Categoria: Leggere
Il primo senso è l’olfatto!
Lo sai che il primo senso che perfezioni nella tua esperienza di vita è l’olfatto ?
Beh! Io quando leggo sono coinvolta in tutti i sensi… nel senso dei 5 fisici e anche il 6 che mi porta negli altri mondi… Per me ogni posto e ogni momento va bene quando voglio leggere…poi mi accomodo nel mio angolo preferito, luce quanto basta , sciallettino in inverno e condizionatore basso d’estate…cuscino sotto ai piedi che fa bene alla circolazione, tè caldo o tisana gelata… e trovo che il tocco perfetto è una candela profumata che ci sta bene a tutte le stagionì e… volo tra le spire del non sono più qui al momento …
Quanti lettori hanno immaginato i profumi delle loro pagine preferite?
Book Riot suggerisce un modo per ricreare le atmosfere delle storie che ami a partire proprio da uno degli aspetti più sfuggenti ed evocativi, i profumi, grazie a una linea di candele aromatizzate ispirate ai libri.
Si comincia con un’atmosfera magica: “Winter at Hogwarts”, con un profumo di “sidro speziato, castagne e un’aroma di qualcosa che potrebbe facilmente essere “Burrobirra”. Promette a tutti gli appassionati della saga di Harry Potter di credere davvero di essere nel bel mezzo di un’ inverno alla celeberrima Scuola di Magia e Stregoneria.
Prugna, cachi e muschio di quercia sono i toni più speziati e pungenti della candela “Lev Tolstòj Library Candle”, un must per gli amanti della letteratura del grande scrittore, che hanno la possibilità di leggere i suoi libri immersi nell’atmosfera di una libreria russa durante un gelido inverno.
Si torna alla magia con la candela “Winter in Narnia”: grandi e piccoli appassionati possono farsi trasportare direttamente nella foresta innevata, grazie al profumo di abete, infuso di pino e legno di cedro.
Alzi la mano chi, tra gli amanti del giallo, non hai mai sognato di trascorrere qualche ora nel salotto del 221B di Baker Street, casa del celeberrimo Sherlock Holmes. La candela “Sherlock’s Study” prova a ricrearne l’atmosfera, con l’odore di tabacco di pipa, legno di ciliegio e pioggia.
La candela “Little Women Coffee Candle” ti trasporta in un altro amatissimo libro: accendendo questa candela, sembra quasi di passare una serata invernale con le donne della famiglia March, del famosissimo “Piccole donne”!
Infine, la candela “Jamie Fraser Candle from Outlander”, tra pungenti aromi di muschio e pino, tenta di ricreare le atmosfere della saga “Outlander” della scrittrice Diana Gabaldon.
In conclusione, un piccolo tocco di classe: perchè non accendere queste candele con dei fiammiferi contenuti in scatole fatte da pagine di libri? Perché il segreto per creare un’atmosfera perfetta è tutto nei dettagli.
Fonte:http://bookriot.com/2014/02/07/wintry-book-themed-candles-just-cold/
L’Arcangelo Azrael di Plutone e dello Scorpione
Il noto sensitivo Edgar Cayce spiega che gli angeli sono molto attivi perché co-creatori col Creatore e, come tali, crearono gran parte dell’universo che vediamo. Quanti angeli furono creati? Secondo gli egizi, ogni stella nel cielo è la luce di un angelo, e ci sono più stelle nella parte dell’universo che è visibile dalla Terra che granelli di sabbia su tutte le spiagge e tutti i deserti della Terra!
Ognuno di noi è un angelo della moltitudine celeste!
Arcangelo Azrael
Azrael (“Colui che Dio aiuta”, talvolta chiamato anche Izra’il, Azra’il, Ashriel, Azriel, Azaril) è l’Arcangelo che governa su tutto ciò che è occulto e misterioso, è il Custode della Vita e della Morte ed il Guardiano delle Anime.
Nel Libro di Tobia (Bibbia) e nel Corano Azrael appare come la personificazione della Morte, nella teologia islamica è uno dei quattro Arcangeli principali (con Mikhail, Djibril ed Israfil).
Nella tradizione invece del primo periodo cristiano, divenne noto come Esdras, il profeta che porta lo spirito del Messia. Fu in questa storia del primo Cristianesimo che si sostenne che Azrael fosse asceso al cielo senza sperimentare la morte.È anche ricordato come ” Angelo della Legge “
Azrael è anche raffigurato come il più astuto e saggio degli arcangeli.
Una storia del Corano dice che Dio chiese ai quattro arcangeli Michele, Gabriele, Uriel ed Azrael di raccogliere sette manciate di terra dalla base dell’Albero della vita nel Giardino dell’Eden. Essi realizzarono che solo tre di loro avrebbero potuto presentarsi al Signore con due manciate, mentre l’ultimo avrebbe potuto prendere solo una manciata. Michele e Uriel immediatamente iniziarono a discutere su chi avrebbe dovuto portare due manciate, e chi avrebbe dovuto portarne solo una. Gabriel cercò di mediare tra i due, ma fu distratto anche lui dalla polemica in corso, consentendo così ad Azrael di prendere da solo le sette manciate di terra che mise successivamente in una borsa e che portò a Dio.
Azrael ( “Dio fortifica”) è uno dei capi degli Angeli Caduti.
Azrael insegnò agli uomini come fabbricare spade e scudi, e alle donne come abbellire le palpebre. Egli è “ il cavalcatore del serpente, seduttore degli uomini, alfiere di Satana, e rifiutò di chinare la testa davanti all’Adamo appena creato da Dio”.
Azrael è sempre stato una divinità ben nota gli antichi.
La sua funzione principale infatti fu (ma lo è tuttora e lo sarà in futuro) quella di accompagnare nell’aldilà le anime degli esseri umani.
Così l’Arcangelo fu noto agli egizi come Osiride, fu venerato come Anubi, il custode delle porte oscure del regno dei morti; Yama per gli Indù, Tanit per i fenici, ma anchePlutone, Ade, Caronte, il traghettatore delle anime dal mondo materiale a quello invisibile.
Azrael tiene il rotolo dove sono scritti i nomi di tutti gli esseri umani. Quando si avvicina il giorno della morte di una persona, una foglia col suo nome precipita dall’albero situato sotto il trono di Dio e dopo che quaranta giorni sono passati, Azrael separa l’anima dal corpo.
Ma Azrael è molto di più. Dalle sue mani nasce il “fiume Lete“, l’acqua che dà alla entità che lascia il corpo fisico l’oblio sulla vita appena trascorsa e le permette di riposare e riacquistare consapevolezza della sua natura divina.
Lui le apre le porte del Devachan, un luogo di serena beatitudine, in attesa di tornare a reincarnarsi con un compito nuovo, in un nuovo corpo e con una memoria libera di ricordi.
E’ dunque ad Azrael che fanno capo le legioni di “aiutatori invisibili” che si pongono accanto agli esseri umani in punto di morte, che ne guideranno con dolcezza i primi passi a comprendere la nuova realtà, ad allontanarsi dal corpo fisico ormai inutile ed incamminarsi verso la Luce.
Essi accorrono verso qualunque preghiera, detta in qualunque lingua, rivolta a qualunque altra divinità poichè le barriere di culto, di razza e di credo, esistono soltanto sulla Terra.
Azrael sviluppa negli esseri umani la capacità di sondare il mistero, la ricerca delle leggi inesplorate della natura.
E’ l’Arcangelo protettore degli occultisti, che anticamente si chiamavano Pizie, Sibille, Pitonesse e vivevano in appositi, veneratissimi luoghi di culto, e la loro vita aveva una dignità sacerdotale.
Sotto alla protezione di Azrael si trovano tutti i sacerdoti e le guide spirituali di ogni popolo e di religione, uomini con il compito speciale di guidare altri uomini verso il mistero della Divinità.
Azrael governa la sessualità e la morte-rinascita, le due tematiche sono infatti indissolubilmente legate: attraverso un atto sessuale nasciamo nel mondo fisico e mediante la padronanza dell’energia sessuale possiamo raggiungere l’immortalità.
Azrael domina la costellazione dello Scorpione, il suo giorno è il sabato , il colore il rosso-scuro e il nero.

Lo Scorpione è un segno di Acqua collegato all’ottava casa dello Zodiaco, cioè alle tematiche di vita e morte, di ciò che è nascosto, e alla sessualità.
Nell’astrologia molto antica, questo segno era rappresentato non dallo scorpione ma dal serpente
Il serpente cambia periodicamente la pelle e gli antichi lo consideravano immortale e capace di un costante rinnovamento.
Questo ciclo di crescere finchè la propria pelle è stretta, fare la muta e far crescere una nuova pelle, ripercorre tutta la vita dello Scorpione. Spesso la sua vita si divide in distinti capitoli, man mano che passa da un ciclo all’altro.
Tutto giunge alla distruzione finale ed egli ricostruisce e ricomincia da capo.
Nella mitologia antica il serpente è anche un simbolo della saggezza della terra stessa: eterna, antica, che conosce la vita segreta di tutte le cose. Esso striscia sul terreno e ode i segreti delle radici delle cose.
Nella tradizione biblica, il serpente è il Diavolo, il Padre della Menzogna, colui che tentò Eva nel giardino dell’Eden. E’ Lucifero l’angelo caduto. Come potete vedere, ha un doppio aspetto e lo potete considerare oscurità o luce, bene o male, perchè li contiene entrambi.
Gli individui dello Scorpione hanno un grande senso della giustizia . Non credono neanche un attimo porgere l’altra guancia. Restituiscono il ceffone perchè è l’unico modo per sopravvivere.
Per lo Scorpione, tutti gli esseri umani hanno dentro di sé i semi del bene e del male. Il male non è una cosa astratta, o l’errore di qualcun altro, è in ciascuno di noi.
Plutone governa il segno dello Scorpione, è il nono pianeta del sistema solare.
Nella mitologia greca era chiamato Hades (“occulto”, “invisibile”, tra l’altro spesso indossava un elmo che lo rendeva impercettibile alla vista), figlio di Crono (Saturno) e di Rea (Cibele).
Il suo dominio era quello degli Inferi, il mondo sotterraneo che riuniva insieme i dannati (nel Tartaro), ed i giusti (nei Campi Elisi).
Plutone poteva punire ma anche ricompensare, in pratica reggeva insieme Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Plutone rappresenta il potere rigenerativo e la nostra capacità ai cambiamenti radicali e alla rinascita: cicli della morte e del divenire.
A volte i cambiamenti provocano un senso di perdita, di mancanza anche in senso fisico, come una morte di una parte di noi. Ma la morte è solo un mutamento di stato, di dimensione. Annuncia la rinascita. Questa è la spinta che annuncia il nuovo, e se la consideriamo una risorsa, il nuovo ci darà subito la visione di un futuro luminoso.
Il dono di Azrael ai nati sotto il suo segno, lo Scorpione, è il fascino; un magnetismo particolarissimo che nessun altro segno zodiacale possiede…
fonti.
http://www.iltempiodiastarte.com
(Giuditta Dembech) Tratto dal libro di Giuditta Dembech
Evelyn De’ Morgan “The Angel of Death” & “The Field of the Slain”(30 August 1855–2 May 1919)
Le cicale e le formiche…Io sto con le cicale!
Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!
Gianni Rodari
E mentre, cullata su un dondolo all’ombra di un albero che muove le sue foglie ritmicamente da un fresco venticello, accompagnata dal dolce canto delle cicale, sorseggiando una bevanda ghiacciata …( fotografia simbolo dell’estate) mi viene spontanea una riflessione…( alla fine dell’articolo!)
“La cicala e la formica” è una favola famosissima, scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine
E’ una favola che fa comodo agli adulti per modellare i bambini secondo le proprie credenze alla concezione di fatica continua per ottenere una vita dignitosa e soddisfacente.
Morale: per raggiungere qualsiasi obbiettivo ti proponi nella vita devi meritartelo lavorando con fatica e abnegazione.
Io sto con le cicale! Sono sempre stata dalla parte delle cicale.
Da piccola le immaginavo nelle loro vesti dorate sul tappeto verde brillante delle foglie cantare ad ogni ora del giorno e anche della notte, come dive, protagoniste indiscusse dell’estate .
E quelle antipatiche delle formiche, sapientone che non guardano mai verso l’alto e come possono sapere che c’è il cielo azzurro e il sole e le stelle ?
E stanno sempre in lunghe file con grandi e pesanti pesi sulle spalle!
Mai, io cicala, mai andrei a chiedere loro aiuto per l’inverno! Meglio cantare una sola estate!
E poi ci saranno degli altri disponibili a darmi qualcosa da mangiare!
Dopotutto rinascerò fra 17 anni soltanto! ( Ho trovato questa singolare notizia facendo una ricerca .)
Ma prima un pò di storia per supportare la mia preferenza.
Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora.
Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d’oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all’epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos.
Platone, nel dialogo Fedro, espone il mito delle cicale, secondo cui esse sarebbero nate, per mano divina, dalla metamorfosi di antichi artisti, specie nel campo musicale e dell’eloquenza, che avevano smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina.
Secondo Apollo la cicala simboleggiava l’iniziazione ai misteri, poiché essa, anziché cantare con la bocca come tutti, emette suoni dalla coda.
La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un’errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia, XI, 93-94, si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi, e di qui l’idea della purezza.
Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l’emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi.
Per quanto mi riguarda, quando ho un obbiettivo, un sogno da realizzare, il percorso per raggiungerlo è una parte integrante e affascinante .
E’ la programmazione di tutti i passi, obbiettivi intermedi, che mi fanno arrivare fino in fondo.
Tante esperienze anche tanti cambi di rotta. Ma sempre con l’obbiettivo ben un vista. E con piacere di vivere ogni piccolo passo che da ogni esperienza imparo e mi arricchisco. E ci credo, è una mia scelta, a volte mi sembra di cadere ma il pensiero di raggiungere l’obbiettivo mi fa alzare subito. So che con passione, con amore, con fiducia nelle mie risorse arriverò fino in fondo.
Otterrò quello che voglio.
E’ una mia scelta. Non voglio stare in fila, sarà rischioso? Sarà più divertente e mi scoprirò.
A volte mi è capitato di riconoscere improvvisamente il mio obbiettivo realizzato, tanto ero stata presa dal percorso.
Cara formica “ se ti concentri su una sola stella perderai l’immensità dell’universo” e tu nemmeno sai che ci sono le stelle.
Pensi solo a fare le scorte per una stagione che verrà . E sei sicura che poi quella stagione verrà? Accumuli, accumuli … e se farai indigestione?
E intanto tu hai rinunciato anzi non hai proprio immaginato che ci sia una stagione diversa, che si può esistere in un altro modo, alzando ogni tanto lo sguardo alle stelle, alla luce, a cantare…
Che tristezza ,ma tu non hai nemmeno la gioia di trovare l’obbiettivo raggiunto o meglio non supponi nemmeno che ci sia un obbiettivo diverso.
E già se ti guardassi intorno, se allargassi il tuo punto di vista, già scopriresti una realtà diversa.
Ma come puoi che sei in fila faticando per ottenere un obbiettivo comune ,sì, e l’ha fatto tua madre, e prima tua nonna e la tua bisnonna e… si perde nella notte dei tempi e lo fanno tutti per il nobile bene comune.
Poi arriva improvvisamente un piede grande grande, e a volte nemmeno tanto grande, che cancella tutte le formiche e tutto il tuo lavoro.
E non hai mai cantato una sola estate.
Ma che ne sai come si canta in estate e cosa è l’estate.
Non è un peccato? Non ti sembra una esistenza non vissuta?
Ma che ne sai tu dell’esistenza? Ti hanno insegnato a fare così e ti hanno letto persino le favole per insegnarti a fare così!
Io sto con le cicale!
Riflessione:
E poiché penso che tutto nell’Universo ha un suo perchè… io ho preso un pò qui e un pò là e dalla cicala e dalla formica! Spensierata e determinata nel perseguire i miei obbiettivi!
Love Laurin
Liberté, égalité, fraternité! Se ci fosse Napoleone…faites la paix! Parbleu!
14 Luglio 1789!
Liberté, Egalitè ,Fraternité!
Ma per tutti?
E le donne?
14 luglio 1789! libertè egalitè fraternitè ! Ma per tutti? E le donne? – Laurin42 (laura-carpi.com)
L’ottavo mese del calendario lunare è il mese del Re Agrifoglio !
Mi piace scandire il tempo secondo il calendario lunare. E poi in questo ottavo mese c’è il mio compleanno! E poi solo la parola “agrifoglio” mi rinfresca! Penso all’atmosfera dicembrina, al vento pungente dell’inverno,ai profumi delle caldarroste, alle vibrazioni natalizie… e qui al mare al silenzio dei pesci che vanno in letargo ( forse?) A volte basta una parola …
“Ed ecco l’agrifoglio che è così generoso:
compiacere tutti è il suo intento
ad eccezione di lords e ladies, distaccati da tutto questo,
chiunque inveisca contro l’agrifoglio
d’un balzo sarà appeso su in alto. Alleluia.
Chiunque canti contro l’agrifoglio
Può piangere e torcersi le mani”
Secondo il calendario celtico, l’agrifoglio rappresenta l’ottavo mese dell’anno , Tinne (8 Luglio – 4 Agosto), che comprende la festa celtica di Lughnassadh (Lammas) celebrata il 1° agosto.
Nella tradizione, l’agrifoglio è conosciuto con molti nomi diversi, tra i quali ricordiamo: Hulver, Marruca, Albero degli Spiriti …
Il “Calendario degli Alberi”, usato presso i popoli celti, fissava una certa corrispondenza tra numerose serie di elementi: gli alberi, le lettere dell’alfabeto, i mesi lunari dell’anno, parti del corpo umano,metodi di guarigione e dei.
I sacerdoti celti, i Druidi, utilizzavano le piante anche per scopi magici e terapeutici e il ciclo di 13 alberi corrispondeva alle 13 energie arboree alle quali si associavano anche elementi divinatori che operavano come genii protettori cui rivolgersi in cerca di forza, fortuna o buoni consigli.
Ailm ( abete rosso)
Idho (tasso)
Queste due vocali aprivano e chiudevano l’anno lunare.
Le altre vocali erano adibite a simboleggiare i due equinozi e l’altro solstizio:
Onn, la ginestra, per l’equinozio di primavera,
Eadha, il pioppo bianco, per l’equinozio d’autunno
Ura, il brugo, per il solstizio d’estate.
Le prime tracce del Re agrifoglio risalgono al XII secolo.
Era la trasposizione dell’antica entità chiamata “ Uomo Verde. “.
Capace di donare la fertilità della foresta e delle piante alle donne e al bestiame, l’Uomo Verde è il consorte della Dea madre e si occupa della fioritura della primavera e dell’estate, del rigoglio della terra.
Il volto e i lineamenti dell’Uomo Verde sono formati da foglie e rampicanti.
Trae il vigore dalla terra stessa e rappresenta il ruolo maschile nell’unione sessuale,nella fertilità e nella fioritura della vita e del talento degli uomini. Rappresenta l’innocenza, il procedere senza difficoltà e il successo, soprattutto nell’intraprendere nuove attività.
Considerata dalla tradizione magica pianta di genere maschile perché collegata all’elemento fuoco e al pianeta Marte. Per questo motivo, se era portata addosso, la pianta avrebbe donato fortuna soprattutto agli uomini (il corrispondente femminile è l’Edera). Le si attribuivano protezione, sogni magici e il potere contro il fulmine.
Era considerata la pianta protettiva per eccellenza, capace di difendere e proteggere dai fulmini, dai veleni, dagli spiriti cattivi e dagli stregoni malvagi se veniva piantato intorno alla casa. Se invece si lanciava l’Agrifoglio contro una bestia feroce, questo aveva la facoltà di calmarla immediatamente, anche se l’animale non veniva colpito.
L’acqua di Agrifoglio (infuso o distillato) era spruzzata sui neonati in segno di protezione.
Una ballata medievale dell’Inghilterra, dove l’ agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, ne difende la tradizione: “Chi parla male dell’agrifoglio”, in un baleno verrà impiccato. Alleluia!”
L’origine dell’agrifoglio si ritrova anche in una leggenda dei paesi nordici nella quale si narra che quando Baldur, dio della luce e del sole, morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio; allora suo padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte trasformandola in sempreverde e riempendola di bacche rosse, in ricordo del sangue versato dal figlio.
Un antico rito magico per realizzare un desiderio, consisteva nel raccogliere, dopo la mezzanotte di un venerdì, nove foglie di Agrifoglio nel più completo silenzio, scegliendo una pianta non troppo spinosa. Si dovevano poi avvolgere le foglie in un panno bianco e annodare per nove volte le due estremità del panno. Infine, si riponeva questo sacchetto sotto il cuscino, e quello che si era pensato o desiderato si sarebbe avverato.
L’ agrifoglio rappresenta la sopravvivenza, la speranza, la rinascita.
E’ simbolo di protezione e forza vitale. Appeso sopra le porte impedisce l’ingresso di persone ed energie limitanti.
I nati sotto il segno dell’Agrifoglio hanno questo temperamento che riecheggia il sole: la vitalità, il potere, l’egocentrismo, ma anche la generosità. Nati per comandare, hanno carisma, volontà e autostima da vendere. In amore danno molto: eros, fedeltà e coinvolgimento, ma pretendono altrettanto. Impennate di orgoglio da controllare.
Parola chiave: eroismo
Fonti:
http://www.elfland.it
http://www.daltramontoallalba.it
http://www.inerboristeria.com
Il 24 giugno è passato! Hai preparato il nocino? Sei ancora in tempo!
Da piccola nel giardino di mia zia c’era un grandissimo albero di noce. Il 24 giugno lei raccoglieva un cestino di noci verdi verdi e bianche dentro e le tagliava a spicchi. In autunno offriva ai grandi un liquido marrone profumatissimo supervietato a noi bambini. E io mi domandavo come fosse possibile che quelle noci verdi verdi diventassero un liquido così marrone. marrone…
Ogni anno, il 24 Giugno (cioè nel giorno di San Giovanni Battista) procurati 39 (non 38 e non 40) delle noci acerbe che quella mattina stessa saranno state abbacchiate.……………..
La tradizione vuole che le noci vengano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, allorché la maturazione del frutto non è ancora completata ed il mallo risulta verde e tenero. L’antica credenza popolare voleva che la rugiada (guazza) formatasi nella notte tra il 23 e il 24 giugno fosse una panacea per ogni male, specie per i problemi dell’apparato digerente e per i disturbi gastro-intestinali, per i quali il Nocino era considerato un rimedio eccellente.
Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall’Italia, agli Urali, all’Inghilterra. Documenti romani antichi riportano che i Picti, cioè i Britanni, si radunassero nella notte di mezza estate e bevessero da uno stesso calice uno scuro liquore di noce. Successive fonti riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix o ratafià di mallo. Probabilmente dalla Francia fece il suo ingresso in Italia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.
ricetta su tavola di legno Certosa di Pavia
Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si comunicò alla preparazione del liquore.
Tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla mano di una vergine che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.
Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. È un fatto che i vegetali tagliati con lama di metallo ossidano prima e appassiscono più in fretta di quelli tagliati, ad esempio, con una lama di ceramica. L’usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.
Uomo di scienza, cultura, critico letterario, nazionalista, scrittore attentissimo ai fatti di lingua, igienista, gastronomo, Pellegrino Artusi trascorse la sua vita fra la Romagna e la Toscana.
Autore del famosissimo manuale di alimentazione La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene, che ebbe larghissima popolarità per la sua prosa scorrevole e simpatica, grazie al corretto italiano con cui fu scritto, contribuì all’unificazione linguistica della Nazione. Infatti, nei suoi scritti si percepisce un’idea di Nazione ed il progetto di unificare il futuro dell’idioma italico, basato su tali valori, nel rispetto di tutte le regioni e dei loro passati splendori.
Ecco il nocino del grande Artusi:
“Il nocino è un liquore da farsi verso la metà di giugno, quando le noci non sono ancora giunte alla maturazione. *Noci (col mallo) n. 30; spirito, litri uno e mezzo; zucchero in polvere, grammi 750; cannella regina tritata grammi 2; chiodi di garofano interi 10 di numero; acqua decilitri 1; la corteccia di un limone di giardino a pezzetti.* Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. *Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo scuotendo a quando a quando il vaso. *Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo, perché se vi paresse troppo spiritoso potete aggiungervi un bicchier d’acqua”.
Ingredienti e quantità:
Noci col mallo verde 36
Spirito di vino gradi 90 1 litro
Zucchero in polvere 750g
Cannella 2g
Chiodi di garofano n. 10
Acqua 400g
Scorza di limone q.b
…..e un pò di pazienza perchè deve maturare per almeno 6 mesi!
(L’ho fatto assaggiare a mio cugino Emilio che vive in Argentina e lui ,che ha tanti alberi di noci, lo fa per sè e per gli amici!!!)
Fonti:
La leggenda dell’eclissi e del Sole e della Luna: una storia di un amore eterno!
Quando ero piccola la nonna mi raccontava una leggenda del Sole e della Luna che mi affascinava ed ero convinta che l’eclissi fosse il culmine della loro storia d’amore!
Da sempre e per sempre!
Ogni volta che si ripete così sotto gli occhi di tutto l’universo è un potente messaggio d’amore, un invito e monito a tutti gli esseri viventi.
Tanto per confermare che non esiste evento in Cielo o in Terra che non sia motivato ed esaltato dall’Amore!
Per ricordarmi che io sono polvere di cometa di pura energia condensata ed ho in me un po’ di sole e un po’ di luna e un po’ di stelle!
Non sono forse felice quando splende il sole e mi riscalda, la luce mette in risalto i colori intorno a me,e vivo le mie esperienze con gioia e sono compassionevole e determinata , e mi piace condividerle con gli altri.
Non sono felice un po’ melanconica quando la notte mi rannicchio su me stessa, dubbiosa sul futuro, impaziente di vedere realizzati i miei progetti, interrogando la luna che mostra sempre la stessa faccia e sobbalzando di gioia per una stella cadente, Eppure il giorno dopo sono sempre quella felice e piena di voglia di fare.
E sono un pò sole e un po’ luna e un po’ stelle!
E tutto sono io …
Come il Sole, la Luna, e le stelle…
Allora mi domando… non sarà l’energia di Amore a tenere insieme tutte le parti di me stessa come..
“ amor che move il sole e l’altre stelle..”in tutto l’universo.!
E dato che nell’universo ogni essere vivente è interconnesso eventi come un’eclisse spingono a spostare l’attenzione dalla mente al cuore, a considerare altro da sé e scoprire energie più potenzianti…
Per esempio Amore?
Amore per tutte le parti di me.
Amore per me quando sto nel traffico in fila e sorrido al vicino… e sorride anche lui.
Amore per me quando il sufflè mi cade sul pavimento e inventiamo un’altra cena.
Amore per me quando ho finito il gilet ad uncinetto come piace alla mia nipotina.
Amore che genera Amore.
Questo per me è il “ cambiamento”
Cambiare ottica ! Trovare l’Amore che c’è in ogni cosa !
Constatare che anche il buio è …Amore per la Luce!
E tu ?
Quando il Sole e la Luna si sono incontrati per la prima volta si sono innamorati perdutamente e da lì hanno cominciato a vivere un grande amore. Il mondo non esisteva ancora e il giorno che Dio decise di crearlo, diede loro un tocco finale… il bagliore!
Dio decise che il Sole avrebbe illuminato il giorno e che la Luna avrebbe illuminato la notte e per questo motivo sarebbero stati costretti a vivere separati.
Entrambi furono invasi da una grande tristezza e capirono che non si sarebbero mai più trovati…
La Luna era sempre più triste. Nonostante il bagliore dato da Dio, si sentiva sola.
Il Sole a sua volta aveva vinto un titolo di nobiltà ” Astro re” ma neanche questo lo rendeva felice.
Dio allora li chiamò e spiegò loro:
– ” tu, Luna, illuminerai le notti fredde e calde, piacerai agli innamorati e sarai spesso protagonista di bellissime poesie.”
– “quanto a te Sole, manterrai quel titolo perché sarai il più importante degli astri, illuminerai la terra durante il giorno, darai calore all’essere umano e solo questo renderà le persone più felici.”
La Luna diventò ancora più triste con quel crudele destino e pianse amaramente e il Sole nel vederla così triste, decise che non poteva essere debole, perché doveva darle forza e aiutarla ad accettare ciò che Dio aveva deciso.
Eppure era così preoccupato che decise di chiedere qualcosa a Dio:
– Signore, aiuta la Luna, per favore, è più fragile di me, non sopporta la solitudine…
E Dio … creò le stelle per fare compagnia alla bella Luna.
Così la Luna ogni volta che è molto triste ricorre alle stelle che fanno di tutto per consolarla, ma quasi mai lo ottengono.
Oggi entrambi vivono così… separati, il Sole finge di essere felice, e la Luna non può nascondere la sua tristezza.
Il Sole arde di passione per lei e lei vive nelle tenebre del suo dolore.
Dicono che la volontà di Dio fosse che la Luna dovesse essere sempre piena e luminosa, ma non ce l’ha fatta… quando è felice, riesce ad essere piena, ma quando è infelice è calante , non è nemmeno possibile apprezzare la sua luminosità.
Luna e Sole seguono la loro strada.
Lui solitario ma forte e lei, accompagnata dalle stelle, ma debole.
Gli uomini cercano sempre di conquistarla, come se fosse possibile. Alcuni sono andati persino a lei, ma sono tornati sempre da soli. Nessuno è mai riuscito a portarla sulla terra, nessuno è mai riuscito a conquistarla, eppure molti ci hanno provato.
Ma Dio decise che nessun amore in questo mondo doveva essere impossibile, nemmeno quello della Luna e del Sole…
e così lui creò l’eclissi.
Oggi Sole e Luna vivono in attesa di quel momento, quei momenti a loro concessi e però tanto rari.
Quando guarderai il cielo, d’ora in poi e vedrai che il Sole copre la Luna, è perché il sole si sdraia su di lei e cominciano ad amarsi.
E ‘ a quell’atto d’amore che è stato dato il nome di Eclissi.
È importante ricordare che la luminosità della sua estasi è così grande che si consiglia di non guardare il cielo in quel momento, i tuoi occhi possono accecarsi nel vedere tanto amore…
Opera di Evelyn de Morgan (1855-1919)
Che buona notizia! Sei appassionato della lettura? Puoi diventare diventare professionista!
Tempo fa su FB girava una intervista ad una signora in metro che leggeva un libro e cosa più “sorprendente” anche il figlio accanto a lei! La domanda era :” Come mai suo figlio legge in metro come lei?” “ Lui ha sempre visto me leggere ! In casa, al parco, in gita al picnic…noi abbiamo sempre un libro in tasca!”
L’esempio è il miglior strumento per insegnare!E far venire la passione per leggere!Qualsiasi passione,del resto!
Leggere resta una delle più alte conquiste dell’umanità e solo quando la cultura è a portata di tutti si possono superare le disuguaglianze ed i conflitti razziali e religiosi.
Ed ecco perché è importante la proposta dell’associazione culturale Hamelin di formare una nuova categoria di professionisti, i cosiddetti “educatori alla lettura”, che con il progetto ‘Leggere per leggere Bologna’ apprenderanno gli strumenti più adeguati per introdurre i bambini al gusto e al piacere dei libri, ma anche per operare nell’ambito del volontariato all’interno di associazioni, biblioteche e poli culturali..
A Bologna sono ben 106 i ragazzi, tra i 22 e i 35 anni, che si sono candidati per diventare “educatori alla lettura”. Un ruolo che non vuole restare solo un’etichetta ma ha l’ambizioso obiettivo di diventare una professione a tutti gli effetti.
Di questi, sono 15 i giovani selezionati dall’associazione Hamelin di Bologna, che cura ‘Leggere per leggere Bologna’, il percorso di formazione presentato nell’ambito del progetto Pon Città Metropolitane 2014-2020 e del Patto per la lettura di Bologna.
Proprio grazie a questi due progetti, Hamelin ha a disposizione 300.000 euro per realizzare l’obiettivo di inserire i giovani ragazzi in contesti lavorativi, trasformando la passione per la lettura in un lavoro a tutti gli effetti.
Oltre che ad un programma didattico dunque, ‘Leggere per leggere Bologna’ “sarà un opportunità anche professionale molto importante che conferma come a Bologna la cultura offre anche una chance occupazionale importante“.
Come spiega Emilio Varrà di Hamelin, il percorso di formazione è iniziato da un mese e per ora le lezioni sono teoriche: “E’ fondamentale dichiarare la figura professionale dell’educatore alla lettura perchè è molto importante questo ruolo, troppe volte lasciato all’improvvisazione.E’ vero che “tutte le pratiche che possono diffondere la lettura sono valide in quanto tali, ma come tutti i mestieri anche questa va distinta e su questo insistiamo affermando la necessità di abituarci a considerare la diffusione della lettura come un vero e proprio lavoro”.
E se ci allarghiamo sul mondo queste iniziative sono già in atto da anni.
In Europa Il report del 2011 di Eurydice fornisce le linee guida sull’insegnamento della lettura nei sistemi educativi europei (Teaching Reading in Europe. Contexts, Policies and Practices, EACEA).
Da questo studio emerge che in Europa c’è realmente una forte attenzione al tema dei lettori e che è necessaria una figura specifica capace di affiancare l’insegnamento tradizionale e far nascere la passione per la lettura. Ovviamente supportato da materiale didattico differenziato e dalla riorganizzazione del ritmo di lavoro in classe.
Anche negli USA sono stati introdotte queste figure qualificate non solo nelle scuole ma anche in attività sociali parallele e organizzati corsi a vari livelli per qualificare questi “specialisti di lettura.”.
“E tu scopri che il mondo è pieno di cose meravigliose e per conoscerle tutte,visto che la vita non ti basterà a percorrere tutta la terra, non rimane che leggere tutti i libri.” Umberto Eco
“Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati e poeti, ma perchè nessuno sia più schiavo” Gianni Rodari
Fonti
https://hamelin.net/lxl-leggere-per-leggere-bologna/
ps://www.literacyitalia.it/corsi/lo-specialista-di-lettura/
A chi non piacciono le castagne! Ma non mangiate quelle “matte”!!!!
Nel giardino della villa di campagna del nonno, nelle colline astigiane, c’era un enorme ippocastano che alle prime sventolate di ottobre faceva cadere una pioggia di castagne lucide e profumate.
A noi bambini veniva proibito tassativamente di mangiarle e noi di nascosto davamo una leccatina e aspiravamo con voluttà quell’odore acre di muschio e mistero.
Il nonno le chiamava le castagne “matte” e ne metteva una nelle nostre tasche , anche nelle sue, che erano un rimedio sicuro contro il raffreddore.
Secondo la tradizione popolare contadina tenere una castagna in tasca aiuta a prevenire il raffreddore.
Ma attenzione ! La castagna da utilizzare per tenere alla larga il raffreddore non è quella che comunemente conosciamo, ma la castagna d’india o “di cavallo”, la cosiddetta castagna matta!
Si tratta di quelle castagne lucide e tonde che sono il frutto (non commestibile e tossico) dell’ ippocastano, non dunque quello del castagno.
La tradizione vuole che si tenga nella tasca del cappotto per tutto l’inverno in modo tale da evitare i malanni ma c’è anche chi ritiene sia sufficiente conservarla in auto, sulla scrivania o in borsa.
Le origini della credenza derivano dalle proprietà che hanno le castagne matte nel lenire i sintomi di raffreddore e asma nei cavalli. Gli esseri umani, però, non possono in alcun caso ingerirle in quanto sono tossiche e di conseguenza pericolose.
Il principio attivo interessante per il trattamento del raffreddore è l’escina che queste castagne contengono e che ha azione antinfiammatoria oltre che utile a favorire il drenaggio linfatico e la permeabilità capillare.
Le castagne soprannominate dai latini “ ghiande di Zeus” perchè questo albero evocava il dio supremo, reggitore dell’universo, grazie al suo tronco corto ma possente ed ai rami che si allargano in tutti i sensi
Un albero cosmico? Forse!
Dal punto di vista simbolico, il castagno rappresenta l’unione del maschile e del femminile: l’uno determinato dalla maestosità della chioma e dalla possanza del tronco; l’altra dal frutto, che determina il nutrimento e, dunque, la vita.
L’albero di castagno raffigura la celebrazione della vita nella sua semplicità e concretezza. Nella simbologia araldica, il castagno rappresenta la virtù nascosta (come il suo frutto) e la resistenza (come il suo legno).
Nella tradizione popolare italiana, il Castagno è simbolo di previdenza e generosità, per la sua capacità di donare frutti in grado di garantire un sostentamento per l’intera stagione invernale.
Oltre a costituire una fonte di nutrimento essenziale per i vivi, le castagne fin dall’antichità sono sempre state considerate anche cibo per il giorno dei morti nelle celebrazioni di quelle festività
In alcune zone della Francia e dell’Italia da qualche parte é ancora in uso consumare castagne nel giorno di Ognissanti, in corrispondenza a Samhain, la festività celtica legata dall’apertura dei confini tra i mondi e all’inizio del nuovo anno lunare.
Nella tradizione popolare le castagne costituiscono il pasto rituale della veglia del giorno dei morti, e in certe case si lasciano le castagne sul tavolo, come omaggio ai defunti.
Nella Vienne, in Francia, durante la notte che precedeva il 31 ci si riuniva nei castagneti per cuocervi le castagne.
Il Castagno è governato da Giove (funzione primaria) e da Venere (funzione secondaria) ed è legato alla fonte dell’Energia Ancestrale che secondo i Cinesi e gli Egizi esce dai reni, si dirige verso gli organi genitali e risale lungo il meridiano posteriore e anteriore fino alla sommità del cervello, per entrarvi e uscire di nuovo terminando nell’interno del labbro superiore e inferiore.
I frutti nei sogni sono sempre legati alla vita e all’abbondanza, ma le castagne nei sogni enfatizzano questi significati, perchè concentrano in una forma piccola, nutrienti, calorie e zuccheri.
La polpa e la farina che se ne ricava, al pari del pane nei sogni può essere considerata nutrimento per eccellenza, cibo indispensabile per sopravvivere, come accadeva alle popolazioni montane che, grazie alle castagne ed alla farina di castagne conservate durante l’autunno, superavano i periodi di carestia dell’inverno.
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Uno degli alberi più famosi e vecchi d’Italia è il Castagno dei Cento Cavalli, che vive forse da più di tremila anni nel comune di Sant’Alfio, sulle pendici dell’Etna. Si narra che sotto i suoi rami trovarono rifugio durante un temporale Giovanna d’Aragona e i cento cavalieri che l’accompagnavano per una gita sul vulcano.
modi di dire e proverbi: “prendere in castagna” ” cavar le castagne dal fuoco con la zampa del gatto” ” gli è avanzato men di una castagna”
(e che dire del “marron glacé”….mmmmmm)
Fonti:
https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/castagna-in-tasca-raffreddore
https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/castagno-cento-cavalli-leggende/































