, nello Stato della Georgia, figlia di mezzadri,è stata infatti la prima atleta in grado di bissare un titolo olimpico sulla distanza regina dei 100 metri.

Cresciuta alla Tennessee State University, Tyus ha partecipato ai Giochi di Tokyo 1964 all’età di 19 anni appena. Evidenziando le proprie ambizioni fin dalle batterie, in cui con 11”2 ha eguagliato l’allora record del mondo di Wilma Rudolph, per poi imporsi in finale davanti alla connazionale Edith McGuire che mai aveva battuto in precedenza.

In una prima esperienza a cinque cerchi completata dall’argento nella 4×100 alle spalle del quartetto polacco. Il bis quattro anni più tardi, a Città del Messico 1968, quando si mette la medaglia d’oro al collo stabilendo il primato mondiale in finale in 11”0.

Nella stessa edizione dei Giochi olimpici vince anche una medaglia d’argento con la staffetta 4×100 seconda dietro la squadra polacca,trascinando questa volta alla vittoria la staffetta veloce degli Stati Uniti con una straordinaria ultima frazione.

Negli anni seguenti vince numerosi campionati nazionali nelle prove di velocità, nonché un oro sui 200 metri piani ai Giochi Panamericani svoltisi a Winnipeg nel 1967.

Nel 1968 partecipa alla sua seconda Olimpiade con l’intento di difendere il titolo conquistato quattro anni prima sui 100 m. Nelle batterie dimostra di essere nuovamente la favorita per l’oro, eguagliando il record olimpico. Nella finale fa ancora meglio, conquistando l’oro e stabilendo il nuovo primato mondiale della specialità con 11″0.

Con questa vittoria diventa la prima atleta, sia tra gli uomini che tra le donne, a difendere con successo il titolo olimpico dei 100 metri.

Wyomia si qualifica anche per la finale dei 200 metri classificandosi sesta. La sua quarta medaglia olimpica, il terzo oro assoluto, arriva nella staffetta 4×100 m dove Wyoma ,correndo la frazione finale, porta la squadra statunitense al titolo ed al nuovo record mondiale

Dopo i Giochi Olimpici decide di ritirarsi dalle competizioni:

Nel 1980 è stata introdotta nella National Track & Field Hall of Fame e nel 1985 nella U.S. Olympic Hall of Fame.

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“Successe non solo perché ero nera ma anche una donna. All’epoca, non era gradito nessun bagno di gloria per una donna afroamericana. Vorrei che il mondo sapesse non tanto quanto veloce ho corso o quante medaglie ho vinto. Voglio che il mondo mi ricordi come una donna che ha dato tutto quello che poteva e che desiderava rendere la vita molto più facile alle atlete che sarebbero venute dopo di me”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Wyomia_Tyus

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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L’amore vero è …La Cura.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo

Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore

dalle ossessioni delle tue manie

supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie

perchè sei un essere speciale

ed io

avrò cura di te….

vagavo per i campi del Tennesse

come vi ero arrivato chissà !

Non hai fiori bianchi per me?

Piu’ veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi

la bonaccia d’agosto non calmera’ i nostri sensi

Tessero’ i tuoi capelli come trame di un canto

Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono

Supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia

perchè sei un essere speciale

ed io

avrò cura di te…

Io sì…. che avrò cura di te …

( Franco Battiato)

https://youtu.be/uPLVPZPuPzU

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La buona notizia del venerdì: Le Giornate Fai di Primavera, edizione 2021

Torna la più grande festa di piazza dedicata al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.Ben 600 aperture in oltre 300 città in tutta Italia, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria.

Sabato 15 e domenica 16 maggio saranno eccezionalmente aperti ville e parchi storici, residenze reali e giardini, castelli e monumenti che svelano spazi sorprendenti, aree archeologiche e musei insoliti; e ancora, orti botanici, percorsi naturalistici da godersi anche in bicicletta, itinerari in borghi che custodiscono antiche tradizioni: anche quest’anno le 600 aperture in oltre 300 città proposte in occasione delle Giornate FAI di Primavera – organizzate, disposizioni governative permettendo nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria – ben racconteranno l’eccezionale varietà del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.

Nel 2021 la manifestazione di punta del FAI, accolta sempre con gioia e speranza e diventata ormai irrinunciabile per tantissimi italiani che amano stupirsi di fronte alle bellezze spesso poco conosciute che ci circondano, sarà anche una preziosa occasione per spiegare, attraverso l’attenta scelta dei luoghi e la narrazione che ne verrà fatta, la nuova visione culturale della Fondazione – presentata a marzo in occasione del XXV Convegno Nazionale dei Delegati e dei Volontari – che vede l’Ambiente come indissolubile intreccio tra Natura e Storia e la Cultura come sintesi delle scienze umane e naturali. E l’Italia, come nessun altro paese al mondo, è ricca di esempi di come la co-evoluzione armonica di Natura e Uomo abbia creato paesaggi unici.

Le Giornate FAI sono un’occasione per conoscere l’inestimabile patrimonio culturale d’Italia e un grande momento di incontro tra il FAI e tutti gli italiani.

E ci sono anche gli Apprendisti Ciceroni , è un progetto di formazione nato nel 1996 e cresciuto negli anni, fino ad arrivare a coinvolgere oltre 50.000 studenti ogni anno.

I ragazzi hanno l’occasione di accompagnare il pubblico alla scoperta del patrimonio di arte e natura del proprio territorio e di sentirsi direttamente coinvolti nella vita sociale, culturale ed economica della comunità, diventando esempio per altri giovani in uno scambio educativo tra pari.

L’impegno degli Apprendisti Ciceroni è certificato dal FAI con un attestato di partecipazione. Gli studenti della scuola secondaria di II grado possono far valere la propria partecipazione ai fini dell’acquisizione di crediti scolastici.

La formazione degli studenti, inserita nel Piano dell’Offerta Formativa (POF), è pensata come una esperienza continua durante tutto l’anno scolastico, che concretamente vede la loro partecipazione sul campo presso istituzioni museali pubbliche o private, in occasione di eventi organizzati dal territorio e nei principali eventi nazionali FAI: le Giornate FAI di Primavera e di Autunno e le Giornate FAI per le scuole.

Il progetto Apprendisti Ciceroni può essere declinato nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO).

La manifestazione si inquadra nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale Coloro che decidono di partecipare, sostengono con il proprio contributo la missione della Fondazione.

Quest’anno il contributo minimo suggerito per prenotarsi e prendere parte alle Giornate FAI di Primavera è di 3 euro.

Per chi lo volesse, sarà possibile sostenere ulteriormente la missione della Fondazione con contributi di importo maggiore oppure attraverso l’iscrizione annuale, un gesto concreto in difesa del patrimonio d’arte e natura italiano che permette di godere di iniziative e vantaggi dedicati.

O ancora con l’invio di un sms solidale al numero 45586, attivo dal 6 al 23 maggio 2021.

““Quando si ha una forte visione d’insieme è piuttosto facile che la visione diventi realtà. Ma ci vuole coraggio, molta grinta…Quando si ha una forte visione d’insieme è piuttosto facile che la visione diventi realtà. Ma ci vuole coraggio, molta grinta…”

(Giulia Maria Crespi, )

Ed è stato proprio con coraggio, grinta e un pizzico di follia che quattro amici – Giulia Maria Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli – decisero nel 1975 di fondare il FAI, sul modello del National Trust inglese, seguendo il consiglio di Elena Croce. Li univa un unico scopo: quello di far conoscere e proteggere le straordinarie bellezze di cui l’Italia è ricca, i monumenti, i paesaggi, le opere d’arte, i siti archeologici…

https://www.romatoday.it/eventi/cultura/giornate-fai-di-primavera-15-16-maggio-2021.html

https://www.fondoambiente.it/il-fai/scuola/progetti-fai-scuola/apprendisti-ciceroni/

https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-di-primavera/

https://www.investireoggi.it/news/giornate-fai-di-primavera-2021-il-15-e-il-16-maggio-ecco-cosa-vedere-in-piemonte-sicilia-e-marche/

https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2021/05/La-Settimana-Rai-per-i-Beni-Culturali-Rai-e-FAI-18af20f7-47dd-4ce2-9cb4-b3dcaf5bb5d8-ssi.html

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Sebben che siamo donne: Lady Florence Norman e il suo monopattino

È il 1916. Siamo a Londra.

Lei è una suffragetta e sì, quello è il suo scooter!

Lo usava per raggiungere il suo ufficio nel centro di Londra!

È Florence Norman che aveva ricevuto questo monopattino motorizzato come regalo di compleanno dal marito, Sir Henry Norman.

Siamo a Londra, nel 1916, e Lady Florence Norman (1884-1964) lo sta usando per andare al lavoro. A donarle il monopattino fu il marito, il giornalista e politico liberale Sir Henry Norman.

Quello di Florence è stato uno dei primi esempi di monopattini motorizzati nel 1916.

Florence Priscilla, Lady Norman, 1883 – 1 March 1964, ) era una attivista e suffragetta inglese.

Priscilla era la quarta figlia e la seconda figlia di Charles McLaren, il primo barone Aberconway e Laura Elizabeth Pochin. I suoi fratelli erano i politici liberali Henry D McLaren e Francis McLaren.

Nel 1907 sposò, come seconda moglie, Sir Henry Norman, 1 ° Baronetto, un noto giornalista e poi deputato liberale per Wolverhampton South, che perse questo seggio nelle prime elezioni del 1910 ma poi ottenne Blackburn nella seconda elezione di quell’anno.

Tra le cause che Sir Henry aiutò a promuovere come politico c’era il suffragio femminile di cui Lady Norman era lei stessa un’attiva sostenitrice del suffragio femminile ma non una militante. [1] Ha ricoperto la carica di On. Tesoriere dell’Unione del suffragio femminile liberale.

Come i suoi nonni che hanno fondato Bodnant Gardens, Priscilla era un’appassionata orticultrice.

Quando lei e suo marito hanno acquisito la Ramster Hall, nel Surrey, è stata determinante nella creazione di rododendri e azalee nei giardini.

I giardini sono stati aperti al pubblico nell’ambito del National Gardens Scheme dal 1927 e continuano ad essere aperti in base a tale schema.

Politica come sua madre, era attiva nella causa del suffragio femminile attraverso l’Unione del suffragio femminile liberale e la Federazione liberale delle donne.

Durante la prima guerra mondiale, gestiva con suo marito un ospedale volontario a Wimereux, in Francia.

È stata insignita della Mons Star per i suoi servizi e ha creato un CBE per i suoi servizi di guerra.

Dopo la creazione dell’Imperial War Museum nel 1917 divenne presidente di uno dei suoi sottocomitati e fu determinante nel garantire che i contributi delle donne durante la guerra fossero registrati e inclusi nelle collezioni del museo.

Interessata ai problemi di salute mentale, divenne la prima donna ad essere nominata nel consiglio del Royal Earlswood Hospital nel 1926.

Durante la seconda guerra mondiale fu autista per il servizio volontario femminile a Londra.

Gli archivi di Lady Norman sono conservati presso la Women’s Library di Londra.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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Sebben che siamo donne: Ursula Von Der Leyen ” Uniti nella diversità”

Io sono la presidente della Commissione europea e questo era il modo in cui mi aspettavo di essere trattata quando sono andata in visita in Turchia due settimane fa come un presidente di commissione ma non è stato così.

Non riesco a trovare nessuna giustificazione per il modo in cui sono stata trattata. Nei trattati europei.

Quindi devo arrivare alla conclusione che sia successo perchè sono una donna

Questo sarebbe successo se avessi indossato una giacca e una cravatta?

Tra le immagini degli incontri passati non ho visto nessuna mancanza di sedie ma, di nuovo ,non ho neppure visto donne in queste immagini.

Onorevoli deputati, molti di voi avranno visto esperienze molto simili in passato soprattutto le donne che fanno parte di quest’aula.

Sono sicura che sappiate perfettamente come mi sono sentita: mo sono sentita ferita e sola, in quanto donna e in quanto europea.

Perchè non si tratta di sedie e protocolli, questo tocca nel profondo chi siamo, questo tocca i valori che la nostra Unione difende e dimostra quanta strada abbiamo ancora da fare sempre e ovunque.

Oviamente so di essere in una posizione privilegiata , sono la presidente di una istituzione che viene ampiamente rispettata in tutto il mondo e, ancora più importante, essendo una leader, io possso alzare la voce e farmi sentire.

Ma che ne è dei milioni di donne che non possono?

Donne che vengono ferite ogni giorno in ogni angolo del nostro pianeta ma che non hanno né il potere né la carica per parlare.

Sappiamo tutti che migliaia di incidenti simili, la maggior parte dei quali di gran lunga più gravi, passano inosservati, nessuno li vedrà mai né ne sentirà parlare, perchè non cè nessuna telecamera perchè non cè nessuno che presta attenzione.

Dobbiamo assicurarci che anche queste storie vengano raccontate e che, una volta raccontate, si faccia qualcosa a riguardo.

Porteremo avanti una legislazione per prevenire e combattere la violenza contro le donne e i bambini, offline e online.

E secondo punto proporremo un ampliamento nella lista dei crimini n Europa, stabiliti dal trattato, in modo da includere tutte le forme dei crimini di odio perchè l’Europa deve mandare un segnale forte.

Che i crimini di odio non sono acettabili, perchè dobbiamo assicurarci che donne e ragazze siano adeguatamente protette ovunque in Europa.

Perchè ciò che la vicepresidente degli stati uniti Kamala Harris ha detto recentemente alle Nazioni Unite è vero “ La condizione delle donne corrisponde alla condizione della democrazia”

E a volte mi meraviglia anche solo dovere parlare di una cosa così evidente nel 2021, che dobbiamo ancora sottolineare che in tutta Europa le persone devono avere gli stessi pari diritti e opportunità, indipendentenemte da chi amano, da dove vengono, indipendentemente dalla loro età e dalla loro fede.

Perchè questa è lUnione in cui credo una Unione che è all’altezza del suo motto

“Uniti nella diversità”

Grazie!

Io non mi sono meravigliata di sentire parlare di una cosa così evidente nel 2021,ma di sentire simili parole finalmente da molte donne che ora occupano finalmente posti di potere.

Come la citata Kamala Harris.

Come Michelle Obama.

Come Kaja Kallas.

Come Bidhya Devi Bhandari in Nepal

Come Jacinda Arden in Nuova Zelanda

Come Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace

E molte altre! Nel mondo sono solo poco più di 60 gli stati ad avere una donna come premier...

Diamoci da fare, pur ricordando che solo nel rispetto reciproco di ogni essere umano avanza una civiltà degna di questo nome!

Se volete continuare a leggere il resto del discorso……

Le nostre democrazie sono più forti quando le donne sono coinvolte alla pari. Non perché le donne stiano meglio. Ma perché siamo diversi. Abbiamo una visione diversa del mondo e vediamo altri rischi e opportunità. Per vedere il mondo in pieno abbiamo bisogno di donne e uomini. Questo è l’unico modo in cui saremo in grado di prendere le decisioni giuste. Ed è l’unico modo in cui saremo in grado di ottenere il massimo successo.

…….

In questo caso, l’UE dovrebbe dare l’esempio. E lo stiamo facendo. Per la prima volta nella storia della Commissione uomini e donne sono rappresentati in numero uguale nel Collegio dei Commissari della Commissione europea. Voglio ripetere questo successo a tutti i livelli di gestione della Commissione. Non ci siamo ancora. Ciononostante: le donne attualmente occupano più del 40% dei posti più alti della Commissione.

Invito le altre istituzioni dell’Unione europea a seguire il nostro esempio. Non solo la Commissione, ma anche il Consiglio, l’amministrazione del Parlamento e altri organi dell’UE hanno ancora molta strada da fare. La Commissione quindi convocherà presto una riunione con le altre Istituzioni per discutere su come tutti noi possiamo fare meglio. La metà della popolazione europea è costituita da donne. E questo deve riflettersi nelle istituzioni nel cuore dell’Europa.

Onorevoli deputati,

Al Consiglio europeo di marzo i capi di Stato e di governo hanno chiarito che il rispetto dei diritti delle donne è un presupposto importante per noi per impegnarci nuovamente con la Turchia e per ampliare la nostra agenda comune. Ma è ben lungi dall’essere l’unica precondizione.

Ad Ankara, ho insistito sul punto che la Turchia deve continuare nel suo percorso di allentamento nel Mediterraneo orientale. Deve accettare le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Queste sono le nostre condizioni per intensificare la nostra cooperazione economica con la Turchia e per avviare un dialogo ad alto livello su temi come il cambiamento climatico, la salute pubblica e le questioni regionali.

Ciò renderebbe anche molto più facile fornire denaro fresco per aiutare gli sforzi della Turchia nell’accogliere più di quattro milioni di rifugiati dalla Siria. Sforzi che applaudiamo.

Onorevoli deputati,

Quando parliamo di rispetto e dignità non dobbiamo parlare solo di uomini e donne. Questa domanda è più grande del genere. Non possiamo permettere che le zone “libere da LGBT” si diffondano nei nostri Stati membri.

Non possiamo permettere che i Rom siano discriminati in Europa. E non possiamo assolutamente permettere che la brutta faccia dell’antisemitismo e del razzismo si manifesti in nessun angolo della nostra Unione. L’Europa è molto meglio di così!

A volte mi stupisco che dovremo parlare di cose così evidenti nel 2021. Che dobbiamo ancora sottolineare il fatto che in tutta Europa le persone devono avere uguali diritti e pari opportunità: indipendentemente da chi amano, da dove vengono. Indipendentemente da quanti anni hanno o dalla fede che detengono.

Perché questa è l’Unione in cui credo. Un’Unione che mantiene il suo motto: uniti nella diversità.

Per me, queste tre parole hanno sempre espresso una solenne promessa. A casa nostra e all’estero. Oggi e in futuro.

Ursula Von Der Leyen

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Sebben che siamo donne: Nachthexen, le streghe della notte

Questa è una storia vera, anche se difficilmente ne troverete traccia sui libri di Storia adottati nelle scuole occidentali.

Anno 1941, l’avanzata delle truppe tedesche in Russia sembra inarrestabile.

Marina Raskova, pioniera dell’aviazione e membro del Soviet supremo, dopo ripetute e insistenti richieste ottiene da Stalin il permesso di formare un reggimento di aviatrici. In breve seleziona centinaia di donne tra piloti, meccanici e personale logistico, tutte fra i 20 e i 30 anni, tutte volontarie e quasi tutte studentesse; molte sono lì per vendicare i familiari uccisi dai nazisti. L’addestramento è breve ma molto duro: 14 ore al giorno.

Nascono così tre reggimenti di aviazione femminile: il 586 IAP da caccia, il 587 BAP da bombardamento diurno e infine il 588 NBAP, che diventeranno le “Streghe della Notte”.

Lo stato maggiore non sembra contare molto sulle squadriglie rosa, e le affida antiquati biplani Polikarpov Po-2 in legno e tela che prima della guerra venivano utilizzati per irrorare i campi. Manovrabili ma lentissimi, a bordo non hanno radio, radar, strumenti di puntamento né paracadute, e sono armati con due bombe a caduta per un peso massimo di 100 chili: si naviga al gelo, grazie a bussola, mappa e cronometro. Eppure in breve queste donne – che volano solo di notte, colpiscono all’improvviso e sfuggono ai ben più veloci aerei della Luftwaffe – diventano l’incubo dei nazisti. Sono loro, terrorizzati, a darle il soprannome: Nachthexen, Streghe della notte.

In tutto sono 40 equipaggi, ognuno con due componenti. Ogni notte compiono almeno 10 voli a corto raggio (l’autonomia è limitata), arrivate nei pressi dell’obiettivo spengono i motori dei loro aerei e planano silenziose. Cambiano tattica di continuo: volano a pochi metri dal suolo, oppure arrivano da alta quota scendendo poi in picchiata col motore al minimo per non farsi sentire; spesso in formazione di tre, due fanno da esca per i proiettori da ricerca, la terza piomba sul bersaglio nell’oscurità.

Dal 1942 al 1945 le aviatrici eseguono oltre 23.000 missioni e sganciano 3000 tonnellate di bombe, alcune effettuano più di 1000 raid; 31 di loro (fra cui Marina Raskova) muoiono in combattimento.

Alla fine della guerra il 588º reggimento è l’unità più decorata dell’Aviazione Sovietica, e le Streghe della notte diventano una leggenda.

Irina Rakobolskaja, una delle sopravvissute, raccontava qualche anno fa: “Io e la mia navigatrice Ilenina ci giurammo che a fine guerra ci saremmo incontrate ogni anno il 2 maggio a mezzogiorno al giardino di fronte al Teatro Bolshoi.

Così è stato, e a noi due una alla volta si sono unite tutte le altre”. Così, se a mezzogiorno del 2 maggio capitate davanti al Bolshoi, ci troverete un gruppo di persone di tutte le età: sono i figli e i nipoti delle Streghe della notte.

https://florenceartedizioni.com/…/376-storie...

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
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La buona notizia del venerdì: Ma questa non è buona per tutti…..dipende dai numeri!

Dopo il Louvre, anche il parigino Musée Carnavalet, museo dedicato alla storia della città, abbandonerà nelle didascalie delle opere esposte la numerazione romana per adottare la numerazione araba. La decisione sarebbe dovuta al fatto che sempre più visitatori hanno difficoltà a leggere i numeri romani, ma questo rischia di essere una rinuncia per coloro che difendono la cultura antica e classica. 

Musée Carnavalet

Dunque dopo quattro anni di lavoro e un rinnovamento totale in tutti i suoi aspetti, il museo di storia ha deciso di modificare la numerazione in qualche didascalia.

Il Louvre, già da qualche anno, ha eliminato la numerazione romana per indicare i secoli, mentre li ha mantenuti per indicare i sovrani. Non è così tuttavia per il Musée Carnavalet, in cui nelle didascalie di ritratti, dipinti e sculture si leggerà d’ora in poi ad esempio Luigi 14 invece di Luigi XIV

“Non siamo contro i numeri romani, ma possono essere un ostacolo per la comprensione da parte dei visitatori. Quante volte abbiamo visto i genitori leggere le didascalie pensate appositamente per i bambini?” ha commentato Noémie Giard, responsabile del servizio per il pubblico al museo. 

Già perchè il turista medio globale non è in grado di intendere, né di volere ?

Non è dunque meglio stimolarlo a comprendere e imparare ciò che non gli è conosciuto e che comunque distingue un’ epoca e una cultura e tutti gli artisti che ne sono espressione?

Abolire la numerazione romana di una sala di museo o sotto un quadro è come ammettere che quella storia, quella cultura e persino l’arte che hanno generato non esistono più.

Il Figaro, raccontando la vicenda, è partito da una vecchia battuta del trio comico Les Inconnus, famosi quanto da noi Aldo Giovanni e Giacomo, che in uno sketch in berretto frigio gridavano “a morte Luigi croce-v-bastone”.

Notando, però, che ciò che faceva ridere trent’anni fa è oggi una banale realtà.

La scelta ha provocato polemiche da parte di molti studiosi dell’arte.

” Je suis le Roi Soleil Luis XIV….. No,no,no Luis 14! Parbleu,je ne sais pas!”

Tra questi, François Martin, presidente del Coordinamento degli insegnanti in lingue antiche (Cnarela), che ha commentato: “È la storia dell’uovo e della gallina. Meno i numeri romani sono usati, meno persone sono in grado di comprenderli. Ma è un peccato, perché alle elementari i bambini adorano imparare i numeri romani, per loro è come un gioco”.

Molte polemiche soprattutto italiane che hanno indotto ad un comunicato di rettificadi France Info: « Per i nomi dei re, l’uso dei numeri romani è stato mantenuto in tutti i testi del museo (pannelli, didascalie, cartelli per i bambini, schermi) ad eccezione dei dispositivi d’accessibilità universale (quindi quelli indirizzati a un’utenza portatrice di disabilità, ndr) che sono solo una parte del percorso.

Di circa tremila fra testi, cartelli e contenuti del nuovo percorso espositivo, sono centosettanta quelli che hanno adottato lo stile di accessibilità universale ».

Sono quindi poco più di un centinaio su tremila i numeri arabi che usurpano la numerazione romana.

Ma dire che la cultura è salva non mi sembra rassicurante.

Avvicinare la cultura ad una più facile comprensione sì,purchè non diventi un Bignami di scolastica memoria.

La cultura non è accumulare nozioni , la cultura è una personale passione di apprendere e collegare tutto ciò che non si conosce.

E poi avrebbero potuto aggiungere con una semplice barra il numero corrispondente a quello romano…o no? Per i turisti “ pigri”!!!

https://www.finestresullarte.info/musei/musee-carnavalet-via-numerazione-romana-didascalie

https://www.focusnews24.it/abbasso-i-numeri-romani/

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* La Terra è un essere vivente…Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule! Pensiamoci oggi nella 51^giornata mondiale !!!

 

Soffiava una lieve brezza e nel cielo screziato splendeva un sole brillante. Sembrava mattina tardi. Il terreno sotto i piedi era verde e su un lato si vedevano filari fitti di alberi che facevano pensare a un frutteto. Dalla parte opposta si scorgeva in lontananza la spiaggia.

Non so se ci crederete ma sono io Gaia… – disse Bliss – sì io. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio tra l’erba laggiù. E l’uomo che si intravede tra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Siamo individui, siamo organismi separati, ma condividiamo tutti una coscienza globale. La materia inorganica del pianeta è meno di tutti partecipe di questa coscienza e gli esseri umani ne sono partecipi più di tutti. Ma ognuno contribuisce all’insieme.

Questo mondo si governa da solo. Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi lasciati vuoti dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno; altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro parte e solo quella.

Piove solo quando è necessario. A volte ci sono periodi di pioggia più intensa e prolungata. A volte periodi di siccità. Entrambi si verificano quando è necessario. Non è forse vero che nel nostro corpo ogni cellula sa cosa deve fare. Sa quando deve moltiplicarsi e quando smettere, quando creare certe sostanze e quando no. E quando le crea sa perfettamente in che quantità. ciascuna cellula è una fabbrica chimica indipendente ma tutte quante attingono a un fondo comune di materie prime che vengono portate loro attraverso un sistema di trasporto comune. Tutte quante versano i rifiuti in canali comuni. Tutte quante danno un contributo alla coscienza collettiva globale.

Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule. Esiste una coscienza collettiva ma ne esiste anche una individuale, la coscienza del singolo organismo, nel mio caso un essere umano. Questa coscienza è enormemente più avanzata di quella di ogni singola cellula. Il fatto che ciascuno di noi faccia parte di una  entità ancora più grande che si trova su un livello più alto non ci riduce al rango di cellule. Io rimango un essere umano, al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione, tanto quanto la mia consapevolezza individuale supera quella di una cellula del mio braccio. La mente collettiva della coscienza collettiva è molto più forte di quella individuale proprio come un muscolo è più forte di tutte le singole cellule che lo compongono.

Riguardo l’alimentazione diciamo che tutto segue un ciclo. Noi dobbiamo mangiare e le cose che si possono mangiare fanno parte di Gaia. Però niente viene ucciso per sport o diletto e nessuna creatura viene fatta soffrire inutilmente. Ciò che è mangiato continua a esistere nella coscienza planetaria, poiché parti di esso vengono incorporate dal nostro organismo esso partecipa della coscienza totale in misura maggiore di prima. Quando Gaia mangia Gaia non ci sono perdite né guadagni. Non è altro che uno spostamento di coscienza lungo i vari gradi della scala. Qualsiasi cosa mangi su Gaia è Gaia e quando il cibo è metabolizzato e diventa parte di me è ancora Gaia. Anzi parte di quel che mangio ha la possibilità di raggiungere un livello più elevato di coscienza, mentre il resto si trasforma in rifiuti e dunque scende a un livello più basso di coscienza. E’ un grande cerchio: gli animali mangiano e vengono mangiati. Ogni organismo che muore viene assimilato nelle cellule delle muffe, dei batteri di decomposizione e così via … e rimane Gaia. In questa vasta circolazione di coscienza è compresa perfino la materia inorganica e ogni cosa periodicamente ha la possibilità di essere partecipe di un grado di consapevolezza non indifferente. Su Gaia gli escrementi sono consapevoli. Naturalmente il loro livello di consapevolezza è bassissimo.

Il mio contributo deve arrivare solo fino a un certo punto. Affinché nuovi talenti sui manifestino e diano il loro contributo alla coscienza globale bisogna fare loro spazio.

Il muro sembrava brillare… abbiamo la vaga sensazione che i muri provino qualcosa di analogo a quello che definiamo felicità. Un muro è felice quando è stato ben progettato, quando poggia solidamente sulle sue fondamenta, quando le sue parti sono simmetriche l’una rispetto all’altra e non ci sono spiacevoli tensioni.

L’arte della telepatia è una facoltà innata della mente umana ma va coltivata con cura e meticolosità estreme. Perché raggiunga il suo potenziale massimo occorrono gli sforzi di molte generazioni, ma una volta che il meccanismo è avviato si alimenta da solo. Noi pratichiamo quest’arte da più di ventimila anni. Fu tanto tempo fa che l’esercizio della facoltà telepatica ci portò a comprendere che esisteva una coscienza collettiva. Prima ci rendemmo conto soltanto dell’apporto degli esseri umani, poi di quello degli animali e vegetali e infine quello della inanimata inanimata del pianeta.

La temperatura di Gaia era sempre fresca e gradevole. Gli alberi crescevano spontaneamente a intervalli regolari come in un frutteto su tutto il pianeta. La terra e il mare erano forniti della giusta quantità e varietà di forme di vita animale e vegetale così da creare un perfetto equilibrio ecologico  e la quantità di tutte queste forme di vita oscillava con variazioni minime senza discostarsi mai troppo dall’optimum…

e questo valeva anche per gli esseri umani.”

Fonte:

L’orlo della Fondazione” e “Fondazione e Terra” Isaac Asimov

Un pianeta migliore

è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di noi decide

di migliorare se stesso.

Mahatma Gandhi

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Sebben che siamo donne: L’effetto Matilda

Nel 1993, la storica della scienza Margaret W. Rossiter inventò un’espressione per descrivere «la natura sessista» del mancato riconoscimento delle donne nella ricerca scientifica e l’attribuzione sistematica del merito dei loro risultati ai colleghi uomini.

Margaret W.Rossiter chiamò questo specifico pregiudizio di genere “effetto Matilda”, dal nome di Matilda Joslyn Gage, femminista del Diciannovesimo secolo che nel 1870 pubblicò il saggio “Woman As Inventor” in cui raccontava come diverse scoperte scientifiche ed invenzioni fossero il risultato del lavoro di donne rimaste nell’anonimato.

Nel corso dei secoli, il cosiddetto “effetto Matilda” ha avuto come conseguenza la cancellazione delle scienziate dalla storia: questa “invisibilità” ha fatto passare l’idea ancora oggi molto radicata che la scienza sia una cosa da uomini

Matilda Joslyn Gage nacque nel 1826 nello stato di New York, Stati Uniti. Fu suffragetta, attivista abolizionista, fondò un giornale femminista, fu molto critica verso la Chiesa cristiana e scrisse numerosi libri e articoli sulle questioni di genere.

Nel 1852, quando aveva 26 anni, pronunciò un discorso alla Convenzione nazionale sui diritti delle donne a Syracuse, New York. Sebbene fosse un’attivista solo da poco tempo, non abituata a parlare in pubblico, si presentò con un messaggio chiaro: la storia era stata distorta ed era essenziale per la causa dei diritti delle donne rimettere a posto le cose.

Nel 1870 Matilda pubblicò un saggio intitolato Woman as inventor in cui contestava un pensiero molto comune, e cioè che le donne non avessero «alcun genio inventivo o meccanico». Matilda diceva che nonostante l’educazione scientifica delle donne fosse stata «gravemente trascurata» (per millenni le donne non hanno avuto accesso all’istruzione), alcune delle invenzioni «più importanti al mondo» si dovevano a loro.

Jeanne Villepreux-Power

Matilda elencava dozzine di invenzioni: tra cui l’acquario, della biologa marina francese Jeanne Villepreux-Power, il telescopio subacqueo, della statunitense Sarah Mather, e la sgranatrice di cotone che serviva per separare le fibre della pianta di cotone dal resto, il cui merito dell’invenzione viene ancora oggi attribuito solamente allo statunitense Eli Whitney, nonostante l’idea di utilizzare un dispositivo simile a una spazzola fu di Catharine Littlefield Greene.

Catharine Littlefield Greene.

Per molte donne, rivendicare il merito delle proprie invenzioni era un esercizio inutile, diceva Matilda, a causa di un generale pregiudizio, di una società che favoriva il marito in materia di proprietà dei brevetti, della limitata mobilità sociale e della mancata indipendenza economica che impediva alle donne di raccogliere i risultati e i meriti del loro lavoro, o di esercitare i loro poteri inventivi.


Tra gli anni Ottanta e Novanta, la storica della scienza statunitense Margaret W.Rossiter si dedicò alla ricostruzione storiografica della scarsa partecipazione delle donne alla scienza come professione. Nel 1993 Margaret W.Rossiter nominò la sistematica esclusione delle donne dalla carriera scientifica “effetto Matilda”.

L’“effetto Matilda”, come spiegava Margaret W.Rossiter, è il pregiudizio contro il riconoscimento dei contributi delle donne alla ricerca scientifica: indica non solo la tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne, ma anche l’attribuzione dei risultati delle loro scoperte a un collega uomo. La conseguenza è stata che le donne di scienza che già ai loro tempi non erano riconosciute sono rimaste tali, e che anche molte di quelle che «erano ben note furono cancellate dalla storia».

Attraverso biografie e dati, Margaret W.Rossiter analizzò gli svantaggi che nella scienza le donne continuavano a subire: utilizzò ad esempio il concetto di “segregazione gerarchica”, l’assenza cioè di donne in ruoli di potere e responsabilità; e individuò un comportamento costante nel sistema di valutazione e di riconoscimento dei risultati e dei lavori scritti dalle scienziate: le citazioni, in campo scientifico, sono un indice di riconoscimento e il numero di citazioni ricevute da lavori realizzati da scienziate era minore rispetto a quello di analoghi lavori realizzati da colleghi uomini.

Che il sesso influisca sulla diffusione del lavoro di ricerca è stato dimostrato anche da analisi successive.

Silvia Knobloch-Westerwick e Carroll J. Glynn, ad esempio, presero in esame le citazioni di 1020 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2005, mostrando che l’ipotesi secondo cui gli articoli scritti da uomini ricevono in media il doppio delle citazioni di quelli scritti da donne era verificata.

Margaret W.Rossiter elencava decine e decine di esempi dell’effetto Matilda.

Il più antico è forse quello di Trotula de Ruggiero, medica salernitana che, tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo, scrisse opere che nelle trascrizioni successive alla sua morte vennero attribuite a un uomo: «È probabilmente la più vergognosa cancellazione o trasformazione nella storia della scienza e della medicina», scriveva Rossiter. «Nel Dodicesimo secolo un monaco, supponendo che una persona così esperta dovesse essere un uomo, copiò male il suo nome su uno dei suoi trattati, declinandolo al maschile».

La tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne ha avuto importanti conseguenze non solo per le scienziate cancellate dalla storia, ma anche nella percezione stessa della scienza come settore maschile e sulla possibilità per le donne di intraprendere carriere in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (le cosiddette STEM).

I pregiudizi che stanno alla base di questa credenza sono ancora molto diffusi.

Nel 2015 Lawrence Summers, importante economista e all’epoca presidente della Harvard University, sostenne «che la scarsa presenza femminile in certi ambiti scientifici, come la matematica o l’ingegneria» era da imputare «a una caratteristica innata delle donne, la mancanza di una attitudine intrinseca alla scienza».

Ancora oggi ci sono insomma scienziati e intellettuali che pensano e dichiarano pubblicamente «che la difficoltà che le donne hanno a emergere in certe discipline, come la matematica, sia dovuta al fatto che non sono biologicamente portate per l’astrazione».

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.