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La buona notizia del venerdì: La nuova campagna Ikea : “Non aiutarla in casa”

Non aiutarla a fare i piatti, non aiutarla a stirare o a rifare il letto.

Ad una prima e disattenta lettura, queste frasi potrebbero creare sdegno e riportarci indietro con gli anni.

Ed invece è proprio il contrario.

È al futuro che Ikea mira, con la nuova campagna pubblicitaria. Un futuro che nel 2021 dovrebbe essere già qui, anzi, superato addirittura.

Ma non nascondiamoci dietro ad un dito: l’Italia non è così al passo con i tempi, soprattutto se si parla di parità di genere.

Perché se abbiamo superato – e a fatica – l’undicesimo tacito comandamento “le faccende di casa spettano alla donna e a lei soltanto”, ora se ne presenta un altro, ancora più insidioso:

“L’uomo che aiuta in casa”

Viviamo in una realtà talmente patriarcale, che siamo riusciti a trasformare quella che era – ed è tutt’ora – una schiavitù femminile, in un vanto maschile. Siamo capaci di far apparire uno stesso gesto, diverso a seconda di chi lo compie.

Così se la donna lavora in casa e fuori casa, è la normalità. Anzi, se l’è anche un po’ cercata: ha voluto la parità, non si lamentasse.

Se l’uomo lavora in casa e fuori casa è una specie di super uomo, che aiuta la donna.

Così come per le mamme e per i papà. Avete mai sentito una donna elogiata solo perché ha cambiato un pannolino? Ebbene, provate a farlo fare ad un uomo: scatteranno gli applausi scroscianti di una platea in delirio.

Personalmente quando le figlie erano piccole chiamavano mamma la notte e vedevano invece sempre papà! E lui era divertito e chiedeva perchè?

Abbiamo sempre lavorato tutti e due con passione per l’attività scelta e la divisione dei compiti in casa non si è mai posta. Tutti in famiglia hanno sempre collaborato secondo le necessità giornaliere con spirito di gruppo.

Effettivamente era un’eccezione.

Cosa che invece è una normalità nei paesi nordici, dove è nata Ikea.

«La divisione delle funzioni deve essere cambiata in modo tale che in una famiglia vengano offerte sia all’uomo che alla donna le stesse possibilità pratiche di svolgere con successo il loro ruolo di genitori senza tuttavia rinunciare alle soddisfazioni del lavoro». La Svezia ha dato l’avvio ufficiale a questa politica nel 1968 per sostenere il naturale rapporto di parità nella famiglia e uguaglianza sociale.

In Svezia anche gli uomini prendono lunghi congedi per stare con i figli e le donne non rinunciano alla loro carriera. Anzi i congedi parentali ai padri sono molto diffusi e ben accetti.

In Finlandia l’economia domestica si insegna a scuola anche ai maschi.

“Liberare i bambini e i ragazzi dagli stereotipi, che considerano il vero maschio diverso dalle femmine, significa in ultima istanza fare crescere (nuovi) adulti più liberi anche nella vita privata oltre che nel mercato del lavoro».

Se un uomo lava i piatti non sta aiutando. Si sta occupando di una casa che è anche sua, di un progetto familiare di cui è parte attiva e non spettatore passivo. Si, insomma, sta solo facendo la sua parte.

E poi riesce anche a trovare i calzini al primo colpo, dato che magari i calzini li ha sistemati lui!

Ma l’educazione parte dall’esempio in casa in famiglia.

Siamo sicure di dare il buon esempio per prime noi donne? Insegniamo ai nostri figli e figlie l’indipendenza domestica?

esteri/2015/nelle-scuole-finlandesi-dove-leconomia-domestica-e-roba-anche-da-maschi/

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* Storie di vero amore : Margherita e i suoi gatti.

   

C’è chi sostiene che, in realtà, chi muore non lasci questo mondo finché non viene dimenticato e ignorato. Se questo è vero, noi oggi diamo a un’anima notevole, membro onorevole del pantheon della scienza, la possibilità di brillare: raccontiamo con piacere un aneddoto riguardo Margherita Hack e il suo gatto Ciccino.

La storia, che gira in rete da qualche tempo, recita così ed è narrata dalla voce della Hack stessa:

Si chiamava Ciccino,

è stato con me dal 1932 al 1943,

ho studiato con lui sulle mie ginocchia,

dalla prima media al terzo anno di

università.

Durante la guerra riuscì a

compiere un’impresa storica.

Il cibo era razionato, ma si infilò nella

casa di un federale e gli rubò una forma

di pecorino. Con quel pezzo di formaggio

in bocca più grande di lui riuscì a tornare

a casa. Ma lo videro e dovetti restituire la

forma.

Lui ci rimase così male che per

consolarlo gli cedetti la mia razione di cibo.

Non c’è stato solo Ciccino, nella vita di questa donna dal grande cuore. La dice già lunga il fatto che abbia intitolato uno dei suoi libri nientemeno che “Nove vite come i gatti. I miei primi novant’anni laici e ribelli”. Un altro ancora, forse ancora più significativo, è “I gatti della mia vita”

È stata, narrano alcune storie, mamma adottiva di una colonia felina dell’Osservatorio Astronomico di Trieste nota come “i gatti di Margherita”. E a due sue gattine, ha dedicato queste righe all’interno della sua opera Perché sono vegetariana.

Quando Jenny e Luna erano appena arrivate, per abituarle alla nuova casa, la notte le chiudevamo in una stanza – la stanza dei gatti e anche degli ospiti – dove oltre a un comodo letto, disponevano della loro toilette e acqua da bere.

Dopo qualche giorno, la mattina trovavo sempre la porta aperta. Forse non chiude bene, pensai. E chiusi la porta a chiave.

E il mistero fu svelato. Sentivo ripetutamente smuovere la maniglia su e giù. Una delle due aveva scoperto che saltando e aggrappandosi alla maniglia la porta si apriva. Era Jenny, la solitaria, la più coraggiosa e intelligente, come capii, quando la vidi ripetere la stessa operazione con la porta della cucina. E aveva appena 5 o 6 mesi.

Ora Ciccino è, già da qualche tempo, con la sua celebre umana. E così i felini che prima di lei hanno lasciato questa terra.

Certamente, li ha trovati tutti ad accoglierla!

Gli animali son creature di questa terra, sono nostri fratelli e quindi non è che si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi che hanno capacità di amare e di soffrire e quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli, come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più potente, però non vuol dire che, per questo, dobbiamo abusare di loro.“

Margherita Hack

Leggi anche:

https://lauracarpi.com/2015/05/05/i-gatti-di-ernest/

https://lauracarpi.com/2018/11/24/i-gatti-di-freddie/

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/25/i-gatti-di-doris/

 

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* Le Dame del Natale sono le splendenti madri del Sole.

Nel soffice biancore della neve, che riposa sulla terra assopita, un leggero tintinnare di campanellini si ode da lontano. Sono le Dame del Natale, che attraversano il cielo sulle loro slitte, o emergono dal fitto dei boschi coronate d’abete e agrifoglio, di luci e di brina.
Luminose e bianchissime, reggono la fiamma della nuova vita e portano doni d’abbondanza, nutrimento e calore.

E pur essendo vestite di ghiaccio e neve, sono le splendenti madri del Sole.

In molti paesi europei, prima dell’avvento della religione cristiana e, successivamente, della più comune figura di Babbo Natale, bellissime Fate e Dée conoscitrici del destino degli uomini presiedevano le festività solstiziali e natalizie in un’incantevole predominanza femminile, e durante le magiche notti d’inverno vagavano per le strade e passavano in ogni casa a osservare se fosse pulita e ordinata, e se ogni lavoro di filatura fosse stato portato a termine.
La loro visita era attesa e al contempo temuta, poiché avrebbe potuto recare liete benedizioni, o punizioni terribili. Il loro tocco poteva essere leggero e delicato come un fiocco di neve, o implacabile come una tempesta di ghiaccio, ed esse potevano apparire a loro piacimento giovani e bellissime o vecchie e raccapriccianti, benefiche o malefiche, amorevoli e materne o gelide e impietose, portatrici di buona fortuna o di sorte funesta. Ciò nonostante, è soprattutto nel loro aspetto più amabile che vengono ricordate, come eterne divinità della luce, della rinascita, della prosperità e dell’anelato ritorno del sole.

Ogni terra ha la sua dama e ogni dama è diversa, seppure sempre simile alle sue sorelle. Quelle che seguono sono solo alcune delle molte Dèe e Fate, sopravvissute sino a oggi, legate al solstizio invernale, alla vigilia di Natale e ai dodici giorni che intercorrono fra il ventisei dicembre e il sei di gennaio.
Questa ricerca pertanto non avrà termine e ogni anno sarà arricchita e perfezionata, in onore delle buone Dame del Natale, che sempre vegliano e osservano nel cuore buio e gelido dell’inverno.

 

Kolyada, la bianca Fanciulla dell’inverno

 

Nelle gelide terre della Russia e della Slovenia si onorava un tempo la candida Kolyada, una luminosa entità femminile legata al tempo invernale, e in particolare al giorno del solstizio.
Kolyada era infatti la Dea dell’inverno e del sole nascente, e si credeva che ogni mattina incoraggiasse i pallidi raggi solari a sorgere per benedire con il loro tepore la terra addormentata. La stessa lucentezza delle belle giornate invernali era considerata un suo dono, e spesso la si immaginava mentre guidava il sole su per il cielo, fino ai caldi giorni d’estate.
La leggenda vuole che la divina fanciulla visitasse le vie dei villaggi nella notte del solstizio d’inverno – oppure la vigilia di Natale – portando i suoi doni di luce e abbondanza alle famiglie e ai bambini. Un dolcissimo tintinnare di campanelle annunciava il suo arrivo, e Kolyada giungeva sorridente, vestita di un finissimo abito candido come la neve e seduta sulla sua slitta. “I capelli bianchi, la pelle bianca, vestita tutta di bianco, bianchi anche i cavalli che trainano la sua bianca slitta, è difficile distinguerla in mezzo alle nuvole di neve.” (1) In un incantato e luminoso candore la Dea percorreva le strade innevate, dispensando intorno a sé benedizioni e fortuna.

Proprio per richiamare la sua presenza e la sua benevolenza, in alcuni paesi russi si celebra ancora oggi il rito tradizionale della sua visita natalizia. Alla vigilia di Natale, giorno a lei sacro, una delle giovinette più belle viene vestita di uno splendido abito bianco, e durante la giornata percorre le vie del villaggio seduta su una slitta, mentre ragazzi e bambini, talvolta mascherati da animali, la accompagnano e precedono nel suo festoso peregrinare. La fanciulla viene chiamata Kolyada, poiché personifica e sostituisce la Dea, e visitando casa dopo casa porta la benedizione del sole e imita il suo benefico ritorno dopo la lunga notte del solstizio.
All’arrivo della splendida giovane, ogni famiglia la accoglie con gioia e i bambini intonano gli antichi kolyadki, i canti tradizionali con i quali si celebra la sua venuta, nonché la rinascita e la nuova vita che lei infonde alla terra. Per ricambiarli, Kolyada offre dolci e piccoli doni, come simboli di fortuna, luce e prosperità per il nuovo anno.

In diversi paesi dell’Europa dell’Est, Kolyada era considerata anche una Dea del tempo. Il suo nome, che potrebbe derivare da kolo, ovvero “ruota”, richiama simbolicamente sia il sole, sia il cerchio della perenne ciclicità, e dunque il tempo ciclico, il ruotare costante delle stagioni e il sicuro ritorno della luce dopo il gelido inverno.
La stessa parola potrebbe significare anche “danza circolare”, e a questo proposito si potrebbe pensare che in occasione delle feste di Kolyada (2) venissero compiute danze sacre in cerchio, per richiamare la presenza della radiosa fanciulla e dunque il ritorno del sole, così come il suo crescente cammino attraverso la volta celeste.

“Kolyada! Kolyada!
Kolyada has arrived
On the Eve of the Nativity.
We went about, we sought
Holy Kolyada,
Through all the courts, in all the alleys.
We found Kolyada
In Peter’s Court.
Round Peter’s Court there is an iron fence,
In the midst of the Court there are three rooms:
In the first room is the bright Moon;
In the second room, the red Sun;
And in the third room, the many Stars.” (3)

 

2. Kolyada o Koliada è il nome che ancora oggi viene dato all’intero ciclo di festeggiamenti invernali e natalizi in Slovenia, in Russia e in altri paesi dell’Europa dell’Est. Con l’arrivo del Cristianesimo le feste dedicate alla Dea Kolyada vennero soffocate e assorbite nelle nuove celebrazioni, ma nonostante questo, alcuni kolyadki vengono ancora innalzati in suo onore, e il suo nome viene tuttora invocato la vigilia di Natale.

3. Uno dei canti tradizionali –kolyadki – che invocano la presenza di Kolyada alle feste solstiziali e natalizie. W. R. S. Ralston, Songs of Russian People.
“Kolyada! Kolyada! Kolyada è arrivata, Alla vigilia della Natività. Abbiamo vagato, abbiamo cercato la Santa Kolyada, Attraverso tutte le corti, in tutti i vicoli. Abbiamo trovato Kolyada alla Corte di Pietro. Intorno alla Corte di Pietro c’è un recinto di ferro, Nel mezzo della Corte ci sono tre stanze: Nella prima stanza c’è la Luna luminosa; Nella seconda stanza, il rosso Sole; E nella terza stanza, le molte Stelle.” (T.d.A.)
Nonostante sia evidente l’influenza della religione cristiana, il senso originario di questi canti, nonché le gioiose invocazioni alla divina Kolyada, sono rimasti fortunatamente invariati.

Ricerca e testo di Violet. .

http://www.tempiodellaninfa.net/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=280&pagenum=2&mode=thread&order=0&thold=0

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* La buona notizia del venerdì: A Natale c’è la favola sospesa !!!

Anche quest’anno regalo libri!!!

Sono cresciuta tra i libri ! I miei avevano librerie in ogni angolo e diversi interessi per cui avevo a disposizione una mezza biblioteca.

Ancora ricordo una certa eciclopedia “ La scala d’oro” della mamma che mi sono letta fino all’utima riga.

Così le mie figlie!

Ricordo ancora la più piccola che alla prima festicciola in casa di un amichetto era rimasta sconcertata : “ Mamma! Pensa in quella casa non c’è nemmeno una libreria ! Non ci sono libri!”

E ancora sono legata alla emozione della pagina di carta che scorre sotto le dita e al fruscio che fa quando la giri….

Ogni libro che ho letto ha contribuito a come sono. Ogni libro che leggo mi arricchisce. E’ un elenco in continuo divenire.

E come qualcuno ha detto:

” Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

il web è pieno di iniziative per abituare i bambini a leggere. Eh sì! Perchè leggere è un abitudine che crescendo diventa una necessità!

Mi ha colpito l’iniziativa di questa autrice di libri per bambini e non solo. Giuseppina Bruno.

La conosco e la seguo da molti anni e sono affascinata dai suoi lavori.

Basta aprire un suo libricino nel formato più adatto per i bambini per essere trascinati in un mondo altro come se per magia una fata avesse scosso la sua bacchetta.

Una folta folla di personaggi che diventano subito compagni di avventure di vita e insegnano con le loro imprese i valori essenziali per la crescita.

Il tutto disegnato personalmente dall’autrice con un segno essenziale che conquista anche i “grandi”: e diventa una valido aiuto nella comunicazione.

Alla portata di tutti, come dice lei!

La favola sospesa

Conosco tante persone che vorrebbero comprare i miei libri ma non hanno bambini a cui regalarli. Io me li regalerei da sola, ma capisco il punto di vista.

Visto il momento di difficoltà per molte famiglie, ho pensato che chi vuole potrà acquistare un libro Stargatto da mettere nelle “favole sospese“.

Mi piace l’idea di regalare una favola dove c’è più bisogno di sognare, di immaginare, di usare la fantasia.

La stessa cifra degli acquisti fatti per le favole sospese sarà donata in beneficienza da me personalmente.

Oltre alle favole, il mio contributo perchè questo Natale sia migliore per tutti.

Per partecipare potete contattarmi via email (libristargatto@gmail.com)

Grazie per tutti quelli che contribuiranno in questo progetto in cui credo molto.

https://www.giuseppinabruno.com/post/la-favola-sospesa

https://www.giuseppinabruno.com/blog/categories/bruno-libri

Sono una scrittrice che ha scelto, dopo diverse esperienze, di curare la pubblicazione e la distribuzione dei propri libri. Sul sito troverai anche pubblicazioni omaggio che potrai scaricare subito. Mi piace sperimentare, creare, per me il libro è una porta magica che ti porta in un mondo, dove la fantasia regna sovrana per riportare ordine, armonia e amore nella mente e nel cuore.

Sono certa che apprezzerai il mio lavoro. Grazie per la tua scelta.

grazie Giusy

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* Miao! Miao! Bao!Bau! Cip!Cip! Prrrr…che freddo che fa!

Se quando ti siedi un momento, sul divano o al computer, il tuo gatto ti salta sempre, sì sempre in grembo, allora vuol dire che fa veramente freddo.
Gli animali soffrono il freddo?
Anche i nostri amici animali, nonostante le loro pellicce naturali, temono il freddo. Lo temono gli animali che vivono in cattività nei parchi faunistici così come quelli che vivono nelle nostre case. E’ curioso sapere ad esempio che, per riscaldarsi, le giraffe del parco faunistico di Fasano (Brindisi), il più grande d’Italia, si giovano dell’aiuto di lampade a infrarossi e di termoventilatori o che gli scimpanzè del Bioparco di Roma iniziano la loro giornata, nei mesi invernali, con una colazione a base di tè o orzo caldo.
In linea di massima si può dire che i mammiferi hanno, nel loro pelo, il giusto vestito per ogni stagione: d’inverno diventa più folto e lungo e in primavera si accorcia e si sfoltisce. Ne sappiamo qualcosa quando siamo costretti a raccogliere matasse di peli durante il periodo della muta!
Dando uno sguardo agli animali selvatici vediamo che alcuni mammiferi come gli orsi si riparano in una tana e dormono a lungo durante l’inverno ma la loro temperatura resta alta .
Il ghiro durante la stagione più fredda perde circa la metà del proprio peso.
Molti prima del letargo sì nutrono il più possibile per accumulare il grasso che gli serve durante la stagione fredda per sopravvivere senza mangiare .
Anche la biscia,la tartaruga vanno in letargo e si riparano nel terreno.
Gli animali come il ghiro e l’orso durante il letargo rallentano al minimo il battito del cuore , cosi consumano meno energie.
l’ENPA ( Ente Nazionale Protezione Animali)che ormai da qualche giorno ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per aiutare gli animali a resistere all’inverno gelido.
A soffrire non sono solo i nostri amici animali che vivono con noi, cani,gatti, conigli, etc, ma anche gli animali che vivono nei boschi, che cercano rifugio come possono. Numerosi sono stati i soccorsi nei confronti di animali come ricci, uccelli, che vengono curati e riscaldati dai volontari dell’Enpa e da altre associazioni animaliste che svolgono un ruolo sociale importantissimo.
Di certo non possiamo pensare di avvicinare un uccellino per asciugarlo dalla pioggia, ma possiamo fare comunque qualcosa per lui e gli altri animali selvatici che potrebbero avvicinarsi alla nostra casa: ad esempio può essere utile lasciare sul balcone qualche briciolina, una ciotolina di acqua per bere ed un’altra per farsi il bagnetto. Non è abbastanza risaputo, ma questo permette agli uccellini di tenere in ordine e curate le piume,garantendo loro una migliore protezione dalle intemperie.
Sarebbe buona cosa, se possibile, mettere in prossimità della casa delle vere e propriemangiatoie da tenere sempre piene di arachidi non salate, semi di girasole, di zucca, miglio, briciole (panettone, dolci e pane), fiocchi di cereali, croste di formaggio tagliate a cubetti, fino alla primavera, in modo che i nostri amici uccelli abbiano un costante punto di riferimento.
Moltissimi cani e gatti randagi si trovano tra le strade delle nostre città, alla ricerca di una tana dove rannicchiarsi e aspettare “tempi migliori”. Ricordiamoci anche di loro mentre rivestiamo di costosi indumenti alla “moda” i nostri più fortunati.
Mettiamo nel giardino, al riparo, una cassetta di legno o una robusta scatola di cartone con all’interno una coperta. Fornire un riparo o un pasto caldo ad un cane randagio, inoltre, potrebbe significare salvargli la vita, soprattutto se si tratta di un cane di piccola stazza. L’animale più grosso, infatti, ha maggiori capacità di sopportare le basse temperature, rispetto a quelli di piccola taglia.
Nei periodi più freddi, ad esempio, è usanza dei gatti, specie i più piccoli, rannicchiarsi nei cofani o sulle ruote delle auto, sfruttando così il calore del motore. A tal proposito è opportuno dare qualche colpo sul cofano o meglio aprirlo e controllare che non vi sia alcun gatto, prima di usare la nostra auto.
Aiutiamo gli animali che hanno freddo come noi!
Fonti:
http://animali.bloglive.it
http://www.petforpassion.com
http://www.tuttozampe.com
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* Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2020

Prendimi per mano,
dimmi che cambiera’
che il treno si e’ fermato ma ripartira’
fammi giocare ancora sopra i campi se ce n’e’.
dimmi che mi terrai con te.
fammi vedere il mare prima che cambi il suo colore
dimmi che posso vederti pescare.

prendimi per mano,
dimmi che cambiera’
che si potra’ dormire col cuore in pace
dimmi che potro’giocare ancora
che posso continuare
a mettere briciole sul balcone

e faro’ come mi hai insegnato:
avro’ fiducia in quelli che verranno
e chi ha distrutto e chi ha rubato
sara’ lontano, sara’ disarmato

quando saro’ grande
lo so che cambiera’
avro’ un lavoro che mi piacera’
ed una casa che e’ sempre rivolta verso il sole
luce che mi fa bene al cuore
e sara’ piu’ bello anche il mio futuro amore

e faro’ come mi hai insegnato
combatti sempre chi ti porta via
la pace, l’aria e la speranza
vedrai il futuro sara’ migliore
Fabio Concato
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* Tutti i colori dell’umanità per un arcobaleno di pace: Gianni Rodari

 

La pelle

Pelle Bianca come la cera

Pelle Nera come la sera

Pelle Arancione come il sole

Pelle Gialla come il limone

tanti colori come i fiori

Di nessuno puoi farne a meno

per disegnare l’arcobaleno

Chi un solo colore amerà

un cuore grigio sempre avrà:

 

Gianni Rodari

 

Nessuno è straniero

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* Uno stipendio per i nonni che si prendono cura dei nipoti ?( in Svezia!)

Giornata internazionale delle persona anziane

Il termine nonno deriva dal greco antico Nónnos. Il suo significato è venerabile, puro, santo.

Dopo i nostri genitori, i nonni sono le persone con cui stringiamo i legami più stretti. A volte, ci sentiamo più al sicuro tra le braccia dei nostri nonni che non tra quelle di nostra madre e nostro padre. I nonni rappresentano perciò una delle figure più importanti.

È questo il motivo per cui la Svezia ha deciso di incentivare e gratificare l’impegno che i nonni profondono nella cura e crescita dei nipoti. 

Non abbiamo bisogno di dare un’occhiata agli studi sociologici per capire che molte famiglie si affidano ai nonni. Questo sia da un punto di vista economico che da quello, molto più importante, della cura dei figli. I nonni sono spesso le figure più presenti nella vita di bambini e ragazzi.

E, di frequente, sono per i genitori una base sicura su cui appoggiarsi.

Gli svedesi lo sanno bene ed è per questo che il governo ha deciso di offrire un vero e proprio stipendio a queste venerabili figure. Lo stipendio corrisposto sarà pari a circa 700€ e servirà a coprire le spese necessarie alla cura dei nipoti.

L’iniziativa del governo svedese è nata per permettere alle mamme di tornare al lavoro full-time in un tempo più breve, accorciando il periodo di maternità supplementare.

Un’idea all’avanguardia che appare in netto contrasto con le politiche di altri stati europei, in cui non esistono veri incentivi sociali per le mamme che sono per questo spesso costrette a ricorrere alla maternità supplementare vedendo il proprio stipendio decurtato del 70%.

La Svezia, come spesso accade quando si tratta dell’attenzione verso le nuove generazioni, ha avuto un’intuizione alternativa e rivoluzionaria che speriamo possa essere seguita al più presto anche da altri paesi.

inoltre…

Chi non ricorda con piacere le figure dei nonni? I nostri parenti anziani spesso ci hanno offerto affetto, cure e insegnamenti che hanno avuto un valore altrettanto prezioso rispetto a quelli dei genitori.

Oggi, i nonni ricoprono ruoli sempre più importanti nell’educazione dei nipoti, aiutando padri e madri a compensare e coprire il tempo che non possono trascorrere con i figli.

Tuttavia, la figura del nonno non è importante solo per i bambini. Prendersi cura dei nipoti aiuta gli anziani a vivere più a lungo, rallentando il declino fisico e mentale. Vediamo perché e come è stato provato da diversi studi scientifici.

Le difficoltà legate alla vecchiaia sono innegabili. La salute diventa più fragile, così come la lucidità può non essere più la stessa di quando si era giovani. Trascorrere quantità regolari di tempo con i nipoti, però, può essere un ottimo modo per arginare i problemi legati all’anzianità. 

Lo studio condotto da David A. Coall, Denis Gerstorf, Ralph Herwig e Sonja Hilbrand, provenienti da atenei e istituti australiani, tedeschi e svizzeri, ha dimostrato in pieno che i nonni-babysitter riescono a mantenersi più giovani di quelli che non hanno nipoti.

I partecipanti alla ricerca sono stati intervistati ogni due anni nell’arco di circa 20 anni, fornendo varie informazioni ai ricercatori sulle loro attività con i nipoti. Al centro delle statistiche, ovviamente, sono stati posti i dati sulla mortalità dei nonni.

Confrontando la propensione a prendersi cura dei piccoli e i tassi di decesso, gli studiosi hanno dedotto che i nonni che prendevano parte frequentemente all’educazione dei nipoti hanno avuto un rischio di mortalità inferiore del 37% rispetto a quelli che non lo facevano, o che non avevano nipoti.

Le attività di aiuto, poi, sono state valutate anche al di fuori di quelle legate strettamente ai bambini. Un anziano può infatti dare una mano anche ai figli grandi: e questo è risultato essere un altro fattore che allontana i problemi legati alla vecchiaia. 

I motivi? Sono presto detti. Rendersi utili per gli altri, piccoli o grandi che siano, aiuta il cervello a ricevere più stimoli, riducendo il rischio di sviluppare problemi legati al declino cognitivo. Inoltre, specie per i nonni che fanno da baby-sitter, una passeggiata o un gioco con i piccoli rende i nonni più attivi, e ciò è senza dubbio un beneficio.

Rimanere a contatto con gli altri, poi, per un anziano significa non vivere sensazioni di solitudine o abbandono, nonché mantenere buoni livelli di motivazione quotidiana ed essere più inclini a pensare positivamente.

Mantenersi attivi, nei limiti dell’età e dei problemi legati a essa, è un imperativo che tutti dovrebbero porsi, indipendentemente dal fatto che siano nonni o meno. Come dimostrano le ricerche di cui abbiamo parlato, però, dare aiuto agli altri è un vero toccasana per mantenersi “giovani”, oltre che un modo per trasmettere alle generazioni future insegnamenti e saggezza.

https://www.curioctopus.it/read/22147/i-nonni-che-si-occupano-dei-nipoti-vivono-piu-a-lungo:-la-scienza-lo-conferma?fbclid=IwAR1A0owqCZvvf_-grZtRIRXTUwBdMv42n2ggDeu8r4Z-1N4Pee4bDIDR2AM

 

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* La buona notizia del venerdì: Il re del Butan chiede un regalo di compleanno speciale ai suoi cittadini!Non i soliti regali, ma qualcosa che faccia bene al Paese, all’ambiente e gli animali, e anche al cuore.

  

Adottare un cane o piantare un albero,

il regalo di compleanno per il re chiesto a ogni famiglia del Buthan

Non i soliti regali, ma qualcosa che faccia bene al Paese, all’ambiente e gli animali, ma anche al cuore. Per il 40esimo compleanno del re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, il Primo Ministro del Bhutan Lotay Tshering ha chiesto ai cittadini di adottare un cane randagio, piantare un albero o ripulire i rifiuti del quartiere.

Lo scorso 21 febbraio, il re ha compiuto quarant’anni. Nella giornata di festa, negli anni scorsi, ogni famiglia portava fiori e omaggi al sovrano, ma questa volta le cose sono andate diversamente perché, il primo ministro, proprio sui social ha voluto lanciare una bellissima iniziativa.

Invece di fare regali al re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, ha chiesto alle persone di fare qualcosa per il proprio paese che come tanti si trova a combattere contro il randagismo e l’inquinamento. Allora, perché invece di regale fiori o altri oggetti inutili, non pensare a qualcosa che possa davvero portare un cambiamento concreto?

Mentre il re si è impegnato a sostenere programmi nel settore dell’economia, dell’istruzione, della salute e della tecnologia, il primo ministro Lotay Tshering ha chiesto uno sforzo individuale, convinto che ognuno possa contribuire a fare la differenza.

Sui social ha annunciato che come regalo di compleanno per il re, ognuno avrebbe potuto piantare un albero e curarlo, adottare un cane randagio o impegnarsi nella gestione dei rifiuti nel proprio quartiere.

Questo impegno personale, sarebbe il miglior regalo per Sua Maestà”, dice il primo ministro.

Come sappiamo, il Bhutan ha un numero elevatissimo di cani randagi, da luglio scorso sono in atto misure e provvedimenti per incoraggiare l’opinione pubblica all’adozione, così da togliere dalla strada o dai canili, questi animali.

Il piccolo paese himalayano, conosciuto anche come il più felice dell’Asia, cerca dunque di fare un passo in più e speriamo che anche altri paesi seguano a ruota l’esempio.

Proprio nel Bhutan, da anni, è stato costituito l’acronimo FIL (Felicità Interna Lorda) che è praticamente uno degli obiettivi del Regno. Meditazione, preghiere e felicità per i bambini delle scuole che formano bambini sani, intellettuali e di valore che saranno cittadini produttivi e felici.

La Positive Education è un modello di insegnamento basato sulla sinergia esistente tra le emozioni positive e l’apprendimento. I risultati che si ottengono sono misurabili in termini di performance scolastiche, di benessere psico-fisico e di determinazione a voler conseguire gli obiettivi prefissati. L’efficacia di queste metodologie ha un riscontro scientifico supportato da numerose ricerche e studi a dimostrazione di quanto la positività abbia un ruolo reale all’interno della società.

La Scuola di Palo Alto, annoverata da anni tra le Business School più accreditate del’Asia, è una realtà unica nel suo genere. All’ampio catalogo di corsi, affianca un ricco ventaglio di action learning non convenzionale e una brillante attività editoriale che pubblica successi sui grandi temi del management, della crescita personale, del business.

 

Fonte:

Prime Minister’s Office – PMO Bhutan/Facebook

A scuola di felicità a Palo Alto

 

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* La buona notizia del venerdì: Lo Smart working agli italiani piace…e alle donne?

 

In un sondaggio condotto da IZI, in collaborazione con Comin & Partners, è emerso che l’80% degli italiani che lavora da casa giudica positivamente questa modalità: il 37% sarebbe addirittura disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione.

A poco più di un mese dall’inizio del “lockdown“, l’80% degli italiani che lavora da casa giudica positivamente questa modalità e il 37% sarebbe addirittura disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione. Purtroppo però, non per tutti il telelavoro è una scelta possibile: un italiano su tre, infatti, ha problemi per l’accesso alla rete o non ha disponibilità di computer e apparecchi tecnologici. È quanto emerge dal sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners. 

Gli italiani che hanno dovuto trasformare la propria casa in ufficio a causa dell’emergenza Covid-19 sono quasi due milioni, il 35% dei quali sarebbero disposti a mantenere questa nuova normalità anche superata la crisi sanitaria. Inoltre, il 57% sarebbe disponibile a una formula di lavoro agile parziale. Significativa la percentuale di italiani (il 37%) che sarebbe anche disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione.  

I vantaggi del telelavoro, secondo gli intervistati, sono numerosi. Al primo posto, per oltre un terzo degli intervistati, c’è il risparmio del tempo che solitamente si impiega per recarsi al lavoro. Inoltre, si indica una maggiore flessibilità di orari (30%), il risparmio economico su trasporti e pranzo (15%) e la possibilità di trascorrere più tempo con la famiglia (13%). Minore, ma comunque interessante, il dato di quanti affermano di preferire il lavoro agile per la possibilità di mangiare più sano.

In linea generale, il 58% si ritiene abbastanza soddisfatto della nuova modalità di lavoro, contro un 16% di poco soddisfatti. Se da un lato è più facile organizzarsi il lavoro, a casa, dall’altro però questo può portare ad una difficoltà nel trovare il tempo da dedicare alle attività personali. È esattamente per questo che il 23% ha dichiarato di “non staccare mai”, mentre il 5% fa fatica ad organizzare il proprio tempo e il 7% trova complesso gestire e pianificare il lavoro. 

Ma la mole di lavoro non è l’unico limite che lo smart working deve superare. Infatti, non sempre si dispone di una connessione internet adeguata, abbastanza veloce da non complicare il normale svolgimento delle proprie mansioni. Inoltre, in questo momento di lockdown, molti lavoratori non sono soli in casa e che quindi molti dispositivi connessi simultaneamente non hanno una connessione in grado di supportarli. In più, tra coinquilini, famiglia, televisioni e quant’altro le distrazioni non mancano: per il 13,4%, infatti, queste rappresentano un problema. 

Il sondaggio è stato effettuato sui residenti in Italia in età lavorativa (18-65 anni) che abbiano avuto esperienza di lavoro agile. Il campione ha incluso 1002 persone intervistate in modalità: Cati-Cawi. Le Interviste sono state effettuate tra il 7 e il 9 aprile.

Uno “smart working” che, per le donne, è poco “smart”.

 

E’ quanto emerge dalla ricerca #IOLAVORODACASA condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare il mondo del lavoro in Italia in questo periodo di grande criticità dovuto all’emergenza Coronavirus.
L’indagine fatta su un panel di oltre 1300 lavoratori, dipendenti e non di multinazionali e PMI, conferma che, per dare continuità al proprio business tutelando la salute dei dipendenti, in questo periodo le aziende sono ricorse ad un uso massiccio dello smart working. Oltre il 93% degli intervistati sta infatti lavorando da casa.

Smart working o extreme working?
L’analisi racconta che il 60% del campione femminile dipendente era già abituato a lavorare in modalità “lavoro agile”, con flessibilità di orario e spazi. Ma lo smart working richiede una
grande disciplina personale, la ricerca di una postazione di lavoro tranquilla e isolata, orari determinati – tutti aspetti non facili da mettere in atto in un momento di convivenza familiare forzata. Emerge quindi che, in questo periodo, 1 donna su 3 lavora più di prima e non riesce, o fa fatica, a mantenere un equilibrio tra il lavoro e la vita domestica. Tra gli uomini il rapporto è di 1 su 5. “La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale. Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale”, commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D.
Pur avendo una forte tenuta emotiva – oltre il 60% delle donne ha espresso
sentimenti “positivi e di rinnovamento” – il restante 40% vive questo periodo con “ansia, rabbia e confusione”. Ciò è particolarmente vero nella generazione delle Millennials che si sentono molto più confuse rispetto alla generazione delle Baby Boomers (22.8% le prime contro il 6% delle seconde).


La “resilienza” è un aspetto che caratterizza in modo importante la fascia femminile sopra i 40 anni. Oltre il 48% di loro ha espresso una forte capacità di affrontare e superare questo periodo di difficoltà, contro l’11% delle donne sotto i 30 anni. In compenso,
la “speranza” è un sentimento trasversale che in questo momento accumuna le donne di tutte le generazioni con un leggero incremento tra chi ha meno di 40 anni.

E le aziende?
Come hanno reagito le aziende? Quasi la totalità degli intervistati (90%) ritiene che siano intervenute prontamente e che spesso abbiano “anticipato le disposizioni governative”. Le aziende si sono mosse su due fronti, quello tecnologico e quello relazionale, favorendo lo smart working in termini organizzativi con strumenti adeguati e supporto IT, ma anche proponendo “attività di formazione in remoto”. Il management fa sentire la sua vicinanza aumentando i contatti con i dipendenti con mail, web conferences e telefonate motivazionali e di incoraggiamento, spesso “rispondendo live a tutte le domande sullo stato del business e rassicurandoci sulla solidità della filiale italiana”.

Anche la dimensione ludica aiuta a tenere alto il morale. Alcune aziende mantengono viva la Community attraverso il “gruppo Facebook aziendale o apposite piattaforme utilizzate per attività sia business che leisure (sport, cucina,…)”.
Importanti si rivelano anche le relazioni tra colleghi che, per condividere la difficoltà del momento e allentare la tensione,
si ritrovano per “pause caffè e pranzi virtuali, video call di gruppo”.

Il futuro
E il futuro? Molti già “programmano il futuro” e si stanno “preparando alla ripresa occupandoci di ciò che abbiamo trascurato”. La maggior parte (85%) crede che questa situazione contribuirà a introdurre, modificare, e rinforzare il modello di Smart Working in azienda.

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