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* Sebben che siamo donne: Sylvia Beach e la libreria più bella del mondo

 

 

Una delle librerie più belle al mondo è sicuramente la Shakespeare and Company di Parigi. Essa prende il nome da quella libreria che l’americana Sylvia Beach aprì sulla Rive Gauche parigina nel 1919 e che segnò la vita culturale della Parigi di quegli anni.

Terza figlia di Sylvester Woodbridge Beach, reverendo presbiteriano, e di Eleanor Thomazine Orbison, Sylvia passa i primi anni della sua vita tra il Maryland e il New Jersey, trasferendosi poi con la famiglia in Europa e viaggiando spesso, grazie al lavoro del padre.

Arrivata a Parigi nel 1916 con l’intento di studiare letteratura francese, Sylvia vi conosce la libraia Adrienne Monnier, che diventa ben presto la sua inseparabile compagna, tanto nella vita quanto negli affari. Nel “negozietto grigio” della Monnier, Sylvia incontra molti di quegli intellettuali che graviteranno poi intorno alla Shakespeare and Company; eminenti personalità degli anni a cavallo del secolo, da Ezra Pound ad André Gide fino a Ernest Hemingway.

Se il grande sogno dell’americana trapiantata in Francia era quello di tornare a New York, per aprire una libreria aperta ai grandi autori della letteratura francese contemporanea, gli affitti troppo cari della Grande Mela costituiscono uno scoglio insormontabile. È così che il progetto subisce una radicale quanto fortunata trasformazione: Sylvia decide di aprire una libreria americana nel cuore di Parigi.

Rue Dupuytren 8: questo è il primo indirizzo della Shakespeare and Company, aperta il 19 novembre 1919. Fuori dalla libreria troneggia una splendida insegna raffigurante il drammaturgo inglese che, secondo Beach, “guardava con occhio benevolo all’impresa”. La censura contro la libertà d’espressione che in quegli anni regna in America farà la fortuna della libreria e della sua biblioteca itinerante: la fornitissima Shakespeare and Company attira infatti tutti quei pellegrini che, attraversato l’oceano per stabilirsi a Parigi, contribuiscono a creare un’autentica colonia americana sulla Rive Gauche.

Tra i clienti di Shakespeare and Company si segnalano da subito nomi quali Man Ray, le cui fotografie fanno bella mostra di sé sulle pareti della libreria; Francis Scott Fitzgerald, disegnatore di una vignetta, realizzata sulla copia di Sylvia del Grande Gatsby, che lo ritrae seduto a un tavolo con le due libraie e Joyce, e Gertrude Stein, che scrive, come gesto di amicizia, una poesia dedicata a Sylvia, e al suo negozio, dal titolo Rich and Poor in English.

Ma uno fra tutti è il nome a cui è legata la fama della libreria e della sua proprietaria: James Joyce. Beach conosce lo scrittore irlandese a una festa, nell’estate del 1920; un incontro segnato dal timore reverenziale che Sylvia prova per l’autore, che in quegli anni era concentrato sulla stesura dell’Ulysses. Durante una discussione riguardo al futuro del libro, Beach si propone come editore. Benché senza esperienza, la libraia ha un progetto grandioso per l’opera: una tiratura di mille copie pronte per l’autunno del 1921, stampata in tre formati e supporti diversi.

A questo grandioso progetto che assorbe, insieme all’attività della libreria, le giornate di Sylvia, si sovrappone il trasloco della Shakespeare and Company al numero 12 di Rue de l’Odéon. È quindi con un certo di ritardo e molti sacrifici, soprattutto economici, che la Shakespeare and Company pubblica come editrice il suo primo libro: il 2 febbraio 1922 Sylvia consegna a Joyce la prima copia dell’Ulysses. Nonostante le rigide censure imposte oltre oceano e grazie all’aiuto di Hemingway, il romanzo sbarca anche in America – nascosto nei pantaloni del grande scrittore.

Nuove fatiche editoriali, sempre concentrate sui lavori di Joyce col quale s’è ormai stabilito un forte sodalizio; difficili scelte nel campo delle pubblicazioni, nate dal fraintendimento sorto con la grande censura che aveva colpito l’Ulisse; lotte serrate contro le edizioni pirata del capolavoro: è in questo clima che, per Sylvia e la libreria ma soprattutto per il mondo, iniziano gli anni più bui del XX secolo.

La generazione perduta della Rive Gauche è diventata il punto di riferimento del suo tempo: molti intellettuali calcano le scene da protagonisti e alcuni tornano in America, paese d’origine di molti degli affezionati della Shakespeare and Company. La lontananza dei più cari amici unita alla Grande Depressione prima, e all’occupazione nazista poi, porta la libreria della Beach a dover lottare per sopravvivere. Più volte Sylvia riceve visite di ufficiali tedeschi interessati alla sua attività: deve fronteggiare le loro pressioni, e raggira la loro minaccia di prendersi la libreria traslocandola in gran segreto, di notte, in uno degli appartamenti sfitti del palazzo. Ma nulla può contro le conseguenze della sua cittadinanza americana.

Chissà se i tedeschi vennero davvero a confiscare Shakespeare and Company? Se sì, non la trovarono” scrive Sylvia nel suo libro di memorie “Ma alla fine vennero a prenderne la proprietaria”. Passa sei mesi in un campo di concentramento e quando torna a Parigi, per evitare di essere di nuovo imprigionata, vive nascosta nel foyet des etudiantes di un’amica; ma ogni giorno si reca in Rue de l’Odéon per informarsi sulla libreria di Adrienne Monnier, la resistenza parigina e la sorte degli scrittori che per anni avevano animato la Shakespeare and Company.

Nonostante gli scontri, che proseguono intensi, e nonostante i cecchini tedeschi sui tetti, con la liberazione di Parigi Sylvia torna alla sua libreria, che però non riaprirà mai più i battenti. Parigi continua comunque a essere la sua città: vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1962, a sette anni dal suicidio dell’amica Adrienne.

Per chi voglia rendere omaggio all’editrice di Joyce, alla donna che ha saputo dare vita a un cenacolo culturale animato dai nomi più importanti della cultura (americana e non) della prima metà del XX secolo, le spoglie di Sylvia Beach risposano al Princeton Cemetery.

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
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*La buona notizia del venerdi’: L’arte cambierà il mondo … purchè ” diffusa”! Diffusamente!

A Firenze

Il progetto Uffizi diffusi partirà entro tre mesi e avrà almeno sessanta sedi, promette Schmidt: “Io ne vorrei cento”.

Nel corso di un’audizione in Commissione cultura del Consiglio regionale della Toscana, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha annunciato che il grande progetto degli “Uffizi diffusi” partirà entro tre mesi e che saranno “almeno sessanta, ma anche cento” le sedi. 

Fulcro del progetto sarà la Villa medicea Ambrosiana di Montelupo Fiorentino,una delle ville storiche più belle ed importanti del mondo, dove saranno portate centinaia di opere d’arte, che del resto non faranno altro che tornare a casa, perché proprio lì erano accolte nel Seicento. Questo comporterà anche il restauro architettonico di questo bene.

Naturalmente non si potrà fare tutto in un anno, ci vorrà più tempo”Ha dichiarato Schmidt

Il concetto secondo cui ”non è giustificabile né eticamente corretto tenere le opere chiuse nei depositi. Così come il vino non è fatto per essere messo in cantina ma per essere bevuto, così le opere d’arte non sono fatte per stare in deposito, ma per essere ammirate, bevute con gli occhi. Noi non siamo per l’art pour l’art, ma siamo per l’art pour l’homme et la femme.

E l’arte non può vivere solo di grandi centri espositivi: serve  anche quello, ma occorre dotarsi di una prospettiva policentrica di arte distribuita il più possibile sul territorio, e, ove possibile, nei luoghi dove e per i quali è nata.

Agli Uffizi abbiamo già oltre tremila opere esposte, ce ne saranno altre ancora ma va bene così.

Gli Uffizi diffusi invece servono per portare quasi a casa delle persone opere d’arte che attualmente non può vedere nessuno”. 

  A Saronno

Nell’ex fabbrica Isotta Fraschini, nascerà un museo innovativo dell’Accademia di Belle Arti di Brera. 

In occasione della Giornata inaugurale dell’anno accademico dell’Accademia di Belle Arti di Brera, la presidente Livia Pomodoro ha annunciato che nascerà un museo innovativo dell’Accademia nell’ex fabbrica Isotta Fraschini di Saronno.

“Abbiamo ricevuto una proposta molto interessante e l’abbiamo accolta anche dopo aver apprezzato il masterplan del progetto stesso“ ha dichiarato, ”ovvero quella di creare un museo innovativo della nostra Accademia nell’area ex Isotta Fraschini di Saronno. Noi siamo portatori di cultura e abbiamo il dovere di accogliere studenti da tutto il mondo e di allargare quindi i nostri spazi, uscendo dalla nostra casa abituale, ovvero da Milano: dobbiamo farci conoscere e conoscere e farci promotori della disseminazione culturale nel territorio: è in questa direzione che va la nostra apertura a Saronno”. 

La visione di un museo innovativo deve armonizzare l’educazione, il sociale, la formazione e deve avere un rapporto aperto con il territorio: non può prescindere dalla collaborazione tra museo e alta formazione come quella di Brera” ha aggiunto il direttore dell’Accademia Giovanni Iovane. 

La scelta comunicata di insediare sul territorio una nuova sede di una delle più prestigiose accademie di Belle Arti del mondo è un contributo straordinario per il rilancio di tutta la città”.

“Come Amministrazione vogliamo che la rigenerazione urbana possibile nell’area Isotta Fraschini diventi paradigma di un diverso modo di recuperare le aree dimesse per farne il luogo delle nuove opportunità per la nostra città”. 

A Torino.

Ospitate nello storico Palazzo Turinetti, sede legale della Banca Intesa San Paolo in Piazza San Carlo, saranno esposte fotografie di eventi, personalità e luoghi raccolti dal Gruppo tra gli anni Trenta e Novanta del XX secolo. Sono previste inoltre una serie di mostre temporanee per condividere il talento di fotografi internazionali e arricchire il Progetto Cultura sponsorizzato della Banca, che mira a diffondere arte e cultura nel Bel Paese

A Rimini

Una visita al Museo Fellini a Rimini sarà una tappa fissa per cinefili e non. Il museo si svilupperà in tre parti tra Castel Sismondo, Palazzo Valloni e uno spazio tra i due edifici in cui saranno allestite varie installazioni artistiche. Il museo offrirà un itinerario completo dove ripercorre la storia di uno dei registi più apprezzati al mondo.

A Piacenza

Nell’ex sede dell’Enel della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato inaugurato il nuovo centro culturale dedicato all’arte contemporanea di Piacenza. Tra gli artisti in mostra potrete scoprire le opere di Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramović, Andy Warhol e altri. L’apertura di XNL Piacenza offre un piacevole spunto per organizzare una giornata fuori porta all’insegna dell’arte e di un delizioso piatto di tortelli piacentini. 

A Milano

Sta cambiando forma il lussuoso Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in Corso Venezia 52, a Milano, ed entro fine anno ospiterà il Museo Etrusco. Il progetto della Fondazione Luigi Rovati consentirà ai visitatori di approfondire la loro conoscenza riguardo una tra le civiltà più interessanti d’Italia che hanno segnato i moti risorgimentali e l’unità d’Italia. Nonostante il forte legame con il passato, il nuovo museo avrà un approccio originale verso l’archeologia grazie alla presenza di workshop, laboratori, visite e un ristorante all’ultimo piano oltre 60 anni di storia del design italiano. 

Fonti:

https://www.finestresullarte.info/flash-news/index.php

https://www.skyscanner.it/notizie/musei-da-scoprire-italia-mondo-

 Educare alla Bellezza salverà il mondo!

 

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* Sebben che siamo donne: Maria Anna Mozart ,sorella ,insegnante e ispiratrice del grande Wolfgang Amadeus Mozart e una delle migliori musiciste d’Europa del suo tempo

 

Maria Anna Mozart nacque il 30 luglio 1751 a Salisburgo, la stessa città in cui, quattro anni e mezzo dopo, sarebbe nato suo fratello Wolfgang Amadeus. Era la quarta figlia di una coppia di musicisti, Leopold e Anna Maria Mozart, che sembravano essere stati maledetti: la piccola Maria infatti non conobbe mai i suoi fratelli maggiori, tutti morti tutti poco dopo la nascita, così come sarebbe successo ai due fratelli nati dopo di lei. Solo la bambina e il settimo figlio della coppia, Wolfgang Amadeus, sopravvissero fino all’età adulta. Forse da qui deriva il soprannome della piccola: Nannerl, un nome di origine ebrea che significa “benedizione di Dio”.

l padre di Maria Anna e di Amadeus, compositore e musicista di professione, si sforzò fin da subito nel coltivare il talento musicale della figlia, alla quale impartì personalmente lezioni fin dall’età di sette anni. Maria Anna era particolarmente dotata nel suonare il pianoforte e il clavicembalo, tanto da sorprendere perfino il padre. All’epoca il giovane Amadeus aveva circa tre anni ed era molto unito alla sorella, che osservava suonare per ore. Fu lei a trasmettergli la passione per la musica.

Nel 1762 Leopold Mozart ricevette un’invito sorprendente: l’imperatrice austriaca Maria Teresa voleva che Maria Anna e Amadeus suonassero davanti alla corte imperiale di Vienna, dove riscossero molto successo. Fu allora che Leopold decise di portarli in tournée per l’Europa, tra il 1763 e il 1766. Durante il viaggio fratello e sorella acquisirono una fama ogni giorno maggiore, la loro esperienza e il loro talento crebbero e i due iniziarono a comporre le prime opere. Leopold affermava che sua figlia era una delle migliori musiciste d’Europa, e non era il solo. Diverse persone garantivano che il talento di Maria Anna fosse addirittura superiore a quello di suo fratello.

Eppure la bravura di Maria Anna e l’orgoglio paterno non bastarono a far continuare la ragazza su quella strada: non appena raggiunti i diciotto anni, ovvero l’età da marito, Leopold prese l’inaudita decisione di allontanare la figlia dalle scene. Anche se la ragazza continuava a dedicarsi alla musica e a comporre in privato, smise di affiancare suo fratello nei concerti.

I biografi della famiglia non sono concordi nello stabilire la ragione che spinse Leopold a prendere questa decisione: fu forse il suo carattere autoritario, o magari il timore che una donna non potesse guadagnarsi da vivere solo con la sua musica. In effetti, a riprova di questa seconda ipotesi sappiamo che Leopold si oppose al matrimonio di Maria Anna con l’uomo che lei aveva scelto, un insegnante privato, preferendo invece un ricco magistrato.

Amadeus, che al contrario della sorella non tollerava le intromissioni paterne nella sua vita privata, cercò invano di aiutarla.

In molti affermavano che il talento di Maria Anna era perfino superiore a quello del fratello, ma quando la giovane raggiunse la maggiore età il padre l’allontanò dal palcoscenico

talenti femminili scon

Invece la relazione con suo fratello, al quale Maria Anna era sempre stata molto unita e che l’aveva sempre appoggiata davanti al padre, si raffreddò dopo il matrimonio. Nonostante questo, Amadeus continuò a scriverle lettere e a comporre opere perché lei continuasse a suonare. L’allontanamento tra i due fratelli si deve forse alla figura di Costanze, la moglie di Amadeus, con cui Maria Anna non ebbe mai altra relazione se non quella che imponeva la cortesia; la depressione che Amadeus patì negli ultimi anni di vita a causa dei debiti fece il resto, e i due non s’incontrarono più fino alla morte di lui, nel 1791.

Nel 1801 morì anche il marito di Maria Anna, che a cinquant’anni si ritrovò sola a prendersi cura dei suoi due figli e di quattro figliastri. Ma questa difficile situazione comportò, paradossalmente, la possibilità di ricominciare a vivere: tornò a Salisburgo e lavorò come professoressa di musica, riuscendo a mantenersi comodamente fino alla fine dei suoi giorni. Negli ultimi anni la sua salute peggiorò notevolmente e nel 1825, quattro anni prima di morire, perse la vista.

Di Maria Anna Mozart non si conserva nessuna composizione, anche se si discute sulle prime opere di Mozart: secondo alcuni studiosi potrebbero essere piuttosto creazioni della sorella, visto che è noto che Maria Anna componeva per Amadeus dei brani perché il bambino imparasse a suonare e che era lei a trasporre su carta le melodie che il giovane musicista componeva da piccolo, quando ancora non sapeva scrivere da solo. Ma sul suo talento, elogiato dal fratello e dal padre, ma anche dal pubblico che catturò nella sua breve ma brillante carriera, non ci sono dubbi.

https://www.storicang.it/a/maria-anna-mozart-sorella-che-ispiro-amadeus_15024

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
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* Sebben che siamo donne: Camille Claudel, una geniale e appassionata artista offuscata e dimenticata

Tenetevela, vi prego! Ha tutti i vizi e non voglio rivederla!”.

Con queste poche parole, scritte nel 1913 al Direttore del manicomio di Ville-Evrard, la signora Louise Cervaux, fresca vedova Claudel, condannò la figlia Camille a trascorrere gli ultimi trent’anni della sua esistenza in stato di reclusione forzata, resa ancora più triste dall’oblio che, poco a poco, sarebbe sceso su di lei.

Camille infatti morì il 19 ottobre del 1943 nella più totale solitudine, per la fame e gli stenti, perché nella Francia di quei tempi, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, se già il cibo scarseggiava per i cosiddetti “sani di mente”, figuriamoci se si trovava per i “fous”, i pazzi.

Questa fu la miserevole fine di una donna davvero straordinaria (aggettivo qui da intendersi nel senso etimologico di “fuori-dal-comune”) che, secondo la descrizione fatta dal fratello e confermata dalle fotografie che di lei ci rimangono, in gioventù “aveva una bellezza, un’energia, un’immaginazione e una volontà eccezionali”.

Camille Claudel era nata nel 1862 in uno sperduto villaggio della Champagne, dove il padre Louis lavorava come funzionario comunale, mentre la madre si occupava di mandare avanti il tranquillo ménage familiare, crescendo i tre figli all’insegna dei valori tradizionali quali lavoro, parsimonia, fatica, ubbidienza e senso del dovere.

In questo quadro d’insieme, ben poco tempo restava per le dimostrazioni d’affetto, specie da parte materna. Suo padre invece riuscì a cogliere e valorizzare l’incredibile inclinazione naturale che Camille dimostrò di possedere fin da bambina per la scultura: tutto ciò che vedeva, leggeva e immaginava, la spingeva infatti a modellare quelle che, in principio, erano semplici statuine d’argilla.

Lo scultore Alfred Boucher, richiesto di un parere dal signor Claudel, comprese subito il genio che animava quella ragazzina e consigliò al padre di farla “monter vers la Capitale”, perché soltanto a Parigi, a quei tempi centro della vita artistica e culturale di tutta Europa, avrebbe potuto studiare e diventare una vera artista.

Ecco dunque che nel 1881 l’intera famiglia si trasferì nella “Ville Lumière”, dove Camille iniziò a seguire lezioni di modellato presso l’atelier dello stesso Boucher e poi, quando quest’ultimo si trasferì in Italia, nello studio di Auguste Rodin, scultore che si era già creato una fama importante.

Di ventidue anni più vecchio di lei, brutto, tarchiato e legato ad una donna che gli aveva regalato un figlio, ma con la quale non aveva voluto sposarsi, Rodin fu presto sconvolto dalla bellezza, dal talento e dal temperamento della nuova allieva, che in poco tempo diventò la sua più stretta collaboratrice, la musa, la modella preferita e l’amante. Per i successivi dieci anni i due lavorarono a quattro mani in una sorta di fusione artistica, professionale, amorosa e passionale.

A partire dal 1893 però Camille iniziò a prendere le distanze dal maestro, perché esasperata dai giudizi dei critici che non smettevano di accostare i suoi lavori a quelli di Rodin. Lei infatti voleva ormai rimarcare la propria autonomia e la raggiunta maturità artistica, facendo capire a tutti che le opere che uscivano dalle sue mani erano davvero e soltanto sue.

La confidencia

Quel brusco allontanamento le permise di assicurarsi le prime commesse lavorative in proprio, tanto da poter esporre le sue opere ad importanti esposizioni nazionali ed internazionali.

Le Dieu envolé”, “La Petite Chatelaine”, “la Valse”, “Contemplation”, “le Premier Pas”, “Clotho” e soprattutto “l’Age Mûr“ sono solo alcune delle bellissime opere in marmo o bronzo realizzate da Camille in quegli anni di lavoro febbrile, purtroppo tormentati dalle ossessioni di cui iniziò a soffrire.

La vague

L’amore che aveva provato per Rodin si trasformò infatti in profondo risentimento nei suoi confronti tanto che, sospettando che quest’ultimo volesse impossessarsi delle sue opere, ne distrusse alcune inscenando una specie di “esecuzione” e finendo poi per isolarsi nel proprio studio, in mezzo a disordine, degrado e sporcizia.

Nel marzo del 1913, ad una settimana esatta dal decesso del padre che gli mandava ancora qualche aiuto di nascosto, il resto della famiglia decise di chiederne l’interdizione, ordinando il suo ricovero in quel manicomio da cui, nonostante tutte le sue suppliche, non sarebbe mai più uscita.

Nel 1988, a 45 anni dalla morte, una splendida Isabelle Adjani, nel film “Camille Claudel”, avrebbe finalmente reso il giusto omaggio a questa grande artista, diffondendo la conoscenza della sua opera, ma soprattutto della tristissima vicenda umana che l’aveva vista come protagonista.

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
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* L’Armonia Micro Macrocosmica è la legge del Cosmo. Tutto è Uno.

Probabilmente esiste qualche collegamento, nell’inconscio dell’uomo, con – si potrebbe dire- l’Universo.
Ci deve essere qualcosa nell’uomo che è universale; in caso contrario egli non avrebbe potuto fare una proiezione simile, non potrebbe leggere se stesso nelle costellazioni più remote.
Non si può proiettare qualcosa che non si possiede; qualsiasi cosa si proietti in qualcun altro è dentro di sè, si trattasse pure del diavolo stesso.
Il fatto che proiettiamo qualcosa nelle stelle significa quindi che possediamo qualcosa che appartiene anche alle stelle.
Facciamo veramente parte dell’universo.
Giacchè si fa parte del cosmo, qualsiasi cosa si faccia dovrebbe essere in armonia con le leggi del cosmo stesso.
(Carl Gustav Jung)
Celestial harmonia macrocosmica – Andreas Cellarius
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* Comunque lo usi è il tuo cervello che crea la tua realtà!

Mercedes+Benz+-+Left+Brain+-+Right+Brain+-+Music

Io sono il cervello sinistro: Sono uno scienziato.
Un matematico. Amo il “famigliare” il conosciuto.
Ragiono per categorie. Sono accurato, preciso.
Lineare. Analitico. Strategico. Pratico.
Sempre al controllo. Un maestro di parole e lingue.
Realistico. Io calcolo le equazioni e gioco con i numeri.
Io sono l’ordine. Io sono la logica. So esattamente chi io sia.
Io sono il cervello destro: Io sono la creatività.
lo spirito libero. Io sono la passione.
Il desiderio, la bramosità. La sensualità.
Sono il suono della risata ruggente. Sono il gusto.
Sono la sensazione della sabbia sotto i piedi nudi.
Sono il movimento. Il colore vivido.
Sono lo spasmo di dipingere una tela vuota.
Sono l’immaginazione infinita. L’arte. La Poesia.
I sensi. Il Sesto senso. Sono qualsiasi cosa che io voglia essere.
 
Predomina il tuo cervello destro o il sinistro? Fai il test.
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tieni attivo il cervello,
serve alla tua mente per creare la tua realtà
 
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*La buona notizia del venerdì: E’ nato il Teatro Delivery a testimoniare che la Cultura è indispensabile tanto quanto il cibo!

Ricordate le proiezioni di cinema nei cortili condominiali e nelle piazzette? A Milano nasce il Teatro Delivery che porta il teatro nei condomini e perfino nelle case , a domicilio appunto e su richiesta!

Si tratta di un progetto di resistenza culturale per tenere vivo il teatro e tentare nuove modalità di contatto tra artisti e spettatori. Si cerca di correre ai ripari, dato che non si sa ancora con certezza quando riapriranno teatri e musei.

Si possono ordinare alcune cantiche dell’Inferno dantesco oppure il “Pacchetto famose ‘na risata”; si può scegliere tra il riadattamento de La Locandiera di Goldoni e il “Rodari Remix”, incluso nel Menù Speciale, oppure proporre un testo a proprio piacimento.

Sono solo alcune delle opzioni contenute nel menu di Teatro Delivery, iniziativa nata a Milano lo scorso dicembre per portare il teatro a domicilio.

Per contrastare l’incertezza totale che grava sui teatri,chiusi dal 26 ottobre 2020 e non ancora riaperti – l’USCA – Unità Speciali di Continuità Artistica ha deciso di costituire un servizio alternativo che porta il teatro e la recitazione nei cortili dei condomini, negli atri, nei giardini pubblici, negli spazi aperti o in qualsiasi luogo in cui sia possibile la realizzazione della performance in completa sicurezza per attori e loro committenti.

Come nel caso di un normale delivery, basta scegliere ciò che pare più “appetibile” (per un ordine minimo di 20 euro), contattare gli organizzatori e accordarsi sulle modalità di fruizione.

Le responsabili del progetto Marica Mastromarino diplomata al Piccolo Teatro nel 2017, con un vissuto legato al teatro di prosa e alla performance, e Roberta Paolini, attrice comica e di prosa.

Sono entrambe attiviste nel movimento dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo nato in questa fase emergenziale, il Coordinamento Spettacolo Lombardia; Roberta, inoltre, è attiva nella Associazione di attrici Amleta, recentemente costituitasi, impegnata sulle tematiche della parità di genere e lotta contro la violenza sulla donna.

L’idea nasce dall’attore leccese Ippolito Chiarello, da dieci anni attivo in Italia e non solo con il suo progetto Barbonaggio Teatrale, con il quale si propone nelle piazze con il suo banchetto e un menù per fare teatro in strada. Dopo la chiusura di tutti i teatri per la pandemia ha trasformato il progetto in un Teatro a domicilio: chiamando colleghi attori conoscenti in giro per l’Italia!

Il menù delle due attrici è composto da monologhi di repertorio, o comunque tratti dai loro precedenti spettacoli: si va da Dante a Benni, incluse proposte scritte da loro stesse.

Il pezzo più richiesto è senz’altro la Fame dello Zanni, riadattato da uno dei lazzi del Mistero Buffo di Dario Fo, e non è un caso. In generale, dopo lo Zanni, i pezzi più richiesti sono quelli comici ma anche il V canto dell’Inferno.

Il pubblico che le ha chiamate e ha assistito ai lorospettacoli è stato sempre entusiasta e tutto ciò ha sorpreso non poco. I bambini, insieme ai nonni e ai genitori, con la signora che stende il lenzuolo e sbircia, ecco questo il pubblico che dà la percezione di quanto sia indispensabile il contatto vis a vis, di quanto calore umano ci si può scambiare in presenza!

Con questo progetto, diciamo a gran voce che la Cultura è indispensabile tanto quanto il cibo.”dicono le attrici!

Del resto in realtà i Teatri sono spazi che ben si prestano al mantenimento delle distanze e quindi ad un monitoraggio sicuramente maggiore dei centri commerciali che invece sono aperti e super affollati.

Le attrici si augurano che questa iniziativa possa diffondersi anche in altre città, e che possa riportare la gente a teatro quando questi ultimi saranno finalmente riaperti.

Leggi anche:https://lauracarpi.com/2019/08/02/la-buona-notizia-del-venerdi-scendi-ce-il-cinema-stasera-in-cortile-basta-che-scendi-e-ce-pure-languria/

Liberamente tratto da una intervista alle responsabili del progetto Teatro Delivery

Fonte:https://www.artribune.com/arti-performative/teatro-danza/2021/01/milano-teatro-delivery-condomini-case/?

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* Sebben che siamo donne: Virginia Woolf

“Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?»

(Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, 1929)

Cos’altro posso fare per incoraggiarvi a far fronte alla vita?

Ragazze, dovrei dirvi – e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione – che a mio parere siete vergognosamente ignoranti.

Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà ad una razza barbara. Come vi giustificate?

È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè, tutti freneticamente indaffarati nell’industria, nel commercio, nell’amore: abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all’età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo.

C’è del vero in quel che dite – non lo nego.

Ma nello stesso tempo devo ricordarvi che fin dal 1866 esistevano in Inghilterra almeno due colleges femminili; che, a partire dal 1880, una donna sposata poteva, per legge, possedere i propri beni; e nel 1919 – cioè più di nove anni fa – le è stato concesso il voto?

Devo anche ricordarvi che da ben dieci anni vi è stato aperto l’accesso a quasi tutte le professioni?

Se riflettete su questi immensi privilegi e sul lungo tempo in cui sono stati goduti, e sul fatto che in questo momento devono esserci quasi duemila donne in grado di guadagnare più di cinquecento sterline l’anno, in un modo o nell’altro, ammetterete che la scusa di mancanza di opportunità, di preparazione, di incoraggiamento, di agio e di denaro non regge più.”

Virginia Woolf – 25 gennaio 1882 – 28 marzo 1941

….non si può non aver letto ” Una stanza tutta per sè”

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* Quale realtà è la verità ?

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“Tendiamo a pensare che la realtà che vediamo sia “ciò che è” e che la verità sia solo la conoscenza corretta di quella realtà.

Ma la verità è “ciò che è”, e la realtà percepita in generale è solo apparenza e deformazione: può essere illusione.

La visione della deformazione è la fine della deformazione stessa.

Ma non c’è visione senza libertà.

La libertà è l’essenza del vedere, la libertà dal pregiudizio.

Una mente che è libera vede.

Vedere significa percepire l’intero.

E se la mente vede il tutto, allora l’errore non potrà più ritornare.

Vedere significa avere una visione globale.

Quando vedete il tutto, quella è la verità.”

(David Bohm, Jiddu Krishnamurti)

Opera di M.C. Esher

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* La buona notizia del venerdì: A Natale c’è la favola sospesa !!!

Anche quest’anno regalo libri!!!

Sono cresciuta tra i libri ! I miei avevano librerie in ogni angolo e diversi interessi per cui avevo a disposizione una mezza biblioteca.

Ancora ricordo una certa eciclopedia “ La scala d’oro” della mamma che mi sono letta fino all’utima riga.

Così le mie figlie!

Ricordo ancora la più piccola che alla prima festicciola in casa di un amichetto era rimasta sconcertata : “ Mamma! Pensa in quella casa non c’è nemmeno una libreria ! Non ci sono libri!”

E ancora sono legata alla emozione della pagina di carta che scorre sotto le dita e al fruscio che fa quando la giri….

Ogni libro che ho letto ha contribuito a come sono. Ogni libro che leggo mi arricchisce. E’ un elenco in continuo divenire.

E come qualcuno ha detto:

” Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

il web è pieno di iniziative per abituare i bambini a leggere. Eh sì! Perchè leggere è un abitudine che crescendo diventa una necessità!

Mi ha colpito l’iniziativa di questa autrice di libri per bambini e non solo. Giuseppina Bruno.

La conosco e la seguo da molti anni e sono affascinata dai suoi lavori.

Basta aprire un suo libricino nel formato più adatto per i bambini per essere trascinati in un mondo altro come se per magia una fata avesse scosso la sua bacchetta.

Una folta folla di personaggi che diventano subito compagni di avventure di vita e insegnano con le loro imprese i valori essenziali per la crescita.

Il tutto disegnato personalmente dall’autrice con un segno essenziale che conquista anche i “grandi”: e diventa una valido aiuto nella comunicazione.

Alla portata di tutti, come dice lei!

La favola sospesa

Conosco tante persone che vorrebbero comprare i miei libri ma non hanno bambini a cui regalarli. Io me li regalerei da sola, ma capisco il punto di vista.

Visto il momento di difficoltà per molte famiglie, ho pensato che chi vuole potrà acquistare un libro Stargatto da mettere nelle “favole sospese“.

Mi piace l’idea di regalare una favola dove c’è più bisogno di sognare, di immaginare, di usare la fantasia.

La stessa cifra degli acquisti fatti per le favole sospese sarà donata in beneficienza da me personalmente.

Oltre alle favole, il mio contributo perchè questo Natale sia migliore per tutti.

Per partecipare potete contattarmi via email (libristargatto@gmail.com)

Grazie per tutti quelli che contribuiranno in questo progetto in cui credo molto.

https://www.giuseppinabruno.com/post/la-favola-sospesa

https://www.giuseppinabruno.com/blog/categories/bruno-libri

Sono una scrittrice che ha scelto, dopo diverse esperienze, di curare la pubblicazione e la distribuzione dei propri libri. Sul sito troverai anche pubblicazioni omaggio che potrai scaricare subito. Mi piace sperimentare, creare, per me il libro è una porta magica che ti porta in un mondo, dove la fantasia regna sovrana per riportare ordine, armonia e amore nella mente e nel cuore.

Sono certa che apprezzerai il mio lavoro. Grazie per la tua scelta.

grazie Giusy